UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

sabato 8 marzo 2014

INVITO IN BIBLIOTECA


INSEGNANTI DI RUOLO: dieci su 100 eliminati

di Franco Manzoni



Servizio sanitario nazionale: -1.3 per cento. Regioni: - 5 per cento. Scuola: -10,9 per cento. Sono i dati della riduzione del personale della pubblica amministrazione con i tagli e le razionalizzazioni degli ultimi 5 anni, dal 2007 al 2012. Solo l’Università ha «dato» tanto quanto la scuola: - 9.4 per cento. E gli insegnanti che hanno lasciato o perso il posto di lavoro sono soprattutto quelli a tempo determinato: la fetta dei precari che ora lavorano nella scuola è scesa di un quarto, - 25 per cento.
La diminuzione degli insegnanti è il doppio degli altri comparti del pubblico impiego
A dare questi dati non sono i sindacati ma uno studio della Fondazione Agnelli che ha incrociato i dati della Ragioneria generale dello Stato e quelli del Miur. «Il personale della scuola statale (insegnanti e Ata) - si legge nel rapporto - è diminuito del 10,9%, una percentuale quasi doppia della media del pubblico impiego, che nello stesso periodo ha visto nel suo insieme una contrazione del 5,6%. In particolare, mentre nel frattempo la popolazione studentesca è rimasta a livello nazionale sostanzialmente stabile, gli insegnanti sono passati da 843mila a 766mila (-9%), una riduzione che ha toccato in eguale misura tutti i gradi scolastici, con l’eccezione della scuola dell’infanzia, e ha riguardato in modo più vistoso i docenti con un contratto a tempo determinato                    (-25%), mentre quelli di ruolo sono scesi del 6%».
Il ruolo della riforma e il contributo al risanamento della spesa pubblica

La contrazione degli insegnanti - che ha portato a modificare il rapporto professore/numero di studenti visto che la popolazione dei ragazzi a scuola non è cambiata - si è verificata soprattutto nel triennio 2008-11, come previsto effetto delle misure volute dai ministri Gelmini e Tremonti con la legge 133/2008. «Sappiamo che verso la fine del secolo scorso il numero degli insegnanti in Italia era cresciuto anche quando la popolazione studentesca stava diminuendo – ricorda il direttore della Fondazione, Andrea Gavosto – e ciò in parte spiega perché il rapporto studenti/docenti era in Italia inferiore alla media europea e ancora resta tale, sebbene le distanze ora si siano ridotte. Un riallineamento alle tendenze della demografia studentesca era necessario. Tuttavia, alla luce dei dati, non c’è dubbio che in questi anni la scuola italiana abbia già dato molto e contribuito al risanamento della spesa pubblica in misura assai superiore degli altri comparti del pubblico impiego. Sarebbe giusto tenerne conto in un’ottica di spending review».
Libri

Giovedì 20 marzo, ore 18, presso la Libreria del Corso, Corso  San Gottardo n.35, Milano, presentazione del romanzo “L’odore delle case al ritorno dalle vacanze”  di Luca Marchesini. Interviene l’autore. Letture di Franco Passatore.
Vuoi vedere che torniamo alla sobrietà?
di Antonio Lubrano

Nella foto al centro Antonio Lubrano

Lo incontro al bar tutte le mattine. È un pensionato da 500 euro al mese (per sua dichiarazione spontanea), i capelli color cenere, un recondito accento meridionale. Sorbendo il caffè il signor Saverio mi fa notare che i sacchetti dei rifiuti qui a Milano sono sempre più miseri. Dice proprio così: “Miseri”. Nel senso che prima vi si trovava ancora qualcosa di buono da mangiare, adesso zero. Immagino che lo abbia constatato di persona. “Ed ecco che forse un barlume di sobrietà sta per illuminare la nostra quotidianità”. Sembrano dei versi.
Ebbene, fateci caso: questa parola –sobrietà– torna sempre più di frequente nei discorsi di tutti i giorni. È come una ipotesi, tesa a neutralizzare gli effetti della recessione. È come un’aspirazione dopo anni vissuti sopra le righe. È come una rivalutazione del nostro ieri, perché forse c’è stato un tempo in cui i nostri padri, le nostre madri, i nostri nonni vivevano in maniera diversa, con più misura.
Per quelli di una certa età come me, figli di metodi educativi ora considerati obsoleti, la possibile scoperta o riscoperta della sobrietà ha un valore consolatorio. Vivaddio! Dunque, non siamo vecchi bacucchi che credono ancora al decoro, al risparmio, alle regole? Francamente fui sorpreso qualche anno fa dalla notizia che il non ancora pregiudicato Berlusconi girava proprio con le sue mani l’interruttore quando lasciava a notte inoltrata l’ufficio di primo ministro a Palazzo Chigi. Proprio lui che di notte faceva e forse fa ben altro…
Come sarà felice lassù la signora Clotilde, mia madre, che lungo tutta la mia fanciullezza mi ha tormentato con un ordine perentorio: “Spegni la luce ogni volta che esci da una stanza!”(lo faccio tuttora, è un riflesso condizionato). E mi puniva con sonorissimi schiaffi quando disobbedivo.  “Ricordati -aggiungeva- che tuo padre lavora sull’acqua salata e guadagna il denaro col sudore della fronte!”  Verissimo. Un giorno il capitano di mare Giuseppe mi regalò una moneta d’argento da cinque lire e io sentii al tatto che era bagnata...
Va detto, per la storia, che la tendenza a ripensare i sistemi di vita si è manifestata molto prima della crisi. Già nel 2004 da un monitoraggio de ‘Il Sole 24’ ore veniva fuori il graduale mutamento delle “modalità di consumo” ispirate , scriveva il più importante giornale economico italiano, “a una maggiore sobrietà e oculatezza”. Nel quinquennio successivo sono nati i Gas, ossia i Gruppi di acquisto solidale, e in molte famiglie è cominciata la lotta agli sprechi. Sarà il caso di ricordare qui qualche dato significativo:
nel 2009 la società che gestisce i rifiuti a Milano realizzò una indagine per conto dei panificatori della città e scoprì che nei sacchi della spazzatura ogni giorno finivano dai 130 ai 150 quintali di pane. In quello stesso periodo le famiglie italiane buttavano via il 12% degli alimenti, addirittura il 30% di quel che mettevano in frigo. Adesso le cose vanno meglio, siamo al trionfo degli avanzi, come testimonia a suo modo il pensionato Saverio.
E anche questo, a guardar bene, è un ritorno al passato. Ieri gli spaghetti che restavano a pranzo diventavano frittata a cena, giusto per fare un esempio. Oggi che la moneta a disposizione si fa sempre più scarsa, cala anche la tendenza a fare la grossa spesa al supermercato una volta alla settimana, mentre cresce la spesa giornaliera che consente di controllare meglio le immediate necessità e di evitare il superfluo.
All’epoca della prima crisi petrolifera (1977) fu Enrico Berlinguer, leader del Pci, a indicare al Paese la strada dell’austerity. Oggi invece è la famosa rivista Time che in copertina parla di “nuova frugalità”(The new frugality ) e vale per tutto il mondo. Negli anni Settanta, oltre alle domeniche a piedi (“liberiamoci della schiavitù della macchina, la passeggiata fa bene alla salute”, scrivevano i giornali dell’epoca per incoraggiarci), prendemmo ad apprezzare i surrogati, l’orzo ad esempio in luogo del caffè. E oggi non ricordano forse i surrogati quegli alimenti “a marca privata” prodotti dalle grandi catene di supermercati? Costano meno e peraltro sono ottimi. C’è di più: negli hard discount i prodotti esposti negli scaffali sono senza nome o hanno marchi a noi sconosciuti. Ieri suscitavano diffidenza, adesso si assiste alla rivincita dei “negozi a sconto duro”.
Mutati i comportamenti anche al ristorante. La Federconsumatori ha condotto una indagine dalla quale risulta che le cene sono calate del 50%. Diversi ristoratori, sia a Roma che a Milano e a Napoli, mi hanno raccontato che i clienti raramente ormai ordinano “il completo”, ossia antipasto, primo, secondo e frutta. Adesso le ordinazioni si limitano a un piatto base, che sia primo o secondo, e frutta. Acqua e vino, certo, ma un bicchiere.
La sobrietà. Dove altro può farsi strada? Nel mondo politico, pensiamo tutti. Giusto. Siamo stufi degli eccessi. Di fronte al progressivo impoverimento di interi gruppi sociali una maggiore serietà della classe dirigente si imporrebbe, dunque. Almeno, dico,  per aiutarci a sperare  che l’Italia saprà sottrarsi al baratro.  
ll decoro, infine. La dignità nel comportamento, nei modi o nell’aspetto non è l’altra faccia della sobrietà?
C’è sicuramente da registrare qualche segnale. La Regione Abruzzo, per esempio, proibisce agli autisti delle auto blu di portare “orecchini, piercing visibili, spille, braccialetti, collane, catene  in genere, anelli”, esclusa ovviamente la fede nuziale. Niente sandali, zoccoli, stivaletti col tacco, scarpe aperte; banditi i calzini corti, la barba lunga, i capelli incolti e, pensate un po’, gli abiti di lino che si sgualciscono facilmente.
Be’, se l’ordinanza della Regione Abruzzo trovasse degli imitatori, potremmo davvero parlare di ritorno al decoro. Ma solo per gli autisti? Mi colpisce in ogni caso la chicca dei calzini corti. Come se bastasse a liberarci dalle mezze calzette…

                                 








FORMICA CICALA E MATTEO
di Filippo Senatore



Rino Formica, un signore della prima Repubblica che ha il senso dello Stato e l’amore per la Carta si è mosso come Oscar Luigi Scalfaro nel 2006 come promotore dei referendum a difesa della Carta del ’48 modificata dal governo di Berlusconi e dalla Lega. Formica, intervistato da Fabrizio d’Esposito, va sul pesante e parla di golpe del duo Renzi-Berlusconi accusando il Fatto Quotidiano di favorire il golpe con gli attacchi al Colle. Senza entrare nel merito della polemica accadono strani fatti. Licio Gelli nel suo piano di rinascita aveva previsto la modifica costituzionale promossa oggi da Renzi e Berlusconi. Il segretario del Pd ha mandato a casa senza motivi il presidente Enrico Letta. Prima di agire ha incontrato Berlusconi. Per distruggere la Costituzione – sostiene Formica- basta abolire il Senato, garanzia degli equilibri tra esecutivo e legislativo. Per Renzi è una questione di costi della seconda Camera. Falso! Rimarrebbe un organo non più legislativo ma consultivo, ente inutile con un personale esoso e nullafacente dagli stipendi d’oro. Cosa inventeranno per dare ai futuri pensionanti cariche pubbliche, pensioni d’oro e bonus per incentivare la carriera persa? Come se si licenziassero 300 amministratore delegati. Le liquidazioni manderebbero in bancarotta il Paese. La carica del presidente del Senato rimane un baluardo nel caso di impedimento improvviso del Presidente della Repubblica. Si è visto durante la malattia di Segni la tenuta democratica che ha impedito un golpe strisciante negli anni 60. Si vuole distruggere l’organo secolare più antico dell’Occidente. Ma non era sufficiente diminuire i costi affidando a un ente terzo (Corte dei conti) la ristrutturazione dell’apparato? La Camera almeno per numero di deputati costa il doppio. Allora è più economico abolire quest’ultima? Troppa confusione e improvvisazione dei politici con costituzionalisti improvvisati pronti fare quello che si vuole magari con l’aiutino di qualche pregiudicato pronto ad approfittarne. Renzi ha fatto la campagna elettorale delle primarie parlando esclusivamente di abrogazione della legge elettorale. Di abolizione del Senato ha parlato dopo la nomina a segretario del Pd. Cosa dicono i suoi elettori? Oggi da premier titolare dell’Esecutivo è in conflitto di interessi. Vuole indebolire con qualche pregiudicato il potere legislativo. Se vogliamo parlare di costi “signori miei” vediamo i conti della casta di Stella & Rizzo. L’esecutivo e fuori controllo grazie alle riforme di B. e la presidenza della Repubblica costa più dei Reali inglesi. Renzi assomiglia al castoro che quando vede il pericolo lancia i testicoli (non i suoi ma dei cittadini) al nemico... cosiddetto.


domenica 2 marzo 2014

LO SGUARDO CORTO DEL POTERE
di Fulvio Papi


Da quello che si riesce a capire da parte di chi non è uno specialista di analisi economiche pare (nel senso di apparire) che l’economia che domina l’Occidente, cioè quella americana, passato il peggio della bufera, ricominci ancora dal punto in cui era cominciata la famosa “crisi”. Le cause per l’intelligenza critica erano ben note, anche se devo riconoscere che i libri dei grandi economisti americani che ho letto terminavano sempre con una terapia di natura etico-politica che concludeva degnamente il lavoro, ma apriva in una direzione antropologica che era fuori controllo rispetto ai poteri materiali che, senza essere profeti, si poteva immaginare avrebbero cercato, e anche facilmente, di riprodurre se stessi. A questo proposito avverrà probabilmente che i più sosterranno che questo modo di produzione, con tutti i suoi aspetti, finanziari, tecnologici, di mercato, ecc, appartengono a una inevitabile natura non proprio come tra Settecento e Ottocento, perché storica.    E altri esperti, probabilmente i meno ricchi, riprenderanno, aggiornate, le loro analisi critiche. Da un punto molto generale, tenuti presenti gli studi dei competenti, si può forse dire che le prossime limitate catastrofi potranno essere medicate facendo pagare i costi a chi càpita càpita, tra le chiacchiere, spesso volonterose, e per questo non prive di dignità, di chi, in un paese marginale come il nostro, ormai alle prese con una sua storia disastrosa, dominata da intraprese errate e da criminalità diffuse, desidera mostrare che la vita migliorerà. Per quello che resta della nostra vita potremmo procedere in questa commedia che la televisione mostra come realtà, e Internet fa risuonare di opinioni che derivano da più che comprensibili lamenti, ma sono anche utopiche, sconsiderate, paranoiche, quando non addirittura promosse da animi meschini, menti povere e linguaggi volgari. Tutto questo può durare a lungo, e addirittura formare un costume. Ma quando, a causa del riscaldamento dell’atmosfera, l’acqua invaderà inevitabilmente terre abitate, e vi saranno un miliardo e trecento milioni di profughi?
Per fare una previsione anche modestissima, bisognerebbe avere una mappa geografica di questa catastrofe per capire l’insieme di effetti che verranno provocati. Tuttora temo che esse esistano negli studi degli scienziati specializzati, ma non sulle scrivanie dei “potenti” del mondo che, in una prospettiva del genere, mostrano una potenza molto limitata o, addirittura teatrale. Che libri leggono questi personaggi importanti, quali riviste, quali relazioni, a chi danno ascolto?
L’impressione è che, per lo più, siano autogeni, creano il proprio mondo vedendolo riflesso sui mezzi di comunicazione dove la prospettiva temporale è quella del giorno dopo e poi dell’oblio, e quindi di un nuovo inizio. Il tempo del resto non è un ente, appartiene al modi di pensare e al modo di essere. E quindi può essere adattato facilmente a una solitudine che, per il luogo dove è, e per come è in quel luogo, si può considerare autosufficiente e un poco divina.
Faccio solo un caso di vicende che credo di conoscere dalla riforma Gentile in poi in un modo raro tra i “dirigenti” di adesso, e cioè la questione universitaria. Non sto a discutere vent’anni di errori dovuti a culture fuori luogo, a incompetenze clamorose, a programmi in realtà destinati a distruggere l’Università pubblica per favorire enti privati, ecc. ecc. Mi limito a notare che tempo fa un filosofo italiano, forse il più illustre, scrisse che le misure relative alla selezione del personale universitario erano “demenziali”. Ora penso che se qualcuno dicesse dei miei scritti che sono poco perspicaci, incompleti, deludenti, mi terrei la critica e ci penserei. Ma se leggessi che sono “demenziali” sarei costretto almeno a difendere il mio stato di natura mentale. Invece il Palazzo, comunque frequentato, tace sempre.
E allora è solitaria presunzione del potere secondo cui tu leggi, studi, scrivi, pubblichi, ma resti come la natura in Plotino “prope nihil”, oppure si può dire volgarmente, ma non mi va, in un dialetto della penisola.

   

sabato 1 marzo 2014

EXPO E LA CULTURA





Odissea” presenta ai suoi lettori il documento che il filosofo Fulvio Papi, nostro collaboratore, ha proposto al Comitato scientifico della Fondazione Corrente, di prossima costituzione, in un momento di particolare difficoltà -certamente di bilancio, ma anche di orientamento culturale-  
                                                                   *

In vista di Expo 2015, la politica culturale del Comune di Milano si potrebbe articolare secondo le differenti modalità che ha la cultura come fenomeno sociale.

1.Il Comune in ogni stagione può promuovere manifestazioni che corrispondano alla spontanea cultura popolare o giovanile, selezionandone tuttavia la qualità esecutiva.

2. In occasione di Expo 2015, il Comune dovrebbe dare luogo a iniziative pubbliche relative ai beni culturali, storici, artistici che appartengono alla tradizione della città. Far conoscere come si è formata la città, quale sia il suo patrimonio di beni culturali costituiti nel tempo, attraverso iniziative politiche, religiose, intellettuali. Queste iniziative devono mostrare la città come un bene comune da custodire, da conoscere e da incrementare e non come un territorio anonimo che può avere solo un interesse privato.

3. Il Comune, in collaborazione con enti e associazioni culturali di altissima qualificazione scientifica può prendere iniziative pubbliche (mostre di pittura, mostre archivistiche, ecc.) che diventino elementi di frequentazione e di acculturamento pubblico. In questi casi sarà bene provvedere a un minimo di personale competente per rendere più fruttuosa la partecipazione.

4. Il Comune, anche in previsione di Expo 2015, deve prestare la massima attenzione alle iniziative (ormai pochissime) che nascono autonomamente nella società civile e che percorrono l’arco della cultura che va dalla filosofia, all’arte, alla cultura politica, alla storia. Queste iniziative vanno sostenute con contributi proporzionati alla qualità dei progetti, al prestigio delle collaborazioni, alle garanzie della tradizione storica. È necessaria una rigorosa selezione di questi criteri.

5. In vista di Expo 2015, potrebbe essere utile la formazione di una piccola commissione (al massimo 5 persone) che, nei tempi, nei modi e nelle circostanze decisi solo dall’assessore, possa essere d’aiuto nella realizzazione di questi obiettivi. La commissione non dovrebbe avere alcuna indennità, e dovrebbe essere formata da personalità di sicuro prestigio culturale.
Fulvio Papi, filosofo  

                                                                 ***

QUALCHE APPUNTO A MARGINE

Conosciamo la sensibilità e gli scritti di Fulvio Papi in difesa del territorio e dei beni comuni (valga per tutti il suo saggio “Il lusso e la catastrofe”, Ibis, 2006) ed è forse per questo che egli non vi fa alcun cenno in questo documento. Conosciamo altresì la sua tensione morale, il rigore e la coerenza che lo contraddistinguono, e proprio per dargli atto di quanto è andato scrivendo in questi anni sul versante della salvaguardia del territorio e del bene pubblico, vogliamo richiamare l’attenzione degli amministratori di Comune, Provincia e Regione, e ribadire con Papi che i beni pubblici sono cultura, economia, arte e storia, e non solo affari e merci. Prendersene cura è un imperativo morale per chi amministra, perché si dovrebbe amministrare, come prescrivono la legge e la Costituzione, per conto e per l’interesse del popolo. Questa dell’Expo avrebbe potuto essere l’occasione per consumare meno suolo possibile, ristrutturando tutte quelle aree ad ex insediamento industriale già disponibili, bonificandole e mettendole a disposizione dei  paesi espositori, facendole ridiventare utili a conclusione dell’evento internazionale. Si sarebbero potuti bonificare tutti i manufatti   (edifici scolastici, uffici pubblici, cascinali, stazioni ferroviarie, capannoni industriali, abitazioni, ecc.) tuttora  assediati dall’amianto sia in città che nei suoi dintorni . Si sarebbero potuti sistemare edifici storici, chiese, abbazie e monumenti; pulire targhe ricordo e lapidi di scrittori, uomini di cultura, patrioti e partigiani che oggi versano in condizioni pessime. Si sarebbero potuti fare degli interventi di disinquinamento e pulizia di fiumi, canali e vie d’acqua… Questi sì, interventi che avrebbero migliorato la vivibilità del territorio, la sua difesa e sua migliore fruibilità. Si sarebbe potuto creare molto più lavoro, senza ulteriore stress per l’ambiente, senza ulteriore consumo di terreni sottratti all’agricoltura e alla coltivabilità; senza ulteriore e nuova antropizzazione.
Si è preferita un’altra strada, come sempre quella autoritaria, calando tutto dall’alto senza aprire un dibattito fra i cittadini, senza un confronto da cui avrebbero potuto venire idee sagge e proposte serie; anzi, completamente indifferenti alla loro volontà.
Abbiamo usato il condizionale passato perché per come si è avviata la locomotiva dell’Expo, poco spazio ci sarà per quanto qui segnalato. A Esposizione conclusa, l’essere stati preveggenti non ci consolerà.

A.G.
Cari lettrici, cari lettori,
vi segnalo oltre agli scritti della prima pagina,
lo scritto su Verdi di Paolo Maria Di Stefano
nella rubrica "Campi Elisi"; lo scritto di Giovanni Bianchi
nella rubrica "Segnali di Fumo", i nuovi scritti di arte
di Giorgio Colombo nella sua rubrica "Quartiere Latino",
il nuovo racconto di Annalisa Bellerio nella rubrica
"Il Pane e le Rose" e tanto altro ancora.
Buona lettura. Angelo Gaccione
USI E COSTUMI












ADOLESCENTI: 
Ieri si ispiravano alla "Piccole donne"
Oggi alle "Baby escort"
Laura Margherita Volante
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