ODE DELLA BELLEZZA
di Chicca
Morone

Tomaso Kemeny
“Fight for Beauty” è il celebre grido di battaglia
e manifesto mitomodernista del poeta e critico letterario Tomaso Kemeny. Tomaso
è stato un Grande non solo come letterato, ma come Uomo che ha saputo combattere
qualunque forma di violenza, con lo spessore intellettuale di chi ne conosce
l’inutilità: dall’invasione dell’Ungheria dei carri armati russi con una fuga a
otto anni insieme alla bellissima madre, il padre adottivo e i soli passaporti;
alla battaglia, un po’ meno cruenta, contro la perdita dei valori etici
spirituali e nelle relazioni umane in ambito letterario. All’alba degli anni
Novanta ha proposto un nuovo modello culturale, fatto di scritti ma soprattutto
di presenza fisica in occasioni in cui non c’era la sola lettura di testi, ma
la volontà di risvegliare quegli animi che denotavano già la tendenza
all’assuefazione al trash, al non armonico, indotta spesso dalle linee
editoriali volte al semplice rendimento delle loro case editrici.
Una proposta
rivoluzionaria in cui la Bellezza e il Mito sono diventati “strumenti per
risanare la natura e difendere la dignità umana nell'era moderna”.
La
rivalutazione della poesia e dell'arte, non più come entità astratte, ma
strumenti determinanti per interpretare i conflitti del mondo, in un mondo
decadente da un punto di vista animico, dove guerre e sopraffazioni erano già
ben presenti.
Così è
nato il Mitomodernismo per volontà della triade Giuseppe Conte, Stefano Zecchi
e Tomaso Kemeny: una schiera di poeti che in questi trent’anni si sono più o
meno affermati, li ha seguiti vivendo in loro il ruolo di “capitano”.
Restano
celebri le incursioni artistiche per liberare la Poesia dai presupposti
accademici e coinvolgere la gente con la forza delle idee libere da strutture
cattedratiche o erudizioni limitanti: dal battesimo sul sagrato di Santa Croce
a Firenze, alla presa dell’ermo colle leopardiano, alla lettura davanti alla
Borsa Valori di Milano... e molte altre occasioni; una militanza mai esaurita,
vivace e dirompente.
![]() |
| Tomaso Kemeny |

Tomaso Kemeny e Chicca Morone
Pochi i
giornali che ne hanno parlato: il Mito è “di destra” veniva ripetuto per
demonizzare quello che nel migliore dei casi gli addetti ai lavori non
capivano, nel peggiore per tenere lontano le persone dalle proprie radici: se
infatti iniziassimo a studiare veramente le dinamiche tra gli dei e gli uomini,
forse non ci lasceremmo travolgere da una serie di orrori perpetrati da quella
élite che oggi è convinta di potersi sostituire a Dio.
Il
problema vero è che abbiamo perso l’attenzione, che siamo continuamente sollecitati
da suoni, immagini e avvenimenti che ci portano a non soffermarci, a non creare
il collegamento con il nostro pensiero più profondo: da qui il sentimento di
non completezza, la pulsione a immaginare qualche altra meta da raggiungere.
“L’attenzione,
nel suo grado più elevato, e la preghiera sono la stessa cosa” (Simone
Weil, Quaderni 2 – p.120) rende perfettamente l’idea del perché la crisi delle
religioni sia così evidente nei nostri giorni: spesso non sappiamo connetterci
a chi ci sta di fronte nella realtà oggettiva, prefigurando una risposta al suo
discorso, elaborando quello che recepiamo dalle parole che ci giungono; figuriamoci
se è possibile avvicinarci al contatto col divino che prevede attenzione e
silenzio come unico luogo di nutrimento per l’anima.
Tomaso
Kemeny aveva sottolineato, in uno dei cinque punti essenziali del suo Manifesto,
l’importanza della “liberazione dell’energia creativa del linguaggio
simbolico”, prevedendo quello che sarebbe successo con l’Intelligenza
Artificiale, dove il computer assembla le parole senza conoscerne il valore
simbolico. Non a caso l’uso consolidato dei vari like e contrazioni delle
parole sui social ha formato una generazione di persone dal vocabolario
limitato, in stretta relazione con la notizia oramai conclamata che in Italia
il Q.I. si è abbassato dal 2012 a oggi perdendo ben 6 punti intellettivi medi.
L'automazione e il rapido accesso alle soluzioni grazie ai sistemi informatici,
i quali non sollecitano certo l'ingegno umano è una delle cause di questo
processo involutivo.



