UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

sabato 23 gennaio 2016

IL SOGNO E LA VITA
Nasce una nuova Associazione Culturale

Novara. Sabato 30 gennaio, presso la Biblioteca del Comune di Novara- Corso Cavallotti 6
Ore 10-12.30
L’ASSOCIAZIONE CULTURALE “LE RÉVE ET LA VIE” SI PRESENTA AL PUBBLICO E AI GIORNALISTI CON UNA CONFERENZA STAMPA APERTA A TUTTI.

Chiara Pasetti fondatrice dell'Associazione
Si cercherà di evidenziare lo spirito “di sogno e di vita” (dal nome dell’Associazione) che nutre l’Associazione e gli scopi per cui è stata fondata, nonché i progetti e gli impegni dei prossimi mesi (incontri, convegni, spettacoli teatrali, e molto altro ancora) a cura dell’Associazione stessa.
L’Associazione è nata alla fine del 2015 allo scopo di realizzare convegni, presentazioni di libri, mostre, spettacoli teatrali, eventi di natura artistica e culturale, che abbiano specialmente questi due campi di indagine:
- Letteratura, arte, filosofia, poesia, cultura francese in generale, tra la metà dell’Ottocento e il Novecento, con particolare riguardo all’autore Gustave Flaubert.
- Figure di donna (anche in questo caso l’attenzione si focalizza prevalentemente in ambito francese, ma non solo) vissute soprattutto a cavallo tra Ottocento e Novecento, che in vario modo hanno segnato la cultura (arte, scultura, pittura, poesia, scrittura) della loro epoca e hanno aperto la strada alle battaglie novecentesche per i diritti delle donne. La maggior parte di esse sono in Italia praticamente sconosciute, poco indagate e studiate, nel caso di scrittrici o poetesse sono inedite.
Questi due campi di indagine privilegiati sono stati oggetto negli ultimi anni di incontri, conferenze, seminari universitari, saggi, articoli (Domenica- Il Sole24ore, Il Giornale dell’arte, Odissea, Corriere di Novara) a cura di Chiara Pasetti, e ora verranno realizzati nell’ambito dell’Associazione, che comprende tra i suoi soci docenti universitari, psichiatri, artisti, giornalisti, scrittori, filosofi, intellettuali italiani e non solo (alcuni anche francesi).
I prossimi appuntamenti a cura dell’Associazione:
5-12 febbraio Teatro Puccini (spazio Micrò) a Firenze: La Tentazione di sant’Antonio (lettura teatrale, drammaturgia di Chiara Pasetti tratta dal testo di Flaubert, in scena Andrea Gattinoni) e Madame Bovary c’est moi? (incontro dedicato al romanzo, con letture di brani a cura di Andrea Gattinoni): www.teatropuccini.it
19 febbraio Novara Archivio di Stato: La Tentazione di sant’Antonio, conferenze ore 16.30 di Chiara Pasetti e Mauro Manica, lettura teatrale ore 18. Evento organizzato in collaborazione con il FAI Delegazione di Novara.
26 febbraio Novara Archivio di Stato ore 17.30: Madame Bovary c’est moi?, introduzione di Chiara Pasetti, letture di Andrea Gattinoni.
14-15 marzo Teatro Filodrammatici di Milano “MOI”, spettacolo dedicato a Camille Claudel, in scena Silvia Lorenzo, regia Andrea Gattinoni, testo di Chiara Pasetti.
Il 14 marzo sempre al Teatro Filodrammatici lo spettacolo è preceduto dal convegno dal titolo “Voci fuori dal coro” (ore 17), a cura dell’Associazione culturale “Le Rêve et la vie”. Analizzerà diverse figure femminili tra Ottocento e Novecento: interventi di Chiara Pasetti (critica letteraria, saggista, collaboratrice della Domenica-Il Sole24Ore: Camille Claudel, dalla creazione all’esilio), Isabelle Rome (magistrato presso la corte d’appello di Versailles-Parigi: Séverine, la frondeuse), e Graziella Bernabò (saggista, curatrice dell’epistolario e delle poesie di Antonia Pozzi: Antonia Pozzi, la vita e la poesia). Modera Lara Ricci (Giornalista della Domenica-Il Sole24Ore, cura le pagine di letteratura e poesia). Letture a cura di Andrea Gattinoni (attore e regista).

Veduta di Novara con il campanile di San Gaudenzio
Alla conferenza stampa del 30 gennaio a Novara saranno presenti il Presidente dell’Associazione culturale Chiara Pasetti, i soci fondatori, e molti soci ordinari, amici, colleghi.
Letture di brani in prosa e poesia a cura di Andrea Gattinoni e Giulia Marchina.
Intervengono:
LORENZO DEL BOCA (Scrittore, saggista, già Presidente Ordine dei giornalisti)
ANGELO GACCIONE (Scrittore, Direttore di “Odissea”)
CARLO PASETTI (Neurologo, già primario di Neurologia presso la Clinica di Veruno)
RAFFAELE MANNI (Neurologo, Responsabile Unità di Medicina del Sonno ed Epilessia-Istituto Neurologico IRCCS Mondino-Pavia)
STEFANIA BARILE  (Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” - Università degli Studi dell’Insubria-Varese)
SERGIO FAVA (Studioso dell’opera di Carmelo Bene)
GABRIELE SCARAMUZZA (già Docente di Estetica presso l’Università degli Studi di Milano)

Il logo dell'Associazione
... E inoltre, con le loro testimonianze:
FARIDA SIMONETTI (Direttrice della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola-Genova)
BRUNA DONATELLI (Docente di Letteratura francese all’Università Roma Tre)
MARINA GUALANDI (Direttrice organizzativa Teatro Filodrammatici-Milano)
GIULIANO GALLETTA (Giornalista de “Il Secolo XIX”, artista, scrittore)
FABIO MINAZZI (Docente di Filosofia della scienza presso l’Università degli Studi dell’Insubria, Direttore scientifico del Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” - Università degli Studi dell’Insubria-Varese)
MARCELLO FLORES (Docente di Storia comparata e Storia dei diritti umani presso l’Università di Siena, Direttore del Master europeo in “Human Rights and Genocide Studies”)
DARIO PONTUALE (Scrittore, saggista, critico letterario)
e altri...
L’Associazione culturale “Le Rêve et la vie” aspetta e ringrazia i lettori di Odissea per l’attenzione!



ALLI BENIGNI LETTORI
Chiara Pasetti segnala ai lettori di “Odissea”


Per il ciclo "VARIAZIONI SUL MITO"
Sala Tre- Teatro Franco Parenti (Via Pier Lombardo 14, Milano)
28 gennaio - 7 febbraio 2016
“Medea”
di Christa Wolf
traduzione Anita Raja
drammaturgia Elisabetta Vergani, Maurizio Schmidt
con Elisabetta Vergani
musiche Ramberto Ciammarughi
scene e oggetti Marco Muzzolon
disegno luci Paolo Latini
elettricista Jacopo Trinca
comunicazione Giulia Castelnovo
assistente alla regia Gabriele Gerets Albanese
organizzazione Davide Pansera
regia Maurizio Schmidt
produzione Farneto Teatro

Lo spettacolo Medea, dal testo di Christa Wolf, fornisce un’interpretazione del tutto controcorrente del mito di Euripide. Elisabetta Vergani, già bravissima interprete di un altro spettacolo dedicato alla poetessa Antonia Pozzi, in Medea restituisce le cinque voci che compongono il romanzo attraverso le quali altrettanti personaggi raccontano di una Medea forte e generosa, depositaria di un remoto sapere del corpo e della terra che una società intollerante emargina e annienta.
Ripercorrendo a ritroso i sentieri del mito fino alle fonti precedenti ad Euripide, Christa Wolf rintraccia la figura originale di Medea e osserva come questa sia stata piegata alla tendenza della nostra società, soprattutto nei momenti di crisi e transizione, a cercare un capro espiatorio, spesso femminile, da destituire di ogni autorevolezza fino a diventare il mito greco della donna travolta da una passione selvaggia e disumana.
La regia di Maurizio Schmidt mette in scena un adattamento teatrale, scritto dallo stesso Schmidt e da Elisabetta Vergani, che, ricostruendo i fatti del racconto in ordine temporale, rende il testo ancora più accessibile e restituisce al meglio quell’atmosfera da “thriller” che troviamo nel romanzo della Wolf.
Per info: Tel : 02 59 99 52 06; biglietteria@teatrofrancoparenti.it

venerdì 22 gennaio 2016

Amianto continua la strage di lavoratori.
4000 mila morti ogni anno, mille morti solo per mesotelioma.
di Michele Michelino (*)


A 23 anni dalla messa al bando dell’amianto, con la legge 257 del 1992, ci sono in Italia ancora 32 milioni di tonnellate di amianto e le bonifiche sono tuttora da fare. Chi sperava che dopo l’approvazione della legge, l’amianto sarebbe stato rimosso dalle nostre vite deve ricredersi: la decontaminazione dalla fibra è fallita.
 A oggi ci sono oltre 400 norme regionali e nazionali sull’amianto, un labirinto legislativo che fa comodo a molti che per i propri interessi speculano sulla vita delle persone.
Istituzioni, padroni, governi, giocano scaricando le responsabilità su altri.
Il profitto viene prima di qualsiasi diritto alla salute e alla sicurezza e si realizza sulla pelle dei lavoratori e cittadini.
L’amianto è un problema sociale, sanitario, medico, una bomba ecologica non ancora disinnescata, che prima ha ucciso i lavoratori esposti alla fibra killer e oggi avvelena la popolazione. Nonostante la legge 257/1992 che metteva al bando l’amianto lo preveda, a tutt’oggi manca una mappatura completa dei siti contaminati da amianto e da bonificare e molto spesso le mappature sono datate o inattendibili. L’articolo 10 della legge 257/1992 stabilisce che le regioni in mancanza di adozione dei Piani Regionali amianto, possono essere commissariate, ma nonostante ciò diverse regioni non lo hanno ancora adottato  e molte non lo hanno ancora rinnovato (come Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna, ad esempio).
In Italia come sempre fatta la legge si trova subito l’inganno. La legge ha bandito l’utilizzo del minerale killer ma non ha obbligato lo smaltimento, e la polvere d’amianto continua a uccidere almeno 8 italiani al giorno e avvelenarne altre migliaia .
In Italia esistono tuttora oltre 300 mila edifici, di cui almeno 3000, rappresentano un grave rischio di contaminazione per tutta la popolazione, uomini, e donne, bambini e anziani, e più di 2400 sono scuole italiane tuttora contaminate dall’amianto e come ha riconosciuto la presidente della Commissione di Inchiesta sugli infortuni sul lavoro del Senato Camilla Fabbri, “di questo passo ci vogliano 85 anni per smaltirlo e eliminarlo dalle nostre vite
Tutti conosciamo la storia di Casale Monferrato grazie alle lotte condotte dagli ex lavoratori dell’Eternit e dai cittadini, ma lo sviluppo industriale, il “progresso” di questo paese si fonda sul sangue di decine di migliaia di proletari e i cittadini, spesso dimenticati.
La stessa Unione Europea nel quadro strategico per la sicurezza sul lavoro dal 2007 al 2011 afferma che anche se in Europa si assiste a una diminuzione degli infortuni del 28%, i morti per amianto sono in continuo aumento. Il mesotelioma, il tipico tumore maligno continua a colpire e uccidere senza pietà, in tutto il paese, dal nord al sud, ma l’amianto provoca anche molti altri tumori maligni di cui si parla poco nei mass-media.
Secondo recenti dichiarazioni del presidente di INAIL, Massimo De Felice, i lavoratori vittime dell’asbesto decedute assicurate all’INAIL sono state 17.428 e oltre 21mila i casi di mesotelioma tra il 1993 e il 2014. I numeri ci dicono che l’amianto continua a uccidere oggi come nel passato e purtroppo senza bonifiche dei siti industriali e del territorio la lista dei morti e malati continuerà a crescere ancora per molti anni. Tutti sono a rischio, nessuno è esente dal pericolo.

La Scala di Milano


Anche nel tempio della musica, il Teatro della Scala di Milano (dove abbiamo manifestato in occasione della prima) l’amianto ha fatto delle vittime, e per le morti sospette per amianto alla Scala sono indagati quattro ex sindaci di Milano, Carlo Tognoli, Gian Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini e Marco Formentini. Indagato anche l'ex sovrintendente Carlo Fontana indagati, con altre persone, per omicidio colposo e lesioni colpose per sette decessi e altri casi di malattia dovuti all'amianto presente al Teatro alla Scala.
In questo le denunce dei lavoratori e comitati sono servite.
La procura contesta agli indagati di non essersi adoperati per rimuovere in passato l'amianto dai manufatti nei vari locali, soprattutto tecnici, ma anche dal famoso lampadario all'interno del teatro. Per l'accusa non sarebbe stato fatto il censimento dell'amianto previsto dalla legge del 1992, e il minerale avrebbe provocando la morte dei lavoratori. Tra le persone morte per esposizione alla sostanza cancerogena dagli anni ‘70-80, ci sono un siparista, un macchinista, un vigile del fuoco, un falegname, un addetto al trasporto delle scene e anche una cantante lirica. Questo dramma è solo uno dei tanti.
Anni di omertà e complicità da parte di tutte le istituzioni hanno finora garantito l’impunità a  padroni e manager colpevoli di aver mandato consapevolmente a morte migliaia di lavoratori nelle fabbriche pur di realizzare i massimi profitti. In questi anni molti processi sono stati esempi d’ingiustizia per le vittime e i loro famigliari assolvendo i padroni nel merito o per prescrizione. In ogni caso la mobilitazione dei lavoratori e delle vittime organizzate in comitati è servita per portare sul banco degli accusati i padroni e manager assassini di tanti operai. Anche se la giustizia per le vittime dell’amianto non arriva quasi mai e quando arriva è tardiva come dimostra il processo Eternit di Casale Monferrato, le vittime, i comitati e le associazioni continuano a lottare: oggi in Italia sono in corso più di 50 processi per amianto.
(*) Presidente del “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio”; articolo pubblicato dalla rivista “nuova unità”, gennaio 2016
OH MIA PATRIA SI’ BELLA E BASTARDA…!
La nostra amata bellissima patria contribuisce a diffondere terrore, morte e devastazione.
Produce e vende armi in ogni dove, ed è dunque responsabile, come altri Stati, della miseria, delle fughe di massa, degli annegamenti, del prospero mercato di carne umana in mano ai criminali scafisti. Come mai il nostro presidente della Repubblica non batte ciglio? Con quale faccia entra in una chiesa a pregare? Con quale animo si accosta al rito dell’eucarestia? Non c’è rimasto che papa Francesco ad alzare la voce e a tuonare contro i mercanti di morte, il resto è una landa desolata di indifferenti e di miserabili. Povera patria mia!


L’Angola fa incetta di armi italiane
di Antonio Mazzeo


Affari multimilionari in Angola per la holding militare-industriale Finmeccanica. Il governo presieduto da José Eduardo Dos Santos ha sottoscritto un accordo con il gruppo italiano leader nella produzione bellica per il valore complessivo di 212,3 milioni di euro. Nello specifico, la società di elettronica Selex ES fornirà al Centro nazionale di sicurezza marittima stazioni radar e sistemi di comunicazioni che saranno installati lungo l’intera costa angolana (115 milioni); la controllata Agusta Westland fornirà alla Marina militare sei elicotteri (90 milioni), mentre l’azienda Whitehead Sistemi Subacquei consegnerà diversi siluri antinave A-244S per equipaggiare i motosiluranti angolani (7,3 milioni). Il contratto prevede anche l’assistenza e l’addestramento dei militari angolani da parte di personale specializzato Finmeccanica. L’acquisizione dei sistemi d’arma italiani è prevista nell’ambito del Programma di sviluppo della forza navale (Pro-Naval) varato dal governo angolano per modernizzare e potenziare entro il 2017 gli assetti bellici e tecnologici e le capacità di pronto intervento della Marina militare.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa portoghese Lusa, il presidente Dos Santos avrebbe firmato i contratti alla vigilia di Natale, anche se l’accordo con Finmeccanica sarebbe stato raggiunto l’8 luglio 2015 in occasione della sua visita ufficiale in Italia. A Roma, José Eduardo Dos Santos era stato ricevuto dal premier Matteo Renzi, dalle autorità militari e dagli amministratori delegati delle maggiori aziende italiane, primi fra tutti Claudio Descalzi (ENI) e Mauro Moretti (Finmeccanica). “La cooperazione del nostro gruppo con le autorità angolane si baserà sul trasferimento di tecnologia in diverse aree avanzate e specialmente nella formazione del personale qualificato di questo paese, sia in Italia che in Angola, ed è finalizzato a rinnovare la flotta angolana, sia nel campo della difesa che in quello petrolifero e dell’estrazione del gas”, dichiarò Moretti ai giornalisti angolani che accompagnavano Dos Santos.


La cooperazione militare tra Italia e Angola prese il via nel 1977 subito dolo la dichiarazione d’indipendenza del paese dal Portogallo, con la firma di un Memorandum che stabiliva la costituzione di una “commissione bilaterale” composta da rappresentanti delle rispettive forze armate, poi denominata Joint Cooperation Committee. A rafforzare le relazioni politico-militari e la partnership tra le autorità di Luanda e il complesso militare-industriale italiano, contribuì particolarmente il vertice di Roma nel luglio 2013 tra l’allora ministro della Difesa, Mario Mauro e una delegazione ministeriale angolana guidata dal Segretario di Stato alla Difesa per le risorse materiali e infrastrutture, Salviano De Jesus Sequeira. La visita in Italia dei rappresentanti della Repubblica di Angola si concluse con un incontro con i manager di alcune tra le più note fabbriche d’armi italiane (AgustaWestland, Fincantieri, Iveco, ecc.). “È nostro interesse allargare l’acquisizione di varie tecnologie moderne per sopperire l’esigenza di monitorare meglio coste e confini territoriali, al fine di combattere l’immigrazione clandestina e il traffico di droga”, spiegò il portavoce della delegazione angolana. Il 19 novembre 2013, sempre il ministro Mauro e il Capo di stato maggiore ammiraglio Luigi Binelli Mantelli ospitarono a Roma il responsabile del dicastero della difesa angolano Cândido Pereira dos Santos Van-Dúnem. “L’incontro ha consentito di valutare possibili forme di collaborazione nel settore della formazione del personale”, riportò una nota del ministero italiano. “L’ammiraglio Binelli ha confermato la disponibilità a supportare con l’esperienza militare italiana la riconfigurazione delle Forze Armate dell’Angola. I due ministri della difesa hanno inoltre firmato un accordo di cooperazione che prevede scambi di informazioni, addestramenti congiunti, formazione di soldati angolani nelle accademie italiane”. Sempre a novembre, si tenne a Luanda la prima Fiera angolana dell’Industria e della Difesa, a cui partecipano numerose le industrie di morte italiane.

Dal 15 al 19 febbraio 2014. nel porto della capitale angolana fecero bella mostra di sé tre unità del 30° Gruppo navale (la portaerei Cavour, la nave rifornitrice “Etna” e la fregata “Bergamini”), impegnate nel lungo tour promozionale in Africa e in Asia dell’industria bellica italiana, denominato Sistema paese in movimento. Evento clou della sosta in Angola delle unità italiane, l’esibizione sul ponte volo della “Cavour” del soprano Felicia Bongiovanni. “Il 17 febbraio il soprano ha cantato davanti ad oltre 600 invitati, tra cui dieci Ministri di Stato del governo angolano”, riportano le cronache di quei giorni. Tra i presenti al concerto anche una delegazione del ministero della Difesa italiano ed i rappresentanti delle più importanti imprese nazionali del settore meccanico, siderurgico e tecnologico, quali Ansaldo, Finmeccanica e Fincantieri. “Luanda vuole formare i suoi ufficiali nelle accademie e scuole militari italiane e punta ad acquistare unità navali d’altura per proteggere le piattaforme off-shore (che sfruttano giacimenti di petrolio valutati 7 miliardi di barili), blindati e mezzi terrestri, aerei d’addestramento e un sistema di controllo integrato delle frontiere simile a quello venduto alla Libia”, scriveva in quei giorni il periodico specializzato Analisi Difesa. “Un giro d’affari potenzialmente multi miliardario che coinvolgerebbe Fincantieri, Selex ES, Oto Melara, MBDA, Alenia Aermacchi e molte altre aziende italiane”. Per firmare l’accordo di cooperazione militare con le autorità angolane, il 16 febbraio era atteso il ministro Mario Mauro, ma dopo le improvvise dimissioni del presidente del consiglio Enrico Letta, fu annullato il suo arrivo a Luanda. La défaillance del governo fu comunque ben compensata dai vertici delle forze armate e delle industrie di guerra italiane. Il Segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, generale Enzo Stefanini e il Capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, firmarono infatti il Protocollo tecnico per l’esecuzione dell’accordo bilaterale siglato in Italia nel novembre 2013, mentre i leader militari angolani furono ospitati sulla “Cavour” per assistere ad alcune attività addestrative in mare. “Sicurezza marittima, con particolare riguardo all’antipirateria, procedure di abbordo in mare e nozioni di base sulla difesa da ordigni esplosivi improvvisati, sono stati gli argomenti trattati”, riporta una nota del Comando della Marina militare italiana. Sulla portaerei si tenne infine un seminario a favore di partner industriali e militari di entrambi i paesi. “L’Angola è un paese strategico dal punto di vista della sicurezza marittima dell’Oceano Atlantico”, spiegò l’ammiraglio De Giorgi. “Il nostro obiettivo è sviluppare con questa Nazione una collaborazione di lungo periodo nei settori della difesa, della sicurezza e dello sviluppo tecnologico”.
Il 21 luglio 2014 fu il premier Matteo Renzi a recarsi a Luanda per incontrare il presidente Josè Eduardo Dos Santos. “L’Angola è oggi il terzo partner commerciale sub-sahariano dell’Italia: nel 2013 il valore dell’interscambio è stato pari a 891 milioni di euro, con 348 milioni di nostre esportazioni”, precisò la Farnesina. “In Angola la presenza italiana è caratterizzata dall’ENI nel settore dell’energia, da Inalca-Cremonini per l’agroalimentare, da Grimaldi e Snav per i trasporti. E in Angola, Sace ha annunciato l’apertura di due linee di credito: da 164 milioni di euro per il completamento dei lavori di costruzione dell’autostrada Luanda-Soyo affidati all’italiana Cmc Ravenna e di 500 milioni di dollari riservata a Sonangol, società petrolifera angolana, per l’acquisto di merci o servizi italiani”. Ancora una volta però furono gli affari d’armi a stimolare maggiormente gli appetiti italici. Ad accompagnare il presidente del consiglio in Angola, oltre al sottosegretario dello Sviluppo economico Carlo Calenda (ex assistente di Confindustria e neo rappresentante diplomatico dell’Italia a Bruxelles) e agli amministratori delegati di ENI e Cremonini, c’era infatti l’Ad di Finmeccanica, Mauro Moretti. “In Angola stiamo discutendo sull’appalto di elicotteri di uso civile e militare con la candidatura dell’Italia a sostituire l’intera flotta angolana, oltre al controllo dei territori attraverso sofisticati sistemi come droni e satelliti”, dichiarò Moretti prima di rientrare in Italia.


Il 28 novembre 2014 si tenne a Roma un vertice tra i ministri della difesa Roberta Pinotti e Manuel Gonçalves Lourenço. Anche in quell’occasione il ministero emise una lunga nota sui temi trattati durante il meeting bilaterale. “Lo scorso anno, Italia e Angola hanno siglato un Accordo Quadro che prevede, tra le altre, iniziative nell’ambito della formazione, addestramento e sicurezza marittima”, spiegò l’addetto stampa della Difesa. “L’Angola da tempo guarda con interesse alle capacità della Difesa italiana. Nel corso della recente visita in Italia del Direttore del Servizio Sanitario delle Forze armate angolane, ad esempio, sono stati definiti i settori per la futura collaborazione nel campo del biocontenimento (addestramento per la decontaminazione NRBC e prevenzione del contagio da virus ebola), della medicina aeronautica e della telemedicina”. Dieci mesi dopo fu Roberta Pinotti a recarsi in visita in Angola per incontrare il Presidente José Eduardo Dos Santos, il collega Gonçalves Lourenço e il ministro degli Esteri, Georges Chikoti. “Porto i saluti del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, disponibile a visitare l’Angola nel più breve tempo possibile”, esordì Pinotti al gala ufficiale. “L’Italia è una nazione con una grande tradizione nel settore della marina militare e ci piacerebbe focalizzarci con l’Angola su questo comparto. Ma siamo qui anche per discutere di lotta al terrorismo, sicurezza del mare e della collaborazione nel settore dell’addestramento e della formazione con iniziative a favore delle forze armate angolane avviate sin dal 2013 negli Istituti e Enti della difesa italiani”.


L’ultima tappa del percorso di consolidamento della partnership politico-militare-industriale italo-angolana risale all’8 ottobre dello scorso anno, quando a Luanda si tenne la Conferenza internazionale sulla sicurezza marittima ed energetica (CISME), organizzata su iniziativa di Angola, Stati Uniti e Italia, e a cui partecipano delegazioni provenienti da 54 paesi insieme ad alcune organizzazioni regionali e internazionali che si occupano di sicurezza marittima ed esplorazione energetica. “L’obiettivo dell’incontro è coordinare le strategie e la condivisione delle informazioni al fine di rendere i mari più sicuri per lo sviluppo delle attività economiche”, dichiarò il sottosegretario di Stato alla Difesa, On. Gioacchino Alfano. “È essenziale anticipare, impedire e saper eventualmente gestire qualsiasi evento o situazione di criticità che si possa trasformare in una minaccia o addirittura in un attacco all’integrità nazionale, alla sovranità e/o agli interessi vitali delle nostre Nazioni, non escludendo da ciò anche i rischi generati da migrazioni di massa, pandemie, terrorismo e criminalità”.
All’export di armi e apparati tecnologici alle forze armate angolane avrebbero offerto la propria collaborazione anche alcuni dei più potenti boss di Cosa nostra. Dopo l’arresto a Bangkok, il 31 marzo 2012, di don Vito Roberto Palazzolo, ritenuto dalla procura di Palermo come uno dei principali cassieri della mafia internazionale, trapelò che in un interrogatorio Francescomaria Tuccillo (responsabile di Finmeccanica per l’Africa sub-sahariana sino al 2011), aveva riferito che il Palazzolo avrebbe partecipato sotto falso nome al forum Italia-Angola, organizzato il 7 e l’8 settembre 2009 a Luanda. Il Palazzolo, sempre secondo il teste, si sarebbe presentato come “uomo d’affari” e “collaboratore”, tra l’altro, dell’azienda di elicotteri AgustaWestland. In un’intervista al sito Lettera43.it, un altro dirigente del gruppo Finmeccanica la cui identità è stata mantenuta coperta, confermò qualche tempo dopo la partecipazione di don Vito Palazzolo alla convention di Luanda. “Mi fu presentato da un collega, dicendo che si trattava di una persona di fiducia, che aveva già lavorato con alcune aziende del gruppo tra le quali Agusta”, raccontò il manager. Da quanto sin’ora emerso nelle indagini, la persona di contatto tra la holding italiana e il boss siciliano sarebbe stato Patrick Chabrat, già vicepresidente di Agusta Westland e poi responsabile di Finmeccanica per l’Africa sub-sahariana.

giovedì 21 gennaio 2016

Il terribile segreto di Yahoo
di Meredith Alexander  
Massacro di elefanti

Yahoo sta facendo affari d’oro in Giappone con la vendita dell’avorio contribuendo all’estinzione degli elefanti. Facciamo scoprire questo sanguinoso segreto a ogni singolo impiegato di Yahoo e aumentiamo la pressione dall’interno affinché abbandonino questo commercio. Firma l’appello in Rete  

Cari avaaziani,
il commercio dell’avorio sta portando gli elefanti all’estinzione e Yahoo ci fa affari da capogiro vendendo collanine e gingilli in aste online in Giappone! Abbiamo l’occasione per mettere fine a questo traffico ma dobbiamo agire ora. Google, Amazon e altri grandi siti si rifiutano di vendere l’avorio mentre Yahoo è uno dei pochi grandi negozi online rimasti, ma con la giusta pressione possiamo farli smettere. L’azienda sta perdendo i suoi migliori dipendenti e sta offrendo milioni per convincerli a rimanere. Uno scandalo internazionale può aggravare la crisi e di fronte a questo rischio potrebbero decidere di smettere di lucrare sulla vita degli elefanti.
Il mercato dell’avorio uccide 100 elefanti al giorno: è un massacro che loro vivono con orrore perché capiscono benissimo cosa sta accadendo alla loro specie. Raccogliamo un milione di voci in difesa di queste creature meravigliose, e le faremo arrivare a tutti i dipendenti di Yahoo nel mondo così che possano pretendere una svolta dall’interno. Unisciti ora:
https://secure.avaaz.org/it/yahoo_ivory_loc_/?bhvKTcb&v=71602&cl=9288168957
Negli ultimi anni il mercato dell’avorio su Yahoo Giappone è esploso: dai 2 milioni di dollari del 2010 ai 7 del 2014. Yahoo Giappone è un’azienda indipendente dalla multinazionale che tutti conosciamo, ma quest’ultima è uno degli azionisti più importanti e ha un’influenza enorme sulle sue scelte.
L’amministratrice delegata di Yahoo Marissa Mayer è a rischio. Scarsi risultati, grandi azionisti che la vogliono mandare via e impiegati scontenti: nell’ultimo anno oltre un terzo di loro ha lasciato l’azienda. L’ultima cosa di cui ha bisogno è cattiva pubblicità e ulteriore malcontento interno. E se vinciamo contro un colosso come Yahoo, possiamo dare la caccia ad altre compagnie che ancora vendono l’avorio online. Secondo gli esperti se si continua così gli elefanti in libertà si estingueranno entro 10 o massimo 20 anni. Lanciando l’allarme sui media e fra i dipendenti di Yahoo, metteremo pressione sulla Mayer per tirarsi fuori dal mercato dell’avorio seguendo l’esempio delle altre compagnie. Agisci ora, firma e condividi con tutti:
https://secure.avaaz.org/it/yahoo_ivory_loc_/?bhvKTcb&v=71602&cl=9288168957
3 anni fa, 1 milione e 400mila avaaziani e sostenitori del WWF si unirono all’appello di Leonardo DiCaprio alla Prima Ministra tailandese affinché facesse qualcosa contro il mercato nero dell’avorio nel suo paese. Lasciammo così tanti messaggi sulla sua pagina Facebook che venne temporaneamente chiusa! Fu obbligata ad ascoltarci e si impegnò a mettere fine al commercio irregolare. E proprio questa settimana una petizione lanciata ad Hong Kong ha contribuito a un cambio di direzione storico verso l'abbandono del commercio di avorio. Ora possiamo aggiungere un'altra vittoria per proteggere questi meravigliosi animali.
Con speranza e determinazione,
Meredith, Marie, Alice, Risalat, Emilia
e tutto il team di Avaaz

MAGGIORI INFORMAZIONI

Cosa succede Marissa? Voci (insistenti) di crisi su Yahoo (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/economia/15_novembre_24/cosa-succede-marissa-voci-insistenti-crisi-yahoo-040c558e-92bf-11e5-b7a6-66411f67f00e.shtml

Bracconaggio inarrestabile, uccisi 30mila elefanti l'anno (Repubblica)
http://www.repubblica.it/ambiente/2016/01/10/news/bracconaggio_inarrestabile_uccisi_30mila_elefanti_l_anno-130953770/

La grande conta degli elefanti (National  geographic)
http://www.nationalgeographic.it/natura/animali/2016/01/04/news/il_censimento_degli_elefanti_primi_risultati-2919673/

Decisione storica: Honk Kong mette fuorilegge tutto il commercio di avorio (Quotidiano Nazionale)
http://www.quotidiano.net/animali/animali-avorio-commercio-1.1645497

Uno studio dimostra che l’inazione del Giappone favorisce il commercio illegale di avorio (The Guardian - IN INGLESE)

http://www.theguardian.com/environment/2015/dec/10/japans-blind-eye-fuelling-illegal-ivory-trade-as-demand-rises-study-finds?CMP=Share_iOSApp_Other  
CONFRONTI
Creatività, Condivisione, Conoscenza.
Le tre C di Candide per la vera rivoluzione del pianeta.

lo scrittore Albert Camus
è in corso una rivoluzione silenziosa, tramite i collegamenti in orizzontale, cioè al di fuori dell’informazione di regime o di qualsiasi autorità, tra gli abitanti del pianeta: grazie a Internet e ai social network iniziamo a comprendere che il potere dell’uomo sull’uomo, la gerarchia, lo sfruttamento avido dell’altro, la tortura e l'eccidio sistematico di altri esseri senzienti, la distruzione dell'ecosistema, la competizione, la guerra, la rapina del forte sul debole, l'isolamento, presto apparterranno solo al passato. Si tratta di una Rivoluzione, con la R maiuscola, che non si associa più ad alcuna ideologia, né di tipo politico né religioso, perché passa semplicemente attraverso la consapevolezza di più menti interconnesse volte alla realizzazione di un’unità sostanziale di evoluzione e cooperazione tra gli abitanti della Terra. 
Questa energia rivoluzionaria preme sempre di più in tutti noi e nessuno può restarne indifferente. Non è un caso che tutte le credenze che hanno sino ad ora animato e dilaniato l'umanità siano in profonda crisi: politica, economia, religioni, famiglia, finanza, etc. Questo nuovo sentire, questa Intelligenza Collettiva che sta emergendo, non può più accettare le innumerevoli credenze religiose, ideologiche, nazionali, etc che gli esseri umani hanno finora coltivato ingenerando tra loro divisione e portando ad un mondo violento, avido e conflittuale. 
Qualsiasi credenza, dogma, fede, necessita di continue conferme e rassicurazioni. La storia ha dimostrato che le credenze non possono che basarsi sull'ansia, sulla paura della confutazione, sul panico della  mancanza, manifestazioni tipiche della coscienza egoica. Per questo i fedeli di una qualsiasi religione, partito o movimento organizzato, hanno un drammatico bisogno della compagnia degli altri fedeli e militanti: per rassicurarsi tra loro avversano in tutti i modi coloro che mettono in discussione le loro credenze e riflettono. 
L’Intelligenza Collettiva nasce e si evolve, invece, quando non ci fondiamo più su niente, trovando la nostra naturale sicurezza in quanto dimoriamo nella totale apertura. Non avendo più ideologie, nazioni, dogmi da difendere, né "dei" da cui ricevere rassicurazioni, possiamo essere finalmente leggeri e vasti come l'intero universo. Non c'è maggiore sicurezza infatti dell'avere nulla da difendere. E l’intelligenza avanzerà sempre di più in quanto il pensiero, finalmente libero di esprimersi, non si fonderà su nulla ma abbraccerà ogni cosa. 
Questo progresso nel pensiero porterà ad una società solidale, anti-gerarchica, basata sul consenso e non sulla dittatura della maggioranza, inevitabile nelle democrazie rappresentative, armonicamente basata sul rispetto e sull'uguaglianza reale di tutti gli esseri. L’unica religione sarà la celebrazione della Terra, del Cosmo, della Vita. 
Questo nuovo sentire è rivoluzione nel senso più profondo e positivo del termine in quanto si compie innanzitutto sul piano della coscienza collettiva, formata dall'insieme delle idee, emozioni, fantasie, miti, scoperte scientifiche, vissute e proiettate in questo momento dall'umanità: è questa coscienza condivisa che permette ora di andare avanti, ma nella direzione giusta, per tutti.  
Pensiamo all'enorme potere creativo del pensiero quando si somma in più individui: l'unico modo per ottenere un mondo più equo, pacifico, libero e solidale è iniziare a pensarlo come tale. La storia ha dimostrato che pensare al mondo come un posto terribile, spesso in contrapposizione a un aldilà beatifico, produce il solo risultato di farlo diventare in effetti un disastro. Ci stiamo rendendo conto che siamo noi ad accettare, in modo più o meno conscio, il ruolo di carcerati, facendo in questo modo il gioco dei carcerieri. Il fenomeno, per ciò che riguarda la nostra politicamente disastrata nazione Italia è spiegabile con la nostra atavica italica abitudine a CREDERE anziché a PENSARE. In fondo qualsiasi sistema di potere in mano a pochi soggetti non è altro che un'idea fortemente condivisa da un largo numero di esseri umani controllati. Quando viene a mancare l'appoggio a tale idea il sistema non può che dissolversi, collassare su se stesso, venendo a mancare l'energia mentale su cui si sostiene. Non c'è infatti alcun potere che possa dominare chi ha realizzato la propria sostanziale libertà.

Il logo del Candide
Sempre più esseri umani stanno ora comprendendo, grazie ai nuovi social media, l'enorme potere co-creativo e trasformativo dei loro pensieri. E stanno anche prendendo coscienza di come l'identificazione con credenze e ideologie, intese come idee non-verificabili o verità assolute, abbia un risultato sostanzialmente frammentante e frustrante per il pensiero e l’intelligenza. Si sta comprendendo come partendo da una totale apertura all'unità, da questo fondarci sul Nulla che ci apre al Tutto, possiamo iniziare ad operare nell’Intelligenza Collettiva una trasformazione dell’intera società umana, operare un radicale alleggerimento e unificazione delle menti, che si rifletterà su un mondo più unito, solidale, equo, basato su dinamiche sociali totalmente differenti. 
Nel mio scritto Dell'armonia universale e dell'universale giuridico sostengo che il  cammino dell’uomo non è altro che un processo di unificazione. E’ una mia prima intuizione, ora più consapevole, dell’Intelligenza Collettiva. Crescere ed evolversi significa discernere, distinguere ciò che è bene da ciò che è male. E per fare questa distinzione non occorre essere filosofi: è bene tutto ciò che costruisce, vale a dire tutto ciò che l’uomo fa per l’uomo nella dimensione dell’apertura e della condivisione; è male tutto ciò che si rivela portatore di divisione e di distruzione, anche se all’inizio può apparire benevolo.  
E’ ormai scientificamente dimostrato che il sentimento e l’emozione umana sono fattori che influenzano la materia di cui è fatta la realtà: è il nostro linguaggio interiore che cambia gli atomi, gli elettroni e i fotoni del mondo esterno. Questo è l’unico SEGRETO che le religioni e le ideologie ci nascondono. Segreto che riguarda non tanto le precise parole che pronunciamo – altrimenti basterebbe un manuale del mago Merlino e “abracadabra…” oppure il manuale best seller, non molto diverso, The Secret – quanto il sentimento che esse creano dentro di noi. E’ il linguaggio dell’emozione che parla alle forze quantistiche dell’universo. E per tradurre in realtà una possibilità quantistica dobbiamo impersonare nella vita di ogni giorno ciò che desideriamo.  
Pensiamo a come una stessa particella atomica si comporta in stati diversi a seconda di come viene osservata, come dimostrano gli studi di fisica quantistica. Pensiamo al fenomeno dell'entanglement. Segno che viviamo in un universo partecipativo. Possiamo però, in quanto parte dell’universo e universalmente collegati, modificare o cambiare piccole parti di esso attraverso il modo in cui viviamo la nostra vita. Nel regno delle possibilità quantistiche sembriamo essere creati per partecipare alla creazione. Siamo fatti per creare. Dobbiamo prima avere in noi il sentimento dell’abbondanza, della pace, della guarigione, dobbiamo evocare nell’animo le risposte alle nostre richieste di benessere come se fossero già avverate, prima di vederle diventare realtà nella nostra vita. Grazie all’ologramma della coscienza, un piccolo cambiamento che avviene nella nostra vita si rispecchia ovunque nel mondo. Noi esseri umani, dal DNA che costituisce il corpo fisico fino alla struttura atomica del mondo che ci circonda e al funzionamento della memoria e della coscienza, sembriamo essere parte di un’Intelligenza Collettiva che solo ora stiamo iniziando a comprendere.  
Nell’articolo Il salto oltre la specie prevedo che l’uomo si staccherà dalle proprie origini biologiche e si affrancherà dai propri limiti fisici scoprendosi il costruttore di se stesso e dell’universo, entrambi  manifestazioni della stessa energia, entrando nella singolarità tecnologica.   
Ma è importante comprendere fin d’ora che ogni cosa nell'Universo, dalla nostra abbondanza materiale al successo nelle relazioni, dalla pace nel mondo alla guarigione del nostro corpo, è parte di un campo intelligente di energia che unisce le cose, la MATRICE, il Campo Unificato. Esso funziona in modo simile a un Computer Cosmico Cosciente, che usa le nostre emozioni e credenze per creare la REALTA' in cui viviamo. Per questo è importante rendersi conto del'inganno delle religioni e dell'importanza di pensare invece di credere.
Non è un caso che il sottotitolo del mio Centro Culturale Candide indichi già, nelle tre CConoscenza, Condivisione, Creatività, l’essenza di tutto il discorso, l’insieme delle nostre menti per comprendere l’universo e creare la nostra realtà. 
Giovanni FF Bonomo – Centro Culturale Candide

http://www.libertariam.blogspot.it/2014/01/creativita-condivisione-conoscenza-le.html?m=1

venerdì 15 gennaio 2016

Sulla ricchezza dei narcisi
di Giovanni Bianchi


Sinistra e democrazia
Mi vado convincendo da tempo che il problema non è ricostruire la sinistra, ma la democrazia. Anche in Italia, dove della destra e dei suoi guai si è sempre dovuta fare carico la sinistra. Benito Mussolini non è che un passaggio della lunga catena. Il Duce veniva dall’ala dura e ovviamente “rivoluzionaria” delle Camere del Lavoro.
A minacciare il tessuto democratico in questa stagione è soprattutto la ricchezza, che mantiene imperterrita i suoi ritmi storici.
John Kampfner ha ragione. I vecchi ricchi si battevano esplicitamente contro i concorrenti. I nuovi liberisti esaltano la concorrenza e provvedono ad ucciderla in culla. Sarebbe questa una buona ragione rooseveltiana per allargare le classi medie: oggi erose dal capitalismo compassionevole, anche italiano.
La politica copre l’operazione generalizzando la trasgressione -i divi godono infatti di una franchigia trasgressiva e ovviamente sono ricchi- ma evitando di distribuire e condividere la ricchezza. Per questo non è forse del tutto innocente il doveroso impegno intorno ai diritti civili. Non facciamo confusione: i diritti civili vanno allargati, i gay riconosciuti e tutelati, ma è solo illusione di libertà e continuità della discriminazione sociale se contemporaneamente i diritti civili non vengono garantiti con la base di un welfare universale. Se il welfare diventa competitivo risulta sospinto sulla via del tramonto. Che è anche, sempre, la via della colpevolizzazione dei poveri.
Il recupero di un nucleo tradizionale, intorno al quale proteggere -insieme e sullo stesso piano- le novità dovrebbe essere la via maestra. Il nuovo ogni volta a dispetto del sociale tradizionale è sovente un bluff corrosivo. L’unico al mondo per ora a esserne tranquillamente cosciente è papa Francesco.  Francesco non è un progressista. Non è un rivoluzionario. Ma un radicale evangelico. E i Vangeli risultano scritti quasi 2000 anni fa.
Chi impoverisce gli altri arricchisce: Sant’Agostino lo aveva capito per tempo. Kampfner ne ha ripercorso in un volume da poco pubblicato (Storia dei ricchi, Feltrinelli editore) l’itinerario nei secoli, da Creso a Bill Gates.
L’ordito di fondo è il medesimo di Thomas Piketty: viviamo in un mondo dominato dalle rendite finanziarie. E da qui bisognerebbe prendere le mosse per ripartire, avendo chiaro che nell’universo dei ricchi, o meglio nel mondo globale dominato dai nuovi ricchi, emergono sempre gli stessi impulsi e le stesse forze. Ivi compreso il vezzo del consumo vistoso e dello spreco buttato in faccia ai poveracci.

I metodi
I metodi sono tutto tranne che liberisti e rispettosi della concorrenza. I nuovi ricchi, come i vecchi e gli antichi, rigettano la competizione e comprano chi si oppone, e infine lo eliminano. Così, come già per il passato remoto, quanto più sei ricco tanto più lo diventi. Analogamente quanto più sei povero tanto più sei a rischio di sprofondare.
Per salire la scala sociale dei super-ricchi gli esperti di investimenti sostengono che la parte più difficile sia mettere da parte i primi dieci milioni. Una volta arrivati lì, le condizioni del sistema fiscale e gli stessi enti regolatori globali vi aiuteranno a crescere e ad arricchirvi sempre di più…
In tal modo quel che conta non è il modo col quale hai accumulato il denaro, ma arrivare in cima alla montagna: questo ti consentirà di consolidare la tua posizione. I tuoi figli frequenteranno gli istituti britannici più prestigiosi e il nuovo ricco sarà munifico di donazioni perché quegli istituti possano anche portare il suo nome.
Insomma tutto concorre ad allargare l’abisso delle disuguaglianze. E non sono pochi coloro che si ingegnano di legittimare la logica dell’esclusione, parlando a proposito e a sproposito di merito e bisogno, e soprattutto colpevolizzando chi non ce la fa salire e resta in fondo alla montagna dei dollari.
***
Alli benigni lettori
Segnaliamo ai nostri lettori l'interessante dialogo morale di Dante Maffìa
pubblicato nella rubrica "Officina" e la nota di Giovanni Bianchi al libro 
di Gianfranco Ravasi sul Giubileo.


                                                                                            

martedì 12 gennaio 2016

I PRINCÌPI LAICI E LE LIBERTÀ COLLETTIVE
Ancora sul dopo Parigi. Appunti intorno ad un dibattito.
di Angelo Gaccione

Tagliagole

Proviamo a mettere in fila alcuni fatti incontrovertibili.

1. ARMI E TAGLIAGOLE. Le armi con cui i tagliagola del califfato nero (l’Isis) sventrano e devastano, sono prodotte in Occidente, dove il mercato della macelleria è florido e redditizio. Gli Stati, tanto per rinfrescare le idee a chi l’avesse dimenticato, sono i maggiori produttori in proprio, e i governi sono i principali protettori del commercio bellico privato; e sono sempre loro che ne autorizzano l’esportazione. Governo italiano compreso. Questo è noto sia al presidente cattolico Mattarella, sia al boy scout cattolico Renzi, e, a scalare, a partiti, sindacati e via enumerando.

2. AMERICANI. Il caos ingovernabile che ha portato alla incandescente e pericolosa situazione odierna di un’area vasta del Medioriente, e che ne ha consegnato una buona parte ai gruppi più integralisti e fanatici, è il risultato della politica estera americana. La più criminale e ignorante politica estera che una democrazia avanzata moderna, abbia mai potuto concepire. Col tempo gli storici faranno un bilancio e metteranno a confronto gli esiti di questa politica neo-imperiale, con i disastri provocati dalla Germania nazista, e scopriranno che in termini di distruzione e di morte, quelli degli Stati Uniti risulteranno di gran lunga più vasti.

Stelle e Strisce

3. REGIMI ARABI. I regimi arabi e mediorientali, nella loro quasi totalità, sono corrotti e sfruttatori quanto -o peggio- di quelli occidentali. Con un aggravante in più: l’intolleranza non riguarda esclusivamente aspetti dottrinari legati al Corano e alla sua interpretazione, ma investe le libertà nel suo complesso, i diritti civili e, molto spesso, i diritti umani primari. In moltissimi di essi (se non in tutti), un giornale come “Odissea” non potrebbe esistere. Non ci sarebbe posto per i miei e per i vostri libri; per le vostre idee di lettori marxisti, anarchici, radicali e per le mie libertarie; per la vostra condizione di femministe, omossessuali, lesbiche, atei o liberi pensatori; e sarebbe ostacolata la musica che componete, l’arte che realizzate, il teatro che mettete in scena. Non parliamo delle manifestazioni politiche e dei cortei pubblici, come quelli a cui siamo abituati qui da noi. La pena di morte vige ovunque e sareste alla mercé di volgari sceicchi -dai gusti osceni- che sguazzano nell’opulenza; di ayatollah ed imam (pessima genia di preti) reazionari e dalle idee semplicemente disgustose, che sognano la realizzazione di feroci e oscurantiste teocrazie.

Emiro
4. TERRORISTI. Dicesi terrorista chi, in maniera indiscriminata e senza distinzione, semina strage e morte fra la popolazione innocente. A Parigi sono state indiscriminatamente colpite persone innocenti, dunque, gli artefici di quella strage sono da considerarsi spregevoli terroristi e miserabili criminali. Storicamente la pratica terrorista appartiene agli Stati in guerra e ai regimi dittatoriali di ogni colore e fede.

5. FONDAMENTALISMI. Tutti i fondamentalismi si equivalgono e finiscono per divenire criminali. Quelli di natura religiosa sono criminali e ridicoli allo stesso tempo: massacrano in nome di un nulla, o di un’ortodossia di cui ci si ritiene unici custodi. È stato così, storicamente, fra i cristiani, ed è così, oggi, fra i musulmani. Sciiti musulmani massacrano sunniti musulmani, così come cristiani papisti, massacravano cristiani luterani, calvinisti o valdesi.



6. GUERRA SANTA. Secoli orsono, i cattolici scatenavano “guerre sante” contro gli “infedeli” non solo per liberare i cosiddetti “luoghi santi”, ma anche per più prosaici interessi economici e territoriali. Nel 1511, tanto per fare almeno un esempio, il papa di allora dichiara la “guerra santa” contro il francese Luigi XII e gli scatena contro i lanzichenecchi agli ordini del porporato svizzero Matteo Schiner. Per obbedire alla volontà del papa, la nota ferocia dei lanzichenecchi devasterà interi territori di Milano apportando lutti, saccheggi e morte. Proprio come oggi le armate dell’Isis agli ordini del califfo Abu Bakr al Baghdadi.

Abu Bakr al baghdadi

7. DISTINGUO. Potete disquisire e operare tutti i distinguo che volete, ma dei vostri distinguo e delle vostre analisi, le bande dell’Isis se ne fanno un baffo. A loro non interessa alcun tipo di consenso dell’Occidente, come non gli interessa la saldatura con gli strati proletari musulmani. L’Isis non ragiona secondo gli occidentali concetti di classi, sfruttamento, oppressione economica e ingiustizia sociale. Ragiona secondo gli interessi dell’etnia di appartenenza. Secondo il modo di intendere i dettami del Corano, da cui prende ciò che gli fa comodo, e divide in maniera schematica e manichea il campo, fra devoti di Allah e quelli che giudica infedeli. Dunque, sparare nel mucchio, farsi esplodere in un luogo affollato di popolo con donne, bambini, migranti musulmani, simpatizzanti occidentali della causa palestinese o avversari dell’imperialismo americano, per un combattente dell’Isis non ha alcuna importanza. Non è un caso che non hanno mai mosso un dito, né attaccato i mercanti di carne umana che lucrano sulla pelle dei migranti in fuga verso l’Europa, quasi tutti poveri e di religione musulmana.

8. FANATICI. I giovani che accorrono ad intrupparsi nelle file dell’Isis nell’illusione di edificare una società migliore, resteranno presto delusi. I capi militari e gli esponenti religiosi che li manovrano, sono dediti ai traffici più indegni e alle pratiche più criminali, compreso la tortura, lo stupro e l’uso di bambini adolescenti nelle decapitazioni. Lavaggio del cervello, valore della vita ridotto a zero, obbedienza assoluta, è quello che gli sarà riservato. Un abisso se raffrontiamo la loro condizione con quella dei combattenti curdi e delle loro libere ed eroiche donne in armi, in difesa delle loro terre e della libertà.



9. PREDICATORI. Quanto la religione possa influire sulla mente di questi psicolabili, lo mostra la predicazione, non di un vecchio rincoglionito di qualche sperduta montagna afghana, ma di un giovane imam di 35 anni di Brest, nato e educato in Francia. In un video che lo riprende durante una lezione ad un nutrito gruppo di bambini, si scaglia contro la musica dei grandi compositori classici occidentali, da lui definita satanica e demoniaca. A sentire il delirio che gli usciva dalla bocca, non si sapeva se piangere o ridere. E tutto sempre con il nome di Allah sulla bocca. È questo il tipo di educatore che gira in molte moschee o scuole coraniche.

10. CORANO E BIBBIA. Non c’è dibattito televisivo in cui, dal più attempato personaggio al giovinastro di primo pelo (politico, opinionista, militante, fedele o carrierista che dir si voglia), non ripeta a pappagallo che Corano e Bibbia sono libri pacifici, e che la religione non c’entra con la violenza, e così via. Lasciamo perdere il 99% di questo originale campionario che non ha, evidentemente, alcuna dimestichezza con la lettura e con la storia; siamo pure comprensivi con quanti credono per fede e sono esonerati da una verifica empirica diretta delle fonti; giustifichiamo senz’altro coloro che scartano apriori questo genere di letture giudicate noiose e spesso ostiche. Ma, santo Dio, almeno quell’uno per cento che, si dà il caso, quelle letture ha fatto o dovrebbe aver fatto per dovere culturale o professionale: predicatori, preti, teologi e quant’altri, dovrebbe risparmiarci la tiritera. Poiché conosciamo la materia, per avervi dedicato qualche tempo (la Bibbia è, fra gli altri, uno dei volumi che tengo a portata di mano sul comodino, praticamente da anni), e poiché sono convinto che ogni buon ateo dovrebbe farne tesoro, due cose mi sono chiare: 1) le religioni, né più né meno delle altre ideologie, hanno prodotto, chi più chi meno, guerre fratricide e spietati tribunali inquisitoriali e di morte; 2) i due maggiori libri della tradizione monoteista, come tutte le opere nate dall’ingegno e dalla fantasia degli uomini, sono al loro interno contraddittori, perché rispecchiano la personalità, le idee e i convincimenti, di coloro che li hanno redatti. Possiamo trovarvi la visionarietà più sbrigliata; la saggezza più profonda; la poesia e la tenerezza più toccanti; il senso di pietà più umana e fraterna, ma anche la ferocia più disumana; la barbarie della guerra; il disprezzo per i nemici o lo straniero; il pregiudizio ostile verso la donna o il diverso; il dominio dell’uomo su altre creature: animali, per esempio. Guerre, distruzioni e morte attraversano entrambi questi due libri che restano, letterariamente e per molti aspetti sapienziali, dei capolavori. Sono impregnati di sangue come i capolavori epici della classicità, anch’essi intrisi di violenza e di pietà. Io non me ne scandalizzo, se rapportiamo le vicende storiche al contesto e alle geografie. Popoli, etnie e tribù, si costruiscono le loro favole ed i loro miti; i loro riti e le loro fedi; il loro “Dio degli eserciti” sterminatore dei nemici e protettore della propria casa. Nel momento in cui il militarismo romano diverrà odioso agli occhi delle masse povere di alcune aree dell’impero, nascerà, come giustificabile e comprensibile reazione, il rifiuto della violenza, di uccidere e di obbedire al braccio armato dell’imperatore. Tutte istanze insite nel messaggio della predicazione del cristianesimo primitivo, cioè, prima che diventi chiesa istituzione, potere temporale. Essendo libri così sfaccettati, complessi e contraddittori, ognuno può prendere gli aspetti e le prescrizioni che più gli aggrada ed impiegarli a suo uso e consumo.


11. L’USO. Il fanatismo che mira a costruire una teocrazia come fondamento dello Stato islamico basato sulla sharia e la guerra santa agli infedeli, vi troverà ciò che cerca e che gli serve. Così come il fedele pacifico che vuole uniformare la sua condotta morale e la sua scelta di vita agli insegnamenti del profeta, basati sui princìpi di umanità, compassione, solidarietà, rifiuto della violenza e della morte, troverà anche questo e vi si potrà ispirare per diventare un buon musulmano. Le guide religiose, gli esegeti, i commentatori delle sure e dei versetti, hanno, a questo riguardo, un potere e una responsabilità enormi. Sono loro che interpretano per i fedeli, e sono loro che spingono verso una direzione pacifica o aggressiva; tollerante o conflittuale. Sono sempre loro che manipolano le coscienze e ne condizionano l’agire. Teniamo conto che spesso masse considerevoli di musulmani sono non scolarizzate, e se lo sono, le uniche letture a cui sono obbligate, riguardano passi ben selezionati del libro “sacro”. Se un fedele cristiano volesse utilizzare la Bibbia come strumento di guerra, avrebbe solo l’imbarazzo della scelta. La parabola pacifica, tollerante e non-violenta del cristianesimo, nella sua versione cattolica, di fratellanza e carità verso gli altri, si è oramai consolidata in tutto il mondo dov’è presente; per un segmento dell’islam e per diverse forme di religiosità tribale, ci vorrà ancora molto tempo e dovrà scorrere ancora molto sangue. Non scordiamoci che veniamo dalle caverne, e il retaggio genetico vorrà pure dire qualcosa. Il pericolo maggiore è rappresentato dai mezzi tecnici di distruzione di massa che la perversa intelligenza creativa della scienza ha messo a disposizione, e di cui, i ciechi che guidano i pazzi, potrebbero facilmente impossessarsi. E non è affatto una  eventualità remota o un’idea peregrina. 

12. IL DEEP WEB. Lo sfascio di paesi e regimi fra i più diversi, ha messo in libertà e a disposizione materiali pericolosissimi, e creato l’opportunità di poterli veicolare con estrema facilità. Uranio, polonio, progetti e ricerche per costruire ordigni micidiali fuori da ogni controllo e altro ancora, sono già oggi disponibili e facilmente acquistabili attraverso quella che potremmo definire una corsia coperta, protetta e sicura, altamente privilegiata e che non compare su nessuna mappa. Questa corsia protetta si chiama Deep Web e dove si può comprare di tutto, soprattutto armi, droghe e documenti, per potersi reinventare una nuova identità.


13. IL FATTORE DEMOGRAFICO. Un dato è incontrovertibile. La popolazione europea d’Occidente è destinata a diventare minoritaria, rispetto ai flussi di immigrazione provenienti dai paesi arabi ed africani. Già ora la tendenza è evidente se si prendono in esame i dati di natalità dei nuclei familiari stranieri residenti, e li si confronta con quelli delle coppie autoctone. L’emancipazione sessuale delle donne europee occidentali e la consapevolezza di non essere semplici macchine riproduttive; il cambiamento dei costumi e della morale che ha influito in maniera decisiva anche sugli uomini; un uso più responsabile e accorto della maternità e della procreazione (sempre più coppie si orientano verso un figlio solo); la centralità del lavoro fuori casa e la crescita delle professioni femminili; la carriera intellettuale, l’indipendenza, la cura di sé, la qualità di vita raggiunta, lo studio, i viaggi; la scomparsa della vecchia cultura contadina; gli anticoncenzionali e l’aborto; il crollo dei matrimoni, le convivenze a tasso zero di natalità; la perdita di influenza della religione; tutto questo ha prodotto una vertiginosa contrazione delle nascite. Il fenomeno, a quanto se ne sa, sta investendo anche l’Oriente europeo ex comunista. Contrariamente alle famiglie arabe in cui le donne sono per lo più relegate al ruolo di casalinghe e di madri, a quelle di colore, e a quelle provenienti da paesi di tradizione cattolica (Filippine, America Latina, ecc.). Nuclei, questi, molto prolifici e che, per esempio in Italia, hanno impedito che il saldo fra nascite e morte si chiudesse in maniera esageratamente negativa. Considerati gli attuali flussi migratori (e senza contare i profughi ambientali che potrebbero diventare una vera e propria bomba demografica), è più che probabile che culture di importazione e loro religioni di riferimento, diventeranno maggioritarie, in gran parte dei paesi occidentali.

14. DIVENTARE LUNGIMIRANTI. Governare saggiamente ed in maniera illuminata questo processo, è fondamentale per evitare i disastri che l’Europa ha già vissuto con la guerra di tutti contro tutti nella ex Jugoslavia, e che ha incancrenito di odi e rivalse le terre balcaniche. Sappiamo dalla storia come i fantasmi dei particolarismi, delle piccole patrie, dei nazionalismi, sono sempre in agguato e pronti a riaffiorare dal fondo oscuro dove stanno sospesi. Non discriminare o separare è fondamentale. Com’è fondamentale non transigere sui princìpi da cui le democrazie sono nate. Ricordarci che siamo figli della Rivoluzione francese dell’89 e dei diritti dell’uomo e del cittadino; e siamo, altresì figli, come italiani, della Resistenza partigiana. Resistenza che ha comportato un tributo di sangue altissimo, e in cui si sono immolati giovani spesso neppure maggiorenni, padri di famiglia, operai, studenti, contadini, soldati sbandati, religiosi, disertori di varie nazionalità, comunisti, anarchici, socialisti, azionisti, senza partito, cattolici, ebrei, valdesi, e gente di ogni professione e di ogni fede. Dentro quel sacrificio e in quel che ne è seguito, è inscritto quanto ci compete, ed è il faro che ci deve guidare. Impedire che i pilastri della Costituzione e della separatezza dei poteri possano essere minati, è indispensabile. Tenere separata dallo spazio pubblico la sfera religiosa e le credenze di ciascuno, che devono restare in un ambito strettamente privato.

Diritto alla rivolta
15. NULLA È DATO UNA VOLTA PER TUTTE. Essere tolleranti sulle credenze di ciascuno, ma intransigenti verso il predominio di una singola fede.  Potrebbe tuttavia accadere che in una realtà multietnica, una comunità divenuta maggioranza numerica pretenda di imporre al resto della società la sua religione, o di voler trasformare l’ordinamento giuridico e la forma costituzionale, secondo i dettami di quella religione e di quella fede. È una eventualità tutt’altro che improbabile e dunque è meglio pensarci sin da ora e prendere le contromisure. Gli antidoti possono essere la buona accoglienza, la garanzia di uguali diritti e doveri per tutti, l’integrazione attraverso la scuola e la sua istruzione laica, lo studio della lingua, la trasmissione dell’amore per la terra dove i figli dei migranti sono nati e vivono, la corretta amministrazione, e una moralità degna di questo nome. Le nuove generazioni, nate e cresciute nelle democrazie, saranno esse stesse baluardo contro ogni deriva autoritaria e integralista, se saremo capaci di alimentare in loro la passione civile e la cura per i princìpi laici e per le libertà collettive. Sono le buone pratiche pubbliche la migliore garanzia della tolleranza e della coesione, mai gli apparati repressivi o i corpi speciali; ma ricordando che queste straordinarie conquiste non sono date una volta per tutte e per sempre. Occorre costantemente vigilare per proteggerle e consolidarle, e questo richiede sacrificio.  

[Milano, 31 dicembre 2015 – 1 gennaio 2016] 
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