UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

lunedì 24 dicembre 2018

Con questa foto dei Navigli milanesi realizzata
da Livia Corona, Odissea” formula gli auguri
più fervidi a tutti i suoi lettori. 


Livia Corona "Navigli in festa" 2018






domenica 23 dicembre 2018

TEATRO
Sei assi per un poker vincente
di Chiara Pasetti
Genova Teatro Duse. Dal 28 dicembre al 5 gennaio 2019


Una scena dello spettacolo

Patrick Marber, già autore di Notes on a Scandal (candidato all’Oscar nel 2006) e del pluripremiato Closer, nel 1995 firma Poker (titolo originale Dealer’s Choice), che la Compagnia Gank porta in scena al Duse di Genova dal 28 dicembre al 5 gennaio. Recensito da Cordelli sul Corriere della Sera come «lo spettacolo più coinvolgente visto da molto tempo a questa parte», la dark commedy si svolge in una notte domenicale dal crepuscolo all’alba, all’interno di un ristorante. Sul tavolo, o meglio sui tavoli, si cucina, si cena, si beve (molto), si ride, si fanno i conti, in senso non solo letterale, e naturalmente si gioca a poker (grande passione dell’autore). Nel primo atto i tavoli reali e metaforici scelti dalla raffinata ed efficace regia di Zavatteri sono due. In uno il cuoco (uno strepitoso Alberto Giusta) prepara il menù del ristorante, intrecciando dialoghi tra il surreale e lo spietato con il cameriere Pollo, ingenuo e sognatore (l’ottimo Enzo Paci) e il cameriere cinico, scafato e donnaiolo (perfettamente interpretato da Fabio Fiori); nell’altro tavolo, che fa da contraltare e da eco al primo rimbalzandone umori, battute e tensioni, un padre (il padrone del ristorante, Federico Vanni, che conferma ancora una volta la sua bravura e l’importante presenza scenica) e suo figlio (il giovane e talentuoso Daniele Madeddu) riversano le reciproche frustrazioni e conflitti, principalmente basati sulla preoccupazione paterna nei confronti di un ragazzo promettente e tuttavia senza progetti concreti per il futuro. E si scopre che il padre perpetua l’appuntamento settimanale in fondo soltanto per avere il pretesto di poter vedere suo figlio. Sullo stesso tavolo dove avviene lo scontro generazionale a un certo punto comparirà comodamente e sfacciatamente seduto per cenare un sesto, sordido personaggio (brillante e incisiva prova attoriale di Massimo Brizi) alla ricerca di riscatto non solo, forse, da un debito di gioco… Per dirla con Flaubert, ci sembra che «tutta l’amarezza dell’esistenza [ci] venga scodellata davanti, sul piatto, insieme al vapore del bollito» (in questo caso di un carpaccio). A unire con un fil rouge (quasi sempre noir) i due tavoli il tema del denaro, in cui confluiscono i sogni e le ambizioni di ciascun personaggio, e quello della passione-ossessione che tutti lega pur nelle differenze caratteriali (molto ben delineate nel testo e in scena): il gioco del poker. Che è sogno e vittoria, ma molto più spesso scacco e sconfitta. Non a caso, nel secondo atto, i due tavoli diventano uno solo, quello dove a notte fonda si disputa la partita a carte. Lo spettatore non si trova più nel ristorante bensì nel suo scantinato, metafora della discesa nelle profondità dell’anima di questi sei uomini e della loro insana eppur umanissima compulsione nei confronti del panno verde. Insieme alle carte si svelano qui le paure più inconfessabili, i segreti, le banalità, la solitudine e la sofferenza di ognuno dei protagonisti, impegnati da sempre in una partita più con se stessi e con i propri demoni che con gli avversari. Una partita in cui alla fine non ci sono vincitori né vinti, e nemmeno un riscatto, e che ciclicamente pare destinata, in una sorta di beffardo «eterno ritorno», a ripetersi all’infinito. Un comico e al contempo doloroso voyage au bout de la nuit in cui si ride e si riflette, ci si emoziona e ci si ritrova tutti, un po’, in ognuno di loro. Sei assi del teatro, per un Poker decisamente straordinario.



Degrado
NIHIL (O QUASI) SUB SOLE NOVUM:
MA ULTERIORE DEGRADO DELLA DEMOCRAZIA
di Franco Astengo



Prescindendo da una valutazione sui contenuti della manovra economica 2019 (pessimi) e allo scopo soltanto di rinfrescare la memoria si ricordano di seguito le modalità di approvazione del provvedimento negli ultimi anni. Lo scenario, quest’anno particolarmente inquietante, si presenta però da molti anni analogo: voto di fiducia, maxi-emendamento e tutto il resto. Questa sommaria ricostruzione serve soltanto a dimostrare come il ruolo del Parlamento sia ormai da molti anni messo in discussione e le Camere considerate soltanto la sede di ratifica di decisioni prese in altra sede.
E’ la prosecuzione della linea del “decisionismo”, della “vocazione maggioritaria”, dei tentativi presidenzialisti ma arrivati in porto ma che hanno inquinato la correttezza del rapporto tra Governo e Parlamento, così come questo era stato delineato dalla Costituzione (poi ci sarebbe il tema dei regolamenti parlamentari che dovrebbe essere affrontato con serietà).
Il primo punto all’ordine del giorno di chi intendesse ribadire la centralità della Costituzione Repubblicana nel nostro ordinamento dovrebbe essere rappresentato dal ristabilimento delle piene funzioni del Parlamento. La responsabilità di questa profonda deviazione è di attribuzione molteplice: dalla bicamerale 1997, al referendum fallito dal centro destra nel 2006, all’analoga operazione fallita clamorosamente dal PD nel 2016, all’idea del superamento del parlamentarismo attraverso il web propugnata dal movimento 5 stelle, all’autoritarismo con punte di sapore nostalgico messe in campo dalla Lega dopo aver abbandonato il Nord considerato come appendice. L’opposizione dovrebbe ripartire da valutazioni di questo tipo che del resto sorressero proprio il “NO” al referendum 2016 da parte di settori consistenti di elettrici ed elettori di sinistra e conseguentemente democratici, al di fuori dalle strumentalizzazioni politiciste che pure in quell’occasione si sommarono. A quelle elettrici e a quegli elettori non fu data risposta in termini politici e adesso ci ritroviamo in una situazione che, dal punto di vista della qualità della democrazia, non possiamo che giudicare come ulteriormente degradata.

2019 CONTESTATA FIDUCIA AL SENATO

22 DICEMBRE 2018: Una giornata lunghissima con colpi di scena e furiose polemiche. Poco dopo le 2,30 del mattino il Senato conferma la fiducia al Governo sulla Manovra economica.
I voti a favore sono stati 167, 78 i contrari, 3 gli astenuti, tra cui il senatore a vita Mario Monti e il parlamentare pentastellato Gregorio De Falco, ex ufficiale di Marina diventato celebre nella vicenda del naufragio della Costa Concordia. Il Pd, nel corso delle dichiarazioni di voto, aveva annunciato un ricorso alla Corte Costituzionale. Il testo approvato al Senato torna alla Camera.

2018 FIDUCIA
Nella seduta del 23 dicembre 2017 il Senato ha approvato definitivamente la Legge di Bilancio 2018 contenente il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 non ancora pubblicato.)
Con 140 sì e 97 no, l'Aula ha rinnovato la fiducia al Governo, che aveva posto la questione di fiducia sull'approvazione dell'articolo 1 del testo trasmesso dalla Camera.



2017 FIDUCIA CONTESTATA DALLE OPPOSIZIONI
La decisione del governo di porre la fiducia è stata invece duramente contestata dalle opposizioni. Solo il Movimento Cinque Stelle era disposto a evitare le barricate. La capogruppo di Sinistra italiana Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto al Senato ha attaccato in particolare «l’assurda e ingiustificata decisione di imporre la fiducia», scelta « in linea con tutta la politica del governo: truffaldina sin dalla manovra con cui Renzi è arrivato a Palazzo Chigi, cinica e del tutto disinteressata ai problemi e alle sofferenze reali del popolo italiano». A spiegare il no del M5S è stato Luigi Gaetti, che ha puntato l'indice sull’«arroganza della ministra Boschi» venuta in Aula a chiedere la fiducia. Paolo Romani ha spiegato che il giudizio di Forza Italia «non può che essere di netto dissenso per metodo e contenuti della legge» di bilancio e ha sottolineato che «il popolo ha detto no a un governo ricco di diapositiva e povero di idee».

2016 FIDUCIA TECNICA
La prima legge di Bilancio, valida per il triennio 2017-2019 e chiamata a sostituire da quest’anno la legge di Stabilità, può vantare più di un record: il più rapido iter parlamentare di approvazione (discussione effettiva sul testo in soli 10 giorni); un via libera con una “fiducia tecnica” con esame “monocamerale”, solo quello della Camera. Il Senato, ieri, si è limitato a ratificare il testo licenziato da Montecitorio prima del referendum costituzionale. Un passaggio che ha regalato al Governo Renzi dimissionario la sua ultima fiducia, con 173 voti favorevoli e 108 contrari, seguita dal «sì» definitivo sull’intero provvedimento (tabelle incluse) con una maggioranza che si è ridotta a 166 voti inclusi quelli dei 13 senatori “verdiniani” contro 70 no e un astenuto.

2015 FIDUCIA DOPO ESTENUANTE MARATONA
Il governo ha incassato la fiducia al termine di una lunga maratona notturna: il maxiemendamento alla legge di Stabilità ottiene poco prima delle cinque di mattina il via libera del Senato con 162 sì e 37 no. La discussione è stata estenuante e si è protratta ben oltre il termine inizialmente previsto (le 2): il Senato ha ora incardinato in aula la riforma elettorale, la cui discussione generale inizierà mercoledì 7 gennaio, decisione che è stata presa dopo l'approvazione della legge di stabilità.
La discussione è stata tesa e febbrile: M5S ha chiesto il rinvio in commissione del provvedimento e alla fine non ha partecipato al voto protestando contro la maggioranza e i banchi del governo, mentre Forza Italia ha abbandonato l’aula.



2014 FIDUCIA E MAXI EMENDAMENTO
Ieri sera il Senato, con 171 voti favorevoli, 135 contrari e nessun astenuto, il Senato ha votato la fiducia al Governo, approvando il maxiemendamento interamente sostitutivo del disegno di legge di stabilità n. 1120 AS.
Il voto contrario di Forza Italia ha ufficializzato la creazione di una nuova maggioranza parlamentare.
Il giorno prima non si saranno finiti in tempo utile i lavori della Commissione bilancio, per cui in Aula erano approdati per l’esame il ddl n. 1120 (legge di stabilità 2014) e il ddl n. 1121 (bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio 2014-2016) nel testo originario e senza relazione della Commissione Bilancio.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento Franceschini ha quindi depositato il maxi-emendamento 1.900, interamente sostitutivo del ddl di stabilità, sul quale ha posto la questione di fiducia al fine di accelerare l’esame della manovra e di verificare la maggioranza di Governo. Il maxi-emendamento comprende le proposte approvate in Commissione e gli emendamenti non posti in votazione dei relatori e del Governo.



AUGURI AI NEMICI DI “ODISSEA”

Giuseppe Denti
"Auguri ai nemici di Odissea" 2018

L’amico e collaboratore Giuseppe Denti quest’anno ha realizzato l’immagine che vedete, quella di una colomba per la pace sullo sfondo di un mondo che va a rotoli, per formulare, così ha voluto espressamente, gli auguri ai nemici di “Odissea”. Proprio così, ai nemici di “Odissea”. Ho ritenuto che questo fosse davvero il modo migliore per fare degli auguri, il modo più consono allo spirito di questo giornale che da 16 anni si è posto “dalla parte del torto” come dice bene il poeta e drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, “visto che tutti gli altri posti erano occupati”. A voi che con ogni mezzo tentate di distruggerci senza riuscirci, a voi che ci volete morti con l’ondata di virus con cui ci attaccate, a voi che avete scarsi argomenti e un pensiero troppo debole per farci paura, ma anche a voi che in tutti questi anni non avete mosso un dito per difendere questa voce di libertà, che vi siete comportati da ignavi, rispetto alle nostre difficoltà, anche a voi facciamo gli auguri più fervidi. Certi, come siamo, di trovarci, rispetto a voi, dall’altra parte della barricata: quella che conoscete bene, come vi è possibile leggere ogni giorno su queste pagine. E lo faremo fino all’ultimo respiro. Un augurio particolare va anche alla generosa amicizia di Giuseppe Bruzzone, Amalia Navoni e consorte, Veronica Tarozzi, Maria Carla Baroni, Franco Astengo, Franco Toscani, Fabiano Braccini, Tiziano Rovelli, Giuseppe Denti, Fulvio Papi, Alessandro Calabrìa, Vito e Adamo Calabrese, Donatella Bisutti, Cesare Vergati, Gabriela Galzio, Claudia Azzola per il loro delicato gesto. Volevamo far loro sapere, pubblicamente, di averlo molto apprezzato. [A.G.]  


IN DIFESA DEL MONTE STELLA

Terrazze a rischio bitume

Si è svolta ieri sera presso la sala Parrocchiale di S. Maria Nascente  (in foto) l'assemblea dei cittadini a difesa del Monte Stella, il parco ideato nel 1946 dall'architetto Piero Bottoni minacciato da pesanti opere strutturali di ampliamento del cosiddetto 'Giardino' dei Giusti.
Gli uffici che detengono il progetto originale (Verde e agricoltura, Assessore Maran, Dirigente Paola Viganò, Progettista Alessandra Rossi) non hanno ancora risposto ai due accessi agli atti presentati, quindi l'assemblea ha potuto visionare solo alcune tavole (non protocollate) mostrate ai cittadini al Municipio.
Gli oltre 60 presenti hanno potuto così conoscere alcune delle opere e dei materiali previsti all'interno di uno dei più importanti parchi pubblici milanesi, tra cui spiccano getti di calcestruzzo (foto allegata), fondazioni strutturali, fondi stradali, un albero di acciaio alto 6 metri, emulsioni bituminose (foto allegata), cemento armato, un impianto di illuminazione potenziato oltre a un'arena da 200 posti.

Emulsioni bituminose

Nonostante l'avviso inviato con largo anticipo, nessun giornalista era presente all'assemblea, né i consiglieri comunali della Commissione Verde e della maggioranza del Municipio 8 (P.D., Sinistra x Milano, Radicali), anch'essi ampiamente allertati.
Tra gli interventi che hanno sottolineato l'incongruità delle opere con il fragile equilibrio naturalistico che caratterizza il Monte Stella quello di una Guardia Ecologica Volontaria e di un delegato sindacale del Comune di Milano, di un cittadino che ha eseguito delle fotocopie di alcune planimetrie esposte al Municipio 8, di diversi esponenti dei comitati di quartiere tra qui QT8 e Proteggiamoilmonte Stella, oltre a 2  consiglieri di minoranza del Municipio 8 (tra cui Alberto Arosio) e di Luigi Santambrogio (Osservatorio Monte Stella). E' emerso che il Ministro dei Beni Culturali ha recentemente avviato l'iter di apposizione di vincolo monumentale diretto all'intero quartiere QT8, riconoscendo il pregio urbanistico dell'opera del maestro Bottoni. 

Getti di calcestruzzo

L'assemblea, decisa a difendere la natura, ha deciso le seguenti azioni a difesa del Parco del Monte Stella:
1. Attivazione di un gruppo di WatsApp, tra gli abituali frequentatori del Parco che fungeranno da sentinelle, pronto a intervenire al primo apparire di ruspe e mezzi di scavo (chi volesse aggiungersi è pregato di rispondere a questa mail).
2. Invio di una diffida allo svolgimento delle le opere con tutte le eccezioni tecniche e procedimentali del progetto, prima a firma Cittadini a difesa del Monte Stella, e poi legale.
3. Informare la cittadinanza, i consiglieri, le associazioni ambientaliste, la stampa  attraverso tutti i mezzi a disposizione per arrivare all'indizione di una Assemblea Cittadina dopo le festività.
4. Spostamento e maggiore valorizzazione del Giardino dei Giusti in una delle tante aree esterne ai parchi pubblici oggetto di riqualificazione urbanistica da parte del Comune di Milano (Scalo Farini, Quartiere Adriano, Porta Vittoria, Rogoredo, Santa Giulia, Area Expo), con la creazione di uno spazio dedicato che la spesa prevista (1,1 milioni di euro in parte a carico del Comune di Milano)  permetterebbe ampiamente.
Cittadini a Difesa del Monte Stella
difendilmontestella@gmail.com



Un fluido, l’Amore
di Lidia Sella

Antonio Canova "Amore e Psiche"

La passione amorosa è energia vitale. Forse perciò funziona come un’onda. Il desiderio cresce. E poi si ritira. Una sorta di luna ormonale provoca l’alta marea dei sensi, allaga la psiche, dilaga in ogni fibra, dilata vasi sanguigni e organi sessuali. E, mentre culla i corpi nella comunione dell’estasi, e svela ai mortali l’eternità dell’attimo, ci sommerge nella sua spuma di gioia, e piacere. Con il segreto intento di depositare, sui fecondi fondali della donna, il sacro seme dell’essere. Dopodiché l’istinto a fondersi, e riprodursi, viene calamitato di nuovo dal grande Oceano del Nulla.
Sulla battigia delle nostre coscienze, mestamente avviate a tornare monadi, talvolta restano allora desolazione e sofferenza, simili a ossi di seppia risputati dal mare.
La perenne metamorfosi che investe il rapporto di coppia evoca il ciclo dell’acqua. Idrogeno e ossigeno si legano a formare molteplici realtà: ruscello, nuvole, pioggia, neve, ghiacci e, ancora, l’immensa distesa equorea. Lungo il suo iter di trasformazione, così l’innamoramento talvolta si incaglia sulle secche dell’odio, affonda nelle sabbie mobili del disprezzo, si cristallizza nei crepacci della rimozione. Oppure approda alle bianche spiagge del ricordo. O accende fari di nostalgia, a illuminare un possibile ritorno.
Il mito è specchio della realtà. Zeus, per irretire le sue amanti, si presentava in veste di stallone, cigno, toro bianco... Altrettanto proteiformi le emozioni romantiche. Si mostrano sotto sembianze in ogni istante diverse. A seconda delle circostanze, sembrano anzi assumere addirittura una sostanza differente. E, nel piegarsi al loro destino di cambiamento, ci plasmano dall’interno. Quando infine ci hanno trasfigurati, come pretendere di essere uguali a prima, e provare le medesime pulsioni, se al fuoco dell’esistenza bastano pochi istanti per ridurre in cenere le più luminose illusioni?
I singoli elementi che rappresentano le imprevedibili maschere e sfaccettature dell’Amore si mescolano, fluttuano, svaporano. In una folle, mistica, sadica danza. La sequenza è circolare. Attrazione, intimità, sintonia. Cui seguono tradimento, gelosia, abbandono. Subentrano, in ultimo, solitudine, depressione, rimpianto. O si annunciano tsunami di delusione, rancore, vendetta. Fino al viaggio successivo. Ti accosti al tuo compagno. E te ne separi. Nell’arco di ore, giorni, mesi, anni. In maniera provvisoria o definitiva. Nell’ambito di intese profonde o di incontri superficiali. Che importa? Il percorso tenderà a replicarsi con dinamiche e modalità analoghe. Nel gorgo dell’irrazionale, la logica non ha diritto di asilo, e il valore dell’esperienza si rivela quasi nullo.
Per chi viceversa ambisca a una maggior stabilità, il segreto è collocarsi in una corretta prospettiva spazio-temporale. Le parole sono sagge. Consideriamo l’etimo di desiderio. Sublime contemplare una stella. Ma nessuna salvezza, se ti avvicini troppo. Mantenersi alla giusta distanza contribuisce a scongiurare il rischio di precipitare nell’orbita dell’altro. E aiuta a non collassare su noi stessi. Sciocco tuttavia illudersi di costruire legami solidi e di poter governare le relazioni sentimentali. Soggiogati dal dio Eros, siamo agiti da una forza che non dominiamo. Possiamo al massimo tentare di resistere alla corrente della seduzione, che vorrebbe trascinarci altrove.
Unioni felici o sfortunate. Qual è la differenza? Presto o tardi, tutto muta, declina, si scioglie. Qualunque spinta si esaurisce.
Meglio muoversi dunque al ritmo della vita, assecondarne i capricci, accoglierne i verdetti, per quanto amari. Senza ostinarsi a inseguire chimere. Di rado siamo davvero noi a scegliere. Riannodare un rapporto sfilacciato di solito si dimostra impresa vana. Purtroppo anche Amore soccombe alla Morte. Non a caso, Euridice rimane nell’Ade. Nella migliore delle ipotesi, gli atomi del dolore diventeranno concime per l’arte, musica dalla lira di Orfeo, linfa ad alimentare l’albero della fantasia, vento nelle vele del vascello che finalmente ci condurrà lontano da questa maledetta bonaccia.

NICOLINO LONGO
Tre poesie inedite 


SULLA MIA LAPIDE

Fu per tutta una vita che la morte
mi rincorse.

Tante volte
rischiai anche     
di esserne raggiunto.                                                                                                                                                                                                                                                       Alla fine la fregai
nascondendomi  
In questa tomba.


HO VISTO GUARDANDO

Ho visto bambini saltare
-su mine antiuomo-
in aria
fino a congiungersi con Dio.

Uomini farsi
il segno della croce
e restarvi inchiodati.

(Altri
con una gamba a tracolla
l’altra sotto il braccio
recarsi a gare podistiche).

Vento foglie sollevare
con alberi
ad esse attaccati.

Ma anche donne
senza gambe né braccia
Inginocchiate
ed a mani giunte pregare.


DICOTOMIA

Per quanto se ne sappia
è sempre il gatto
a rincorrere il topo.

Ma
qualora ciò avvenisse
in circolarità di movimento

potrebbe anche sembrare
essere il topo
a rincorrere il gatto.   

AMERICA
Con questo primo post “Odissea” inaugura una nuova rubrica domenicale attraverso un dialogo a più voci (nonno, zio e nipote) che si svolgerà su due continenti, quello americano (dove studia Ilaria) e quello europeo (dove vivono Vito e Adamo già collaboratori di Odissea).


Adamo Calabrese
"Ritratto" 2018

Post Zer0:
CHRISTMAS TREE
di Ilaria***

È un sabato mattina come tutti gli altri. La pioggia scorre sulla mia finestra e la luce filtra dalla veneziana. Provo a richiudere gli occhi, ma ormai la mia mente ha preso a funzionare e non c’è più alcuna possibilità di tornare a dormire. Mi alzo e mi preparo la mia colazione, aspetto che anche tutto il resto della mia famiglia si svegli per scoprire quale sarà il programma per questa giornata uggiosa. Un’ora e mezza dopo siamo in macchina con le canzoni di natale che fanno da sfondo per il nostro trip alla ricerca del perfetto albero di natale. Giacca pesante, maglione di lana, calzettoni accompagnati da stivali e guanti; tutti felici e canterini ci avviamo sui monti. In 45 minuti arriviamo in un bosco, il suolo è coperto dalla neve e il cielo dalle cime dei pini. Tutto sembra così fiabesco. Ci incamminiamo in fila indiana e con le nostre accette in mano; i nostri passi sono accompagnati dai ritornelli delle canzoni natalizie e dai racconti sui personaggi tipici natalizi. Sorridiamo, ridiamo e continuiamo a guardarci intorno per trovare il nostro albero. Sento un urlo che proviene da dietro di me. Mi giro di scatto e vedo Mom correre in modo impacciato verso un albero enorme. “10 feet tall, that’s huge, is actually love this one!”(alto 3 metri, è enorme, mi piace questo). Scopiamo tutti a ridere per questa uscita di scena; ci avviciniamo all’albero ed effettivamente è davvero spettacolare. Ha un colore stupendo, verde acceso, e profuma.
Non ho mai avuto un albero di Natale vero, a Milano non si usa, ma qui in Oregon è un’abitudine e sono emozionatissima per questa nuova esperienza.
Decidiamo che è il nostro albero e iniziamo a lavorare con le nostre accette per tagliare il tronco. Lavoriamo a turno, è faticoso e le braccia iniziano a fare male dopo poco. Alzo ripetutamente l’accetta e a lascio cadere nella fessura già creata. Mia sorella finisce di tagliare il tronco, e per la felicità lanciamo un grido al cielo. Avvolgiamo l’albero in un lenzuolo e lo carichiamo sopra il tetto della macchina.
Torniamo a casa e finiamo questa durissima ma bellissima avventura. Scarichiamo l’albero dalla macchina e con seghetto rendiamo lineare la fine del tronco.
Le goccioline di sudore e la pioggia bagnano la nostra fronte, ma nulla ci ferma dal finire il nostro lavoro. Laviamo per bene l’albero e togliamo tutti i rametti rovinati. È  arrivato il momento di portarlo in casa. Siamo tutti emozionati, specialmente io e Morgan, la mia sorella maggiore. Lo spostiamo nuovamente sul lenzuolo, contiamo tutti e cinque insieme. Con uno sforzo lo alziamo e lo portiamo fino alla porta.
Il problema più grande è far passare un albero così grande da una porta così insolitamente piccola. Iniziamo a spingerlo dalla punta e a tirare dal tronco. Piano piano lo facciamo scivolare. Dopo una decina di manovre abbiamo l’albero in casa e posizionato nel suo piedistallo. È davvero grandissimo, tocca a malapena il soffitto. In casa c’è profumo di pino. Alla fine della giornata ci sediamo sul divano con un tè e una cioccolata calda a goderci un bel film di Natale e ammirare il nostro bellissimo albero, mi sembra ancora un sogno...non posso credere a tutta questa bellissima magia. Buon Natale a tutti i lettori! Ilaria.
         

sabato 22 dicembre 2018

Volevo credere alle fiabe
Ilaria Guidantoni

Ilaria Guidantoni
(Foto: Rino Bianchi)

“Non leggevo mai scrittrici donne, poi un giorno sono stata ‘ingannata’… finché, ironia della sorte, non sono diventata io una scrittrice, donna che parla di donne… ma solo agli uomini. Mi è rimasto questo vezzo”. Così gli dissi mentre lasciai scendere il tè fumante nella tazza.
Non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso e facevo finta così di ostentare sicurezza, come una donna di mondo può fare, incurante del fascino maschile, troppo abituata ad essere corteggiata e desiderata. Speravo non si accorgesse della mia emozione.
“Chi può mai aver ingannato una donna come te?”
“Come sono… cos’è una donna come me?” Gli risposi infastidita. Lo ero davvero. Mi sembrava una domanda retorica ammiccante, un po’ scontata a dire il vero.
“L’autore che ho deciso di tradurre, Karim Majid era in realtà una donna che aveva deciso di pubblicare il suo libro sotto mentite spoglie perché nel suo paese non le sarebbe stato permesso altrimenti; tanto meno il soggetto che aveva scelto. Dopo una prima delusione, cocente, quello scrittore affascinante in realtà non era che il marito della vera autrice, nonché il suo editore che si era innamorato di lei leggendola - solo ora capisco perché - mi si è aperto un altro mondo. All’inizio c’è stata molta rabbia. Mi era sembrato avesse con me un’intesa particolare, una vera sintonia e ci siamo anche visti un paio di volte.”
“Ti ha ingannata o ti eri illusa disegnando una storia che era solo nella tua testa?”
 “Non posso dire che sia stato scorretto, forse era solo il suo modo per attirare l’attenzione della stampa estera sul libro della moglie. Io ero convinta di intervistare un nuovo talento.”
“Il talento in effetti c’era o no?”
“A maggior ragione quando ho conosciuto la storia di Nedjma… ma nella mia testa mi ero costruita un personaggio e ora Il sapore della terra straniera aveva tutto un altro gusto. Era quello di stare in un territorio sessualmente altro: la terra straniera dell’autrice era il proprio villaggio nei panni di un uomo. E anch’io stavo affrontando un nuovo viaggio, mio malgrado.”
“Magari più affascinante del previsto…”
“Ci ho messo un po’ per digerire il cambio d’itinerario. Davvero è stato come dover cambiare sesso in qualche modo.”



Ride. “Tu hai dovuto cambiare sesso?”
“No. È che sono stata spinta a guardare il mondo attraverso i pantaloni indossati da una donna ed è successo qualcosa che non immaginavo.”
“Così sconcertante? Non capisco che cosa ti turbi tanto? La storia della protagonista o la tua reazione, il fatto che sei stata affascinata da una sensibilità pensando che fosse un uomo e invece…?”
“Un po’ tutte e due le cose…”, risposi mentendo.
“Ma certamente più la prima cosa” continuai come per correggermi e sentii quanto ero goffa nel pronunciare quella parola, così banale, inappropriata, “cosa”.
“Non ne vuoi parlare?”
“La forza e la capacità al femminile sono state per me una rivelazione inaspettata. Scoprivo che le donne sono concrete, pratiche, dotate di coraggio, incuranti quando credono in qualcosa dell’opinione degli altri e pronte a rischiare sapendo di poter perdere tutto per non rinunciare all’emozione. Tutte qualità che pensavo fossero maschili. Forse di uomini inesistenti e idealizzati. Stai pensando che sono idiota…”
“No, sto pensando che devi essere una persona capace di innamorarti profondamente, che credi ancora alle fiabe.”
“Purtroppo non più. Peccato. Per certi versi non avrei mai voluto scoprire la verità. Avrei preferito continuare a credere che quelle pagine uscissero dalla penna di Karim, una persona in carne ossa, non un personaggio, un uomo del quale innamorarsi per davvero…”
“E invece ti sei accorta di essere stata affascinata da una donna.”
“Ed è davvero in gamba Nejma, visto che è riuscita a far innamorare Karim, che si è dimostrato coraggioso, che ha sfidato le convenzioni trattando un argomento scabroso e scomodo in quel momento, in quel contesto. Karim si è messo in disparte poi lasciando all’autrice il successo… comunque non so perché ma ormai riesco a leggere solo voci femminili.”
“E fai bene visto che il tuo Karim non era che un coureur des jupes, troppo narcisista per amare e, al di là della sua cultura impegnata sbandierata, meno in gamba di quanto tu possa credere. Certo acuto…ha fiutato il successo e ha suggerito l’idea del camouflage. Sposarla è stato un affare ma ha continuato a tradirla con donne che potevano offrirgli opportunità tutt’altro che impegnate. Così ha tentato con te… Certo tu non eri il genere avventura ma riservavi per lui altre sorprese, anche quella inaspettata dell’onestà. Così è stato costretto a mettersi a nudo, pensando di far colpo ma non è bastato.”
“Questo è il tuo nuovo romanzo.”
“No è la realtà. Lo conosco molto bene.”
Ho improvvisamente freddo e non riesco a dissimulare il mio imbarazzo e la mia nuova sconfitta. Verso ancora del tè questa volta per me.
Jean-Philippe mi sfiora i capelli, quasi distrattamente, con un misto di tenerezza e di complicità: “Karim comunque mi ha fatto un regalo. C’è nel fondo di ognuno qualcosa di buono, in questo caso suo malgrado. Sono qui per i tuoi occhi e sarà la prima volta che leggerò una donna.”
Guardo fuori le luci del Natale, sommersa dalla nostalgia dell’infanzia: vorrei credere ancora a Babbo Natale.

[Racconto riscritto per i lettori di “Odissea”, dall’originale pubblicato nella raccolta Come i miei occhi da un incipit di Gabriella Genisi, ed. L’Erudita]

FIRENZE
Premi
La Giuria del Premio Firenze-Europa
ha assegnato il Fiorino d’argento allo scrittore
e collaboratore del nostro giornale Mario Sodi,
per il romanzo “Lo zonista”.

Il momento della consegna del premio


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