IN RICORDO DI PLINIO PERILLI
di Giorgio Bolla

Plinio Perilli
La scomparsa del poeta romano.
La vita è buffa, sì molto. Io
credo che cominciare da un luogo sia obbligatorio, dovuto. Plinio Perilli ha
iniziato a Roma. Nasce nella capitale nel 1955. Con lentezza sicura ha
esplorato l’anima della sua città, consapevole. Piano, ha capito che là doveva
essere. Doveva guardare. Figlio di una famiglia importante, non ne ha
approfittato. Ha presto capito quale era la sua strada, il luogo dove doveva
essere. In Otto Secoli di Poesia Italiana (Newton-1993), sotto l’egida
di Giacinto Spagnoletti, raccoglie e ordina la lingua poetica più difforme
nella formulazione e negli esiti che è quella della nostra penisola. E poi
quella cosa meravigliosa della Storia dell’Arte Italiana in Poesia (Sansoni-1995),
dove Plinio Perilli vince, demolisce l’idea che ci possano essere steccati fra
le diverse forme artistiche, fra distinte espressioni estetiche.
Per Perilli la Poesia era una
sola esclusiva entità: scriverla o poterla interpretare era la stessa cosa. Ho
sempre pensato che il miglior critico di poesia debba essere un poeta. Solo lui
sa guardare in faccia la Dea. Può parlarle. Plinio ha eseguito. Ma il suo impegno
di raffinato, coltissimo e consapevole poeta, non poteva abdicare:
L’aquila, sorvolandosi
Perfino i duri merli di pietra
lassù, in alto,
di colpo si spostarono – la
nostra nobile Storia
inclinata nella sua immensa,
tagliente diagonale
fatta di secoli e montagne,
castelli, anime e rupi:
sbilanciata, la geometria celeste
che tiene in piedi
il peso astrale e ci lievita
affranta oltre lo sguardo...
(“Edizioni d’Arte e Laboratorio
Creativo Musidora”
di Nina Maroccolo-2011)
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| Plinio Perilli |

Perilli e Bolla a Casetta Parise
Nelle raccolte Ragazze
Italiane (Sansoni-1990), L’amore visto dall’alto (Amadeus-1996), Melodie
della terra (Crocetti-1998) e poi Gli amanti in volo (Pagine-2014) e
infine Museo dell’Uomo (Zona-2020) – ma tanto altro ancora – in Lui
rimane sempre presente questa ricerca del Senso. Il Senso che si affaccia alla
vita e che domanda spiegazioni agli umani. Tante volte questo Senso non lo
troviamo, o forse solo gli Eletti. Ma c’è quella Speranza, la Virtù Teologale.
E Plinio ci credeva, io lo so. Sempre con la vita in faccia e la ricerca di una
bellezza cosmica, lo sciogliersi della Parola, la meraviglia davanti ad
un’opera di Pontormo...
A volte decidiamo di dare una
definizione alla bellezza, ma sconfiniamo. Bellezza giustizia, bellezza
dolcezza, bellezza onestà, bellezza bontà. È tutto vero. Un poeta ci arriva
vicino e guarda. Il suo modo particolarissimo di incontrarmi, con il primo
bacio sulla guancia sinistra e il secondo vicino alle labbra, a destra. La sua
necessità quasi ossessiva di distacco attraverso la bellezza. Quando successe
fui il primo a sentirlo: Nina, il suo grande amore, era appena morta. E Lui
rispose alla mia chiamata, io del tutto inconsapevole. Parlava con la lucidità
che solo il poeta può affermare: “È morta Nina”. Era bello, e facile, renderlo felice.
Da poeta totale quale era ricavava gioia nell’immergersi nella bellezza anche
la più semplice e naturale, come accarezzare un gatto o arrivare in cima ad un
ponte di Venezia col fiatone e fermarsi a guardare, contento. Eppure quando ero
con Lui capivo come il destino dell’uomo è fragile. La nostra sola nobiltà è
questa consapevolezza, che non può essere però una resa. Ricordo quando
parlavamo dei Tragici Greci, di Shakespeare e ancora. Ma parlando di Pier Paolo
Pasolini si accendeva qualcosa in Lui: “Sai Giorgio, io l’ho conosciuto”.
Guardare in faccia il dolore del mondo, pochi riescono. Io credo che Plinio ci
riuscisse.
Chiunque rimaneva attonito
davanti alla sua straordinaria cultura, che trasmetteva sempre con assoluta
delicatezza, mai prevaricando l’interlocutore.
L’anno scorso (2025) - l’ultima
volta nella quale ho avuto il privilegio e la grazia di averlo con me per
presentare un mio libro - nella casetta sulla Piave dove Goffredo (Parise)
scrisse i Sillabari, ancora una volta lo vidi felice. Di quella felicità
primigenia, come i bambini hanno. Sentiva l’onore “poetico” di essere lì.
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| Perilli e Bolla a Casetta Parise |
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| Perilli fotograto da Bolla a Venezia |
A Venezia mi emozionò quando nel 2022, reduci da una presentazione all’Ateneo Veneto, mi disse: “Giorgio, fammi una foto qui”. Con quella sua delicatezza ed eleganza esclusive, elitarie. Sempre accanto alla sua straordinaria cultura. Il pomeriggio della foto la luce era piena, altera, padrona. In quella stessa città a parte dove il montare della tempesta è subitaneo, immotivato, ineludibile. Lui sapeva anche questo. Ora, adesso, vivo questo momento quasi fosse stato una premonizione. E con l’ultima Prefazione che Lui ha scritto, scritta per il mio libro di poesia Dove sei che è la storia lirica del mio amore felino che se ne era andato via un anno prima, pubblicato nell’Aprile 2026 con Book Editore di Massimo Scrignoli - suo fraterno sodale -, Plinio ancora una volta mi dimostrò che aveva capito tutto: Un metasogno che miagola luce! (La creaturalità, come dono e gesto del Divino...) (dalla Prefazione a Dove Sei). Ieri, 31 Maggio 2026, in Soglie (“Lettura” del Corriere della Sera) di Franco Manzoni - anche Lui caro nostro amico poeta - usciva la Recensione a Dove Sei, con la citazione della sua ultima splendida Prefazione. Gli ho telefonato ma non mi ha risposto. Non poteva. Era andato nell’altrove il giorno prima, 30 Maggio 2026. Ora anche Tu, Plinio, sei voluto andartene. Magari ti sei stancato di vedere la bellezza perdente, in questi nostri luoghi di smarrimento. Ma invidio sempre quella tua Speranza che in maniera profondamente cristiana affermavi, non ti stancavi mai di farlo. Ti sono grato anche di questo. E ti amo, come Ange, come tutti i poeti che ti hanno voluto bene. Chissà cosa starà pensando Roma, la città tanto amata e vissuta: “Cosa ci ha combinato questo Plinio Perilli”. Dentro un turbine di bellezza e di onestà.

Un ritratto di Bolla
(...) approda, vola e
sorvola, miagola, guarda e tace
L’anima dell’Amore: soavemente
sale,
s’innalza e trascorre la luce.
(dalla Prefazione a Dove Sei)
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| Un ritratto di Bolla |


