IPAZIA
di Chicca Morone

Julius Kronberg Hypattia 1889
Una donna geniale vittima del fanatismo.
Lunedì di Quaresima del 415: viene assassinata Ipazia, matematica,
astronoma, filosofa neoplatonica, insegnante autorevole ed estremamente
rispettata, amata da cristiani e pagani, ma evidentemente odiata da qualcuno. Un
qualcuno di genere maschile, roso dall’invidia verso una donna che si permetteva
di parlare in pubblico ed era a capo della scuola neoplatonica di Alessandria:
il vescovo Cirillo, capo di quella Chiesa che aveva iniziato a trasformarsi da
perseguitata a persecutrice e non solo del paganesimo, ma anche dell’ebraismo. Il
pensiero vescovile era che una donna, la più importante intellettuale della
città, punto di riferimento non solo per i suoi studenti, ma anche per le
autorità politiche e religiose, doveva stare al suo posto, altrimenti essere
eliminata. La giovane Ipazia era un vero problema perché, non esente da influenze
teosofiche e occultistiche apprese da filosofie e religioni egizie nonché
assiro-babilonesi, era “qualcosa” di impensabile per chi - legittimato
dall’editto di Tessalonica (380D. C.) - si giudicava depositario della vera
religione.
La cultura di Ipazia era arrivata a
un tale grado di perfezione da non avere paragone con tutti i filosofi del suo
tempo, tanto da succedere nella scuola platonica ed essere disponibile per
chiunque desiderasse spiegazioni su tutte le scienze filosofiche. Ne era
testimone Socrate Scolastico, teologo suo contemporaneo.
Ci si chiede come abbia potuto accadere
un tale efferato assassinio, dato il suo carisma enorme, riconosciuto ovunque:
da ogni parte del mondo giungevano allievi desiderosi di apprendere i principi
non solo filosofici, ma anche astronomici, matematici e di ogni scibile umano. Persino
Sinesio, filosofo, poeta e oratore, futuro vescovo di Tolemaide, era giunto da
Cirene per conoscere questa donna incredibile.
Tra i suoi ammiratori il prefetto
romano Oreste, spesso alla ricerca del suo consiglio nelle questioni di
carattere pubblico, aveva cercato di mettere in guardia Ipazia essendo stato
lui stesso aggredito pubblicamente.
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| Julius Kronberg Hypattia 1889 |

Jules Gaspard Ipazia 1908
Forse, osservando la situazione nella
Alessandria dell’appena iniziato Quinto secolo, potremmo avere una spiegazione
e soprattutto un monito per questo nostro secolo agli albori. L’Impero è in declino
e Alessandria in disfacimento: mille sono le cause, non ultima la crisi di
identità con problemi interni tra cristiani legati alla tradizione e gli
innovatori, come anche tra i pagani filosofi e i tradizionalisti. Il tessuto
sociale è lacerato, i punti di riferimento della politica imperiale, svaniti;
gli dei dello Stato se ne sono andati e sono rimasti pochi richiami alla
grandezza del passato. In questo vuoto di un potere forte,
Ipazia si trova a rivestire anche un ruolo politico, protagonista del momento
più infuocato degli scontri interreligiosi tra le varie comunità di
Alessandria, decisamente cruenti all’inizio del Quattrocento. La scintilla è la trasformazione del
tempio di Dioniso in chiesa cristiana, quando emergono i resti di un tempio
segreto dedicato al culto di Mitra. Alcuni teschi lì ritrovati danno modo
di accusare i pagani di sacrifici umani e al vescovo Teofilo di indire una
processione antipagana: ovvia la reazione con inizio di guerra civile. L’imperatore
Teodosio II, filo cristiano, interviene su consiglio della sorella: ma nel chiedere
al vescovo di perdonare le offese pagane, gli concede di poter distruggere il
tempio e la famosa biblioteca.
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| Jules Gaspard Ipazia 1908 |



