UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 13 giugno 2021

QUANDO LA CURA È PEGGIO DELLA MALATTIA…
di Barbara Balzaretti

Residenza "I Glicini"

Stamattina finalmente sono riuscita ad andare a trovare mio papà, Luigi Balzaretti, ricoverato nella RSA “I Glicini” di Bra (Cuneo) a seguito di uno scompenso metabolico avvenuto a inizio aprile 2021. Le sue condizioni cliniche non gli consentono ancora la dimissione al domicilio. È infatti necessario stabilizzarlo per un paio di mesi e, fortunatamente, la normativa ha predisposto - a pagamento - un numero di posti letto “medicalizzati” all’interno delle Residenze Socio Assistenziali. Mia sorella e io avevamo appuntamento alle 10.30, munite entrambe di mascherina Fp2, come ci era stato indicato.
La Direttrice è stata molto cortese e gentile, ci ha rilevato la temperatura e compilato il questionario/autocertificazione; poi ci ha chiesto se eravamo vaccinate e, a seguito della nostra risposta negativa, ci ha informate che potevamo parlare con nostro padre attraverso uno sportello attrezzato dotato di microfono.
Nostro padre è già vaccinato, ha ricevuto la seconda dose a inizio aprile.
Lo avrebbero portato loro allo sportello con la carrozzina.
E così noi abbiamo fatto. Abbiamo chiacchierato con lui attraverso lo sportello, tutti con mascherina, come previsto dalla normativa vigente.
Era molto contento di vederci e ha cambiato quasi subito colore in faccia.
Voleva lo portassimo fuori nel parco: c’era un bel sole, ma non è stato possibile perché io e mia sorella non siamo vaccinate.
Uscendo dalla struttura, il mio fegato ha cominciato a richiamare la mia “attenzione”. Perché non potevamo stare con lui nel parco?
Avevamo la mascherina, lui è vaccinato quindi “super protetto”, le distanze di sicurezza potevano essere addirittura di 2/3 metri, non c’erano altri pazienti fuori… Mia sorella e io possiamo andare a cena fuori, andare al mare, in montagna, ma non possiamo stare con nostro padre fuori nel parco, con la mascherina, con lui vaccinato, con la distanza di sicurezza mantenuta. E questo perché? Mi piacerebbe ricevere una risposta.


"I Glicini"

Se fosse possibile, mi piacerebbe ricevere una risposta scientifica perché probabilmente non ho compreso bene questo virus e la sua modalità di trasmissione. E se non ho compreso bene, forse qualcuno mi può aiutare, qualcuno che “sa”, che “conosce”. “Io so di non sapere” quindi posso rivolgermi solo allo Stato, a chi ci governa. Lo Stato ci indica le regole e noi le rispettiamo, credo funzioni così. Insisto, e se io non ho compreso bene, forse qualcun altro non ha compreso bene questo virus e la sua modalità di trasmissione. Il mio fegato continua a dare dei segnali e mi sovviene alla mente il mito di Prometeo. Prometeo ruba il fuoco agli Dei per donarlo agli uomini e il Fuoco rappresenta la conoscenza. Ruba il fuoco, non per tenerlo per sé, ma per donarlo agli uomini, a tutti gli uomini. Ruba il fuoco e disobbedisce alle leggi di Zeus. Prometeo quindi è un ribelle? È un fuorilegge? Rubare e disobbedire.
Prometeo sa che probabilmente sarà punito.
E Zeus, infatti, si infuria e lo punisce in modo brutale: Prometeo viene incatenato alla cima di una montagna e un’aquila viene ogni giorno a mangiargli il fegato… ah il fegato. E poi ogni notte il fegato si rigenera e il giorno dopo l’aquila ritorna per mangiarglielo nuovamente.
Ma perché Prometeo ruba quel fuoco? Cosa lo spinge?
E soprattutto perché Zeus si infuria tanto?
Zeus forse si adira perché il Fuoco è degli Dei e ora lui è costretto a dividere un pezzo di podio con semplici uomini…
Forse, se Zeus avesse dato delle buone risposte a Prometeo lui non si sarebbe ribellato…
Nel mito comunque alla fine Prometeo viene liberato.
Queste parole non saranno utili a portare mio padre nel parco; queste parole molto probabilmente saranno la voce di Cassandra che rimane inascoltata, ma rimango fiduciosa, in attesa di risposte che tranquillizzino il “fegato” degli uomini compreso il mio.

 

PANDEMIA



“Il Governo ha rotto l’isolamento.
Sarà il popolo a pagarne i cocci”.
Nicolino Longo

*
DUBBIO AMLETICO



Se uno ha fatto il Pfizer
può fare l’amore con una che ha
fatto Astrazeneca?
Il Petragallensis


UNIFORMITÀ



Nella uniformità ognuno, anche se cerca,
non trova nemmeno un quadrifoglio.
Laura Margherita Volante

IN DIFESA DI FIRENZE



Il contributo di Piero Gensini e Oliva Rucellai
 
Parlare della Costa San Giorgio mi fa tornare addietro di molti anni, rivedere la mia infanzia e la prima gioventù, questo perché sono nato in via Belvedere come del resto tutti i miei antenati fin dall’Ottocento. Lontani ricordi ma indelebili. Ricordo i soldati a cavallo che salivano da San Niccolò su per Via Belvedere verso il Forte con un enorme polverone (la via era sterrata), il percorrere per mano a mio padre la stupenda Via S. Leonardo sfiorando lo studio Rosai, nel silenzio più assoluto accompagnati dal rumore della natura e dei nostri passi su quelle pietre che erano un romantico segnale identitario della mia città.
Spesso mio padre mi portava alla Costa San Giorgio, dove in angolo con Costa Scarpuccia, aveva un suo grande amico, il barbiere proprio di fronte alla caserma di Sanità; lì c'era un terrazzino dove teneva delle sedie per gli amici. Oppure mi portava verso Piazza S. Felicita e al ponte Vecchio e ricordo chiaramente le macerie di Borgo S. Iacopo e di Via de’ Bardi fatte saltare dai Tedeschi.
Mio padre mi raccontava delle storie di quel quartiere e della bella gente (anche se povera) che ci abitava, della solidarietà che vi regnava.
Era gente molto dignitosa, schietta e coraggiosa, mio nonno gli aveva raccontato che dalla Costa San Giorgio erano partiti volontari 5 o 6 Garibaldini. Per me è importante che la città mantenga la sua identità che la rende viva e unica, con i suoi abitanti, con le sue strade lastricate, con i suoi silenziosi vicoli, con le sue imponenti architetture, con le sue opere d'arte nel museo all'aperto. Questa città è stata pensata da grandi personaggi illuminati, col lavoro di illustri artisti e architetti e dalle virtuose mani dei suoi artigiani.
Conservare, recuperare è avere grande rispetto per il patrimonio che abbiamo ereditato e che è nostro dovere primario tramandarlo alle nuove generazioni.
Monito esemplare è stato dato da Anna Maria de’ Medici con “Il patto di famiglia” del 1737 che volle lasciare, lottando e difendendo con tenacia, l'enorme patrimonio artistico/architettonico ai cittadini di Firenze, sancendo la sua fruibilità.
Piero Gensini
scultore


 
 
Vorrei portare una testimonianza personale, da cittadina, al di là delle mie competenze di storica dell’arte. Sono di origine fiorentina, ma nata e cresciuta a Milano. Una volta trasferita a Firenze, ai tempi dell’Università quello che allora come oggi più mi ha colpito e conquistato di questa città è stata proprio Costa San Giorgio, ovvero una libertà che a me, milanese, abituata a una città dove la campagna non si vede, pareva meravigliosa.
La libertà di passare in dieci minuti a piedi dal centro più antico della città, dal Ponte Vecchio, affollato e rumoroso, a una dimensione di vera campagna, al silenzio, al verde, all’aria delle colline.
E il passaggio che consentiva a chiunque questo cambio, quasi magico, di dimensione - dalla città alla campagna - senza mezzi di trasporto, era ed è proprio Costa San Giorgio. Per questo chiedo a chi ha il potere di decidere di riconsiderare e dedicare doppia e tripla attenzione a questo progetto, per non sciupare qualcosa che ha solo Firenze, che la rende unica e a misura d’uomo come nessun’altra città. Sono consapevole di quanto sia difficile trovare una nuova destinazione a un complesso storico come questo. Ma credo che si possa almeno cercare un’alternativa, che consenta la tutela e la sostenibilità senza necessariamente imbalsamare tutto. Cerchiamo un equilibrio vero tra i valori culturali e paesaggistici e le esigenze economiche, ma non cediamo alla soluzione più facile.
Oliva Rucellai
storica dell’arte

PASSEGGIATA IN COLLINA



L’Oltrarno non lascia la presa: i custodi della collina
di nuovo in azione.
 
Terza tappa pubblica del “Laboratorio Belvedere” mercoledì prossimo mattina, 16 giugno: una passeggiata guidata gratuita, lenta e allegra, lungo il crinale di Forte Belvedere e giù per Costa San Giorgio fino a Ponte Vecchio.
Dopo l’audizione del 16 aprile in Commissione Territorio e Ambiente del Quartiere 1, dopo la Maratona oratoria civile
 sotto Palazzo Vecchio il 28 maggio, una nuova occasione di maturazione di coscienza civile.

 

sabato 12 giugno 2021

CHE PAZZO MONDO!
di Paolo Vincenti

 
In Provincia di Verona, Santa Maria di Zevio, due ragazzini minorenni per divertirsi danno fuoco ad un clochard che viveva dentro la sua macchina. Ahmed Fdil, 64 anni, di origini marocchine, muore così carbonizzato e i due ragazzini, stanati dalle forze dell’ordine, si giustificano dicendo che volevano solo divertirsi.
In una cittadina in provincia di Forlì, Meldola, un anziano genitore ammazza la figlia disabile e poi si spara. Con lucida determinazione, l’uomo ha trascinato in garage la figlia, 44 anni, cerebrolesa dalla nascita, e l’ha freddata con un colpo alla testa. Dopo, si è fatto fuori. Forse alle origini del tragico gesto l’insofferenza del padre, dopo una vita di sacrifici e, si ipotizza, il fatto di non riuscire più a sostenere i costi dell’assistenza della figlia; o forse la terribile solitudine di chi si sente abbandonato dallo Stato, persino in regioni, come l’Emilia Romagna, dove la Sanità viene considerata virtuosa. A Firenze, una bambina di soli quindici mesi viene presa a calci e pugni dal padre, un balordo albanese, tornato a casa ubriaco. Alla bimba, ricoverata presso l’Ospedale Meyer, sono state trovate due costole rotte e una grave lesione al timpano.
Sono all’ordine del giorno, ormai da tanto, scene di genitori che picchiano gli insegnanti rei di aver redarguito i figli o di aver messo un brutto voto o una nota. Nemmeno lontanamente li sfiora il sospetto che le cause della pessima riuscita dei figli siano attribuibili alla loro mancanza di educazione, perché ciò porterebbe i genitori a mettere sé stessi in discussione e questo è un ostacolo da rimuovere nel cammino della più sconsiderata, criminogena e barbara crescita dei loro figli debosciati. Genitori smidollati che si presentano a scuola negli orari più disparati, chiedono con prepotenza di poter incontrare il docente e gli assestano un gancio o lo riempiono di botte, lasciandolo agonizzante sul pavimento della sala professori. Genitori che si azzuffano alle partite di calcio dei ragazzini o pestano l’allenatore perché non fa giocare il figlio o preferisce un altro al loro rampollo. Genitori che scaricano sui figli le proprie ansie, che proiettano su di loro le proprie ambizioni, aspirazioni mancate, rendendo ancora più fragile il già precario equilibrio dei piccoli bulli. Che pazzo mondo!

DIVERSITÀ



La diversità non è un crimine,
criminale è chi le fa violenza.
Laura Margherita Volante

RITORNO AL NUCLEARE?



Respingiamo l’innaturale alleanza Nucleare-Rinnovabili
(appello redatto l’8 giugno 2021)
Proponenti: Alex Zanotelli, Moni Ovadia, Mario Agostinelli,
Luigi Mosca, Alfonso Navarra, Ennio Cabiddu, Marco Palombo,
Antonia Sani
 
La lobby nucleare mondiale, rappresentata da “Nuclear for Climate”, pericolosissima per la pace e gli equilibri naturali, esiziale per la stessa sopravvivenza umana, in vista della COP 26 di Glasgow, ha adottato una tattica subdola e astuta per rientrare in gioco e rilanciarsi: si propone, nel suo position paper (rinvenibile al link: https://www.euronuclear.org/news/cop26-position-paper-netzero-nuclear/), come alleata delle energie rinnovabili per il conseguimento dell’obiettivo della decarbonizzazione.
I sottoscrittori del presente appello ritengono che la profferta unitaria indirizzata agli ambientalisti, volta a giustificare gli accordi verticistici nelle varie “cabine di regie”, vada rifiutata: né i microreattori modulari di cui ha parlato anche l’attuale responsabile del MAET Cingolani, chiamando in causa il “dibattito europeo” sulla tassonomia, né tantomeno la fusione nucleare, che resta un miraggio, cambiano i termini della questione.
Che sono, nella sostanza, ancora quelli che furono, in Italia, sottoposti al voto popolare il 12 e 13 giugno 2011, subito dopo la catastrofe di Fukushima, ricevendo un responso inequivocabile: l’unica cosa certa delle tecnologie nucleari applicate massivamente, in tutte le loro declinazioni energetiche e militari, sono i rischi per la salute e per l’ambiente. Ed anche per la pace, se si comprende l’indissolubilità del legame che tiene insieme il nucleare civile con quello militare, due facce della stessa medaglia. Fino alla minaccia di autodistruzione totale per incidente o per errore di calcolo, come ad esempio dimostrato dalla guerra per falso allarme evitata da Stanislav Petrov il 26 settembre 1983.
Una osservazione di fondo va fatta, che porta ad escludere ogni compromesso opportunistico: è impossibile passare ad un modello decentrato con il nucleare di mezzo perché il controllo del combustibile deve essere sottoposto a valutazioni sanitarie e addirittura militari che ne escludono un impiego a sovranità territoriale.
Sulla base di questo ragionamento noi ribadiamo la necessità che in Italia sia data piena e completa attuazione alla volontà popolare per la denuclearizzazione manifestata con il voto di dieci anni fa.  Per questo, in coerenza, esigiamo l’adesione dell’Italia al trattato di proibizione delle armi nucleari e la recessione dalla condivisione nucleare NATO.
Alla COP26 di Glasgow ci sembra importantissimo che il disarmo (quindi la denuclearizzazione), all’origine della formazione dell’ONU e dei suoi Statuti, sia incluso tra le soluzioni per l’emergenza climatica ed ecologica. L’attività militare e le guerre distruggono esseri umani e ambiente mettendo a rischio con la deterrenza nucleare la sopravvivenza di tutti; ma sono anche causa di gravissimo inquinamento permanente: quello che producono di CO2 – quantità ingentissime! (in varie stime, oltre il 15%) - va computato ufficialmente all’interno del percorso delle COP sul clima affinché si persegua, con monitoraggio adeguato, la sua riduzione ed eliminazione.
Con l’obiettivo di un inserimento nel testo degli accordi di Parigi sul clima, su questo punto - no nucleare, no guerre, si disarmo, si pace tra i gruppi umani e pace tra gli esseri umani e la natura - invitiamo alla mobilitazione convergente di ecologiste/i e pacifiste/i nell’occasione della preCOP di Milano (dal 29 settembre al 2 ottobre) e della COP di Glasgow (dall’1 al 12 novembre).
Referenti pro tempore organizzazione per Roma Alfonso Navarra (Disarmisti esigenti, cell. 340-0736871 - email alfiononuke@gmail.com)
Marco Palombo (attivista No WAR, cell. 348-8414860 email palombo.marco57@gmail.com)

  

SALUTE



Le medicine: stampelle su cui mi reco
a comprarmele.
Nicolino Longo

 

venerdì 11 giugno 2021

UN BIP CI SALVERÀ
di Paolo Vincenti

 
Introdotto dalla manovra finanziaria del 2018, l’obbligo di legge del segnalatore acustico per i seggiolini in auto, ossia un allarme anti-abbandono a difesa dei bambini che vengono dimenticati nella macchina dai genitori. Di tutti i provvedimenti concepiti nella lunga e spesso ingloriosa storia della legislazione italiana, questo è uno dei più inquietanti. È drammatico infatti l’assunto da cui muove il legislatore: quello di una diffusa tendenza a scordarsi dei figli da parte dei Millennials, i quali, troppo stressati dalla frenetica vita di oggi, debbono essere affiancati, agevolati, coadiuvati nel loro improbo compito, non dico di curare i figli, crescerli, formarli, educarli, ma almeno di tenerli in vita. E se dello smartphone non si scorderebbero mai, anche perché perennemente connessi, potrebbero tuttavia, inavvertitamente, lasciar rosolare i loro marmocchi a 50 gradi dentro l’abitacolo. E un bip nell’auto servirà all’uopo. Ma deve essere bello forte, il segnale acustico, per non farsi coprire dal fastidioso ronzio dei pensieri che attanagliano la mente di questi indaffarati papini e mammine affetti da “amnesia dissociativa”. Al netto di ogni moralismo, questo provvedimento è emblematico e ci fa capire la nequizia dei tempi che viviamo. Inoltre, è davvero orripilante che l’ispiratore della legge sia stato Andrea Albanese, il papà del piccolo Luca, di Piacenza, morto in auto qualche anno fa. Una volta, c’erano gli intellettuali, docenti universitari e studiosi della materia, che scrivevano le leggi per conto dei politici presentatari; oggi, dietro alla proposta di legge sui sensori anti- abbandono, troviamo uno che ha lasciato il figlioletto arrostire in macchina. Inaccettabile. Dice Schopenhauer: “Se un Dio ha creato questo mondo, non vorrei essere quel dio. La miseria del mondo mi spezzerebbe il cuore”. 

POVERO BRAMBILLA


Tanti i messaggi, le riflessioni e le telefonate arrivati da varie città, a seguito della pubblicazione del racconto Una giornata di Giovanni Brambilla. Tutti mostrano consapevolezza per quello che ci sta accadendo come esseri umani di quest’epoca così drammatica, e c’è persino chi si è interrogato angosciato sulla sorte del povero Brambilla. Affrontiamo continuamente temi come quelli presenti nel racconto, ma è probabile che la forma adottata abbia agito in maniera più diretta e umana su tante sensibilità. Ci scusiamo se non è possibile pubblicarle tutte.
 
Il tuo Giovanni Brambilla mi ha fatto pensare un po’ ai personaggi de Il Crematorio di Vienna di Parise e un po’ a quelli delle Vite di uomini non illustri di Giuseppe Pontiggia, trasferiti beninteso in chiave ecologica. Sento questa ispirazione particolarmente vicina alla poetica del Realismo terminale.
Giuseppe Langella
 
Straordinaria poesia prosaica che mostra tutto il potere dell’assurdo in ciò che vive il Giovanni Brambilla moderno. Nessuna possibilità di riscatto esistenziale nessuna lamentela consapevole, un corpo mai attraversato da un barlume di domanda, da una riflessione che gli permetta almeno di soggettivare un po’ la sua stessa vita. Nulla. Solo il lasciar che tutto scorra come la morte inevitabile che continua il suo cammino eterno e di sempre.
Giuseppe O. Pozzi
 
La giornata di Giovanni Brambilla purtroppo rispecchia fedelmente la giornata della stragrande maggioranza delle persone… Che triste eredità lasciamo ai nostri figli e nipoti… La vita avrebbe potuto essere tanto bella se solo ne avessimo avuto rispetto, ma ci stiamo distruggendo con le nostre stesse mani.
Mary Damè
 

Eh, sì, è proprio così, caro Angelo, come il tuo Giovanni Brambilla anch’io, quando mangio il pesce (che mi piace molto, se ben cucinato), penso sempre alle microplastiche di cui si nutre o agli immigrati morti nel mare, di cui i pesci si sono nutriti... così va il mondo, finché andrà... buona domenica. 
Franco Toscani    


Una giornata di Giovanni Brambilla: tanto accattivante sul piano letterario quanto devastante su quello esistenziale. Mi sto dibattendo fra piacere estetico e devastazione emozional-ecologistica.
Luca Marchesini




Povero Giovanni Brambilla! In che mondo è capitato?
Silvia Bianchi Barbanti
 
Il tuo racconto fa venire i brividi per il realismo che ormai è una condanna e, ahinoi, “l’uom non se ne avvede”.
Giovanna Ioli 


Veramente angosciante la giornata di Giovanni Brambilla.
Nicola Santagada 


È la tipica giornata di tutti noi, immersi e sommersi da veleni e rifiuti di ogni genere. Scritto molto bene.
Cataldo Russo
 
Beh, però non solo il Brambilla.
Aldo Stroppi
 
Ma qualcosa di sano questo cristiano quando lo mangia?
Donatella Mecca

 
Questa è una lettura devastante.
Rita Jacoviello
 
Terribile, distopico direi se non fosse che risponde al vero.
Gabriella Galzio
 
La triste ironia del tuo racconto, peraltro venata di godibile sarcasmo… D’altro canto il senso del racconto è molto chiaro e contribuisce a mettere rapidamente a fuoco, in chiave ironica, alcuni dei temi trattati dall’ottimo e circostanziato articolo di Roberto Alfieri che potrebbe risultare un po’ “pesante” ma che ho trovato estremamente attuale. 
Romano Rinaldi
 
La giornata del signor Giovanni Brambilla fa molto riflettere sui tempi attuali.
Maria Spinelli
 
Eh, mi dispiace, ma qui manca roba!
Si rasò con cura, scelse l’abbinamento giusto dei colori e si vestì. Avrebbe sfoggiato una cravatta a pois che avrebbe fatto ben risaltare la camicia e conferito alla giacca la giusta importanza”. Nulla da dire sulla provenienza e le qualità dell’abbigliamento?
Mi deludi, Angelo!
Girolamo Dell’Olio
 
Del Brambilla, sarebbe importante anche sapere quanto egli campò.
Nicolino Longo

 

  

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