Pagine
- HOME
- IL LATO ESTREMO
- FUORI LUOGO
- AGORA'
- LA LAMPADA DI ALADINO
- ALTA TENSIONE
- FINESTRA ERETICA
- ARTE
- SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO
- I DOSSIER
- I LIBRI DI GACCIONE
- BIBLIOTECA ODISSEA
- SEGNALI DI FUMO
- I TACCUINI DI GACCIONE
- NEVSKIJ PROSPEKT
- LA GAIA SCIENZA
- LIBER
- GUTENBERG
- GROUND ZERO
- LA CARBONERIA
- CAMPI ELISI
- LA COMUNE
- OFFICINA
- QUARTIERE LATINO
- IL PANE E LE ROSE
- MARE MOSSO
- LITTERAE
- DALLA PARTE DEL TORTO
- NO
- NOTE
- FORO
- KAOS
- LUMI
- ARCA
- CIAK
- IL GIURAMENTO DI IPPOCRATE
UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
giovedì 3 settembre 2026
CAMPI ELISI
di Alida Airaghi

Don Angelo Casati
Contrariamente ad Alida Airaghi, io l’ho
incontrato don Angelo Casati, l’ho incontrato proprio per portargli il suo dono,
una confezione di cioccolatini, che Alida non aveva potuto consegnargli a
Milano quand’era venuta il 6 giugno scorso. Gli avevo telefonato alcuni giorni
dopo e ci incontrammo la mattina di giovedì 11 nella sua abitazione di via
Montenapoleone al 22. Abitava nei locali della chiesa di San Francesco di Paola
che affaccia su via Manzoni. Mi colpirono subito i suoi occhi vivaci e il corpo
minuto che l’età veneranda aveva reso ancora più piccolo. Don Angelo era nato a
Milano nel 1931, e di anni ne aveva 95. “Siamo due Angeli” aveva detto
accogliendomi con un sorriso, ed era contento di questa visita. Lui mi
conosceva di nome e conosceva “Odissea”; era amicissimo di don Luigi Pozzoli
che per “Odissea” scriveva, ed era don Luigi a passargli le copie del giornale.
Apprezzava molto la qualità degli scritti e i tanti prestigiosi collaboratori
della testata. Abbiamo passato assieme alcune ore, e ci siamo fatti fotografare
dalla signora che lo accudiva.
![]() |
| Don Angelo Casati |
Ci eravamo lasciati con la promessa che ci saremmo rivisti presto. Come avviene fra persone dedite alla scrittura, ci siamo scambiati dei libri. Sia su E non avere occhi spenti che su Sconfinamenti don Angelo ha apposto delle dediche affettuose e amichevoli; ho letto il giorno stesso i suoi versi poetici e ho continuato a inviargli selezionati articoli di “Odissea”. Ho continuato a mandarglieli anche in agosto, ripromettendomi di andarlo a trovare appena questo caldo micidiale si fosse attenuato. Non ho fatto in tempo. Ho saputo che si è spento serenamente il 31 agosto. [Angelo Gaccione]

Don Angelo e Gaccione
Don Angelo Casati,
amico aldilà dei dogmi
Non ho mai incontrato fisicamente Don
Angelo Casati, “il curato di Milano”, ma ci siamo scritti abbastanza
regolarmente, soprattutto negli ultimi dieci anni, e ho recensito diversi suoi
libri, ricevendone parole addirittura troppo riconoscenti. Nel sito “Sulla
soglia”, aggiornato ogni domenica, seguivo da non credente le sue omelie,
affascinata dalla poesia purissima di cui erano intessute, colte di grande
sapienza biblica e vibranti di una passione che sapeva essere sferzante contro
la corruzione dei tempi e il tiepidume di certa Chiesa. Ci scambiavamo commenti
su amicizie e letture comuni, sui nostri reciproci entusiasmi e sulle
delusioni, condividendo l’ammirazione per grandi personaggi come il Cardinale
Martini e Padre Turoldo.
Lo scorso luglio, in
occasione di una mia breve visita a Milano, avrei dovuto finalmente andare a
trovarlo, insieme all’amico Angelo Gaccione, ma aveva declinato l’invito perché
non si sentiva bene. Oramai quasi cieco e sempre più debilitato dai tanti
malanni dei suoi novantacinque anni, aveva sottoposto però al mio giudizio –
con eccessiva umiltà – alcune composizioni da inserire in un’antologia che
uscirà in autunno presso l’editore Ignazio Pappalardo, e che lui purtroppo non
riuscirà a vedere. Ho fatto in tempo a scrivergli l’ultimo saluto, qualche
settimana fa, di due sole parole: “Ti abbraccio”.
Vorrei riportare ora, in suo ricordo,
alcune frasi di due mail scrittemi nel 2018 e nel 2025, e un breve articolo che
lo aveva reso orgoglioso e felice, pubblicato su SoloLibri il 7 dicembre 2024, la cui preparazione mi offrì
l’opportunità di approfondire due fondamentali passi evangelici, da lui
commentati con l’abituale rigore e con generosa sensibilità.
![]() |
| Don Angelo e Gaccione |
Marzo 2 ottobre 2018
Grazie per questa “Consacrazione dell’istante”, per
questo granello di sabbia. Grazie anche per l’intervista a Chandra che mi è
amica: luce buio in mescola sacra.
Con grande ammirazione
Angelo Casati
*
E se sarà un giorno
luce piena del tuo regno,
non negare, o Dio,
a questi poveri occhi
il crepitare segreto delle ombre.
Abito città
dove il sole è sempre
Una lettera di don Angelo Casati
Lunedì 17 febbraio
2025
Carissima Alida, grazie per queste sintonie dello
spirito, grazie per il tuo affetto.
Ogni volta che fai cenno agli “spionaggi” su di te da
parte del mondo cattolico vedo quanto l’incisione della ferita nel tuo cuore
crei ancora dolore e in me crea, insieme ad amarezza, uno spaesamento: ma come
è possibile trovare cupezza là dove parole aprono squarci e orizzonti alla
nostra fede a volte ingrigita, immobile, disincarnata, eppure fondata su un Dio
che si fa carne e mette la tenda tra noi, viandante? Grazie di avermi mandato
l’articolo. Mondo piccolo, meschino, quello che ti ha ferita. Ti stia nel cuore
e nella mente quello luminoso che ti ha riconosciuta e ti riconosce.
Ti abbraccio.
Angelo
*
ANGELO
CASATI: IN RICORDO DI LEI
Le edizioni Qiqajon della Comunità di
Bose pubblicano nella collana Sentieri di senso un libriccino di venti
pagine, In ricordo di lei, trascrizione di una relazione che Don Angelo
Casati (Milano 1931) aveva tenuto nel maggio 2013 presso l’hospice Madonna
dell’Uliveto ad Albinea (RE).
Don Angelo nella sua lunga vita di
presbitero ha sempre lasciato in chi ha avuto occasione di conoscerlo tracce
indelebili del suo carattere dolce e benevolo, profondo e umile, insieme alla
testimonianza limpida di una fede vissuta con assoluta coerenza e appassionato
rigore, ma senza servilismi verso il potere ecclesiastico, e in polemica con un
cattolicesimo di rappresentanza.
Innamorato della poesia, e poeta lui
stesso, mantiene anche in questo testo uno stile elegante e sobrio, celebrando
con ammirata considerazione il gesto della donna che a Betania cosparge di
profumo la testa e i piedi di Gesù, asciugandoli con i suoi capelli. Ne parlano
tutti e quattro i Vangeli (in particolare quello di Marco: 14, 1-11),
incastonando l’episodio nei giorni bui precedenti la Passione, tra il complotto
dei sacerdoti e il tradimento di Giuda. L’atto di affettuosa dedizione di Maria
viene criticato dagli astanti e dai discepoli, sia perché ritenuto uno spreco
di preziose essenze, sia perché la figura stessa della donna appariva
moralmente discutibile. Gesù la difende: “Lasciatela stare. Perché la
infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me”.
Da qui parte il commento intenso e
commosso di Don Casati, che subito prende le difese della donna, e più in
generale di altre figure femminili del Vangelo, contro la durezza e l’ipocrisia
del pensiero maschile. Sarebbe fuori luogo parlare di femminismo per la
posizione assunta dall’autore, sebbene ormai si sia imposta una teologia
critica – ampiamente condivisa in vari livelli del cattolicesimo – nei riguardi
di una Chiesa tradizionalmente sessista. L’atto di Maria verrà sempre ricordato
per la sua tenerezza e gratuità, in opposizione alla mentalità mercantile degli
uomini che si scandalizzano per il prezzo del vaso di alabastro frantumato e
del prezioso contenuto sprecato: ma il profumo riempie di dolcezza la stanza, e
addolcisce la malinconia di Gesù. È un atto “bello”, e di bellezza il mondo,
così appiattito sul grigiore dei sentimenti e sul possesso economico, ha sempre
avuto e ha tuttora bisogno. Anche nella Chiesa.
“Alle spalle abbiamo stagioni della
chiesa, e ancora non sono finite, in cui la bellezza è stata inseguita, per
appannamento di memoria o per vile interesse, nei colori delle vesti, nei volti
truccati, nella pomposità dei riti, nella corposità degli apparati, nello
scambio dei favori, nell’amicizia dei potenti: teatralità vuote, coreografie
senz’anima, istituzioni in estinzione di Spirito, casa colma di cose ma senza
bellezza, senza bellezza di vangelo”.
Un altro gesto “bello” è quello
compiuto dalla vedova povera che offre al tesoro del tempio tutto quello che possiede,
una sola moneta, e la sua generosità ha per Gesù più valore delle donazioni dei
ricchi (Mc 12,41-44). Due donne, la vedova e Maria, “pure di cuore” perché
donne “della totalità”, che nel dare tutto sono diventate vangelo vero.
Per Don Angelo Casati il compito dei
cristiani di oggi è quello di detronizzare il vuoto che si è insediato in alto,
portando in luce i gesti nascosti, che nella loro semplice generosità vincono l’arroganza
volgare di chi vuole imporre pubblicamente il proprio dominio basato su
compromessi e prevaricazioni.
Alida Airaghi [«SoloLibri», 7 dicembre 2024]
L’ABRUZZO NEL CUORE
di Federica Vennitti

Federica Vennitti
La sera del 9 agosto scorso,
sulla piazza San Rocco di Torrevecchia Teatina, si è tenuta la serata
conclusiva del Premio Internazionale “Lettera d’Amore” organizzata dal Museo
omonimo diretto dal poeta e critico letterario Massimo Pamio. Al Premio e al
Museo “Odissea” ha dedicato un ricco servizio pubblicato sabato 22 agosto. Ora
ospitiamo l’intervento fatto quella sera da Federica Vennitti a nome
dell’Associazione Italiana Giovani per l’Unesco, e una “lettera d’amore” al suo
Abruzzo di Cristina Orlandi. È ammirevole che dei giovani amino profondamente
la loro terra e se ne prendano cura, anche se a volte ci fa soffrire o ci
delude. [A. G.]
![]() |
| Federica Vennitti |

Il Museo della Lettera d'Amore
Buonasera
a tutte e a tutti,
sono Federica Vennitti,
rappresentante per l’Abruzzo dell’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO, e
oggi ho il piacere e l’onore di portarvi il saluto di tutto il nostro Gruppo
regionale. Devo confessarvi che farlo proprio qui mi emoziona particolarmente. Un po’ perché parlare a nome dei giovani
della propria terra porta sempre con sé una responsabilità speciale. Ma
soprattutto perché oggi non siamo qui semplicemente per presenziare a
un’iniziativa: siamo qui al termine - o forse sarebbe più bello dire all’inizio
- di una collaborazione nella quale ci siamo sentiti accolti davvero. E per
questo, prima di ogni altra cosa, voglio dirvi grazie. Grazie per aver aperto a
noi giovani non soltanto le porte di questo Museo, ma uno spazio concreto nel
quale poter partecipare. Grazie per averci coinvolti nelle visite guidate,
realizzate dalla nostra Cristina Orlandi, che tra poco ascolteremo anche in una
veste diversa. E grazie per la disponibilità, la fiducia e soprattutto per
l’amore che mettete in ciò che fate. Credo che sia proprio questo amore ad
averci fatto riconoscere. Perché noi siamo “Giovani per l’UNESCO”, ma prima
ancora siamo giovani che hanno scelto di dedicare una parte del proprio tempo a
conoscere, raccontare e provare a proteggere ciò che hanno ricevuto.
E qui, in Abruzzo, questo
significa inevitabilmente confrontarsi anche con una parola che riguarda
profondamente la nostra generazione: ritorno.
Forse è proprio l’amore di chi
ritorna ciò che più ci lega a questo luogo.
![]() |
| Il Museo della Lettera d'Amore |
Questo Palazzo nasce nel
Settecento come luogo di cultura, di incontro e di produzione intellettuale.
Quella storia, a un certo punto, si interrompe. Passano generazioni, cambia il
mondo e, dopo circa duecentocinquant’anni, questo luogo torna alla cultura
attraverso il Museo della Lettera d’Amore.
Anche questo Palazzo, in qualche
modo, è tornato. Ed è tornato per custodire qualcosa che, a sua volta,
continuamente ritorna: parole scritte decenni fa, sentimenti che sembravano
destinati a scomparire, memorie private che qualcuno ha avuto la cura di
salvare e che oggi possono essere nuovamente lette, ascoltate, condivise. Credo
che ci sia qualcosa di profondamente vicino ai valori UNESCO in tutto questo. Perché
tutelare un patrimonio non significa chiuderlo nel passato. Significa
permettergli di attraversare il tempo e continuare a parlare a chi verrà dopo
di noi. Significa riconoscere che il patrimonio non è fatto soltanto di monumenti:
è fatto di persone, storie, parole, tradizioni e memorie che una comunità
decide di non perdere.

Orlandi, Pamio, Vennitti
E poi ci siamo noi, i giovani. Una
generazione alla quale molto spesso viene chiesto di partire. Partiamo per
studiare, per lavorare, per conoscere il mondo e qualche volta perché sentiamo
di non avere alternative. Ma partire non significa necessariamente smettere di
appartenere. Anzi, qualche volta è proprio la distanza a insegnarci quanto profondamente
apparteniamo a un luogo. Si può andare via e continuare a raccontare da dove
veniamo. Si può imparare altrove e desiderare di restituire qualcosa qui. Si
può partire e continuare, ostinatamente, a tornare. E forse il nostro compito
non è chiedere ai giovani semplicemente di restare. È fare in modo che possano
scegliere di tornare, portando con sé ciò che hanno imparato, nuovi sguardi,
nuove competenze e nuovi modi di prendersi cura della propria terra.
Ed è da questa idea di amore e di
ritorno che nasce il piccolo pegno che, come Gruppo Abruzzo di AIGU, abbiamo
voluto consegnare oggi al Museo.
Ci siamo chiesti: che cosa
possono lasciare dei giovani a un luogo che custodisce migliaia di lettere
d’amore?
La risposta, in fondo, era già
qui.


Verdoliva, Vennitti, Orlandi, Pamio
Una lettera d’amore.
E abbiamo deciso di scriverla
proprio a lui: al nostro Abruzzo.
È una lettera nata dalla penna e
dalla sensibilità di Cristina, ma che abbiamo voluto fare nostra e firmare
insieme, perché nelle sue parole abbiamo riconosciuto qualcosa che appartiene a
molti di noi.
L’amore per una terra che qualche
volta abbiamo lasciato.
Che qualche volta ci fa
arrabbiare.
Che vorremmo vedere più
conosciuta, più ascoltata, più tutelata.
Ma alla quale, in un modo o
nell’altro, continuiamo a tornare.
Per questo oggi affidiamo questa
lettera al Museo: come un piccolo pegno, ma anche come una promessa.
La promessa di una generazione
che vuole continuare a conoscere il mondo senza dimenticare da dove viene; che
vuole custodire senza avere paura di innovare; e che vuole imparare che si può
partire senza smettere di appartenere.
Perché forse alcuni dei patrimoni
più preziosi sopravvivono proprio così:
qualcuno li ama abbastanza da
tornare a cercarli. E adesso, dopo aver parlato tanto d’amore, credo sia
arrivato il momento di lasciare parlare una lettera.

CARO ABRUZZO
di
Cristina Orlandi

Cristina Orlandi
![]() |
| Cristina Orlandi |
Caro
Abruzzo, Abruzze me,
Eccomi
qui, ancora una volta torno da te come la peggiore delle amanti.
D’altronde,
come potrebbe essere altrimenti? Sei bello da togliere il fiato...
Lo
sei nel tuo essere selvaggio e incontaminato, al punto da avere cervi e orsi
che passeggiano nei tuoi borghi. Lo sei nei borghi stessi, che profumano di
tradizioni antiche, di mastri artigiani, di mani che ancora forgiano,
intrecciano, cuciono, plasmano. Lo sei nei paesini di pescatori, negli eremi
nascosti, nei castelli e nelle abbazie che vegliano sulle tue montagne e sul
tuo mare. Prima ancora di sapere di
amarti, ho imparato a sciare sulla Maiella e a nuotare nelle acque della costa.
Non si contano le volte che da ragazzina ho visto l’alba su una delle tue cime
e nuotato al tramonto del tuo mare.
Eppure
ti ho tradito. Figlia di una generazione martoriata e stanca, come molti dei
ragazzi che rappresento qui sono dovuta andare via e ho vissuto per anni
immersa nelle storie di altre regioni e altri patrimoni da tutelare. Quando mi
chiedevano di te, provavo a raccontarti con gli occhi che brillavano, ma
finivano sempre col chiedermi perché non tornassi da te. Intere estati senza
mai sentire il desiderio di fare una vacanza in altri posti, perché a me eri
mancato tu, volevo stare con te. E quella famosa foto, di quella famosa frase:
“Lo sai che noi possiamo sciare guardando il mare?”.

F. Vennitti e C. Orlandi
Più
che un vanto era un modo per provare a raccontare quanto tu sia speciale per
chi ti conosce.
Ti
ho lasciato in balia di… influencers
incoscienti che chiamavano a te orde di turisti senza sapere quanto sei
fragile. A politici che spesso ci usano per fare propaganda, ma poi non
ascoltano davvero cosa vorremmo per te, quante idee abbiamo per prenderci cura
di te e gridare al resto del mondo quanto sei bello. Non che non lo abbia
fatto: nel mio tradimento spudorato, ti ho anche usato senza vergogna per
continuare a tenere accesa la passione. Perché quando dovevo scegliere come
concludere gli anni universitari, ho scelto di capire una volta per tutte
quanto fosse grande e profonda la ferita che ti ha scosso il 6 aprile 2009. Non
ero preparata a scoprirlo. Ricordo di aver passeggiato nelle tue macerie senza
essere riuscita a poggiare la matita sul foglio. Eppure, ti ho tradito ancora.
Con quella tesi ho vinto un premio e ho usato quei soldi per continuare a
studiare… ma l’ho fatto ancora lontano da te.

Nella
biblioteca di Torino mi distraevo dai miei doveri di ricercatrice sfogliando
disegni di trabocchi e costruzioni pastorali. Nella mia libreria hanno iniziato
a sgomitare i volumi storici scritti dai tuoi figli più appassionati. Il tuo
richiamo era sempre più forte. Per tutta la durata di quell’ultimo percorso,
ogni volta che si trattava di dover fare ricerca per prendere un voto, io sceglievo
te. Non mi importava più del voto: a 30 anni ti puoi prendere il lusso di
studiare per il piacere di farlo. Mi importava di te, di capirti sempre di più,
ero affamata d’Abruzzo.
Ho
studiato la pietra della Maiella in tutte le sue sfaccettature, ho finto di
poter valorizzare in via ufficiale i tuoi calanchi, così unici e così poco
conosciuti altrove. Non scorderò mai lo sgomento di una professoressa,
piemontese doc: di fronte alle foto di quelli che per me sono “solo” i terreni
dove i miei nonni mi hanno insegnato la bellezza contadina, rimase senza
parole: “Un territorio fragile, senza dubbio, ma davvero bellissimo” disse.
Eppure, persino nella finzione non avevamo gli strumenti adatti per tutelarti e
dovemmo prenderli in prestito da un’altra regione.
In queste sere ho ascoltato grandissime
personalità che, con sfaccettature anche molto diverse, provano a fare
conoscere al resto del mondo quanto sei straordinario, quanto sei valido. Mi sono
commossa, ma anche sentita piccola piccola di fronte a ciò che meriti.
Io
sono ancora lontana, e quando i miei alunni dopo le prime tre parole iniziano a
tirare a indovinare la mia regione, tu non ci sei mai. Conoscono la Puglia, la
Campania, la Sicilia, ma non dicono mai Abruzzo. Questo mi fa male, io parlo
loro di te, ma non basta. Vorrei poter insegnare ai giovani abruzzesi, e se mi
fanno arrabbiare poter dire loro una frase in dialetto, una di quelle che in
italiano è intraducibile. Poterli accompagnare a visitarti. Potermi
interfacciare ancora con la genuinità e il cuore grande della nostra gente,
perché solo in un posto così poteva nascere un museo dedicato alle lettere
d’amore.

Federica e Cristina
Perdonami
se non sono brava a volerti bene come meriti, ma ci sto provando. Resto la tua
amante appassionata e adesso non sono più sola: la lettera d’amore te la scrivo
io, ma l’amore per te adesso lo condivido con tutti i membri di AIGU, i
“giovani per l’UNESCO” che ti vogliono bene e stanno provando con impegno e
sacrifici a dimostrartelo.
Ti
vogliamo bene,
tuo
AIGU Gruppo Abruzzo
Torrevecchia
Teatina, 9 agosto 2026

mercoledì 2 settembre 2026
ODISSEA, NON
SOLO DESTRUENS
di Gabriella Galzio
L’articolo
apparso oggi (1. settembre 2026) su “Odissea” del nostro Direttore: “Elezioni e
guerra”, mi ha fatto ricordare che, oltre che poeta, sono anche laureata in
Scienze Politiche in anni movimentisti (il ’77), forse l’ultima fiammata post
Sessantotto quando ancora si acciuffavano gli slanci dei radicalismi
internazionali, dall’autogestione ai consigli di fabbrica e a tutte quelle istanze
di democrazia dal basso, come in Francia, in Olanda e in Italia con il Partito
Radicale di Adele Faccio. Lo dico per sgombrare il campo da equivoci: sono
pacifista disarmista, non sono mai stata democristiana, ché, anzi, sono sempre
stata su posizioni laiche, ma nemmeno favorevole al “centralismo democratico”
del PCI, dove le decisioni venivano calate dall’alto. E sono tutt’ora a favore
del potenziamento delle istituzioni di democrazia dal basso. Questione più che
mai importante oggi in piena crisi della rappresentanza e crescita
dell’astensionismo. E questo è uno dei motivi per cui il M5S destò all’epoca il
mio interesse, poiché sembrava ispirarsi a quei principi di democrazia dal
basso a me cari. E anche il M5S a guida Conte ha continuato a incarnare quelle
spinte dal basso. Lo ha fatto con il processo costituente di rifondazione del
Movimento nell’autunno 2024 e ora con NOVA 2026, percorso di ascolto e
partecipazione civica promosso dal M5S per costruire dal basso il programma di
governo dei prossimi cinque anni.
L’iniziativa unisce cittadini e attivisti in un laboratorio programmatico in vista del futuro appuntamento elettorale. Un processo che si concluderà il 20 settembre 2026. Ecco perché - ascoltando a mia volta la trasmissione “In Onda” - rinviare al programma non è un’ambiguità di Conte (come sostiene Gaccione), ma un prendere tempo con i media quale forma di rispetto di un processo democratico in atto. D’altronde Conte ha sempre parlato chiaro sul fatto di non volere continuare a mandare armi in Ucraina, ma di volere potenziare le vie negoziali. Gli è stato anche rimproverato di avere appoggiato il governo guerrafondaio Draghi, quando l’ingresso in quel governo fu opera di Grillo, il quale chiese a Conte di assumere la guida e la rifondazione del Movimento dopo quell’ingresso. E quando alle scorse elezioni europee sulle pagine di Odissea suggerii di supportare le posizioni pacifiste del M5S per evitare dispersioni di voto sulla lista suicida di Santoro, non mi fu dato ascolto, a partire dal Direttore, finirono in molti fulminati alla soglia di sbarramento. Ciliegina sulla torta, il Direttore ringraziò quanti avevano votato la romantica lista Santoro e dimenticò di ringraziare gli altri pacifisti che quel voto non l’avevano bruciato.
Ora, per rispondere al nostro Direttore, dirò che i sondaggi di Mentana (da lui citati) che vogliono il M5S in perdita sono in parte smentiti dai sondaggi di Lab21 che vede il gradimento di Conte passare dal 12% al 14,7%, vero cruccio del PD che teme che l’ex Premier possa vincere le primarie. In ogni caso questo periodo preelettorale sarà infestato dai sondaggi, e ognuno potrà scegliere quelli che più supportano le proprie tesi. E nell’articolo di Gaccione la tesi che si evince è che il M5S non porterà avanti la sua linea negoziale in politica estera. Meglio: la sua presunta ambiguità viene squalificata come democristiana. Ebbene, Conte non ha fatto mistero di avere come riferimento Aldo Moro - che sappiamo la fine che ha fatto per aver tentato la via del compromesso storico. Per parte mia avrei sempre voluto una grande unione delle sinistre in alternativa alla DC, ma questo è sempre stato il paese del centrosinistra, sin dal primo governo DC-PSI degli inizi degli anni ’60 fino al compromesso storico. Un paese di compromessi, non di alternanza con scelte limpide e coerenti. Ma per tornare al M5S, non c’è stata formazione politica più infangata del M5S perché è la più antisistema, e per di più non corruttibile, ché, anzi, dell’etica pubblica hanno fatto un caposaldo. E allora perché dargli addosso anche da sinistra? Gaccione mi ricorda che quando Grillo fece fallire l’accordo con Bersani, lui gli scrisse in privato che era una “sonora minchiata”.
Ebbene, ora Conte si trova nella stessa impasse: non può
governare da solo, ma deve neutralizzare le ambiguità (quelle sì!) belliciste
del PD. Cercherà di fare leva sul programma che uscirà da NOVA, forse con la
speranza che vincendo le primarie posa passare la linea negoziale del M5S in
politica estera. A differenza di quella Gran Bugiarda della Meloni, Conte sa
bene che non c’è welfare senza quelle risorse destinate
al warfare.
Ma con il
“mio” Direttore il punto è che Odissea non può essere solo destruens dell’unica
alternativa che abbiamo a queste destre (con Vannacci sempre più deste).
L’ambiguità sulla guerra non è né del M5S né di AVS, è del PD, ma con questo
ingombro tocca fare un’alleanza, pena una virata autoritaria e reazionaria a
destra che ci toglierà ogni diritto al dissenso. E allora altro che argine alla
militarizzazione e al riarmo! Il Gran Mercante d’Armi di Crosetto, come il lupo
al Ministero delle pecore, avrà ancor più la strada spianata.
Per non parlare del ritorno alla barbarie sui diritti civili insieme allo smantellamento dei diritti sociali. Vogliamo questo? Allora da Odissea e dal suo Direttore mi aspetto un atteggiamento costruens che rinforzi questa necessaria coalizione di centrosinistra; se qualcosa va pungolato, quello è il PD, affinché la sua parte migliore si liberi di quei pochi infiltrati guerrafondai che abbaiano come fossero cento; anche se, personalmente, non penso che il PD (nemmeno la Schlein) saprà sganciarsi dalla politica estera degli Stati Uniti. E allora il minimo comune denominatore tra gli alleati di questa coalizione dovrà escludere la politica estera, o quantomeno ridurre il programma di politica estera a cosa risibile. E allora che si farà? Caro Direttore, cari Collaboratori, cari Lettori di Odissea, non andremo a votare? Consegneremo, in questo vuoto, il paese alle destre ancor più bellicose? O voteremo scheda bianca… come bianca alzeremo la bandiera della resa?!
CAMPO LARGO. IL VERTICE E LA BASE

Schlein e Conte
Ieri sera
(lunedì 31 settembre ndr) su La 7 il Presidente Conte mi ha un po’
deluso, troppo morbido. Occasioni perse: Meloni deve Governare fino
alla fine del mandato. La sera stessa della bella vittoria del NO
al referendum sulla giustizia. Il campo progressista unito nell’errore. Aspettiamo
il cadavere del nemico in riva al fiume.... Bersani ne fu travolto. La storia
non insegna. Meloni flette per un mese ma rafforza il potere. Si riprende e
ricomincia fare campagna elettorale. Torna a guidare i sondaggi. Il campo
progressista non ha Programma né leader. Il Paese anche quello chi ci
voterebbe non ci percepisce. Ripetiamo sempre le stesse cose come una
nenia. Avessimo fatto almeno una manifestazione pubblica sul Salario Minimo.
Il mondo è sotto shock per le follie di Trump. Soffia aria fredda tra le
due sponde dell'Atlantico. Trump sberleffa Meloni.
Schlein non trova di meglio: Solidarietà al Presidente Meloni.
Aiutiamola poverina perché è in difficoltà. Ripagati subito con la
legge elettorale truffa.
Troppo lenti a formare il programma perché ci sono divergenze fondamentali.
La guerra in Ucraina finirà per sfinimento. Potrebbe non essere determinante.
Il Riarmo Nazionale invece sì.
Il M5S è contro perché 100 volte più pericoloso della guerra in atto,
il PD in maggioranza è a favore. La Germania dominerà l’Europa con la ragione o
con la forza. Potrebbero ritornare le guerre in casa nostra. Inoltre non
abbiamo le enormi risorse aggiuntive. O si fa più debito come permette la Von
Der Nulla o si taglia ancora il poco che è rimasto dello Stato Sociale.
La Bellicista Meloni ha fatto altri 12 Miliardi di debito.
Gli italiani sono per il 63% contro il finanziamento della guerra in
Ucraina. Ancor di più contro il Riarmo. Questo è il nostro elettorato.
Il Ni ci porterebbe diritto alla sconfitta.
Non abbiamo visto arrivare Vannacci.
Il Fascismo sta marciando sull’Italia con la musica dell’odio.
Non abbiamo valutato la rabbia degli impoveriti che lo produce.
Mi sembra che ora la legge elettorale sia riadattata su misura affinché
Futuro Nazionale si sommi al Centrodestra.
Solo Conte potrebbe vincere le elezioni politiche. Schlein autolesionista, lei
le perderebbe contro Meloni. Con conseguenze catastrofiche per tutti. Mi stupirei
del contrario. Le elezioni politiche le stiamo perdendo ora. La campagna
elettorale sposterà poco.
Francesco Saverio Lanza

CAMPI ELISI
di Alida Airaghi
La
poetessa Mariella Bettarini ci ha lasciati.
Tutti i
poeti della mia generazione credo abbiano avuto rapporti con la poetessa
fiorentina Mariella Bettarini. Per la sua rivista dal nome splendido: “Salvo
Imprevisti”, e perché era una poetessa militante, come lo era gente come me. Non
mi ricordo se avesse preso parte al gruppo di quella che noi definivamo “letteratura
operaia” e alla rivista “Abiti Lavoro”; è passato tanto tempo e cercare fra il
mio disordine non mi è agevole. Eravamo tutti lavoratori, o lavoratori-studenti,
come ero io. Ricordo, però, almeno due libri da me curati in cui è presente: l’antologia
poetica Addio a Proust (Meravigli Editrice 1982) con tanti poeti come
Roversi, Zanzotto, Loi, Lamarque, Brugnaro, Piersanti, Vaccaro, Ravizza ecc. e
il saggio La crisi della ragione e le ragioni della crisi. Gli anni ’80 fra
caduta della razionalità e incubo nucleare uscito nel 1987 presso le
Edizioni Nuove Scritture. Con Mariella in questo volume ci sono nomi di amici
come Mario Spinella, Fulvio Papi, Fernanda Pivano, Antonio Porta, Pio Baldelli,
Giorgio Bàrberi Squarotti, Sandro Canestrini, Bruno Munari, Ernesto Treccani e
Remo Brindisi. Naturalmente fra l’ammasso delle mie carte ci sono anche sue
lettere, ma poi con l’introduzione dei computer, hanno viaggiato le email. “Odissea”
le dà il suo addio con questo scritto della poetessa Alida Airaghi. [Angelo
Gaccione]
Mariella Bettarini (Firenze, 1942-2026), poeta, saggista, scrittrice e traduttrice italiana,
è morta nella sua città a 84 anni lo scorso 30 agosto. Aveva svolto nell’ultimo
mezzo secolo un’importante funzione aggregatrice di giovani talenti letterari,
fondando riviste di poesia autogestite (“Salvo imprevisti”, “L’area di Broca”)
e la casa editrice Gazebo. Definita da Giuliano Manacorda “una delle voci più coraggiose
e più originali nel campo delle iniziative culturali e della produzione
poetica”, si è sempre prodigata intellettualmente in un incisivo lavoro di
sensibilizzazione politica e femminista.
Scrittrice
feconda, tra le sue ultime pubblicazioni dobbiamo ricordare la raccolta di poesie Haiku Alfabetici (Il
ramo e la foglia, 2021), in cui si rincorrono versi in forma di haiku, elencati
alfabeticamente dalla A alla Z e raggruppati a tema, con argomenti che spaziano
dalla natura alla scienza, dai sentimenti alla socialità: attenta sempre a
un’esigenza comunicativa aperta e solidale con l’habitat umano e ambientale che
ci circonda. In questa sua originale rassegna, che partendo da Animali arriva
a Zenith, con tappe significative che esplorano soprattutto
atteggiamenti interiori dell’anima (Bene, Cuore, Dono, Ricordi, Gioia, Luce,
Umanità, Vita), ha segnato un percorso emotivo di illuminazione personale,
generosamente trasmesso ai lettori utilizzando la sinteticità dei tre versi
canonici della millenaria composizione orientale.
“Che
cos’è gioia? / Misterioso pensiero / gioia – sì gioia // Gioire come? /
Condividere gioia / è maggior gioia // Eppure gioia / è solitaria speme /
solinga gioia // Viva la gioia / gioia non solitaria / sì – condivisa // Dunque
che cosa? / Gioia contraddittoria / sempre gioiosa”.
Secondo
la postfatrice del libro Annamaria Vanalesti, Bettarini “ha costruito una trama
sottile, che fa da mappa del vivere, rilanciando a chi legge la sfida di
riorganizzare il proprio itinerario esistenziale, ripercorrendolo con maggiore
attenzione verso tutto ciò che si dà per scontato e che invece ha perso
significato”.
Nel
riconoscere la gratuità della limpida purezza che ci viene offerta, la poeta
esprime la propria gratitudine in un entusiastico omaggio alla luce:
“Illuminante
/ luce che illumini / tu luminosa // Viva lucente / tu che il buio allontani /
fammi tu luce // Ti dico grazie / per quello che ci doni: / luce – sì – luce //
Se tu non fossi / come faremmo – oscuri / cuori oscurati? // E invece vivi /
vivacemente vivi / di vita fonte”.
Un’altra
manifestazione di lieta adesione alla bellezza materiale del creato, nella
convinzione quasi francescana della radice comune di tutto l’esistente (uomini
e donne di ogni razza, animali e piante, ma anche aria, fuoco, terra e acqua),
si trova nella fresca cinquina di versi dedicata alle foglie:
“Stupende
foglie / creature viventi / cuor di fogliame // Che dire – dirvi / o foglie
maternali? / Son figlia vostra // Quando stormite / con voi l’anima canta / la
mente vola // Quando cadete / ci pieghiamo con voi / voi aspettiamo // E sempre
sempre / ci è sicura compagna / la beltà vostra”.
Persino
la fine (sorella morte, diceva il Santo) è avvertita come traguardo luminoso da
raggiungere, nella certezza di un approdo sicuro e confortante cui arrivare
dopo un’esistenza spesa nel dono e nel per-dono, nella fratellanza, nella
fiducia verso l’altro da sé:
“Eccomi
giunta - / eccomi – sì – allo zenith – / eccomi giunta // Cos’è
lo zenith? / è – sì – l’intersezione / tra l’orizzonte… // … e tutto il
cielo - / il cielo che sta sopra - / sopra la testa // E perché zenith?
/ zenith che non è nadir - / e perché zenith?
// Zenith – sì – zenith? / perché è amico del Sole – del Sole
amico”.
La pace
come obiettivo finale da porsi, quindi, come sigillo a una promessa fatta a se
stessi e alla comunità amicale in cui si è inseriti,
alla koinè espansa che tutto e tutti raccoglie, simbolizzata dalle
lettere dell’alfabeto, dalla A iniziale alla Z conclusiva.
Iscriviti a:
Post (Atom)



.jpg)


.jpg)
















.jpg)
