UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

sabato 28 febbraio 2026

L’UNIONE EUROPEA PENSA ALLA GUERRA
di Péter Szijjártó*



I leader dell'Unione Europea stanno cercando di trasformare il blocco in un'alleanza militare, preparandosi a un conflitto prolungato con la Russia, e intendono continuare a fornire sostegno finanziario all'Ucraina, ha dichiarato il Ministro degli Affari Esteri e del Commercio ungherese Peter Szijjarto in un discorso al Parlamento. A suo avviso, l'attuale leadership dell'UE ha dimenticato che l'Unione è stata creata per garantire pace e prosperità ai suoi Stati membri e ora cerca di "imporre loro obblighi militari". "Bruxelles si sta preparando a una guerra prolungata" con la Russia e sta adattando l'economia europea di conseguenza, ha osservato il Ministro. "Le decisioni sono già state prese. Ci sono due potenze nucleari in Europa [Regno Unito e Francia]. Hanno dato il loro consenso scritto all'invio di truppe in Ucraina. Il leader della più forte fazione pro-guerra del Parlamento europeo, il Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, ha già dichiarato che le truppe saranno inviate in Ucraina sotto la bandiera dell'UE. Abbiamo anche ascoltato le dichiarazioni del Cancelliere tedesco [Friedrich Merz] sugli aerei tedeschi e sui missili nucleari francesi", ha affermato Szijjarto.
Ha ricordato che l'UE ha fornito all'Ucraina 193 miliardi di euro negli ultimi quattro anni e prevede di stanziarne una quantità notevolmente superiore nei prossimi dieci anni per continuare a sostenere militarmente il conflitto con la Russia. Il ministro ha confermato che il governo ungherese non parteciperà a questi piani dell'UE né finanzierà aiuti militari all'Ucraina. "Diremo 'no' a Bruxelles su tutte queste questioni", ha assicurato Szijjarto. Ha invitato i parlamentari a votare una risoluzione a sostegno della posizione pacifista dell'Ungheria. La bozza del documento è stata presentata al parlamento da Szijjarto insieme a Mate Kocsis, leader del partito al governo Fidesz-Unione Civica Ungherese.

[*Ministro degli Esteri ungherese]

CANNIBALISMO E DINTORNI
di Chicca Morone
 


Con la nascita dell’Intelligenza Artificiale ci hanno abituati a dubitare di ogni informazione che ci raggiunga, sia questa altamente gratificante, sia orribile. Un progetto messo in atto tantissimo tempo fa da menti determinate ad assoggettare la popolazione con una sorta di inconsapevolezza, di dipendenza ma soprattutto di assenza di pensiero critico in presenza di diktat deliranti. Così, quando ha incominciato a trapelare la smodata passione per la pizza e relativi infanganti sospetti su un gruppo di persone facenti parte dell’élite politico finanziaria statunitense, il pensiero è stato che fosse un nuovo modo, molto scorretto, di combattere per le elezioni presidenziali del 2016... la povera Hillary Clinton offesa nell’onore! Un complotto naturalmente “dell’estrema destra” etichettato come leggenda metropolitana con un centro nella pizzeria Comet Ping Pong di Washington: il Pizzagate. Una vera bufala.... non fosse che un congruo numero di informazioni fatte emergere dalle intercettazioni illegali di messaggi di posta privati, pubblicati dall'organizzazione di Julian Assange e riferiti a traffico di esseri umani, nonché abuso di minori, siano risultate in seguito tragicamente vere. A oggi, la figura del giornalista che ha cercato di metterci in guardia contro la follia di questi criminali, dediti a riti satanici fino al cannibalismo, risulta essere una vera e propria immagine di eroe: è un uomo che ha subito persecuzioni e anni di carcere duro, in quanto determinato a denunciare l’orrore che si nascondeva dietro a personaggi dall’apparente filantropia. Il cannibalismo è un’antica pratica (se ne hanno tracce fin nell’antico Egitto) ma sinceramente non credevo potesse essere presente ai giorni d’oggi tra persone apparentemente “normali”. Si tratta di una sorta di comportamento patologico dalle motivazioni più anomale, tra le quali certamente sentimenti di potere, controllo e dominanza sull’altro: un filo conduttore che in questi anni ci ha visti vittime se non proprio di antropofagia, almeno di abusi inconcepibili. Ormai il web rigurgita di immagini agghiaccianti di bambini in attesa di essere seviziati, circondati da individui festanti pronti a cibarsi delle loro tenere carni, nella speranza di acquisire eterna giovinezza e potere derivato dai rituali sacrificali: naturalmente incutendo in precedenza il massimo terrore nelle vittime, in modo che il sangue sia ricco di adrenalina, cioè della sua ossidazione, l’adrenocromo.
Vedere un bimbo turco di non più di 4 anni, dalla bocca sanguinante (l’estrazione dentaria è d’obbligo affinché durante lo stupro non morda) che si cala l’ultimo indumento rimastogli addosso con aria terrorizzata, è un’immagine che grida vendetta... poi torna alla mente il post in cui fanno ritorno in Ucraina gli orfani mandati in Turchia dall’associazione di Lady Zelenskji all’arrivo dei primi carri armati al di là dei confini e non c’è altro da sapere.
Infatti secondo l'agenzia di stampa ucraina Slidstvo, il progetto "Infanzia senza guerra" della dark lady Olena, che ha evacuato nel febbraio 2022 diverse migliaia di orfani dalla regione di Dnipropetrovsk in Turchia, è stato colpito da gravi accuse di violazioni e abusi. Dalla pubblicazione, nel 2025 risulta che due adolescenti di 14 e 16 anni siano tornate in Ucraina incinte dai dipendenti di hotel turchi dove alloggiavano insieme ad altri bambini e che questi vivessero in condizioni precarie tra violenze e maltrattamenti vari, quando non spariti.
Ci sono anche ex collaboratori stretti di questa fondazione che l’hanno definita centrale di smistamento del traffico di bambini destinati alla élite pedofila europea, alla quale apparterebbero personaggi famosi, probabilmente quelli sbianchettati nelle mails, non del tutto desecretate, del pedofilo Jeffrey Epstein.
La pioggia di dimissioni tra gli appartenenti alla classe dirigente non solo statunitense fa venire i brividi: tutti ovviamente ricattati e burattini nelle mani di qualche entità che in questo modo è riuscita a imporre decreti e leggi contro il popolo che avrebbe dovuto essere tutelato dai demandati a tale compito.
E su tutto questo Zelenskji, il comico portato alla ribalta politica da figuri come Timur Myndich - ex produttore televisivo che costruì il demenziale personaggio televisivo e riapparso magicamente in Israele alle prime avvisaglie di controlli anticorruzione a Kiev - pretende ancora denaro da noi. Il peggio è che non siamo capaci di rispondere adeguatamente. Perché? Chi ci ricatta? Come è possibile che siamo ancora agli ordini di chi ha dimostrato essere solo un criminale?
Il problema vero è che il supergoverno globale - che ha favorito l’ascesa del regime nazista ucraino - ha visto, come vera minaccia, diventare la Russia forte e indipendente: Mosca, opposta a questa idea di dominio mondiale, ha impedito alla tirannia dei globalizzatori di avere il sopravvento ed è per questo il continuo tentativo di protrarsi dello stillicidio sul suolo ucraino, dove ormai è evidente l’esito della guerra. Il razzo russo Burevestnik a propulsione nucleare dal tempo di volo (in grado di restare in orbita oltre le quindici ore) e imprevedibilità dei suoi movimenti, non è un’arma qualunque, uno scherzo; ma pare che a tutti sfugga questo piccolo particolare. E meno male che dicevano essere i comunisti a mangiare i bambini...
 

 

 

 

 

ECCO COME SPENDONO I NOSTRI SOLDI 





PASSEGGIATA ANTICOLONIALE
di Giuseppe Natale


 
Le due sezioni ANPI del Municipio 2 di Milano (Crescenzago e 10 Agosto 1944) ripropongono la "Passeggiata decolonizzante", sabato 28 febbraio 2026.
Si parte alle ore 15 da Via Varanini (Angolo Viale Monza), si attraversa il Parco Trotter e si percorrono le vie Pietro Toselli, Assab, Giuba e Benadir: alla scoperta di nomi e luoghi del colonialismo italiano in Libia, Etiopia, Eritrea, Somalia. Partecipate! Si vuole fare memoria sulla nostra storia di "potenza" coloniale, e riflettere sui tempi terribili che stiamo vivendo oggi. Anche l'Italia, arrivata per ultima sulla scena mondiale del colonialismo e imperialismo occidentali, mostrò il suo volto aggressivo e razzista prima con i governi liberali e poi con il fascismo, che intensificò con atti di sterminio le occupazioni coloniali, usando armi chimiche proibite dalle norme internazionali. La nostra iniziativa riprende quella del 2021 quando si promosse un'azione simbolica di cambio di targhe delle vie Assab e Giuba, dedicate a Kedebeck Seyoum (1910-1975), leader partigiana combattente per la liberazione dell'Etiopia dalla dominazione italiana, e a Bob Marley (1943-1981), musicista e attivista giamaicano antirazzista e antifascista; il primo artista che tenne il primo concerto a San Siro (27 giugno 1980, 100.000 spettatori!). Il 19 febbraio ricorre l'anniversario del tremendo massacro delle truppe italiane fasciste compiuto ad Addis Abeba nel 1937, che durò per tre giorni. Fu il comandante in capo delle truppe di invasione, Vicerè d'Etiopia, Rodolfo Graziani, criminale di guerra mai processato, a ordinare il massacro per rispondere al fallito attentato da lui subìto lo stesso giorno, che causò 7 morti e circa 50 feriti. La rappresaglia del Viceré uccise tra i 20 e i 30 mila Etiopi, in stragrande maggioranza civili.

 

 

ATENEO LIBERTARIO MILANO




I CINQUE IRRAZIONALISMI
di Luigi Mazzella
 

Il respiro corto dell’italica cialtroneria politica
 
In un mondo, come quello Occidentale, eretto, secondo una mia teoria (che, allo stato, peraltro, è senza alcun seguito a me palese) su cinque inconfutabili quanto dannosi “irrazionalismi”) è inevitabile che il popolo, chiamato alle urne per esprimere il suo voto, vada “esclusivamente dove lo porta il cuore”. Ciò significa che nel perdurante sonno della ragione, la massa continua a credere nell’ esistenza di un Dio che non si vede né si sente (per i tre monoteismi mediorientali); di vie ideologiche, salvifiche per l’umanità, anche se smentite da distruzioni belliche, disastri, catastrofi (per le due ideologie del fascismo e del comunismo). Seguire il cuore, in politica dov’è pregnante la necessità di scelte ragionate, ha una connotazione ancora più negativa che nella vita sentimentale, dove pure qualche danno quella scelta lo fa, come bene sanno le persone affette da “coazione a ripetere scelte di partner sbagliati”! Non seguire l’intelligenza, la ragione ma l’emozione, la passionalità (che nel migliore dei casi lo spinge a non degnare di alcuna attenzione chi la pensa diversamente da lui, nel peggiore a sbeffeggiare il medesimo affibbiandogli epiteti ingiuriosi che sono tanto più volgari quanto maggiore è il gap culturale e intellettivo di chi li pronuncia rispetto a chi li subisce) è certamente comprensibile: rappresenta la rivolta tardiva, e sostanzialmente coperta dall’anonimato, degli ultimi della classe contro i “primi” degli anni delle scuole medie superiori. Il fatto che nel mio libro “D’odio si muore”, edito da Avagliano recentemente (2026), io ripeta che i cinque irrazionalismi da me individuati stiano oggi vieppiù scatenando un odio reciproco tra gli Occidentali che li condurrà inevitabilmente a distruggersi, ha indotto uno dei destinatari delle mie mail a contestare la mia asserzione e a propinarmi una sua ben diversa verità: i cinque irrazionalismi di cui io parlo sono diventati semplici larve di quelli originari. I cattolici non andrebbero più in chiesa e le vocazioni religiose sarebbero in forte calo; i fascisti, annacquando il loro tradizionale orgoglioso nazionalismo patriottico si sarebbero accodati ai democristiani, ai sedicenti liberali discepoli di Croce e di Gentile, ai comunisti dell’era Napolitano: e ciò al chiaro fine di asservirsi al partito democratico statunitense e transnazionale di Obama nel sostenere le ragioni espansionistiche della NATO e dell’America della CIA e del Deep State d’Oltreoceano. Da “agnelli” mansueti del gregge elogiato dal mio contraddittore, essi non sarebbero amati da Donald Trump ma non potrebbero essere accusati di essere ancora “irrazionali’ per lo loro tesi immaginifiche. Il fervore cristiano, ispirato a uno smodato amore per il prossimo e l’impegno comunista d’antan di ricorrere anche alla violenza per raggiungere l’uguaglianza dei popoli si sarebbero trasformati in un buonismo (pacioccone) concentrato sul terreno terminologico: meglio “reddito di cittadinanza” o “reddito d’inclusione”. Sussidi o bonus? e così via. Non contesto il mio interlocutore: È tutto vero ciò che dice. Gli faccio, però, la mia consueta domanda: come egli spiega che in vista del referendum sulla riforma Nordio, l’immagine della maturità politica degli Italiani abbia dato la dimostrazione di chiari segni di schizofrenia mentale, oltre che dell’ignoranza di molti principi della democrazia? 
a) Sotto il primo aspetto abbiamo che un governo con presenza (a mala pena occulta) di neo-fascisti più o meno dichiarati ha inteso demolire la riforma fascista più odiosa degli ultimi rantoli del regime: l’introduzione del processo inquisitorio che già nel nome ricordava il periodo buio dell’Inquisizione cattolica e collocava l’Italia fuori dai Paesi ad ordinamentodemocratico basato sul  processo accusatorio, con avvocati dell’accusa e della difesa parimenti sotto-ordinati a un giudice super partes. E ciò mentre, stravaganza per stravaganza, alla riforma si è opposta e si oppone ferocemente la Sinistra (in tutte le sue articolazioni, compresa, non a caso, quella finta antiamericana degli agenti provocatori) che per decenni aveva richiesto la separazione delle carriere a partire da un articolo (mio) comparso, nel1982, su Mondoperaio (la rivista voluta da Pietro Nenni) e inserito nel libro “Cinquanta proposte di buon governo” edito da Marsilio nel 1991, fino alla riforma Vassalli e ai generosi impegni per integrarla con la necessaria separazione delle carriere di un avvocato preparato e galantuomo, il senatore socialista, Agostino Viviani, incredibile a dirsi nonno materno dell’attuale segretaria del Partito  Democratico, Elly Schlein.
b) Sotto altro profilo, abbiamo la palese violazione di un principiodemocratico nella pretesa volontà di lasciare l’operato dei civil servant addetti alla cura dell’accusa dello Stato nei giudizi penali, fuori dal controllo del Parlamento, che in ogni democrazia è considerato come l’espressione ultima ed unica del demos (popolo). Sembra lecito chiedersi: perché i sostenitori del No alla riforma vorrebbero trattare anche i pubblici Ministeri (oltre che i giudici, essi sì giustamente) come “autocrati” che non rispondono del loro operato a nessuno o al massimo solo a un organo che sia pura espressione della loro Corporazione (altro concetto di chiara impronta Mussoliniana)?
Conclusione: da tutto quanto precede deriva che la pazzia politica, derivante dall’imperversare dei tre assolutismi religiosi e dai due ideologici, lungi dall’essersi attenuata, ha raggiunto, invece, il suo diapason. Di fronte a tante manifestazioni di ignoranza dei veri assetti fondamentali della democrazia v’è stata una sola nota che può considerarsi per certi aspetti positiva: gli anti democratici più torvi, più violenti, più volgari e triviali nel linguaggio sono usciti tutti allo scoperto, con la cialtroneria che li contraddistingue. Gli insulti gratuiti sui social hanno dominato la scena referendaria! Altro che attenuazione dei cinque irrazionalismi!

 

venerdì 27 febbraio 2026

POPOLO E DEMOS
di Romano Rinaldi


 
Le due parole del titolo possono essere etimologicamente considerate sinonimi, tuttavia, hanno assunto nel tempo significati diversi fino all’antitesi quando si pensi ai termini “populismo” e “democrazia” che ne derivano. Cinque anni fa (1), a margine dell’emblematico episodio dell’assalto al Campidoglio americano da parte dei “patrioti” di Trump, riportai qualche riflessione sul significato del populismo, compresa l'adozione di questa pratica politica da parte di alcuni partiti italiani e le possibili conseguenze sulla tenuta della nostra democrazia liberale, fondata su una delle più moderne e giovani Costituzioni di questo stampo. L’inizio dei recenti movimenti populisti in seno ai partiti politici italiani può essere ragionevolmente ricondotto alla “discesa in campo” del padrone di un impero mediatico (a quel tempo si chiamavano mass media) con forte ascendente sul popolo teledipendente italiano ai primi anni ’90 del secolo scorso (1994).
Alcuni cenni su questo stesso argomento, fatti recentemente (2), mi inducono ad un seppur lieve approfondimento. Lieve perché affrontato da semplice cittadino, forse un po' più attento della media, ma senza alcuna pretesa di competenza specifica nella materia. Dopo 34 anni dall’inizio di quell’esperimento politico totalmente innovatore, uno dei cardini della “ristrutturazione” della nostra democrazia fortemente voluta da Berlusconi, anche per motivi di salvaguardia personale, sta nel ridimensionamento del potere giudiziario a vantaggio del potere esecutivo (Governo), erodendo quindi uno dei pilastri fondamentali della democrazia liberale: l’equilibrio e l’indipendenza tra i poteri dello stato (Legislativo, il Parlamento; Esecutivo, il Governo; Giudiziario, la Magistratura) pur utilizzando la denominazione della liberal democrazia come vessillo irrinunciabile dal proponete delle famose “leggi ad personam”. E già questa fu una formidabile contraddizione.



In generale, la tentazione di impadronirsi del potere assoluto (i pieni poteri) è sempre dietro l’angolo per coloro che sentano l’investitura popolare (il voto) come l’inequivocabile segnale di poter procedere senza alcun indugio a perseguire la propria volontà che necessariamente coincide, nella loro mente, con la volontà del popolo. Fino a qui si potrebbe ancora pensare che popolo e demos coincidano ma è proprio in questo passaggio pratico, non solo semantico che c’è una grande differenza. Il capo-popolo si fa infatti interprete del consenso ricevuto fomentando il suo popolo nella convinzione di fare quello che questi desidera, semplicemente rincorrendolo e assecondandone i più bassi istinti ”di pancia” piuttosto che favorire la presa di coscienza e la condivisione della sostanza dei problemi per ricavarne soluzioni ragionate al meglio da parte di quei cittadini che in buona fede e coscienza desiderano il bene di tutta la comunità, non solo il loro stesso tornaconto.



Qui, a mio giudizio sta tutta la differenza tra l’idea di demos e l’idea di popolo. Nel primo caso si tratta di una comunità raziocinante, informata e sensibile alle esigenze della convivenza armoniosa pur tra le mille differenze che devono essere affrontate secondo le regole che vengono approvate nel tempo (dal Parlamento) in funzione dei principi della gestione democratica della sovranità (che appartiene al popolo, il quale la esercita... bla…bla… bla… Art. 1 Costituzione Italiana). Nel secondo caso, il popolo (di solito una minoranza molto rumorosa) che ha eletto il capo perché ne sia rappresentato in tutto e per tutto, gli demanda ogni potere pur di essere lasciato in pace a farsi gli affari suoi senza tanti vincoli, lacci e lacciuoli anche a scapito della convivenza armoniosa in uno stato non più di diritto. In pratica si tratta di scambiare il principio della sovranità locale con qualche perdita di libertà individuali, e contemporanea interruzione del principio: “la libertà individuale finisce dove comincia la libertà del prossimo”.
Come già si profilava cinque anni fa, oggigiorno siamo di fronte ad un enorme e radicale cambiamento nella comunicazione. Non c’è più nemmeno bisogno di possedere un impero mediatico-editoriale. Tutti abbiamo in tasca uno strumento di comunicazione di massa attraverso i cosiddetti social media e chiunque riesca a sfruttare questa opportunità al massimo, può ottenere il consenso popolare della parte più influenzabile e meno attenta della popolazione.
Se vogliamo qualche esempio pratico di quanto sto cercando di esprimere, basta guardare, di nuovo alla recente destrutturazione della più antica democrazia al mondo che sta cercando di attuare la presente amministrazione americana a seguito dell’inopinata rielezione del colpevole dei primi misfatti in questo senso. Purtroppo, non è che da noi le cose si stiano mettendo molto meglio, è solo una questione di scala… In America si sono sempre fatte le cose in grande!
Un po’ più in dettaglio. Prendiamo la orami stucchevole diatriba su chi e come alza i toni della discussione, o meglio della propaganda, per il Si o per il No nella Campagna referendaria che ci porterà alle urne il 22 e 23 marzo. Sul merito e nemmeno sul metodo non è più il caso di provare ad intavolare qualsiasi discorso, tanto la materia si è talmente aggrovigliata che neppure i proponenti si sentono in grado di difendere la proposta sulla base di elementi di giudizio obiettivi. E allora, come avviene la comunicazione? Semplicemente attraverso slogan perlopiù basati su fatti del giorno che nulla hanno a che fare coi principii informatori della riforma ma che hanno grande risonanza mediatica e fanno presa sull’immaginario collettivo in base al più semplice e bieco dei ragionamenti: se la Giustizia è male amministrata, la colpa è dei Giudici. Come dire: se gli ospedali non funzionano è colpa dei medici. Infatti, i frequenti episodi di assalto ai medici dei pronto soccorso, il comparto dove si verificano le carenze peggiori per colpa del potere politico, ne sono un esempio eclatante.
Non vorrei tediare il lettore con una elencazione delle decine e forse centinaia di esempi che si potrebbero portare. Ciascuno può facilmente fare mente locale e trovarne almeno una dozzina.



Quali le soluzioni? In primis, non potendo cambiare da un giorno all’altro la mentalità politica di coloro che hanno abbracciato il populismo come veicolo del consenso e del potere, vi si dovrebbero opporre tutte le forze politiche che ancora sentono lo stimolo verso lo stato di diritto e il bene comune. Anche nell’interesse di coloro che la pensano diversamente ma che dopo le elezioni si troveranno ad essere governati dalla parte opposta. Il famoso detto “io sarò il presidente di tutti” che viene poi messo immediatamente nel cassetto quando ci sono da fare gli interessi di pochi. Subito dopo bisogna escogitare un sistema di nuove regole per la gestione della comunicazione in generale e quella politica in particolare, mediante i social media.



È facile chiedersi come mai i proprietari di questi potentissimi mezzi di comunicazione siano tanto opposti a qualsiasi regolamentazione, dopo una timida retromarcia a seguito della vittoria elettorale di Biden negli USA, prima dell’attuale presidenza. L’unica regola che ora vale per loro è l’arricchimento ad libitum sulla pelle dell’utente… nel sacrosanto nome della libertà di espressione e di parola! Dovrebbe risultare più chiaro ora il significato dell’accusa che lanciò l’anno scorso il vicepresidente degli USA Vance alla UE (arretratezza e mancanza di libertà) per aver osato proporre una tassa sugli astronomici guadagni di queste società, in massima parte americane. Ecco, dunque, negli Stati Uniti si va oggi nella direzione di un’autocrazia illiberale sostenuta dalle immense ricchezze accumulate da pochi oligarchi del Web che possono pilotare il consenso del popolo e quindi il potere dei capi-popolo che si fanno eleggere alle più alte cariche. Una volta arrivati al potere non si fanno alcuno scrupolo per l’arricchimento personale e della loro ristretta cerchia, oligarchi compresi naturalmente, persino violando le più elementari regole del mercato attraverso pratiche di insider trading. Uno dei più esecrandi crimini e per questo severamente punibili, nel sistema capitalista dotato di borse valori per gli scambi finanziari. Figuriamoci poi se possano sentire il dovere di ottemperare alle disposizioni delle leggi interne ed internazionali che dovessero andare contro i loro personali interessi! Lo vediamo costantemente con i più alti incarichi dello Stato conferiti a parenti ed amici senza che ci sia alcun rapporto tra questi individui e le Istituzioni che dovrebbero occuparsi di queste funzioni (i famosi “negoziatori” di pace Kushner e Wickoff). O con l’istituzione del cosiddetto Board of Peace, a tutti gli effetti una società privata per la gestione di una improbabile ricostruzione della striscia di Gaza nella forma di un “parco giochi” per ricconi, senza alcuna considerazione per il popolo palestinese che viene di fatto espropriato del suo territorio per questa visione distorta del processo di pace in Medio Oriente. Ed ultimamente con le più infamanti accuse, da parte del Presidente USA, ai giudici della Suprema Corte per non aver “obbedito” al mandato conferito loro dalla parte politica attualmente al potere. Ma anche noi, nel nostro piccolo, non ci siamo fatti mancare l’attrazione verso questa inqualificabile iniziativa di privatizzazione del diritto internazionale, né il richiamo, da parte della nostra Presidente del Consiglio alla Magistratura italiana che non collabora col Governo ed anzi osa remare contro i suoi intendimenti…! Ma qui rischio di essere ripetitivo e mi fermo. Resto tuttavia nella convinzione di aver contribuito a chiarire un aspetto che tende a rimanere sottotraccia mentre dovrebbe essere affrontato quanto prima per evitare lo sgretolamento delle nostre Istituzioni Democratiche similmente a quanto sta accadendo alla rupe di Niscemi.
 
(1) R. Rinaldi – Odissea 17-01-2021
https://libertariam.blogspot.com/2021/01/democrazia-populismo-e-reti-sociali.html
(2) R. Rinaldi – Odissea 23-02-2026
https://libertariam.blogspot.com/2026/02/acronimi-e-significati-reconditi-di.html?m=1

IL GOVERNO DEL NULLA
di Cataldo Russo
 

Giorgia Meloni

Bollette alle stelle, pensioni da fame, servizio sanitario allo sfascio,
emigrazione di massa dei giovani italiani che non rientreranno più
, corruzioni, sperperi, riarmo per spingerci ad una folle guerra con la Russia, miliardi all’Ucraina per far continuare il massacro mentre il territorio italiano si sfalda, diminuzione delle tasse ai più ricchi, protezione degli evasori, aumenti scandalosi degli stipendi dei parlamentari regionali, silenzio sul genocidio palestinese ad opera di Israele, servilismo verso Trump e i suoi metodi da teppista fascista… ecco alcuni dei risultati che può vantare il Governo Meloni. E intanto ci propina un Referendum contro la Magistratura per evitare che i colletti bianchi, cioè i peggiori nemici della Nazione, la facciano franca impunemente.
 
 

Siamo a quasi tre anni e mezzo di Governo Meloni e le leggi liberticide che questo governo ha confezionato non si contano. Tutte leggi e decreti emanate a caldo, all’indomani di un evento definito traumatico dalla gang di governo.  Lungo questo arco di tempo, sono state partorite, senza alcun serio travaglio, raffiche di decreti. Primo fra tutti quello “anti-rave party” (Dl 162/2022, convertito in l. 199/2022), che colpisce i raduni musicali organizzati da gruppi di giovani. La legge, entrata in vigore il primo gennaio del 2023, ha introdotto l’art. 633-bis del Codice penale (invasione di terreni o edifici con pericolo per la salute o l’incolumità pubblica) punendo con la reclusione da 3 a 6 anni e multe da 1.000 a 10.000 euro chi organizza raduni illegali e pericolosi. Ma non basta, c’è anche la confisca obbligatori dei mezzi e degli strumenti adoperati. Il decreto ha fatto discutere, ha visto gli elettori del centrodestra applaudire, ma ha anche rafforzato il convincimento che fosse stato “un molto rumore per nulla” per l’irrilevanza del problema. La legge, entrata in vigore nel Capodanno del 2023, ha portato all’imputazione di otto sfigati che hanno pagato per tutti, per essere poi disattesa per le difficoltà pratiche nel renderla operativa. È stata poi la volta del dl anti-imbrattamento del 2023, che ha preso di mira gli attivisti ambientalisti inasprendo le pene per quei giovani che manifestano il loro dissenso contro il degrado ambientale imbrattando simboli e luoghi pubblici. Dopo il naufragio di Steccato di Cutro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 di febbraio del 2023, anziché appurare le responsabilità per quei 94 corpi lasciati cinicamente annegare, che gravano come un macigno sulle nostre coscienze, e fare un mea culpa, la risposta, ancora una volta, è stata il Decreto Cutro (DL 20/2023, convertito nella legge 50/23). Una legge razzista, che assolve chi ha avuto colpe nell’organizzazione dei soccorsi, arrivati colpevolmente in ritardo, ma si accanisce contro l’immigrazione irregolare in Italia sparando nel mucchio. La legge limita la “protezione speciale”, accelera le espulsioni sulla carta, riduce i servizi di accoglienza e facilita i rimpatri. Al di là dell’assurdità di questa legge e dell’inasprimento delle pene, dobbiamo dire che essa non ha inciso granché sulla situazione degli sbarchi che continua ad essere lasciata a sé. In seguito all’odioso stupro di due adolescenti ad opera di alcuni minorenni nelle periferie di Napoli, ecco sfornato il Decreto Caivano (D.L. 15 sett. 2023, n. 123) con il quale si è pensato di arginare la criminalità giovanile, a partire dalle «baby gang», conosciute meglio come le «bande di maranza», inasprendo le pene per i minori, tra cui ammonimenti da parte del Questore. Il decreto prevede anche il controllo sui genitori che non vigilano o non mandano i figli a scuola, con la perdita della responsabilità genitoriale in casi gravi. Come se non bastasse, è stato introdotto il daspo urbano e l’abbassamento a 6 anni della pena edittale per l’arresto in flagranza. Il decreto facilita, altresì, il fermo per reati di violenza o possesso d’armi.
Sempre in tema di grida di Manzoniane memoria c’è il DL 48/2025 (convertito in l. 80/2025), che ha introdotto una dozzina di nuovi reati e ne ha inasprito altri, punendo anche la resistenza passiva posta in essere dai dimostranti. Il povero Gandhi, il più pacifista dei pacifisti, sarebbe sbattuto nelle patrie galere a vita in questo clima. Ma la mano lunga della repressione si è fatta particolarmente sentire dopo la manifestazione di Torino del 31 gennaio.




Sfruttando in maniera tanto magistrale quanto strumentale gli scontri tra una parte dei manifestanti e le forze di pubblica sicurezza, il governo ha partorito il nuovo pacchetto sicurezza che ha come obiettivo la creazione di un vero e proprio ordine pubblico di matrice fascista dove nessuno possa protestare (fermo preventivo, ammende super salate per i promotori delle manifestazioni, pene rigorosissime, ecc.). Da molte parti si sottolinea l’inefficacia e l’inapplicabilità di così tanti decreti perché per renderli veramente operativi occorrerebbero risorse economiche ingenti e decine di migliaia di assunzioni di personale addetto alla sicurezza. La percezione dei più è che siano, come le famose grida manzoniane, destinate a restare inapplicate. Io non prenderei con leggerezza questa tendenza a sfornare decreti come se fossero pasticcini perché, per dirla alla Montesquieu, “Non c’è tirannide peggiore di quella esercitata all’ombra delle leggi”. Ora, fare leggi e non farle applicare, significa abituare la gente ad accettare l’emergenza legislative con una certa superficialità con il convincimento che “una grida” in più, una in meno, non cambia nulla perché tanto saranno disattese. Non è così, soprattutto perché viviamo in un paese dove le leggi per le persone comuni si applicano e per gli amici si interpretano. Non vorrei che esse siano disattese di proposito nei momenti di pace sociale per essere poi applicate duramente in occasioni di competizioni elettorali, manifestazioni e scioperi, per massacrare avversari politici, sindacalisti e anarchici.  Ricordiamoci che il fascismo raramente ha applicato le leggi, le ha sempre interpretate in base a chi sedeva nelle aule dei tribunali. La Meloni, che di fascismo se ne intende, sta trasformando il centrodestra in una fabbrica d’odio e di nemici politici. E le leggi e i decreti che sta sfornando con tanta alacrità non resteranno inapplicati, ma le serviranno un giorno per reprimere dissenso e opposizioni politica, perché è questo che ha in mente la donna, la madre, la cristiana della Garbatella.

  

CONGRESSO ANTIMILITARISTA A NOVARA




UNIONE DONNE  
Per un mondo disarmato





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