UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

mercoledì 4 febbraio 2026

GUARDI NISCEMI, E PENSI A FIRENZE
Associazione di volontariato Idra


 
Rimpalli di responsabilità fra autorità pubbliche: dovesse ricapitare un ’66, o un ’92, a chi toccherebbe risponderne?


L’ultima esondazione dell’Arno risale a 60 anni fa. Rovinosa. Tutto il mondo corse in aiuto. La più recente esondazione dei corsi d’acqua minori (i più pericolosi, ultimamente: i torrenti Terzolle e Mugnone), risale a 34 anni fa. Tanti danni in più di un quartiere. Molte zone di Firenze sono ancora oggi a rischio idraulico, come attestano le carte dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale. In alcuni punti incombe una pericolosità classificata come ‘alta’. Per esempio, là dove il Mugnone incontra il fascio di binari che escono ed entrano nella stazione di Santa Maria Novella. Ebbene, proprio in quel punto si sta scavando da più di tre lustri una fossa profonda 25 metri, lunga 450, larga 50, che dovrebbe ospitare la nuova stazione ferroviaria sotterranea ad Alta Velocità. Che la pericolosità è ‘alta’ non lo dicono solo le carte dell’Autorità di bacino. Lo ribadiscono quelle della Protezione civile del Comune. Ma il progetto è stato approvato senza valutazione di impatto ambientale, e nessuna istituzione pubblica ha alzato un dito per esigerla. Il Ministero dell’Ambiente ha addirittura stabilito che poteva bastare la VIA fatta per un’altra stazione (fra Viale Redi e Viale Strozzi), mai realizzata, lontana parecchie centinaia di metri e progettata in un’area classificata a pericolosità idraulica ‘bassa’! Intanto quel Mugnone non ha smesso di inviare segnali di allarme. Due volte l’anno scorso, a gennaio e a marzo, nel quartiere delle Cure, la piena ha lambito l’impalcato del ponte su cui correvano inconsapevoli le Freccerosse e gli Italo.


Dissesto idrogeologico in Calabria

Stiamo stuzzicando anche l’intero sottosuolo della città in cui “dalla fine del XII secolo al 1966 si sono susseguite sicuramente ben 42 piene e inondazioni”, come ci informa il prof. Leonardo Rombai, docente emerito di Geografia storica all’Università di Firenze. Si stanno scavando da est a ovest 12.666 metri di tunnel fra Campo di Marte e Castello, perpendicolarmente alle linee di flusso della falda acquifera. Tutto sotto controllo? Chissà… certo è che il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco denuncia: nel progetto esecutivo degli scavi non c’è traccia del piano di emergenza prescritto dal DM 28/10/2005 “Sicurezza nelle gallerie ferroviarie”!


Niscemi

Se poi vai a guardare a Castello, dove per la TAV è stata anticipata una galleria artificiale in superficie in attesa dei tunnel da Campo di Marte, scopri che gronda da un pezzo acqua mista a colibacilli fecali (parola dell’ARPAT). E a quel progetto non è stato accordato dalla commissione competente neppure il collaudo tecnico-amministrativo.
Se poi vai a verificare che dove vanno le terre di scavo, scopri che finiscono in impianti di gestione rifiuti (né è dato sapere dove e quali), con ipotizzabili elevati incrementi di costi, dopo che da decenni la comunicazione ufficiale racconta la favola di un progetto di riambientalizzazione e valorizzazione paesaggistica della ex miniera di Santa Barbara nel Comune di Cavriglia: al 15 maggio 2025 ammontavano già a circa 105.000 tonnellate.
Infine, se vai a cercare che fine ha fatto l’organo di vigilanza su tutte queste simpatiche avventure progettuali, scopri che l’Osservatorio Ambientale istituito dal Ministero dell’Ambiente è scaduto tredici mesi fa, e non è mai stato rinnovato. Di queste circostanze sono mai state informate le Autorità pubbliche con la maiuscola, locali e centrali? La risposta è: sì, ufficialmente e ripetutamente! Vi ha provveduto la cittadinanza attiva, sentitasi in dovere di segnalare omissioni, inadempienze o violazioni di norme. Ma non si è ricevuta notizia di ravvedimenti, né verbali né operosi. La cantierizzazione più tormentata, costosa e impattante calata senza dibattito pubblico sulla città di Firenze procede temerariamente in queste condizioni. Rebus sic stantibus in riva d’Arno, la vicenda di Niscemi, coi rimpalli di responsabilità cui assistiamo a sciagura consumata, assume un rinnovato valore di monito da non trascurare. Vorranno le Autorità competenti rispondere almeno adesso, da Firenze e da Roma, prima che danni gravi e irreversibili alla città d’arte e cultura cara al mondo possano avere malauguratamente a concretizzarsi?


Crolli in Sardegna

L’Associazione di volontariato Idra, parte civile e ad adiuvandum nei procedimenti giudiziari che hanno acclarato i danni TAV all’ambiente e all’erario in Mugello e a Monte Morello, dove amministratori pubblici regionali e centrali hanno approvato i progetti, come recita la sentenza della Corte dei Conti della Toscana, “agendo con censurabile superficialità, insolita pervicacia ed in violazione ad elementari norme di diligenza, pur avendo un’adeguata conoscenza dell’opera e delle conseguenze che avrebbe causato alle risorse idriche, in virtù della consistente mole di informazioni pervenute nella fase istruttoria e volutamente trascurate o non adeguatamente veicolate”, trasmette oggi i contenuti di questa nota alle seguenti Autorità, perché siano considerate e valutate col dovuto rigore le responsabilità singole e/o collegiali, nel rispetto del dettato dell’art. 54 della Costituzione:
Sindaco del Comune di Firenze
Sindaco della Città Metropolitana di Firenze
Presidente della Giunta della Regione Toscana
Prefetto di Firenze
Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale
Autorità Nazionale Anticorruzione
Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
Ministro dell’Interno
Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
e, per la prima volta, affinché possa auspicabilmente attivarsi per la sua propria competenza, Ministro per la Protezione civile.
“Restiamo in confidente attesa di un Vostro riscontro”, scrive Idra ai destinatari del messaggio, “che auspichiamo si configuri come risultante dell’attivazione delle necessarie sinergie istituzionali, tenuto conto delle frequenti intersezioni di ambiti di competenza e responsabilità che derivano dall’attuazione delle opere pubbliche”.

LE PROPOSTE DEI LETTORI


 
Dall’ account FB di Andrea Zhok.  
 
Riprendo da Domenico Farina questa utile sintesi di alcune delle cose che emergono con chiarezza dagli Epstein files:
1) “Trump è compromesso da Israele e Kushner è il cervello della sua Amministrazione”. Lo rivela una fonte confidenziale all’FBI. La fonte sa molte cose, rivela nomi di agenti CIA in Indonesia (coperti da omissis, quindi plausibilmente veri), è a conoscenza di transazioni immobiliari riservate, ha accesso a documenti legali riservati. Insomma, la fonte riservata non è uno qualunque ma è un membro della community dell’intelligence;
2) il vice-ministro della Giustizia ha dichiarato che sono state rimosse le immagini di “morte, sevizie e abusi”. Quindi ci sono prove fotografiche di un abisso di violenza;
3) è emersa una mail in cui Epstein dichiara a un contatto coperto da omissis che il suo video di torture gli è piaciuto molto. Il riferimento alla tortura compare in molte mail, rendendo plausibili scenari da film horror: snuff movie etc;
4) contatti coperti da omissis autorizzano in più di una mail Epstein a uccidere persone che hanno fatto sgarbi a loro o a lui;
5) Epstein si riferisce ai bianchi come “goym”, scrivendo in più di un’occasione che “i goym esistono per servire il popolo di Israele”;
6) una fonte coperta rivela all’FBI che Kushner passerebbe le informazioni del Mossad ai russi;
7) i messicani si lamentano con gli USA perché un programma condiviso di contrasto al traffico minorile ha subito attacchi militari da parte di risorse americane. L’ufficiale messicano rivela che il problema è che l’ex ambasciatore americano in Messico ha messo incinta una bambina di 11 anni.
 
*
Integro questo sunto con alcune considerazioni di Marcello Foa:
“Le ragazzine vittime delle violenze sessuali, di Epstein erano 1200: un numero enorme, tra cui anche una bambina di 11 anni. Dunque c’era un vero e proprio traffico di minorenni.
Una domanda sorge spontanea: com’è possibile che nessuno vedesse né sapesse? La polizia e la magistratura dov’erano? Infatti, dai file risulta che i procuratori della Florida, ad esempio, sapevano delle violenze da prima del 2006, ma non hanno fatto nulla. E il New York Times ha scoperto la denuncia di un ex collaboratrice di Epstein, l’artista e scultrice Maria Farmer, che addirittura nel 1996 denunciò all’FBI gli orrori commessi dal finanziere pedofilo suicida ma gli investigatori anziché indagare non le diedero retta e archiviarono. La Farmer fu quindi oggetto di una campagna di maldicenze, fu screditata e isolata, messa all’angolo. Nessuno volle più vedere le sue opere.
Insomma, Epstein godeva di una immunità di fatto perché tanti, troppi potenti erano sotto il suo ricatto ovvero trattasi di gran parte dell’élite che ha governato il mondo occidentale per oltre trent’anni. Quelle che ha determinato i nostri destini”.
 

Gli Epstein files hanno un volume documentale mostruoso; tre milioni e mezzo di pagine finora rilasciate, 2.000 video e 180.000 immagini. Queste dimensioni vanno completamente al di là delle capacità di organizzazione di un singolo individuo, per quanto ricco. L’entità di questa operazione, che è stata essenzialmente un’operazione di messa sotto ricatto di classi dirigenti nell’intero mondo occidentale, è quella disponibile solo ad un servizio segreto nazionale particolarmente efficiente. Quale sia non lo sappiamo, e lascio a ciascuno di farsi le proprie idee, ma a me francamente una sola opzione pare plausibile. Al di là della cronaca nera e dello schifo, ci sono due elementi strutturali che rivestono qui importanza. Il primo è che quanti vedono movimenti coordinati dei vertici politici mondiali occidentali in direzioni controproducenti per i propri popoli, efferate e incomprensibili, oggi hanno una chiave di lettura in più, una chiave di lettura che finalmente non ha bisogno di appellarsi all’intervento soprannaturale del Maligno. Agire sotto ricatto di un servizio segreto straniero spiega molte cose altrimenti inspiegabili. Il secondo è una riflessione sullo straordinario tasso di marciume morale, di putredine interiore, di schietta depravazione che manifestamente alberga nella cerchia dei “ricchi e potenti” del mondo occidentale. Mentre Hollywood rappresenta regolarmente i leader dei paesi ostili, extra-occidentali, come satrapi perversi e grotteschi, sembra plausibile che lo facciano perché proiettano cose che gli sono familiari. E pensare che queste classi dirigenti occidentali da oltre tre decenni vanno in giro con i propri pretoriani a insegnare la morale e la civiltà al resto del mondo è qualcosa che farebbe ridere se non facesse ribrezzo.

 

RESTAURI. FERMATE IL PITTORE!



La situazione sta sfuggendo di mano: dopo la Meloni si intensificano i restauri. Occorre porre un freno…
















GIUDICI E POLITICI
di Marcello Campisani


 

Giustizia vuole dir pace sociale,
calco, misura di democrazia,
che rende l'uomo all'uomo uguale,
ch'ogni forma sanziona d'angheria.
 
L'orrendo safari al magistrato,
cui mani-pulite diede il via,
avendo il delinquente vaccinato,
è un suicidio, nonché un'idiozia,
 
prim'ancora che una carognata,
voluta dalla peggio ruberia;
ed è cosa da sempre perpetrata 
da ogni peggior consorteria.
 
Perché la giustizia, credi a me,
del debole è l'unica difesa,
mentre il potente se la fa da sé.
Morta quella, non resta che la Chiesa,
 
pregando che qualche Padreterno
s'interessi degli umani stenti,
ovvero consolarsi con l'inferno
ch'arderà di sicuro i malviventi.
 
Neppure i milioni di tangenti                   
ed i rei confessi e condannati
impedì di chiamarli poi innocenti
e di darne colpa ai magistrati.
 
Craxi, già con monete lapidato,
con 10 anni e più di reclusione,
ben tosto venne poi riabilitato
come vittima di persecuzione.
 
Allorché il politico importante 
espatria per non esser catturato,
di fatto diventando latitante,
in tristo esilio vien considerato.
 
I politici han questi inconvenienti,
benché ci sia Nordio a rimediare
e ben lo fa con mille accorgimenti
perché non li si possa condannare.
 
Purtroppo c'è un rimedio solamente,
e il conculcare la magistratura
a volte non risulta sufficiente,
meglio abolirla addirittura.
 
Ogni potere ha come entelechia
quella di non venire limitato.
Del politico poi è l'ipocrisia,
cui abbocca ogn'asino calzato.
 
I magistrati per lo più son pazzi“
-riferendosi a quelli non comprati-
diceva Berlusconi ai suoi ragazzi.
E tutti i giornalisti prezzolati
 
si diedero a cercar delle stranezze,
scoprendo nei calzini scompagnati
la prova di supreme nefandezze
ed innocenti tutt'i condannati.
                                                        
Il giudice dispone d'un potere
del quale, se fa un uso scriteriato,
il suo giudizio si può rivedere.
Ma può farlo solo un magistrato,
 
non certo un politico ignorante
che la giustizia vuol subordinata,
che ha come compito assillante
d'aver l'innocenza assicurata.
 
Del resto la legge non consente
al magistrato di non lasciar traccia
compiendo qualcosa d'indecente,
in quanto deve metterci la faccia.
 
Non posso venire sospettato
di forme di partigianeria
dai giudici più volte denunciato,
intolleranti della mia ironia.
 
Altri giudici hanno rimediato
ai travasi di bile che ho subiti,
allorquando facevo l'avvocato,
per dei magistrati ingaglioffiti.     
 
Criticar aspramente il giudicato    
solamente nel mondo capovolto   
compito non è dell'avvocato,          
ma del politicante non assolto.
 
La democrazia lì tocca il peggio
quando richiede al giudice coraggio
e quando colui ch'occupa un seggio
va della giustizia all'arrembaggio.
 
Fossero un po' meno tartassati,
i magistrati avrebbero il bon ton,
appena i contratti son firmati
per esempio con i Benetton,
 
ovvero per il ponte sui due mari
-quello fieramente contrastato-
di arrestarne i loro firmatari
che non fan gl'interessi dello Stato.
 
Quando i governanti son protervi,
corrotti, sciocchi, ovvero ignavi,
tanto d'altre potenze farsi servi,
i governati ne diventan schiavi.
 
Quando la politica tradisce
e diventa nemica dello Stato
ci sarà mai qualcuno che capisce
che deve intervenire il magistrato?
 
Ma potranno mai i giureconsulti   
raggiungere l'altezza dei cervelli
-per quanto d'esperienza siano adulti-
di Matteo Salvini e di Donzelli?

A BUSSERO PER LA PALESTINA
Con Silvano Piccardi e Gaetano Liguori.




 

martedì 3 febbraio 2026

REFERENDUM, GOVERNO, POTERE
di Franco Astengo


 
Coloro che si sono pronunciati con il massimo della severità possibile contro l'azione dei black block attuata nel corso della recente manifestazione di Torino, hanno il dovere di analizzare le dichiarazioni pronunciate nell'occasione dalla signora presidente del Consiglio. Bisogna saper distinguere tra la condanna delle violenze e il tentativo del governo di trasformare le dinamiche innestate da quei fatti in una occasione di ulteriore stretta sul piano delle libertà costituzionali e di progressivo attacco alla magistratura soprattutto in previsione del referendum del 22/23 marzo.
La signora presidente del Consiglio (non Capo del governo) ha infatti individuato il reato commesso e ne ha indicato l'assunzione piena da parte della magistratura. Questa affermazione (ben ripresa da altri membri del governo e della maggioranza) dell'indicazione preventiva del reato è parte integrale della "sotto cultura" di potere (e non di governo) quale tipica espressione di una destra che sta alimentando un'idea di "impoverimento" della democrazia. Un impoverimento della democrazia che, quasi inavvertitamente in settori della pubblica opinione, tende a regredire a pura volontà della maggioranza. Questo fenomeno di regressione sta avvenendo essenzialmente perché va sbiadendosi la memoria delle ragioni storiche che avevano indotto i padri costituenti, nella coscienza di quanto il totalitarismo fascista pesasse ancora nella cultura politica e giuridica del Paese, di dotarsi di una costituzione rigida nel cui articolato si esprime una netta separazione tra i poteri. L'indicazione data ai magistrati con tono quasi vincolante dai vertici del governo circa l'indicazione di reato in fatti come quelli di Torino (riguardanti l'ordine pubblico) e la richiesta di adeguamento da parte della magistratura deriva dall'assunzione da parte della destra del punto di principio del fatto che la separazione dei poteri è intesa quale fattore di intralcio al libero dispiegarsi di una dinamica politica coincidente con l'esercizio del potere da parte di una maggioranza sicura di rappresentare "in toto" la volontà del popolo. Il voto referendario varrà per contrastare questa ipotesi di negazione del principio costituzionale. È necessaria l'affermazione dei principi basilari della democrazia rafforzando il sistema di garanzie e la neutralità e l'indipendenza della magistratura. Insomma attraverso il voto sulla legge di deforma si sta cercando di modificare il rapporto tra governo ed esercizio del potere: dobbiamo comprendere la sostanza di questo ulteriore attacco alla democrazia ed attrezzarci adeguatamente per respingerlo.

PONTI E FRANE
di Romano Rinaldi


Foto Comune di Niscemi
 
Del ponte sullo stretto di Messina mi sono occupato più volte nel recente passato (1, 2, 3), sollevando legittimi e circostanziati dubbi sulla sua fattibilità, in quanto basata su un obsoleto progetto rispolverato dopo quattro lustri e presentato praticamente tale e quale per la realizzazione di un’opera avveniristica ed unica al mondo. Sfido chiunque a trovare parole di opposizione all’opera “per partito preso” nei miei precedenti scritti così come in questa mia nota. In Sicilia e in tutto il Paese, in questi giorni il Ponte è tornato di attualità per un riflesso condizionato di fronte all’ineluttabilità geologica della frana di Niscemi e della spesa che lo Stato (tutti noi) dovrà affrontare per quell’emergenza a fronte dell’accantonamento di una montagna di milioni di euro (13,5 mila milioni) stanziati per l’erigendo ponte di Messina.
È chiaro che di fronte allo scempio che la “Natura” sta facendo di quella cittadina e le conseguenti sofferenze inflitte alla sua popolazione, il pensiero di ricorrere ad una (piccola) parte delle risorse già disponibili per quell’opera ancora in alto mare riguardo la sua possibile realizzazione, è più che legittimo e quantomai ragionevole. A meno che non si usi il solo parametro della partigianeria tra pro- e contro il ponte. Lasciando per un momento da parte qualsiasi valutazione sulla totale mancanza di pianificazione ambientale e territoriale per la salvaguardia della città di Niscemi, così come del resto del territorio italiano, da parte delle pubbliche autorità preposte, mi preme in primis far notare che quel terreno e quel tipo di frana sono quanto di più prevedibile la natura ci offre in termini di “calamità naturale”. Non c’è infatti nulla di improvviso e calamitoso nella franosità del margine esposto di un deposito di alcune decine di metri di spessore di sabbie, perdipiù poggianti su un letto di argille. Un bimbo di cinque anni lo apprende facilmente, a scala ridotta, giocando in riva al mare sulla sabbia. Tutto sta nel difendere il fronte franoso dall’assalto dell’acqua alla base e fornire il sottosuolo del pacco di sedimento sabbioso di un adeguato sistema di drenaggio che eviti l’infradiciamento del terreno da sopra e l’ineluttabile franamento del fronte esposto. In pratica si tratta di una rete di opere idrauliche, comprese fogne e scolatoi, che devono assicurare un veloce drenaggio e mantenere “asciutto” il sottosuolo per evitare che l’imbibizione superi una certa soglia di coesione oltre la quale quel tipo di materiale perde stabilità. Ma allora, se è così facile, perché non si è provveduto in tempo prima della sciagura? La risposta è altrettanto semplice. 



L’amministratore di turno, essendo un politico che necessita consenso, invece di impegnarsi in opere di prevenzione che nessuno vede o capisce, preferisce cavalcare l’emergenza spremendo risorse dai governi, locale e centrale, in modo da poter gestire grandi quantità di denaro in un’unica soluzione piuttosto che ricorrere all’ordinaria amministrazione e spendere poco alla volta le risorse che pure sono disponibili per le opere di prevenzione. Questo gli consentirà persino di distribuire prebende (appalti ecc.) a chi poi gli fornirà l’appoggio per la rielezione. Il tutto senza nemmeno voler considerare gli aspetti illeciti e criminali che possono evidentemente nascondersi in questo genere di comportamento.
Tornando al confronto tra l’opera grandiosa e unica al mondo, di cui tutti abbiamo ben impresse nella mente le immagini dei “rendering” e l’angoscia che suscitano le immagini di quella cittadina che si sgretola casa dopo casa cadendo nel vuoto del fronte di frana, non ci può essere una realtà più stridente agli occhi e alla mente di chiunque abbia un briciolo di cervello. Eppure, anche di fronte a questa miseranda evidenza, il politico di turno non trova di meglio che restare fermo sul principio sopra descritto, quasi che il “gruzzolo” accumulato fosse cosa sua e non risorse economiche che appartengono a tutti noi. D’altro canto, ho anche sentito ricorrere ad un paragone tanto improprio, quanto improvvido tra il disastro di Niscemi e quello del Vajont del 1963. Che senso ha infatti paragonare due eventi franosi che producono danni alle popolazioni del posto solamente sulla base del quantitativo di terreno che si è messo in movimento? Nel caso del Vajont l’evento fu improvviso, anche se prevedibile, ma questa è un’altra storia! (1); in una sola notte causò la morte di oltre duemila persone. Nel caso di Niscemi, il fenomeno è noto da centinaia d’anni e l’ultimo episodio di una certa gravità risale a una trentina di anni fa, casualmente allo stesso tempo della prima proposta per la realizzazione del Ponte; evidentemente due storie parallele! Tuttavia, a Niscemi non c’è finora stata alcuna perdita di vite umane a ferma riprova che l’evento è altamente prevedibile. Ecco di nuovo il politico che, non solo propaga la sua ignoranza ma la usa sapientemente per suscitare clamore e spingere sulla leva dei finanziamenti per l’emergenza. Un comportamento astuto da subdolo ignorante… una persona che merita di essere rieletta vita natural durante!




(1) https://libertariam.blogspot.com/2024/03/il-ponte-sospeso-di-romano-rinaldi.html?m=1


(2) https://libertariam.blogspot.com/2024/04/un-ponte-sempre-piu-sospeso-di-romano.html?m=1


(3) https://libertariam.blogspot.com/2025/08/un-ponte-di-carte-di-romano-rinaldi-m-i.html?m=1 

SCAFFALI
 

Beniamino Andrea Piccone


Abbiamo chiesto a Beniamino Piccone di parlarci del suo ponderoso volume
Attacco alla Banca d’Italia. La difesa di Paolo Baffi, in occasione della pubblicazione.  
 
Dopo anni di ricerca, colmando un’analisi storica che sorprendentemente mancava, ho ricostruito l’attacco politico giudiziario che colpì la Banca d’Italia il 24 marzo 1979. Paolo Baffi, governatore della Banca d’Italia e Mario Sarcinelli, vicedirettore generale con delega alla vigilanza, in modo pretestuoso e grottesco vengono accusati dalla Procura di Roma di interesse privato in atti d’ufficio e favoreggiamento personale per non aver trasmesso all’autorità giudiziaria le notizie contenute in un rapporto ispettivo sul Credito Industriale Sardo, istituto di credito pubblico che aveva largamente finanziato il gruppo chimico SIR del finanziere Nino Rovelli, oggetto di indagine da parte della magistratura. Nelle parole di Mario Draghi si trattò di un «attacco intimidatorio all’autonomia della Banca d’Italia».
Nei suoi diari, Cronaca breve di una vicenda giudiziaria - pubblicati daMassimo Riva su Panorama nel febbraio 1990 - Paolo Baffi definisce coloro che lo attaccarono con l’espressione «complesso politico-affaristico-giudiziario». Allora non si sapeva che era all’opera in Italia un’organizzazione capillare e potentissima, la Loggia P2, capitanata da Licio Gelli e i cui membri erano generali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, politici, magistrati, giornalisti (tra cui il direttore del Corriere della Sera Franco di Bella, che costrinse alle dimissioni Massimo Riva, baffiano di ferro, nell’estate del 1979).
La Banca d’Italia di Baffi e Sarcinelli - ben diversa sul fronte della Vigilanza da quella guidata da Guido Carli - dava fastidio. A chi? Alla P2 di Licio Gelli, a Michele Sindona, a Roberto Calvi a capo del Banco Ambrosiano, al gruppo Caltagirone, indebitato fino al collo con l’Italcasse, che verrà commissariata. Baffi aggiunge, in una lettera a Gianpaolo Pansa - pubblicata nel volume, denso di oltre 500 pagine - «i giornalisti come quelli del Fiorino, dell’Aipe, del Borghese; finanzieri vaticani e dirigenti di qualche istituto centrale di credito; uomini politici e loro caudatari; alti funzionari dello Stato; “magistrati”, e qui virgoletto perché applicati ad alcuni il nome stride».

Banca d'Italia

Nel campo della vigilanza, sottolinea lo storico Alfredo Gigliobianco, «Baffi, insieme con il vicedirettore generale Mario Sarcinelli, contrastò i fenomeni degenerativi che si manifestavano in quegli anni, usando anche con efficacia e senza timori reverenziali lo strumento delle ispezioni». I banchieri di nomina politica, come Giuseppe Arcaini, direttore generale dell’Italcasse, vennero definiti da Mino Pecorelli «foche ammaestrate» perché nell’erogazione del credito eseguivano pedissequamente le volontà dei loro sponsor politici.
Grazie a un’ispezione iniziata nell’aprile del 1978 al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi - dove mai e poi mai il precedente governatore Guido Carli sarebbe mani andato - Sarcinelli scoprì le malversazioni orchestrate dalla P2 ai danni del Banco, che lo portarono al fallimento. 

Paolo Baffi

Purtroppo la relazione ispettiva, spedita dalla Banca d’Italia alla Procura di Milano, finì sul tavolo del magistrato Emilio Alessandrini della sezione reati finanziari, ucciso dai terroristi rossi di Prima Linea il 29 gennaio 1979. Così il Banco Ambrosiano poté proseguire i suoi loschi affari, prima del fallimento dell’agosto 1982,  successivo all’omicidio di Calvi da parte di Cosa Nostra a Londra sotto il ponte dei Frati Neri.
Nel volume si evidenzia come i mandanti dell’attacco alla Banca d’Italia siano gli stessi che verranno condannati in via definitiva quali mandanti della Strage di Bologna - Licio Gelli, in primis, aiutato nel realizzare la “macchina del fango” da Michele Tedeschi, parlamentare del Movimento Sociale italiano e direttore del “Borghese” - ai quali Baffi e Sarcinelli bloccarono le vie di finanziamento occulte provenienti dal Banco Ambrosiano.
Baffi e Sarcinelli verranno prosciolti da ogni accusa l’11 giugno 1981. Troppo tardi, quando ormai Baffi aveva lasciato Via Nazionale (ottobre 1979) e per Sarcinelli, a cui di fatto si impedì di diventare governatore.
Il libro è appassionante, una sorte di spy story, una storia buia italiana, dove però emergono due luci, enormi, Paolo Baffi e Mario Sarcinelli, che dovrebbero essere ricordati dagli italiani, sempre che si attivi la memoria, spesso quella del pesce rosso.


 
Beniamino Andrea Piccone
Attacco alla Banca d’Italia. La difesa di Paolo Baffi
Ed.i.p. 2025
Pagine 520 -35
 
PS: Il volume può essere richiesto direttamente all’autore
mandando una mail a:

VIOLENTI IN TRASFERTA 
di Luigi Mazzella


 
È indubbio che Donald Trump abbia intuito, prima di altri, che è finito il tempo delle guerre convenzionali tra Stati che si concludono con la vittoria per una delle parti belligeranti e con la sconfitta per l’altra, oltre che con conquiste territoriali stabili e imposizioni economiche di resa. E che ben diversa cosa dalle guerre  devono ritenersi le “operazioni militari” dirette a far cessare su un territorio altrui gli atti di violenza contro popolazioni inermi, compiuti per motivi religiosi, ideologici o etnici da entità che, spesso, sono anche di natura transnazionale. In realtà, lo stesso concetto e lo stesso termine (“operazione militare”) erano stati espressi da Vladimir Putin, quando i battaglioni neo nazisti Azov, agli ordini di Volodymyr Zelensky, anzi che dare attuazione a ben due trattati di tutela delle minoranze russofone e filorusse sottoscritti a Minsk, avevano preso a massacrarle con attacchi aggressivi e violenti. All’epoca, però, in America del Nord governava il Partito Democratico di Biden, di Obama e di Clinton (e in più la NATO era nelle mani di Stoltenberg). Soprattutto Trump era ancora ben lontano dal delineare il suo intervento militare in Iran per sottrarre l’inerme popolazione di quel Paese alle angherie, alla violenza e al massacro degli Ayatollah e dei Pasdaran. Una teorizzazione intelligente e articolata dei mutamenti avvenuti in materia di guerre ed un sostegno indiretto alle intuizioni di Trump e di Putin è contenuto in un lungo articolo di Giuseppe Paccione e Pasquale Preziosa. Il breve saggio affronta, più specificamente, il tema della cosiddetta “guerra al terrorismo”, dimostrando che sconfiggere un’ideologia anche quando diventa un’identità condivisa è compito della politica e non dell’esercito e delle armi. Più di recente, il “Corriere della sera” (del 2/2/2026) riferendosi alla comprovata (per tabulas) esistenza di una rete europea di violenti che partecipa a tutte (o quasi) le guerriglie urbane, a Torino come a Parigi, sostiene la tesi, ancora diversa, che a muovere tali facinorosi sia, più che l’ideologia e il fanatismo conseguente, la tendenza allo scontro fisico in sé e per sé. L’affermazione ha un preciso senso politico: mira a contrastare l’assunto che i pretesi “coinvolgenti e poderosi postulati politici della Sinistra” siano così cogenti da spingere alla guerriglia i giovani (anche se solo quelli che, per loro conto, sono di natura, aggressivi). Essa, però, diventa particolarmente inquietante se ci si pone il problema di individuare chi sostenga le spese per “trasferte”, che è molto difficile immaginare gratuite, essendo molte costose, soprattutto in Occidente, le spese di trasporto e di sostentamento nei luoghi degli scontri. Il “Corriere” si limita a metterci la classica “pulce nell’orecchio”, non indagando sui responsabili dei finanziamenti. Se lo facesse e li individuasse   potrebbe rafforzare la tesi dell’incolpevolezza delle forze politiche della disastrata Sinistra Europea per l’organizzazione di “squadracce” con componenti, muniti di oggetti contundenti e bene addestrati ai tafferugli urbani. Se non lo fa è, probabilmente, per non tirare in campo un altro problema: la possibilità che vi siano ipotizzabili conflitti   tra Stati Ufficiali e Stati Profondi (i c.d. Deep States)? 
Domande: Tali conflitti possono ritenersi “guerre” o devono qualificarsi solo “scontri”, sia pure armati (con oggetti contundenti, bombe molotov, razzi, martelli, da un lato, e manganelli, dall’altro) tra forze di polizia al servizio di “burocrati ortodossi e rispettosi verso i Capi Ufficiali” contro masse rivoltose che possono immaginarsi viste di buon occhio e non denunciate a chi di dovere, da “alti papaveri dei Servizi d’intelligence, cosiddetti” deviati”?  E come definire i secondi, senza ricorrere alla fantasia e immaginare una Spectre internazionale come nei libri di Jan Fleming e nei film di James Bond? E’ troppo chiedere che un’indagine, almeno per così dire “terra-terra”, su questo ipotizzabile tipo di conflitti, vada fatta?

 

lunedì 2 febbraio 2026

LIAM IL TERRORISTA
di Zaccaria Gallo


Il piccolo Liam
 
Ma si può arrestare un bambino di 5 anni? Sì, si può! A Minneapolis e negli Stati Uniti si può! Fatevene una ragione. Va all’asilo di Minneapolis, Liam? Sì. Ed è un terrorista. Sta entrando in casa insieme a suo padre? Un altro terrorista, perché è un ecuadoregno, e si sa che tutti gli ecuadoregni, fin dalla culla, sono dei terroristi. E in quella loro casa, verso cui stanno facendo gli ultimi passi, vivono altri terroristi. Bisogna tirarli fuori e farli uscire e poi arrestarli, come già fatto con il padre di Liam. Quei quattro uomini sono armati fino ai denti, ma non si vede il loro volto. Hanno un passamontagna. Gridano, urlano e, poco fa, hanno sparato ad un infermiere. Altro terrorista pure lui. Non ecuadoregno però. Americano. Come loro. È morto, con il cellulare in mano: quell’arma che spara parole! Gli ospedali, le scuole, le strade, i bar, a Minneapolis sono covi di terroristi! Qualcuno urla: “è solo un bambino!”. Ma quelli hanno i passamontagna, che coprono le orecchie e il cuore. Non sentono! Anche Liam ha la testa e le piccole orecchie coperte: un casco a forma di coniglietto. E, attenzione! Ha anche uno zaino, dietro le spalle. Che c’è scritto? “Uomo Ragno”: ecco. Pericolosissima setta eversiva della libertà in America. Liam deve suonare alla porta. Quelli che stanno dentro apriranno e il gioco è fatto! Liam suona. Una, due, tre… altre volte. Ma quelli là dentro non aprono. Liam è colpevole. Ha cinque anni, ma è già un pericoloso e abile criminale. Bisogna arrestarlo. Portarlo in un Centro di Detenzione. Ma si può arrestare un bambino di cinque anni? Sì! A Minneapolis si può! Negli Stati Uniti si può. È un complice di quei democratici che sono alla guida della città e dello Stato del Minnesota. 



Che cosa stiamo gettando via? Questo è un mondo di prepotenti e violenti: stiamo disperdendo l’umanità. In che mondo vive Liam? In che Paese vive Liam? Ha dei parenti piccoli come lui in Palestina, a Gaza? O a Mariupol, in Ucraina. O a Teheran, in Iran? O come qui, da noi, in Italia, dove Riccardo, senza biglietto, deve scendere, nella neve, dal bus e farsi la strada del ritorno a casa, a piedi, nel freddo mortale? Non vivono nel mondo delle fiabe e dell’innocenza questi bambini, ma nel mondo delle iniquità. Nel mondo abitato non soltanto da uomini con il passamontagna, che lo hanno arrestato, ma in un mondo abitato da milioni di uomini che, pur senza passamontagna, non vedono e non sentono o che fanno finta di non vedere o sentire. Quelli sì complici della iniquità e di chi ci vuol divorare il tempo, la storia, gli ideali dei grandi filosofi, la verità, che ci uccide la speranza e l’amore. Quando si cancella il male, come si sta facendo in questa società, che ha eliso l’uno e l’altro, il bene e il male, si dimentica anche la sete di salvezza e il tempo umano diventa una nebbia opaca. In che paese mi trovo? In che tempo vivo e in che tempo vivrete figli miei? Nel paese dove si lascia che la gente sparisca? Che si arrestino bambini e neonati?
 

 

  

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