UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 8 settembre 2026

MIGRANTI, RISULTATI ELETTORALI, SENSO STORICO
di Franco Astengo


 
Il senso storico complessivo dell’offensiva di destra (o meglio dell’arretramento storico) è ancora una volta quello su cui poggiò la grande offensiva reazionaria identificata con il nazismo.
“Aspetti fondamentali nel diritto nazionalsocialista, sui quali ci sarebbe da riflettere anche oggi con grande attenzione e che si presentano come di stringente attualità anche nel “caso italiano”.
 
È possibile che nel prossimo secolo, il XXII, la lotta ai migranti potrebbe essere considerata come noi analizziamo le guerre di religione svoltesi in Europa nel XVII secolo? Le vicende che si stanno sviluppando appaiono sempre di più come legate a una diversa estrema concezione del possibile sviluppo umano. Sicuramente gli avvenimenti si susseguono in un contesto diverso da quello che poi emerse dal secolo della formazione degli stati nazionali aperto dal rogo di Giordano Bruno. Poi nel XVIII secolo i lumi e le rivoluzioni borghesi aprirono la strada alla modernità. Se questa comparazione storica ha un senso allora i risultati elettorali della Sassonia non debbono essere presi come la cifra del futuro che appartiene ancora al “trattato sulla tolleranza” e alla “pace perpetua” come utopie fondative della civiltà. La contraddizione amico-nemico che porta alla cacciata del diverso quale suo esito naturale, risulta essere epocale come quelle delle grandi transizioni ecologica, digitale, di genere strettamente intrecciate alla sempre viva marxiana “contraddizione principale” dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. 



Il senso storico complessivo dell’offensiva di destra (o meglio dell’
arretramento storico) è ancora una volta quello su cui poggiò la grande offensiva reazionaria identificata con il nazismo. Questa affermazione va sviluppata a chiare lettere. Ritorna per intero quel concetto di “amico- nemico” teorizzato dal filosofo tedesco Carl Schimtt negli anni centrali del secolo scorso. Un ritorno all’indietro che vediamo nell’indiscriminato utilizzo della forza verso gli inermi, nel ritorno ad una concezione della “distruzione totale” del presunto “altro”, nel ritorno al pieno riconoscimento della logica “amico-nemico” della quale si era vanamente cercato di proclamare l’inattualità. Forse si potrebbe ripartire superando il peso del passato e riflettendo sul nesso “pace/diritti, etico/giuridico” per una ridefinizione dei princìpi dell’universalità opponendoci a una vera e propria “restaurazione del primato dei colonizzatori”. Una restaurazione attuata nel senso radicale di affermazione di un primato che si basa un dominio tecnocratico figlio di una visione assolutamente assolutistica. La visione assolutistica del “primato della politica” rimane il pericolo maggiore che sta correndo l’umanesimo in questa fase così tormentata. Un concetto che si è tentato di “estirpare” dal dibattito politico e culturale dell’Occidente affermando, per contro, il concetto di “fine della storia” emerso all’indomani della caduta del muro di Berlino.

 

La distinzione “amico-nemico” avviene sulla base del concetto di “altro”, di “straniero”. Il nemico è un altro, uno straniero, esistenzialmente: con lui sono possibili in caso estremo conflitti esistenziali, come quello teorizzato dallo stesso Schimtt in nome del comando e dell’eguaglianza della stirpe. Aspetti fondamentali nel diritto nazionalsocialista, sui quali ci sarebbe da riflettere anche oggi con grande attenzione e che si presentano come di grande attualità anche nel “caso italiano”. Lo straniero, colui che ha un altro modo d’essere, può essere presentato così oggettivamente, sotto un velo politico (una “maschera”) per stabilirne la piena mancanza di relazione, l’isolamento assoluto. Si tratta di negare nell’altro lo stesso modo d’esistenza, imponendo il nostro attraverso il combattimento in modo da affermare esclusivamente la nostra maniera di vivere, quella conforme al nostro proprio essere. Qual è allora il criterio per distinguere e decidere da che parte stare, da quella dell’amico o da quella del nemico? Entra allora in gioco l’altro grande pilastro della riflessione politica tra il ’700 e il ’900: quello della “autonomia del politico”. È ancora Hobbes che apre la strada, come già nel caso della scaturigine delle riflessioni di Schimtt che si è cercato in questa sede di riassumere. Hobbes da utilizzare proprio nel senso della regolazione autoritaria e “esterna” dei rapporti politici. Sull’attualità del concetto di “autonomia del politico” sarebbe però necessario aprire subito un nuovo livello di riflessione, strettamente collegato - anche in questo caso - con il rapporto realtà/illusione che la mediatizzazione dell’agire politico sta imponendo oggi nella proposta di aggregazione e coinvolgimento dell’opinione pubblica: sono in gioco fattori decisivi che vanno ben oltre la semplice e pur necessaria difesa della democrazia repubblicana.

DA VITTIME A CARNEFICI
di Francesco Saverio Lanza



Milano: mentre l’ulivo nel Pertini cresce, i coloni in Palestina li bruciano.


Il Rabbino di Milano si lamenta col Sindaco per l’ondata di Antisemitismo. La responsabilità è tutta della maggioranza degli ebrei di Israele. Stanno sterminando il popolo Palestinese per appropriarsi della loro terra. Spazio vitale, lo chiamava Hitler. Chi l’avrebbe mai pensato che il Nazismo fosse rinato proprio in seno agli ebrei i cui avi ne furono sterminati? Il governo di Israele rilegge la bibbia col le lenti dei Nazisti. Tutti i popoli del mondo solidarizzano con i Palestinesi mentre i governi trafficano coi loro assassini, tranne poche preziose eccezioni. In Germania stanno per andare al governo gli eredi dei nazisti. Stesso razzismo stesso nazionalismo. “Sangue tedesco oppure deportati”.Dio è con noi!”. Lo slogan Nazista.Noi siamo il popolo eletto da Dio c’è scritto nella Bibbia” gli fa eco il governo di Israele. Nessuno sa scrivere la storia al futuro, ma Stay Alert!
Il tempo passa, sulle trincee cresce l’erba, la gente dimentica e si torna a fare gli stessi errori”. Ermanno Olmi in tempi non sospetti.
 
Tedeschi ed ebrei dopo gli orrori avevano giurato mai più!

LE PROMESSE DI GIORGIA




PALAZZO MARINO IN MUSICA



Dialoghi nel tempo
Con Monica Zhang al pianoforte   


Domenica 13 settembre 2026 alle ore 11.00 Monica Zhang presenta Dialoghi nel tempo alla XV edizione di Palazzo Marino in Musica, un recital pianistico che intreccia le pagine di Bach, Mendelssohn e Rachmaninov in un dialogo tra epoche diverse. Il programma si apre con la Toccata BWV 914 di Bach, contrappunto puro e severo, cui fa seguito la Fantasia op. 28 di Mendelssohn, che porta il discorso nel primo Romanticismo, in equilibrio tra rigore formale ed espressione. Con la trascrizione della Partita BWV 1006, Sergej Rachmaninov riscrive Bach nello spazio pieno del pianoforte, mentre con le Variazioni op. 22 risponde a Chopin come prima aveva risposto a Bach. Ne nasce un arco che, muovendo da Bach e passando per Mendelssohn, arriva fino al primo Novecento: voci lontane nel tempo che si rispondono e si illuminano a vicenda, in un unico, coerente discorso pianistico.



Nata a Milano nel 2007, Monica Zhang ha vinto oltre trenta concorsi internazionali, esibendosi nelle principali sale d'Europa e degli Stati Uniti, anche davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Formatasi in accademie prestigiose come la Chigiana di Siena e la Stauffer di Cremona, ha ricevuto l'apprezzamento di Evgeny Kissin e ha inciso per l'etichetta Da Vinci Classics. Il suo talento precoce e la maturità interpretativa la impongono già tra le voci pianistiche più promettenti della sua generazione.
La rassegna Palazzo Marino in Musica è realizzata in collaborazione con il Comune di Milano ed è organizzata da EquiVoci Musicali.

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Le Istituzioni coinvolte nel 2026 come partner sono Comune di Milano, MM Spa, la Centrale dell’Acqua di Milano, Aquaflor, Gallerie d’Italia - Milano, museo di Intesa Sanpaolo e il Conservatorio “G. Verdi” di Milano.
La rassegna è sostenuta da Intesa Sanpaolo.
Sponsor tecnico Fazioli e Serazio pianoforti.
Direzione Artistica: Davide Santi e Rachel O’Brien
Organizzazione: EquiVoci Musicali
Social Media Manager: Gledis Gjuzi
Ufficio Stampa: Andrea Zaniboni
Tel. 349 8523022 | ufficiostampa@palazzomarinoinmusica.it
www.palazzomarinoinmusica.it
Facebook, Instagram, YouTube: Palazzo Marino in Musica

I biglietti d’ingresso sono gratuiti con prenotazione: a partire dalle ore 9.30 del giovedì precedente ogni concerto è possibile prenotarli online sul sito www.palazzomarinoinmusica.it
 oppure ritirare quelli cartacei disponibili presso la biglietteria delle Gallerie d’Italia – Milano.

UN’ALTRA MILANO È POSSIBILE
Al Circolo De Amicis di Milano

Cliccare sulla locandina per ingrandire


lunedì 7 settembre 2026

LA PAZIENZA DELL’ORSO
di Chicca Morone


Alberto Casiraghy
Aprire occhi e cervello

Ascoltando la nostra vera natura
.
 
Siamo abituati a leggere interviste in cui i personaggi vengono interrogati sulla loro funzione sociale, dando la precedenza a ciò che li contraddistingue in ambito pratico esaltando o denigrando successi e fallimenti come professionisti e non nella loro interezza: spesso succede perché le linee dei giornali impongono un taglio piuttosto che un altro, senza prendere in considerazione il fatto che il raggiungimento di un obiettivo è frutto delle molteplici istanze presenti in ogni soggetto. Ricordo con una certa emozione l’intervista all’avvocato Franzo Grande Stevens durante la quale non aveva potuto evitare il luccichio negli occhi, nel raccontare come sua madre fosse stata imprigionata perché sorella di Harold Stevens, il “Colonnello Buonasera” che, attraverso Radio Londra, diffondeva coraggio agli italiani sotto il governo nazi-fascista. A “l’Avvocato dell’Avvocato” l’impronta materna aveva fatto incontrare Giuliana Greco, una donna fuori dal comune; conoscendola è forte il sospetto che sia stata lei a “incontrare” lui. 
E ancora Antonio Botero che a otto anni aveva incredibilmente venduto un suo disegno per pochi spiccioli e, persi strada facendo, era giunto dalla madre a mani vuote: ricordava il suo dolore e lo sguardo dolce di lei nel consolarlo, seppure anche quel piccolo guadagno sarebbe stato ben investito in cibo, di cui non abbondavano di certo! Donne di altri tempi, una definizione che sembrerebbe sgradevole nei nostri confronti, se anche alcune di noi non sapessero essere madri oggi in modo totale, al di là di mode o di stereotipi. Ci hanno insegnato che dobbiamo “realizzarci” e che la maternità non è una vera realizzazione: è diventata un episodio della nostra vita, a volte desiderato, a volte subito, a volte impedito, a volte sacrificato. Nulla di più distorto, perché ognuna di noi ha dentro di sé un programma che può non prevedere la maternità: non come scelta razionale, ma piuttosto come esperienza di questa vita non necessaria allo scopo della nostra incarnazione. Veniamo al mondo perché la nostra Coscienza ha bisogno di esperire situazioni per noi evolutive; ma se non siamo in grado di conoscerci abbastanza a fondo continuiamo a restare in superficie e a commettere sempre gli stessi errori accusando il Fato o, peggio ancora, gli altri dei nostri fallimenti. Essere madri non significa semplicemente far germogliare dentro di sé il seme maschile: ci sono mille modi per realizzare quel Femminile che appartiene alla donna - con buona pace di chi ci mostra uomini con neonati fra le braccia appena partoriti con uteri in affitto - dando luce agli aspetti così ben impersonati dalle varie paladine rimaste figure emblematiche nella storia.
Come Ipazia, filosofa e matematica succeduta al padre nella guida del Museion, la prestigiosa accademia neoplatonica di Alessandria nel IV secolo d. C. “madre” dei suoi allievi; Florence Nightingale, pioniera dell’infermieristica moderna, “madre” dei soldati feriti in Crimea; Maria Montessori, creatrice del sistema educativo all’avanguardia, “madre” di migliaia di allievi nelle scuole non solo italiane; Frida Kalo, pittrice dalla volontà di ferro e madre di se stessa nel tormentato amore verso Diego Rivera; Virginia Wolf, con i suoi “bambini di carta” impegnata nella lotta per la parità dei sessi, in continua lotta con i suoi fantasmi interiori.
Perché la maternità non è solo biologica, ma soprattutto spirituale e in questa connotazione è emblematica è la figura di Giovanna d’Arco, la Pulzella d’Orleans, che guida l’esercito francese alla vittoria “ascoltando la Voce” ma nello stesso tempo combattendo a fianco di uomini come Gilles de Rais.
Molte altre popolano la storia e non solo donne che hanno saputo vivere la propria ricettività nell’accogliere gli in-put dall’inconscio e realizzare quello che sentivano essere l’impulso principale di vita nella loro vita.



Oggi noi non siamo capaci di ascoltarci nel profondo dove l’istinto alla vita è sicuramente maggiore di quello alla morte: non sappiamo imporre stop alla guerra, che si svolga in Ucraina, a Gaza, in Iran o in paesi africani poco considerati dai giornaloni, ma in cui si sta combattendo fino all’ultimo sangue.
Noi non siamo capaci di unirci e veniamo capeggiati da leader che cercano in ogni modo di governarci con la paura, memori della nostra cieca obbedienza ai diktat demenziali del periodo psico-pandemico: nonostante siano emerse prove schiaccianti contro la truffa organizzata da Fauci e compagni di merenda, alcuni usano ancora il termine no-vax per definire quelli di noi che non si sono lasciati intimorire da dpcm illegali e ingannevoli linee guida.
Ora hanno iniziato col dichiarare che “Siamo in guerra” contro un nemico che da anni evita di cadere nella trappola delle provocazioni: un nemico provvisto di una terribile quantità di materiale bellico atomico...  
Un nemico che pochi giorni fa ha ritirato l’ambasciatore da Londra e che ha già detto di considerare l’Inghilterra in guerra con Mosca. Un nemico il cui Ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, ha dichiarato che se risulterà impossibile trovare una soluzione diplomatica fra UE e Russia non ci sarà nessuna graduale escalation. Chi immagina “guerre ibride” o “provocazioni per testare la tenuta della Nato” non ha afferrato il concetto della dichiarazione. Un eventuale allargamento del conflitto darà vita a un confronto militare rapidissimo e sanguinosissimo.
Forse, però, ai più è sfuggita la notizia che - in concomitanza con l’emersione nel Mare del Nord del sottomarino nucleare (progettato per utilizzare il “Poseidon”) partito dall’Oblast di Kaliningrad - a Mosca si siano precipitati John Ratcliffe, capo della CIA e l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, in missione diplomatica: siamo così superficiali da non capire cosa avrebbe potuto e può succedere?
“Quousque tandem abutere patientia nostra
” tuonava Cicerone. Fino a quando abuseremo della pazienza dell’Orso, simbolo ancestrale di forza, sovranità, rinascita se, una volta uscito dal letargo, decidesse di realizzare la sua connotazione mitologica di tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti?

CALOLZIOCORTE. GOLPE IN CILE



 


domenica 6 settembre 2026

RIARMO SUICIDA
di Francesco Saverio Lanza



Queste riflessioni di un militante attivo come F. S. Lanza, evidenziano il punto vero della questione: quello su cui “Odissea” sta insistendo da anni. La spesa per il riarmo non permetterà di realizzare nulla di quanto viene promesso agli elettori in termine di politica sociale e di contrasto alla povertà, ed in più, come è sempre avvenuto nella storia, il riarmo porterà alla guerra. Ebbene che chi si oppone al governo delle destre ne prenda atto, e subito.


 
Guardiamo l’America di Trump e diciamo: non vorrei essere in America. In Europa non stiamo molto meglio. In Italia abbiamo al Governo gli eredi di Almirante e ne sono orgogliosi. Con l’aggravante che anziché crescere una forza che vi si oppone, aumenta a vista d’occhio il partito di Vannacci che infesta il Paese con programma scopertamente fascista. In Francia al 90% Marine Lepen sarà presidente della Repubblica. In Inghilterra il Nazionalista Farage lotta alla pari con i Laburisti per il Governo. In Germania i neonazisti sono il primo partito. Si ripropone il problema tedesco. In tutti i Paesi ex comunisti dell’est Europa prevalgono i fascisti. Una ondata nera avvelena e minaccia l’Europa democratica. Il Riarmo ha portato sempre alle guerre. A maggior ragione oggi con i governi fascisti ci dobbiamo opporre radicalmente. È come mettere la pistola in mano a degli squilibrati. Inoltre per le enormi risorse che assorbirebbe, impoverirebbe ancora di più le classi medio basse. L’Italia diventerebbe una polveriera. Sul Riarmo è calata la mannaia della censura e della disinformazione. Penosi i militanti del PD alla festa dell’Unità: le priorità sono la sanità, la scuola, i salari e lo stato sociale. Questo hanno risposto. Possibile che non sappiano che il loro partito a maggioranza è per riarmo? Servono proprio quelle risorse per migliorare quelle cose. Nonostante la censura la gente è per più dei due terzi contro il finanziamento della guerra in Ucraina e il riarmo. Molte di queste persone ci voterebbero. Potremmo persino smuovere gli astensionisti. Così si vincono le elezioni politiche. Questa è la ragione per cui la Schlein ha paura delle primarie. Sul riarmo non ci può essere programma comune. Facciamolo su tutto quello che siamo d’accordo e andiamo alle primarie. Conte vincerebbe a mani basse le primarie e manderebbe a casa la Meloni.
La Spagna ha negato il riarmo e saremmo in due. Altri Paesi seguiranno.

FILI DI RINASCITA - III                
di Zaccaria Gallo


Lucia De Feudis
Antigone
 

Lorena Isceri chiusa nel bagagliaio della macchina del suo boia ha chiesto aiuto per venti minuti... venti minuti. Poi nulla ha fermato quelluomo. Lha gettata da un cavalcavia come un rifiuto. Questa non è più una società normale, e luomo è una bestia allucinata che non si riesce a fermare. (z. g.) 


Antigone
 
Musica- Entra Antigone e dietro di lei rimarranno le altre come a formare il Coro greco. Antigone avanza sul palco. Ha nelle mani due pugni di terra. Guarda il pubblico e fa cadere al suolo la terra. Si pulisce le mani, sempre guardando il pubblico e alza le braccia al cielo come ad invocare l’aiuto degli Dei per quello che deve dire. A questo punto una delle donne del coro le porge un papiro arrotolato e Antigone potrà incominciare il suo monologo.
 
Antigone                                                    
“Mi riconoscete? No. Non potete. Il tempo ha consumato il mio nome fino a farlo diventare una parola nei libri, una tragedia, una lezione, una pagina da studiare prima di un esame, eppure sono qui.  Sono Antigone. Sono quella ragazza che un re chiamò ribelle, una donna che osò dire no, non perché forse era più forte, ma perché aveva paura di vivere inginocchiata. Mi avete raccontata male. Avete detto che sono morta per un fratello. No. Io rischiai tutto perché nessun potere ha il diritto di decidere quale corpo meriti una sepoltura e quale debba marcire al sole. Difendevo un essere umano. E quando si difende un essere umano si difendono tutti. Creonte credeva che il potere, il suo potere, fosse la verità. Io sapevo che il potere può solo imporre il silenzio. La verità… quella, continua a respirare anche sotto una montagna di pietre, come quella dove mi hanno sepolta. Sono passati più di duemila anni. Pensavo che sarei arrivata in un mondo diverso. Mi  sbagliavo. I Creonti sono diventati più eleganti. Non portano sempre una corona, a volte indossano una giacca, a volte una divisa, a volte un titolo accademico, a volte sorridono davanti alle telecamere, a volte siedono alla vostra tavola. Hanno imparato una cosa nuova: non ordinano soltanto ti convincono, ti spiegano che obbedire è ragionevole, che protestare è sconveniente, che una donna prudente deve parlare più piano, che una donna intelligente deve aspettare, che una donna libera è una donna pericolosa. Lo dicevano anche di me. Perché il potere teme una donna che non chiede il permesso, non teme la forza, teme la coscienza e una coscienza è contagiosa, basta una voce, una soltanto, ed ecco che il silenzio si incrina. Mi chiedono ancora: ne è valsa la pena? Io rispondo con una domanda: vale la pena vivere se ogni giorno consegniamo la nostra coscienza nelle mani di chi decide per noi ciò che è giusto? Io non sono morta dentro una grotta sotto queste pietre. Sono morta ogni volta che qualcuno ha scelto di voltarsi dall'altra parte e sono rinata ogni volta che una donna ha detto no. No alla violenza. No all’umiliazione. No alla legge che protegge il potente e punisce il debole. No al ricatto. No alla paura. Quel piccolo no è la parola più antica della libertà. Non sono tornata per insegnarvi il coraggio. Il coraggio non si insegna, si riconosce, abita già dentro ciascuno di voi, aspetta soltanto il momento in cui il silenzio diventa più insopportabile della paura.  Allora capirete perché io ha attraversato la città con una manciata di terra tra le mani. Non stavo seppellendo un morto. Stavo tentando di salvare i vivi perché ogni civiltà comincia a morire quando considera normale l’ingiustizia e nessuna legge sarà mai abbastanza forte da trasformare l’ingiusto in giusto. Ricordatelo. Ogni volta che un potere vi chiederà di rinunciare alla vostra coscienza in nome dell’ordine Creonte sarà tornato. Chi decide quale vita vale?
 
Coro
Chi decide?
                                        
Antigone
Chi stabilisce il confine tra legge e Giustizia?
                                           
Coro
Chi lo stabilisce? Abbiamo imparato a tacere. Abbiamo imparato a sorridere. Abbiamo imparato ad aspettare. Ora basta.
                                              
Antigone
Non aspettate il mio ritorno. Ogni volta che una coscienza rifiuta di inginocchiarsi io sono già lì. 

PRESIDIO PER GAZA IN PIAZZA DUOMO




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