UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 12 giugno 2026

L’IMPUNITÀ DI ISRAELE



59 anni fa, l’8 giugno 1967, in acque internazionali al largo di Gaza, la nave da ricognizione americana Liberty fu attaccata per alcune ore da aerei e motosiluranti israeliani con l’evidente obiettivo di affondarla. L’impresa fallì perché in extremis il radiotelegrafista di bordo riuscì a mandare una richiesta di aiuto, che mise in moto i soccorsi, un primo SOS fu di fatto ignorato dai comandi americani. Il bilancio fu comunque pesante: 207 vittime tra morti e feriti. La cosa più sorprendente e grave è che i soccorsi non furono seguiti da alcuna rappresaglia, e che per ordine del presidente Johnson tutto fu messo a tacere. L’ipotesi più verosimile per spiegare la complicità dei vertici americani, è che dell’affondamento della nave avrebbe dovuto essere incolpato l’Egitto, contro il quale si sarebbe quindi diretta la rappresaglia americana, era in corso la guerra dei Sei Giorni. Jeffrey St. Clair racconta tutta la storia in un capitolo del libro citato nell’introduzione che segue. Nell’introduzione si parla di una cena con lo scrittore Gore Vidal, vissuto per lunghi anni a Ravello. Mi pare da sottolineare la sua profezia. Alle parole di St. Clair e di Vidal, aggiungerei il giudizio su Lyndon Johnson: un traditore e un autentico criminale, sotto la cui presidenza sono stati assassinati John F. Kennedy, il fratello Robert, Martin Luther King e Malcolm X [Franco Continolo]


 
 
Nell’autunno del 2003, io e Alexander Cockburn eravamo a Los Angeles per un lungo fine settimana, poco dopo l’uscita del nostro libro, The Politics of Antisemitism. Poche librerie lo misero in vendita, nemmeno la ormai chiusa Midnight Special di Santa Monica, un locale dove ci eravamo esibiti diverse volte davanti a un pubblico entusiasta. Mentre il cameriere stappava la terza bottiglia di Barolo italiano, Alex frugò nella sua borsa di pelle e porse a Vidal una copia del nostro libro, un volume che Cockburn aveva definito “così incendiario che abbiamo dovuto fondare una nostra casa editrice per farlo stampare”. Questo sembrò suscitare l’interesse di Gore, che sfogliò le pagine del nostro piccolo volume di saggi su come il termine “antisemitismo” sia stato distorto e usato per stigmatizzare e mettere a tacere i critici di Israele e del suo trattamento dei palestinesi.


“E non mi avete invitato a contribuire?”, chiese. “Dopotutto, ero un antisemita sfegatato, secondo quella vecchia capra di Abe Foxman. Immaginate la mentalità puerile di chi considera questa una battuta spiritosa!”.
 
“Il prossimo volume è interamente tuo, Gore”, gli propose Alex.


Gore Vidal
 

Mentre scorreva le pagine, Vidal si fermò a metà e mi lanciò un’occhiata.
 
“Sei tu? Sei proprio tu, Jeffrey St. Clair?”.
 
Lo sguardo era penetrante e rimasi immobile per un attimo, un po’ preoccupato di poter diventare oggetto della furia implacabile di Vidal, scatenata da qualche ignota trasgressione contro la lingua inglese.
 
“Sì, questo è Jeffrey Gore”, intervenne Alex. “Il sosia di John Irving”. 

Non sono sicuro che Alex sapesse chi fosse l’autore di Il mondo secondo Garp e L’hotel New Hampshire (anche se avrebbe sicuramente apprezzato Liberare gli orsi), dato che i romanzieri americani contemporanei di livello medio non erano certo in cima alla sua lista di letture. Vidal sollevò il nostro libro e puntò ripetutamente l’indice sul capitolo sulla USS Liberty, che avevo scritto io.


J. St. Clair

«Bene, signor St. Clair, vedo che lei è uno dei pochi, dei pochissimi, ad aver riscoperto il destino della Liberty. Spero davvero che lei abbia reso giustizia a quegli uomini, a quei marinai. Il loro paese non l’ha certo fatto. Pensi solo che Israele è l’unico paese che può attaccare una nave da guerra americana e venire ricompensato l’anno successivo con cannoni, missili, aerei da combattimento e denaro».
 
Pochi minuti dopo, il cameriere si avvicinò al nostro tavolo e disse: «Signor Vidal, la sua auto la sta aspettando».
Gore si alzò dalla sedia con una certa difficoltà, mi strinse la spalla, fece un cenno con la testa ad Alex, afferrò il bastone e uscì zoppicando dal ristorante.
 
«Credi che lo recensirà adesso?» chiesi.
 
«Recensirlo? Probabilmente non se lo ricorderà nemmeno», ribatté Alex, scrutando l’ingente conto che ci era stato lasciato da pagare. Non ci furono recensioni. Né da Gore Vidal, né da nessun altro. Ciononostante, The Politics of Antisemitism ha venduto più di 10.000 copie, continua a vendere e, ahimè, sembra che non passerà mai di moda. Non male per una piccola casa editrice senza una vera e propria stampa solo il passaparola e il sito web di CounterPunch alle spalle.

 
Cinque anni dopo, chiamai Vidal per approvare le mie modifiche all’introduzione di A Bush and Botox World, il libro del regista e giornalista Saul Landau, che stavamo pubblicando quella primavera. Dopo essermi presentato, Vidal rispose bruscamente: “Lei è Mr. Liberty, vero?”.
Confessai di essere proprio lui, pensando che “Mr. Liberty” fosse un po’ meglio che essere il sosia di John Irving.
 
«Beh, Jeffrey, te la sei cavata bene. Davvero bene. Ma non illuderti che il tuo racconto di questa atrocità possa fare la minima differenza. Ricordati le mie parole. Tra dieci o quindici anni saremo trascinati ancora più a fondo nel fango di quanto non lo siamo ora. Ci annegheremo dentro. Faust ha fatto un patto migliore».
 

Ora, 59 anni dopo che Israele ha commesso un atto di guerra senza risposta contro gli Stati Uniti, gli Stati Uniti si ritrovano incatenati a Israele in una guerra contro l’Iran, una guerra dalla quale Trump non può tirarsi fuori senza il consenso di Israele: una guerra che Israele ha brutalmente ampliato attraversando sia il fiume Litani in Libano che la Linea Gialla a Gaza, sprofondando gli Stati Uniti sempre più in un fango intrattabile. Gore Vidal aveva ragione. Aveva quasi sempre ragione.

A SOSTEGNO DI AGORÀ





A ROVATO




A BRUGHERIO 







CIRCOLO CALDARA 




BIBLIOTECA CASSINA ANNA 


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giovedì 11 giugno 2026

DRAGHI E PALADINI
di Chicca Morone


La firma dell'Armistizio

Sono passati 34 anni da quel 2 giugno 1992. Troppi anni da un vero e proprio tradimento della Repubblica italiana pur sempre confezionata dagli angloamericani a Cassibile l’8 settembre 1943: l’immagine del generale Castellano che cede la sovranità del nostro Paese agli alleati - pur non avendone il diritto - è qualcosa che fa male, ma non quanto il Britannia che salpa dal porto di Civitavecchia. La firma a Cassibile veniva dopo il colpo di stato ordinato dal re Vittorio Emanuele III con l’arresto del presidente del Consiglio, Benito Mussolini il 25 luglio del 1943: il primo di una lunga serie di colpi di Stato. L’episodio del Britannia è una delle logiche conseguenze di quella firma. “Britannia” significa tradimento non solo contro la festa della Repubblica, ma tradimento contro gli italiani tutti, perché i rappresentanti della classe politica e industriale italiana hanno consegnato i gioielli della nostra industria pubblica alle banche angloamericane, cioè nelle ben note mani di usurai e affaristi spietati. Gran cerimoniere della svendita, Mario Draghi, per nulla turbato di svalutare le partecipazioni statali italiane in modo che banche come JP Morgan e Goldman Sachs, fossero particolarmente soddisfatte: per i molti che quella notte si trovavano a bordo della nave fu un vero e proprio trampolino di lancio. Draghi disse in tale occasione che si “stava per passare dalle parole ai fatti 



Ce ne siamo accorti, perché il progetto datava sicuramente molti anni precedenti. Forse non è sbagliato fare riferimento al Club di Roma, fondato da Aurelio Peccei, una sorta di cenacolo di pensatori dediti ad analizzare i cambiamenti della società contemporanea, da cui poterono emergere le linee guida per radicali cambiamenti nel nostro paese. Da quarta potenza economica e industriale mondiale negli anni Ottanta, prima della nascita dell’Europa di Maastricht, a oggi il panorama è desolante. Prodromi di una visione globalista, iniziarono a emergere leggi e normative volte a snaturare l’Italia attraverso una destrutturazione non solo economica e finanziaria ma soprattutto con una apatia spirituale senza i precedenti riferimenti della civiltà cristiana su cui si sono rette la cultura e le radici di questo Paese per quasi due millenni. Il vaticinio di Leone XIII si stava avverando. 



Il passaggio era stato deciso già allora da una paziente strategia tesa a scardinare dall’interno il nostro stato, ma personaggi come Andreotti, Craxi, Moro e altri che si erano formati alla scuola di Alcide De Gasperi, Luigi Einaudi e loro stessi padri costituenti potevano essere solo un intralcio ai progetti dell’anglosfera. Come falciare una simile compagine di politici non disposti ad obbedire ciecamente agli ordini dell’oltreoceano? Mani Pulite è stato il coniglio estratto dal cappello... Con la conseguente Seconda Repubblica abbiamo avuto l’azzeramento completo della nostra sovranità territoriale e giuridica perché i politici emersi hanno fatto e stanno facendo di tutto, tranne che tutelare gli interessi dei cittadini. 



D’altra parte Beppe Grillo non si trovava forse sul Britannia quel famoso 2 giugno 1992? Non è nell’Ambasciata americana a Roma che il comico ha festeggiato il successo del partito pentastellato? Vanno di moda i comici quando la regia ha colori oscuri...
Siamo nelle mani di personaggi senza scrupoli che non guardano in faccia a nessuno per il proprio tornaconto e non si vergognano, raccontando frottole senza senso. Ascoltare il discorso di Mario Draghi da poco insignito del premio Carlo Magno ad Aquisgrana fa venire i brividi. D’altra parte la coerenza non è la sua qualità principale: allievo dell’economista Federico Caffè (sparito in circostanze misteriose nell’aprile 1987) aveva discusso la tesi di laurea venendo alla conclusione che non vi fossero le condizioni per una moneta unica europea, definendola una “sciocchezza” dal punto di vista economico. Poi, però ne è diventato uno dei maggiori fautori: forse l’imprimatur del nome “Euro”, il venticello che spira saltuariamente all’aurora, ha portato nella sua mente idee innovative... oppure è stato altro!



Il Premio Carlo Magno, un premio che ben lo accomuna agli ultimi tre colleghi: nel 2023 a Volodymyr Zelens’kyj, ex-attore comico e presidente dell’Ucraina dal 2019; nel 2024 a Pinchas Goldschmidt, Rabbino Capo, Presidente della Conferenza dei Rabbini d’Europa (CER) e le comunità ebraiche in Europa; nel 2025 a Ursula von der Leyen, nata Albrecht, politica tedesca, membro della CDU e presidente della Commissione europea dal 2019. Contrariamente ai suddetti colleghi, che hanno studiato il Talmud, Mario Draghi è cresciuto con un’educazione gesuita e forte devozione a Sant’Ignazio di Loyola: forse è proprio l’impronta pragmatica di combattente di questo Maestro ad avergli fatto sottolineare l’importanza di creare al più presto una difesa comune integrata e un mercato unico davvero forte, a suo avviso per una reale necessità di sopravvivenza. D’altra parte non può sfuggire il parallelo con la Chanson de Roland in cui Carlo Magno viene preso dall’angoscia di un sogno profetico in cui il nipote Orlando muore a Roncisvalle, così come al suo mandato da Presidente del Consiglio non ha fatto seguito la Presidenza della Repubblica. 



Ma nell’ultimo capitolo del poema medievale, ahimè, compare l’arcangelo Gabriele e ordina all’imperatore, ormai vecchio e stanco, di mobilitare le sue armate per difendere le terre cristiane... l’idea della mobilitazione - non più nascosta - di un esercito per difenderci da un nemico che ha dimostrato in mille modi di non essere interessato a rispondere alle continue provocazioni, è veramente insopportabile. Non sarebbe ora che l’Italia, al di là dei suoi governanti (marionette di burattinai stranieri) si dichiarasse neutrale e non partecipasse davvero a questa giostra demenziale portatrice di morte e dolore ovunque? Una proposta di legge di iniziativa popolare è stata lanciata da Marco Rizzo e Francesco Toscano per modificare l’articolo 11 della Costituzione e sancire la neutralità permanente dell’Italia. Potremmo così uscire dalle logiche NATO, ridurre le spese militari, riaprire il commercio energetico con la Russia e negoziare liberamente con Cina e India.

A GENOVA LA POESIA CIVILE
di Angelo Gaccione



Si apre a Genova la trentaduesima edizione del Festival Internazionale della Poesia.


Genova non è solamente una bella città, per molti aspetti è anche unica, come lo è Napoli per i suoi vicoli e come lo è lei per i suoi caruggi. Unica come Napoli è la sua atmosfera, e se non è stata celebrata e cantata a dismisura come Napoli, “La Superba” è stata pur sempre immortalata dai versi di poeti come Eugenio Montale, Dino Campana, Giorgio Caproni, Camillo Sbarbaro, per rimanere al solo Novecento. I musicisti non sono stati da meno: le strofe di Paolo Conte e le ballate di Fabrizio De André ce le abbiamo tutti negli orecchi. Come le interpretazioni di Bruno Lauzi. Ma sarebbe imperdonabile se non ricordassimo il poeta Nicola Ghiglione e quelli a noi più vicini, ed io ci aggiungerei un poeta calabrese scomparso da un po’ di anni e che vi ha a lungo vissuto, Raffaele Talarico che gli ha dedicato una sezione intera “Luci di Liguria”, della sua raccolta Frammenti di vento, ben 49 testi di questo libro! Genova ha un ottimo rapporto con i poeti e il Festival Internazionale di Poesia “Parole Spalancate” ne è la prova. Giunto alla 32a edizione, apre oggi 11 giugno il suo fitto calendario e si concluderà domenica 21; gli incontri si svolgeranno negli spazi più prestigiosi della città. Martedì 16 ci confronteremo sulla poesia civile, tema suggerito dalla poetessa Donatella Bisutti che coordinerà gli interventi, presso la Biblioteca Universitaria di via Balbi 41. Introdurrà Eros Barone. Saremo 9 autori: oltre a me, Caserza, Langella, Macciò, Nocerino, Panetta, Sella, Sica, Vaccaro. Tema forte quello della poesia civile. Come ha scritto Camus: “Per agire l’uomo deve parlare”, mentre Marx ci esorta a vivere come si pensa, per evitare di pensare come si vive. Ne discende che se vogliamo un mondo migliore dobbiamo pensare e agire di conseguenza, altrimenti diamo ragione ad un mio aforisma che così recita: “Pretendono un mondo migliore, ma non muovono un dito perché lo diventi”. Risponderemo alla seguente domanda: La poesia civile può avere oggi un impatto sulla società? Io sono convinto di sì. Per la sua particolarità e per la sua sinteticità, essa è molto più efficace di tante altre forme espressive. Al poeta bastano pochi versi per arrivare al cuore delle cose: che sia il genocidio di Gaza, le guerre, o qualunque altro fatto umano che ci riguardi.   

FOGGIA SI MOBILITA  



Liberare Dina Alberizia e Domenico Centrone del Global Sumud Land Convoy.
 
Oggi 11 giugno alle ore 17:30, si terrà un presidio nei pressi della Prefettura di Foggia (sul marciapiede dell’Accademia di Belle Arti, all’angolo con via Schiraldi) per chiedere con forza l’immediata liberazione di Dina Alberizia, originaria di Foggia, residente in Piemonte e membro del Coordinamento provinciale Capitanata per la pace. Insieme a lei, si chiede il rilascio del molfettese Domenico Centrone e degli altri otto componenti del Global Sumud Land Convoy, bloccati in Libia dallo scorso 24 maggio.



I dieci volontari sono stati fermati nella Libia orientale mentre tentavano di negoziare il passaggio del convoglio, diretto via terra a Gaza per portare aiuti alla popolazione civile. Nelle ultime ore è giunta la notizia del secondo prolungamento della loro detenzione - una misura considerata totalmente ingiustificata dai promotori della mobilitazione - da parte delle autorità libiche. Il caso ha assunto una rilevanza nazionale. Questa sera, mercoledì 10 giugno alle ore 19:00, si terrà una conferenza nella sala stampa della Camera dei Deputati. “Siamo qui per chiedere la libeazione immediata di Centrone e Alberizia e di tutti gli attivisti internazionali”, ha dichiarato Maria Elena Delia, portavoce della Flotilla.
Il Consiglio regionale della Puglia ha già approvato all’unanimità, in data 9 giugno, una mozione che esprime preoccupazione per la sorte dei due attivisti e impegna il Presidente della Regione ad attivarsi presso il Governo italiano perché promuova ogni azione utile a garantire il loro rapido ritorno a casa.
Al presidio di domani a Foggia sarà presente anche il fratello di Dina, Giuseppe Alberizia, che ha lanciato un appello accorato: “Dobbiamo essere uniti per riportarli a casa”. L’iniziativa testimonia la determinazione della famiglia e della comunità nel chiedere alle istituzioni italiane un intervento diplomatico più forte e deciso. Gli organizzatori hanno già formalizzato la richiesta di essere ricevuti dal Prefetto di Foggia durante la manifestazione.



L’iniziativa si inserisce nel solco dei precedenti presidi già tenutesi a Foggia e a Molfetta, unendo idealmente le due comunità in un unico abbraccio di solidarietà per Dina e Domenico e per affermare che le missioni umanitarie non devono essere ostacolate.
La cittadinanza, le associazioni e gli organi di informazione sono invitati a partecipare numerosi per rompere il silenzio e chiedere a gran voce la libertà per gli attivisti di pace, che ne sono privati da ormai 18 giorni.

 

CONSIGLIO REGIONALE DELLA PUGLIA



Mozione

Premesso che:
1) Il 24 maggio 2026 dieci attivisti della spedizione di terra della Global Sumud Flotilla sono stati catturati nei pressi di Sirte, in Libia, e da allora sono trattenuti nelle carceri di Bengasi;
2) Nel gruppo dei predetti attivisti ci sono anche due italiani di origini pugliesi, Domenico Centrone, detto Nico, di Molfetta, e Leonarda Alberizia, detta Dina, originaria di Foggia e residente a Torino;
3) La spedizione di terra della Flotilla, di cui Nico e Dina facevano parte, era composta da circa 200 persone provenienti da ogni parte del mondo, e aveva come obiettivo quello di raggiungere la Striscia di Gaza, passando dal varco di Rafah, in Egitto, per portare aiuti umanitari destinati alla popolazione civile palestinese;
4) Ad oggi restano ancora limitate e incerte le informazioni disponibili sulle contestazioni effettivamente mosse agli attivisti fermati e sui tempi della loro liberazione, nonostante la situazione sia costantemente seguita dal Governo italiano;
5) In un comunicato stampa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale del 2 giugno 2026, si legge che “i due connazionali partecipanti alla Flotilla di terra e trattenuti in Libia sono apparsi davanti al Procuratore libico che ha disposto la continuazione della custodia cautelare fino alla prossima udienza. Il Console generale a Bengasi ha presentato una richiesta formale di visita consolare ai due italiani. La Farnesina, l’Ambasciata d’Italia a Tripoli e il Consolato generale a Bengasi continuano a seguire la vicenda in raccordo con le autorità locali al fine di consentire il rientro in Italia dei connazionali il prima possibile. Le famiglie dei connazionali sono informate dello stato della detenzione e dei passi diplomatici effettuati per la tutela dei due familiari”;
6) Da quanto si apprende, gli attivisti fermati compariranno nuovamente dinnanzi al Tribunale libico martedì 9 giugno;
7) Come confermato da numerose agenzie di stampa, nei giorni scorsi, Nico Centrone e alcuni degli altri attivisti fermati hanno intrapreso uno sciopero della fame e della sete per protestare contro la loro detenzione illegittima;
8) Nelle scorse ore i genitori di Nico Centrone sono comparsi in TV per diffondere un drammatico appello a tutte le autorità italiane affinché tutti gli attivisti bloccati vengano presto rilasciati; Consiglio Regionale della Puglia Tutto ciò premesso, il Consiglio Regionale della Puglia, nell’esprimere la massima solidarietà agli attivisti bloccati e alle loro famiglie,



Impegna il Presidente della Regione Puglia, per quanto di sua competenza:
ad attivarsi presso il Governo nazionale affinché venga profuso ogni sforzo diplomatico, in ogni sede competente, volto alla liberazione di tutti gli attivisti ingiustamente trattenuti, in modo da consentire il loro rientro in Patria, presso le rispettive famiglie, nel più breve tempo possibile.
I Consiglieri proponenti 

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