UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

giovedì 5 febbraio 2026

IL CASO VANNACCI
di Luigi Mazzella
 

Divorzio...
 
Sono profondamente convinto che un pensiero, in modo vero e totale libero da condizionamenti di ogni tipo, aiuterebbe a capire che cosa stia veramente accadendo nel nostro Occidente, dilaniato da odio e contrasti insanabili. Sono anche consapevole, però, che il presupposto indispensabile di una tale condizione mentale è il coraggio e che su di esso ciò che ha scritto Alessandro Manzoni, a proposito di Don Abbondio, resta insuperabile. Dopo quel che è trapelato da oltre Oceano circa lo stretto connubio tra il partito Democratico di Obama e di Clinton con il Deep State della CIA, dell’FBI, del Pentagono, della lobby ebraica di Wall  Street (e della City di Londra) e dell’industria delle armi non è un contro-senso ritenere che un eventuale “Club degli Affari Bellici” un tempo insediato alla Casa Bianca di Joe Biden, avvalendosi della CIA negli States e dei Servizi d’intelligence cosiddetti “deviati”(ovviamente dalla stessa CIA) in Europa, voglia dare tardivi e furibondi “colpi di coda” alla Amministrazione Trump, vittoriosa alle elezioni americane ma ferocemente contrastata oltre Oceano da una Sinistra pauperistica ed elemosiniera (pur priva di guide veramente carismatiche da contrapporre al tycoon statunitense ). In Italia, la situazione è addirittura più grave per l’esponente Repubblicano: persino la Destra di Giorgia Meloni, del “volenteroso” Guido Crosetto, del bellicoso Antonio Tajani e di un sempre incerto Matteo Salvini è diventata parte di quello schieramento prevalentemente “sinistrorso”.  Non a caso Viktor Orban si è tenuto, a suo tempo, ben lontano da “baciamani” (con inchini o per tabulas) a Joe Biden. Le profferte servili successive all’elezione di Trump della Presidente del Consiglio Italiana non hanno convinto nessuno (neppure in Italia) e non è da escludere che, dopo aver perso la fiducia anche nel titubante Salvini, il Presidente Statunitense stia dietro “l’operazione Vannacci”, considerata in maniera positiva non tanto per le “qualità” o le “idee” dell’uomo quanto per la crescita progressiva degli astensionisti dal voto da parte di elettori contrari alle guerre e alle guerriglie. Vedremo, come andrà a finire. Pesa su tale ipotesi di “riscossa”, la presenza dei Cinque Stelle per così dire “in agguato”. È vero che chiamandolo Giuseppi (al plurale) Trump aveva mostrato, già tempo fa, di diffidare di Conte per una sua probabile “doppiezza” e di temere la mediazione di potenti associazioni per i suoi rapporti con i “Democratici”, ma in politica le cose possono cambiare.
Certo, conoscendo, altresì, molto bene il ruolo di “agente provocatore” svolto dal Movimento fin dagli anni di Beppe Grillo (un leader, come Volodymyr  Zelensky, scelto dai Democratici nel “vivaio” dell’avanspettacolo) i sonni del Presidente non saranno tranquilli; ma egli sa bene che per lui è tempo di veglia. Come per noi, d’altronde!

 

 

FORTE COI DEBOLI
di Angelo Gaccione


 

Sugli uomini di potere raramente mi faccio illusioni. Con questo non voglio dire che non ce ne siano stati, e non ce ne siano, che abbiano mostrato saggezza. Abbiamo evitato guerre rovinose, leggi liberticide, conflitti sociali pericolosi, perché in alcuni di loro è prevalso il buon senso, la moderazione, il confronto, il rispetto della legalità. Trump non mi è mai piaciuto, allo stesso modo di un fariseo guerrafondaio come Obama a cui oscenamente è stato dato il premio Nobel per la Pace. Faceva addirittura spiare presidenti e capi di governo dei paesi alleati trattati da sempre come vassalli dai governanti americani. Trump non mi è mai piaciuto non solo perché conosco bene le  sue vicende, e quelle del padre, su come si sono arricchiti, ma perché è l’espressione delle componenti dell’America peggiore: culturalmente reazionarie, economicamente piratesche e saccheggiatrici, religiosamente fanatiche, razziste, suprematiste, maschiliste e, alla pari dei loro compari democratici, imperialisti in politica estera fino all’arbitrio, ossessionati dalla forza militare nell’esercizio del loro dominio in spregio a qualsiasi diritto internazionale. Non c’è nazione che negli ultimi due secoli abbia fatto più guerre e favorito più colpi di Stato della loro. Non sono mai stati aggrediti da nessuno, ma in compenso hanno aggredito nazioni su quattro continenti. Non hanno mai avuto una guerra in casa, ma ne hanno fatte di ogni tipo in casa d’altri. Per i loro sporchi interessi: costi quel che costi. C’è un’altra ragione per cui Trump non mi è mai piaciuto: non ride mai, ha lo sguardo torvo e digrigna i denti. Aggiornando un mio vecchio aforisma potrei dire di lui che “Dietro l’assenza di sorriso si cela un criminale”. Umanamente è privo di empatia e di pietà, riduce tutto agli affari e al denaro, e col denaro riafferma la sua essenza. È incostante nelle decisioni, tradisce con disinvoltura la parola data ed è un bugiardo seriale. Non avevo bisogno della marea di files di Epstein per farmi una opinione disgustosa del personaggio, e condivido quanto la saggista ed ex diplomatica Elena Basile scrive all’amico scrittore ed ex ministro Luigi Mazzella: “Trump è sottoposto alla lobby di Israele, ai sionisti evangelici, e a una mafia finanziaria diversa da quella di Larry Fink ma ugualmente nociva”. Sono sicuro che n’è io n’è Mazzella avremmo potuto reggere, da intellettuali dal pensiero libero e non conformista quali ci riteniamo, il clima di un’America di tal fatta. La creazione della milizia apertamente nazista creata da Trump - coperta dalla più assoluta impunità e usata come accolita di mercenari al proprio personale servizio - me lo ha reso ancora più odioso. 



L’atto più spregevole ai miei occhi, assieme al genocidio dei palestinesi di cui è a tutti gli effetti uno dei massimi responsabili, è di avere permesso l’assedio di Kobane e l’annientamento delle comunità curde da parte dei tagliagole degli eredi dell’Isis alleandosi con quest’ultimi. Alleandosi con l’attuale governo siriano dei tagliagole, ha tradito il tributo di sangue costato a giovani uomini e giovani donne del Rojava che all’Isis si erano opposti. Ha impedito che l’esperimento di autogoverno, di democrazia diretta, delle autonomie locali, dei consigli popolari, della parità di genere, del rifiuto di ogni fanatismo religioso, dell’autodifesa comunitaria, della laicità e della tolleranza del popolo curdo si consolidassero in Medio Oriente. Ha definitivamente vanificato, per quanto mi riguarda, l’unica idea decente - rispetto all’insipienza di un’Europa inerte, ottusa e subalterna - quella di mediare per porre fine all’insensato e rovinoso conflitto russo-ucraino. Che lo facesse per opportunismo ed interesse non ci importava, che lo facesse perché con i forti occorre trattare per evitare una guerra nucleare, ci andava bene. Ed è soprattutto per quest’ultima ragione che abbiamo sperato che la sua mediazione per porre fine alla guerra andasse in porto. Lo abbiamo scritto e ci siamo attirati incomprensioni e insulti dagli ambienti nemici di ogni trattativa con la Russia. Ma siamo pronti a riconoscere che anche lui si è rivelato inaffidabile e guerrafondaio quanto altri presidenti del suo guerrafondaio Paese. Democratici o repubblicani non fa differenza.    

DISSENSO ED EVERSIONE
di Franco Astengo
 
Il ministro Piantedosi

Il ministro dell'Interno, entrando nel merito dei fatti di Torino e interpretando alla perfezione il ruolo del "poliziotto cattivo", sta lavorando ad una equiparazione tra eversione e dissenso: appare evidente l'obiettivo di tacciare le opposizioni di promuovere eversione ottenendo così alla fine il risultato politico dell'appiattimento del dissenso in un'unica categoria da condannare ed emarginare. Vale la pena allora di misurarsi con questa dinamica proposta dal Ministero e che rappresenta sicuramente almeno una parte degli intendimenti politici del governo di destra. Premessa: da qualche tempo si scrive di “svolta autoritaria” in atto. Una valutazione che è stato formulato guardando anche oltre a quanto sta accadendo sul terreno delle riforme costituzionali e istituzionali che puntano a stravolgere l’impianto parlamentare della Repubblica così come disegnato dalla Costituzione e che saranno sottoposte a referendum il prossimo 22/23 marzo. Difendere la divisione dei poteri e la loro reciproca autonomia sta diventando quindi un imperativo categorico da cui assolutamente non deflettere. In questa “svolta autoritaria” va però ravvisato qualcosa di più profondo nella- pur grave - progressiva riduzione del rapporto tra politica e società realizzato al fine di “tagliare” il più possibile dell’insieme dei bisogni sociali. La modernità viene affermata dalle classi dominanti attraverso l’intreccio tra l’inasprimento delle condizioni nelle quali il capitale afferma la propria egemonia e l’emergere di nuove contraddizioni post-materialiste agite allo scopo di “sfarinare” l’identità sociale, dividere e preparare un'altra fase di dominio di un capitalismo feroce, negatore dei diritti basilari. Un capitalismo che punta alla sopraffazione dei singoli e del collettivo, e non appena compare il dissenso, lo marginalizza e lo criminalizza. È sempre accaduto, intendiamoci, in una forma più o meno accentuata ma adesso in Italia questa “filosofia politica” del capitale interpretata dalla destra al governo sta assumendo, anche per via di questioni specifiche legate alla realtà del quadro politico e dei soggetti intermedi, una vera e propria veste di autoritarismo populista. A rischio di apparire inguaribilmente “retrò” è invece proprio il punto dell’opposizione politica quello da sollevare ancora una volta con grandissima urgenza.
Occorre sviluppare un’analisi che parta da due punti che debbono essere sollevati senza discussione: al meccanismo della repressione, in questo caso esercitata con grande prontezza dalle preposte “forze del disordine” si affianca un processo di marginalizzazione del dissenso. Una marginalizzazione che deriva dall’assenza di prospettiva nel riuscire a fornire al fortissimo disagio sociale un’effettiva capacità politica di espressione da parte dell’opposizione.
Il conflitto sociale, anche in forme tumultuose, è indispensabile ma eguale valenza possiede la capacità di sintesi e di progettualità politica: è da questo intreccio, dalla capacità del “pensare” e del “fare” di una soggettività nella quale ricercare anche forme originali di aggregazione e di organizzazione, che possiamo trovare alimento nel disegnare un futuro nel quale possa essere possibile respingere questo tentativo in atto di repressione e marginalizzazione del dissenso. Si tratta, infine, di far compiere un salto di qualità proprio al dissenso trasformandolo in opposizione politica senza concedere sconti o improvvisate nostalgie da "unità nazionale" ammantate da "responsabilità istituzionale".

 

 

COME STANNO LE COSE
di Raniero La Valle 


 
Carissimi,
l’opinione pubblica è stata turbata dai gravi incidenti che si sono avuti a Torino dopo la grande manifestazione per Askatasuna: cento manifestanti feriti, un poliziotto preso a calci, una specie di guerriglia urbana. La brutta lezione che se ne può trarre è che quando il fascismo è al potere, la violenza si scatena, in quanto si chiudono gli spazi vitali, da una parte e dall’altra. Succede a Minneapolis, e succede a Torino. Ma che cos’è il fascismo? Il prof. Zagrebelsky ha ripreso una distinzione tra il fascismo storico (quello delle camicie nere) e il fascismo “eterno”, il primo proibito dalla Costituzione, mentre il secondo non lo sarebbe, entrerebbe solo nel contrasto di opinioni. Non ne siamo tanto sicuri: anche il fascismo eterno è incompatibile con la Costituzione, tutto sta a vedere che cos’è il fascismo. Quello di Trump è dire che il diritto non c’è più, non gli serve, lui basta a sé stesso. Per quello di qui. se ne può trovare un’esemplare descrizione nei “principi generali” e nei primi articoli della proposta di legge di Casa Pound e camerati sulla cosiddetta “remigrazione” e riconquista. È infatti certamente fascismo storico ed eterno insieme stabilire il principio della sicurezza pubblica e dei diritti “dei cittadini italiani” (la persona umana come tale non esiste); l’affermazione “come principio inderogabile, che non esiste un diritto intrinseco a migrare, inteso come facoltà del singolo individuo di abbandonare la propria nazione di origine per stabilirsi liberamente in un’altra” (niente diritti umani universali). È fascismo puro introdurre la pena, (che non esiste in Costituzione anche se ancora nel codice penale) della “confisca preventiva”, dei beni, patrimoni immobiliari, aziende e conti correnti, anche prima della condanna definitiva, per chi “agevoli l’ingresso irregolare di stranieri” (nell’irregolare può entrare qualunque interdizione, anche un visto scaduto). Sono inoltre previste per lo stesso reato pene detentive fino a 12 anni di reclusione, e una sanzione fino a un milione di euro e, per gli immigrati, espulsioni, deportazioni, revoca della cittadinanza già ottenuta, abolizione della protezione speciale e quant’altro.

SULLE VIOLENZE A TORINO



Ci è stato chiesto di ospitare e far girare questo scritto e così facciamo. La verità dei fatti è sempre preferibile a qualunque altra ragione ed ogni apporto in tal senso è benvenuto. Chi conosce la storia di questo giornale sa che da sempre siamo nemici di ogni ferocia, di ogni efferatezza, di ogni violenza: la guerra in primis, che rappresenta la violenza alla massima potenza, la distruzione di ogni umanità e di ogni ragione. E tale violenza si incarna negli Stati armati: tutti, senza distinzione e senza giustificazioni. Non è ora il caso di fare un elenco smisurato di violenza che ogni giorno siamo costretti a subire da parte di chi governa ed esercita il potere, ognuno può facilmente farsi la lista in proprio: dalla impossibilità di farsi curare per condizioni economiche misere a quella dell’assenza di lavoro o di precarietà. Alla violenza dei privilegi che un pugno ristretto di una casta di intoccabili esibisce, a quella di politici sfrontati che si ritengono al di sopra delle leggi e le calpestano impunemente. Ma siamo fermamente convinti che la storia dell’emancipazione ci ha consegnato strumenti di dissenso e di lotta diversi da quelli della violenza. Questo strumento si chiama resistenza passiva, si chiama non collaborazione attiva generalizzata, si chiama sciopero generale, si chiama disubbidienza nonviolenta, si chiama difesa di un luogo con la presenza disarmata dei nostri corpi, si chiama ripudio, si chiama diserzione. Tutto questo fa paura agli oppressori ed ai guerrafondai più di qualsiasi arma e genera simpatia tra la gente semplice, umiliata, oppressa. Genera simpatia perché non genera sangue, non genera morte e conserva integro il nostro senso di umanità. Disprezziamo profondamente chi spara ordigni ad altezza d’uomo contro un corteo pacifico di lavoratori e di oppositori alla guerra; chi massacra popolazioni inermi, chi produce armi e si arricchisce sulla morte, chi spende miliardi in armi e poi ci viene a dire che non ci sono i soldi per la sanità, per la cura del territorio, per la casa, per le pensioni. Questi uomini e queste donne infami siedono nei Parlamenti e sui banchi dei Governi, occupano alte cariche e sono ai vertici delle istituzioni; sono loro i generatori peggiori della violenza. Ma disprezziamo profondamente anche chi si accanisce contro un uomo caduto a terra, e non ne prova pietà, solo perché ha indosso una divisa. [A. G.]  


 

La violenza che si mostra e quella che si cancella

In un dibattito tossico, polarizzato e banalizzato, soprattutto dalle forze di governo, ci siamo prese qualche giorno prima di commentare quello che è successo il 31 gennaio a Torino. Una cosa la diciamo subito con chiarezza: noi c’eravamo e facciamo parte di quell’opposizione reale, costruita dal basso, che era in piazza per chiedere un altro mondo possibile, di solidarietà e uguaglianza. Prima ancora che iniziasse il corteo, la città era blindata, con intere zone presidiate e militarizzate, controlli ai caselli autostradali e alle stazioni ferroviarie. Abbiamo iniziato a respirare la violenza che pervade il quartiere Vanchiglia dallo sgombero di Askatasuna.

Ma quale violenza?

Il dibattito istituzionale è inquinato e il racconto è già scritto. Circolano quasi solamente i video dell’agente pestato da alcuni manifestanti, ma dove sono i video dei due poliziotti che lasciano sul ciglio della strada un uomo con la testa spaccata? Dove sono i video delle 50 mila persone che hanno manifestato pacificamente per le strade di Torino? Dove sono i numerosi video di agenti che pestano giovani e lanciano lacrimogeni ad altezza uomo, delle cariche sulla folla, delle manganellate su chi capitava a tiro? E allora diventa chiarissimo il punto: c’è una violenza che deve stare in vetrina e una violenza che deve sparire. Questa è propaganda, e serve a un obiettivo preciso: strumentalizzare ciò che è accaduto per legittimare il nuovo decreto sicurezza (già calendarizzato prima degli scontri di piazza) e nuove misure di repressione del dissenso. Se vuoi aiutare a diffondere una contro-narrazione dei fatti, provare a condividere una visione complessa e opporti alla strumentalizzazioneinteragisci (mettendo like e commentando) e condividi i nostri post sui social. Ci impongono di indignarci per un pezzo solo della storia, e intanto fanno scomparire dal racconto le cariche indiscriminate sulla folla e la gestione muscolare della piazza. Intorno alle forze dell’ordine cresce uno spettro di sacralità: solo loro sono intoccabili e tutelabili a prescindere. E così, a forza di immagini selezionate, ci dimentichiamo dei decreti sicurezza, della criminalizzazione dell’altro, del modo barbaro con cui questo governo tratta le persone migranti, del peggioramento delle condizioni di lavoro, delle morti sul lavoro, dei tagli all'Università, della privatizzazione degli spazi pubblici. Allora, da che parte stare? Dalla parte delle persone che hanno manifestato o delle forze dell’ordine? Noi non cadiamo nella trappola della polarizzazione. Condanniamo la violenza pura, fine a sé stessa. Però sappiamo anche che la postura pacifista può essere un privilegio e non la eleviamo moralmente come unica forma legittima di conflitto. Soprattutto non accettiamo che venga banalizzato ciò che è successo: 50mila persone in piazza per sostenere Askatasuna e gli spazi sociali, per continuare a esprimere solidarietà al popolo palestinese, per urlare contro repressione, riarmo e militarizzazione, sono un fatto politico enorme in un tempo di frammentazione e solitudine. Noi vorremmo una società senza violenza in tutte le sue forme: violenza fisica, abuso, sfruttamento, disuguaglianza, discriminazione, precarietà. Qui sta un punto che non vogliamo più lasciare sullo sfondo: non tutte le violenze sono uguali. La violenza dello Stato non è uguale alla violenza della protesta ed è il più grande fallimento che possa produrre un’istituzione. E se non ci si indigna di fronte a un’istituzione pubblica che premedita e agisce deliberatamente violenza contro persone, in qualsiasi contesto, allora è difficile contribuire a rendere il mondo un posto migliore. La questione non riguarda "solo Torino”. È quotidiana. È la normalizzazione dell’idea che la gestione dei conflitti debba passare per armi, intimidazione, repressione. È la retorica della “sicurezza” fatta di pistole, laser, punizione, controllo. Ed è proprio questa narrazione che stiamo provando a smontare anche a Genova. Con la nostra campagna chiediamo di non normalizzare la dotazione di armi, a partire dalla polizia locale. Perché per noi la sicurezza non è questo: sono le persone in strada, le relazioni sociali, la comunità, la cura. Proprio quella comunità che a Torino abbiamo ritrovato, camminando insieme. Se sei d'accordo con noi, aiutaci a far leggere alle persone questo pensiero e condividi i nostri post sui social.

Organizzazione Studio Agitazione

NOVITÀ LIBRARIE



È
fresco di stampa il nuovo libro di Luigi Mazzella D’Odio si muore (Avagliano editore). Per espressa volontà dell’autore il giorno di San Valentino copie saranno inviate gratuitamente ad amici ed estimatori. Chi volesse riceverne copia può farci pervenire il suo indirizzo postale.  

mercoledì 4 febbraio 2026

GUARDI NISCEMI, E PENSI A FIRENZE
Associazione di volontariato Idra


 
Rimpalli di responsabilità fra autorità pubbliche: dovesse ricapitare un ’66, o un ’92, a chi toccherebbe risponderne?


L’ultima esondazione dell’Arno risale a 60 anni fa. Rovinosa. Tutto il mondo corse in aiuto. La più recente esondazione dei corsi d’acqua minori (i più pericolosi, ultimamente: i torrenti Terzolle e Mugnone), risale a 34 anni fa. Tanti danni in più di un quartiere. Molte zone di Firenze sono ancora oggi a rischio idraulico, come attestano le carte dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale. In alcuni punti incombe una pericolosità classificata come ‘alta’. Per esempio, là dove il Mugnone incontra il fascio di binari che escono ed entrano nella stazione di Santa Maria Novella. Ebbene, proprio in quel punto si sta scavando da più di tre lustri una fossa profonda 25 metri, lunga 450, larga 50, che dovrebbe ospitare la nuova stazione ferroviaria sotterranea ad Alta Velocità. Che la pericolosità è ‘alta’ non lo dicono solo le carte dell’Autorità di bacino. Lo ribadiscono quelle della Protezione civile del Comune. Ma il progetto è stato approvato senza valutazione di impatto ambientale, e nessuna istituzione pubblica ha alzato un dito per esigerla. Il Ministero dell’Ambiente ha addirittura stabilito che poteva bastare la VIA fatta per un’altra stazione (fra Viale Redi e Viale Strozzi), mai realizzata, lontana parecchie centinaia di metri e progettata in un’area classificata a pericolosità idraulica ‘bassa’! Intanto quel Mugnone non ha smesso di inviare segnali di allarme. Due volte l’anno scorso, a gennaio e a marzo, nel quartiere delle Cure, la piena ha lambito l’impalcato del ponte su cui correvano inconsapevoli le Freccerosse e gli Italo.


Dissesto idrogeologico in Calabria

Stiamo stuzzicando anche l’intero sottosuolo della città in cui “dalla fine del XII secolo al 1966 si sono susseguite sicuramente ben 42 piene e inondazioni”, come ci informa il prof. Leonardo Rombai, docente emerito di Geografia storica all’Università di Firenze. Si stanno scavando da est a ovest 12.666 metri di tunnel fra Campo di Marte e Castello, perpendicolarmente alle linee di flusso della falda acquifera. Tutto sotto controllo? Chissà… certo è che il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco denuncia: nel progetto esecutivo degli scavi non c’è traccia del piano di emergenza prescritto dal DM 28/10/2005 “Sicurezza nelle gallerie ferroviarie”!


Niscemi

Se poi vai a guardare a Castello, dove per la TAV è stata anticipata una galleria artificiale in superficie in attesa dei tunnel da Campo di Marte, scopri che gronda da un pezzo acqua mista a colibacilli fecali (parola dell’ARPAT). E a quel progetto non è stato accordato dalla commissione competente neppure il collaudo tecnico-amministrativo.
Se poi vai a verificare che dove vanno le terre di scavo, scopri che finiscono in impianti di gestione rifiuti (né è dato sapere dove e quali), con ipotizzabili elevati incrementi di costi, dopo che da decenni la comunicazione ufficiale racconta la favola di un progetto di riambientalizzazione e valorizzazione paesaggistica della ex miniera di Santa Barbara nel Comune di Cavriglia: al 15 maggio 2025 ammontavano già a circa 105.000 tonnellate.
Infine, se vai a cercare che fine ha fatto l’organo di vigilanza su tutte queste simpatiche avventure progettuali, scopri che l’Osservatorio Ambientale istituito dal Ministero dell’Ambiente è scaduto tredici mesi fa, e non è mai stato rinnovato. Di queste circostanze sono mai state informate le Autorità pubbliche con la maiuscola, locali e centrali? La risposta è: sì, ufficialmente e ripetutamente! Vi ha provveduto la cittadinanza attiva, sentitasi in dovere di segnalare omissioni, inadempienze o violazioni di norme. Ma non si è ricevuta notizia di ravvedimenti, né verbali né operosi. La cantierizzazione più tormentata, costosa e impattante calata senza dibattito pubblico sulla città di Firenze procede temerariamente in queste condizioni. Rebus sic stantibus in riva d’Arno, la vicenda di Niscemi, coi rimpalli di responsabilità cui assistiamo a sciagura consumata, assume un rinnovato valore di monito da non trascurare. Vorranno le Autorità competenti rispondere almeno adesso, da Firenze e da Roma, prima che danni gravi e irreversibili alla città d’arte e cultura cara al mondo possano avere malauguratamente a concretizzarsi?


Crolli in Sardegna

L’Associazione di volontariato Idra, parte civile e ad adiuvandum nei procedimenti giudiziari che hanno acclarato i danni TAV all’ambiente e all’erario in Mugello e a Monte Morello, dove amministratori pubblici regionali e centrali hanno approvato i progetti, come recita la sentenza della Corte dei Conti della Toscana, “agendo con censurabile superficialità, insolita pervicacia ed in violazione ad elementari norme di diligenza, pur avendo un’adeguata conoscenza dell’opera e delle conseguenze che avrebbe causato alle risorse idriche, in virtù della consistente mole di informazioni pervenute nella fase istruttoria e volutamente trascurate o non adeguatamente veicolate”, trasmette oggi i contenuti di questa nota alle seguenti Autorità, perché siano considerate e valutate col dovuto rigore le responsabilità singole e/o collegiali, nel rispetto del dettato dell’art. 54 della Costituzione:
Sindaco del Comune di Firenze
Sindaco della Città Metropolitana di Firenze
Presidente della Giunta della Regione Toscana
Prefetto di Firenze
Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale
Autorità Nazionale Anticorruzione
Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
Ministro dell’Interno
Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
e, per la prima volta, affinché possa auspicabilmente attivarsi per la sua propria competenza, Ministro per la Protezione civile.
“Restiamo in confidente attesa di un Vostro riscontro”, scrive Idra ai destinatari del messaggio, “che auspichiamo si configuri come risultante dell’attivazione delle necessarie sinergie istituzionali, tenuto conto delle frequenti intersezioni di ambiti di competenza e responsabilità che derivano dall’attuazione delle opere pubbliche”.

LE PROPOSTE DEI LETTORI


 
Dall’ account FB di Andrea Zhok.  
 
Riprendo da Domenico Farina questa utile sintesi di alcune delle cose che emergono con chiarezza dagli Epstein files:
1) “Trump è compromesso da Israele e Kushner è il cervello della sua Amministrazione”. Lo rivela una fonte confidenziale all’FBI. La fonte sa molte cose, rivela nomi di agenti CIA in Indonesia (coperti da omissis, quindi plausibilmente veri), è a conoscenza di transazioni immobiliari riservate, ha accesso a documenti legali riservati. Insomma, la fonte riservata non è uno qualunque ma è un membro della community dell’intelligence;
2) il vice-ministro della Giustizia ha dichiarato che sono state rimosse le immagini di “morte, sevizie e abusi”. Quindi ci sono prove fotografiche di un abisso di violenza;
3) è emersa una mail in cui Epstein dichiara a un contatto coperto da omissis che il suo video di torture gli è piaciuto molto. Il riferimento alla tortura compare in molte mail, rendendo plausibili scenari da film horror: snuff movie etc;
4) contatti coperti da omissis autorizzano in più di una mail Epstein a uccidere persone che hanno fatto sgarbi a loro o a lui;
5) Epstein si riferisce ai bianchi come “goym”, scrivendo in più di un’occasione che “i goym esistono per servire il popolo di Israele”;
6) una fonte coperta rivela all’FBI che Kushner passerebbe le informazioni del Mossad ai russi;
7) i messicani si lamentano con gli USA perché un programma condiviso di contrasto al traffico minorile ha subito attacchi militari da parte di risorse americane. L’ufficiale messicano rivela che il problema è che l’ex ambasciatore americano in Messico ha messo incinta una bambina di 11 anni.
 
*
Integro questo sunto con alcune considerazioni di Marcello Foa:
“Le ragazzine vittime delle violenze sessuali, di Epstein erano 1200: un numero enorme, tra cui anche una bambina di 11 anni. Dunque c’era un vero e proprio traffico di minorenni.
Una domanda sorge spontanea: com’è possibile che nessuno vedesse né sapesse? La polizia e la magistratura dov’erano? Infatti, dai file risulta che i procuratori della Florida, ad esempio, sapevano delle violenze da prima del 2006, ma non hanno fatto nulla. E il New York Times ha scoperto la denuncia di un ex collaboratrice di Epstein, l’artista e scultrice Maria Farmer, che addirittura nel 1996 denunciò all’FBI gli orrori commessi dal finanziere pedofilo suicida ma gli investigatori anziché indagare non le diedero retta e archiviarono. La Farmer fu quindi oggetto di una campagna di maldicenze, fu screditata e isolata, messa all’angolo. Nessuno volle più vedere le sue opere.
Insomma, Epstein godeva di una immunità di fatto perché tanti, troppi potenti erano sotto il suo ricatto ovvero trattasi di gran parte dell’élite che ha governato il mondo occidentale per oltre trent’anni. Quelle che ha determinato i nostri destini”.
 

Gli Epstein files hanno un volume documentale mostruoso; tre milioni e mezzo di pagine finora rilasciate, 2.000 video e 180.000 immagini. Queste dimensioni vanno completamente al di là delle capacità di organizzazione di un singolo individuo, per quanto ricco. L’entità di questa operazione, che è stata essenzialmente un’operazione di messa sotto ricatto di classi dirigenti nell’intero mondo occidentale, è quella disponibile solo ad un servizio segreto nazionale particolarmente efficiente. Quale sia non lo sappiamo, e lascio a ciascuno di farsi le proprie idee, ma a me francamente una sola opzione pare plausibile. Al di là della cronaca nera e dello schifo, ci sono due elementi strutturali che rivestono qui importanza. Il primo è che quanti vedono movimenti coordinati dei vertici politici mondiali occidentali in direzioni controproducenti per i propri popoli, efferate e incomprensibili, oggi hanno una chiave di lettura in più, una chiave di lettura che finalmente non ha bisogno di appellarsi all’intervento soprannaturale del Maligno. Agire sotto ricatto di un servizio segreto straniero spiega molte cose altrimenti inspiegabili. Il secondo è una riflessione sullo straordinario tasso di marciume morale, di putredine interiore, di schietta depravazione che manifestamente alberga nella cerchia dei “ricchi e potenti” del mondo occidentale. Mentre Hollywood rappresenta regolarmente i leader dei paesi ostili, extra-occidentali, come satrapi perversi e grotteschi, sembra plausibile che lo facciano perché proiettano cose che gli sono familiari. E pensare che queste classi dirigenti occidentali da oltre tre decenni vanno in giro con i propri pretoriani a insegnare la morale e la civiltà al resto del mondo è qualcosa che farebbe ridere se non facesse ribrezzo.

 

RESTAURI. FERMATE IL PITTORE!



La situazione sta sfuggendo di mano: dopo la Meloni si intensificano i restauri. Occorre porre un freno…
















GIUDICI E POLITICI
di Marcello Campisani


 

Giustizia vuole dir pace sociale,
calco, misura di democrazia,
che rende l'uomo all'uomo uguale,
ch'ogni forma sanziona d'angheria.
 
L'orrendo safari al magistrato,
cui mani-pulite diede il via,
avendo il delinquente vaccinato,
è un suicidio, nonché un'idiozia,
 
prim'ancora che una carognata,
voluta dalla peggio ruberia;
ed è cosa da sempre perpetrata 
da ogni peggior consorteria.
 
Perché la giustizia, credi a me,
del debole è l'unica difesa,
mentre il potente se la fa da sé.
Morta quella, non resta che la Chiesa,
 
pregando che qualche Padreterno
s'interessi degli umani stenti,
ovvero consolarsi con l'inferno
ch'arderà di sicuro i malviventi.
 
Neppure i milioni di tangenti                   
ed i rei confessi e condannati
impedì di chiamarli poi innocenti
e di darne colpa ai magistrati.
 
Craxi, già con monete lapidato,
con 10 anni e più di reclusione,
ben tosto venne poi riabilitato
come vittima di persecuzione.
 
Allorché il politico importante 
espatria per non esser catturato,
di fatto diventando latitante,
in tristo esilio vien considerato.
 
I politici han questi inconvenienti,
benché ci sia Nordio a rimediare
e ben lo fa con mille accorgimenti
perché non li si possa condannare.
 
Purtroppo c'è un rimedio solamente,
e il conculcare la magistratura
a volte non risulta sufficiente,
meglio abolirla addirittura.
 
Ogni potere ha come entelechia
quella di non venire limitato.
Del politico poi è l'ipocrisia,
cui abbocca ogn'asino calzato.
 
I magistrati per lo più son pazzi“
-riferendosi a quelli non comprati-
diceva Berlusconi ai suoi ragazzi.
E tutti i giornalisti prezzolati
 
si diedero a cercar delle stranezze,
scoprendo nei calzini scompagnati
la prova di supreme nefandezze
ed innocenti tutt'i condannati.
                                                        
Il giudice dispone d'un potere
del quale, se fa un uso scriteriato,
il suo giudizio si può rivedere.
Ma può farlo solo un magistrato,
 
non certo un politico ignorante
che la giustizia vuol subordinata,
che ha come compito assillante
d'aver l'innocenza assicurata.
 
Del resto la legge non consente
al magistrato di non lasciar traccia
compiendo qualcosa d'indecente,
in quanto deve metterci la faccia.
 
Non posso venire sospettato
di forme di partigianeria
dai giudici più volte denunciato,
intolleranti della mia ironia.
 
Altri giudici hanno rimediato
ai travasi di bile che ho subiti,
allorquando facevo l'avvocato,
per dei magistrati ingaglioffiti.     
 
Criticar aspramente il giudicato    
solamente nel mondo capovolto   
compito non è dell'avvocato,          
ma del politicante non assolto.
 
La democrazia lì tocca il peggio
quando richiede al giudice coraggio
e quando colui ch'occupa un seggio
va della giustizia all'arrembaggio.
 
Fossero un po' meno tartassati,
i magistrati avrebbero il bon ton,
appena i contratti son firmati
per esempio con i Benetton,
 
ovvero per il ponte sui due mari
-quello fieramente contrastato-
di arrestarne i loro firmatari
che non fan gl'interessi dello Stato.
 
Quando i governanti son protervi,
corrotti, sciocchi, ovvero ignavi,
tanto d'altre potenze farsi servi,
i governati ne diventan schiavi.
 
Quando la politica tradisce
e diventa nemica dello Stato
ci sarà mai qualcuno che capisce
che deve intervenire il magistrato?
 
Ma potranno mai i giureconsulti   
raggiungere l'altezza dei cervelli
-per quanto d'esperienza siano adulti-
di Matteo Salvini e di Donzelli?

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