ARMI SPAZIALI
di Alessandro Pascolini - Università
di Padova

Iniziano sempre loro
Il
14 settembre scorso, durante un discorso programmatico alla conferenza Air,
Space and Cyber 2026, il Segretario dell'Aeronautica statunitense Troy Meink
dichiarò che gli Stati Uniti hanno schierato "armi di controllo spaziale
in orbita in grado di difendere la Forza Congiunta da azioni ostili di avversari".
È la prima volta che un funzionario statunitense ammette che gli USA possiedono
armi spaziali. Meink ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli sulle capacità
di questi sistemi, sulle minacce che essi dovrebbero contrastare o sulle
circostanze in cui gli Stati Uniti potrebbero impiegarli: "Non intendiamo
entrare nel merito di ciò che stiamo facendo, né dire se abbiamo condotto test,
se non ne abbiamo condotti o altro... Mi limito a sottolineare che l’ambiente
spaziale è fondamentale per la sicurezza militare ed economica e che dobbiamo
garantire agli Stati Uniti la capacità di operare liberamente nello
spazio". L'ammissione degli Stati Uniti ha suscitato l'immediata reazione
di Russia e Cina, che hanno accusato Washington di avviare una corsa agli
armamenti nello spazio. In realtà la competizione militare è strettamente
intrecciata alle attività spaziali fin dalle prime esplorazioni dello spazio.
In particolare, a partire dalla guerra del Golfo del 1991, le forze armate di
tutto il mondo hanno integrato sempre più le tecnologie spaziali nei processi
bellici, anche se gli Stati Uniti sono il primo paese ad ammettere il possesso
di armi in orbita. I satelliti vengono utilizzati dai militari per una varietà
di compiti cruciali: monitoraggio meteorologico, raccolta di informazioni,
spionaggio, sorveglianza, ricognizione, navigazione, comunicazioni, allerta
missilistica, comando e controllo, nonché attacchi armati con armi di
precisione. Apparati spaziali furono anche impiegati per la verifica del
rispetto di importanti trattati per il controllo degli armamenti. Tali capacità
fungono principalmente da moltiplicatori di forza per le forze armate. Va
distinta la militarizzazione (militarisation) dello spazio, ossia il suo
impiego a supporto di attività militari, dall'introduzione di armi vere e proprie
(weaponisation), ossia strumenti atti a individuare un bersaglio, colpirlo per
distruggerlo, renderlo inerte o degradarne le funzioni, e a verificare i
risultati dell'attacco. Attualmente gli unici obiettivi affrontabili da armi
collocate nello spazio sono satelliti in orbita; la Golden Dome americana con
intercettatori spaziali anti-missile è ancora lontana e problematica.
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Sistemi anti-satellite da
terra e in cielo
Dato il cruciale ruolo
militare dei sistemi in orbita, molti paesi sono impegnati a vario livello
nello sviluppo di armi anti-satellite (ASAT): Australia, Corea del Nord, Corea
del Sud, Francia, Germania, Giappone, Iran, Israele e Regno Unito. Cina, India,
Russia e Stati Uniti hanno anche condotto dei test distruttivi con missili
lanciati da terra, o dal mare: la Cina nel gennaio 2007, gli USA nel febbraio
2008, l'India nel marzo 2019 e la Russia nel novembre 2021. Questi test hanno
prodotto enormi quantità di detriti, alcuni destinati a rimanere in orbita a
lungo e a minacciare una vasta parte delle costellazioni satellitari mondiali.
I sistemi ASAT possono essere raggruppati in quattro categorie principali: armi
fisiche cinetiche, armi fisiche non-cinetiche, armi elettroniche e operazioni
cibernetiche. Le armi cinetiche usano mezzi materiali, bombe, proiettili,
missili e altre munizioni, per distruggere o danneggiare. I proiettili possono
essere lanciati da terra (DA-ASAT) o da un 1 satellite in orbita contro un
altro satellite. I satelliti dotati di sistemi di aggancio possono manipolare
fisicamente un veicolo spaziale bersaglio per danneggiarlo oppure per
manovrarlo verso un’altra posizione. Questa categoria comprende anche le armi
contro le infrastrutture spaziali terrestri, quali stazioni di terra, siti di
lancio, impianti di produzione di razzi e satelliti e infrastrutture per il
monitoraggio dello spazio. Le armi non-cinetiche impiegano energia irradiata
per distruggere, danneggiare o interferire con i sistemi spaziali. Tale energia
può essere distribuita, mediante un impulso elettromagnetico (EMP), ovvero
diretta, impiegando laser, sistemi a microonde ad alta potenza o abbagliatori
(dazzler) per accecare temporaneamente un satellite ottico. Le armi
elettroniche utilizzano lo spettro elettromagnetico per annullare o disturbare
temporaneamente le capacità operative del bersaglio, senza distruggerlo.
Questa categoria comprende il disturbo (jamming) e la falsificazione (spoofing) dei segnali dei sistemi satellitari di navigazione e delle comunicazioni, e gli attacchi elettronici contro i radar spaziali e la ricezione di segnali a radiofrequenza (RF) da parte del satellite stesso o della stazione di terra di un sistema spaziale. Le attività offensive nel cyberspazio contro sistemi spaziali possono avere come bersaglio infrastrutture a terra, terminali satellitari e veicoli spaziali. Queste operazioni possono distruggere o disattivare i bersagli, o condurre attività di spionaggio e di acquisizione di informazioni tecniche riservate. Effettive capacità ASAT richiedono una solida conoscenza della situazione spaziale e precise informazioni per mirare ai sistemi spaziali e verificare il successo dell’attacco. Ricordiamo che i test distruttivi finora condotti hanno avuto successo, ma l'obiettivo era un satellite dello stesso attaccante, il quale quindi conosceva la posizione precisa e la direzione del moto del sistema attaccato.
Trattati internazionali e
armi nello spazio
Il dispiegamento di armi
nello spazio annunciato dagli USA avviene in una situazione poco chiara del
quadro giuridico internazionale. Esiste un ampio riconoscimento a livello
mondiale del fatto che l'uso militare delle tecnologie spaziali, purché non
armate, sia generalmente compatibile con il diritto e le norme internazionali
vigenti. A fronte della crescente importanza militare dello spazio, la
diplomazia mondiale si impegnò già dagli anni '50 ad affrontare il problema.
Una prima disposizione rilevante per lo spazio si ha nel Trattato di bando
parziale dei test nucleari (Partial Test-Ban Treaty), firmato il 5 agosto del
1963 e in vigore dal 10 ottobre 1963. Il trattato proibisce esplosioni nucleari
anche nello spazio esterno; ha una larga partecipazione, ma, fra i paesi con
armi nucleari, non hanno aderito Cina, Francia e Corea del Nord. Un accordo
specifico con larga partecipazione fu raggiunto il 27 gennaio 1967 col Trattato
dello spazio esterno (Treaty on Principles Governing the Activities of States
in the Exploration and Use of Outer Space, Including the Moon and Other
Celestial Bodies - Outer Space Treaty) in vigore dal 10 ottobre 1967;
attualmente ha 117 parti e 27 firmatari. Il trattato ha come obiettivo
fondamentale la salvaguardia dello spazio extra-atmosferico come
"patrimonio comune dell'umanità". In particolare, l’articolo IV
proibisce di porre in orbita attorno alla terra e di installare sulla luna o in
stazioni spaziali armi nucleari o altre armi di distruzione di massa. Il
trattato non vieta esplicitamente le armi convenzionali o non-cinetiche e,
conseguentemente, molti Stati sostengono che i trattati esistenti siano insufficienti
a mantenere effettivamente lo spazio a disposizione degli impieghi civili.
Nel 2014 un’iniziativa
promossa dalla Russia (con il sostegno della Cina) portò alla Risoluzione 69/32
dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, No First Placement of Weapons in
Outer Space (Nessun primo posizionamento di armi nello spazio extra
atmosferico), adottata il 2 dicembre 2014, con 126 voti a favore, 4 contrari e
46 astensioni. Si trattò di una proposta significativa verso il rafforzamento
dell’attenzione internazionale alla sicurezza dello spazio e alla prevenzione
di una corsa agli armamenti nello spazio extra-atmosferico. Gli Stati Uniti
mostrarono scarso interesse per la risoluzione, e le discussioni alla
Conferenza sul disarmo dedicate alla prevenzione di una corsa agli armamenti
nello spazio extra-atmosferico si arenarono. Nella primavera del 2022, anche a
seguito della disastrosa creazione di detriti a seguito del test russo
dell'anno precedente, il presidente americano Joe Biden si impegnò a non
effettuare test di armi ASAT con lanci da terra, e, nel successivo autunno,
sostenuto da numerosi partner, propose una risoluzione alle Nazioni Unite con
l’obiettivo di internazionalizzare la proibizione di test distruttivi
anti-satellite ad ascesa diretta.
La Risoluzione fu adottata il 7 dicembre 2022 dall’Assemblea generale, col voto favorevole di 155 Stati. Fra l'altro afferma: "Preoccupata del fatto che l’uso di sistemi anti satellite distruttivi possa avere conseguenze diffuse e irreversibili sull’ambiente dello spazio extra-atmosferico, invita tutti gli Stati a impegnarsi a non effettuare test distruttivi di missili anti-satellite ad ascesa diretta." Il 2 dicembre 2024 l’Assemblea generale dell'ONU ha approvato, con la decisione 79/512, la creazione di un gruppo di lavoro a composizione aperta per il periodo 2025-2028 (Open-ended working group on the prevention of an arms race in outer space in all its aspects - OEWG on PAROS), col compito di "presentare raccomandazioni sulla prevenzione di una corsa agli armamenti nello spazio extra-atmosferico in tutti i suoi aspetti". La prossima riunione dell'OEWG è prevista a novembre di quest'anno. Va comunque osservato che, data la natura unica dell’ambiente spaziale e la cruciale importanza dei satelliti per le società moderne, il diritto internazionale che disciplina l’uso della forza (basato sulla Carta delle Nazioni Unite) e il diritto internazionale umanitario si estendono naturalmente anche allo spazio, e fissano limiti riguardo a quando e come gli Stati possano legittimamente impiegare tecnologie ASAT, anche nell’ambito della legittima difesa.
La normalizzazione
militare dello spazio
Lo spazio si inserisce nel
futuro della guerra come un fondamentale dominio operativo militare, con
combattimenti nello spazio, attraverso lo spazio e a partire dallo spazio. Un
futuro conflitto potrebbe causare disordini e distruzioni nello spazio tali da
sconvolgere l'economia e la vita quotidiana sulla terra. È quindi di importanza
vitale rallentare la corsa agli armamenti spaziali delle maggiori potenze con
accordi specifici, ma in primo luogo col rafforzamento delle fondamentali norme
del diritto internazionale e delle regole umanitarie.





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