UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 11 agosto 2026

ALTRO CHE CHAT!  
di Franco Astengo
 

Cala ancora la produzione industriale
 
Mentre il circo massmediologico che segue l’analogo spettacolo circense offerto dal bel mondo della politica italiana appare del tutto concentrato sulle chat di tal Delmastro o sulle mascherine di tal Conte, il “Corriere della Sera” (che un tempo era il quotidiano dell’Assolombarda) relega nel settore “economia” (pagina 30) con un fondino laterale la notizia più importante della giornata “Cala ancora la produzione industriale”. Nel mese di giugno 2026 la produzione industriale è calata dell’1% rispetto a maggio e dello 0,6% su base annua. I dati scomposti fanno ancora crescere la preoccupazione: infatti se aumenta la produzione di energia dello 0,8% su base mensile e dell’1,7% su base annua, calano i beni di consumo (-0,7%), i beni intermedi (-0,9%) e soprattutto i beni strumentali con un secco -2,1 tra giugno e maggio.
Su base annua cresce la produzione di autoveicoli e - in misura minore -quella farmaceutica e alimentare. Secco calo per la produzione tessile. La maggior produzione di energia è giustificata dal fatto che l’Italia rimane il maggior produttore siderurgico da forno elettrico : alle prese con la vicenda ILVA di Taranto, nell’incertezza del ruolo dello Stato e del possibile spacchettamento degli impianti tra Novi e Cornigliano, la produzione siderurgica che ci ostiniamo a considerare strategica soffre oltre alla volatilità dei prezzi energetici ovviamente anche del contesto geopolitico e della transizione dei meccanismi di regolazione del carbonio. Appare stabile l’andamento della produzione di alluminio che si basa essenzialmente sul riciclo da cui deriva interamente la produzione in Italia (con un tasso di recupero del 92% per le lattine) destinata soprattutto agli imballaggi: questo elemento (oltre alla criticità relativa al costo dell’energia comune agli altri settori industriali) a una serrata concorrenza internazionale per l’acquisizione dei rottami da riciclare. Al riguardo della produzione elettromeccanica, concentrata quasi esclusivamente al Nord e molto dipendente dalla produzione tedesca : dai dati 2025 , l’elettrotecnica e l’elettronica mostrano andamenti in controtendenza rispetto alla media del manifatturiero italiano. Con riferimento alla produzione industriale, il comparto segna +2,2%, con fatturato totale che registra un leggero aumento (+0,9%) ma rispetto alla media manifatturiera il saldo è -3,7%“Nella media dell’industria manifatturiera la contrazione del fatturato è evidente sia sul mercato interno che su quello estero” commentava la federazione di categoria in una nota stampa. A fronte di una sostanziale stabilità per la domanda interna, i settori hanno visto in crescita la domanda internazionale (+2%). 



Nel dettaglio, l’industria elettrotecnica mostra una dinamica equilibrata tra mercato interno (+2,7%) ed estero (+1,5%). Diversa la situazione per l’elettronica, che evidenzia una marcata divergenza: da un lato un forte calo sul mercato domestico (-17,8%), dall’altro una crescita maggiormente sostenuta sull’estero (+5,4%). Rispetto all’andamento occupazionale nel settore industriale i dati ISTAT aggiornati a giugno 2026 ci indica un calo dello 0,2% (tasso di vacanza dell’1,5% a differenza dei servizi -0,1% e - 1,7%). Per il Pil le conseguenze immediate sono limitate, perché la produzione industriale rappresenta soltanto una parte dell’attività economica e il risultato trimestrale era già confluito nella prima stima dei conti nazionali. Nel secondo trimestre il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025, dopo il progresso congiunturale dello 0,3% ottenuto nel primo trimestre. Servizi, costruzioni, investimenti e consumi hanno consentito all’economia di avanzare anche in presenza di una manifattura discontinua. La frenata industriale rende però meno agevole la partenza del terzo trimestre. Se a luglio non ci sarà un recupero, la produzione media estiva dovrà confrontarsi con il livello più basso raggiunto a giugno. 



Un singolo mese non permette di ricalcolare la crescita annua, ma riduce il contributo che l’industria può offrire a un’economia già caratterizzata da incrementi contenuti. Tutto questo si verifica mentre il governo sta lavorando alla manovra e l’ambizione del Ministero sembra essere quella di aggredire la procedura di deficit. Operazione stretta tra vicenda SAFE e la necessità di restituzione della parte a prestito del PNRR (122 miliardi su 194). Certo che avviare una stretta da austerity nell’anno elettorale non appare consigliabile… con le conseguenze che ne deriveranno. Dovrebbe essere questo il vero tarlo del centrodestra altro che Vannacci e Delmastro.
In conclusione vale la pena di ripetere alcune osservazioni già svolta in passato: c’è un virus che non abbandona il corpo cronicamente debilitato dell'economia italiana. Si chiama recessione e, anche se i valori delle analisi statistiche non lo accertano formalmente, in realtà agisce sotto traccia e continua a proliferare. L’Italia è un paese senza progetto, tale e quale l’Unione Europea. Vale allora la pena ritornare su questi (decisivi) argomenti con alcune osservazioni.



La situazione italiana può essere, ancora una volta schematizzata in relazione alla nostra storia industriale dal dopoguerra in avanti. Il punto di partenza non può che essere quello degli anni ’70: la fase di avvio dello “scambio politico”, attraverso l’operazione “privatizzazioni” realizzate in funzione clientelare rispetto alla politica. Negli anni’80 le compensazioni delle perdite avvennero a spese dei contribuenti (ricordate i BOT a 3 mesi?) con la relativa esplosione del debito pubblico e all’inizio degli anni’90, finiti i soldi dello Stato, dichiarati incostituzionali i prestiti, l’IRI trasformata in S.p.a. L’esito più grave della  fase dello “scambio politico” infatti, si realizzò in una condizione di totale assenza di un piano industriale per il Paese, mentre stavano verificandosi almeno quattro fenomeni concomitanti: Tangentopoli, la caduta del muro di Berlino, il trattato di Maastricht, il crollo del sistema dei partiti travolto dalla formula elettorale maggioritaria. 

Da aggiungere il fenomeno dell’imporsi di uno squilibrio nel rapporto tra finanza ed economia verificatosi al di fuori di qualsiasi regola e sfuggendo a qualsiasi ipotesi di programmazione. Il tema dell’intervento pubblico in economia e della programmazione (i vecchi cavalli di battaglia dei socialisti stoppati dal “tintinnar di sciabole”) sicuramente non faranno parte del dibattito delle apparentemente inevitabili e sciagurate primarie del centrosinistra.

 

 

 

ATTACCO ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE
di Alessandro Pascolini - Università di Padova



La crociata di Marco Rubio contro la Corte penale internazionale
 
Il 13 luglio scorso, il Dipartimento di Stato ha lanciato formalmente una campagna "radicale" per "smantellare le minacce della Corte criminale internazionale alla sovranità americana". Lo stesso giorno, il segretario di Stato Marco Rubio ha pubblicato su The Wall Street Journal un articolo dal titolo "Perché stiamo smantellando la Corte criminale internazionale", a inquadrare la nuova crociata in una "dimensione civilizzatrice: gli stati sovrani contro il globalismo." Per Rubio, la Corte penale internazionale (International Criminal Court - ICC) rappresenta una minaccia intollerabile per la sovranità degli Stati Uniti: rivendica l'autorità di perseguire e persino incarcerare militari e funzionari americani che operano per conto degli interessi nazionali dell'America. In particolare "si auto-investe come giudice finale della politica militare degli Stati Uniti e dell’intero sistema giudiziario americano. (...) Nell’assalto contro l’autogoverno americano. La Corte penale internazionale è sostenuta e guidata da una potente rete di organizzazioni non governative di sinistra, globalisti compiaciuti e governi ostili del Terzo Mondo, uniti dalla loro inimicizia verso gli Stati Uniti." Il Segretario di Stato allarga la visuale dall'interferenza della ICC nell'esame dei crimini di guerra a una minaccia globale: "l'ingerenza della ICC nelle operazioni militari e di polizia americane non è solo un grave abuso dell'autorità che si attribuisce. Significherebbe la morte degli Stati Uniti come nazione sovrana e indipendente. Le nostre decisioni e il nostro popolo sarebbero alla mercé della ICC e dei suoi collaboratori nella 'comunità internazionale'. Accettare la ICC significa cedere il controllo del nostro destino nazionale." Alla base della contestazione della ICC emerge l'insofferenza dell'attuale governo americano per ogni regola internazionale e per gli organi costituiti al loro sostegno. Non sorprende che Rubio chiuda il suo articolo con l'affermazione: "Ricorrendo a tutti gli strumenti di cui dispone il nostro governo e operando al fianco di ogni alleato con cui possiamo fare fronte comune, smantelleremo la Corte penale internazionale, mattone dopo mattone, se necessario."



La Corte penale internazionale
La Corte penale internazionale con sede a L'Aia è l’unica giurisdizione internazionale permanente per crimini internazionali compiuti da individui. La sua competenza è limitata ai crimini più seri che riguardano la comunità mondiale nel suo insieme, cioè il genocidio, i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra (cosiddetti crimina iuris gentium) e di aggressione. La Corte ha una competenza complementare a quella dei singoli stati, ossia può intervenire se e solo se gli stati non possono (o non vogliono) agire per punire crimini internazionali. La ICC non va confusa con la Corte internazionale di giustizia, che è parte della struttura dell’ONU e che si occupa di dirimere i conflitti tra gli stati. La Corte penale internazionale venne creata a seguito della decisione dell'Assemblea generale dell'ONU, nella sua sessione del 2001, di convocare una conferenza diplomatica di plenipotenziari finalizzata appunto a definire un trattato istitutivo. La conferenza si svolse a Roma dal 15 giugno al 17 luglio 1998 e produsse lo statuto della ICC (Statuto di Roma) approvato con i voti favorevoli di 120 stati, contro sette voti contrari e ventuno astensioni.



Lo Statuto entrò in vigore nel 2002, a seguito della sessantesima ratifica, dando così origine alla Corte stessa. Le parti della ICC sono 126; altri 32 paesi hanno firmato ma non ratificato il trattato. Non ne fanno parte, in particolare, Cina, Corea del Nord, India, Israele, Russia, Stati Uniti e molti paesi arabi. Alcuni paesi si sono in seguito ritirati, essenzialmente quando la corte prese in esame esponenti del regime al potere, come Afghanistan, Burundi e Filippine; nel corso di quest'anno hanno iniziato le procedure per lasciare la ICC Niger (18 giugno), Burkina Faso e Mali (24 giugno). I processi in corso riguardano i presunti colpevoli di crimini commessi nella Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica Centrafricana, in Uganda, nel Darfur (Sudan), in Kenya, in Libia, in Costa d'Avorio, in Mali, in Georgia, in Burundi, in Ucraina e infine per l'attacco di Hamas in Israele e di Israele nella striscia di Gaza. Il 26 gennaio 2026, la Sezione preliminare I della ICC ha deferito l'Italia all’Assemblea degli stati parti per il mancato rispetto dell’obbligo di cooperare con la Corte stessa, a seguito del rilascio del cittadino libico Usāma al-Marī Nağīm, oggetto di mandato di cattura con l'accusa di crimini contro l'umanità e di crimini di guerra, e al suo rimpatrio in Libia con volo di stato. La questione sarà trattata dalla 26ª sessione dell’Assemblea, prevista il prossimo dicembre.


L'opposizione americana
La posizione di Washington fu di totale ostilità alla ICC, sin dall'inizio. Come ricorda Rubio nel suo articolo, entrambi i maggiori partiti americani si opposero "alla prospettiva di conferire a un tribunale globale lontano il potere di perseguire penalmente e incarcerare i nostri stessi cittadini. Il presidente Clinton si rifiutò di sottoporre lo Statuto di Roma al Senato per la ratifica, a causa delle sue 'preoccupazioni riguardo a significative lacune del Trattato'. Due anni dopo, una maggioranza qualificata bipartisan del Senato approvò l’American Servicemembers’ Protection Act, autorizzando il Presidente a 'utilizzare tutti i mezzi necessari' - compreso l’uso della forza militare - per impedire alla ICC di trattenere o arrestare cittadini americani." La prima amministrazione Trump impose un divieto di viaggio al procuratore dell'Aja, Fatou Bensouda, e ai membri del suo staff, e vietò ai cittadini statunitensi di fornire consulenza come esperti alla Corte. Il presidente Biden sospese le sanzioni, pur non mutando l'ostile atteggiamento americano. Non appena insediatasi, la seconda amministrazione Trump ha ripreso la sua precedente politica di decisa contrapposizione nei confronti della ICC. Il 6 febbraio 2025 il Presidente ha emanato un ordine esecutivo che vieta l'ingresso negli USA ad alti funzionari e dipendenti della Corte coinvolti nelle indagini sui crimini commessi in Afghanistan e in Palestina, e li sottopone a pesanti sanzioni economiche.



Il piano di Rubio
La campagna annunciata prevede una risposta a livello dell'intero governo "per disabilitare sistematicamente la capacità della ICC di operare, colpire militari o funzionari americani, o altrimenti minacciare la sovranità americana". Il documento del Dipartimento di stato elenca un'ampia gamma di azioni "in fase di valutazione:
• Contatti diplomatici da parte del Segretario di stato, degli ambasciatori e di altri membri della leadership senior con le nazioni straniere, per evidenziare gli abusi della ICC e i rischi che essa comporta per gli americani e per altre nazioni, esortandole a ritirarsi dalla ICC.
• Le nazioni che collaborano con le forze dell'ordine americane e con l'esercito statunitense, o che beneficiano dell'ombrello di sicurezza statunitense, sono chiamate a respingere la presunta autorità della ICC di perseguire funzionari e militari americani.
• Maggiore controllo nei confronti delle nazioni che si rifiutano di respingere la falsa autorità della ICC pur continuando ad affidarsi all'assistenza degli Stati Uniti.
• Contatti diplomatici volti a esortare altre nazioni che, come l'America, non sono parte dello Statuto di Roma, a utilizzare le proprie reti diplomatiche per intraprendere azioni simili insieme a noi.
• Revoca dei visti e divieti di viaggio per il personale della ICC.
• Inasprimento delle sanzioni contro la ICC e le organizzazioni ad essa affiliate." Si tratta evidentemente di una mobilitazione generale, di altissima priorità per la diplomazia americana, senza esclusione di colpi. Il 25 luglio scorso, il portavoce del Dipartimento di stato ha annunciato il primo successo della campagna, con il ritiro dalla ICC del Venezuela. "Gli Stati Uniti accolgono con favore la decisione della Presidente ad interim Delcy Rodríguez e del Venezuela di ritirarsi dalla ICC, nonché la collaborazione del nuovo governo venezuelano agli sforzi guidati dagli Stati Uniti per smantellare la corrotta e inutile ICC."



Al Venezuela è seguito, il 27 luglio, l'annuncio di ritiro del Ciad, in quale, in un post del ministero degli esteri, aveva già esplicitamente riconosciuto nei giorni precedenti le pressioni americane per il recesso, in particolare nel colloquio telefonico della settimana scorsa tra il ministro degli esteri ciadiano, Abdoulaye Sabre Fadoul, e il sottosegretario di stato per gli Affari africani, Frank W. Garcia Jr. La decisione del governo di N’Djamena probabilmente è anche dovuta ai timori che si possa indagare sul ruolo di personalità del Ciad nel vicino conflitto in Sudan, una delle guerre più violente e delle crisi umanitarie più gravi del pianeta. Questi due successi di Rubio sono stati in fondo 'facili', ma la forza di pressione e ricatto americana è tale che gli stati e le organizzazioni che operano in difesa dei diritti umani devono impegnarsi immediatamente a sostegno della Corte e del suo operato, al fine di evitare che siano smantellati "mattone per mattone". Questo perché se non si puniscono i criminali che violano le leggi, le leggi stesse vengono a perdere valore e, in questo caso, tutta l'architettura del diritto umanitario, laboriosamente costruita, viene posta a rischio.  

COSTITUZIONE E DESTINO
di Marcello Campisani


 
Ti direi, caro Angelo, di girare questa canzonetta a qualche Solone di sinistra che, dopo 4 anni di infamie e pillole amare, non ha ancora un programma. Manco ci fosse chissà quale varietà di scelta. “Chissà se pe la pecorella proletaria sia meglio la tendenza riformista o la tendenza rivoluzionaria”, scriveva già Trilussa sul più idiota degli argomenti. Evidentemente, si persegue l’anorchide progetto di vincere le elezioni. Ma se si vince con chi vuole continuare con gli armamenti e con la guerra termonucleare è mille volte meglio perdere. Se invece il programma è la pace ed il miglioramento economico, basta contrattare, all’insegna della massima diffidenza, pure col demonio e cominciare a scongiurare sia la guerra che il vassallaggio a stelle e strisce. Allora può andar bene pure Vannacci, oltre alla stragrande maggioranza di noi italiani, stanchi di dissanguarci per una guerra, per conto terzi, che comunque vada a finire, per noi risulta tanto più perduta quanto più perdura. E niente progetti a lungo termine. Un accordo per una legislatura di emergenza, della durata di un anno. Quanto basta per scongiurare la guerra e ripristinare la legalità, reintroducendo la spazzacorrotti e abolendo tutte le criminofile porcherie giuridiche, da Cartabia a Nordio, magari con incriminazione di questi ultimi e loro complici, sulla base di quanto ancora sopravvive del codice Rocco. Un affettuoso saluto. Marcello.


 


Costituzione e destino


Molti han letto la Costituzione.
Pochissimi però l’hanno capita.
Attuarla è la gran rivoluzione
che vedrebbe l’Italia rinsavita.


I molti si sono impoveriti,
dall’infamia cucinati e cotti,
i pochi ancor di più arricchiti
da privilegi e da salvacondotti.


Parliamo ancora di democrazia,
ma la sua sostanza è già svanita.
Potrà restarne sol la parodia,
se non ridestata a nuova vita.


Bisogna sperare l’impossibile,
come Eraclito sempre proponeva.
Solo così diventerà probabile.
Del resto non basta che una leva
e si può sollevar l’intero mondo,
così come Archimede già diceva,
facendo della terra un mappamondo.


Trovateci qualcuno che ci creda,
che abbia l’utopistica ambizione,
facendone programma elettorale,
di attuare la Costituzione
e smetterla così di farci male;
che all’opposizione balbettante,
fornisca tutto quanto l’occorrente,
e cioè il sogno più esaltante
condiviso dal cuore e dalla mente.


Farebbe rifiorire la speranza,
restituendo alla smarrita gente
il senso dell’umana fratellanza,
cementando l’intero continente,
all’insegna dell’etico sapere:
fuor dal vangelo costituzionale
si ragiona soltanto col sedere:
dell'uomo resta solo l’animale.


La civiltà richiede la cultura.
L’ignoranza produce dei nazisti.
Ben poco vale la dolce natura
se confonde i Barabba con i Cristi.

DANZA
 

Catanzaro è stata per cinque giorni al centro della scena internazionale della danza in occasione dello stage “Joffrey Italy”, prestigioso corso intensivo multidisciplinare della celebre Joffrey Ballett School di New York che ha scelto ArteDanza, Scuola di ballo del Teatro Politeama, per l’unico stage intensivo estivo in Italia. Oltre cento giovani ballerini e talenti provenienti da diverse parti del mondo hanno vissuto un’esperienza formativa e artistica di altissimo livello, confrontandosi con la danza classica, contemporanea e street jazz e con professionisti di fama internazionale. I partecipanti hanno avuto l’opportunità di approfondire tecniche, linguaggi e percorsi artistici differenti, in un ideale collegamento tra la grande tradizione del balletto e le nuove frontiere della danza contemporanea. Il grande spettacolo finale, che ha chiuso i cinque giorni di studio, ha restituito al pubblico tutta la qualità del percorso compiuto dai giovani partecipanti, trasformando il palcoscenico del Politeama nel punto di arrivo di un’intensa esperienza artistica.
Un importante riconoscimento, dunque, per ArteDanza, la Scuola di ballo del Teatro Politeama, e per il lavoro portato avanti in questi anni dal suo direttore Giovanni Calabrò. Un percorso di crescita che sta contribuendo a consolidare la reputazione della scuola e, allo stesso tempo, a proiettare il nome di Catanzaro oltre i confini regionali e nazionali. L’iniziativa ha consentito, infatti, di portare in città giovani provenienti da Paesi diversi, facendo conoscere loro il Teatro Politeama e il territorio e creando un significativo momento di promozione dell’immagine di Catanzaro attraverso il linguaggio universale della danza. Un risultato reso possibile grazie alla collaborazione e alla visione di Diego Salterini, fondatore e direttore artistico di Dance NOW! Miami e direttore artistico dello stage in Italia, protagonista di una lunga e prestigiosa carriera internazionale.
“Aver ospitato Joffrey Italy come unica sede italiana è motivo di grande orgoglio e conferma la qualità del percorso che ArteDanza sta costruendo all’interno del Teatro Politeama - sottolinea Giovanni Calabrò -. Portare a Catanzaro docenti, professionisti e giovani talenti provenienti da tutto il mondo significa offrire ai nostri ragazzi un’opportunità straordinaria di confronto e crescita e, contemporaneamente, dimostrare che anche dal Sud possono nascere e svilupparsi esperienze formative capaci di dialogare con le più importanti realtà internazionali della danza”. Il presidente della Fondazione Politeama e sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, ha evidenziato il valore strategico di manifestazioni in grado di coniugare cultura, formazione e promozione del territorio. “Iniziative di questo prestigio rappresentano una straordinaria vetrina per Catanzaro - afferma Fiorita -. Quando oltre cento giovani arrivano in città da diverse parti del mondo per studiare, formarsi e vivere il Teatro Politeama, il beneficio non riguarda soltanto l’ambito culturale. Si crea indotto per le strutture ricettive e per le attività commerciali e si aprono importanti occasioni di promozione turistica ed economica del territorio. È questa la direzione nella quale vogliamo continuare a muoverci: fare della cultura e della formazione strumenti concreti di crescita della città”. Sulla stessa linea la Sovrintendente della Fondazione Politeama, Antonietta Santacroce, e il Direttore generale Settimio Pisano, che sottolineano il valore della Scuola di ballo all’interno della più ampia strategia di diversificazione dell’offerta culturale del Teatro. “Questa attività costituisce un tassello rilevante di una programmazione che, nell’ultimo anno, ha consentito alla Fondazione di registrare risultati positivi sul fronte della produzione e dell’ampliamento della proposta. Abbiamo scelto di puntare sempre di più sulla formazione e sulla valorizzazione dei talenti locali. Il nostro obiettivo è fare del Politeama sempre più un luogo aperto al confronto, alla formazione e alla produzione culturale, un vero faro per la Calabria e per il Sud”.



Teatro Politeama “Mario Foglietti” - Catanzaro
Tel. 0961501818
https://www.politeamacatanzaro.net

venerdì 7 agosto 2026

ETERNITÀ DI MARCINELLE
di Franco Astengo
 


L’eternità di Marcinelle compare nel quotidiano svilupparsi del calendario dello sfruttamento, nella realtà diuturna e tragica delle morti e degli infortuni sul lavoro. L’eternità di Marcinelle è connaturata alla voracità del capitalismo a tutte le latitudini: quel capitalismo che sta rilanciando la guerra come fattore decisivo della sua sopravvivenza.
 
L’8 agosto di 70 anni fa, 262 minatori, di cui molti italiani, morirono a causa di un incendio nelle miniere di carbone a Charleroi, in Belgio, nella miniera di Marcinelle. Ricordare oggi e sempre quei caduti deve significare ritrovare nel quotidiano le ragioni della nostra ostinata ricerca per “abolire lo stato di cose presenti”. Non si può allora far altro che ritornare a quanto descritto da Marx e Engels nel ‘Manifesto’: “il proletario è senza proprietà, il moderno lavoro industriale, il moderno asservimento al capitale, identici in Francia, come in Inghilterra, in America come in Germania lo hanno spogliato di ogni carattere internazionale. Ebbene quella tragedia di Marcinelle, quell’ 8 Agosto 1956 dimostrò per intero la veridicità dell’analisi marxiana: i morti, i sacrificati all’idea dello sviluppo anche quella volta, anzi mai come quella volta non avevano nazione, erano soltanto degli sfruttati portati all’estremo sacrificio come accade oggi in tante occasioni, comprese quelle tragiche dei morti in mare di umani alla ricerca di un poco di sollievo dalla guerra e dalla miseria. Nella modernità di oggi tutto questo è ancora ben presente: in poco più di trent’anni la forza lavoro globale è aumentata di un miliardo e duecento milioni di donne e uomini. Quaranta milioni in un anno. Più di centomila al giorno. Settantacinque al minuto. È il ritmo con il quale crescono le fabbriche in Cina e si affollano le periferie: da Giakarta a Hanoi, da Mumbai a Lagos, da Johannesburg al Cairo. Si ascolta qui il respiro del mondo, si misura l’idea di uno sviluppo capitalistico globale che intensifica lo sfruttamento, scuote le relazioni tra le potenze, modifica i rapporti di forza tra le classi, spinge i padroni a schiacciare i proletari. Nell’Occidente sviluppato e maturo emergono tratti di vero e proprio “ritorno all’indietro” alle condizioni sociali della prima rivoluzione industriale, quelli descritti dalle pagine di Dickens o di Zola. È sempre attuale e presente il “nostro Germinale”.



Aumenta la pressione sulla condizione operaia in Europa come in America, il Sud del mondo viene usato per esasperare la concorrenza e costruire le condizioni dell’esercito di riserva, si sviluppa la politica imperialista contro i salari, le grandi potenze si contendono i territori nel cui sottosuolo si ritrovano i materiali per far funzionare il crudele meccanismo del modello consumistico proposto dall’high tech senza alcun rispetto verso chi è nato e chi vive quelle terre. Non si possono coltivare illusioni localiste, nazionaliste, protezioniste: la sola strategia per ricostruire, in Occidente come altrove, la forza di una politica di contrasto allo sfruttamento e di nuova coesione sociale attraversa i popoli, la grande massa degli sfruttati, quanti si muovono nell’incertezza più assoluta alla ricerca di una vita appena appena più accettabile e, nella gran parte dei casi, viene brutalmente respinta dal mondo dei ricchi. La memoria di Marcinelle, momento storico esemplare nell’idea della ferocia dello sfruttamento, deve servire prima di tutto a ricordarci questo.

HIROSHIMA E NAGASAKI
Il crimine ma non il criminale
 

Finiremo così? Domanda lecita

Ieri, per il 6 agosto, ci siamo limitati a pubblicare la locandina che chiamava alla mobilitazione davanti alla base nucleare della Nato ad Aviano. Ci è sembrato il modo migliore per ricordare il bombardamento atomico americano su Hiroshima. Ci aspettavamo di leggere parole chiare e nette dalle Istituzioni internazionali, ed invece, come scrive Franco Continolo in questa piccola rassegna, si è ricordato il crimine, ma non il criminale.
 
La parola d’ordine della ricorrenza potrebbe essere: si ricorda il crimine, ma non il criminale. Infatti gli oratori ufficiali alla cerimonia, a cominciare dal segretario generale delle Nazioni Unite, si sono ben guardati dal nominare gli Stati Uniti. In realtà il sindaco della città giapponese li nomina, ma per l’attacco all’Iran, a pari merito con la Russia per l’invasione dell’Ucraina - questo secondo The Mainichi; secondo la TASS invece, l’attacco alla Russia è stato più pesante e davvero fuori luogo. Fuori luogo perché Putin si è limitato ad affermare che la Russia farà ricorso all’arma nucleare solo qualora fosse in pericolo la sua sopravvivenza. Ammesso che la versione della TASS sia quella corretta, il sindaco ha dimostrato di essere indegno di presenziare alla cerimonia, e in linea con l’avventurismo della nuova premier giapponese, le cui dichiarazioni possono essere definite nel migliore dei casi omertose, almeno secondo quanto riportato da The Mainichi. Se il sindaco fosse una persona onesta e responsabile avrebbe denunciato piuttosto i provocatori attacchi alla Russia, ossia a una superpotenza nucleare - punto mai raggiunto nel corso della Guerra Fredda -, se non altro per dimostrare che la deterrenza nucleare non funziona quando gli avversari siano dementi, superidioti, o comunque inaffidabili, e che dunque occorre procedere sulla strada del disarmo. Va riconosciuto che qualcosa del genere ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, sebbene in una forma estrema: che le armi nucleari non siano garanzia di sicurezza è un conto, ma che siano addirittura fonte di insicurezza è un’affermazione che sfiora il paradosso. Convincente, oserei dire coraggioso è poi lo stesso Guterres quando afferma che la pace non è il frutto della forza, ma della fiducia - coraggioso, perché i riferimenti incontrovertibili sono Trump e von der Leyen”. 

Franco Continolo  

MODICA AL SUO POETA



Una targa sulla casa di Salvatore Puma nel quartiere Malvaxia della sua città.

Un bellissimo esempio di democrazia diretta dal basso, questo avvenuto a Modica il 2 agosto scorso. Un Comitato di Quartiere attivo nella città e il figlio del poeta Salvatore Puma, poeta egli stesso, si sono fatti carico in prima persona, e senza nulla chiedere alla burocrazia comunale ed alle istituzioni, di far realizzare una targa in memoria del poeta e farla murare sulla facciata della casa dove era nato ed aveva vissuto. Si sono dati da fare per la cerimonia in chiesa e si sono dati da fare per far riuscire al meglio l’evento pubblico. Ritengo ammirevole tutto ciò, sia per l’aspetto culturale e civile che vi sta alla base, sia per l’impegno personale che ciascuno si è assunto. Potrebbe essere una bella lezione per tutti coloro che aspettano la manna dal cielo e trovano mille scuse per non sporcarsi mai le mani direttamente. Si lagnano sempre, ma non agiscono mai. [A. G.]

 


Chi vive a Modica, o è un modicano fuori sede, conosce il Quartiere Malvaxia (noto come Vignazza); infatti è la zona dove è nata la città di Modica, dove a valle scorreva un fiume che partiva più a monte dalla “Fontana Grande”. Qui si trova il sito “Quartiericcio”, un complesso di più di trenta grotte e altri ambienti che rappresenta la prova del primo insediamento urbano stabile a Modica. Oggi il quartiere Malvaxia si conferma come una realtà attiva e strutturata dell’intero territorio di Modica. Costituitosi anni fa con un regolare statuto, il Comitato di Quartiere svolge un ruolo cruciale per la comunità. L’organismo si pone come interlocutore diretto e costante con l’Amministrazione Comunale, affrontando tempestivamente le problematiche locali e gestendo qualsiasi tipo di emergenza legata alla zona. Oltre all’impegno civico, il Comitato è un vero e proprio motore culturale. Promuove regolarmente eventi e manifestazioni socio-culturali mirati a valorizzare il territorio. Tra le iniziative di maggior successo spiccano le “passeggiate poetiche”, un percorso guidato che unisce turisti e residenti in un viaggio letterario tra i vicoli del Quartiere. Il legame profondo tra il quartiere e la grande poesia prende vita proprio attraverso queste letture itineranti. L’itinerario omaggia Salvatore Quasimodo, premio Nobel, nato a ridosso del Quartiere, prosegue per le opere di Salvatore Puma nei pressi della via a lui dedicata e include i componimenti del poeta Giorgio Candiano, che ha operato nel Quartiere. Si deve al Comitato e all’impegno del suo rappresentante, Francesco Galazzo, la realizzazione della cerimonia di commemorazione a 40 anni dalla morte del poeta dialettale Salvatore Puma. L’evento è stato suggellato dalla posa di una targa in pietra di Modica sulla parete dell’abitazione dove il poeta visse e morì il 2 agosto del 1986.


 

Alla manifestazione erano presenti un’ottantina di persone fra letterati, appassionati di poesia, professori, amici e conoscenti del poeta, abitanti del quartiere, cittadini modicani. Da segnalare la presenza del sindaco Maria Monisteri, del rappresentante del Comitato di Quartieri Francesco Galazzo, il presidente della Fasi Mario Ridolfo, il vice presidente del Quartiere Orazio Puglisi, l’ex consigliere del Comune di Milano Fabrizio De Pasquale, l’attore Daniele Cannata, lo scrittore e saggista Domenico Pisana, tutti i nipoti che vivono a Modica ed il figlio Giuseppe Puma (Pippo) sceso a Modica da Milano.

La commemorazione in Chiesa


L'intervento del figlio del poeta


Sindaco Maria Monisteri 


Lo scoprimento della targa


Targa coperta col Tricolore


Lo scoprimento


Un momento della cerimonia


A LOANO
Al Giardino del Principe per Cesare Guidotti.





giovedì 6 agosto 2026

LO SCANDALOSO FONDO



Non è sorprendente - ma forse l’aggettivo più idoneo sarebbe “scandaloso” - che il Fondo Monetario Internazionale (IMF) finanzi un paese in guerra contro un altro membro dello stesso IMF? E che continui a farlo nonostante che le fatidiche “structural reforms” non vengano attuate? E che venga preso sul serio un bilancio drogato dagli aiuti militari e di altro genere, il cui contributo alla corruzione è fondamentale? E che non si tenga conto del fatto che il regime sta in piedi con la legge marziale? Si dirà: ma tanto il Fondo è coperto dai donatori internazionali e dalle garanzie offerte da alcuni azionisti. Il problema non è se il Fondo sia o no coperto, ovvero non corra rischi impropri, ma se agisca nel rispetto della lettera e dello spirito dello statuto. Qui sarebbe utile l’intervento di personaggi come Cottarelli che ha passato una vita al IMF, a spulciare bilanci nazionali. Il loro silenzio fa purtroppo parte di una lunga tradizione italiana di presenze improvvisate o di assenza dalla scena internazionale: siamo sempre alla Prima guerra mondiale, con il governo liberale che cambia alleanze all’ultimo minuto, e i socialisti che si dividono tra interventisti e non, nessuno avendo una visione internazionalista - il PCI ha provato a rimediare a questa mancanza del socialismo, ma con la caduta dell’Unione Sovietica il suo internazionalismo si è dissolto come neve al sole. Dopo la Seconda guerra mondiale (europea) si era finalmente capito che bisognava superare la logica delle alleanze, e procedere sulla via dell’unità politica dell’Europa, sia per consolidare la pace, sia per avere voce in capitolo nel mondo postbellico, quindi per avere una politica estera, per contribuire al formarsi di un ordine internazionale. Invece gli avvenimenti hanno preso tutt’altra piega, e siamo di nuovo alle alleanze e alla guerra. [Franco Continolo]


 

1.- Il Consiglio esecutivo del FMI ha completato la prima revisione dell'accordo di finanziamento esteso (EFF) di 48 mesi concesso all'Ucraina, consentendo l'erogazione immediata di 503 milioni di DSP (circa 690 milioni di dollari USA).
 
2.- La performance dell'Ucraina nell'ambito del programma è stata complessivamente soddisfacente. Tutti i criteri quantitativi di performance di fine marzo sono stati rispettati, sebbene l'attuazione di alcune riforme strutturali abbia subito dei ritardi.
 
3.- Il Consiglio esecutivo ha inoltre concluso la consultazione ai sensi dell'articolo IV del 2026, incentrata sulle politiche volte a preservare la stabilità macroeconomica durante la guerra e a sostenere la transizione dell'Ucraina verso un'economia di mercato dinamica e in linea con gli obiettivi di adesione all'UE.
Il Consiglio esecutivo del Fondo monetario internazionale (FMI) ha completato oggi la prima revisione dell'accordo di finanziamento esteso (EFF) dell'Ucraina, della durata di 48 mesi. Il completamento della revisione consente un'erogazione immediata di 503 milioni di DSP (circa 690 milioni di dollari USA), portando l'ammontare totale dei finanziamenti erogati dal FMI nell'ambito dell'accordo a circa 1,6 miliardi di DSP (circa 2,2 miliardi di dollari USA). Il Consiglio esecutivo ha inoltre completato la consultazione ai sensi dell'articolo IV del 2026.[1] Le autorità hanno acconsentito alla pubblicazione del rapporto del personale preparato per tale consultazione.


 
L'Ucraina ha mantenuto la stabilità macroeconomica e finanziaria nonostante la guerra in corso con la Russia, un contesto esterno più difficile e rischi che rimangono eccezionalmente elevati. Una politica prudente, un forte impegno nell'ambito del programma sostenuto dal Fondo e un sostanziale supporto da parte dei donatori hanno contribuito a preservare la stabilità in circostanze eccezionalmente difficili. Ciononostante, le prospettive economiche si sono indebolite, principalmente a causa dell'intensificarsi degli attacchi alle infrastrutture critiche e delle ricadute negative della guerra in Medio Oriente. 
L'andamento del programma è stato complessivamente soddisfacente. Tutti i criteri quantitativi di performance e gli obiettivi indicativi di fine marzo sono stati raggiunti, ma l'obiettivo di fine giugno sulle riserve internazionali nette non è stato raggiunto, in parte a causa dell'impatto della guerra in Medio Oriente. L'attuazione delle riforme ha subito un rallentamento, con diversi traguardi strutturali completati con ritardo o non raggiunti. Le autorità hanno concordato azioni correttive e rivisto le tempistiche per le riforme chiave, riaffermando al contempo il loro impegno verso gli obiettivi del programma in materia fiscale, di governance, di lotta alla corruzione, di settore energetico e finanziario.



La consultazione ai sensi dell'articolo IV del 2026 ha evidenziato l'importanza di preservare la stabilità macroeconomica, portando avanti al contempo le riforme cruciali per la ripresa postbellica e la crescita a lungo termine. Le priorità principali includono la riduzione dell'economia informale, il rafforzamento della mobilitazione delle entrate interne, in particolare contrastando l'evasione e l'elusione fiscale, il miglioramento del clima degli investimenti, il potenziamento delle istituzioni di governance e anticorruzione, l'avanzamento delle riforme delle imprese statali, il rafforzamento della gestione degli investimenti pubblici e la promozione dell'inclusione finanziaria.
Il programma rimane interamente finanziato sia nello scenario di base che in quello peggiore, grazie alle continue garanzie di finanziamento da parte dei partner internazionali dell'Ucraina, tra cui il prestito di sostegno all'Ucraina da 90 miliardi di euro della Commissione europea e altri strumenti, il finanziamento ERA del G7 e altri sostegni bilaterali. Il Gruppo dei creditori dell'Ucraina, che detiene la maggioranza del debito bilaterale ufficiale dell'Ucraina, ha prorogato l'attuale moratoria sul debito e si è impegnato a completare un piano di ristrutturazione definitivo del debito dopo la risoluzione dell'incertezza eccezionalmente elevata (EHU). Un sostegno esterno tempestivo e prevedibile rimane essenziale per sostenere la stabilità macroeconomica, ripristinare la sostenibilità del debito e la sostenibilità esterna, nonché per supportare la ripresa e la ricostruzione dell'Ucraina.
Al termine della discussione del Consiglio esecutivo, la Sig.ra Kristalina Georgieva, Direttrice Generale del FMI, ha rilasciato la seguente dichiarazione:


Proteste contro la corruzione 

“L'Ucraina continua a dimostrare una notevole resilienza di fronte alla devastante guerra della Russia. Politiche solide, ancorate al programma sostenuto dal Fondo, insieme a un forte sostegno internazionale, hanno contribuito a preservare la stabilità macroeconomica e finanziaria in circostanze eccezionalmente difficili. Preservare la stabilità macroeconomica rimane la priorità immediata. Ciò richiede una politica fiscale prudente, sforzi costanti per la mobilitazione delle entrate, una politica monetaria vigile, flessibilità del tasso di cambio e misure per salvaguardare la resilienza del settore finanziario. «Guardando oltre la guerra, il successo economico dell'Ucraina dipenderà dall'accelerazione delle riforme che promuovano un settore privato più dinamico, riducano l'economia informale, rafforzino la governance e lo stato di diritto, migliorino il clima degli investimenti, approfondiscano i mercati finanziari e sostengano l'adesione all'UE. Il Fondo rimane impegnato a sostenere l'Ucraina. La continua attuazione delle riforme, così come un forte sostegno da parte dei donatori, rimarranno fondamentali per preservare la stabilità, mantenere i finanziamenti esterni e gettare le basi per una ripresa e una ricostruzione di successo. La disponibilità ad adottare ulteriori misure, se necessario, continuerà a rappresentare un importante cuscinetto contro potenziali ulteriori shock.»
 
Valutazione del Consiglio esecutivo  
I direttori hanno riconosciuto gli enormi costi umani ed economici della guerra della Russia e le circostanze eccezionalmente difficili in Ucraina. Hanno elogiato la prudente politica adottata dalle autorità ucraine che, unitamente al sostanziale sostegno esterno e al programma finanziato dal Fondo, ha contribuito a preservare la stabilità macroeconomica e finanziaria.



I direttori hanno accolto con favore il continuo impegno delle autorità nei confronti del programma, nonché i progressi compiuti nell'attuazione delle raccomandazioni chiave emerse dalle precedenti consultazioni ai sensi dell'articolo IV. Allo stesso tempo, hanno espresso rammarico per il mancato raggiungimento del criterio di performance NIR di giugno, dovuto in parte alla guerra in Medio Oriente, e hanno manifestato preoccupazione per i ritardi nell'attuazione delle riforme strutturali cruciali per il programma. Dato l'elevato livello di rischio, che rimane eccezionalmente alto, e la persistente incertezza legata alla guerra, i direttori hanno evidenziato gli elevati rischi di impresa.
 
I direttori hanno sottolineato che il programma finanziato dal Fondo rimane un punto di riferimento fondamentale per una stabilità macroeconomica duratura e hanno ribadito l'importanza di mantenere una forte responsabilità e di attuare le riforme in modo tempestivo. Ciò è fondamentale per preservare la credibilità delle politiche, catalizzare i finanziamenti esterni, sostenere l'adesione dell'Ucraina all'UE e raggiungere gli obiettivi del programma. I direttori hanno messo in guardia contro un passo indietro nelle riforme e hanno raccomandato di rafforzare il coordinamento e di costruire un ampio consenso per le riforme chiave.
 

I direttori hanno convenuto che la politica fiscale a breve termine deve concentrarsi sull'allineamento dell'esecuzione del bilancio con il budget disponibile, portando avanti al contempo le riforme delle entrate. Hanno sollecitato la definizione delle priorità di spesa, attuando pienamente le principali misure di politica fiscale. I direttori hanno sottolineato che il ripristino della sostenibilità fiscale e del debito a medio termine richiederà il rafforzamento della mobilitazione delle entrate interne e dell'amministrazione fiscale, il miglioramento dell'efficienza della spesa e il consolidamento dei quadri di bilancio. Anche il completamento della strategia di ristrutturazione del debito delle autorità contribuirà al ritorno alla sostenibilità.
 
I direttori hanno sottolineato che la politica monetaria dovrebbe rimanere focalizzata sull'ancoraggio delle aspettative di inflazione e hanno accolto con favore la maggiore flessibilità del tasso di cambio. Hanno sottolineato l'importanza di preservare l'indipendenza della Banca Nazionale dell'Ucraina e di seguire un approccio alla politica monetaria basato sui dati. I direttori hanno raccomandato un approccio prudente alla liberalizzazione dei cambi e un graduale ritorno a un obiettivo di inflazione completo solo quando le condizioni lo consentiranno. Hanno incoraggiato il proseguimento dei progressi nel rafforzamento della vigilanza sul settore finanziario, nell'avanzamento dei quadri di gestione delle crisi e nel continuo miglioramento della governance, in particolare delle banche statali, al fine di sostenere una crescita del credito sostenibile e la ricostruzione. Sarà inoltre importante accelerare le riforme in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo Aml-Cft.  


 
I direttori hanno sottolineato che il rilancio delle riforme strutturali è fondamentale per promuovere un'economia dinamica, più resiliente e basata sul mercato. Hanno accolto con favore l'analisi sulla riduzione dell'economia informale e hanno evidenziato la necessità di migliorare il contesto imprenditoriale, rafforzare la governance e lo stato di diritto e ridurre le vulnerabilità alla corruzione. Hanno inoltre sottolineato l'importanza di garantire la sicurezza energetica.
 
I direttori hanno convenuto che l'accordo esteso per l'Ucraina continua a soddisfare le politiche che regolano le garanzie di finanziamento del Fondo per i prestiti UCT in condizioni di incertezza eccezionalmente elevata. Hanno concordato sul fatto che il programma rimane pienamente finanziato sia nello scenario di base che in quello negativo e hanno accolto con favore le continue garanzie di finanziamento da parte dei partner internazionali dell'Ucraina.  Hanno sottolineato che un sostegno esterno tempestivo e prevedibile rimane indispensabile per la corretta attuazione del programma e per il ripristino della sostenibilità del debito e della redditività esterna.



Gli amministratori hanno inoltre riconosciuto che un gruppo significativo di azionisti del Fondo ribadisce il proprio riconoscimento dello status di creditore privilegiato del Fondo per gli importi attualmente dovuti al Fondo dall'Ucraina, nonché per eventuali acquisti effettuati nell'ambito dell'accordo esteso. Gli amministratori hanno inoltre osservato che tali azionisti si impegnano a fornire un adeguato supporto finanziario per garantire la capacità dell'Ucraina di adempiere a tutti i suoi obblighi nei confronti del Fondo, in conformità con lo status di creditore privilegiato del Fondo e a complemento del quadro di gestione del rischio multilivello del Fondo. 
Si prevede che la prossima consultazione ai sensi dell'articolo IV con l'Ucraina si terrà in conformità con la decisione del Consiglio esecutivo sui cicli di consultazione per i membri con accordi con il Fondo.

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