UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 31 gennaio 2023

BOICOTTARE SANREMO
di Angelo Gaccione


Questo è la guerra
 
Festival di guerra.
 
Dobbiamo tornare a Camus: quelli che lui chiamava i futuri criminali di guerra sono fra noi e lavorano alacremente all’annientamento totale, alla fine dell’uomo e della storia. A quasi un anno dal conflitto russo-ucraino, non si è fatto nulla per “dividere i contendenti” come ha scritto su “Odissea” Gabriella Galzio; si è preferito alimentarlo il conflitto, gettando benzina sul fuoco. Governo e forze politiche italiane quasi al completo, hanno votato per continuare a mandare armi sul teatro bellico. Con il nuovo decreto, quello del 23 gennaio di quest’anno (tra l’altro secretato e senza che l’opinione pubblica ne possa conoscere i termini) si dovrebbe superare il miliardo di euro. Tutto questo mentre milioni di italiani precipitano nella povertà ed il ceto medio è sempre più immiserito. “La guerra in Ucraina ad oggi è costata alle casse italiane 76 miliardi di euro solo per contenere l’impatto dei rincari energetici su famiglie e imprese, tanto quanto 5 manovre in meno di un anno”, informa l’Agenzia AdnKronos. I criminali di guerra che ci governano hanno tradito la Costituzione nata dal sangue di tanti italiani che si sono opposti alla barbarie del fascismo per garantire pace e sicurezza al nostro Paese, e ci stanno precipitando nell’olocausto nucleare alimentando la guerra e inviando armi. 



Hanno tradito la Costituzione i parlamentari delle varie formazioni politiche che hanno votato il Decreto del 23 gennaio, e l’ha tradita il capo dello Stato in carica che della Costituzione e del suo dettato dovrebbe essere il garante. Non c’è più dubbio alcuno: la Nazione è caduta nelle mani di criminali di guerra che stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza di tutti noi, dei nostri figli e nipoti, delle generazioni future e dei beni materiali ed immateriali della nostra patria. Ci hanno esposti alla rappresaglia contro la nostra volontà, trasformandoci di fatto in cobelligeranti di un conflitto che non ha mai riguardato la sicurezza dei nostri confini e del nostro Paese. I criminali di guerra, con questo nome vanno additati d’oggi in avanti al cospetto della Nazione intera, fingono di ignorare che ci troviamo in epoca nucleare con la presenza di mezzi di distruzione in grado di cancellare ogni forma di vita. Questi mezzi li hanno approntati quelli che lo scrittore Albert Camus ha definito futuri criminali di guerra e che oggi reggono le sorti del mondo. Questi criminali di guerra fingono di non sapere che le alleanze militari sono state la causa che ha trasformato in conflitti mondiali, crisi che sarebbero rimaste circoscritte. Ma i criminali di guerra devono sapere che saranno anche loro annientati dal conflitto nucleare che stanno preparando. Saranno liquefatti assieme ai loro beni ed ai loro affetti; alle istituzioni che indegnamente rappresentano e agli scranni su cui indegnamente siedono. Siamo arrivati al punto in cui l’impudenza guerrafondaia sarà esibita persino al Festival di Sanremo. 


Il presidente ucraino è stato invitato per spiegare in Eurovisione a donne, uomini, ragazzi e bambini come impiegherà le armi che gli stiamo fornendo noi italiani e gli altri Stati, europei e non. Lo spiegherà in diretta a quegli stessi giovani ai quali seduti sui banchi di scuola i docenti dovrebbero insegnare tolleranza e non violenza la mattina dopo. Lo farà alla Tivù di Stato, ma è certo che il messaggio sarà rilanciato anche dai network privati. Il disgusto che questa decisione ha suscitato in me, come uomo di cultura e come artista, prima ancora che come cittadino, è enorme. Non posso dunque che invitarvi a boicottare la visione del Festival di Sanremo e di inondare di messaggi di protesta sia le direzioni della Rai, sia i membri del Governo e dei rappresentanti delle istituzioni, per questa diseducativa sceneggiata di morte che ci hanno apparecchiata.

A PROPOSITO DELLA BIBLIOTECA DI ACRI
 

Palazzo Padula
precedente sede della Biblioteca

Un po’ di cronaca a beneficio della comprensione dei lettori.
 
Mercoledì 4 gennaio riprendendo in una nota dal titolo “Scritti Incivili” quanto mi aveva detto al telefono il nostro collaboratore da Cosenza, Vincenzo Rizzuto, a proposito di alcuni servizi riguardando la città di Acri, citavo alcune sue frasi a proposito della Biblioteca civica. Ne riporto qualche rigo: “La stessa collettività e territorio sono stati privati di altri servizi indispensabili al vivere civile: sono stati chiusi il tribunale, la guardia di finanza, gli uffici Inps, l’Agenzia delle entrate, e per ultima anche la Biblioteca comunale…”. Seguiva poi un mio commento piuttosto amaro. Solo a distanza di diversi giorni, e precisamente venerdì 27 gennaio, un messaggio su WhatsApp di un amico-lettore proveniente da Acri mi chiede se posso rettificare un errore perché la Biblioteca di Acri non è chiusa e “anzi gode di ottima salute”. Delle buone notizie io mi compiaccio, e quando segnaliamo qualcosa che non va non lo facciamo per malevolenza, ma perché quella cosa ci sta a cuore. Specie se si tratta di un bene pubblico. L’amico in questione fu gentile e mi mando il numero telefonico della responsabile della Biblioteca a cui subito telefonai. Parlai, ovviamente, anche con il prof. Rizzuto che però mi ha ribadito le sue ragioni. E non è stato il solo, in verità. La dottoressa Aurora Sposato, che immagino sia la responsabile della Biblioteca, ci ha mandato questa precisazione che volentieri pubblichiamo.


 
Palazzo Falcone
attuale sede della Biblioteca


Gentile amico Gaccione,
come tu stesso hai capito sono i cittadini e gli studiosi che la frequentano a confermare che la biblioteca è sempre stata aperta ed è aperta. Il fine del mio comunicato stampa è stato quello di informare i cittadini sull’orario di apertura e sui servizi che eroga. Lungi da me l’idea di alimentare polemiche inutili. Sono una impiegata comunale e faccio solo gli interessi della città e del Comune con passione e senso del dovere.
Grazie per la tua attenzione.
Un abbraccio
Aurora Sposato

A SARONNO  




lunedì 30 gennaio 2023

L’ITALIA È IN GUERRA
di Luigi Mazzella

 
In un Paese in cui la dipendenza dagli Stati Uniti d’America, padroni del sistema mass-mediatico e della finanza occidentali, rende difficile l’individuazione di partiti politici veramente liberi, è quasi impossibile distinguere il grano dal loglio nelle prese di posizione pubblicamente assunte.
C’è chi ha avanzato il dubbio che il Movimento 5Stelle apparentemente contrario al PD, destinatario di “Vaffa” clamorosi di Beppe Grillo, fosse sostenuto proprio dai nuovi “padroni” dei Democratici italiani (id est gli Statunitensi) per sopperire alla debàcle dei post-comunisti… ritenuti non più duri e puri e neppure capaci di reggere all’urto di forze contrarie. Questa osservazione è utile per metterci sull’avviso che l’anti-bellicismo del Movimento 5Stelle potrebbe essere strumentale rispetto al fine di raccogliere in un “ambito” sicuro la protesta anti-americana. Quest’ultima, però, non può essere taciuta o contenuta con il “warning”: attenti a Conte! 
Ciò che dev’essere detto non può essere coperto dal silenzio, anche se non vi è alcun ’altra forza politica che abbia il coraggio (o che non possa per altre meno commendevoli e palesabili ragioni) di rappresentare la contrarietà degli Italiani alla guerra (e ai connessi sacrifici economici) per Zelensky potrà avere solo l’effetto di aumentare a dismisura il numero degli astensionisti. Veniamo, allora, al “dunque”. La frase del Ministro della Difesa Italiana, il cuneese Guido Crosetto, secondo cui “con i tank russi a Kiev scoppierebbe la terza guerra mondiale” pronunciata in connessione con l’annuncio dell’invio di altre armi da parte dell’Italia a Zelensky, d’intesa con la Francia (che invece ha smentito ogni accordo) può essere interpretata, per la sua ambiguità, o come una previsione o come una minaccia. Essa costituisce, comunque, per il quisque de populo, un segnale di “attenzione”, oltre che equivoco. potenzialmente irritante per il suo (ancora) inattuale catastrofismo.



Il russo Medvedev lo ha interpretato nel suo secondo significato e ha rivolto al nostro Ministro l’epiteto ingiurioso di “sciocco”, insolito nel linguaggio diplomatico (anche se Biden ha fatto di peggio con Putin, chiamando “macellaio” il capo di uno Stato estero europeo, con grazia tipicamente yankee. C’è chi ha rilevato che si è trattato, comunque, di un segnale “fuori posto” nella bocca di un Ministro che, comunque, in base alle norme italiane vigenti, non è tenuto a sovrintendere al coordinamento delle forze armate italiane per la guerra tout court o per l’uso di ordigni bellici quali che siano le circostanze che ne possano giustificare l’impiego, ma soltanto per l’apprestamento dei mezzi necessari alla “difesa” del territorio nazionale.
A essere pignoli, Crosetto potrebbe rivendicare le competenze del suo collega Piantedosi, ministro dell’Interno, per potere schierare le forze militari a difesa dei confini marittimi della Penisola, ma non quelle di utilizzare, come i suoi predecessori Ministri della Guerra, le italiche truppe per la distruzione di chicchessia che non aggredisca e invada il nostro territorio. Il dispiegamento delle sue armate a Lampedusa impedirebbe, oltretutto, alle nostre donne, se e quando giungeranno all’esasperazione per l’inettitudine dei governi europei e la malafede di chi ci vuole in brache di tela, di fare ciò che facevano in anni lontani del passato le loro antenate con l’olio bollente versato dalle finestre di casa su turchi e saraceni. Forse è anche utile ricordare che l’ultimo Ministro della Guerra italiano è stato Benito Mussolini (sia pure solo ad interim) e che persino il Duce del Fascismo, rendendosi conto che non poteva istituire a Salò un Ministero della Guerra (persa) aveva creato, per la Repubblica Sociale Italiana, un Ministero della Difesa nazionale. Ora è pur vero che con l’adesione alla Nato, alleanza tra i Paesi dell’Europa e dell’America del Nord (firmatari del patto), l’Italia si è impegnata a contribuire alla “sicurezza” dell’area nord-atlantica, anche con operazioni multinazionali di gestione delle crisi, ma quel patto ha, in pratica, solo esteso il concetto di “difesa” territoriale degli Stati membri (e, di certo, non terzi). Stante, però, la frenetica attività del nostro Ministro, in vista di una temuta Terza guerra mondiale, non si può escludere che l’uomo politico cuneese si proponga di richiedere il cambiamento di nome del suo dicastero, ponendosi sulla linea dei suoi predecessori a Palazzo Baracchini. Né che, il medesimo  solleciti un’iniziativa del Governo Meloni (di cui fa parte) per promuovere una modifica dell’articolo 11 della Costituzione. Questa norma parla di “ripudio” della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e di possibile adesione dell’Italia a organizzazioni internazionali rivolte a raggiungere lo scopo di assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni. Ora, essendo il “ripudio” della guerra  incompatibile con l’invio di armi e altri congegni di distruzione di vite umane, come missili, carri armati e aerei da bombardamento, ed essendo, altresì, la giustizia, concetto che potrebbe diventare evanescente se applicato non da “giudici in toga super partes” ma da militari con multiformi mostrine, la sua iniziativa avrebbe il meritorio effetto di eliminare, dalla Carta Fondamentale, una colossale “ipocrisia”, contribuendo a dare a ogni cosa il suo nome vero.
 

GUERRA E IMPOTENZA
di Gabriella Galzio

Shamsia Hasani "Guerra"
 
A proposito del confronto fra i poeti Mullon e Vaccaro.
 
Premesso che le logiche degli Stati e delle Relazioni internazionali, per loro complessità, non sono assimilabili alle logiche individuali - se tuttavia volessimo ridurle alla nostra portata individuale avremmo almeno due posizioni inconciliabili, l’una delle quali è quella che spesso viene veicolata mainstream sotto l’etichetta “diritto alla difesa”: se uno ti aggredisse, tu cosa faresti? Non ti difenderesti? L’altra, che però curiosamente non circola, è la seguente: se in strada scoppiasse la rissa, qualunque fosse l’aggressore e l’aggredito, non ci si affretterebbe a dividere i contendenti? E anche questo è semplice buon senso. Potrebbe chiamarsi “difesa della specie”. Oggi il vero scenario divisivo non è quello che si vorrebbe far credere tra opposte fazioni - filoucraini e filoputiniani - ma tra chi si schiera dalla parte della zuffa e chi vorrebbe dividere i contendenti. Se questa guerra va avanti a colpi di escalation, è perché, sia sul piano individuale, sia su quello internazionale, non si sta facendo alcunché per dividere i contendenti e ripristinare un equilibrio pacifico. Forse bisognerebbe alzare lo sguardo e auspicare un nuovo vertice mondiale che definisca un nuovo ordine globale, se non per spirito di giustizia super partes, almeno per spirito di Realpolitik di fronte alla minaccia nucleare.

 

TEATRO DELLA MEMORIA




domenica 29 gennaio 2023

POESIA E MEMORIA
di Franco Toscani


La forza della poesia.
 
La poesia, con la sua immaginazione, può contribuire pure a rendere più incisiva la memoria storica. Nel marzo 1981 Angelo Gaccione visita il campo di concentramento di Dachau e su questa esperienza scrive una poesia, sulla quale ci soffermeremo tra poco brevemente. Nel marzo 2003 visitai Mauthausen sotto un’intensa nevicata e nel freddo più pungente, il che mi aiutò a comprendere un po’ meglio ciò che accadde in quel luogo. Gaccione a Dachau non si accontenta di vedere le baracche ripulite, le camerate “troppo linde”, i forni crematori tirati a lucido e senza più alcuna traccia di sangue, ma sente empaticamente più a fondo, immagina potentemente l’orrore, un orrore indescrivibile e immenso. La forza immaginativa e creativa della poesia ci fa cogliere qui pienamente il dolore profondo del mondo e la differenza abissale tra l’umano e il disumano. Quest’ultimo è sempre in agguato nell’avventura umana, come ci dimostra pure la storia dei nostri giorni.

 

GUERRA

di Lorenzo Mullon

Draghi: "L'Italia che armo"

Mullon risponde a Vaccaro.
 
Caro Adam Vaccaro,
grazie per il tuo intervento.
Tolstoj, nei suoi saggi, si era posto il problema di chi avesse la paternità del grande male della guerra, e del “potere”. Dello Zar? Ma lo Zar è uno, un signore che ama passare il tempo a sorseggiare vini e caffè, e a giocare a golf. È colpa della sua famiglia? Ma sono poche persone. Colpa dei politici, della Duma? Sono centinaia di persone, ancora pochi. Dell’esercito? Lì ce ne sono di più di persone, migliaia, centinaia di migliaia. Ma ancora una minoranza. Il problema sono le madri russe, scriveva Tolstoj. Le madri, che consegnano orgogliose i propri figli alla Patria. E in cambio, se muoiono, per tutto il resto della loro vita potranno dire orgogliosamente di aver donato un figlio alla Patria. In cambio di molti moltissimi rubli, che non guastano. Questa sarebbe la base del “potere”, secondo Tolstoj.
Dobbiamo emanciparci dal nostro nucleo bestiale, i nostri egoismi personali. Egoismi di tutti i generi e gradazioni. Purtroppo, solo a noi non sono evidenti i nostri egoismi. Apriamo le case ai poveri? Li ospitiamo? No, per un sacco di buoni motivi, per carità. Rinunciamo ai nostri conti correnti? Alle nostre assicurazioni? Già queste cose sono una guerra, che combattiamo facendo finta che non siano una guerra. Le nostre massicce e comode scrivanie, le biblioteche esibite. I diplomi, i titoli, i premi. Forse ci vuole la vanga del mondo per scrollarci dalle nostre zolle. O magari un dono imprevisto, come potrebbe essere la Poesia, la vita della Poesia. Un’immersione totale nella Poesia. Come fanno in Iran - persino in Iran! - molti poeti. Li chiamano “Ashigh”, gli innamorati. O in India, i Baul, battuti dal vento. O in Egitto, i poeti della valle del Nilo. Poeti che vivono di Poesia, e portano i valori della Poesia nelle strade del loro mondo. Persino in Cina. Lo fanno oggi, non secoli fa. Ma sono cose di cui noi non sappiamo nulla, di cui non c’è traccia nelle nostre accademie o sui nostri media: la cultura è andata tutta in un’altra direzione, materialistica e competitiva, di intonazione individuale, molto lamentosa, palestra di ambizioni, di risentimenti, spirituale solo a parole. Siamo fatti così. La Poesia salverà il mondo, se ci crediamo.
 

SCUOLA
di Vincenzo Rizzuto



Soldi per la guerra, non per la scuola
 
Giù le mani dai meravigliosi allievi di tutta la Scuola pubblica
!
 
Era l’ottobre dell’ormai lontano 1998, se ricordo bene, quando D’Alema, divenuto Capo del Governo, (ancora, mi pare, non vendesse vini pregiati!) si affrettava a dichiarare sull’Unità che una società di serie A, come l’Italia, non poteva non avere una Scuola altrettanto di serie A; pena la decadenza e l’arretramento della nostra civiltà. E personalmente, come giovane docente coltivai la speranza di potere lavorare alla formazione dei giovani non più con aule fatiscenti, senza riscaldamento e con intonaci e tetti di eternit che ti cadevano addosso, come puntualmente poi accadde lungo gli anni avvenire perché lo stesso D’Alema e tutti gli altri Governi stornarono finanziamenti non verso la Scuola pubblica ma a favore della scuola privata, specie quella confessionale, a cui sono stati donati una serie di privilegi assurdi! E sì, cari amici, la Sinistra per prima ha sempre considerato la Scuola pubblica come una specie di cenerentola, di giocattolo da smontare e rimontare a proprio piacimento nei diversi contesti politici. Ricordo, per esempio, che in anni pure lontani i cari ‘compagni’ del Sindacato, in varie riunioni centrali di alto profilo, a quanti di noi chiedevano di estendere qualche ‘buono pasto’ anche alla scuola, risposero sempre, con una certa ‘tigna’, che a scuola, tutto sommato, non si lavorasse poi tanto e che il buono sarebbe stato davvero ingiustificato!
E tutto questo te lo dicevano in faccia, con il solito sorrisetto beffardo, per manifestarti ‘amorevolmente’, si capisce, il loro disprezzo; insomma, sotto sotto, preferivano che quelle voci di dissenso andassero via, non disturbassero i sogni tranquilli dei benpensanti che facevano piovere e scampare nei piani alti, dove trovavi il parente o il fedelissimo a rappresentare le ‘istanze’ dell’intera Organizzazione’. Da quel Governo D’Alema sono passati oltre trent’anni, e la Scuola pubblica con i suoi ‘meravigliosi allievi’ è andata sempre più alla deriva fino a cadere in mano ai post-fascisti, che addirittura minacciano di ghettizzarla in ambiti campanilistici con programmi e risorse miserabili o aurei a secondo della ricchezza locale attraverso la cosiddetta ‘economia differenziata’ di leghisti semianalfabeti. In questo nuovo clima di imbarbarimento culturale avviene allora che si preferisca inviare armi per miliardi di euro al martoriato popolo ucraino invece che adoperarsi in vibrate iniziative di pace fra i contendenti, lasciando nel contempo che i nostri ‘meravigliosi allievi’ vengano colti da assideramento tra le solite fredde aule di ghiaccio, come è accaduto in queste ore a Palermo in una sperduta, abbandonata aula di scuola elementare; e se le cose funzionassero a dovere anche in Europa, di fronte a tali infamie la Comunità europea dovrebbe imporre certamente un diverso uso del PNRR, per evitare che immense risorse vengano sperperate non a favore del mondo giovanile che rappresenta il futuro, ma contro di esso. E allora mi chiedo con rabbia: quando avverrà che la nostra meravigliosa gioventù dica di no nelle piazze a questo degrado, opponendosi stabilmente con un proprio tavolo di trattativa alla permanenza dei ‘falsi sacerdoti’ nel tempio della politica.  

POETI E MEMORIA
Lager di Terezin



Pareva serena presso le alture di Slesia
la vita nel campo della grande fortezza
di Maria Teresa.
L’oro di Praga, le cupole fiammeggianti
i ponti sulla Moldava immersi nell’ombra
e a Terezin recluso viveva lo scheletro
dell’arte, la musica risuonava.
Ci fu chi compiacente barattò
al mondo con ariana eleganza
l’immonda menzogna dell’arte,
della bellezza piegata alla morte
mentre il vento spargeva
i campi di cenere umana a cottimo
straziata nei forni.
Ma il sonno degli azzimati assassini,
orgoglio di Odino, fu turbato
da ignari bambini
Consegnato alla memoria
in poche semplici
immagini con i pastelli
l’orrore rimase
alla Storia.


Laura Cantelmo
 



Auschwitz
 
Sul nero serpente a rotaia verso i forni
parlano le ceneri. Da anni decenni
la retorica vince nel ghiaccio della mente.
Valige, dentiere, grucce svendute
ai grulli negheranno per sempre
gli scheletri disumani, il filo spinato,
il suo veleno di serpente.
 
Di fronte e di lato i morti larici
del viale - siamo noi che non vogliamo
rivivere l’orrore pur se lo consentiamo
siamo noi che impuniti non ci perdoniamo.


Laura Cantelmo

[2018]

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