UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 6 marzo 2026

FOGGIA. VEGLIA IN MEMORIA
di Giuseppe La Porta


 
Una scuola ed una veglia per ricordare 200 bambini uccisi in Iran nei raid e tutte le vittime del regime iraniano. Sabato 7 marzo, dalle 17:45 alle 19:00, davanti alla Scuola primaria Pascoli di Foggia, il Coordinamento Capitanata per la Pace organizza una veglia silenziosa in memoria delle 165 bambine e dei 35 bambini uccisi in Iran nelle loro aule dai raid israelo-statunitensi e tutte le recenti vittime del regime iraniano. Una scuola per onorare chi alla scuola è stato strappato con la violenza, un vero e proprio “crimine contro l’umanità” di cui si è purtroppo parlato pochissimo.
 
Scegliamo un silenzio che è rispetto, ma anche denuncia.
L'aggressione contro l'Iran - il cui regime sanguinario denunciamo fermamente, come già facemmo il 18 gennaio durante la Catena per la pace a Foggia - è avvenuta mentre erano in corso i negoziati. Nel 2015 era stato firmato il Joint Comprehensive Plan of Action, accordo che limitava il programma nucleare iraniano. Non è stata Teheran a uscirne: sono stati gli Stati Uniti di Trump nel 2018. Oggi colpire l'Iran significa ignorare un'asimmetria imbarazzante: l'Iran è firmatario del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari; Israele, che le possiede senza ammetterlo e che è responsabile di un genocidio, no.



Ieri 5 marzo è stata la Giornata ONU per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione. Il suo messaggio è chiaro: il disarmo è condizione di pace. Eppure l'Unione Europea vara un piano di riarmo da 800 miliardi. Seguiamo invece l'appello europeo di Stop Rearm Europe: "Non una base, non un sistema d'arma per la guerra. Quando la guerra si espanderà, saranno i bambini e i giovani delle famiglie comuni ad essere gettati nel tritacarne: il nostro sangue per i loro profitti". Come ricorda il premier spagnolo Sanchez: "La guerra riempie le tasche dei soliti pochi. Non dobbiamo ripetere gli errori del passato. La guerra in Iraq provocò aumento del terrorismo, crisi migratoria, rincari energetici”. Un'altra strada è possibile: quella della cooperazione, della giustizia, del rispetto dei diritti umani (senza doppi standard). Quella che i governi sembrano aver dimenticato.
 Condanniamo con forza il regime degli ayatollah, ma nessuna feroce repressione interna giustifica il ricorso ad un’aggressione che viola il diritto internazionale e la Carta ONU. Israele e Stati Uniti trascinano il mondo verso un conflitto generalizzato, nel tentativo di ristrutturare l’intero Medio Oriente con la violenza della guerra. Nel mentre, i governi occidentali accettano che i costi si scarichino su lavoratori e classi popolari, con il già forte aumento del prezzo di gas e petrolio.



Abbiamo diritto di conoscere quali siano le effettive linee di politica estera seguite dal governo italiano: si piegherà ancora una volta al volere di Trump, concedendo le basi? Ne va della nostra democrazia e del rispetto della nostra Costituzione (art. 11). Anche per questo saremo in piazza. Perché la guerra non porta sicurezza: porta morte e distruzione, escalation, incancrenirsi dei problemi, rincari delle bollette, povertà, voglia di vendetta e terrorismo.



Sabato 7 la cittadinanza è invitata a partecipare portando un lumino, che sarà deposto a terra. Restare umani significa oggi non distogliere lo sguardo dalle macerie di quelle scuole. In silenzio. Per 200 bambini che, considerati semplici “effetti collaterali", non vedranno mai il domani.
 
Coordinamento Capitanata per la Pace 

CASA ROSSA A MILANO
Con Stefano Orsi




I LUOGHI DEL SILENZIO
di Angelo Gaccione


 
Riflettevo, giorni fa, sul fatto che non ci è possibile, a noi costretti a vivere in ambienti così affollati, rumorosi ed antropizzati, quali sono diventate le grandi e medie città, fare una passeggiata quotidiana in piena tranquillità e raccolti in noi stessi, in un luogo di silenzio. Il luogo del pensiero è necessariamente un luogo del silenzio. Meditare presuppone silenzio, sentire profondamente presuppone silenzio, interrogare il proprio cuore presuppone silenzio. “Ti condurrò in un luogo solitario e parlerò al tuo cuore”. Questa frase, liberamente adattata da due versetti del profeta Osea (vv. 2,16), è incisa su una pietra ai piedi della Sacra di San Michele, stupenda abbazia romano-gotica della fine del Decimo secolo, che si erge imperiosa sul monte Pirchiriano all’imbocco della Val di Susa, avvolta in un silenzio maestoso e solenne. È lì che l’ho letta, ed è stato in questa abbazia dove alcuni anni fa avevo potuto pernottare in occasione di un importante convegno. Quel silenzio e quella quiete mi sono ritornati alla mente mentre di recente seguivo un programma televisivo. I colori struggenti di un incipiente stupendo autunno, la luce rada che rami e foglie filtravano e attutivano rendendola ancora più calda e avvolgente, gli impasti della terra, il frusciare del vento, i morbidi passi di un uomo solo che procedeva lento e in silenzio nell’intrico di vegetazione lungo uno stretto passaggio delimitato da possenti filari di alberi dai tronchi giganteschi… era un bosco. Era un bosco e gli unici echi che si potevano udire erano i suoi passi, il leggerissimo toc di una pigna ormai secca che staccatasi cadeva sul tappeto di foglie, il frullo di un volatile ogni tanto, nient’altro. Ragazzino, avevo potuto sentire anch’io tutta la vastità di quel silenzio e riempirmene l’anima; in quel bosco meraviglioso della Sila, con Bosco, nostro cane fedele che mi accompagnava e mi proteggeva. Dove a Milano mi sarei potuto fondere con tutto questo? Dove avrei potuto interrogare il mio cuore? E in questi parallelepipedi in cui siamo costretti a vivere inscatolati, come proteggerci da televisori sempre accesi, lavatrici che centrifugano notte e giorno, clacson sul corso, vibrazioni della Metropolitana che fendono le viscere della città, motori che digrignano come tigri, stridori di tram sui binari, sbattere di porte, ascensori perennemente attivi, mentre tu cerchi di dar vita a un verso, un verso silente di poesia che non eguaglierà mai quello di una cinciallegra.    
 

SÌ E NO
di Marcello Campisani

 

Ebbene sì, potrebbe vincere il Sì. Tutta la propaganda meloniana, che dispone del 90% dell'informazione, si è scatenata in questa campagna elettorale. Non altrettanto certa opposizione, inconfessabilmente favorevole a che Nordio e compagnia portino a termine il lavoro sporco, del quale potrebbero beneficiare, ove mai approdassero al governo. Diversamente, saremmo andati ai materassi, alle barricate, contro la stura al dilagante spreco del pubblico denaro, mediante il ridimensionamento prima e l'annichilimento poi della magistratura contabile. Questa al momento la soffice situazione della casta: non più rischio di incarcerazione e tanto meno di condanne (Cartabia docet), essendosi garantita, attraverso una ripugnante legislazione, l'impunità penale e la sicurezza patrimoniale. Penalmente, su sollecitazione della malavita organizzata che domina il voto nelle ragioni ad alta densità criminale, si sono trasformati in diritti quelli che, pur imperante Mussolini, erano invece delitti, vale a dire il favoreggiamento personale e quello reale, oltre alla già perpetrata soppressione del reato di abuso innominato d’ufficio. Non si può più arrestare nessuno, se non con preavviso di 5 giorni, tempo minimo per organizzare una comoda latitanza; né tanto meno perquisire, senza dar tempo di far sparire la refurtiva. Altrimenti che garantismo sarebbe! Le unghie agli inquirenti erano peraltro già state mozzate, mediante la strozzatura delle intercettazioni telefoniche, lecite solo alle forze occulte governative ed accompagnate dal nordiano sprezzo del ridicolo, per cui le corruzioni si scoprirebbero meglio col pedinamento, che non con trojan e microspie. Sopravviveva la possibilità di arresto in flagranza. 



Ma anche questa, per i delitti di lor signori, è stata scongiurata, escludendo la possibilità della carcerazione preventiva, per i reati di corruzione, concussione, nonché, forse in omaggio al fratello di Donzelli, alla Santanchè e ad altri intimi, per la bancarotta fraudolenta. Economicamente, riducendo a spiccioli la rifusione per gli sprechi, non dovendone più rispondere, come un qualunque debitore, con tutti i propri beni presenti e futuri. Fino a ricorrere allo stratagemma di un super Procuratore Generale della Corte dei Conti - espresso dal Presidente del Consiglio - e dotato del singolare potere di vita e di morte su qualunque indagine, fino a ridurre tutti gli altri P. M. a suoi segretari. Ciò contro ogni principio e contro l’art. 101 della Costituzione che sottopone il giudice solo alla legge e non già ad un capo ufficio. Allora perché tanto adoperarsi per questa schiforma, questa pantomima di separazioni di carriere et similia?
Elementare Watson! Per pararsi dal solo sopravvivente rischio: lo sputtanamento, postrema nonché ormai unica condanna! Occorreva perciò imbozzolare il magistrato che osasse procedere contro il politico, immediatamente infangandolo con un sanzionamento. Dunque, dicevo, possono vincere il referendum. Ma sarebbe comunque una vittoria di Pirro, perché il progetto non potrà che abortire, avendo fatto carne di porco di fondamentali principi di diritto. Viola specificamente gli articoli 103, 104 e 111 della Costituzione.



La creazione dell’Alta Corte, in veste di giudice speciale, è in netto contrasto con l’articolo 102, che ne vieta espressamente l’istituzione. Viola inoltre, e ripetutamente, il 111 in quanto il trust di cervelli che ne è autore si è inventato addirittura che, contro i provvedimenti dell’Alta Corte, si può ricorrere esclusivamente alla stessa Alta Corte, escludendone la Cassazione, che è giudice ecumenico di legittimità. Viola inoltra l’articolo 104 che testualmente recita: La Magistratura è un ordine indipendente da ogni altro potere...
Norma talmente odiata che, con l’articolo 3 dell’originaria Proposta di riforma, si era ricorsi allo stratagemma di far scomparire l’aggettivo indefinito altro, di modo che la Magistratura non fosse più nemmeno un potere, bensì una bocciofila o al più un Rotary, un Soroptimist club. Sventato tale tentativo, il 104 rivive in tutto il suo significato, che non si limita a fare della Magistratura uno dei tre poteri dello Stato, ma lo esalta di autonomia ed indipendenza, attribuendogli perciò una aristocrazia ed una rispettabilità, meritevoli in quanto tali di particolare tutela, anche a compensazione di altre fragilità, quale quella di non poter direttamente sopperire alle proprie esigenze di materiali e di personale, di cui viene sistematicamente deprivata.
Suggerisce in altri termini al legislatore ordinario di prevedere un annetto di reclusione a chi osasse, per esempio, parlare di sentenze ad orologeria.
Colui che deve fare giustizia non può e non deve distinguere fra principe e povero e necessita pertanto di una particolare potenziata autorità.



L’autorevolezza invece deve guadagnarsela da sé. E quest'ultima dipende molto dagli avvocati che, pur con tutto il rispetto, non devono concedere sconti né alla pigrizia, né alla superficialità.
Dulcis in fundo
abbiamo l'insultante riforma dell'art. 105, che ne viola uno stock, e che è un vero e proprio insulto a tutti coloro che fanno di mestiere il magistrato, giudicante o requirente che sia. Nessuno di loro potrà infatti giammai aspirare alla più alta carica della Magistratura, a diventare cioè presidente della neo-istituita Alta Corte. Quel vertice potrà esclusivamente venire ricoperto da un politico, e potrebbe anche essere un... competentissimo pluripregiudicato. Consoliamoci: mezzo secolo addietro, teorici e progettisti di questa e consimili riforme ricorrevano al terrorismo, per impedire la progressiva attuazione della Costituzione. Oggi vogliono sbarazzarsene del tutto. Per fortuna, per ora, senza violenza.

PER L’OPPOSIZIONE
di Franco Astengo
 



1) Obiettivo di una possibile iniziativa quello del rafforzamento dell'opposizione in Parlamento e nel Paese (nel Paese livello di contrasto basso alla condizione derivante dal pericolo di guerra e dall'evidente restringimento dei margini di agibilità democratica all'interno anche nella prospettiva (pensiamo allo scenario che potrebbe delineare un'eventuale applicazione della formula elettorale contenuta nel ddl presentato dalla destra);
2) Potrebbe sembrare pleonastico segnalare i punti di crisi più evidenti. Eppure due temi vanno comunque sottolineati: a) la questione delle basi militari USA e delle forniture di armi alle petromonarchie del Golfo; b) la situazione economica che sta aggravando le condizioni di vita dei lavoratori e delle famiglie in un quadro di crescita delle disuguaglianze, di lavoro sempre più povero, di ulteriore abbandono dei settori strategici nell'industria, di riduzione ai minimi termini del welfare nei campi decisivi della sanità e della scuola. Occuparsi di questi temi considerandoli prioritari significherebbe tornare a intervenire sulla materialità delle condizioni popolari dopo fasi di assenza oppure (penso al M5S) di mera agitazione populistica. Ruolo fondamentale sotto questo aspetto tocca al Sindacato laddove non può essere sottovalutata la gravità della crisi e l'inasprimento che se ne profila nel breve periodo. Quanto al punto sulle basi e sulle forniture di armi inutile aggiungere che i relativi provvedimenti che dovessero arrivare in Parlamento sarebbero meritevoli di un serio ostruzionismo;
3) Riassumo quella che sbrigativamente riassumo come "questione democratica e costituzionale".
Una questione democratica e costituzionale analizzando la quale ci si trova costretti a misurarsi con un tema assolutamente decisivo: quello della "politica come comando". Beninteso non "governo come comando" (in dispregio di una concezione di raccordo tra verticalità e orizzontalità del potere in un discorso di equilibrio). L'equilibrio del potere viene accantonato quasi come un orpello del passato e sostituito da una concezione "comando" che arriva ormai a concepirlo come "dominio". Sta in questo punto tra l'altro la diversità tra gli USA (o almeno tra la presidenza Trump e vedremo l'esito elettorale del midterm) e le declinanti democrazie liberali europee e sta quindi anche la diversità con la Spagna nella quale il PSOE sta affermando, dopo tanto tempo, una "diversità socialista". "Diversità socialista" che ci si dovrebbe augurare trovasse spazio anche nel sistema politico italiano.



4) Proprio sul tema del "comando" sta il nucleo di senso della scadenza più ravvicinata e importante che ci troviamo di fronte, quella relativa al referendum del 22/23 marzo. Chi si illudeva di una "spoliticizzazione" della contesa si trova di fronte l'amara riprova del "totus politicus" dell'esito di questa scadenza. Le ultime settimane di campagna referendaria dovranno vedere il massimo impegno delle forze parlamentari attorno al punto "politico" inteso nel senso più alto e quindi non riferito semplicemente al tema degli equilibri elettorali: il senso più alto lo si ritrova però andando oltre la stessa difesa costituzionale (che pure va portata avanti con forza). Si tratta proprio del senso dell'agire politico e dell'agibilità dell'azione politica (in tempi di articolazione nell'uso dei mezzi di comunicazione di massa, la gran parte ormai in sintonia con la visione individualistica che percorre questa società nella cui realtà appare difficile individuare criteri adeguati per realizzare aggregazioni culturali e politiche di una qualche consistenza.
5) Emergono tanti altri spunti di intervento e di riflessione ma mi fermo a questo punto ritenendo di essermi impegnato sull'essenzialità della fase. L'acutezza delle contraddizioni impedisce la formazione di opinioni "mediane" e, nello specifico della situazione italiana e del tipo di destra attualmente al governo del Paese, non consente altra collocazione che quella di una opposizione di tipo nettamente bipolare.
6) Non ci sono margini per una eventuale "temperanza" di uno scontro che non può essere ridotto nel quadro di una semplice prospettiva di alternanza di governo. Un eventuale esito positivo del referendum ci chiamerà ad aprire un confronto in termini diversi da quello ipotizzabile fino a qualche mese fa in vista delle politiche 2027. L'eventuale "campo largo" dovrà essere costruito sicuramente in funzione difensiva, ma nell'eventualità di un successo elettorale dovrà aprirsi un discorso su "fase di transizione" e "alternativa". Sempre che il precipitare della situazione internazionale non azzeri tutto il discorso e si rendano necessarie azioni finalizzate prioritariamente al pericolo (o alla realtà') di guerra.

OTTO MARZO OGNI GIORNO



L’8 - 9 marzo, nella ricorrenza rivendicativa internazionale di mobilitazioni, lotte, scioperi per il diritto delle donne nei luoghi di lavoro e nella società per la parità di genere e l’autonomia, contro il doppio sfruttamento casa-lavoro, la violenza sessista, il femminicidio, il patriarcato. Contro tutte le guerre in continua espansione fomentate pericolosamente dal potere economico e politico, proiettando l’intera umanità verso una catastrofe mondiale. Nelle guerre le donne sono particolarmente prese di mira e abusate come bottino di guerra e come trofeo del maschilismo più becero e vile. Per la liberazione dalle religioni che le vogliono sottomesse e dal patriarcato. Per l’emancipazione femminista e trans-femminista.



L’8 marzo ore 15,00 in Piazza Duca d’Aosta a Milano
Assieme a “Non Una Di Meno”
 
Unione Sindacale Italiana (USI CIT) Milano  
 

A TRIESTE PER IL POPOLO CUBANO




POETE A LAINATE
All’Ariston Urban Center




    

giovedì 5 marzo 2026

ELSA E I SISTEMI DPS EUROPEI
di Alessandro Pascolini - Università di Padova


 
Lo scorso 12 febbraio i paesi parte dell'accordo ELSA hanno firmato una lettera d'intenti per lo sviluppo comune dell'One Way Effector 500 Plus (OWE500+), un'arma vagante economica con una gittata superiore ai 500 km. L'uso su larga scala da parte della Russia di missili balistici e da crociera di gittata intermedia nella sua guerra contro l'Ucraina sta spingendo alcuni paesi europei a rivalutare i vantaggi del possesso di capacità convenzionali di attacco a lungo raggio. Un'opzione è acquistarle al di fuori della regione, ma un'altra è produrle autonomamente o in collaborazione. Quest'ultimo approccio è alla base del progetto ELSA. L'European Long-Range Strike Approach (ELSA) è stato costituito nel luglio 2024 a margine dei lavori del summit per i 75 anni della NATO di Washington dai ministri della difesa di Francia, Germania, Italia e Polonia per la produzione in Europa di armi a lunga gittata (oltre i 500 km) e alta precisione, le 'deep precision strike’ (DPS) appunto, al fine di rafforzare rapidamente le capacità europee di deterrenza e difesa. A questi primi paesi, nell'ottobre 2024, si sono aggiunti il Regno Unito e la Svezia, mentre i Paesi Bassi, la Germania e la Grecia hanno successivamente manifestato interesse ad aderire al progetto. Secondo i proponenti, ELSA mira a creare una coalizione per sviluppare capacità DPS al fine di rafforzare la difesa europea, potenziare la base industriale della difesa del continente e ridurre la dipendenza degli alleati europei della NATO dagli Stati Uniti. 



ELSA dovrebbe fungere da quadro di riferimento per determinare i requisiti di difesa e sostenere lo sviluppo congiunto. Il programma non comprende solo armi, ma anche uno spettro di tecnologie che ne consentano l'uso, inclusi i sistemi di intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR). Nelle fasi iniziali del processo i paesi partecipanti hanno identificato dei 'pilastri di sviluppo', ciascuno dei quali rappresenta una capacità distinta. Ogni pilastro ha uno o due paesi guida, selezionati in base alle rispettive forze tecnologiche e industriali nazionali; fra le capacità individuate da sviluppare: la sorveglianza aerea avanzata (Airborne Early Warning), armi a lungo raggio lanciate da aeromobile, un lanciatore missilistico multiplo (Euro Multi Missile Launcher) e droni unidirezionali a basso costo per distanze superiori a 500 km. Finora, tuttavia, sono state rese pubbliche pochissime informazioni sullo stato del coordinamento e sugli argomenti relativi ai pilastri. In particolare non ci sono indicazioni se si intenda puntare allo sviluppo di missili balistici o cruise. 



Lo sviluppo di un missile da crociera sembra più probabile rispetto a quello di un missile balistico, a causa della significativa esperienza maturata dalle aziende europee della difesa nella produzione dei primi rispetto ai secondi. Ad eccezione di ArianeGroup (Francia) e Roketsan (Turchia), nessuna altra grande azienda europea del settore difesa ha esperienza nella produzione di missili balistici, se non di razzi tattici a corto raggio.
Una delle sfide per i partner di ELSA è la tensione tra l'esigenza di potenziare rapidamente le capacità di attacco terrestre a lunghissima gittata e l'obiettivo di sostenere l'industria europea. Gli acquisti di prodotti già disponibili sul mercato internazionale favoriscono il primo obiettivo ma non il secondo, per il quale è necessario lo sviluppo di nuove strutture industriali. Le forniture da paesi extraeuropei diventerebbero inoltre problematiche in caso di conflitto effettivo, sia per i tempi delle consegne a sostituzione delle armi utilizzate che per l'esposizione ad attacchi nemici dei convogli nelle fasi di trasporto.
Al momento non è chiaro come i programmi ELSA siano in linea con il 'processo di pianificazione integrata della difesa aerea e antimissile' (IAMD) della NATO e con i requisiti operativi nazionali; non si comprende nemmeno se gli sforzi di sviluppo già noti, come il progetto francese Missile Balistique Terrestre (una versione lanciata da terra del proprio Missile de Croisière Naval/Naval Cruise Missile) o il programma britannico-tedesco 'Deep Precision Strike' per un sistema con una gittata superiore ai 2000 km, possano rientrare nel coordinamento ELSA o rimangano iniziative nazionali o industriali. La scomoda realtà è che le varie alternative sono in competizione, richiedendo ciascuna fondi sostanziali e prolungati.



L'OWE500+

L'OWE500+ è il primo progetto lanciato nell'ambito ELSA; si tratta di un drone autonomo non riutilizzabile dotato di una testata di circa 50 kg di alto esplosivo destinato ad attacchi di precisione contro obiettivi nemici di alto valore, comprese le difese aeree antimissili, sistemi di lancio su allarme o lancio sotto attacco e centri logistici.
Per ridurre al minimo i costi, una delle proposte prevede l'utilizzo di proiettili di artiglieria convenzionali da 155 mm come testate, con l'obiettivo di mantenere il prezzo unitario nell'ordine di centinaia di migliaia di euro. Nonostante l'accento posto sull'economicità, il sistema dovrebbe operare senza guida manuale, con un singolo operatore in grado di dispiegare decine di droni simultaneamente.
Il programma dovrebbe valutare la fattibilità di una piattaforma comune in grado di integrare carichi utili specifici per ciascun paese, con la produzione potenzialmente distribuita tra le nazioni partecipanti per aumentare la scalabilità e la resilienza.
OWE500+ potrebbe venir impiegato anche dalla Germania nelle batterie della futura 'Multi-Domain Task Force' pianificata per il 2029.


 
I sistemi DPS
L'ambizione di colpire il nemico con precisione e in profondità utilizzando armi convenzionali non è nuova; ciò che è cambiato e continua a evolversi sono i parametri che definiscono entrambe le dimensioni. La profondità è oggi misurata da centinaia fino a qualche migliaio di chilometri, mentre la precisione, in alcuni casi, è ora inferiore al metro. La caratteristica critica che rende queste nuove armi di estremo interesse è appunto l'alta accuratezza, che permette di porre a rischio anche sistemi strategici nucleari; concentrando alti esplosivi in attacchi puntuali si possono ottenere effetti 'controforza' (counterforce) altrimenti richiedenti armi nucleari.
Gli attacchi a queste distanze dal fronte storicamente erano essenzialmente di natura strategica, per colpire i centri del potere politico e per aggravare le condizioni di vita delle popolazioni al fine di ridurre la loro sopportazione del conflitto e la determinazione di resistenza; queste armi si qualificavano come strumenti di deterrenza per punizione, ossia per una ritorsione a un attacco colpendo obiettivi di estremo valore dell'aggressore.
La situazione attuale è differente, nel senso che ora i DPS si rivelano essenziali anche per operazioni tattiche, dato che i conflitti attuali (e quelli previsti) si articolano su teatri estremamente ampi, con risorse cruciali per i combattimenti al fronte poste a centinaia di km dalla zona degli scontri: centri di concentramento delle truppe di rincalzo, piattaforme lanciamissili marine o terrestri, basi aeree, arsenali di munizioni e centri logistici, sistemi ISR, nonché comandi superiori.



L'attacco a obiettivi situati in profondità può provocare uno shock capace di destabilizzare l'intera infrastruttura nemica, producendo effetti operativi significativi. Per esempio, la dottrina russa 'scala' le forze in base alla loro profondità d'azione e al valore degli obiettivi che possono neutralizzare. Le diverse scale sono: strategica, oltre i 500 km; operativo-strategica, tra 200 e 500 km; e tattico-operativa, tra 100 e 200 km. A ciascuna scala corrisponde uno specifico concetto di operazioni, con una propria struttura di comando, sistemi informativi e sensori e sistemi d'attacco di specifica gittata ed effettori dedicati, per consentire la distribuzione e l'allocazione dinamica dei sistemi d'arma in linea con gli obiettivi prioritari.
La Russia, a partire dai primi anni 2000 ha sviluppato un'articolata varietà di sistemi DPS con alta capacità di penetrazione: missili cruise lanciati da aerei (Kh-101, Kh-55 con gittate di oltre 2500 km), il missile balistico lanciato da aerei Kinzhal (gittata 1500–2000 km), missili balistici terrestri (Iskander con gittata 500 km e il nuovissimo Oreshnik con gittata superiore ai 3500 km), e i missili cruise terrestre Kalibr (gittata 1500–2500 km) e marino Zircon (gittata 500 km); inoltre le munizioni programmabili (droni kamikaze) Shahed/Geran con gittata 2500 km, fortemente impiegate in Ucraina. Va osservato che molti di questi sistemi hanno una duplice valenza nucleare o convenzionale.
Nel contesto di una difesa europea in funzione anti-russa autonoma dagli Stati Uniti, le armi DPS sono ora considerate una lacuna nelle capacità europee, caratterizzata da un'eccessiva dipendenza dalle capacità aeree (missili cruise subsonici lanciati da aerei) e da una quasi totale assenza di armi lanciate da terra nell'insieme delle gittate desiderate.
È quindi probabile che il programma ELSA concentri l'attenzione sui sistemi mobili lanciati da terra; le armi DPS terrestri sono facilmente disperdibili, e offrono vantaggi in termini di sopravvivenza. Sono inoltre meno costose dei sistemi lanciati dall'aria o dal mare, che richiedono rispettivamente aeromobili da combattimento e piattaforme di lancio marittime. L'acquisizione di una gamma di sistemi DPS sosterrebbe inoltre la difesa aerea e missilistica integrata della NATO (IAMD), consentendo l'ingaggio dei sistemi superficie-superficie a lungo raggio dell'avversario prima del loro lancio.


 
Dal confronto al dialogo
Nei documenti resi pubblici non sono considerate le possibili reazioni russe allo sviluppo dei sistemi DPS europei; ricordiamo che da anni i russi richiedono che nei negoziati relativi ai sistemi nucleari si considerino, oltre ai sistemi antimissile, anche le armi convenzionali precise e a lunga gittata, proprio per la possibile valenza antiforza. Possono quindi considerare i piani europei essenzialmente aggressivi, miranti alla decapitazione dei sistemi di deterrenza russi.
Per disinnescare il conseguente aggravamento della minaccia reciproca e il rischio di un escalation destabilizzante, l'Europa ha bisogno di bilanciare la deterrenza militare con accordi diplomatici finalizzati a raggiungere una co-esistenza stabile con la Russia. Solo un serio e continuo dialogo contribuisce a garantire che la Russia non interpreti erroneamente le misure difensive come intenzioni offensive e fornisce un canale per esplorare modi per allentare le tensioni. Sarà necessario prestare molta attenzione nel configurare un tale dialogo, considerate le divisioni all'interno dell'Europa riguardo alla natura della minaccia russa e la profondità del diffuso sentimento antirusso, ma è urgente che si trovino canali operativi, attraverso anche contatti informali fra le comunità scientifiche, culturali e artistiche europee e russe.

LETTERA A DI PIETRO
di Pancho Pardi


 
Caro Antonio Di Pietro,
si resta sconcertati dalla tua scelta per il Sì nel referendum di marzo, e dall’entusiasmo con cui sostieni la separazione delle carriere tra giudice e pubblico ministero. La legge Nordio non vuole rimediare (ammette in aula Buongiorno) lentezze e disfunzioni della giustizia che restano e saranno aggravate, mentre invece si insinua nel corpo della magistratura il danno alla sua indipendenza e autonomia. Davvero puoi tu sostenere come riforma della giustizia una legge che è solo un’ipocrita riforma della magistratura?
La legge Nordio viene illustrata anche da te come garanzia che il processo sarà finalmente giusto perché celebrato nel contradittorio tra le parti in condizioni di parità. Se ne dovrebbe dedurre che finora il processo non era giusto? E nei processi di Mani Pulite, in cui eri Pubblico Ministero, il giudice non era davvero terzo e imparziale, ma in soggezione della pubblica accusa? E poi quale soggezione se metà delle richieste di condanna incontra l’assoluzione?



In nome della separazione delle carriere, approvi la divisione dell’originario Consiglio superiore della magistratura nei due separati Consigli dei giudici e dei pubblici ministeri. Al governo non basta che la legge Cartabia abbia ha ridotto il passaggio tra le due funzioni a prassi ormai residuale. Vuole di più: che cosa? Non ti risulta evidente che l’obbiettivo del governo è dividere per comandare? Mi chiedo soprattutto come tu possa giustificare la composizione dei due Consigli. Perché i togati devono essere estratti a sorte e i laici solo in apparenza sorteggiati all’interno di una lista confezionata in Parlamento, e quindi determinata dalla maggioranza di governo? Vale ben poco che i togati siano in maggioranza perché, estratti a sorte, saranno individui sparsi, non scelti per i loro orientamenti sulla amministrazione della magistratura, ma selezionati dal cieco caso: non responsabili di fronte ai colleghi che non hanno potuto eleggerli. Al contrario i laici saranno una minoranza scelta e agguerrita che potrà facilmente disporre di una maggioranza solo apparente. Il tuo acume di pubblico ministero si arrende di fronte all’insidia della cecità del sorteggio? La disparità tra togati e laici appare ancora più minacciosa dentro l’Alta Corte che sottrae ai due Consigli le questioni disciplinari per accentrarle in un organismo inventato ad hoc. Vari esperti l’hanno considerato un inedito Tribunale Speciale, imposto nonostante il divieto dell’art. 102 comma 2: “Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali”. Invece avremo giudici e pubblici ministeri giudicati dal ceto politico.



Tutti vi affannate a dire: dove sta scritto che la legge Nordio sottomette i magistrati? Ecco la risposta: sta scritto a chiare lettere nel sorteggio secco solo per i togati nei due Consigli separati e nell’Alta Corte. Altra domanda: al magistrato censurato dalla Corte è concesso l’appello non in Cassazione, come è diritto di tutti i cittadini, ma alla medesima Corte. Giudicato da una sezione disciplinare influenzata dalla politica tu staresti tranquillo? E il cittadino come può avere fiducia nel giudice sapendo che può essere intimidito da un’azione disciplinare controllata dalla maggioranza parlamentare? E perché l’Alta Corte è prevista solo per la magistratura ordinaria e non per quelle contabile e militare, che continueranno a rivolgersi alla Cassazione? Che fine fa il principio di uguaglianza dell’art. 3? C’è infine un enigma: dopo aver separato le due carriere che senso ha la modifica dell’art. 106 che prevede la possibile introduzione di pubblici ministeri (che non hanno mai scritto una sentenza) in Corte di Cassazione? Che significato ha questa strana eccezione?



Ma dici tu, e dicono tutti i sostenitori del Sì, che il sorteggio è necessario per eliminare le correnti. Ma le correnti sono le forze intellettuali che hanno cancellato la magistratura postfascista imperante fino agli anni sessanta e costruito la magistratura costituzionale e democratica grazie alla quale tu hai potuto contribuire alla stagione di Mani Pulite. Senza le correnti la tua vita di magistrato sarebbe stata ben meno incisiva. Si capisce che i politici abbiano intenzioni punitive verso la magistratura, ma non si capisce come tu possa confondere la libertà di pensiero di tutti i magistrati con il cedimento occasionale di qualcuno di loro a interessi privatistici. Hai sempre saputo distinguere, perché non ora su un punto decisivo? E infine: che cosa impedirà ai togati sorteggiati di riscoprire dopo la nomina la connessione con le proprie correnti? Molte materie vengono rinviate dalla legge Nordio ai provvedimenti di attuazione. Così molti pericoli restano in agguato. Ti fidi anche tu dell’assicurazione ministeriale che promette aperta discussione in merito? Non ti preoccupa almeno un po’ che la discussione sulla legge è stata rifiutata di netto in commissione e in aula, e che il dominio assoluto del governo ha impedito al Parlamento l’esercizio della potestà legislativa? A te che da leader di partito ti sei ingegnato per cinque anni a trovare emendamenti alle leggi vergogna di Berlusconi pare tollerabile che il governo possa imporre alle Camere una modifica costituzionale così penetrante senza discussione e senza emendamenti? Non era questo strapotere del governo il primo e ottimo motivo per votare No alla legge Nordio? Approvi il dominio del governo sul Parlamento?



Caro Di Pietro, nella XVI legislatura (2008-2013) ho condiviso con te e i nostri colleghi di allora il compito di rappresentare, insieme al PD, l’opposizione a Berlusconi e sono deluso di vederti tornare all’azione politica con una scelta così in contrasto con la tua storia personale. Per di più del tutto indifferente alle conseguenze: se mai ci sarà vittoria del Sì sarà soprattutto la vittoria di Meloni. E sarà anche la premessa del premierato: la fine della separazione dei poteri e della Repubblica parlamentare. Come puoi ignorare questo pericolo?

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