UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 16 gennaio 2022

Incontri
CONVERSAZIONE CON ADAM VACCARO


 

Un primo piano di A. Vaccaro

Poeta, critico letterario, saggista di grande consapevolezza civile, instancabile organizzatore culturale, animatore da oltre vent’anni dell’Associazione culturale “Milanocosa” che ha diffuso in ogni angolo della città meneghina e nei suoi luoghi più insoliti, poesia, musica, riflessione. Attivissimo e caparbio pur avendo superato gli ottanta, appassionatamente radicale nelle sue visioni politiche, Adam Vaccaro per molti di questi aspetti, e non solo per l’amicizia, lo sento fortemente vicino. Autori di generazioni diverse gli devono tutti qualcosa e fra i poeti suoi coetanei (o di qualche decennio più anziani) egli avrebbe meritato un riconoscimento maggiore. Mi permetto di affermare che la sua poesia ha un valore decisamente superiore a molti di loro.   
 
Gaccione: I bilanci di una esistenza sono sempre in perdita, per ogni uomo che è rimasto tale, e tuttavia dopo una parabola intellettuale e poetica così lunga, un bilancio va tentato.
 
Vaccaro: Innanzitutto ringrazio Angelo Gaccione di questo spazio di attenzione, entro un arco di decenni di scambi alimentati da passione culturale, civile e creativa. E provo a rispondere alla tua domanda che coglie il nervo centrale di ogni altro discorso che seguirà. In particolare alla mia età, l’esercizio del bilancio è quotidiano, e non a caso ho scelto di chiudere il mio ultimo libro, Google – Il nome di Dio, col testo Perfezioni dell’imperfezione, di cui cito i versi iniziali e finali, sintesi della mia risposta: “E tu, amica mia crudele, amorosa corte di tutta/ la mia Cosa che passi e ripassi sui suoi mille passi/ sbagliati… piccola lepre in lotta che cerca l’altro/ mezzo mondo di perfezioni create da questa/ mia preziosa imperfezione”. Siamo tutti imperfetti, e qualunque cosa facciamo restiamo tali. Ma proprio per questo l’essere umano sogna la perfezione, cui dà nomi e forme diverse, che coinvolgono non solo creatività ed arte, ma tutte le attività in ogni campo – senso del sacro, lavoro, famiglia, società – che richiedono sempre immaginazione, creazione e relazioni. Poi, ciascuno di noi valuta i risultati realizzati con autocritica amica e impietosa, se non si è malati di delirio egolalico. Se poi fortuna e capacità ci regalano un nostro Mosè di bellezza cartacea, materica o affettiva, gli chiediamo di parlare con stupore michelangiolesco, perché il flusso vitale continui. Cioè, il senso dell’aneddoto è: a una bellezza che ci toglie la parola, chiediamo di non incarnare una chiusura parmenidea, ma punto di ripartenza e rinascita entro un flusso eracliteo, in cui anche il fascino della perfezione non si riduca a un dio che basta a sé stesso. È questa una malattia oggi diffusa, al pari della pandemia covid, consona a un contesto dominato da visione neoliberista, che riduce a uno la soggettività e disgrega i sensi di polis e comunità. Per tale visione (parola di M. Thatcher), non esiste la società ma solo gli individui, che così oscilleranno tra esaltazione e depressione, e favoriranno autoritarismi sociali. Sono considerazioni prioritarie e prodromiche delle altre risposte.


Adam Vaccaro

Gaccione: Oltre vent’anni di “Milanocosa” non sono uno scherzo. Chi va a dare anche un semplice sguardo al fascicolo che è stato prodotto per il ventennale del 2020, rimane stupefatto per la quantità di eventi prodotti e per le personalità che sono state coinvolte.
 
Vaccaro: In effetti, mi stupisco io stesso quando scorro quelle immagini, redatte da Marcello Montedoro prima di lasciarci. È stata una cavalcata e una corsa a ostacoli diventata via via maratona di un progetto, che ha coinvolto fino a migliaia di partecipanti e contributi di forme diverse di poièin, esponenti di primario livello nazionale e internazionale, di cui non posso qui elencare tutti i nomi. Tutto è memorizzato sia nel Sito di Milanocosa, sia nei libri che ho curato e pubblicato, sia nei video della pagina YouTube di  Milanocosa. Posso dire che è stata una corsa che ha attraversato Milano, l’Italia e aree europee e americane, ricordando solo la Biennale di Venezia del 2001 e la Carovana di Poesia e Musica del 2003. Poi Riviste ed Esponenti tra i più autorevoli, non solo della Poesia (anche se questa è sempre stata al centro), dell’Arte, della Musica, della Letteratura, della Critica, della Filosofia, della Psicoanalisi, della Linguistica, della Storia, delle Scienze e altre discipline speculative, che alimentarono l’atto di nascita con quel convegno storico, Scritture/Realtà, del 2000. Sono ovviamente orgoglioso del percorso realizzato, di cui, come diceva Gio Ferri, io ero il motore. Ma lo correggevo dicendo che senza altri motori quel percorso si sarebbe ridotto a solo qualche centinaio di metri, e non alla maratona che è poi diventata. 


Poesia in azione

Il mio merito è stato certo questo: stimolare tante intelligenze. Ma questo è stato possibile perché era condivisa la ricerca di pensiero critico, liberato da schemi precotti e specialistici. Visione di una ricerca molteplice di realtà interiore ed esteriore, che nasceva dal bisogno di esserci (ricordando Seamus Heaney), per essere meno alienati. Il che implicava un approccio pluridisciplinare entro un orizzonte – geografico, culturale, linguistico – non chiuso o delimitato.
Quanto questo obiettivo ambizioso, complesso e oppositivo alle tendenze prevalenti in atto, storicosociali e culturali, sia stato realizzato, è da me stato sottoposto a spietata autocritica lungo il binario della mia prima risposta e di quei versi citati, con le attenuanti della pochezza di mezzi, rispetto all’impetuoso vento epocale che procede con obiettivi opposti di disgregazione. Mi consolano certo i documenti ricordati, che parlano a chi vuole ascoltare di momenti collettivi di gioia, bellezza e a loro modo di perfezione, generata da tutte le mie e altre imperfezioni. Roberto Caracci, col suo intervento nel video che ha celebrato i vent’anni dell’Associazione confida nei nostri semi (richiamando il mio libro, Seeds del 20014, pubblicato in USA da De Palchi e Chelsea Ed.). Spero che i fatti gli daranno ragione.  

La copertina di Seeds

Gaccione: Il tuo lavoro di indagine critica è inscindibile da quello strettamente creativo di poeta che ti vede attivo da oltre mezzo secolo.
 
Vaccaro: Sono in effetti tre le gambe essenziali e inscindibili del mio personale percorso di ricerca: Azione socioculturale compiuta soprattutto con Milanocosa (dopo precedenti esperienze, milanesi e nel mio paese d’origine), Ricerca critica e Poesia. Ognuna di esse non sarebbe stata quella che è stata senza le altre due. Tanti testi di poesia non sarebbero mai nati senza letture e scritture critiche, e senza l’attività organizzativa, creativa ed editoriale di Milanocosa. Altrettanto posso dire di progetti di quest’ultima, generati da ricerca critica e da letture/scritture poetiche. Infine, la mia metodologia teorico-critica, cui ho dato il nome di Adiacenza, nasce dall’incrocio di pratica creativa e letture interdisciplinari. Senza la passione del demone poetico, non mi sarei mai posto domande su di esso. Ne è scaturita una ricerca che ha coinvolto, oltre a cultura umanistica, filosofica, letteraria e linguistica, imprescindibili ambiti dell’altra cultura, dalle scoperte delle strutture soggettive della psicoanalisi a quelle della fisica quantistica o dell’operatività mentale delle nuove scienze. Un percorso che mi ha via via portato a una visione di poesia come linguaggio totale, sintetizzato nella formula, Tutte le lingue del corpo nel corpo della poesia. Ed era la prassi poetica che confermava le ipotesi teoriche: mi rendevo conto che nel focus di stato di coscienza modificato da cui scaturivano versi, operava la totalità di me stesso, non più divisa o schizoide tra i suoi livelli e diversità. La gioia e la bellezza della poesia (non solo quella scritta) nascono dalla sua azione disalienante di adiacenza tra le strutture costitutive (Io-Es-SuperIo) del Soggetto, scrivente o lettore che sia. E i frutti sono di bilancio liberatorio e rinascita.

Ricerche e forme
di Adiacenza
 
Gaccione: La tua poesia non ha mai concesso nulla all’effimero e al disimpegno; la sperimentazione e la ricerca linguistica sono state sempre ‘al servizio’ di un dire attento a non perdere mai di vista la necessaria ricerca di senso. Una consapevolezza che sin dal suo esordio ha scelto da che parte stare. Non sempre questo è avvenuto nei poeti e con tanta coerenza: in particolare a partire dagli anni Novanta in poi. La scomparsa nei giorni scorsi del militante antirazzista sudafricano Desmond Tutu mi ricorda una sua frase che ben si attaglia allo schierarsi della tua pratica poetica: “Se siete neutrali in situazioni di ingiustizia, avete scelto la parte dell’oppressore”.     
 
Vaccaro: Consegue da quanto detto finora, che a me non interessa né una poesia chiusa nel letterario, né una priva di ogni complessità di linguaggi. Ho parlato di due rive, una appartata, rarefatta e appagata dal culto di sé in qualche Parnaso, l’altra di minimalismi privi di complessità linguistica. Una che esalta il significante, l’altra il significato. Forme della poesia contemporanea, affollata e ininfluente, rispetto alle quali ho auspicato una Terza riva lungo la ricerca di Adiacenza richiamata. Poesia non come mondo a parte, ma parte del mondo, che non può essere né semplice né fuori dalle sue contraddizioni vitali (individuali e sociali), che impongono di scegliere da che parte stare, come sottolineava Roberto Roversi. Esserci in questo tra, è scegliere in particolare rispetto alla Gòrgone Medusa del Potere. Da tali presupposti, non è possibile un poièin autoreferenziale di patetici jeux de mots, che sognano peraltro rivoluzioni immaginarie con le proprie formiche nere sulla carta.


La vita nonostante
 

Gaccione: Il tuo più recente lavoro GoogleIl nome di Dio e che porta come sottotitolo: In quattro quarti di cuore è una impietosa e radicale critica alla società pervasiva dei mezzi di “omologazione e appiattimento” come scrive Massimo Pamio nell’introduzione. Ho trovato in molti dei versi di questo libro più efficacia e più forza di qualsiasi editoriale di osservatori politici che i quotidiani ci propinano al mattino. È tutta l’insopportabile retorica che questi versi mettono sotto accusa, la carità perbenista per lavarsi la coscienza, la disumanità di un algoritmo, il gioco di prestigio per imbrogliare le carte. Le classi continuano ad esistere, così come i responsabili dell’oppressione.
 
Vaccaro: Se la tensione creativa sta in tale gorgo incessante e irrisolto della Storia, senza pace e soluzioni definitive, la poesia deve per me incarnarlo con le sue forme. Tutti i miei libri, sia pure con accenti diversi, traggono alimento da questa selva oscura, con cui cerchiamo di misurarci. Abbiamo celebrato i 700 anni dalla morte di Dante, ma molte celebrazioni sono retoriche e poco conseguenti alla immensa lezione dantesca. Da parte mia, ho cercato di farlo senza supponenze e false modestie. I miei libri (da La vita nonostante) sono sempre progetti con forma a U: immersione nell’inferno in cui la vita ci pone, per poi cercare vie di risalita a paradisi concessi. Che, nel mio caso, sono sempre state laiche e affidate a quelle relazioni gioiose illuminate da Spinoza.
Quest’ultimo mio libro lo evidenzia in modi particolari. Dopo un piccolo catalogo di ombre e orrori delle prime due sezioni, Cuore nero e Cuore viola, del contesto e dei poteri in atto, cerca vie di resistenza e rinascita vitale, nelle sezioni Cuore rosso e Cuore bianco, che coinvolgono anche gli affetti privati. Ma come diceva felicemente lo slogan del femminismo storico, il personale o il privato sono politici.

Google. Il nome di Dio
 
Gaccione: La lettura della tua poesia delle radici è stata per me una gioia per moltissimi motivi. Parlo del libro Identità Bonefrana pubblicato nel 2020 nella elegantissima e prestigiosa Collana poetica delle Edizioni Di Felice. Un innesto anche di versi in lingua madre si trova in questa raccolta, vorrei che me ne parlassi, che mi facessi capire quanto è stato per te necessario ricorrere alla forza del dialetto.
 
Vaccaro: Nel percorso della mia vita che stai richiamando, rimane fondante il punto di partenza, il mio paese di nascita, Bonefro, in Molise. Tutta la mia ricerca, culturale, espressiva e sociale, ruota intorno al tema dell’identità, oggi squalificata dal neoliberismo – nemico di ogni specificità, entro il suo universo liquido di atomi consumistici, senza memoria e capacità critica. Per contro, il tema dell’identità, abbandonato da una sinistra cooptata interamente nella ideologia neoliberista, è stato acquisito dalle formazioni di destra, che lo declinano come chiusura e rifiuto di misurarsi con l’Altro o estraneo.
La mia ricerca è sempre stata incentrata tra due poli simbolici di sensi: Cosa e Casa. Termini che hanno dato nome alle mie iniziative e che implicano né chiusura, né apertura, prive di contrappesi. Casa, dunque, come bisogno di protezione, Cosa come bisogno di ricerca ed esplorazione dell’oltre, capace insomma di non far diventare prigione la casa, ma anche di non far diventare questa una dimora che perde il culto e la memoria, la cultura e il diritto della propria soglia. Senza di che la casa non esiste più.


Bonefro nel dopoguerra

A Bonefro, per quanto detto, ho dedicato versi, iniziative culturali e da ultimo, il libro Identità Bonefrana. Testimonianze vitali della mia identità dinamica, che è imprescindibile dal luogo dove il cuore ha cominciato a battere. Il libro è stato un dono di restituzione e gratitudine verso l’alveo collettivo che mi ha dato la vita. Ma devo dire che anche questo alveo è stato oggetto di disgregazione, accentuata nel corso dell’ultimo secolo come in tutto il Sud. Il mio libro si misura con i problemi di identità (che o è collettiva o non è) di una comunità che si è ridotta a un quinto di quella che era alla mia nascita, e con cui devono fare i conti anche l'attuale Amministrazione e le migliori intelligenze bonefrane. Il mio libro raccoglie testi di oltre mezzo secolo, di poesie, oltre a narrazioni e riflessioni storiche sulle origini sannite del paese.  

Identità Bonefrana

Gaccione: Per chiudere vorrei citare un breve passaggio della postfazione di John Picchione in Google: “La poesia di Vaccaro ha desiderio di rincontrare il mondo” con “conflittualità verso l’oscenità del reale… del capitale globalizzato” e dei “dispositivi tecnologici di controllo di cui dispone”. E fa inoltre degli accostamenti molto pertinenti fra te e Antonio Porta.  


Una veduta di Bonefro
in una foto d'epoca

Vaccaro: Quanto scrive John Picchione su questo mio ultimo libro, oltre che su tutto il mio percorso critico ed espressivo, è di grande importanza. I suoi riferimenti a Porta sono per me fonte di emozione e orgoglio, per la stima che ho di lui. In particolare, è indubbio che Antonio Porta sia tra gli autori contemporanei che hanno inciso molto sul mio modo di concepire, vivere e fare poesia. Ovviamente ulteriori valutazioni le lascio ai lettori, co-autori senza i quali l’alito di vita della poesia rimane monco. 

sabato 15 gennaio 2022

LA TRUFFA NUCLEARE

 
Due petizioni, italiana e tedesca, unite contro la proposta della Commissione europea.
 
Contro la proposta annunciata dalla Commissione Europea di inserire nella tassonomia verde anche gas e nucleare, si sta mobilitando la società civile europea. In particolare in Germania è stata presentata una petizione che chiede, in piena sintonia con la nostra petizione, di escludere il nucleare e il gas dal novero delle energie rinnovabili. FIRMANDO LA PETIZIONE ITALIANA (https://chng.it/m4SvpBf9s9 ) SI SOSTIENE ANCHE QUELLA GEMELLA TEDESCA (v. sotto in corsivo) E VICEVERSA. IL GOVERNO ITALIANO E QUELLO TEDESCO POSSONO ANCORA BLOCCARE L’INSERIMENTO DEL NUCLEARE E DEL GAS FOSSILE TRA LE ENERGIE RINNOVABILI.
In Germania è stata lanciata una petizione analoga che chiede che le centrali nucleari e a gas non siano classificate come “investimenti sostenibili” — la petizione ha già raccolto 106mila firme e le due petizioni (italiana e tedesca
(https://www.change.org/p/eu-kommissionschefin-ursula-von-der-leyen-und-eu-kommissar-frans-timmermans-eil-rettet-europas-energiewende-stoppt-das-greenwashing-von-atomkraft-und-gas?redirect=false ) ) sono state per accordo “unificate” ai fini della destinazione sui rispettivi governi.
 
Ecco la traduzione italiana della petizione tedesca:
 
Salva la transizione energetica dell’Europa: ferma il greenwashing dell’energia nucleare e del gas!
Ora è fuori! Il capo della Commissione Ue Ursula von derLeyen ha proposto oggi di classificare il nucleare e il gas naturale come “investimenti sostenibili”. Questa è un’etichetta fraudolenta scandalosa che dobbiamo fermare. Non tutto è ancora perduto. Fino a quando la proposta non sarà presentata ufficialmente, possiamo fermarla. Alziamo la voce e diciamo ad alta voce: No!
Secondo i piani della Commissione Ue sotto la testa della commissione Ursula von derLeyen e il cosiddetto “commissario per il clima” Frans Timmermans, nucleare e gas sono da equiparare alle turbine eoliche o ai sistemi solari. Dobbiamo impedirlo! Perché questa strada sbagliata politica aprirebbe i rubinetti del denaro per la lobby del nucleare e del gas, a spese delle energie rinnovabili. Perché le nuove centrali nucleari e anche le vecchie centrali a gas possono sperare in una manna. La transizione energetica dell’Europa sarebbe in grave pericolo!
Ecco di cosa si tratta nel dettaglio: la Commissione sta lavorando da mesi a un nuovo standard UE per gli investimenti sostenibili, la cosiddetta tassonomia UE. Questo standard, ad esempio, definirà quali fonti di energia sono considerate sostenibili. Quindi la tassonomia è un’etichetta di sostenibilità. Questo è così importante perché l’Europa deve attualmente convertire il suo approvvigionamento energetico alla neutralità climatica. La classificazione come investimento sostenibile ha conseguenze immense: in futuro, non solo banche, compagnie assicurative e altri attori dei mercati finanziari baseranno le loro decisioni di investimento su questo standard UE, ma anche i piccoli investitori. E non solo: i sussidi, i sussidi europei e nazionali e il denaro delle tasse confluirebbero anche nel nucleare e nel gas se queste fonti energetiche ricevessero l’etichetta di sostenibilità. Questi investimenti riceverebbero quindi quasi la stessa etichetta di sostenibilità della costruzione di turbine eoliche e sistemi solari.
La Commissione Ue ha ora presentato una proposta. Ora serve una cosiddetta “maggioranza qualificata” per fermare il progetto. Questo è praticamente senza speranza. Quindi, per favore, firma questa petizione e sostieni le richieste fatte dal Commissario UE Ursula von derLeyen e dal Commissario UE Frans Timmermans. Salva la transizione energetica dell’Europa!
L’elettricità dal nucleare e dal gas non ha nulla a che fare con la sostenibilità. Attaccano l’espansione delle energie rinnovabili e quindi il percorso verso la neutralità climatica. Nucleare e gas non devono quindi essere classificati come investimenti sostenibili nell’ambito della tassonomia dell’UE!

 

FONTI ENERGETICHE
di Angelo Baracca

 
Ci sono le buone, ma anche le cattive!
  
L'articolo di Romano Rinaldi ["Fabbisogno energetico e sviluppo tecnologico", Odissea domenica 9 gennaio] ha una impostazione che chiamerei dilatando il termine "ecumenismo energetico", più prosaicamente (ma con tutto il rispetto) confonde a mio avviso l'indubbio grano con l'innegabile loglio. Mi riferisco qui in particolare alle considerazioni sull'energia geotermica e sull'energia nucleare.
Della prima mi dichiaro apertamente non esperto, ma seguendo da anni le questioni energetiche/ambientali credo di poter dire che non tutto è rose e fiori, e vi sono non solo delle riserve, ma anche proteste popolari nella zona geotermica dell'Amiata per forti e preoccupanti inquinamenti dovuti alle centrali dell'Enel. Non essendo appunto un esperto in materia mi limito a segnalare alcuni riferimenti.
I primi risalgono non ad agitatori qualsiasi ma a denunce di Medicina Democratica, movimento di cui faccio parte fin dalla sua costituzione:
https://sosgeotermia.noblogs.org/tag/medicina-democratica/,
http://www.medicinademocraticalivorno.it/attachments/article/1068/libro%20geotermia%202%20parte%20da%20pag%20103%20a%20205%20fine.pdf
 
*
Nonché, più ufficiale, l'Ars Toscana:
https://www.ars.toscana.it/files/aree_intervento/ambiente/geotermia/geotermia_e_salute/documenti/contributo_ARS_VIA_bagnore4.pdf.
Non discuto delle possibili potenzialità interessanti della geotermia, ma non tutto appunto è rose e fiori, anche le rose hanno le spine.
 
*
Vengo, brevemente perché il discorso sarebbe molto lungo e complesso, al nucleare del quale mi occupo da più di 40 anni.
Com'è possibile affermare che «l’unico incidente che ha rappresentato un grave inconveniente negli ultimi 60 anni di esercizio di tutte le centrali nucleari nel mondo, è stato quello di Chernobyl»? Rimosso 1979 Three Mile Island? La versione ufficiale di assenza di conseguenze sanitarie è stata contestata da un'autorità come Sternglass
(https://www.nytimes.com/1981/03/21/us/report-doubts-infant-death-rise-from-three-mile-island-mishap.html), da J. Mangano (https://journals.sagepub.com/doi/pdf/10.2968/060005010).
E i ben 4 incidenti di Fukushima dimenticati?

 
Importante precisazione: la dinamica dell'incidente è stata innescata dal terremoto, vero e proprio incidente nucleare, lo tsunami è arrivato dopo 50 minuti a ha completato il disastro,
 
https://www.famigliacristiana.it/articolo/micci_110611115037.aspx
 
Windscale 1957 dimenticata? Certo era un centro di ricerca militare, e un reattore plutonigeno, ma la proliferazione nucleare è una realtà: India, Pakistan, Corea del Nord docent. L'elenco degli incidenti gavi potrebbe essere ben più lungo, basterebbe guardare Wikipedia: https://en.wikipedia.org/wiki/Nuclear_and_radiation_accidents_and_incidents.
Proseguiamo. Portare a modello il reattore nucleare di Olkiluoto-3 in Finlandia è davvero paradossale: ritardi inenarrabili dall'inizio il 2005, di ben 12 anni dal termine previsto del 2010, e costi per lo meno triplicati! La situazione non si presenta diversa per l'Epr in costruzione a Flamanville in Francia, da Wikipedia: «La fine dei lavori era prevista per il 2014, con un costo stimato di 5 miliardi di euro, successivamente il costo e le tempistiche di completamento sono notevolmente aumentate. Le ultime informazioni stimano l'avvio del reattore a fine 2022 (?), con un costo finale di 19,1 miliardi di euro»!
Ci sarebbe moltissimo altro da dire su tutti i complessi aspetti del ciclo nucleare, al di là del reattore, che ne fanno una tecnologia pericolosissima e in definitiva incompatibile con l'ambiente e la salute: dall'estrazione e la lavorazione dell'uranio, a residui radioattivi per centinaia di migliaia di anni che la nostra insipienza lascerà in eredità a innumerevoli generazioni a venire. Non è questa la sede, chi volesse una schematica discussione può vedere il mio: https://www.pressenza.com/it/2021/10/perche-no-allenergia-nucleare-alcune-note-schematiche/. 

LA TRUFFA ECOLOGICA
Convegno a Roma


La locandina del convegno


LA POESIA



Buco nero
 
In un buco nero, spariscono vinti e vincitori
patria, bandiere, giaculatorie, litanie
bilanci, gioia, dolore, pesi e contrappesi
deragliano sui binari morti della storia
guerre sante e paci con le armi
in un tutto niente, presente à jamais.

Paolo Vincenti

LA FRASE DEL GIORNO



“Tra il nulla da fare,
e il non fare nulla, si dibatte la vita
di chi non vale nulla”.
Nicolino Longo

BILANCIO SOCIALE 2021 



Parte 2a
 
Nella prima parte avevo incominciato a parlare della mia scelta personale di assunzione di responsabilità della propria violenza, senza cederla allo Stato di cui faccio parte. Ho cercato di dare determinate risposte a questo indirizzo che ritengo perfettamente valide, stante la conflittualità tra Stati che i tempi nucleari, che stiamo vivendo, vanno evidenziando. Estrema pericolosità per tutti i cittadini, perfino del mondo intero, giacché questo tipo di guerra non ha confini e certe conseguenze riguarderebbero proprio tutti i suoi abitanti. Non ho considerato una condizione storica che giudico di peso e che, storici, politici, non mi risulta citino. Condizione che si è verificata dopo la Seconda guerra mondiale con la sua carneficina di milioni e milioni di morti, con la nefandezza nazista, con i suoi campi di concentramento per l'eliminazione di ebrei, comunisti, zingari, omosessuali, disabili, avversari politici. Nei fatti una negazione dell'uomo. Aberrazioni che hanno portato ad un giusto processo del mondo nazista, ma non al riconoscimento della propria violenza utilizzata per contrastarlo. I vincitori hanno giudicato i vinti senza mettersi in gioco, se si voleva la fine della violenza. Del resto erano i momenti in cui gli stessi si stavano spartendo i tecnici nazisti o chi aveva lavorato per loro; uno Stato assoldava il fratello di Eichmann e altri per combattere il comunismo sovietico (documenti desecretati dalla Cia anni fa, ed evidentemente non ne hanno perso l'abitudine, se in questi ultimi anni si sono avvalsi del loro aiuto per entrare in Ucraina). Bombe nucleari sono state sganciate su due città giapponesi non tanto per salvare i soldati americani, giacché il Giappone era pronto alla resa, ma perché militari sovietici avevano oltrepassato il confine del Paese. C'era da mostrare chi era il più forte.
Le motivazioni di condanna del Tribunale di Norimberga per cui tu nazista non dovevi ubbidire agli ordini dello Stato, perché gli ordini erano disumani, quindi una responsabilizzazione personale, valeva solo per i nazisti e basta. Uno dei piloti che aveva sganciato la bomba su Hiroshima e che si era sentito in colpa per le distruzioni da essa provocate, è stato fatto internare in manicomio dal comando militare. La sensibilità "umana" non è decisamente emersa. Ecco perché ci troviamo all'oggi con i conflitti in corso che possono anche produrre profitti, per il momento, aldilà delle varie Carte Costituzionali, ma un disastro, alla fine, se si ricorrerà allo strumento nucleare. È pensabile che "dopo" possa avvenire un giudizio tipo Norimberga quando lo stesso "dopo" potrebbe non esserci più per nessuno? Questa è la realtà che uomini come Einstein e altri, compreso Fornari, il mio riferimento, e perfino Papa Francesco, (unica figura istituzionale che da anni dice no alla guerra, nucleare soprattutto), hanno prefigurato. E sulla quale dovremmo riflettere tutti e adesso, prima che sia troppo tardi.
Giuseppe Bruzzone
[Milano 13 gennaio 2022]                                                                    

venerdì 14 gennaio 2022

UN LIBRO PER DISCUTERE
di Angelo Gaccione

Adam Vaccaro
 
Identità Bonefrana del poeta e critico letterario molisano Adam Vaccaro è un volume che mescola assieme poesia e saggistica. Lo ha pubblicato Valeria Di Felice nella sua bella Collana “Il Gabbiere”. Bisogna fare davvero i complimenti a questa Casa Editrice e darle tutto il merito che le è dovuto: è rimasta una delle poche a cucire i libri (come si è sempre fatto, e come si dovrebbe fare) e a garantire a queste creature (che non sono semplice carta) una vita più longeva e soprattutto non ti si squadernano fra le mani come avviene con il novantanove per cento dei libri di editori e stampatori grandi e piccoli. Dunque, onore alla Di Felici Edizioni. La sezione saggistica del volume contiene un excursus storico su Bonefro: dalla preistoria alla conquista romana, dalla dominazione longobarda alla prima grande massiccia emigrazione che ha falcidiato il borgo. Il dopoguerra, da questo punto di vista, è stato ancora più deleterio: ha precipitato il corpus dei residenti a 1.500 abitanti rispetto ai 5-6 mila che aveva avuto fino a tutti gli anni Cinquanta. Il ventennio 1950-1970 è stato giustamente definito da Vaccaro “il buco nero”; una fuga senza ritorno e dagli effetti devastanti. Questa dell’emigrazione senza ritorno si è intensificata in tutto il Sud anche oltre quella data, fino a raggiungere, in piena globalizzazione, cifre spaventevoli. Una desertificazione che ha privato il Meridione d’Italia della materia prima del suo sviluppo e della sua transizione verso una prospettiva diversa e migliore. Non c’è sviluppo possibile senza la presenza di uomini e donne concrete, in carne ed ossa, su un territorio; e non c’è sviluppo e cambiamento possibile senza l’intelligenza, le competenze, il sapere e il saper fare di quelle generazioni giovani che si sono impossessate degli strumenti del cambiamento e del sapere necessario per poterlo sostenere. La fuga di cervelli si è abbattuta sul Sud Italia come un meteorite. Le conseguenze sono più spaventose del terremoto stesso che ha investito alcune sue aree geografiche. Quando si deciderà di fare veramente i conti con questo fenomeno sociale ed economico, si scoprirà che l’esodo migratorio avrà avuto un duplice effetto: condannare a morte per l’ennesima volta il Sud, e spostare ricchezza intellettuale a costo zero (il capitale familiare investito che l’ha generata con sacrifici immensi) in tutte quelle aree geografiche che quelle intelligenze hanno attratto e se ne sono servite.



Adam Vaccaro
Identità Bonefrana
Di Felice Ed. 2020
Pagg. 128 € 12,00

  

MAZZINI A LONDRA
di Umberto Mugnaini


Tre saggi di Giovanni Pioli sul Mazzini londinese.  
 
La ricerca su Giovanni Pioli è iniziata con il saggio edito per i tipi dell’editore Felici, Pisa nel novembre 2020 dal titolo: Dal Risorgimento italiano a Gandhi, sottotitolo significativo Le radici della Nonviolenza, tra religione e politica attraverso il pensiero di Mazzini, Tolstoj, Gandhi, Capitini e Pioli”, già indicano il percorso di ricerche che l’autore ha individuato per mettere in luce un periodo storico e di pensiero del pacifismo italiano. Con questo lavoro ho voluto far emergere un personaggio poco noto agli italiani che ha vissuto tra la fine dell’800 e la metà del ’900. Primo segretario della W.R.I. (War Resisters International) italiana, promotore con Aldo Capitini della prima marcia della pace Perugia Assisi, è stato un profondo conoscitore del pensiero mazziniano. 



In Alla ricerca di Mazzini a Londra, nella premessa, così riferisco sul conto del prof. Giovanni Pioli e sui saggi su Mazzini: “I Saggi e pamphlet che qui di seguito mi accingo a pubblicare, quale omaggio e promessa al mazziniano, antifascista ed anticlericale che ha vissuto una intera vita dedicata alla ricerca della “verità”. Alla costruzione di un paradigma etico-religioso e cristiano che merita rispetto e studio. Un intellettuale da recuperare per la sua originale rivisitazione della religione cristiana, per le sue convinzioni circa l’educazione dei giovani, della formazione dei cittadini del suo credo in un’etica sociale e politica”. Mi sono avvicinato ai pamphlet di Giovanni Pioli, li ho “indagati” con la ricerca storiografica e la contestualizzazione storica, immedesimandomi nella sua narrazione degli incontri avuti coi reduci dell’epopea risorgimentale e cercando di leggerne le emozioni provate nell’ascoltare i testimoni che avevano conosciuto il Mazzini politico, scrittore, giornalista, patriota. Inoltre, circa il lavoro di ricerca sui saggi che ho voluto ripubblicare a oltre 100 anni, rendendo omaggio a un pacifista italiano e facendo emergere un Mazzini inglese, apprezzato dagli intellettuali, poeti e politici inglesi, così riferisco nell’introduzione: “Nel ricercare i “pamphlet” di Giovanni Pioli, leggerli, approfondirli nella ricerca storiografica e contestualizzazione storica, immedesimarsi nella sua narrazione degli incontri avuti con i reduci dell’epopea risorgimentale e mazziniana, ho cercato di leggere con empatia ed interpretare le emozioni, i sentimenti provati nell’ascoltare i testimoni che avevano conosciuto Mazzini. Dai loro racconti emerge una figura di “Uomo” incredibilmente “eccezionale” che poteva passare dal “giocare” con i bambini figli degli amici, a suonare la chitarra e cantare canzoni italiane, allietando le serate in casa degli amici. Ma anche personaggio che competeva con mal celata “invidia” da parte dei contendenti come Engels e Carl Marx. Da riferire come Marx temeva sia le idee che la personalità di Mazzini, tanto da combatterlo con ogni mezzo anche scorretti ed infamanti”.



Questo saggio completa in buona parte l’intervento del libro sopra riportato e già pubblicato. Sono impegnato da alcuni anni alla ricerca dell’Archivio e dei carteggi di Giovanni Pioli che finalmente sono stati individuati, in un magazzino dell’Istituto Religioso San Luca di Catania. Grazie all’interessamento della Domus Mazziniana e del rettore della Università di Pisa e alla mia volontà stiamo portando avanti e organizzato il progetto per il trasferimento a Pisa di tutto il carteggio (circa 5 mila lettere oltre 500 articoli e pubblicazioni, e tanti appunti) che verrà ordinato, con l’obbiettivo di metterlo in rete. Nel prosieguo intendo pubblicare l’intervista a Gandhi del 1914 e portare alla luce e pubblicare altre iniziative che Giovanni Pioli ha svolto durante la sua tormentata vita di antifascista e di sincero pacifista.

 

 

 

IRONIA D’AUTORE



“L’erba medica: potete tagliarmi quanto volete.
Io ogni volta mi ricucio”.
Nicolino Longo

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