UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 22 gennaio 2021

LA PANDEMIA E LE SUE AMBIVALENZE
di Eugenio Borgna


Eugenio Borgna

Una emozionante e delicata riflessione del più celebre psichiatra italiano.                     
 
Le conseguenze psicologiche della pandemia sono molteplici, e dipendono dal nostro carattere, dalle nostre età, e dalle condizioni ambientali, in cui ci siamo confrontati con la solitudine, e con il cambiamento radicale dei nostri modelli di vita, che si sono accompagnati alla pandemia. Le conseguenze psicologiche più frequenti sono state, e sono, l’ansia e la depressione, che possono essere ben tollerate, se viviamo in contesti familiari gentili e animati da ascolto, e da amore, e sono invece difficili da tollerare, se ci sono conflitti, e se non c’è dialogo, fra noi. Ma confrontarsi con la solitudine, abitando in una città di provincia, ridesta risonanze emozionali radicalmente diverse da quelle di chi vive in una grande città, e la stessa cosa si può dire, in una casa che abbia, o non abbia, un giardino, o anche solo una soleggiata terrazza. Quando la pandemia si concluderà, l’ansia e la depressione, sia pure con modalità diverse in ciascuno di noi, a mano a mano si spegneranno, e non saranno se non ricordi più, o meno, sfumati, se non ci saranno conseguenze economiche persistenti. Le conseguenze psicologiche di questi lunghi mesi di solitudine e di ansia saranno più avvertibili negli adulti, che non nei bambini, nei quali le risorse interiori sono molto più creative, e più dotate di immaginazione e di fantasia. Il futuro ha sconfinati orizzonti nei bambini, e non negli adulti, nei quali è molto più alto il rischio di non riuscire a dare un senso alla propria vita.


Borgna in un disegno 

L’ansia ha mille modi di insorgere, e di svolgersi, ma non bisogna fare di ogni erba un fascio. Non sempre l’ansia è patologica, c’è anche un’ansia normale, come quella che nel tempo della pandemia nasce in noi, uscendo di casa, nel timore di essere contagiati. L’ansia, che cresce vertiginosamente divenendo panico, è malattia, che i farmaci ansiolitici riescono più, o meno, rapidamente a guarire. L’ansia non dovrebbe spaventarci, un buon medico di base la conosce, e sa curarla con medicine adatte. Non ci sarà bisogno di psichiatre, o di psichiatri, quando la pandemia si spegnerà. Nel corso della pandemia ci sono mancate, e ancora ci mancano, molte cose: quella che fa più male è la perdita della libertà di organizzare la nostra vita, come vorremmo, e l’obbligo di adattarci a comportamenti, che ci sono imposti, e che non sempre ci sono spiegati nella loro ragione d’essere. La perdita di luoghi di socialità, come sono il cinema, i concerti, o le mostre, è sorgente di malessere nelle grandi città, e non nelle piccole città, nelle quali la loro importanza non è così grande. Sì, le conseguenze psicologiche della pandemia sono state, e continuano ad essere, arginate molto meglio in città non grandi, e in campagna. Ci sono persone, giovani, e non più giovani, abituate a seguire il cammino che porta alla interiorità, e che consente di conoscere quali emozioni siano, di volta in volta, presenti nella nostra vita. Se siamo abituati a conoscerci, a riflettere su quello che avviene in noi, sapremo facilmente riconoscere il nostro malessere, la nostra fatica di vivere, e il nostro bisogno di aiuto.



Le nostre ansie, le nostre insicurezze, sono senza dubbio accresciute dalle indicazioni, dalle disposizioni, e dagli obblighi, che ci giungono dal governo, e che cambiano continuamente, immergendoci in condizioni di inquietudine, alle quali non è possibile fare fronte, come dice Rainer Maria Rilke in una delle sue Elegie duinesi, se non vive in noi la speranza, che sa guardare al futuro, e che, come dicono alcuni neuroscienziati, non può non essere considerata un farmaco.
La solitudine, che ci è stata imposta al fine di arginare la diffusione della pandemia, e le altre forme di limitazione della libertà, sono state sorgente di grande sofferenza. Il nostro destino è quello di vivere gli uni accanto agli altri, in un clima di comunione, e di solidarietà, e non essere in contatto con gli altri ci fa stare male; ma è necessario sapere attendere con fiducia: il vaccino la merita, ed è ovviamente indispensabile. La paura si è accompagnata alla solitudine, e le straordinarie parole di Friedrich Nietzsche ci dicono che il cuore, le ragioni del cuore di Pascal, ci consentono di non cadere negli abissi della disperazione, nei quali la paura ci trascina. Le sue parole, in Così parlò Zarathustra, definiscono mirabilmente la funzione conoscitiva del cuore, intrecciandola a quella del coraggio: “Avete coraggio, fratelli? Avete cuore? Non coraggio davanti a testimoni, bensì il coraggio dei solitari e delle aquile, cui non fa spettatore nemmeno più un dio”; e ancora: “Ha cuore, chi conosce la paura, ma soggioga la paura, chi guarda nel baratro, ma con orgoglio. Chi guarda nel baratro, ma con occhi d’aquila aggranfia il baratro: questi ha coraggio”. Sì, la paura della pandemia ci ha portato alla soglia degli abissi, e senza il coraggio saremmo precipitati in essi, e non ci saremmo più salvati. 



Le parole di Nietzsche non dovremmo dimenticarle nemmeno quando la pandemia sarà arginata dal vaccino. La ragione non sarebbe bastata, e non basterebbe, a difenderci dalla paura e dall’angoscia, che abbiamo conosciuto nelle loro forme estreme, quando la paura dell’imprevisto e dell’insondabile scendeva nella nostra vita, e solo il coraggio, questa particella del cuore, ci aiutava a resistere. La solitudine e la paura sono state nostre dolorose compagne di strada negli inenarrabili mesi della pandemia, ma ad esse si associava, sia pure molto meno lacerante nelle sue conseguenze, il silenzio. Siamo stati (tutti) chiamati a riempire di significati le giornate vuote, e sempre uguali, nelle quali naufragavano le parole: queste creature viventi. Ho scritto molte pagine sul silenzio, che ho conosciuto bene, e a fondo, nel manicomio femminile, di cui sono stato direttore in anni lontanissimi; e nondimeno non mi è facile dire che cosa si nasconde nel silenzio. La tendenza è quella, nelle scuole, ma anche nella vita, a considerare il silenzio come il modo di essere di una persona, che non ha nulla da dire, mentre il silenzio può nascere dalla timidezza, dall’angoscia, dal dolore, dalla solitudine, dalla meditazione, dalla riflessione, dalla preghiera, dalla attesa, e dalla speranza. Accogliamo il silenzio, il silenzio di una persona in questo tempo di pandemia in particolare, con rispetto, cercando di riscoprirne le cause.

Rilke

Dalle poesie di Rainer Maria Rilke, che fanno parte del Libro delle immagini, vorrei stralciarne una (“Il silenzio”) che ha il silenzio come sua parola tematica. Le poesie ci sono state di aiuto, o almeno questo è stato per me, nelle settimane che si sono intrecciate le une alle altre, e che non sono ancora finite.
 
***


Ascolta, Amata, io sollevo le mani –
Ascolta: nasce un suono…
Ha il solitario un gesto che non sappiamo
le molte cose in ascolto scoprire?
Ascolta, Amata, io abbasso le palpebre,
e anche questo è un rumore che giunge fino a te.
Ascolta, Amata, torno a sollevarle…
… ma perché non sei qui.
Ogni mio minimo movimento lascia
nel serico silenzio un’impronta visibile:
l’emozione più lieve s’imprime incancellabile
sul teso schermo della lontananza.
Al ritmo del mio respiro si alzano
e si abbassano le stelle.
Alle mie labbra s’abbeverano i profumi
e riconosco i polsi di angeli remoti.
Solo quella che penso: solo Te
non vedo.
 
*

Nietzsche


Solo nel silenzio si può ascoltare il suono delle mani che si sollevano, e quello delle palpebre che si abbassano. Ogni invisibile movimento si rende visibile nel silenzio, e nel silenzio, si intravedono le concordanze fra il respiro e il movimento delle stelle. Così, leggendo Rilke, ho potuto dare un senso al silenzio, alle ambivalenze del silenzio, nel quale ho vissuto in questi mesi, ma questo perché mi è stato possibile trascorrerli in una cittadina non lontana da Novara, nella casa paterna, che è immersa in un grande giardino con piante secolari. Le condizioni abitative hanno avuto una grande importanza nel rendere facile, o difficile, resistere alle conseguenze della pandemia. Lo dico con nostalgia…
Dovunque si abitasse, comune a ciascuno di noi è stata l’angoscia del contagio e della morte che hanno avuto andamenti diversi nella misura in cui si fosse, o non si fosse anziani. Nella prima ondata pandemica la morte rinasceva improvvisa, e oscura, senza consentirci di essere preparati, e di essere accompagnati da familiari, o da persone amiche. La televisione con immagini strazianti, che si sarebbero dovute evitare, testimoniava la solitudine, e l’isolamento, con cui si moriva. Cosa, che non è avvenuta nella seconda ondata, nella quale non si ripetevano le immagini di una morte così crudele, e così solitaria, e nella quale rinasceva la speranza come passione del possibile, la celeberrima metafora kierkegaardiana, che rende la speranza così semplice, e così umana, così concreta, e così vicina alla vita di ogni giorno. Queste sono le mie riflessioni sulle conseguenze possibili, sulle ambivalenze dolorose, della pandemia, che ha sconvolto le nostre quotidiane modalità di vita, inducendoci in ogni caso a riflettere sulla fragilità e sulla precarietà, sulle insicurezze e sulle ferite dell’anima, che fanno parte della vita, insieme alla nostalgia di comunione e di solidarietà. Sono pensieri che vengono dal cuore di Nietzsche, e di Pascal, che, lo vorrei ripetere, ci consentono di ridare un senso alle notti oscure dell’anima.
Sono molto grato ad Angelo Gaccione che mi invita a collaborare a questa bellissima rivista dagli svolgimenti tematici multidisciplinari.

Memoria
COMUNISTI
di Franco Astengo


Opera di
Giuseppe Denti

La lista elettorale riprodotta in questo suo articolo da Astengo, è oltremodo significativa. La degenerazione dei partiti di sinistra, nel corso del tempo, è che a dirigerne le sorti sono vieppiù intervenuti ceti sociali, che con le aspirazioni dei lavoratori e della loro emancipazione, non hanno nulla a che vedere. 
I professionisti della politica hanno fatto il resto. Mi viene in mente quel verso di Brecht che dice: “(…) molti non sanno che i nemici marciano alla loro testa”.  [A. G.]
 
Nell'occasione dei 100 anni della scissione di Livorno, con l'intento di non cadere nella trappola del "aveva ragione questo" o "aveva ragione quello" e della semplicistica retorica della "dannazione" delle scissioni della sinistra mi limito a pubblicare un elenco, quello dei candidati del Partito Socialista alle elezioni comunali di Savona del 1920.
Il Partito Socialista conquistò il Comune e, nel gennaio del 1921, il Sindaco Mario Accomasso (già spartachista a Berlino e consiliarista in Baviera) assieme alla gran parte della giunta e dei consiglieri aderì all'appena costituito Partito Comunista d'Italia. La lista del 1920 era composta pressoché integralmente da operai: compagni che compivano un duro lavoro e cercavano di studiare in condizioni che è impossibile descrivere dalla nostra situazione di assoluta comodità di vita.
Studiavano, soprattutto studiavano da autodidatti nelle Università Popolari (scriveva Gramsci: “Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza”). e lottavano per migliorare la condizione della propria classe: mentre cominciava a farsi strada la violenza fascista.
Oggi a cent'anni di distanza quasi tutta la cospicua produzione giornalistica e letteraria che è stata generata per ricordare l'evento di Livorno di un secolo fa, è incentrata sulle logiche di vertice e la descrizione delle mosse dei grandi capi del socialismo e del comunismo da Mosca a Milano e a Roma.
Invece non si può e non si deve dimenticare come, concretamente, era composto, in carne e ossa, il partito socialista e - di conseguenza - come andasse socialmente formandosi il partito comunista.
La fatica del lavoro, la vita difficile, la violenza politica non costituivano in allora mere rappresentazioni di facciata: le donne e gli uomini lottavano per il riscatto della loro condizione sociale, per accrescere la loro cultura, per fare in modo di conoscere una parola in più del padrone, e stavano subendo la tremenda reazione dell'avversario.
Come ho cercato di ricordare anche qualche giorno fa rammentando l'esito del plebiscito fascista del 1929 con i 135.000 voti contrari per la metà concentrati nel triangolo industriale, ci troviamo di fronte alle storie delle prove di coraggio e di abnegazione del proletariato: poi verrà tutto il resto, il congresso di Lione, l'antifascismo, la svolta di Salerno, la Resistenza, il grande partito di massa, l'inopinato scioglimento, la quasi cancellazione della sinistra dal sistema politico italiano e dalla stessa coscienza del Paese.
Un Paese, l'Italia di oggi, nel quale le idee di solidarietà e di uguaglianza sembrano essere quasi scomparse e la politica ridotta al trasformismo individualista e alla volgare immediatezza dell'egoismo populista.
In origine però ci stavano la fatica del lavoro e della conoscenza; senza alcun richiamo, beninteso, al romanticismo deamicisiano ma con la piena consapevolezza di cosa rappresentasse in allora la durezza della lotta di classe:


Il 25 Aprile a Savona

Accomasso Mario, fucinatore
Andrea Aglietto, aggiustatore
Nicolò Aschero, tubista
Andrea Astengo, operaio chimico
Pietro Baldessari, calderaio
Luigi Bertolotto, elettricista
Giuseppe Crotta, macchinista ferroviario
Nicolò De Benedetti, fuochista
Giovanni Edro, operaio chimico
Giuseppe Gabrielli, montatore elettricista
Antonio Gamalero, organizzatore
Umberto Gazzaniga, trapanista
Cesare Ivaldi, piastrellista
Giuseppe Maffei, portuale
Giulio Maggetti, operaio ferroviario
Giovanni Battista Olivieri, meccanico
Gaetano Odera, fonditore
Giovanni Pio, magazziniere
Arturo Poggioli, conduttore capo
Giovanni Battista Ratti, tranviere
Bartolomeo Repetto, aggiustatore
Giuseppe Robutti, macchinista ferroviario
Giovanni Rossello, elettricista
Ferrante Scarabelli, cameriere
Francesco Schiappapietra, dipendente comunale
Giuseppe Scotti, ex-segretario della Camera del Lavoro
Giuseppe Scotto contadino, presidente della Cooperativa Contadini
Francesco Sivori, tracciatore
Carlo Sugherini, fonditore
Filippo Tessitore, calzolaio
Angelo Vercelli, operaio ferroviario
Rinaldo Villa, motorista

IL TRAMONTO DI TRUMP


D. Trump in un ritratto di
Max Hamlet per "Odissea"
(Gennaio 2021)


GIORNATA STORICA



Oggi 22 gennaio 2021, il Trattato di proibizione delle armi nucleari è diventato legge in molti luoghi del mondo. Anche se valido solo per i Paesi che lo hanno firmato (quelli con dotazione degli ordigni nucleari si sono ben guardati dal farlo), è indubbio che per il forte significato morale che esso riveste, avrà una ricaduta significativa sul piano culturale e sul sentire dei popoli. Come ha sottolineato uno dei più decisi e appassionati disarmisti italiani, Giuseppe Bruzzone, “È un buon punto di partenza per intraprendere strade che portino ad uno stesso risultato. Parlo della politica, e dei gruppi civili che dovrebbero muoversi congiuntamente per uno stesso obiettivo, senza perdere la propria originalità. Lo diceva Gandhi ed io penso di poterlo fare mio”. Il nostro Paese, accodato oramai in maniera acritica e opportunista alle direttive americane della Nato (una associazione divenuta inutile e dispendiosa, visto che il Patto di Varsavia non esiste più), ha dimostrato viltà e cecità politica. Occorrerà al più presto togliere dalle mani del governo la sovranità sulla questione che più lo riguarda: la pace e la salvaguardia della vita dei cittadini. Questa sovranità deve ritornare nelle nostre mani di cittadini, di popolo.
ODISSEA

 CRISI


“La tradizione è salva e Carlo Alberto di Savoia
riposa tranquillo: il governo Conte Tentenna”.
Il Petragallensis
 

***
 
DEGENERAZIONI



“Democrazia: Burocrazia.
Burocrazia: Acrobazie”.
Il Sannicolensis

giovedì 21 gennaio 2021

SANITÀ. GLI ANTICORPI DELLA SOCIETÀ
di Marco Vitale

Marco Vitale
 
Un contributo dell’economista Marco Vitale
 
Caro Gaccione,
la Tua recensione su Odissea di “Senza respiro” di Agnoletto è qualcosa di più di una recensione. È una chiamata alle armi, indispensabile, onesta, coraggiosa. Agnoletto meritava una recensione così bella. Ma andiamo oltre. INSIEME! Nel mio libro “Al di là del tunnel”, il 16 marzo 2020 scrivevo: “Ma non dobbiamo illuderci. Sullo stimolo del Coronavirus dobbiamo riuscire, come società, a esprimere un’energia positiva, un’imperiosa richiesta di miglioramento del sistema e di trasferimento di risorse ingenti da settori di spesa inutili se non dannosi verso la sanità e la ricerca, per fare quello che chiede Garattini e tanti altri come lui. Se non si muovono dei vigorosi anticorpi nella società non succederà nulla perché l’attuale sistema è congeniale agli interessi di molte forze politiche che, da tempo, guardano alla sanità come la greppia principale per i propri accoliti e i propri voti. Sotto questo profilo crisi epocali come quella del Coronavirus potranno essere una grande occasione per migliorare. Non permettiamo che la generosità e l’eroismo del personale medico e sanitario diventi la foglia di fico per coprire le malefatte della mala politica sanitaria. Ma anche grandi occasioni si perdono (passata la festa gabbato lo santo) come abbiamo perso quella della crisi finanziaria del 2008 dalla quale siamo emersi con un sistema finanziario e bancario se possibile peggiore di prima”.

La copertina del libro
di Marco Vitale
 
E il 5 maggio 2020 scrivevo:
“Sanità. Articolo 32 della Costituzione al centro.
In tutti i miei interventi ho sempre espresso pensiero comprensione e solidarietà a chi si è trovato a guidare le battaglie contro la pandemia. Ma ho anche detto che non si potrà evitare, una volta passata la fase acuta della stessa, di indagare, con serietà, di esaminare approfonditamente la reazione della nostra sanità al Covid-19. Questo esame inizia da poche domande molto semplici: è vero che il nostro rapporto decessi/popolazione è il peggiore del mondo? Se è vero perché? È vero che il numero dei deceduti tra i sanitari è terribilmente alto e doloroso? Se sì perché? Queste domande e tante altre connesse non possono restare senza risposta. Ma deve essere una risposta onesta e competente per andare avanti, per migliorare il nostro sistema sanitario non per lanciare accuse di parte. E qui sta il difficile. È certo che l’olocausto che abbiamo visto in tante RSA porterà a un intervento pesante della magistratura. Ma la magistratura persegue le sue verità, i suoi obiettivi, che non sono necessariamente quelli di migliorare il sistema sanitario. Né l’indagine può far capo ai vertici delle responsabilità regionali che sono parte in causa. Come disse Einstein: le persone che hanno causato i problemi non sono le stesse utili per rimuoverli. Eppure, una seria approfondita indagine sullo stato della sanità, soprattutto in Lombardia, e su cosa vada cambiato è indispensabile ed è augurabile che venga costituita una Commissione di indagine onesta, competente, con competenze sanitarie ma anche economico-organizzative, magari presieduta da uno studioso tedesco o svizzero, incaricata dal presidente della Repubblica o da altra carica istituzionale che, in sei mesi, proponga al Parlamento ed al Paese un quadro onesto e competente dell’intera vicenda, e delle ragioni che hanno portato ad una situazione così grave, soprattutto in Lombardia e Piemonte. Una cosa nuova e positiva si è verificata nel mondo della sanità. Per la prima volta gli ordini professionali si sono mobilitati sollevando problemi molto seri e dichiarando la loro volontà di impegnarsi sul tema. Che questo slancio non vada perduto. Che questi raggruppamenti restino mobilitati. Che si uniscano in un processo federalista. Che l’inevitabile riforma li veda protagonisti. Che negli ospedali si ristabilisca la libertà di pensiero e di parola. Che la centralità dell’art. 32 della Costituzione e della SSN venga restaurata”.

 
Con preoccupazione vedo che l’attenzione e tensione dei singoli medici e degli ordini medici professionali si vanno attenuando. Ma niente di importante (che si chiami sanità o scuola o giustizia) può essere impostato all’efficacia ed alla vera efficienza ed al rispetto della Costituzione senza il coinvolgimento e l’impegno diretto dei protagonisti (cioè dei medici e personale sanitario, dei professori, dei maestri, dei giudici).
Bisogna ricostruire e per fare questo ci vogliono capomastri e muratori che sanno quello che fanno e perché. Solo i politici hanno l’arroganza di gestire un Paese del quale ormai non capiscono più niente dall’alto di un’incultura di fondo che impedisce loro di capirlo, qualunque cosa succeda. Purtroppo, questo virus colpisce subito anche le persone normali, quando decidono di dedicarsi a un incarico politico, come la sconvolgente prima uscita del neo- assessore* alla Sanità della Lombardia sulla distribuzione dei vaccini collegata al PIL dimostra. Un’uscita che lascia senza fiato, per tutto quello che sottintende, che fa cascare le braccia, come ha giustamente commentato il Sindaco Sala, contraria alla civiltà come ha detto il ministro Francesco Boccia, contraria all’articolo 32 della Costituzione e alla legge 833/78 istitutiva del SSN come ha detto il presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, a un passo dalla barbarie come ha detto il presidente della Regione Campania.
Speravo che fosse una forzatura giornalistica ma, purtroppo, la rettifica dell’assessore l’ha confermata.


La copertina del libro
di Vittorio Agnoletto

Nota
*Si tratta del nuovo assessore regionale Letizia Moratti.

CELEBRARE LIVORNO
di Felice Besostri


 
Se cent’anni vi sembrano pochi.
Sono troppi se ci si ferma a celebrare Livorno.
 
Siamo, idealmente, nel gennaio del 1891, abbiamo appena un anno davanti a noi prima di fondare un partito dei lavoratori italiani, nella città che offra le migliori condizioni logistiche per un’ampia partecipazione di lavoratori e delle loro associazioni, particolarmente presenti e organizzate nell’Italia settentrionale in varie forme, società di mutuo soccorso, casse di resistenza, leghe, camere del lavoro, circoli operai. Siamo in ritardo. In Germania è stato fondato nel 1863, in Austria è attivo dal 1874, persino la Spagna è più avanti di noi avendo fondato il suo nel 1879, mentre in Gran Bretagna nel 1881 si costituiva una prima formazione d’ispirazione socialista con la partecipazione di Eleanor Marx. Soltanto la Francia è più indietro dell’Italia, benché nel 1889, centenario della Rivoluzione francese con la presa della Bastiglia, proprio a Parigi, sede di un’Esposizione Universale, si fosse riunita per la sua fondazione l’Internazionale Socialista, che radunò nel suo seno tutte le diverse sensibilità socialiste, da quelle socialdemocratiche a quelle comuniste fino allo scoppio della Prima guerra mondiale.



Nella situazione attuale della sinistra, scomparsa come forza politica influente in Italia, e in grave difficoltà in Europa, ma vince in Nuova Zelanda e in Bolivia, per invertire la tendenza dovremmo dedicare più tempo, energie fisiche ed intellettuali, nonché le limitate risorse materiali di cui disponiamo al 130° anniversario della fondazione, nel 1892, del primo partito dei lavoratori italiani, piuttosto che al centenario del Congresso di Livorno, inteso sia come data di fondazione del partito comunista in Italia, che come scissione del socialismo italiano al suo XVII Congresso. La situazione obiettiva non è paragonabile a quella degli anni Venti del XX secolo, allora il Partito, ancora unico della sinistra, era il Partito di maggioranza relativa. Ora siamo come alla fine del XIX senza un partito della sinistra, con quello che è rimasto non di può rifondare/ricostruire nulla, per non ripetere, bisogna come nel 1892 cominciare da capo.



La fondazione del partito dei lavoratori a Genova, per profittare delle agevolazioni ferroviarie per le celebrazioni della scoperta delle Americhe del 1492, era stata preceduta da una separazione, quella dei socialisti dagli anarchici, non una scissione, in senso tecnico, perché non si era formata un’organizzazione unica, perché sarebbe stato impossibile formarla per ragioni politiche e ideologiche delle sue componenti. Nel giro di pochi anni il partito dei lavoratori si sarebbe definito socialista, come nel resto d’Europa ad eccezione della Scandinavia e della Gran Bretagna, con varie combinazioni di aggettivi, che prescindevano dall’adesione o meno al marxismo, compreso il Partito Operaio Socialdemocratico Russo fondato a Minsk nel 1898, che comprendeva sia i bolscevichi, comunisti e rivoluzionari, che i menscevichi, socialisti democratici. Le vicende di quel partito strettamente legate alla Rivoluzione russa, un fatto epocale, sono in parte all’origine dell’evento  per Left del 8 gennaio 2021 Livorno 1921, come “c’è scissione e scissione, non tutto è dannazione”, perché ridurla al fatto dell’autoemarginazione dei comunisti per fondare il PCd’I, esito non voluto se non da Amedeo Bordiga il leader della frazione d‘allora, in contrapposizione all’espulsione dei riformisti, chiesta nelle 21 condizioni dell’Internazionale Comunista, significa rimanere prigionieri del passato. Stabilire oggi politicamente, se avesse ragione Amedeo Bordiga, tra l’altro eliminato dalla storia ufficiale del PCI, come Lev Trotskij non compare in nessuna foto del PCUS, o Filippo Turati, ci renderebbe prigionieri, für ewig, del passato, porteremmo mattoni in più alla costruzione del muro, che ha diviso socialisti e comunisti, le principali componenti, anche se non esclusive, ideali e storiche della sinistra italiana, europea e mondiale. Erano due minoranze, che, anche sommate (58.783 i comunisti e 14.695 la mozione riformista), erano molto lontane da 98.628 voti dei massimalisti di Giacinto Menotti Serrati. Il confronto tra di loro, chiunque avesse vinto, non avrebbe evitato la sconfitta ad opera dei fascisti e dei loro alleati e/o complici, altrettanto determinanti degli squadristi. La verifica la si avrebbe avuta da lì a poco con le elezioni del 15 maggio 1921 il Partito Socialista Italiano era ancora il primo partito italiano con 1 631 435 voti e il 24,7% e 123 seggi, ma rispetto al 1919 -33 seggi e -7,6%, una perdita non compensata dal risultato del Partito Comunista con il 4,41% e 15 deputati.



Che la situazione stesse precipitando e che l’oggettiva situazione rivoluzionaria, preconizzata de Bordiga ma anche del Terracini nel suo discorso di Livorno fosse tramontata, fosse mai esistita se non come pio desiderio di “fare come in Russia” di convinti militanti senza base di massa, si manifestò nel giro di poco più di un anno: marcia su Roma del 28 ottobre 1922, incarico di Presidente del Consiglio del 30 ottobre a Benito Mussolini. Seguirono le elezioni del 6 aprile 1924 con violenze squadriste e brogli e con la legge Acerbo caratterizzata da un premio dei 2/3 dei seggi a chi avesse superato il 25% dei voti validi e l’assassinio di Giacomo Matteotti del 10  giugno 1924. Il 9 novembre 1926 la Camera dei deputati deliberò la decadenza dei 123 deputati aventiniani, nei quali la sinistra era rappresentata da 24 Socialisti unitari e 22 socialisti italiani e nel complesso del Parlamento del 1924 anche da 19 comunisti per un totale del 14,67%: una percentuale paragonabile al 16,57% dei DS alle elezioni dei 2001, dopo la fondazione del PD con la scomparsa dell’ultima formazione erede nella sua stragrande maggioranza del PCI, non sono più possibili paragoni. La sinistra non esiste più, c’è un centro-sinistra con partito egemone il PD, aderente tardivo, grazie a Renzi, al PSE, ma non più ad un’Internazionale Socialista, nel frattempo smobilitata e una sinistra fuori dal PD e in Parlamento temporaneamente raccolta in Liberi e Uguali alleata con PD nel Governo Conte bis e fuori dal Parlamento quel che resta di Rifondazione Comunista e, forse Potere al Popolo, un abbozzo di progetto verde-rosso e un Comitato per l’Unità Socialista, che ha aderito al Manifesto promosso dall’ANPI.



Tutte queste forze nel nostro Paese non hanno un consenso superiore, sulla base delle elezioni col Rosatellum del 2018 e quelle regionali del 2019- 2020, a quello del solo PSU nelle elezioni del 1924, cioè, ad essere ottimisti, il 5,90%. Da quello che ho letto e visto o so si sta preparando per il centenario di Livorno, sono giunto alla brutale, ma spero provvisoria conclusione, che sarà un’occasione politicamente perduta, sul piano storico non mi pronuncio e neppure mi interessa la nostalgia di come eravamo. Livorno non ha nulla da insegnare, né sulla consapevolezza di chi siamo oggi come sinistra, ma soprattutto su cosa dovremmo pensare e fare per influire sugli eventi e acquistare consensi, formando cittadini partecipanti consapevoli.
Questo è il compito principale di forze preoccupate per la crescita delle diseguaglianze dovunque, anche nei paesi cosiddetti “sviluppati” e che non assicurano in troppe aree del mondo, dove vive la maggioranza della sua popolazione, il soddisfacimento dei bisogni primari alimentari, sanitari e educativi, per la sopravvivenza del pianeta, per la crescita esponenziale del potere di centri decisionali sottratti ad ogni forma di controllo pubblico politico democratico e a un prelievo fiscale equo e progressivo, ma che controllano la comunicazione sociale e influenzando i comportamenti individuali e collettivi, in altre semplici parole, che vogliono un mondo diverso e migliore. 

È TORNATA

di Vincenzo Rizzuto



La lady di legno...
 

Ma il Covid diffonde anche la pazzia?

 

Si rimane allibiti quando si legge che il nuovo assessore alla sanità della Lombardia, Letizia Moratti, porta avanti l’idea secondo cui la profilassi del vaccino anti-Covid debba essere somministrata con precedenza alle regioni più ricche! È un pensiero, questo, degno di una intelligenza davvero superiore, volpina che, di fronte alla malattia e alla morte, sa con lucidità di acciaio chi salvare e chi no in base al vecchio concetto di produttività e di ricchezza: infatti, per chi è povero e non produce nulla, credo proprio che non valga la pena di sprecare risorse e tanto meno vaccini, specie poi quando essi sono contati; è meglio vaccinare prima chi è ricco e importante nella vita di ogni giorno, perché è sulle sue spalle che poggia tutta l’impalcatura della società: se muore un povero, che dorme sotto i ponti o, addirittura, nella neve dei campi profughi, non succede nulla di preoccupante, ma se muore un benestante, un capitano dell’industria o un magnate della grassa borghesia delle regioni più ricche, allora è un problema perché viene meno una parte dell’umanità che conta, senza la quale il mondo intero rischia di scomparire, di restare senza alcuna protezione!

Lo spirito imprenditoriale della Moratti, è risaputo, non può essere certamente sprecato per organizzare una sanità democratica, uguale per tutti, socialista per così dire, sarebbe un’eresia che la ‘destra liberale’ non può permettersi; in periodi di vacche magre che si salvino i migliori, i più utili, i più produttivi appunto. E la Moratti, attiva, colta e dinamica com’è, ha fatto bene a sostituire il Gallera nell’assessorato, visto che questi era ormai ‘stanco’, come ha dichiarato egli stesso, e non riusciva nemmeno a far rientrare i medici in ferie per mandare avanti in Lombardia la vaccinazione: era un pericolo per i più ricchi che stanno tanto a cuore invece alla sua sostituta.

Sono tempi, questi nostri, in cui non solo i Gallera si stancano, ma anche alcuni parroci, come quello di Paola, che nell’omelia si è detto stanco e seccato del fatto che un Di Maio qualsiasi, senza laurea e ‘povero che campava vendendo noccioline davanti al campo sportivo’, si permette di essere il titolare della Farnesina rovinando così l’Italia intera. Costui, ci chiediamo stupiti, dimentico dell’assunto evangelico secondo cui ‘beati sono i poveri perché loro è il regno dei cieli’, quale Cristianesimo predica, quale visione etica ha del mondo? E a questo punto pensiamo che forse è la follia (non quella salvifica di Erasmo) che dilaga ovunque, forse indotta proprio dal Coronavirus! E ci si augura che si salvi da essa almeno quel poco si sinistra e di sociale che ancora resiste da noi.

 


ELIMINARE LE ARMI NUCLEARI



Lettera aperta a Conte
 
Egr. Presidente Prof. Giuseppe Conte,
Il prossimo 22 gennaio 202- 75 anni dopo Hiroshima - entra in vigore il nuovo trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPAN). 
Nel 2017 con il voto favorevole in sede ONU di 121 Stati e la ratifica da parte di 51 Stati, finalmente la maggioranza degli Stati ha deciso di attuare l'obbligo internazionale, ex art.6 del trattato di non-proliferazione del 1968 “di perseguire in buona fede e concludere negoziati che conducano ad un disarmo nucleare globale e sotto un rigido ed effettivo controllo internazionale" (vedi anche: Il dispositivo lett. F del Advisori opinion del 8.7.1996 Corte Internazionale). 
Gli Stati nucleari e loro alleati incluso l’Italia si sono rifiutati illegittimamente di partecipare alle trattative e di aderire a questo nuovo trattato che proibisce la minaccia e l'uso, il possesso, la produzione e la vendita delle armi nucleari ed hanno, in data 4 dicembre 2019, dichiarato da Londra: La “NATO will remain a nuclear alliance”. Nell'ottobre 2020 le truppe italiane hanno partecipato all'esercitazione steadfast noon 2020 per perfezionare le prove di una guerra nucleare contro la Russia distruggendo virtualmente i centri urbani ed industriali nella profondità territoriale della Asia centrale. Purtroppo non mancano altri segni da parte degli Stati nucleari e dei loro alleati di voler utilizzare queste armi, che traggono il loro vantaggio supremo solo dal fatto della loro inutilizzabilità cioè dalla abnormità della loro potenza distruttiva. In questo contesto gli scriventi ritengono opportuno far rilevare che la programmazione congiunta dell'uso delle armi nucleari in Italia da parte della NATO, tramite la decisione dal presidente americano oltre ad essere contraria all'articolo 10 e 11 della ns. Costituzione e al trattato di Non proliferazione, espone la popolazione italiana a severi pericoli specialmente in situazioni di instabilità politica e sociale come quelle a cui abbiamo assistito in questi giorni. 
Di fronte alla crescente minaccia che queste armi di distruzione di massa vengano utilizzate appare doveroso che l'Italia adempia al suo obbligo internazionale di aderire al nuovo TPAN e/o di rinunciare al loro uso e di liberare il territorio italiano da queste armi che infrangono le norme umanitarie del ius in bello. 
Il Suo governo e Lei personalmente siete quindi chiamati al compito storico di contribuire alla definitiva eliminazione di un pericolo per l'esistenza stessa della razza umana e di ogni altra forma di vita nel nostro pianeta ed autorizzare con urgenza la ratifica in Italia del nuovo TPAN (Vedi bozza della mozione del 29 maggio 2019 della senatrice Loredana De Petris). 
Cordiali saluti,
avv. Dr. Joachim Lau 



INTERNATIONAL ASSOCIATION OF LAWYERS AGAINST
NUCLEAR ARMS Sez.italiana
NGO in consultative status (Category 1l) with the Economic and 
Social Council of the United Nations. Member of the
Coordinating Committee of the Hague Appeal for Peace 1999
 
https://www.ialana.info/
Sezione Italia della IALANA c/o studio legale Lau.
Via delle Farine 2, 50122 Firenze
Tel. 055.2398546 Mail: jalana.it@libero.it

 

 

 

IL BRESCIANO CONTRO LA GUERRA


 


Al Prefetto di Brescia
Al Presidente della Provincia di Brescia
Al Sindaco del Comune di Brescia
Al Sindaco del Comune di Ghedi
Al Sindaco di Castenedolo
Al Sindaco di Borgosatollo
Al Sindaco di Montirone
Al Sindaco di Bagnolo Mella
Al Sindaco di Leno
Al Sindaco di Isorella
Al Sindaco di Manerbio
Al Sindaco di Montichiari
Al Sindaco di Calvisano


Egregio Prefetto / Presidente/ Sindaco,


Brescia. Come certamente saprà, fra qualche giorno e precisamente il 22 gennaio 2021 entrerà in vigore il Trattato internazionale per la proibizione delle armi nucleari (TPAN), che è stato adottato in sede ONU nel 2017 con 122 voti favorevoli e ha ottenuto nello scorso ottobre la ratifica da parte del cinquantesimo Stato, necessaria per il suo perfezionamento. Anche se l’Italia non ha partecipato a nessuna di queste fasi il trattato diviene moralmente vincolante per tutti gli Stati membri dell’ONU.

 

                                                                  

Questo rende ancora più grave la nostra assenza nel procedimento di formazione del Trattato stesso visto che appare perfettamente coerente con l’articolo 11 della nostra Costituzione: ‘L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali’. 
Sul territorio bresciano, precisamente nella base militare di Ghedi, sono dislocate una ventina di bombe nucleari americane denominate B61 che a breve verranno sostituite con le nuove B61/12.
Con le nostre sotto elencate adesioni alla lettera in allegato di IALANA Italia (Associazione internazionale di avvocati contro le armi nucleari) al Presidente del Consiglio Conte, che invita le autorità preposte a firmare e ratificare il Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPAN), il mondo del pacifismo bresciano si mobilita per dare forza a questa autentica svolta per il consorzio umano:  il disarmo nucleare universale come diritto dell’umanità intera a vivere in pace senza la paura della catastrofe nucleare nel rispetto della nostra madre terra.
Ci rivolgiamo pertanto a Lei, e a tutte le rappresentanze istituzionali che ci leggono in copia, invitandoLa a proporre nei vari organismi una mozione che solleciti la ratifica urgente del Trattato da parte del nostro Governo, quale primo passo per la denuclearizzazione del nostro Paese.
Certi della Sua attenzione rimaniamo in attesa di cortese riscontro e porgiamo i nostri saluti.
 
DONNE e UOMINI CONTRO LA GUERRA
Luigino Beltrami - luigino.beltrami@gmail.com  
Beppe Corioni - beppe.corioni@gmail.com   
CENTRO SOCIALE 28 MAGGIO
POTERE AL POPOLO!
ANPI PROVINCIALE BRESCIA
RIFONDAZIONE COMUNISTA PROVINCIALE
PROVINCIA BENE COMUNE
INSIEME A SINISTRA, MOVIMENTO
ALTERNATIVO PER GHEDI
REZZATO BENE COMUNE
PCI BRESCIA
ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALIA-PALESTINA
MEDICINA DEMOCRATICA BRESCIA
SINDACATO USB BRESCIA
COLLETTIVO LINEA ROSSA BASSA BRESCIANA
CIRCOLO LAVORATORI DI ISEO (ARCI)
CIRCOLO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DI GHEDI
COMITATO SPONTANEO CONTRO LE NOCIVITÀ
6000 SARDINE BRESCIA
6000 SARDINE LAGO DI GARDA E SALÒ
MOVIMENTO 48
GRUPPO PACE SOLIDARIETÀ VILLA CARCINA
VILLA CARCINA BENE COMUNE
COMITATO ANTIMAFIA DI BRESCIA
“PEPPINO IMPASTATO”
ASSOCIAZIONE ZASTAVA BRESCIA PER LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE ONLUS
COORDINAMENTO NO TRIV LOMBARDIA
SINISTRA ITALIANA - FEDERAZIONE DI BRESCIA
AREA DELLA CGIL - RICONQUISTIAMO TUTTO - BRESCIA
ARCI - CIRCOLO VITTORIO ZAMBARDA SALO’
SINISTRA ANTICAPITALISTA BRESCIA
SINDACATO COBAS BRESCIA
LIBERTÀ E GIUSTIZIA
PARTITO DEI CARC SEZIONE DI BRESCIA
COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA
COSTITUZIONALE DI BRESCIA
ASSOCIAZIONE INTERCULTURALE
IL CERCHIO DELLE DONNE ROVATO
TAVOLO DELLA PACE FRANCIACORTA MONTE ORFANO
SINDACATO FLAICA - UNITI CUB BRESCIA
PROGETTO ECOSEBINO
COMITATO PROVINCIALE RIFIUTI ZERO BRESCIA
ASSOCIAZIONE CULTURALE ISLAMICA
“MUHAMMADIAH”
COLLETTIVO GARDESANO AUTONOMO
TAVOLO PROVINCIALE BASTA VELENI
RESTIAMO UMANI BRESCIA
CIRCOLO LEGAMBIENTE FRANCIACORTA
L’ITALIA CHE RESISTE VALLE CAMONICA
ASSOCIAZIONE CULTURALE DEI SENEGALESI
DELLA FRANCIACORTA
COORDINAMENTO DELLE SOCIE E DEI SOCI
DI BANCA ETICA BRESCIA
ASSOCIAZIONE ITALIA NICARAGUA
ASSOCIAZIONE SPORTIVA KAMUNIA PARANOIKA
ANPI VALLECAMONICA
COLLETTIVO UNO
BRESCIA UNITA LAVORATRICI
E LAVORATORI DELLO SPETTACOLO
FRIDAYS FOR FUTURE BRESCIA 

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