GUARDI NISCEMI, E PENSI
A FIRENZE
Associazione di volontariato Idra
Rimpalli di responsabilità fra
autorità pubbliche: dovesse ricapitare un ’66, o un ’92, a chi toccherebbe
risponderne?
L’ultima esondazione dell’Arno risale
a 60 anni fa. Rovinosa. Tutto il mondo corse in aiuto. La più recente
esondazione dei corsi d’acqua minori (i più pericolosi, ultimamente: i torrenti
Terzolle e Mugnone), risale a 34 anni fa. Tanti danni in più di un quartiere. Molte
zone di Firenze sono ancora oggi a rischio idraulico, come attestano le carte
dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale. In alcuni
punti incombe una pericolosità classificata come ‘alta’. Per esempio, là dove
il Mugnone incontra il fascio di binari che escono ed entrano nella stazione di
Santa Maria Novella. Ebbene, proprio in quel punto si sta scavando da più di
tre lustri una fossa profonda 25 metri, lunga 450, larga 50, che dovrebbe
ospitare la nuova stazione ferroviaria sotterranea ad Alta Velocità. Che la
pericolosità è ‘alta’ non lo dicono solo le carte dell’Autorità di bacino. Lo
ribadiscono quelle della Protezione civile del Comune. Ma il progetto è stato
approvato senza valutazione di impatto ambientale, e nessuna istituzione
pubblica ha alzato un dito per esigerla. Il Ministero dell’Ambiente ha
addirittura stabilito che poteva bastare la VIA fatta per un’altra stazione
(fra Viale Redi e Viale Strozzi), mai realizzata, lontana parecchie centinaia
di metri e progettata in un’area classificata a pericolosità idraulica ‘bassa’!
Intanto quel Mugnone non ha smesso di inviare segnali di allarme. Due volte l’anno
scorso, a gennaio e a marzo, nel quartiere delle Cure, la piena ha lambito l’impalcato
del ponte su cui correvano inconsapevoli le Freccerosse e gli Italo.
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| Dissesto idrogeologico in Calabria |
Stiamo stuzzicando anche l’intero sottosuolo della città in cui “dalla fine del XII secolo al 1966 si sono susseguite sicuramente ben 42 piene e inondazioni”, come ci informa il prof. Leonardo Rombai, docente emerito di Geografia storica all’Università di Firenze. Si stanno scavando da est a ovest 12.666 metri di tunnel fra Campo di Marte e Castello, perpendicolarmente alle linee di flusso della falda acquifera. Tutto sotto controllo? Chissà… certo è che il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco denuncia: nel progetto esecutivo degli scavi non c’è traccia del piano di emergenza prescritto dal DM 28/10/2005 “Sicurezza nelle gallerie ferroviarie”!
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| Niscemi |
Se poi vai a guardare a Castello, dove per la TAV è stata anticipata una galleria artificiale in superficie in attesa dei tunnel da Campo di Marte, scopri che gronda da un pezzo acqua mista a colibacilli fecali (parola dell’ARPAT). E a quel progetto non è stato accordato dalla commissione competente neppure il collaudo tecnico-amministrativo.
Se poi vai a verificare che dove vanno le terre di scavo, scopri che finiscono in impianti di gestione rifiuti (né è dato sapere dove e quali), con ipotizzabili elevati incrementi di costi, dopo che da decenni la comunicazione ufficiale racconta la favola di un progetto di riambientalizzazione e valorizzazione paesaggistica della ex miniera di Santa Barbara nel Comune di Cavriglia: al 15 maggio 2025 ammontavano già a circa 105.000 tonnellate.
Infine, se vai a cercare che fine ha fatto l’organo di vigilanza su tutte queste simpatiche avventure progettuali, scopri che l’Osservatorio Ambientale istituito dal Ministero dell’Ambiente è scaduto tredici mesi fa, e non è mai stato rinnovato. Di queste circostanze sono mai state informate le Autorità pubbliche con la maiuscola, locali e centrali? La risposta è: sì, ufficialmente e ripetutamente! Vi ha provveduto la cittadinanza attiva, sentitasi in dovere di segnalare omissioni, inadempienze o violazioni di norme. Ma non si è ricevuta notizia di ravvedimenti, né verbali né operosi. La cantierizzazione più tormentata, costosa e impattante calata senza dibattito pubblico sulla città di Firenze procede temerariamente in queste condizioni. Rebus sic stantibus in riva d’Arno, la vicenda di Niscemi, coi rimpalli di responsabilità cui assistiamo a sciagura consumata, assume un rinnovato valore di monito da non trascurare. Vorranno le Autorità competenti rispondere almeno adesso, da Firenze e da Roma, prima che danni gravi e irreversibili alla città d’arte e cultura cara al mondo possano avere malauguratamente a concretizzarsi?
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| Crolli in Sardegna |
L’Associazione di volontariato Idra, parte civile e ad adiuvandum nei procedimenti giudiziari che hanno acclarato i danni TAV all’ambiente e all’erario in Mugello e a Monte Morello, dove amministratori pubblici regionali e centrali hanno approvato i progetti, come recita la sentenza della Corte dei Conti della Toscana, “agendo con censurabile superficialità, insolita pervicacia ed in violazione ad elementari norme di diligenza, pur avendo un’adeguata conoscenza dell’opera e delle conseguenze che avrebbe causato alle risorse idriche, in virtù della consistente mole di informazioni pervenute nella fase istruttoria e volutamente trascurate o non adeguatamente veicolate”, trasmette oggi i contenuti di questa nota alle seguenti Autorità, perché siano considerate e valutate col dovuto rigore le responsabilità singole e/o collegiali, nel rispetto del dettato dell’art. 54 della Costituzione:
Sindaco del Comune di Firenze
Sindaco della Città Metropolitana di Firenze
Presidente della Giunta della Regione Toscana
Prefetto di Firenze
Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale
Autorità Nazionale Anticorruzione
Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
Ministro dell’Interno
Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
e, per la prima volta, affinché possa auspicabilmente attivarsi per la sua propria competenza, Ministro per la Protezione civile.
“Restiamo in confidente attesa di un Vostro riscontro”, scrive Idra ai destinatari del messaggio, “che auspichiamo si configuri come risultante dell’attivazione delle necessarie sinergie istituzionali, tenuto conto delle frequenti intersezioni di ambiti di competenza e responsabilità che derivano dall’attuazione delle opere pubbliche”.


























