UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 28 aprile 2026

A PROPOSITO DEL CORTEO DEL 25 APRILE A MILANO
di Rosella Simone


 


Ci sono giunti diversi scritti sul 25 Aprile di Milano, soprattutto da fuori. Abbiamo scelto di pubblicare le note del musicista Aldo Bernardi e del poeta e critico letterario Adam Vaccaro. Per il resto, questo scritto di Rosella Simone  basta e avanza, e soprattutto smentisce tutte le falsità che se ne sono scritte. I cartelli della Brigata ebraica hanno sfilato liberamente e sono stati applauditi. I provocatori che inneggiavano ai massacratori criminali (Trump, Netanyhau, Reza Pahlavi), erano quattro gatti e non si è permesso loro di sporcare il corteo.



Io c’ero e invece di fermarmi al punto di raduno mi sono portata in testa risalendo il flusso, ma arrivata all’incrocio di corso di Porta Venezia e via Senato la strada è bloccata da un cordone di polizia, non propriamente attrezzato da guerriglia tipo Genova 2001, ma, comunque, con scudo antisommossa e bastone. Mi fermo perché la cosa è molto curiosa: in più di sessant’anni di onorata partecipazione a cortei vari è una cosa che non avevo mai visto, ed è: o molto stupita o creata ad arte, una sorta di teatro a beneficio della propaganda. Davanti ci sono pochi manifestanti dietro la moltitudine con i camion con la musica, i gruppi con i tamburi, centri sociali, ProPal, Ebrei ed ebree contro il fascismo, l’Anpi… e, proprio di fronte ai poliziotti, dietro di me, che ormai sto in mezzo a vedere come la faccenda va a finire, un gruppo che inalbera piccoli cartelli neri con scritti in bianco tutti i nomi dei campi di sterminio nazisti. 
A uno con la bandiera rossa chiedo: “Perché ci hanno fermato?”. “Hanno fatto entrare la brigata ebraica”, mi risponde. “Come, non sono questi qua dietro?”, commento sorpresa. “No, sono quelli lì davanti”. Guardo ed effettivamente davanti, oltre il cordone di polizia, c’è un gruppetto formato da Forza Italia, le bandiere dell’Iran dei tempi del tiranno Reza Pahlavi, una bandiera ucraina, bandiere israeliane, una bandiera statunitense, qualche cartello in onore di Netanyahu. Il solito baraccone, penso. C’è dal 2004, una invenzione dell’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi, immagino in combutta con Ariel Sharon, allora presidente in Israele. Coppia formidabile di inventori di provocazioni e di “burlesque”. 
Il fatto è che questo scherzetto poteva finire molto male. Il cordone di polizia aveva evidentemente l’ordine di tenere bloccato il corteo ma di far passare alla spicciolata i dimostranti. Sperando che intimoriti se ne andassero? Il fatto è che non se ne sono andati e, alla fine, il cordone di polizia era “circondato” davanti e dietro da dimostranti, e non era un bel vedere. Da un punto di vista dell’ordine pubblico era la cosa più stupida che potessero fare. È vero che nelle strade adiacenti, come ho potuto constatare in seguito, c’erano, al solito, parcheggiati parecchi altri blindati ma, questo resta il punto più opaco. Farli entrare prima del tempo, lasciarli bloccati per 90 minuti circondati su tutti i lati, poi estrarli non è gestione dell'ordine pubblico, è teatro. L’ipotesi più benevola è incompetenza. La meno benevola è che si volesse produrre esattamente quelle immagini: la polizia che “protegge gli ebrei” dai manifestanti di sinistra. Immagine che servirà probabilmente al governo ma distrugge l’immagine della polizia, costretti a raggrupparsi in quadrato e sperare di uscirne indenni. Cosa che è successa, fortuna loro e nostra, soprattutto per la intelligenza dei partecipanti al corteo che avevano chiaro, e lo hanno dimostrato senza necessità di esibizionismi, che sapevano con chiarezza la differenza tra antisionismo e antisemitismo, che non erano cascati nella sperata manipolazione semantica e neanche in quella diretta che avrebbe potuto finire male, bastavo un solo imbecille da parte dei passanti, dei partecipanti o della polizia. Non posso non ricordare l’agente ventinovenne a Torino al corteo per Askatasuna che, preso dal panico, se è lanciato in avanti da solo, evidentemente non aveva retto alla tensione ed era scattato nonostante gli ordini fossero ben diversi, e così facendo mettendo a rischio l’incolumità sua e di tutto un corteo. Entrambe azioni assolutamente vietate dalle tattiche di piazza, tanto che si potrebbe malevolmente pensare che il governo Meloni mandi senza troppi riguardi la polizia allo sbaraglio e a fare brutte figure. Il corteo era pacato, saggio, fiero e lieto di sé e, soprattutto, consapevole e infatti ha applaudito le “ebree e gli ebrei contro il fascismo”, fischiato la brigata ebraica che è vero che è esistita, tre mesi nel 1945 insieme agli inglesi che l’avevano inventata per creare quella bella confusione che ancora oggi porta devastazione e morte. La solita politica del caos che fa tanto comodo ai capi totalitari vecchi e nuovi. 

SULLE MANIFESTAZIONI DEL 25 APRILE
di Adam Vaccaro
 


Il caso del gruppo ebraico alla manifestazione del 25 aprile è un esempio di come la visione di parte può falsificare la realtà, quale ormai sistematicamente messo in atto dal governo sionista israeliano, che fa diventare antisemitismo ogni critica ai crimini del suo teocratico delirio di onnipotenza. Nel caso specifico della manifestazione c’è stata una dinamica di intromissione che ha suscitato da parte dei manifestanti una presa di posizione determinata da un ben preciso senso storico e politico. Da parte del gruppo ebraico c'è stato un tentativo di strumentalizzare la Resistenza italiana sventolando le bandiere dei governi israeliano e statunitense, completamente estranei allo spirito della manifestazione. L’unica bandiera da sventolare il 25 aprile è quella della Repubblica Italiana, frutto della Resistenza di una eroica e unitaria minoranza italiana costituente i partiti del CLN. Nella manifestazione c’erano per caso bandiere di questi partiti? O altre bandiere della II Guerra mondiale, come quelle inglese o russa (milioni di morti e apertura dei campi nazisti da parte dell’Armata Rossa, e non degli USA come falsifica Benigni ne ‘La vita è bella’)? Certo, la logica sarebbe la stessa anche per le presenti bandiere Palestinesi, che però non erano simboli di un governo esterno, ma della ferita aperta nel cuore dei manifestanti che connetteva memoria e presente, rifiutando la violenza bestiale israeliana col genocidio che nega la vita ai Palestinesi e fa sentire con sgomento la rinascita degli orrori nazisti, proprio in chi li avrebbe dovuti cancellare per sempre. Se sono quindi da condannare gli insulti di qualche ignorante squinternato al gruppo ebraico, non responsabile dei crimini del governo sionista, ciò non intacca il bisogno fraterno di liberazione, non ridotto a polverosa retorica istituzionale, ma testimonianza di sentimento attuale ancora vivo, come quello che animò la Resistenza Italiana e restituì dignità a tutto il popolo italiano.

  

NON IN MIO NOME!
di Aldo Bernardi
 

Ha ragione al 100 % il grande uomo ebreo, impavido, libero e morale Moni Ovadia, faccio mie le sue parole registrate in questo video 

https://www.facebook.com/lantidiplomatico/videos/i-sionisti-stanno-distruggendo-il-principio-sacrale-della-vita-umana-e-lo-stanno/694906059836685/

e ripeto come da almeno 20 anni dico, scrivo e sostengo e in particolare come urlo e denuncio negli ultimi due anni e mezzo, (per la precisione dall’8 ottobre 2023!). Sionisti del mondo e Stato Genocida d’Israele per mano soprattutto dell’attuale governo Netanyahu, che ricordo non è un uomo solo al comando, ma che ha almeno il 70/80% degli israeliani concordi con quello che ha fatto e fa e dunque tutti complici del genocidio dei Palestinesi che perdura da almeno 80 anni e che si è, guarda a caso, esacerbato dal 7 ottobre 2023!!…Smettetela subito, perché tutto quello che avete fatto, che state facendo e che farete non è in mio nome!   

lunedì 27 aprile 2026

UN 25 APRILE INDOMITO


 
Foto inviata da Angelo Gandolfi
da Longare (Vicenza)

Tra i tanti messaggi giunti a “Odissea” a seguito del mio editoriale di ieri domenica 26 aprile sulla grande manifestazione a Milano in ricordo della liberazione dal nazifascismo dal titolo “Milano indomita”, ne abbiamo scelti alcuni che qui riproduciamo. Tante anche i video e le foto dei cortei svoltesi in città e paesi italiani. Ringraziamo affettuosamente tutti coloro che hanno condiviso lo scritto con i loro contatti e rilanciandolo sui Social. [A. G.]
 
https://libertariam.blogspot.com/2026/04/milano-indomita-di-angelo-gaccione-non.html
 
È bellissimo questo tuo giovanile entusiasmo colmo di speranza e fiducia nelle nuove generazioni! Infatti è ora di dire basta a chi cerca di denigrare tutto come se anche da noi non ci fossero giovani con ideali e pronti a combattere se necessario come i giovani turchi di cui ti inviato il video pochi giorni fa” (Gianna Caliari, Milano)
 
Angelo, un’epifania! Il tuo scritto e le foto hanno toccato corde profonde. Grazie. La testimonianza è una forma alta del vivere civile”. (Tata Marchi, Cosenza)

Voglio morire in una Italia libera dai fascisti” (Laura Margherita Volante, Ancona)

 


Grande Milano, dei miei amici mi hanno detto che mai come quest’anno un’enorme partecipazione davvero sentita” (Maria Antonietta Montella, Lucca)
 
Grazie Angelo. Continuiamo a costruire, nel nostro piccolo, pace e democrazia” (Silvia Bianchi Barbanti, Sesto San Giovanni)
 
Sono pienamente d’accordo con te… sulle nobili motivazioni della Festa e della manifestazione… e sulla scorretta informazione che ha sottolineato soltanto quello che premeva a chi indirizza la comunicazione soprattutto per quel che riguarda la Brigata ebraica” (Vincenzo Guarracino, Como)



Condivido certamente. E grazie per le parole chiare!” (Valeria Raimondi, Brescia)
 
Wow!!!! Bellissimo!!!!” (Rita Morandi, Milano)
 
Molto incisivo” (Mariacristina Pianta, Milano)
 
Anch’io ieri ho partecipato all’enorme corteo piacentino del 25 Aprile… (Franco Toscani, Piacenza)


Foto inviata da Filippo Senatore
 
Bellissime foto e articolo” (Ivana Coscia, Milano)
 
C’eravamo anche noi, peccato non esserci visti, è stata davvero una cosa mai vista” (Assunta Fusaro, Milano)
 
Sangue del nostro sangue, nervi dei nostri nervi, come fu quello dei fratelli Cervi…” (Laura Cantelmo, Milano


Foto inviata da Tata Marchi
 
Che meraviglia Angelo!! Qui ad Acri c’è stata la manifestazione, anche molto partecipata, eravamo in tanti, anche giovani famiglie, anziani e giovani, anche se erano pochi. C’erano anche le majorette e la banda. Il sindaco non c’era, al suo posto il vicesindaco che ha fatto un breve discorso con scarso coinvolgimento emotivo. Questa è una festa importante per la nostra democrazia e un discorso dovrebbe infiammare i cuori. A mio parere. Buona domenica” (Teresa Straface, Acri)
 
Bravissimo e bravissimi” (Maria Spinelli, Verona)
 
Concordo su tutto”. (Adriana Scagliola, Milano)

Evviva la libertà che tiene le fiamme dei nostri cuori accese! (Rossella Pisoni, Cusano Milanino)

 

 

PER L’EX SANATORIO “BANTI” DI PRATOLINO   
di Associazione di volontariato Idra
 


 
Sabato 9 maggio esperienze a confronto a Villa Demidoff, col sostegno della Città Metropolitana di Firenze e del Comune di Vaglia
 
È già nei circoli, nelle scuole, nei negozi e nelle biblioteche, negli ambulatori e nelle farmacie, lungo la via Bolognese fra Firenze e il Mugello, questo invito a frugare nei cassetti e nei ricordi: foto, carte, lettere, storie che aiutino ad arricchire l’appuntamento in programma sabato 9 maggio al Parco Mediceo di Pratolino, nella Sala Rossa di Villa Demidoff, intitolato “Ex Sanatorio Guido Banti: un mosaico da ricomporre”. Scopo dell’appuntamento di maggio, ascoltare tutte le campane, unire tutti gli sforzi, perché un bene architettonico così radicato nella storia e nella memoria collettiva (un complesso sanitario d’avanguardia, tra i primi edifici italiani costruiti interamente in cemento armato, per una superficie complessiva di circa 12.000 mq ed una volumetria di circa 58.000 mc) e il suo splendido parco di conifere (con una superficie complessiva di circa 51.500 mq) possano essere restituiti al godimento della collettività. Sarà una giornata di riscoperta, di riflessione e di incontro, un’occasione di confronto civico e multidisciplinare, sostenuto dalla Città Metropolitana di Firenze e dal Comune di Vaglia, che sul suo territorio ospita il gigantesco edificio abbandonato che ha fatto la storia di Firenze, appollaiato col suo luminoso candore sulle colline di Pratolino accanto al Parco Territoriale di Monte Morello, Sito di Importanza Comunitaria, a una manciata di km dal capoluogo, ben servito dai mezzi pubblici. 



“L'abbondanza di balconi e finestre che si affacciano verso valle e le vetrate dell'ultimo piano, pensate per dar luce alle verande elioterapiche, testimoniano la volontà di utilizzare i benefici influssi della natura circostante a fini terapeutici”, recita la Relazione Storico-Artistica del prof. Antonio Paolucci allegata al decreto di tutela del 27 febbraio 2006. I due gioielli di Villa Demidoff e del Parco Mediceo, sede dell’incontro del 9 maggio, rappresentano peraltro un luogo doppiamente simbolico. Già appartenuti alla famiglia russa che al Banti donò nel 1935 le sorgenti e l’acquedotto mediceo di Monte Senario e di Bivigliano (qui nelle parole del prof. Luigi Zangheri), ricordano a tutti noi la lungimirante scelta della destinazione pubblica che l’Amministrazione Provinciale di Firenze seppe portare a compimento, con successo, poco meno di mezzo secolo fa. L’associazione di volontariato Idra, dunque, ci riprova, proponendo questa giornata trent’anni dopo il primo appello che l’infermiera professionale Gina Pratesi indirizzò da Pian di San Bartolo al ministro della Sanità Rosy Bindi (qui alcune delle foto trasmesse nella circostanza). 



L’appello si trasformò in petizione popolare, e col “Comitato per la difesa dell’uso pubblico e sanitario dell’ex Sanatorio Banti” Gina Pratesi, Alfea Federici, Giuseppe Nencini e Carlo Francini raccolsero oltre ottomila firme di consenso al recupero del monumento. Dopo sei lustri di mobilitazione con la cittadinanza, dopo l’ultimo incontro tenuto coi vertici amministrativi della ASL a maggio 2021, dopo che è andato a vuoto anche il quinto tentativo di alienare la prestigiosa architettura sanitaria, caratterizzata da “forme sobriamente geometriche tipiche dell’architettura razionalista” (recita ancora la Relazione Storico-Artistica del prof. Paolucci), Idra ci riprova. In tempi di crisi profonda del sistema sanitario, di gestione discutibile del territorio e dei suoi beni storici e architettonici, di allocazione non sempre assennata delle risorse pubbliche, un invito a ridefinire assieme – a partire dal caso emblematico del Banti – priorità, prospettive e sinergie.

CINEMA
Al Teatro Fenaroli di Lanciano.





domenica 26 aprile 2026

MILANO INDOMITA
di Angelo Gaccione
 



Non espugnerete mai Milano, non piegherete mai questa città!
 
M
ilano, la città medaglia d’oro della Resistenza è insorta anche questo 25 Aprile del 2026. È insorta pacificamente, gioiosamente, ma anche, come era necessario, fermamente. E così è stato. Ha celebrato la sua liberazione in maniera allegra, commovente, gentile. Una fiumana interminabile per ore ed ore ha attraversato la città prima di giungere in piazza del Duomo. Una fiumana fatta di una sterminata quantità di uomini e donne con i capelli bianchi come me, ma dallo spirito giovane e indomabile. Di uomini e donne più anziani di me, persino spinti da carrozzine, muniti di bastoni, leggermente claudicanti, ma fieri. Fieri di esserci, fieri della loro città, fieri della loro consapevolezza civile. 



Una fiumana di genitori e di bambini perché lo spirito di libertà, di antifascismo, di rifiuto della guerra, di partecipazione, deve essere educato presto se vogliamo impedire barbarie future. E soprattutto una fiumana di giovani e giovanissimi (ragazze e ragazzi) allegri, festosi, decisi, che ci hanno commosso, che ci hanno trasmesso vitalità, che hanno preso nelle loro mani il testimone dell’antifascismo e della difesa della vita per dirci che si opporranno ai guerrafondai, ai mercanti di armi e di morte, ai Governi e agli Stati genocidi, e che il nostro impegno intellettuale e civile che ha accompagnato le nostre vite, non è stato vano, come non è stato vano il sacrificio dei martiri della Resistenza che ha educato moralmente la mia di generazione. 



Possiamo andarcene da questo mondo reso infame da governanti criminali e da classi sociali disumane, se non pacificati, almeno con il conforto che non saremo traditi da queste generazioni così giovani e così consapevoli che a noi seguiranno. Che si batteranno per le idee della Resistenza come ci siamo battuti noi.

 


Questa grande prova civile di Milano ha spaventato i conformisti e gli indifferenti, come ha spaventato i gazzettieri divenuti la voce servile del padrone. Il corteo era così vasto e partecipato che alle 19,30 non aveva finito del tutto di entrare in Piazza del Duomo. I telegiornali, che ho controllato personalmente, su questa marea umana milanese ha sorvolato. Hanno avuto paura di mostrare i nostri corpi per impedire che in tutta Italia e all’estero vedessero, capissero.



Hanno cercato di cavarsela insistendo sulla ridicola scusa che un drappello di provocatori con in mano un paio di bandiere dello Stato genocida di Israele, fosse allontanato dal corteo. Hanno sfilato liberamente manifestanti che inalberavano cartelli neri con su scritto i nomi dei vari campi di sterminio e la folla li ha applauditi. Io e i miei amici eravamo lì ed abbiamo applaudito. Se non volevano essere considerati provocatori avevano un modo molto semplice per dimostralo. Portare un cartello con la scritta: “Il Governo di Israele ha le mani sporche di sangue e non ci rappresenta”. Così avrebbero fatto i sopravvissuti ebrei ai campi di sterminio, ne sono certo.














 

  

 

CRISI ENERGETICA E RESPONSABILITÀ    
di Romano Rinaldi
 


Ci risiamo! A distanza di quattro anni siamo di nuovo nel bel mezzo di una crisi energetica e riaffiorano alla mente le considerazioni che feci allora (1) e che occorre ora rivedere alla luce delle attuali condizioni.
Volendo ripartire da considerazioni generali, le risorse naturali, sia energetiche sia dei materiali, sono frutto delle scoperte e delle invenzioni di quella parte dell’umanità che potremmo definire “produttiva”. Le crisi energetiche e di scarsità dei materiali utili, sono viceversa di solito prodotte dalla stoltezza delle persone al comando che, invece di occuparsi delle normali relazioni commerciali e di scambio tra i popoli, come l’uomo usa fare dai più remoti tempi della sua esistenza su questo pianeta, intraprendono lotte e conflitti per accaparrarsi quelle risorse attraverso la forza, la prepotenza, l’usurpazione e la guerra. Le crisi sono dunque da imputare a quella parte dell’umanità che meno rappresenta il concetto di civiltà umana. Questa mia semplicissima e forse semplicistica deduzione scaturisce dai fatti recenti di cui dobbiamo occuparci ogni giorno, volenti o nolenti, perlopiù come spettatori dei notiziari ma purtroppo anche come soggetti destinati a pagarne le conseguenze con le bollette energetiche e il rifornimento di carburante. Per una buona ottantina d’anni, in Europa e in Italia, abbiamo vissuto nella relativa tranquillità della pressoché certa disponibilità della fornitura energetica, con piccoli scostamenti temporanei della copertura del fabbisogno, principalmente degli idrocarburi, di qualsiasi provenienza, e sulla lenta e progressiva introduzione di fonti alternative rinnovabili, per gli scopi della salvaguardia ambientale. Questa improvvisa e improvvida crisi, causata dalla scriteriata guerra (operazione Epic Fury) scatenata dall’Israele di Netanyahu e dagli USA di Trump contro l’Iran, a parte l’immediato impatto dovuto alla temporanea interruzione dei flussi marittimi (stretto di Hourmuz), sta mettendo a serio rischio la fornitura futura a seguito della distruzione di impianti di produzione in altri Paesi del Medio Oriente che richiederanno lunghi anni per essere rimessi in funzione.



Purtroppo l’Italia, in questi ultimi quattro anni ha fatto pochissimi sforzi per lo sfruttamento delle risorse energetiche naturali di cui il nostro territorio dispone ben più della media europea e per dotarsi di un sistema di produzione energetica più indipendente dagli idrocarburi che ci costringono a rivolgerci all’estero. Con buona pace della tanto sbandierata sovranità nazionale. Quest’ultimo aspetto racchiude un motivo di enorme colpevolezza da parte della classe dirigente ovvero i detentori del potere politico e quindi del potere di indirizzo delle scelte energetiche a medio e lungo termine. Evidentemente tutti, ad onor del vero anche prima di questo governo, si sono accontentati del sistema “from hand to mouth” (dalla mano alla bocca) che mi piace richiamare di tanto in tanto. Il fatto è che quella mano e quella bocca non sono da intendere come appartenenti alla collettività, bensì a coloro che detengono quel potere decisionale, non so se ho reso l’idea…
Volendo intraprendere un percorso più virtuoso, dovremmo innanzitutto considerare l’enorme potenziale energetico rappresentato da due fonti rinnovabili, non esauribili e non intermittenti di cui la natura è molto generosa nel nostro territorio. Si tratta della produzione idroelettrica e della geotermia, campi di produzione energetica in cui l’Italia vanta posizioni di assoluto primato sia storico, sia di effettiva disponibilità ma non sembra averne contezza. Come dicevo, sono argomenti che già trattai, per gli aspetti “tecnici” su queste pagine quattro anni fa (1), nell’occasione di un altro momento critico per il mercato dell’energia a cui il nostro Paese è particolarmente sensibile per avere i costi più elevati in Europa. Dopo quattro anni è più che mai opportuno tornare sull’argomento all’inizio di una nuova crisi energetica. Ma stavolta val la pena affrontare l’argomento dal punto di vista normativo e quindi più prettamente politico dato che i dettagli tecnici forniti nel mio scritto quattro anni fa, sono tutt’ora validi e formulati in modo semplice ma accurato per un pubblico generico; non occorre quindi ripetere nulla. Oggi è dunque opportuno cercare di capire cosa può aver determinato la mancanza di progettualità e di spinta al miglioramento della situazione da parte della classe politica dirigente della Nazione che tanto aveva promesso di fare, proprio in questo campo, a cominciare dallo sbandieratissimo “Piano Mattei”. Ecco, Enrico Mattei fu la prima e più illustre vittima del tentativo di affrancare l’Italia dalla dipendenza energetica dalle “7 sorelle”. Una storia che purtroppo non ha ancora avuto un epilogo di inconfutabile verità.



Pur senza voler infierire, per carità di Patria, è inoltre opportuno ricordare le roboanti dichiarazioni sull’azzeramento delle accise dei carburanti fatte in campagna elettorale, in uno famoso sketch della nostra attuale Presidente del Consiglio, alla pompa della benzina.
È chiaro che siamo di fronte a una totale delusione delle aspettative della popolazione, in questi quattro anni di governo, riguardo alle legittime aspirazioni per ottenere condizioni di mercato dell’energia almeno in linea con la media europea, senza le quali è impossibile dotare il Paese di una prospettiva economica che ci consenta di guardare al futuro con qualche po' di fiducia. Si tratta di costi dell’energia che ricadono su tutti, cittadini e imprese (industria, artigianato, servizi ecc., ecc.) e quindi con ricadute perversamente doppie in un Paese la cui economia è sostanzialmente retta dalle piccole e medie imprese a conduzione familiare.



Lo sfruttamento per la collettività del calore da fonti geotermali in Italia, testimoniato già oltre un millennio prima di Cristo, ha grande sviluppo a partire dall’epoca Romana, non è quindi una novità! Dal sito web dell’ENEL si ricava questa premessa: “L’ Italia ha un potenziale di energia geotermica stimato tra 500 milioni e 10 miliardi di tonnellate di petrolio equivalente, sufficiente a coprire il fabbisogno energetico nazionale. Vale a dire, tra i 5.800 e i 116mila terawattora (TWh) di energia, a fronte di un fabbisogno annuo di poco superiore ai 300 terawattora. Attualmente, l’energia geotermica contribuisce a circa 1,6-1,8% della produzione elettrica nazionale.
Dunque, a fronte di una pressoché illimitata disponibilità, si sfrutta meno del 2% di questa risorsa naturale. Perché? Questa domanda rimarrà purtroppo inevasa perché non di mia competenza tentare una qualsiasi risposta. Ciò non toglie che sia una domanda legittima che mette la classe dirigente di fronte alle sue responsabilità. Tocca a lorsignori dare quella risposta e darla in fretta ma soprattutto impegnarsi ad offrire soluzioni per il superamento di questa palese illogicità. Una riprova di questa colpevolezza sta anche nel costo stimato dello sfruttamento di questa risorsa (Tabella 1) che si attesta alla metà della media dei costi per la produzione da idrocarburi e persino dal nucleare e dall’idroelettrico.


Costi produzione energia elettrica
 
Passando a quest’ultima fonte energetica naturale anch’essa ben sfruttata in Italia da moltissimo tempo, la prima considerazione consiste nel fatto che l'Italia produce circa 30.000 GWh di energia idroelettrica all'anno, coprendo circa il 15% del fabbisogno elettrico nazionale e rappresentando la principale fonte rinnovabile storica del Paese, con almeno il 50% della produzione da fonti rinnovabili. Questi sono impianti storici ampiamente ammortizzati nel tempo e con costi di manutenzione bassissimi in confronto con centrali termiche.
Già quattro anni fa facevo questa semplice considerazione. Quale perverso meccanismo è in atto in Italia perché possa verificarsi che il prezzo dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (in totale oltre il 40%) venga di continuo adeguato al costo di produzione mediante combustibili fossili e quindi segua le bizze del mercato degli idrocarburi sul quale l’Italia non ha alcun controllo? Ecco dunque la seconda domanda da porre alla nostra classe dirigente. Ma forse è troppo occupata a formulare e riformulare decreti e decretini “sicurezza” ad elevato profilo anticostituzionale, o a perseguire anche peggiori tentativi (fortunatamente falliti, finora) di manomissione della nostra Carta Costituzionale, allo scopo di distrarre la popolazione dai veri problemi che affliggono l’economia della Nazione, impoveriscono la popolazione e perpetuano la sudditanza del Paese evidentemente retto da persone non all’altezza del compito al quale li ha chiamati il voto popolare.



(1) R. Rinaldi, ODISSEA 9 Gennaio, 2022.
https://libertariam.blogspot.com/2022/01/fabbisogno-energetico-e-sviluppo.html?m=1

L’URANIO ARRICCHITO DELL’IRAN   
di Alessandro Pascolini - Università di Padova



Una delle maggiori incognite relative alle capacità nucleari dell'Iran è la sorte delle sue riserve di esafluoruro di uranio arricchito al 60% nella componente fissile uranio-235 (U235). Gli ultimi dati certi risalgono alla relazione dell'Agenzia atomica di Vienna (IAEA) del 31 maggio 2025, che riferiva di una quantità di 604,4 kg di esafluoruro di uranio (UF6) arricchito al 60%, contenente 408,6 kg di uranio arricchito (U60%). Dopo i bombardamenti americani dei siti del programma nucleare iraniano a Natanz, Isfahan e Fordo della notte del 21 giugno 2025 (operazione Midnight Hammer) si sono succedute dichiarazioni contraddittorie da parte degli USA sulla distruzione o sopravvivenza delle scorte di uranio arricchito; la IAEA non ha potuto compiere ispezioni, ma il suo direttore generale Rafael Grossi ha indicato lo scorso 9 marzo che la metà della scorta si potrebbe trovare nei tunnel sotterranei del complesso nucleare di Isfahan. Il governo iraniano preferisce mantenere la massima ambiguità in proposito.
L'eliminazione di tale materiale compariva fra le motivazioni della guerra scatenata da Israele e USA lo scorso 28 febbraio (Operation Epic Fury); Trump nel suo messaggio del primo aprile scorso ha più volte richiamato il problema nucleare iraniano e, il 30 marzo, il segretario di stato Marco Rubio indicava come obiettivo primario dell'operazione americana che il regime iraniano non possa mai avere armi nucleari".
Tuttavia, lo scorso 8 aprile il segretario della guerra Pete Hegseth dichiarando il pieno raggiungimento di tutti gli obiettivi dell'operazione non ha inserito nell'elenco l'eliminazione delle capacità nucleari iraniane, e in particolare delle riserve di uranio arricchito. Eppure, i negoziati in Pakistan dell'11 e 12 aprile sono falliti proprio sulle questioni nucleari iraniane, come ha confermato il vicepresidente James David Vance: la semplice realtà è che abbiamo bisogno di vedere un impegno esplicito che [gli iraniani] non cercheranno di ottenere un’arma nucleare e che non cercheranno gli strumenti che consentirebbero loro di raggiungere rapidamente un’arma nucleare”, e quindi in primis l'uranio arricchito. Ciò fa pensare che le scorte di U60% risultino ancora nella disponibilità dell'Iran.



Bombe con uranio arricchito al 60%?
La via canonica per un arsenale nucleare è la creazione di una significativa disponibilità di uranio arricchito a oltre il 90% (WGU), 20-25 kg del quale sono sufficienti per realizzare una bomba dell'energia di una decina di kton (come quella su Hiroshima).
Se l'Iran dispone di (o può costruire) una cascata di un centinaio di centrifughe nascosta in qualche capannone nel paese, le sue riserve attuali di U60% possono produrre in poche settimane WGU sufficiente per otto-dieci testate nucleari. Il passo successivo richiede la conversione dell'UF6 in uranio metallico e la sua lavorazione metallurgica in una forma adatta alle armi; la struttura per la conversione e la metallurgia dell'uranio realizzata presso il sito di Isfahan è stata distrutta, ma un laboratorio può venir costruito in segreto. Infine, è ragionevole ritenere che siano sopravvissute in Iran sufficienti competenze nucleari scientifiche e tecniche per la confezione degli ordigni, nonostante gli assassinii mirati di scienziati operati da Israele. Accanto a questa via canonica alle armi nucleari, alcuni osservatori hanno ricordato che si possono realizzare esplosioni atomiche anche con uranio arricchito a tassi inferiori all'ideale del WGU, a prezzo di una minore efficienza; già la bomba "little boy" che distrusse Hiroshima impiegava uranio con un arricchimento medio dell'81% ed ebbe un'efficienza attorno all'1,3%. Sono stati dunque ripresi studi condotti nel contesto del problema del terrorismo nucleare per esaminare la possibilità di ordigni con appunto uranio arricchito al 60%. La presenza di una significativa quantità di uranio-238 (l'isotopo principale dell'uranio naturale – U238) nel nocciolo esplosivo ha due effetti negativi principali: il più importante è che riduce la probabilità che l'interazione dei neutroni con i nuclei del materiale fissile produca una fissione, liberando nuovi neutroni per la reazione a catena; il secondo effetto è che aumenta enormemente il rischio di predetonazione a causa di eventi di fissione spontanea, 1000 volte più frequenti in U238 rispetto a U235.
Ricordiamo che i processi elementari di interazione fra neutroni e nuclei sono di natura quantistica e quindi caratterizzati da probabilità di occorrenza, probabilità che conviene caratterizzare mediante "sezioni d'urto", grandezze misurate in unità chiamate barn. L'enorme numero di processi elementari prodotti rende di fatto le probabilità elementari a livello microscopico frequenze effettive a livello macroscopico. Nonostante l'uranio metallico sia particolarmente denso, i nuclei atomici sono così piccoli che un neutrone emesso all'interno dell'uranio "vede" lo spazio pressoché vuoto con rari nuclei dispersi: ha così la possibilità di percorrere un tratto significativo prima di interagire con un nucleo, un "cammino libero medio": se questo supera il raggio del materiale il neutrone viene perduto.
Nell'interazione neutrone-nucleo possono avvenire molteplici processi: qui interessa distinguere l'assorbimento con fissione dai processi alternativi. La differenza dell'U238 rispetto all'U235 emerge dal confronto delle corrispondenti sezioni d'urto per neutroni dell'energia rilevante.

 

sezioni d'urto (barn)

U235 puro

U238 puro

U60%

fissione

1,24

0,100

0,784

processi alternativi

4,52

6,098

5,151

  
Già da questi dati sintetici si evince come la fissione sia sempre un processo sfavorito rispetto a quelli alternativi; mentre la creazione di una reazione a catena esplosiva è comunque affrontabile con l'U235, ciò è totalmente impossibile nell'uranio naturale, e le prospettive peggiorano notevolmente se l'arricchimento si riduce al 60%. Va inoltre osservato che diminuuisce anche il numero medio di neutroni generati nella fissione da 2,57 in U235 a 2,55 in U60% a 2,28 in U238, impoverendo la densità neutronica nel materiale fissile. Per poter avere una sufficiente frazione di neutroni che producano fissione occorre un adeguato volume (e quindi massa) di materiale fissile a seconda del suo arricchimento; le masse critiche per una reazione esplosiva di una sfera di uranio arricchito crescono da 52 kg per U235 puro a circa 120 kg per materiale arricchito al 60%. Per ridurre la massa critica si circonda il nucleo fissile con uno spesso guscio di materiale inerte che rifletta nel nucleo parte dei neutroni che ne erano sfuggiti, in modo da aumentare le fissioni. Questo rivestimento (tamper – borraggio) ha un ruolo aggiuntivo: la sua stessa inerzia ritarda l’espansione del materiale fissile. Infatti, al procedere della reazione, viene liberata energia in quantità crescente che riscalda il materiale a temperature sempre più alte, fino a farlo passare dalla fase solida a quella liquida, per poi vaporizzarlo e infine trasformarlo in un plasma; la densità del materiale e, conseguentemente, la frequenza degli urti neutrone-uranio diminuiscono, e viene meno la condizione di criticità. A seconda della borra, la massa critica diminuisce sensibilmente: per esempio, uno strato di carburo di tungsteno (WC) spesso 3 cm riduce la massa critica di U235 puro a 11,3 kg, mentre uno di 2,5 cm di berillo permette una massa critica di soli 8,6 kg.
Calcoli eseguiti recentemente per un'arma rudimentale con innesco a incastro, del tipo "little boy", producibile anche con limitata tecnologia, impiegando uranio arricchito al 60% hanno fornito varie soluzioni con masse di materiale fissile da 35 kg in su, utilizzando borraggi di carburo di tungsteno, spessi da 25 cm a 65 cm. Per esempio, un ordigno da 40 kg di U60% con uno strato di WC spesso 55 cm avrebbe una resa di 0,81 kton TNT equivalenti, con un'efficienza del 3 per mille. L'ordigno avrebbe una massa superiore a 10 tonnellate e richiederebbe un container per venir trasportato: si tratta quindi di un sistema analogo a quelli a suo tempo considerati come possibili per attacchi terroristici nucleari, ben lontano da una "bomba" lanciabile da un missile. Di fatto l'effetto sarebbe analogo all'esplosione avvenuta nel porto di Beirut nel 2020 (dovuta alla combustione di 2750 t di nitrato d'ammonio), ben lontano dalla distruzione associata a un attacco nucleare. Per raggiungere una resa di una decina di kton servirebbero almeno 60 kg di U60% con adeguati tamper, una quantità elevata del prezioso materiale fissile. Anche se fattibili, ordigni con U60% rimangono quindi nell'ambito del terrorismo nucleare più che in quello di un progetto nucleare statale, per il quale le scorte di U60% vanno invece considerate come uno stadio avanzato nella prospettiva dell'arricchimento a WGU.


 

Nella presente fase dei rapporti internazionali basata sul "diritto del più forte" e di minacce nucleari, in molti paesi, finora forti sostenitori della non-proliferazione, si stanno rafforzando pulsioni per una difesa nucleare propria in assenza di garanzie di copertura da un alleato veramente affidabile. Si capisce quindi come le scorte iraniane di U60% possano venir considerate una risorsa cruciale per la sicurezza del paese, attaccato per due anni consecutivi da Israele e degli USA, entrambi potenze nucleari.
Finché permane la possibilità che le scorte di U60% siano effettivamente a disposizione dell'Iran, questo paese rimane di fatto una 'potenza nucleare latente', e può mirare a una possibile condizione di deterrenza nucleare rispetto a Israele. Nell'interesse della sicurezza mondiale – e dello stesso Iran – occorre sperare che i negoziati in corso con gli USA portino alla diluizione delle scorte di U60% a tassi impiegabili in reattori elettronucleari e a un programma nucleare iraniano puramente civile, a fronte di necessarie garanzie di sicurezza per il paese. L'assenza di una soluzione positiva della questione nucleare iraniana costituirebbe un'ulteriore gravissima minaccia per la stessa sopravvivenza del Trattato di non proliferazione, che affronta nelle prossime settimane la sua delicatissima undicesima conferenza di revisione.

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