Pagine
- HOME
- IL LATO ESTREMO
- FUORI LUOGO
- AGORA'
- LA LAMPADA DI ALADINO
- ALTA TENSIONE
- FINESTRA ERETICA
- ARTE
- SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO
- I DOSSIER
- I LIBRI DI GACCIONE
- BIBLIOTECA ODISSEA
- SEGNALI DI FUMO
- I TACCUINI DI GACCIONE
- NEVSKIJ PROSPEKT
- LA GAIA SCIENZA
- LIBER
- GUTENBERG
- GROUND ZERO
- LA CARBONERIA
- CAMPI ELISI
- LA COMUNE
- OFFICINA
- QUARTIERE LATINO
- IL PANE E LE ROSE
- MARE MOSSO
- LITTERAE
- DALLA PARTE DEL TORTO
- NO
- NOTE
- FORO
- KAOS
- LUMI
- ARCA
- CIAK
- IL GIURAMENTO DI IPPOCRATE
UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
venerdì 21 agosto 2026
PRAGA
L’idea di “andare oltre” il XX congresso pur essendo presente come corrente all’interno dei partiti comunisti in tutto l’ambito del Patto di Varsavia, ebbe effettivamente una funzione politica decisiva soltanto in due casi: in Ungheria e in Cecoslovacchia. La Cecoslovacchia era il paese dove più forte era il consenso e la partecipazione della classe operaia in un paese fortemente e modernamente industrializzato almeno nella parte boema e morava.
mercoledì 19 agosto 2026
PASSIONE BACH
Sabato 22 agosto 2026
Basilica di Santa Maria
della Passione
Via Conservatorio, 1 Milano
Il festival internazionale di musica antica Milano
Arte Musica, nell’edizione che celebra il ventesimo anniversario della rassegna
musicale, apre le porte per l’intera giornata di sabato 22 agosto alla “casa”
del festival, la Basilica di Santa Maria della Passione.
La giornata celebrativa,
dal tema Passione Bach, rende omaggio alla storica sede di Milano Arte
Musica e alle ricchezze artistiche celate unitamente a uno dei numi tutelari
del festival, Johann Sebastian Bach, avvicinando e valorizzando due icone della
storia della rassegna secondo punti di vista inediti. Quattro gli appuntamenti
in programma, per un profondo scambio di voci tra artisti affermati, giovani
talenti e professionisti storicamente vicini al festival: dagli organisti Maurizio
Croci e Martin Schmeding agli studenti dell’Istituto di Musica Antica del
Conservatorio “G. Verdi” di Milano, passando per il musicologo Giuseppe
Clericetti, il maestro di liuteria Andrea Restelli, le guide di ASTER e la voce
inedita di don Gino Rigoldi, storico cappellano dell’Istituto penale minorile
“C. Beccaria” di Milano.
I quattro appuntamenti
possono essere acquistati separatamente o tramite abbonamento dedicato. Le
conferenze e la visita guidata rappresentano parte integrante di ogni relativo
concerto, pertanto, acquistando il biglietto al concerto o l’abbonamento
“Passione Bach”, non è necessaria alcuna prenotazione aggiuntiva.

Maurizio Croci
Ore 11.00
![]() |
| Maurizio Croci |
Presentazione del CD
“J. S. Bach: Dritter Theil der Clavier Ubung” Giuseppe Clericetti in dialogo con Maurizio Croci
Ore 12.00Kauffmann To Bach
Maurizio Croci, organo
![]() |
| Giuseppe Clericetti |
J. S. Bach: Concerti BWV 1050 e BWV 1052
Studenti dell’Istituto di Musica Antica del Conservatorio “G. Verdi” di Milano
Alla scoperta del clavicembalo di Bach
Andrea Restelli, maestro di liuteria
![]() |
| Andrea Restelli |
Alle 14.30, al cospetto della Deposizione di Bernardino Ferrari, un ensemble strumentale composto da studenti dell’Istituto di Musica Antica del Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Milano propone un’esibizione che unisce due volti complementari dell’arte di Johann Sebastian Bach: il concerto solistico e il concerto grosso. Dalla tensione drammatica del primo allo splendore architettonico del secondo emerge un ritratto completo di un compositore capace di trasformare ogni struttura musicale in un’esperienza espressiva senza tempo. A seguire, un intervento organologico del maestro di liuteria Andrea Restelli: al centro dell’incontro, un clavicembalo fedele al modello suonato dallo stesso Bach.

Studenti Ima Conservatorio
Ore 16.30
J. S. Bach (attr.):
Cantata BWV 189, Meine Seele rühmt und preist
Studenti
dell’Istituto di Musica Antica del Conservatorio “G. Verdi” di Milano
Ore 17.00
L’Ultima Cena di
Gaudenzio Ferrari
Visita guidata a cura
di ASTER
Alle 16.30, ai piedi dell’Ultima Cena
di Gaudenzio Ferrari, ritornano le voci e gli strumenti dell’Istituto di Musica
Antica del Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Milano, proponendo una cantata
sacra, che apre a una dimensione spirituale e allarga lo sguardo oltre lo
stesso Bach. Si conclude così un percorso, avviato con il concerto precedente,
che attraversa le diverse declinazioni del lascito bachiano.
Segue una visita guidata condotta da ASTER
e dedicata interamente all’Ultima Cena di Gaudenzio Ferrari, capolavoro
tra i più significativi custoditi nella Basilica.
![]() |
| Studenti Ima Conservatorio |
![]() |
| Don Gino Rigoldi |
La Passione, oggi
Edoardo Macchi in dialogo con don Gino Rigoldi, cappellano emerito dell’Istituto Penale Minorile “C. Beccaria” di Milano
J. S. Bach: I Corali della Passione
Martin Schmeding, organo
La giornata prosegue alle 19.30 con la
voce inedita di don Gino Rigoldi, storico cappellano del carcere
minorile Beccaria di Milano, che dialogherà con l’operatore socio-culturale
Edoardo Macchi in un intervento pensato per riflettere sul complesso tema della
“Passione” declinato all’oggi, nei contesti giovanili più fragili.
L’intervento anticipa il concerto
conclusivo della giornata, dedicato ai “Corali della Passione” di J.S.Bach ed
eseguito a partire dalle 20.30 dall’organista Martin Schmeding. Fulcro del programma
sono i corali per organo dell’Orgelbüchlein, ovvero il “piccolo libro
d’organo” di Johann Sebastian Bach, raccolta esemplare di preludi e corali
realizzata dal compositore fra il 1708 e il 1717.

Martin Schmeding
INFORMAZIONI
Associazione
Culturale La Cappella Musicale
via Vincenzo Bellini
2 - 20122 Milano
tel 02.76317176 |
3392697178
e-mail mail@lacappellamusicale.com
sito www.milanoartemusica.com
BIGLIETTI
Concerti “Kauffmann
To Bach” (ore 12.00) e “J. S. Bach: I Corali
della Passione” (ore 20.30)
Tariffa intera:
18,00 €
Tariffa intera GOLD*:
23,00 €
Tariffa ridotta:
12,00 €
Tariffa ridotta GOLD*:
15,00 €
*posti nelle prime
file della basilica
Gratuito:
Under12, accompagnatori di persone disabili (si prega di contattare
l’Associazione per usufruire delle gratuità)
Biglietto sospeso:
regala un biglietto! Sarà destinato agli utenti dei servizi
sociali del Comune di Milano
Concerti “J. S. Bach:
Concerti BWV 1052 e BWV 1050” (ore 14.30) e “J. S. Bach (attr.):
Cantata BWV 189, Meine Seele rühmt und preist” (ore 16.30)
Tariffa unica:
10,00 €
Gratuito:
Under12, accompagnatori di persone disabili (si prega di contattare
l’Associazione per usufruire delle gratuità)
Biglietto sospeso:
regala un biglietto! Sarà destinato agli utenti dei servizi
sociali del Comune di Milano
ABBONAMENTO PASSIONE
BACH
Tutti i concerti del
22 agosto
Tariffa intera:
45,00 €
Tariffa ridotta: 35,00
€
Punti vendita:
online (con
diritto di prevendita): Circuito Vivaticket www.vivaticket.it
sul posto,
secondo disponibilità, 40 minuti prima di ogni concerto
presso Associazione
Culturale La Cappella Musicale
Lunedì dalle 15.00
alle 18.00
Mercoledì dalle 10.30
alle 13.30
Si consiglia l'acquisto in prevendita
È gradito il pagamento elettronico
![]() |
| Martin Schmeding |
SEDE
Basilica di Santa
Maria della Passione
Via Conservatorio, 16
MM San Babila, tram
9, 19, bus 54, 61, 94
domenica 16 agosto 2026
PENSIERI AGOSTANI
di Angelo Gaccione
Tutto serrato. Tutto esaurito.
Tutto serrato (o quasi). Lungo i due lati dei marciapiedi il breve
tratto del Corso Lodi che percorro fino alla metropolitana, è una linea
ininterrotta di saracinesche abbassate e di tapparelle chiuse. Un bar e una
gelateria (gestiti da cinesi e srilankesi) sono i soli esercizi aperti. Ai
tavolini esterni siedono rari avventori, turisti e qualche anziano. Il traffico
rabbioso che assedia il Corso nelle due direzioni, tace. Rarissime le auto
parcheggiate e tutto mi appare più ampio, più esteso. Incrocio solo un paio di
giovani stranieri in sella a motocicli elettrici silenziosi che vanno a
consegnare cibo a domicilio: sono le 15 e qualche minuto, ma in città si mangia
ad ogni ora. Poco più avanti, un giovane alto, più vecchio della sua età e
trasandato, mi chiede del denaro. So perché me lo chiede, e rifiuto: non voglio
alimentare il mercato mafioso della droga. È uno dei tanti clienti degli
spacciatori del bosco di Rogoredo. Luogo che le istituzioni lasciano da tempo
prosperare, come non muovono un dito contro i piccoli teppisti che importunano
con tracotanza i viaggiatori sul piazzale della stazione Cadorna nel cuore
della città. Non ne sanno nulla della città vera coloro che la amministrano a
vari livelli; non la percorrono, non la vedono, soprattutto non la amano.
È il pomeriggio del 15 agosto e questo vuoto, questo denso silenzio, è del tutto naturale. Mai, in una giornata normale, una coppia di tortore avrebbe osato venire sul nespolo del mio cortile e baciarsi con una tale delicatezza; e poi il maschio mettersi a saltellare contento, indisturbato, sul muretto vicino alla mia finestra. È la controra, come diciamo nel Sud con una bellissima negletta parola, quando tutto si ferma; tutto tace e si ode solo il frinire delle cicale. In realtà la modernità ha abolito il silenzio ovunque, ed io ne sono consapevole. Tuttavia, bisogna essere temerari per uscire di casa a quest’ora. Il display del mio telefonino segna 39° gradi sul mio lato in ombra, ma sul lato opposto, dove il sole picchia di brutto, i 40° sono di sicuro superati. È per questo che mi infilo in metropolitana e faccio le due fermate fino a Piazza Missori.
Mi attende il concerto di Ferragosto presso il Santuario di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso, la Gesa di spos, che va pronunciato spus. La chiesa degli sposi: ma chi si sposa più? E in fondo è un bene, visto che la crisi dei matrimoni dal settimo anno è precipitata al settimo mese.
Suona il Quartetto Vanvitelli nel Santuario di Corso Italia,
e suona Scarlatti e Haendel. Faccio a piedi il tratto di Corso Italia, il tram
è previsto in 22 minuti e io ci arriverò in meno di 10. Sono felice di vedere
che c’è già una discreta fila davanti al cancello, malgrado il sole
implacabile. Sul lato in ombra altrettanta gente in attesa, molti anziani,
alcuni turisti, pochissimi giovani, ma è un classico. Un signore in carrozzella
viene issato a braccia: deve amare la musica in modo intenso e lo spettacolo mi
commuove.

Myriam Poli

Tutto esaurito, avverte il cartello, e questo mi provoca un moto di orgoglio per come questa città risponde sempre. Segno che Myriam Poli e Gabriella La Morra dell’Associazione Culturale La Cappella Musicale devono aver fatto, come sempre, il loro prezioso lavoro di organizzatrici con acribia e con puntiglio, per il successo della XX edizione del Festival internazionale di Musica antica Milano Arte Musica. Non ci riflettiamo quasi mai, ma non dovremmo dimenticare che dietro ogni servizio che ci viene garantito, ogni dono piacevole che ci viene offerto, c’è il lavoro, la cura, il sacrificio e la passione di persone fisiche come loro.
![]() |
| Gabriella La Morra |
È il 15 agosto ed il caldo si fa sentire anche in una chiesa così vasta; ma Myriam e Gabriella sono qui anche in questo giorno per accoglierci con garbo, con gentilezza, con un sorriso, e senza lamentarsi. È per dire loro pubblicamente grazie, che ho derogato dalla pausa estiva di questo giornale e ho scritto queste riflessioni. Meravigliosi Scarlatti, Haendel e il Quartetto Vanvitelli. Meravigliosi i temerari che si sono messi in fila alle 15 di un pomeriggio del 15 agosto davanti alla Chiesa degli Sposi. Meravigliose Myriam e Gabriella che hanno contribuito al miracolo.
venerdì 14 agosto 2026
CON RUSKIN, CON LEMKIN, CON LA CULTURA
di Angelo Gaccione

J. Ruskin
Tutte le volte che mi trovo davanti un manufatto storico-artistico
del nostro patrimonio culturale lasciato al degrado o a rischio manomissione
(ma non accade solo qui da noi, situazioni disastrose ce ne sono anche in altri
Paesi), mi tornano in mente le parole del grande studioso e critico d’arte
londinese John Ruskin: “Prendetevi cura solerte dei vostri monumenti e non
avrete nessun bisogno di restaurarli […]. Vigilate su un vecchio edificio con
attenzione premurosa; proteggetelo meglio che potete e ad ogni costo, da ogni
accenno di logoramento […]. E tutto questo, fatelo amorevolmente, con reverenza
e continuità, e più di una generazione potrà ancora nascere e morire all’ombra
di quell’edificio”. A qualcuno potranno sembrare eccessive le parole conclusive
di questo passo tratto da Le sette lampade dell’architettura, ma
proviamo ad immaginare, non per le generazioni future, ma per noi stessi, di
svegliarci una mattina e di recarci nella piazza principale della nostra città
e non trovarvi più la Basilica di San Marco, la Cattedrale di Santa Maria del
Fiore con il Campanile di Giotto e il Battistero di San Giovanni, la Galleria
Vittorio Emanuele di Milano, Piazza del Campo senza la Torre del Mangia, il
Duomo di Siena, la Cattedrale di San Martino a Lucca, Palazzo dei Priori a
Perugia, la Cattedrale di Ferrara, La Fontana Pretoria a Palermo, il Teatro
Rendano a Cosenza… Ho fatto solo qualche esempio, ma ogni italiano sa quanti
tesori ci sono in ogni singolo luogo, in ogni più appartato borgo e paese. Che
cosa accadrebbe a ciascun abitante di quel luogo deprivato da queste bellezze,
da queste memorie, dal punto di vista dell’equilibrio psichico e mentale? Che
cosa accadrebbe, perché no, dal punto di vista della propria salute fisica,
della sua integrità corporea? Credo che chiunque abbia conservato un briciolo
di umanità e di affetto per la propria patria, non potrà che inorridire. Ho più
volte riferito di sfollati che al rientro nei propri luoghi di origine, dopo le
devastazioni della guerra, non hanno retto allo strazio che si è prodotto nella
loro anima e si sono ammalati fino a morire. Tanti hanno preferito suicidarsi,
altri ancora non hanno avuto in animo di recarsi per decenni dove le bombe
avevano fatto il deserto. La loro memoria era stata improvvisamente azzerata, e
quel vuoto non poteva essere più colmato. Loro c’erano nati all’ombra di quegli
edifici; quelle presenze tanto familiari erano diventate carne della propria
carne, erano state più vive e rassicuranti di persone vive. Un lutto che
sarebbe divenuto perenne e che era impossibile da sostenere.

In un breve capitolo del libro La mia Milano edito dalla Meravigli
qualche anno fa, riferisco di un dialogo immaginario in cui la mia nipotina,
allora di appena quattro anni, fingendo di parlare con una invisibile amichetta
(ma che stesse in realtà parlando da sola in camera come fanno spesso i
bambini, me ne accorsi solo dopo) continuava a ripetere che il Duomo non c’era
più, che era sparito, che sulla piazza non era rimasto nulla… Seppure si
trattasse di una semplice finzione, di un’ipotesi tanto improbabile da non
doverci prestare la minima attenzione, tuttavia quelle parole, per quanto folli
potessero suonare ai miei orecchi, ebbero il tremendo effetto di annichilirmi.
Non potei fare a meno di ripensarci nei giorni seguenti, e non riuscivo a
scacciare dalla mente l’orrore che una simile mostruosità avrebbe potuto
verificarsi. Ne fui così ossessionato che decisi di scriverci un racconto. Non
fu possibile: la mano e la mente erano come paralizzati e si rifiutarono. Si
rifiutarono anche a distanza di molti mesi, seppure come pratica liberatoria,
come rimozione di un’angoscia che era andata annidandosi vigile nella
coscienza. Da allora non sono più sicuro che sia indenne per sempre, e le foto
delle bombe che lo hanno colpito (come la Galleria, come la Scala), ci dicono
che gli uomini non si fanno troppi scrupoli.

Il Duomo bombardato

Nulla più di una guerra produce distruzioni indiscriminate al patrimonio culturale e architettonico di una nazione. Una volta polverizzato e incenerito quel patrimonio è perduto per sempre. È perduto per i contemporanei ed è perduto per le generazioni future.
.jpg)
La Galleria bombardata
Il giurista Raphael Lemkin che durante la Seconda guerra mondiale coniò il
termine genocidio è l’autore di queste parole: “La nostra intera eredità culturale è il prodotto del
contributo di tutti i popoli. Qualcosa che possiamo comprendere al meglio
quando ci rendiamo conto di quanto più povera sarebbe la nostra cultura se i
maldefiniti popoli inferiori sottomessi dalla Germania, come per esempio gli
Ebrei, non avessero avuto il permesso di creare la Bibbia o di far nascere
un Einstein, uno Spinoza; se ai Polacchi non fosse stata data la possibilità di
donare al Mondo un Copernico, uno Chopin, un Curie; ai Cechi un Hus, uno Dvořák; ai
Greci un Platone e un Socrate; ai Russi, un Tolstoj ed uno Šostakovič”. E
noi italiani quanti nomi potremmo aggiungere a questa lista se scandagliassimo
nelle varie arti e discipline? Quanti i geni che hanno fatto grande il nostro
Paese e il mondo intero? Alighieri, Bonarroti, Da Vinci, Giotto, Brunelleschi,
Bernini, Borromini…
![]() |
| La Galleria bombardata |

R. Lemkin
A questi geni sono legate realizzazioni concrete che rendono
meravigliose le città del mondo, ricchi i musei, i teatri, i conservatori, le
biblioteche, le accademie, gli archivi. Il sapere che le civiltà hanno
accumulato e i tanti tesori che custodiscono in luoghi deputati: strumenti di ogni tipo: artistici, musicali, tecnico-scientifici, artigianali e industriali e
quant’altro da ogni branca della creatività ha preso forma. La distruzione di
tutto questo patrimonio mediante la guerra costituisce a sua volta un genocidio,
ed è per questo che la Convenzione ONU del 1948 dovrebbe oggi aggiungere ai
diciannove articoli che lo regolano e lo definiscono, un punto irrinunciabile:
dichiarare la guerra un genocidio.

.jpg)
Il Teatro Alla Scala bombardato
.jpg)
Genocidio verso il prodotto irriproducibile
della creatività umana e dei suoi artefici; genocidio perché del loro godimento
e del loro beneficio ne verranno private le generazioni a venire. In questo
modo la guerra sarebbe messa fuori dalla storia, verrebbe “disonorata”. Disonorare
la guerra, come recita il titolo di un libro a cura dell’Associazione
Maschile Plurale, farebbe perdere a questa orribile criminale pratica umana
ogni aura di nobiltà e di eroismo. Imprimerebbe nelle menti e nelle coscienze
di giovani uomini e donne la convinzione che non esiste nessuna ragione valida
per fare una guerra, considerato che l’esito finale è il genocidio: di uomini,
di beni, di forme di vita animali e vegetali sensienti come noi.
BOMBE NUCLEARI TATTICHE
Pronti per la catastrofe.
Se volete la prova che il mondo è
governato da criminali, leggete questo scritto.
Il ragionamento di Colby potrebbe essere
espresso così: guardate la Russia, una superpotenza nucleare ridotta (quasi)
all’impotenza da una guerra logorante condotta con armi convenzionali da
una piccola potenza in mano a una banda di criminali neonazi, appoggiati
da un’altra superpotenza – volete che gli Stati Uniti facciano la
stessa fine? La deterrenza, l’uso dell’arma nucleare solo in ultima
istanza, nell’imminenza di un crollo, o in risposta ad un attacco nucleare, non
dà dunque sicurezza. Ma questa può essere ottenuta prevedendo e rendendo
credibile l’impiego di armi nucleari “tattiche”, bombette tipo Hiroshima, in
caso di attacco o minaccia. È la logica trumpiana o vonderleyniana della “peace
through strength”. È la stessa logica che smonta definitivamente il Trattato di
Non-Proliferazione, giustificando l’acquisizione della bomba da parte di
chiunque. Ma anche senza considerare la proliferazione del rischio di guerra
nucleare, non pensate che il perseguimento della sicurezza, anziché della pace,
crei un’insicurezza permanente? [Franco Continolo]

Ecco un criminale di Stato
a piede libero (E. Colby)
Secondo alcune fonti, il Pentagono starebbe elaborando una nuova
strategia nucleare che dovrebbe dare maggiore enfasi all’uso di armi nucleari
tattiche, offrendo così al presidente più “opzioni” in caso di un potenziale
conflitto nucleare.
La strategia, riportata per la prima volta da NBC News,
è in fase di elaborazione da parte del responsabile della politica del
Pentagono, Elbridge Colby, che da oltre un decennio auspica lo sviluppo di
ulteriori capacità da parte degli Stati Uniti per combattere una “guerra
nucleare limitata”. L’idea sarebbe quella di spostare la strategia nucleare
statunitense dall’obiettivo di utilizzare armi nucleari strategiche per
annientare le capacità nucleari di un avversario, a una maggiore attenzione
alla possibilità di impiegare armi nucleari tattiche di minore potenza in un
conflitto “regionale”. “Se si vuole che la deterrenza estesa sia davvero
credibile, bisogna fornire alla leadership politica del Paese capacità nucleari
che il buon senso indichi come effettivamente utilizzabili”, ha dichiarato una
fonte alla NBC. “Altrimenti si riducono le opzioni della nostra leadership a
scelte estreme che l’avversario non troverà credibili”. Sebbene la potenziale
strategia verrebbe attuata in nome della deterrenza e della prevenzione della
guerra, i sostenitori del controllo degli armamenti hanno fortemente messo in
guardia contro l’idea di sviluppare ulteriori armi nucleari tattiche per
prepararsi a un potenziale conflitto nucleare limitato, temendo che ciò
renderebbe la guerra nucleare molto più probabile e che qualsiasi scambio
nucleare porterebbe probabilmente a una catastrofe globale. «Senza un netto
rifiuto dell’opzione di usare per primi le armi nucleari in un conflitto, costruendo
e schierando un maggior numero di armi nucleari tattiche, l’amministrazione sta
segnalando la sua intenzione di usarle contro le forze nemiche e le
infrastrutture industriali in caso di conflitto», ha affermato l’Arms Control
Association (ACA) in risposta al servizio della NBC.

a piede libero (E. Colby)

Non abbiamo imparato nulla

L’ACA ha dichiarato di «opporsi fermamente alla decisione dell'amministrazione di costruire più armi nucleari tattiche per integrare le opzioni esistenti» e ha sottolineato che gli Stati Uniti possiedono già almeno due tipi di armi nucleari tattiche, tra cui le bombe a caduta libera B61-12, schierate in Europa, e la testata a basso potenziale W76-2 per il missile balistico lanciato da sottomarino Trident II. L’ACA ha aggiunto che la Marina statunitense sta anche «acquisendo un nuovo missile da crociera a capacità nucleare lanciato dal mare (SLCM-N) che potrebbe essere disponibile alla fine del decennio per un possibile impiego in un conflitto con la Cina». Secondo quanto riportato da Breaking Defense, il 5 agosto Colby ha annunciato che il Pentagono stava rivedendo la strategia nucleare statunitense, sottolineando ripetutamente il termine “opzioni” in un discorso che non è stato reso pubblico. Colby è stato una delle voci più autorevoli negli ambienti politici di Washington a sostenere la necessità che gli Stati Uniti si preparino a una guerra nucleare limitata. In un documento del 2015 per il Center for a New American Security (CNAS), intitolato “A Nuclear Strategy and Posture for 2030” (Strategia e strategia nucleare per il 2030), Colby ha affermato che gli Stati Uniti “dovrebbero impegnarsi in modo particolare nello sviluppo delle piattaforme e delle armi, della dottrina, della capacità di pianificazione e di altre competenze necessarie per combattere una guerra nucleare limitata in modo più efficace di avversari plausibili”.

Resterà il nulla

Ha inoltre affermato che la forza nucleare statunitense ideale è “una forza che non solo è altamente resiliente e in grado di infliggere un colpo devastante a qualsiasi avversario in qualsiasi scenario, ma che è anche capace di condurre operazioni nucleari limitate in modo efficace e controllato, mantenendo al contempo la capacità di ricorrere a una guerra su vasta scala, se necessario”. Colby ha sostenuto una tesi simile in un articolo del 2018 pubblicato su Foreign Affairs, intitolato “Se vuoi la pace, preparati alla guerra nucleare”, apparso pochi mesi dopo aver lasciato la prima amministrazione Trump, dove aveva guidato lo sviluppo della Strategia di Difesa Nazionale del 2018. “Il compito di Washington è chiaro. Deve dimostrare a Mosca e Pechino che qualsiasi tentativo di usare la forza contro amici e alleati degli Stati Uniti fallirebbe probabilmente e comporterebbe certamente costi e rischi sproporzionati rispetto a qualsiasi vantaggio potrebbero ottenere”, ha scritto Colby. “Ciò richiede la potenza militare convenzionale, ma significa anche avere la strategia e le armi giuste per combattere una guerra nucleare limitata e uscirne vincitori”.
FIABE
di Davide Chindamo
.jpg)
G. Migneco: Pescatore
Il tonno e la mosca
C’era una
volta, nei pressi delle tonnare di Favignana, isoletta regina delle Egadi, un
giovane pescatore impavido e audace. Era cresciuto al fianco del Rais, il capo
supremo dei tonnaroti, che gli aveva insegnato come si usava la tonnara fissa:
si trattava di un monumentale sistema di reti calato a pochi chilometri dalla
costa che andava a creare un vero e proprio “labirinto sommerso”, nel quale
finivano centinaia di tonni durante la stagione riproduttiva; una volta
catturati nella “camera della morte”, dei neri vascelli si avvicinavano e
arpionavano le prede più grosse, su indicazione del Rais, in vedetta dalla sua
muciara, e le mettevano sui parascarmi deputati. E dato che quel ragazzo era
come un figlio, il Rais se lo portava eccezionalmente sulla sua muciara, e gli
faceva capire il comportamento dei tonni rossi.
Ma una mattina, all’alba, il Rais
e il giovane pescatore uscirono per controllare le reti e contare il numero di
tonni “cascati” nel “labirinto sommerso”, e videro che ce n’era uno soltanto nella
trappola: sfidava i pescatori, li guardava e usciva dal labirinto. Così fece il
giorno seguente, e quello dopo ancora, continuando questa sfida per circa una
settimana: entrava nella tonnara, seguiva il solito sentiero fino alla “camera
della morte” e miracolosamente, come se conoscesse delle scorciatoie,
sbrogliava la matassa e sbeffeggiava i due spettatori. Inoltre, tutte le volte
che i due si affacciavano dalla muciara, una mosca fastidiosissima e petulante
si posava sulla prua: “Che insolente, quel tonno! Non ha rispetto per nessuno,
e nemmeno per se stesso. Dovrebbe farsi catturare: è la legge della natura.
Ognuno di noi ha il suo compito: il suo è quello di essere la vostra preda”. E
come se non bastasse, la mosca rivendicava il suo valore: “Io sì che sono
corretta: torno sempre, anche se vengo cacciata, proprio per ricordare a tutti,
anche al tonno, che prima o poi dobbiamo morire. E lo faccio nel migliore dei
modi”.
![]() |
| G. Migneco: Pescatore |

G. Migneco: Pescatore
Passavano i mesi, e di pesci non
se ne vedeva più. Sembrava che quel maledetto tonno avesse rivelato il trucco
per scappare dal “labirinto sommerso” o addirittura aveva detto come evitarlo.
Il Rais, stanco, e anche un po’ rattristito, decise di ritirarsi: si ammalò dal
dolore, e rimase chiuso in casa per molto tempo a venire. Il giovane, invece,
caparbio e temerario, non si arrese: fece credere al tonno che aveva vinto e
smontò completamente la trappola; lanciò in acqua le sue reti e le sue esche, e
alzò bandiera bianca. Il tonno, furbo ma non così tanto, si convinse di aver
battuto i pescatori e diffuse la notizia al resto del banco. La mosca, che nel
frattempo era rimasta come sempre al suo posto, iniziò a inveire contro il
pescatore, accusandolo di non fare bene il proprio mestiere e di venire meno ai
suoi doveri. Il pescatore, però, paziente come tutti i veri pescatori, fece
sfogare la mosca e la lasciò ai suoi deliri, tornando a casa.
Il mattino seguente, il sole
albeggiava su Favignana e il mare sembrava infuocato. Il pescatore andò a
chiamare il Rais e gli diede un binocolo. Lo salutò, e raggiunse il mare con la
muciara del vecchio maestro. Iniziò a cacciare tutti i pesci più piccoli nel
tratto di mare attorno all’antica tonnara, privando il gigante di ogni
sostentamento, compresi i piccoli crostacei e i piccoli molluschi. Il giovane
pescatore fece così per settimane, e intanto la mosca continuava a polemizzare:
“Devi pescare quel tonno! Non accontentarti degli altri pesci più piccoli! Devi
ascoltarmi, so quello che ti dico.”
Dopo un mese, il giovane
pescatore andò a trovare il Rais, e gli disse che era arrivato il momento di
tornare insieme sulla muciara per la loro ultima impresa. Il Rais accettò con
malinconia, e non con poca fatica presero il largo. Arrivati nel cuore del
mare, dove le onde non esistono e tutto sembra un sogno, fermarono la muciara.
La mosca, immancabile, non aveva smesso di ronzare loro attorno, con i soliti
moniti e le solite polemiche. “Mio caro Maestro”, disse il giovane pescatore,
“è arrivato il momento”: con uno straccio sporco frustò la mosca, che stecchita
rimase sulla tolda, e con una schicchera la gettò in mare; non appena l’insetto
toccò il pelo dell’acqua, il grosso tonno balzò fuori dagli abissi e la ingoiò
in un solo boccone. Fu proprio in quell’istante che il Rais, ferito ma non
spezzato, scagliò l’arpione contro il tonno e lo infilzò come non aveva mai
fatto prima d’ora, e lo trainò a bordo.
Molte persone sono come il tonno,
che pensano di essere scaltre o furbe, e si prendono gioco dell’avversario, ma
falliscono per una inezia e dimostrano la loro piccolezza; e altrettante
persone, invece, sono come la mosca, che vivono unicamente con lo scopo di
sindacare e pontificare, vittime di un narcisismo patologico e di manie di
protagonismo. Purtroppo, alla fine, ci sono pochi Rais e pescatori, che con la
pazienza e la virtù hanno mantenuto vivo il ciclo naturale delle cose.

Iscriviti a:
Post (Atom)


.jpg)















.jpg)