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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
sabato 18 luglio 2026
FATIMA, LA CHIESA DEL VECCHIO
VIGENTINO
di
Angelo Gaccione
La chiesa
della Madonna di Fatima ha dato il nome al piazzale che la contiene. Il
quartiere dove si trova è il vecchio Vigentino, il borgo lungo la via per Pavia
ricco di campi, qualche cascina e qualche antica villa rurale. Oggi è a tutti
nota come la lunghissima, popolosa e trafficata via Ripamonti, la via più lunga
di Milano. La chiesa nella forma e nelle dimensioni odierne fu iniziata nel
1961 e consacrata l’anno successivo dal cardinale Montini che in seguito
diventerà papa Paolo VI. Il suo artefice è stato l’ingegnere Enrico Lenti e si presenta come
una struttura massiccia in cemento armato a vista, ma anche muri a mattoni
rossi. È retta da 12 pilastri (un richiamo ai dodici apostoli) e la facciata presenta
la geometria di una porta che racchiude una serie di linee nude in verticale, e
la forma di una croce.
A colpirmi, quando l’ho vista per la prima volta, era stata la statua gigantesca della madonna con i due angeli ai lati, racchiusi in una specie di triangolo in calcestruzzo che poggia sul basamento più alto. Non mi aspettavo un campanile, visto l’anno di costruzione, ma le dimensioni della statua della madonna a cui è dedicata avevano subito attratto lo sguardo. L’ha realizzata lo scultore Angelo Biancini morto alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. A campata unica, l’interno è così vasto che pare riesca ad accogliere un migliaio di fedeli. È un intreccio suggestivo di pilastri in cemento armato “che sorreggono una serie di capriate indipendenti, sostenendo il tetto spiovente in laterizio e calcestruzzo. Questa particolare disposizione ricorda una sequenza di mani giunte in preghiera, un dettaglio che amplifica il senso di spiritualità dello spazio”. Al di là della suggestione poetica di questo passo, tale intreccio esalta lo spazio, non lo opprime; e la luce che filtra all’interno dai finestroni colorati arriva morbida e avvolgente.

Il grande mosaico

Sulla parete
dell’altare maggiore un enorme mosaico realizzato dal pittore romano Augusto
Ranocchi nel 1962, occupa una superficie di 18 metri di
larghezza e di metri 16 di altezza. Sono state impiegate in
totale 700.000 tessere di varie forme, dimensioni e colori, e
ha richiesto oltre un anno di lavoro per la posa dovuta all’artista e a tre
suoi aiutanti. Di Biancini sono anche le formelle scolpite della Via Crucis,
mentre di Carlo Varese sono la Sacra Famiglia (1963) e la pala d’altare del Sacro
Cuore (1962). Della grandezza ho già accennato: girandole intono mi
sono poi reso conto che occupa almeno le porzioni di quattro vie: via Val di
Sole, via Chopin, dei Guarneri, via Montemezzi. Su questo fianco si affaccia
l’orto della chiesa ricco di fichi, nespoli, albicocchi, noci e persino
l’ulivo: il più sacro degli alberi.
MILANO ARTE MUSICA

Evangelina Mascardi
Prosegue l’estate di Milano Arte Musica,
il festival internazionale di musica antica promosso dall’Associazione
Culturale La Cappella Musicale che fino al 27 agosto porta in alcune
delle più significative chiese e sale da concerto della città i migliori, e più
affezionati, interpreti internazionali del repertorio antico. Il prossimo
appuntamento del viaggio “alle radici degli affetti”, che connota la XX
edizione del festival, è con un’artista profondamente legata alla storia del
festival, la liutista argentina Evangelina Mascardi. La musicista si esibirà
lunedì 20 luglio, in doppia replica alle 18.00 e alle 20.30, presso la Sala
Capitolare del Bergognone per un recital incentrato sull’opera di Sylvius
Leopold Weiss, virtuoso del liuto e tra le figure più rappresentative del
repertorio barocco, molto apprezzato dallo stesso J. S. Bach; il programma
proposto mette in luce il lato più intimo e narrativo della musica di Weiss,
tra danze di corte e pagine più personali.
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| Evangelina Mascardi |

Evangelina Mascardi e Lincoln Almada
Il
giorno seguente, martedì 21 luglio, Mascardi tornerà nella Sala Capitolare del
Bergognone in veste di chitarrista barocca e in duo con l’arpista paraguayano
Lincoln Almada, per Un Solo Cammino. Il concerto, proposto in doppia
replica alle 18.00 e alle 20.30, riflette l’incontro tra culture europee,
indigene e africane nel contesto eterogeneo delle missioni sudamericane del
Settecento. Il suggestivo scambio tra i due strumenti riproporrà danze e ritmi
popolari, accanto a forme colte come la suite, fino all’improvvisazione su temi
della tradizione guaranì.
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| Evangelina Mascardi e Lincoln Almada |
Scrive Raffaele Mellace: «Emula di una
ritrattista di genio come Rosalba Carriera, anche Evangelina Mascardi ci
propone oggi un ritratto: non tramite la pittura, però, bensì attraverso le
sonorità del liuto barocco. Il concerto monografico odierno ci presenta infatti
a tutto tondo la figura di un musicista che di quello strumento è stato
virtuoso sommo, interprete e compositore insieme, com’era consuetudine: Sylvius
Leopold Weiss. Rampollo d’una famiglia di musicisti della Bassa Slesia, oggi
Polonia, perfezionatosi nella Roma degli Scarlatti e di Corelli, nel 1718 Weiss
si stabilì alla Corte di Dresda, dove ricoprì la carica
di Cammer-Lautenist (“liutista da camera”), collaborando con i
musicisti formidabili (Pisendel, Veracini, Quantz) che componevano l’orchestra
di Corte (la migliore d’Europa, secondo Rousseau) fino alla morte, intervenuta
nel 1750, nemmeno tre mesi dopo quella di Johann Sebasatian Bach, che gli era
maggiore di un anno.
Nella
“Firenze sull’Elba”, la Dresda resa splendida dall’ambizione e dalla cultura
della dinastia dei Wettiner, Augusto II e III, re di Polonia ed elettori di
Sassonia, sospesa tra barocco e rococò, gusto francese e italiano, considerata
in tutta l’Europa «l’Atene dei tempi moderni», Weiss si trovò a operare in un
ambiente musicale di prima sfera, in cui Wilhelm Friedemann Bach era organista
in S. Sofia (in sua compagnia Weiss fece una lunga visita al di lui padre
Johann Sebastian a Lipsia nel 1739) e musicisti di Corte erano Jan Dismas
Zelenka e Johann Adolf Hasse. Quest’ultimo, maestro della Cappella reale, tenne
a battesimo, insieme alla moglie, il celebre mezzosoprano Faustina Bordoni, il
figlio di Weiss, chiamato in loro onore Johann Adolf Faustinus (unico tra i
suoi fratelli a diventare, con tanto nome, musicista), e compose per Weiss
stesso parti memorabili nell’opera Cleofide e
nell’oratorio Il cantico de’ tre fanciulli.
Luogo
principe dell’esibizione del virtuoso era però naturalmente l’ambito intimo
della musica da camera: piacere raffinato destinato alla cerchia ristretta e
riservata degli intenditori quali la regina Maria Giuseppina, nei cui
appartamenti si svolgevano regolarmente prove d’orchestra e concerti da camera.
In quella stanza della musica, luogo d’un godimento estetico esclusivo, andrà
immaginato Weiss seduto di fronte allo scelto pubblico di intenditori a
prodigare, tra improvvisazioni e restituzione più puntuale del segno scritto
(oltre 850 sono i pezzi a lui attribuiti nelle biblioteche di mezza Europa,
tutti salvo uno tramandati in intavolature manoscritte) la magia della propria
arte. Arte affidata al liuto, strumento che rappresenta la quintessenza degli
ideali di eleganza e armonia coltivati a Corte: arredo sonoro di una vita
quotidiana trasfigurata dall’incanto armonioso di uno strumento apparentemente
tanto fragile e poco fragoroso.
L’arte
di Weiss si esprime vuoi nella misura essenziale dell’associazione di due
pagine, come nella coppia Fantasia-Rondò che apre il concerto odierno, vuoi
nell’architettura sontuosa delle suite complete, incardinate, come da
tradizione, attorno a una tonalità unificante. Tipicamente quella in Fa
maggiore proposta oggi introduce con una libera Fantasia la serie classica
delle cinque danze canoniche della suite francese (Allemande,
Courante, Sarabande, Menuet, Gigue), microcosmo variopinto di ascendenze
nazionali e di atteggiamenti espressivi diversi. Del tutto analoga è la
successione Preludio e Fuga, Rigaudon, Le Sans
Souci e Ciaccona, che esordisce con la coppia classica
preludio & fuga, oggi frequentata universalmente soprattutto per il tramite
della produzione bachiana, per proporre il dittico contrastante d’una danza
spigliata (il Rigaudon) e di una posata e cerimoniale (la Ciaccona),
a incorniciare una brillante e capricciosa pagina caratteristica, Le
Sans Souci, a ricordarci la dimestichezza del grande musicista con un altro
potente musicofilo, il re di Prussia Federico il Grande, che Sans Souci (“senza
preoccupazioni”) aveva chiamato la propria reggia a Potsdam.
Un
altro potente, il conte Johann Anton Losy von Losimthal, note come Comte de
Logi, è associato indissolubilmente a un lavoro di Weiss: il tombeau (genere
in voga, cui Weiss contribuì in più circostanze, come tanti altri colleghi
illustri tra Sei e Settecento, anche per la tastiera) composto nel 1721 a
commemorare la scomparsa dell’aristocratico, conosciuto a Praga quattro anni
prima, provetto liutista dilettante e autore di diverse composizioni per lo
strumento. Una pagina struggente, che ben testimonia l’incanto che l’arte di
Weiss era in grado di trasmettere al suo uditorio tre secoli fa. Incanto
dall’efficacia intatta ancora oggi, nella sua capacità di tradurre il gesto
aristocratico e contenuto del musicista in un ritratto vivo e palpitante delle
umane passioni.»
IL PROGRAMMA
Lunedì
20 luglio 2026, ore 18.00 e 20.30
Sala
Capitolare del Bergognone
Via
Conservatorio, 16
Sylvius Leopold Weiss
Evangelina
Mascardi, liuto barocco
Martedì
21 luglio 2026, ore 18.00 e 20.30
Sala
Capitolare del Bergognone
Via
Conservatorio, 16
Un Solo Cammino
Evangelina
Mascardi, chitarra barocca
Lincoln
Almada, arpa gesuitica e percussioni
INFORMAZIONI
Associazione
Culturale La Cappella Musicale
via
Vincenzo Bellini 2 - 20122 Milano
tel
02.76317176 | 3392697178
e-mail mail@lacappellamusicale.com
sito
www.milanoartemusica.com
BIGLIETTI
Intero:
18,00 €
Ridotto:
12,00 €
Gratuito:
Under12, accompagnatori di persone disabili (si prega di contattare
l’Associazione per usufruire delle gratuità)
Biglietto
sospeso: regala un biglietto! Sarà destinato agli utenti dei servizi
sociali del Comune di Milano
Punti
vendita:
online
(con
diritto di prevendita): Circuito Vivaticket www.vivaticket.it
sul
posto, secondo disponibilità, 40 minuti prima di ogni concerto
presso
Associazione Culturale La Cappella Musicale
Lunedì
dalle 15.00 alle 18.00
Mercoledì
dalle 10.30 alle 13.30
Si
consiglia l’acquisto in prevendita. È gradito il pagamento elettronico.
SEDE
Sala
Capitolare del Bergognone
Via
Conservatorio, 16
MM
San Babila, tram 9, 19, bus 54, 61, 94
venerdì 17 luglio 2026
ARCIVESCOVI E POTENTI
di Angelo Gaccione
L’arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia ha indirizzato un
vibrante ammonimento ai Potenti della terra a seguito del regalo che il
presidente turco Erdogan ha coerentemente fatto ai delegati del vertice della
Nato: una pistola con sei colpi e un biglietto con i complimenti. Apprezzo il
monito dell’arcivescovo, ma il dono non poteva essere più coerente nei
confronti degli uomini di morte riuniti in quell’assise. Pino Corrias su il
Fatto Quotidiano di sabato 11 luglio ne ha, deliziosamente, fatto un magnifico
affresco. Quel trafiletto mi ha fatto venire in mente che nel febbraio 2022
avevo scritto questo testo poetico dal titolo “Poesia impertinente”, ora nel
volume Una gioiosa fatica (La Scuola di Pitagora ed.). Potrebbe tornare
molto utile questo revolver alle Alte Eccellenze che lo hanno ricevuto, se la
Terza guerra mondiale verso cui ci stanno portando, cominciasse a far sentire
il suo cupo rimbombo sui palazzi e le istituzioni della Città Eterna. La poesia
è un dono per i lettori e le lettrici di “Odissea” che hanno, come noi in
uggia, i guerrafondai di ogni tipo.

Il dono di Erdogan ai Sign... della Nato
Poesia
impertinente
Che farete quando sparirà
l’inverno?
E quando dalle nuvole non
scenderà una goccia
per anni ed anni, che farete,
di grazia?
E quando il caldo torrido
brucerà i raccolti
e renderà sterile la terra,
che farete allora
miei cari idioti statisti e
vili governanti?
E voi, sì, dico a voi,
stupidi indifferenti bipedi,
che fate un’alzata di spalle
davanti alla catastrofe
che vi si sta apparecchiando,
che farete voi?
A chi chiederete asilo?
Dove vi riparerete?
E l’elemosina a chi la
domanderete?
A chi stenderete la mano?
Non vi servirà né il Dio
della Tecnica
e tanto meno il Dio degli
eserciti.
Siate prudenti e conservate
almeno il cianuro:
ne avrete maledettamente
bisogno.
Le armi custoditele con cura,
e le pallottole, soprattutto,
mi raccomando,
per mirare dritto al cuore.
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| Il dono di Erdogan ai Sign... della Nato |
FARE OSTRUZIONISMO ALLA LEGGE ELETTORALE
Scusandoci
preventivamente del disturbo torniamo sull’argomento della vicenda politica in
corso a seguito della votazione alla Camera che ha respinto il famoso
“emendamento delle preferenze” (definiamolo così in via sbrigativa anche se non
esattamente di ciò si trattava).
È evidente
che la reazione mostrata in Parlamento dagli esponenti del cosiddetto “campo
largo” può essere considerata meramente propagandistica (Gianfranco Pasquino
descrive bene oggi lo “stato di cose in atto”) sviluppata in una certa misura
cadendo anche nella trappola di un gioco perverso.
La questione delle cosiddette
preferenze è servita come arma di distrazione di massa per allontanare
l’attenzione dal “cuore” della vicenda legata all’accelerazione voluta dalla
signora Presidente del Consiglio sul tema della formula elettorale: “cuore” che
è stato votato ieri, premio di maggioranza (con listone bloccato) e indicazione
del premier obbligatoria per le coalizioni e le liste eventualmente non
apparentate.
Si tratta del discorso
riguardante il premierato “per procura” sul quale non mi diffondo perché nei
giorni scorsi ne abbiamo scritto in molti e nel dettaglio.
fornire un contributo d’opinione,
come è stato nel caso dell’appello lanciato nei giorni scorsi e raccolto da
importanti soggetti di cultura politica presenti a livello nazionale.
In quel caso pur partendo da una
realtà periferica come Savona si è riusciti a sviluppare una influenza reale
non solo a livello di cultura politica.
Occorre far capire che la formula elettorale è
la chiave di un sistema politico. Su questo punto andrebbe svolta una vera e
propria funzione di pedagogia politica.
Sui temi già accennati (premio di
maggioranza, listone bloccato, premierato di fatto) sarebbe importante che i
gruppi parlamentari tenessero un atteggiamento conseguente al momento del voto
finale. Per questo motivo proponiamo l’esercizio dell’ostruzionismo.
Inoltre occorre riflettere sulla prossima
competizione elettorale politica definendola già una “contesa costituzionale” e
non una semplice gara per assegnarsi la governabilità. In questo senso mi
permetto di ritenere che un atteggiamento del genere rappresenterebbe la
migliore esplicitazione del “fronte antifascista” la cui riuscita mi sta molto
a cuore.
Il Rosso non è il Nero - Savona
EMILIO VIVE NELLE
NOSTRE LOTTE
di Silvano Piccardi

Emilio Molinari
Nel
luglio dello scorso anno moriva Emilio Molinari, militante di sinistra,
antifascista, oppositore della guerra, e difensore dei beni comuni. Intenso il
suo impegno per la vittoria del referendum per l’acqua pubblica. A distanza di
un anno dalla sua scomparsa, il regista e attore Silvano Piccardi, che di
Molinari fu fraterno amico, lo ricorda con questo affettuoso ritratto.
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| Emilio Molinari |
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| Silvano Piccardi |
Emilio un anno dopo. Indimenticato. Una parte di me (di noi) che non c’è più. Emilio, compagno, fratello, amico. Dalla rivoluzione… al risotto coi funghi. Passando per i molti interrogativi e dubbi. Emilio, comunista “dolce”? Sì, ma rivoluzionario curioso, aperto, pronto a porsi le domande al livello del nostro tempo, e a cercare risposte. Le risposte. Non solo quelle possibili, soprattutto quelle necessarie! Dalle lotte operaie, alla lotta contro la distruzione del mondo, contro le guerre, per la difesa dell’acqua, per la difesa della vita. Umana e non. Senza scartare il contributo di alcuno, papa Bergoglio compreso! Quando mi fece leggere le prime bozze della sua autobiografia (e, ahimè, non fui capace di aiutarlo a darne una stesura organica) e poi rileggendola pubblicata - confesso che provai uno strano senso di sconforto. Lo stesso che si è rinnovato e amplificato in seguito, rivedendo il video di un suo intervento al convegno “Il secolo dei rifugiati ambientali”, del 24/9/2016. [D’altra parte, questo testo è la ripresa di riflessioni che avevo “buttato giù” un anno fa, dopo la sua morte e da allora inutilizzate]. Perché un senso di sconforto? Perché Emilio ha saputo affrontare quelli che di volta in volta si sono sempre meglio delineati come i nodi cruciali delle contraddizioni, qui, da noi, e nel mondo. Nodi decisivi analizzati, studiati, esposti con sconcertante semplicità e chiarezza ed evidenziando anche i punti di conflittualità fondamentali su cui intervenire per realizzare il cambiamento necessario. Sentendolo si avvertono le difficoltà, ma ci si rende conto che è possibile individuare le possibilità di una lotta vincente. Emilio non procede solo per intuizioni, approfondisce con competenza e capacità comunicativa rara. Anzi: rarissima. E allora (e qui nasce lo sconforto) perché non siamo riusciti a raggiungere i giusti traguardi? E laddove ci fossimo in parte riusciti, perché non è stato possibile consolidarli, dar loro seguito, coinvolgendo e dando forza ai soggetti più esposti e a chi, al contempo, avrebbe dovuto sentirsi stimolato a livello di massa? Cosa ci è mancato e cosa continua a mancarci (e ancor di più ora che Emilio non c’è più)? E non dico solo a “noi véci” - giacché la vecchiaia di per sé sarebbe già una risposta all’interrogativo. Dico da noi in là, verso l’insieme lontano dei soggetti più direttamente chiamati in causa, volenti o nolenti, dalle violente lacerazioni imposte dai potenti del mondo. Un tempo si sarebbe detto “il Partito”. E forse c’è ancora chi lo pensa, operando per semplificazioni metafisiche, metastoriche, meta politiche, che non ha senso per me prendere qui in considerazione. Si sa: gli strumenti della tecnologia digitale imperante, hanno marginalizzato le tradizionali forme di comunicazione e di organizzazione del confronto e delle volontà. Cambiando così non solo gli strumenti, ma la natura stessa dell’elaborazione del pensiero e del senso delle cose. E allora…
E qui chiudo, ripensando a un anno fa...
TRUMP
di Marcello Campisani
Chiede dazi, pedaggi, contributi, bombe,
nel mentre che ti fa qualche ecatombe.
D’ogni liberismo esprime il meglio,
con il cervello dentro un portafoglio.
Se quanto pretende poi l’ottiene,
fa degli U.S.A. il massimo predone.
Quando invece niente gliene viene
risalta la sua essenza d’accattone.
nel mentre che ti fa qualche ecatombe.
D’ogni liberismo esprime il meglio,
con il cervello dentro un portafoglio.
Se quanto pretende poi l’ottiene,
fa degli U.S.A. il massimo predone.
Quando invece niente gliene viene
risalta la sua essenza d’accattone.
UN’ARMA DI DISTRUZIONE
DI MASSA
di Renzo Vidale

A tranciargli la gamba è stata
la guerra degli adulti
Una scatoletta tonda
Dall’apparenza
innocua,
la diresti un lucido
per scarpe.
Ma poi leggi le
avvertenze per l’uso:
“Tenere fuori dalla
portata dei bambini”
intimano minacciose.
“Aprire con la forbice
due fori laterali”.
Lì entreranno
fiduciose le formiche
che scambieranno il
veleno per cibo,
lo trasporteranno nel
cuore del nido
per nutrire la regina
e le larve.
Un’arma di
distruzione di massa
puntata sul
microcosmo:
le vittime trasformate
in carnefici del
proprio mondo.
Ma inconsapevoli,
a differenza di noi.

la guerra degli adulti
MEMORIA SILENZIOSA
di Antonio Ricci
Abiti nei nostri cuori, Carlo,
nel
nobile silenzio.
Lacrime solitarie rigano il
nostro
viso immobile, con le labbra dischiuse
sussurrano parole spogliate,
vibrano nude nel dolore della tua
assenza.
Hai dato la vita alla libertà.
Hai narrato la tua autenticità
nel
viatico della vita.
Hai amalgamato nel campo delle
tue
vibranti emozioni l’ascolto della
gratitudine soave,
la passione dell’impegno sociale
e politico.
La Genova cosmopolita ha osato
profanare
le vie, le piazze della città con
i sublimi
corpi in corteo, urlando i moti
della rivolta
per zittire i potenti oligarchi,
protetti da acquiescenti che
hanno
profanato la dignità delle
piazze, picchiando,
torturando, con violenza
inaudita.
Là, nella piazza, un proiettile
ha tacitato gli occhi di Carlo.
Riverso per terra sull’asfalto,
le ruote hanno lastricato
il suo corpo silente.
[Luglio 2026]
giovedì 16 luglio 2026
NON TRASCURARE LA
FORMULA ELETTORALE
di Franco Astengo
La
comparsa dei franchi tiratori alla Camera su di un tema molto delicato come
quello della formula elettorale impone evidentemente una riflessione politica
molto ampia, ben oltre lo specifico della questione contingente.
Purtuttavia mi permetto comunque
di rilevare come risulterebbe di grande importanza disporre, nella materia, di
un progetto organico condiviso sul quale sviluppare anche un confronto di
merito. Premesso che sicuramente qualsiasi formula
presenta limiti e difetti e non può garantire nessuno al 100% mi azzardo a
presentare una proposta che mi permetto di ritenere sufficientemente organica.
1) Il territorio
nazionale è suddiviso in 400 collegi uninominali per la Camera e 200 per il
Senato eliminando il voto all’estero.
2) I collegi
dovrebbero comprendere mediamente poco più di 300.000 cittadini per la Camera e
di 600.000 per il Senato (sicuramente una distorsione in eccesso frutto della
stordita riduzione nel numero dei seggi).
3) I candidati per
ogni collegio non potranno presentarsi né in altri collegi, né in doppia
candidatura tra Camera e Senato (in sostanza per coprire tutto il territorio
nazionale ogni lista deve poter disporre di 600 candidati con il 50% di
genere). Così si potrebbe evitare anche il discorso delle firme di
presentazione avendo ogni lista dimostrato già sufficiente presenza nel Paese e
si limiterebbe radicalmente il discorso della personalizzazione.
4) Le circoscrizioni
per comprendere i collegi dovrebbero essere segnate dai confini regionali (la
Val d'Aosta mantiene il collegio uninominale con l'elezione di tipo plurality).
5) I candidati si
presentano nei collegi collegati a livello regionale dallo stesso simbolo. In
questo modo si può realizzare il massimo possibile di vicinanza con il
territorio (certo c'è la controindicazione dei paracadutati ma questo è affare
dei partiti, perché in questo modo non ci sono collegi “assolutamente” sicuri).
6) Eseguito il
collegamento a livello regionale i voti ottenuti con lo stesso simbolo a
livello regionale vengono suddivisi con il metodo d’Hondt assegnando così il
numero dei seggi per ogni lista: gli eletti sono scelti attraverso le
percentuali più alte ottenute nei collegi (il metodo seguito in quelle che
furono le ultime elezioni dirette per le Province).
7) Non servono premi
di maggioranza e soglie di sbarramento perché il metodo d’Hondt favorisce
comunque le forze maggioritarie ma permette anche l'espressione delle minoranze.
8) Controindicazioni: è possibile che un collegio rimanga senza rappresentanti e un altro collegio ne abbia più d’uno, ma il limite regionale garantisce comunque una rappresentanza territoriale e sarà sufficiente disegnare un numero di collegi inferiore a quello dei seggi; è evidente che in certe situazioni saranno favorite anche liste locali (vedi sistema spagnolo ma in quel caso sono molto forti le rappresentanze delle minoranza etniche): questo fatto dovrebbe spingere le forze politiche nazionali a radicarsi maggiormente sul territorio.
9) Così la formazione del governo dovrebbe obbedire al confronto parlamentare restituendo ai consessi elettivi la centralità prevista dalla Costituzione.
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