UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

mercoledì 21 febbraio 2024

ASSANGE. LO VOGLIONO MORTO
di Angelo Gaccione


 

I criminali di guerra restano a piede libero, chi li denuncia va in galera. Ecco le mirabilie della democrazia dei potenti.
 
È fin troppo chiaro, lo vogliono morto. Già da anni lo hanno seppellito vivo. Ha osato denunciare le loro condotte criminali, i loro complotti, le loro trame. Ha svelato al mondo di che pasta sono fatti gli Stati e i loro cerimonieri, di quanto sangue grondano le loro “democrazie”, su quali innominabili condotte si reggono i loro “valori”, su quali infami misfatti. Hanno da tempo assassinato i princìpi dei padri fondatori e sovvertito quelli elaborati dagli spiriti più lungimiranti, dalle menti più acute europee. Un tradimento che assimila Gran Bretagna e Stati Uniti alle autocrazie autoritarie e liberticide da cui a chiacchiere si vorrebbero distinguere. Il caso Assange ha mostrato al mondo la deriva illiberale, l’illegalità tracotante dei responsabili politici e militari di queste due nazioni. I documenti e i fatti conclamati che WikiLeaks ha reso pubblici, avrebbero dovuto portare i governanti degli Stati Uniti davanti alla Corte Marziale, se ci fosse davvero giustizia, ed invece ci troviamo, come in una commedia delle beffe, il denunciante dei crimini in galera e gli artefici dei crimini a piede libero. Anzi, protetti dalla legge che hanno asservito ai loro voleri, a ricoprire le cariche più alte. Ma se è fin troppo chiaro che vogliono mettere il bavaglio ad Assange, e con lui alla libertà di stampa, al giornalismo di inchiesta, è altrettanto chiaro che Stati Uniti e Gran Bretagna non possono vantare oggi alcuna superiorità morale rispetto al peggio degli altri Stati di cui si credono diversi. Se a condannare a morte Navalny è stato l’autoritarismo dittatoriale del regime russo, come ci va ripetendo l’Occidente “democratico” che ne ha preso le difese, sarà l’Occidente “democratico” ad assassinare Assange. La “democratica” Inghilterra che lo ha prima incarcerato e – se questo avverrà – consegnandolo ai boia della “democratica” America del Nord. Naturalmente nell’indifferenza della “democratica” Europa che si ricorda solo delle galere di Putin, ma si benda gli occhi sulla spietata realtà delle sue; della pratica della pena di morte nella “civile democratica” America, dei bombardamenti su migliaia e migliaia di civili incolpevoli e inermi. La verità è che non ci sono criminali più criminali degli Stati armati. Non c’è giustizia più feroce e criminale di quella asservita ai potenti intoccabili, non c’è numero di individui che possa eguagliare la spietata dose di violenza che essi amministrano (in tempo di pace armandosi con armi di sterminio, in tempo di guerra scatenando l’inferno su civili inermi), e da questo punto di vista io non vedo alcuna differenza fra la macelleria putiniana e quella del civile democratico Occidente.  
 

PIAZZA DEL LIBERTY


Consolato inglese di Milano 

Milano, 20 febbraio 2024, Piazza del Liberty. In contemporanea con le proteste in favore della liberazione di Assange a Londra, anche noi ci siamo mobilitati a Milano sotto il Consolato della Gran Bretagna al grido di vergogna, per la condotta della giustizia e del governo inglesi. Accolta con uno scrosciante applauso la notizia che il Comune di Bologna ha assegnato, come ha già fatto Napoli, la cittadinanza onoraria ad Assange. [Le foto sono state scattate da Giovanni Bonomo]
















IN DIFESA DELLO STOLTO
di Roberta De Monticelli   


Anselmo d'Aosta
inc. prima metà del XVI sec.
 
All’alba del secondo millennio, il monaco Gaunilone divenne famoso per aver osato scrivere la sua Difesa dello stolto (1070), con cui criticava la prova ontologica dell’esistenza di Dio del monaco Anselmo. Gli dedico la stoltissima perplessità che ho provato studiando la prova ontologica dell’impossibilità di uno Stato palestinese, argomentata da Ernesto Galli della Loggia (Corriere, 19 febbraio). Vi ricordate quell’ente di cui non si può pensare nulla di più grande? Si chiama Dio. Se gli mancasse l’esistenza, se ne potrebbe pensare uno più grande! Lo stolto non lo vede, e per questo ritiene possibile che Dio non ci sia. Solo possibile, per carità. Un’ipotesi, ma concepibile. Che stupido.
Partiamo dalla premessa ontologica del nuovo Anselmo: “la garanzia assoluta della sicurezza di Israele”. E come non accettarla! Diamine, Israele deve pur essere sicuro. È fatta, lo stolto è in trappola. Non vede che è “impensabile che lo Stato ebraico possa mai accettare l’esistenza di uno Stato palestinese”? Dopo il 7 ottobre, poi. E allora perché sono “tutti d’accordo”, gli stupidi, “nell’idea che la soluzione da perseguire dovrebbe essere quella dei ‘due popoli, due stati”? (Che siano “tutti d’accordo” non è vero, se solo si ascoltassero molti palestinesi e molti esperti, ma questo è secondario).



Lo stolto di un tempo era tale perché non vedeva l’invisibile, che invece è iperreale. Noi stolti di oggi invece a quanto pare non vediamo le cose visibili: noi “al realismo” preferiamo “di gran lunga il tifo”. Stolti davvero: perché il tifo presuppone due enti contrapposti, e noi non vediamo che uno dei due non può e non deve esistere. Senza premesse ontologiche, Netanyahu lo ripete da una vita e ieri lo ha ribadito: uno Stato palestinese non deve esistere, punto. E questa non pareva la conclusione di un sillogismo, semmai un biglietto di saluti attaccato a ciascuna delle bombe (americane) da novecento quintali che hanno raso al suolo Gaza. Ma la perplessità non viene da qui: ma dalla scoperta che lo Stato palestinese invece esisteva! Per l’appunto tale “era di fatto Gaza”. Già: senza controllo dei confini, della moneta, dell’energia, dell’acqua, dell’economia, perfino dei permessi di uscita e rientro, che dipendono da Israele: uno Stato di tipo nuovo, invero. Per questo la Relatrice speciale dell’ONU (insipiente anche lei?) ci spiega che la violenza efferata delle “forze paramilitari non statali” di Hamas andava punita in quanto criminale con tutti i mezzi di uno Stato di diritto e anche di fronte a un tribunale internazionale” (F. Albanese, J’Accuse, p. 27), non con la punizione collettiva di una popolazione.
La perplessità cresce: se l’ontologo, contra propria principia, e dal momento che l’esistente implica il possibile, riconosce la possibilità di uno Stato palestinese, come mai la sicurezza dei palestinesi che questo Ens Rationis, insomma questa chimera statuale dovrebbe proteggere, neppure si pone? Forse lo stolto travede di nuovo, e si figura che un popolo palestinese esista? Ecco sì. Non esiste e non deve esistere, e quindi perché scomodarsi a ricordare i cinque devastanti bombardamenti a tappeto che ha subito a Gaza (lasciando stare la Cisgiordania) prima del 7 ottobre?



Lo stolto travede, certo, ma perché ingannato da quei terroristi dell’UNRWA, l’agenzia dell’ONU (tanto per cambiare), che ha vergognosamente nutrito, aiutato, protetto i profughi delle varie Nakba, dalla prima in poi, fino a farli crescere, da quei 700.000 poveretti che erano (metà circa della popolazione palestinese di allora), ai cinque milioni e rotti di oggi! E solo per sollevare una falsa questione, la “questione palestinese” (proprio con le virgolette nel testo). Ma vi rendete conto della vergogna, che questi pretendano di essere un popolo? Di autodeterminarsi, addirittura? E come si autodetermina chi non esiste? Al massimo minaccia la sicurezza altrui! Pare però che il culmine della stoltezza illogica sia quel “diritto al ritorno” che l’insipienza universale dell’ONU ha ribadito con la testardaggine delle sue risoluzioni: come fa a ritornare chi non esiste? Al massimo minaccia la sicurezza di chi deve tornare alla terra dei padri, e pazienza se i suoi padri sono sepolti in Polonia o nelle Americhe, la patria celeste è lì, fra insediamenti e muri.  
Ci vuole del genio, non dirò per far apparire vero il falso – questa è la definizione platonica di “sofista”, ma addirittura per far sembrare logico l’assurdo. Ci vuole un’abilità consumata nell’eseguire doppi salti mortali con grazia, chiudendoli in un inchino reverente. Ma ci vuole anche stomaco, di fronte a quella tomba di 30 mila corpi fatti a pezzi, insieme con tutti i loro registi, la loro memoria, la loro identità storica e umana – che è Gaza, oggi.

PER ASSANGE LIBERO
di Valentina Reina


 
Londra. 20 febbraio 2024. La Royal Court of Justice del Regno Unito, qui a Londra, che ospita la Appeal Court, si trova sullo Strand, nella City of Westminster, vicino al confine con la City (Temple Bar). È qui l’appuntamento per il cosiddetto Day X. Il giorno in cui laa Corte dovrà decidere in udienza pubblica, se concedere al giornalista Julian Assange di potersi appellare all’estradizione richiesta dagli Stati Uniti. Assange langue da quasi cinque anni nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh, a Londra, definita la Guantanamo britannica, con l’accusa pretestuosa di aver infranto l’Espionage Act. In pratica di aver fatto al meglio il suo mestiere di giornalista, aver pubblicato documenti sui crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti nel corso dei conflitti in Afghanistan e Iraq, informandone l’opinione pubblica mondiale come dovrebbe fare una stampa libera in ogni Paese libero. Per aver fatto coraggiosamente il suo dovere, rischia, se estradato dalla democratica Inghilterra nella democratica America, 175 anni di carcere. Viva la democrazia! Ci siamo ritrovati qui in tantissimi, attivisti a cui sta a cuore la libertà di stampa giunti da tutta Europa. I Paesi di provenienza si riconoscono dalle spille sui giubbotti, dai cartelli e dalle bandiere. Numerosi i gruppi giunti dall’Italia. Intoniamo a lungo “Free free Julian Assange” in un grido accorato e compatto. Le nostre voci riempiono lo Strand sempre più forte. All’uscita dal Tribunale Stella Assange, moglie del coraggioso giornalista, davanti a tutta questa folla e alla solidarietà internazionale si commuove. Ci invita a far sentire forte la nostra voce, far capire alle autorità che l’opinione pubblica c’è, che ogni voce deve contare.
Domani si replicherà, dalle 8,30 alle 16,30. Saremo al fianco di Assange, non lo lasceremo solo.


LA MANIFESTAZIONE DI IERI A LONDRA














martedì 20 febbraio 2024

SENZA REGOLE



Guerre e grandi opere a braccetto: Stato assente o addirittura complice? Cantieri senza controlli, armi senza consenso: unica regola, l’assenza di regole
.
 
Idra torna a denunciare per strada la drammatica crisi della legalità che si consuma nella nostra città e nel nostro Paese. Due nuove iniziative di ‘dialogo itinerante’ lunedì 19 febbraio: dalle 11 alle 12 davanti al Liceo Galileo in via Martelli, e dalle 14 alle 16 all’ingresso di Palazzo Vecchio in via dei Gondi. Mentre si piangono le ultime vittime dell’ultimo cantiere fuori controllo in via Mariti a Firenze, nella città colpita da 43 piene e inondazioni dell’Arno dalla fine del XII secolo, e dalle ultime del Mugnone e del Terzolle nel 1992, proseguono indisturbati i lavori di scavo dei tunnel TAV nonostante manchi il primo strumento di salvaguardia della vita e della sicurezza dell’intera popolazione e dei futuri utilizzatori del servizio ferroviario chiamato a transitare in quei tunnel e in quella stazione: il piano di emergenza dettato dal Decreto Ministeriale 28/10/2005 “Sicurezza nelle gallerie ferroviarie”. E non è il solo ‘dettaglio’ che manca! Da aprile 2023 il Prefetto di Firenze è stato allertato, ma non ha mai voluto ricevere l’associazione che ripetutamente le ha chiesto un colloquio. Da luglio quel Prefetto è anche in possesso del documento che attesta ufficialmente la perdurante inosservanza del decreto mentre si procede all’esecuzione di 12.888 metri di scavo sotto i palazzi abitati e le architetture storiche in un ambiente attraversato perpendicolarmente dalle linee di flusso della falda. L’autorevole segnalazione è firmata dal Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Firenze. Ma non si ha notizia che il Prefetto l’abbia presa in considerazione. Anzi! Di tutto sono al corrente sia il Sindaco sia il Presidente della giunta regionale, gli stessi ‘garanti politici’ che tuonano oggi contro i responsabili del crollo di via Mariti. Di tutto sono al corrente anche il direttore generale del Comune, il presidente dell’Osservatorio ambientale, i consiglieri e le commissioni regionali e comunali, l’Autorità Nazionale Anticorruzione… Ma nessuno agisce. E la talpa va, seminando già nei primi metri di avanzamento fango imprevisto in superficie e ansia nei palazzi sotto-attraversati. A Firenze dunque contravvenire alle norme è perfettamente legale! A Firenze, città con una lunga e gloriosa tradizione di amministratori e teste pensanti adoperatesi a sostegno della pace e della riconciliazione su scala planetaria, che hanno impresso un segno indelebile nella storia della cultura contemporanea, dal Sindaco neppure una riga di replica all’invito pubblico che tre mesi fa Idra gli ha rivolto affinché – al cospetto del macello nel Vicino Oriente - si mostri all’altezza dell’eredità ideale dei La Pira, dei Milani, dei Balducci, dei Mazzi, nel vuoto di iniziativa da Roma. Ecco perché Idra ricorderà lunedì direttamente per strada ai passanti di via Martelli e di via dei Gondi quelle poche ma serissime notizie di cui dispone. Ogni giorno è un giorno nuovo: non è detto che i poteri economici e politici che attualmente fanno il bello e il cattivo tempo col generoso sostegno del quarto potere (pur puntualmente informato dall’associazione di tutte le criticità del progetto TAV e delle proposte di riconciliazione formulate) sopravvivano in eterno…
Associazione di volontariato Idra

PACIFISMO VERDIANO
di Gabriele Scaramuzza



Dopo l’edizione splendida diretta da Claudio Abbado, con la regia di Giorgio Strehler e con le scene i costumi di Ezio Frigerio, quella in corso alla Scala è la più toccante rappresentazione del Simon Boccanegra cui io abbia assistito. Certo, non son da dimenticare le interpretazioni di Gianandrea Gavazzeni, Georg Solti, Daniel Barenboim, Myung-Whun Chung, per restare a quelle data alla Scala negli ultimi decenni. Ma quest’ultima - diretta da Lorenzo Viotti, con la regia di Daniele Abbado, scene di Daniele Abbado e Angelo Linzalata, costumi di Nanà Cecchi, luci di Alessandro Carletti; e con interpreti quali Eleonora Buratto, Luca Salsi, Ain Anger, Charles Castronovo, Roberto De Candia, Andrea Pellegrini – è quella che più sento mia. Non è il caso riprendere qui la tormentata vicenda di quest’opera, nata nel 1857 su libretto di Francesco Maria Piave e sottoposta a un rifacimento nel 1881, rivista nella musica da Verdi oltre che nel libretto da Arrigo Boito. Importano la coerenza della “tinta” (per usare un termine verdiano): nella scelta della messinscena (mi suggerisce Tiziana Canfori), una tavolozza di grigi percorre tutta l’opera, dando vita alle molte sfumature di questo colore altrimenti piatto, mostrandone la complessità e le tonalità più intime. Questa lettura del Simone dà evidenza al tema del potere, alle profonde istanze pacifiste che percorrono l’opera ed esplodono emblematicamente nell’esclamazione di Boccanegra nella Sala del Consiglio: “Plebe! Patrizi!... Popolo / Dalla feroce storia! / Erede sol dell’odio / Dei Spinola e del Doria, / Mentre vi invita estatico/ Il regno ampio dei mari, / Voi nei fraterni lari / vi lacerate il cuor. // Piango su voi, sul placido / Raggio del vostro clivo, / Là dove invan germoglia / il raggio dell’ulivo. / Piango sulla mendace / Festa dei vostri fior, / E vo gridando: pace! / e vo gridando: amor!”.
E ancora: Sì, pace splenda ai Liguri, / Si plachi l’odio antico; / sia d’amistanze italiche / Il mio sepolcro altar.
Poco sotto, e sempre nel secondo atto: “Dunque messaggio / Ti reca a lor di pace… / E il sole di domani /Non sorga a rischiarar fraterne stragi”.
L’intervento di Eleonora Buratto del 15 febbraio 2024 nella sede degli Amici del Loggione del Teatro alla Scala ha confermato la sensibilità e l’intelligenza di questa interprete, che ha puntato non solo sul coraggio (innegabile) di Maria/Amelia (sul suo “eroismo” le avrebbero a tutta prima suggerito Lorenzo Viotti e Daniele Abbado), ma soprattutto sulla dolcezza della sua personalità. Dolcezza che ben si coniuga con l’aspirazione alla pace che innerva tutta l’opera.  
Nota è la profonda spaccatura temporale (25 anni!) che percorre l’opera tra il Prologo e i tre successivi atti, e che è avvertibile (come nota Emilio Sala in “L’opera in breve” del programma di sala del 2010) anche nello scarto tra tonalità diverse. Un tangibile pessimismo anima il ruolo ambiguo del popolo, esposto a ogni vento, volubile, inaffidabile. E soprattutto il tema del potere non voluto da Boccanegra, accettato per fini irrealizzabili, condotto in modo drammaticamente usurante, infine motivo dell’oscura morte del protagonista, con cui si conclude l’opera; sia pur accompagnato da un incerto cenno di rinascita nell’unione di Amelia-Maria e Gabriele Adorno, futuro Doge; e dal superamento, finalmente, dell’acre e insensato odio di Jacopo Fiesco verso Simon Boccanegra, che pure condiziona il corso dell’intera opera.
 
Giuseppe Verdi
Simon Boccanegra,
libretto di Francesco Maria Piave e Arrigo Boito
Teatro alla Scala, febbraio 2024
 







CORPI IN GUERRA – 2
di Claudio Zanini
 

4
Il corpo singolo è uno spreco,
l’uno all’altro in diseguale intralcio
s’amalgama ammassato scarto
in coacervi densi di carne viva.
 
Da creatura si fa organica materia
da smaltire con celere metodica
biologica massa ponderabile
ottimo residuato compostabile
d’innumerevoli avariati scarti
in misura di quintali o tonnellate
d’ingombro a cube metrature,
di temporalità in meccanica scansione,
di capienza in container e vagoni merci.
Da annientare nelle discariche dell’oblio.
 
5
Entro i fossati di trincea
anime ardono come olio santo
fiammelle fatue svaporanti
in stillicidio d’abbandono.
 
Resta il corpo nell’annottare illune
ridicolo spauracchio deformato
a presidio di fossa putrida.
 
Resta la carne indifesa,
(appena la si preme con un dito
appare subitaneo alone
cianotico sull’arido pallore).
 
Restano stremate membra
al disarticolato ciondolare
molle prima dell’inciampo.
 
Restano indelebili sulla pelle
involucro malato e vulnerabile
cosparse ulcere e ustioni.
 
Resta il rintocco vitreo delle ossa
ad ogni percussione:
l’affilato gelo liofilizza
diafane le articolazioni,
dà loro cristallina fragilità.
 
Tutto appare ridotto e assottigliato
solo gli occhi si gonfiano smarriti
come globi tumidi feriti
in sgomento opaco d’animale,
occhi che, un tempo umani, videro.
 

 

 

 

IL CALENDARIO POETICO
di Alberto Figliolia
 

Un ricordo soltanto la pace,/ chiodo mai piantato,/ ma l’urlo del dolore,/ questo sì…/ Troppe croci,/ cuori ridotti a brandelli/ densi di sangue dei nostri fratelli…/ Non migrano più le urla dei morti,/ eccole lì, prossime ai vivi. (F.P.)
 
Sogni-Cerco di leggere il mio futuro tra carcasse di sogni. Con questo suggestivo ed evocativo titolo si presenta ai lettori il Calendario poetico 2024 del Laboratorio di lettura e scrittura creativa attivo nella Casa di reclusione di Milano-Opera da ormai sei lustri. Un prodotto editoriale e letterario vero e proprio, arricchito ogni anno dalle immagini fotografiche di Margherita Lazzati. Ogni mese (e pagina) è scandita da una o più poesie delle persone detenute che frequentano il Laboratorio condotto da un gruppo di assidui volontari.
In questo luogo/ a volte i conflitti con la mia anima/ occupano per intero le notti/ insonni, blindandomi la mente/ e opprimendomi il cuore./ Ma non mi scoraggio./ Sono convinto di trovare nel sogno/ la luce che annullerà tutte le inquietudini. (U.C.)
Sogni e pensieri non si arrestano innanzi alle sbarre. Possono volare oltre, restituendo la libertà interiore, riaccendendo il lume della speranza, rigenerando l'albero della consapevolezza. La creatività contro l'oblio in quel virtuoso e immaginifico itinerario di parole, la catarsi.
Dalla prefazione della psichiatra e scrittrice Erica Francesca Poli: “Sogno è una parola migrante. E i suoi figli plurali, i sogni, ne proseguono la diaspora semantica senza sosta. Un errare continuo tra le regioni del desiderio e della memoria, al confine tra i reami, spesso in guerra, dell’inconscio e della ragione. Eremiti di pulsioni, i sogni se ne vanno di notte alla soglia delle palpebre, cercando forme per i loro simboli...”.
Ogni Calendario – per il 2025 il tema da declinare sarà Alberi – è un prezioso tessuto di idee, sentimenti e metafore, un distillato di saggezza in scintillanti versi, un arcobaleno che congiunge terre incognite e chi è dentro a chi è fuori. Perché siamo tutti figli della stessa umanità sognante.

 

 

MORTARA. PALAZZO CAMBIERI


Palazzo Cambieri

Domenica 25 febbraio 2024 alle ore 16,30
Presso il Palazzo Cambieri di Corso Garibaldi n. 44 a Mortara
 
XVII incontro sull’antologia poetica:
Piazza Fontana. La strage e Pinelli.
La poesia non dimentica.



 
 
Interverranno: Annitta Di Mineo, Angelo Gaccione,

Giuseppe Langella, Silvia Pinelli, Cataldo Russo, Angelo Taioli.


Angelo Taioli


Massimiliano Farrell
 
Coordina: Massimiliano Farrell presidente dell’Anpi

 

BASILICA DI SAN CARLO AL CORSO


Corso Vittorio Emanuele II a Milano
Venerdì 23 Febbraio 2024, ore 21.00
 
Concerto in memoria di p. Giuseppe ZAUPA
  
R E Q U I E M
in re minore K626 di W.A. MOZART
  
“Un Coro per Milano”
Coro Operistico di Mendrisio
 
Soprano: Silvia del Grosso
Mezzo Soprano: Alessandra Fratelli
Tenore: Luigi Albani
Basso: Alberto Rota
Organista: Mattia Marelli
Direttore e Concertatore: maestro Franco Caccia
 
Ingresso libero

AL C.I.Q. CORVETTO




A PARABITA




lunedì 19 febbraio 2024

QUANTO SANGUE INNOCENTE ANCORA?
Quanti civili inermi devono ancora morire prima di fermarsi?


Cliccare sulla locandina per ingrandire


PER ASSANGE. ORA O MAI PIÙ
di Giovanni Bonomo


Julian Assange
 
L’ultimo appello al governo britannico è anche l’ultima occasione per mobilitarci e difendere la sua e la nostra libertà!
 
Se le guerre possono essere avviate dalle bugie,
esse possono essere fermate dalla verità”.
Julian Assange 
 
Questa la frase citata nell’introduzione del film documentario Ithaka, proiettato il 15 febbraio al C.I.Q. di Milano sulla vicenda ancora in atto del giornalista e fondatore di WikiLeaks. Il film, documentata testimonianza del padre che caparbiamente combatte per la liberazione del figlio, è anche, al di là delle vicende personali, un accorato appello a tutti noi e alla nostra coscienza di cittadini responsabili nel difendere il diritto fondamentale di espressione del pensiero e di informazione.
Ad oggi Julian Assange, informatico, giornalista e attivista australiano, fondatore nel 2006 di Wikileaks, è perseguitato e privato della propria libertà: prima rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra e poi negli ultimi tre anni recluso in una prigione inglese di massima sicurezza. Ora la sua estradizione verso gli USA sembra inevitabile, alla quale seguirà la pena detentiva a vita, a meno che tutti noi prendiamo coscienza che la libertà di Assange è anche la libertà di tutti noi, che dobbiamo mobilitarci così come conoscenti, familiari e legali di Assange si sono mobilitati e non si sono mai arresi.
In questi giorni la lotta di Assange contro l’estradizione negli Stati Uniti sta raggiungendo una fase critica, con le udienze di appello che si terranno presso l’Alta Corte del Regno Unito il 20 e 21 febbraio p.v. e anche il sottoscritto fa parte, ancor prima della pubblicazione dell’articolo https://ilvelodimaya.eu/non-possiamo-ignorare-assange-e-il-dirittodisapere, dei tanti giornalisti, associazioni, media e testate indipendenti, scrittori e intellettuali che sostengono Julian Assange e WikiLeaks, in difesa delle libertà di espressione nell’interesse di tutti, come imperativo morale prima ancora che di diritto. Ma nello scenario attuale con le due efferate e disumane guerre che si stanno combattendo, una nel cuore dell’Europa e l’altra in Medioriente, viene spontanea  una domanda: le democrazie occidentali difendono ancora il principio costituzionale di libertà di informazione come proprio pilastro fondamentale?


 
Perché non possiamo dirci oppositori delle autocrazie, dei governi “autoritari”, come li chiamiamo, se non sappiamo o non vogliamo difendere la libertà di informazione che in tale autocrazie viene violata. Perché non possiamo dirci oppositori delle dittature - ripeto - se non sappiamo o non vogliamo difendere il tratto più distintivo della nostra democrazia: la libertà di informazione. Qualsiasi discussione sul conflitto, sulle responsabilità e sulle speranze di pace deve partire da tale riflessione. Se vogliamo condividere la semplicistica - ma teoricamente corretta - narrazione che ci presenta la guerra come uno scontro tra democrazie - l’Ucraina e i Paesi occidentali che la supportano - e le autocrazie - la Russia e i suoi alleati - occorre ricordare che un pilastro delle democrazie moderne è costituito, storicamente, dalla libertà di stampa e di informazione. Altrimenti le “democrazie di diritto occidentale”, come vorrebbero farsi chiamare e presentarsi al mondo, commetterebbero gli stessi errori - e li stanno commettendo non solo in questo caso di Assange ma anche in molte altri casi meno clamorosi - di azzerare e impedire il pensiero e l’accesso alle informazioni proprio come fanno le dittature. Ma questo vale anche per l’informazione distorta, manipolata e propagandata, invece che diffusa, a senso unico come avviene per la sanguinosa guerra tra USA e Russia a tutt’oggi combattuta  sul terreno della martoriata Ucraina e a discapito dell’intera Europa: https://libertariam.blogspot.com/2023/06/la-guerra-nel-cuore-delleuropa-di.html
Non si possono nascondere i crimini di guerra senza tradire gli stessi pilastri su cuoi si fonda uno Stato di diritto. Solo se difendiamo la libertà di informazione possiamo indignarci per la chiusura da parte delle autorità russe del periodico indipendente Novaja Gazeta diretto dal premio Nobel per la Pace Dmitrij Muratov, rivista in cui erano apparse le inchieste della giornalista Anna Politkovskaja, uccisa a Mosca nel 2006 per il suo impegno a descrivere e denunciare, anche al mondo occidentale, gli odiosi crimini commessi durante la guerra in Cecenia.


 
La vicenda umana e giudiziaria di Julian Assange è un grave segnale di allarme di come sta degenerando la nostra tanto proclamata democrazia quando i governi sono il risultato di una politica intesa non al benessere dei cittadini e al bene pubblico, ma al potere personale e agli interessi privati dei politici, con spese destinate più agli armamenti che alla ricerca scientifica e alla sanità pubblica. Wikileaks è ancora viva, nonostante le varie persecuzioni, grazie ad apposite tecnologie - prima fra tutte la crittografia - che protegge sé stessa e le sue fonti, perché Assange è anche un esperto informatico, sosteniamola! Essa è divenuta di interesse globale, giova ricordare, quando nel 2010 iniziò a pubblicare informazioni riservate riguardanti le operazioni militari statunitensi in Iraq e Afghanistan. Il 5 aprile del 2010 Assange e i suoi collaboratori pubblicano un video del pentagono Collateral Murder, divenuto subito virale, nel quale si vede una scena risalente al luglio del 2007: un elicottero americano Apache mentre stermina civili inermi a Bagdad. Nel saggio di Stefania Maurizi “Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks” si legge la storia di WikiLeaks e del suo fondatore. L’Autrice si batte da anni per la liberazione di Assange e per fargli avere giustizia, perché la sua libertà personale è anche la nostra libertà di informazione. Altrimenti Democracy Dies in Darkness, la democrazia muore nell’oscurità, come recita il sottotitolo al The Whasington Post, riferendosi implicitamente oltre che al fumo delle bombe e al fuoco delle armi, a tutti quei segreti, a quelle menzogne, a quelle falsità che nascondono le atrocità commesse nelle guerre. Viviamo in uno scenario globale con distruzioni compiute da uomini armati contro altri uomini anche disarmati che coinvolgono ormai la stessa esistenza del pianeta per la minaccia nucleare: la guerra diventa di per sé intollerabile e impone ormai rimedi immediati, con l’eliminazione di ogni violenza per la ricostruzione di ogni rapporto umano. Non resta che tornare alla storia, al diritto e all’etica, i tre prodotti della nostra vicenda terrena, che attendono di essere ancora più difesi e propagandati, questi sì, per realizzare la giustizia nel mondo, come osserva Remo Danovi nell’articolo “Intorno al diritto di guerra e pace”, su La Previdenza Forense n. 3/2023 p. 39.
Come a Londra domani 20 febbraio si manifesterà davanti alla Royal Courts of Justice, (un’inviata di “Odissea” è partita per Londra), nello stesso giorno a Milano manifesteremo in piazza del Liberty davanti al Consolato britannico.  

 

 

Privacy Policy