UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 24 maggio 2024

LA FRATELLANZA È FORTE COME IL VENTO…
di Luigi Mazzella
 

Il concetto di cultura si ritrova già nel pensiero antico: nel V secolo a. C. con il consolidarsi della democrazia e al diffondersi della sofistica la formazione culturale, l’educazione intellettuale dell’individuo si riteneva “finalizzata” a una buona convivenza sociale e a una partecipazione ben motivata alla vita della polis. Con Platone e con l’avvento in Occidente delle tre religioni monoteistiche mediorientali la cultura cambia volto: assume un’impronta decisamente etica. All’empirismo, alla sperimentazione, al razionalismo, in una parola al “pensiero” che cerca il miglior modo per partecipare alla vita comune e fare il meglio per la polis si sostituisce la “credenza” con i suoi imperativi morali circa la vita di ogni individuo; regole che diventano prevalenti sui modelli di vita attiva da avere nel consorzio umano e nell’opera di costruzione della città. Ho già espresso in numerosi scritti la mia opinione fortemente negativa sul cambiamento intervenuto e sul miscuglio delle credenze religiose e ideologiche che hanno finito per costituire ed esaurire in misura presso che totale la cultura occidentale, condannando la parte di mondo in cui viviamo a un declino e a un tramonto che diventano sempre più percepibili. Non ho mai avuto, invece, almeno sinora, l’occasione di soffermarmi sugli effetti altrettanto deleteri dell’inconscio culturale degli Occidentali, dell’insieme, cioè, dei contenuti psichici rimossi dalla sfera cosciente ma sotterraneamente sempre presenti, attivi e pronti a riemergere al momento propizio. Questa occasione mi è offerta dal fatto (tutto italiano, quello che prendo in considerazione, ma certamente comune a tutto l’Occidente), che  personalità che dovrebbero rappresentare l’autorità dello Stato e la sia volontà punitiva dei reprobi che violano le leggi e impediscono  un’ordinata convivenza civile, inclinino, invece, a “parteggiare” per questi ultimi, sommergendoli di attenzioni quasi affettuose come iniziative insistite per sottrarli ai rigori di carcerazioni all’estero, voli di Stato per consentirne il trasferimento in Italia se condannati in altri Paesi, ricevimento e accoglienza negli aeroporti nazionali secondo i rituali protocollari validi per personaggi di rilievo pubblico, foto-ricordo per la raccolta ufficiale e per l’album di famiglia da far vedere ai nipotini e altre svenevolezze di pari intensità.
La ragione di tanto trasporto amicale è di palese evidenza per chi ha una visione negativa non solo della cultura ma anche dell’inconscio culturale degli Occidentali. Le componenti, infatti, a) religiose della sua cultura (ebraismo, cristianesimo e islamismo) mitizzano l’odio e l’assassinio se il destinatario della violenza è uno che se l’è meritato: un infedele, un “inimico di Dio” secondo la definizione di Ignazio de Loyola; e b) quelle laiche non sono da meno: i fascisti nella loro rappresentazione grafica amano disegnarsi  sempre con un coltello tra i denti, una bomba a mano tra le dita, pronti a sfidare l’inosabile per i distruggere i “perfidi” (che sono, poi, i popoli non amati da Dio); i comunisti non sono disposti a reprimere la tendenza di maneggiare falce e martello per decapitare e maciullare il cranio dei ricchi che si oppongono alla marcia del proletariato e all’eguaglianza universale.
Anche se soltanto come un mero dato culturale, rimosso dalla coscienza e depositato nell’inconscio, l’idea di uccidere nemici di Dio, lestofanti politici nemici dei popoli prediletti dalla divinità e dalla gente umile e derelitta, sta di fatto, però, che sul piano intellettuale, per religiosi e laici della cultura Occidentale non v’è delitto che non possa essere perdonato, se lo si ritenga ispirato alle nobili finalità esaltate dai sacerdoti delle varie Ecclesie o dai maestri del pensiero rivoluzionario di destra o di sinistra hegeliana.
Il problema è che il riposto pensiero (il propositum in mente retentum) del violento aggressore o dell’assassino non sempre è riconoscibile da tutti.
Certamente non può essere riconosciuto e capito dai tribunali e dalle Corti giustiziali di altri Paesi. E ciò anche quando comminano l’ergastolo!
E allora? Come riparare al malfatto di pene irrogate o di limitazioni alla libertà imposte allo sfortunato fratello? Ecco la spiegazione delle accoglienze di pubbliche Autorità a condannati e incriminati, delle interviste richieste (e pagate a peso d’oro) a chi riesce a raggiungere, comunque, con qualche anno di carcere la notorietà mediatica e via dicendo. Chi si è abituato a convivere con la cultura dell’odio e degli istinti violenti nobilitati dalla fede religiosa o dal fanatismo ideologico non ha remore a correre agli aeroporti, a farsi fotografare e stringere calorosamente mani che sono state ritenute insanguinate solo da Tribunali lontani o munite di oggetti contundenti considerate pericolose da uomini inquadrati nel sistema repressivo e giustiziale di altri Paesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IRRIDUCIBILI CONTRO LA SPECULAZIONE
 


Nonostante la pioggia e il vento sempre contro il cemento.
Con questa frase i cittadini dei comitati civici e ambientalisti hanno concluso la protesta davanti a Palazzo di Giustizia di Milano mercoledì 22 Maggio 2024. Con l’intento di non lasciar passare sotto silenzio un fatto gravissimo per Milano, se verrà approvata la norma cosiddetta “salva grattacieli” o “salva Milano” che potrebbe essere contenuta nella conversione del decreto “salva casa” del Ministro Savini, i comitati si sono dati appuntamento davanti al Palazzo di Giustizia, srotolando uno striscione lungo una ventina di metri e recante la scritta “NO CONDONO SALVA GRATTACIELI”. 
Sotto una pioggia battente, un nutrito gruppo di cittadini, di esponenti di Comitati, di associazioni, di organi di stampa si sono radunati per protestare nei riguardi di quello che di fatto è un condono edilizio e per manifestare il proprio appoggio all’attività della Procura che sta indagando su presunti abusi edilizi e illeciti amministrativi. Un colpo di spugna vergognoso su cui il Consiglio comunale milanese è rimasto silente e che dovrebbe invece rigettare con sdegno. Come vergognoso è fermare l’attività della Procura quando indaga su degli illeciti. Per questo, anche il Presidente della Repubblica si è pronunciato e ha agito per fermare tale norma, che sarà ristudiata e ripresentata, certo con tempi più lunghi, ma il pericolo di una sua approvazione non è ancora scongiurato. Il compito di una amministrazione, hanno ribadito i rappresentanti dei comitati, quando ci sono degli stravolgimenti urbanistici, è di studiare un piano attuativo, prevedendo tutti i servizi necessari ai nuovi residenti, riguardanti l’ambiente, l’istruzione e la mobilità. Così come incassare i dovuti oneri di urbanizzazione per tali servizi.



Invece a Milano si è favorito l’interesse dei costruttori rispetto a quello dei cittadini. Questo è politicamente ed eticamente grave.
Il Sindaco Sala e il suo Assessore Tancredi adesso fanno le vittime, dopo aver permesso di costruire qualunque cosa in una Milano che ha il triste primato di consumo di suolo (il 60% del suolo milanese è ormai edificato) e non aver incassato per anni gli adeguamenti degli oneri di urbanizzazione (su questo pende un ricorso alla Corte dei Conti). Il Sindaco di centrosinistra Sala si sarebbe quindi accordato col Ministro di centrodestra Salvini per cancellare così i presunti abusi edilizi al centro delle indagini della Procura e non mettere a rischio gli investimenti immobiliari in città. Investimenti immobiliari che per la gran parte riguardano residenze che ben pochi milanesi potrebbero acquistare. Come se Milano fosse un unico grande cantiere di lusso e per questo si dovesse permettere a chi costruisce (e a chi vuole guadagnare coi fondi) di spadroneggiare sulla città. Infischiandosene dei cittadini, della loro salute, del loro benessere, della salvaguardia del loro ambiente e dei loro reali bisogni abitativi.
Irene Pizzocchero
Rete dei Comitati della Città Metropolitana di Milano 

 

 

 

L’ITALIA E LO STATO PALESTINESE 
di Maurizio Vezzosi



Il mancato riconoscimento ufficiale dello stato palestinese da parte dell’Italia non fa che protrarre la condizione di ingiustizia e di inumanità in cui i palestinesi si trovano dal 1948. Un’Italia coerente con la propria natura di paese mediterraneo avrebbe riconosciuto la Palestina ben prima del 7 ottobre del 2023 e ben prima che altri paesi membri della NATO lo facessero in questi giorni. Occorre dirlo chiaramente: decenni di promesse e di buoni propositi hanno contribuito a determinare quanto oggi avviene a Gaza ed in Cisgiordania. Della necessità di uno stato palestinese parla ormai, forse non senza una certa strumentalità, anche una parte dell’opposizione israeliana. Piaccia o non piaccia tutte le fazioni palestinesi parteciperanno alla costruzione del loro stato, giocando un ruolo proporzionale alla loro reale forza: se questo processo verrà ostacolato – dall’interno o dall’esterno – lo stato palestinese nascerà menomato e a farne le spese saranno ancora una volta i palestinesi. Chi solleva obiezioni sulla legittimità di questa o quella componente dovrebbe ricordare come l’ascesa del radicalismo religioso tra le fazioni palestinesi sia stata favorita, oltre che dalla congiuntura internazionale post-1991, dalla stessa dirigenza israeliana. Un problema che non può certo costituire un alibi. La questione palestinese offre oltretutto lo stimolo per riformare l’ONU ed i meccanismi istituzionali che lo costituiscono - inclusi quelli del Consiglio di Sicurezza: quella di una riforma volta a rendere l’architettura dell’ONU più efficace e più rappresentativa degli equilibri geopolitici del nostro tempo è una necessità irrimandabile, come rilevato recentemente anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’attuale fase della guerra potrà chiudersi soltanto con la creazione di uno stato palestinese: ciò non significa, come è ovvio, che la fondazione di uno stato parallelo a quello israeliano risolverà in quanto tale tutti i problemi con cui i palestinesi fanno i conti dal 1948, ma segnerà certamente un passaggio epocale per tutto il Mediterraneo ed il Vicino Oriente, così come per gli equilibri geopolitici generali del nostro mondo.

ELEZIONI EUROPEE








giovedì 23 maggio 2024

UN VOTO CONTRO LA GUERRA

 
La lettera agli europei perché votino per la pace – quindi non per i partiti che periodicamente approvano l’invio di armi all’Ucraina, o che aizzano i georgiani contro il parlamento da loro eletto – è quanto mai opportuno. Come si è detto più volte, la chiave della pace è in Europa. Solo un’Europa determinata a non fare una fine peggiore che nelle due guerre del Novecento – questo è il destino che l'aspetta se la guerra in Ucraina non sia fermata prima che lo scontro tra NATO e Russia diventi diretto, quindi nucleare – può convincere gli americani ad abbandonare il folle progetto di sottomettere la Russia.
Franco Continolo

ALLA CASA DELLA CULTURA 




A VILLA LITTA DI AFFORI




A SEGRATE




CAMERA DEL LAVORO




mercoledì 22 maggio 2024

GUERRA E SERVIZIO MILITARE


 
Alla proposta della Lega di Salvini e dei guerrafondai di ogni pelo, i pacifisti, i democratici, i disarmisti, i nonviolenti, i Cristiani devono rispondere con una pernacchia. Intanto comincino ad andare loro sui teatri di guerra assieme ai loro figli e parenti, mostrino di essere coerenti e vadano loro a rischiare la vita. Troppo facile fare gli eroi con la pelle degli altri. Voi volete le guerre e voi ve le dovete combattere. Noi non siamo nemici di alcun popolo. Siete voi governanti e potenti a creare odio e divisione. [“Odissea]
 


Presentato ufficialmente alla Camera il progetto di legge leghista denominato “Istituzione del servizio militare e civile universale territoriale e delega al Governo per la sua disciplina” che si pone l’obiettivo di reintrodurre la leva universale: sei mesi obbligatori per ragazzi e ragazze. Matteo Salvini lo aveva annunciato al raduno degli Alpini a Vicenza, lo scorso 12 maggio. Una settimana dopo le affermazioni di Matteo Salvini a Montecitorio appare il testo firmato da Eugenio Zoffili, deputato vicino alla segreteria e membro della Commissione Difesa della Camera, che prevede la scelta per i giovani italiani tra la formazione militare e un impiego di tipo civile: “Proponiamo - dice Zoffili all’AdnKronos - l’istituzione di un servizio civile e militare universale territoriale che coinvolga per sei mesi tutti i cittadini italiani tra i 18 e i 26 anni di età. I sei mesi saranno svolti esclusivamente sul territorio nazionale e nella propria regione di residenza o domicilio, con priorità alla propria provincia, salvo espressa richiesta del cittadino ad essere impiegato in altri ambiti territoriali nazionali e previa disponibilità e autorizzazione dell’Autorità preposta”.
A chi opterà per l’ambito militare “sarà assicurata la formazione militare in vista del loro impiego sul territorio nazionale”, chiarisce Zoffilli, ribadendo il concetto della prossimità di servizio.
 
Da parte dei vertici militari, si ribadisce la necessità di rinnovamento “a tutto campo” dell’Esercito italiano.
Ecco quanto dichiara al TG SKY il generale Carmine Masiello:
L’Italia deve diventare una nazione con una capacità di deterrenza reale e credibile... È stata la guerra Russia-Ucraina ad aver insegnato che occorre recuperare i cambiamenti e stare al passo con i tempi. Infatti, il conflitto ha rivoluzionato i paradigmi sul campo, da una parte si ha un ritorno all’uso di artiglierie, carri armati e al confronto fra unità corazzate. Dall’altra invece è diventata una guerra cibernetica che ha usato – e sta usando – la disinformazione per orientare le opinioni pubbliche e il morale dei combattenti... Per farsi trovare preparati occorre puntare sui giovani. Sono quelli che sanno intercettare i cambiamenti e le evoluzioni tecnologiche...”.

 

ALLA CASA DELLA CULTURA
Con Gaccione e Langella




Incontro in presenza + diretta streaming                                
La diretta streaming si può seguire sul nostro sito www.casadellacultura.it  
sul canale You Tube e sulla pagina Facebook della Casa della Cultura.       




CIRCOLO SARDO A.M.I.S.




 

ATENEO LIBERTARIO




UNIVERSITÀ BICOCCA




ALLA BASILICA DI SANT’AMBROGIO  



 

martedì 21 maggio 2024

IN PIAZZA A MILANO PER ASSANGE


 

Si è tenuta in Piazza Mercanti a Milano ieri 20 maggio 2024, una mobilitazione cittadina in favore del giornalista Julian Assange detenuto a Londra e che ha visto sin dalla tarda mattinata e fino alle 19 di sera, la presenza di militanti antifascisti, esponenti del Comitato Milanese per la Liberazione di Assange, cronisti, associazioni, singole personalità del mondo della politica, del giornalismo, della cultura, di senza partito, tutti accomunati da una sola volontà: chiedere con forza il rilascio del giornalista canadese. 



Tanti coloro che sono saliti sulla quarta sedia, quella vuota, per testimoniare in favore della libertà di stampa, di pensiero, di opinione, di accesso alle fonti affinché i cittadini possano essere informati dei crimini e dei complotti dei Governi, degli Stati, dei Poteri. Una installazione artistica composta da tre sculture riproducente le fattezze di Assange, Snowden, Manning e che stanno facendo il giro del mondo, sono state collocate davanti al Memoriale della Resistenza assieme a striscioni e cartelli. 



Tanti i passanti incuriositi, compresi visitatori stranieri della città, e tanti gli interventi. Segnaliamo in particolare quello molto appassionato di Moni Ovadia.



Nel frattempo giungeva da Londra la notizia che la Corte negava l’estradizione negli Stati Uniti di Assange. Non sappiamo se sia una tregua in vista delle elezioni presidenziali americane (per evitare un imbarazzo alla nazione più guerrafondaia del mondo) o un sussulto della nazione della Magna Carta. Che si sia in parte vergognata? 



Ad Assange andrebbe dato il Premio Pulitzer per quanto ha fatto in favore della verità, del giornalismo e della denuncia dei crimini di guerra. Invece viene tenuto ai ceppi come un malfattore, mentre i suoi aguzzini restano a piede libero.



Scandalosamente. Il Comune di Milano, città Medaglia d’oro della Resistenza ha negato la cittadinanza onoraria ad Assange, e il sindaco Sala ha tentato di non fare esporre le tre sculture sul suolo pubblico, ma ha dovuto ingoiare il rospo. [“Odissea”]


ALBUM






DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA




A ROBBIATE



lunedì 20 maggio 2024

TACCUINI
di Angelo Gaccione


Veduta del Porto Vecchio
 
Una sorprendente bellezza.


A
ncona è una città che sorprende, ed è un errore sottovalutarne la bellezza. Massacrata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, non va dimenticato che nel 1943 quello che per gli anconetani è il rione Porto, fu quasi ridotto in macerie assieme alle sue bellezze. Ovviamente senza contare le migliaia di morti. Ho fotografato una lapide in via Barilari, nel quartiere del Guasco, mentre con il direttore dell’Istituto Gramsci, Mario Carassai, ci recavamo in piazza del Duomo a visitare San Ciriaco, e di vittime, solo su quella lapide, se ne contano ben 700. Uno dei tanti bombardamenti selvaggi degli “alleati” su un rifugio accanto alle carceri che uccise e devastò senza farsi scrupoli. Certo avremmo potuto essere ancora più sfortunati e il tiro a segno a suon di bombe avrebbe potuto abbattere l’Arco di Traiano, l’Arco Clementino, la pentagonale Mole Vanvitelliana (il Lazzaretto), il Palazzo degli Anziani e persino la Cattedrale di San Ciriaco, patrono della città. 


Lazzaretto

Basterebbero questi pochi riferimenti a dare l’idea della ricchezza monumentale di Ancona. Ma se sciamate per la città, di bellezza ne incontrerete ovunque. Io avevo a portata di mano quella meraviglia che è Santa Maria della Piazza che mi sono goduto in momenti diversi. Mi bastava fare i pochi passi di via Vanvitelli per trovarmela davanti la sua graziosa facciata colma di archetti e pilastrini. L’idea migliore, se si ha tempo, è muoversi a caso e farsi sorprendere: che sia il Teatro delle Muse o piazza del Plebiscito dove troneggia la statua di Papa Clemente XII con la sua fontana, poco importa. La chiesa di San Domenico è posta in alto, alla fine della scalinata, e la chiude come una quinta teatrale.


Santa Maria della Piazza


Potete anche attraversare l’Arco della Prefettura e non seguire alcun ordine, tanto prima o poi approderete lo stesso, come è successo a me, davanti alle Tredici Cannelle, alla cinquecentesca Fontana del Càlamo di Pellegrino Tibaldi. Salite e scendete a piacimento perché le banchine del porto e le colline vi sedurranno, e quando arriverete davanti a San Ciriaco capirete che ne valeva la pena: per la Cattedrale e per la strepitosa veduta sul porto. Da qui, questa “porta aperta” sull’Oriente si fa per un attimo perdonare i mostruosi “grattacieli” che nel porto stazionano. Sono navi da crociera mastodontiche e disturbanti, e non so quanto i loro fumi facciano bene alla città; ma almeno da questa distanza ne riducono visivamente la stazza. 


San Ciriaco

Colline in alto e mare in basso. Mare alle spalle e mare anche di fronte se da piazza della Repubblica percorrerete il pedonalizzato corso Garibaldi per giungere al Passetto. La passeggiata è piacevole perché il corso è ricco di negozi ed è luogo di passeggio: incontrerete coppie di giovani e di anziani, mamme con le carrozzine e innamorati che si tengono per mano, quasi senza soluzione di continuità, fino a piazza IV Novembre. Passerete per l’elegante piazza Cavour ricca di alberi e piante di ogni genere: palme, pini, cedri, ippocastani, abeti, ma anche di fontane, panchine per riposarvi, godervi il viavai, i palazzi altoborghesi che la cingono. Superato largo XXIV Maggio e piazza Diaz sarà il Viale della Vittoria a portarvi al Passetto. Intanto avrete avuto modo di deliziarvi di villini primi-Novecento, di architetture fasciste fra cui il Palazzo del Popolo, di abitazioni per borghesi benestanti dagli stili più diversi. 


Palazzo del Popolo

Un miscuglio che trova un suo equilibrio, come un suo equilibrio trova il passo che si fa più pianeggiante dopo essersi lasciato il porto alle spalle. Una deliziosa e istruttiva passeggiata lungo il corso “buono” che termina davanti al Monumento ai Caduti. È un tempio di stile dorico in pietra d’Istria composto di otto colonne; celebra i massacrati della “Grande” guerra, della grande macelleria, e chi lo ha voluto (siamo nel 1932) non ha lesinato in elmi e spade. Sono stati inseriti anche versi di Leopardi, quelli patriottici tratti dai Canti. Non vi lascia indifferente: se non vi emoziona vi fa almeno riflettere. 


Monumento ai Caduti

Salendovi sopra, questa volta il mare lo avrete disteso davanti a voi: quello stesso mare che prima avevate alle spalle. Io ne ho approfittato per sostarvi e riposare intavolando una piacevole conversazione con un anziano anconetano. Loquace e gentilissimo, è nato sul colle di fronte e qui ancora vive. Mi ha raccontato del luogo e della guerra. Ci siamo insieme commossi e indignati ad un tempo: per ciò che le guerre cancellano e per l’incuria dei posteri verso un simbolo di memorie come questo. Con amarezza mi indicava i mozziconi di sigarette e le bottigliette di plastica che teneva tra le mani.  


ALBUM

Porta Clementina



Arco di Traiano


La fontana delle 13 cannelle


Arco della Prefettura


Via della Loggia

 

Piazza del Plebiscito


Il massacro dei 700

DOLORE
di Laura Margherita Volante 
 



C’è un dolore... così
grande da far
sanguinare la sorgente
della vita.
È così grande che...
non si spiega nelle 
rughe del volto e 
dell’anima.
È così grande che...
tace nel silenzio
ogni rumore.
Non c’è pozza...
anche nell’ultima
goccia insanguinata
s’è fatta zolla intorno.
Non c’è più acqua 
per chi ha sete.
L’amore della fonte 
inaridita è il tuo
occhio cieco e
la bocca non sa più 
dire per l'odio
di Caino parole
sulle proprie spoglie
inerti.

domenica 19 maggio 2024

CARACCI ALLA LIBRERIA POPOLARE




IN DIFESA DELLA “PAR CONDICIO”


 
La campagna elettorale dovrebbe rappresentare il momento di massima visibilità del pluralismo della democrazia e quindi della pari opportunità offerta alle forze politiche nel tentativo di produrre effettiva rappresentanza politica. Alle formule di traduzione di voti in seggi poi viene assegnato l’incarico di distorcere la volontà dell’elettorato attraverso la costruzione di marchingegni vari (liste bloccate, percentuali di sbarramento, premi di maggioranza, ecc, ecc.) creando così dimensioni artificiali di rapporti di forza sul piano istituzionale. Almeno nell’utilizzo degli strumenti di comunicazione disponibili attraverso quello che dovrebbe essere il servizio pubblico dovrebbe essere salvaguardato il dato della pari visibilità per tutte le forze in campo.
Per questi motivi, di richiamo all’esercizio delle norme-base della democrazia intesa nel senso della formazione della rappresentanza politica, va accolto con favore l’intervento dell’Ag-com nel merito del mancato dibattito Meloni-Schlein che avrebbe appunto rappresentato una inaccettabile forzatura bi-partitica (bipartitismo già fallito diverse volte nelle recenti vicende italiane) e deve essere ribadita la difesa dell'impianto a suo tempo definito dalla “par condicio”.
Franco Astengo

 

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