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UNA NUOVA ODISSEA...
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
giovedì 22 gennaio 2026
SCRIPTA MANENT
di Romano Rinaldi
Visto che
molti organi di stampa e di diffusione delle notizie riferiscono dello scambio
di corrispondenza, domenica scorsa 18 Gennaio, tra le due più alte cariche di
Norvegia e Finlandia e il presidente degli Stati Uniti, penso sia utile averne
a disposizione la traduzione completa perché ognuno possa formarsi un’opinione compiuta
e scevra da qualsiasi tendenziosa interpretazione. Jonas Støre, primo
ministro Norvegese, scrive a Donald Trump anche per conto del presidente
finlandese, Alexander Stubb, il 18-1-26 alle 15.48, in questi termini Oggetto:
Contatti transatlantici, Groenlandia, Gaza, Ucraina, e il tuo annuncio di dazi
ieri.
Caro Sig. Presidente, caro
Donald,
Conosci bene la nostra posizione
su questi temi. Ma noi crediamo che dovremmo lavorare tutti per raffreddare la
situazione e de-scalare - molto sta accadendo intorno a noi e dobbiamo unire i
nostri sforzi. Proponiamo di sentirci a voce con te più tardi oggi stesso - con
entrambi o separatamente - facci sapere quello che preferisci.
Migliori saluti,
Alex e Jonas
Risposta di D.J. Trump alle 16.15
Caro Jonas. Considerando che il
tuo Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato 8
guerre e Più, non mi sento più obbligato a pensare unicamente alla Pace, anche
se sarà sempre predominante, ma posso ora pensare a quello che è bene e
appropriato per gli Stati Uniti d’America. La Danimarca non può proteggere
quella terra dalla Russia o dalla Cina, e perché mai loro hanno un “diritto di
proprietà” in ogni caso? Non ci sono documenti scritti, è soltanto che una barca
è arrivata a terra là centinaia di anni fa, ma anche noi avevamo barche che
arrivavano là. Ho fatto molto di più io per la NATO di qualsiasi altra persona
dalla sua fondazione, ed ora, la NATO dovrebbe fare qualcosa per gli Stati
Uniti. Il mondo non è sicuro se noi non abbiamo il completo e totale controllo
della Groenlandia. Grazie!
Presidente DJT
A questo punto dovrei scrivere “No
Comment” oppure usare l’identica formula in italiano: sono parole e
comportamenti che si commentano da soli. Tuttavia, la cosa è di tale enormità
che mi è impossibile non esprimere un parere di lettore (e scrittore) che
conosce l’espressione scritta e parlata in entrambe le lingue ed ha la
presunzione di qualche conoscenza dei processi mentali preposti a queste
funzioni.
Primo punto,
quando chiunque ricopre un ruolo pubblico all’altezza dei protagonisti di
questo scambio di idee, la forma equivale alla sostanza.
Dunque in sostanza, l’uomo più
potente del mondo rivela una ignoranza abissale dei meccanismi che regolano
l’istituzione che destina, a ragione o a torto, il prestigioso premio. Allo
stesso tempo, essendo convinto che quel premio sia assegnato a sproposito,
invece di denigrarlo come un inutile orpello, ne insegue il prestigio e lo
vuole a tutti i costi facendo di sé, inconsciamente, lo zimbello di turno. Non
essendo un esperto in psicologia o psichiatria lascio ad altri il compito di
trarre qualche conclusione in merito.
Secondo,
riguardo l’appartenenza della Groenlandia alla Danimarca, un paese che
formalmente non c’entra nulla con gli interlocutori, se si trattasse di uno
scambio di battute tra ubriachi in osteria, non ci sarebbe molto da meravigliarsi,
ma a cotale e cotanta figura (o figuro) non è consentito fare affermazioni di
tale e tanta stupidità (… qualcuno è arrivato là in barca qualche centinaio di
anni fa da quel paese ma anche dal nostro paese…). C’è anche da
notare che a fronte di un invito ad una conversazione telefonica, a due o a
tre, nel suo delirio di onnipotenza, decide di rispondere per iscritto su carta
intestata precludendo agli interlocutori qualsiasi altro ragionamento più
sensato sull’argomento.
Terzo, nelle
relazioni tra uomini di Stato i quali rappresentano tutta la popolazione di
quelle entità, non è consentito esprimersi pubblicamente a nome e per conto di
tutti in termini di tale rozzezza, bassezza e ignoranza in quanto si squalifica
l’intelletto e la cultura di tutta la cittadinanza che si rappresenta.
Questo è il minimo indispensabile
che credo possa essere condiviso da chiunque legga queste poche righe. Se poi
qualcuno vuole vederci della genialità, prego, si accomodi. Però, per coerenza,
si metta uno scolapasta in testa e brandisca un mattarello così tutti possano
convincersi che è Napoleone.
DALLA PARTE DELLA
GROENLANDIA
Il team di Avaaz

Foto di: Martin Sylvest Andersen
Al popolo della Groenlandia: “Siamo con voi”.
Non permetteremo che la Groenlandia
diventi un’operazione immobiliare o si usi come merce di scambio. È la
vostra casa, la vostra nazione. E non saranno le minacce di un sopraffattore a
decidere il vostro futuro: solo voi potete farlo. L’umanità ha saputo
respingere innumerevoli autocrati corrotti e, insieme, abbiamo gli
strumenti per resistere alle prevaricazioni e alle intimidazioni. Faremo il
possibile per spingere i nostri leader a opporsi a ogni forma di coercizione e
tracciare limiti chiari. Questo è il nostro impegno. Non siete soli.
La paura è l’arma principale dei bulli. Ma quando troviamo il coraggio di
reagire insieme, anche il più arrogante dei bulli può essere fermato. Nel
fine settimana i groenlandesi ce l’hanno dimostrato: hanno manifestato
nella capitale, sfidando il freddo glaciale, per resistere alla prepotenza di
Trump e dire no all’annessione agli Stati Uniti. Ora tocca a noi: uniamoci da tutto
il mondo per dimostrargli che non sono soli.
Firma e condividi la lettera e la porteremo direttamente ai leader per
chiedere azioni concreti contro le intimidazioni. La
Groenlandia è un obiettivo facile per una superpotenza
come gli Stati Uniti. Ci abitano
appena 57mila persone, per lo più Inuit, una popolazione indigena dell’Artico. Ma, nonostante l’enorme
disparità di potere, stanno tenendo il punto e
difendono il diritto di decidere della propria terra. Questo è il momento di dimostrare la nostra forza come
comunità e difendere con fermezza i valori che sostengono la pace nel mondo: l’autodeterminazione,
la sovranità nazionale e il rispetto per tutti i popoli della Terra.
Firma:
https://mail.google.com/mail/u/1/?ogbl#inbox/FMfcgzQfBQMhbtvKCZSxhxLwFlqbLJNv
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| Foto di: Martin Sylvest Andersen |
IL RISVEGLIO DEL GUERRIERO
di Chicca Morone
Quando è
stato dato l’annuncio che Joe Biden era stato messo a riposo ho iniziato a
intravvedere una luce in fondo al tunnel nel quale ci stavano sospingendo: era
chiaro che Kamala Harris con le sue risate fuori luogo, le parole che sfuggivano
dalle sue labbra sui folli programmi di realizzazione dell’Agenda 2030 non ce
l’avrebbe fatta! Così il male minore risultava Donald Trump, un personaggio
sopra le righe ma che, pur facendo sicuramente parte di quel deep state, non
avrebbe proseguito nella politica globalista dei suoi predecessori su certi
argomenti: lo stava dimostrando nel coinvolgere Robert Kennedy Jr. in veste di
Segretario della Salute e dei servizi umani USA. Scelta quanto mai oculata, dimostrata
davanti a una folla di migliaia di persone, radunatesi pochi giorni fa davanti
al Lincoln Memorial, quando ha preso la parola contro l’uso dei vaccini
definendo il pass vaccinale uno strumento da regime nazista. Ha cercato di
rendere consapevole il pubblico asserendo “Nessuno di noi avrà la
possibilità di scappare e nessuno potrà nascondersi a causa dei satelliti di
Bill Gates e del 5G con cui controlleranno ogni nostro movimento e
comportamento 24 ore su 24. Persino nella Germania di Hitler potevi nasconderti
in un attico, come fece Anna Frank”: parole che hanno suscitato lo sdegno
della comunità ebraica, a New York molto potente. L’argomento salute, ancora,
dopo tutto quello che è emerso sulla terapia genica a cui hanno sottoposto gran
parte di noi, torna alla ribalta in modo ambiguo: l’immunologo statunitense
Peter Hotez “Da giugno - ha twittato - 200 mila americani non
vaccinati hanno perso la vita, vittime della disinformazione” senza però
sottolineare se l’accertamento della cessazione di vita fosse avvenuta a causa del
Covid o semplicemente per altri motivi ma infettati dal virus.
E quanti sono i decessi avvenuti per malori improvvisi, infarti,
turbo-tumori e mille altre cause non meglio identificate tra i vaccinati? Le
statistiche son impressionanti, anche quelle italiane. Il coraggio di Robert
Kennedy jr. un uomo a cui hanno assassinato il padre e che sa perfettamente di
essere nel mirino delle case farmaceutiche non è solo ammirevole: è eroico
perché sfidare apertamente una lobby così potente significa mettere al primo
posto la battaglia per il diritto all’autodeterminazione del cittadino in fatto
di tutela del proprio corpo, prima ancora della propria vita. È un uomo nelle
cui vene scorre il sangue non contaminato dalle logiche del potere sotterraneo,
quello contrastato da zio e padre, vittime della lobby dei soliti noti. Per
fortuna oggi possiamo constatare che il periodo neoliberale, tanto osannato da
chi ne ha tratto il massimo beneficio, sta davvero finendo. Il neoliberismo si
basava sul concetto che le democrazie andassero d’accordo tra loro e non si
combattessero, ma risolvessero le divergenze demandando le risoluzioni a
organizzazioni internazionali create da loro stesse, come le Nazioni Unite: sinceramente,
se ricordo le linee guida dell’OMS (la costola per la sanità mondiale) durante la
psico-pandemia, rabbrividisco. Se non bastasse, è manifesta l’inutilità di
organismi simili osservando quanto poco le stesse Nazioni Unite riescano a
intervenire in aree come Gaza, dove sarebbe necessario porre rimedio a uno dei genocidi
in atto oggi, in questo mondo corrotto dai soliti noti.
Quindi, il periodo neo liberale è finito, è completo: oggi si dovrebbe
tornare al realismo. Forse non è il metodo migliore, ma almeno non è più il
precedente con il disastro a cui ci ha portato: ogni nazione fa per sé, cercando
di ottenere il miglior risultato possibile, tutelando i propri interessi e, in
generale, definendo la propria sfera di influenza. Certo, la nostra classe
politica andrebbe riformata, ma non è detto che sia impossibile trovare giovani
leve, pervase da quel furore quasi eroico pronte a un cambiamento, ma non
violento. Figure come Elly Schlein, figlia di tanto padre, che ha fatto parte
dello staff per l’elezione a presidente di Barak Obama non hanno dimostrato altro
che inconsistenza; e anche Giorgia Meloni, partita da un’opposizione in cui
tuonava contro il governo di Conte e compagni di merenda, risulta aver avuto precedentemente
Mario Draghi come padrino dell’ASPEN. È questa un’associazione riservata, fondata
a Aspen in Colorado nel 1950, che promuove il dibattito su temi strategici
attraverso incontri a porte chiuse: in Italia ne fanno parte Giulio
Tremonti, Lucia Annunziata, Marta Dassù, Enrico Letta, Mario Monti, Lucio
Stanca e Giuliano Amato! E se qualcuno il 26 ottobre 2022 si fosse persa l’emblematica
frase al passaggio della campanella tra il presidente del consiglio Draghi uscente
e la subentrante Meloni, rispolvero la memoria “(…) mo’ mica mi molli da sola”.
È necessario accettare la realtà: siamo una colonia degli Stati
Uniti e siamo stati venduti a più riprese dai cosiddetti statisti sponsorizzati
dai signori di quel governo “globale” - chiamato anche “deep state” - interessati
a ingigantire il proprio potere e denaro a discapito dei poveri… schiavi! E se
non vogliamo restare schiavi è consigliabile un rapido risveglio
dall’incantesimo perché l’Italia è un paese con una posizione strategica
particolarmente ambita. Se continuiamo con le politiche dissennate di invio
armi e denaro all’Ucraina dove ormai è emerso quanto la corruzione fosse e sia
ancora dilagante, senza investire nella sanità, nell’istruzione e
nell’industria ci ritroveremo con un simpatico “liberatore” che troverà
fantastico dominare il Mediterraneo da qualche postazione in più, come se non
ne avesse già abbastanza.
DI NUOVO UN
SOGNO
di Luigi
Mazzella
Non ho mai
parlato dei miei sogni, da sempre convinto della noia che il loro racconto
provoca nell’ascoltatore. Ho fatto un’eccezione, qualche giorno fa, e sono
stato smentito dai vostri commenti favorevoli. Dato che
anche stanotte ho fatto un sogno che, probabilmente, merita di essere
raccontato, eccovelo:
Premessa: Un gigante
dei nostri tempi, intendendo scoprire l’Europa, si reca nel Vecchio
Continente ma, memore della sua lettura giovanile del capolavoro di Jonathan
Swift, si accorge subito di non poter avere la fortuna di Gulliver a Lilliput. Perché? Egli constata che gli abitanti del
luogo, anch’essi di statura molto modesta, pur se non riescono a legarlo,
neppure si mostrano molto gentili con lui (come erano stati, invece, i
Lillipuziani con il medico britannico ). A differenza di questi ultimi,
poi, gli Euro-idioti (come il gigante ormai li chiama, dopo averli conosciuti
bene) cominciano a inscenare sarabande di oscena imbecillità, senza
mai preoccuparsi di nascondere o celare (neanche parzialmente) la “deficienza
mentale” di cui sono diventati “portatori sani” dopo che cinque individui,
visitatori del loro Paese, in tempi diversi, li hanno infettati
inguaribilmente, raccontando loro favole amene e inverosimili e imponendo
di credervi con minacce o lusinghe di vario tipo. Il gigante capisce
subito che gli Europei ignorano che sul Pianeta non tutti sono “creduloni” come
loro e soprattutto non sanno che lui, probabilmente, è giunto nella
loro terra dopo essersi liberato dalle stesse, stupide credenze.
Soprattutto essi non immaginano ciò che il gigante ha scoperto
Oltreoceano: che, cioè, una “gang” del suo Paese, conoscendo l’ormai
nota debolezza della facile credulità europea ha, molto
agevolmente, corrotto i “capi-banda” locali, asservendoli totalmente al
suo volere e incitandoli persino a suicidarsi in un immane lotta contro tutti
quelli da essa ritenuti suoi nemici.
Id est: tutti i
giganti e potenti della Terra divenuti, con accordi segreti, amici tra di loro
per la spartizione del potere sul globo. Molti Euro-idioti, trattati come
suole dirsi “a pesci in faccia”, dal gigante sbarcato nel Vecchio Continente,
cominciano, a questo punto, a dare segni (oltre che della loro ordinaria scemenza)
di disturbi mentali vari, tra cui la perdita della memoria. Uno di essi,
dimentico di essere, in buona sostanza, un erede del Re Sole Luigi XIV e di
Napoleone Bonaparte e inconsapevole dell’ovvia natura confessoria che avrebbe
assunto la sua frase dice solennemente: “Il tempo dei “bulli” è finito con
la morte dell’imperialismo”.
Mi sono
svegliato, a questo punto. E ciò mentre le italiche pulzelle si accapigliano
ferocemente e il gigante fa mentalmente i conti sui dollari da versare per
l’acquisto di un pezzo di terra nel Vecchio Continente da cui svillaneggiare
meglio e più da vicino gli Euro-idioti.
mercoledì 21 gennaio 2026
GENOCIDI
di Chiara Landonio
A proposito del Giorno
della Memoria e non solo.
“Quanto
del mondo concentrazionario è morto e non ritornerà più, come la schiavitù e il
codice dei duelli? quanto è tornato o sta tornando? che cosa può fare ognuno di
noi, perché in questo mondo gravido di minacce, almeno questa minaccia venga
vanificata?” Per riparlare del giorno
della memoria proporrei di partire da queste domande di Primo Levi incise ne I
Sommersi e i salvati. Il tema fondamentale del giorno
della memoria, se vuole essere tale, è la questione di una memoria che
impedisca nuovamente il genocidio, che funzioni da deterrenza o almeno che
insinui dubbi. Non è avvenuto: il genocidio si ripresenta oggi sotto i nostri
occhi a Gaza e anche in Sudan.
Cosa non ha funzionato? Nel
testo citato Primo Levi parla dell’atto del ricordare dicendoci che l’esercizio
della memoria mantiene il ricordo fresco, ma afferma anche: “[...] è anche vero
che un ricordo troppo spesso evocato, ed espresso in forma di racconto, tende a
fissarsi in uno stereotipo, in una forma collaudata dall’esperienza,
cristallizzata, perfezionata, adorna, che si installa al posto del ricordo
greggio e cresce a sue spese”.
Il giorno della memoria,
istituzionalizzato in Italia dal 2000 e dall’ONU dal 2005, si è trasformato
negli anni in una mastodontica macchina mitologica, un giorno intoccabile,
fondativo e perciò sacro. Ora quando ci troviamo di fronte a qualcosa che ha
l’aura dell’intangibilità, mi pare che sia necessario insinuare il dubbio,
comprenderne i motivi che lo hanno reso sacro e ricontestualizzarlo
nell’attualità dell’oggi. Nel giorno della memoria noi ricordiamo il terribile
genocidio perpetrato dai nazisti sugli ebrei in particolare, mentre lo
sterminio dei rom, dei malati di mente, degli omosessuali, dei prigionieri
politici è stato derubricato a evento collaterale. E già questo è un elemento
su cui sarebbe utile riflettere. Inoltre lo ricordiamo come
un unicum, un evento spartiacque tra un prima e un dopo. Primo Levi scrive: “Inoltre,
fino al momento in cui scrivo, [...] il sistema concentrazionario nazista,
rimane tuttavia un unicum sia come mole sia come qualità”. L’unicità di tale
terribile evento sarebbe dovuta al fatto che alla brutalità della soluzione
finale si sia accompagna una tecnicizzazione, un’industrializzazione della
morte mai vista prima rappresentata dal sistema concentrazionario come modello
di eliminazione. Eppure da questo assunto vi è stato con il tempo uno
slittamento di significato in cui l’unicità non è più ascrivibile al sistema
concentrazionario, alle modalità messe in atto dal nazismo, ma quell’unicum
diventa un vuoto attorno al quale le vittime della Shoah sono diventate le
Vittime con la maiuscola. In nuce questo slittamento è presente già in Primo
Levi quando dice: “Nessuno assolve i conquistadores spagnoli dei massacri da
loro perpetrati in America per tutto il sedicesimo secolo. Pare che abbiano
provocato la morte di almeno 60 milioni di indios; ma agivano in proprio, senza
o contro le direttive del loro governo; e diluirono i loro misfatti, in verità
assai poco pianificati, su un arco di più di cento anni; e furono aiutati dalle
epidemie che involontariamente si portarono dietro”. È quel ma che
stride e stride nelle orecchie delle vittime di altri genocidi o massacri. Se
ciò è comprensibile in Primo Levi in quanto ogni vittima vive la propria
sofferenza e l’assurdità dell’annientamento della propria persona sulla propria
pelle come qualcosa di unico e abnorme, vero è anche che per le vittime di
qualunque genocidio gli effetti sono i medesimi, le vittime rimangono pur
sempre vittime, non vi può essere una gerarchia del dolore patito. Ce lo dice
chiaramente Simone Weil ne L’Iliade o il poema della forza: “La forza
rende chiunque le è sottomesso pari a una cosa. Esercitata fino in fondo fa
dell’uomo una cosa nel senso più letterale del termine, poiché lo rende
cadavere. C’era qualcuno e, un istante dopo, non c’è più nessuno”.
È anche utile dire che del
genocidio nazista rimangono le memorie dei prigionieri sopravvissuti, europei
di varie nazioni che ce lo hanno raccontato. Del genocidio in America latina
del sedicesimo secolo non è rimasto uno straccio di racconto da parte delle
vittime, i luoghi del genocidio dei nativi americani sono stati urbanizzati e
ripuliti dal sangue, mentre le vittime sono state segregate e rinchiuse in
luoghi appartati. Il genocidio di Gaza vorrebbe essere negato con una
ricostruzione basata sul turismo e sul divertimento. Di fronte a ogni genocidio
vale per le vittime quello che le SS dicevano all’interno dei Lager: “In
qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta
noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno
scampasse, il mondo non gli crederebbe. Forse ci saranno sospetti,
discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi
distruggeremo le prove insieme con voi. E quando anche qualche prova dovesse
rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi
raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni
della propaganda alleata, e crederà a noi, che negheremo tutto, e non a voi. La
storia dei Lager, saremo noi a dettarla”.
Il fatto che le vittime
della Shoah siano diventate le vere e uniche Vittime è ciò che rende il giorno
della memoria, così confezionato parte della cultura di destra di cui parlava
Furio Jesi: “La cultura entro la quale il passato è una sorta di pappa
omogeneizzata che si può modellare e mantenere nel modo più utile. La cultura
in cui prevale una religione della morte o dei morti esemplari. La cultura in
cui si dichiara che esistono valori non discutibili, indicati da parole con
l’iniziale maiuscola, innanzitutto Tradizione e Cultura, ma anche Giustizia,
Libertà, Rivoluzione”.
Se la Shoah ha
un’importanza peculiare per noi occidentali sta invece nel fatto che quel
genocidio è stato compiuto in Europa, perpetrato da europei su europei che non
si riconoscevano più in quanto ebrei, ma in quanto europei. S. Zweig ne Il
mondo di ieri scrive: “[...] ora per la prima volta da secoli si imponeva
agli ebrei una nuova comunità da essi non più sentita, la comunità
dell’espulsione sempre rinnovatasi dai tempi dell’Egitto. [...] Per questo essi
durante la fuga si fissavano l’un l’altro con gli occhi brucianti chiedendosi:
perché io? E perché tu? Perché io insieme con te, che non conosco, di cui non
comprendo la lingua né il modo di pensare, a cui nulla mi lega? Perché tutti
noi? E nessuno sapeva una risposta”.
Anche questo è forse un
unicum all’interno delle storie genocidiarie e cioè il fatto che la coscienza
di essere ebrei e non più semplici europei si sia prodotta attraverso
l’espulsione e l’eliminazione, mentre di solito la coscienza della propria
identità è presente prima dell’eliminazione e ne è la causa. E da qui l’errore
di chiamare la Shoah (distruzione, catastrofe) Olocausto (sacrificio agli dei
in cui la vittima veniva interamente bruciata), in cui l’eliminazione diventa
sacrificio, offerta totale alla divinità, riportando in un terreno sacro ciò
che sacro non è e cioè la distruzione.
SOLIDARIETÀ CON LA RIVOLTA
IN IRAN
La
Rivolta, diffusa e radicale, della popolazione in Iran ha cause profonde:
1.- Un Paese dove la classe
lavoratrice e gli strati più disagiati della popolazione sono pesantemente
impoveriti dall’inflazione galoppante, mentre i poteri politici ed economici
continuano ad arricchirsi dalla vendita del petrolio.
2.- Un Paese in cui il potere
centralizzato, gerarchico, teocratico, in una società fortemente militarizzata
nega ogni forma di libertà e ne impedisce lo sviluppo sociale a tutti i
livelli.
3.- Un Paese in cui per le donne
che osano togliersi il velo significa la condanna a morte.
A scendere nelle piazze per
protestare nelle principali città e province sono tantissimi, una marea
crescente, coscienti di sfidare la morte. Sono costretti ad affrontare una
repressione poliziesca e dei guardiani del regime che cinicamente e
spietatamente sparano contro i manifestanti facendo migliaia di morti ed
entrano nelle case per arrestare e impiccare. Siamo contrari ad interventi
esterni che, in modo intermittente, vengono minacciati sia da Trump che da
Netanyahu, finalizzati ai propri interessi neo-colonialisti. La democrazia non
si esporta, magari con l’infausta prospettiva del ritorno alla monarchia. È invece
necessaria la solidarietà delle classi lavoratrici e di un ampio movimento
popolare a livello internazionale, affinché sia la stessa popolazione iraniana,
in piena autonomia, a decidere del proprio futuro.
Unione Sindacale Italiana –
Sezione Provinciale Milano
LA VOCE DEI LETTORI
Caro Direttore, il bullo della Casa Bianca oramai non si tiene più a freno e ne spara una più pesante e ridicola al giorno. Gli americani sono sempre più allibiti nel vedere in giro milizie armate zeppe di delinquenti di ogni sorta che girano armati, a volto coperto e operano rastrellamenti sempre più simili a quelle delle bande paramilitari dei narcos. Si stanno rendendo conto in quali mani abbiano consegnato il loro destino. Avevano creduto che Trump facesse finire le guerre e si occupasse di loro, e invece temono che faccia scoppiare la terza guerra mondiale. Non approvano assolutamente le sue pretese sulla Groenlandia come mi conferma mio cugino che in America ci vive da tempo. Complimenti a “Odissea” per l’impegno continuo per la pace. Cordialmente. Filiberto Anelli
CAFAGGIOLO E COSTA SAN GIORGIO
di Associazione
volontariato Idra
Incontro costruttivo con la sindaca del territorio
che ospita il castello di Michelozzo in Mugello.
“Noi abbiamo un turismo in Toscana che tiene, che
funziona, cresce, però abbiamo il problema di costruire un’offerta turistica
adeguata per i grandi ricchi del mondo, per coloro che hanno bisogno di
un’accoglienza di livelli straordinari come quella che qui può essere offerta”. Questo l’auspicio espresso ai massimi livelli dalla
Regione Toscana nove anni fa, ad aprile 2017, in occasione della presentazione in
grande spolvero del piano della tenuta medicea “Il sogno di Cafaggiolo”.
Oggi quel sogno sembra infranto in Mugello, e mostra
la corda anche a Firenze: a ridosso di altri gioielli medicei - Palazzo Pitti, Giardino
di Boboli, Forte Belvedere - un analogo investimento immobiliare del medesimo
imprenditore argentino nei due conventi che hanno ospitato per decenni la
Scuola di Sanità Militare è fermo al palo, a oltre quattro anni dal contestato via
libera rilasciato dalla giunta Nardella. Cosa mai è successo? Quali prospettive
si aprono in questi due luoghi-simbolo della storia, dell’architettura e della
cultura rinascimentale? Che ruolo gioca il patron Unesco in questa partita?
In
attesa dell’appuntamento fissato con l’assessora all’Urbanistica del Comune di
Firenze Caterina Biti il prossimo 4 febbraio, l’associazione fiorentina
promotrice del processo partecipativo ‘Laboratorio Belvedere’ attivamente
osteggiato quattro anni fa da Palazzo Vecchio ha chiesto e ottenuto la
settimana scorsa un incontro con Sara Di Maio, la sindaca del Comune di
Barberino di Mugello, che ospita il castello ridisegnato da Miclelozzo su
incarico di Cosimo il Vecchio, carissima poi anche al nipote Lorenzo e agli
umanisti Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano. Un fitto e
costruttivo colloquio di oltre un’ora, nel corso del quale Idra ha
consegnato e illustrato il dossier che raccoglie i tanti autorevoli interventi
dal mondo della cultura in difesa del riuso saggio e qualificato del complesso
di Costa San Giorgio, ed è stato possibile ricevere una prima porzione di
informazioni sullo stato dell’arte a Cafaggiolo, suggerendo al tempo stesso
strategie di comunicazione apparentemente apprezzate. Come ha osservato
Girolamo Dell’Olio, referente di Idra, sarebbe stato forse opportuno infatti
che a diffondere e circostanziare la clamorosa notizia della mancata firma
della convenzione attuativa coi Comuni e con la Regione da parte
dell’investitore argentino fossero le stesse amministrazioni che quella
convenzione, e le discusse varianti urbanistiche collegate, hanno
laboriosamente costruito e promosso in anni e anni di attività dei propri
uffici. Impegni ed energie che non hanno sortito i risultati attesi, e che converrebbe
probabilmente adesso dedicare a quella rivisitazione del progetto alla quale -
e questa è certamente l’incoraggiante notizia positiva ricevuta dalla sindaca - già si starebbe lavorando di concerto con la Soprintendenza Archeologia, Belle
Arti e Paesaggio.
Secondo quanto è stato possibile apprendere, il nuovo Piano Operativo le cui controdeduzioni sono state approvate lo scorso 15 ottobre dal Consiglio comunale di Barberino prevede infatti l’adozione di criteri di garanzia ispirati a norme per il governo del territorio maggiormente responsabili in materia di consumo di suolo e tutela del paesaggio. Sembra del resto anacronistico l’obiettivo difeso e promosso nove anni fa dalla Regione Toscana di costituire ‘riserve di lusso’ a beneficio dei ‘grandi ricchi del mondo’ proprio là dove vengono individuati a livello internazionale i beni ‘patrimonio dell’Umanità’ Unesco (qui c’è certo da interrogarsi sulla capacità di vigilanza che esprimono in proposito i relativi Uffici, centrali e locali, in Mugello e a Firenze). “Sarebbe bello - ha proposto Dell’Olio - raccogliendo la piena condivisione della dott.ssa Di Maio, “che il Mugello riacquisisse, secondo quella che è anche una nuova cultura museale, certe opere che sono state prodotte qui e pensate qui”. Ma non sembra una soluzione socialmente accettabile, aggiunge Idra, quella di chiudere questa fruizione in un recinto privatistico, come testimonia già solo la volontà espressa dalla proprietà di Cafaggiolo di escludere la popolazione dallo stesso godimento visivo del castello di Michelozzo attraverso il trasferimento altrove di una strada statale che corre su un suo lato, la SS 65 della Futa.
Che
fare, dunque, adesso? E soprattutto: come fronteggiare comunque il rischio - in
Mugello come a Firenze - di una ulteriore dilazione dei tempi di recupero e valorizzazione
- ma sociale - di un’eredità architettonica così importante? Idra ha
proposto al riguardo alcuni dettagli di una ricetta che si appresta a
sperimentare in un altro cantiere di impegno nell’area fiorentino-mugellana: le
iniziative di conoscenza, studio, riflessione e confronto in corso di
preparazione sul grande complesso sanitario abbandonato di Pratolino, l’ex
Ospedale Saverio Aloigi Luzzi e l’ex Sanatorio Guido Banti. Con soddisfazione
il presidente dell’associazione fiorentina ha registrato l’interesse e la disponibilità
a collaborarvi da parte della dott.ssa Di Maio, sindaca di Barberino ma anche
componente della giunta della Città Metropolitana di Firenze. Al termine
dell’incontro, l’impegno assunto da entrambi a scambiarsi documentazione utile:
gli atti amministrativi da un lato, la ricca relazione redatta sul caso
Cafaggiolo dal prof. Leonardo Rombai per Italia Nostra Firenze dall’altro.
RES INTER ALIOS ACTA
di Luigi Mazzella
Orazio dice che “Dulce est
desipere in loco” (È piacevole, al momento opportuno, essere stupidi).
È un motto ambiguo che si presta a essere male interpretato, circa il
significato di “momento opportuno”. I nostri Governanti in carica e i nostri
rappresentanti dell’opposizione in Parlamento, nonché molti uomini politici e
commentatori Italiani (ed ancor più per Europei) hanno inteso l’anelito
alla stupidità come un loro bisogno costante, permanente. Addirittura come un must valido
in ogni circostanza della vita privata e pubblica. In altre parole, per i
leader dell’“Occidente dei cinque irrazionalismi” si dev’essere stupidi sempre
se si vuole avere il consenso della maggioranza, che con il sovra affollamento del Pianeta, è diventata per legge di natura sempre più condannata
all’imbecillità e sempre più ostile alle “cime” di intelligenza. Orbene, da quando alcuni
rappresentanti di Stati Europei, asserviti, per il tramite dei servizi segreti deviati deviati al Deep State americano (sorretto dal
Partito Democratico di Obama e Clinton) hanno cominciato, dopo la sconfitta
elettorale subita ad opera di Trump, a diffondere odio e litigiosità nel
Pianeta, gli stupidi di tutto l’Occidente si sono sentiti chiamati a raccolta e
hanno iniziato a dire melensaggini sulla stampa, in televisione (e on
line, persino in blog che erano riusciti a
guadagnarsi un certo rispetto tra persone di un buon quoziente
intellettivo). È così che
il “caso Groenlandia” è diventato il test più significativo (e preoccupante per
i risultati) circa il cattivo uso del raziocinio di cui può essere capace un
essere umano. Vediamo di
analizzarlo. Il territorio
che vorrebbe essere acquistato da Trump per costituire come le isole Hawaii una
parte distante e al tempo stesso facente tutt’uno con gli altri Stati Uniti
d’America è attualmente annesso (in realtà “sottomesso”) alla Danimarca, dopo
essere stato sotto il dominio della Norvegia. Dall’uno e dall’altro Paese, i
suoi abitanti, mongoli Inuit, chiamati dispregiativamente Eschimesi (mangiatori
di carne cruda) sono stati a lungo dileggiati per i propri costumi sessuali
liberi e contrari alle mortificazioni religiose di luterani incalliti come
quelli scandinavi (vedi sul punto: Hedy Belfort, Romanzo di una
cortigiana anonima, Effigi editore, 2025)
È evidente, per chi ha l’animo
libero da odi, rancori, passionalità politiche che gli unici a dover trattare
per la compravendita sono i danesi e gli statunitensi.
Gli altri sono terzi e per il
brocardo latino che anche gli stupidi (se non totalmente incolti) dovrebbero
conoscere: Res inter alios acta, tertio neque nocet neque prodest ciò che è negoziato tra alcuni non nuoce e non giova ad altri. È il principio di relatività,
applicato in materia di contratto ma il suo valore ha assunto un significato
universale (Nessuno dev’essere in grado di interferire nella vita degli
altri né con atti vantaggiosi, né tantomeno con atti nocivi). Anche gli
“impiccioni” per natura dovrebbero tenerne conto: il rispetto della sfera
giuridica che non è quella “propria” deve ritenersi sacrosanto!
Nel caso in esame
(Groenlandia) i “terzi” devono solo mantenersi equidistanti dai due
Paesi che sono oggettivamente contraenti: il contesto non li riguarda.
Domanda: Ed invece che sta accadendo oggi
per odio malsano e malato contro Trump? I governanti Europei (i
“volenterosi” di tutte le guerre, in prima fila, seguiti a ruota dalla
scodinzolante pulzella italica) e i loro ancora più idioti seguaci ritengono di
doversi impicciare di affari di danesi e statunitensi fino all’iniziativa “super-beota”
di mandare addirittura propri militari nella zona controversa, senza avvedersi
neppure del “ridicolo”! Cosa li induce a tanta imbecillità? L’idea che la
Danimarca aderisce alla NATO? Ma l’alleanza atlantica non comporta affatto né
la perdita della sovranità territoriale della Danimarca né una loro acquisita
“co-sovranità”.
E ciò senza
dire che a quell’Alleanza aderisce, in primis, l’America
del Nord e che Trump si è solo posto, correttamente, come contraente
estraneo per l’acquisto e non come preteso “co-proprietario”, come pretendono,
invece, di comportarsi Macron, Starmer e Merz (per non dire di Meloni che
sinora, nonostante Crosetto e Tajani, si è limitata a flebili miagolii, privi
di senso).
Conclusione: Il caso Groenlandia costituisce
la prova del nove della irrazionalità Europea, perché dimostra che i suoi sciocchi leader continuano
a essere prostrati a dispetto del risultato elettorale, dinanzi
all’America di di Obama & co, guerrafondaia e servile nei confronti del Deep State, espressione
di spioni e generali al servizio dell’industria delle armi. Povero Vecchio
Continente!




























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