UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 3 marzo 2026

FINE DELL’ORDINE MONDIALE
di Raniero La Valle



Lo sterminio premeditato della famiglia dell’Ayatollah Khāmeneī, (lui, la figlia, il genero e una nipote) e lo scatenamento dell’offensiva terroristica aerea e missilistica contro l’Iran, chiamata “il ruggito del leone”, segna la fine dell’ordine pubblico mondiale. Non era un ordine giusto né pacifico, ma aveva un suo alibi nel diritto internazionale che Trump, alla vigilia delle sue aggressioni, aveva dichiarato decaduto, bastandogli la regola della propria presunta etica ed onnipotenza. Era un ordine pubblico che comunque obbediva a una prassi condivisa in quanto, si trattasse di democrazie o autocrazie, era pur sempre risultante da un rapporto tra governi e Stati di cui si poteva supporre ancora una certa ragione, fosse pure la ragion di Stato.
Esso viene ora sostituito da un ordine in cui chi decide della vita e della morte di popoli interi e dei rischi per il mondo sono da un lato un potere tradizionale come quello russo, dall’altro sono due assassini seriali, uno dei quali, Trump, agisce a titolo personale senza alcun controllo del Congresso e neanche consenso dei suoi stessi seguaci, e l’altro, Netanyahu, sulla spinta di una intenzione di debellare l’Iran personalmente perseguita da quarant’anni, come lui stesso ha detto, e con l’ausilio di spie e di Servizi segreti. E che ciò sia avvenuto di sorpresa e con l’inganno, approfittando di negoziati di pace in corso e di una conclamata propensione all’accordo, toglie dignità ai loro due Paesi. Ciò è tanto più grave per Israele, perché a differenza degli Stati Uniti la cui invulnerabilità è garantita da un esercito quale non si era mai visto al mondo e che secondo l’ apologetica trumpiana sarebbe invincibile, l’incolumità e la sussistenza di Israele dipendono in gran parte dal consenso e dalla solidarietà di tutto il mondo, per la considerazione ammirata di cui gode l’intero popolo ebraico anche come riparazione dell’orribile genocidio di cui è stato vittima ad opera di un mondo europeo “civilizzato” e razzista. L’ordine pubblico mondiale che viene così compromesso è sostituito dall’arbitrio di due o tre sole persone che usano un potere incontrollato, come l’uomo dell’“anomia”, il senza umanità e senza legge di cui san Paolo parlava a quelli di Salonicco. E le guerre si fanno non più per qualche conquista, ma per cambiare il regime politico, “regime change”, dovunque un ordinamento politico al potente di turno non sia gradito. E a noi che cosa resta da fare? Continuare a lottare perché ogni nazione possa avere ordinamenti di libertà, di pluralismo e di pace, così da non offrire più pretesti ai potenti per decapitare, affamare, e uccidere i popoli.

 

PACE E SINISTRA EUROPEA
di Franco Astengo



Questo è un semplice appello rivolto alle forze politiche e culturali della sinistra italiana al fine di sollecitare una iniziativa urgente a livello europeo in una situazione di crisi internazionale mai attraversata dalla Seconda guerra mondiale e nelle quali appaiono assenti i soggetti transnazionali compresi quelli di tradizione internazionalista. Ancora una volta il richiamo storico, per i partiti della sinistra, socialisti, comunisti è alle conferenze di Zimmerwald e Kienthal svolte durante la Prima guerra mondiale. Il richiamo a quegli avvenimenti è ovviamente da intendersi quale semplice esempio di una iniziativa da condurre sul piano politico e da portare avanti offrendo anche ai movimenti pacifisti piattaforma politica come occasione di forte mobilitazione. In Italia esiste la necessità di presenza di una forza politica che assuma la dimensione della pace e dello spazio politico europeo come punto di identità della propria azione politica cercando di raccogliere, attorno ad esso, aggregazione sociale e consenso.

 

La guerra deflagra come mai accaduto anche in questi ultimi anni drammatici e la risposta politica a livello internazionale da parte della residua sinistra europea appare del tutto al di sotto del tragico frangente che stiamo attraversando: non c’è traccia di alcuna iniziativa comune a livello europeo, nessuna mobilitazione da parte dei movimenti, nessuna manifestazione convocata nelle grandi capitali europee un tempo sedi dell’epicentro pacifista.
Siamo al dispregio delle norme fondamentali del diritto internazionale e alla totale ignoranza dei soggetti rappresentativi del multipolarismo politico ed anche militare (non solo dell’ONU ma nella stretta attualità anche della stessa NATO). Lo spazio politico europeo è stato fin qui oggetto di logiche alternative: chi lo ha considerato coincidente con l’UE sposando in toto gli intendimenti maggioritari e chi (sempre confondendo spazio politico europeo e UE) l’ha demonizzato come fonte di totale acquiescenza ai meccanismi capitalistici di finanziarizzazione dell’economia e di conseguenza della guerra.
Potrebbe essere possibile allora avanzare una proposta di struttura politica europea fondata sulla ripresa di alcune concezioni di carattere costituzionale e di ruolo degli organismi elettivi in un disegno di raccordo tra il lavoro dei Parlamenti Nazionali e di quello Europeo. La sinistra potrebbe tentare di muoversi riprendendo una idea di costituzionalizzazione di uno spazio politico europeo nel quale agire in una dimensione di potestà sovranazionale.
Una sinistra sovranazionale che recuperi la centralità del diritto pubblico europeo e si rivolga alle Organizzazioni Internazionali reclamandone una nuova qualità di assunzione di ruolo come fondamento nel determinare l’indirizzo della propria politica e ritrovare autonomia nella contesa internazionale dominata dalle logiche di contrapposizione delle grandi potenze cui è necessario sottrarsi pena essere travolti da una spirale distruttiva.

DABBENAGGINE ISTITUZIONALE 
di Romano Rinaldi


Il ministro  
 
Negli ultimi tre anni e quattro mesi, ci siamo abituati a vederne di tutti i colori da parte di ministri e governanti che fanno parte, a vario titolo, del presente esecutivo. Abbiamo visto informazioni riservate usate illecitamente nel dibattito parlamentare contro l’opposizione. Abbiamo seguito con sconcerto la vicenda di una sparatoria di Capodanno, con un ferito, a una festicciola tra amici e colleghi del ministero della Giustizia. Abbiamo capito che un ministro può ottenere una sosta extra del treno su cui sta viaggiando, per sua comodità negli spostamenti… istituzionali, s’intende! Abbiamo assistito alla cattura di un assassino ricercato dalla Corte Penale Internazionale dell’Aia (ICC) per crimini contro l’umanità ed alla sua immediata scarcerazione da parte del ministero della Giustizia con messa a disposizione di un volo di stato e rimpatrio a casa sua, in Libia. Poi una miriade di altri fatti e fatterelli che hanno dato adito a pensare che i personaggi che sono stati inseriti nelle istituzioni da questo Governo si comportino in modo quanto meno dilettantesco.
Pochi sono in verità coloro ai quali poteva ancora essere accordata una certa fiducia, almeno da parte del “suoi” e tra questi c’era, fino a ieri, il ministro della difesa. Ma ecco cascare anche questo asino! e con un’aggravante non da poco. Nel momento in cui le forze armate di due Paesi alleati scagliano un attacco senza precedenti per quantità e qualità delle forze messe in campo con settimane di preparativi, il nostro asserisce che nulla poteva far pensare ad un imminente attacco e lui si era sentito libero di portarsi, quale privato cittadino, in un’area limitrofa al teatro di guerra e poi colpita dalla risposta dell’aggredito. A rincarare la dose di “dabbenaggine” dobbiamo anche registrare una quanto mai improvvida dichiarazione dell’interessato, riguardo il rimborso che avrebbe fatto di sua tasca per una somma tripla rispetto al costo del volo di Stato che gli è stato inviato per riportarlo al suo posto di lavoro in un momento cruciale per il dicastero di cui è titolare. Chiunque può chiedersi quale mai sarà la ratio per questo comportamento e perché mai il triplo? Forse che lo Stato italiano ha mai lesinato a mettere a disposizione voli di Stato, per esempio, per il rimpatrio immediato di ostaggi di cui ha ottenuto il rilascio? E quando mai, un ministro, nella necessità di rientrare quanto prima al suo Ufficio, non può ricorrere a un volo di Stato? Peraltro, generosamente concesso financo a un criminale internazionale… Insomma, fate vobis…!

LA VOCE DEI LETTORI
di Luigi Mazzella


Luigi Mazzella
 
Caro Direttore, so che tu ospiti sotto la dizione: Voce dei lettori le critiche agli articoli dei collaboratori di Odissea. Anche io ne sono stato bersaglio. Ora vorrei passare dall’altra parte della “barricata” e dirti che essendo membro di due Comitati del Sì (Vassalli e Barbera), pur evitando di citare i miei titoli professionali che tu (ma non la moltitudine dei tuoi lettori) ben conosci (Avvocato Generale dello Stato, Ministro per la Funzione Pubblica, Vice Presidente della Corte Costituzionale) firmo sempre con il mio nome e cognome ciò che scrivo, evitando di trincerare il mio pensiero dietro paraventi, sigle, acronimi e così via. Mi avrebbe fatto, quindi, piacere sapere chi è l’autore degli insegnamenti giuridici contenuti nell’articolo odierno di “Libertà e Giustizia” per chiedergli da dove ha attinto la notizia della modifica (immagino: costituzionale) della classica dottrina di Montesquieu sui poteri dello Stato, sottraendo  al Parlamento il controllo dell’Esecutivo e attribuendolo, invece,  al potere giudiziario, che secondo i miei lontani studi aveva il compito di garantire la giustizia, affermando chi aveva dalla sua parte il diritto.
Caro Direttore, vorrei anche chiederti di suggerire ai tuoi collaboratori che si occupano del tema referendario di astenersi da livorosi attacchi politici perché il problema in discussione è tecnico e mal si presta, senza ingenue forzature, a utilizzazioni di comodo. Tu sai che non condivido nessuna (ripeto: nessuna) delle posizioni politiche dei partiti italiani per la (almeno a te) nota (mia) teoria dei cinque irrazionalismi e leggere pistolotti politici in un articolo che si mantiene lontano da considerazioni strettamente giuridiche mi sembra un tradimento ai danni dei tuoi lettori, pluralisti sì ma non settari. Un abbraccio. Luigi Mazzella

 

 

CON TOLSTOJ CONTRO I GUERRAFONDAI



L
a leva militare non è più obbligatoria, ma l’elenco con i nomi dei giovani che nel 2025 compiranno 17 anni è stato pubblicato sull’Albo Pretorio. Le parole ammonitrici dello scrittore Leone Tolstoj non sono state meditate abbastanza. Chi comanda pensa alla carneficina, allo “scialo di morte” come ha scritto il poeta e religioso David Maria Turoldo. Rodolfo Giannattasio ricordandocele le parole di Tolstoj sulla follia della guerra, ha voluto aggiungerci quelle che noi continuiamo a ripetere senza sosta: Diserzione, Rifiuto, Obiezione. Sono i princìpi di un vero uomo.      

ALLA “CASA BIANCA” DI MONTICHIARI,
“Penne Rosa” Per la Giornata Internazionale della donna



 
In occasione della Giornata internazionale della donna l’Assessorato ai Servizi Sociali e alle Pari Opportunità del Comune di Montichiari, nell’ambito del programma invernale del Centro diurno Casa Bianca e all’interno del Progetto Age finanziato da Regione Lombardia, organizza per giovedì 5 marzo alle 15 nella struttura comunale di via Guerzoni, 18 un incontro dal titolo Penne in rosa: viaggio nella scrittura al femminile. Dopo l’introduzione affidata come sempre all’Assessore Rossana Gardoni, i relatori Marzia Borzi e Federico Migliorati illustreranno alcune delle figure di poetesse e scrittrici che hanno segnato il mondo letterario italiano. 


Cristina Da Pezzano

Tra queste si parlerà di Cristina da Pizzano, prima donna in Europa a vivere del proprio lavoro da letterata nel Quattrocento e che si batté contro l’idea dell’inferiorità femminile; Petronilla Paolini, definita la prima poetessa femminista, che tramite i versi denunciò fortemente la violenza e la prigionia domestica. E ancora, Veronica Gambara, bresciana, i cui versi furono molto amati, tra le personalità illustri, da Giacomo Leopardi, Antonio Allegri (il Correggio) e Rinaldo Corso. Oltre alle Rime, si ricordano le Lettere, dove appare una Veronica viva e attenta che partecipa attivamente alla vita culturale e politica del suo tempo. 


Ada Negri

Per arrivare ai giorni nostri non mancheranno richiami a Grazia Deledda, primo e finora unico Nobel italiano per la Letteratura nell’ambito femminile, Oriana Fallaci, indomita scrittrice che ha fustigato politica e morale corrente e la poetessa Ada Negri, ricordata tra l’altro per essere stata la prima e unica donna a essere ammessa all'accademia d'Italia.  


Oriana Fallaci

Al termine dell’incontro verrà servito un aperitivo a tutti i partecipanti.
Ingresso libero e gratuito.

 

 

MILANO FA MELINA
di Giuseppe Natale




 
Sta in centro mediano
nel catino padano
la malata Milano:
non la gioca leale
la partita ambientale
fa melina letale. 

lunedì 2 marzo 2026

DIECI MOTIVI PER VOTARE NO
di Libertà e Giustizia


 
1. La propaganda: la riforma approvata dalla maggioranza viene propagandata – nelle dichiarazioni dei sostenitori del Sì, nelle trasmissioni televisive e sui social, nei manifesti per il Sì che invadono le nostre strade – come “l’occasione per riformare la giustizia”. Niente di meno vero! La legge Nordio interviene sull’organizzazione dell’ordinamento giudiziario e nulla prevede per affrontare – e tantomeno risolvere – i problemi che affliggono il servizio giustizia: non devolve risorse economiche, non pone rimedio alle carenze di organico, non affronta il tema dell’eccessiva durata dei processi, non facilita né semplifica l’accesso alla giustizia. Di questi problemi la legge Nordio non si occupa proprio, eppure vuol far credere il contrario ai cittadini italiani, con una propaganda spudoratamente ingannevole.
Di fronte alle criticità del sistema della giustizia, questo governo si affida ad uno strumento tipico della retorica populista: additare un nemico contro il quale convogliare l’insoddisfazione dei cittadini. Questa volta i capri espiatori sono i giudici, mentre il governo coglie (nelle sue intenzioni) due piccioni con una fava: si disinteressa di problemi complessi e ne addebita la responsabilità ad un potere dello Stato per più versi sgradito.
2. Il linguaggio: gli esponenti della maggioranza hanno negato con indignazione che la riforma Nordio intenda limitare l’autonomia della magistratura; ma i fatti e le parole degli stessi esponenti dimostrano una costante determinazione a svilire l’operato della magistratura e ad offenderne le istituzioni. La presidente del consiglio non perde occasione per attaccare le decisioni dei giudici, nelle più varie materie, definendole “incredibili”, denunciando presunte “invasioni di campo”, qualificando come “politicizzate” le decisioni a lei sgradite; peraltro senza mai entrare nel merito del perché le decisioni oggetto di critica sarebbero erronee. Sulle dichiarazioni di Nordio andrebbe steso un pietoso velo, tanto risultano insensate e irrispettose; basti pensare ai termini “paramafiosi” e “verminaio” riferiti al Consiglio Superiore della Magistratura, organo presieduto dal Presidente della Repubblica. Tanta ostilità nei confronti della magistratura si spiega solo con l’insofferenza di questo governo per il compito di controllo che alla magistratura spetta anche e necessariamente sull’operato del potere esecutivo.



3. Il metodo: la legge Nordio, che modifica ben sette articoli della nostra Costituzione (artt. 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 Cost) è stata approvata dal Parlamento con il voto favorevole della sola maggioranza di centro destra; non è stata in alcun modo oggetto di discussione e condivisione con le opposizioni, come sarebbe doveroso per una legge che modifica profondamente l’assetto istituzionale di uno dei poteri dello Stato. Nessun emendamento è stato possibile; questa modalità è tanto più sorprendente se si considera che non vi era alcuna urgenza di intervenire in maniera tanto divisiva e conflittuale in una materia così delicata! Si tratta, palesemente, una legge “contro”: contro la magistratura e contro la Costituzione.
4. Nel merito – la “separazione delle carriere”: la riforma Nordio è stata presentata come necessaria per distanziare i giudici dai pubblici ministeri, sulla base dell’assunto indimostrato che i primi tendano ad appiattirsi sulle richieste dei secondi; ciò risulta fattualmente falso: i dati attestano che le richieste dei PM vengono respinte dai giudici togati nel 50% dei casi. Dunque, non esiste alcuna pregiudiziale pro-accusa. Inoltre, le carriere di giudici e PM sono già separate, dal momento che la normativa vigente consente ai magistrati di cambiare percorso solo una volta nel corso della vita professionale, nei primi dieci anni di attività. E questi spostamenti riguardano ogni anno meno dell’1% dei magistrati. Anche questo argomento a favore della riforma Nordio si dimostra infondato. Del resto, perché mai il cittadino dovrebbe essere contento di un assetto che veda il pubblico ministero più autoreferenziale, distante dalla cultura giurisdizionale che, oggi, gli impone di cercare la verità giudiziaria, una sorta di super poliziotto concentrato solo sull’accusa?



5. Nel merito – il sorteggio: l’obiettivo fondamentale della legge Nordio è scardinare il sistema di autogoverno della magistratura, disciplinato dagli articoli 104 e 105 della Costituzione e posto a tutela della sua indipendenza. La riforma prevede di spaccare in due il Consiglio Superiore della Magistratura: uno per i giudici e uno per i PM; ma la volontà di umiliare e depotenziare la funzione dell’autogoverno emerge platealmente dalla modalità indicata per la selezione dei membri dei due CSM: essi verrebbero sorteggiati tra tutti gli appartenenti alla magistratura, anziché eletti come avviene oggi. Come avviene oggi - si badi - per tutti gli organi di autogoverno delle professioni e per le associazioniprofessionali: per gli avvocati, per i medici, per i commercialisti, per le associazioni degli imprenditori e delle banche. A quando il sorteggio per i Consigli dell’Ordine degli Avvocati? O per il direttivo di Confindustria o di ABI? È evidente che la previsione del sorteggio rappresenta uno sfregio, peraltro dalle conseguenze pericolose: gli ipotetici sorteggiati non dovrebbero rendere conto a nessuno delle loro attività e decisioni: non ai loro elettori, non ad una associazione di categoria. E non vi sarebbe alcuna garanzia circa la loro competenza e esperienza. Un’idea balzana, a dire poco.
6. Nel merito – l’Alta Corte: non paga dello scempio, la riforma Nordio prevede che il potere disciplinare venga sottratto ai CSM e affidato ad una Alta Corte di nuova istituzione. La prima considerazione è che la previsione viola l’art. 102 della Costituzione, il quale vieta l’istituzione di giudici speciali, come sarebbe questo; la sola deroga prevista riguarda le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra, estenderla alle decisioni sui magistrati in tempo di pace sembra davvero oltraggioso! Inoltre, la riforma prevede che le decisioni dell’Alta Corte siano impugnabili solo davanti alla medesima, in violazione del principio dettato dall’art. 111 Cost in base al quale contro le sentenze è sempre ammesso ricorso in Cassazione.
Con questa riforma i magistrati sarebbero i soli per i quali il potere disciplinare verrebbe devoluto ad un organo esterno, sottraendolo alla valutazione dei pari, come invece succede per tutte le categorie professionali.



7. Il contesto – le leggi di attuazione
: la riforma Nordio, se approvata in sede di referendum, dovrà essere attuata o integrata mediante una serie di leggi ordinarie, che il governo sta già predisponendo ma del cui contenuto nulla sappiamo. È però già emersa, nelle parole di un esponente di primo piano del governo, la volontà di sottrarre ai Pubblici Ministeri il controllo della Polizia Giudiziaria, mediante legge ordinaria, una volta che la riforma Nordio fosse definitivamente approvata. Si tratta di un obiettivo che suggella la volontà del governo di incidere direttamente sull’esercizio dell’azione penale: se la Polizia Giudiziaria dipende dal governo, è questo che decide quali reati perseguire e quali no. Con le conseguenze in termini di uguaglianza di fronte alla legge che è facile immaginare.
8. Il contesto – il progetto politico: è ormai ben chiaro che l’attuale maggioranza di governo si propone di stravolgere l’assetto istituzionale della nostra Repubblica: l’autonomia differenziata mira a frammentare e dividere l’unità nazionale, a dispetto della retorica nazionalista vuota di contenuti con la quale la destra si riempie la bocca; la riforma Nordio mira a intimidire la magistratura e ridurla alle dipendenze del governo; il cd “premierato” mira a rafforzare ulteriormente il potere esecutivo, in una situazione nella quale già oggi le decisioni vengono prese mediante decreti che  il Parlamento è chiamato a ratificare, grazie all’uso spropositato del voto di fiducia. La destra vuole insomma “costituzionalizzarsi”, disfacendo l’equilibrio tra i poteri disegnato dalla Costituzione vigente.



9. Il contesto – il ruolo della magistratura: l’attacco scomposto alla magistratura che l’attuale governo porta avanti è particolarmente odioso se solo si pone mente al ruolo decisivo che i giudici hanno ricoperto e tuttora ricoprono nella lotta al terrorismo rosso e nero e nel contrasto alla criminalità organizzata, per la quale hanno pagato un prezzo immenso in termini di vite.
10. Conclusione: alla luce dell’inconsistenza degli argomenti di merito a favore della riforma Nordio, ciò che diviene sempre più evidente è che il governo, nella campagna a favore del Sì, è mosso principalmente da ostilità nei confronti della magistratura: ha infatti operato, sia quanto al metodo che quanto ai toni usati, una forzatura ingiustificata e controproducente, esasperando il conflitto e formulando nei confronti dei giudici accuse infondate.
E dunque: votiamo NO per difendere la nostra Repubblica e la nostra Costituzione!

PACE E DEMOCRAZIA
di Franco Astengo


 
Gli scioperi del 1° Marzo 1944   
 
Spirano proprio in queste ore impetuosi venti di guerra e la democrazia non sembra più rappresentare il faro della riconoscibilità storica. Un quadro drammatico e inquietante che stiamo vivendo ricordando gli scioperi operai del 1° marzo 1944. Un ricordo che assolve ancora quello che intendiamo sia considerato come un "imperativo morale". Quegli scioperi furono rivolti contro l’invasore nazifascista. Scioperi che segnarono un punto di svolta nella Resistenza dimostrandone il radicamento nei settori decisivi della classe operaia delle grandi fabbriche. Da ricordare ancora, in questo giorno così importante per la nostra memoria storica, l’efferatezza che reca sempre con sé la guerra. Gli scioperi del 1° marzo 1944 furono prima di tutto un atto di “fierezza operaia” anche se furono il frutto di una meticolosa organizzazione politica. Quella giornata va tenuta ancora come esempio di sacrificio e di dedizione alla causa comune della pace e della dignità umana ricordando il sacrificio dei martiri che in quei giorni subirono la deportazione nei campi di sterminio. Entrarono in sciopero, nelle diverse fasi della lotta, circa mezzo milione di operai nelle grandi fabbriche dell'Italia del Nord. Tra marzo e giugno, furono deportati a Mauthausen circa 3.000 lavoratori scelti tra gli organizzatori degli scioperi e tra i più attivi quadri politici presenti nelle fabbriche. Non va dimenticato inoltre che gli scioperi del 1° Marzo 1944 assunsero anche un significato complessivo di indirizzo politico della lotta di Resistenza: in quell'occasione il proletariato di fabbrica aveva portato su di sè come soggetto sociale e politico un senso di “responsabilità nazionale” facendo così convivere le istanze della liberazione della classe con quelle della vittoria sul nazifascismo e dell’avvento della democrazia. Quell'impulso di responsabilità nazionale esercitato dalla classe operaia conteneva già il senso della mediazione storica che ci avrebbe condotto alla Costituzione Repubblicana.
 

 

 

 

PALAZZO MARINO IN MUSICA
Suoni e battaglie nell’Europa napoleonica



Quartetto Rilke

Domenica 8 marzo Palazzo Marino in Musica incontra Gallerie d’Italia e ripartono i concerti delle ore 11.00 in Sala Alessi. 

La splendida Sala Alessi del cinquecentesco Palazzo Marino, sede dell’amministrazione comunale di Milano e centro della vita politica, nell’ambito della rassegna Palazzo Marino in Musica ospita tre concerti gratuiti del palinsesto #INSIDE proposto dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo in occasione della mostra Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo.
La mostra, a cura di Francesco Leone, Elena Lissoni e Fernando Mazzocca e in corso alle Gallerie d’Italia in Piazza Scala fino al 6 aprile, è realizzata con il Patrocinio della Città di Milano e in partnership con la Bibliothèque Nationale de France. L’esposizione propone un ampio confronto tra le due “capitali” artistiche dell’età napoleonica, Roma e Milano, entrambe proiettate verso l’Europa moderna ma al tempo stesso saldamente legate alla grandezza dell’antico. Con oltre 100 opere tra dipinti, sculture, marmi, disegni, incisioni e straordinari esempi d’arte decorativa provenienti da importanti musei italiani e internazionali la mostra ricostruisce una stagione straordinaria della cultura figurativa italiana ed europea.
 
Con il primo concerto, previsto domenica 8 marzo, dal titolo Austerlitz e il salotto. La rivoluzione del quartetto, il Quartetto Rilke traccia un percorso dal salotto settecentesco alla soglia del Romanticismo, un viaggio che riflette le profonde trasformazioni di un’epoca in bilico tra la classica armonia e nuove, tempestose passioni, passando da Luigi Boccherini a Ludwig van Beethoven.
I concerti si tengono domenica mattina alle ore 11.00 in Sala Alessi. I biglietti d’ingresso sono gratuiti: a partire dalle ore 09.30 del giovedì precedente ogni concerto è possibile prenotarli online sul sito della rassegna (www.palazzomarinoinmusica.it) oppure ritirarli (fino a un massimo di due biglietti a persona) presso la biglietteria delle Gallerie d’Italia - Milano in piazza Scala, 6. 
La rassegna è realizzata in collaborazione con il Comune di Milano ed è organizzata da EquiVoci Musicali in collaborazione con Intesa Sanpaolo e
Gallerie d’Italia - Milano. Sponsor tecnico Fazioli.
La direzione artistica è a cura di Davide Santi e Rachel O’Brien
  
Contatti:
Ufficio Stampa: Andrea Zaniboni
Social Media Manager: Gledis Gjuzi
Tel. 349 8523022 | info@palazzomarinoinmusica.it
www.palazzomarinoinmusica.it
Facebook, Instagram, YouTube: Palazzo Marino in Musica
 

 

 

ARTE ALLA BIBLIOTECA SICILIA
L’immagine e la parola alla Biblioteca Sicilia di Milano 





Con Cristina Pianta e Luisella Bonetti




 
Via Sacco n. 14 ore 17,30 MM 1 Fermata De Angeli

domenica 1 marzo 2026

LA DEMOCRAZIA DELLE BOMBE



Dichiarazione di condanna della nuova aggressione imperialista di Stati Uniti e Israele contro l'Iran
  
Il Consiglio Mondiale della Pace (WPC) denuncia e condanna con la massima fermezza l'aggressione imperialista e omicida degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. Autoproclamatisi “sceriffi del mondo”, gli imperialisti stanno seminando terrore e morte in Medio Oriente. Sono gli unici responsabili e colpevoli di questa nuova escalation di aggressione volta a un violento regime change e al controllo delle risorse minerarie dell'Iran. Le ciniche dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti e del suo partner israeliano sono un monumento di ipocrisia e costituiscono un'altra azione arbitraria e omicida di Stati potenti contro uno Stato e il suo popolo. Tutte le affermazioni e le accuse degli Stati Uniti, mentre erano ancora in corso i presunti negoziati a Ginevra, sono false e costituiscono un pretesto per la più grande concentrazione di navi da guerra statunitensi e altri mezzi militari nella regione dal 2003. L'aggressione è stata pianificata minuziosamente per lungo tempo senza alcuno scrupolo da parte imperialista.
 


Colpita anche una scuola
massacrate decine di ragazze

Colpevoli sono anche tutti gli alleati degli Stati Uniti, vale a dire le principali forze europee che considerano l'attacco legittimo e giustificato. Questa guerra e le prevedibili ritorsioni avranno gravi conseguenze per l'intera regione, costituiscono un'enorme minaccia e un pericolo di guerra generalizzata di dimensioni regionali e persino globali. Questa aggressione deve cessare e finire subito! Gli Stati Uniti e i loro alleati stanno violando il diritto internazionale già calpestato senza alcuna autorità morale o politica. Di fronte al nuovo episodio di aggressione, l'ONU sta divenendo ancora una volta spettatrice degli eventi, non propensa e in grado di assumere una posizione forte e di principio. I popoli del mondo, le forze amanti della pace devono alzare la voce contro questo crimine. Li invitiamo a scendere in piazza, a organizzare proteste e manifestazioni per chiedere la fine dell'attacco. Allo stesso tempo, esprimiamo la nostra solidarietà militante al popolo iraniano, l'unico che può decidere e determinare il proprio destino, senza alcuna interferenza straniera.
 
Chiediamo la chiusura e la rimozione delle basi militari statunitensi dalla regione! 
USA fuori dal Medio Oriente! 
Abbasso l'imperialismo!
 
Il Segretariato del WPC
28 febbraio 2026
 
[Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano]

BOMBARDATO L’IRAN



Dunque, Trump si è deciso, e il motivo non è solo la pressione di Israele, sebbene questa è immaginabile sia stata decisiva nella scelta del momento dell’attacco, forse nell’anticiparlo. L’altro motivo lo spiega in un’analisi che non è esagerato definire perfetta e ineccepibile, Brian Berletic: la conquista dell’Iran rientra nel piano di controllo del mercato del petrolio; un controllo finalizzato allo strangolamento di Russia e Cina, l’obiettivo ultimo essendo il fallimento del progetto multipolare. In realtà Iran e Cina sono comprimari in un’analisi che vede come protagonisti Russia e Stati Uniti. Se l’allarme di Lavrov nei giorni scorsi, inteso a raddrizzare la barra della politica estera di Mosca, si limitava a denunciare l’inaffidabilità di Trump, Berletic va oltre e scrive: Trump non vuole lo scontro militare diretto con la Russia, ma punta al suo collasso con altri mezzi – qui si potrebbe aggiungere che Trump non vuole lo scontro diretto, perché lo teme. Tra gli altri mezzi spiccano, dopo le sanzioni, i blocchi di petroliere, e i terroristi ucraini, i superidioti europei, ormai prossimi a inviare truppe al fronte per rimpiazzare le forze locali in via di esaurimento. Berletic torna anche sulla guerra di attrito o logoramento fornendo ulteriori elementi di approfondimento. L’analisi spiega anche l’espressione preoccupata di Putin in questi giorni: egli ha fatto di tutto per contenere la guerra nei limiti prestabiliti, ma questa ora gli sta sfuggendo di mano, e la fiducia in un aiuto di Trump per il suo contenimento si sta esaurendo, nonostante l’insistere di Dimitriev. Diciamo che il punto più basso Putin l’ha toccato ricevendo personaggi come Jared Kushner, un cialtrone come Elkann – abbino i due nomi perché ho sempre presente l’immagine di papa Francesco che riceve il capo della banda Agnelli, e si inchina, anziché pretendere che sia il giovanotto a farlo. Sono giorni di decisioni a Mosca, dove vanno messe in conto anche le elezioni parlamentari del 20 settembre. Intanto Maria Zakharova ci ricorda che fra pochi giorni ricorre un altro ottantesimo anniversario, quello del discorso di un maestro pataccaro, forse del Maestro, a Fulton, Missouri [Franco Continolo]




 
 
LA STRATEGIA DI DOMINIO AMERICANA
di Brian Berletic



Nonostante le affermazioni della nuova amministrazione Trump tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, secondo cui avrebbe cercato di porre fine rapidamente alla guerra in corso in Ucraina, gli Stati Uniti l'hanno invece costantemente intensificata. Oggi, i media occidentali dicono apertamente che la Central Intelligence Agency (CIA) statunitense sta conducendo attacchi con droni a lungo raggio in territorio russo e attacchi marittimi con droni contro le esportazioni energetiche russe, il tutto mentre gli Stati Uniti continuano a presentarsi come una sorta di "mediatore" imparziale del conflitto. Inoltre, gli Stati Uniti stanno ora preparano i loro alleati europei a un ruolo più diretto e pericoloso nei combattimenti in Ucraina, spostando i finanziamenti statali dai servizi al pubblico europeo verso la spesa militare specificamente rivolta alla Russia. Mentre gli Stati Uniti stanno certamente conducendo attacchi contro la produzione energetica russa all'interno dei confini russi e attacchi con droni marittimi contro le petroliere che trasportano energia russa oltre i confini, stanno preparando l'Europa a svolgere un più aggressive role per intercettare, abbordare e infine bloccare la cosiddetta "flotta ombra russa".
Anche i delegati europei di Washington sono spinti a intervenire direttamente intervenire all'interno dell'Ucraina stessa, per colmare il vuoto crescente che un'Ucraina in progressivo collasso sta creando. Anche se gli Stati Uniti affermano di voler prendere le distanze dalla propria guerra per procura contro la Russia in Ucraina per perseguire altri obiettivi geopolitici, questi obiettivi sono collegati ai partner più importanti della Russia in tutto il mondo, tra cui Venezuela e Cuba in America Latina, l'Iran in Medio Oriente e la Cina nella regione Asia-Pacifico. In sostanza, a prescindere dalla retorica, gli Stati Uniti sono ancora pienamente impegnati nella loro guerra per procura contro la Russia come parte di una guerra molto più ampia che stanno conducendo contro il multipolarismo emergente, il tutto nell'ambito del mantenimento del primato statunitense a livello mondiale.


 
Gli obiettivi degli Stati Uniti in Ucraina rimangono invariati
Molto prima che la Russia iniziasse la sua Operazione Militare Speciale (SMO) in Ucraina nel 2022, i documenti politici statunitensi avevano esposto le ragioni non solo per controllare l'Ucraina, ma anche per usarla come strumento belligerante contro la Russia per estenderla eccessivamente, proprio come era successo all'Unione Sovietica prima del crollo alla fine della Guerra Fredda. Il documento del 2019 della RAND Corporation, "Extending Russia: Competing from Advantageous Ground", conteneva due ammissioni importanti e rivelatrici. In primo luogo, che il continuo sostegno degli Stati Uniti all'Ucraina, incluso il trasferimento di aiuti letali al suo esercito (iniziato dalla prima amministrazione Trump), era stato fatto specificamente per provocare la Russia, non per proteggere l'Ucraina. In secondo luogo, il documento ammetteva che il conflitto risultante avrebbe probabilmente provocato "un numero sproporzionato di vittime ucraine, perdite territoriali e flussi di rifugiati. Potrebbe persino condurre l'Ucraina verso una pace svantaggiosa". E questo è esattamente ciò che sta accadendo. L'obiettivo degli Stati Uniti, allora come oggi, non è che l'Ucraina (o persino l'Europa) sconfigga mai la Russia, ma che il costo per la Russia sia il più alto possibile, nell'ambito di una strategia molto più ampia volta a "far sì che la Russia si estenda militarmente o economicamente oltre le proprie possibilità, o che il regime perda prestigio e influenza a livello nazionale e/o internazionale".
In altre parti del documento, sempre riguardo all'Ucraina, il conflitto in Afghanistan, progettato dagli Stati Uniti per trascinarvi l'Unione Sovietica negli anni '80, è stato utilizzato come paragone con ciò che gli Stati Uniti cercano di replicare oggi.



A tal fine, nonostante il costo non solo per l'Ucraina ma anche per il resto d'Europa, gli Stati Uniti continuano questa guerra per procura, costringendo la Russia a impegnare enormi quantità di uomini e attrezzature militari al fronte, tanto che gli impegni russi altrove, inclusa la Siria, sono stati prima indeboliti, prima di portare al collasso totale della Siria nel 2024. E sebbene venga ammesso che gli attacchi con droni della CIA statunitense stiano prendendo di mira la produzione energetica russa all'interno della Russia e le esportazioni di energia via mare ben oltre i confini russi, tutti miranti a minare il potere economico e quindi militare della Russia, prendere di mira la produzione e le esportazioni di energia russa fa anche parte di una strategia molto più ampia volta ad accerchiare e contenere la Cina nella regione Asia-Pacifico. Il rapporto del 2018 della US Naval War College Review, "Un blocco petrolifero marittimo contro la Cina", non solo raccomandava di aumentare le capacità militari statunitensi nell'Asia-Pacifico per attuare un "blocco a distanza" (misure che nel frattempo sono state adottate), ma ha anche identificato sia la Belt and Road Initiative (BRI) cinese sia le esportazioni di energia russa verso la Cina come ostacoli al completo isolamento e strangolamento della Cina stessa. Sebbene il documento raccomandasse "azioni cinetiche", inclusi "attacchi aerei e aerial mining" da parte degli Stati Uniti per attaccare fisicamente e interrompere la BRI, non prescriveva alcuna azione militare specifica per ridurre le esportazioni di energia russa verso la Cina. Tuttavia, da allora, gli attacchi con droni organizzati dalla CIA contro la produzione energetica russa rispecchiano esattamente l'"azione cinetica" raccomandata dal documento contro la BRI. Per quanto riguarda la BRI stessa, Washington non è riuscita ad attaccare le infrastrutture della BRI, ma ha invece armato e sostenuto militanti – in particolare in Myanmar e Pakistan – per attaccare progetti, ingegneri e forze di sicurezza locali per suo conto. Quella che sta prendendo forma è una guerra su più fronti che gli Stati Uniti stanno conducendo contro la Russia, i suoi alleati e, naturalmente, contro la Cina in primo luogo. Indebolire la Russia non è un fine, ma piuttosto un mezzo.



 
La realtà sul campo in Ucraina
La Russia ha rapidamente modernizzato e ampliato il suo esercito, sia prima che dopo la conquista politica dell'Ucraina da parte degli Stati Uniti nel 2014, per poi provocare l'Operazione SMO nel 2022. Da allora, la Russia è riuscita a superare in produzione non solo una singola nazione europea o gli Stati Uniti da soli, ma l'intero Occidente in termini di mezzi corazzati, munizioni d'artiglieria, missili da crociera e balistici, droni, difese aeree e capacità di guerra elettronica, un'impresa che ha richiesto anni di pianificazione e preparazione ben prima del lancio dell'Operazione SMO del 2022. È quasi certo che i pianificatori militari russi sapessero che il conflitto in Ucraina (e altrove) sarebbe stato di natura logorante e abbiano organizzato le proprie imprese statali per dare priorità alla produzione rispetto ai profitti, in modo diametralmente opposto alla produzione industriale militare occidentale. Ciò si è manifestato sul campo di battaglia in una guerra di logoramento che ha costantemente favorito la Russia, indipendentemente dalla costante escalation e dalle provocazioni impiegate dall'Occidente. Gli analisti occidentali hanno regolarmente sminuito i progressi della Russia in Ucraina, utilizzando le conquiste territoriali come unico parametro di misura. In realtà, una linea del fronte può rimanere stagnante per anni prima del crollo improvviso e rapido delle forze da una parte o dall'altra. Per misurare veramente il successo in una guerra di logoramento, si dovrebbero invece considerare parametri come il reclutamento e l'addestramento della forza umana, la produzione industriale militare e i tassi di causality – parametri che non si adattano alle narrazioni statunitensi e quindi vengono mentiti o non menzionati affatto. Dalla fine del 2025 fino al 2026, in seguito al crollo di Pokrovsk e Myrnograd a sud di ciò che resta del territorio del Donbass controllato dagli ucraini e alle continue avanzate russe verso e intorno a Lyman a nord, Slovyansk e Kramatorsk, controllate dagli ucraini, affrontano lo stesso tipo di interruzione delle rotazioni delle truppe e delle linee di rifornimento che i russi hanno utilizzato per isolare e conquistare molte delle città del Donbass fino a questo punto. Le forze russe continueranno a esercitare pressione lungo tutto il fronte, spostando al contempo operatori di droni, artiglieria e altri sistemi d'arma sempre più vicino alle linee di comunicazione che l'Ucraina sta utilizzando per controllare queste due città pesantemente fortificate nel Donbass. Quanto più questi sistemi d'arma diventano vicini e numerosi, tanto più complicate saranno le rotazioni delle truppe e il rifornimento delle città, e tanto più difficile diventerà per l'Ucraina continuare a controllarle. Allo stesso tempo, le truppe ucraine stanno attualmente conducendo un'offensiva più a sud. Tuttavia, come tutte le precedenti offensive ucraine, per quanto superficialmente riuscite possano apparire, a meno che la carenza di personale, armi e munizioni non sia stata risolta (e non è stato fatto), tali operazioni si tradurranno solo in un maggior numero di vittime e in un più rapido esaurimento di risorse già scarse – perdite e esaurimento di risorse che non faranno altro che accelerare una vittoria di logoramento per la Russia.



Cosa verrà dopo
Gli Stati Uniti hanno già chiarito ampiamente che non porranno fine alla loro guerra per procura con la Russia in Ucraina a breve. Al contrario, stanno posizionando l'Europa per colmare il vuoto che le forze ucraine, in rapido esaurimento, stanno lasciando dietro di sé, per mantenere una pressione costante sulla Russia lungo il fronte, mentre continuano ad attaccare la produzione energetica russa all'interno dei confini russi e i loro alleati europei si preparano a strategie più aggressive, prendendo di mira e persino sequestrando navi che trasportano energia russa all'estero. Con l'occupazione politica del Venezuela da parte degli Stati Uniti, la pressione su Cuba e i preparativi per la guerra con l'Iran in rapido avanzamento, gli Stati Uniti stanno cercando di ridurre i partner chiave del mondo multipolare guidato da Russia e Cina, fino a quando non rimarranno solo Russia e Cina. Comprendere il futuro del conflitto in Ucraina richiede di comprendere sia come sono organizzati e gestiti il ​​mondo unipolare guidato dagli Stati Uniti sia il mondo multipolare, e quale ruolo gioca la guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia in Ucraina in una guerra molto più ampia che Washington sta conducendo contro il multipolarismo mondiale. Bisogna comprendere che l'Europa è subordinata agli Stati Uniti, non si oppone ad essi, e che, a prescindere da ciò che i leader europei affermano pubblicamente, i preparativi per attuare le direttive statunitensi che prevedono un ruolo più ampio, più pericoloso e più diretto dell'Europa nel conflitto ucraino sono già in corso. Inoltre, l'obiettivo geopolitico primario di Washington deve essere compreso chiaramente: la sua ricerca del primato su tutte le nazioni del mondo. Non è possibile negoziare con una parte il cui obiettivo finale è la subordinazione e persino l'eliminazione di coloro che cercano di negoziare con essa. Solo rafforzando il potere militare, economico, politico e sociale necessario per difendere, scoraggiare e infine disarmare gli Stati Uniti dalla loro aggressione globale, il conflitto in Ucraina – e i conflitti ovunque – può essere posto fine in modo giusto e permanente.
 

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