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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
martedì 3 marzo 2026
PACE E SINISTRA EUROPEA
di Franco Astengo
Questo è
un semplice appello rivolto alle forze politiche e culturali della sinistra
italiana al fine di sollecitare una iniziativa urgente a livello europeo in una
situazione di crisi internazionale mai attraversata dalla Seconda guerra
mondiale e nelle quali appaiono assenti i soggetti transnazionali compresi
quelli di tradizione internazionalista. Ancora una volta il richiamo storico,
per i partiti della sinistra, socialisti, comunisti è alle conferenze di Zimmerwald
e Kienthal svolte durante la Prima guerra mondiale. Il richiamo a quegli avvenimenti
è ovviamente da intendersi quale semplice esempio di una iniziativa da condurre
sul piano politico e da portare avanti offrendo anche ai movimenti pacifisti
piattaforma politica come occasione di forte mobilitazione. In
Italia esiste la necessità di presenza di una forza politica che assuma la
dimensione della pace e dello spazio politico europeo come punto di identità
della propria azione politica cercando di raccogliere, attorno ad esso,
aggregazione sociale e consenso.
La guerra deflagra come mai
accaduto anche in questi ultimi anni drammatici e la risposta politica a livello
internazionale da parte della residua sinistra europea appare del tutto al di
sotto del tragico frangente che stiamo attraversando: non c’è traccia di alcuna
iniziativa comune a livello europeo, nessuna mobilitazione da parte dei
movimenti, nessuna manifestazione convocata nelle grandi capitali europee un
tempo sedi dell’epicentro pacifista.
Siamo al dispregio delle norme
fondamentali del diritto internazionale e alla totale ignoranza dei soggetti
rappresentativi del multipolarismo politico ed anche militare (non solo dell’ONU
ma nella stretta attualità anche della stessa NATO). Lo
spazio politico europeo è stato fin qui oggetto di logiche alternative: chi lo
ha considerato coincidente con l’UE sposando in toto gli intendimenti
maggioritari e chi (sempre confondendo spazio politico europeo e UE) l’ha
demonizzato come fonte di totale acquiescenza ai meccanismi capitalistici di
finanziarizzazione dell’economia e di conseguenza della guerra.
Potrebbe essere
possibile allora avanzare una proposta di struttura politica europea fondata
sulla ripresa di alcune concezioni di carattere costituzionale e di ruolo degli
organismi elettivi in un disegno di raccordo tra il lavoro dei Parlamenti
Nazionali e di quello Europeo. La sinistra
potrebbe tentare di muoversi riprendendo una idea di costituzionalizzazione di
uno spazio politico europeo nel quale agire in una dimensione di potestà
sovranazionale.
Una sinistra sovranazionale
che recuperi la centralità del diritto pubblico europeo e si rivolga alle
Organizzazioni Internazionali reclamandone una nuova qualità di assunzione di
ruolo come fondamento nel determinare l’indirizzo della propria politica e
ritrovare autonomia nella contesa internazionale dominata dalle logiche di
contrapposizione delle grandi potenze cui è necessario sottrarsi pena essere
travolti da una spirale distruttiva.
DABBENAGGINE ISTITUZIONALE
di Romano
Rinaldi

Il ministro
Negli ultimi tre anni e quattro mesi, ci siamo
abituati a vederne di tutti i colori da parte di ministri e governanti che
fanno parte, a vario titolo, del presente esecutivo. Abbiamo visto informazioni
riservate usate illecitamente nel dibattito parlamentare contro l’opposizione.
Abbiamo seguito con sconcerto la vicenda di una sparatoria di Capodanno, con un
ferito, a una festicciola tra amici e colleghi del ministero della Giustizia.
Abbiamo capito che un ministro può ottenere una sosta extra del treno su cui
sta viaggiando, per sua comodità negli spostamenti… istituzionali, s’intende!
Abbiamo assistito alla cattura di un assassino ricercato dalla Corte Penale
Internazionale dell’Aia (ICC) per crimini contro l’umanità ed alla sua
immediata scarcerazione da parte del ministero della Giustizia con messa a
disposizione di un volo di stato e rimpatrio a casa sua, in Libia. Poi una
miriade di altri fatti e fatterelli che hanno dato adito a pensare che i
personaggi che sono stati inseriti nelle istituzioni da questo Governo si
comportino in modo quanto meno dilettantesco.
Pochi sono in verità coloro ai
quali poteva ancora essere accordata una certa fiducia, almeno da parte del
“suoi” e tra questi c’era, fino a ieri, il ministro della difesa. Ma ecco
cascare anche questo asino! e con un’aggravante non da poco. Nel momento in cui
le forze armate di due Paesi alleati scagliano un attacco senza precedenti per
quantità e qualità delle forze messe in campo con settimane di preparativi, il
nostro asserisce che nulla poteva far pensare ad un imminente attacco e lui si
era sentito libero di portarsi, quale privato cittadino, in un’area limitrofa al
teatro di guerra e poi colpita dalla risposta dell’aggredito. A rincarare la
dose di “dabbenaggine” dobbiamo anche registrare una quanto mai improvvida
dichiarazione dell’interessato, riguardo il rimborso che avrebbe fatto di sua
tasca per una somma tripla rispetto al costo del volo di Stato che gli è stato
inviato per riportarlo al suo posto di lavoro in un momento cruciale per il
dicastero di cui è titolare. Chiunque può chiedersi quale mai sarà la ratio
per questo comportamento e perché mai il triplo? Forse che lo Stato italiano ha
mai lesinato a mettere a disposizione voli di Stato, per esempio, per il
rimpatrio immediato di ostaggi di cui ha ottenuto il rilascio? E quando mai, un
ministro, nella necessità di rientrare quanto prima al suo Ufficio, non può
ricorrere a un volo di Stato? Peraltro, generosamente concesso financo a un
criminale internazionale… Insomma, fate vobis…!
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| Il ministro |
LA
VOCE DEI LETTORI
di Luigi
Mazzella

Luigi Mazzella
Caro
Direttore, so che tu ospiti sotto la dizione: Voce dei lettori le
critiche agli articoli dei collaboratori di Odissea. Anche io ne sono stato
bersaglio. Ora vorrei passare dall’altra parte della “barricata” e dirti che
essendo membro di due Comitati del Sì (Vassalli e Barbera), pur evitando di
citare i miei titoli professionali che tu (ma non la moltitudine dei tuoi
lettori) ben conosci (Avvocato Generale dello Stato, Ministro per la Funzione
Pubblica, Vice Presidente della Corte Costituzionale) firmo sempre con il mio
nome e cognome ciò che scrivo, evitando di trincerare il mio pensiero dietro
paraventi, sigle, acronimi e così via. Mi avrebbe fatto, quindi, piacere
sapere chi è l’autore degli insegnamenti giuridici contenuti nell’articolo odierno
di “Libertà e Giustizia” per chiedergli da dove ha attinto la notizia della
modifica (immagino: costituzionale) della classica dottrina di Montesquieu sui
poteri dello Stato, sottraendo al Parlamento il controllo
dell’Esecutivo e attribuendolo, invece, al potere giudiziario, che
secondo i miei lontani studi aveva il compito di garantire la giustizia,
affermando chi aveva dalla sua parte il diritto.
Caro
Direttore, vorrei anche chiederti di suggerire ai tuoi collaboratori che
si occupano del tema referendario di astenersi da livorosi attacchi politici
perché il problema in discussione è tecnico e mal si presta, senza
ingenue forzature, a utilizzazioni di comodo. Tu sai che non
condivido nessuna (ripeto: nessuna) delle
posizioni politiche dei partiti italiani per la (almeno a te) nota (mia) teoria
dei cinque irrazionalismi e leggere pistolotti politici in un articolo che si
mantiene lontano da considerazioni strettamente giuridiche mi sembra un
tradimento ai danni dei tuoi lettori, pluralisti sì ma non settari. Un
abbraccio. Luigi Mazzella
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| Luigi Mazzella |
CON TOLSTOJ CONTRO I GUERRAFONDAI
La leva militare non è più obbligatoria, ma l’elenco con i
nomi dei giovani che nel 2025 compiranno 17 anni è stato pubblicato sull’Albo
Pretorio. Le parole ammonitrici dello scrittore Leone Tolstoj non sono state
meditate abbastanza. Chi comanda pensa alla carneficina, allo “scialo di morte”
come ha scritto il poeta e religioso David Maria Turoldo. Rodolfo Giannattasio ricordandocele
le parole di Tolstoj sulla follia della guerra, ha voluto aggiungerci quelle che noi
continuiamo a ripetere senza sosta: Diserzione, Rifiuto, Obiezione. Sono
i princìpi di un vero uomo.
ALLA “CASA BIANCA” DI MONTICHIARI,
“Penne Rosa” Per la Giornata Internazionale della
donna
In occasione della Giornata
internazionale della donna l’Assessorato ai Servizi Sociali e alle Pari
Opportunità del Comune di Montichiari, nell’ambito del programma invernale del
Centro diurno Casa Bianca e all’interno del Progetto Age finanziato da Regione
Lombardia, organizza per giovedì 5 marzo alle 15 nella struttura comunale di
via Guerzoni, 18 un incontro dal titolo Penne in rosa: viaggio nella
scrittura al femminile. Dopo l’introduzione affidata come sempre
all’Assessore Rossana Gardoni, i relatori Marzia Borzi e Federico Migliorati
illustreranno alcune delle figure di poetesse e scrittrici che hanno segnato il
mondo letterario italiano.

Cristina Da Pezzano

Tra queste si parlerà di Cristina da Pizzano, prima donna in Europa a vivere del proprio lavoro da letterata nel Quattrocento e che si batté contro l’idea dell’inferiorità femminile; Petronilla Paolini, definita la prima poetessa femminista, che tramite i versi denunciò fortemente la violenza e la prigionia domestica. E ancora, Veronica Gambara, bresciana, i cui versi furono molto amati, tra le personalità illustri, da Giacomo Leopardi, Antonio Allegri (il Correggio) e Rinaldo Corso. Oltre alle Rime, si ricordano le Lettere, dove appare una Veronica viva e attenta che partecipa attivamente alla vita culturale e politica del suo tempo.
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| Ada Negri |
Per arrivare ai giorni nostri non mancheranno richiami a Grazia Deledda, primo e finora unico Nobel italiano per la Letteratura nell’ambito femminile, Oriana Fallaci, indomita scrittrice che ha fustigato politica e morale corrente e la poetessa Ada Negri, ricordata tra l’altro per essere stata la prima e unica donna a essere ammessa all'accademia d'Italia.

Oriana Fallaci
Al termine dell’incontro
verrà servito un aperitivo a tutti i partecipanti.
Ingresso libero e
gratuito.

lunedì 2 marzo 2026
DIECI MOTIVI PER VOTARE NO
di Libertà e Giustizia
1. La propaganda: la riforma
approvata dalla maggioranza viene propagandata – nelle dichiarazioni dei
sostenitori del Sì, nelle trasmissioni televisive e sui social, nei manifesti
per il Sì che invadono le nostre strade – come “l’occasione per riformare la
giustizia”. Niente di meno vero! La legge Nordio interviene sull’organizzazione
dell’ordinamento giudiziario e nulla prevede per affrontare – e tantomeno
risolvere – i problemi che affliggono il servizio giustizia: non devolve
risorse economiche, non pone rimedio alle carenze di organico, non affronta il
tema dell’eccessiva durata dei processi, non facilita né semplifica l’accesso
alla giustizia. Di questi problemi la legge Nordio non si occupa proprio,
eppure vuol far credere il contrario ai cittadini italiani, con una propaganda
spudoratamente ingannevole.
Di fronte alle criticità del sistema della giustizia,
questo governo si affida ad uno strumento tipico della retorica populista:
additare un nemico contro il quale convogliare l’insoddisfazione dei cittadini.
Questa volta i capri espiatori sono i giudici, mentre il governo coglie (nelle
sue intenzioni) due piccioni con una fava: si disinteressa di problemi
complessi e ne addebita la responsabilità ad un potere dello Stato per più
versi sgradito.
2. Il linguaggio: gli
esponenti della maggioranza hanno negato con indignazione che la riforma Nordio
intenda limitare l’autonomia della magistratura; ma i fatti e le parole degli
stessi esponenti dimostrano una costante determinazione a svilire l’operato
della magistratura e ad offenderne le istituzioni. La presidente del consiglio
non perde occasione per attaccare le decisioni dei giudici, nelle più varie
materie, definendole “incredibili”, denunciando presunte “invasioni di campo”,
qualificando come “politicizzate” le decisioni a lei sgradite; peraltro senza
mai entrare nel merito del perché le decisioni oggetto di critica sarebbero
erronee. Sulle dichiarazioni di Nordio andrebbe steso un pietoso velo, tanto
risultano insensate e irrispettose; basti pensare ai termini “paramafiosi” e
“verminaio” riferiti al Consiglio Superiore della Magistratura, organo
presieduto dal Presidente della Repubblica. Tanta ostilità nei confronti della
magistratura si spiega solo con l’insofferenza di questo governo per il compito
di controllo che alla magistratura spetta anche e necessariamente sull’operato
del potere esecutivo.
3. Il metodo: la legge
Nordio, che modifica ben sette articoli della nostra Costituzione (artt. 87,
102, 104, 105, 106, 107 e 110 Cost) è stata approvata dal Parlamento con il
voto favorevole della sola maggioranza di centro destra; non è stata in alcun
modo oggetto di discussione e condivisione con le opposizioni, come sarebbe
doveroso per una legge che modifica profondamente l’assetto istituzionale di
uno dei poteri dello Stato. Nessun emendamento è stato possibile; questa
modalità è tanto più sorprendente se si considera che non vi era alcuna urgenza
di intervenire in maniera tanto divisiva e conflittuale in una materia così
delicata! Si tratta, palesemente, una legge “contro”: contro la magistratura e
contro la Costituzione.
4. Nel merito – la “separazione delle carriere”: la riforma Nordio è stata presentata come necessaria per distanziare i
giudici dai pubblici ministeri, sulla base dell’assunto indimostrato che i
primi tendano ad appiattirsi sulle richieste dei secondi; ciò risulta
fattualmente falso: i dati attestano che le richieste dei PM
vengono respinte dai giudici togati nel 50% dei casi. Dunque, non esiste
alcuna pregiudiziale pro-accusa. Inoltre, le carriere di giudici e PM sono già
separate, dal momento che la normativa vigente consente ai magistrati di
cambiare percorso solo una volta nel corso della vita professionale, nei primi
dieci anni di attività. E questi spostamenti riguardano ogni anno meno dell’1%
dei magistrati. Anche questo argomento a favore della riforma Nordio si
dimostra infondato. Del resto, perché mai il cittadino dovrebbe essere contento
di un assetto che veda il pubblico ministero più autoreferenziale, distante
dalla cultura giurisdizionale che, oggi, gli impone di cercare la verità
giudiziaria, una sorta di super poliziotto concentrato solo sull’accusa?
5. Nel merito – il sorteggio: l’obiettivo fondamentale della legge Nordio è scardinare il sistema di
autogoverno della magistratura, disciplinato dagli articoli 104 e 105 della
Costituzione e posto a tutela della sua indipendenza. La riforma
prevede di spaccare in due il Consiglio Superiore della Magistratura: uno
per i giudici e uno per i PM; ma la volontà di umiliare e depotenziare la
funzione dell’autogoverno emerge platealmente dalla modalità indicata per la
selezione dei membri dei due CSM: essi verrebbero sorteggiati tra tutti gli
appartenenti alla magistratura, anziché eletti come avviene oggi. Come avviene
oggi - si badi - per tutti gli organi di autogoverno delle professioni e per le
associazioniprofessionali: per gli avvocati, per i medici, per i
commercialisti, per le associazioni degli imprenditori e delle banche. A quando
il sorteggio per i Consigli dell’Ordine degli Avvocati? O per il direttivo di
Confindustria o di ABI? È evidente che la previsione del sorteggio rappresenta
uno sfregio, peraltro dalle conseguenze pericolose: gli ipotetici sorteggiati
non dovrebbero rendere conto a nessuno delle loro attività e decisioni: non ai
loro elettori, non ad una associazione di categoria. E non vi sarebbe alcuna
garanzia circa la loro competenza e esperienza. Un’idea balzana, a dire poco.
6. Nel merito – l’Alta Corte: non paga dello scempio, la riforma Nordio prevede che il potere
disciplinare venga sottratto ai CSM e affidato ad una Alta Corte di nuova
istituzione. La prima considerazione è che la previsione viola l’art. 102 della
Costituzione, il quale vieta l’istituzione di giudici speciali, come
sarebbe questo; la sola deroga prevista riguarda le sentenze dei tribunali
militari in tempo di guerra, estenderla alle decisioni sui magistrati in
tempo di pace sembra davvero oltraggioso! Inoltre, la riforma prevede che le
decisioni dell’Alta Corte siano impugnabili solo davanti alla medesima, in
violazione del principio dettato dall’art. 111 Cost in base al
quale contro le sentenze è sempre ammesso ricorso in Cassazione.
Con questa riforma i magistrati sarebbero i soli per i
quali il potere disciplinare verrebbe devoluto ad un organo esterno,
sottraendolo alla valutazione dei pari, come invece succede per tutte le
categorie professionali.
7. Il contesto – le leggi di attuazione: la riforma Nordio, se approvata in sede di referendum, dovrà essere
attuata o integrata mediante una serie di leggi ordinarie, che il governo sta
già predisponendo ma del cui contenuto nulla sappiamo. È però già emersa, nelle
parole di un esponente di primo piano del governo, la volontà di sottrarre ai
Pubblici Ministeri il controllo della Polizia Giudiziaria, mediante legge
ordinaria, una volta che la riforma Nordio fosse definitivamente approvata. Si
tratta di un obiettivo che suggella la volontà del governo di incidere
direttamente sull’esercizio dell’azione penale: se la Polizia Giudiziaria
dipende dal governo, è questo che decide quali reati perseguire e quali no. Con
le conseguenze in termini di uguaglianza di fronte alla legge che è facile
immaginare.
8. Il contesto – il progetto politico: è ormai ben chiaro che l’attuale maggioranza di governo si propone di
stravolgere l’assetto istituzionale della nostra Repubblica: l’autonomia
differenziata mira a frammentare e dividere l’unità nazionale, a dispetto della
retorica nazionalista vuota di contenuti con la quale la destra si riempie la
bocca; la riforma Nordio mira a intimidire la magistratura e ridurla alle
dipendenze del governo; il cd “premierato” mira a rafforzare ulteriormente il
potere esecutivo, in una situazione nella quale già oggi le decisioni vengono
prese mediante decreti che il Parlamento è chiamato a ratificare, grazie
all’uso spropositato del voto di fiducia. La destra vuole insomma
“costituzionalizzarsi”, disfacendo l’equilibrio tra i poteri disegnato dalla
Costituzione vigente.
9. Il contesto – il ruolo della magistratura: l’attacco scomposto alla magistratura che l’attuale governo porta
avanti è particolarmente odioso se solo si pone mente al ruolo decisivo che i
giudici hanno ricoperto e tuttora ricoprono nella lotta al terrorismo rosso e
nero e nel contrasto alla criminalità organizzata, per la quale hanno pagato un
prezzo immenso in termini di vite.
10. Conclusione: alla luce
dell’inconsistenza degli argomenti di merito a favore della riforma Nordio, ciò
che diviene sempre più evidente è che il governo, nella campagna a favore del
Sì, è mosso principalmente da ostilità nei confronti della magistratura:
ha infatti operato, sia quanto al metodo che quanto ai toni usati, una
forzatura ingiustificata e controproducente, esasperando il conflitto e
formulando nei confronti dei giudici accuse infondate.
E dunque: votiamo NO per difendere la nostra
Repubblica e la nostra Costituzione!
PACE E DEMOCRAZIA
di
Franco Astengo
Gli
scioperi del 1° Marzo 1944
Spirano proprio in queste ore impetuosi venti di guerra e la
democrazia non sembra più rappresentare il faro della riconoscibilità storica. Un quadro drammatico e inquietante
che stiamo vivendo ricordando gli scioperi operai del 1° marzo 1944. Un ricordo che assolve ancora quello
che intendiamo sia considerato come un "imperativo morale". Quegli scioperi furono rivolti contro
l’invasore nazifascista. Scioperi
che segnarono un punto di svolta nella Resistenza dimostrandone il radicamento
nei settori decisivi della classe operaia delle grandi fabbriche. Da ricordare ancora, in questo giorno
così importante per la nostra memoria storica, l’efferatezza che reca sempre
con sé la guerra. Gli
scioperi del 1° marzo 1944 furono prima di tutto un atto di “fierezza operaia”
anche se furono il frutto di una meticolosa organizzazione politica. Quella giornata va tenuta ancora come
esempio di sacrificio e di dedizione alla causa comune della pace e della
dignità umana ricordando il sacrificio dei martiri che in quei giorni subirono
la deportazione nei campi di sterminio. Entrarono in sciopero, nelle diverse fasi della lotta, circa mezzo
milione di operai nelle grandi fabbriche dell'Italia del Nord. Tra marzo
e giugno, furono deportati a Mauthausen circa 3.000 lavoratori scelti tra gli
organizzatori degli scioperi e tra i più attivi quadri politici presenti nelle
fabbriche. Non va
dimenticato inoltre che gli scioperi del 1° Marzo 1944 assunsero anche un significato
complessivo di indirizzo politico della lotta di Resistenza: in quell'occasione
il proletariato di fabbrica aveva portato su di sè come soggetto sociale e
politico un senso di “responsabilità nazionale” facendo così convivere le
istanze della liberazione della classe con quelle della vittoria sul
nazifascismo e dell’avvento della democrazia.
Quell'impulso di responsabilità nazionale esercitato dalla classe operaia
conteneva già il senso della mediazione storica che ci avrebbe condotto alla
Costituzione Repubblicana.
PALAZZO
MARINO IN MUSICA
Suoni e battaglie nell’Europa napoleonica

Quartetto Rilke
Domenica 8
marzo Palazzo Marino in Musica incontra Gallerie d’Italia e ripartono i
concerti delle ore 11.00 in Sala Alessi.
![]() |
| Quartetto Rilke |
La
splendida Sala Alessi del cinquecentesco Palazzo Marino, sede dell’amministrazione
comunale di Milano e centro della vita politica, nell’ambito della
rassegna Palazzo Marino in Musica ospita tre concerti gratuiti del
palinsesto #INSIDE proposto dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo in
occasione della mostra Eterno e visione. Roma e Milano capitali del
Neoclassicismo.
La
mostra, a cura di Francesco Leone, Elena Lissoni e Fernando Mazzocca e in corso
alle Gallerie d’Italia in Piazza Scala fino al 6 aprile, è realizzata con
il Patrocinio della Città di Milano e in partnership con la
Bibliothèque Nationale de France. L’esposizione propone un ampio confronto tra
le due “capitali” artistiche dell’età napoleonica, Roma e Milano,
entrambe proiettate verso l’Europa moderna ma al tempo stesso saldamente legate
alla grandezza dell’antico. Con oltre 100 opere tra dipinti,
sculture, marmi, disegni, incisioni e straordinari esempi d’arte
decorativa provenienti da importanti musei italiani e internazionali la
mostra ricostruisce una stagione straordinaria della cultura figurativa
italiana ed europea.
Con
il primo concerto, previsto domenica 8 marzo, dal titolo Austerlitz
e il salotto. La rivoluzione del quartetto, il Quartetto Rilke traccia
un percorso dal salotto settecentesco alla soglia del Romanticismo, un viaggio
che riflette le profonde trasformazioni di un’epoca in bilico tra la classica
armonia e nuove, tempestose passioni, passando da Luigi Boccherini a Ludwig van
Beethoven.
I
concerti si tengono domenica mattina alle ore 11.00 in Sala Alessi. I biglietti
d’ingresso sono gratuiti: a partire dalle ore 09.30 del giovedì precedente ogni
concerto è possibile prenotarli online sul sito della rassegna (www.palazzomarinoinmusica.it) oppure ritirarli (fino
a un massimo di due biglietti a persona) presso la biglietteria delle Gallerie
d’Italia - Milano in piazza Scala, 6.
La
rassegna è realizzata in collaborazione con il Comune di Milano ed è
organizzata da EquiVoci Musicali in collaborazione con Intesa Sanpaolo e
Gallerie
d’Italia - Milano. Sponsor tecnico Fazioli.
La
direzione artistica è a cura di Davide Santi e Rachel O’Brien
Contatti:
Ufficio
Stampa: Andrea Zaniboni
Social
Media Manager: Gledis Gjuzi
Tel. 349 8523022 | info@palazzomarinoinmusica.it
www.palazzomarinoinmusica.it
Facebook,
Instagram, YouTube: Palazzo Marino in Musica
domenica 1 marzo 2026
LA DEMOCRAZIA DELLE BOMBE
Dichiarazione
di condanna della nuova aggressione imperialista di Stati Uniti e Israele
contro l'Iran
Il Consiglio Mondiale della Pace (WPC) denuncia e
condanna con la massima fermezza l'aggressione imperialista e omicida degli
Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. Autoproclamatisi “sceriffi del mondo”,
gli imperialisti stanno seminando terrore e morte in Medio Oriente. Sono gli
unici responsabili e colpevoli di questa nuova escalation di aggressione volta
a un violento regime change e al controllo delle risorse minerarie dell'Iran.
Le ciniche dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti e del suo partner
israeliano sono un monumento di ipocrisia e costituiscono
un'altra azione arbitraria e omicida di Stati potenti contro uno Stato e il suo
popolo. Tutte le affermazioni e le accuse degli Stati Uniti, mentre erano
ancora in corso i presunti negoziati a Ginevra, sono false e costituiscono un
pretesto per la più grande concentrazione di navi da guerra statunitensi e
altri mezzi militari nella regione dal 2003. L'aggressione è stata pianificata
minuziosamente per lungo tempo senza alcuno scrupolo da parte imperialista.

Colpita anche una scuola
massacrate decine di ragazze
Colpevoli sono anche
tutti gli alleati degli Stati Uniti, vale a dire le principali forze europee
che considerano l'attacco legittimo e giustificato. Questa guerra e le
prevedibili ritorsioni avranno gravi conseguenze per l'intera regione,
costituiscono un'enorme minaccia e un pericolo di guerra generalizzata di
dimensioni regionali e persino globali. Questa aggressione deve cessare e
finire subito! Gli Stati Uniti e i loro alleati stanno violando il diritto
internazionale già calpestato senza alcuna autorità morale o politica. Di
fronte al nuovo episodio di aggressione, l'ONU sta divenendo ancora una volta
spettatrice degli eventi, non propensa e in grado di assumere una posizione
forte e di principio. I popoli del mondo, le forze amanti della pace devono
alzare la voce contro questo crimine. Li invitiamo a scendere in piazza, a
organizzare proteste e manifestazioni per chiedere la fine dell'attacco. Allo
stesso tempo, esprimiamo la nostra solidarietà militante al popolo iraniano, l'unico
che può decidere e determinare il proprio destino, senza alcuna interferenza
straniera.
Chiediamo la chiusura e la rimozione delle basi militari statunitensi dalla
regione!
USA fuori dal Medio Oriente!
Abbasso l'imperialismo!
Il Segretariato del WPC
28 febbraio 2026
[Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano]

massacrate decine di ragazze
BOMBARDATO L’IRAN
Dunque, Trump si è deciso, e il motivo non è solo la pressione
di Israele, sebbene questa è immaginabile sia stata decisiva nella scelta del
momento dell’attacco, forse nell’anticiparlo. L’altro motivo lo spiega in
un’analisi che non è esagerato definire perfetta e ineccepibile, Brian
Berletic: la conquista dell’Iran rientra nel piano di controllo del mercato del
petrolio; un controllo finalizzato allo strangolamento di Russia e Cina,
l’obiettivo ultimo essendo il fallimento del progetto multipolare. In realtà
Iran e Cina sono comprimari in un’analisi che vede come protagonisti Russia e
Stati Uniti. Se l’allarme di Lavrov nei giorni scorsi, inteso a raddrizzare la
barra della politica estera di Mosca, si limitava a denunciare l’inaffidabilità
di Trump, Berletic va oltre e scrive: Trump non vuole lo scontro militare
diretto con la Russia, ma punta al suo collasso con altri mezzi – qui si
potrebbe aggiungere che Trump non vuole lo scontro diretto, perché lo teme. Tra
gli altri mezzi spiccano, dopo le sanzioni, i blocchi di petroliere, e i
terroristi ucraini, i superidioti europei, ormai prossimi a inviare truppe al
fronte per rimpiazzare le forze locali in via di esaurimento. Berletic torna
anche sulla guerra di attrito o logoramento fornendo ulteriori elementi di
approfondimento. L’analisi spiega anche l’espressione preoccupata di Putin
in questi giorni: egli ha fatto di tutto per contenere la guerra nei
limiti prestabiliti, ma questa ora gli sta sfuggendo di mano, e la fiducia in
un aiuto di Trump per il suo contenimento si sta esaurendo,
nonostante l’insistere di Dimitriev. Diciamo che il punto più basso Putin
l’ha toccato ricevendo personaggi come Jared Kushner, un cialtrone come Elkann
– abbino i due nomi perché ho sempre presente l’immagine di papa Francesco che
riceve il capo della banda Agnelli, e si inchina, anziché pretendere
che sia il giovanotto a farlo. Sono giorni di decisioni a Mosca, dove
vanno messe in conto anche le elezioni parlamentari del 20 settembre. Intanto
Maria Zakharova ci ricorda che fra pochi giorni ricorre un altro ottantesimo
anniversario, quello del discorso di un maestro pataccaro, forse del Maestro, a
Fulton, Missouri [Franco Continolo]
LA STRATEGIA DI DOMINIO AMERICANA
di Brian
Berletic
Nonostante le affermazioni della nuova amministrazione Trump tra
la fine del 2024 e l'inizio del 2025, secondo cui avrebbe cercato di porre fine
rapidamente alla guerra in corso in Ucraina, gli Stati Uniti l'hanno invece
costantemente intensificata. Oggi, i media occidentali dicono apertamente che la Central
Intelligence Agency (CIA) statunitense sta conducendo attacchi con droni a
lungo raggio in territorio russo e attacchi marittimi con droni contro le
esportazioni energetiche russe, il tutto mentre gli Stati Uniti continuano a presentarsi
come una sorta di "mediatore" imparziale del conflitto. Inoltre, gli
Stati Uniti stanno ora preparano i loro alleati europei a un ruolo più diretto e pericoloso nei
combattimenti in Ucraina, spostando i finanziamenti statali dai servizi al
pubblico europeo verso la
spesa militare specificamente rivolta alla Russia. Mentre gli Stati Uniti
stanno certamente conducendo attacchi contro la produzione energetica russa
all'interno dei confini russi e attacchi con droni marittimi contro le
petroliere che trasportano energia russa oltre i confini, stanno preparando
l'Europa a svolgere un più aggressive role per intercettare, abbordare e infine
bloccare la cosiddetta "flotta ombra russa".
Anche i delegati europei di Washington sono spinti a intervenire
direttamente intervenire all'interno dell'Ucraina stessa, per colmare il
vuoto crescente che un'Ucraina in progressivo collasso sta creando. Anche se
gli Stati Uniti affermano di voler prendere le distanze dalla propria guerra
per procura contro la Russia in Ucraina per perseguire altri obiettivi
geopolitici, questi obiettivi sono collegati ai partner più importanti della
Russia in tutto il mondo, tra cui Venezuela e Cuba in America Latina, l'Iran in
Medio Oriente e la Cina nella regione Asia-Pacifico. In sostanza, a prescindere dalla retorica, gli Stati Uniti sono ancora
pienamente impegnati nella loro guerra per procura contro la Russia come parte
di una guerra molto più ampia che stanno conducendo contro il multipolarismo
emergente, il tutto nell'ambito del mantenimento del primato statunitense
a livello mondiale.
Gli obiettivi degli Stati Uniti in
Ucraina rimangono invariati
Molto prima che la Russia iniziasse la sua Operazione Militare
Speciale (SMO) in Ucraina nel 2022, i documenti politici statunitensi avevano
esposto le ragioni non solo per controllare l'Ucraina, ma anche per usarla come
strumento belligerante contro la Russia per estenderla eccessivamente, proprio
come era successo all'Unione Sovietica prima del crollo alla fine della Guerra
Fredda. Il documento del
2019 della RAND Corporation, "Extending Russia: Competing from
Advantageous Ground", conteneva due ammissioni importanti e
rivelatrici. In primo luogo, che il continuo sostegno degli Stati Uniti
all'Ucraina, incluso il trasferimento di aiuti letali al suo esercito (iniziato
dalla prima amministrazione Trump), era stato fatto specificamente per
provocare la Russia, non per proteggere l'Ucraina. In secondo luogo, il documento ammetteva
che il conflitto risultante avrebbe probabilmente provocato "un
numero sproporzionato di vittime ucraine, perdite territoriali e flussi di
rifugiati. Potrebbe persino condurre l'Ucraina verso una pace
svantaggiosa". E questo
è esattamente ciò che sta accadendo. L'obiettivo degli Stati Uniti, allora
come oggi, non è che l'Ucraina (o persino l'Europa) sconfigga mai la Russia, ma
che il costo per la Russia sia il più alto possibile, nell'ambito di una
strategia molto più ampia volta a "far sì che la Russia si estenda
militarmente o economicamente oltre le proprie possibilità, o che il regime
perda prestigio e influenza a livello nazionale e/o internazionale".
In altre parti del documento, sempre riguardo all'Ucraina, il
conflitto in Afghanistan, progettato dagli Stati Uniti per trascinarvi l'Unione
Sovietica negli anni '80, è stato utilizzato come paragone con ciò che gli
Stati Uniti cercano di replicare oggi.
A tal fine, nonostante il costo non solo per l'Ucraina ma anche
per il resto d'Europa, gli Stati Uniti continuano questa guerra per procura,
costringendo la Russia a impegnare enormi quantità di uomini e attrezzature
militari al fronte, tanto che gli impegni russi altrove, inclusa la Siria, sono
stati prima indeboliti, prima di portare al collasso totale della Siria nel
2024. E sebbene venga ammesso che gli attacchi con droni della CIA statunitense
stiano prendendo di mira la produzione energetica russa all'interno della
Russia e le esportazioni di energia via mare ben oltre i confini russi, tutti
miranti a minare il potere economico e quindi militare della Russia, prendere
di mira la produzione e le esportazioni di energia russa fa anche parte di una
strategia molto più ampia volta ad accerchiare e contenere la Cina nella
regione Asia-Pacifico. Il rapporto del 2018 della US Naval War College Review, "Un
blocco petrolifero marittimo contro la Cina", non solo raccomandava di
aumentare le capacità militari statunitensi nell'Asia-Pacifico per attuare un
"blocco a distanza" (misure che nel frattempo sono state adottate),
ma ha anche identificato sia la Belt and Road Initiative (BRI) cinese sia le
esportazioni di energia russa verso la Cina come ostacoli al completo
isolamento e strangolamento della Cina stessa. Sebbene il documento raccomandasse "azioni cinetiche",
inclusi "attacchi aerei e aerial mining" da parte degli Stati Uniti per
attaccare fisicamente e interrompere la BRI, non prescriveva alcuna azione
militare specifica per ridurre le esportazioni di energia russa verso la Cina.
Tuttavia, da allora, gli attacchi con droni organizzati dalla CIA contro la
produzione energetica russa rispecchiano esattamente l'"azione
cinetica" raccomandata dal documento contro la BRI. Per quanto riguarda la
BRI stessa, Washington non è riuscita ad attaccare le infrastrutture della BRI,
ma ha invece armato e sostenuto militanti – in particolare in Myanmar e Pakistan – per attaccare progetti,
ingegneri e forze di sicurezza locali per suo conto. Quella che sta prendendo
forma è una guerra su più fronti che gli Stati Uniti stanno conducendo contro
la Russia, i suoi alleati e, naturalmente, contro la Cina in primo luogo.
Indebolire la Russia non è un fine, ma piuttosto un mezzo.
La realtà sul campo in Ucraina
La Russia ha rapidamente modernizzato e ampliato il suo
esercito, sia prima che dopo la conquista politica dell'Ucraina da parte degli
Stati Uniti nel 2014, per poi provocare l'Operazione SMO nel 2022. Da allora,
la Russia è riuscita a superare in produzione non solo una singola nazione
europea o gli Stati Uniti da soli, ma l'intero Occidente in termini di mezzi corazzati,
munizioni d'artiglieria, missili da crociera e balistici, droni, difese aeree e
capacità di guerra elettronica, un'impresa che ha richiesto anni di
pianificazione e preparazione ben prima del lancio dell'Operazione SMO del
2022. È quasi certo che i pianificatori militari russi sapessero che il
conflitto in Ucraina (e altrove) sarebbe stato di natura logorante e abbiano
organizzato le proprie imprese statali per dare priorità alla produzione
rispetto ai profitti, in modo diametralmente opposto alla produzione
industriale militare occidentale. Ciò si è manifestato sul campo di battaglia
in una guerra di logoramento che ha costantemente favorito la Russia,
indipendentemente dalla costante escalation e dalle
provocazioni impiegate dall'Occidente. Gli analisti occidentali hanno
regolarmente sminuito i progressi della Russia in Ucraina, utilizzando le
conquiste territoriali come unico parametro di misura. In realtà, una linea del
fronte può rimanere stagnante per anni prima del crollo improvviso e rapido
delle forze da una parte o dall'altra. Per misurare veramente il successo in
una guerra di logoramento, si dovrebbero invece considerare parametri come il
reclutamento e l'addestramento della forza umana, la produzione industriale militare
e i tassi di causality –
parametri che non si adattano alle narrazioni statunitensi e quindi vengono
mentiti o non menzionati affatto. Dalla fine del 2025 fino al 2026, in seguito
al crollo di Pokrovsk e Myrnograd a sud di ciò che resta del territorio del
Donbass controllato dagli ucraini e alle continue avanzate russe verso e
intorno a Lyman a nord, Slovyansk e Kramatorsk, controllate dagli ucraini,
affrontano lo stesso tipo di interruzione delle rotazioni delle truppe e delle
linee di rifornimento che i russi hanno utilizzato per isolare e conquistare
molte delle città del Donbass fino a questo punto. Le forze russe continueranno
a esercitare pressione lungo tutto il fronte, spostando al contempo operatori
di droni, artiglieria e altri sistemi d'arma sempre più vicino alle linee di
comunicazione che l'Ucraina sta utilizzando per controllare queste due città
pesantemente fortificate nel Donbass. Quanto più questi sistemi d'arma
diventano vicini e numerosi, tanto più complicate saranno le rotazioni delle
truppe e il rifornimento delle città, e tanto più difficile diventerà per
l'Ucraina continuare a controllarle. Allo stesso tempo, le truppe ucraine
stanno attualmente conducendo un'offensiva più a sud. Tuttavia, come tutte le
precedenti offensive ucraine, per quanto superficialmente riuscite possano
apparire, a meno che la carenza di personale, armi e munizioni non sia stata
risolta (e non è stato fatto), tali operazioni si tradurranno solo in un
maggior numero di vittime e in un più rapido esaurimento di risorse già scarse
– perdite e esaurimento di risorse che non faranno altro che accelerare una
vittoria di logoramento per la Russia.
Cosa verrà dopo
Gli Stati Uniti hanno già chiarito ampiamente che non porranno
fine alla loro guerra per procura con la Russia in Ucraina a breve. Al
contrario, stanno posizionando l'Europa per colmare il vuoto che le forze
ucraine, in rapido esaurimento, stanno lasciando dietro di sé, per mantenere
una pressione costante sulla Russia lungo il fronte, mentre continuano ad attaccare
la produzione energetica russa all'interno dei confini russi e i loro alleati
europei si preparano a strategie più aggressive, prendendo di mira e persino
sequestrando navi che trasportano energia russa all'estero. Con l'occupazione
politica del Venezuela da parte degli Stati Uniti, la pressione su Cuba e i
preparativi per la guerra con l'Iran in rapido avanzamento, gli Stati Uniti
stanno cercando di ridurre i partner chiave del mondo multipolare guidato da
Russia e Cina, fino a quando non rimarranno solo Russia e Cina. Comprendere il
futuro del conflitto in Ucraina richiede di comprendere sia come sono
organizzati e gestiti il mondo
unipolare guidato dagli Stati Uniti sia il mondo multipolare, e quale ruolo
gioca la guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia in Ucraina in
una guerra molto più ampia che Washington sta conducendo contro il
multipolarismo mondiale. Bisogna comprendere che l'Europa è subordinata agli Stati Uniti,
non si oppone ad essi, e che, a prescindere da ciò che i leader europei
affermano pubblicamente, i preparativi per attuare le direttive statunitensi
che prevedono un ruolo più ampio, più pericoloso e più diretto dell'Europa nel
conflitto ucraino sono già in corso. Inoltre, l'obiettivo geopolitico primario di Washington deve
essere compreso chiaramente: la sua ricerca del primato su tutte le nazioni del
mondo. Non è possibile negoziare con una parte il cui obiettivo finale è la
subordinazione e persino l'eliminazione di coloro che cercano di negoziare con
essa. Solo rafforzando il potere militare, economico, politico e sociale
necessario per difendere, scoraggiare e infine disarmare gli Stati Uniti dalla
loro aggressione globale, il conflitto in Ucraina – e i conflitti ovunque – può
essere posto fine in modo giusto e permanente.
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