Pagine
- HOME
- IL LATO ESTREMO
- FUORI LUOGO
- AGORA'
- LA LAMPADA DI ALADINO
- ALTA TENSIONE
- FINESTRA ERETICA
- ARTE
- SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO
- I DOSSIER
- I LIBRI DI GACCIONE
- BIBLIOTECA ODISSEA
- SEGNALI DI FUMO
- I TACCUINI DI GACCIONE
- NEVSKIJ PROSPEKT
- LA GAIA SCIENZA
- LIBER
- GUTENBERG
- GROUND ZERO
- LA CARBONERIA
- CAMPI ELISI
- LA COMUNE
- OFFICINA
- QUARTIERE LATINO
- IL PANE E LE ROSE
- MARE MOSSO
- LITTERAE
- DALLA PARTE DEL TORTO
- NO
- NOTE
- FORO
- KAOS
- LUMI
- ARCA
- CIAK
- IL GIURAMENTO DI IPPOCRATE
UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
giovedì 18 giugno 2026
LE MANI RAPACI SU MILANO
La vicenda
Stadio e quella del parco dei capitani una questione ancora aperta (forse).
Da qualche
giorno, l’area verde denominata parco dei capitani in via Tesio è stata
recintata e interdetta all’accesso pubblico. Chiusa con delle “cesate” come se fosse
un cantiere per una ipotetica bonifica. Nessuna comunicazione ufficiale,
nessuna autorizzazione, nessuna informazione a i cittadini ed a i residenti. L’atteggiamento
è quello solito, del impadronirsi di ciò che è pubblico da parte dei privati con la
complicità dell’amministrazionecomunale. Ad atteggiamenti predatori vanno date
risposte adeguate.
Invitiamo
cittadini, associazioni e organizzazioni a discutere sul come reagire.
Lunedì 22
giugno presso lo spazio Micene via G. Pinelli dalle ore 19
Ad ogni abuso
una risposta concreta, nessuna resa, nessuna delega, nessuna
assoluzione! Dipende da noi!
S. Siro città
Pubblica, Collettivo Micene
mercoledì 17 giugno 2026
IL GIARDINO DEI POETI
di Angelo Gaccione

La poetessa Donatella Bisutti
nel suo giardino (foto: A. G.)
Tra le zone collinari residenziali, il quartiere Castelletto è
uno dei più eleganti della città genovese. Se si hanno buone gambe lo si può
raggiungere in una quindicina di minuti affrontando la salita che non vi
deluderà per le sue continue sorprese. Uscendo dalla Stazione di Piazza
Principe, sempre trafficata e animata, e superando la piazza Acquaverde, non vi
resta che mettervi di buzzo buono e predisporvi alla salita. Se invece volete
risparmiare energie non vi resta che salire sul curioso ed originalissimo
ascensore che da via Balbi vi depositerà, in una manciata di minuti, in corso
Dogali a due passi dal Castello del capitano Enrico Alberto D’Albertis che ne
aveva fatto la sua dimora e che poi lo ha donato alla città per farne quello
che è ora: il Museo delle Culture del Mondo. Noi ci abbiamo fatto una toccata e
fuga su suggerimento della poetessa Donatella Bisutti perché vi si gode
un’ottima vista panoramica sul porto e sulla curva che costeggia il mare. Di
ascensori pubblici Genova ne ha più di uno; questo è conosciuto anche con il
nome di “Montegalletto” e non solo è il più lungo, ma, come ho accennato, è
veramente originale. Lo hanno costruito nel 1929 e poi nel 2004 è stato
trasformato in “impianto sollevatore”. Dopo un breve percorso lineare sulle
rotaie, infatti, con una manovra rotatoria la cabina che vi contiene fa una
leggera svolta su sé stessa e si predispone ad elevarsi verso l’alto. Credo che
non ve ne sia uno identico in nessun luogo del nostro Paese. La cabina dovrebbe
contenere 23 passeggeri, così informa una targhetta in lamiera, ma è una
esagerazione tipicamente ligure; in 8 stavamo già fin troppo stretti e se il
tragitto non fosse stato così breve, col caldo avremmo fatto fatica a
respirare. Parlo di me, dei poeti Giuseppe Langella, Alfredo Panetta, Adam
Vaccaro e consorte.

nel suo giardino (foto: A. G.)

Panetta, Barone, Langella, Gaccione
Vaccaro, Bisutti nel giardino
La nostra meta era Corso Firenze, Palazzo Piaggio, una
splendida dimora signorile dove da qualche anno la nota poetessa milanese
Donatella Bisutti ha fissato la sua residenza e svolge la sua attività creativa
ed intellettuale. Il suo salotto milanese di via Anelli è stato sempre
attivissimo ed ha accolto nel corso degli anni un numero enorme di letterati non
solo milanesi e italiani. Il suo splendido giardino di Palazzo Piaggio fa
altrettanto e non per nulla è stato battezzato “Il giardino dei poeti”. Un giardino
interno come quello che troviamo nelle dimore storiche milanesi, invisibile
dall’esterno e predisposto a custodire la propria intimità. Ma con una
particolarità in più: si tratta di un giardino privato parte integrante
dell’appartamento situato al secondo piano del palazzo; è contiguo alla cucina dove
troneggiano un lavello antico in marmo della tradizione ligure e un forno a
legna di cui oggi è difficile rinvenirne uno simile. Al giardino si accede
tramite una passerella che è come un arto indivisibile del complesso. Un
giardino a piani, discendenti e ascendenti, come è in fondo questa città. Un
giardino mosso e lussureggiante ricco di fiori e di piante, di colori e
di silenzio, intimo e nello stesso tempo popolato dai versi suadenti di
creature volatili che lo godono. Lo abbiamo riempito di voci e di risa anche
noi che vi siamo stati accolti con generosità e premura dalla padrona di casa. A
noi si sono uniti altri due ospiti genovesi: l’intellettuale Eros Barone e la
delicata Simona Ceccoli che di Donatella è amica e collaboratrice, in un
convivio in cui l’amicizia e la consanguineità delle menti, per usare
una locuzione proustiana, ci ha accomunati.

Vaccaro, Bisutti nel giardino
L’amore per la poesia ci ha
condotti qui, in un Eden, cioè in un luogo di piacere e di delizia, di pace e
di bellezza, che più poetico non si può.
“Se presso alla biblioteca ci sarà un giardino, nulla ci
mancherà” ha affermato Cicerone, che da questo felice connubio ricavava
godimento intellettuale e beatitudine. Ed anche per me non esiste luogo
naturale più intimo di quello di un giardino, che mi dia altrettanta gioia, se in
esso posso condividere in amicizia un bicchiere di vino, una conversazione,
della buona musica o una lettura poetica, con quanti alla poesia hanno
consacrato le loro vite.
martedì 16 giugno 2026
LA SCOMPARSA DI LUISA
MURARO
di Franco Astengo
![]() |
| Luisa Muraro |
La destra e la rivoluzione
passiva.
Proprio
nel giorno della dolorosa scomparsa di Luisa Muraro arriva dalla destra un
pesante attacco sul punto dove potrebbe sembrare più facile una ulteriore
penetrazione del processo di “rivoluzione passiva” che da molti anni si sta
sviluppando nella società italiana in un quadro di incattivamento, di non
riconoscimento della diversità, di pulsioni distruttive della coesione sociale.
Il punto d’attacco riguarda proprio quel “sapere femminile” su cui Luisa Muraro
e le sue compagne avevano lavorato per tanti anni contribuendo a un profondo
processo di avanzamento complessivo: non è tanto, infatti, questione di un
aspetto piuttosto che di un altro anche se come è stato trattato il tema del
femminicidio deve suscitare particolare indignazione ed orrore. Il punto
risiede, infatti, nel sapere e nella coscienza collettiva: si sta cercando di
costruire un immaginario diverso, una narrazione utile e funzionale ai concetti
autocratici che la destra italiana sta cercando di concretizzare nell’idea di
una vera e propria concentrazione del potere.
L’obiettivo di fondo è quello di
far arretrare la società italiana sulla frontiera della paura, dell’intolleranza,
del predominio della forza (nel caso ovviamente quella maschile): ogni
concessione tattica verso queste posizioni in nome di una futuribile
disarticolazione del quadro politico appare profondamente sbagliata. Il frutto
di questo attacco scomposto sarà quello di un pericoloso arroccamento da parte
della peggiore parte della società e di un acuirsi di contraddizioni molto
negative con uno spostamento oltranzista di carattere generale (sta qui la
realtà della “rivoluzione passiva”).
Per questo il lascito di Luisa
Muraro, la storia e il presente del femminismo italiano ed europeo restano
fondamentali per un’identità progressista capace di fronteggiare questo
processo e aprire una diversa stagione
di critica cosciente alla modernità (o presunta tale: non scambiando
come sta avvenendo la storia pur importante dell'avanzamento tecnologico
con la Storia).
IL
TEATRO PER TUTTI
“Il biglietto sospeso” cresce ancora.
Stage
Entertainment rinnova il progetto di solidarietà culturale nella stagione
2025/2026: 492 biglietti donati a organizzazioni non profit del territorio
milanese.
Milano giugno 2026. Prosegue e si rafforza anche nella
stagione 2025/2026 appena conclusa l’iniziativa “Biglietto sospeso”, lanciata
nel 2022 da Stage Entertainment per rendere il teatro un’esperienza
sempre più accessibile, inclusiva e condivisa. Grazie alla generosità del pubblico,
che ha contribuito attraverso le urne presenti nei foyer del Teatro Nazionale
Italiana Assicurazioni e del Teatro Lirico Giorgio Gaber, o tramite i siti
ufficiali dei teatri e di TicketOne con una
donazione facoltativa di 3 euro al momento dell'acquisto del biglietto, sono
stati raccolti fondi interamente devoluti alle organizzazioni non profit
partner: Azione Solidale, cooperativa sociale attiva nella zona sud-ovest di
Milano con giovani, adulti e persone con disabilità; Associazione Cometa di Como,
che accompagna oltre 1.300 bambini e ragazzi nel loro percorso di crescita,
studio e inserimento lavorativo; Farsi Prossimo, realtà impegnata in 44
centri di servizio sul territorio in collaborazione con Caritas Ambrosiana, a
sostegno di persone in condizioni di fragilità.
Le donazioni, raccolte attraverso le urne nei foyer e online da altri 310 spettatori, si sono tradotte in 492 biglietti, utilizzati nel corso della stagione 2025/2026 per consentire a numerosi beneficiari di assistere a spettacoli selezionati, vivendo così l’esperienza unica del teatro. Il progetto nasce da un primo gesto significativo da parte di Stage Entertainment durante la messa in scena di Sister Act – Il Musical nel 2022. Da allora, l’iniziativa è cresciuta, permettendo a quasi 2000 persone di varcare per la prima volta, o dopo tanto tempo, le porte di un teatro, e portando anche alla donazione di abbonamenti destinati alle associazioni coinvolte. Un grazie sincero a tutti coloro che, con un piccolo gesto, hanno contribuito a rendere il teatro un’esperienza davvero accessibile e condivisa.
Le urne per
le donazioni saranno nuovamente disponibili a partire da settembre nei foyer
del Teatro Nazionale Italiana Assicurazioni (Via Giordano Rota 1, Milano) e del
Teatro Lirico Giorgio Gaber (Via Larga 14, Milano). Online, sui siti
ufficiali del Teatro Nazionale, Teatro
Lirico e TicketOne, sarà possibile
continuare ad aggiungere 3 euro di donazione al proprio acquisto in occasione
degli spettacoli della stagione 2026/2027.
Ufficio
stampa Teatro Nazionale Italiana Assicurazioni e Teatro Lirico Giorgio Gaber:
pressteatronazionale@stage-entertainment.com
press@teatroliricogiorgiogaber.it
lunedì 15 giugno 2026
FESTIVAL INTERNAZIONALE DI POESIA
Promemoria
Genova. Martedì 16 giugno 2026 alle ore 16,30 presso la Biblioteca Universitaria di via Balbi 40, nell’ambito del Festival Internazionale di Poesia di Genova “Parole Spalancate”, Tavola rotonda: Abbiamo bisogno di una poesia civile? a cura di Donatella Bisutti. Introdurrà Eros Barone. Ne parleranno i poeti Donatella Bisutti, Guido Caserza, Angelo Gaccione, Giuseppe Langella, Francesco Macciò, Alberto Nocerino, Alfredo Panetta, Antonella Sica, Adam Vaccaro. Gli autori leggeranno propri versi. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
L'evento si potrà seguire anche in streaming al seguente link https://youtube.com/@ bibliotecauniversige?si=s_ ildSWdeKqwbNMH
UN RICORDO DI ALLEGRETTI
Il Comitato No Tunnel TAV ha saputo dalla stampa che
Umberto Allegretti è venuto a mancare in questi giorni nella sua natia
Sardegna. Naturalmente il pensiero vola prima di
tutto alla famiglia per fare le nostre più sentite condoglianze, in particolare
alla moglie Teresa Crespellani, ingegnere e docente, che aiutò generosamente
questo comitato con la sua competenza per capire i molti problemi di un
progetto che ancora non è arrivato a ultimazione dopo quasi trenta anni di
chiacchiere e pessime vicende. Umberto
Allegretti è stato un grande giurista, i suoi interessi relativi soprattutto al
diritto amministrativo hanno sempre avuto al centro il cittadino e il dettato
costituzionale; in questo senso è stata la sua profonda attenzione alla
partecipazione di tutte e tutti alla vita amministrativa e politica. Grande è
stato il suo interesse per movimenti e comitati locali nei loro tentativi di oltrepassare
il muro di gomma che troppo spesso blocca una reale partecipazione alla vita
pubblica.
Il Comitato non può dimenticare la vicinanza che
Umberto ha avuto al problema delle grandi opere imposte e a quella che abbiamo
criticato qui a Firenze, il Passante TAV. Di
Umberto ricordiamo con gratitudine e nostalgia i suoi appelli alla “democratizzazione
della democrazia”, i suoi sforzi per favorire la partecipazione concreta delle
persone alle decisioni, non relegandola solo al momento del voto, il tentativo
di evitare la struttura oligarchica che i paesi europei invece stanno
rafforzando. Per noi che ci siamo battuti
contro il fenomeno delle “grandi opere inutili e imposte” un ricordo pieno di
affetto e di gratitudine è per il suo ruolo alle sessioni del Tribunale
Permanente dei Popoli del 2015, a Torino, dedicato proprio alla violazione dei
diritti delle comunità e delle persone da parte del sistema delle “grandi opere
inutili e imposte”; in particolare lo vogliamo ricordare in queste
dichiarazioni finali con cui ci pare si possa ricordare sinteticamente la sua
sensibilità politica e la sua competenza giuridica:
https://www.youtube.com/watch?v=wQ45tYlkS7A
Al di là delle parole vorremmo condividere con
chi lo ha conosciuto e apprezzato i sentimenti di stima e di affetto che
continuiamo a nutrire per Umberto. Ci affidiamo alla speranza che l’eco dei
nostri sentimenti possa arrivare anche nella nuova dimensione che Umberto sta
vivendo.
Comitato No Tunnel TAV Firenze
domenica 14 giugno 2026
SULLA POESIA CIVILE
Conversazione fra Donatella Bisutti e Angelo Gaccione

Angelo Gaccione
![]() |
| Angelo Gaccione |
Bisutti: “Cosa si intende per poesia civile?”
Gaccione: “Nel novembre del 2023 ho scritto un aforisma, o forse è più corretto
dire un pensiero, che è stato poi pubblicato nel 2024 nel volume Schegge
edito dall’editrice I Quaderni del Bardo a cura di Donato di Poce. Quel
pensiero intitolato “Poesia civile” così recita: È civile tutto ciò che
oppone l’umano al disumano. Credo che questa sia una buona definizione e fa
giustizia di tutte le limitazioni che si vogliono imporre al fare poetico.
B:
Che posto occupa oggi in Italia la poesia civile?
G:
Se teniamo conto della definizione che ho appena citato, possiamo affermare che
la poesia “civile” ha una presenza non trascurabile. La quantità di volumi di
poesia prodotta ogni anno è molto alta in Italia ed è impossibile conoscerla
tutta nella sua interezza, ma quasi sempre nelle raccolte si trovano testi di
grande consapevolezza umana, sociale, morale. Ambiente, guerra, rapporti umani,
disagio sociale, marginalità e tanto altro, pervadono molti testi.

Donatella Bisutti
B:
Poesia civile e poesia politica sono la stessa cosa?
G:
È oramai un sapere comune che ogni azione umana e ogni scelta personale abbiano
inevitabilmente conseguenze generali e influiscono sul complesso sociale
intero. Mettere in piedi una fabbrica di armi ha conseguenze diverse da quelle
di creare un laboratorio di ricerca contro le malattie. Se è così ogni atto è politico.
Politikós e polítes derivano entrambi da pólis e riguardano la città e la sua
amministrazione, il vivere comune. Il termine poesia politica non lo usa
nessuno, forse perché la parola è squalificata dall’agire indegno di tanti
politici. Il termine civile è più nobile perché riguarda il cives, la
civitas, la communitas di cui facciamo parte.
B:
La poesia civile è vera poesia?
G:
Si potrebbe rovesciare la domanda e chiedersi: la poesia non civile è
vera poesia? A mio parere non dovremmo fare distinzioni così artificiose, ma
preoccuparci che la poesia, qualsiasi sia l’argomento che essa affronti,
conservi una sua impronta, una sua verità, una sua forza morale, un suo
carattere che ce la fa sentire nostra. Il pericolo della poesia in generale,
non è l’argomento, ma la sciatteria, la banalità. Ci sono poesie di impegno
sociale orrende, come ce ne sono di amorose, di esistenziali e di qualunque
altro genere, altrettanto orrende. Il vero poeta questo lo sa, ne è
consapevole.
![]() |
| Donatella Bisutti |
B:
Lo stile della poesia civile è diverso da quello della poesia lirica?
G:
Più che lo stile è diverso il timbro. Posso fare due esempi che mi riguardano.
Nella mia recente raccolta Una gioiosa fatica la sezione de Le
Arrabbiate contiene poesie il cui timbro è diverso da quelle comprese nelle
sezioni de Le Sacre o de Le Straniere, e tuttavia vi si mescolano elementi
compositi in cui liricità e indignazione si fondono. Ripeto: è la qualità che
conta, la sua forza espressiva, la sua verità. Il resto non conta.
B:
La poesia civile può avere oggi un impatto sulla società?
G:
La poesia civile ha un impatto sulla società, e per la sua particolarità è
molto più efficace di tante altre forme espressive. Al poeta bastano pochi
versi per arrivare al cuore delle cose. Come al canto, alla fotografia o a
un’immagine pittorica. La forza delle poesie e delle foto sul genocidio di Gaza
è stata enormemente superiore a tutti i discorsi e a tutti gli articoli di giornale.
Basta andare su Internet per averne la prova. Le ballate de Il disertore o
di Addio Lugano bella cantate nei cortei, creano sempre una fortissima empatia
emozionale fra i partecipanti.
LA MURGIA DI ZACCARIA
GALLO
di Anna Rutigliano

Zaccaria Gallo
Vi sono luoghi
di peregrinazioni dell’anima in puro atto contemplativo, come il paesaggio svizzero
meridionale del Canton Ticino, raccontato da H. Hesse, nella sua opera Wanderung:
Aufzeichnungen (Il viandante: annotazioni), in cui il viaggio, in accezione
romantica, costituisce terreno fertile per l’esaltazione della vita errabonda
fine a sé stessa. Vi sono, poi, viaggi, in particolari fasi dell’esistenza, le
cui mete sono necessarie, affinché i ricordi, pur riaffiorando dolorosamente, possano
avere una voce che plachi i tormenti e gli affanni interiori, nel misterioso
atto evocativo di precise immagini che solo la natura viva sa donarci: è la
Murgia della silloge poetica di Zaccaria Gallo, Come lumaca amante di ferula,
(Edizioni Leucò-2002, pgg.96), costante approdo di un viandante d’amore che,
in età senile, rivive ricordi d’infanzia alla vista di una lumaca, in cammino lungo
lo stelo di una ferula, per ripararsi dal caldo torrido estivo, come bambino
alla ricerca di protezione materna dalle insidie del deserto. (Attraversammo
il caldo deserto viaggiando nel territorio dei segni che lasciano i morti
sull’asfodelo… Ad ogni ritorno ad ogni ricordo come lumaca amante di ferula
s’attorce di sete l’anima inquieta).

Sin dai primi versi della
raccolta di Z. Gallo, dunque, il paesaggio desertico assurge a motivo di dolore
che accompagna quasi tutta l’esistenza del poeta, persino nei momenti di intimo
eros con la donna amata (lussuria della tua voce i bottoni da strappare nei
vuoti mattini esplorando i perché dei deserti i perché del dolore…). Procedendo
lungo il sentiero, la prospettiva del dolore si espande sempre più, sino ad abbracciare
l’universalità ed attualità della condizione di sofferenza dei popoli, con il
richiamo, da parte del poeta, ad un atteggiamento misericordioso non solo di
Dio ma dell’individuo stesso verso il proprio simile. Nei seguenti versi allitterativi
purché una piccola parola spoglia da una pena ci tolga con sollievo il
sangue nel deserto, Z. Gallo, infatti, non cede al pessimismo montaliano del
Non chiederci la parola di Ossi di Seppia; per il poeta di
Tunisi, vitale è, anche se a stento, una possibile parola che risuoni
integra ed illumini il cammino senza che la sabbia laceri le ombre dei
viaggiatori. Dal punto di vista della simbologia che il paesaggio desertico, nella
silloge in questione, si prospetta, quale attraversamento del dolore non solo
fisico ma soprattutto spirituale, ho trovato singolare l’utilizzo da parte dell’autore,
di una sorta di “kenning” di ispirazione norrena, per l’accostamento che ne fa
con la sabbia che fluisce lentamente nella clessidra, simbolo a sua volta dello
scorrere inesorabile del tempo: io m’inchino alla finestra della gabbia dove
mi rinchiude sabbia che in declivio scorre e scruto al di là delle sbarre come
questo tormento s’attizzi e pulsi in breve canto di sangue.
Non manca poi, nei rancori
senili di Z. Gallo, il suo titubante rapporto di fedeltà/infedeltà a Dio,
espresso, da un lato, sotto forma di ripetuti quesiti volti ad interagire
tacitamente col pubblico lettore (Nello sprofondo dell’immenso la vedi tu la
traccia di Dio?/ Ti parlo t’ascolto e vedo negli occhi quanto ti pulsi in vene
lo scorrere del sangue… cosi è questa immagine di Dio che ci parla se
nel silenzio cerchiamo di vedere?); dall’altro, quale silenziosa voce che
risuona nel cuore di ogni individuo, riunito in intima religiosità con il
divino. (È la voce del vento che voce non ha se non quando le bandiere di
preghiera nel Tibet muove per dire a Dio il mio silenzio è pieno del suono del
tuo cuore).
Il poeta Z. Gallo, consapevole
delle fragilità umane, sa, che per acquietare l’anima, continuamente assillata
dall’idea della morte e del dolore, non può che invocare, con sentimento di
timor Dei, tra il commovente ed il caritatevole, una traccia di Dio che lo liberi
dalla prigione del dubbio in cui il suo pensiero razionale è intrappolato (Gemello
cuore che ombri l’anima scatena dalla mia ragione il dubbio e l’ansia del cieco
e dammi limpida una luce d’agosto).
Il fantasma della morte, d’altro
canto, procede con costante onnipresenza nel lento ossidarsi dell’esistenza
di Z. Gallo, giunto nella sua fase di senescenza con nostalgica consapevolezza,
realizzando il suo massimo grado di metamorfosi nella figura di tessitrice di abiti
(ti sta ricamando un vestito nero una tela tessuta ogni ora del giorno tela
che non si disfà di notte…). Di profondo ed elevato lirismo si tinge,
allora, il verso del componimento entriamo palpitando nella metamorfosi, riecheggiando
La metamorfosi kafkiana (Verwandlung) e che immette noi
viandanti del mondo, nella condizione quasi alienante, di difficile
comprensione e accettazione della trasformazione ineluttabile dell’esistenza e
della sua caducità, in particolar modo, al sopraggiungere della canizie (Come
i fiori come i sassi, la vita va all’odore forte di erba e terra. Siamo tutti
un po' vecchi piegati sul nostro bastone con una coperta sulle spalle, il
futuro è certo).
Per il viaggiatore Z. Gallo, ciononostante,
sono due le ancore di salvezza a cui aggrapparsi per non sprofondare nella
sabbia del deserto/negli obliosi abissi temporali: da un lato, la capacità di resistere,
amando in condivisione (mi spinge a quest’ormeggio la tua anima la tua carne
quando una speranza si distende come rugiada sul silenzio/ ama e resisti… dallo
stupro secolare del tempo, ama, ama e trattieni il respiro), senza che il
dolore venga taciuto (non tacere nell’ora che toglie all’acqua il timore del
monte, che perdere la bellezza è grido e veleno di disadorno panico);
dall’altro, affidare i propri dolci-amari ricordi alla bellezza arcana ed imperscrutabile
di madre natura, per fondersi nella sua legge ciclica e universale, a cui le
nostre esistenze non possono sottrarsi, alleviando, quasi in una dimensione
onirica, quell’umano sentimento di smarrimento e solitudine, a cui il paesaggio
murgiano, sincero testimone, partecipa compassionevolmente. (Le storie d’un
pioppo non ingannano… alle nubi ha stretto le sue mani per dire quanti nidi ha sorretto
rete di vite al vento strappate ospite per chi cerca il tempo divino e sogna di
ritornare sempre a primavera).
Nel nostro errare esistenziale,
molteplici sono i cambi direzionali che spesso ci sottopongono a trasformazioni
interiori e di cui talvolta non abbiamo piena consapevolezza; vagare e mutare,
legame supportato dalla stessa radice etimologica proto-germanica “wandāron” e “wandālon”,
rispettivamente in “wandern” (errare/camminare) e “wandeln” (mutare direzione,
cambiare), che, a sua volta, si rifà al sostantivo tedesco “Wind”= vento: così
nel compiersi del viaggio, la nostra lumaca amante di ferula di Z. Gallo, come
assorta nella pratica contemplativa dell’ “hanami” giapponese, si è trasformata
in insetto amante della vita, dalla prospettiva di un delicato fiore accarezzato
dal dolce vento dell’amore (il verde insetto è salito intanto sull’orlo
d’una margherita, considerando dopo tutto il sito, il miglior posto per una
vita).
SOFFERENTE SCRIBA DI MANZONI E SBRANA
di Giorgio Bolla
Rivisitazione del Notturno dannunziano.
Qual è il
discrimine tra ciò che è reale e ciò che non lo è? È la sospensione del
giudizio che conta. Disteso, orbato, sul suo catafalco veneziano Gabriele D’Annunzio
oppone resistenza alla morte, al disfacimento del proprio corpo, alla perdita
del riconoscimento dell’Altro. Il ritorno nell’umano, dopo aver avvicinato le
vette superomiche. Un colloquio privo di orpelli con la Signora, questa volta. Nel
Saggio Soffrente Scriba (Algra Editore, 2026) di Franco Manzoni e Marco
Sbrana nemmeno una lettura particolarmente attenta ed esperta permette di
discriminare quale sia la mano del maestro e quale quella del giovane e
promettente allievo: l’ampiezza e la sapienza dell’analisi letteraria e
filosofica del Notturno di Gabriele D’Annunzio – opera scritta in modo
vertiginoso nel 1916 nel buio della Casetta rossa sul Canal Grande di Venezia
dopo l’incidente aereo che aveva reso temporaneamente cieco il poeta –
associano la sensibilità dei poeti alla esperienza dei critici. A mio parere,
tutti i punti nodali sono affrontati nella ricerca di chiarificazione di un
testo difficile e scritto in condizioni estreme e che adopra una prosa
sperimentale, capostipite per tutta la successiva prosa lirica.
La condizione
speciale dell’isolamento, immersa nelle nebbie lagunari che mi ricordano l’atmosfera
della epidemia di colera evocata in La Morte a Venezia – opera scritta
pochi anni prima (1912) da Thomas Mann – o il ricordo doloroso dei camerati
caduti, in particolare dell’amico fraterno del poeta Giuseppe Miraglia (e qui
mi sovviene l’Ignazio Sanchez Mejias di Garcia Lorca) definiscono questo
rapporto sensoriale, realmente privo di speranza ma provvisto di altissima
dignità, con la morte. Morte che giunge dopo il compimento del disfacimento
carnale. Ma l’uomo, ora non più Superuomo, si ribella e resiste. Nonostante lo
stordimento, lo spaesamento, la frammentarietà dei pensieri e quindi delle
parole D’Annunzio, amorevolmente assistito dalla figlia “Sirenetta”, cerca il
suo ritorno a casa, come un rientro prenatale nell’utero della madre così
amata. È proprio lo sperimentalismo del testo dannunziano che permette la
creazione di una onda di musicalità permanente. Ottenimento di perfetta sinestesia.
Gli Autori del Saggio riescono mirabilmente a spiegare, dimostrando ancora una
volta come solo i poeti sono i conoscitori della sintesi assoluta del
linguaggio. Dunque il Notturno, testo in prosa lirica, nasce dal
confronto brutale ma paritario tra uomo e Signora, del quale si può solo
intuire l’esito finale. Viene scritto a pg. 35 del Saggio: … la volgarità
della morte che estirpa lo splendore.
ALL’INCIRCA
UNA NOTTE DI LUNA
di Carlo Di Legge
Il PC, sia quel che sia,
si rabbuia.
Riparte, ecco lo schermo blu
(che non sia l’HD!),
violation di qualcosa.
Dopo qualche giorno
il tecnico (impegnato,
molto) mi dice porta qui,
vediamolo il PC,
ma bada, non lo rendo
prima d’una settimana.
Il giorno dopo è pronto,
il tipo ha formattato,
ha installato (ma
chi li aveva chiesti,
Godzilla e Wattelord,
‘sti programmi funesti),
ho pagato;
mi regala una password.
Il mio PC non è più lui,
lo avrà sedotto il tecnico,
si capisce, va in cloud,
il bellimbusto, io a pena
ci smanetto,
lo chiamo – lui
s’infastidisce.
Va come deve, consulto
chi ne mastica,
no, tempo perso.
Così, dopo due notti
di angoscia telemistica,
penso drastico:
recupero dati,
nuovo acquisto, ma ecco,
mentre sogno mi sveglio:
un chiaro segno,
non sto sognando,
è il PC di ritorno da me.
Navigante di labirinti,
Creta o Milano, c’è questo:
se il PC si guasta,
puoi passare per cretino.
sabato 13 giugno 2026
IL FRONTE
COSTITUZIONALE ANTIFASCISTA
di Franco Astengo
Nelle
settimane successive all'esito del referendum del 22/23 marzo scorsi è comparso
un elemento di novità nell'articolata compagine della sinistra italiana. Questa
novità è stata introdotta dal documento approvato dal CPN di Rifondazione
Comunista che nella sua riunione del 12 aprile ha licenziato un testo dal
titolo: Per un fronte costituzionale, democratico e antifascista.
Il documento prende le mosse
proprio dall'esito referendario: ed è la prima volta, occorre notarlo, che si
cerca di fornire un qualche sbocco politico alla volontà di radicamento
costituzionale che si è espresso in questo referendum.
In altre occasioni (pensiamo al
referendum del 2016 e anche a quello del 2006) ciò non era avvenuto per
colpevole trascuratezza da parte delle forze politiche che si erano limitate a
ritirare il dividendo di una apparente vittoria mentre il sistema
"scivolava" nel populismo e nella disaffezione. Accanto a questo
elemento di riaggancio costituzionale nel documento del PRC si trova un
giudizio che chiede di valutare la necessità di superare quella che viene
definita "visione dogmatica che non tenga conto dei mutamenti di
fase": in effetti sul piano generale stiamo assistendo a qualcosa di
più di un mutamento di fase. Infatti si sta verificando una radicale cesura
storica posta prima di tutto proprio sul piano delle dinamiche internazionali
segnate dal rischio di una esplosione globale della tragedia della guerra. Tra
pace e guerra si situa una frattura evidente che necessita di una radicalità di
scelta netta che non può lasciare spazio a nessuna ambiguità di sorta.
Egualmente radicale appare il
punto di contrasto verso il tentativo di imporre il dominio della tecnocrazia.
Un dominio della tecnocrazia attraverso il quale si pensa di mandare
definitivamente in crisi l'impianto storico delle cosiddette democrazie
liberali e aprire una definitiva "stagione delle autocrazie". Le
democrazie liberali si trovano oggi attanagliate nella loro essenza costitutiva
basata sulla divisione di classe. La divisione di classe ne giustifica
l'esistenza ma oggi si tratta di fare i conti con l'acutezza e la complessità
delle contraddizioni raccolte e intrecciate proprio attorno alla storica e mai
superata "contraddizione principale".
Quella contraddizione dello
sfruttamento dell’uomo sull’uomo che si trova in maniera inedita
connessa alla transizione ecologica, a quella digitale, alla differenza di
genere generando una scansione delle priorità politiche ben diversa dal
passato. Insomma si impone un "Che fare?" oggi, in un mondo che a
molti sembra irriconoscibile rispetto alle letture del passato. Nelle
argomentazioni adottate dai suoi estensori il documento di cui stiamo trattando
pone un punto di discussione che andrebbe valutato con grande attenzione in
tutte le sedi.
Riassumendo: emerge la priorità
di bloccare il progetto autoritario della destra partendo, nel "caso
italiano" (dal senso rovesciato rispetto a quello che gli attribuivamo
negli anni'60'70) dall'applicazione costituzionale del resto reclamata dai 15
milioni di "NO" espressi nel referendum.
Si propone la continuità dei
Comitati per il NO attorno al legame comune rappresentato dai valori morali
della Resistenza: ed in questo senso ci si ritrova oggettivamente anche a
rivendicare una sorta di "lascito" da parte delle forze storiche
della sinistra italiana.
Si evidenzia un altro punto
decisivo che sembra il caso di riportare per intero: "Non avrebbe
senso rinchiudersi in uno spazio incompatibile lasciando ad altri il compito di
essere destinatari del bisogno politico di cacciare le destre dal
governo". Una frase che non deve rimanere
uno slogan semplicistico se si riuscirà ad espletare due condizioni:
1) Nel documento si distingue tra
alleanza di governo e progetto di alternativa. Questo punto richiede, per
concretizzarsi, una doppia riflessione: quella riguardante la natura
reazionaria di una parte considerevole del capitalismo italiano non solo
orientato dal neo-liberismo ma anche da logiche di tipo bellicista che hanno un
grande peso sul governo economico e politico; quella sulla qualità progettuale
di una politica delle alleanze a sinistra, dei possibili confini che è
necessario allargare ben oltre le sigle correnti, della natura del centro
politico di questo paese e del suo riflettersi in un bipolarismo che appare
sempre più definito elettoralmente ma
che si situa però in un ambito di sfrangiamento sociale, di chiusure
pseudo-sovraniste e corporative (compresa quella sui migranti), di una disaffezione politica che si sta ancora
traducendo in vaste "zone grige" non soltanto segnate dalla non
partecipazione al voto ma da una ben più vasta dimensione di marginalità
sociale e politica, di "individualismo competitivo" :tutti fenomeni
che avvelenano la qualità morale, sociale, politica della società moderna;
2) La definizione di un perimetro
che segni la "pars costruens": la parte cioè del progetto, tanto per
intenderci. Una "pars costruens" che ha bisogno di nutrirsi sia di
una visione utopica (che deve essere rivendicata nel senso dell'obiettivo del
socialismo) sia di una parte programmaticamente adeguata per incalzare
positivamente, prima di tutto attraverso il conflitto sociale, un eventuale
governo che sorgesse come credo si debba auspicare da un esito elettorale
diverso da quello tragico di una conferma della maggioranza di destra.
Sul terreno di una seria
indicazione programmatica si coglie l'occasione per rilanciare l'idea del
"socialismo della finitudine". Siamo nel pieno di un processo di cambiamento che richiede uno
sforzo di rielaborazione cui nessuna generazione è mai stata chiamata a
sviluppare fin dal tempo dalla prima rivoluzione industriale e dal sorgere del
capitalismo e dall’organizzarsi della classe operaia nei sindacati e nei
partiti di massa. “Socialismo della finitudine” per ripartire dall’idea
dell’impossibilità, rispetto a quello che abbiamo pensato per un lungo periodo
di tempo, di procedere sulla linea dello sviluppo infinito inteso quale motore
della storia inesorabilmente lanciato verso “le magnifiche sorti e progressive”.
Il primo punto di programma così teoricamente impostato dovrebbe
allora essere quello rappresentato dalla progettazione e dalla programmazione
di un gigantesco spostamento di risorse tale da modificare profondamente il
meccanismo di accumulazione dominante.
"Socialismo della finitudine" come prima proposta di
contributo alla costruzione del fronte costituzionale, antifascista,
democratico: il dibattito è aperto per chi intende perseguire ancora verso una
indispensabile tensione unitaria sia sul piano nazionale che nelle diverse
situazioni locali, tenendo ben presente che i tempi sono e saranno di ferro e
di fuoco.
Iscriviti a:
Post (Atom)






















.jpg)

.jpg)


