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UNA NUOVA ODISSEA...
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
venerdì 17 aprile 2026
COMUNICATO DI ELENA BASILE E ANGELO D’ORSI
In Europa,
la situazione sta degenerando. Il Liberalismo appare superato nell’indifferenza
dell’opinione pubblica e dei socialisti europei. L’onorevole Pina Picierno,
forte della sua carica di vicepresidente del Parlamento UE, non perde occasione
per lanciare strali diffamatori verso i “putiniani” d’Italia, sorretta,
all’interno, dal senatore Carlo Calenda, e da qualche radicale e “+europeista”.
Tra i bersagli favoriti ci sono un’ambasciatrice e un professore universitario,
e tanti giornalisti che criticano nei loro scritti la politica della NATO, come
Vauro Senesi giornalista, umorista e vignettista ben conosciuto. Ogni
iniziativa culturale viene regolarmente attaccata, specialmente quelle del
prof. D’Orsi, non di rado con tentativi di aggressione. È successo recentemente a
Milano, a Perugia, a Marzabotto, a Bologna, a Foligno, a Napoli, a Varese.
Il sen. Calenda ha fatto una
conferenza stampa per denunciare come atto “indecente” la presentazione del
libro di Angelo d’Orsi nella Sala Stampa di Montecitorio, con la
partecipazione, accanto all’autore, dell’Ambasciatrice Elena Basile, dell’’on.
Stefania Ascari e della giornalista Fiammetta Cucurnia.
L’Ambasciatrice è stata linciata
sui giornali più letti, è stata chiamata “addetta della Farnesina” e “funzionario
di grado medio basso.
Il gruppo di intellettuali
summenzionato ha partecipato recentemente al festival del cinema documentario
“Il tempo dei nostri eroi” (Bologna, 11-12 aprile) organizzato dalla rete
internazionale RT-Doc, nel quale si sono proiettati docufilm su varie aree di
crisi nel mondo, in particolare sul genocidio di Gaza. Un festival promosso,
tra gli altri, dal grande regista serbo Emil Kusturiça. Ebbene, l’on. Picierno
ha trovato il tempo di indirizzare una lettera aperta alla presidente del
Consiglio, per chiedere divieti, censure e sanzioni per i partecipanti. La
trasmissione tv “Di Martedì”, in data 14 aprile, ha mandato in onda un servizio
di due comici che fanno satira di parte al servizio dei potenti di un partito,
che si concludeva con sberleffi all’indirizzo di privati cittadini rei di avere
osato guardare documentari di autori belgi, tedeschi, turchi, slovacchi, russi
sulla guerra in Ucraina e su Gaza. Come è noto molti politici difendono Israele
malgrado le aggressioni e le violazioni del Diritto Internazionale, partecipano
a conferenze del Governo saudita i cui rappresentanti sono stati considerati i
mandanti del delitto di un giornalista Kasoggi avvenuto nel consolato saudita
in Turchia e polemizzano aspramente con il Presidente della Biennale di
Venezia, Pietrangelo Buttafuoco per avere concesso il padiglione ai russi come
agli israeliani. I doppi standard imperversano. Alcuni organi di stampa, vedi
“Il Foglio”, rilanciano le accuse della Picierno e chiedono che siano applicate
le sanzioni europee a liberi cittadini colpevoli di avere assistito a un
festival del cinema.
Ricordiamo che la Commissione Europea,
organo esecutivo e non giudiziario, ha bloccato i conti al politologo svizzero Jacques
Baud senza processo, limitando duramente la sua libertà di circolazione e ha
ricattato economicamente la Biennale. Le banche dei Paesi europei applicano
nell’indifferenza delle destre e dei socialisti europei le sanzioni
statunitensi a Francesca Albanese. La censura dei media russi decisa dalla
Commissione europea è contraria ai nostri principi costituzionali. Se fossimo
in guerra con la Russia, essa avrebbe dovuta essere dichiarata dal Presidente
della Repubblica dopo una discussione e conseguente decisione parlamentare. I
cittadini europei sono liberi, fino a prova contraria, di ascoltare propaganda
ucraina, russa, NATO, cinese, statunitense, iraniana e di farsi la propria
opinione. La censura è una violenza autoritaria e intimamente fascista. Le
libertà di pensiero, di espressione e di stampa sono tutelate dalla
Costituzione e dai Trattati europei. Ci appelliamo all’intellettualità libera,
a prescindere dagli orientamenti politici dei singoli, perché faccia udire la
propria voce di protesta, e si schieri, senza esitazione, dalla parte dello Stato
di diritto. Chiediamo ai cittadini, ai politici, agli artisti, agli scrittori,
a uomini e donne del cinema e del teatro, ai giornalisti di mobilitarsi per
respingere ogni tentativo di silenziare o ostracizzare chi si rifiuta di
piegarsi a una narrazione univoca della guerra in Ucraina e delle guerre in
Medio Oriente, sulla base non di pregiudizi ideologici, bensì della documentata
ricostruzione dei fatti, sorretta dalla gran parte della storiografia e
dell’analisi politologica.
Ricordiamo che chi non viene
colpito oggi, molto probabilmente lo sarà domani; coloro che provano a
ragionare con la propria testa, se cedono ai ricatti e alle pressioni,
piegandola oggi, domani la vedranno rotolare in un cesto.
[16 aprile 2026]
MISTICISMO,
BLASFEMIA E OLTRAGGIO
di Romano
Rinaldi
Di parole sull’argomento del fanatismo mistico-religioso di
Donald Trump e del suo seguito ne ho già spese in varie occasioni, a partire da
poco meno di un anno fa (1; 2; 3) ed anche recentemente (4; 5). È dunque
sufficiente richiamare quanto già detto attraverso alcune delle immagini più
iconiche e provare a venire a capo di qualche conclusione logica su un aspetto
di questa amministrazione americana che appare piuttosto remoto da questa
distanza.
L’immagine di
Trump vestito da Papa apparve sul suo social poco dopo la morte di Papa
Francesco e all’inizio del Conclave che elesse Papa Leone XIV (1). Poi ci fu
l’intermezzo con la proposta della ricostruzione di Gaza in forma di “Gaza
Riviera” e la statua d’oro dell’ideatore a decorare il viale principale.
Recentemente è
apparsa, sul medesimo social, la rivelazione pubblica di una pratica che
era finora passata in sordina: il ricevimento nello studio ovale dei
rappresentanti delle sette evangeliche più estremiste che notoriamente portano
consenso e voti a Trump, per riunioni di preghiera e atti mistici di obbedienza
e adulazione (5).
Il fatto è che
queste modalità espressive del pensiero, contrariamente a come possano essere
lette dall’esterno, non implicano alcuna ironia in chi le ha prodotte e diffuse
anzi, sono proprio il prodotto di intime convinzioni e non di allucinazioni
come potrebbe apparire a una persona normale.
L’apoteosi è
stata raggiunta lunedì 13 Aprile 2026 con un deciso salto di qualità dall’irriverenza
alla blasfemia più sfacciata rappresentata dall’immagine di Trump nelle vesti
del Messia in persona. Con questa immagine, poi rimossa non si sa bene perché, Trump
intendeva dare enfasi al suo attacco al pontificato di Leone XIV con un
commento sulla debolezza del Papa nell’affrontare i problemi del tempo
affermando di non essere affatto contento, soprattutto per quanto
riguarda la politica estera (sic) del Papa.
A seguito di
questo scomposto, fuori luogo e sconsiderato attacco al Pontefice, anche la
nostra Presidente del Consiglio, pur con colpevole enorme ritardo, si è finalmente
accorta dell’enormità in senso negativo dell’indole di questo individuo che sta
tenendo tutto il mondo sospeso alle sue più stravaganti e destabilizzanti
decisioni e azioni in una scriteriata guerra che sta per sfuggire al controllo
di tutti, il suo in primis, dopo averla scatenata.
Personalmente
spero vivamente che questo scontro col Pontefice segni il punto di svolta per un
inesorabile e rapido declino del trumpismo e tutto ciò che rappresenta. Il
delirio di onnipotenza di Trump, supportato nella sua mente (malata o sana, lo
dirà la Storia) dall’intima percezione di essere colui che può dispensare vita
o morte a chiunque e ciascuno su questa Terra, potendo obliterare civiltà
millenarie in una notte, è uno dei principii che muovono le sue parole e azioni.
Del resto l’ha dichiarato lui stesso, il suo limite risiede nella sua “morale
e nella sua volontà” (sic). Quale possa essere quella morale lo dimostrano
le centinaia di foto in cui compare negli “Epstein Files”. Quanto alla volontà,
ha dato prova di poterla cambiare alla velocità di un batter d’occhi.
Anche se questo ennesimo
colpo di testa potrebbe essere facilmente derubricato come prova della sua instabilità
mentale, Donald Trump e la sua cerchia di fedelissimi dovrebbero essere messi
di fronte alle loro responsabilità senza attenuanti di sorta. Il mondo civile
ha tutto il diritto e gli strumenti per portare questi individui a rispondere
delle loro azioni, così come si è verificato a Norimberga in un passato non
tanto remoto e per volere dei vincitori dell’ultima Guerra Mondiale, guarda
caso, gli Stati Uniti d’America in primis. È ampiamente giunto il momento
perché intervenga la Corte Penale Internazionale ad emettere una sentenza nei
confronti di Trump per aver scatenato questa insensata guerra contro l’Iran
insieme e su consiglio di Netanhyau, il quale peraltro è già stato incriminato
dalla medesima Corte per quanto ha fatto (e sta facendo) a Gaza, sempre con
l’appoggio incondizionato di Donald Trump.
(1) Rinaldi – Odissea – 6 Maggio 2025
https://libertariam.blogspot.com/2025/05/minima-immoralia-di-romano-rinaldi.html?m=1
(2) Rinaldi – Odissea – 18 Luglio 2025
https://libertariam.blogspot.com/2025/07/confronti-di-romano-rinaldi-religione.html?m=1
(3) Rinaldi – Odissea – 26 Luglio 2025
https://libertariam.blogspot.com/2025/07/come-volevasi-dimostrare-di-romano.html?m=1
(4)
Rinaldi – Odissea – 12 Gennaio 2026
https://libertariam.blogspot.com/2026/01/il-gangster-di-romano-rinaldi-i-nodi.html
(5)
Rinaldi – Odissea – 11 Marzo 2026
https://libertariam.blogspot.com/2026/03/fanatismo-integralismo-e-guerra-di.html?m=1
GOBETTI AL CIRCOLO CALDARA
La vita
(brevissima) e il pensiero (acutissimo) di Piero Gobetti a 100 anni dalla sua
morte. Liberale, rivoluzionario, antifascista, intransigente, curioso e
profondo intellettuale, editore di riviste e libri. Dai 16 ai 25 anni - quando
morì esule in Francia dopo aver subito le violenze squadriste dei fascisti e
aver dovuto abbandonare l’Italia - riuscì, fra i primi e fra i pochi, a
mettere perfettamente a fuoco la portata e la pericolosità del fenomeno
mussoliniano.
A MARCONIA
Sabato 18 Aprile, alle ore 18:30, nella sede dell’Associazione Culturale Ce.C.A.M., in Piazza Elettra, a Marconia, sarà presentato il libro Diarium Artis. La musa senza veli di Maria Di Tursi. Dopo i saluti di Antonio De Sensi (Assessore alla cultura del Comune di Pisticci) e Giovanni Di Lena (Presidente del Ce.C.A.M.), Antonietta Di Benedetto (Docente di Lettere) dialogherà con l’Autrice. Da Omero a Shakespeare, da Raffaello a Dalì, da Mozart a Freddie Mercury, passando per Dante, Caravaggio, Byron, Rimbaud, Van Gogh, Picasso, Frida, Camus, Jim Morrison, Kurt Cobain, Franco Battiato… Un diario scritto da una Musa misteriosa, in cui si ripercorrono le vite e le opere di oltre quaranta artisti fino ai giorni nostri. Un romanzo avvincente, una narrazione esplosiva, in cui si intrecciano miti, amori vissuti, racconti di resistenza, fenomeno geologici e teorie cosmologiche. La Storia dell’Arte e dei suoi amanti, come non l’avete mai letta. Un sorprendente viaggio nella natura umana.
giovedì 16 aprile 2026
VERSO IL XXV APRILE
di Zaccaria Gallo

Ottavio Botecchia
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| Ottavio Botecchia |
Ottavio Botecchia
II
Un viso
affilato dalla fatica di vivere, la pelle bruciata dalle intemperie, la camicia
e i calzoni con le toppe: per i francesi, Botescià, come lo chiamavano loro,
era diventato un mito della bicicletta. Prima metà degli anni venti, quelli
ruggenti, con Picasso a Parigi e, con lui, Josephine Baker, il jazz, il
charleston e Gertrud Stein e Festa mobile di Ernest Hemingway. Ma anche
gli anni della Marcia su Roma, del delitto Matteotti e dei tanti morti in Italia
durante la presa del potere di Mussolini e di Piero Gobetti, che muore proprio
a Parigi e dei tanti esuli antifascisti a confrontarsi con le violenze contro
di loro, organizzate dai fascisti, seguaci feroci del dittatore italiano, presenti
anche al di là dei confini italiani. Lui, Botescià, è Ottavio Botecchia, primo
italiano a vincere il Tour de France, per due volte di seguito, povero figlio
di un carrettiere veneto, affetto da un travolgente amore per la bicicletta, scampato
alla morte sul Carso, alla malaria, al gas, alla prigionia, che fa mille
lavori, mette i soldi da parte e si compra la “macchina”: la bicicletta. E
impara a pedalare e, quando va al Tour de France, lo fa per vincerlo. Nelle
tappe più dure, deve partire alle due del mattino, pedalare per dieci o dodici
ore, percorrere molte volte quattrocento chilometri su bici che pesano ventotto
chili, senza assistenza tecnica, e lo fa per ben due anni e per due anni è
maglia gialla dal primo all’ultimo giorno. Botescià! Il mito di un uomo che nello
sport ha trovato il riscatto da una situazione di privazione e povertà.
Già! Un mito di tutti e per tutti ! Ma, come metterla con quell’altro mito che i fascisti stavano costruendo per il popolo italiano? Con “mascellone” Benito? Questo sconosciuto eroe poteva diventare scomodo, non solo per la sua epica bravura sulle strade dell’Europa, ma anche perché rischiava di far capire a tutti la verità: in Italia, al di là della retorica fascista, persistevano sacche tremende di povertà, non solo al Sud, ma anche al Nord, fra il suo Veneto e il suo Friuli.In quegli anni, Ottavio studia e legge, mostra la sua adesione agli ideali di libertà del socialismo. E dice: “Io non corro per sport, né per gli evviva delle folle. E neppure per i fiori delle belle ragazze e tanto meno per la gloria. Io corro per guadagnare del denaro… corro per la mia famiglia e non temo sofferenze. Corro per la mia famiglia: è povera e farò di tutto il possibile perché non viva in miseria”. Il 3 giugno 1927 un contadino lo rinviene agonizzante su una strada di campagna: in ospedale, a Gemona, nel suo Friuli, riscontreranno diverse fratture craniche e alla clavicola destra. Rimarrà senza mai riprendere conoscenza fino al 15 giugno, giorno della sua morte. Le autorità diranno che l’exitus e le lesioni sono state la conseguenza della caduta nel corso di un allenamento. Ma la perizia medica e il referto parlano di una incompatibilità delle fratture del cranio con una semplice caduta dalla bicicletta, che invece erano più verosimilmente da attribuire a violente bastonature da corpi contundenti. Non furono riscontrate ammaccature o alcuna lesione a carico della bicicletta.
Non è mai stato ritrovato il verbale redatto
dal comandante dei carabinieri di Gemona, che dopo qualche giorno fu trasferito
in Sardegna. Stranamente quel giorno 3 giugno, Bottecchia fu lasciato allenarsi
da solo, cosa che non era mai accaduto e c’è da ricordare che ai funerali di Ottavio
non si presentarono tutti i suoi amici ciclisti, chiaramente intimiditi dalle
circostanze dell’evento. E, infine, non si può passare sotto silenzio che anche
suo fratello Giovanni, era morto, un mese prima, investito, anche lui, da un’
auto di grossa cilindrata, guidata da un industriale importante della zona,
mentre era a bordo della sua bici. Qualcuno si chiede ancora come davvero abbia
perduto la vita, ad appena 32 anni, Ottavio Botecchia, detto dai suoi
ammiratori francesi, Botescià? Noi che siamo antifascisti, la verità la
intuiamo bene, perché di questi eventi è piena la storia italiana di quegli
anni, e non smetteremo mai né di cercarla né di dirla. Ad alta voce! Viva la
Resistenza. Viva il XXV Aprile!
IDEOLOGIA E POLITICA
di Marcello
Campisani
I
Di fondo, l'entelechia
genericamente liberale si sviluppa nella libertà, quella comunitaria
nell'uguaglianza. Entrambe secernono patologie politiche di diverso grado. Il
liberalismo, accentuando la libertà a scapito della parità, comporta
fisiologicamente un continuo stato di belligeranza ed una sistematica rincorsa
dei principi giuridici. Tende a degenerare nel liberismo, dove non esistono più
le ragioni dell'essere, ma esclusivamente quelle dell'avere. Le due guerre
mondiali -specialità tutta occidentale- non hanno insegnato, in proposito,
alcunché. Già con la dottrina Monroe, gli U.S.A. si sono attestati nella zona
grigia tra liberalismo e liberismo, pretendendo di insegnare all'universo mondo
come vivere, fino ad assumersi il compito di esportare, a suon di bombe, la
loro presuntiva democrazia. Parafrasando Hegel, che a Jena aveva visto in
Napoleone lo spirito del mondo a cavallo, io vedo in Trump la personificazione
del liberismo. Se avesse con sé la maggioranza degli statunitensi saremmo
addirittura nell'iper-liberismo.
In
tal caso la fine della vita sulla terra sarebbe solo questione di tempo.
Come
egregiamente ci ha spiegato Gunter Anders, (primo grande amore, ma più profondo
e acuto filosofo, di Hannah Harendt) fascismo e nazismo, non rappresentano
altro che l'herpes giovanile del liberismo.
Il
comunismo, per converso, fonda su una irreprensibile teoria, le cui radici
affondano nel pentalogo pitagorico e di poi nella predicazione di Cristo che
con Pitagora ha moltissimo in comune. L'insegnamento evangelico, nella sua
proiezione laicale, sfocerà, in forme cruente e contraddittorie, nella
rivoluzione francese. Verrà di poi, nei suoi cardini essenziali, codificato nel
codice napoleonico. Codice che, a fuochi finiti e a guerra perduta, rivoluzionerà
comunque l'economia e sconvolgerà, con la sua ventata di giustizia, l'assetto
sociale, avendo abolito la legge del maggiorasco e con essa il perpetuarsi del
latifondo. Quest'ultimo veniva integralmente ereditato dal figlio primogenito,
lasciando ai cadetti l'opzione della carriera militare o di una vita debosciata
ed alle sorelle il matrimonio o il convento. La parità dei diritti dei figli legittimi
comportò il frazionamento di quella che era da sempre rimasta null'altro che
una riserva di caccia, dando luogo alla coltivazione dei terreni suddivisi,
rivoluzionando così la primaria fase della catena economica, quella data dai
frutti della terra. Napoleone stesso ne andava più orgoglioso che delle sue
quaranta battaglie, forse consapevole che solo il diritto e null'altro può
salvare il mondo.
La stessa nostra Costituzione è, nei suoi capisaldi, di
matrice comunista. L'articolo tre, che ne costituisce il baricentro, è opera di
Lelio Basso, giurista di eccelsa caratura morale e culturale e tanto comunista
da aver presieduto il PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria).
Il comunismo peraltro, malgrado l'ineccepibile teoria, spesso degenera in spietate
dittature. In tal caso è simile al nazismo. Stalin ne costituisce l'esempio più
eclatante ed abominevole, avendo annientato le libertà e massacrato, a milioni,
i suoi stessi cittadini. Lasciò peraltro intonsa la teoria, limitandosi ad aggirarla,
tanto che non cancellò, né alterò l'ottima Costituzione sovietica.
Gli
bastò dire che la stessa “non si applica ai nemici della rivoluzione”,
mandando così a crepare nei campi di lavoro forzato, i famigerati gulag
siberiani, i cittadini ostili o... superflui.
Il
comunismo tuttavia, per quanto degenerato, non ha l'analoga esigenza
nazi-fascista di inventarsi dei nemici. Soprattutto non esterni. Quelli interni
gli possono bastare. La marxiana lotta di classe vive infatti del dualismo hegeliano
servo/padrone. Non dispone perciò di un sistema da esportare con la forza e
quindi non ha mire espansionistiche. Ogni proletariato deve affrancarsi da sé. Anche
per tale ragione, l'attribuire alla Russia di Putin, che è già più vasta di
qualche continente, tanto di doversi avvalere di ben 11 fusi orari, non può che
essere una menzogna, dettata dalla necessità di disporre sempre di un nemico,
dipinto come pericolo imminente, quale elemento indispensabile a trasformare i
cittadini in sudditi.
Da
simili degenerazioni è sempre rimasto immune il comunismo italiano, casomai
aggredito e mai aggressore, e contro cui vennero addirittura organizzate
formazioni para-militari segrete, come le tre su cui non mi soffermo,
rispettivamente presiedute da Licio Gelli, Francesco Cossiga e Giulio
Andreotti, tutte pronte ad intervenire militarmente, agli ordini degli USA, in
caso di vittoria elettorale del partito comunista.
Di
fatto, la martellante propaganda destrorsa è riuscita a far identificare il
termine comunismo con quello di stalinismo, nell'identica accezione negativa.
Basti
ricordare, come l'ex ministro (ahimè della cultura) Gennaro Sangiuliano,
richiesto di proclamarsi anti-fascista, sfidò il proprio interlocutore di
dichiararsi lui, per primo, anti-comunista, così identificando, nella sua
ignoranza, i due ismi. Nella sostanza, comunista italiano equivale a cristiano
italiano, avendo analogo fondamento teorico. Vertici comunisti furono infatti
personaggi di alta caratura morale, quali l'irreprensibile Enrico Berlinguer e
Palmiro Togliatti. Quest'ultimo approvò, pro bono pacis, (e fece male,
lo stesso De Gasperi era contrario) quell'obbrobrio giuridico che è l'art.7 ,
che ha costituzionalizzato i Patti Lateranensi e che, essendo in contrasto con
i principi fondamentali, andrebbe da un governo finalmente laico, espunto dalla
Carta costituzionale, con la quale è in stridente contraddizione.
Palmiro
Togliatti concesse, come primo atto da presidente del Consiglio, l'amnistia ai
reati di fascismo, alla fine della guerra. Subì un attentato che stava per
provocare, stante il clima politico e la forte indignazione popolare, una
guerra civile e si prodigò, dal letto d'ospedale, in tutti i modi, riuscendo a
scongiurarla, anche per merito dell'entusiasmo per la bella impresa di Gino
Bartali, che in quel giorno vinse prodigiosamente il tour de France.
Recatosi
in Russia, dai compagni sovietici, fu tanto poco gradito a Stalin da
rischiare la pelle.
IL VIZIETTO DEI
MILIONARI
di Chicca Morone
Sant’Agostino:
“È stato l’orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli; è l’umiltà che
rende gli uomini uguali agli angeli”. Chiunque voglia iniziare il percorso di
ricerca nell’interiorità e spiritualità umana non ha che addentrarsi nel mondo
dei Miti: lì si possono trovare tutte le dinamiche che spingono i comportamenti
di uomini e donne, gli uni verso gli altri e ancor di più verso sé stessi. Il “legame”
tra l’umano e il divino, che va ben oltre la semplice religione, viene
considerato nelle sue mille sfaccettature perché considera la sua origine che
dalla natura “viene incontro all’uomo, manifestandosi in tutta la pienezza e
dando così una forma alla stessa esperienza umana” come ci racconta Walter
Otto ne Il volto degli dèi. Ognuno di noi, a seconda del proprio
bagaglio cromosomico, interpreta sul palcoscenico della vita il suo personaggio,
che, ovviamente, è auspicabile cambi con il passare degli anni, in funzione di
quanto appreso dalle esperienze vissute. Nascere in una famiglia dedita
all’acquisizione di beni materiali per un’anima sensibile e predisposta alla
creatività artistica comporta qualche problema: difficile sentirsi accolto e
percepito nella propria interezza (con la possibilità di sviluppare persino
sensi di inadeguatezza) se i genitori, nel focalizzare l’attenzione sui propri
investimenti emotivi e pratici, dedicano alla prole fantasie errate, spesso
derivanti da frustrazioni non superate. Eppure è proprio nel non identificarsi
nelle ambizioni della famiglia che ognuno di noi può trovare la propria strada;
anche se maggiori sono le costrizioni subite, in modo proporzionale il
contrapposi farà emerge la forza creativa e liberatoria. A questo proposito se
rileggiamo il De Republica di Platone possiamo dedurre dal mito di Er
quanto la nostra nascita sia predeterminata da una scelta in base alle
possibilità che ci vengono concesse e quanto il “Daimon” che segue il nostro
cammino abbia la sua funzione deterministica. I nostri genitori ci donano il
bagaglio cromosomico, perfettamente adatto a realizzare quello che abbiamo
scelto in base alle possibilità che le nostre esperienze precedenti ci hanno forgiato:
saranno improntate da un comportamento etico o meno e in base a queste linee ci
aiuteranno nella nostra fase evolutiva. Proprio ultimamente, con l’emergere dei
dati sul deep state e gli orrori della cricca capitanata da Jeffrey Epstein c’è
da chiedersi che coraggio abbiano avuto queste anime nello scegliere un karma
così pesante... almeno quanto Giuda Iscariota passato alla storia non proprio
per qualità rifulgenti!
Chi non ha sicuramente avuto
problemi di inserimento nelle dinamiche della propria famiglia è Bill Gates. Risulta
che già nel 1913, Frederick Taylor Gates (1853-1929) creò la Rockefeller Foundation: il
primo strumento in cui, sotto la voce beneficenza (naturalmente esentasse), i
milionari americani attuano ancora oggi la forma di “ingegneria sociale” e di
politica che impongono ai governi. Tale filantropica istituzione nel 1923 finanziò
tre filoni: le cattedre di Medicina (e sappiamo quanto anche oggi la ricerca
sia totalmente in mano alle case farmaceutiche); quelle di Scienze Sociali
(attraverso cui controllare l’opinione pubblica); l’eugenetica, il cui solo
nome mette qualche dubbio sul fatto che siano soltanto i “migliori” ad avere il
diritto di vivere e che ci sia qualcuno che decida la sterilizzazione dei
“peggiori”. Tutto questo già applicato negli Stati Uniti molto prima che la
Germania esprimesse come massimo statista Adolf Hitler, il quale in Mein Kampf, pubblicato nel 1924,
aveva citato con lode tale ideologia.
Proprio su questo argomento il
mito può venirci incontro con il termine di “hybris”, la tracotanza di alcuni
personaggi.
Tantalo,
che osò rubare agli Dei il nettare divino, l’ambrosia (amrita anche in
sanscrito significa nettare dell’immortalità); Prometeo, che portò agli
umani il fuoco; Icaro, che voleva volare con ali costruite da lui stesso; Fetonte,
convinto di saper reggere il carro solare e precipitato nell’Eridano; Aracne,
che osò gareggiare con Atena nell’abilità di tessitrice… tutti personaggi che
hanno sfidato gli dèi, incorrendo nel castigo di Dike, la giustizia, la detentrice
della legge che impone all’umano il riconoscimento di una Essenza al di sopra
di lui, alla quale soggiacere.
Non sarà pronta una punizione
esemplare per coloro che, dichiarando di essere il popolo eletto, l’esercito
più morale al mondo, non riconoscono la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
(1948) e che dopo aver compiuto indisturbati il genocidio a Gaza, si lanciano
in un demenziale attacco all’Iran, ma soprattutto bombardano Beirut proprio
mentre ci sono tentativi di pace in Pakistan? È la Terza guerra mondiale in cui
vogliono trascinarci? Nessuno riesce a fermare questa compagine criminale?
mercoledì 15 aprile 2026
ADDIO A CARLO MONGUZZI
Serata speciale alla nostra presenza quotidiana in piazza Duomo per il popolo
palestinese. Carlo Monguzzi non è più tra noi fisicamente ma c'è con lo
spirito e per ora abbiamo voluto salutarlo così. Quindi alle 18.50 prima
di finire la ns quotidiana presenza, ci siamo sistemati davanti al Duomo con lo
striscione e la scritta "Ciao Carlo" in silenzio con le bandiere al
vento della sua e nostra amata Palestina. Ricordiamo
che era sua la mozione per sospendere il gemellaggio Milano-Tel Aviv.
NON SONO PAZZI, CI CREDONO
DAVVERO
di Alex Hannaford

Purtroppo non li hanno
ancora ricoverati
Come l’esercito di destra religiosa
di Trump si sta preparando all’apocalisse.
“Mentre la
guerra in Iran sfugge pericolosamente di mano, molti nella cerchia ristretta
del presidente degli Stati Uniti la considerano una battaglia predetta dalle
profezie bibliche sulla fine dei tempi. Alex Hannaford intervista esperti di
Washington per scoprire come queste convinzioni estremiste siano ora al centro
del processo decisionale politico statunitense”. Donald Trump ha pubblicato
sulla piattaforma Truth Social un’immagine generata da uno strumento di
intelligenza artificiale in cui lui stesso appare, con una tunica bianca e
rossa, mentre posa la mano sulla fronte di un malato, al letto in ospedale,
circondato da persone che pregano o attendono qualcosa, e sullo sfondo la
bandiera americana, la Statua della Libertà, aerei da caccia, aquile e altre
figure. Si noti che poco dopo il post di cui sopra, Donald Trump ha pubblicato
un lungo post contro papa Leone XIII, accusandolo di sostenere il programma di
acquisizione di armi nucleari dell’Iran, di essersi opposto all’operazione
militare americana in Venezuela a gennaio e di aver incontrato simpatizzanti
dell’ex presidente Barack Obama.

ancora ricoverati

Trump resuscita un morto

«Non voglio un papa che critichi il presidente degli Stati Uniti, perché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una maggioranza schiacciante, ovvero sto riducendo la criminalità a livelli storicamente bassi e sto creando la borsa più importante della storia», ha sottolineato il presidente americano. «Leone deve riprendersi, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico», ha scritto Trump in un post su Truth Social. Nell’inverno del 2024, Donald Trump annunciò la sua scelta di nominare Pete Hegseth, conduttore di Fox News ed ex militare pressoché sconosciuto al di fuori degli Stati Uniti, come suo segretario alla Difesa. Qualche anno prima, Hegseth aveva affermato di essere stato tra i membri della Guardia Nazionale allontanati dal servizio di sicurezza per l’insediamento del presidente Biden a causa di preoccupazioni relative a possibili legami con l’estremismo. Sul bicipite destro, Hegseth ha tatuata la scritta “Deus vult” in caratteri gotici. Originariamente un grido di battaglia della Prima Crociata e di Papa Urbano II nel 1095, questo motto latino, tradotto come “Dio lo vuole”, è stato in seguito riappropriato dagli estremisti ed è ora ampiamente utilizzato da fazioni suprematiste bianche e nazionaliste cristiane radicali come sinonimo di sentimento anti-musulmano. Hegseth ha affermato che i suoi tatuaggi, tra cui una croce, sono semplicemente “simboli cristiani”. L’autore Jeff Sharlet, esperto della destra religiosa americana, colloca personaggi come Hegseth e altre figure legate a Trump nel contesto di una corrente nazionalista cristiana militante che sta rimodellando la politica americana. Si tratta di un movimento che attualmente non manca di figure ideologiche di spicco, molte delle quali gravitano attorno al movimento MAGA.

Seduta spiritica alla Casa Bianca
Nel 2022, l’Istituto di Studi Sociali
e Politici dell’Università di Yale organizzò una conferenza di due giorni per
esplorare il ruolo che il nazionalismo cristiano avrebbe potuto svolgere nelle
elezioni di metà mandato di quell’anno e quanto rappresentasse una minaccia per
la democrazia americana. Il sociologo Philip Gorski affermò che si trattava di
“un termine che anche solo cinque anni prima non si sentiva al di fuori di
un’aula universitaria, ma che, dopo l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio, ha
iniziato a circolare nei notiziari nazionali”. Gorski ha fatto risalire le
origini del nazionalismo cristiano bianco negli Stati Uniti alla fine del
Seicento, periodo in cui i suoi seguaci credevano che l’America fosse stata
fondata da cristiani, i quali avevano modellato le leggi e le istituzioni del
paese sui propri ideali religiosi, per contrastare le minacce percepite da
parte di persone non bianche e non cristiane. Il fenomeno si è manifestato in
periodi in cui i cristiani bianchi si sentivano minacciati da forze esterne, e
questa sensazione è stata amplificata da guerre, flussi migratori elevati o
periodi di instabilità economica. Gorski ha affermato: “Il periodo che stiamo
vivendo ora è una tempesta perfetta. Tutti e tre questi fattori scatenanti sono
presenti”. Due anni dopo, Jeff Sharlet descrisse Hegseth come un nazionalista
cristiano che credeva “assolutamente nell’idea della riunificazione di Israele
come tappa verso il Libro dell’Apocalisse nella Bibbia” e disse: “Vede la
guerra di Israele contro i palestinesi come una profezia biblica e come una
guerra che deve essere sostenuta per il bene della cristianità”. Hegseth è ora
a capo del Dipartimento della Difesa statunitense, che ha ribattezzato
“Dipartimento della Guerra”, ed è il principale artefice dell’Operazione Epic
Fury, il sanguinoso conflitto in corso in Iran. Inoltre, all’inizio di questo
mese, la Military Religious Freedom Foundation ha dichiarato di aver ricevuto
oltre 200 denunce da parte di militari statunitensi secondo cui i comandanti
avrebbero detto alle truppe che il loro dispiegamento in Iran faceva parte del
piano di Dio.


A piede libero
Rachel
Bitecofer, stratega politica democratica che nella sua newsletter The Cycle ha
messo in guardia contro la minaccia autoritaria dell’amministrazione Trump, mi
dice che, sebbene possa sembrare “folle a un pubblico europeo”, crede che
Hegseth “creda di essere stato scelto da Dio per intraprendere una missione
divina che preannunci la seconda venuta di Gesù”. Aggiunge: “Non tutti i
cristiani evangelici sono nazionalisti cristiani bianchi, ma tutti i
nazionalisti cristiani bianchi sono evangelici. E credono nel rapimento,
nell’apocalisse e nella Seconda Venuta”. Anche Jeffrey Sachs, analista di
politiche pubbliche ed ex consigliere senior delle Nazioni Unite, ha lanciato
l’allarme, avvertendo che la spinta ideologica alla base della guerra contro
l’Iran non è più ancorata alla tradizionale arte di governo e che
l’amministrazione sta sacrificando la stabilità globale sull’altare di una
pericolosa teologia apocalittica. Secondo Bitecofer, molti nazionalisti
cristiani sostengono anche la cosiddetta teoria della grande sostituzione, una
cospirazione suprematista bianca che sostiene falsamente l’esistenza di un
complotto globalista deliberato per indebolire il potere politico e il
predominio culturale delle popolazioni bianche attraverso l’immigrazione di
massa di persone non bianche e il calo dei tassi di natalità. Quella che un
tempo era considerata una teoria strampalata e marginale, ora viene presa sul
serio da molti che influenzano le politiche governative.
“Tutti coloro che gravitano intorno
al movimento MAGA condividono l’idea che l’America sia un paese per bianchi e
che il fatto che in futuro non avrà più una popolazione a maggioranza bianca rappresenti
una minaccia esistenziale”, afferma. “Credono che questo fenomeno non solo
debba essere fermato in termini di nuova immigrazione, ma che stia anche
de-naturalizzando le persone. Perché guardano a dati concreti e inconfutabili,
che mostrano bassi tassi di fertilità nei paesi occidentali, e sono in preda a
una sorta di vendetta contro i bianchi”.


Senza parole
Nel 2024, ho
descritto in dettaglio per The Independent come la Nuova
Riforma Apostolica e il suo “Mandato delle Sette Montagne” si fossero spostati dai
margini teologici al centro dell’establishment MAGA. Guidata da figure come il
pastore Lance Wallnau, ha al suo centro una teologia dominionista che postula
che i cristiani siano stati scelti da Dio per rivendicare le vette
dell’influenza sociale, tra cui il governo, i media e l’esercito, al fine di
trasformare l’America in una teocrazia funzionante.
Scelto personalmente da Trump come
segretario alla Difesa, Hegseth ha poi rinominato il ruolo “segretario alla
Guerra” (Pete Hegseth/ Instagram).
Il movimento è parzialmente
finanziato da Ziklag, una rete segreta di donatori, accessibile solo su invito,
ognuno con un patrimonio netto minimo di 25 milioni di dollari, che considerano
la propria ricchezza un’arma da utilizzare per contribuire alla realizzazione
della visione apostolica di Wallnau. Un’inchiesta sul gruppo condotta da
ProPublica ha rivelato una strategia articolata su più fronti, ideata per
assicurare la vittoria ai Repubblicani negli stati in bilico. Ziklag è stata
fondata dall’imprenditore Ken Eldred, il cui libro del 2009, God is At Work, insegna
come convertire le persone al cristianesimo in tutto il mondo attraverso
iniziative imprenditoriali. Operando come ente benefico esente da tasse, Ziklag
riunisce ricchi donatori cristiani per sostenere iniziative volte a plasmare la
cultura e la società in linea con le loro convinzioni religiose. Indagini
condotte da ProPublica e altre testate giornalistiche dimostrano che
l’organizzazione ha esplorato strategie per mobilitare gli elettori attraverso
reti ecclesiastiche, attività di sensibilizzazione su determinate tematiche e
iniziative rivolte alle comunità conservatrici. Tra i suoi finanziatori
figurano famiglie cristiane miliardarie con legami con aziende come Hobby Lobby
e Uline. Sebbene documenti interni mostrino che il gruppo abbia preso in
considerazione l’utilizzo della tecnologia e di messaggi mirati per influenzare
la partecipazione degli elettori e l’affluenza alle urne degli elettori
conservatori, le accuse di aver finanziato direttamente sistemi di intelligenza
artificiale per rimuovere gli elettori dalle liste elettorali non sono mai
state confermate.


Siamo in mano a questi
Secondo
il Global Project Against Hate and Extremism, i legami tra Ziklag e
Project 2025 - il piano di transizione elaborato dalla Heritage Foundation per
fornire una tabella di marcia conservatrice per centralizzare il potere
esecutivo sotto Donald Trump - sono “profondi”. L’organizzazione afferma che i
due hanno “reti di sostenitori e organizzazioni alleate che si sovrappongono”. La
strategia a lungo termine, della durata di “250 anni”, promossa oggi dalla
Heritage Foundation, si presenta come la continuazione generazionale del
Progetto 2025 e sembra concepita per garantire che la rivoluzione trumpiana si
trasformi in una ristrutturazione permanente della vita americana. Questa
strategia prevede di affermare che il matrimonio tra un uomo e una donna sia la
pietra angolare della civiltà, di ricostruire la famiglia nucleare, di
sostituire il sistema di welfare e l’eredità culturale degli anni ’60 con un
modello di governo basato sulla fede e di incoraggiare alti tassi di natalità
come difesa vitale contro il declino demografico e morale, citando l’aumento
delle nascite al di fuori del matrimonio nelle comunità afroamericane come la
causa originaria di questo declino sociale nazionale.
La tabella di marcia afferma
esplicitamente: “Senza famiglie, un Paese… non dispone di un bacino di uomini
forti e coraggiosi in grado di proteggersi dagli aggressori ostili, sia in
patria che all’estero”.
La necessità di un “deposito di
uomini” fornisce il carburante umano per una politica estera che considera
l’intervento militare una necessità biblica. Bitecofer afferma che Pete Hegseth
crede che dobbiamo combattere questa guerra in Medio Oriente. Il predecessore
di Hegseth ricopriva la carica di segretario alla Difesa, e lei insiste:
“Cambiare la carica in segretario alla Guerra è stato un segnale importante.
Non è mai sembrato un gesto di facciata. Non è uno scherzo. È una posizione.
Una posizione interventista. Viviamo in una repubblica costituzionale in
collasso qui negli Stati Uniti”.


MAGAri si suicidassero...
Come ha fatto
notare Jeff Sharlet in una recente intervista al podcast della Interfaith
Alliance Foundation, il nazionalismo cristiano è ormai entrato a far parte
del mainstream. “Il loro uomo è alla Casa Bianca. Non sono loro a essere
clandestini, lo siamo noi”. Anche nelle assemblee legislative statali, il
mandato teologico di riappropriarsi dell’influenza sociale si sta traducendo in
una fredda realtà giuridica che si insinua negli angoli più privati della vita americana. Nel marzo 2026, presso il
parlamento statale del Tennessee, una sottocommissione ha esaminato un disegno
di legge che avrebbe classificato l’aborto come omicidio, esponendo le donne
alla pena di morte. Nessun legislatore ha osato chiedere un’udienza, ma il
Tennessee è solo un fronte di un’offensiva coordinata che coinvolge più stati.
Simili leggi sulla “protezione prenatale” nella Carolina del Sud e le
contestazioni sul riconoscimento della “personalità giuridica” dell’aborto in
Georgia e Louisiana hanno portato alla ribalta la prospettiva dell’esecuzione
capitale come punizione per l’aborto. Sono mosse come queste che stanno
allontanando sempre più le donne che un tempo vedevano nella nuova destra un
rifugio dal progressismo “woke”. Un recente articolo del New York Magazine
descrive una crescente frattura all’interno del movimento, illustrando come
un’ondata di giovani donne conservatrici, un tempo attratte dalla ribellione
anti-woke della nuova destra, stiano ora abbandonando il movimento, rendendosi
conto che il sessismo è diventato il suo nucleo identitario, con alcune figure
di spicco che esigono la sottomissione assoluta delle donne alla leadership. È
una conclusione sconfortante per un movimento che prometteva un ritorno alla
libertà. Il piano venticinquennale della Heritage Foundation, proprio come il
tatuaggio di Hegseth con la scritta “Dio lo vuole”, sembra sempre più una
tabella di marcia per un paese in cui l’unico modo per governare è prepararsi
alla fine del mondo.

























