UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 17 aprile 2026

LO SCONCERTO DELLA POLITICA ESTERA
di Franco Astengo



Non siamo in grado di fornire un'adeguata valutazione su di un punto che appare cruciale nella complessa attualità che stiamo vivendo: su quanto, cioè, nella coalizione di governo fosse radicata la convinzione di poter fare dell'Italia il "ponte" di collegamento tra la destra USA al potere (con le sue caratteristiche peculiari ben distinguibili al di là degli umori di Trump) e un'Unione Europea vieppiù militarizzata e "orbanizzata". Se questa linea fosse stata espressa quale orientamento di fondo dell'amministrazione italiana e non come semplice approccio propagandistico allora la definizione di "Italia priva di politica estera" sarebbe stata ben giustificata. Quel che è certo è che è necessaria una valutazione quanto gli ultimi avvenimenti (guerra all'Iran, posizione di Trump e di Israele, sconfitta di Orban: il tutto in un quadro interno post-referendum di forte difficoltà) potrebbero aver mandato all'aria tutto il castello di carte costruito dalla destra in nome di un recupero sovranista e sul come potrebbe essere orientato il quadro europeo in tutto questo trambusto. Lo sconcerto che sale dall'interno del sistema politico italiano sul tema della politica estera (oggi composta dall'intreccio tra guerra e crisi energetica con prospettive di vero e proprio "arretramento storico" nel sistema delle relazioni internazionali) non riguarda soltanto la destra di governo pro-tempore. In questo contesto che sicuramente è qui analizzato in maniera a dir poco lacunosa e che, invece, avrebbe bisogno di un ampio approfondimento la sinistra italiana è chiamata a riconsiderare lo spazio politico europeo. Lo spazio politico europeo è stato fin qui oggetto di logiche alternative: chi lo ha considerato coincidente con l’UE sposando in toto gli intendimenti maggioritari e chi (sempre confondendo spazio politico europeo e UE) l’ha demonizzato come fonte di totale acquiescenza ai meccanismi capitalistici di finanziarizzazione dell’economia e di conseguenza della guerra.



Nella situazione attuale potrebbero invece servire proposte politiche che individuino l’Europa come “spazio politico”, affidando alla questione della pace la necessaria centralità. Tornano così alla mente concetti che apparivano desueti quali quelli di “neutralità” o di “smilitarizzazione". Non è questa la sede per avanzare proposte immediate al riguardo di una situazione in così repentino sviluppo, ma appare proprio il caso di definire un ritorno alla riflessione su alcune concezioni di teoria politica. Potrebbe essere possibile allora avanzare una proposta di struttura politica europea fondata sulla ripresa di alcune prospettive di carattere costituzionale e al riguardo de ruolo degli organismi elettivi in un disegno di raccordo tra il lavoro dei Parlamenti Nazionali e di quello Europeo. La sinistra potrebbe tentare di muoversi per costituzionalizzare l'autonomia dell'Unione in parallelo con la nascita di uno spazio politico europeo nel quale agire in una dimensione di potestà sovranazionale. Una sovranazionalità che ritorni ad individuare un nesso con concetti come quello di campo smilitarizzato codificato in passato, tra gli altri, da Grozio, Wolff, Vattel e poi ripreso da più parti nel cuore della “guerra fredda”. Una sinistra sovranazionale che recupera la centralità del diritto pubblico europeo come proprio fondamento nel determinare l’indirizzo della propria politica e ritrovare autonomia nella contesa internazionale dominata dalle logiche cui è necessario sottrarsi pena essere travolti da una spirale distruttiva nella ricerca necessaria di una "identità europea".
A sinistra dovrebbe essere aperta una prospettiva della trasformazione sociale a livello sistemico corrispondente però ad una adeguata soggettività politica. Il punto di ripartenza potrebbe essere costituito da un’opposizione alla logica della guerra il cui senso potrebbe essere riassunto nell’indicazione, come già sostenuto in passato, di una “Zimmerwald del XXI secolo”. Un incontro tra forze diverse nel corso del quale porre le questioni fondamentali affrontando anche il tema del deficit di democrazia che affligge la vita politica del Continente.

COMUNICATO DI ELENA BASILE E ANGELO D’ORSI


 


In Europa, la situazione sta degenerando. Il Liberalismo appare superato nell’indifferenza dell’opinione pubblica e dei socialisti europei. L’onorevole Pina Picierno, forte della sua carica di vicepresidente del Parlamento UE, non perde occasione per lanciare strali diffamatori verso i “putiniani” d’Italia, sorretta, all’interno, dal senatore Carlo Calenda, e da qualche radicale e “+europeista”. Tra i bersagli favoriti ci sono un’ambasciatrice e un professore universitario, e tanti giornalisti che criticano nei loro scritti la politica della NATO, come Vauro Senesi giornalista, umorista e vignettista ben conosciuto. Ogni iniziativa culturale viene regolarmente attaccata, specialmente quelle del prof. D’Orsi, non di rado con tentativi di aggressione. È successo recentemente a Milano, a Perugia, a Marzabotto, a Bologna, a Foligno, a Napoli, a Varese.
Il sen. Calenda ha fatto una conferenza stampa per denunciare come atto “indecente” la presentazione del libro di Angelo d’Orsi nella Sala Stampa di Montecitorio, con la partecipazione, accanto all’autore, dell’Ambasciatrice Elena Basile, dell’’on. Stefania Ascari e della giornalista Fiammetta Cucurnia.
L’Ambasciatrice è stata linciata sui giornali più letti, è stata chiamata “addetta della Farnesina” e “funzionario di grado medio basso.
Il gruppo di intellettuali summenzionato ha partecipato recentemente al festival del cinema documentario “Il tempo dei nostri eroi” (Bologna, 11-12 aprile) organizzato dalla rete internazionale RT-Doc, nel quale si sono proiettati docufilm su varie aree di crisi nel mondo, in particolare sul genocidio di Gaza. Un festival promosso, tra gli altri, dal grande regista serbo Emil Kusturiça. Ebbene, l’on. Picierno ha trovato il tempo di indirizzare una lettera aperta alla presidente del Consiglio, per chiedere divieti, censure e sanzioni per i partecipanti. La trasmissione tv “Di Martedì”, in data 14 aprile, ha mandato in onda un servizio di due comici che fanno satira di parte al servizio dei potenti di un partito, che si concludeva con sberleffi all’indirizzo di privati cittadini rei di avere osato guardare documentari di autori belgi, tedeschi, turchi, slovacchi, russi sulla guerra in Ucraina e su Gaza. Come è noto molti politici difendono Israele malgrado le aggressioni e le violazioni del Diritto Internazionale, partecipano a conferenze del Governo saudita i cui rappresentanti sono stati considerati i mandanti del delitto di un giornalista Kasoggi avvenuto nel consolato saudita in Turchia e polemizzano aspramente con il Presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco per avere concesso il padiglione ai russi come agli israeliani. I doppi standard imperversano. Alcuni organi di stampa, vedi “Il Foglio”, rilanciano le accuse della Picierno e chiedono che siano applicate le sanzioni europee a liberi cittadini colpevoli di avere assistito a un festival del cinema.



Ricordiamo che la Commissione Europea, organo esecutivo e non giudiziario, ha bloccato i conti al politologo svizzero Jacques Baud senza processo, limitando duramente la sua libertà di circolazione e ha ricattato economicamente la Biennale. Le banche dei Paesi europei applicano nell’indifferenza delle destre e dei socialisti europei le sanzioni statunitensi a Francesca Albanese. La censura dei media russi decisa dalla Commissione europea è contraria ai nostri principi costituzionali. Se fossimo in guerra con la Russia, essa avrebbe dovuta essere dichiarata dal Presidente della Repubblica dopo una discussione e conseguente decisione parlamentare. I cittadini europei sono liberi, fino a prova contraria, di ascoltare propaganda ucraina, russa, NATO, cinese, statunitense, iraniana e di farsi la propria opinione. La censura è una violenza autoritaria e intimamente fascista. Le libertà di pensiero, di espressione e di stampa sono tutelate dalla Costituzione e dai Trattati europei. Ci appelliamo all’intellettualità libera, a prescindere dagli orientamenti politici dei singoli, perché faccia udire la propria voce di protesta, e si schieri, senza esitazione, dalla parte dello Stato di diritto. Chiediamo ai cittadini, ai politici, agli artisti, agli scrittori, a uomini e donne del cinema e del teatro, ai giornalisti di mobilitarsi per respingere ogni tentativo di silenziare o ostracizzare chi si rifiuta di piegarsi a una narrazione univoca della guerra in Ucraina e delle guerre in Medio Oriente, sulla base non di pregiudizi ideologici, bensì della documentata ricostruzione dei fatti, sorretta dalla gran parte della storiografia e dell’analisi politologica.
Ricordiamo che chi non viene colpito oggi, molto probabilmente lo sarà domani; coloro che provano a ragionare con la propria testa, se cedono ai ricatti e alle pressioni, piegandola oggi, domani la vedranno rotolare in un cesto.
 
[16 aprile 2026]
 

 

MISTICISMO, BLASFEMIA E OLTRAGGIO
di Romano Rinaldi


 

Di parole sull’argomento del fanatismo mistico-religioso di Donald Trump e del suo seguito ne ho già spese in varie occasioni, a partire da poco meno di un anno fa (1; 2; 3) ed anche recentemente (4; 5). È dunque sufficiente richiamare quanto già detto attraverso alcune delle immagini più iconiche e provare a venire a capo di qualche conclusione logica su un aspetto di questa amministrazione americana che appare piuttosto remoto da questa distanza.




L’immagine di Trump vestito da Papa apparve sul suo social poco dopo la morte di Papa Francesco e all’inizio del Conclave che elesse Papa Leone XIV (1). Poi ci fu l’intermezzo con la proposta della ricostruzione di Gaza in forma di “Gaza Riviera” e la statua d’oro dell’ideatore a decorare il viale principale.
Recentemente è apparsa, sul medesimo social, la rivelazione pubblica di una pratica che era finora passata in sordina: il ricevimento nello studio ovale dei rappresentanti delle sette evangeliche più estremiste che notoriamente portano consenso e voti a Trump, per riunioni di preghiera e atti mistici di obbedienza e adulazione (5).
Il fatto è che queste modalità espressive del pensiero, contrariamente a come possano essere lette dall’esterno, non implicano alcuna ironia in chi le ha prodotte e diffuse anzi, sono proprio il prodotto di intime convinzioni e non di allucinazioni come potrebbe apparire a una persona normale.
L’apoteosi è stata raggiunta lunedì 13 Aprile 2026 con un deciso salto di qualità dall’irriverenza alla blasfemia più sfacciata rappresentata dall’immagine di Trump nelle vesti del Messia in persona. Con questa immagine, poi rimossa non si sa bene perché, Trump intendeva dare enfasi al suo attacco al pontificato di Leone XIV con un commento sulla debolezza del Papa nell’affrontare i problemi del tempo affermando di non essere affatto contento, soprattutto per quanto riguarda la politica estera (sic) del Papa.



A seguito di questo scomposto, fuori luogo e sconsiderato attacco al Pontefice, anche la nostra Presidente del Consiglio, pur con colpevole enorme ritardo, si è finalmente accorta dell’enormità in senso negativo dell’indole di questo individuo che sta tenendo tutto il mondo sospeso alle sue più stravaganti e destabilizzanti decisioni e azioni in una scriteriata guerra che sta per sfuggire al controllo di tutti, il suo in primis, dopo averla scatenata.
Personalmente spero vivamente che questo scontro col Pontefice segni il punto di svolta per un inesorabile e rapido declino del trumpismo e tutto ciò che rappresenta. Il delirio di onnipotenza di Trump, supportato nella sua mente (malata o sana, lo dirà la Storia) dall’intima percezione di essere colui che può dispensare vita o morte a chiunque e ciascuno su questa Terra, potendo obliterare civiltà millenarie in una notte, è uno dei principii che muovono le sue parole e azioni. Del resto l’ha dichiarato lui stesso, il suo limite risiede nella sua “morale e nella sua volontà” (sic). Quale possa essere quella morale lo dimostrano le centinaia di foto in cui compare negli “Epstein Files”. Quanto alla volontà, ha dato prova di poterla cambiare alla velocità di un batter d’occhi.




Anche se questo ennesimo colpo di testa potrebbe essere facilmente derubricato come prova della sua instabilità mentale, Donald Trump e la sua cerchia di fedelissimi dovrebbero essere messi di fronte alle loro responsabilità senza attenuanti di sorta. Il mondo civile ha tutto il diritto e gli strumenti per portare questi individui a rispondere delle loro azioni, così come si è verificato a Norimberga in un passato non tanto remoto e per volere dei vincitori dell’ultima Guerra Mondiale, guarda caso, gli Stati Uniti d’America in primis. È ampiamente giunto il momento perché intervenga la Corte Penale Internazionale ad emettere una sentenza nei confronti di Trump per aver scatenato questa insensata guerra contro l’Iran insieme e su consiglio di Netanhyau, il quale peraltro è già stato incriminato dalla medesima Corte per quanto ha fatto (e sta facendo) a Gaza, sempre con l’appoggio incondizionato di Donald Trump.
 
(1) Rinaldi – Odissea – 6 Maggio 2025
https://libertariam.blogspot.com/2025/05/minima-immoralia-di-romano-rinaldi.html?m=1
 
(2) Rinaldi – Odissea – 18 Luglio 2025
https://libertariam.blogspot.com/2025/07/confronti-di-romano-rinaldi-religione.html?m=1
 
(3) Rinaldi – Odissea – 26 Luglio 2025
https://libertariam.blogspot.com/2025/07/come-volevasi-dimostrare-di-romano.html?m=1
 
(4) Rinaldi – Odissea – 12 Gennaio 2026
https://libertariam.blogspot.com/2026/01/il-gangster-di-romano-rinaldi-i-nodi.html
 
(5) Rinaldi – Odissea – 11 Marzo 2026
https://libertariam.blogspot.com/2026/03/fanatismo-integralismo-e-guerra-di.html?m=1

GOBETTI AL CIRCOLO CALDARA



La vita (brevissima) e il pensiero (acutissimo) di Piero Gobetti a 100 anni dalla sua morte. Liberale, rivoluzionario, antifascista, intransigente, curioso e profondo intellettuale, editore di riviste e libri. Dai 16 ai 25 anni - quando morì esule in Francia dopo aver subito le violenze squadriste dei fascisti e aver dovuto abbandonare l’Italia - riuscì, fra i primi e fra i pochi, a mettere perfettamente a fuoco la portata e la pericolosità del fenomeno mussoliniano. 

A MARCONIA



Sabato 18 Aprile, alle ore 18:30, nella sede dell’Associazione Culturale Ce.C.A.M., in Piazza Elettra, a Marconia, sarà presentato il libro Diarium Artis. La musa senza veli di Maria Di Tursi. Dopo i saluti di Antonio De Sensi (Assessore alla cultura del Comune di Pisticci) e Giovanni Di Lena (Presidente del Ce.C.A.M.), Antonietta Di Benedetto (Docente di Lettere) dialogherà con l’Autrice. Da Omero a Shakespeare, da Raffaello a Dalì, da Mozart a Freddie Mercury, passando per Dante, Caravaggio, Byron, Rimbaud, Van Gogh, Picasso, Frida, Camus, Jim Morrison, Kurt Cobain, Franco Battiato… Un diario scritto da una Musa misteriosa, in cui si ripercorrono le vite e le opere di oltre quaranta artisti fino ai giorni nostri. Un romanzo avvincente, una narrazione esplosiva, in cui si intrecciano miti, amori vissuti, racconti di resistenza, fenomeno geologici e teorie cosmologiche. La Storia dell’Arte e dei suoi amanti, come non l’avete mai letta. Un sorprendente viaggio nella natura umana. 

 

BIBLIOTECA OSTINATA
Le ceramiche giapponesi.



    

giovedì 16 aprile 2026

VERSO IL XXV APRILE
di Zaccaria Gallo
 

Ottavio Botecchia

Ottavio Botecchia


II
Un viso affilato dalla fatica di vivere, la pelle bruciata dalle intemperie, la camicia e i calzoni con le toppe: per i francesi, Botescià, come lo chiamavano loro, era diventato un mito della bicicletta. Prima metà degli anni venti, quelli ruggenti, con Picasso a Parigi e, con lui, Josephine Baker, il jazz, il charleston e Gertrud Stein e Festa mobile di Ernest Hemingway. Ma anche gli anni della Marcia su Roma, del delitto Matteotti e dei tanti morti in Italia durante la presa del potere di Mussolini e di Piero Gobetti, che muore proprio a Parigi e dei tanti esuli antifascisti a confrontarsi con le violenze contro di loro, organizzate dai fascisti, seguaci feroci del dittatore italiano, presenti anche al di là dei confini italiani. Lui, Botescià, è Ottavio Botecchia, primo italiano a vincere il Tour de France, per due volte di seguito, povero figlio di un carrettiere veneto, affetto da un travolgente amore per la bicicletta, scampato alla morte sul Carso, alla malaria, al gas, alla prigionia, che fa mille lavori, mette i soldi da parte e si compra la “macchina”: la bicicletta. E impara a pedalare e, quando va al Tour de France, lo fa per vincerlo. Nelle tappe più dure, deve partire alle due del mattino, pedalare per dieci o dodici ore, percorrere molte volte quattrocento chilometri su bici che pesano ventotto chili, senza assistenza tecnica, e lo fa per ben due anni e per due anni è maglia gialla dal primo all’ultimo giorno. Botescià! Il mito di un uomo che nello sport ha trovato il riscatto da una situazione di privazione e povertà. 



Già! Un mito di tutti e per tutti ! Ma, come metterla con quell’altro mito che i fascisti stavano costruendo per il popolo italiano? Con “mascellone” Benito? Questo sconosciuto eroe poteva diventare scomodo, non solo per la sua epica bravura sulle strade dell’Europa, ma anche perché rischiava di far capire a tutti la verità: in Italia, al di là della retorica fascista, persistevano sacche tremende di povertà, non solo al Sud, ma anche al Nord, fra il suo Veneto e il suo Friuli.In quegli anni, Ottavio studia e legge, mostra la sua adesione agli ideali di libertà del socialismo. E dice: “Io non corro per sport, né per gli evviva delle folle. E neppure per i fiori delle belle ragazze e tanto meno per la gloria. Io corro per guadagnare del denaro… corro per la mia famiglia e non temo sofferenze. Corro per la mia famiglia: è povera e farò di tutto il possibile perché non viva in miseria”. Il 3 giugno 1927 un contadino lo rinviene agonizzante su una strada di campagna: in ospedale, a Gemona, nel suo Friuli, riscontreranno diverse fratture craniche e alla clavicola destra. Rimarrà senza mai riprendere conoscenza fino al 15 giugno, giorno della sua morte. Le autorità diranno che l’exitus e le lesioni sono state la conseguenza della caduta nel corso di un allenamento. Ma la perizia medica e il referto parlano di una incompatibilità delle fratture del cranio con una semplice caduta dalla bicicletta, che invece erano più verosimilmente da attribuire a violente bastonature da corpi contundenti. Non furono riscontrate ammaccature o alcuna lesione a carico della bicicletta. 



Non è mai stato ritrovato il verbale redatto dal comandante dei carabinieri di Gemona, che dopo qualche giorno fu trasferito in Sardegna. Stranamente quel giorno 3 giugno, Bottecchia fu lasciato allenarsi da solo, cosa che non era mai accaduto e c’è da ricordare che ai funerali di Ottavio non si presentarono tutti i suoi amici ciclisti, chiaramente intimiditi dalle circostanze dell’evento. E, infine, non si può passare sotto silenzio che anche suo fratello Giovanni, era morto, un mese prima, investito, anche lui, da un’ auto di grossa cilindrata, guidata da un industriale importante della zona, mentre era a bordo della sua bici. Qualcuno si chiede ancora come davvero abbia perduto la vita, ad appena 32 anni, Ottavio Botecchia, detto dai suoi ammiratori francesi, Botescià? Noi che siamo antifascisti, la verità la intuiamo bene, perché di questi eventi è piena la storia italiana di quegli anni, e non smetteremo mai né di cercarla né di dirla. Ad alta voce! Viva la Resistenza. Viva il XXV Aprile!

IDEOLOGIA E POLITICA
di Marcello Campisani 



I
Di fondo, l'entelechia genericamente liberale si sviluppa nella libertà, quella comunitaria nell'uguaglianza. Entrambe secernono patologie politiche di diverso grado. Il liberalismo, accentuando la libertà a scapito della parità, comporta fisiologicamente un continuo stato di belligeranza ed una sistematica rincorsa dei principi giuridici. Tende a degenerare nel liberismo, dove non esistono più le ragioni dell'essere, ma esclusivamente quelle dell'avere. Le due guerre mondiali -specialità tutta occidentale- non hanno insegnato, in proposito, alcunché. Già con la dottrina Monroe, gli U.S.A. si sono attestati nella zona grigia tra liberalismo e liberismo, pretendendo di insegnare all'universo mondo come vivere, fino ad assumersi il compito di esportare, a suon di bombe, la loro presuntiva democrazia. Parafrasando Hegel, che a Jena aveva visto in Napoleone lo spirito del mondo a cavallo, io vedo in Trump la personificazione del liberismo. Se avesse con sé la maggioranza degli statunitensi saremmo addirittura nell'iper-liberismo.
In tal caso la fine della vita sulla terra sarebbe solo questione di tempo.
Come egregiamente ci ha spiegato Gunter Anders, (primo grande amore, ma più profondo e acuto filosofo, di Hannah Harendt) fascismo e nazismo, non rappresentano altro che l'herpes giovanile del liberismo.



Il comunismo, per converso, fonda su una irreprensibile teoria, le cui radici affondano nel pentalogo pitagorico e di poi nella predicazione di Cristo che con Pitagora ha moltissimo in comune. L'insegnamento evangelico, nella sua proiezione laicale, sfocerà, in forme cruente e contraddittorie, nella rivoluzione francese. Verrà di poi, nei suoi cardini essenziali, codificato nel codice napoleonico. Codice che, a fuochi finiti e a guerra perduta, rivoluzionerà comunque l'economia e sconvolgerà, con la sua ventata di giustizia, l'assetto sociale, avendo abolito la legge del maggiorasco e con essa il perpetuarsi del latifondo. Quest'ultimo veniva integralmente ereditato dal figlio primogenito, lasciando ai cadetti l'opzione della carriera militare o di una vita debosciata ed alle sorelle il matrimonio o il convento. La parità dei diritti dei figli legittimi comportò il frazionamento di quella che era da sempre rimasta null'altro che una riserva di caccia, dando luogo alla coltivazione dei terreni suddivisi, rivoluzionando così la primaria fase della catena economica, quella data dai frutti della terra. Napoleone stesso ne andava più orgoglioso che delle sue quaranta battaglie, forse consapevole che solo il diritto e null'altro può salvare il mondo.



La stessa nostra Costituzione è, nei suoi capisaldi, di matrice comunista. L'articolo tre, che ne costituisce il baricentro, è opera di Lelio Basso, giurista di eccelsa caratura morale e culturale e tanto comunista da aver presieduto il PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria). Il comunismo peraltro, malgrado l'ineccepibile teoria, spesso degenera in spietate dittature. In tal caso è simile al nazismo. Stalin ne costituisce l'esempio più eclatante ed abominevole, avendo annientato le libertà e massacrato, a milioni, i suoi stessi cittadini. Lasciò peraltro intonsa la teoria, limitandosi ad aggirarla, tanto che non cancellò, né alterò l'ottima Costituzione sovietica.
Gli bastò dire che la stessa non si applica ai nemici della rivoluzione, mandando così a crepare nei campi di lavoro forzato, i famigerati gulag siberiani, i cittadini ostili o... superflui.
Il comunismo tuttavia, per quanto degenerato, non ha l'analoga esigenza nazi-fascista di inventarsi dei nemici. Soprattutto non esterni. Quelli interni gli possono bastare. La marxiana lotta di classe vive infatti del dualismo hegeliano servo/padrone. Non dispone perciò di un sistema da esportare con la forza e quindi non ha mire espansionistiche. Ogni proletariato deve affrancarsi da sé. Anche per tale ragione, l'attribuire alla Russia di Putin, che è già più vasta di qualche continente, tanto di doversi avvalere di ben 11 fusi orari, non può che essere una menzogna, dettata dalla necessità di disporre sempre di un nemico, dipinto come pericolo imminente, quale elemento indispensabile a trasformare i cittadini in sudditi.



Da simili degenerazioni è sempre rimasto immune il comunismo italiano, casomai aggredito e mai aggressore, e contro cui vennero addirittura organizzate formazioni para-militari segrete, come le tre su cui non mi soffermo, rispettivamente presiedute da Licio Gelli, Francesco Cossiga e Giulio Andreotti, tutte pronte ad intervenire militarmente, agli ordini degli USA, in caso di vittoria elettorale del partito comunista. 
Di fatto, la martellante propaganda destrorsa è riuscita a far identificare il termine comunismo con quello di stalinismo, nell'identica accezione negativa.
Basti ricordare, come l'ex ministro (ahimè della cultura) Gennaro Sangiuliano, richiesto di proclamarsi anti-fascista, sfidò il proprio interlocutore di dichiararsi lui, per primo, anti-comunista, così identificando, nella sua ignoranza, i due ismi. Nella sostanza, comunista italiano equivale a cristiano italiano, avendo analogo fondamento teorico. Vertici comunisti furono infatti personaggi di alta caratura morale, quali l'irreprensibile Enrico Berlinguer e Palmiro Togliatti. Quest'ultimo approvò, pro bono pacis, (e fece male, lo stesso De Gasperi era contrario) quell'obbrobrio giuridico che è l'art.7 , che ha costituzionalizzato i Patti Lateranensi e che, essendo in contrasto con i principi fondamentali, andrebbe da un governo finalmente laico, espunto dalla Carta costituzionale, con la quale è in stridente contraddizione.



Palmiro Togliatti concesse, come primo atto da presidente del Consiglio, l'amnistia ai reati di fascismo, alla fine della guerra. Subì un attentato che stava per provocare, stante il clima politico e la forte indignazione popolare, una guerra civile e si prodigò, dal letto d'ospedale, in tutti i modi, riuscendo a scongiurarla, anche per merito dell'entusiasmo per la bella impresa di Gino Bartali, che in quel giorno vinse prodigiosamente il tour de France.                                       
Recatosi in Russia, dai compagni sovietici, fu tanto poco gradito a Stalin da rischiare la pelle.

 

IL VIZIETTO DEI MILIONARI   
di Chicca Morone
 

Sant’Agostino: “È stato l’orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli; è l’umiltà che rende gli uomini uguali agli angeli”. Chiunque voglia iniziare il percorso di ricerca nell’interiorità e spiritualità umana non ha che addentrarsi nel mondo dei Miti: lì si possono trovare tutte le dinamiche che spingono i comportamenti di uomini e donne, gli uni verso gli altri e ancor di più verso sé stessi. Il “legame” tra l’umano e il divino, che va ben oltre la semplice religione, viene considerato nelle sue mille sfaccettature perché considera la sua origine che dalla natura “viene incontro all’uomo, manifestandosi in tutta la pienezza e dando così una forma alla stessa esperienza umana” come ci racconta Walter Otto ne Il volto degli dèi. Ognuno di noi, a seconda del proprio bagaglio cromosomico, interpreta sul palcoscenico della vita il suo personaggio, che, ovviamente, è auspicabile cambi con il passare degli anni, in funzione di quanto appreso dalle esperienze vissute. Nascere in una famiglia dedita all’acquisizione di beni materiali per un’anima sensibile e predisposta alla creatività artistica comporta qualche problema: difficile sentirsi accolto e percepito nella propria interezza (con la possibilità di sviluppare persino sensi di inadeguatezza) se i genitori, nel focalizzare l’attenzione sui propri investimenti emotivi e pratici, dedicano alla prole fantasie errate, spesso derivanti da frustrazioni non superate. Eppure è proprio nel non identificarsi nelle ambizioni della famiglia che ognuno di noi può trovare la propria strada; anche se maggiori sono le costrizioni subite, in modo proporzionale il contrapposi farà emerge la forza creativa e liberatoria. A questo proposito se rileggiamo il De Republica di Platone possiamo dedurre dal mito di Er quanto la nostra nascita sia predeterminata da una scelta in base alle possibilità che ci vengono concesse e quanto il “Daimon” che segue il nostro cammino abbia la sua funzione deterministica. I nostri genitori ci donano il bagaglio cromosomico, perfettamente adatto a realizzare quello che abbiamo scelto in base alle possibilità che le nostre esperienze precedenti ci hanno forgiato: saranno improntate da un comportamento etico o meno e in base a queste linee ci aiuteranno nella nostra fase evolutiva. Proprio ultimamente, con l’emergere dei dati sul deep state e gli orrori della cricca capitanata da Jeffrey Epstein c’è da chiedersi che coraggio abbiano avuto queste anime nello scegliere un karma così pesante... almeno quanto Giuda Iscariota passato alla storia non proprio per qualità rifulgenti!                             
 


Chi non ha sicuramente avuto problemi di inserimento nelle dinamiche della propria famiglia è Bill Gates. Risulta che già nel 1913, Frederick Taylor Gates (1853-1929) creò la Rockefeller Foundation: il primo strumento in cui, sotto la voce beneficenza (naturalmente esentasse), i milionari americani attuano ancora oggi la forma di “ingegneria sociale” e di politica che impongono ai governi. Tale filantropica istituzione nel 1923 finanziò tre filoni: le cattedre di Medicina (e sappiamo quanto anche oggi la ricerca sia totalmente in mano alle case farmaceutiche); quelle di Scienze Sociali (attraverso cui controllare l’opinione pubblica); l’eugenetica, il cui solo nome mette qualche dubbio sul fatto che siano soltanto i “migliori” ad avere il diritto di vivere e che ci sia qualcuno che decida la sterilizzazione dei “peggiori”. Tutto questo già applicato negli Stati Uniti molto prima che la Germania esprimesse come massimo statista Adolf Hitler, il quale in Mein Kampf, pubblicato nel 1924, aveva citato con lode tale ideologia. 
Proprio su questo argomento il mito può venirci incontro con il termine di “hybris”, la tracotanza di alcuni personaggi.
 


Tantalo, che osò rubare agli Dei il nettare divino, l’ambrosia (amrita anche in sanscrito significa nettare dell’immortalità); Prometeo, che portò agli umani il fuoco; Icaro, che voleva volare con ali costruite da lui stesso; Fetonte, convinto di saper reggere il carro solare e precipitato nell’Eridano; Aracne, che osò gareggiare con Atena nell’abilità di tessitrice… tutti personaggi che hanno sfidato gli dèi, incorrendo nel castigo di Dike, la giustizia, la detentrice della legge che impone all’umano il riconoscimento di una Essenza al di sopra di lui, alla quale soggiacere.
Non sarà pronta una punizione esemplare per coloro che, dichiarando di essere il popolo eletto, l’esercito più morale al mondo, non riconoscono la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) e che dopo aver compiuto indisturbati il genocidio a Gaza, si lanciano in un demenziale attacco all’Iran, ma soprattutto bombardano Beirut proprio mentre ci sono tentativi di pace in Pakistan? È la Terza guerra mondiale in cui vogliono trascinarci? Nessuno riesce a fermare questa compagine criminale?

FORME DI RESISTENZA




mercoledì 15 aprile 2026

ADDIO A CARLO MONGUZZI



Serata speciale alla nostra presenza quotidiana in piazza Duomo per il popolo palestinese. Carlo Monguzzi non è più tra noi fisicamente ma c'è con lo spirito e per ora abbiamo voluto salutarlo così. Quindi alle 18.50 prima di finire la ns quotidiana presenza, ci siamo sistemati davanti al Duomo con lo striscione e la scritta "Ciao Carlo" in silenzio con le bandiere al vento della sua e nostra amata Palestina. Ricordiamo che era sua la mozione per sospendere il gemellaggio Milano-Tel Aviv.

NON SONO PAZZI, CI CREDONO DAVVERO 
di Alex Hannaford  
 

Purtroppo non li hanno
ancora ricoverati

Come l’esercito di destra religiosa di Trump si sta preparando all’apocalisse.
 
Mentre la guerra in Iran sfugge pericolosamente di mano, molti nella cerchia ristretta del presidente degli Stati Uniti la considerano una battaglia predetta dalle profezie bibliche sulla fine dei tempi. Alex Hannaford intervista esperti di Washington per scoprire come queste convinzioni estremiste siano ora al centro del processo decisionale politico statunitense”. Donald Trump ha pubblicato sulla piattaforma Truth Social un’immagine generata da uno strumento di intelligenza artificiale in cui lui stesso appare, con una tunica bianca e rossa, mentre posa la mano sulla fronte di un malato, al letto in ospedale, circondato da persone che pregano o attendono qualcosa, e sullo sfondo la bandiera americana, la Statua della Libertà, aerei da caccia, aquile e altre figure. Si noti che poco dopo il post di cui sopra, Donald Trump ha pubblicato un lungo post contro papa Leone XIII, accusandolo di sostenere il programma di acquisizione di armi nucleari dell’Iran, di essersi opposto all’operazione militare americana in Venezuela a gennaio e di aver incontrato simpatizzanti dell’ex presidente Barack Obama.


Trump resuscita un morto

«Non voglio un papa che critichi il presidente degli Stati Uniti, perché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una maggioranza schiacciante, ovvero sto riducendo la criminalità a livelli storicamente bassi e sto creando la borsa più importante della storia», ha sottolineato il presidente americano. «Leone deve riprendersi, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico», ha scritto Trump in un post su Truth Social. Nell’inverno del 2024, Donald Trump annunciò la sua scelta di nominare Pete Hegseth, conduttore di Fox News ed ex militare pressoché sconosciuto al di fuori degli Stati Uniti, come suo segretario alla Difesa. Qualche anno prima, Hegseth aveva affermato di essere stato tra i membri della Guardia Nazionale allontanati dal servizio di sicurezza per l’insediamento del presidente Biden a causa di preoccupazioni relative a possibili legami con l’estremismo. Sul bicipite destro, Hegseth ha tatuata la scritta “Deus vult” in caratteri gotici. Originariamente un grido di battaglia della Prima Crociata e di Papa Urbano II nel 1095, questo motto latino, tradotto come “Dio lo vuole”, è stato in seguito riappropriato dagli estremisti ed è ora ampiamente utilizzato da fazioni suprematiste bianche e nazionaliste cristiane radicali come sinonimo di sentimento anti-musulmano. Hegseth ha affermato che i suoi tatuaggi, tra cui una croce, sono semplicemente “simboli cristiani”. L’autore Jeff Sharlet, esperto della destra religiosa americana, colloca personaggi come Hegseth e altre figure legate a Trump nel contesto di una corrente nazionalista cristiana militante che sta rimodellando la politica americana. Si tratta di un movimento che attualmente non manca di figure ideologiche di spicco, molte delle quali gravitano attorno al movimento MAGA.


Seduta spiritica alla Casa Bianca

Nel 2022, l’Istituto di Studi Sociali e Politici dell’Università di Yale organizzò una conferenza di due giorni per esplorare il ruolo che il nazionalismo cristiano avrebbe potuto svolgere nelle elezioni di metà mandato di quell’anno e quanto rappresentasse una minaccia per la democrazia americana. Il sociologo Philip Gorski affermò che si trattava di “un termine che anche solo cinque anni prima non si sentiva al di fuori di un’aula universitaria, ma che, dopo l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio, ha iniziato a circolare nei notiziari nazionali”. Gorski ha fatto risalire le origini del nazionalismo cristiano bianco negli Stati Uniti alla fine del Seicento, periodo in cui i suoi seguaci credevano che l’America fosse stata fondata da cristiani, i quali avevano modellato le leggi e le istituzioni del paese sui propri ideali religiosi, per contrastare le minacce percepite da parte di persone non bianche e non cristiane. Il fenomeno si è manifestato in periodi in cui i cristiani bianchi si sentivano minacciati da forze esterne, e questa sensazione è stata amplificata da guerre, flussi migratori elevati o periodi di instabilità economica. Gorski ha affermato: “Il periodo che stiamo vivendo ora è una tempesta perfetta. Tutti e tre questi fattori scatenanti sono presenti”. Due anni dopo, Jeff Sharlet descrisse Hegseth come un nazionalista cristiano che credeva “assolutamente nell’idea della riunificazione di Israele come tappa verso il Libro dell’Apocalisse nella Bibbia” e disse: “Vede la guerra di Israele contro i palestinesi come una profezia biblica e come una guerra che deve essere sostenuta per il bene della cristianità”. Hegseth è ora a capo del Dipartimento della Difesa statunitense, che ha ribattezzato “Dipartimento della Guerra”, ed è il principale artefice dell’Operazione Epic Fury, il sanguinoso conflitto in corso in Iran. Inoltre, all’inizio di questo mese, la Military Religious Freedom Foundation ha dichiarato di aver ricevuto oltre 200 denunce da parte di militari statunitensi secondo cui i comandanti avrebbero detto alle truppe che il loro dispiegamento in Iran faceva parte del piano di Dio.


 
A piede libero

Rachel Bitecofer, stratega politica democratica che nella sua newsletter The Cycle ha messo in guardia contro la minaccia autoritaria dell’amministrazione Trump, mi dice che, sebbene possa sembrare “folle a un pubblico europeo”, crede che Hegseth “creda di essere stato scelto da Dio per intraprendere una missione divina che preannunci la seconda venuta di Gesù”. Aggiunge: “Non tutti i cristiani evangelici sono nazionalisti cristiani bianchi, ma tutti i nazionalisti cristiani bianchi sono evangelici. E credono nel rapimento, nell’apocalisse e nella Seconda Venuta”. Anche Jeffrey Sachs, analista di politiche pubbliche ed ex consigliere senior delle Nazioni Unite, ha lanciato l’allarme, avvertendo che la spinta ideologica alla base della guerra contro l’Iran non è più ancorata alla tradizionale arte di governo e che l’amministrazione sta sacrificando la stabilità globale sull’altare di una pericolosa teologia apocalittica. Secondo Bitecofer, molti nazionalisti cristiani sostengono anche la cosiddetta teoria della grande sostituzione, una cospirazione suprematista bianca che sostiene falsamente l’esistenza di un complotto globalista deliberato per indebolire il potere politico e il predominio culturale delle popolazioni bianche attraverso l’immigrazione di massa di persone non bianche e il calo dei tassi di natalità. Quella che un tempo era considerata una teoria strampalata e marginale, ora viene presa sul serio da molti che influenzano le politiche governative.
“Tutti coloro che gravitano intorno al movimento MAGA condividono l’idea che l’America sia un paese per bianchi e che il fatto che in futuro non avrà più una popolazione a maggioranza bianca rappresenti una minaccia esistenziale”, afferma. “Credono che questo fenomeno non solo debba essere fermato in termini di nuova immigrazione, ma che stia anche de-naturalizzando le persone. Perché guardano a dati concreti e inconfutabili, che mostrano bassi tassi di fertilità nei paesi occidentali, e sono in preda a una sorta di vendetta contro i bianchi”.


Senza parole

Nel 2024, ho descritto in dettaglio per The Independent come la Nuova Riforma Apostolica e il suo “Mandato delle Sette Montagne” si fossero spostati dai margini teologici al centro dell’establishment MAGA. Guidata da figure come il pastore Lance Wallnau, ha al suo centro una teologia dominionista che postula che i cristiani siano stati scelti da Dio per rivendicare le vette dell’influenza sociale, tra cui il governo, i media e l’esercito, al fine di trasformare l’America in una teocrazia funzionante. 
Scelto personalmente da Trump come segretario alla Difesa, Hegseth ha poi rinominato il ruolo “segretario alla Guerra” (Pete Hegseth/ Instagram). 
Il movimento è parzialmente finanziato da Ziklag, una rete segreta di donatori, accessibile solo su invito, ognuno con un patrimonio netto minimo di 25 milioni di dollari, che considerano la propria ricchezza un’arma da utilizzare per contribuire alla realizzazione della visione apostolica di Wallnau. Un’inchiesta sul gruppo condotta da ProPublica ha rivelato una strategia articolata su più fronti, ideata per assicurare la vittoria ai Repubblicani negli stati in bilico. Ziklag è stata fondata dall’imprenditore Ken Eldred, il cui libro del 2009, God is At Work, insegna come convertire le persone al cristianesimo in tutto il mondo attraverso iniziative imprenditoriali. Operando come ente benefico esente da tasse, Ziklag riunisce ricchi donatori cristiani per sostenere iniziative volte a plasmare la cultura e la società in linea con le loro convinzioni religiose. Indagini condotte da ProPublica e altre testate giornalistiche dimostrano che l’organizzazione ha esplorato strategie per mobilitare gli elettori attraverso reti ecclesiastiche, attività di sensibilizzazione su determinate tematiche e iniziative rivolte alle comunità conservatrici. Tra i suoi finanziatori figurano famiglie cristiane miliardarie con legami con aziende come Hobby Lobby e Uline. Sebbene documenti interni mostrino che il gruppo abbia preso in considerazione l’utilizzo della tecnologia e di messaggi mirati per influenzare la partecipazione degli elettori e l’affluenza alle urne degli elettori conservatori, le accuse di aver finanziato direttamente sistemi di intelligenza artificiale per rimuovere gli elettori dalle liste elettorali non sono mai state confermate.


 
Siamo in mano a questi

Secondo il Global Project Against Hate and Extremism, i legami tra Ziklag e Project 2025 - il piano di transizione elaborato dalla Heritage Foundation per fornire una tabella di marcia conservatrice per centralizzare il potere esecutivo sotto Donald Trump - sono “profondi”. L’organizzazione afferma che i due hanno “reti di sostenitori e organizzazioni alleate che si sovrappongono”. La strategia a lungo termine, della durata di “250 anni”, promossa oggi dalla Heritage Foundation, si presenta come la continuazione generazionale del Progetto 2025 e sembra concepita per garantire che la rivoluzione trumpiana si trasformi in una ristrutturazione permanente della vita americana. Questa strategia prevede di affermare che il matrimonio tra un uomo e una donna sia la pietra angolare della civiltà, di ricostruire la famiglia nucleare, di sostituire il sistema di welfare e l’eredità culturale degli anni ’60 con un modello di governo basato sulla fede e di incoraggiare alti tassi di natalità come difesa vitale contro il declino demografico e morale, citando l’aumento delle nascite al di fuori del matrimonio nelle comunità afroamericane come la causa originaria di questo declino sociale nazionale.
La tabella di marcia afferma esplicitamente: “Senza famiglie, un Paese… non dispone di un bacino di uomini forti e coraggiosi in grado di proteggersi dagli aggressori ostili, sia in patria che all’estero”.
La necessità di un “deposito di uomini” fornisce il carburante umano per una politica estera che considera l’intervento militare una necessità biblica. Bitecofer afferma che Pete Hegseth crede che dobbiamo combattere questa guerra in Medio Oriente. Il predecessore di Hegseth ricopriva la carica di segretario alla Difesa, e lei insiste: “Cambiare la carica in segretario alla Guerra è stato un segnale importante. Non è mai sembrato un gesto di facciata. Non è uno scherzo. È una posizione. Una posizione interventista. Viviamo in una repubblica costituzionale in collasso qui negli Stati Uniti”.


 
MAGAri si suicidassero...

Come ha fatto notare Jeff Sharlet in una recente intervista al podcast della Interfaith Alliance Foundation, il nazionalismo cristiano è ormai entrato a far parte del mainstream. “Il loro uomo è alla Casa Bianca. Non sono loro a essere clandestini, lo siamo noi”. Anche nelle assemblee legislative statali, il mandato teologico di riappropriarsi dell’influenza sociale si sta traducendo in una fredda realtà giuridica che si insinua negli angoli più privati ​​
della vita americana. Nel marzo 2026, presso il parlamento statale del Tennessee, una sottocommissione ha esaminato un disegno di legge che avrebbe classificato l’aborto come omicidio, esponendo le donne alla pena di morte. Nessun legislatore ha osato chiedere un’udienza, ma il Tennessee è solo un fronte di un’offensiva coordinata che coinvolge più stati. Simili leggi sulla “protezione prenatale” nella Carolina del Sud e le contestazioni sul riconoscimento della “personalità giuridica” dell’aborto in Georgia e Louisiana hanno portato alla ribalta la prospettiva dell’esecuzione capitale come punizione per l’aborto. Sono mosse come queste che stanno allontanando sempre più le donne che un tempo vedevano nella nuova destra un rifugio dal progressismo “woke”. Un recente articolo del New York Magazine descrive una crescente frattura all’interno del movimento, illustrando come un’ondata di giovani donne conservatrici, un tempo attratte dalla ribellione anti-woke della nuova destra, stiano ora abbandonando il movimento, rendendosi conto che il sessismo è diventato il suo nucleo identitario, con alcune figure di spicco che esigono la sottomissione assoluta delle donne alla leadership. È una conclusione sconfortante per un movimento che prometteva un ritorno alla libertà. Il piano venticinquennale della Heritage Foundation, proprio come il tatuaggio di Hegseth con la scritta “Dio lo vuole”, sembra sempre più una tabella di marcia per un paese in cui l’unico modo per governare è prepararsi alla fine del mondo.

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