TURCHIA. INTERVISTA AI MILITANTI ANARCHICI
DEL DAF
SULLA SITUAZIONE DEL PAESE E SULLA
RESISTENZA A KOBANE

ISTAMBUL. Nel maggio di quest'anno, i ricercatori
di Corporate Watch hanno viaggiato per la Turchia ed il Kurdistan per un lavoro
di inchiesta sulle imprese che forniscono equipaggiamento militare alla polizia
ed all'esercito turchi. Abbiamo incontrato con diversi gruppi impegnati in vari
movimenti e varie campagne. Di seguito la trascrizione dell'intervista con 3
militanti del gruppo anarchico Devrimci Anarsist Faaliyet (DAF, o Azione
Rivoluzionaria Anarchica) a Istanbul nel maggio di quest'anno. Il DAF è
impegnato nella solidarietà con la lotta curda, con la rivoluzione nella Rojava
e contro l'attacco dell'ISIS a Kobane, ed è ugualmente attivo nel contrastare
la repressione dello stato turco e gli abusi delle imprese. Il DAF sta cercando
di costruire un'alternativa al sistema attuale attraverso
l'auto-organizzazione, il mutuo appoggio e le cooperative. L'intervista è stata
fatta durante la campagna elettorale per le elezioni turche e tocca anche la
campagna elettorale dell'HDP, il Partito Democratico del Popolo, filo-curdo.
Subito dopo l'intervista, l'HDP era riuscito a superare la soglia del 10% dei
voti necessaria per entrare nel Parlamento turco. I militanti del DAF -che
preferiscono mantenere l'anonimato- iniziano l'intervista con la storia
dell'anarchismo nella regione. Vorremmo iniziare col mettere in evidenza la
relazione tra la lotta per la libertà alla fine del periodo Ottomano e la lotta
per la libertà del Kurdistan. Nel periodo Ottomano, erano gli anarchici che
organizzavano le lotte operaie nelle principali città: Salonicco, Izmir,
Istanbul e Il Cairo. Per esempio, Malatesta era attivo nell'organizzare le
lotte sindacali al Cairo. Le lotte per la libertà dell'Armenia, della Bulgaria
e della Grecia avevano connessioni con i gruppi anarchici. Alexander Atabekian,
un importante esponente della lotta per la libertà dell'Armenia, era un
anarchico che aveva tradotto e distribuito volantini in armeno. Era amico di
Kropotkin di cui distribuiva i volantini anarchici. Diciamo questo per
sottolineare l'importanza delle lotte per la libertà e per metterle in
relazione con l'importanza del sostegno alla lotta curda.

Corporate Watch:
Cosa ne fu degli anarchici dopo il periodo Ottomano?
DAF: Verso la
fine dell'Impero Ottomano, alla fine del 19° secolo, il Sultano Abdul Hamid II
represse il movimento anarchico turco. Conosceva bene gli anarchici tanto che
riservò loro uno speciale interesse. Fece uccidere o deportare gli anarchici e
costituì per questo scopo una speciale agenzia di intelligence. Gli anarchici
risposero con attentati al palazzo Yildiz Sarayi ed alla Banca Ottomana a
Salonicco. Il tipo di governo dell'Impero Ottomano non ebbe termine però con la
nascita della Repubblica Turca. Messo da parte il fez, il sistema è rimasto lo
stesso.
Nel 1923, all'inizio dello Stato Turco [Kemalista], molti
anarchici ed altri radicali furono costretti ad emigrare oppure furono uccisi.
Il CHP, il partito di Mustafa Kemal, non tollerava nessuna opposizione e ci
furono massacri di Curdi. Dal 1923 al 1980 non c'è stato un consistente
movimento anarchico in Turchia a causa della popolarità dei movimenti
socialisti e della repressione statale.
L'ondata delle rivoluzioni dagli anni '60 agli anni '80
però è giunta fin qui. Sono stati gli anni dei movimenti sociali. In questo
periodo, c'erano movimenti rivoluzionari anti-imperialisti contro la guerra in
Vietnam, organizzazioni giovanili, occupazioni di università e crescenti lotte
operaie. Questi movimenti però erano marxisti-leninisti o maoisti, non c'erano
movimenti anarchici. Nel 1970 ci fu una lunga lotta operaia. Milioni di operai
percorsero centinaia di chilometri da Kocaeli a Istanbul. Le fabbriche vennero
chiuse e tutti gli operai scesero in strada.
CW: C'era una
qualche conoscenza dell'anarchismo in Turchia in quel periodo?
DAF: In quegli
anni vennero tradotti in turco molti libri della sinistra radicale europea, ma
solo 5 libri anarchici vennero tradotti, tre dei quali parlavano di anarchismo
per criticarlo.
Ma durante il periodo Ottomano, c'erano molti articoli
sull'anarchismo sui giornali. Per esempio, uno dei tre editori del giornale
Istirak era anarchico. Il giornale pubblicava saggi di Bakunin, come pure
articoli sull'anarcosindacalismo. La prima rivista anarchica è stata pubblicata
nel 1989. Sono seguite poi molte riviste dedicate all'anarchismo da diversi
punti di vista; post-strutturalismo, ecologismo, ecc. Erano accomunate dal
fatto di essere scritte per una minoranza di intellettuali. Il linguaggio di
queste riviste era molto distante dal popolo. La maggior parte era collegata
col mondo universitario ed accademico. Oppure si trattava di ex-socialisti
influenzati dalla caduta dell'Unione Sovietica, cosa che provocò una grande
delusione per molti socialisti. Ecco perché cominciarono a definirsi anarchici,
ma secondo noi non è corretto avvicinarsi all'anarchismo per criticare il
socialismo. Tra il 2000 ed il 2005 ci fu un tentativo di aggregazione a
Istanbul per parlare di anarchismo e chiedersi : "Cosa possiamo
fare?". A quel tempo c'erano più o meno tra i 50 ed i 100 anarchici in
tutta la Turchia.

CW: Potete
spiegare come è organizzato il DAF?
DAF: Per il1°
Maggio a Istanbul abbiamo messo insieme 500 anarchici. Siamo in contatto con
anarchici di Antalya, Eskisehir, Amed, Ankara e Izmir. Il nostro giornale
Meydan raggiunge tra le 15 e le 20 città. Abbiamo una redazione in Amed, che
distribuisce il giornale in tutto il Kurdistan. Fino ad ora scriviamo in turco,
ma probabilmente un giorno, se ce lo potremo permettere, usciremo anche in
curdo. Inviamo il giornale anche nelle carceri. Abbiamo un compagno in carcere
a Izmir a cui inviamo oltre 15 copie da diffondere tra i detenuti. Alcuni mesi
fa c'è stato un divieto per le pubblicazioni radicali nelle carceri. Abbiamo
partecipato a manifestazioni fuori delle carceri e siamo riusciti a fare
tornare i giornali nelle carceri. Il nostro scopo principale è quello di
organizzare l'anarchismo all'interno della società. Cerchiamo di socializzare
l'anarchismo con le lotte nelle strade. E' questo a cui diamo importanza. Per
quasi 9 anni abbiamo fatto proprio questo.
Sul piano ideologico abbiamo una prospettiva olistica.
Non abbiamo una visione gerarchica delle lotte. Riteniamo che le lotte dei
lavoratori siano importanti, ma non più importanti delle lotte dei Curdi o
delle lotte delle donne o delle lotte ecologiste. Il capitalismo cerca di
dividere queste lotte. Se il nemico ci attacca in modo olistico, allora noi
dobbiamo trovare un approccio olistico.
La parola anarchia ha una pessima reputazione per la
maggior parte delle persone. Richiama un legame con il terrorismo e con le
bombe. Noi vogliamo legittimare l'anarchismo collegandolo alle ragioni per le
lotte contro le imprese e per l'ecologia. A volta cerchiamo di focalizzare i
legami tra lo Stato, le imprese ed i danni ecologici, come fate voi di
Corporate Watch.
Ci piace presentare l'anarchia come una lotta
organizzata. In strada mostriamo alle persone un approccio organizzato all'anarchismo.
Dal 1989 al 2000, l'anarchismo è stato una questione di immagine. Vestirsi di
nero, farsi il piercing o portare i capelli alla mohicana. Questo è ciò che
vedevano le persone. Dopo il 2000, hanno iniziato a vedere gli anarchici come
parte delle lotte delle donne e dei lavoratori. Non ci riferiamo all'anarchismo
europeo per imitarlo. Altri anarchici si sono approcciati all'anarchismo come
imitazione dell'anarchismo europeo o statunitense o come subcultura. Se
vogliamo fare dell'anarchismo un movimento sociale, tutto questo deve cambiare.
I collettivi che sono nel DAF sono: Giovani Anarchici,
Donne Anarchiche, 26A Café, Collettivo ecologista Patika ed Azione Anarchica
Scuole Superiori (LAF). Questi gruppi auto-organizzati lavorano insieme ma
hanno il loro proprio processo decisionale. I Giovani Anarchici creano
connessioni tra i giovani lavoratori, gli studenti universitari e le loro
lotte. Le Donne Anarchiche sono attive sul patriarcato e sulla violenza contro
le donne. Ad esempio, una donna è stata uccisa da un uomo e poi bruciata lo
scorso febbraio. Lo scorso 25 novembre ci sono state grandi manifestazioni
contro la violenza sulle donne. Il LAF critica il modello scolastico e di
istruzione e cerca di socializzare questo approccio all'interno delle scuole
superiori. Si occupa anche di temi ecologici e femministi, tra cui i casi in
cui giovani donne vengono uccise dai loro mariti. Il Collettivo ecologista
PATIKA interviene contro le dighe delle centrali idro-elettriche nella regione
del Mar Nero o ad Hasankey [dove è stata costruita la diga di Ilisu]. A volte
si lotta per impedire che questi progetti vengano realizzati. Il 26A Café è un
gruppo auto-organizzato che si occupa di economia anticapitalista. I Caffè sono
stati aperti nel 2009 a Taksim e nel 2011 a Kadiköy [entrambi si trovano a
Istanbul]. E sono gestiti da volontari. IL loro scopo è quello di costruire un
modello economico nei luoghi in cui vive la gente oppressa. È importante far
vedere alle persone esempi concreti di economia anarchica, senza padroni e
senza finalità capitalistiche. Spieghiamo alle persone perché non vendiamo i
grandi marchi capitalistici come la Coca Cola. Ovviamente i prodotti che
vendiamo hanno un rapporto col capitalismo, ma cose come la Coca Cola sono il
simbolo stesso del capitalismo. Vogliamo passare dal non-consumo alle economie
alternative nei modi di produzione. Un altro gruppo auto-organizzato, PAY-DA -
'Condivisione e solidarietà' - ha dei locali a Kadiköy, che vengono usati per
gli incontri e per stampare il giornale Meydan.
PAY-DA organizza una mensa popolare tre volte al giorno.
E' aperta agli anarchici ed ai compagni.
L'obiettivo di PAY-DA è quello di diventare una
cooperativa, aperta a tutti. Cerchiamo di costruire un accordo che coinvolga
anche i produttori dei villaggi. Puntiamo ad avere collegamenti con questi
produttori per mostrargli un altro modello economico. Cerchiamo di far evolvere
queste relazioni dagli scambi su base monetaria. I produttori sono in
sofferenza a causa della crisi dell'economia capitalista. Siamo ai primi passi
della cooperativa e stiamo cercando produttori con cui lavorare insieme. Tutti
questi progetti sono coerenti con l'ideologia del DAF. Questo modello si rifà
al modello binario malatestiano dell'organizzazione. Queste sono organizzazioni
anarchiche ma a volte persone che non sono anarchiche aderiscono a queste lotte
perché conoscono le lotte ecologiste o le lotte delle donne, e allora alla fine
imparano qualcosa di più sull'anarchismo. Si tratta di un processo evolutivo.
Come DAF stiamo cercando di organizzare le nostre vite. Questo è l'unico modo
con cui possiamo entrare in contatto con il popolo oppresso dal capitalismo.
C'è anche l'Associazione degli Obiettori di Coscienza, che è organizzata con
altri gruppi, non solo anarchici. Il nostro coinvolgimento al suo interno ha a
che fare con la nostra prospettiva sul Kurdistan. Ogni 15 maggio, giornata
dell'obiezione di coscienza, organizziamo un'azione antimilitarista davanti
alle basi militari. In Turchia i militari sono dentro la cultura nazionale. Se
non fai il militare, non troverai un lavoro e nemmeno moglie perché la prima
cosa che ti chiedono è se hai fatto il militare. Se sì, allora sei un uomo. La
gente vede lo Stato come la "Patria". Nel tuo curriculum vitae ti chiedono
di mettere se hai fatto il militare. C'è un detto popolare in Turchia:
"Ogni turco è nato soldato".

CW: È ancora
forte il Kemalismo?
DAF: Il
Kemalismo è ancora forte nelle scuole ma l'AKP ha cambiato qualcosa. L'AKP ha
un nuovo approccio al nazionalismo che richiama l'Impero Ottomano. Enfatizza le
"radici ottomane" della Turchia. Ma Erdogan dice ancora che siamo
"una nazione, uno Stato, una bandiera ed una religione". Si parla
ancora di Mustafa Kemal ma non più come prima. Ora non puoi criticare né
Erdogan né Atatürk [il nome dato a Kemal dai nazionalisti turchi]. La legge
prevede che non puoi criticare Atatürk, mentre una regola non scritta prevede
che non puoi criticare Erdogan. I media si adeguano a queste norme.
CW: Cosa ci
dite della vostra visione sulla lotta per la libertà dei Curdi?
DAF: La lotta
d liberazione curda non è iniziata con la Rojava. Il popolo curdo ha lottato
duramente per centinaia di anni contro l'Impero Ottomano e contro lo Stato
Turco. Fin dall'inizio abbiamo visto l'importanza del Kurdistan per la
propaganda e per la formazione. La nostra visione è collegata alle lotte del
popolo per la libertà. L'idea che il popolo possa creare federazioni senza
nazioni, senza Stati e senza imperi. Lo Stato Turco dice che la questione curda
non è un problema, ma per noi non esiste un problema curdo, bensì una questione
di politiche turche di assimilazione. È ovvio che fin dai primi anni della
repubblica turca l'assimilazione dei Curdi non ha avuto tregua. Lo possiamo
vedere nell'ultimo massacro a Roboski [34 Curdi commercianti transfrontalieri
uccisi dagli F16 turchi il 28 dicembre 2011] durante il "processo di
pace". Lo vediamo nella negazione dell'identità curda o nei massacri a
ripetizione. Nel processo di assimilazione per diventare un turco e nella propaganda
nazionalista. L'AKP [il Partito Giustizia e Sviluppo al potere] dice che hanno
aperto canali TV in curdo, che siamo tutti fratelli e sorelle, ma dall'altra
parte ci sono i massacri come quelli di Roboski. Nel 2006 ci sono state
pressioni governative su Erdogan ad alto livello. Ma Erdogan ha detto che
avrebbe punito tutte le donne ed i bambini che si fossero ribellate alle
politiche turche. Oltre 30 bambini sono stati uccisi dalla polizia e
dall'esercito. Le parole cambiano, ma l'agenda politica no anche se sotto un
nuovo governo. Noi non ci riteniamo Turchi. Noi veniamo da diverse origini
etniche tra cui quella curda. Il nostro impegno nell'obiezione di coscienza sta
dentro questa prospettiva. Vogliamo parlare con la gente per convincerli a non
fare il militare per evitare di uccidere propri fratelli e sorelle. Dopo gli
anni 2000 c'è stato un mutamento ideologico nella lotta per la libertà dei
Curdi. Le organizzazioni curde non si dichiarano più marxiste-leniniste ed
Öcalan ha scritto tanto sul confederalismo democratico. Questo è importante,
tuttavia il nostro approccio col popolo curdo è nelle strade.
CW: Quale è
stata la vostra azione di solidarietà con le persone nella Rojava?
DAF: Nel
luglio 2012 all'inizio della rivoluzione nella Rojava, si diceva che era un
movimento senza Stato. E noi gli siamo stati solidali fin da primo giorno della
rivoluzione. Tre cantoni hanno dichiarato la loro rivoluzione senza Stato. Noi
cerchiamo di osservare e di ottenere più informazioni. Non si tratta di una
rivoluzione anarchica bensì di una rivoluzione sociale dichiarata dal popolo
stesso. La Rojava è un terzo fronte per la Siria contro Assad, l'ISIS ed altri
gruppi islamici. Ma questi non sono i soli gruppi che la rivoluzione deve
affrontare. La repubblica turca dà il suo sostegno all'ISIS attraverso il
confine. Pare che l'agenzia nazionale di intelligence turca dia armi all'ISIS e
ad altri gruppi islamici. Il popolo curdo ha dichiarato la rivoluzione in tali
circostanze. Dopo l'attacco dell'ISIS a Kobane -nel 2014- noi siamo andati a
Suruç. Abbiamo atteso al confine dato che le forze turche attaccavano chi
cercava di passare. Quando qualcuno cercava di passare il confine per o da
Kobane, veniva sparato. Noi siamo stati lì per procurare protezione.
In ottobre, c'è stato un raduno di persone vicino Suruç,
che hanno passato il confine, sotto i gas sparati dai carri armati turchi. Dal
6 all'8 ottobre ci sono state manifestazioni di solidarietà con Kobane n tutta
la Turchia. Kader Ortakya, un socialista turco sostenitore di Kobane, è stato
ucciso mentre cercava di passare il confine. Abbiamo aiutato le persone. Alcuni
passavano il confine da Kobane e non avevano nessun rifugio. Abbiamo
predisposto tende, cibo ed abiti per loro. A volte i soldati venivano nei
villaggi con i lacrimogeni ed i cannoni ad acqua e dovevamo spostarci. Alcuni
hanno attraversato il confine alla ricerca delle loro famiglie e noi li abbiamo
aiutati. Altri sono venuti per passare il confine ed andare a combattere e noi
li abbiamo aiutati. Indossavamo qualcosa che diceva che eravamo del DAF. Le YPG
e le YPJ ['le Unità di Difesa Popolare' della Rojava, le YPJ sono una milizia
di donne] hanno respinto l'ISIS giorno dopo giorno. La collina di Miştenur è
stata molto importante per Kobane. Dopo che questa collina era stata
conquistata dalle YPG e dalle YPJ alcune persone volevano tornare a Kobane.
Quando vi sono tornate hanno trovato le loro case distrutte dall'ISIS. Alcune
case erano state minate ed alcuni sono morti uccisi dalle mine. Queste mine
vanno bonificate, ma da chi e come? La gente ha bisogno di nuove case e di
aiuto. Ci sono state delle riunioni ed abbiamo discusso di come aiutare Kobane.
Ne abbiamo fatta una due settimane fa ad Amed.

CW: Che
posizione avete sulle elezioni?
DAF: Noi non
crediamo nella democrazia parlamentare. Noi crediamo nella democrazia diretta.
Non abbiamo sostenuto l'HDP per le elezioni, ma abbiamo lavorato con loro nelle
strade. Emma Goldman diceva che se le elezioni potessero cambiare qualcosa le
avrebbero già dichiarate illegali. Ci sono brave persone dentro l'HDP che
dicono cose corrette, ma noi riteniamo che il governo non va bene e che il
sistema elettorale è iniquo. In Rojava non la chiamano rivoluziona anarchica,
ma non c'è governo, non c'è Stato e nemmeno gerarchia, per cui noi ci crediamo
e portiamo la nostra solidarietà.
CW: Cosa
potete dirci dell'attentato di Suruç [domanda fatta per email dopo l'intervista
originale]
DAF: Oltre 30
giovani che volevano partecipare alla ricostruzione di Kobane sono stati uccisi
da un attentato dell'ISIS. Questo attentato è stato evidentemente organizzato
dallo Stato Turco. Che non ha fatto nulla pe evitarlo sebbene ne avessero avuto
informativa un mese prima. Inoltre, dopo l'esplosione, lo Stato ha attaccato la
Rojava e compiuto operazioni contro le organizzazioni politiche in Turchia. Ora
ci sono molte operazioni e pressioni politiche sugli anarchici e sui socialisti
come sulle organizzazioni curde. Stanno usando l'attentato come una ragione
tesa a giustificare questa repressione politica sia a livello interno che
internazionale. Abbiamo perso 33 compagni, amici che lottavano per la
rivoluzione della Rojava contro la repressione statale, contro la negazione e
contro la politica dei massacri. Ci sono persone che sono state uccise dallo
Stato, dall'ISIS e da altre forze. Ma la nostra resistenza non si fermerà, la
nostra lotta continuerà, come sempre nella storia.
(Traduzione a cura di
Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)