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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
giovedì 24 settembre 2026
mercoledì 23 settembre 2026
SCRITTE SU MURI E
MARCIAPIEDI
di Angelo Gaccione
Milano è
sommersa di scritte: se ne trovano sui muri dei palazzi, anche palazzi di una
certa importanza e di buona fattura architettonica e che andrebbero protetti e
non sporcati da geroglifici indecifrabili e da scarabocchi di pessimo gusto. Ne
sono piene le serrande dei negozi di intere vie, le facciate delle scuole e
delle università, i cartelli stradali, i bagni di locali pubblici, le fiancate
dei mezzi di trasporto e ogni angolo dove c’è una superficie libera. Non
vengono risparmiati nemmeno i luoghi di culto e di recente persino i
marciapiedi e l’asfalto delle strade.
Al tempo della contestazione si scrivevano sui muri, soprattutto delle università, frasi di protesta che avevano un senso profondo e spesso rivelavano una fervida fantasia creativa. Ne ho fotografate tante nel corso del tempo e diverse le ho pure usate a corredo di articoli, soprattutto contro la guerra.
Durante le manifestazioni se ne scrivono anche ora: il 25 aprile in particolare, ma non tutti le gradiscono sui muri delle proprie case, com’è naturale. Scegliere muri degradati è un conto, imbrattare facciate linde e da poco ristrutturate è un altro. Ripulirle ha un costo che grava sui proprietari o sulle istituzioni pubbliche che impiegano i soldi dei cittadini. Tuttavia ci sono momenti in cui far parlare anche i muri è necessario: per riaffermare la volontà di pace, protestare per le tante morti sul lavoro, per dire basta ai femminicidi o allo spaccio di droga nei quartieri. I “cuori infranti” e gli innamorati, in genere lasciano frasi e messaggi sui muri delle case delle amorose; accanto ai portoni o nei dintorni. Sul pavé e sull’asfalto avevo visto impresso loghi di locali, pubblicità di prodotti, date di qualche evento per lo più musicale.
Di recente mi sono imbattuto in scritte diffuse in varie zone della città e tutte sull’asfalto; ne riporto due fotografate sui marciapiedi nei pressi di casa mia. La prima dice: “Questa città vede l’amore che provo per te”, la seconda: “Dammi un motivo per restare qui con te”. Entrambe hanno la stessa grafia e la stessa firma, questa: @7SoulsDeep.
Si tratta di un poeta e artista di strada americano
che ha scelto questo singolare nome d’arte. Ho appurato che è ha trascorso
alcuni giorni in Italia e ha voluto lasciare la sua impronta anche a Milano. La
traduzione del suo nome è Sette Anime Profonde. Un nome da poeta,
non c’è che dire.
RISTAMPE
Il canzoniere anarchico dalla Comune di Parigi ai
giorni nostri. Orgogliosamente presente anche il direttore di “Odissea” con
alcuni testi.
Il libro: Il canto anarchico in Italia nell’Ottocento e nel
Novecento a cura
di Santo Catanuto e
Franco Schirone, Ed. Zero in Condotta, Milano, Pagine 416, euro 20, è giunto
alla terza edizione. La prima edizione era apparsa nel 2001, la seconda edizione
ampliata nel 2009. La
terza edizione si è resa necessaria a seguito delle numerose richieste. Per chi
già conosce l’opera, e soprattutto per chi viene a conoscerla ora, si tratta di
una pubblicazione di canti che copre un periodo che va dalla Comune di Parigi
(1871) e arriva a tempi a noi più recenti, attraversando eventi e avvenimenti
che hanno fatto la storia d’Italia dal punto di vista di un popolo vessato,
ribelle, proletario, antistatalista ma federalista che anela ad una società basata
sulla solidarietà e l’uguaglianza tra gli individui, all’abbattimento dello
sfruttamento dell’uomo sull’uomo, all’amore verso gli ultimi, alla
socializzazione dei mezzi di produzione, ad una organizzazione sociale senza
governo o Stato, senza servi e senza padroni… Canti che, già soli, narrano le
vicende dell’anarchismo. Canti che spronano gli sfruttati all’organizzazione, a
difendersi e attaccare la prepotenza dei padroni e dell’organizzazione statale,
a combattere contro le guerre e per la diserzione, a opporsi a tutte le
dittature, a costruire isole di antistato e a fare controinformazione sulle
repressioni che periodicamente si sono abbattute sul movimento anarchico:
sempre risorto dalle ceneri che i potenti e i prepotenti di turno hanno tentato
di seppellire. Le canzoni anarchiche hanno sempre affascinato e continuano ad
affascinare, basti leggere i canti di Pietro Gori, antesignano di tutto. Non a
caso sono riprese ancora oggi da innumerevoli cori, da cultori del canto
sociale, da studenti per le loro tesi di laurea, da singoli, fuori e dentro il
movimento specifico, da gruppi musicali, come Les Anarchistes, o i Montelupo -
solo per citarne alcuni -, da gruppi spontanei e singoli musicisti (Alessio
Lega, Marco Rovelli…) i cui repertori hanno attinto molto da questo lavoro
editoriale incrementandolo con nuovi canti, rendendolo sempre più vivo. Oggi
questa mappatura, che può essere fruita da più prospettive (storica, musicale,
sociale…) rivede la luce con una terza edizione che evidenzia chiaramente un
vero successo editoriale delle nostre edizioni.
Per richieste: zic@zeroincondotta.org.
PERUGIA
UNIVERSITÀ PER STRANIERI
Omaggio per Aldo Capitini in occasione della Giornata Internazionale della Pace.
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| La bandiera della prima marcia della pace |
In occasione della Giornata Mondiale della Pace l’Università
per Stranieri ha dedicato un omaggio alla figura di Aldo Capitini, apostolo
della pace e della nonviolenza. Nella foto la bandiera della prima marcia della
pace retta da Giuseppe Moscati presidente della Fondazione Centro Studi Aldo
Capitini, Franco Curto poeta, Elena Ranfa presidente del Consiglio Comunale di
Perugia, Maria Francesca Siciliani attrice e regista teatrale, Lucia Maddoli
consigliera comunale con delega alla Pace.
IN VERSI
di Maraia
Pia Quintavalla

Maria Antonietta Rossi
Opera
Benedetta sia l’unione
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| Maria Antonietta Rossi Opera |
Tra me e lui poiché dissolve
L’onda nera di moscerini che tagliava l’aria
gettando il nero su di noi, il suo vento
benedetto sia il corpo che trascende,
accende e taglia l’aria
in una diagonale pura rende l’amore
una tangibile cosa, una provata
medicina
e coglie rose che non cogliemmo
dal grigio fumo dove non saremo stati,
che dal divieto alla gioia
non abbiamo udito,
dalle nostre orecchie sincere.

Maria Antonietta Rossi
Opera
Amo Parigi
Quell’aria di castello blu intessuto
intorno a nubi nude mobili striate
intorno al fiume,
i mille e mille di palazzi,
le mille di francesi etnie
viaggianti
da che la storia che ci ha generati
segue quel gesto di volontà profonda
di traversare il mio
in infiniti modi avrà ragione oggi,
i tuoi sospiri
e mani che agivano nella tua voce,
di noi due amanti che eravamo,
separati in chilometri - durante l'era digitale
per meglio ricongiungerci
nel fiume della vita
la razza che noi siamo, meticci armeni
di francesi, o castigliani -
il loro volto al nostro che si mescola africano,
avvolto in nubi e che fluisce piano
dal sorriso di un Quicote solitario e chiede,
non vendetta, solamente amore.
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| Maria Antonietta Rossi Opera |
RILETTURE
di Giorgio
Longo

Maria Pia Quintavalla
(foto: Dino Ignani)
Saudade, libro di poesia di Maria
Pia Quintavalla, è uscito nel 2024 da Puntoacapo con prefazione di Giancarlo
Sammito. Già dal titolo si dichiara: una svolta, un passaggio tra saluto e
salutare. È un libro sull’alterità radicale della poesia,
intesa come lingua straniera che continua a tradursi. La saudade qui non è solo nostalgia del
ritorno, ma nostalgia della relazione: con l’altro, con il tutto, con ciò che
di perduto e di futuro è affidato alla lingua. Il libro
si muove in tre tempi. Nel primo, “Casi del mondo, case dell’amore”, l’annuncio
è chiaro: “C’è bisogno degli altri, come di un’illuminazione”. È la salute che
viene dalla fede nell’amore, dall’incarnazione dell’eros in agape. Un movimento
che conosce anche il suo rovescio - la reclusione pandemica, la guerra, l’indemoniata
di Gerasa che non riesce a parlare perché abitata
da una legione. L’unico ponte che ci riunisce passa dalla realtà. Nel
secondo movimento la memoria si fa genealogia e filosofia. Dalla lezione di
Georges Perec e di Hannah Arendt, dall’eco di Estranea e de Le Moradas, emerge una lingua che nasce dal
corpo, corpo che trascende e che “rende l’amore una tangibile cosa”. È una
lingua materna, sacrale, fatta di energia e ombra, che cerca la sua tonalità tra
parlato e scritto. Nell’ultimo tempo irrompe la prosa “La Piantina”, “Dalla
Torretta”, “Ecco un io pianetino” - fino al naufragio di Augusta e ai rifugiati
del nostro Mediterraneo. Come diceva Céline, “in
principio fu il trotto, poi fu il galoppo”: l’emozione danza nel verso e poi ha
bisogno della corsa più liquida della prosa per raccontare gli altri, per farsi
cantastorie. Tra la figlia, figura archetipica e concreta, e l’io
plurale che si dice, tra il quotidiano e il metafisico - “lavava i giorni del
passato nell’acqua del futuro” - Saudade cerca
quella “splendida pace che l’acqua ci ha insegnato”. Una conversione di civiltà
che la poesia, come opera aperta e diario di cammino, può ancora testimoniare.
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| Maria Pia Quintavalla (foto: Dino Ignani) |
martedì 22 settembre 2026
CONTRO IL CAROVITA
I carburanti alle stelle, con essi anche i beni di prima
necessità stanno aumentando in modo incontrollato. Nel frattempo gli stipendi
rimangono fermi. In
mezzo a questa situazione drammatica, il governo servile del nostro paese non
trova di meglio che partecipare attivamente alle operazioni di guerra in medio
oriente ed in Ucraina, sostenere politiche di riarmo e prendere in giro gli
italiani con la favoletta inutile del taglio del bollo auto.
Noi non vogliamo morire poveri, né vogliamo
morire in guerra.
Iniziano con il 23 settembre una serie di
iniziative di lotta che porteranno allo sciopero internazionale dei portuali
del 30 ottobre, per dire no alle guerre, non al riarmo, non ad ogni forma di
coinvolgimento di lavoratrici e lavoratori dentro la detestabile logica di
guerra che sta distruggendo i popoli dell’UE e che sta portando morte e
devastazione in Ucraina, in Libano, in Siria, in Iran e nella martoriata
Palestina.
Per questo il 23 settembre, sotto la sede di
A2A, di recente multata per manipolazione del mercato (leggi speculazione),
bruceremo le bollette e altri oggetti simbolo della speculazione che sta
colpendo le nostre vite.
Vi aspettiamo.
Unione Sindacale di Base
lunedì 21 settembre 2026
RONDINI
di Angelo Gaccione
Questo scritto vuole essere un controcanto
al bellissimo articolo dell’amico Zaccaria Gallo pubblicato ieri, domenica 20
settembre, con lo stesso titolo.
Dove sono state per tutto questo tempo le rondini nella città?
Dove hanno nidificato? Sotto quale grondaia dal momento che non abbiamo visto
un solo nido se qualche volta abbiamo alzato lo sguardo verso i tetti dei
palazzi? No, le grandi metropoli non sono idonee per le rondini, e se non ci
fossero ancora alberi e giardini, non ci metterebbe più piede un solo volatile.
I grattacieli e i palazzi in vetrocemento sono ostili e non hanno appigli per
loro; non possono crearvi un nido e la luce che riverbera tagliente dalle
vetrate le acceca e le ferisce. Qualche volta è capitato che vi si siano
violentemente abbattute su quei vetri; non sapremo mai se per imprudenza,
perché abbagliate o perché decise a suicidarsi volontariamente.
Io sono andato loro incontro qua e là, in zone periferiche
della città dove ancora un campanile isolato accoglie i loro volteggi, e le
case si prestano per comporre in tranquillità il ricamo dei loro bellissimi
nidi. Ora però, mentre settembre comincia a farsi meno mite, oltre lo scalo ferroviario
della via Ripamonti, subito dopo aver scavalcato il ponte, iniziano a vedersi
numerose. Volteggiano ad ampie nuvole richiamandosi, unendosi, compattandosi
fitte per poi sfilacciarsi di nuovo e di nuovo ricomporsi in una coreografia
sempre mutevole, disordinatamente coerente: una bellezza di forme
ineguagliabile da qualsiasi pennello di pittore. Si preparano per il lungo
viaggio che le porterà nei climi caldi, e ritornare da noi in primavera.
Ogni fine estate si danno appuntamento in alcuni luoghi della
metropoli: per ritrovarsi, per contarsi, per serrare le file e aiutarsi, darsi
coraggio nella lunga traversata che le attende. Molte mancheranno all’appello,
come avviene a noi umani, e questo sarà stato il loro ultimo viaggio, insepolte
in terra straniera come chi emigra. Forse queste che ora volteggiano e
disegnano a volte una spirale, a volte un turbine come fosse una tromba d’aria,
a volte il corpo di un gigantesco granchio marino e altra volta un veliero,
stanno facendo per quelle poverette, una danza funebre di commiato prima della
partenza.
Ora lo sfondo del cielo si è arrossato e stanno calando le
ombre; è magnifico osservare i loro volteggi in questo fondale. Sembra impossibile che uno spettacolo come questo possa avvenire in una metropoli; e se non fosse per il traffico
assordante che mi ha oppresso per tutto il tempo del mio incanto, potrei
credere di trovarmi nella mia di città come un tempo lontano. Come quando
mi incantavo alla Casa delle Rondini – così ancora oggi chiamo il Palazzo del
Municipio della mia città – e dove di nidi le rondini ne costruivano lungo
l’intero orizzonte della facciata. Come facevano sotto i tetti delle case del
mio vecchio quartiere; come fanno ancora ogni primavera sotto le grondaie della
casa di mia suocera.
Mai da ragazzo ho osato dirigere la mia fionda contro uno
stormo di rondini in volo. Forse perché il loro gioioso garrire, la loro
anarchica e pacifica esistenza l’ho sentita sin da subito vicina e fraterna. O
forse perché nel mio cuore indomito, si nasconde da sempre una rondine,
destinata a volare libera o morire.
Nota
Alla Casa delle Rondini di Treccani in via Carlo Porta ho
dedicato un capitoletto del libro La mia Milano. Di rondini parlano miei
versi e di rondini parla una delle fiabe del libro L’orologio di mastro
Hanus. Se mi sono opposto alla costruzione del Ponte di Messina dando vita ad un Comitato Nazionale
di “Odissea”; se ho stilato il testo dell’appello che firmammo congiuntamente
io e il mio amico scrittore siciliano Vincenzo Consolo; se raccogliemmo migliaia e migliaia
di firme da ogni dove; se con l’appoggio del compianto amico Giovanni Bianchi (deputato
al Parlamento) una nutrita delegazione del Comitato si recò a Roma per tenere
una conferenza nella Sala della Stampa Estera di Montecitorio; se ci siamo
battuti per sensibilizzare l’opinione pubblica non solo italiana, è per loro
che l’ho fatto. Per le rondini, che da quel ponte avrebbero avuto un danno nel
corso della migrazione.
PAROLA E PAROLE
di Chicca
Morone

Brené Brown
Brené Brown, ricercatrice nell’ambito del
linguaggio e della comunicazione dell’Università di Huston, durante una
conferenza presso la McCombs School of Business dell’Università del Texas, ha messo
in evidenza la tematica della ricerca scientifica contrapposta a quella più
profonda, perché incentrata sulle cause piuttosto che sugli effetti: ricordava
come un suo professore, molto impregnato di “Scienza” insegnasse asserendo “Se
non potete misurarlo, non esiste”.
Sono molte
le persone per le quali la realtà è tale, perché possono vedere solo quello che
decidono di poter vedere, toccare con mano: la realtà è molto diversa anche
perché noi non abbiamo abbastanza informazioni sulle effettive capacità che ha
il nostro cervello non solo con la vista, ma con tutti i nostri sensi.
È noto
che per alcune persone è possibile riconoscere i colori, semplicemente al
tatto. Per cui chi ci dice che, con un ampliamento di tutti i nostri sensi,
ognuno di noi non sia in grado di “vedere” quello che non è “misurabile”?
Il
periodo della guerra di Troia (fatta risalire all’età minoica nella metà del
secondo millennio A. C.) è raccontato nell’Iliade e nell’Odissea: gli eroi
avevano un contatto speciale con le divinità e nulla ci può testimoniare che
non potesse essere così.
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| Brené Brown |
Possiamo
pensare quindi che fossero tutti squilibrati oppure che possedessero realmente
una comunicazione diversa fra i due emisferi cerebrali e che il “sentire le
voci”, “vedere gli dèi” fosse comune fra di loro? È quello che ipotizza Julian
James nel suo saggio Il crollo della mente bilaterale e le origini della
Coscienza.
Sono
esistite le Sibille Cumane, le Pizie, esisteva il tempio di Delfi… ma ancora
prima esistevano dei luoghi dove il contatto con il divino era accessibile a
tutti.
Nello
stesso Giappone esiste un luogo chiamato “Golfo degli Dei”, dove l’immersione nella
natura ci fa sentire così profondamente connessi con la nostra interiorità da
renderci estranei a ciò che accade fuori di noi: succede persino ai meno sensibili
a condizionamenti psicologici.
È
possibile che oggi abbiamo atrofizzato alcune funzioni del nostro cervello
tanto da renderlo impermeabile a qualsiasi forma di percezione che non sia
misurabile, anzi ci permettiamo di definire inesistente il non rilevabile
materialmente?
Apro
Wikipedia alla voce “Medium” e trovo la definizione: “Un medium (dal latino medium, mezzo, strumento) è una persona che sostiene di poter
operare come intermediario tra vita e morte, con supposte entità soprannaturali. (...) Nonostante le numerose ricerche, nessun fenomeno è mai stato riprodotto
in un ambiente controllato; inoltre, alcuni medium su cui si è investigato si
sono rivelati ciarlatani o truffatori”.
Come se
non esistessero truffatori ciarlatani e disonesti in ogni professione,
soprattutto in questi tempi di confusione totale in cui l’Intelligenza
Artificiale ha destabilizzato il rapporto dell’uomo con la profondità del suo
sapere!
Inoltre “misurare”
l’inconscio in cui si trovano le immagini del nostro vissuto, dando prova che
siano esistite, è un’operazione a cui mi piacerebbe assistere.
Scoprire
che la Coscienza esista indipendentemente dall’attività del cervello e si
estenda ben al di là della transizione che chiamiamo morte può essere quel
“lampo” in cui prendiamo coscienza del nostro vero Essere: anche se i San
Tommaso hanno bisogno di “toccare con mano” ciò che è già in loro possesso.
Sarebbe
giusto che ognuno avesse diritto di credere in ciò che può dare sollievo alla propria
interiorità: se è la materia che induce a rassicurare… materia sia!
Certo è
che a un dolore che porta nel buio più profondo è difficile porre rimedio con
la superficie dell’essenza: e qui introduciamo il discorso tanto caro a chi ama
il Giappone e le sue tradizioni con particolare riferimento alla medianità
delle donne chiamate Itako, che vivono nel Nord dell’isola.
Queste
donne, medium che mettono in comunicazione il consultante con l’Oltre, danno una
grande impressione di equilibrio: donne cieche o ipovedenti dalla nascita,
educate al ruolo da ragazzine, vivono in funzione del loro dono. Perché
arrivare a una vera comunicazione con l’inconscio collettivo è un dono, anche
se c’è chi rifiuta tale possibilità.
Non son
molte, queste donne, sia a causa della messa al bando di tale pratica, sia
perché superare le prove a cui vengono sottoposte non è così facile: ho
assistito al racconto di una ragazzina di 13 anni del periodo di formazione! Aveva
trascorso un “tempo infinito” in un’unica stanza, senza alcun contatto con l’esterno,
con la sola presenza della Maestra, la quale al primo accenno di stanchezza, la
risvegliava con trentatré secchiate di acqua gelata. La fatica, non solo fisica,
per ottenere il livello necessario al raggiungimento della facoltà, era davvero
enorme.
Mi aveva
impressionato il malcelato disprezzo che monaci buddisti o shintoisti
riservassero loro; come se queste donne non avessero la possibilità di
comunicare con un’altra dimensione… è un “potere” che non viene riconosciuto
perché fa paura e crea invidia.
Anche in
Giappone ci saranno le Vanna Marchi del caso, ma per una che truffa, quante
sono le persone che sono in grado di confortare chi ha perso un proprio caro e
riesce con la voce (e sottolineo voce) ad acquietare il senso di disperazione
dentro un altro essere umano?
I rituali
di passaggio tra a vita e la morte ci sono sempre stati, dal tibetano Bardo
Todol, al Libro Egiziano dei Morti, ai rituali di Mithra con invocazioni e
intonazioni speciali della laringe. Ascoltare le nenie di queste Itako e i
suoni delle campane tibetane, a cui fanno riferimento sonoro all’inizio del
consulto e che probabilmente portano in trance non solo la medium, rende
sottile il passaggio tra conscio e inconscio dando - insisto - un senso di pace
a chi si rivolge a loro con un risultato sicuramente meno intrusivo di
psicofarmaci e affini. Ho dedotto che chi si avvicina a pratiche del genere ha
bisogno di credere nella vita oltre la vita; è un atto di fede, non razionale e
lo sceglie perché inconsciamente sa che troverà pace, o almeno attenuerà il
senso di disperazione che lo dilania. La Fede è una delle virtù teologali che
determinano il legame tra l’Uno e l’agire morale cristiano, perché la
maggioranza di noi europei è cristiana… anche se Ursula Von der Leyen ha
dichiarato: “L’Unione Europea si fonda sui valori del Talmud” e,
se non bastasse, il tentativo di islamizzazione sia macroscopico. Ognuno di noi,
in cammino verso la meta comune a noi tutti, cerca la soluzione ai propri
problemi, sia fisici sia spirituali: è importante che ci sia la possibilità per
ognuno di noi di scegliere come affrontare il nodo che ci tiene in scacco. La
parola è un’energia viva ed è importante che ci sia l’opportunità di ricevere
la parola giusta al momento giusto: persone alle quali si suppone la medium parlerà
con uguale apertura di cuore, perché davanti al dolore e alla morte siamo tutti
ugualmente vulnerabili.
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