UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 29 settembre 2015

Da ogni parrocchia d'Europa una famiglia d'immigrati
da Francesco cento famiglie


Cari amici,
il Movimento è intervenuto sul comportamento europeo nella questione greca, in particolare su quello italiano, con questo documento, per il quale chiede la vostra collaborazione nell'invio e nella diffusione. Il documento può anche essere fatto proprio o modificato.
Gl'indirizzi:

Vescovo di Roma Jorge Mario Bergoglio, dsm@org.va
Arciv. Pietro Parolin, secretariusstatus@sds.va
Card. Angelo Bagnasco, presidente@chiesacattolica.it
Un saluto fraterno da Arrigo Colombo

Al Vescovo di Roma Jorge Mario Bergoglio
al Segretario di Stato Pietro Parolin
al Card Angelo Bagnasco

Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d'Europa. Un progetto  grandioso. Se solo le parrocchie d'Italia sono già circa 15.000; e con gli altri enti si arriva a circa 20.000. Già solo con tre-quattro persone per famiglia si arriva a 60-80.000 profughi. Con l'Europa Cattolica si può arrivare a 400.000? e perché l'Europa protestante e ortodossa non potrebbe unirsi? trattando con loro? Il progetto è grandioso ma lo scetticismo di vescovi e parroci serpeggia, la stampa ne parla. Forse Bergoglio dovrebbe dare un più forte esempio.
Molti sono rimasti stupiti quando egli ha parlato di due famiglie per le due sue parrocchie.
Due sole famiglie? Se solo si pensa alle 1400 stanze del palazzo Vaticano e a tutti gli altri immobili che la Chiesa possiede a Roma e altrove, di cui si parla.
Questo progetto abbisogna di un grande esempio da parte di Bergoglio e del Vaticano.
Cento famiglie almeno, non meno di cento, Grandioso non solo il progetto e l'invito, grandioso soprattutto l'esempio, potrebbe convincere anche i parroci e i vescovi più scettici, quelli che forse non sentono abbastanza la forza del  grande precetto evangelico, l'unico, l'amore fraterno, che dev'essere tanto più grande e generoso quanto più il fratello è debole, estremamente bisognoso.
Per il Movimento per la società di giustizia e per la speranza
il Responsabile
Arrigo Colombo    
APPENDICE A BALLE COLOSSALI

Palazzo Marino
Con l’aiuto di validi tecnici e volenterosi NOCANAL ho seguito per mesi i lavori al fine di scoprire i particolari di un progetto che, più volte promesso, non è mai stato mostrato in pubblico.
Un… segreto di Stato! Per trovarne il FIL ROUGE ho anche seguito i lavori della VIA D’ACQUA NORD. Da Fametta – frazione di Garbagnate – si stacca, con una “nuova” presa, dal Villoresi per portarne le acque dentro EXPO. Ho così scoperto i 4 canali di diversa grandezza previsti allo scopo. Attualmente i 3 più piccoli (che partono da altri punti del Villoresi) NON SONO USATI e funziona (bene) quello più grande (e posto a EST). Agghindati – senza badare a spese – per l’esposizione, erano TUTTI PREESISTENTI. Tranne l’ultimo tratto. Se non fossero riusciti a finire il più grande (esempio, neve in gennaio) avrebbero sopperito gli altri tre con una portata complessiva solo di poco inferiore. Anche qui non sono mancati sprechi. Si sa, uno spreco per la comunità è un “affare” per un “amico”. E poi, trattandosi di acqua, UNA MANO LAVA L’ALTRA.
 A fronte di un costo previsto per VIA D’ACQUA SUD di 43 milioni e pur con notevole accorciamento strappato dai cittadini MALTAURO HA CHIESTO 35 MILIONI DI SUPPLEMENTO. Giuseppe Sala, laureato alla Bocconi in Economia e commercio, ha dichiarato a Repubblica che nulla riconoscerà loro. Nuova “balla colossale”! Il ritardo sotto la Ferrovia (ALTA VELOCITA’) e quello dietro la centrale termica di Muttoni (persiste da sei mesi e non consente di eliminare le recinzioni) non sono addebitabili a Maltauro ma frutto di carente (e pessima) progettazione da parte di MM.
Una grossa parte Sala sarà costretto a pagarla. E, quando avrà finito di parlare di biglietti con le veliniste, dovrà trovare i bigliettoni mancanti. Ce ne vorranno parecchi! Solo Gianni Barbacetto (Fatto) e Luca Zorloni (Giorno) hanno raccontato i numeri giusti dei visitatori e le modalità di svendita. Dal 31 ottobre la preparazione dei consuntivi sarà molto, molto lunga. I visitatori “normalmente paganti” saranno meno dei due terzi di quelli (24 milioni) inizialmente previsti. E’ un caso se il “nostro” ESIGE di rimanere su “quella” poltrona fino al 31 dicembre? Che voglia sovraintendere (senza vedere, naturalmente) all’equipe dei faccendieri che aggiudicheranno il grasso bottino delle operazioni di smontaggio? Non credo sia addebitabile a Sala il minore incasso rispetto alle “iniziali aspettative”. Queste precedono la sua nomina (MORATTI giugno 2010, conferma di PISAPIA l’anno successivo con appioppo dell’inutile fardello –Luigi Confalonieri) ma gli si possono addebitare le colossali menzogne sul numero degli ingressi (dopo aver girato per parcheggi e ingressi lo scrivo da fine maggio). E la sua vera colpa è NON AVER CONTROLLATO “APPALTI” e “AGGIUDICATORI”.
Una grossa colpa IN VIGILANDO che lo ha costretto recentemente a “CONCORDARE” un prezzo raddoppiato (da 48 a 92 milioni) per il PADIGLIONE ITALIA il cui “facility manager”(dirigente addetto agli aspetti finanziari, tecnici e organizzativi della costruzione) – Andrea Castellotti – proveniva da Tagliabue (partner di Maltauro nella VIA D’ACQUA) su “consiglio” di ACERBO.
Sala non ha mai sospettato che costui fosse un intrallazzatore? Da gennaio 2009 era stato Direttore Generale del Comune. Possibile che non gli fosse giunta qualche “vocina”? O, estasiato, condivideva il panegirico slinguazzante che sul Corriere ne fece Elisabetta Soglio? Andate a rileggerlo: troverete uguali solo in Fede versus “Patron delle Olgettine” e Gianni Riotta (in tv) versus “Ragazzotto toscano”.
La sua affermazione “non concederò aumenti a Maltauro” fa crepare dal ridere. Fanno pena i maggiorenti milanesi e nazionali che lo vogliono “sindaco di Milano”. Vogliono che si trasferisca direttamente da ROVELLO a SAN VITTORE? Per…selezionare gli assessori? Farà almeno quadrare i conti? O dovrà prima chiedere l’aiuto di Tom Cruise? I 500 litri d’acqua al secondo sversati in sei mesi nell’Olona ci costeranno 1,2 milioni e verranno incassati da MISTER VILLORESI. Si potevano usare meglio. 150 riservadoli ai piccoli agricoltori e agli ortisti cui spesso sono stati negati con la scusa che servivano al Expo. Falso, se finiscono nell’Olona senza entrare in Expo.
350 facendoli transitare nella parte sud di Expo dove un incauto progetto ha creato zone stagnanti con conseguenze “immaginabili” su occhi e nasi dei visitatori e da evidenziare per i promotori dei “navigli riaperti e navigabili”. Spero che il successore di Damanera cassi questa follia.

UNA CICLABILE D’ORO
Il 5 luglio Sala ha inaugurato la FAMETTA-EXPO precedendo 800 ciclisti felici. Loro non si sono accorti che 2 km. (su otto) erano un PERCORSO DI FORTUNA (ora divenuto definitivo). L’OPERA NON E’ STATA FINITA come previsto. La larghezza è molto variabile, per 700 metri è di metri 1,2 e per 400 il percorso è comune a quello delle automobili. C’è un punto pericoloso e ben segnalato.
         
MURI PERICOLANTI
Controllori e supervisori che fanno? Giocano a rubamazzette?
I muri cadenti sono quelli pluridecennali di VILLA ARCONATI che per 400 metri costeggiano la ciclabile che, sull’altro lato, ha un canale largo un metro (porta l’acqua al laghetto dei pescatori).
Se un ciclista vede il cartello, cosa dovrebbe fare? Tornare indietro o fare il segno della Croce?
Con tutti i soldi buttati via e quelli risparmiati per il percorso non fatto (dove 500 piante sono state massacrate inutilmente) non potevano sistemare il muro di cinta della villa? In modo che, a Expo finita, il passaggio non fosse più pericoloso per i ciclisti?
 “Oggi è andata bene, ho superato indenne il tratto vicino al laghetto non avendo incontrato le auto dei pescatori, il difficile, arzigogolato e pericoloso attraversamento della via Varesina e sono arrivato alla sospirata Expo. Dove parcheggio la bici? Vedo un vigile: “L’attacchi al guard rail”. E’ il racconto che mi ha fatto un ciclista “vero”. E’ perplesso perché ha appena finito di percorrere una ciclabile che parte da Castellazzo. Davanti a sé ha la vasca di laminazione del Guisa. Cosa faccio adesso -mi ha chiesto- l’attraverso? Di questo lavoro vi riparlerò fra otto giorni.
Il progetto (non è opera di MM) è bislacco e – come già detto – non privo di sprechi. Il maggiore?
La ciclabile passa sopra l’AUTOSTRADA DEI LAGHI con una PASSERELLA METALLICA scatolata come le due (Cascina Merlata e Ferrovia) che consentono di entrare in Expo. Luce libera interna: metri 4. Altezza: metri 3,5. Lunghezza totale: metri 190. Il tratto fra i due piloni di sostegno che fiancheggiano l’autostrada: metri 60. Montarlo sui piloni (in una sola notte) è costato 50.000 euro. Il tratto rettilineo che scorre fra autostrada e la FANTASTICA FORGIATURA VIENNA (si vedono gli enormi forgiati in acciaio che vengono esportati in tutto il mondo) è di 120 metri.
Una SCELTA MOLTO DISPENDIOSA (per una media giornaliera di 60 ciclisti).
Se il vicino passaggio sotto la MAZZO DI RHO-ARESE (lungo 18 metri) e largo metri 2,9 e vari ponticelli sono larghi metri 2,3 (tralascio il tratto da metri 1,2 di cui vi ho narrato) non si poteva contenere la larghezza in metri 2,7 e l’altezza in 3 metri? NO! Perché hanno voluto aggiungere una pedonale da metri 1,5. Riservata al passeggio di 100 pedoni annui!!
Nei giorni 2 e 3 settembre il percorso è stato chiuso per “MANUTENZIONE PASSERELLA”… inaugurata il 5 luglio 2015!!! Li immaginate i costi di manutenzione dei prossimi anni? E quando ci sarà il ghiaccio? E quando Expo sarà finita chi se ne occuperà?
La manutenzione diverrà sempre più costosa e il destino dell’opera è già scritto ora: SARA’ ABBATTUTA. Il tratto verso le ROVINE DI EXPO sarà inaccessibile e COMPLETAMENTE INUTILE.
 Passandoci sopra il 5 luglio, Sala se ne sarà accorto? E si sarà vergognato – almeno un poco – per le 2000 piante del Parco delle Groane ignobilmente massacrate per costruirla? Anch’essa – come il canale – poteva recuperare tratti funzionanti o recuperabili. A pochi metri da quello preesistente, largo 1,2 metri, c’era lo splendido SENTIERO DELLE SETTE CASCATE. Partendo da Fametta arrivava al CANALE SCOLMATORE DI NORD-OVEST. MASSACRATO!
Dalla Varesina verso VILLA ARCONATI c’era una bella CICLOCAMPESTRE – PARCO DELLE GROANE (è ancora appeso il vecchio cartello). Abbattuti 15 alberi d’alto fusto (diametro da 90 a 150 cm), li hanno sostituiti con ben 51 alberelli (diametro 6 o 7 centimetri). Esecuzione della “GIOVETTI” la ditta che ha abbattuto – fra il 3 e il 13 agosto – i 29 sanissimi e non pericolosi OLMI DI MAC MAHON. Vermi, lacchè e bugiardi di zona 8 non solo hanno approvato ma si sono auto complimentati. SENZA PUDORE!
Un IMBECILLE ha scritto a un giornalone: “MILANO DOVREBBE CANDIDARSI A OSPITARE LE OLIMPIADI 2024”. I LADRI temporaneamente finiti in panchina (e non in carcere) grazie a un pesante intervento a piedi uniti -sotto il controllo di ARGO NAPOLETANO-  sentitamente ringraziano e si fregano le mani (pure quelle?), naturalmente senza manette.
ARGO solleva le tre dita e…benedice.
Luigi Caroli 

lunedì 28 settembre 2015

FERMARE LE RUSPE!
Il documento diffuso dal Comitato

PER RIMANERE UMANI
TEATRO PAVONI

La locandina dello spettacolo

bovisateatro ritorna con un nuovo spettacolo

TEATRO DI VIA PAVONI

via Pavoni, 10 Milano
2 e 3 ottobre 2015  ore 20,45

           LA PANNE

di Friedrich Dürrenmatt
regia di Giancarlo Monticelli

Un banale guasto, una panne appunto, costringe Alfredo Traps, rappresentante generale di un'azienda tessile, ad accettare l'ospitalità di un giudice in pensione che lo invita a cena e lo coinvolge in un gioco che durerà tutta la notte: Traps rappresenterà l'imputato  in un processo in cui saranno coinvolti amici e colleghi del giudice anche loro ormai in pensione. Riconosciuto colpevole di aver abilmente organizzato la morte del suo capo per occuparne il posto, sarà condannato a morte….

La panne è un piccolo capolavoro della narrativa novecentesca. Vi aspettiamo.

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MINIMA IMMORALIA
Chi sgobba e chi guarda...


Noto con disappunto che alcune persone tirano la carretta, tanto che sembrano nate per sgobbare e sono spesso vilipese con l'epiteto di sgobboni, vale a dire “sciocchi”,  “semplicioni”, persone di poco conto, che non sanno fare altro che sgobbare.
Di solito i criticoni stanno a guardare con aria di sufficienza se non di superiorità.
Loro le mani non se le sporcano...
L'intelligenza non c'entra, così come non c’entra né la salute, né la necessità. Gli sgobboni fronteggiano i problemi, li risolvono e da ciò trovano ricompensa.  
Ma non basta mai! Tutti chiedono, tacitamente, ma le richieste arrivano comunque al bersaglio come se tutto fosse dovuto, scontato! E se sbagliano piovono rimproveri e giudizi universali.
I criticoni, invece, non muovono un dito, e non ci sono aspettative, ma se per sbaglio, con sussiego e benevolenza, si alzano dallo scranno, gli elogi non si contano.
Agli sgobboni solo doveri e zitti!
Laura Margherita Volante
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domenica 27 settembre 2015

VOGLIONO DECAPITARLO

Alì Mohammed Al-Nimr
Arabia Saudita. Alì Mohammed Al-Nimr sarà decapitato e poi crocifisso in pubblico. Questa è la condanna che in Arabia Saudita è stata inflitta ad un 21enne che nel 2012, quando aveva solo 17 anni, partecipò a una manifestazione contro il governo. Abbiamo poco tempo per salvargli la vita perché la sentenza è stata confermata dalla Corte Suprema saudita e dovrebbe essere eseguita in questi giorni. Chiediamo ai governi di tutto il mondo democratico di mobilitarsi affinché la pena di morte per Alì Mohammed Al-Nimr sia sospesa.
Nel ringraziarvi per la cortese attenzione, vi chiedo di firmare questa petizione e di condividerla sui social network.
Stefano Molini
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CACOCRAZIA: IL TRIONFO DELL’ORRIDO
di Jacopo Gardella

Vi sono tre opere sorte di recente a Milano -per iniziativa e con l'avvallo del Comune e senza opposizione da parte della Sovrintendenza- delle quali si sente il dovere di parlare.
Sono opere che dimostrano la totale perdita di educazione estetica; avviliscono il volto della nostra città; confermano quanto si sia affievolito quel senso della "bellezza urbana" per cui da anni si batte con coraggio ma senza essere ascoltato l'urbanista Marco Romano. Le tre opere non sono simili sotto l'aspetto formale ma sono tutte e tre ugualmente criticabili per la loro disastrosa influenza sul contorno ambientale. Esse sono le seguenti:

EXPO Gate in Piazza Cairoli: tralicci metallici destinati alla vendita di biglietti per l’EXPO    
Biglietteria davanti al Palazzo della Triennale 
Filari di alberi abbattuti lungo la nuova metropolitana M4 in via Lorenteggio   

Expo Gate
▪ EXPO Gate. I due tralicci metallici a forma di piramide verniciati di bianco e collocati di fronte al Castello Sforzesco possono forse essere ritenuti da alcuni non brutti in sé, come aveva già fatto notare l'architetto Italo Lupi in una recente riunione alla Triennale; ma indubbiamente brutta e sbagliata è la loro collocazione. Non basta aver lasciato in vista la Torre del Filarete, inquadrata tra l'uno e l'altro traliccio, per illudersi di avere salvaguardato la veduta del Castello. Ciò che rendeva vivace ed efficace quella veduta era infatti il contrasto fra la lunga e bassa distesa della cinta merlata e la alta e scattante sagoma della Torre.
Poiché il profilo orizzontale delle mura è completamente nascosto dai due ingombranti tralicci si verifica un grave inconveniente: si perde e scompare l'effetto di forte contrasto tra allineamento orizzontale delle mura e figura verticale della Torre. Lo scenario monumentale tanto attentamente studiato dagli urbanisti di fine '800 risulta così interamente vanificato.
Quanti si rammaricavano dell'infelice collocazione dei due tralicci potevano consolarsi al pensiero di vederli rimuovere alla fine dell'EXPO; ma ora una inattesa minaccia si profila e mette a rischio il paesaggio urbano in quel punto vitale della città storica. I due tralicci non verranno rimossi entro il 31 dicembre 2015 come era previsto e dichiarato dalla stessa Triennale; rimarranno utilizzabili ancora per la durata di un anno e saranno lasciati a disposizione dell'Ente Triennale per future manifestazioni. Dopo questo primo anno, c'è da scommetterlo, la loro ingombrante presenza verrà prorogata ulteriormente e Milano avrà perso una della sue vedute più tipiche e spettacolari.  Se davvero persisterà l'infelice proposito di mantenere in piedi i due tralicci si avrà la sfortuna di vedere intromessa nel decoroso ed unitario complesso architettonico di Piazza Castello-Foro Bonaparte-via Dante una incongrua intrusione priva di qualsiasi coerenza con il nobile volto urbano preesistente.

Biglietteria
▪ Biglietteria davanti al Palazzo della Triennale - Mentre i due tralicci della EXPO Gate non sono brutti in sé ma soltanto sbagliati di posizione, il chiosco della biglietteria da poco edificato davanti al Palazzo della Triennale non solo è un banale esempio di architettura ma è anche il risultato di una collocazione assurda ed irrazionale. Posto nel centro del cannocchiale visivo che si apre davanti al Palazzo dell'Arte il chiostro nasconde il monumentale pronao progettato dall'architetto Muzio ed impedisce a chi arriva dal Ponte delle Ferrovie Nord la vista frontale dell'imponente Palazzo rimasta inviolata dal 1933.
All'errore di composizione urbana si aggiunge una insensata organizzazione logistica: chi entra nel Palazzo, ed è abituato da anni a trovare nell'atrio il bancone della biglietteria, viene invitato ad uscire, attraversare il largo viale che corre davanti all'ingresso, entrare nel chiosco sul lato opposto del viale, acquistare il biglietto, uscire ancora all'aperto, attraversare di nuovo il viale, rientrare nell'atrio di ingresso dal quale era stato poco prima allontanato e finalmente iniziare la visita delle sale interne. Ci si più immaginare con che piacere questo assurdo percorso di andata e ritorno viene compiuto nelle giornate di maltempo e viene subito da persone anziane o invalide. Siamo davanti ad un capolavoro di incongruenza organizzativa e ad un'opera goffa e presuntuosa di cui si spera che avvenga  al più presto una rapida e definitiva rimozione.
Gli esempi sopra citati sono errori urbanistici gravi, costosi, inspiegabili: sono una dimostrazione di danaro pubblico usato male; di sensibilità urbanistica carente; di capacità organizzativa nulla.

Alberi in via Lorenteggio
▪ Alberi lungo la nuova linea metropolitana M4 - In tutte le città moderne le linea della ferrovia metropolitana non sempre corrono sotto il sedime stradale, spesso attraversano in sede interrata interi isolati e passano sotto cantine e fondazioni di edifici preesistenti. A volte passano anche sotto l'alveo di fiumi e congiungono zone di città estese sulle due sponde opposte.
Perché non si può agire allo stesso modo anche sotto viale alberati, piazze con giardini, zone urbane coperte di verde? Forse che le radici degli alberi scendono in profondità più dei piani di un cantinato, più dei muri di fondazioni di un palazzo, più del letto di un fiume? Dove è detto che la costruzione di una linea metropolitana obbliga alla distruzione di tutto ciò che si trova al di sopra del suo tracciato?
Si sa che lavorare in superficie è meno costoso di quanto non comporti uno scavo sotterraneo; ma ci si chiede se si deve compromettere la bellezza naturale delle nostre città per un modesto risparmio delle spese complessive. Una buona amministrazione pubblica deve essere capace di valutare con lungimiranza i costi ed i benefici delle operazioni urbanistiche che intende attuare: dico con lungimiranza perché il danno dei filari abbattuti non è di poco conto, non è di breve durata; al contrario si protrae per decenni perché decenni impiega un albero novello a crescere e svilupparsi. Se si fosse risparmiato la spesa di tante recenti e meno recenti opere inutili tutte pagate con danaro pubblico, si potrebbe oggi adottare una politica più assennata ed avere i soldi sufficienti a realizzare lavori più seri e dignitosi a vanto e decoro dell'intera città.
Si sa che le periferie di tutte le città sono brutte, desolate, deprimenti, e Milano non fa accezione. È questo il motivo per il quale noti architetti come Renzo Piano insistono da tempo sulla necessità di presentare un programma di recupero e di rivalutazione delle periferie e propongono interventi di miglioramento e di rigenerazione dei quartieri lontani dal centro città.
La periferia di Milano è priva di architetture decorose, e salvo rare eccezioni non presenta opere monumentali di grande valore storico-artistico. Inoltre non è nata secondo un piano urbanistico chiaro e razionale, se si fa eccezione per l'asse del Sempione e del Castello Sforzesco. Possiede tuttavia una ricchezza incontestabile che è il numero e la dimensione dei viali tracciati lungo la cintura  viaria esterna. Che cosa decide di mettere in atto il Comune di Milano in totale dispregio dei consigli dati da tanti noti urbanisti? Decide di abbattere quei bellissimi viali da cui la città traeva motivo di vanto e di togliere agli abitanti della periferia l'unico elemento di qualità spaziale ed ambientale da cui potevano trarre vantaggio e salute.
Consiglio di percorrere via Lorenteggio devastata dai lavori della nuova metropolitana M4 e di meditare sui brevi tratti di filari arborei ancora non abbattuti : uno spettacolo desolante da cui si misura la imperdonabile gravità del vandalico intervento. I pochi ciuffi di alberi rimasti nel viale oggi stravolto dai lavori ma un tempo interamente alberato, assomigliano ai pochi denti non ancora caduti in una bocca devastata dagli anni ma un tempo giovane ed intatta. Se ci si sposta nella parallela e spaziosa via Giambellino, ancora integra, non aggredita dalle ruspe, interamente alberata, ci si accorge quale ricchezza naturale abbelliva la nostra periferia, e quale tesoro vegetale viene sistematicamente distrutto. Di recente è comparso sul Corriere della Sera (24 Settembre 2015) un addolorato articolo firmato A. Lubrano ed intitolato “albericidio” in cui si piange sullo scempio compiuto dalle motoseghe sulla falcidia di tronchi secolari. Il settimanale "Arcipelago-Milano" nei numeri 30 e 31 del corrente anno 2015 pubblica due eccellenti articoli firmati da E. Breveglieri e P. Chiaramonti, nei quali gli autori censurano severamente la politica urbanistica del Comune di Milano e ne elencano i gravi errori, le ripetere inadempienze, i meschini sotterfugi escogitati per nascondere all'opinione pubblica la sacrilega distruzione del verde pubblico. Ogni cosciente e responsabile cittadino crede suo dovere segnalare al Sindaco gli imperdonabili misfatti che si stanno commettendo; ed auspica, là dove è ancora possibile, che si ponga rimedio agli ulteriori danni di prossima attuazione.
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MORATORIA PER TUTTE LE AUTOSTRADE 
INUTILI E DANNOSE ANCORA DA ESEGUIRE
di Massimo Gatti
Massimo Gatti
Dopo che l’AISCAT (Associazione Italiana Società Concessionaria Autostrade e Trafori) ha fornito i dati sul fallimento economico e trasportistico delle nuove autostrade BREBEMI (Brescia-Bergamo-Milano) e TEM (Melegnano-Agrate), troppi si stracciano le vesti.
Gli esponenti PD, PDL (nelle varie diramazioni), Lega Nord e centristi che si sbracciavano ingloriosamente durante le inaugurazioni del 2014 e del 2015 dovrebbero avere la decenza di tacere.
Restituiamo i meriti non ai “facinorosi”, ma a una moltitudine di persone, associazioni, comitati, partiti e a qualche amministratore pubblico coraggioso che si è battuto per decenni contro le autostrade inutili e dannose e per un modello di sviluppo alternativo, rispettoso dell’agricoltura, dei parchi e del territorio. Personalmente conduco da sempre una battaglia in questa direzione e ricordo bene la storia amministrativa di queste vicende e di come rimasi quasi da solo nel 2005 a sostenere nel Consiglio provinciale di Milano la proposta di sciogliere la società TEM. Io non ho mai cambiato posizione a seconda dei presidenti (Colli, Penati, Podestà) e rivendico questa coerenza che se sostenuta avrebbe salvato il nostro territorio e contrastato il dilagare della corruzione e delle mafie connesso alla impostazione di alcune delle cosiddette “grandi opere”.
Oggi rispetto all’aggressione continua e speculativa del partito del cemento e alle complicità del Governo nazionale e di Regione Lombardia che hanno asservito la Città Metropolitana e troppi enti locali, rimangono pochissime possibilità di mostrare di essere pentiti sulle scelte passate. Per riacquistare un minimo di credibilità occorre: decretare la moratoria immediata di tutti i tratti autostradali non ancora costruiti, sospendere tutte le autorizzazioni concesse dai vertici ministeriali falcidiati dalla Magistratura, dirottare tutte le risorse disponibili per la cura e la salvaguardia del suolo, nonché per il trasporto pubblico, per pendolari e la mobilità alternativa;
bloccare e revocare i cantieri TEM appena aperti in Gessate in spregio alla sicurezza e alla salute pubblica di quella comunità;
intervenire, sospendere e rivalutare la RHO-Monza bloccando il mostro a quattordici corsie in Paderno Dugnano fino all’interramento;
fermarsi al primo tratto della Pedemontana appena concluso e revocare tutto il resto;
archiviare definitivamente la Vigevano-Malpensa in qualsiasi versione proposta, respingendo giochi di prestigio che facciano andare avanti la nuova tangenziale Ovest camuffata per dare il colpo di grazia anche al parco del Ticino;
costringere i signori delle autostrade a ridurre i danni, ripristinando il reticolo irriguo minore, indennizzando subito gli agricoltori che devono investire in campagna, promuovendo una massiccia riforestazione di pianura e ripristinando la manutenzione ordinaria/straordinaria.
Infine noto qualche commento anche erudito sulle compensazioni. Giusto stigmatizzare gli scambi mercantili che hanno monetizzato i guasti, ma non cancelliamo il fatto che tutte le opere di trasporto pubblico e di estensione del ferro e delle metropolitane ipotizzate fuori Milano siano cancellate.
Hanno consumate tutte le risorse e tutta la terra disponibile per le autostrade e se non si blocca subito la parte ancora in itinere delle nuove infrastrutture le istituzioni perdono definitivamente la faccia. Dopo le parole aspettiamo i fatti, ma come sempre non rimarremo con le mani in mano non rassegnandoci ad assistere inermi alla distruzione irreversibile di un territorio prezioso e irripetibile.

*Già Consigliere provinciale di Milano
Lista Civica Un'Altra Provincia
Partito della Rifondazione Comunista
Partito dei Comunisti Italiani
gattialtraprovincia@gmail.com

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Madagascar: difendere la foresta non è un crimine
di Salviamo La Foresta
Armand Marozafy
Armand Marozafy è impegnato nella difesa della foresta in Madagascar, il suo paese. I taglialegna abbattono illegalmente alberi di ebano e palissandro, anche nei parchi nazionali. Una sentenza giudiziaria ha mandato l’ambientalista in prigione, per aver presumibilmente diffamato due commercianti di legname. Chiediamo che venga liberato.

Da anni, un gruppo di commercianti di legname senza scrupoli saccheggiano le foreste in Madagascar, lo riporta l’organizzazione ambientale EIA. Non si fermano nemmeno davanti al Parco nazionale dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. La maggior parte dell’ebano e palissandro vanno in Cina. Un solo metro cubo (m3) vale 22.000 euro. Questo legname serve per produrre mobili di lusso. Il governo del Madagascar ne ha proibito il taglio, il commercio e l’esportazione. Però, nonostante questo, dal 2010 sono arrivati in Cina 25.365 m3 derivanti dal taglio di 200.000 alberi. Funzionari statali e politici locali sono coinvolti in questo proficuo affare, scrive la EIA. Persino il presidente e il suo ministro dell’ambiente avrebbero accettato il denaro dei trafficanti di legname per le loro campagne elettorali. Armand Marozafy è del Madagascar e si mantiene mostrando ai turisti le meraviglie della sua isola. In qualità di presidente dell’organizzazione ambientale COSAP, è impegnato nella difesa delle foreste. Il 27 aprile 2015 è stato condannato a sei mesi si prigione e al pagamento di una multa di 3.800 euro. Il crimine commesso: aver diffamato via email, in qualità di privato, un commerciante di legname.
Secondo ambientalisti e difensori dei diritti umani, il processo è stata una farsa. La sentenza servirebbe a zittire Armand ed altre persone che si impegnano nella difesa dell’ambiente.
Armand ha appellato la sentenza, però è in carcere. Un’alleanza di organizzazioni ambientaliste http://eia-global.org/images/uploads/Free_Forest_FRENCH.pdf esige la sua immediata scarcerazione (in francese). Il governo deve proteggere le foreste dai commercianti di legname.
Firmate la petizione in Rete
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L’Indonesia brucia: per il nostro olio di palma
di Salviamo la foresta

Feri Irawan
“Da settimane le foreste bruciano, una bimba è morta, animali e persone fuggono dal fuoco, gli uccelli cadono dal cielo”. Gli incendiari sono soprattutto le compagnie palmicultrici e del legno. “Il governo deve denunciare i colpevoli e chiudere immediatamente queste aziende”.
 “1.000 ettari di foresta di torbiere sono state bruciate” afferma l’attivista ambientalista Feri Irawan. “Ma siamo ancora in grado di salvare la maggior parte della foresta.”

Un fumo nero oscura il cielo ed impedisce la respirazione. Le autorità del Borneo e di Sumatra lanciano l’allarme. “Intan, la bimba di 9 anni, è svenuta il 15 settembre mentre rientrava a casa dalla scuola ed è morta prima di arrivare all’ospedale”, l’orribile notizia la riferisce Nordin da Kalimantàn Central, in Borneo. “È soffocata per le particelle di fumo, causato dal fuoco, che vengono trasportate ovunque da settimane”. Intan non è l’unica vittima di questi incendi appiccati dalle compagnie palmicultrici, persino nei parchi nazionali e nelle foreste di torbiere.
“Solo per la brama dell’olio di palma”, dice Nordin. “Sempre più olio di palma per i biocombustibili, sempre più piantagioni, sempre più incendi”. In questo momento, solo a Kalimantàan Centrale ci sono almeno trenta compagnie palmicultrici sospettate di aver provocato gli incendi e alcuni dirigenti sono stati arrestati. Gli incendi sono fortemente proibiti in Indonesia. L’ambientalista parla di una catastrofe nazionale che minaccia persone, animali e foreste. Anche il clima mondiale: l’Indonesia è uno dei tre maggiori responsabili di emissioni di CO2 del pianeta.
Da settimane brucia anche Jambi, a Sumatra. Feri Irawan, controparte di Salviamo la Foresta, si espone per scoprire l’origine degli incendi e i possibili colpabili per denunciarli.
“Esigiamo che paghino per i loro crimini non solo i produttori, ma anche le compagnie che trasformano l’olio di palma in prodotti di consumo e in biocombustibile e per la somministrazione finale”, dice Feri Irawan. “Sono responsabili dei violenti incendi.” Tra questi si trovano per esempio Unilever, Nestlè, Henkel e la compagnia statale olandese Neste Oil, il cui biodiesel brucia nei motori delle auto europee.

Per favore, firmate la petizione disponibile in Rete.
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