UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

giovedì 3 novembre 2016

4 Novembre 2016: non festa, ma lutto.
100 anni dopo: basta guerre! Un’altra difesa è possibile.
A Trento gli “Stati Generali della Difesa civile non armata e nonviolenta”



Il Movimento Nonviolento, PeaceLink, il Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo e
l’Associazione Antimafie Rita Atria lanciano per il 4 novembre l'iniziativa "Ogni vittima ha il volto di
Abele", affinché in ogni città si svolgano commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre.
Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le città d'Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze. Affinché il 4 novembre, anniversario della fine dell' "inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinché non ci siano mai più guerre, mai più uccisioni, mai più persecuzioni.
Oltre cento anni dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, mentre è tragicamente in corso la "terza guerra mondiale a pezzi", è ora di dire basta. Per questo sosteniamo la Campagna “Un'altra difesa è possibile” che ha depositato in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta.
Obiettivo della Campagna è quello di organizzare la difesa civile, non armata e nonviolenta – ossia la difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; la preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; la difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni – anziché finanziare cacciabombardieri, sommergibili, portaerei e missioni di guerra, che lasciano il Paese indifeso dalle vere minacce che lo colpiscono e lo rendono invece minaccioso agli occhi del mondo. La Campagna vuole aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia, dando centralità alla Costituzione che “ripudia la guerra” (art. 11), afferma la difesa dei diritti di cittadinanza ed affida ad ogni cittadino il “sacro dovere della difesa della patria” (art. 52).
Il 4 e 5 novembre a Trento i promotori della Campagna “Un’altra difesa è possibile” e il Forum Trentino per la Pace e i diritti umani hanno convocato gli “Stati generali della Difesa civile non armata e nonviolenta”, un primo passo per coordinare e creare un confronto tra i diversi soggetti che già ora agiscono nel settore della difesa civile: le Istituzioni preposte alla Difesa, alla Protezione civile, al Servizio Civile Nazionale, la ricerca sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti, il Terzo Settore e le organizzazioni non governative che lavorano per la pace e il disarmo. Tutti coloro che non potranno essere con noi fisicamente a Trento, si uniscano idealmente in una sorta di staffetta civile tra commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, ribadendo che il 4 novembre è giorno di lutto e non di festa per la partecipazione all’inutile strage della Prima Guerra Mondiale. Ovunque sia possibile, in ogni piazza d’Italia. Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente. Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire. Ed occorre che si svolgano nel modo più austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio. Ovviamente prima e dopo è possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perché le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perché convocano ogni persona di retto sentire e di volontà buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo
opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise.
Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignità e difendere i diritti di tutti gli esseri umani. Per informazioni sulla Campagna “Un'altra difesa è possibile” vai al sito www.difesacivilenonviolenta.org
Segreteria della Campagna c/o il Movimento Nonviolento
A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa. Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni. Per la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani. Ogni vittima ha il volto di Abele. Solo la nonviolenza può salvare l'umanità
Movimento Nonviolento
per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax 0458009803
e-mail:an@nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it
PeaceLink
per contatti: e-mail: info@peacelink.it, sito: www.peacelink.it
Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo
per contatti: e-mail: nbawac@tin.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Associazione Antimafie Rita Atria
per contatti: e-mail: abruzzo@ritaatria.it, sito: www.ritaatria.it
[Mao Volpiana]

***
San Martino di Tours


LA VERGOGNOSA DECISIONE
DEL GOVERNO RENZI




Un giorno storico all’ONU per il disarmo atomico.
Sì alla messa al bando delle armi nucleari nel 2017.  

New York. Il 27 ottobre 2016, al Palazzo di Vetro è passata la risoluzione presentata dal Messico (co-sponsor per la redazione l'Austria, Brasile, Irlanda, la Nigeria e il Sud Africa) e da altri 57 Paesi per il bando delle armi nucleari con una Conferenza ONU da tenere nel 2017. È un giorno storico per tutta l’Umanità che desta sincero stupore, oltre che gioia, negli attivisti per la pace (e per il diritto di tutti alla sopravvivenza della nostra specie e dell’ecosistema): fino a qualche anno fa, prima che prendesse il via, con Oslo nel 2013, il “percorso umanitario”, poi proseguito con Nayarit (marzo 2014) e Vienna (dicembre 2014), un risultato del genere sarebbe stato inimmaginabile, nel contesto dei negoziati internazionali prigionieri del quadro bloccato del TNP.
Ma questo sogno si è realmente realizzato alla Prima Commissione, riunita nell’Aula 4: hanno votato per il Sì 123 Stati, per il No 38, e si sono astenuti in 16. Va precisato il non peso dei voti di astensione ai fini del quorum necessario dei 2/3 per la validità giuridica della decisione.
La risoluzione approvata (per il testo andare alla URL: http://reachingcriticalwill.org/images/documents/Disarmamentfora/1com/1com16/resolutions/L41.pdf) istituisce una conferenza delle Nazioni Unite a partire dal marzo del prossimo anno, aperta a tutti gli Stati membri, con il compito preciso  di negoziare uno "strumento giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti verso la loro eliminazione totale". I negoziati, da tenersi a New York, continueranno nel mese di giugno e luglio. Il voto delle Nazioni Unite è arrivato poche ore dopo che il Parlamento europeo ha adottato la propria risoluzione su questo medesimo tema - 415 a favore e 124 contro, con 74 astensioni - invitando gli Stati membri dell'Unione europea a "partecipare in modo costruttivo" nei negoziati del prossimo anno. Gli arsenali nucleari nel mondo contengono ancora circa 16.000 testate, in possesso soprattutto di due nazioni: gli Stati Uniti e la Russia. Sette altre nazioni possiedono È notevole stavolta che le nove nazioni con armi nucleari si sono divise nel voto: sei hanno votato contro ma Cina, India e Pakistan si sono astenute. Molti dei loro alleati, compresi quelli in Europa che ospitano armi nucleari sul loro territorio come parte di un accordo NATO, si sono accodati come è ormai loro costume. 




Per quanto riguarda l’Italia, essa non ha fatto eccezione tra i Paesi cosiddetti “ombrello”: non si è astenuta, come l’Olanda (come pure la Svizzera e la Finlandia), ha votato proprio contro! Ma le nazioni dell'Africa, America Latina, Caraibi, Sud-Est asiatico e del Pacifico hanno votato a grande maggioranza a favore della risoluzione, e si apprestano ad essere protagoniste in occasione della conferenza di negoziazione a New York il prossimo anno. Per quanto riguarda i voti, la lista completa si trova al link : http://www.ican.org/campaign-news/live updates-from-the-first-committee-of-the-un-general-assembly/
In Italia, sollecitati da Rete Italiana Disarmo e dai Disarmisti Esigenti (Campagna OSM-DPN, Energia Felice, Armes Nucléaires Stop, WILPF Italia, Peacelink, Accademia Kronos, Pressenza e altri) al Parlamento sono state presentate due mozioni per sostenere il bando delle armi nucleari.
Alla Camera una mozione con prima firmataria Donatella Duranti. Altri firmatari: Scotto, Marcon, Carlo Galli, Piras, Ricciatti, Costantino, Franco Bordo, Placido, Sannicandro, Pannarale, Airaudo
Al Senato una mozione con primo firmatario Roberto Cotti. Altri sottoscrittori: Airola, Blundo, Cappelletti, Girotto, Nugnes, Puglia, Sscibona, Barozzino, Bocchino, Cervellini, De Cristofaro, De Petris, Mineo, Petraglia.




I disarmisti esigenti si sono accordati con la Senatrice Loredana De Petris ed hanno ottenuto, su sua iniziativa, la sala Nassirya al senato il 3 novembre alle ore 14.00 per una conferenza stampa. La conferenza stampa sarà introdotta da Antonia Sani di WILPF Italia e conclusa da Alfonso Navarra, obiettore di coscienza alle spese militari e nucleari. Interverranno rappresentanti delle associazioni promotrici dei “disarmisti esigenti”, esponenti delle associazioni sostenitrici della campagna per il bando giuridico internazionale delle armi nucleari e alcuni parlamentari che hanno presentato le mozioni citate. Un problema urgente che sarà affrontato è quello della mobilitazione per influenzare già il voto di dicembre (l’Assemblea generale dell’ONU deve confermare quanto è uscito dalla Prima Commissione Disarmo) e soprattutto per ottenere una svolta diplomatica dell’Italia. I disarmisti esigenti insisteranno nel sottolineare, stimolando un ecopacifismo alquanto “dormiente” nel nostro Paese, che certi risultati non sono frutto di gruppi che guardano al loro ombelico muovendosi sulla semplice reazione (anche se spesso sacrosanta) a ciò che li colpisce direttamente sul territorio, bensì di un movimento mondiale organizzato della società civile che ha saputo stimolare e sostenere una “disobbedienza” degli Stati non nucleari alle potenze nucleari finalmente decisa ad andare fino in fondo. Un Trattato che vieta le armi nucleari servirebbe a colmare il "vuoto giuridico" attualmente esistente in materia di armi nucleari, come riconosciuto e sottolineato da alcuni anni dalla Iniziativa Umanitaria (Humanitarian Pledge http://www.icanw.org/pledge/) promossa da diverse organizzazioni internazionali. Una grave anomalia: quelle nucleari sono le uniche armi di distruzione di massa non ancora vietate dal diritto internazionale in modo globale e universale.



Le armi chimiche, armi biologiche, mine antiuomo e bombe a grappolo sono tutti armamenti espressamente proibiti attraverso Convenzioni internazionali. La maggior parte delle Nazioni concorda con il fatto che la proibizione delle armi nucleari sia oggi l'unico piano di azione adeguato alla luce delle conseguenze umanitarie catastrofiche del loro uso.
Ma noi “disarmisti esigenti” siamo andati oltre questa considerazione ispirando l’approvazione della “mozione Zaratti” alla Camera dei deputati perché riteniamo sia da condannare lo stesso possesso delle “armi” nucleari (in realtà “ordigni” che provocano cataclismi) come implicita minaccia d’uso: il disarmo nucleare non va considerata una semplice necessità ma un diritto perché l’autodifesa degli Stati non può mettere a rischio la sopravvivenza dell’Umanità. La vicenda di Stanislav Petrov il 26 settembre 1983 (il falso allarme di attacco nucleare cui l’ex colonnello sovietico decise di non dare seguito) dimostra che la possibilità della guerra nucleare non intenzionale è concretissima e che la “deterrenza” non può essere ammessa come concetto perché, nel caso di ordigni nucleari,  è garanzia di distruzione ed autodistruzione…
Info. alfiononuke@gmail.com  cell. 340-0736871
Antonia.sani@alice.it  cell. 349-7865685
A PROPOSITO DELLO SCRITTO DI PAPI
SGUARDI PRESBITI (O MIOPI)
di Chiara Pasetti

Fulvio Papi a si. con Gian Carlo Ferretti
alla Casa della Cultura di Milano (Archivio "Odissea")
   
Filosofi che sanno guardare vicino e lontano,
e forme di comunicazione.

Ricevo dall’amico nonché direttore di “Odissea” Angelo Gaccione la notizia dello scritto del Professor Fulvio Papi “Lo sguardo presbite”, da pochi giorni pubblicato su “Odissea”, e dopo averlo letto mi soffermo qualche istante (in realtà un po’ più di un istante, ma il tempo, si sa, è relativo, specie quando si pensa…) sui contenuti. Premetto che stimo profondamente il Professor Papi, che ho letto tutti i suoi libri fin dagli anni Novanta, quando ero una studentessa di Filosofia dell’Università Statale di Milano, e che da qualche anno lo seguo con appassionato interesse sulle pagine di “Odissea”, a cui affida regolarmente i suoi pensieri, riflessioni, opinioni, che sono sempre fonte preziosa di spunti per me come senz’altro per i tantissimi lettori della rivista. Mi colpisce il titolo, innanzitutto, “Lo sguardo presbite”, specialmente perché ho davanti l’ultimo libro del Professore, Come specchi del tempo (edizioni Ibis, dedicato a Marguerite Yourcenar, Samuel Richardson, Henry Fielding e Cesare Pavese, di cui proverò a redigere una sorta di compte-rendu prossimamente per queste pagine), e mi viene immediatamente da porre il relazione i due titoli. Specchi, tempo, sguardo, presbiopia… solo questi quattro termini basterebbero per aprire una discussione infinita, che a mio avviso il Professor Papi dovrebbe condurre non soltanto su queste pagine ma in un luogo pubblico, dove chiunque, e specialmente i giovani (di cui ho ancora l’illusione di fare parte, anche se ho ormai compiuto quarant’anni, ma quando finisce la liceità di definirsi giovani e di cominciare a pensarsi “adulti” soprattutto in un mondo che sembra sempre più “piccolo”, e non nel senso, meraviglioso, di “bambino”, ma nel senso di ristretto e, mi si consenta, meschino?...); personalmente mi hanno fatto pensare a lungo, mi hanno richiamato letture nietzschiane, e di Platone, Oscar Wilde con la sua Salomé («bisognerebbe guardare solo negli specchi, perché gli specchi non riflettono che maschere»), e di tantissimi altri autori che insieme al Professor Papi stesso e ad altri grandi filosofi hanno scelto di indagare su questi temi fondamentali, e per uno studioso di estetica come me oltremodo affascinanti.

La copertina del libro di Papi

L’aggettivo “presbite” contenuto nel titolo dell’articolo del professor Papi, invece, mi ha rimandato al mio Maestro spirituale, Gustave Flaubert, che in una lettera a Louise Colet del 16 gennaio 1852 scriveva: «Non così sognatore come si crede, so vedere e vedere come vedono i miopi, fin nei pori delle cose, perché ci ficcano il naso sopra». Cito dunque la fine dello scritto del professor Papi: «Un caro amico di altri tempi mi diceva spesso che ero presbite, vedo da lontano o credo di vedere da lontano, ma sono in difficoltà con le cose vicine. O non sarà piuttosto che le forme dominanti di comunicazione che sono diventate “il mondo”, hanno distrutto il tempo? »… In difficoltà con le cose vicine, scrive Fulvio Papi, quando in realtà, secondo il mio umile giudizio, anch’egli, come Flaubert, sa vedere, e vedere molto bene, fin nei pori delle cose… Per questo è in difficoltà «con le cose vicine»… “purtroppo” (anzi per fortuna!) le vede fin troppo bene!
Quanto all’ultima domanda-provocazione (ribadisco che tutto lo scritto meriterebbe un’ampia discussione, ma mi limito a quest’ultima anche per mancanza, aihmè, di tempo, mio questa volta e non “universale”), mi ha fatto tornare alla mente un vecchio articoletto che avevo scritto quando ero ancora una collaboratrice del quotidiano della mia città, “Il Corriere di Novara”. All’epoca, stiamo parlando del 2009 circa, curavo una rubrica mensile su quelle pagine, che avevo chiamato Perle, nella quale scrivevo di filosofia e letteratura soprattutto, ma ogni tanto osavo anche qualche articolo polemico sul presente (e forse per questo, dopo undici uscite, la rubrica era stata cancellata dal giornale, senza nessuna spiegazione da parte dell’allora Direttrice del suddetto quotidiano..).

Una caricatura di Flaubert

In particolare una della mia “Perle” era dedicata al tema “i giovani, la lettura e la tecnologia”, che mi pare si leghi allo scritto del Professor Papi e alla domanda con cui chiude il suo pezzo («non sarà piuttosto che le forme dominanti di comunicazione che sono diventate “il mondo”, hanno distrutto il tempo?»); per questo motivo mi permetto di consegnare le mie riflessioni di allora alle pagine di “Odissea”, ringraziando il Professor Papi di avermi fatto ritornare la memoria su quelle vecchie paginette e di avermi aperto a nuove, ulteriori e forse più “mature” (chissà!) considerazioni, che magari in un altro momento-tempo scriverò.


… e forme di comunicazione.

 Nessun vascello c’è che, come i libri, possa portarci in contrade lontane…
E. Dickinson.

Non leggete, come i bambini, per divertirvi, o come gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere…
G. Flaubert



Concediamoci una pausa da poeti, scrittori e filosofi e andiamo a sbirciare, con occhio non malevolo ma bonariamente critico, tra le abitudini dei nostri connazionali in ferie, e specialmente dei loro figli. Prendiamo spunto da un episodio accaduto in una delle tante piscine affollate della nostra penisola. Un bimbo pressappoco sui sei anni e sua madre stanno leggendo le avventure di Ulisse in un’edizione illustrata per ragazzi, la madre legge lentamente, spiega al figlio incuriosito e attento le parole difficili che si incontrano nel testo. A un certo punto un vicino di ombrellone sulla sessantina li interrompe: - Scusi signora, sto guardando lei e il suo bambino da un po’, volevo farle i complimenti-. Lei, stupita, e forse immaginando con fastidio che si tratti di un “abbordaggio” estivo, chiede sostenuta: - Mi perdoni, non capisco, i complimenti per cosa? - . Il signore, gentilmente, spiega: - È così raro vedere una madre che ha voglia e pazienza di leggere un libro al proprio figlio, e che lui ascolti rapito la storia... Mi fa piacere constatare che esiste ancora qualcuno che dedica del tempo alla lettura - . La signora a quel punto si rilassa, sorride, e i due iniziano una conversazione sui figli, e sul fatto che, in effetti, è sempre più strano vedere un bambino o un ragazzo con un libro in mano. Che dite, hanno ragione, e se sì, perché? Quanti dei bambini italiani in vacanza, e sottolineiamo italiani, fra i sei (ma, tristemente, anche meno) e i dodici - tredici anni, sotto l’ombrellone o al fresco di un boschetto di montagna, sfogliano un libro o chiedono ai genitori di leggere loro qualcosa? Speriamo più di quel che sembra a giudicare dalle apparenze. E dunque, quando non sono impegnati in qualche attività fisica o nel sorbire gelati e granite, cosa fanno i bambini-ragazzini italiani? La maggior parte di loro, in ferie come a casa, guarda la televisione o gioca, anche in spiaggia o di fronte a panorami incantevoli, con il Nintendo e i tanti giochini elettronici che sono i primi nelle liste dei regali di Natale. Ebbene sì, pare che fra i ragazzini i libri non siano proprio più di moda. Uno strumento che consente loro di viaggiare con la fantasia, di arricchire il proprio lessico, di appassionarsi a una storia che può tenere compagnia nei momenti vuoti (che sono sempre meno, perché ci si accorge che anche in vacanza si tende a riempire le giornate dei ragazzi con mille attività, sicuramente divertenti ma dispersive e spesso anche stancanti, che non consentono alla mente di riposarsi e prendersi qualche sano spazio di solitudine), il libro, insomma, sta quasi scomparendo dalle mani dei ragazzi in età scolare. Non sanno, perché prima di tutto non lo sanno i loro genitori, drogati dai telecomandi al punto da leggere sempre meno, producendo quella che Camilla Cederna definiva «asfissia morale», che «ogni libro è un capitale che silenziosamente ci dorme accanto, ma che produce interessi incalcolabili»… Ma questo è il pensiero di Goethe, e chiunque di loro lo ascoltasse ora lo definirebbe quanto meno antiquato, fuori moda appunto.
E non parliamo degli adolescenti, che ormai passano le giornate su face book (e gli effetti di questo fenomeno sono ormai noti a tutti, con conseguenze spesso anche gravi), o con il cellulare in mano per mandare messaggi agli amici (ma se gli amici sono lì con loro, con chi si messaggiano così ossessivamente? Mistero!), ma proprio dei bambini e dei ragazzi più giovani. Da sempre ascoltare le storie narrate dai genitori o dai nonni ha fatto parte della cultura orale di ogni popolo, e così si tramandavano leggende, vicende fantastiche, che incantavano generazioni di bambini, i quali, da grandi, le narravano a loro volta ai propri figli. Quando televisione e videogame non esistevano non era certo raro vedere un ragazzino leggere un libro, e senz’altro molti di noi ricorderanno, con Proust, le ore trascorse leggendo, e più indietro ancora nel tempo quelle in cui un genitore ci leggeva una favola prima di addormentarci.



Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuti tanto pienamente come quelli che abbiamo creduto di aver trascorsi senza vivere, in compagnia d’un libro prediletto. Tutto quel che (a quanto ci sembrava) li riempiva per gli altri, e che noi scartavamo come ostacoli volgari a un piacere divino, il gioco per il quale un amico veniva a cercarci nel punto più interessante; l’ape o il raggio di sole che ci davano fastidio, costringendoci ad alzar gli occhi dalla pagina o a cambiar di posto; le provviste che ci erano state date per l’ora di merenda e che lasciavamo accanto a noi sul sedile, senza toccarle, mentre, sopra il nostro capo, il sole diminuiva di forza nel cielo azzurro; il pranzo che ci aveva obbligati a rientrare e durante il quale pensavamo solo a salire subito dopo, in camera, a terminare il capitolo interrotto, tutto questo, di cui la lettura avrebbe dovuto farci sentire soltanto l’importunità, ne imprimeva invece in noi un ricordo talmente dolce (e, pel nostro giudizio attuale, più prezioso di quel che leggevamo allora con amore) che, ancor oggi, se ci capita di sfogliare quei libri di un tempo, li guardiamo come se fossero i soli calendari da noi conservati dei giorni che furono, e con la speranza di veder riflesse nelle loro pagine le dimore e gli stagni che più non esistono. (M. Proust).

Adesso questo non accade quasi più, al punto che il signore della piscina si complimenta con una madre che, dal canto suo, crede di fare una cosa assolutamente naturale, ma che naturale non è più. Naturale è diventato l’artificiale, le amicizie e gli amori virtuali e, per i bambini, le emozioni veloci e facili, che non richiedono riflessione e non ne sviluppano, delle immagini di un cartone animato (sempre più violenti e pieni di messaggi a dir poco fuorvianti), o di un video gioco elettronico. Senza contare che, al di là dell’incredibile perdita culturale che la mancanza della lettura produce, nonché della difficoltà dei ragazzi di tollerare momenti di silenzio, solitudine, anche di noia, poiché questi vengono repentinamente riempiti da suoni, attività, colori volti a tenere occupata la mente e distrarla dal quotidiano, i bambini che guardano tanta tv e giocano tutto il giorno con il Nintendo (ma, la maggior parte di loro, non sa allacciarsi le scarpe a 10 anni!), non sono più capaci di fare dei giochi insieme. Abituati a giochi solitari davanti a uno schermo, sono spesso aggressivi con i compagni, non tollerano di perdere, non sanno organizzarsi per una partita a calcio o a pallavolo sulla spiaggia, necessitano sempre della presenza di un adulto per mettere insieme una qualsiasi attività di squadra. Potranno sembrare discorsi nostalgici e un po’ retorici, ma aiutiamo i nostri figli a scoprire il piacere della lettura e dei giochi “semplici”, raccontiamo loro i nostri sogni e le favole lette o ascoltate da bambini, e leggiamo loro un buon libro. Queste sono esperienze che non hanno prezzo né tempo, di cui senz’altro si ricorderanno tutta la vita e di cui, scommettiamo, un giorno ci ringrazieranno. Perché «il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere» (Pennac).
E senza demonizzare a tutti i costi la televisione e i giochini tecnologici, quando ci verrà la tentazione di “parcheggiarli” davanti alla tv o a un video-game per ore (si sa, i bambini richiedono tempo e sacrificio, ma è impagabile la gioia che si ricava dal tempo passato con loro), ricordiamo questa ironica frase di Groucho Marx, che andrebbe attaccata con un post-it sopra ogni schermo frequentato assiduamente dai nostri figli: «trovo che la televisione sia molto educativa… ogni volta che qualcuno la accende, vado di là e leggo un libro»!
Fermare le monocolture in Mozambico
di Elisa Norio



In Mozambico, le comunità nelle province di Nampula, Niassa, Zambezia e Manica resistono contro l'espansione dell’eucalipto e le monocolture di pini su larga scala. Hanno bisogno del vostro sostegno per denunciare la situazione. Le Comunità dell'Africa orientale e meridionale, circondate dalle piantagioni di compagnie europee resistono contro l’accaparramento delle loro terre. Esigono che Green Resources, Portucel e altre aziende e gli investitori finanziari le restituiscano. Si tratta di terreni agricoli fertili che le aziende utilizzano per avviare monocolture di eucalipto e pini su larga scala. Nella regione ci sono già numerosi conflitti con le comunità, e ne stanno arrivando altri.
La società norvegese Green Resources (GR) e Portucel Moçambique, di proprietà della società portoghese The Navigator Company sono due tra le più attive nella regione e costituiscono un esempio paradigmatico di questa situazione sempre più diffusa. La prima è presente in Mozambico, Tanzania e Uganda. Nel primo di questi paesi ha piantato solo il 10% delle superfici previste, 264,898 ha, causando numerosi conflitti quando prometteva vantaggi che non sono mai arrivati e appropriandosi del territorio secondo la logica che nel contesto internazionale è nota come landgrabbing.
Le aziende ed i governi spesso sostengono che le piantagioni sono implementate su terreni marginali o degradati. Questo è smentito, in base ad una ricerca sul campo che sta per essere pubblicata questo mese.
Portucel Moçambique segue uno schema simile, anche se le loro piantagioni di 356.000 ha hanno una superficie ancora più ampia, e sono integrate da una grande fabbrica di cellulosa. Le poche piantagioni già implementate hanno causato innumerevoli problemi: violazioni dei diritti e i danni ambientali già citati, oltre a processi di consultazione inadeguati e false promesse di lavoro.
Esigiamo che il governo del Mozambico mantenga la sua Legge della Terra e garantisca il rispetto dei diritti delle comunità alla terra, all’acqua e al cibo.
[Firmate la petizione in Rete. Grazie.]


La peggiore idea di sempre per gli oceani
di Ricken Patel  



È una follia: hanno dato il via libera alla prima miniera sul fondo di un oceano. Per gli ecosistemi marini già vicini al collasso può essere mortale. Ma stanno facendo fatica a raccogliere i soldi necessari e una condanna da tutto il mondo può affossare sia il progetto che la folle idea di scavare gli oceani.

Cari avaaziani,
una compagnia mineraria ha ottenuto il permesso per un progetto assurdo che può trasformarsi in un disastro planetario: la prima miniera sul fondo di un oceano. Abbiamo visto miniere devastare interi ecosistemi sulla terraferma -- immaginate i danni che potrebbero fare delle grandi multinazionali scavando il fondo del mare, lontano dagli occhi dei cittadini. Sarebbe il colpo di grazia per gli oceani!
La buona notizia è che stanno facendo fatica a trovare i soldi necessari a partire. E con un’ondata internazionale di proteste possiamo spaventare chi sta pensando di finanziare il progetto e fermarlo sul nascere. Clicca per firmare la campagna, la pubblicizzeremo e la invieremo a tutti i potenziali investitori:

https://secure.avaaz.org/it/png_nautilus_loc/?bhvKTcb&v=79790&cl=10452299778&_checksum=df543e21be531623876a29cc6a8dc5c7dec2bae00b8a7daa943668d51fbe5ebb

Ovviamente, il sito prescelto per la miniera è di fianco a uno dei fondali più incredibili al mondo: un ecosistema al largo della Papua Nuova Guinea dove vive di tutto, dalla barriera corallina agli enormi capodogli. Un'idea spregiudicata che potrebbe essere solo l’inizio.
L’azienda che ha ottenuto il permesso non ha mai gestito un progetto di questa portata ed è già in grossa difficoltà finanziaria. È un’impresa rischiosa e dando visibilità in tutto il mondo ai grossi dubbi sulla fattibilità economica la possiamo mettere ancora più in bilico, fermando il progetto e mandando un messaggio a tutto il settore minerario: giù le mani dai nostri oceani!
Stiamo lottando con tutte le nostre forze per mantenere un equilibrio sano tra uomo e natura, in ogni angolo del pianeta. Un equilibrio necessario per uno sviluppo sostenibile e indispensabile per la sopravvivenza della nostra specie e di innumerevoli altre. Da una parte l’avidità di pochi, dall’altra la sopravvivenza di tutti.

https://secure.avaaz.org/it/png_nautilus_loc/?bhvKTcb&v=79790&cl=10452299778&_checksum=df543e21be531623876a29cc6a8dc5c7dec2bae00b8a7daa943668d51fbe5ebb

Gli scienziati che studiano gli ecosistemi sanno quanto siano incredibilmente interconnessi. E noi esseri umani siamo parte dell’ecosistema Terra, dipendenti per la nostra sopravvivenza anche da creature minuscole come il plankton o i ricci di mare. C’è chi dice che gli umani sono un virus per il pianeta. Ma il movimento di Avaaz è fatto di persone che lottano per proteggere la natura e arrivare a vivere in armonia ed equilibrio con essa. Questa campagna è parte del nostro ruolo nell’ecosistema, quello di guardiani dell’incredibile pianeta che ci fa da casa, e non potremmo esser]e più grati della possibilità di svolgere questo ruolo insieme a tutti gli avaaziani del mondo. [Firma la petizione in Rete
Con speranza,
Ricken, Nell, Christoph, Lisa, Luis, Risalat
e tutto il team di Avaaz

MAGGIORI INFORMAZIONI:

Abissi, la nuova frontiera della corsa all’oro? (National Geographic)
http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2013/02/11/news/le_risorse_minerarie_delle_profondit_marine_scateneranno_una_nuova_corsa_alloro_-1497368/

Metalli preziosi, Onu dà il via libera alle licenze per scavi nei fondali oceanici (Il Fatto Quotidiano)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/31/metalli-preziosi-onu-da-via-libera-alle-licenze-per-cavi-nei-fondali-oceanici/604900/

Al via la prima miniera sottomarina (Focus)
http://www.focus.it/scienza/scienze/al-via-la-prima-miniera-sottomarina

Ecologisti contro miniera sottomarina in Papua Nuova Guinea (ANSA)
http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/ambienteepesca/2012/08/07/Ecologisti-contro-miniera-sottoma...

Minuscole creature marine ci stanno salvando da un inferno in terra. E allora perché le mettiamo in pericolo? (Grist - IN INGLESE)

http://grist.org/science/tiny-sea-creatures-are-saving-us-from-hell-on-earth-so-why-are-we-endangering-them/
BANCHE E SACCHEGGIO 
di Risalat



Grandi banche stanno mettendo milioni per costruire un’enorme centrale a carbone accanto a una delle foreste con più biodiversità al mondo, habitat di tigri a rischio estinzione! Ma ora l’ONU sta condannando duramente il progetto e sanno che la loro immagine è a rischio. Se ora lo facciamo diventare uno scandalo globale possiamo salvare la foresta delle ultime tigri.

Cari avaaziani,
Grandi banche stanno mettendo milioni nel progetto di una enorme centrale a carbone accanto alla foresta dove vivono alcune delle ultime tigri del Bengala. È l’esempio peggiore possibile di avidità mista a una folle disconnessione dalla natura, ma possiamo fermarli.
Dopo aver saputo che l’ONU sta per condannare il progetto, siamo andati direttamente da queste banche. E ora stanno cercando urgentemente di capire come proteggere la loro immagine. Con la nostra pressione su JPMorgan, Crédit Agricole e le altre, possiamo rendere il progetto così scandaloso da costringerle a tirarsene fuori.
Molte della banche coinvolte, incluse alcune italiane, hanno già abbandonato progetti simili in passato. Se ora lanciamo un appello mondiale per salvare le tigri possiamo convincerle a ritirarsi:
Le Sundarbans sono la più grande foresta di mangrovie del mondo e l’habitat dove vivono ormai solo poco più di 100 tigri del Bengala. Grazie alla loro straordinaria biodiversità sono Patrimonio Mondiale dell’Umanità. L’UNESCO e molti esperti hanno dichiarato che costruire questa mega centrale a carbone è un pericolo gravissimo per la foresta e gli animali che ci vivono.
Inoltre JPMorgan ha una politica di non interferenza con i luoghi patrimonio dell’Umanità. Deutsche Bank tempo fa si è tirata fuori da una centrale a carbone perché minacciava la Grande Barriera Corallina. E Crédit Agricole si è già impegnata a non “investire” nella centrale! Ciononostante continuano a contribuire ai fondi per questo progetto, e ora hanno anche avuto conferma che sarà un disastro ambientale. Denunciamo la loro ipocrisia e facciamogli ritirare il loro sostegno. Gli attivisti in Bangladesh che stanno lottando per fermare la centrale ci hanno chiesto aiuto. Raccogliamo un milione di firme per salvare le tigri dall’inquinamento del carbone.
Sappiamo già che il cambiamento climatico è una minaccia per la nostra stessa esistenza, ma abbiamo solo iniziato a renderci conto che c’è un altro pericolo gravissimo: la perdita della biodiversità. Una cosa è certa: dobbiamo proteggere le ultime regioni incontaminate del pianeta per salvare i nostri delicati ecosistemi, soprattutto quando sono minacciati dalla forma di energia più inquinante del mondo! Il nostro pianeta è più importante dei guadagni delle grandi banche.
[Firma la petizione in Rete]
Con speranza e determinazione,
Risalat, Iain, Alice, Christoph, Luca, Fatima, Ricken
e tutto il team di Avaaz

MAGGIORI INFORMAZIONI:

Salvare le ultime tigri del Bengala e le Sundarbans dalla centrale a carbone (Greenreport)
http://www.greenreport.it/news/energia/salvare-le-ultime-tigri-del-bengala-le-sundarbans-dalla-centrale-carbone/

Bangladesh, affonda nave carica di carbone e scorie vicino alla più grande foresta di mangrovie del mondo (Lifegate)
http://www.lifegate.it/persone/news/bangladesh-affondata-nave-carbone-sundarbans

Paludi, mangiatrici di uomini e mangrovie: la lotta per salvare le tigri delle Sundarbans (Scienze Naturali)
http://www.scienze-naturali.it/ambiente-natura/zoologia/paludi-mangiatrici-di-uomini-e-mangrovie-la-lotta-per-salvare-le-tigri-delle-sundarbans

IN INGLESE
Pericolosa e iper-sovvenzionata: un’analisi finanziaria della centrale di Rampal (IEEFA)
http://www.ieefa.org/wp-content/uploads/2016/06/Risky-and-Over-Subsidised-A-Financial-Analysis-of-the-Rampal-Power-Plant-_June-2016.pdf

Report - Esposizione dei detentori di obbligazioni della proposta di prestito per la centrale di Rampal (IEEFA)
https://secure.avaaz.org/rampaleximbondholders_report
GIAPPONE: CONTINUA IL MASSACRO DELLE BALENE
di Luca Nicotra



Da 30 anni il Giappone sta massacrando migliaia di balene illegalmente, ma un vertice internazionale in corso proprio ora può fermarli per sempre. Il voto è tra poche ore e noi possiamo dare il sostegno globale che serve unisciti a noi e firma la petizione in Rete.

Cari avaaziani,
Da 30 anni il Giappone sta massacrando migliaia di balene nonostante un divieto internazionale, ma ora possiamo finalmente fermarli. È in corso in questo momento un vertice globale sulla caccia alle balene dove l’Australia sta guidando una coalizione di paesi: vogliono chiudere una falla assurda nel sistema, che ha permesso al Giappone di continuare a cacciare dicendo che lo faceva “per scopi scientifici”.
Il risultato è in bilico e uno o due voti potrebbero essere decisivi: se ci concentriamo su alcuni governi chiave e consegnamo un milione di firme ai loro delegati appena prima del voto -- mancano poche ore -- possiamo fermare questo massacro per sempre! La situazione in Giappone è ormai fuori controllo: hanno appena ammazzato 200 balene incinte, e un sito web è stato trovato a vendere illegalmente carne di balena in tutto il mondo!
Il divieto originale permetteva al Giappone di cacciarne un numero annuale limitato per scopi scientifici. Ma nella pratica questa è diventata una gigantesca falla in cui ogni anno si infilano intere flotte di baleniere.
Un tribunale internazionale ha già stabilito che quello che sta facendo il Giappone è del tutto illegale e che non c’è niente di “scientifico”. Ora la Commissione internazionale sulla caccia alle balene ha tutto quello che le serve per fermarli, e il Brasile si è anche offerto di creare un’area protetta dove possano riprodursi e riprendersi. I governi stanno per decidere, dobbiamo agire ora per farcela: abbiamo una lunga storia di campagne a tutela degli oceani e della vita che ospitano, e ne andiamo molto fieri. Nei momenti cruciali siamo sempre stati presenti e abbiamo usato questo movimento internazionale per cambiare le cose in meglio. Possiamo farlo anche stavolta!
Con speranza,
Luca, Nic, Lisa, Danny, Carol, Ricken
e tutto il team di Avaaz

MAGGIORI INFORMAZIONI

Balene, stop definitivo alla caccia e mega-santuario marino: attesa per il voto decisivo al summit mondiale (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/animali/16_ottobre_24/balene-stop-definitivo-caccia-mega-santuario-marino-attesa-il-voto-decisivo-summit-mondiale-8587e036-99c3-11e6-939e-ec3a0eea054f.shtml

Corte Aja ordina a Giappone sospensione caccia balene (Ansa)
http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/natura/2014/03/31/corte-aja-ordina-a-giappone-sospensione-caccia-balene_2548cfc0-b6e9-48be-8e4d-88b85e902800.html

Giappone contro balene, la strage continua (National Geographic)
http://www.nationalgeographic.it/natura/animali/2016/03/25/news/giappone_caccia_balenottere-3031582/

L’Australia vuole la fine della caccia alle balene “per scopi scientifici” (SBS - IN INGLESE)

http://www.sbs.com.au/news/article/2016/10/21/australia-wants-scientific-whaling-ended
Piero Martinetti e i professori del “no” al fascismo
Sia lode imperitura a questi uomini.



 Dal 26 al 26 ottobre si è tenuto il Convegno Internazionale “Piero Martinetti: l’impegno della ragione nel mondo. Sulle radici della scuola di Milano tra ragione e vita, tra Kant e Spinoza”, a cura di Fabio Minazzi, presso Università degli Studi dell’Insubria-Centro Internazionale Insubrico Varese. Il simposio è stato organizzato per ricordare i dodici professori su 1225, tra cui Martinetti (il solo filosofo tra questi), che nel 1931 rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo e per questo furono immediatamente licenziati. Gli atti del convegno, insieme a documenti inediti, si possono leggere in Filosofi antifascisti. Gli interventi del congresso milanese della Società Filosofica Italiana sospeso dal regime nel 1926, a cura di Fabio Minazzi, Mimesis 2016.
Per l’occasione l’Ateneo di Varese ha scoperto e affisso una targa, finora rimasta occultata, che ricorda questi dodici spiriti libera della ricerca culturale e scientifica.
Si riporta qui sotto il testo della targa, la cui realizzazione grafica è a cura dell’artista Erica Tamborini:

Nel 1931, la dittatura impose a 1225 docenti universitari di giurare fedeltà al fascismo. Solo i seguenti professori rifiutarono per difendere la libertà della ricerca e dell’insegnamento e furono pertanto licenziati:
Ernesto Bonaiuti Roma Storia del cristianesimo
Mario Carrara Torino Antropologia criminale
Gaetano De Sanctis Roma Storia antica
Giorgio Errera Pavia Chimica
Giorgio Levi della Vida Roma Lingue semitiche comparate
Fabio Luzzato Milano Diritto agrario
Piero Martinetti Milano Filosofia teoretica
Bartolo Nigrisoli Bologna Chirurgia
Francesco Ruffini Torino Diritto ecclesiastico
Edoardo Ruffini-Avondo Perugia Storia del diritto
Lionello Venturi Torino Storia dell’arte
Vito Volterra Roma Fisica matematica

In occasione del nostro convegno martinettiano si ricorda questa loro preclara lezione perché, à la Cattaneo, la civiltà è milizia.
Varese, 26-27 ottobre 2016
Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti”
(Testimonianza raccolta da Chiara Pasetti)

*Si sottolinea che “Odissea” è il solo giornale tra quelli contattati che ha dato spazio a questa importante e doverosa notizia.


PER RIMANERE UMANI
Armonie barocche

La locandina dell'evento


Ancona per Turoldo con
Laura Margherita Volante


La locandina dell'evento

Contro il potere delle Multinazionali
Arci Bellezza


La locandina dell'evento

Aligi Sassu alla Fondazione Corrente
La locandina dell'evento

Buon compleanno Eos 5D
Canon brinda ai primi dieci anni di successi
con cinque grandi eventi in tutta ITALIA



Buon compleanno Eos 5D. Canon brinda ai primi dieci anni di grandi successi del suo gioiello di famiglia, la macchina fotografica Eos 5D, che, con tutte le sue innovazioni, ha rivoluzionato il mondo della fotografia, del video e del cinema a livello mondiale.
Al via cinque grandi eventi che faranno tappa in tutta Italia dal Nord al Sud (www.canon.it/eos5tour).
Il primo appuntamento è sabato 5 novembre a Milano, nell’area Pergolesi: ingresso libero e gratuito, per tutti gli amanti della fotografia, i fotografi professionisti, gli amatori, i fotoreporter e i giornalisti (tra le 10 e le 20.00, in via Giovanni Battista Pergolesi 8).
Seguiranno Roma sabato 19 novembre (Officine Farneto, Via dei Monti della Farnesina 77 ) e Catania sabato 3 dicembre (SAL Borgo Creativo, Via Indaco 23). Nel 2017 ancora altri due appuntamenti, tra cui l’11 febbraio a Bari.
Protagoniste le EOS 5D di ultima generazione: la EOS 5D Mark IV e la mirrorless EOS M5.
Panorami mozzafiato, indimenticabili tramonti dalle mille sfumature di arancio, il battito di una farfalla. La sensibilità del fotografo e della sua macchina fotografica ad alte prestazioni fanno di uno scatto un’emozione irripetibile.
La macchina fotografica diventa una seconda pelle da cui non ci si può mai separare. Lo sanno bene i tanti appassionati e fotografi che racconteranno le loro storie nella sezione di Eos5tour dedicata alle EMOZIONI.
Tre sono le parole chiave dell’evento itinerante:
Emozione: alla scoperta di “Storie di EOS 5D”. Si potrà vivere un’incredibile esperienza immersiva grazie a una proiezione a 180°, che racconterà la storia di tutti coloro che, nei mesi scorsi, hanno partecipato al contest dedicato alla celebre serie Canon Eos 5D. Oltre 2000 gli iscritti.
Esperienza: le ultime novità a disposizione di tutti, dalle reflex alle mirrorless fino alle ottiche e alla stampa fotografica professionale. I visitatori potranno testare le novità EOS 5D Mark IV e  EOS M5 su un vero set fotografico, sotto la guida esperta di noti professionisti
Cultura: grandi fotografi e seminari tecnici. Incontri dal vivo con alcuni dei più famosi fotografi italiani, che racconteranno le loro storie e il loro lavoro. Inoltre, i Canon Coach illustreranno i segreti di ogni macchina e obiettivo Canon.
Ogni visitatore inoltre potrà chiedere l’aiuto di tecnici specializzati e usufruire gratuitamente del servizio di Check & Clean per le proprie macchine fotografiche Canon EOS (previa registrazione sul sito, sino ad esaurimento posti). Infine non mancherà l’occasione di scoprire i servizi Canon quali irista, HD Book e Academy in un’intera area dedicata.
“L’immagine è un linguaggio universale, capace di coinvolgere, appassionare, intrattenere e far rivivere ricordi. Anno dopo anno Canon ha intensificato il suo impegno in ricerca e sviluppo per garantire a professionisti e amanti della fotografia e del videomaking le migliori tecnologie dedicate al mondo dell’imaging. Con Eos 5 Tour celebriamo il “cult” delle fotocamere digitali, la reflex più desiderata dal pubblico Canon. Percorreremo il nostro paese da nord a sud con la volontà di offrire un’esperienza unica a tutti coloro, che come noi, amano la fotografia. Da chi ne ha fatto un lavoro a coloro che vivono intensamente una passione.” Afferma Massimiliano Ceravolo, Professional Imaging and Marketing Consumer Director di Canon Italia.
Fondata nel 1937 per produrre fotocamere di altissimo livello, Canon, multinazionale giapponese con sede a Tokyo, presente anche a Milano e a Roma dal 1957, è leader mondiale nella fornitura di soluzione innovative di imaging per le aziende e i consumatori.
Nel 2015 ha investito l’8% del fatturato in Ricerca&Sviluppo tanto da arrivare a depositare ben 4.134 brevetti e classificandosi al terzo posto negli USA. Negli ultimi 30 anni ha occupato sempre le prime cinque posizioni.
A professionisti, appassionati di fotografia, professionisti della stampa, Canon consente di soddisfare ogni esigenza legata all’imaging. E’ sensibile agli interessi della società, ritenendo che la tutela dell’ambiente sia parte integrante di una buona attività commerciale. Questo concetto, di cui fa tesoro l’azienda, è racchiuso nella fiolosofia Kyosei: “Vivere e lavorare assieme per il bene comune”.

MILANO, 5 novembre – Area Pergolesi, Via Giovanni Battista Pergolesi 8 – Milano
ROMA, 19 novembre – Officine Farneto, Via dei Monti della Farnesina 77 – Roma
CATANIA, 3 dicembre – SAL Borgo Creativo, Via Indaco 23 – CATANIA
L’orario di apertura al pubblico è dalle 10.00 alle 20.00.
 Per maggiori informazioni visitare www.canon.it/eos5tour
 Canon Italia sta lavorando per creare ulteriori momenti di incontro nel 2017.
Come and See!
#CanonEos5tour
Per informazioni, aggiornamenti, iscrizioni: www.canon.it/EOS5TOUR
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Riferimenti Internet
Canon prodotti Consumer & Business: www.canon.it
Carmen Mancarella
Tekl 328 13 97 133; 348 62 83 353

                           



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