POETI
di Alida Airaghi

Davide Ricchiuti
Davide Ricchiuti (Benevento, 1980), poeta e
narratore, scrive e conduce podcast letterari (tra questi, il più conosciuto è Sei tu, sono io, è la vita) e dirige la rivista letteraria “Pro.Vocazione”. Deadline è la sua prima pubblicazione in versi, uscita
quest’anno presso le edizioni Transeuropa (pagine 52, € 15) resoconto
poetico di una conversione biografica,
culturale e sociale messa in atto dall’autore con un intento
ricostitutivo della propria esistenza. Il volume è diviso in due sezioni,
Lasciare e Andare,
a indicare la cesura temporale che ha segnato l’abbandono di una forma di vita
(metropolitana e ipertecnologica, di sudditanza lavorativa) per iniziare coraggiosamente un percorso inesplorato, libero da vincoli abitativi e professionali. Letti insieme, i due verbi suonano come il “lasciar
andare”, il wu-wei monito della mistica orientale
che suggerisce di abbandonarsi a una casualità non programmata nell’esplorazione
del reale.
Copywriter in una società di comunicazione nella Milano degli
affari e del successo, il protagonista di questo diario in versi viveva una
quotidianità digitale, in totale connessione con dispositivi pervasivi, tra
ansie da notifica e algoritmi dispotici, scrivendo testi per agenzie su
ordinazione, espropriato non solo del suo tempo ma addirittura del proprio
corpo, in una fisicità atrofizzata, nella totale assenza di rapporti umani
vivificanti e nell’obbedienza a stereotipi ideologici non condivisi: “Languivo
segregato / nella reperibilità della rete”.
Giustificava la propria stordita abulia con la necessità di
mantenersi (“Lo stipendio mi ha dato la
scusa / per dimenticare la vita”), adattandosi a sopravvivere in un monolocale, “un cubo grigio”
in cui “uno squarcio su un cortile interno / senza visuale” era l’unico
“momento di luce”.
La crisi sopraggiunge con un malessere che
funziona da campanello d’allarme, a imporgli un totale
cambiamento esistenziale. Saluta
i
colleghi
schiavizzati, tagli i fili di computer e stampante “radici morte
di rovi” sotto
la scrivania, si licenzia e abbandona la “metropoli
del dolore”: “cancello chiuso per sempre”.
Lascia, quindi, e va. Raccoglie i pochi risparmi e prende il
treno per una destinazione nuova, scegliendo
una “terra di gemme, / di lombrichi e di ghiande”, per stabilirsi quasi
da nomade in un
accampamento tra betulle e ulivi in Molise. “Con mani ancora sporche di
tastiera / appoggio la pelle nuda sull’argilla / e dimentico l’asfalto che mi
assilla, / l’urgenza di arrivare, / ottenere capitale, / deadline da
rispettare”. Opta per un’esistenza orizzontale, vicina al suolo, ai sassi,
all’erba, all’acqua del Biferno. Non più al settimo piano di un casamento, ma
disteso sotto una tenda da campeggio
respira aria libera, pulita, in
un querceto silenzioso, animato solo dal fruscio delle foglie, dai trilli degli
uccelli che si richiamano tra loro. Capre e volpi gli fanno compagnia, nel villaggio vicino la gente cammina a passi lenti,
parla poco, non si affanna
nella prevaricazione
reciproca. Con fatica il poeta impara a dissodare il terreno, a spaccare la
legna, ad accendere fuochi, a raccogliere sterpaglia da ammassare per l’inverno. Scordati i risvegli tra fumi e suoni del traffico, le corse per arrivare in
ufficio, la dipendenza dallo smartphone, ora soltanto una bruma leggera e
fresca lo invita a iniziare ogni giornata con una più sana consapevolezza di sé
e un maggiore rispetto per l’ambiente circostante.
La Deadline
di Davide Ricchiuti è Naturale,
non rispecchia l’artificiosità mortifera di quella imposta dai ritmi
industriali della metropoli. Si definisce invece come ricerca consapevole di armonia
interiore, di un tempo e di una parola poetica felicemente ritrovati.
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| Davide Ricchiuti |

