UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 23 ottobre 2016

Un convegno su Piero Martinetti a Varese

Piero Martinetti

Dal 26 al 26 ottobre, Convegno Internazionale “Piero Martinetti: l’impegno della ragione nel mondo. Sulle radici della scuola di Milano tra ragione e vita, tra Kant e Spinoza”, a cura di Fabio Minazzi, presso Università degli Studi dell’Insubria-Centro Internazionale Insubrico Varese (Collegio Carlo Cattaneo, Via Dunant 5 e Aula Magna, Via Ravasi 2). Il simposio si apre e si chiude su due spettacoli teatrali inediti, il primo dedicato ai dodici professori, su 1225, che nel 1931 rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo e per questo furono immediatamente licenziati, il secondo dedicato all’unico filosofo che rifiutò di giurare, Piero Martinetti. Per l’occasione l’Ateneo di Varese sarà il primo a scoprire una targa, finora rimasta occultata, che ricorda questi dodici spiriti libera della ricerca culturale e scientifica.
Ingresso libero e gratuito.
Alla conferenza stampa di martedì 25 ottobre, ore 12 presso la Casa della Cultura di Milano (Via Borgogna n. 3) parteciperanno: Ferruccio Cappelli (Casa della Cultura), Fabio Minazzi (Centro Internazionale Insubrico dell’Università degli Studi dell’Insubria), Pierre Dalla Vigna (Casa Editrice Mimesis), Fulvio Papi (emerito dell’Università degli Studi di Pavia), Carlo Sini (Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei), Erica Tamborini (artista, che ha realizzato la definizione artistica della targa).
Per info e programma completo degli interventi: Centro Internazionale Insubrico, tel. 0332218921, email fabio.minazzi@uninsubria.it.
(C.P.)
NO ALLE BOMBE NUCLEARI IN ITALIA
Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO

APPELLO DEL CONVEGNO «IL RUOLO DELLA NATO NELLA GUERRA MONDIALE A PEZZI»



Il Convegno, promosso da Pax Christi Italia, Mosaico di pace, Comi-tato No Guerra No Nato, Comunità Le Piagge, Unione Suore Domenicane San Tommaso D’Aquino,  si è svolto l’11 giugno 2016 nel Complesso S. Niccolò a Prato.
Le adesioni individuali all’Appello possono essere inviate via mail a noguerranonato-owner@autistici.org indicando nome, cognome e comune di residenza (o il Cap). Quest’ultima indicazione è particolarmente importante per essere informati su eventuali iniziative locali sul tema dell’Appello.
Invitiamo i firmatari a promuovere e diffondere l’Appello e la bozza di mozione da proporre ai parlamentari e ai rappresentanti in enti locali.

APPELLO DA SOTTOSCRIVERE E DIFFONDERE
Sono in fase di sviluppo negli Stati Uniti, documenta la U.S. Air Force, le bombe nucleari B61-12, destinate a sostituire le attuali B61 installate dagli Usa in Italia e altri paesi europei.
La B61-12, documenta la Federazione degli scienziati americani (Fas),  non è solo una versione ammodernata della B61, ma una nuova arma nucleare: ha una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, con una potenza media pari a quella di quattro bombe di Hiroshima; un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo; la capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando in un attacco nucleare di sorpresa.
Le B61-12, che gli Usa si preparano a installare in Italia, sono armi che abbassano la soglia nucleare, ossia rendono più probabile il lancio di un attacco nucleare dal nostro paese e lo espongono quindi a una rappresaglia nucleare.
Secondo le stime della Fas, gli Usa mantengono oggi 70 bombe nucleari B61 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi-Torre), 50 in Turchia, 20 rispettivamente in Germania, Belgio e Olanda, per un totale di 180. Nessuno sa però con esattezza quante effettivamente siano le B-61, destinate ad essere sostituite dalle B61-12.
Foto satellitari, pubblicate dalla Fas,  mostrano che, per l’installazione delle B61-12, sono già state effettuate modifiche nelle basi di Aviano e Ghedi-Torre.
L’Italia, che fa parte del Gruppo di pianificazione nucleare della Nato, mette a disposizione non solo il suo territorio per l’installazione di armi nucleari, ma, dimostra la Fas, anche piloti che vengono addestrati all’attacco nucleare con cacciabombardieri italiani sotto comando Usa.



L’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, firmato nel 1969 e ratificato nel 1975, che all’Art. 2 stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente».
Chiediamo che l’Italia cessi di violare il Trattato di non-proliferazione e, attenendosi a quanto esso stabilisce, chieda agli Stati uniti di rimuovere immediatamente qualsiasi arma nucleare dal territorio italiano e rinunciare a installarvi le nuove bombe B61-12 e altre armi nucleari. Liberare il nostro territorio nazionale dalle armi nucleari, che non servono alla nostra sicurezza ma ci espongono a rischi crescenti, è il modo concreto attraverso cui possiamo contribuire a disinnescare l’escalation nucleare e a realizzare la completa eliminazione delle armi nucleari che minacciano la sopravvivenza dell’umanità.
BOZZA DI MOZIONE DA PROPORRE AI PARLAMENTARI E 
AI RAPPRESENTANTI IN ENTI LOCALI
CONSIDERATO che, secondo i dati forniti dalla Federazione degli Scienziati Americani (FAS), gli Usa mantengono oggi 70 bombe nucleari B61 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi-Torre), 50 in Turchia, 20 rispettivamente in Germania, Belgio e Olanda, per un totale di 180.
CONSIDERATO che, come documenta la stessa U.S. Air Force, sono in fase di sviluppo negli Stati Uniti le bombe nucleari B61-12, destinate a sostituire le attuali B61 installate dagli Usa in Europa.
CONSIDERATO che, come documenta la FAS, la B61-12 non è solo una versione ammodernata della B61, ma una nuova arma nucleare, con un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo, con una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, con capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando in un attacco nucleare di sorpresa.
CONSIDERATO che foto satellitari, pubblicate dalla FAS, mostrano le modifiche già effettuate nelle basi di Aviano e Ghedi-Torre per in-stallarvi le B61-12.
CONSIDERATO che l’Italia mette a disposizione non solo il suo territorio per l’installazione di armi nucleari, ma anche piloti che – dimostra la FAS – vengono addestrati all’uso di armi nucleari con aerei italiani.
CONSIDERATO che l’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, firmato nel 1969 e ratificato nel 1975, il quale all’Art. 2 stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente».
I PROPONENTI CHIEDONO al Governo di rispettare il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari e, attenendosi a quanto esso stabilisce, far sì che gli Stati Uniti rimuovano immediatamente qualsiasi arma nucleare dal territorio italiano e rinuncino a installarvi le nuove bombe B61-12 e altre armi nucleari.
LETTURE
MILLANTANNI
di Gonzalo Alvarez Garcia

Il libro di Antonella Doria, "Millantanni",  è una trilogia: tre raccolte poetiche riunite in un unico volume. Ciascuna delle tre raccolte comincia simbolicamente con la lettera M:  Medi terraneo, (utero ribollente dove inizia il suo percorso la civiltà occidentale); Metro polis, (Milano/Palermo, simbolo dell'Italia moderna;
Millantanni, (o il naufragio della memoria). L'introduzione al volume è di Giulia Niccolai. Magnifica introduzione. Passa ai reggi X anima e corpo (corpo poetico), di Antonella Doria. Dopo aver letto le parole di Giulia Niccolai viene il desiderio di non dire altro, di limitare il proprio intervento e invitare il lettore ad aprire le orecchie per ascoltare la voce dell'autrice, prima di cominciare a leggere il libro egli stesso.
Prego Antonella Doria di leggerci una poesia, a sua scelta, prima di iniziare la nostra conversazione. La sua voce ci darà la chiave.


La copertina del libro


                        ***
La Poesia, soprattutto negli ultimi tempi, è diventata un po’ "sregolata", nel senso che non dimostra molto rispetto per "le regole" poetiche scolastiche. Ciò che vi dirò non è un'analisi del libro di Antonella, ma soltanto un riassunto delle impressioni, le sensazioni, i pensieri, la sorpresa, che il progredire nella lettura di Millantanni andava suscitando in me. Eccole: Leggendo la Trilogia mi è venuta subito in mente la voce di un'altra  donna dall'ispirazione poetica completamente diversa: Alda Merini, milanese, che ho conosciuto, ammirato e stimato. Le ho consegnato personalmente il Premio letterario "Sileno d'oro" che l'amministrazione di Gela, alcuni anni fa, ebbe l'eccellente idea di risvegliare. Purtroppo fu un risveglio effimero. Merini e Doria: due destini paralleli che convergono nella poesia, nella solitudine, nella sofferenza, nell'instancabile necessità di capire il mondo di oggi, di trovare al mondo di oggi, così apparentemente scriteriato, un nome nuovo, un'anima meno rissosa.
A dire il vero, scriteriato non è il mondo, ma soltanto quella piccola parte del mondo rappresentata dall'"homo sapiens" che ignora quasi tutto ed è sempre in agitazione. L'Universo vive in armonia; non gli sfiorano minimamente le nostre agitazioni. Lasciamo stare l'Universo. Lasciamo stare anche Alda Merini: dall' estrema umiliazione intima e dal pozzo nero dell'umana viltà si levò per essere torcia. E lo sarà per lungo tempo.

Presentazione di "Millantanni" a Palermo alla Galleria Studio 71
Col microfono Francesco Marcello Scorsone, seduto da sin.
Gonzalo Alvarez Garcia e Aldo Gerbino
In piedi Antonella Doria autrice del volume

Veniamo ad Antonella Doria. Il cognome Doria, nonostante la risonanza ligure, è il nome di una donna siciliana, palermitana. La risonanza ligure non è altro che l'iridescenza verbale che l'eterna necessità di migrazione  di uomini e parole lascia persino nella Poesia.
Con il suo stile insolito, direi "insolente", la Doria ci regala fulminee bellezze e lampi d'ira; luoghi palpitanti, (i rioni palermitani, per esempio -e non solo palermitani-), brulicanti di civiltà diverse e, al tempo stesso, matrice multiforme dell'unica civiltà. Travestite da "versi", sfilano davanti a noi culture eterogenee che si scontrano e s'incontrano e insieme tessono, distruggono e tornano a ricostruire l'inverosimile arazzo della vita umana.
Antonella Doria è una donna "Informata".  Dire che è colta sarebbe riduttivo. E "in-formata", cioè, si è immersa nella Cultura, si è nutrita di Cultura, la filtra e centrifuga in maniera difficilmente imitabile. La modella come creta di ceramista, le impone la sua "forma", il suo personalissimo "formato". Ha osato stuprare la lingua, squartare la grammatica, violentare la sintassi, disprezzare il discorso docile agli usi della retorica. Niente regole tradizionali. Niente assonanze e consonanze.

Antonella Doria

Niente rima, strofa... Niente metrica... Persino la punteggiatura viene spazzata via.  Smembra le parole, le fustiga e costringe a dire ciò che lei vuole che dicano. Le doma come una volta si domavano i cavalli, facendole entrare nel recinto del suo straordinario alambicco. Poi, lentamente, goccia a goccia, le lascia cadere, nell'attenzione del lettore stupito, limpide, piene di nuova suggestione. Ogni parola è avulsa dal discorso convenzionale e inserita nell'immediata, irrazionale -razionalissima- fluenza vitale dell'autrice.
Ogni parola richiama un'altra parola, vibra, interagisce, ricorda frammenti di esistenza sofferta o goduta da qualcuno. Ogni parola, come il sasso di torrente, apparentemente solitario e scostante, ci riporta alla montagna madre. Che strano mistero, noi esseri umani, piccolissime particelle alloggiate nel marsupio della Natura, a contatto diretto con la viscerale armonia dell'Universo, perennemente assetati di concordia e sempre rapiti dalla discordia...! La poesia di Antonella coglie questo mistero.
E mentre lentamente vado leggendo i versi di Antonella Doria, mi sembra che le parole vibrino, si muovano come le particelle subatomiche, come le ondine nella superficie del lago sfiorato dall'ala di una mosca.
Mentre leggo, non so perché, mi sembra di avvicinarmi al cuore della Fisica moderna, alla Relatività, ai Quanta. Tutto è movimento, salti, contorsioni nel mondo infinito e discontinuo, e non so dove la realtà finisce e dove comincia il sogno. Che la poesia di A. Doria sia un allucinogeno?
La stessa sensazione mi assale quando leggo alcune pagine di B. Spinoza, il filosofo solitario del Settecento che, come nessun'altro, meglio di Cartesio e di Leibniz, in pochissime pagine della sua "Etica", preannuncia la scienza moderna e ci prepara ad accoglierla. Che c'entrano la Filosofia e la Fisica moderna con la Poesia?
C'entrano, c'entrano! Le equazioni matematiche dei grandi fisici, da Galileo ad Albert Einstein, sono il frutto di intuizioni, di visioni, stracolme di metafore, come la più alta Poesia. La stessa Filosofia, da Platone a Kant, non ha potuto fare a meno della metafora, di usare un linguaggio obliquo per dire ciò che non è possibile dire con parole dirette, rettilinee. Il Realismo degli antichi filosofi e l'Idealismo dei moderni che altro sono se non due smisurate metafore? Vi sembra, forse, esagerato sentire che la poesia di A. Doria, in certo qual modo, interpreta poeticamente la Scienza moderna? Non lo so.
Ma fra le cascate di parole, di sensazioni, di intuizioni, di reminiscenze, nei versi di A. Doria si ripetono, mi sembra non senza precisa intenzione, le parole "atomo", "particella elementare..., che sono anch'esse, metafore. Sapienti, gentili, spensierati, persino giocherelloni, gli atomi di Einstein, di Bohr, di Niels si muovono nell'Universo freneticamente, ma con nobile misura e autocontrollo. Collaborano con gli altri atomi; tutti quanti insieme portano a termine l'impresa sovrumana della Concordia Universale, senza mai trasgredire le regole della civile convivenza. Non si sfiorano mai. Appena si rendono conto di avvicinarsi troppo alla rotta di collisione con l'atomo vicino, saltano, volteggiano, invertono le loro orbite. Non ignorano i loro diritti, ma conoscono altrettanto bene i loro doveri. Che cerchino, con il loro linguaggio danzante, di insegnarci le buone maniere, le regole di quella semplice, buona convivenza che da decenni di millenni, l'uomo va sognando e non riesce a trovare?

La locandina della presentazione 

Forse quando parliamo di "Fratellanza Universale" parliamo soltanto di un sogno, di un'utopia?
Per natura il triangolo è triangolo: geometrica armonia e insieme tre punte acuminate come pugnali. Per natura l'uomo è uomo: angelo e predatore, santo e assassino. Ha bisogno di dare e di ricevere amore. Ha bisogno di sbranare la preda. Guerra e Pace.
Credo che queste parole non siano l'espressione di un mio radicale pessimismo, di un facile lasciarsi andare a lamentazioni inutili. Al contrario, penso di essere cocciutamente ottimista. Non so dirvi quale delle due tendenze sia migliore dell'altra. Il tempo che ci tocca vivere è tetro. Ma la storia umana è piena di momenti neri. Ricordate quante volte negli ultimi mille anni ci siamo sbranati in nome della libertà di pensiero, dell'uguaglianza, della fratellanza? Quante volte, in nome di un'Idea o di una Divinità abbiamo raso al suolo intere civiltà, solo per il capriccio di far sapere agli altri che il nostro Dio era più Dio del loro Dio? Gli attuali terrorismi di varia natura passeranno e l'umanità continuerà il suo cammino verso il futuro. Il nostro futuro sarà più degno di essere vissuto. Probabilmente già alle origini la nostra specie attraversò momenti di angoscia simili ai nostri: l'angoscia dell'ignoto. Pensate ai primati, quando cominciarono a sentire che potevano camminare sulle due sole zampe anteriori. All'improvviso si trovarono con due arti che non sapevano come utilizzare, si sentirono perplessi, smarriti. Finché, a poco a poco, le zampe anteriori diventarono mani, capaci di "manipolare", di rendere più docili le cose contro le quali prima erano costretti a combattere. Inventarono la ruota e si sentirono più rilassati, più liberi di vagare fra ozio e riposo. Impararono a modulare la voce e cantarono. Inventarono la geometria, la matematica, la poesia, la filosofia, la scienza, la pittura, la scultura...
Esagero se dico che, a mio avviso, tra gli eventi degni di memoria negli ultimi centoquindici anni il più eminente di tutti è la nuova Fisica? La Scienza moderna ci ha insegnato a "dubitare", a non contrapporre il "mio sì" al "tuo no". Credo che la facoltà di coltivare il "dubbio" sia l'inizio della più alta saggezza che ci attende. I "dogmi" sono dighe, muraglie; il dubbio è sentiero aperto...
L'uomo di Neandertal, che abitò le nostre contrade per centinaia di migliaia di anni, sapeva solo combattere contro le cose. Ignorava l'arte di conversare con la Natura. Gli etnologi lo hanno chiamato "sapiens", ma non aveva imparato ancora  a "dubitare". Scomparve circa 28mila anni fa, spiantato dalla specie successiva, il "Cro-Magnon", che ha proclamato se stesso "Sapiens-Sapiens". I "Cro-Magnon" siamo noi. Siamo ancora nell'infanzia. Abbiamo cominciato appena a saper "dubitare". Se la nostra infantile tracotanza non distruggerà prima il Pianeta Terra, forse l'Umanità raggiungerà un'esistenza più rosea della nostra. Tutto sommato, è l'umanità che conta, non il singolo uomo.
La Poesia di A. D. non è "indulgente" con il lettore. Voglio dire, non cerca di sedurlo, di lusingarlo, di attirarlo con le solite regole della metrica convenzionale. Al contrario, lo sfida, lo provoca, lo costringe a leggere e ritornare a leggere; a chiudere il libro e a ritornare ad aprirlo.

Antonella Doria a sinistra della foto

Credo che questa capacità di attirare il lettore respingendolo sia un eccellente segno di buona poesia. Credo che la cosa più importante non sia "leggere molti libri": l'importante e sentirsi costretti a rileggerli. Alle decine di libri che mi sono sentito costretto a rileggere, devo ciò che considero il mio intimo patrimonio spirituale. Credo che "Millantanni", appartenga a questo genere di libri.
Non che lo giudichi perfetto. Più di un verso mi sembra superfluo e, quindi, non esemplarmente poetico; ma questo appartiene alla sfera del mio gusto personale, che non è insindacabile. Credo, inoltre, che il concetto di "perfezione" sia, come il Polo Nord, un'utopia: vagamente ci orienta, ma non è raggiungibile.
Un'ultima osservazione sollevata in me dalla lettura di "Millantanni" e degli altri libri di Doria: Potrebbero essere un efficace invito ai filologi affinché prendano in considerazione l'opportunità di mettere mano al "lavaggio lustrale" di cui hanno assoluto bisogno le nostre lingue? Nella stiva della gigantesca e confusa "Nave della Cultura" portiamo una insopportabile zavorra verbale che ci rende impossibile il dialogo, la conversazione, l'intenderci.
Tutti quanti ci serviamo delle stesse parole per dire le cose più contraddittorie. Pensate a Caino e Abele, tanto per non dimenticare le Sacre Scritture. Immaginate che i due fratelli s'incontrino sotto un albero nelle vicinanze del vecchio Paradiso Terrestre. Si servono, come noi, di parole come "libertà, fraternità, uguaglianza, diritto, dovere, mio, tuo, ecc. ecc.
Con le stesse parole che noi usiamo oggi, probabilmente senza capirne il significato, cercarono di dirimere le loro divergenze; ad un certo punto, dalle  parole confuse spuntò il coltello e uno dei due morì. Caino e Abele sono la nostra storia. Con alti e bassi sono la perenne allegoria dell'"Homo Sapiens, Sapiens".



Non provate anche voi un non so che di sgradevolmente indefinibile quando siete costretti a sentire declamata da tante bocche contrapposte la nobilissima e decrepita parola Democrazia? All'inizio significò il nobile proposito di spingere i più in basso a scalare le cime più in alto. Poi il significato si capovolse: i più alti sentirono il bisogno di scendere al più basso gradino, di diventare plebei. Oggi il mondo si sente soffocato dal plebeismo dilagante.
Potrebbe la Poesia di A. Doria spingere gli studiosi di filologia alla purificazione delle nostre lingue?
Non sarebbe la prima volta che un poeta temerario dilata il respiro della Cultura mentre stravolge la grammatica. Già nel Seicento Luis de Gòngora,  stravolgendo la Sintassi, ci diede i migliori poemi barocchi e sollevò nei Poeti europei il bisogno di rinnovare i loro bagagli verbali.


venerdì 21 ottobre 2016

FRÉDÉRICK HAAS UN VIRTUOSO DEL CLAVICEMBALO
di Angelo Gaccione

Nella foto il musicista Frédérick Hass

Davvero magnifico il pomeriggio che ieri il clavicembalista francese Frédérick Haas ha regalato a noi appassionati di questo dolcissimo e delicato strumento, oltre che di musica barocca, in una delle Sale del Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco di Milano. Il programma prevedeva un percorso attraverso il nostro Domenico Scarlatti, il parigino François Couperin e lo spagnolo Antonio Soler, conosciuto anche come Padre Soler. Tre grandi del clavicembalo e non solo, compresi sotto un preciso “paragrafo” musicale: “I coloristi del clavicembalo”. Per questa occasione Haas (il cognome tradisce un’origine austriaca-tedesca, anche se in realtà il musicista è nato in Francia, in Bretagna, ma ha studiato sia in Olanda che in Belgio) ha suonato sul clavicembalo Pascal Taskin, strumento del 1788 e che il Museo musicale del Castello vanta assieme ad una vasta e ragguardevole collezione. Il programma proposto dal maestro ha messo in luce le tonalità sonore, timbriche, “coloristiche” dei tre compositori, ma ci ha rivelato altresì il suo virtuosismo esecutivo ed interpretativo che ci ha deliziati e incantati per la sua bravura. Personalmente mi sono stupito per le numerose assonanze armoniche presenti sia in Scarlatti che in Couperin: è davvero sorprendente scoprire quanta italianità c’è in questi due autori, anzi di quanta napoletanetà. Ci sono dei passaggi che rimandano a sonorità proprie della cantabilità napoletana, del ballo alla napoletana. Anche se in Couperin in maniera più romanticamente nostalgica, rispetto al temperamento musicalmente più estroverso e focoso di Scarlatti. Buona l’idea di inserire nel programma il “Fandango” di Soler, da cui abbiamo potuto gustare i ritmi ed il “colore” da danza spagnola, con suoi passaggi che evocano qua e là quello che molto più tardi diventerà il tango.

Il maestro Hass al clavicembalo Taskin


Pomeriggio magnifico, dicevo. Se posso permettermi un appunto, direi che l’eccessiva vastità della Sala non era adeguata alle potenzialità sonore di uno strumento che per sua natura necessita di un ambiente più intimo, più raccolto e meno dispersivo. 
PER RIMANERE UMANI
ANCORA CEMENTO





MARELLI IN SCENA


PER RIMANERE UMANI
Corsiero a Milano



CANEPANOVA PAVIA
CIBO COME DONO


BOOKCITY



PADOVA IN CONCERTO PER L'INFANZIA


Una precisazione sull'allegato concernente
il Referendum
di Michele Lafortezza 
 


Nell'Art.117 della riforma non è scritto: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali”; come ha sostenuto, in un programma televisivo, Matteo Salvini. E' sufficiente leggere: XVII LEGISLATURA Camera dei deputati SERVIZIO STUDI LA RIFORMA COSTITUZIONALE  Testo di legge costituzionale  pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n°88 del 15 aprile 2016  Schede di lettura n.216/12 PARTE PRIMA - MAGGIO 2016.
Consiglio di leggere attentamente da pagina 266 fino alla pagina 310. E' vero l'Art.117 accentra tante competenze all'esecutivo  centrale, svuotando il ruolo delle regioni: è un altro discorso che deve essere messo in evidenza. Occorre essere chiari nella contro-informazione, nel merito, sulla riforma "matriosca"; altrimenti i sostenitori del SI' possono aver un buon gioco... Quando chiedo di spiegarmi l'Art.70, i fautori del "cambiamento" vanno nel panico; poiché il menzionato articolo (incomprensibile) rinvia a leggi ordinarie da approvare! Mentre l'Art.138 non è stato modificato, tuttavia non è stato rispettato che sancisce la revisione e non la riforma... Riformare 47 articoli, significa distruggere la Costituzione Italiana!!!
Questi sono alcuni articoli che condizioneranno la democrazia, se il SI' vincerà...
Dobbiamo comunicare bene per far capire alle persone, nel concreto, a cosa mira questa riforma; piena di interessi pubblici e privati.
p.s. L'articolo in allegato all'email (19/10/2016) di Angelo Gaccione non risulta nei documenti, 18 e 19 ottobre 2016, del COORDINAMENTO DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE; di cui il sottoscritto è iscritto.
Grazie per l'attenzione e cordiali saluti.
Michele Lafortezza


giovedì 20 ottobre 2016

“ODISSEA” PER TUROLDO 


OPINIONI A CONFRONTO
Se del buono c’è nella riforma Costituzionale,
è nell’articolo 117.
di Paolo M. Di Stefano



Cito testualmente da ODISSEA del 19 ottobre
“All’interno del testo della riforma c’è un articolo che i renziani tendono a tenere nascosto, ad ignorare, a far finta che non esista: è il numero 117. Dalle parti del PD si tende a minimizzare l’importanza di questo passaggio della riforma, perché ciò che c’è scritto potrebbe significare la definitiva perdita della nostra sovranità nazionale: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali.”. In pratica, se passano i SI al referendum, all’indomani del voto dentro la nostra Costituzione ci sarà scritto che l’Italia dovrà eseguire gli ordini di Bruxelles.”
Mi sembra si possa tranquillamente parlare di un autogoal clamoroso: i sostenitori del NO hanno dato un’ottima ragione per votare SI ad un qualcosa sostanzialmente tutt’altro che chiaro, quale è il merito di questo referendum.
Il legiferare, oltre che nel rispetto della Costituzione, in quello dei vincoli derivanti dagli obblighi internazionali a me sembra cosa ovvia e attuata da sempre, dal momento che “gli obblighi internazionali” hanno origine nei trattati e dunque in accordi tra Stati, oltre che in regole di buon vicinato conosciute e rispettate da tutti.
Per quanto riguarda “i limiti derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea”, è cosa altrettanto ovvia, null’altro essendo l’Unione Europea che una unione di Stati costruita su accordi anche formalizzati in trattati, oltre che su regole di buon vicinato, e dunque su regole giuridiche e di opportunità.
E’ importante che la Costituzione si esprima come nell’articolo in esame soprattutto perché si tratta di un modo per affermare che l’Unione è un unicum e che la legislazione deve essere in grado di formare la cultura dei cittadini, della gente, nell’ottica di una sempre più profonda e salda consapevolezza che nell’unione, insieme, meglio si soddisfano i bisogni di tutti e che una Unione strutturata in modo corretto e dunque efficiente deve avere un punto di riferimento e di guida. E questo non può che essere costituito da una cessione di sovranità, come è accaduto in tutti quegli Stati che si sono costruiti superando le divisioni tra le regioni, per esempio.

mercoledì 19 ottobre 2016

Attenzione al Referendum del 4 dicembre,
la riforma ha un articolo SEGRETO. Ecco qual è…



Superamento del bicameralismo perfetto, dimezzamento dei Senatori e taglio dei costi della politica: sono questi i cavalli di battaglia portati avanti dagli esponenti del governo in tv per convincere gli elettori a votare SI al referendum sulla riforma costituzionale. Qualcosa, però, non quadra.
Infatti, all’interno del testo della riforma c’è un articolo che i renziani tendono a tenere nascosto, ad ignorare, a far finta che non esista: è il numero 117. Dalle parti del PD si tende a minimizzare l’importanza di questo passaggio della riforma, perché ciò che c’è scritto potrebbe significare la definitiva perdita della nostra sovranità nazionale: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali.”. In pratica, se passano i SI al referendum, all’indomani del voto dentro la nostra Costituzione ci sarà scritto che l’Italia dovrà eseguire gli ordini di Bruxelles.
Questo particolare, che non emerge quasi mai in tv o sui giornali, è stato denunciato proprio ieri da Matteo Salvini, nel corso del confronto con la Boschi a Otto e mezzo.
FATELO SAPERE A TUTTI DIFFONDETELO CONTRO LA CENSURA MEDIATICA.
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