PENSIERI VAGABONDI
di Angelo Gaccione
“Se la nostra vita è vagabonda, la nostra memoria è
sedentaria” ha scritto Marcel Proust, e la mia
memoria diventa sedentaria tutte le volte che ritorno in certi luoghi. Non
posso farne a meno. In questo momento, poi, dal terrazzo su cui sono seduto ho
un perimetro visuale che mi riconduce a vite che hanno avuto a che fare, e una
lo ha tuttora, con la mia. Sulla destra, il palazzo con l’appartamento
all’ultimo piano (il quarto) dove veniva a passare le sue vacanze estive un mio
amico - noto giornalista e critico teatrale - con la moglie. Si affaccia sui
binari della ferrovia, ma la lunga balconata che corre per l’intero isolato,
gli permetteva comunque di allungare lo sguardo verso il mare. Questa volta vedo
che ci sono dei vasi ben tenuti, segno che qualcuno ci viene a fare le vacanze.
Ignoro se siano le nipoti, la figlia col marito o dei turisti a cui è stato
ceduto in affitto per i mesi estivi. C’è comunque vita, non la sua, ma c’è
vita. Forse lo hanno lasciato intatto l’appartamento, forse lo hanno
completamente spogliato e riammobiliato, e di lui non è rimasta traccia. Così
avviene a tutte le vite che se ne vanno e non vi rimane impronta. È la cosa che
mi ha sempre ferito di più delle vendite di case, dello svuotamento di esse,
delle loro trasformazioni radicali: come se non vi si fosse rappreso nulla.
Sulla sinistra, al secondo piano di un palazzo più datato, la persiana verde
che affaccia su un pezzo di balcone è chiusa come lo scorso anno. I vasi hanno
piante rinsecchite e mettono tristezza. Come le persiane finte dipinte sui lati
della facciata come si vede su tante case liguri. La padrona che l’abitava era
di origini piemontesi e mia moglie scambiava con lei qualche parola dal balcone
di fronte. Il marito era anziano come lei. Può darsi che non siano più in vita;
può darsi che non abbiano più la forza di viaggiare; può darsi che non abbiano
eredi. Quel che è certo è che la casa e muta, serrata e senza vita. Di fronte ho
il mare. Sul lato di destra vedo l’isola di Gallinara (dicono che somigli al
guscio di una tartaruga) e la punta della penisola di Albenga. Una bellissima e
sorprendente città che ero andato a visitare proprio perché c’è nato un mio
anziano amico. Da lì gli telefonai per dirgli che c’ero venuto per vedere dove
era nato e vissuto. Penso che nel trasferirsi a Genova col padre si fosse
portato dietro molti ricordi, molta nostalgia. Poi, da uomo fatto arrivò a
Milano. Qui altri ricordi, altri dolori, altre gioie: come impone la vita.


