TACCUINO LOANESE
di
Angelo Gaccione

San Giovanni Battista
Cosa
c’è di più ammirevole di chi mostra attaccamento affettivo per la propria terra
e con passione cerca di trasmettere agli altri questi sentimenti, orgogliosa
del meglio che essa possiede, per fare in modo che chi non vi è nato e si trova
a visitarla, possa riceverne una parte e condividerla? Da parte nostra far
propria quella bellezza significa conoscerla più in profondità, capirla, per
averne cura e custodirla. “L’amministrazione di una città
consiste nella cura che ciascuno ne fa per la sua parte” ha scritto
Licurgo in Contro Leocrate, ogni amministratore pubblico dovrebbe
fare tesoro di questo insegnamento, e Patrizia Mel, maestra di inglese e membro
del Centro Turistico Giovanile di Loano, la sua parte la fa molto bene.
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| San Giovanni Battista |

Patrizia Mel

È tornata a viverci nella sua città e si è messa a disposizione come Simona Betton, come Barbara Matteoni, come Emy Rossi, come Giovanni Orso e tutti gli altri volontari della benemerita associazione che, da innamorati quali sono, della propria città, conducono noi turisti e visitatori ignari e spesso disattenti, a guardare per vedere; a conoscere per innamorarcene un po’ anche noi. Ho un’ammirazione sconfinata per gente così: è il vanto di un luogo e di una nazione di cui si può andare fieri.

Barbara, Patrizia, Giovanni
Devo
alla visita guidata gratuita del CTL che generosamente mi ha accolto,
tenuta da Patrizia Mel, se dopo oltre quarant’anni che vengo in questa stupenda
cittadina del ponente ligure, ho potuto cogliere una serie di aspetti
storico-artistici che mi erano sfuggiti, nonostante la mia irrefrenabile
curiosità di scrittore che l’ha girata in lungo e in largo. E si sa, molte cose
“si nascondono” e spesso ti vengono incontro in modo inaspettato. Non avevo,
ovviamente, trascurato di guardare in alto nel mio girovagare: Loano come altre
città di mare, ha un centro storico fatto di case che tendono verso l’alto ed è
proprio levando lo sguardo in alto – e non solo sulle prospettive orizzontali
di quell’affascinante e stordente intrigo che è la trama urbana dei caruggi (a
proposito, non azzardate ad usare il termine budello al posto di caruggio
perché la Mel vi fulminerà) – che farete delle singolarissime scoperte.
Patrizia Mel me ne ha fatto scoprire altre ancora e gliene sono grato.
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| Barbara, Patrizia, Giovanni |
Ma
soffermiamoci un momento sulla parola caruggio. Sono uno scrittore e sono un
maniaco delle parole. Patrizia accogliendo il suggerimento di alcuni studiosi,
le attribuisce un’origine araba (kharuj), uscita. Potremmo
azzardare un’ipotesi di questo tipo e non sarebbe incoerente: una via d’uscita
verso il mare. Anche la parola francese charriage nel suono le corrisponde, e una via per il transito di carrozze non sarebbe
del tutto da trascurare. Anche in inglese esiste il termine carriage,
mentre nella mia lingua dialettale il termine cariggi, indica
chiaramente una “strada” su cui transitavano carri. Carri contadini, carri
modesti, non carrozze per signori.

Palazzo Comunale
Ma
torniamo al prezioso tour guidato dalla signora Mel. Non avevo mai
notato che la facciata in alto della casa del capitano dei Doria nel caruggio
di via Ricciardi al numero 2 e sul cui sopra-porta campeggia in stampatello
maiuscolo la scritta latina et otio et labor fosse stata tutta
affrescata, come si intravvede dalle tracce ancora visibili. Ed avevo
dimenticato che “Il Fornetto” di via Richeri 47 dove compravamo della magnifica
focaccia l’anno in cui abbiamo villeggiato occupando un’abitazione in via
Stella, fosse del 1917.
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| Palazzo Comunale |

Palazzo del Capitano

Non mi era mai capitata la felice sorpresa di conoscere e visitare il laboratorio dell’artista Cesare Guidotti in piazza Palestro al numero 4, dove realizzava le sue straordinarie maschere per il teatro della Commedia dell’Arte e le sue sculture in cuoio e legno. Una visita graditissima che davvero mi mancava, e che la moglie dello scultore scomparso e il CTG hanno favorito con questa felice collaborazione. Se riuscirete a visitarla, questa bottega artigiana da sapore medievale, vi troverete immersi in un’atmosfera d’altri tempi, affollata com’è di oggetti curiosi, ferri del mestiere, opere, foto, ricordi, documenti… e persino un teatrino di marionette.
Guidotti, figlio
d’arte, si è premurato di dipingere le ante delle porte. Chissà quante volte mi
è accaduto di passarvi davanti, trovandolo chiuso, quando sciamavo tra i
quattro caruggi che intersecano la piazzuola, o per andare in Piazza Italia per
guardare le tavole delle due chiese, salire le gradinate del Palazzo Comunale
per andare ad incantarmi al mosaico pavimentale monocromatico di epoca romana,
dove anche questa volta ci ha portati Patrizia Mel con il suo tour.
Confesso
che il piacere maggiore l’ho sempre trovato girando da solo per ammirare le
volte che uniscono le case, i contrafforti che le sorreggono, le piazzuole
grandi e piccole che come una sorpresa ti si aprono davanti all’improvviso e
dove la luce magicamente ricompare mentre hai appena attraversato caruggi e
caruggetti orbi; ammirato i tromp l’oeil, le decorazioni delle facciate
delle case, le persiane dal bel colore verde disegnate accanto a quelle vere in
legno, l’infinità di locali e localetti di ogni sorta, e le tavolate disposte
in ogni vicolo nel cuore dell’estate. Tante cose ci ha fatto conoscere
Patrizia, altre le avevo viste da me: la strabordante processione con i portatori
dei Cristi lignei barocchi con le scintillanti raggiere e i decori laminati,
dove sfilano le confraternite addobbate delle loro cappe bianche e turchine; il
carnevale loanese, le sagre ed altro ancora.
Mi ero anche fatto il tour personale delle lapidi. Da quella affissa sulla facciata della casa di Maria Rosa Nicoletta Raimondi madre di Garibaldi, ai caduti partigiani che a Loano hanno avuto il loro martirio. Mi era sfuggita quella del religioso Giuseppe Valerga che nato a Loano divenne patriarca di Gerusalemme. Patrizia Mel ci ha condotto davanti alla sua casa, una casa modesta, ma lui si fece onore e onore ha reso alla città.
Insomma,
una visita ricca e partecipata, ma, segno dei tempi, assolutamente senza la
presenza di un solo giovane, come avviene per le cose che hanno un valore. Ne
avessi visto uno, o una, almeno per un giorno mi sarei riconciliato con il
traffico e l’insopportabile rumore di auto e moto che assedia il lungomare di
corso Roma e che risalendo la piazza Mazzini si prolunga sul corso Europa.
Non
potrei chiudere questo taccuino loanese senza ricordare la deliziosa pinza
alla pala alla romana del Workshop di via Damiano Chiesa n. 5, e i gelati e le granite,
soprattutto quella al gelso nero, del laboratorio dei simpaticissimi e generosi
Maurizio Ferrara e Admira Dzukic. Si tratta della gelateria Rino con l’ingresso
da via Ghilini al numero 29.

Torre dell'Orologio

Potete gustarvele seduti sulle panchine di piazza Massena che cingono un verdeggiante olivo, o percorrendo lemme lemme il caruggio principale dove si concentra il passeggio serale. Fino alla Torre dell’Orologio, la cinquecentesca Porta di Passorino, come faccio io.
ALBUM
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| Lapide per Stefano Carrara |
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| Veduta di un caruggio |
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| Una delle caratteristiche volte |
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| Facciata di una storica pizzeria |
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| Lapide per il partigiano Boragine |
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| Loano contro la guerra |
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| Maurizio Ferrara |
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| Admira con amica |
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| Simona Berton discute |
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| Simona informa |
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| Barbara promuove Loano |
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| Orso in primo piano |
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| Patrizia è pronta |
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| Non vi deluderà |


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