REVANCHE
di
Gianmarco Pisa
Distruggere
la memoria per opprimere il presente e condizionare il futuro.
Giunge dai Paesi Bassi la notizia che ignoti hanno
profanato oltre 150 lapidi di soldati sovietici nel cimitero di guerra “Ereveld”
a Leusden, non lontano da Amersfoort, nella provincia di Utrecht. La prima cosa
che colpisce, di fronte a fatti di una gravità, sotto il profilo storico,
culturale e memoriale, di tale portata è la sproporzione tra la gravità del
fatto e la superficialità, persino il pressappochismo, dei commenti e delle
reazioni delle autorità. Le autorità olandesi (spesso, non solo loro) sono
solite classificare incidenti di questo tipo sotto la categoria di “atti di
vandalismo”: la
bravata di qualche stolto, e non, quale invece è, un fatto di palese e, proprio
per questo, preoccupante, carattere politico. È una reazione tipica delle élite,
anche quando “liberali”: non va dimenticato che i Paesi Bassi esprimono oggi un governo prettamente liberale, che potremmo
classificare, secondo le categorie politiche di casa nostra, come un
centrodestra moderato e dalle apparenze rispettabili, guidato dal primo
ministro Rob Jetten (del partito liberale
D66), in coalizione con i liberali del Vvd e i cristiano-democratici del Cda.
Un governo perfettamente allineato ai dettami Usa, Nato e Ue e che, come altri
governi della medesima pasta, perfettamente inquadrati nel contesto dell’imperialismo
euro-atlantico, non solo mostra disprezzo della memoria storica, in particolare
della liberazione dei popoli europei grazie all’eroico sforzo dell’Unione
sovietica, dell’Armata rossa e del movimento partigiano, ma contribuisce anche,
attivamente, a una violenta campagna di russofobia e propaganda antirussa fatta
anche di sanzioni, blocchi e censure. Detto diversamente, la cancellazione
della memoria storica e la campagna di violenta propaganda antirussa, per non
parlare della brutale mistificazione anticomunista ormai in corso da decenni,
servono proprio a questo, a uno scopo ben preciso: cancellare la memoria
storica e politica del movimento di liberazione e di emancipazione dei popoli e
approntare il terreno per ideologie e pratiche politiche reazionarie e
belliciste, al servizio dell’agenda Usa e Nato.

Il Rutto della Nato

A sua volta, l’Ue non è indifferente a questo disegno, come dimostrano i casi sui cui torneremo a breve, ma come attestano anche gli esiti del recente vertice Nato di Ankara, in Turchia, del 7-8 luglio scorsi, e la definizione che l’Unione europea, con esiti perfino grotteschi, dà di sé stessa, come un’architettura istituzionale, un blocco, «complementare e interoperabile» con la Nato. Gli strumenti di questa “damnatio memoriae” regressiva sono, in Occidente, i più diversi e all’ordine del giorno. Intanto, la demolizione dei monumenti: in Ucraina, dopo il colpo di stato di Euromajdan del 2014, in base alla cosiddetta legge sulla “decomunistizzazione”, nel solo 2016, sono stati demoliti ben 2389 monumenti del periodo sovietico, tra cui 1320 statue di Lenin, e rinominati 987 centri abitati; statue monumentali a Stepan Bandera, criminale di guerra e collaborazionista del regime hitleriano, sono state erette a L’viv (Leopoli), Ivano-Frankivsk e Ternopil; un intero Museo è stato dedicato a Yevhen Konovalec, fascista e fondatore dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (Oun), a Zaškiv, presso Leopoli, sua città natale; perfino alla Divisione “Galizia” delle Waffen SS sono state intitolate strade a Ivano-Frankivsk e Ternopil ed eretta una scultura in una sezione dedicata del cimitero di Lyčakiv, a Leopoli. Tuttavia, la cosiddetta “decomunistizzazione” ha riguardato e riguarda, in forme diverse da Paese a Paese, tutti gli Stati della cosiddetta “nuova Europa”, già socialisti e via via integrati nelle strutture della Nato e della Ue. Vi è poi la riscrittura della storia: in questo caso la completa menzogna storica diventa addirittura verità ufficiale.
Il 19 settembre 2019, il
Parlamento europeo è giunto ad approvare un’incredibile “Risoluzione
sull'importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa” che pretende
di equiparare nella responsabilità storica oppressori e liberatori, affermando
«il riconoscimento del retaggio europeo comune dei crimini commessi dalla
dittatura comunista, nazista e di altro tipo» - senza distinzione alcuna - e
addirittura stabilendo che «la Seconda guerra mondiale [...] è iniziata come
conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione
nazi-sovietico», sorprendentemente eludendo le responsabilità storiche e
politiche del regime hitleriano. Irricevibili del resto sono i tentativi di revisionismo,
riduzionismo o negazionismo che vorrebbero ridimensionare o cancellare il
contributo della Resistenza e del movimento partigiano per la liberazione dei
popoli d’Europa.
Ha tutto ciò a che fare con la profanazione delle lapidi sovietiche?
Evidentemente sì. Da decenni le élite occidentali sono impegnate
in una capillare strategia di cancellazione della memoria e di riscrittura
della storia, in una virulenta e mistificatoria campagna di propaganda
antisovietica e anticomunista. La profanazione delle tombe, la distruzione
delle lapidi, la rimozione dei monumenti, la ridenominazione di strade e
piazze, la riscrittura dei manuali scolastici di storia sono conseguenza
diretta della rinnovata politica di potenza delle élite europee e atlantiche, che
non esita a manipolare e falsificare la storia e la memoria per coltivare veri
e propri deliri di potenza e di guerra.
Riferimenti:
1. Sam
Sokol, “Ukraine’s new memory czar tones down glorification of war criminals”,
The Times of Israel, 23 giugno 2020:
timesofisrael.com/ukraines-new-memory-czar-tones-down-glorification-of-war-criminals.
2. Cnaan
Liphshiz, “Jewish community protests after plaque honoring SS officer unveiled
in Estonia”, The Times of Israel, 30 giugno 2018: timesofisrael.com/jewish-community-protests-after-plaque-honoring-ss-officer-unveiled-inestonia.
3. “In
Estonia via i monumenti sovietici dalle zone russofone”, Europa Today, 17
agosto 2022:
europa.today.it/attualita/estonia-monumenti-sovietici-ordine-pubblico.html.
4. Sulle
problematiche della decomunistizzazione, cfr. Eric Brahm, Lustration, Beyond
Intractability, Conflict Information Consortium, University of Colorado,
Boulder, giugno 2004: beyondintractability.org/essay/lustration. L’autore
definisce significativamente la decomunistizzazione (lustracija), «una modalità
particolarmente ottusa (very blunt) di giustizia di transizione».
5. G.
Pisa, “9 maggio: la Giovane Guardia e la Lotta di Liberazione”,
L’Antidiplomatico, 09 Maggio 2026: lantidiplomatico.it/dettnews 9_maggio_la_giovane_guardia_e_la_lotta_di_liberazione/45289_66781.
Ai temi dell’importanza dei luoghi della cultura e della memoria ai fini della
promozione della pace sono dedicati anche gli sviluppi del progetto
H.E.R.M.E.S. (Heritage-based Education and Research Measures for Empowerment
and Sharing) per Corpi civili di pace: corpicivilidipace.com.




