UN BILANCIO
DI LUNGO CORSO
di Carmine
Tedeschi
Angelo
Gaccione, Una gioiosa fatica.
A cura di Giuseppe Langella, La scuola di Pitagora,
Napoli 2025.
Questa
recensione è apparsa lunedì 26 aprile 2026 sulla Rivista letteraria “Incroci”.
Odissea ringrazia l’autore Carmine Tedeschi e il direttore Lino Angiuli per
averne autorizzato la pubblicazione su “Odissea”.
Le due
date del sottotitolo (1964- 2022) individuano un bel
pezzo di vita illuminato dalla scrittura poetica. In pratica, dalla giovinezza
alla piena maturità dell’Autore. Limiti ampi, entro i quali si immagina
facilmente l’operazione selettiva che gli ha permesso di pescare fra le sue
poesie quelle più adatte a formare questa raccolta antologica con un intento
tematico unitario. Raccolta che somiglia molto ad un bilancio di lungo corso.
«Posso con semplicità affermare che la poesia ha riempito la mia vita e me ne
sono nutrito. In maniera discreta, ma continua, l’ho sempre praticata». Così
Gaccione informa il lettore nell’Incipit.
L’esplicita
confessione viene ripresa quale premessa di lettura anche da Franco Loi e da
Tiziano Rossi, rispettivamente ne l’Ouverture e nell’Introduzione,
in capo alla raccolta. Ma se ne ricava anche una conferma implicita
dalla prima occhiata al Sommario, dove i titoli delle sezioni,
tutti al femminile, raggruppano le poesie per sottotemi, in base a diverse
situazioni registrate dalla voce poetante: Le ritrovate, Le illuminate,
Le straniere, eccetera. L’effetto curioso è che a prima vista viene
spontaneo riferire gli attributi a donne sconosciute, per cui ci si aspetta una
lirica d’amore. Ma ti accorgi subito dell’abbaglio: si riferiscono alle poesie
stesse. Le quali con le donne amate hanno tuttavia qualcosa in comune, ed è
l’amore consumato, la memoria, la nostalgia. Perché scrivere poesie è sempre un
atto d’amore, verso qualcuno o qualcosa non importa.
Qui
l’oggetto d’amore esplicato diffusamente nei versi si profila vasto, ma non
indeterminato. Si definisce man mano che la lettura procede. Nasce però da un
bisogno morale già chiaro fin dall’inizio (Loi lo segnala in due poesie di
esordio), che si può identificare nella sete di giustizia, nell’avversione alla
prepotenza e all’inganno, nella pietà per il dolore altrui e quindi umanamente
di tutti. La visuale si allarga perciò dal Sé alla società tutta, agli ultimi,
al travaglio storico attraversato, al presente intossicato dall’odio in dimensione
globale. È questa, la tematica comune a tutte le sezioni, che rende la raccolta
nell’insieme un esemplare di poesia civilmente “impegnata”, come si diceva
caparbiamente una volta (ma perché mai non si deve poterlo dire ancora?).

La copertina del libro
Se
ne rileva facilmente il percorso incontrando le poesie in tal senso più
esplicite, disseminate come pietre nei guadi in tutte le sezioni. Poesie che
fanno affiorare la tematica in modo sempre più chiaro, e si fanno sempre più
numerose col procedere della lettura. Fino ad arrivare a Le incivili e Le
Ultime, segnate tutte dalla passione civile, dove il dettato abbandona
le allusioni, i toni smorzati, i temi relativi a sentimenti e rimembranze
personali, il compianto per le vittime di stragi e attentati avvenute nel
passato, per assumere la forma dell’accusa diretta, del sarcasmo,
dell’invettiva, segnando così il punto di arrivo di un climax che
va dal disincanto e dall’amarezza, all’irritazione, all’indignazione, alla
rabbia.
Proviamo
ad appendere al filo tematico appena descritto qualche testo esemplare.
Pensosità
ed esortazione politica durante i terribili anni Settanta: «Non sparate, /cessate il fuoco per raccogliere i morti/ le coppe di sangue sono ormai colme.
[…] Il nemico dà ordini alle vostre spalle», (Senza titolo, 1977, da Le
Illuminate). «Più nessuna certezza, nel secolo dell’incertezza/ può fugare i
nostri dubbi./ Ultimi illuministi cadiamo sconfitti/ sotto la morta ragione»
(Senza titolo, 1978, ancora da Le illuminate).
Sentimenti
e affetti privati, proiettati in una amata compagine urbana, tratteggiata a
forti contrasti: «Stupenda notte di Milano/ bella per noi poeti/chi osa ancora
oltraggiarti?/ Dacci la tua musica che ci appartiene/ e i tuoi figli violenti/ La
notte è degli artisti/ il giorno è dei mercanti.» (Mia città mio
cuore, 1982, da Le Milanesi).
Un
monito ad aprirsi alla solidarietà civile in nome di antichi valori in un’epoca
che li ha dimenticati; facile intravedervi il fenomeno dell’immigrazione
osteggiata. «Perché, figli della Magna Grecia,/ vi siete inimicati gli dèi/ rinunciato
alla pietà/ obliato la sacra ospitalità dell’amicizia…?» (A voi figli della
Magna Grecia, 1989; da Le Arrabbiate).
Una
rivendicazione aperta della propria poesia civile: «Ed ora va’ parola mia/ libra
le tue ali sul mondo/ e se ti mettono in catene/ tu mettiti a cantare» (Va’
parola mia, 2000; da Le arrabbiate).
Ancora
contro i benpensanti, schifati dalla presenza sempre più invadente di immigrati
e barboni. Qui, con efficace e feroce antifrasi, i versi fanno il verso
all’orrore, alla ripugnanza che questi “alieni” destano nei beneficiari della
civiltà dei consumi, i quali arrivano ad augurarsi che affoghino nel “mare
grosso”: «Uno sconcio/ davvero un intollerabile sconcio/ avete ragione da
vendere./ Se ogni tanto quei barconi…/ se ogni tanto il mare grosso…/» (Cinquantanove
versi, 2010; da Le dolenti).
Stessa
postura sarcastica dinanzi all’indifferenza generale per i drammatici segni del
cambiamento climatico: «Che farete quando sparirà l’inverno?/ E quando dalle
nuvole non scenderà una goccia/ per anni ed anni,/ che farete, di grazia?» (Poesia
impertinente, 2022; da Le Incivili).
Sono
solo poche citazioni esemplari della tematica portante, purtroppo insufficienti
a significare l’impegno civile nel tempo, sempre più spoglio di riferimenti
espliciti al Sé e sempre più prepotente verso il suddetto ‘oggetto d’amore’.
Tuttavia la poesia dedicata agli affetti intimi, benché minoritaria, non è del
tutto assente dalla raccolta. Solo un esempio: «Parto./ Siate lieti./ E voi che
restate dite:/ “Non è passato invano sulla terra”». (Addio, 2014; da Le
diverse). Ricorda tanto la lirica, affine per soggetto ma molto diversa per
atteggiamento psicologico e resa stilistica, di Caproni: Congedo del
viaggiatore cerimonioso.
In
definitiva, si capisce perché questa raccolta sia stata pubblicata nell’ambito
della collana inventata da Giuseppe Langella per dare man forte alla poesia
cosiddetta “civile”.
https://incrocionline.wordpress.com/2026/04/26/angelo-gaccione-una-gioiosa-fatica-1964-2022/#more-6189



