UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

lunedì 7 marzo 2016

8 MARZO 


TIZIANA ALTEA

Un mazzolino giallo
- 8 marzo (studio 2016) -

Davanti a te le carte e i panni,
il tuo lavoro, i tuoi bambini.
Pensare con le mani.
Di oggi, di dov'eri, non c'è
tempo. Ma fai spazio:
sulla gonna stropicciata sei
cuscino al più piccino, e
con l'altra, ascolti piana.
Ché ha un mazzolino giallo
in mano:
e a morsi di mimosa
a sera slacci il petto,
e foglioline e succo fresco
tra i pensieri.

[Milano, 4 marzo 2016]

venerdì 4 marzo 2016

GACCIONE ALL’UMANITARIA
Milano. Lunedì 7 marzo ore 18
“LA FAVOLA CHE MANCA

La locandina dell'incontro

***

La Pinotti in Israele per rafforzare il patto con militari
e industrie d’armi
di Antonio Mazzeo

Missili, per un massacro sicuro

Come risponde il governo Renzi all’appello di 168 accademici italiani che invitano a boicottare le università israeliane coinvolte nella ricerca e produzione di sistemi di guerra impiegati contro il popolo palestinese? Inviando la ministra della difesa Roberta Pinotti a rendere omaggio alle maggiori autorità israeliane e rafforzare la partnership tra le forze armate e il complesso militare-industriale di Italia e Israele.
Il 29 febbraio scorso Roberta Pinotti è giunta a Tel Aviv per un vertice con il ministro alla guerra israeliano Moshe Ya’alon. “Una maggiore collaborazione fra Italia e Israele rappresenterebbe un fattore di innovazione e tradizione”, ha spiegato la ministra. “Israele è un Paese tradizionalmente vicino all’Italia con il quale esiste da tempo una elevata collaborazione nel campo della Difesa, così come il comune interesse di creare uno spazio di pace e sicurezza durevole in Medio Oriente”. Il patto di cooperazione militare tra Italia e Israele, firmato nel 2003, è finalizzato “all’interscambio di materiali di armamento, alla formazione e all’addestramento del personale e alla ricerca e sviluppo in campo industriale”. In particolare, le forze armate dei due paesi collaborano fattivamente nei settori dell’intelligence e dell’addestramento aereo, marittimo e subacqueo. L’ultima grande esercitazione bilaterale (Rising Star) risale all’ottobre 2015, quando l’unità “Anteo” e un commando del Comsubin (il Comando Subacquei e Incursori della Marina militare italiana) si sono addestrati con le forze speciali israeliane nel porto di Haifa.
Come riportato dal sito del ministero della difesa italiano, durante l’incontro con Moshe Ya’alon, la Pinotti ha espresso la “piena disponibilità del governo italiano a consolidare la collaborazione in atto tra le forze armate dei due Paesi al fine di contribuire a migliorare il livello di interoperabilità anche in relazione alla condivisione del medesimo scenario geo‐strategico”. La titolare del dicastero ha inoltre ricordato “la pluriennale e radicata presenza militare italiana in Israele, con la partecipazione alle missioni UE, multinazionali e bilaterali, indirizzate sia a monitorare la situazione della sicurezza, sia a favorire la formazione di reali capacità palestinesi nei settori del controllo dei confini e, soprattutto, delle forze di polizia (con la missione MIADIT Palestina)”.
I due ministri della difesa si sono confrontati anche sugli attuali scenari di crisi in Siria, Libia, Libano e sull’impegno italiano nella coalizione anti-Daesh. “Occorre impedire l’avanzata dell’Isis in Libia ed evitare che si ripeta quanto accaduto in Iraq e Siria”, ha dichiarato la Pinotti. Molto più gravi e minacciose le parole dell’omologo israeliano. “Siamo profondamente preoccupati di una presenza iraniana più forte in Siria perché essa rafforzerebbe in modo negativo l’asse sciita”, ha spiegato Moshe Ya’alon. “Ciò potrebbe incoraggiare l’Iran a continuare ad attivare il suo fronte terroristico contro di noi dalle Alture del Golan. L’Iran continuerà ad investire il denaro che riceverà dall’abolizione delle sanzioni per sviluppare e acquistare nuovi sistemi d’arma, rafforzare la presenza dei terroristi mandatari in Medio oriente, Europa e America e diffondere il terrorismo nel mondo intero. L’Iran non ha smesso di trasferire armi alla Striscia di Gaza in vari modi”.
Come riportato pure nel comunicato stampa emesso dallo Stato Maggiore della difesa italiano, il ministro Ya’alon ha concluso il suo colloquio con Roberta Pinotti “sottolineando l’uso da parte dell’aviazione israeliana dell’aereo di addestramento (simulatore di volo) italiano M-346, non escludendo una possibile estensione”. Espressione criptica e assai ambigua quella della possibile estensione nell’uso dei 30 caccia M-346 “Master” acquistati dall’italiana Alenia Aermacchi (Finmeccanica) per formare i piloti dei cacciabombardieri dell’Aeronautica israeliana. “All’inizio i piloti apprendono come ingaggiare un singolo aereo nemico, poi si addestrano nel combattimento aria-aria contro caccia multipli e ad affrontare i missili terra-aria posseduti dagli Hezbollah, dalla Siria e dall’Iran”, ha spiegato il comandante della base aerea di Hatzerim, nel deserto del Negev, dove sono giunti i primi velivoli. “Il secondo stage addestrativo con gli M-346 ha affrontato scenari di guerra ancora più complessi, come l’intercettare un aereo passeggeri sequestrato o jet siriani che sono venuti a bombardare Tel Aviv o gli attacchi a lungo raggio che impongono tempi di volo prolungati”. All’orizzonte c’è di sicuro l’intenzione di convertire il caccia-addestratore made in Italy in velivolo d’attacco con tanto di bombe e missili aria-terra. “Dall’inizio del programma – spiegano i manager di Alenia – il velivolo M-346 è stato concepito con l’aggiunta di capacità operative, con l’obiettivo di fornire un aereo da combattimento multiruolo molto capace, particolarmente adatto per l’attacco a terra e di superficie o anti-nave, nonché le missioni di polizia aerea”.
Per suggellare l’amicizia bellica italo-israeliana, la ministra Pinotti si è incontrata pure con alcuni esponenti della società israeliana, docenti universitari e imprenditori, e ha visitato a Tel Aviv gli stabilimenti di IAI- Israeli Aerospace Industries, la principale holding industriale israeliana del settore aeronautico, missilistico e spaziale. Con un fatturato record nel 2014 di 3,8 miliardi di dollari, IAI ha progettato e prodotto i droni-killer “Heron”, molto simili ai famigerati “MQ-1 Predator” che gli Usa hanno trasferito nella base siciliana di Sigonella; il sistema missilistico superficie-aria a lungo raggio “Barak” e il sistema anti-missili balistici “Arrow”, elaborato quest’ultimo congiuntamente ai gruppi statunitensi Boeing, Lockheed Martin e Raytheon.
Successivamente Roberta Pinotti si è recata alla Knesset dove ha incontrato il presidente della commissione esteri-difesa Tzachi Hanegbi. L’1 marzo, a Gerusalemme, la ministra ha reso omaggio al Presidente dello Stato d’Israele, Reuven Rivlin. Tema del colloquio la lotta al terrorismo internazionale, su cui “Italia e Israele condividono la stessa veduta”, come ha dichiarato la ministra. A margine dell’incontro con Reuven Rivlin, la Pinotti si è soffermata con i giornalisti sull’emergenza immigrazione. “Non esiste una soluzione nazionale al problema della immigrazione in Europa, né si possono creare muri o barriere”, ha esordito. “Sono convinta che questo problema sia ancora gestibile nei suoi numeri rispetto alla grandezza dell’Europa, ma se non si sceglie una soluzione condivisa allora diventerà drammatico”.
Ue, agenzia Frontex e governo italiano guardano con molto interesse alla variegata produzione israeliana di sistemi militari-sicuritari di controllo e contrasto anti-immigrazione. Grazie alle risorse del Fondo europeo per le frontiere esterne, programma quadro 2007-08 contro i flussi migratori, la Guardia di finanza ha acquistato una decina di impianti fissi e mobili  EL/M-2226 ACSR (Advanced Coastal Surveillance Radar) realizzati dall’azienda Elta Systems Ltd. di Ashdod. Già impiegati dalle forze armate israeliane per la “vigilanza” di alcuni porti mediterranei, questi radar hanno una portata di oltre 50 chilometri e sono appositamente progettati per individuare imbarcazioni veloci di piccole dimensioni. La Guardia di finanza li ha destinati a implementare la Rete di sensori di profondità per la sorveglianza costiera in funzione anti-sbarchi di migranti in Sicilia, Puglia e Sardegna, ma sino ad oggi l’installazione delle postazioni fisse è stata bloccata in Sardegna grazie alle azioni di lotta e ai ricorsi al TAR dei Comitati No radar ed Italia Nostra. In Sicilia, il radar anti-migranti installato a Melilli (Siracusa) non ha ancora ottenuto l’autorizzazione all’accensione per l’alto pericolo di inquinamento elettromagnetico; di contro, due impianti EL/M-2226 ACSR sono stati attivati da qualche anno nell’isola di Lampedusa.
PER RIMANERE UMANI
CHIARA PASETTI SEGNALA AI LETTORI DI ODISSEA
Novara. Per festeggiare i 25 anni de “Laribalta”
VENERDI 4 MARZO 2016 ore 14.30
AUDITORIUM VIA RIVOLTA, 4 NOVARA
Incontro con Giorgio Gaber, a cura di Lorenzo Luporini

Giorgio Gaber

INCONTRO CON GIORGIO GABER è il progetto didattico ufficiale dell’omonima Fondazione per far conoscere il grande Signor G agli studenti delle scuole medie e superiori.
Attraverso il supporto di video inediti della Fondazione Gaber, di un percorso tematico di approfondimento  sulle immagini e l'esecuzione in acustico di alcuni dei brani più celebri, Lorenzo Luporini, il nipote ventenne dell’artista, presenta ai suoi “quasi coetanei” il suo mitico nonno, evidenziando ciò che ha rappresentato per la cultura del Novecento. Si tratta di una lezione spettacolo vera e propria, della durata di un’ora e mezza circa, che mette in luce la straordinaria attualità dei temi trattati in tanti decenni di attività teatrale, stimolando lo studente a confrontarsi con un linguaggio di assoluta eccellenza culturale e a sviluppare la propria autonomia di pensiero. La visione del mondo di Gaber e Luporini nelle loro grandi provocazioni, un patrimonio oggi più che mai punto di riferimento costante per il mondo della politica, della cultura, dello spettacolo, del costume, che Lorenzo Luporini racconta con la leggerezza di un dialogo-confronto fra uguali, alternato da brevi esecuzioni musicali.
La Fondazione Giorgio Gaber nasce nel 2003 allo scopo di divulgare, tutelare e valorizzare la figura e l’opera del grande artista... E noi siamo con loro!

INGRESSO LIBERO E GRATUITO, APERTO AGLI STUDENTI

mercoledì 2 marzo 2016

 NOI, VOCI FUORI DAL CORO…
di Chiara Pasetti

L'attrice Silvia Lorenzo interprete di "Moi"

Alla fine del 2013, sempre alla ricerca di figure femminili del passato ma anche del presente (ce ne sono sempre meno, ahimé!), che hanno segnato la cultura, l’arte, la scrittura del loro tempo, spesso pagando a caro prezzo il proprio talento e il fatto di essere delle «voci fuori dal coro», e che proprio per questo spesso la storia ha ingiustamente e vergognosamente dimenticato, faccio la conoscenza di Madame Séverine (pseudonimo di Caroline Rémy, nata nel 1855 e morta nel 1929). Giornalista e scrittrice francese, femminista visionaria, fu una delle prime donne che riuscì a distinguersi nel campo del giornalismo, da lei considerato (giustamente!) anche un mezzo di denuncia sociale. Allieva di Jules Vallès, fu una delle firme di punta del giornale fondato da Marguerite Durand, La Fronde. Frondista nella penna e nell’anima, denunciò ogni forma di prevaricazione sociale e di ingiustizia. Schierandosi sempre dalla parte dei poveri e degli oppressi, condusse battaglie a favore della riabilitazione del capitano Dreyfus, della cui innocenza non dubitò mai, di alcuni anarchici del tempo e, fra gli ultimi, a favore di Sacco e Vanzetti. Scelse di non aderire al nascente movimento femminista per conservare la propria indipendenza, ma si batté per il diritto di voto per le donne, scrisse un articolo in cui si mostrò favorevole all’aborto, e denunciò aspramente le violenze perpetrate all’interno delle famiglie, secondo lei da attribuire al fatto che l’uomo considerava ancora la donna una “sua proprietà”.
Dopo aver letto i suoi articoli (ed essermene appassionata!), è nato un pezzo a firma mia per le pagine della Domenica de Il Sole24ore, uscito il 2 marzo 2014, intitolato “Séverine, la prima réporter”. Recentemente ho scritto di lei anche sulle pagine di “Elle” di marzo, nella rubrica Storie di donna (“La regina della stampa”).
Uno dei testi che più mi ha colpito, e che contiene una vasta scelta dei suoi articoli in francese, e un saggio biografico, recava la prefazione, molto interessante e puntuale, di Isabelle Rome…
Le donne che si cercano si trovano! Ho immediatamente preso contatti con Isabelle, scoprendo con ammirazione che svolge la professione di giudice. Da anni rivendica valori repubblicani nella società civile e «una visione umanista della giustizia». Ha fondato anni fa l’Associazione Paroles de Femmes en Picardie (oggi chiamata Femmes de libertés), il cui obiettivo è difendere la libertà di espressione delle donne e i valori di «libertà, uguaglianza e fratellanza». Tra le iniziative dell’Associazione da lei costituita, la volontà di rendere omaggio a «grandi donne del passato e del presente», tra cui appunto la grande Séverine. All’azione congiunta di Isabelle Rome e Colette Deblé, pittrice che ha realizzato alcuni lavis della giornalista francese vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento, si deve anche la decisione, nel 2010, di mettere una targa commemorativa fuori dalla casa di Séverine, che fino a quel momento non esisteva.
La signora Rome, inoltre, ha scritto un libro di grandissimo interesse, da me recensito sulle pagine del Sole24ore in data 6-9-2015, in un articolo dal titolo “La giustizia umanistica”. Il libro si intitola Dans une prison de femmes. Une juge en immersion, con la prefazione di Robert Badinter, edizioni Du moment. Tra di noi è nato uno scambio epistolare (epistole elettroniche, ossia mail!) fecondo e stimolante, i suoi libri (ne ha scritto un altro, dal titolo “Vous êtes naïve, Madame le Juge!), mi hanno aperto a tematiche che non conoscevo in modo così  approfondito, ma che ho sempre voluto indagare. La situazione delle donne (e madri dunque) in prigione, i diritti delle donne visti dalla parte di un giudice, e molto altro. Ho quindi pensato che una studiosa e professionista di tale rilievo meritasse di essere conosciuta anche in Italia. In occasione del debutto dello spettacolo da me scritto (presso il Teatro Filodrammatici di Milano il 14 e 15 marzo, ore 21), dedicato a Camille Claudel, altra grandissima donna, scultrice, contemporanea di Séverine (Camille nasce nel 1864 e muore nel 1943, dopo trent’anni di internamento in ospedale psichiatrico…), intitolato MOI, che dopo due anni di lavoro e diverse versioni è approdato ora alla sua nuova e definitiva “veste”, per la regia di Andrea Gattinoni, con Silvia Lorenzo nel ruolo di Camille Claudel, mi sono detta che la presenza di Isabelle Rome sarebbe stata un valore aggiunto imperdibile in queste giornate dedicate non solo a Camille Claudel, ma alle donne in generale, al talento, alle difficoltà di essere riconosciuti e apprezzati per ciò che si è, e dunque si fa… Scrivere, scolpire, dipingere, suonare uno strumento… Passioni spesso “invisibili”, ma irrinunciabili per chi ha la fortuna di nutrirle dentro di sé. Passioni che devono essere appunto “riconosciute” (“io non voglio essere aiutata, ma riconosciuta!, affermava Camille).
Quindi ho organizzato due incontri, con l’Associazione culturale “Le Rêve et la vie” di cui ho la gioia di essere il Presidente. Il primo a Novara, il 12 marzo, alle ore 17, presso l’Istituto Civico Musicale Brera (Via Verdi 2). Isabelle Rome, insieme a me, all’avvocato Davide Monzani, all’insegnante Marie-Laure Piccard, in questa occasione nelle vesti di interprete, e a Giulia Marchina che darà voce alle frasi di Séverine e di Isabelle Rome scelte dai libri, parlerà delle battaglie condotte dalle donne per le libertà, soprattutto le libertà di espressione e uguaglianza. Sono grata all’Assessore all’Istruzione e Pari Opportunità di Novara, Margherita Patti, per aver accolto questo evento all’interno di quelli già in programma per il suo assessorato: la dottoressa Patti ha capito immediatamente, da persona intelligente quale è, profondamente attenta e sensibile alle tematiche femminili ma non solo (stupisce dire questo di un assessore, soprattutto di un assessore donna, lo so, perché dovrebbe essere scontato, ma per esperienza personale posso dire che no, non è davvero così! Per fortuna però, non tutti si chiamano Itlodeo…!), il valore della persona che volevo invitare nella mia-nostra città, Novara, per parlare di Séverine e dei diritti delle donne, e ci farà l’onore di introdurre l’incontro del 12 marzo.
Subito dopo, il 14 marzo, in occasione del debutto teatrale di MOI, alle ore 17 nel foyer del Teatro Filodrammatici di Milano (Via Filodrammatici 1), si svolgerà una tavola rotonda dal titolo “Voci fuori dal coro”. Insieme a Séverine, raccontata naturalmente da Isabelle Rome, si parlerà di Antonia Pozzi, grazie alla presenza di Graziella Bernabò, sua biografa e curatrice delle poesie e dell’epistolario pozziano edizioni Ancora. Per finire su Camille Claudel, a cui il mio testo teatrale è dedicato. La moderazione è affidata a Lara Ricci, collega e redattrice della Domenica-Il Sole24ore per le pagine di letteratura e di poesia. Anche in questa occasione Giulia Marchina, giovane studiosa di Amelia Rosselli, leggerà brani delle tre donne a cui è dedicato l’incontro.
Prossimamente pubblicheremo su queste pagine una lunga intervista a Isabelle Rome, con domande a cura mia, di Giulia Marchina, e del Direttore di “Odissea” Angelo Gaccione.
E approfitto del prestigioso e a me caro spazio di “Odissea”, superbamente e coraggiosamente diretto da Angelo Gaccione da tanti anni, per ringraziare di cuore tutte le persone che parteciperanno all’incontro novarese del 12 marzo e a quello milanese del 14 in qualità di relatori, moderatori, interpreti, “lettori”, direttori, e tutti gli amici e soci dell’Associazione che stanno lavorando, spesso nell’ombra, da mesi al mio fianco per realizzare al meglio i due incontri e lo spettacolo MOI da me scritto (ricordo la regia di Andrea Gattinoni e l’interpretazione di Silvia Lorenzo). Lo spettacolo si avvale del sostegno, come dire, “visibile” -e preziosissimo!- della Fondazione Banco Popolare di Novara e del Teatro Filodrammatici di Milano, ma è stato possibile anche grazie ai tanti amici, troppo numerosi per essere qui nominati, che spesso senza volere né un logo in locandina né una pizza in cambio hanno reso possibile tutto questo. A loro va il mio più sentito e caloroso grazie.
Vi aspettiamo al Brera di Novara il 12 marzo, e ai Filodrammatici di Milano il 14 (o 15)!

Ps. E se avete voglia di scoprire, o conoscere meglio, un’altra grandissima donna, leggetemi sulle pagine della Domenica del Sole24ore il prossimo 6 marzo…
Per info sugli incontri del 12 e 14 marzo, entrambi a ingresso libero e gratuito:
www.lereveetlavie.it
Per info e prenotazioni spettacolo MOI : www.teatrofilodrammatici.eu/spettacoli/moi/,
biglietteria: 0236727550
ASPETTANDO GODOT
di Fulvio Papi



Confesso (e confessare a “Odissea” è facile) che se ho voluto capire con un certo ordine qualcosa della situazione in cui l’Europa si trova nei confronti del Medio Oriente, approfittando della momentanea mancanza di alcuni libri per proseguire il mio lavoro, ho letto alcuni testi di autori che hanno conoscenze serie che derivano da esperienze valide e dalla frequentazione della bibliografia internazionale. Cose per lo più ignote al nostro ceto politico definito da un autore come “semianalfabeta”, come del resto altri nel nostro mondo. Tutta gente che non ha avuto mai la fatica e l’impegno di una formazione storico-culturale, ma è entrata in politica come per svolgere un qualsiasi lavoro che ha le sue regole, nel caso quelle che suggeriscono di mantenere rapporti buoni con quelle forme di riproduzione sociale di qualità mafiosa che hanno invaso il paese. Può darsi che i nuovi abitatori del nostro territorio trovino tutto ciò nella norma, chi ha un tempo breve perché viene da lontano, si deve accontentare del proprio margine pulito. Cominciamo dall’inizio, cioè da Matteo Renzi. Nella situazione attuale confusa, incerta, prive di prospettive realizzabili, ha infine fatto bene (anche se punire gli assassini è un sentimento più che condivisibile) a non seguire Hollande, e tenersi, almeno per ora, ai margini delle iniziative tedesche e inglesi che contribuiscono ai bombardamenti all’Isis. Da un ottimo commentatore è stato detto che in fondo è solo la fotocopia della politica di Giulio Andreotti, stare ai margini cercando di guadagnare i vantaggi. Ma basterà? Bombardare non è affatto inutile, se si scelgono bene gli obiettivi strategici, può essere molto importante. Ma poi? Il problema è quello del territorio e qui compare il fantasma della guerra. Ma l’Europa non è uno stato tradizionale del ’900. La nostra lunga pace fortunata (all’ombra dell’atomica USA), la società consumista, la scarsa considerazione dello “stivale”, l’edonismo diffuso, e i più che giusti sentimenti pacifisti, hanno tolto a chiunque l’autorità di progettare o di parlare di guerra. E poi, in concreto, con gli USA che tendono a defilarsi proprio in ordine alla politica di Obama (e per le conseguenze disastrose di altri interventi), la NATO sembra una istituzione più formale che attiva. In questa situazione -è stato giustamente notato- c’è solo lo zarista Putin che può avere una sua strategia politica e la forza per sostenerla. Quanto allo “zarista” solo gli sciocchi potevano pensare che, dopo lo zarismo staliniano con un lessico ammuffito del marxismo da burocrati, potesse succedere una democrazia come quella conquistata dalla rivoluzione americana. Putin certamente, allo stato delle cose, non può essere favorevole a una organizzata iniziativa politico-militare dell’Europa unita (che non riesce a trovare una identità, anche di fronte a un mondo che cambia rapidamente e mette in secondo ordine quello che era stato il “centro del mondo”). E allora come va a finire? Anche le analisi molto più approfondite della mia (che ha tutti i suoi debiti), sono solo in grado di tentare più ipotesi. E certamente non lo sanno nemmeno gli “insipientes” di tipo barbarico (la barbarie non ha una sola connotazione) che popolano la Roma di sempre dolce. Renzi “incarna” bene il senso (non-senso) della politica qual è oggi, anzi dal punto di vista comunicativo, ha un apparato linguistico piuttosto efficace. Poi noi continueremo a dire tutte le cose che non vanno, tutte le violenze dei potenti, le angherie nei confronti dei deboli, le inefficienze colpevoli, le pigrizie vergognose, gli interessi innominabili, le memorie migliori dimenticate, i vuoti dell’intelletto. È una lezione di morale, avrebbe detto un celebre poeta dell’epoca surrealista. Anche se forse en attendant Godot.   
PER RIMANERE UMANI
NOVARA: UN EVENTO DA NON PERDERE
Organizzato dalla neonata Associazione Culturale

“Le Revê et la Vie” di Chiara Pasetti

Il manifesto con il programma

AL CENTRO SAN FEDELE DI MILANO


La locandina del programma

CHIARA INFORMA


CHI DICE DONNA DICE GRAZIA
Una mostra dedicata alle donne: meravigliose creature...

Le donne, i volti e la grazia femminile, tratteggiata, evocata o svelata, sono i temi di una collettiva dal titolo “Inevitabilmente...donna”, che si terrà presso la Galleria d’arte Rotaross di Novara dal 5 marzo al 2 aprile. Nelle sale della galleria si rincorrono nomi prestigiosi dell’arte moderna e contemporanea: dalle mimose di Corbellini ai nudi di Cassinari e Squillantini, dai colori geometrici di Ion Koman fino ai volti di Annigoni e Felicita Frai. E poi, ancora, Rotella, Ajmone, Longaretti, Crepaldi, Carotti, Grittini… una panoramica da non perdere che culmina con lo sperimentalismo dell’arte che diventa moda da indossare: le caleidoscopiche e femminili borse di Crepaldi.
PER RIMANERE UMANI
MUSICA ALL’UNIVERSITÀ DI MILANO
8 MARZO, IL DIRETTORE È DONNA:
WING-SIE YIP TORNA A DIRIGERE L'ORCHESTRA UNIMI

Wing-Sie Yip
Il prossimo 8 Marzo l’Orchestra UniMi celebra la giornata della donna reinvitando, dopo 6 anni, la cinese WING-SIE YIP, Direttore Musicale della HONG-KONG SINFONIETTA.
In programma il Concerto in re maggiore di STRAVINSKIJ, la Sinfonia n. 41 in do maggiore K. 551 Jupiter di MOZART e, in prima mondiale, For Lo, a Phoenix Lone Cleaves the Air del compositore di Hong Kong HING-YAN CHAN. Il brano è una composizione per orchestra e sheng, strumento tradizionale cinese, commissionato nel 2016 dal Chinese Music Virtuosi con la sponsorizzazione di CASH Music Fund. Solista SZE-WANG LOO.
Ore 21:00, Aula Magna dell’Università Statale, via Festa del Perdono 7.
Ingresso libero senza necessità di prenotazione
, sino ad esaurimento dei posti.
Il 9 Marzo alle 10.30, i due artisti saranno protagonisti di un seminario con gli studenti, aperto a tutti, sulla musica cinese tradizionale e contemporanea, presso l’Istituto Confucio dell’Università Statale (Sesto S. Giovanni, piazza Indro Montanelli 1).
Info: 0250313197 – orchestra@unimi.it
Milano, 25 Febbraio 2016

Alcuni dei musicisti
Hing-Yan Chan



Sze Wang Loo




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