UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 5 maggio 2017

“Merenda romantica in San Sepolcro” ovvero: la creatività della cultura e la cultura della creatività 

di Paolo Maria Di Stefano (testo e foto)

La cripta del Duomo

Non sono certo che sia proprio vero, ma a me sembra che nel tempo dell’agonia della cultura gli appelli alla creatività si moltiplichino così come da ogni parte si nota la sua mancanza. In Politica come in Economia.
E la si invoca, la creatività, come panacea universale. Così, i più attenti e colti e concreti si sforzano in ogni modo di “essere creativi” e di elaborare momenti – di creatività appunto-  in grado di curare o anche soltanto di alleviare le sofferenze della cultura. E dunque della civiltà, consci della importanza di ogni benchè minima proposta, di ogni anche trascurabile realizzazione. Meglio, naturalmente, se accompagnato il tutto da positivi risultati economici. E una cosa è certa: Milano non è mai stata seconda a nessuno, fedele al ruolo di guida della creatività che la Storia le ha assegnato. Prove, quante se ne vogliono. Ultima, questo annunzio comparso sul Corriere della Sera del 19 aprile u.s. a piè della pagina 43 del supplemento “Vivi Milano”, sintesi settimanale degli avvenimenti in città.


   
Idea genialissima di un genio assoluto del marketing, questa di proporre “ un dolce gelato accompagnato dalla musica di un pianoforte su due ruote” nella cripta di San Sepolcro, a pochi metri dal centro romano, a qualche decina di centimetri dalle opere di Leonardo da Vinci, appena sotto la Biblioteca Ambrosiana  e relativi pinacoteca e museo.
Luoghi peraltro già oggetto di “visite turistiche” e di iniziative d’eccellenza quali l’aperitivo secondo gli antichi romani, la visita a mezzanotte a lume di candela, gli enigmi in crip.
Certamente, successi strepitosi. O no? A me mancano informazioni in merito, ma credo che con più di qualche probabilità non si possa, almeno per ora, parlare di successo.  Ma di buone intenzioni, sì.
Gli elementi per un radioso futuro sembra ci siano tutti.
A cominciare dalla genialità delle proposte, ovviamente, e dall’uso sapiente delle argomentazioni di vendita.
Per ciò che riguarda “il dolce gelato”, chi non ha mai desiderato di consumarne uno –magari due o più- in un ambiente come quello della Cripta di San Sepolcro?
E’ qualcosa di unico, questa cripta appena risorta da un oblio cinquantennale, luogo di meditazione, di preghiera, di sepoltura anche e d’arte: leccare un gelato  muovendosi lungo i ricomparsi itinerari tra opere d’arte e tombe ha notoriamente un’ efficacia culturale assolutamente interessante e vivificante. 



E’ un principio assoluto del marketing: soddisfare i desideri dei potenziali consumatori e utilizzatori dei beni e dei servizi.
Con questo in più: la creazione di impensati nuovi posti di lavoro per gli addetti non solo alle pulizie (dove e quando mai si è visto un luogo frequentato da consumatori di gelati e non solo restare lindo e ordinato come prima?) ma anche per i restauratori delle opere inevitabilmente deteriorate dall’amore dei visitatori.
Che è un altro dei principi del marketing avanzato, segnatamente di quello Politico: creare posti di lavoro, perché così soltanto l’Economia può riprendersi e la Politica riacquistare credibilità.
Tornando alla merenda romantica, forse che qualcuno può dubitare che tanto la conoscenza della Cripta quanto quella della Chiesa sovrastante di San Sepolcro sarebbero possibili senza ricorrere a gelati, aperitivi, merende, enigmi, mezzanotti a lume di candela…?
Certo che no.
E tutto senza tener conto dell’importanza dell’effetto sempre e dovunque provocato da un’idea vincente, da qualcuno chiamato “effetto alone”.
Che poi null’altro è se non lo sviluppo del pensiero creativo. A Milano, ad esempio, si potrebbe pensare ad organizzare nella Cripta del Duomo un “Ristoro Sacro” per le centinaia di visitatori che, fatta la fila per il biglietto, riescono ad entrare. Il problema più importante – a quale architetto d’interni affidare la progettazione del “banco Ristoro” il quale, naturalmente, non può prescindere dal luogo e da ciò che rappresenta – creerebbe dilemmi non trascurabili in merito così alla professionalità del progettista come alla scelta dell’impresa realizzatrice. Anche perché un possibile sviluppo potrebbe essere costituito da una “cena ebraica” ogni giovedì: è giusto che i fedeli arricchiscano la propria cultura con la conoscenza delle abitudini e delle tradizioni dei nostri Padri ebrei ai tempi di Gesù, che era pur sempre ebreo.  



Oso sperare che a pianificare il progetto siano ancora una volta chiamati docenti universitari, giornalisti di chiara fama, amministratori di importanti imprese, pubblicitari di vaglia, esattamente come è accaduto per gli eventi in atto, dall’aperitivo al Foro al gelato in Cripta.
Forse è per la stretta collaborazione tra quelle menti che si va disegnando, tra gli altri, un problema che potrebbe realizzare una importantissima opportunità.
Questo: è da aspettarsi che molte tra le Chiese di periferia intendano offrire ai fedeli servizi in grado, anche e soprattutto, di richiamare turisti.
La chiesa di San Cristoforo sul Naviglio, per esempio, potrebbe essere individuata come una “location” di successo sia per la posizione, unica nel suo genere, che per le modalità di raggiungimento.



Il Naviglio Grande si presta ad una navigazione certamente di un fascino unico e la chiesa, una volta raggiunta, offre un ambiente di assoluto romanticismo. Provate ad immaginarla libera dalle panche e dalle sedie, questa navata, con, al loro posto, lunghe panche attorno ai tavoli apparecchiati per un pranzo o una cena in stile, e dunque con cucina e servizi del milleduecento circa. Sempre che non si preferisca quella cena in piedi che potrebbe essere scelta dalla imminente tavola rotonda sul tema.
Tra gli altri vantaggi, il vicino teatro Alfredo Chiesa giustificherebbe uno spuntino prima dello spettacolo ed una vera e propria cena dopo, magari anche con la possibilità di ballare – pardon, danzare-  su musiche d’epoca.
Che se poi il tutto potesse essere realizzato in costume…
Magari, addirittura abbigliandosi come i Discepoli, i Santi, i Profeti, i Sacerdoti ed i fedeli dipinti negli affreschi o scolpiti nel legno e nella pietra.
I quali, tutti, si presterebbero a far aumentare l’acquisto degli ingressi e delle partecipazioni agli eventi soprattutto se motivato da quel piacevolissimo senso di colpa che colpisce ciascuno di noi quando fa qualcosa che si presta ad essere in qualche modo ritenuta non del tutto rispondente alle caratteristiche ed allo stile del luogo. Una sorta di vago esibizionismo, saper di avere tutt’intorno figure che guardano e vedono immobili.
Spunto interessante, anche questo, e da sviluppare, per esempio prevedendo la realizzazione di quel “romantico” riservato per ora alla merenda e quindi ai piaceri della gola, ma che potrebbe a buon diritto applicarsi ad una sessualità, per quanto discreta, foriera di piacevolezze di lì a poco, magari anche “in loco”, sempre che gli architetti e gli arredatori abbiano compreso lo spirito della cosa ed abbiano strutturato coerentemente i luoghi. 


I quali, peraltro, in più di un caso sono ampiamente predisposti: il Foro e la Cripta, per esempio, con la loro penombra naturale, e i gruppi lignei all’interno della chiesa di san Sepolcro, le cui figure sono in grado di nascondere le coppie desiderose di appartarsi.



Perché, con buona pace dei benpensanti, numerosissimi come sempre e talvolta agguerriti, anche animati da sacri principi quali il rispetto dei luoghi e della loro immagine o anche la concezione aristocratica della cultura in genere e della religione in particolare, compiere attività ritenute banali (quali sorbire un gelato o consumare un aperitivo meglio ancora se accompagnati dalla possibilità di un approccio sessuale) in luoghi insoliti e finora “proibiti” aumenta il desiderio e spinge al consumo e dunque all’acquisto, con ritorni di tutto rispetto in termini di fatturato e di profitto.
Ancora una volta con buona pace dei benpensanti, dal momento che i profitti vanno massimizzati (imperativo categorico della nostra economia), nulla c’è di riprovevole nell’aggiungere al biglietto che già si paga per visitare il Duomo, il prezzo dell’ingresso in Cripta e del relativo servizio di Ristoro Sacro... E via dicendo, fino a stabilire che, la Messa essendo non soltanto la risposta ad un bisogno dell’anima, ma anche uno spettacolo e per di più di tipo partecipativo, chi desidera assistere debba pagare un biglietto, esattamente come accade in Teatro e, esattamente come per il teatro, il prezzo possa essere variabile in funzione del luogo e della complessità dell’evento.
Significa: una Messa in Duomo o in un’altra Basilica ricca di storia e d’arte costerebbe di più di una Messa in una modesta Chiesa di periferia; una Messa con musica d’organo e coro e solisti a sua volta sarebbe più cara di una Messa celebrata quasi in sordina da un parroco di campagna; una Messa cantata in latino e celebrata da un Arcivescovo o da un Cardinale, soprattutto se concelebrata, avrebbe il massimo del valore…
Naturalmente, dovrebbe essere costituito un gruppo di esperti di gestione, di comunicazione e di liturgia per elaborare una classificazione dei servizi religiosi completa ed affidabile.
Oltre che a giustificare una corretta gestione della linea e dei prodotti che la compongono, sarebbe un’altra occasione per la creazione di posti di lavoro: come in un qualsiasi settore merceologico e in una qualsiasi impresa, un numero non indifferente di formatori, di ricercatori, di Product Manager Junior e Senior, di addetti alla vendita dei biglietti, di amministrativi e contabili (…) andrebbe ad occupare posizioni assolutamente interessanti.
Per non parlar dell’indotto. Che non è certo una questione trascurabile e che, dunque, richiede una trattazione a sé.

giovedì 4 maggio 2017

Salento: la bellezza e gli stupidi


SALENTO: LA BELLEZZA E GLI STUPIDI
di Angelo Gaccione


Benvenuti a Castro


Castello Aragonese
La vocazione di certe terre è connaturata agli aspetti morfologici e paesaggistici che il tempo e il lavoro umano hanno contribuito a definire, che qualsiasi intrusione spuria, qualsiasi innesto ibrido, finisce per apparirvi come un’escrescenza oscena, guasta e malata su un corpo sano e dalla bellezza armoniosa e perfetta. Provate ad esempio ad immaginarvi in questa immensa distesa di ulivi del Salento, in questa pianura che come un mare verde si estende per chilometri e chilometri senza soluzione di continuità, la presenza di un altoforno, di ciminiere che sputano fumo e lingue di fuoco, di fabbriche chimiche il cui fetore si spande come un’onda maligna. Naturalmente non riuscite ad immaginarvelo. Come non riuscite ad immaginarvi una piattaforma che pompa greggio dai fondali nell’acqua trasparente dentro cui da millenni i faraglioni di Sant’Andrea si ergono imperiosi a guardia della costa. Tanto più se avete avuto modo di vedere a pochi passi, a Roca Vecchia, Grotta Poesia Grande (c’è anche una Grotta Poesia Piccola), o un intero insediamento fortificato risalente al Bronzo Medio (XVII-XIV sec. a.C.) che sta venendo alla luce su un’area di oltre trenta ettari. Sta emergendo dalle macerie in cui è sprofondato, distrutto da quella che deve essere stata una tremenda cruenta sanguinosa battaglia, poiché gli uomini non hanno mai saputo pacificamente convivere, e sempre troveranno il pretesto per attaccare, depredare, impossessarsi. Oggi come ieri, in quella costante, idiota coazione a ripetere che è la storia e da cui gli uomini non imparano mai nulla.

La Cattedrale

Gli abitanti di Melendugno e dintorni non riescono, al pari di voi, ad immaginarsi su queste rive e su queste terre, un invasivo e invadente gasdotto che ne devasterebbe fisionomia e vocazione, e fieramente si oppongono al TAP (è la sigla che ne designa l’acronimo) che Governo e partiti (Partito Democratico in testa) vogliono imporre ad ogni costo contro la volontà degli abitanti e della Regione, imprimendo all’opera il sigillo di “interesse strategico”. Un modo per dire: “La democrazia è una finzione e si fa come vogliamo noi. Sulla vostra volontà di cittadini ci facciamo la pipì e se non siete d’accordo vi mandiamo la polizia a bastonarvi”.
Immaginate ora quanto tempo natura e lavoro umano hanno impiegato perché questi luoghi fossero così come sono. Non prendersene cura e rispettarli perché chi decide sta molto lontano da qui e lo fa dentro stanze ovattate ascoltando solo manager e funzionari ben pagati e pasciuti, potrebbe voler dire costringere gli abitanti a riprendere la valigia e andare ad ingrossare la marea umana dell’emigrazione com’è avvenuto con le generazioni passate. Eppure questi luoghi hanno tutto per permettersi una qualità di vita sana e dignitosa: bellezze naturali, storia, arte, agricoltura, artigianato, cucina e quant’altro. Il Governo dovrebbe preoccuparsi di portarvi delle ferrovie decenti e togliere queste terre -come l’intero Sud- dall’isolamento. 

Scorcio delle mura

Dieci scandalose ore di treno si impiegano da Milano per arrivare in una delle più belle città italiane come Lecce. Un sistema di ferrovie agili e leggere potrebbe collegare luoghi magnifici come Otranto, Gallipoli, Leuca, e così via, togliendo dalle strade auto, morti e inquinamento. I soldi, e in abbondanza, li trovano per il gasdotto, un gasdotto che avrà una vita stimata in una trentina d’anni. Il Governo e i suoi lacchè trovano ogni giorno 70 milioni di euro, tanto costano ogni giorno le spese militari della nostra criminale Repubblica Italiana. E allora da questo viaggio nel Salento io me ne torno con la morte nel cuore. E gli sforzi appassionati di Carmen Mancarella e di quanti si danno da fare per la loro preziosa terra; il bellissimo borgo di Castro col suo castello aragonese, le sue case dipinte, i suoi vicoli e i suoi scorci, il suo belvedere, la sua Minerva, la sua Grotta Zinzulusa, i pasticciotti mattutini all’Hotel Orsa Maggiore, la luce scintillante che dal balcone di questo Hotel a picco sul mare ho goduto alcuni giorni, non possono che farmi ancora più rabbia.   

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Mens sana in corpore sano…
Chiara Pasetti consiglia ai lettori di Odissea


5 maggio 2017, NOVARA, AUDITORIUM BPN (Via Negroni 11)
Incontro aperto alla cittadinanza.
 Gli studenti, attraverso i delegati, illustreranno al pubblico le relazioni sulla salute svolte, frutto delle ricerche effettuate in ambito dell’ASL.
Le composizioni degli studenti saranno pubblicate in un unico testo dalla casa editrice novarese “Interlinea” nel mese di settembre.
ore 15,00
Introduzione alla giornata Malattia - Benessere - Diritti
a cura dell’Associazione Tutela dei Diritti del Malato
ore 15,30
Relazioni sul progetto: il lavoro, lo stile di vita e l’ambiente
a cura degli studenti
ore 16,30
Relazioni dei conferenzieri ospiti
La scienza fa bene
a cura di Luca Bonfanti
L’illusione: spinta vitale o oscura minaccia?
a cura di Domenico Nano



IL PERCORSO CULTURALE
L’Associazione di Volontariato per la Tutela dei Diritti del Malato, che ha sede in Novara c/o CENTRO SERVIZI PER IL TERRITORIO (c.so Felice Cavallotti 9) oltre a ga­rantire al cittadino l’assistenza nei casi di violazione del diritto alla salute, svolge attività di formazione e informazione nel campo della prevenzione delle malattie.
L’ambito primario dove promuovere la prevenzione e riflettere sul “ben-essere” è senz’al­tro la scuola, dove i ragazzi adottano quegli stili di vita che peseranno sul loro futuro.
Per tale ragione abbiamo promosso, di concerto con ASL Novara e il Liceo Scienti­fico “Antonelli” di Novara, un’iniziativa formativa dal titolo:
“Il Ben-Essere, creatore di Felicità: LE MINACCE OSCURE”
Il progetto educativo, rivolto a un centinaio di studenti, mira ad una presa di coscienza dei vari fattori di rischio alla salute che incontreranno nel loro percorso di cresci­ta - le minacce oscure -, e di stimolo per stili di vita idonei al benessere.
L’iniziativa è suddivisa in tre appuntamenti pubblici e in una visita guidata al Neuroscienze Istitute Cavalieri Ottolenghi-NICO di Orbassano.
La visita ai laboratori terminerà l’iter formativo rivolto agli studenti, ha lo scopo di accompagnarli alla scoperta del metodo scientifico e dell’attività di ricerca: osser­vazione, formulazione di un’ipotesi e sua validazione, raccolta dati, interpretazione e discussione dei risultati.
Per info : Cell. 338 690 29 19 - dirittimalato.novara@gmail.com

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NOBILI AD URBINO

Opera di L. Nobili

L’installazione temporanea di opere RI-NASCITA dell’artista marchigiano Leonardo Nobili ricrea idealmente un’interazione tra arte medievale-rinascimentale e arte contemporanea, nella splendida dimora del Palazzo Ducale di Urbino. L’artista, ispirandosi al periodo rinascimentale italiano e a quello urbinate in particolare, intende riproporre, in modo provocatorio, un nuovo “Rinascimento” dell’arte attraverso l’allestimento di opere contemporanee in un contesto iconico (appartamento della Iole) costituito per lo più da Crocifissioni che alludono al periodo della celebrazione pasquale e al mistero della Resurrezione di Cristo. Di qui, l’idea di creare un connubio tra le opere esposte nella Galleria Nazionale delle Marche, accomunate dallo stesso tema religioso, e le opere contemporanee che rievocano una “ri-nascita” del corpo, della mente e dello spirito. Le installazioni Urlo, Crisalide e Prigioniera nello spazio raffigurano corpi umani, avvolti in una pellicola trasparente , che come crisalidi tentano di uscire dal bozzolo per trasformarsi in farfalla: metafora della metamorfosi dell’anima che si libera dall’involucro della realtà materiale per librarsi in volo verso uno spazio infinito, verso una “ri-nascita” spirituale.
L’opera Crisalide di Nobili, esposta nell’ultima stanza dell’appartamento Iole del Palazzo Ducale di Urbino, è rappresentata dalla poesia “Crisalide” di Laura Margherita Volante, pubblicata nei catalogni del nostro artista.  

Crisalide
Crisalide forgiasti
l'indomito tempo
che ancora urla
nel gorgo più nero…

Chi durante il ponte del 1° maggio si trovasse nelle Marche in vacanza è invitato ad andare ad Urbino per visitare il Palazzo Ducale – Galleria Nazionale delle Marche, dove potrà spaziare con lo sguardo e con l’anima nella Storia e nell’Arte attraverso un viaggio interattivo fra Rinascimento, ricco di opere di illustri maestri, e Ri-nascita di Leonardo Nobili per non perdere la speranza di poter sognare ancora  un mondo migliore.  
Laura Margherita Volante
(corrispondente Marche “Odissea”)


lunedì 1 maggio 2017

ELEZIONE DIRETTA DEL SEGRETARIO PD:
FLESSIONE NEI VOTANTI, RENZI PERDE 600.000 VOTI
di Franco Astengo

Emiliano con Renzi

Sono stati appena comunicati i dati ufficiali riguardante l’elezione diretta del segretario PD (denominazione corretta per il tipo di elezione svolta in luogo di quella di inesistenti “primarie”). E’ il caso allora di svolgere alcune prime valutazioni sulla base dei numeri assoluti, in attesa di conoscere i dati suddivisi per aree geografiche e quindi di analizzare scostamenti importanti rispetto alle diverse zone d’influenza di un partito che molto di recente ha subito una scissione da parte di “storici” dirigenti della sinistra italiana. Il PD ha scelto questo tipo di elezione diretta allargata all’intera platea elettorale (anzi oltre la platea elettorale della Camera dei Deputati) per la quarta volta, nel 2007 parteciparono al voto 3.554.169 elettrici ed elettori (fu eletto Veltroni con 2.694.721 voti)  poi nel 2009 i votanti furono 3.102.709  (Bersani eletto con 1.623.239 voti). Analizziamo allora nel dettaglio le ultime due occasioni, quella del 2013 e quella svoltasi ieri, 30 Aprile, nelle quali è stato eletto segretario Matteo Renzi.
Nel 2013 i votanti furono 2.814.881 voti ( meno 739.288 rispetto al 2007, una cifra assoluta di calo nella partecipazione inferiore però a quella fatta registrare tra il 2013 e il 2017): infatti il 30 Aprile hanno partecipato al voto 1.848.658 elettrici ed elettori con una flessione di 966.223 unità (in sostanza sono stati perduti quasi il 35% di partecipanti al voto).
La candidatura vincente di Matteo Renzi è passata da 1.895.332 suffragi a 1.283.389: un calo di 611.943 voti ( il 32% di quanto realizzato nel 2013). Gli altri due candidati nel 2013 (Cuperlo e Civati) assommarono in quell’occasione 910.443 voti; nel 2017 i due candidati sconfitti (Orlando e Emiliano) hanno conseguito complessivamente 549.745 voti ( un calo di 360.390 voti, pari al 39,5% sul totale precedente). Si può quindi affermare che il calo nella partecipazione al voto ha penalizzato maggiormente i candidati sconfitti e non Renzi. Nel dettaglio il confronto Cuperlo -Orlando è stato da 510.970 a 357.526 e quello Civati-Emiliano da 399.743 a 192.219. Una sommaria valutazione politica può essere riassunta in due dati: 1) è evidente uno spostamento al centro dell’elettorato democratico; 2) possono accentuarsi, pur nel quadro complessivo di un evidente arretramento complessivo, la caratteristica di partito personale essendosi fortemente caratterizzati i caratteri plebiscitari della consultazione.
Da rilevare, infine, il valore di questa consultazione sul totale degli aventi diritto al voto sul territorio nazionale. Si tratta di un dato da non sottovalutare perché la rappresentatività complessiva del segretario del PD derivante dall’essere stato eletto direttamente fu rivendicata come una delle ragioni della sua ascesa alla presidenza del Consiglio.
Di conseguenza: nel 2013 risultavano iscritti in Italia nelle liste elettorali 46.905.154 elettrici ed elettori; i 2.814.881 votanti valevano dunque il 6,00%; l’eletto Renzi con 1.895.332 voti di conseguenza il 4,04%. 4,04% sulla base del quale fu reclamato il diritto alla presidenza del Consiglio senza passare da alcun riscontro elettorale e fabbricando la maggioranza attraverso una scissione del campo avverso di centro destra. Nel 2017 risultano iscritti, in Italia, nelle liste elettorali 46.720.943 elettrici ed elettori (dato al referendum del 4 Dicembre 2013). Il totale dei partecipanti all’elezione diretta del segretario del PD  (1.848.658) valgono quindi una frazione pari al 3,95 dell’intero corpo elettorale (-2,01 rispetto al 2013) e il rieletto Renzi (1.283.389 voti) il 2,74% (-1,30%).
In sostanza ha sicuramente basi ragionevoli l’idea di un PD partito – personale (con tutti i rischi annessi e connessi per l’intero sistema), mentre assolutamente fuori dalla realtà da punto di vista della consistenza del consenso nel sistema l’ipotesi di un ulteriore trasferimento diretto dalla segreteria del PD alla Presidenza del Consiglio  che questa volta non potrà non avvenire se non attraverso un regolare turno elettorale al contrario di quanto accadde, ai limiti della Costituzione (come era già avvenuto con il governo Monti nel 2011) nel 2014. In ballo, dopo questo tourbillon, la legge elettorale ricordando entrambe le sentenze della Corte Costituzionale: quella del 2014 che smantellò completamente la legge del 2005 e quella di pochi mesi fa che destrutturò il mai entrato in funzione Italikum.
Italia «a testa alta» nelle spese per la guerra
di Manlio Dinucci



«L'Italia partecipa a testa alta all'Alleanza Atlantica, nella quale è il quinto maggiore contributore, e conferma l'obiettivo di raggiungere il 2 per cento del Pil nelle spese militari»: lo ha dichiarato il presidente del consiglio Gentiloni, ricevendo il 27 aprile a Roma il segretario generale della Nato Stoltenberg. Ha così ripetuto quanto già detto al presidente Usa Trump, ossia di essere «fiero del contributo finanziario dell’Italia alla sicurezza dell’Alleanza», garantendo che, «nonostante certi limiti di bilancio, l’Italia rispetterà l’impegno assunto».
I dati sulla spesa militare mondiale, appena pubblicati dal Sipri, confermano che Gentiloni ha ragione ad andare fiero e a testa alta: la spesa militare dell’Italia, all’11° posto mondiale, è salita a 27,9 miliardi di dollari nel 2016. Calcolata in euro, corrisponde a una spesa media giornaliera di circa 70 milioni (cui si aggiungono altre voci, tra cui le missioni militari all’estero, extra budget della Difesa).
Sotto pressione Usa, la Nato vuole però che l’Italia arrivi a spendere per il militare il 2% del Pil, ossia circa 100 miloni di euro al giorno. Su questo, Trump è stato duramente esplicito: ricevendo Gentiloni alla Casa Bianca, riferisce lui stesso in una intervista alla Associated Press, gli ha detto «Andiamo, devi pagare, devi pagare…». E, nell’intervista, Trump si dice sicuro: «Pagherà». Non è però Gentiloni a pagare, ma la stragrande maggioranza degli italiani, direttamente e indirettamente attraverso il taglio delle spese sociali.


C’è però, evidentemente, chi ci guadagna. Nel 2016,  l’export italiano di armamenti è aumentato di oltre l’85% rispetto al 2015, salendo a 14,6 miliardi di euro. Un vero e proprio boom, dovuto in particolare alla vendita di 28 cacciabombardieri Eurofighter al Kuwait, che diviene primo importatore di armi italiane. Un maxi-contratto da 8 miliardi di euro, merito della ministra Pinotti, efficiente piazzista di armi (v. il manifesto, 23 febbraio 2016). La più grande commessa mai ottenuta da Finmeccanica, nelle cui casse entra la metà degli 8 miliardi. Garantita con un finanziamento di 4 miliardi da un pool di banche, tra cui UniCredit e Intesa Sanpaolo, e dalla Sace del gruppo Cassa depositi e prestiti.
Si accelera così la riconversione armata di Finmeccanica, con risultati esaltanti per i grossi azionisti: nella classifica delle 100 maggiori industrie belliche mondiali, redatta dal Sipri, Finmeccanica si colloca nel 2015 al 9° posto mondiale con una vendita di armi del valore di 9,3 miliardi di dollari, equivalente ai due terzi del suo fatturato complessivo.
L’azienda accresce fatturato e profitti puntando su industrie come la Oto Melara, produttrice di sistemi d’arma terrestri e navali (tra cui il veicolo blindato Centauro, con potenza di fuoco di un carrarmato, e cannoni con munizioni guidate Vulcano venduti a più di 55 marine nel mondo); la Wass, leader mondiale nella produzione di siluri (tra cui il Black Shark a lunga gittata); la Mbda, leader mondiale nella produzione di missili (tra cui quello anti-nave Marte e quello aria-aria Meteor); l’Alenia Aermacchi che, oltre a produrre aerei da guerra (come il caccia da addestramento avanzato M-346 fornito a Israele), gestisce l’impianto Faco di Cameri scelto dal Pentagono quale polo dei caccia F-35 schierati in Europa.


Poco importa che Finmeccanica – in barba al «Trattato sul commercio di armamenti» che proibisce di fornire armi utilizzabili contro civili  – fornisca armi a paesi come il Kuwait e l’Arabia Saudita, che stanno facendo strage di civili nello Yemen. Come stabilisce il «Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa» a firma della ministra Pinotti, convertito in disegno di legge, è essenziale che l’industria militare sia «pilastro del Sistema Paese», poiché «contribuisce, attraverso le esportazioni, al riequilibrio della bilancia commerciale e alla promozione di prodotti dell’industria nazionale in settori ad alta remunerazione», creando «posti di lavoro qualificati».
Poco importa che si spendano per il militare, con denaro pubblico, oltre 70 milioni di euro al giorno, in continuo aumento. Essenziale, stabilisce il «Libro Bianco», è che l’Italia sia militarmente in grado di tutelare, ovunque sia necessario, «gli interessi vitali del Paese». Più precisamente, gli interessi vitali di chi si arricchisce con la guerra.


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