UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

giovedì 7 febbraio 2019

CASA DELLA SINISTRA A CINISELLO BALSAMO
Presentazione del libro di Felicia Langer
La repressione di Israele contro i palestinesi
Giovedì 7 febbraio ore 21
via Marconi 43 - Cinisello Balsamo (MI)



Langer, ebrea, israeliana, è stata un’avvocatessa che per molti anni ha difeso i palestinesi avanti alle Corti militari.
Il libro è la cronaca di molti processi, sintetizzati nei loro aspetti più significativi.
Il libro denuncia la brutalità del sistema giudiziario israeliano, da Langer definito “una farsa”.
Langer è stata odiata in Israele e per un certo periodo ha avuto bisogno di una guardia del corpo; eppure il libro, quando è uscito in Israele, è stato accolto dal silenzio: nessuna smentita, nessuna polemica, nessuna denuncia benché si rivolgano accuse pesantissime a magistrati con tanto di nome e cognome.
Langer a un certo punto, però, si accorge di essere diventata un alibi o, per usare le sue parole, “una foglia di fico” a mascherare la violenza del sistema giudiziario e carcerario.
Ha resistito a lungo ma nel 1990 ha chiuso lo studio e si è trasferita in Germania. Questo suo esilio non deve essere interpretato come una resa, semplicemente Langer non si è più prestata al gioco, consapevole di avere a che fare non con un apparato giudiziario ma con uno strumento della occupazione.
La narrazione è carica di umanità, Langer si rivolge a tutti, non solo ai giuristi.
La nuova edizione vede la stampa nel 70° anniversario della Nakba che coincide con il 70° della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Il libro è estremamente attuale ed evidenzia la continuità del disegno colonialista sionista che è responsabile, con la sua impunità, dell’azzeramento del ruolo del diritto internazionale come strumento di risoluzione dei conflitti. Il libro contiene anche un commento introduttivo di Ugo Giannangeli, estratti del resoconto del suo secondo viaggio in Palestina nel 1989 nelle parti relative al sistema giudiziario e carcerario, e l’atto di accusa contro Israele di Marwan Barghouti depositato agli atti del processo contro di lui nel 2002. Le note sono state aggiornate. Felicia Langer è morta, Marwan Barghouti sta scontando i suoi ergastoli comminati nell’ennesimo processo farsa (così definito dagli osservatori internazionali), Israele prosegue nella sua opera di colonizzazione al fine, dichiarato e fatto legge, di creare uno Stato esclusivamente ebraico ma, nel contempo, cresce nel mondo il movimento di solidarietà con la resistenza del popolo palestinese, appoggiando la quale si difendono i valori della pace, della giustizia e della libertà, oggi quanto mai sotto attacco. 







OFFICINA COVIELLO A MILANO
La locandina dell'incontro


IN PIAZZA SCALA A MILANO
CON LIBERA


La locandina della mobilitazione





CHIARA PASETTI SEGNALA AI LETTORI DI ODISSEA
C'è bisogno di poesia, c'è bisogno di bellezza, c'è bisogno (anche) di dolore...

PRESENTAZIONE A GENOVA
di Mille e più farfalle. Racconti di vita breve, di Deborah Riccelli.

La copertina del libro

Un libro potente, che risuona dentro a lungo e ci parla di vita, di morte, di elaborazione del lutto, di malattia, di senso di colpa, con una levità profondissima e un'empatia rara. Un libro tutto al femminile, in cui le voci delle protagoniste non smettono di parlarci. L'autrice, Deborah Riccelli, genovese, è formatrice esperta in stereotipi del linguaggio, violenza di genere e crimine familiare; da sempre impegnata nel sociale, è socia fondatrice di una onlus che si occupa del supporto psicologico e legale delle vittime di violenza e dell’elaborazione del lutto per i familiari delle vittime di femminicidio. Ed è scrittrice, sceneggiatrice e regista teatrale. Tra gli altri, il suo spettacolo Nessuno mai potrà più udire la mia voce, tratto dall’omonimo romanzo sul tema del femminicidio, ha ottenuto il sold-out in teatri come il Carlo Felice di Genova e il Teatro del Casinò di Sanremo. 
Non sveliamo nulla del testo, perché va letto e riletto; usiamo solo una frase di Flaubert, nella quale sono richiamate alcune delle immagini principali di Mille e più farfalle.
"Viveva tutta sola nel suo giardino; si dondolava sull’altalena, rincorreva le farfalle, si fermava di colpo ad ammirare le cetonie che piombavano sui rosai: certe abitudini davano al suo viso un’espressione insieme sognante e sfrontata"...G. Flaubert
L'autrice presenta il suo lavoro, che risulta il più venduto a Genova nel 2018, venerdì 8 febbraio alle ore 17, presso la Biblioteca Margherita Ferro (UDI) di Genova (Via Cairoli 14/6), insieme ad Antonella Giavino e al gruppo di lettura della Biblioteca. Ingresso libero e gratuito.
Deborah Riccelli

Deborah Riccelli, Mille e più farfalle. Racconti di vita breve, introduzione di Sabrina De Bastiani, interventi di Annalisa Cardone, Margherita Carlini, Roberta Manfredini, Bruno Morchio, ed. Erga, Genova 2018, pagg. 80, euro 10 (i ricavati delle vendite sostengono l’Unicef).


martedì 5 febbraio 2019

GOLPISTI
di Franco Astengo

Maduro

La storia dell’America Latina è irta di passaggi tragicamente complicati segnati dalla volontà “golpista” portata avanti non soltanto dai gruppi militari e capitalisti locali che di volta in volta si sono alternati nei diversi paesi a propiziare feroci dittature delle quali non tracciamo qui un elenco perché ben vivo nella memoria di tutti. L’artefice principale di questo golpismo continuo e strisciante è stato il governo degli Stati Uniti, ben oltre al colore politico dell’amministrazione che nelle varie fasi della storia si trovava a reggere le sorti del paese nord americano: obbiettivo costante della politica yankee la rapina delle grandi risorse del sub continente considerato come “il cortile di casa” dalla “dottrina Monroe” in avanti e la sudditanza politica delle sue popolazioni. Governo degli Stati Uniti che trova, in America Latina, una situazione estremamente favorevole in particolare dopo l’insediamento di un governo fascista alla guida del gigante brasiliano. Si esprime a questo punto piena consapevolezza delle contraddizioni e delle difficoltà che hanno segnato l’esperienza del bolivarismo venezuelano dalla presidenza Chavez in avanti, oltre alle ulteriori pesanti contraddizioni che sorgono dal tipo di schieramento che a livello internazionale si sta formando per opporsi all’ingerenza USA. Uno schieramento, quello che si oppone all’ingerenza USA, formato anche da governi che esprimono essi stessi una vocazione imperiale esprimendo regimi di vero e proprio soffocamento delle loro minoranze interne sia sul piano politico sia su quello etnico: dalla Turchia all’Iran.
Più in generale non deve mancare, dal nostro punto di vista, la piena coscienza delle tragedie accumulate sul terreno della storia da tutti i tentativi d’inveramento statuale dei principi fondamentali di giustizia sociale e di coniugazione tra questa e i principi della libertà individuale. Con queste premesse, enunciate non certo per assumere un atteggiamento da “anime candide” non si può però non accogliere, nello specifico della vicenda venezuelana e sul piano più complessivo della lotta un passaggio fondamentale dell’appello lanciato da Noam Chomsky con altri 70 intellettuali allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale avverso le ingerenze USA. Un passaggio che riportiamo di seguito significando la necessità di appoggiare un impegno e una mobilitazione internazionalista verso quelle forze che stanno lottando per far sentire la propria voce nell’arengo mondiale, in nome di una lunga tradizione di ribellione alle logiche imperiali nel solco della migliore tradizione anticoloniale che ha caratterizzato momenti alti d’impegno politico in tutto il mondo. Questo il passaggio che si pensa debba essere sostenuto fino in fondo:
“Il governo USA deve smettere di interferire nella politica interna del Venezuela e particolarmente nei suoi tentativi di rovesciare il governo di quel paese. È quasi certo che le azioni dell’amministrazione Trump e dei suoi alleati regionali abbiano reso più grave la situazione del Venezuela, cosa che porterà a inutili sofferenze, a violenza e instabilità nel paese. La polarizzazione politica del Venezuela non è nuova. Il paese è stato a lungo diviso per problemi razziali e socioeconomici. Ma la polarizzazione si è resa più acuta negli ultimi anni, cosa in parte dovuta all’appoggio degli Stati Uniti a una strategia di opposizione volta a liquidare il governo di Nicolás Maduro con mezzi extra-elettorali. Benché l’opposizione sia divisa su questo tipo di strategia, gli Stati Uniti hanno dato il loro appoggio al partito dei falchi e della linea dura per rovesciare il governo Maduro alimentando proteste spesso violente, con un colpo di stato militare o con altri mezzi estranei al percorso elettorale.
In una situazione del genere, l’unica soluzione è un accordo negoziato, come successe in passato nei paesi dell’America Latina in cui società politicamente polarizzate non potevano risolvere le loro divergenze nemmeno andando a votare. Ci sono stati sforzi che avrebbero potuto aver successo, come quello del Vaticano nell’autunno 2016, ma non hanno avuto l’appoggio di Washington e dei suoi alleati, sempre focalizzati sul cambio di regime. Questa strategia deve cambiare per consentire una soluzione praticabile per uscire dall’attuale crisi in Venezuela”.




domenica 3 febbraio 2019

LA NUOVA “ANORMALITÀ”  
di Alessandro Pascolini*

Alessandro Pascolini durante un'intervista

A 2 minuti dall’ora del giudizio

A ricordarci quanto sia delicato e incerto l’equilibrio che permette la sopravvivenza dell’umanità in presenza delle armi nucleari e di nuove destabilizzanti tecnologie e nella fase dei cambiamenti climatici che condizionano le condizioni di vita sul nostro pianeta, il Doomsday Clock (“l’orologio del giudizio universale”) della Federation of atomic scientists ogni anno segna quanto tempo rimane prima della mezzanotte antecedente al giorno del giudizio.
Questi scienziati, che già dal 1945 si sono posti l’obiettivo di combattere lo sviluppo delle armi nucleari, diffondono le loro analisi e proposte nel Bulletin of the atomic scientists, il cui Science and security board indica annualmente con il suo orologio la vulnerabilità del mondo alla catastrofe.
La prima indicazione, siamo nel 1947, fu di mezzanotte meno sette minuti: si sta accendendo la guerra fredda ed è fallito il tentativo del controllo internazionale dell’energia nucleare nell’ambito dell’apposita commissione creata dall’ONU. Nel 1949, con l’acquisizione delle armi nucleari da parte dell’URSS, la situazione si aggrava e le lancette vengono portate a 3 minuti da mezzanotte. Un ulteriore aggravamento (e siamo a meno due minuti) si ha nel 1953 con lo sviluppo delle armi termonucleari. Nel corso degli anni, a fronte dell’evoluzione del confronto nucleare fra le superpotenze e la proliferazione ad altri paesi, l’orologio si è allontanato e avvicinato alla mezzanotte; il momento più sicuro si è avuto nel 1991 alla fine della guerra fredda (17 minuti da mezzanotte) per poi via via aggravarsi negli anni successivi di fronte all’incapacità del mondo politico internazionale di superare il confronto nucleare e di affrontare le problematiche legate al cambiamento climatico globale, fino a ritornare lo scorso anno a meno due minuti.


Lo scorso 24 gennaio, il gruppo internazionale di 20 esperti incaricato di muovere le lancette dell’orologio ha annunciato ai leader e ai cittadini del mondo (https://thebulletin.org/doomsday-clock/current-time/) di dover mantenere la distanza dalla catastrofe globale a due soli minuti, come nel 2018 e 1953: la peggior situazione di sempre.
“L’umanità si trova ad affrontare due minacce esistenziali simultanee, ciascuna delle quali estremamente preoccupante e necessaria di immediata attenzione: le armi nucleari e il cambiamento climatico. Queste minacce sono state esacerbate nello scorso anno dall’impiego crescente della guerra dell’informazione per minare la democrazia in tutto il mondo, amplificando i rischi di tali minacce e ponendo il futuro della civilizzazione in estremo pericolo.”
Sia per gli armamenti nucleari che per i rischi climatici nel corso del 2018 abbiamo osservato un duplice sviluppo negativo: da una parte l’aggravamento oggettivo della situazione e dall’altra l’indebolimento degli strumenti faticosamente predisposti precedentemente per il loro controllo.
Quest’anno il board attira l’attenzione su nuovo fattore destabilizzante che aggrava i rischi globali: “la corruzione intenzionale dell’ecosistema informativo da cui dipende la civilizzazione contemporanea. In molti fora, in particolare nei social media, leader nazionalistici e loro surrogati mentono senza alcuna vergogna, insistendo che le loro menzogne siano la verità e la verità ‘fake news’. Questi tentativi intenzionali di distorcere la realtà esasperano le divisioni sociali, minano la fede nella scienza e diminuiscono la fiducia nelle elezioni e nelle istituzioni democratiche. Perché queste distorsioni attaccano l’approccio razionale necessario per risolvere i complessi problemi che sfidano l'umanità, questa guerra cibernetica dell’informazione mina la civiltà in generale.”
“Non c'è nulla di normale nella complessa e spaventosa realtà appena descritta” e pertanto gli estensori decidono di caratterizzare la corrente situazione mondiale come “nuova anormalità”, che si sta consolidando nel tempo. Infatti l’indicazione di meno due minuti, “sebbene invariata dal 2018, dovrebbe essere presa non come segno di stabilità ma come un forte avvertimento ai leader e cittadini di tutto il mondo. Lo stato corrente è tanto preoccupante quanto i più pericolosi tempi della Guerra Fredda, uno stato che presenta un paesaggio imprevedibile e mutevole di dispute litigiose che moltiplicano le possibilità che scoppino dei gravi conflitti militari. Questa nuova anormalità è semplicemente troppo volatile e pericolosa da poter venire accettata come uno stato permanente del mondo.”
Per quanto possa sembrare duro il presente, nulla è senza speranza o predestinato per il futuro. “Il bollettino crede fermamente che gli esseri umani possano gestire i pericoli posti dalla tecnologia che essi stessi hanno creato. Ma le minacce devono essere riconosciute prima che possano essere affrontate in modo efficace. La situazione attuale, in cui le intersecate minacce nucleari, climatiche e della guerra dell’informazione sono tutte insufficientemente riconosciute e affrontate, se non del tutto ignorate o negate, è insostenibile. Più a lungo i leader e i cittadini mondiali abitano incautamente questo nuova e anormale realtà, più è probabile che il mondo debba sperimentare una catastrofe di proporzioni storiche.”

Le preoccupanti tendenze nucleari.
L’ordine nucleare globale si sta deteriorando da molti anni e il 2018 non ha fatto eccezione a questa tendenza. Le relazioni tra gli Stati Uniti e sia la Russia che la Cina sono ulteriormente peggiorate. L’architettura del controllo degli armamenti nucleari costruita in oltre mezzo secolo continua a decadere, mentre sono moribondi i negoziati per riduzioni delle armi nucleari e delle scorte di materiale fissile. Gli stati dotati di armi nucleari rimangono attaccati ai loro arsenali, sono determinati a modernizzarne le capacità e sviluppano dottrine che prevedono l’impiego nucleare. “Leader sfacciati, violente dispute diplomatiche e instabilità regionali si combinano a creare un contesto internazionale in cui i pericoli nucleari sono fin troppo reali”. La convinzione che la minaccia della guerra nucleare sia stata sconfitta era ed è un miraggio. Il board individua cinque sviluppi negativi che hanno “colorato” la storia nucleare nel 2018.
1. Gli Stati Uniti hanno abbandonato il Piano d’azione globale congiunto (JCPOA), che ha imposto restrizioni e verifiche senza precedenti al programma nucleare iraniano, uno dei maggiori successi di non proliferazione nucleare degli ultimi anni. Inoltre gli USA hanno lanciato una campagna di “massima pressione” contro l’Iran, aumentando la probabilità di un nuovo conflitto in Medio Oriente.
2. A ottobre l’amministrazione Trump ha annunciato il ritiro dal trattato INF, che vieta i missili di gittata intermedia. Sebbene tormentato da accuse reciproche sul suo rispetto, l’accordo INF, in vigore per più di 30 anni, ha contribuito alla stabilità in Europa. La sua potenziale estinzione prefigura una nuova competizione per armi a lungo vietate.
3. La lunga e urgente questione nucleare della Corea del Nord rimane irrisolta. Alcuni buone notizie sono emerse nel 2018. La retorica bellicosa del 2017, che aveva sollevato timori di guerra, è in gran parte svanita. Il vertice tra il presidente Trump e il presidente Kim a Singapore nel giugno 2018 è stato un passo avanti diplomatico, ma non si è fatto un singolo passo concreto sostanziale e duraturo per limitare o rallentare il programma nucleare della Corea del Nord, che continua la modernizzazione delle sue capacità nucleari.
4. Mentre si riducono le forme di controllo, la modernizzazione delle forze nucleari continua a ritmo sostenuto in tutto il mondo. Questi programmi prevedono la conservazione nei decenni a venire di sostanziali capacità nucleari, con nessun segnale di interesse a ridurre o limitare forze nucleari.
5. Appare crescere la dipendenza dalle armi nucleari e le dottrine militari stanno aumentando l’attenzione sull’utilizzo effettivo armi nucleari. Le speranze dell’irrilevanza delle armi nucleari nella politica internazionale vengono spazzate via.
“I preoccupanti sviluppi del 2018 sono ulteriori indicazioni che l’ordine nucleare si sta deteriorando e che i rischi nucleari stanno aumentando. Un’urgente azione è necessaria per invertire le tendenze che stanno spingendo il mondo lungo un pericoloso percorso nucleare.”


I pericolosi sviluppi dei cambiamenti climatici.
Il documento osserva che la minaccia esistenziale del riscaldamento globale causato dall’uomo è inquietante e sta peggiorando. Ogni anno che le attività umane continuano ad aggiungere anidride carbonica nell’atmosfera aumenta irreversibilmente il livello futuro di sofferenza umana e di distruzione dell’ecosistema a seguito dalle variazioni climatiche globali.
“La misura chiave di miglioramento sul fronte climatico è il grado di progresso nel portare a zero le emissioni globali di anidride carbonica. Su questa misura, i paesi del mondo hanno fallito in modo sconfortante.” I tassi globali di emissioni di anidride carbonica sono aumentati esponenzialmente fino al 2012 e hanno cessato la crescita dal 2013 al 2016, a valori tali tuttavia da non fermare l’aumento del riscaldamento. A tal fine, le emissioni nette devono essere portate a zero, data la persistenza dell’anidride carbonica nell’atmosfera per migliaia di anni.
I dati del 2017 e dal 2018 vedono le emissioni mondiali in preoccupante salita. Anche le nazioni che hanno fortemente sostenuto la necessità di de-carbonizzare non stanno facendo abbastanza. Le stime preliminari mostrano che quasi tutti i paesi, compresi gli Stati Uniti e alcuni membri dell’Unione Europea, hanno contribuito all’aumento delle emissioni.
“Gli Stati Uniti hanno più risorse delle nazioni più povere e la loro incapacità di ridurre decisamente le emissioni costituisce un atto di grave negligenza. Gli USA rimasero da soli mentre gli altri paesi del G20 hanno firmato una dichiarazione congiunta che riafferma il loro impegno ad affrontare il cambiamento climatico.”
A fronte del fallimento della riduzione delle emissioni di anidride carbonica, cresce l’evidenza scientifica della severità dell’impatto del riscaldamento terrestre sull’economia, la salute, l’agricoltura e gli ecosistemi naturali, inclusi fenomeni catastrofici, quali i massicci incendi in California, Grecia, Svezia e le mortali ondate di calore in Asia, Australia, Europa e Nord America.
Un gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici ha dimostrato che anche un modesto aumento del riscaldamento globale - fra 1,5 e 2 gradi Celsius - porterà gravi conseguenze. Eppure anche se il mondo fosse sulla buona strada per rispettare gli impegni previsti dagli accordi sul clima di Parigi (ma chiaramente non lo è), non sarebbe sufficiente per fermare il riscaldamento a 2 gradi. Ma anche di fronte al peggioramento delle manifestazioni di un clima sempre più disgregato, i negazionisti continuano a ostacolare ogni azione.
“C'è ancora tempo per salvare il mondo dagli effetti veramente catastrofici dei cambiamenti climatici. Perché tale salvataggio possa diventare realtà, tuttavia, occorre che il progresso verso la de-carbonizzazione acceleri drammaticamente, e molto presto.”


Le minacce della guerra dell’informazione e di altre tecnologie dirompenti.
“La guerra nucleare e il cambiamento climatico minacciano l’infrastruttura fisica che fornisce il cibo, l’energia, e le altre necessità per la vita umana. Ma per crescere, prosperare e avanzare, le persone hanno anche bisogno di informazioni affidabili e reali sul mondo, e in abbondanza.”
Secondo il board, oggi il caos regna in gran parte dell’ecosistema dell’informazione da cui dipende la civiltà moderna. In molti fora per il discorso sociale e politico, si vedono leader nazionali che tacciano di notizie false le informazioni che non piacciono loro. Questi stessi leader mentono spudoratamente, definendo le loro bugie verità; agendo oltre i confini nazionali, questi leader e i loro surrogati esacerbano le divisioni esistenti, creano rabbia e aumentano la sfiducia nelle istituzioni pubbliche e private.
Negazionisti generano paure e sollevano dubbi su posizioni scientifiche ben provate sui cambiamenti climatici e altre urgenti tematiche. Istituzioni consolidate, giornalismo ed educazione, che hanno garantito tradizionalmente stabilità, sono ora sotto attacco precisamente perché garanzie di stabilità. “In questo ambiente, la comunicazione esaspera le passioni piuttosto che informare la ragione.”
Propaganda e menzogne sono sempre state uno strumento nei conflitti fra stati, ma nell’era di Internet il volume e la velocità dell’informazione sono cresciuti per ordini di grandezza tanto da costituire un salto qualitativo nella guerra dell’informazione. Questo accesso diffuso ed economico a un’udienza mondiale ha permesso a professionisti di questa guerra di trasmettere a basso costo messaggi falsi e manipolatori a vaste popolazioni, e allo stesso tempo di adattare messaggi politici a ristretti gruppi di interesse. Manipolando la predisposizione cognitiva naturale degli esseri umani, i guerrieri informativi possono esacerbare pregiudizi, preconcetti e differenze ideologiche. Possono invocare “fatti alternativi” a sostegno di posizioni politiche basate su vere e proprie menzogne, erodendo la fiducia e la coesione su cui si basano le società civili.
“L’illuminismo ha cercato di stabilire la ragione come il pilastro fondamentale del discorso civilizzato. In questa concezione contano gli argomenti logici e la verità di una affermazione è basata sull’esame di valori, ipotesi e fatti, non da quanta gente ci crede. La guerra dell’informazione minaccia di sostituire questi pilastri di logica e verità con fantasticherie e rabbia. Se non combattuta, tale distorsione minerà la capacità di riconoscere e affrontare le minacce urgenti poste dalle armi nucleari e dal cambiamento climatico e aumenterà il rischio della fine della civiltà come la conosciamo.” Da ciò la necessità di un impegno urgente per la comunità internazionale per scoraggiare la guerra dell’informazione e sostenere le istituzioni impegnate a garantire la razionalità e fattualità nel discorso e prassi politici.


Il mondo affronta altre gravi minacce dovute a tecnologie distruttive: sono particolarmente preoccupanti gli sviluppi della biologia sintetica, dell’intelligenza artificiale e del sabotaggio informatico. La velocità del cambiamento in questi e altri fronti tecnologici è estremamente alta e lo sforzo internazionale per gestire questi rapidi progressi è stato finora grossolanamente insufficiente.
Un evento particolarmente grave del 2018 è stato la manipolazione del genoma umano in Cina, una sfortunata dimostrazione della debolezza dei vincoli istituzionali sull’ingegneria genetica e altre ricerche biotecnologiche. L'avvento di esseri umani “modificati” costituirebbe un vero evento storico con significative conseguenze potenzialmente imprevedibili, grandi, e pericolose. La comunità internazionale ha un comune interesse a rimandare la sperimentazione nella manipolazione del genoma umano fino a quando tale ricerca non potrà ricevere il massimo livello di controllo scientifico ed etico.
Allo stesso tempo, continuano a minacciare la sicurezza mondiale altri pericoli biologici, che vanno da attacchi terroristici biologici all’emergenza di malattie mortali e in rapida diffusione. Il controllo della biologia sintetica e di altre minacce biologiche deve diventare una priorità mondiale.
I progressi nel campo dell’intelligenza artificiale (AI) stanno progredendo a un ritmo rapido e in gran parte non gestito. Il board è particolarmente preoccupato per l’incorporazione di AI in armi autonome che prendano la decisione di uccidere senza supervisione umana. Poiché l’intelligenza artificiale avrà effetti sempre maggiori in campo militare, economico e sociale nei prossimi decenni, la comunità internazionale deve sviluppare un sistema cooperativo che massimizzi il potenziale positivo dei progressi in AI minimizzando potenziali aspetti negativi.
Oltre la guerra dell’informazione, il sabotaggio delle reti di calcolo costituisce una minaccia multiforme alla sicurezza globale. Il sofisticato sabotaggio dell’ “Internet delle cose” - reti di computer che controllano le principali infrastrutture finanziarie ed energetiche e hanno accesso a più di 20 miliardi di dispositivi personali - potrebbe avere impatti così gravi da ispirare risposte militari, potenzialmente coinvolgenti armi nucleari.



Verso un mondo più sicuro e più sostenibile.
La presente situazione di “nuova anormalità” per i suoi aspetti estremamente pericolosi è assolutamente inaccettabile e non è sostenibile. “Esistono i mezzi per gestire le tecnologie pericolose e ridurre i rischi su scala globale; anzi, molti di loro sono ben noti e alla portata della società, se i leader prestassero la giusta attenzione a preservare le prospettive a lungo termine dell'umanità e se i cittadini imponessero loro di farlo.”
Il board passa quindi a suggerire alcune azioni di buon senso che renderebbero il mondo più sicuro:
• Gli Stati Uniti e la Corea del Nord dovrebbero procedere con decisione nei difficili negoziati necessari per raggiungere un accordo concreto per il processo di denuclearizzazione coreano a beneficio di tutto il mondo.
• I leader statunitensi e russi dovrebbero tornare al tavolo dei negoziati per risolvere le divergenze sul trattato INF; per estendere oltre al 2021 i limiti agli arsenali nucleari posti dal New START e cercare ulteriori riduzioni nelle armi nucleari; discutere di un abbassamento dello stato di allerta degli arsenali nucleari di entrambi i paesi; limitare i programmi di modernizzazione nucleare che minacciano di creare una nuova corsa agli armamenti nucleari; e iniziare colloqui per l’eliminazione delle armi per il campo di battaglia.
• Gli Stati Uniti e la Russia dovrebbero discutere e adottare misure per prevenire incidenti militari in tempo di pace lungo i confini della NATO ed evitare esercitazioni provocatorie.
• I cittadini statunitensi e di tutto il mondo dovrebbero chiedere al proprio governo il riconoscimento del problema climatico e azioni conseguenti. L’amministrazione Trump dovrebbe rivedere la grave decisione del ritiro dall’accordo di Parigi sul cambiamento climatico.
• Gli obiettivi dell’accordo di Parigi - mantenere il riscaldamento al di sotto di 2 gradi Celsius e, idealmente, sotto 1,5 gradi - sono coerenti con le risultanze scientifiche e sostanzialmente realizzabili ed economicamente fattibili, se si dà ai paesi poveri il supporto di cui hanno bisogno. Ma i paesi devono agire prontamente e raddoppiare i loro sforzi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra ben oltre i loro attuali inadeguati impegni.
• L’amministrazione Trump dovrebbe rivedere la sua deplorevole decisione di uscire dallo JCPOA per la limitazione programma nucleare iraniano. L’accordo con l’Iran non è perfetto, ma serve l’interesse del comunità internazionale a frenare la diffusione di armi nucleari.
• La comunità internazionale dovrebbe iniziare discussioni multilaterali volte a stabilire norme di comportamento, sia domestiche che internazionali, che scoraggino e penalizzino l’uso improprio della tecnologia dell’informazione a minare la fiducia del pubblico nelle istituzioni politiche, nei media, nella scienza e nell’esistenza della stessa realtà oggettiva. La guerra dell’informazione nel contesto cibernetico è una minaccia per il bene comune. Campagne di disinformazione e manipolazione sono gravi minacce alla stessa democrazia e riducono la capacità di affrontare le armi nucleari, il cambiamento climatico e altri pericoli esistenziali.


Il documento conclude osservando che “lo stato di nuova anormalità in cui si trova attualmente il mondo è insostenibile ed estremamente pericoloso. La situazione della sicurezza mondiale può essere migliorata, se i leader cercano il cambiamento e i cittadini lo impongono. Siamo a due minuti da mezzanotte, ma non vi è alcun motivo per cui il Doomsday Clock non possa allontanarsi dalla catastrofe. Lo ha fatto in passato, perché leader saggi hanno agito sotto la pressione di cittadini informati e impegnati.
Oggi i cittadini di ogni paese possono usare il potere di Internet per combattere la disinformazione dei social media e migliorare le prospettive a lungo termine dei loro figli e nipoti. Possono insistere sui fatti e combattere le assurdità. Possono pretendere azioni per la minaccia esistenziale della guerra nucleare e del cambiamento climatico incontrollato.
Data l'inerzia dei loro leader fino ad oggi, i cittadini del mondo dovrebbero fare una richiesta forte e chiara: #RewindTheDoomsdayClock.”   
[*Università di Padova]

ANCORA SULL’INDIVIDUALISMO
di Franco Astengo


Ritorno sul tema dell’individualismo, già trattato in diverse occasioni, avanzando una richiesta: quella di aprire una riflessione il più possibile approfondita su questo tema. Il discorso sull’individualismo risulta, a mio giudizio, assolutamente decisivo quando ci riferiamo alla frantumazione dell’assetto sociale avvenuta qui nell’Occidente “maturo”: individuarne caratteristiche e possibile evoluzione del fenomeno rappresenta il solo presupposto per definire una praticabile proposta di riorganizzazione dell’agire politico.
Ci troviamo nella fase post- conclusione del ciclo che è stato definito della democrazia rappresentativa e del welfare universalistico. Naturalmente questa nota non conterrà accenti sufficientemente adeguati sul piano culturale ma intende soltanto rappresentare - appunto - un’esigenza di ragionamento che rimane completamente da portare avanti. Il tema da affrontare rimane quello della collocazione dell’individuo sul piano sociale e politico nel quadro generale che si sta delineando proprio in quello che abbiamo definito come ”Occidente maturo".
Si sta profilando, infatti, una situazione di egemonia del concetto di disintermediazione.
Quella disintermediazione che porta l’agire politico a funzionare saltando i corpi intermedi e proponendosi un rapporto diretto con le nuove oligarchie dominanti perché capaci di far funzionare gli strumenti della comunicazione. Comunicazione che si sta trasformando da “comunicazione di massa” a “comunicazione indistinta” si direbbe “ad appropriazione indebita”.
Una “comunicazione indistinta, ad appropriazione indebita” all’interno della quale si sta coltivando l’illusione di poter esprimere direttamente in forma plebiscitaria l’assenso alle indicazioni dell’oligarchia dominante che, sua volta, agisce su “sensazioni” riguardanti lo stabilire le emergenze da affrontare caso per caso stabilendo gerarchicamente in funzione della propria raccolta di consenso. Il tutto al di fuori da una qualsiasi forma di progettualità di sistema. Torniamo però al tentativo di addentrarci nei meandri del significato del progressivo modificarsi del concetto di individualismo, all’interno del quadro appena descritto. Per procedere attraverso la via delle citazioni storiche sarebbe il caso di riprendere quanto scrive Alexis de Tocqueville nella sua celebre “Democrazia in America” individuando le differenze tra la società europea e quella americana: Tocqueville segnala nella società americana “un atteggiamento fondamentalmente auto interessato, anti sociale e antisolidaristico”.
Una citazione da ricordare quando si parla e si scrive di “americanizzazione”: non si è tratta soltanto di un modo di dire. Successivamente all’interno del ’900 e in Europa teorici come Hayek e Popper ripresero l’individualismo metodologico di Menger secondo il quale “gli individui hanno priorità esplicative sugli insiemi e sulle istituzioni sociali”.
Appunto nell’età della democrazia rappresentativa fondata su partiti “organici” (il riferimento è sempre all’Europa Occidentale) e sul welfare, proprio Hayek e Popper sostenevano l’impossibilità della riduzione delle teorie sociali a teorie su individui, data la natura irriducibilmente relazionale delle spiegazioni dei fenomeni macrosociali. Nella seconda metà degli anni ’80 su questo punto si realizzò un mutamento fondamentale che Zygmunt Bauman sintetizza efficacemente nel suo fondamentale “Modernità Liquida”, un testo recentemente ripubblicato dal Corriere della Sera, con una davvero interessante prefazione di Donatella Di Cesare. Secondo Bauman questo mutamento fondamentale è consistito nella deregolamentazione e privatizzazione dei compiti e doveri propri della modernizzazione.

Scrive Bauman: “Quella che in passato soleva essere considerata un’opera esplorata dalla ragione umana, considerata come lascito e proprietà collettiva della specie umana è stata frammentata (individualizzata), rimessa alla determinazione dei singoli, lasciata alla gestione dei singoli individui e a risorse amministrate singolarmente”. E aggiunge: “Nel mondo degli individui esistono solo altri individui da cui trarre magari degli esempi su come vivere, ma sempre assumendosi la piena responsabilità per le conseguenze derivanti dall’aver scelto un esempio anziché un altro”.
Da questo stato di cose, almeno a giudizio di chi scrive, è sorto il fenomeno dell’ “individualismo competitivo”.
Dal considerare l’esistenza degli altri soltanto come “individui” è sortito fortissimo il fenomeno della personalizzazione: beninteso non soltanto in politica ma in uno spettro molto ampio delle attività umane. In settori come quelli dello spettacolo, dello sport, delle espressioni artistiche si è anche modificato il vecchio concetto di “divismo” che pure fin dalla fine dell’800 aveva tenuto banco.
Nasce da questo passaggio quindi proprio il concetto di “individualismo competitivo” attraverso il quale si sono definite, entro un quadro di regole generali (non si è trattato, sia ben chiaro, di un passaggio diretto all’homo homini lupus) nuove gerarchie e strutturate diverse aggregazioni rispetto a quelle formatesi nel passato. All’interno di queste aggregazioni individualistiche (in molti casi, per restare nell’ambito della politica, si sono definite ancora come “partiti” senza aver nulla da spartire con i vecchi soggetti a integrazione di massa) si sono formate le nuove oligarchie come previsto dalla situazione determinatasi proprio come descritto nel testo di Bauman dell’esistenza “soltanto di altri individui”.
Nell’emergere dell’auto- rappresentazione personalistica si sono così smarrite alcune fondamentali coordinate: prima di tutto è andato perduto il senso del subire imposizione e sfruttamento, si è persa la concreta percezione dell’insopportabilità della disuguaglianza e non si è compreso come si stesse verificando l’allargarsi e non certo lo sparire della contraddizione di classe. Con l’avvento di nuove tecnologie di comunicazione ad altissima velocità e lo smarrimento delle coordinate fondamentali della dislocazione dell’assetto sociale è stato così possibile alle oligarchie aggregatesi per via di pulsioni individualistiche e nel frattempo formatesi assemblando semplicemente interessi omogenei sul piano dello sfruttamento degli altri, imporre i propri modelli facendo leva essenzialmente nella capacità di inoculare la “paura”.
Il massimo dell’opportunismo di queste aggregazioni per via di interesse di potere è stato quello di proclamarsi addirittura “antipolitica”. Una trappola mortale dentro la quale si annida la mitologia dell’uomo forte. La “paura” e lo smarrimento della coscienza al riguardo della propria condizione sociale collettiva ha così determinato nuovi livelli di attenzione dell’opinione pubblica e ha definito un quadro di priorità sociali.
Nuovi livelli di attenzione di massa sono stati causati così da uno spostamento dall’individualismo competitivo all’individualismo della paura. Intendiamoci bene: non si tratta soltanto della cosiddetta paura del “diverso” e di tirare in ballo, sempre al riguardo dell’occidente “maturo”, il tema dei migranti e di conseguenza la questione di una solidarietà che non mette mai in discussione il cosiddetto “ordine costituito”. Assegnerei al tema della paura anche il discorso relativo alla capacità e alla qualità di mettere in campo forme adeguate di rivendicazione sociale e politica: in questo senso, soltanto per sviluppare un’esemplificazione di stretta attualità, sembrano soprattutto espressione di paura le mobilitazioni dei “gilet gialli” in Francia (con relativi processi imitatori in altri Paesi d’Europa).


Mobilitazione dei “gilet gialli” che, infatti, fatica a definire una propria piattaforma e appare incalzata dall’estrema destra e dall’estrema sinistra; più o meno analogo itinerario lo si può individuare nel voto al M5S in Italia, con la differenza che qui l’oligarchia di riferimento si era già ben consolidata in anticipo e attrezzata su tutti i temi di questa fase della post-modernità.
In sostanza abbiamo definiti tre fasi di passaggio dalla conclusione dei “30 gloriosi” a oggi: “deregolamentazione e privatizzazione dei compiti e doveri propri della modernizzazione”, “individualismo competitivo” e “individualismo della paura”. Fenomeni verificatisi all’interno del quadro generale che abbiamo già definito e che qui si riassume per comodità d’esposizione: mutamento di fondo nel ruolo e nella struttura dei partiti e progetto in fase di compimento di disintermediazione sia sul piano politico, sia su quello sociale. Tracciati i contorni, sarebbe il caso di approfondire il tema rispetto a ciò che ci aspetta, qui dalle nostre parti, rispetto all’assetto sociale: punto che rimane comunque fondamentale per definire un quadro verosimile di prospettiva politica. Almeno questo potrebbe essere l’impegno per chi ancora non concepisce la politica soltanto quale mero esercizio del potere.

LETTURA/31
Aforismi per un giorno solo
di Nicolino Longo



1.“Essere in alto mare, e vedere tutti i pesci, dall’alto, assai più piccoli”.

2.“Il lavoro impiegatizio d’alcune donne: un po’, la testa fra le mani; un po’, il capo fra le braccia”.

3.“C’è chi, col far niente, riesce a far tutto”.

4.“Si è ricchi, quando si è felici per quel che non si ha”.    

5.“L’uomo di una volta prendeva, come moglie, una donna cui badare. Quello di oggi, per esserne badato”.

6.“Ogni malattia altro non è che una forma che si paga alla morte per restare in vita”.

7.“I due infiniti passati (avere avuto per aver dato) sono sempre di gran sprone per l’inverso dei due relativi infiniti presenti (dare per avere)”.

8.“Il cerchio: ‘Anche se mi considerano tutti tondo, sono sempre, e comunque, la figura geometrica più importante al mondo’ ”.

9.“Battere sempre la fiacca, e non vincere mai niente!”.

10.“Vivere appeso ai domani, non è una forma di auto-impiccamento, ma solo un modo come un altro per sperare”.

11.“Oggi, mangia più foreste il fuoco, che la carta stampata”.

12.“Si dice che sia stata ‘fatta coi piedi’ ogni cosa fatta male:
non altrettanto, però, poté mai dirsi del vino”.






sabato 2 febbraio 2019

Quelle amnesie su Mafia e nuovo Palagiustizia di Messina
di Antonio Mazzeo


Una querelle sgradevolmente violenta e per certi versi sterile quella scoppiata in questi giorni a Messina sull’area da destinare ad ospitare il nuovo Palazzo di giustizia. Da una parte il sindaco Cateno De Luca che rispolvera l’idea di localizzare l’opera nell’abortito parcheggio comunale di via La Farina e si erge a paladino della battaglia contro “lobbies e certi poteri forti”; dall’altra la vecchia amministrazione guidata da Renato Accorinti (portavoce l’ex assessore all’Urbanistica Sergio De Cola) che difende a spada tratta il protocollo d’intesa sottoscritto con il Governo nel 2017 per insediare il nuovo Palagiustizia presso  l’ospedale militare di Viale Europa, unica ipotesi credibile e sostenibile partorita negli ultimi 25 anni dopo le mobilitazioni popolari che impedirono la distruzione dello storico complesso scolastico “Cannizzaro-Galatti” per far posto a un brutto palazzaccio bis collegato con un ponte al “vecchio” Tribunale di Messina. Comune denominatore tra i due litiganti però lo stato di totale amnesia sugli interessi criminali e mafiosi che qualche anno fa si sarebbero aggregati e sviluppati per perorare la realizzazione del progetto del nuovo Palazzo di giustizia proprio in via La Farina. Di quanto sopra ne ha parlato nel corso di alcune recenti udienze processali il costruttore Biagio Grasso, neo-collaboratore di giustizia e personaggio chiave della nota inchiesta antimafia “Beta” sugli interessi economici e finanziari, legali e illegali, del clan peloritano dei Romeo, parenti stretti e soci della più nota “famiglia” dei Santapaola-Ercolano da Catania. “Io avevo un ruolo importante a tutti gli effetti ancor di più con i clan Romeo e Santapaola, dovuto all’amicizia e al rapporto strettissimo di investimenti che abbiamo fatto con Enzo Romeo”, ha dichiarato Biagio Grasso nel corso dell’udienza “Beta” del 30 novembre 2018.  “Lui mi ha messo in contatto con personaggi di calibro appunto come Vincenzo Ercolano, persona che comunque non incontrava nessuno se non era assolutamente garantita da uno di sangue e di famiglia. Personaggi come Roberto Vacante che è entrato in merito a tutta una serie di rapporti che si dovevano creare con aziende del catanese per lavori importanti che c’erano, come Tecnis, in Piemonte e altre attività che si dovevano sviluppare sul territorio messinese e quindi la costruzione dei parcheggi e la proposta per fare il Palazzo di giustizia a Messina in alcune aree vicino al La Farina…”.
Ancora più dettagliata l’esposizione del collaboratore nel corso dell’udienza dell’8 gennaio scorso, ancora una volta al processo “Beta”. “Nelle more mettiamo a conoscenza l’ingegnere Raffaele Cucinotta del Comune di Messina di altri progetti importanti che volevamo portare avanti in città, tra cui l’acquisizione del terreno che c’è di fronte a Sanfilippo in Via La Farina perché si pensava insieme all’architetto La Spina di fare un progetto che potesse prevedere dei parcheggi e una proposta per il Palazzo di giustizia”, ha spiegato Grasso. “Vincenzo Romeo attraverso un suo familiare di Acireale ha messo a disposizione un terreno che si trova in Via Salandra, dietro i depositi di Messinambiente, nell’ex fabbrica del ghiaccio, dove Cucinotta ma anche l’architetto La Spina che in quel momento collaborava con noi stavano studiando un progetto per fare il trasferimento della cubatura addirittura presso l’area in Via La Farina dove pensavamo di fare la proposta per la costruzione del Palazzo di giustizia”.
Grasso ha ricostruito quanto accaduto nella primavera-estate 2014, quando per conto del gruppo criminale dei Romeo avrebbe avviato una trattativa pro-Palagiustizia con il noto imprenditore etneo Concetto Bosco, contitolare della grande società di costruzione Tecnis e con l’architetto messinese Pasquale La Spina, già progettista di complessi residenziali, centri commerciali, porti e porticcioli, ecc. “Faccio un altro esempio: noi abbiamo fatto un incontro a Catania con Bosco dove gli abbiamo proposto di entrare in società attraverso l’architetto La Spina per l’operazione del Palazzo di giustizia e di un parcheggio multipiano sempre in quell’area vicino Via La Farina, garantendogli che al Comune di Messina avevamo noi la chiave per non darci nessun tipo di problema”, ha spiegato Biagio Grasso. “E questa chiave consisteva principalmente nel dirigente dell’Urbanistica che è quello che alla fine in questa tipologia di programmi costruttivi ha un peso di incipit fondamentale”.
Per i disattenti amministratori comunali, vecchi e odierni, va segnalato che l’interesse di Grasso e dei Romeo per il nuovo Palazzo di giustizia era già stato analizzato e stigmatizzato dagli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia nell’ordinanza di custodia cautelare “Beta” emessa nell’estate di due anni e mezzo fa nei confronti dei presunti affiliati al gruppo criminale e dei professionisti fiancheggiatori.  “Il 25 giugno 2014, il costruttore Grasso si rendeva disponibile ad accompagnare il La Spina in visita a Catania alla sede della società di costruzioni Tecnis Spa del gruppo Costanzo-Bosco, successivamente sottoposta a procedimento di sequestro dei beni e del capitale azionario perché sospettata di essere stata oggetto d’infiltrazione da parte del clan Santapaola”, riportano i giudici. Il giorno successivo Biagio Grasso s’incontrava con Vincenzo Romeo presso l’ufficio di Viale Boccetta e riferiva a quest’ultimo in tono adirato che il motivo del viaggio a Catania insieme al La Spina, indicato nell’occasione col nome soprannome di Boccone, era da ricondurre all’interesse dello stesso architetto di far entrare la Tecnis in “un’altra speculazione edilizia che anche gli indagati stavano cercando di realizzare”, afferente alla realizzazione di un centro commerciale in Via La Farina. “Vi era la sensazione da parte degli interlocutori, quindi, che lo stesso soggetto stesse cercando di estrometterli e di approfittare del loro rapporto privilegiato con il Comune di Messina anche in ragione della riferita attenzione degli organi inquirenti nei loro confronti”, scrive la Procura. “Arrivo là ieri, mi sono permesso di portare il mio amico - racconta Grasso a Romeo - che era quello che doveva portare la cubatura, cioè io parlo con l’Assessore per fare l’accordo con noi … giusto che ci dice presenta la pratica perché mi dice, mi piace il progetto e sto pezzo di fango già aveva fatto tutta l’operazione di nuovo… Bosco si è messo a disposizione (…) gli ho detto guardi che il rapporto con l’Amministrazione è nostro perché con questa cosa ci lavoriamo sei mesi poi la cubatura si è deciso di non portarla più là perché si è trovata un’altra soluzione…”. Questi inquietanti passaggi dell’Ordinanza “Beta” erano stati riportati integralmente in un lungo articolo pubblicato su Stampalibera.it il 14 luglio 2017.
Che Grasso & soci “occulti” manifestassero un particolare interesse per la trasformazione urbana di una parte di via La Farina, lo ha rilevato agli inquirenti lo stesso ex assessore Sergio De Cola. “Non conosco Biagio Grasso; ricordo di aver incontrato una persona nel periodo in cui ero assessore con delega al risanamento che si accompagnava a Raffaele Cucinotta, in occasione della pubblicazione di un bando per l’acquisto alloggi da destinare ad edilizia sociale”, ha verbalizzato De Cola in qualità di persona informata sui fatti il 28 maggio 2018. “Ricordo che forse incontrai nuovamente questo soggetto, sempre per il tramite di Raffaele Cucinotta, poiché era interessato a presentare una proposta di finanza di progetto del parcheggio di via La Farina”.
Oggi tutti a scambiarsi accuse e insulti ma mai nessuno a ricordare che l’ultima “invenzione” per la localizzazione di un’opera che si attende da quasi quattro decadi, oltre che urbanisticamente ed economicamente insostenibile forse potrebbe essere anche pericolosamente criminogena.

SPINE
di Giuseppe Denti

Disegno di Adamo Calabrese

Il conto,
è sempre un verdetto
di perdita o di vincita.
*
Le ombre si formano,
quando il sole
incontra un ostacolo.
*
Il sogno per volare
deve mettersi le ali.
*              
Il pianto
chiama il sorriso,
insieme compongono una melodia.
*
Non sempre il cielo
permette alle nuvole
di viaggiare.
*
Le lacrime
quando sono calde
connotano amore.

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