ENERGIA
di Nicola
Labanca
Alcuni aspetti chiave della sua costruzione sociale. Ultima Parte.
Negoziati
energetici a livello sociale
Esiste una
dinamica fondamentale alla base delle interazioni che coinvolgono energia,
tecnologie, esperti e società che ho già avuto modo di descrivere in maniera
più approfondita in un mio studio [9]. Tale
dinamica riguarda alcune metafore centrali sviluppate attorno al concetto di
energia e il fatto che gli esperti contribuiscono alla loro letteralizzazione
oscurando il fenomeno originario che, attraverso tali metafore, essi
descrivono. Le metafore in questione non sono quindi solo delle figure
retoriche. Esse rappresentano piuttosto dei piccoli miti che raccontano delle
storie che le persone incorporano attraverso un rituale [10] e la
loro letteralizzazione comporta una perdita di distinzione tra i due mondi che
le metafore collegano. Affermando, ad esempio, che “Il signor Rossi è un leone”
dobbiamo immaginare di riferirci a una situazione in cui tutte le azioni del
signor Rossi e le interazioni che potremmo avere con lui siano le stesse azioni
e interazioni che potremmo riscontrare nel caso di un leone, proprio come se
fossimo trasportati all’interno di un antico rituale tribale. Il fenomeno di
letteralizzazione in questione comporta che si debba vivere costantemente
all’interno di questa situazione e che, non potendo uscirne, si perda la
capacità di distinguere il leone dal signor Rossi come lo conosciamo nella sua
vita quotidiana, vale a dire al di fuori del rituale.
Il tipo di effetto prodotto dalla letteralizzazione di alcune metafore prodotte attorno al concetto di energia e il modo in cui queste metafore trasformano noi stessi e il nostro ambiente circostante avviene in modo del tutto analogo. Oggi, ad esempio, quasi tutti pensano al carbone o al gas come a energia, ma il carbone o il gas possono essere molto di più dei processi standardizzati del rituale scientifico attraverso cui viene prodotta energia; come il signor Rossi del nostro esempio può essere molto di più del leone che egli riproduce attraverso gli atti del rituale prima menzionato. Il lavoro che ognuno di noi svolge nel quotidiano è oggi principalmente assimilato a concetti sviluppati in laboratorio attraverso la letteralizzazione della metafora “il lavoro è energia”. Questa metafora organizzativa struttura le società di tutto il mondo e modella profondamente la vita quotidiana delle persone, dalla scuola dell’infanzia, pensata per sviluppare il “capitale umano”, alle tecnologie volte ad aumentare la “produttività del lavoro”. La metafora in questione è convalidata da azioni concrete che, a loro volta, organizzano dinamiche sociali.
Il “fine settimana”, per esempio, è un’istituzione universale concepita per permettere ai lavoratori di conservare e ricaricare l’energia spesa durante la settimana. Analogamente, salari, stipendi e tempo libero vengono commisurati al tempo trascorso lavorando che, non per caso, viene considerato una risorsa equivalente all’energia consumata nello svolgimento del lavoro da quando il concetto di energia ha preso piede nelle società occidentali [11]. In tal modo, i modelli sociali si diffondono attraverso la letteralizzazione dei concetti teorici di conservazione e degradazione dell’energia, stabiliti da fisici e ingegneri nei laboratori. Vale la pena sottolineare ulteriormente che la metafora “il lavoro è energia” associa due termini distinti: da un lato il concetto di “energia”, che deriva da una definizione operativa scientifica, e dall’altro il “lavoro”, inteso come una serie di interazioni incarnate delle persone con il mondo fisico. Nel processo di letteralizzazione, il concetto scientifico di energia funziona come un buco nero che assorbe e annulla la molteplicità di modi alternativi di comprendere e di rapportarsi al mondo. Il concetto scientifico di energia, in sé, è tuttavia privo di significato esperienziale diretto e quando viene applicato alle attività quotidiane assume soltanto un valore simbolico. Pertanto, la metafora “il lavoro è energia” rappresenta più propriamente una catachresi, ossia il trasferimento di un termine (lavoro) a un contesto in cui questo termine perde la propria pertinenza originaria. Si potrebbe forse obiettare che l’energia non è una metafora ma una realtà tangibile, di cui le persone possono fare esperienza diretta - come nel caso di una scossa elettrica o del calore del sole sul corpo. Questa esperienza immediata di processi di trasformazione non consente ahimè, tuttavia, di inferire l’esistenza di un’entità universale conservata e degradabile chiamata “energia”, la cui natura è stata messa in discussione dagli stessi scienziati che l’hanno concettualizzata.

Ricardo
Negoziati
energetici a livello culturale
L’ultima
dinamica di cui vorrei discutere riguarda il modo in cui le costruzioni sociali
che ruotano attorno all’energia agiscono sul piano culturale attraverso la
circolazione di certe metafore che rivestono un ruolo centrale all’interno di
ambiti sociali e scientifici differenti. Il concetto di energia e i principi
della termodinamica si sono sviluppati e hanno fatto presa nelle società
principalmente intorno a metafore legate a motori e macchine a vapore. Philip
Mirowski ha mostrato tuttavia che la legittimazione sociale del concetto di
energia deriva probabilmente da un processo di rinforzo reciproco tra diversi
campi scientifici: metafore di moto nel campo della fisica, metafore legate al
concetto di valore in economia e metafore legate alla nozione di corpo e specie
in biologia [12]. Sembrerebbe quindi che il
processo di letteralizzazione che avviene attorno alla metafora dell’energia
debba essere visto come il risultato di costruzioni congiunte e reciprocamente
rinforzanti di principi di invarianza e di conservazione che si realizzano in
questi tre campi del sapere. Mirowski osserva che le strutture di spiegazione
prodotte in queste discipline sono omomorfe, cioè formalmente simili, e tendono
a legittimarsi a vicenda, anche di fronte a eventuali prove contrarie emerse in
uno dei campi. Questo processo di mutua convalida avrebbe preso avvio nei primi
decenni del XIX secolo quando il denaro ha cessato di essere collegato a una
specifica sostanza materiale divenendo una rappresentazione del valore puro; quando, nella teoria dell’evoluzione di Darwin, sono stati introdotti i
concetti di specie (come entità distinte dall’ambiente) e di selezione
naturale; e quando, nella fisica e nell’ingegneria, sono stati elaborati i
principi di conservazione e degradazione dell’energia. Emblematiche di questo
processo di reciproco rinforzo sono per esempio le teorie del valore basate sul
concetto di lavoro come sviluppatesi in seguito agli studi di Adam Smith, David
Ricardo a Karl Marx. Esse hanno preso piede con le prime tecnologie a
combustibile fossile e sono essenzialmente basate su idee di equivalenza tra
lavoro umano, valore economico e lavoro prodotto da macchine termiche.
![]() |
| Ricardo |








