NO ALL’ICE POLIZIA RAZZISTA
di
Franco Astengo
Non è vero
quello che sostiene il ministro Piantedosi sulla sicurezza degli atleti nelle
prossime Olimpiadi Invernali che va data libertà ai diversi stati di
provvedervi utilizzando i propri organi di sicurezza. Bisogna saper dire No e fare di
questo No una vera e propria campagna politica al riguardo della presenza
degli agenti dell’ICE statunitense sul suolo italiano. Come dimostrano i violenti fatti che
stanno accadendo non solo a Minneapolis l’ICE è un organismo di insicurezza,
che ha come missione l’espressione di un razzismo che ha comunque sempre fatto
parte delle “stimmate” poliziesche made in USA. Importazione del razzismo, altro che
esportazione della democrazia. Ciò avviene perché la democratica America, così come tante altre
parti del mondo, è considerata come un “regime” da quella che mi permetto di
considerare come la sua minoranza più importante. Un “regime del razzismo”
Razzismo come sfruttamento, razzismo come crescita dalla
disuguaglianza, razzismo come esclusione politica, razzismo come estrema
marginalizzazione sociale. Un “regime del razzismo” diverso dal “regime razzista” apparentemente
sconfitto nel caso dell’apartheid sudafricana. Una apartheid che continua
però nella forma feroce delle disuguaglianze sociali. Una apartheid accentuata
nella sua violenza dalla repressione di marca trumpiana.
Qui si apre ancora il discorso dell’intreccio delle fratture da
realizzare attorno a quella eterna dello sfruttamento. Sul razzismo però si apre
un interrogativo: può essere considerato sfruttamento oppure “condizione
umana”?
La riflessione si può
ampliare all’insieme delle democrazie mature che tengono dentro il loro “ubi
consistam” tante forme di razzismo, compresa quella della differenza di genere. Anche la differenza di
genere può essere considerata “condizione umana”? Fin qui banalità ma
veramente ci troviamo dentro a un fluire della storia nel corso della quale si
erge a regime il dominio della differenza più forte che decide di farsi
riconoscere quale “totus” escludendo gli altri ed evocando la propria
insindacabile supremazia, per via del colore della pelle o dell’essere maschio
piuttosto che femmina. Flavio Baroncelli (che negli USA aveva insegnato) scrisse qualche
anno fa, proprio durante un suo soggiorno USA per ragioni di cura prima di
lasciarci prematuramente “il Razzismo è una gaffe”: credo che quel titolo debba
essere idealmente corretto con “Il Razzismo ormai è un Regime”. Un Regime oppressivo e totalitario
perché fenomeno espressione di un modo d’essere prima ancora che fatto
culturale e politico.
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