SCAFFALI
di Annitta Di Mineo

Alfred Duka
Una storia
è una storia, e ognuno di noi la può raccontare secondo il proprio punto di
vista, il proprio modo di essere e il proprio ambiente. Ecco La figlia di
Pangea di Alfred Duka, avvocato albanese, nonché scrittore di questo volume
antologico di racconti lunghi o brevi (short story) e novelle, dedicati ognuno
a una sola vicenda, ci presenta un corpus di storie che il lettore potrà
arricchire di nuovi dettagli e riflessioni con la propria immaginazione, al
contempo di acquisire conoscenze inerenti alla storia sociopolitica del popolo
albanese, protagonista di tutti i suoi racconti che trova espressione nelle sue
caratteristiche talvolta un po’ folcloristiche, giusto per entrare nella
cultura dell’Albania. L’Autore, partendo da ricordi e da un focus storico,
richiamando l’umorismo di Luigi Pirandello, racconta con tono ironico e
sarcastico storie brucianti e tragiche, o divertenti (Diagnosi, Crimini di
innocenza, Intruso, I cani) di eventi vissuti o assistiti, di
spaccati di vita che ci la-sciano l’amaro in bocca, oppure strappano un
sorriso. In questa antologia, alcuni fatti sono restituiti con voce nuova,
vengono analizzati e descritti tramite le ambientazioni, i personaggi
principali e secondari, sia le figure femminili sia quelle maschili. La forza
di molti racconti sta nella sua compagine variegata, nei dialoghi fra i
protagonisti, negli squarci di un’Albania di un periodo storico degli anni
precedenti alla democrazia, ovvero durante il comunismo e il suo isolamento, e
tuttavia storie per molti versi universali nel loro modo di ritrarre l’uomo
nelle sue dinamiche relazionali. Si
leggono una pluralità di tematiche pregni di sofferenza, di sopraffazione, di
ingiustizie, di miseria, di mancata libertà nell’esprimere il proprio parere,
di lotta per i propri diritti, di opposizione ai governanti, al potere, al
regime allora in corso. Presenti tante tipologie di esseri umani e di ceti
sociali, delineandone le caratteristiche e le condizioni di vita di ogni
individuo: dal furbo al più debole, dalla canaglia al potente, dall’astuto agli
sventurati, dall’umile all’operaio. I personaggi nella loro semplicità, con le
loro luci e ombre, ci conducono nel territorio albanese,
tra paesi e città, nella loro
quotidianità al ritmo di amori e lavoro, di avversità e peripezie politiche, di
incontri e tradizioni, di tragedie e drammi esistenziali. Duka ne La figlia
di Pangea come Giovanni Verga con il suo Verismo, narra la vita o il
trascorso di protagonisti comuni ma vivi, non sono degli eroi, non idealizza
nessun personaggio onde evitare di deformare il vero, perché sono dentro la
realtà di un tessuto storico-politico del loro tempo e attraverso gli
accadimenti di tutti i giorni rivelano una storia oggettiva, passata ma ancora
non dimenticata, in cui il trascorso diviene presente, trascinando il lettore
immediatamente nel vivo delle situazioni e nella veridicità dei luoghi e dei
fatti raccontati. La figlia di Pangea, dallo stile informale, mostra una
scrittura piana e lineare, talora qualche racconto è scritto in prima persona e
con dei flashback, con una scelta linguistica vicino al lessico abituale dei
personaggi, ricca di similitudini, metafore e aneddoti, che nella narrazione
riporta i concetti dall’altezza di pensiero alla concretezza della fragilità
umana, rendendo la lettura accattivante e ansiosa di conoscere la conclusione
di ogni storia, anche se, come nella vita reale, il passato non si chiude mai
definitivamente alle nostre spalle, dobbiamo fare sempre i conti con la storia
individuale e collettiva.



