SINISTRA E INSORGENZE
SOCIALI
di Franco Astengo
Un invito a una riflessione
collettiva.
Questo
intervento contiene una abborracciata proposta di possibile ordine del giorno
da utilizzare (eventualmente) per avviare una urgente riflessione collettiva
sul tema delle insorgenze sociali in atto in Europa con specifiche ricadute in
Italia. Non si richiedono sottoscrizioni o adesioni ma ci si limita a un invito
a chi lo riceve ad avviare, con tutti i mezzi possibili, un confronto nelle
varie e diverse sedi di riferimento. Lo scopo è quello di offrire un (modesto
contributo) ai partiti, ai soggetti organizzati, alla sedi culturali perché si
arrivi a cercare di colmare il vuoto di posizionamento politico che sta
attraversando la sinistra e il centro-sinistra italiani almeno apparentemente
ripiegati su dinamiche interne legate a questioni che davvero non paiono
coinvolgere i settori intellettualmente più dinamici dell’opinione pubblica, a
partire delle giovani generazioni che stanno assumendo un (anche controverso) protagonismo.
Andando per ordine:
1) Da tempo si denuncia un
acuirsi delle contraddizioni sociali il cui manifestarsi concreto sta fornendo
esiti diversi di qua e di là dell’Atlantico: in Europa si stanno sviluppando
forti tensioni che stanno esplodendo anche in moti di piazza con una evidente
difficoltà delle forze politiche a valutare e intercettare le ragioni profonde
delle proteste. Negli Stati Uniti invece l’ala socialista del Partito
Democratico sembra riuscire a cogliere la sfida radicalizzando la propria
presenza, allargando la propria capacità di aggregazione sociale e ottenendo
anche risultati elettorali attraverso la presentazione di candidature del tutto
inedite intese come testimonianza - anche - di multiculturalità e di intervento
su di una rilevante complessità di temi (migrazione, lavoro, casa
2) Questo inasprirsi nello
stridore delle contraddizioni sociali lasciato nel vuoto dell’iniziativa
politica aveva provocato, fino a qualche settimana fa, una facile ascesa delle
forze populiste di destra, in Francia, in Germania, in Italia, in Spagna. È stata soprattutto la questione
dei migranti a sollevare la presenza (non solo elettorale) dell’estrema destra:
questione di migranti legata a quella della presunta “sicurezza” che si
vorrebbe tramutare in repressione. Adesso questo nodo sembra arrivato al
pettine nel momento in cui il peso del fallimento del modello di sviluppo
fondato sulla crescita di “bolle” speculative (edilizia, turismo) ha cominciato
a mordere la quotidianità non solo dei ceti popolari e la necessaria
complessità di una soluzione sta facendo arretrare le facili promesse
3) In realtà questo quadro è
dominato da alcuni fattori ai quali appare difficile fornire risposta: “in
primis” la guerra che sta causando direttamente difficoltà economiche e di
approvvigionamento sia energetico, sia di generi alimentari. Inoltre, e questo
deve essere ben chiaro, il livello di disuguaglianze è cresciuto al punto da
rendere insostenibile il modello vigente di società dei consumi prima di tutto
alle giovani generazioni e in particolare a quella parte di giovanissimi
sospinti da subito in una situazione di totale marginalità economica,
culturale, sociale. Il livello di disparità economica e sociale rende la vita
difficile anche a quelle porzioni di società che si definivano “intermedi” e
che fino a qualche anno fa si appellavano come “benestanti”, i cui figli stanno
comprendendo che avranno difficoltà ben maggiori rispetto alle generazioni dei
loro genitori. Inutile fare l’elenco della spesa di queste ormai insopportabili
disparità, in una società rosa dall’individualismo competitivo. Le differenze nel potere d’acquisto colpiscono
- essenzialmente - la possibilità di “apparire” e così si spiegano (senza
giustificarli ovviamente: ma questa precisazione deve essere considerata del
tutto superflua) gli assalti ai negozi della moda - appunto - sportiva e
giovanile. Pesano molto i modelli imitativi dell’iper-consumo e dell’iper-divismo.
Il “disuguale” ha diversi livelli e diversi origini ma ha in comune la difficoltà
del vivere in particolare nei centri urbani. Ma stanno avanzando anche nuove
fratture o il recupero di quelle vecchie: da “centro-periferia” e
“città-campagna” come dimostrano del resto le insorgenze di determinate
categorie sociali in passato anche espressione di recinti corporativi.

Opera di Etta Rossi
4) Sulla difficoltà di affrontare
questa complessità sovrasta la crisi verticale dell’agire politico nelle sue
forme “classiche” della rappresentanza. Anche in questo caso appare superfluo
approfondire: dai partiti di massa al partito -azienda e partito personale fino
alla “democrazia del pubblico” e alla “democrazia recitativa” questi i titoli
di un procedimento in discesa che non si è tradotto soltanto in una crescita
esponenziale della partecipazione elettorale ma soprattutto di una fragilità
del sistema rivelatosi (almeno in apparenza) facilmente scalabile da
avventurieri e avventuristi che mirano alla facilità di soluzioni autoritarie.
5) In conclusione espongo
soltanto un abbozzo di proposta:
Di fronte a questo
quadro è necessario però parlare chiaro su due punti:
a) La cornice non può
che essere quella di una assoluta inversione di rotta al riguardo del modello
di società “affluente” che ha caratterizzato la crisi dell’Occidente nel corso
di questi anni. Riduco all’osso: è necessario disegnare un modello di società “sobria”
nella produzione e nei consumi con conseguente riequilibrio a livello
planetario. Su questo punto va superata l’idea di un ritorno al “keynesismo” e alla
“società dei 2/3”, concetto ormai rovesciato ma non riducibile al basso verso
l’alto. La necessità di una regolazione pubblica di tipo programmatorio
dell’economia ha bisogno di riflettere su di un cambio di paradigma sul punto
dello sviluppo chiudendo il capitolo delle “magnifiche sorti e progressive” e
introducendo il concetto di “limite” anche rispetto al procedere dirompente
dell’innovazione tecnologica;
b) Il discorso di una
“società sobria” richiede un’iniziativa politica. Servirebbe sotto questo
aspetto un immediato sviluppo di tensione rivolta almeno al livello europeo.
Limitiamoci all’Italia: fermo restando il disegno istituzionale presente nella
Costituzione e la necessità di mantenere la centralità di un Parlamento
plurale: sarà questa la prima posta in gioco nella prossima campagna elettorale
e questa priorità dovrà essere fatta vivere con grande forza accompagnandola
con una indispensabile radicalità progettuale.




