UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 7 maggio 2013



Federica Santarpia via Change.org

Karim, il compagno di Federica, si trova nel CIE di Ponte Galeria per un errore amministrativo. Firma per chiedere che non venga rimpatriato in Egitto.

Firma la petizione
Ciao Angelo,
Karim, il mio ragazzo, ha 24 anni e da un mese è detenuto nel CIE romano di Ponte Galeria. Karim è in attesa di una sentenza, che il 10 maggio deciderà della sua espulsione verso l’Egitto, suo paese d’origine, o della possibilità di restare con me e il bambino che aspettiamo e che nascerà tra pochi mesi. Questo succede perché qualcuno ha sbagliato nella procedura per il rinnovo del suo permesso di soggiorno. Chiedo che il futuro papà del mio bambino non venga espulso per una pratica amministrativa non riuscita. L’Italia lo ha accolto quando aveva sei anni, lui considera l’Italia il suo paese, e qui vuole continuare a vivere insieme alla sua famiglia. Mi chiamo Federica, ho 21 anni, sono italiana e aspetto un bambino da Karim. Karim ha avuto anni difficili. Quando suo padre è morto, lui ha cominciato ad usare stupefacenti, ma il suo percorso di recupero è stato esemplare. Eravamo finalmente felici quando siamo stati informati di un errore nelle procedure di rinnovo del permesso di soggiorno. Il 4 aprile scorso, un poliziotto lo ha fermato e se lo è portato via. È stato portato in un CIE dove tutti i reclusi stanno facendo lo sciopero della fame affinché venga rispettata la dignità umana e non venga usata più violenza né psichica né fisica. Dopo due settimane è stato portato all’aeroporto di Fiumicino per essere “rimpatriato” in un paese in cui non è mai stato negli ultimi 18 anni, in cui non ha nessuno e di cui non conosce la lingua.
Qualcuno è riuscito a fermare il suo rimpatrio: le persone della campagna LasciateCIEntrare e il senatore Luigi Manconi.
Ora però Karim è a rischio di espulsione. Chiedo che Karim non venga mandato in Egitto.
Grazie,
Federica Santarpia via Change.org

lunedì 6 maggio 2013

EPITAFFIO PER LA MORTE DI ANDREOTTI

"I vermi lo attesero a lungo:
  più delizioso sarà il pasto"

          Arsenico

venerdì 3 maggio 2013


Palazzo Reale -Milano-
Modigliani, Soutine e l’École de Paris.
Quanti artisti ebrei a Parigi!

La collezione Netter a Milano, a cura di Marc Restellini,  
Palazzo Reale 21 febbraio - 8 settembre 2013,
Catalogo 24ORE Cultura pp. 301

Jonas Netter, ebreo alsaziano, diventa silenzioso finanziatore di un mercante d’arte ebreo polacco, collezionista e gallerista parigino Léopold Zborowski che dal 1915 ottiene l’esclusiva delle opere di Modigliani, a cui lo scultore Lipchitz presenterà Soutine, lituano, giunto a Parigi con due amici pittori ebrei qualche anno prima, Kremegne e Kikoïne. Si aggiunga che Marc Chagall aveva anticipato il suo arrivo al 1910, inserendosi nel gruppo di Apollinaire. La mostra di Palazzo Reale è ricca di molti altri nomi, da Utrillo, a Valadon, a Vlamink, a Derain, ma anche di altri artisti ebrei come Kisling, Epstein, Feder, questi due ultimi morti ad Aushwitz. Jonas Netter, un nome da ricordare.

                                                                                               G. Colombo

QUARTIERE LATINO
di Giorgio Colombo


CEZANNE. I TRE INSEPARABILI
Claude (Cezanne), Sandoz (Zola), Dubuche (Baille), “i tre inseparabili… si erano legati subito e per sempre, spinti da segrete affinità, il tormento ancora vago d’una comune ambizione”, scorrazzavano in gite  anche di parecchi giorni, “fughe dal mondo, istintivo abbandono al seno della buona natura… Claude si portava già  dietro… un album  dove disegnava scorci di paesaggio, mentre Sandoz aveva sempre in tasca il libro d’un poeta… In quella provincia arretrata,  nel cuore della torpida stupidità, erano vissuti dai quattordici anni , così, isolati, entusiasti, divorati dalla febbre della letteratura e dell’arte”. I tre giovani corrono per la campagna provenzale, nuotano nei fiumi, compongono versi, sognano destini gloriosi, recitano brani di Hugo e de Musset. (E. Zola, L’œuvre 1886).                                                                                              Sono passati trent’anni quando Zola, autore di successo, scrive, voltandosi indietro, della sua adolescenza insofferente nell’assolato meridione, della sua stretta amicizia con un coetaneo bizzarro, predominante, Paul Cezanne, già pittore. Questi, inquieto nella sua produzione giovanile, “con la brutalità dei  timidi”, recalcitrante compagno degli “Impressionisti” a Parigi, dalla fine degli anni ’80 alla morte, nell’ottobre del 1906, vive e dipinge nelle terre della sua infanzia “in una reclusione ostinata” (G.  Geffroy), con la rara visita di qualche ammiratore. La sua pittura della maturità, contrariamente alle sue prove giovanili, viene lentamente, poco per volta considerata base fondamentale delle innovazioni del ‘900.                                                     Spero che si ricavi da queste poche righe la vicinanza di questo ‘caso’ Cezanne con quelli di Morandi e di Opalka, dei quali mi sono occupato nei numeri precedenti di “Odissea”: la forte spinta pulsionale, la varietà delle strategie di difesa etero e auto-dirette, lo spostamento su immagini accettabili, vibranti, forti della pressione inconscia. L’espressione artistica, lo stile che ne risulta si divide in due periodi diversi: il primo rozzo, esagerato, romantico, il secondo raffinato, controllato, classico. Su questo secondo si è più spesso  concentrata, in positivo, la riflessione: la complessità della percezione visiva, la sua inusuale attenzione orchestrale, l’equilibrio delle forme (v. M. Denis o  R. Fry o L.Venturi). Dualità che andrebbe connessa a due diverse strategie difensive, una estroflessa, aggressiva, scoperta, l’altra introflessa, riflessiva, nascosta. In entrambe lo sforzo paga un prezzo nella quotidianità: i tic, le paure, la solitudine scontrosa.                                                                                                              Il suo aspetto di trentenne, scosso da un tremito nervoso, barbuto, un cappello malandato di feltro a coprirgli la pelata, è trasandato. Sotto un cappotto troppo grande, macchiato dalle strisce verdognole della pioggia, dai pantaloni troppo corti e gli stivali spuntano le calze blu. Al café Guérbois, dove s’incontra con i suoi amici pittori, sospettoso, parla poco, lo distingue l’accento meridionale; si allontana dal suo angolo prescelto, indispettito da un argomento che non gradisce. Conosce gli scrittori latini, recita a memoria Baudelaire, ama Flaubert e Wagner (M.L. Krumrine,“Cezanne The Earky Years”, London 1988).                                                                                                           “…Ci si rivelò immediatamente a tutti [Monet, Rodin, Mirbeau, Clemenceau] come un personaggio singolare, timido e violento, straordinariamente emotivo…” [A proposito di Clemenceau, avrebbe detto] “È che son troppo  debole… E Clemenceau non mi potrebbe proteggere!… Non c’è  che la Chiesa che mi  possa  proteggere” (G. Geffroy).                                         Pochi riferimenti cronologici. Paul Cezanne nasce a Aix nel 1839 da padre benestante e autoritario. Iscritto come interno al collegio Bourbon, dove riceve una solida educazione umanistica, si lega con profonda amicizia ai compagni Emile Zola e Baptinstin Baille. Superata l’opposizione del padre, si dedica alla pittura e nel 1861 si reca a Parigi, dove si iscrive ad una scuola privata, l’Académie Suisse. Rifiutato all’École des Beaux-Arts, dopo un breve rientro ad Aix, ritorna a Parigi, dove frequenta Pissarro, Bazille, Renoir, Monet e Zola, che difende il “Déjeuner sur l’herbe” di Manet, esposto con scandalo al Salon des Refusés. I suoi quadri sono regolarmente inviati e rifiutati ai Salons per sei anni di seguito, dal ’64 al ’69. Durante la guerra del 1870 si rifugia in un piccolo villaggio del sud, l’Estaque, vicino a Marsiglia. Di nuovo a Parigi con la compagna Hortense Fiquet, gli nasce nel 1872 il figlio Paul. A Pontoise dipinge con Pissarro ‘sur le motif ’. Ha 33 anni, è il momento della svolta.                                                                                          I suoi dipinti del primo periodo, gli anni Sessanta, presentano una ossessiva  insistenza sulle figure del gruppo famigliare e la violenza sessuale. Il trio che  si ripete in queste opere, il maschio all’attacco, la femmina seduttrice-vittima e l’osservatore, si ritrovano nei primi romanzi di Zola. Nel dipinto “La tentazione di S. Antonio” (un accenno a Flaubert), il santo, alla sinistra, è tentato non dai demoni, ma da quattro nudi femminili: tre sensuali e seduttivi, ma il quarto, accanto al fuoco, androgino e in posa melanconica. Un aspetto che alcuni critici (v. The Earky Years cit.) hanno ravvisato nel giovane Zola, ma pure in una ambiguità dello stesso Cezanne tra la separatezza del monaco,  l’attrazione del nudo femminile e l’inserzione del fuoco ermafrodito. Il  successivo “Déjeuner surl’herbe”, titolo ironico da Manet, è un indovinello. Il soggetto seduto sul prato (Cezanne), bruno e stempiato accanto alla tavola, punta con il dito alla figura bionda di fronte, un giovane dall’aspetto femminile, il suo ‘doppio’, e alla donna in piedi con un frutto in mano, la tentazione di Eva. È con lei che si allontana alla sinistra della scena. La donna a destra, simile alla sorella, è la temperanza. Una duplicità che ritorna sino a “Jouers de cartes. In seguito, invece di comparire come partecipe dell’evento, Cezanne si ritrae come osservatore. Ne “L’Eternel Féminin nelle vesti del pittore che dipinge il grande nudo sotto un monumentale baldacchino, un anticipo degli ultimi ‘Mont de S. Victoire’. Nella “Une moderne Olympia”, più che a Manet pare vicino, per sua stessa ammissione, al Frenhofer del “Chef-d’oeuvre inconnu” di Balzac, una infinita “moltitude de lignes bizzarres.                                                                                                            La forza della pulsione erotica si ricava da altri soggetti dello stesso periodo: ‘L’Orgia’, ‘Satiri e Ninfe Il ratto’, La toeletta funebre’, Assassinio’, La donna strangolata’, ‘Bagnanti’, Pomeriggio a Napoli (con servo negro). La materia pittorica spessa, schiacciata con veemenza dalla spatola, ne accentua il furore. Frequenti anche i ritratti dei famigliari, di sé e degli amici più stretti, il cerchio di protezione. L’interrogazione allo specchio, l’autoritratto, chi? quasi sorpreso da un incontro inaspettato, lo accompagnerà sempre. Il tema della natura morta è ancora incerto. Quelle col teschio non richiedono commento. ‘La pendule noire’, appartenuto a Zola, è  un elogio dell’amicizia, della sua permanenza -l’orologio manca delle lancette , della vivacità d’affetti- la conchiglia mossa con i suoi  labbroni. Amicizia che s’interrompe con la pubblicazione de ‘L’œvre citata. Claude, il pittore protagonista, tenta invano una congiunzione tra il potere dell’immagine artificiale e la pulsione erotica, tra il nudo provocante dipinto e la modella e moglie Christine. L’impossibile ‘vita’ dell’una, dell’immagine, dovrebbe crescere sull’annullamento, altrettanto impossibile, dell’altra. La doppia impossibilità spinge Claude al suicidio. Cezanne, riconoscendosi in Claude, rompe l’amicizia con Zola. Per entrambi è la fine di un’adolescenza prolungata.                                                                         Dicevo della svolta del ’72. Cezanne guarda all’ “umile e colossale” Pissarro. Non c’è nero nell’ombra, non c’è contorno negli oggetti, negli alberi, nelle rocce. Dappertutto, anche sul viso, nelle mani, brilla la luce del cielo. Nel ’74 espone con gli “Impressionisti”, ma non ne condivide la felicità del plain air. La passione non si placa esaltandola, ma spegnendola nello spessore della immobilità, spandendola ovunque, rendendo di  sasso il viso (povera madame Cezanne ferma, in posa per ore!) e trasparente la roccia. Lo spazio diventa una vibrazione, “una transizione” di toni, il pennello  scorre in obliquo, cogliendo i punti della tensione e ritornando  a cancellare, a svuotare e riprendere. Le “piccole sensazioni” coloranti tastano “il motivo”. La tela sul cavalletto, il  lavoro è lento e faticoso. Disegno e colore sono la stessa cosa, “ogni oggetto partecipa dell’oggetto vicino”. Il pittore si ferma, guarda intorno pensieroso, valuta i rapporti e all’improvviso ritorna sulla tela (Emile Bernard). I due sessi, schizzati alla brava, nessun particolare anatomico, non combattono più. Addio “Lutte d’Amour”. Leggeri, tra alberi e acque, da una parte la femmina, le bagnanti, dall’altra il maschio, i bagnanti. Gli oggetti, le figure, i profili si richiamano, il sentiero sprofonda nel verde, il fondo si ribalta in primo piano, le nuvole in rocce, le rocce in corpi, lo spesso in leggero e viceversa. La geologia onnicomprensiva del paesaggio e delle case non prevede l’individualità, tanto meno l’uomo. Un silenzio, un brusio ad orecchio attento avvolge il mondo. C’è qualcosa sotto. Resiste appena il profilo della Sainte-Victoire, quante volte interrogata nell’ultimo anno, protettiva, materna. Strati sempre più sottili, memorie, percorrono il vuoto, un vuoto inquieto quanto un pieno, un tacere che sostituisce il sopratono di gioventù. Qualche segno di matita, qualche tocco d’acquerello. Cezanne forse alla terza tappa. Un soffio. Ceneri leggere, profumate, filtri del sottosuolo, di un vulcano non mai spento. Un temporale gelido di ottobre 1906 gli fermò il respiro e la mano sino  all’ultimo attenta all’ocra e all’azzurro del capanno nel bosco, le cabanon de Jourdan.



                                       DÈI  E  IMMORTALITÀ
                                           di Angelo Gaccione
                                         
Vorrei richiamare l’attenzione su un aspetto su cui non si è riflettuto abbastanza, a proposito del rapporto uomo-divinità: divinità intesa nelle sue varie formule linguistiche, così come ci sono state tramandate dalle numerose tradizioni elaborate dalla fantasia dei popoli e dai loro indovini, sciamani, stregoni, sacerdoti, profeti, aedi, filosofi e pensatori vari. Questo aspetto riguarda il concetto di immortalità. Sin dalle sue origini (da quando cioè si è reso conto, ha preso coscienza attraverso la ragione e la constatazione empirica di essere mortale come qualsiasi altro elemento del mondo naturale) l’uomo si è trovato davanti a questa dismisura, a questo orrore della sparizione definitiva, della sua uscita definitiva dal mondo, della separazione dolorosa dai suoi affetti e dai suoi cari, dalla comunità dentro cui era integrato. Gli si è aperto davanti questo baratro e ne ha avuto paura. Era una paura comprensibilissima, umanissima. Davanti a questa scoperta così ultimativa egli si è visto perduto, si è sentito misero, impotente, vulnerabile. Come accettare un destino così terribile? Come sopportare il peso tremendo di una separazione così ultimativa dai propri figli, dai visi più amati, dai beni faticosamente acquisiti?

Così come la notte e la paura lo avevano spinto a raffigurarsi un’entità, o più di una, in grado di proteggerlo, allo stesso modo l’incommensurabile spaventosa perentorietà della morte, lo ha spinto a proiettare fuori di sé, in un luogo beato ed eterno, un luogo di risarcimento, un’entità immortale che a sua volta lo rendesse immortale. Gli dèi immortali avrebbero reso immortali gli uomini; il Dio eterno e immortale avrebbe reso eterna e immortale l’anima di colui che lo aveva creato a sua immagine e somiglianza. Senza queste illusioni l’uomo delle varie epoche non avrebbe potuto sopravvivere. Senza questa illusione la vita di milioni di uomini contemporanei sarebbe oggi inutile e insensata; terribile da sopportare. Senza un fantastico luogo del risarcimento o, per dirla filosoficamente, della beatitudine eterna, non ci si potrebbe fare esplodere con una carica legata alla cintura, accettare la morte prematura di un figlio, le disgrazie quotidiane e le umiliazioni che la vita ci impone. È necessario che da qualche parte vi sia un luogo del ricongiungimento, un luogo dove ogni male e affanno abbia fine, un luogo dove un padre benigno accoglie per l’eternità. L’uomo dunque, si è creato un Dio immortale per poter rimanere immortale; un luogo eterno per poter vivere in eterno.
La paura della morte, del resto, sta all’origine di ogni fede, di tutte le fedi che conosciamo. Si tratta di una paura ancestrale, sedimentata nei recessi dell’uomo sin dal suo apparire ed è divenuta chimicamente consustanziale alla sua biologia e dunque ineliminabile. La ragione è impegnata da secoli per vincere questa dura battaglia, ma il suo sforzo resta vano; i suoi adepti sono tuttora agguerrite minoranze, ma comunque minoranze.

I fautori della metempsicosi e della trasmigrazione delle anime in altri corpi (reincarnazione) hanno dovuto, a loro volta, ricorrere a questo rassicurante espediente per potere, in qualche modo, venire a patti con la perentorietà ultimativa della morte. La convinzione che si potrà continuare a vivere, seppure in altra forma o in un altro corpo, mitigava e mitiga lo spettro spaventoso dell’annientamento, della cancellazione definitiva, della polvere restituita alla polvere.

L’unico vantaggio di queste culture, è che non esiste nella loro visione, come per il mondo pagano e le religioni teiste, un Aldilà doloroso di espiazione che necessita di un faticoso viaggio di purificazione prima di conseguire la meta agognata.

Da queste poche battute, si può evincere come dèi, divinità e luoghi dell’immortalità, siano stati, e sono, un bisogno umano creato dall’uomo per l’uomo stesso e dunque comprensibile, giustificabile.
Meno giustificabile appare invece la speculazione “razionale” e fideistica di filosofi (grandi e meno grandi) e teologi teisti. Entrambe queste due categorie di ragionatori, hanno contribuito non poco a intorbidare le acque. Su che cosa potevano basare la loro speculazione e il loro ragionamento se gli uomini avevano dal nulla creato un nulla, seppure rassicurante? Pensatori del nulla i filosofi teisti e studiosi e affabulatori del nulla i teologi; essi si sono arrogati il diritto di dire sull’indicibile, rappresentare l’irrappresentabile, dimostrare l’indimostrabile, dare sostanza a ciò che sostanza non aveva.

E con questo ridicolo e vano esercizio intellettuale, hanno posto le basi dottrinarie di tutto il male e di tutto il sangue che la stupidità degli uomini ha commesso, e continua a commettere, nel nome di un nulla che, da rassicurante, si è fatto tragico.  



 

"Ecco quanto restituiremo"

Arrivano i primi stipendi dei consiglieri regionali M5S

Con la fine di aprile sono arrivati i primi “stipendi” per i consiglieri regionali della Lombardia. Per il primo mese e mezzo di attività (dal 17 marzo al 30 aprile) la somma percepita è pari a 16.384,76 euro, senza contare le indennità di funzione (per i membri dell'ufficio di presidenza del consiglio regionale, i presidenti delle commissioni, ecc):
Ecco il cedolino di Stefano Buffagni, uno dei consiglieri M5S:
Durante le campagna elettorale i candidati del MoVimento 5 Stelle hanno preso un impegno preciso con i cittadini: tratterranno 5.000 euro lordi mensili e i rimborsi per le spese effettivamente sostenute, tutto il resto lo destineranno ad un fondo di sostegno per le piccole imprese della Lombardia. Per questo motivo hanno calcolato una “busta paga virtuale” da 5.000 euro:
Ebbene, solo da questo primo stipendio ricevuto, i 9 consiglieri 5 stelle gia' restituiranno una somma pari a 100 mila euro!
Ancor prima dell'insediamento, i consiglieri M5S avevano chiesto ai funzionari della Regione di indicare loro il modo concreto per effettuare questa “restituzione”, ma evidentemente questa volontà li ha colti di sorpresa. Nei giorni scorsi hanno quindi formalizzato la loro richiesta, nella speranza di ricevere finalmente una risposta chiara e definitiva:
Finché non sarà data la possibilità concreta di restituirli, i fondi restituiti rimarranno depositati in conti correnti di Banca Etica, appositamente aperti.
Ora aspettiamo di vedere se e quali consiglieri dei vari partiti li seguiranno: terranno tutti i soldi per sé o si dimostreranno – non solo a parole - solidali con le piccole aziende lombarde che vivono un momento particolarmente difficile?
Da questa strada passa la differenza tra chi fa politica per soldi e carriera e chi si occupa di politica per senso civico.
Staremo a vedere!

FORO BOARIO
Grazie di Curtatone (MN)

DINO VILLANI
Xilografie

dal 5 al 12 Maggio 2013

Luogo: Foro Boario
Indirizzo: Grazie di Curtatone (MN) - 
Tel. 0376.349122 - proloco.curtatone@gmail.com
Titolo della mostra: Dino Villani. Xilografie
Mostra a cura di: Arianna Sartori - info@sartoriarianna.191.it
Date: dal 5 al 12 maggio 2013
Inaugurazione: Domenica 5 maggio, ore 11.30 – seguirà cocktail

La mostra “Dino Villani, Xilografie”, a cura di Arianna Sartori, promossa dal Centro Studi Sartori per la Grafica di Mantova, è realizzata grazie alla collaborazione del Comune di Curtatone e della Pro Loco di Curtatone
A poco più di vent’anni dalla scomparsa, una trentina di xilografie realizzate da Dino Villani (1898 - 1989) a partire dagli anni Trenta, sono dedicate al fiume Po e alla vita contadina e paesana della Bassa Padana, opere poco conosciute ma che a loro tempo avevano avuto riconoscimenti autorevoli da parte della critica più accorta che si occupava di incisione contemporanea (Luigi Servolini, Cesare Ratta), che furono tenute a battesimo, per la loro prima e parziale edizione nel 1945, da Cesare Zavattini. La mostra “Dino Villani. Xilografie” al Foro Boario di Grazie di Curtatone (MN) a cura di Arianna Sartori, sarà inaugurata domenica 5 maggio alle ore 11.30.

Il nome di Villani, abitualmente, riporta alla memoria la sua più nota attività di pubblicitario e di promotore culturale: basti ricordare, fra le sue numerosissime e geniali iniziative, l’ideazione del concorso di Miss Italia, del Premio Notte di Natale e del Premio di pittura “L’arte e il lavoro” di Suzzara (MN). Accanto a questo, però, Villani ha sempre coltivato la xilografia, dedicando una cura amorevole al racconto della civiltà dei campi della sua terra natale, di cui offre una meditata testimonianza poetica.
La mostra, che propone una selezione di opere della Raccolta delle Stampe di Adalberto Sartori, consente di tornare a porre attenzione su questo lato meno noto del lavoro di Villani, ricordando come egli sia stato una voce significativa, a cavallo fra gli anni Venti e gli anni Cinquanta, nel dibattito sulla xilografia italiana moderna.

…DINO VILLANI…
Nel 2004 gli eredi di Dino Villani, donavano ufficialmente l’intero corpo delle matrici xilografiche e calcografiche che erano ancora in loro possesso ad Adalberto Sartori; affidavano a lui, la conservazione e la valorizzazione dell’importante e consistente opera grafica e, con la donazione, affidavano al Centro Studi Sartori un compito impegnativo e pieno di incognite; Adalberto, Arianna, ed io eravamo felici della grande fiducia dimostrataci, persuasi del nostro serio e costante impegno per confermare quelle che erano state le premesse alla Donazione.
Il nostro interesse per l’incisione antica e moderna, nato già trentacinque anni fa con la creazione della “Mostra del Libro e della Stampa Antichi”, organizzata per la prima volta in Italia ed ancora esistente, è continuato con il lungo lavoro che stiamo portando avanti da più di vent’anni quando abbiamo fondato il nostro mensile d’arte ARCHIVIO.
Da allora abbiamo compilato schede biografiche dedicate ai migliori incisori italiani; edito una “Agenda Sartori Per-Inciso”; collaborato alla fondazione del Museo della Grafica del Comune di Ostiglia; ideato la collana “Incisori italiani contemporanei”, che oggi comprende circa venti monografie dedicate agli incisori contemporanei; la collana “Temi incisi” che raccoglie incisioni di autori diversi legati tutte da un unico tema; collaborato con diversi Comuni (Tenno, Montichiari, Cassina de Pecchi, Sommacampagna, Ostiglia, Mantova, Quistello, Sant Agostino) allestendo mostre di grafica, oppure come prestatori di opere.
Importanti sono state la ricerca, la raccolta e la catalogazione di tutta l’opera incisa di Antonio Carbonati, attivo nella prima metà del secolo scorso, e curata la relativa mostra presso il Palazzo della Ragione di Mantova; scritto ed edito il primo volume di “Incisori moderni e contemporanei” e, grazie alla personale Raccolta delle Stampe di Adalberto Sartori siamo stati in grado di dedicare cicli di mostre all’Impresa dei Mille in “Garibaldi nelle due Sicilie”, ai “Trionfi di Sigismondo”, al Rubens, ad Adamo Scultori con l’opera “Pitture dipinte nella volta della Cappella Sistina nel Vaticano e, per la nuova collana “Album e cartelle”, all’“Eneide illustrata da Bartolomeo Pinelli” con la realizzazione di un volume dedicato al Pinelli e della relativa mostra presso la Ex Chiesa Madonna della Vittoria.
Questo è il quinto appuntamento espositivo dedicato alla grafica di Villani, realizzato a cura del Centro Studi Sartori, infatti in occasione del centenario della nascita, nel 2008, abbiamo allestito una prima mostra personale presso il Mulino Dugnani di Cassina de Pecchi, affiancata da un catalogo con riprodotte tutte le opere esposte; quindi un nuovo appuntamento con una mostra a Mantova presso la sede della Banca Fideuram, nel 2010 alla Fondazione Corrente di Milano e al Museo della Galleria del Premio Suzzara nel 2011.
L’impegno preso ci portava alla decisione di eseguire le tirature di tutte le centonovantanove matrici di Villani entrate in nostro possesso; per prima cosa si è provveduto al recupero con prudenti puliture dei rami e degli zinchi. Le relative tirature sono state fissate da tre ad un massimo di dieci esemplari per ogni matrice; mentre per le xilografie le tirature effettuate sono state di venticinque copie per ogni singola matrice. Per i legni più rovinati a causa del tempo, alcuni sono solcati da spaccature, altri hanno subito l’opera dei tarli, altri si sono “imbarcati”, per tutti questi si è provveduto ad una tiratura di soli cinque esemplari ciascuno, a scopo di pura documentazione.
Per la certificazione abbiamo punzonato a secco ogni singolo foglio, utilizzando il nostro simbolo (un piccolo scudo con il Leone rampante su una S), quindi a titolarle ed a numerarle.
Oggi, tutte le 126 matrici xilografiche (142 immagini) e le 73 calcografie tra acqueforti su rame e puntesecche su zinco sono state tirate, punzonate, titolate e numerate.
Dino Villani, pubblicista per antonomasia, inventore in Italia della comunicazione intergrata, precursore del marketing contemporaneo, autore di volumi, creatore delle più rinomate manifestazioni pubblicitarie, (il simbolo M per la nota industria dolciaria Motta, la Colomba Pasquale, la Festa di San Valentino, la Mille lire per un sorriso, poi diventata Miss Italia, il Piatto del Buon Ricordo, ecc.) e nel mondo dell’arte, curatore di mostre, pittore e incisore egli stesso (inserito dal Ratta, nel 1929, tra gli xilografi italiani), critico d’arte di fama nazionale, creatore del famoso Premio Suzzara, queste e altre iniziative lo evidenziano come uno straordinario personaggio eclettico, unico nel suo genere.
Villani, incisore, con il passare degli anni acquisisce uno stile personale, caratterizzato da un segno fortemente chiaroscurale, capace di raggiungere livelli di vera poesia.
Le sue incisioni, xilografie o acqueforti che siano, lo vedono raffigurare prevalentemente l’infinito paesaggio della pianura padana, la campagna, le piazze, i paesi, le borgate, colti nelle atmosfere delle varie stagioni dell’anno, il Po, con i suoi ponti di barche, i mulini, le golene, e le impressionanti e spaventose piene; le raffigurazioni degli antichi mestieri, quelli dove l’uomo operava in prima persona, solo con la propria fatica, in quello stretto rapporto con la natura e con il mondo animale, i fedeli buoi, il cane addormentato, che rendevano la vita molto faticosa, sì, ma dolcissima, sincera ed autentica, di una bellezza struggente, fatta di sudore e di rapporti veri.
Guardare le tavole di Villani, oggi, è come guardare e riscoprire il nostro passato, infatti, tutti siamo legati alla terra, abbiamo avuto un nonno, uno zio che lavorava la terra o viveva in campagna e, se in noi possono suscitare affettuosi ricordi d’infanzia, per i giovani si pongono quali fonti di conoscenza straordinari: come ci si vestiva? il vecchio tabarro! Ma che cosa è un tabarro, quanti sono i ragazzi che lo conoscono? E i ponti di barche, oggi vere rarità; ricordo che da bambina, abitavo a Sermide dove il Po è molto largo, c’era un ponte di barche, per accedervi bisognava pagare il pedaggio (una lira le biciclette), i carri trainati dai buoi, le motociclette, le automobili ed i camion (i più grandi d’allora erano come i nostri attuali autocarri), dovevano percorrerlo a bassissima velocità; durante la percorrenza, le assi che poggiavano sui barconi di cemento, stridevano fortemente, il rumore provocato che rimbombava nell’acqua era molto forte, ma su tutte le cose e le persone regnava un pesante silenzio perché si era sul Po, e il Po faceva sentire il suo potere, la sua forza e incuteva sempre timore.
I mulini sul Po, dove si producevano le farine, funzionavano per mezzo delle poderose pale di legno che giravano, grazie alla forte corrente dell’acqua e mettevano a loro volta in funzione gli ingranaggi della macina; in verità io non ne ho mai visti, li conosco perché li ho visti nel 1971, alla televisione, nel famoso sceneggiato televisivo con la regia di Sandro Bolchi con Valeria Moriconi, Ottavia Piccolo e Raul Grassilli, quale adattamento al famoso romanzo di Riccardo Bacchelli, che già Alberto Lattuada, aveva diretto nel film girato nel 1949.
Ed ancora gli interni delle stalle, illuminate dalle fioche luci di piccole lanterne a petrolio, dove i nostri nonni trascorrevano parte della loro vita, sia durante l’estate per le cure che giornalmente attendevano alle poche bestie in loro possesso, ed anche e soprattutto d’inverno quando il calore della stalla riuniva quanti lavoravano nelle corti, per scaldarsi, per stare insieme e raccontare..., allora noi bambini ascoltavamo incantati, bevevamo un po’ di latte appena munto, così buono, tiepido, dolce. Ricordi d’infanzia...
Altre incisioni eseguite a puntasecca, più intime, per lo più dedicate agli affetti famigliari, il figlio Stelio, la madre, Berta, trovano nei segni morbidi, sicuri, che accompagnavano la silhouette della figura in una soluzione ottimale.
Il linguaggio dell’acquaforte non è particolarmente approfondito, i segni hanno spesso lo stesso peso, trasferiti sulla lastra con un’unica morsura; le incisioni sono affascinanti per i soggetti riportati più che per la tecnica incisoria, che trova in Villani un potente interprete. Curiosa la sua ricerca di un simbolo che potesse completare la firma posta sulle matrici: la sigla del nome con il cognome viene affiancata a volte dalla raffigurazione di un paio di pantaloni con un fallo uscente, oppure uno scudetto a forma di vanga V. che contiene la D., altre volte frasi o date precise, come se Villani avesse avuto in animo di comunicare il proprio stato d’animo.

Gabriella Savoia Maria 

Enorme vittoria per le api!!!
Ricken Patel - Avaaz.org

Cara incredibile comunità di Avaaz,

Ce l'abbiamo fatta: l'Europa ha appena messo al bando i pesticidi ammazza-api!! Mega-aziende come Bayer si sono scagliate con tutte le loro forze contro questa decisione, ma una grande mobilitazione, la scienza e delle istituzioni che si sono finalmente aperte ci hanno permesso di vincere!!  Api "muoiono" alla sede centrale di Bayer, Colonia Vanessa Amaral-Rogers dell'organizzazione per la conservazione delle specie Buglife, ha detto:
“E' stato un voto dal risultato incerto fino all'ultimo ma, grazie a un'enorme mobilitazione dei membri di Avaaz, degli apicoltori e di molti altri, abbiamo vinto! Non ho alcun dubbio sul fatto che i fiumi di chiamate e email ai ministri, le iniziative a Londra, Bruxelles e Colonia, e la gigantesca petizione firmata da 2,6 milioni di persone hanno reso possibile questo risultato. Grazie ad Avaaz e a tutti quelli che hanno lavorato così duramente per salvare le api!”
Le api sono fondamentali per la produzione di circa due terzi di tutto il nostro cibo: per questo non appena gli scienziati hanno cominciato a notare che silenziosamente stavano morendo a un tasso terrificante e senza precedenti, Avaaz è entrata in azione, e abbiamo continuato a spingere finchè abbiamo vinto. La vittoria di questa settimana è il risultato di due anni in cui abbiamo sommerso i ministri di messaggi, organizzato manifestazioni per attirare l'interesse dei media assieme agli apicoltori, finanziato sondaggi e molto, molto altro. Ecco come ci siamo riusciti, tutti assieme: Spingendo la Francia a resistere. Nel gennaio del 2011, un milione di persone hanno firmato la nostra richiesta alla Francia di mantenere il bando sui mortali pesticidi neonicotinoidi. I membri di Avaaz e gli apicoltori hanno incontrato il ministro francese dell'agricotura e hanno riempito l'etere facendo pressione su di lui affinché si opponesse all'aggressivo lobbying dell'industria e mantenesse il bando, mandando un forte segnale agli altri paesi europei.
Bernie, l'enorme ape gonfiabile, aiuta a consegnare la nostra petizione di 2,6 milioni a Bruxelles
Affrontando l'industria a testa alta. Bayer si è trovata di fronte ad Avaaz e ai suoi alleati che hanno portato la protesta alle sue ultime tre assemblee annuali. I manager e gli investitori del gigante dei pesticidi sono stati accolti da apicoltori, ronzii assordanti ed enormi striscioni con oltre 1 milione di persone che chiedevano loro di sospendere l'uso dei neonicotinoidi finché gli scienziati non avessero verificato il loro effetto sulle api. Avaaz ha perfino tenuto una presentazione all'interno di uno dei loro incontri, ma la Bayer ha detto 'no'.
Facendo in modo che la scienza conti. A gennaio l'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare ha rilevato che tre pesticidi mettono a rischio in modo inaccettabile le api, così siamo entrati in azione per assicurare che i politici europei rispondessero ai loro esperti scientifici. La nostra petizione è cresciuta velocemente fino a raggiungere 2 milioni di firme. Dopo molte discussioni con i funzionari dell'UE, Avaaz ha consegnato la richiesta proprio nella sede dell'UE a Bruxelles. Quello stesso stesso giorno la Commissione ha proposto una messa al bando per due anni!
Gli apicoltori ci aiutano a consegnare la nostra enorme petizione a Downing Street
Cogliendo l'opportunità. La battaglia per salvare le api ha cominciato a diventare incandescente tra febbraio e marzo. In tutta l'UE i membri di Avaaz sono entrati in azione mentre tutti i 27 stati dell'UE stavano per decidere se approvare o bocciare la proposta. Non appena i giganti dell'agricoltura Regno Unito e Germania hanno dichiarato che non avrebbero votato sì, Avaaz ha pubblicato sondaggi che mostravano l'esistenza di un'enorme maggioranza di inglesi e tedeschi a favore della messa al bando. I membri di Avaaz hanno mandato quasi mezzo milione di email ai ministri UE dell'Agricoltura. Evidentemente preoccupato di avere a che fare con i cittadini invece che con i soliti lobbyisti dell'industria, il ministro britannico Owen Paterson si è lamentato di un “cyber-attacco”, che i giornalisti hanno trasformato in una storia in nostro favore! E poi arriva Bernie: la nostra ape di 6 metri a Bruxelles. Un modo davvero impressionante per consegnare la nostra petizione mentre i negoziati entravano nelle fasi finali. I giornalisti si affollano attorno a Bernie, e ci dicono che abbiamo contribuito a spingere il ministro spagnolo a valutare i risultati scientifici in modo più approfondito e a fargli cambiare posizione. Ma non abbiamo ottenuto la maggiornaza di cui avevamo bisogno per far approvare la messa al bando.
L'ape Bernie ritratta sul giornale inglese The Independent
Il via libera definitivo. Ad aprile la proposta per salvare le api viene mandata a una commissione d'appello, dandoci la speranza di poter far cambiare posizione ad altri paesi. Nella tirata finale, Avaaz si unisce a gruppi tra cui la Fondazione per la Giustizia Ambientale, gli Amici della Terra e la Rete d'Azione sui Pesticidi, oltre ad apicoltri e famosi stilisti di moda amanti delle api, per organizzare un'azione fuori dal Parlamento Inglese. In Germania, gli apicoltori lanciano loro stessi una petizione rivolta al governo, firmata da oltre 150mila tedeschi in soli due giorni che viene consegnata a Colonia poco dopo. Ancora altre chiamate piovono sui ministri in diverse capitali quando Avaaz deve rispondere a un emendamento abrogativo dell'Ungheria, e schiera l'ape Bernie di nuovo a Bruxelles. Le aziende di pesticidi comprano spazi pubblicitari nell'aereoporto per catturare l'attenzione dei burocrati in arrivo, e comprano spazi radio suggerendo altre misure come piantare fiori di campo. Ma la loro macchina da propaganda viene ignorata e per prima la Bulgaria e poi, il premio più grande, la Germania cambiano posizione e questa settimana abbiamo vinto, con oltre la metà dei paesi UE che votano a favore della messa al bando!
E' stato un lungo viaggio raggiungere questa obiettivo, e non sarebbe stato possibile senza scienziati, specialisti della materia, membri delle istituzioni a noi vicini, apicoltori e i nostri alleati nelle campagne. Possiamo essere fieri di quello che abbiamo contribuito a raggiungere assieme.
Un importante attivista a difesa delle api, Paul de Zylva, a capo dell'Unità Pesticidi e Impollinatori degli Amici della Terra ha detto:
"Grazie ai milioni di membri di Avaaz che si sono mobilitati online e per le strade. Senza dubbio l'enorme petizione di Avaaz e le sue campagne creative hanno contribuito a far fare il salto di qualità, sostenendo il nostro lavoro e quello di altre ONG"
E' il momento di festeggiare questa boccata d'aria per una delle creature più preziose e importanti per la terra. Ma la messa al bando da parte dell'UE durerà solo per 2 anni e dovrà essere riconfermata. E in tutto il mondo le api continuano a morire per i pesticidi che le indeboliscono e le mandano in confusione e per la perdita di habitat mentre noi ariamo e costruiamo ovunque nelle campagne. In Europa e in tutto il mondo c'è molto lavoro da fare per permettere alla scienza di valore di guidare le nostre politiche sui temi dell'agricoltura e dell'ambiente. E noi siamo la comunità giusta per questo compito. 

Con speranza e felicità,
Ricken, Iain, Joseph, Emily, Alex, Michelle, Aldine, Julien, Anne, Christoph e il resto del team di Avaaz

PS: Continuiamo a spingere: fai una donazione per permetterci di lanciare campagne in tempi rapidissimi e utilizzando le tattiche più diverse sui temi che ci stanno a cuore: https://secure.avaaz.org/it/bees_victory/?bhvKTcb&v=24690
PPS: Molte campagne di Avaaz, come quella degli apicoltori tedesci di questo mese, sono lanciate da singoli o gruppi di membri. Clicca qui per vedere com'è facile lanciare la tua petizione proprio ora: http://www.avaaz.org/it/petition/start_a_petition/?rba13
FONTI
La storia delle api, e il ruolo di Avaaz, è stata menzionata in centinaia di articoli. Di seguito una piccola selezione:
Ok della Ue alla norma salva-api Stop di due anni ai pesticidi killer (La Repubblica)
http://www.repubblica.it/economia/2013/04/29/news/ok_della_ue_alla_norma_salva-api_stop_di_due_anni_ai_pesticidi_killer-57721964/
L’UE annuncia piano per restringere l’uso di pesticidi (Washington Post)
http://www.washingtonpost.com/business/eu-says-it-will-push-through-better-bee-protections-after-members-disagree-over-pesticides/2013/04/29/eea31ecc-b0d4-11e2-9fb1-62de9581c946_story.html
Proteste animaliste per le api (Tgcom24)
http://www.tgcom24.mediaset.it/green/fotogallery/1018825/proteste-animaliste-per-le-api.shtml
L'UE mette al bando i pesticidi per la paura delle conseguenze sulle api (Reuters)
http://www.reuters.com/video/2013/04/29/eu-bans-pesticides-over-bee-fears?videoId=242537247&videoChannel=5
L'Europa vieterà' i pesticidi-killer? (GreenMe)
http://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/9949-api-pesticidi-killer
Ue/Neonicotinoidi, a 2 giorni dalla decisione: si sfilaccia il fronte pro chimica? (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani)
http://www.mieliditalia.it/index.php/api-agricoltura-ambiente/notizie-api-e-pesticidi/81306-ueneonicotinoidi-a-2-giorni-dalla-decisione-si-sfilaccia-il-fronte-pro-chimica

giovedì 2 maggio 2013


Lettera aperta al presidente del Consiglio Enrico Letta
Democrazia e Legalità

Caro Presidente,
ti scrivo a nome del movimento Democrazia e Legalità, che presiedo e che chiede le adesioni su un programma di riforme che comprende le questioni più urgenti, all'ordine del giorno del paese da venti anni e rimaste insolute. In un paese come il nostro nemmeno il Programma da solo è sufficiente. Perciò proponiamo una triade inscindibile: Progetto – Regole e Comportamenti. Questa è la strada che Democrazia e Legalità indica per riconciliare gli italiani con la Politica e le Istituzioni, dal momento che le parole, da sole, non servono più. La scommessa della vecchia Europa, ricca di storia, di sapere, di opere d’arte, di cultura, di città che furono Città Stato, è quella di conciliare il lavoro nell’era della telematica e il mercato globale con la rete di piccole e medie aziende produttrici di beni di qualità e con le istituzioni locali, perché i cittadini possano partecipare e decidere su tutti i problemi che li riguardano. Il Prodotto interno lordo è molto importante, ma è utile ricordare, come scrive JK Galbraith, che “ l’arte, l’amore, un habitat gradevole, un paesaggio incontaminato”, insomma, “ la qualità della vita sfugge al calcolo del prodotto interno lordo”.
Caro Presidente, abbiamo apprezzato la presenza nel tuo governo di persone competenti e presentabili. Abbiamo anche condiviso alcuni passaggi del programma esposto alle Camere, ma abbiamo notato omissioni sul finanziamento delle proposte, con qualche sottovalutazione come nel caso del reddito minimo e su problemi che non possono essere lasciati in ombra perchè la “ dimenticanza” metterebbe in dubbio il “peso sovversivo della verità” che è stata l'affermazione più felice da te pronunciata. Ti segnaliamo alcune riforme e interventi che hanno una ricaduta positiva sul cammino dell'Europa Federale, su tutta l'architettura dello Stato, nelle sue componenti istituzionali e burocratiche,sulla ripresa economica del paese e sulla vita quotidiana dei cittadini.
1)Europa: d'accordo con l'obiettivo che è per l'oggi e non più rinviabile, dell'Europa federale.
Nell'immediato il nostro governo, oltre ai provvedimenti da te segnalati perchè di “ austerità si muore” deve chiedere all'Europa:
Un impegno straordinario e immediato per la chiusura e/o regolamentazione controllabile dei paradisi fiscali, al fine di bloccare l'aumento esponenziale della finanza anarchica che si mescola con quella sporca e influenza la politica mettendo in discussione la stessa democrazia( John Kerry- rapporto al Senato USA). Per fare un solo esempio, molti paradisi fiscali, valutari e bancari, tra i più noti, o sono in territorio britannico o fanno parte del Commonwealth Britannico. Tutto questo, alla luce della scoperta di esportazioni di capitali equivalenti alla somma del Pil degli Stati Uniti e Del Giappone, ai quali 200 italiani hanno dato il loro contributo, è compatibile con i Trattati, la moralità della politica e il sogno dell'Europa Unita?

2)Riforma dei Partiti e taglio dei costi della politica:
a) Attuazione dell'articolo 49 della Costituzione e controllo dei livelli di democrazia interna, con particolare attenzione ai finanziamenti e alla certificazione dei bilanci.

b) Taglio dei costi della politica: riduzione dei finanziamenti pubblici ai partiti, già in parte approvata dal Parlamento( legge 6 Luglio 2012) e rimborso effettivo e controllato dalla Corte dei Conti delle spese elettorali;
Riduzione delle società partecipate a tutti i livelli istituzionali e degli organi amministrativi;
d) Incompatibilità e tempo pieno per i parlamentari, i consiglieri regionali e i sindaci di comuni capoluogo;
d) Riduzione degli stipendi degli amministratori delegati di enti e società a capitale pubblico, che non possono essere superiori al doppio delle indennità di deputati e senatori.
f)Azzeramento del Familismo amorale con divieto di contrattare con la pubblic amministrazione e divieto di assunzioni e consulenze ovunque : Stato, Enti locali, Università, Enti , Società, RAI, se amministrati o diretti da parenti entro il terzo grado. Divieto per i capi partito, i membri delle segreterie e i tesorieri di presentare nelle liste per le elezioni politiche, regionali e dei comuni capoluogo, parenti entro il terzo grado.
g)I Partiti devono conformarsi alla direttiva europea del 2004 recepita dall'Italia nel 2006, assumendo lo status di “organismi di diritto pubblico” e i loro Statuti devono essere atti pubblici da registrare presso la Sezione della Corte Costituzionale allo scopo istituita.
4) Pubblica amministrazione e garanzie per l'attuazione delle leggi
Costituzione di una task force collocata presso il ministro della funzione pubblica che segua l’attuazione delle leggi di riforma e garantisca il rispetto delle Carte dei diritti segnalando al ministro sabotaggi e inadempienze;
b)Istituzione presso la Presidenza del Consiglio di un osservatorio per l’impatto legislativo;
c) Certificabilità dell’attuazione delle leggi da parte del ministro della funzione pubblica in collaborazione con il ministro competente per materia;
d) Sanzioni, fino al ritiro della delega, per i membri del governo la cui inadempienza è conclamata,
5)Economia sommersa e criminale :
Nel settembre del 2010, l’Ufficio studi di Confindustria coordinato da Luca Paolazzi scriveva:” C’è una parte dell’economia italiana che non ha subito recessione: il sommerso”.
Nel 2012 Banca Italia, a conclusione di una ricerca condotta fino al 2008 forniva questi dati: PIL dell’economia sommersa 320 miliardi di euro; PIL dell’economia criminale 200 miliardi di euro maggiore del PIL di Estonia, Romania, Slovenia e Croazia messe insieme.
A ruota Eurispes pubblicava i dati di una ricerca condotta fino al 2010 secondo la quale la somma delle due economie era di 720 miliardi di Pil, circa la metà del Pil del paese, e che la sola economia sommersa, 528 miliardi di Euro, produceva una evasione di 274 miliardi(Gian Maria Fara e Antonio Iodice- L'Italia in nero-2012). Francamente non si capisce cosa significhi lotta all'evasione fiscale e come si possano diminuire le tasse sulle imprese e sul lavoro se non si affronta questo argomento di cui nessuno vuole occuparsi.
Se si considera che negli USA la somma delle due economie oscilla tra il 5 e il 10 % del Pil e in Europa mediamente tra il 10 e il 15% del Pil è facile capire che non solo è difficile competere nell’economia globale, ma diventa impossibile, data l’enorme evasione fiscale, trovare i finanziamenti per garantire i servizi essenziali.

Sul versante dell'economia criminale i dati parlano da soli e certificano il fallimento della lotta alle mafie. Le confische non hanno superato il 5-6% del totale dei beni, mentre circa l'80% del 5-6% è invenduto e inutilizzato. Ma il dato più preoccupante e che lascia poche speranze se l’Agenzia per l’amministrazione dei beni resta una scatola vuota, riguarda le società e le aziende confiscate alle mafie dal 1982, anno di entrata in vigore della legge Rognoni- la Torre. Sono state confiscate 1663 società delle quali solo 35 sono in attivo e cioè il 2%. (Attilio Bolzoni- Repubblica 28 Dicembre 2012) Le altre hanno chiuso i battenti lasciando la convinzione nei lavoratori che la mafia sapesse gestirle meglio dello Stato.
Accelerare le confische, vendere e assegnare i beni già confiscati, scegliere persone competenti per la gestione delle aziende, è l'unica strada per sconfiggere le mafie i cui patrimoni sono valutati 1000 miliardi di euro.
La riforma della legge sul riciclaggio per la quale è sufficiente cancellare le parole” fuori dai casi di concorso nel reato” negli articoli 648,648bis e 648 ter del codice penale”, è presupposto per una lotta seria all'economia e alla finanza criminale.
6)Giustizia Penale e Civile
Il problema più urgente della giustizia italiana è costituito dalla lunghezza dei processi e dalle prescrizioni dei reati che fanno finire nella spazzatura anni di lavoro con conseguenze drammatiche sulla vita degli innocenti e impunità per i colpevoli i quali delinquono senza pagare.
Processo Penale: proponiamo il blocco della prescrizione dei reato dal momento del rinvio a giudiziocon l’obiettivo di scoraggiare il delitto perché prima o dopo si paga.
Il blocco della prescrizione nel caso di eletti nelle istituzioni, di dirigenti dei partiti e di manager di aziende pubbliche per reati contro la pubblica amministrazione, finanziari e di mafia, si accompagna alla sospensione automatica dagli incarichi e dopo la condanna di primo grado alla decadenza.
Riduzione drastica delle impugnazioni in Appello. La proposta trova la sua ragione oltre che nei tempi lunghi dei processi, nella contraddizione rispetto alla sostanza del rito accusatorio previsto dall’articolo 111 della Costituzione che prevede la formazione della prova in dibattimento nel contraddittorio delle parti di fronte a un giudice terzo e la “ ragionevole durata del processo”. Non si capisce come tutto questo si concili con il fatto che il giudice di Appello il suo convincimento dovrà farselo sulle carte. In Inghilterra in Appello va il 3% dei processi. Pertanto, senza cancellare del tutto il secondo grado di giudizio, si può consentirne l’accesso in pochi casi tipizzati che riguardano la mancata assunzione di prove, la sopravvenienza di nuove prove o la inosservanza delle norme processuali che hanno determinato la condanna dell’imputato.
Processo Civile: La questione giustizia civile
Il confronto con i sistemi europei è impietosamente deprimente. Eppure tutti dovrebbero sapere che la complessità e la lunghezza del processo civile costituiscono uno degli ostacoli più gravi allo sviluppo economico del paese, agli affari, agli investimenti di imprenditori di altri paesi e continenti.
Proposte di riforma
Attribuzione ai Giudici di Pace, la cui competenza per valore è aumentata fino a 50 mila euro, della funzione di esame preliminare della domanda proposta con l’obbligo di concludere il procedimento nel termine massimo di 25 giorni o con un verbale di accordo esecutivo o con un verbale di mancato accordo. I tempi, quando il processo non si esaurisce davanti al Giudice di pace, in Tribunale e nell'eventuale giudizio di Appello, nel quale si decide nel rispetto delle regole previste per il rito del lavoro, non possono superare 12 mesi.
La sentenza di appello è esecutiva e la sua efficacia può essere sospesa solo in presenza di un gravissimo danno .
Concludo citando un passo della ricerca del 2011 alla quale hanno contribuito insieme a me gli onorevoli Giorgio Ruffolo e Luigi Zanda:” Nessun governo sarà mai in grado di impostare, seriamente qualsiasi politica economico-sociale e garantire la qualità dei servizi del nostro paese, senza che:
a) “venga ridotta l'enorme area dell'economia sommersa e di quella criminal- mafiosa il cui fatturato nel suo complesso è pari a circa un terzo della ricchezza nazionale. Ora, come i dati citati dimostrano, è circa la metà. La misura dell'economia illegale è così consistente da rendere assolutamente incompleti tutti i dati sulla condizione economico- sociale del nostro paese, comprese le valutazioni sull'evasione fiscale e contributiva e quelle sull'occupazione, dal momento che i due settori messi insieme occupano almeno 3,5 milioni di persone distribuite in tutte le regioni”.
b) “venga combattuto il riciclaggio di denaro sporco che in Italia secondo i dati di Bankitalia, diffusi dal vice direttore Anna Maria Tarantola, equivale a 10% del PIL( valore doppio della media mondiale) e viene investito almeno per un terzo nell'economia legale, colpendo alla radice la concorrenza e l'economia di mercato”
Cordiali Saluti- Elio Veltri
Democrazia e Legalità

Fuori Borghezio dal Parlamento europeo

Arrivano le ennesime dichiarazioni razziste di Borghezio. Se neanche tu ti senti rappresentato da Borghezio europarlamentare, chiedi che il Parlamento europeo ne favorisca le dimissioni.
 Ciao Angelo,
"Scelta del cazzo, ha la faccia da casalinga" ha detto Mario Borghezio in merito al neo-Ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge. Nonostante possiamo ricordarlo per comportamenti aberranti come la disinfezione dei treni sui quali avevano viaggiato degli stranieri, Mario Borghezio è un rappresentante italiano in una prestigiosa istituzione sovranazionale, insignita del premio per la Pace 2012: il Parlamento europeo.
"Gli africani sono africani (...), non hanno prodotto grandi geni (...). Diciamo che io ho un pregiudizio favorevole ai  mitteleuropei. Kyenge fa il medico, gli abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano (...). Questo è un governo del  bonga bonga (...) la Kyenge ci vuole imporre le sue tradizioni tribali, quelle del Congo", ha affermato in un intervista a Radio 24 Borghezio, il quale aveva già fatto nel passato dichiarazioni razziste: "Noi ai clandestini bastardi gli diamo il mille per mille di calci in culo con la legge Bossi-Fini"; "Per noi il Meridione esiste solo come palla al piede, che ci portiamo dolorosamente appresso da 150 anni"; "Quelle espresse da Anders Behring Breivik -il terrorista norvegese - sono posizioni sicuramente condivisibili".
Tutti noi italiani abbiamo diritto ad essere rappresentati nel Parlamento europeo e io trovo che un europarlamentare che fa certe affermazioni non mi rappresenti. Non solo, secondo lo stesso Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, “l'Unione europea è un progetto unico nella storia che ha sostituito la guerra con la pace, l'odio con la solidarietà". Le affermazioni di Borghezio, invece, non sono affatto un inno alla pace e alla solidarietà. Chiediamo quindi al Parlamento europeo di favorire le dimissioni di Borghezio o quantomeno di attuare nei suoi confronti dei provvedimenti disciplinari. Sono Stefano Corradino giornalista che da anni si batte per la libertà di espressione, e so che libertà non è licenza di insultare e oltraggiare. Chiedo che il Parlamento europeo favorisca le dimissioni di un uomo che con le sue dichiarazioni ingiuriose e razziste infanga la dignità delle istituzioni. Se anche tu non ti senti rappresentato da Borghezio chiedilo con me.

Grazie,
Stefano Corradino via Change.org
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