PRO-MEMORIA
ANTIPRIMARIE
di Franco Astengo
1) È necessario stabilire la natura
vera del contendere nelle prossime elezioni legislative generali: il tema del
governo non è quello centrale. Il vero punto dirimente rimane quello della
necessità assoluta del respingimento della destra reclamando la natura antifascista
della consultazione (primo punto del programma: la Costituzione è antifascista).
La priorità rimane quella del mantenimento dello stato di diritto e della
repubblica parlamentare basata sulla Costituzione. Su questo elemento
assolutamente decisivo va chiamato a raccolta l’elettorato che si è espresso
nel referendum del Marzo 2026: senza distinzioni di partito, con una campagna
univoca ricordando che proprio nell’occasione referendaria il risultato fu
deciso da un ritorno alle urne, sia pure molto parziale, di elettrici ed
elettori in parte giovani al primo voto e in parte “retour” dalla crescita
dell’astensionismo causato dal clamoroso fallimento del M5S (elezioni 2022: il
M5S perde 6 milioni di voti e l’astensionismo cresce di 4 milioni).
2) Inoltre va sottolineato come
questione centrale e strategica della difesa dell’impianto della repubblica
parlamentare è rappresentato da ruolo, compiti, funzioni del Presidente della
Repubblica, da cui discendono tutti gli altri organismi di garanzia dalla Corte
Costituzionale, alla Corte dei Conti, al CSM, al consiglio superiore di difesa.
È quello della presidenza della Repubblica il vero bersaglio grosso su cui
punta la destra. Ed è l’obiettivo presidenza della repubblica che rappresenta
la ragione vera dell’inclusione nella formula elettorale dell’indicazione della
leadership. La strategia è chiara: mettere in difficoltà il Presidente
contrapponendogli un Primo Ministro che la propaganda indicherà come eletto
direttamente dal popolo e quindi la successiva richiesta, neppure troppo
implicita di Presidenza da eleggersi direttamente come programma per la
legislatura successiva (vedi programma dell’MSI e del documento di Rinascita
Nazionale della P2).
3) Per questo motivo la questione
dell’indicazione della leadership va rifiutata e bypassata indicando alla testa
della coalizione una figura di grande rilievo in campo culturale totalmente
estranea al gioco dei partiti ma ben orientata dal punto di vista della qualità
della democrazia, facendo intendere che da parte nostra la scelta sarà
demandata come vuole la Costituzione al Presidente della Repubblica che potrà
scegliere in base ai risultati elettorali e alle combinazioni parlamentari (che
non sono il diavolo, così come le preferenze non sono l’origine di tutti i mali),
come del resto non è stata l’origine di
tutti i mali la formula proporzionale e l’elezione dei Sindaci e dei Presidenti di Regione da
parte dei rispettivi consigli (ricordiamo il nesso: elezione diretta - cacicchi).
Maggioritario, elezione diretta, ecc. tutti elementi che hanno concorso allo
svuotamento del sistema dei partiti che pure si erano macchiati di colpe
gravissime in una Italia bloccata dalla “conventio ad excludendum” in assenza
di alternative.

Risposta: Nessun centesimo alla guerra
4) Sono ben consapevole che in
questo modo le elezioni si trasformano in un referendum pro o contro il governo
uscente. Su questo elemento usando una punta di ottimismo della volontà
richiamo ancora una volta l’esito del referendum (nel ragionamento includo
anche i 13 milioni di sì raccolti nel referendum CGIL 2025. Sulla base di
questi dati si può azzardare che il nostro plafond sui temi di fondo,
Costituzione e lavoro, senza intermediazione ma con ilo concorso dei partiti,
può valere all’incirca tra i 13 e i 14 milioni di voti. Nel 2022 il
centro-destra ha avuto 12.300.000 voti con il partito di maggioranza relativa
fermo a 7.000.000, davvero pochi.






