UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

giovedì 26 dicembre 2013

FERMIAMO GLI IMBECILLI!
Ultime ore per salvare gli orsi e i lupi d'Abruzzo
Firma la petizione
Wooow! La campagna sta funzionando e la nostra pressione ha fatto finire la questione sui giornali nazionali! Mancano 24 ore alla decisione finale: raddoppiamo le firme per far salire ancora la pressione fino all'ultimo momento, firma e condividi la campagna con tutti:

E' incredibile, ma con un blitz dell'ultimo minuto tra poche ore potrebbero demolire il Parco Regionale Sirente Velino in Abruzzo, dove vivono specie protette come l'orso marsicano!

Il Consigliere Regionale Luca Ricciuti ha proposto di eliminare oltre 4.000 ettari di fascia protetta a ridosso dei Comuni di Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio per “creare una zona di caccia e per consentire alcuni progetti immobiliari”!

Ciò implicherebbe che questo territorio destinato alle specie protette e non, tra le quali l’ orso marsicano e il lupo, finirebbe nelle mani di cacciatori e costruttori. Il tutto verrà discusso giovedì 12 Dicembre (data slittata al 17 dicembre in seguito alle proteste) e abbiamo poche ore per fermarli! In estate la nostra offensiva mediatica ha funzionato, continuiamo a farci sentire!

Non permettiamo questo scempio e questa violenza verso uno dei pochi polmoni verdi ancora rimasti in Italia!

Clicca sotto per firmare la petizione e poi condividila con tutti, consegneremo tutte le firme al Presidente del Consiglio regionale appena prima dell'inizio della seduta decisiva.:

http://www.avaaz.org/it/petition/Consiglio_regionale_abruzzese_Luca_Ricciuti_IL_PARCO_REGIONALE_D_ABRUZZO_SIRENTE_VELINO_NON_SI_TOCCA/?bhvKTcb&v=32779

Con speranza e determinazione,
Luca, Alice, Luis, Maria Paz, Oli e tutto il team di Avaaz

PS: Questa petizione è stata lanciata sul nuovo sito delle Petizioni della Comunità di Avaaz. E’ veloce e facile lanciare una petizione su qualsiasi tema ti stia a cuore, clicca qui: http://avaaz.org/en/petition/start_a_petition/?32597

ULTERIORI INFORMAZIONI

Abruzzo, allarme nel Parco Naturale:“Vogliono levarci 4mila ettari di bosco” (La Stampa)
http://www.lastampa.it/2013/12/16/italia/cronache/allarme-del-parco-nazionale-dabruzzo-vogliono-levarci-mila-ettari-di-bosco-dVxSvOcYZjkJSerAhhQhcP/pagina.html

Petizione, presidi: "Giù le mani dal Parco d'Abruzzo Velino-Sirente" (Quotidiano Nazionale)
http://qn.quotidiano.net/lifestyle/2013/12/15/997181-animali-parco-abruzzo-velino.shtml

Parco regionale Sirente-Velino: migliaia di no alla proposta di ridimensionamento (City Rumors)
http://www.cityrumors.it/regione/abruzzo/parco-sirente-velino-animal-amnesty-70261.html#.UqssUfFczng

Parchi Abruzzo: su riperimetrazione Sirente-Velino oggi battaglia in aula (Prima da noi)
http://www.primadanoi.it/news/abruzzo/545535/Parchi-Abruzzo--su-riperimetrazione-Sirente.html

Torna in aula proposta di legge per “tagliare” il Parco. Wwf: Nessuno tocchi il Sirente Velino (Marsica Live)
http://www.marsicalive.it/?p=63026

Taglio al Velino-Sirente A rischio i Piani di Pezza Terranera e Campofelice (Il Tempo)
http://www.iltempo.it/abruzzo/2013/12/12/taglio-al-velino-sirente-a-rischio-i-piani-di-pezza-terranera-e-campofelice-1.1198028



ACQUA PUBBLICA. CI RIPROVANO
Lecco. Il Comitato Lecchese Acqua Pubblica critica i sindaci lecchesi che hanno scelto Idroservice come nuovo gestore dell’acqua. L’acqua pubblica NON deve finire nelle mani del mercato!
Il Comitato Lecchese per l’Acqua Pubblica ritiene illegittima la scelta dei sindaci della provincia di Lecco che il 5 dicembre hanno scelto di affidare il servizio idrico (provvisoriamente per il 2014) a Idroservice (società “satellite” della multiutility Lario Reti Holding), stante la “rinuncia” a proseguire nel servizio da parte di Idrolario. La scelta votata dai sindaci è, di fatto, illegittima poiché l’affidamento “in house” può essere fatto solo nei confronti di una società di primo livello, che abbia cioè il requisito del “controllo analogo” che deve sussistere tra l’affidante (i sindaci e la provincia) e la stessa società affidataria. Idroservice, essendo una società di secondo livello (poiché, di fatto, controllata totalmente non dai comuni ma da un’altra società, ovvero LRH), non ha questo requisito. Pertanto l’affidamento rischia di essere inficiato per illegittimità.
Le cose si sono messe male fin dalla nomina del nuovo amministratore unico di Idrolario, sig. Cavallier che, fin da subito, si è “messo al servizio” del volere dei sindaci del Pd e in particolare del primo cittadino di Lecco che, da sempre, ha spinto per affidare il servizio a Idroservice/LRH. Infatti Cavallier, come prima sua scelta, ha rinunciato alla gestione dell’acqua per il prossimo anno, senza nemmeno uno straccio di controllo del suo collegio Sindacale e/o di un inerme Comitato di Vigilanza e/o dell’assemblea dei soci, ovvero dei comuni.
I sindaci affermano che, con l’affidamento a Idroservice, questa dovrebbe, nel frattempo, uscire da Lario Reti Holding. Non spiegano però come e quando. Com’è possibile che i sindaci abbiano ignorato la delibera votata dalla Provincia solo qualche settimana fa, che giustamente ha “preteso” che per l’affidamento a una società in house, occorresse fin da subito possedere il requisito del controllo analogo?  Com’è possibile procedere con un affidamento che rischia la bocciatura per  illegittimità? La storia, però, rischia di non finire qui. Diventando complessa (oltre che fumosa e costosa) una operazione di fuoriuscita di Idroservice da Lario Reti Holding per trasformarsi in società di primo livello, con una Provincia che rischia di scomparire per ragioni istituzionali, la gestione dell’acqua consegnata a Idroservice rischia di finire nelle mani del mercato. Infatti di servizi legati al mercato si occupa Lario Reti Holding, a differenza di Idrolario che si era “staccata” da LRH proprio per gestire il servizio pubblico dell’acqua, fuori dal mercato.
L’acqua nel mercato: questo sta avvenendo in provincia di Lecco, alla faccia dei Referendum votati nel 2011. Quello che si evidenzia con nettezza da questa vicenda, è l’irrilevanza della politica e del volere dei cittadini (espresso col Referendum): a decidere sono gli amministratori delle società e non le assemblee. Le oligarchie e non le democrazie. I pochi e non i molti.
Ecco perché permane inalterata l’esigenza di un affidamento del sistema idrico provinciale ad un’Azienda Speciale Consortile di diritto pubblico, che sia cioè fuori dalle “regole del mercato”, dai “giochi societari” e dalle “alchimie finanziarie”, ma coerentemente ispirata dalla sua ineludibile “mission sociale”, ovvero gestire un servizio pubblico secondo i criteri di efficacia, efficienza ed economicità. Consentendo, essa sì, un controllo diretto e reale da parte dei Comuni, con una permanenza nell’esclusivo quadro territoriale, garantendo anche spazi di una partecipazione effettiva alle scelte di base da parte della cittadinanza e dei lavoratori del settore.
Ma ora l’ultima parola spetta alla Provincia che a brevissimo si dovrà esprimere sulla scelta di affidamento. Il Comitato chiede coerenza: nella seduta del 28 ottobre il Consiglio Provinciale si è già espresso per l’affidamento “in house” a una società di primo livello. Pertanto il servizio “in house” NON potrà essere assegnato a Idroservice.
Nel frattempo, chiediamo al sindaco di Merate (insieme agli altri sindaci della Lega che, per “protesta”, non si sarebbero presentati alla Conferenza del 5 dicembre), di far seguire i fatti alle dichiarazioni: la delibera dell’Ufficio d’Ambito e della Conferenza dei comuni deve essere impugnata per illegittimità!  Sarebbe un segno, uno dei pochi, di chiarezza, oltre il gioco delle parti che complessivamente ognuno recita. In “gioco” c’è l’acqua pubblica e il volere espresso dai cittadini!


COMITATO LECCHESE ACQUA PUBBLICA E BENI COMUNI

martedì 24 dicembre 2013

Falchi italiani per la guerra in Congo
di Antonio Mazzeo

Shopping ONU in Italia per le operazioni di guerra nel continente africano. Due aerei senza pilota “Falco”, prodotti dall’azienda Selex ES (Finmeccanica), sono stati acquistati dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per essere impiegati con la Missione militare nella Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO). I droni-spia sorvolano dal 3 dicembre scorso la regione orientale del North Kivu, al confine con il Ruanda, per “monitorare” i movimenti dei gruppi armati antigovernativi e gli spostamenti delle popolazioni civili. I velivoli sono giunti nella base delle forze armate congolesi di Goma il 15 novembre 2013, a bordo di un C-130J “Hercules” dell’Aeronautica militare italiana. Il contratto di acquisto di cinque velivoli senza pilota “Falco” (valore complessivo 50 milioni di euro) era stato sottoscritto con Selex ES dal Dipartimento delle Operazioni di Peacekeeping dell’ONU a fine luglio. La consegna dei tre droni rimanenti è prevista entro il febbraio 2014.
Il “Falco” è un aereo a pilotaggio remoto in grado di volare a medie altitudini; ha un raggio di azione di 250 km, un’autonomia superiore alle 12 ore di volo e può trasportare carichi differenti tra cui sensori radar ad alta risoluzione che consentono di individuare, di giorno e di notte, obiettivi in tempo reale e a notevole distanza. Prodotto nello stabilimento di Selex ES di Ronchi dei Legionari (Gorizia), il drone è stato sperimentato la prima volta nel 2004 nel poligono sardo di Salto di Quirra.
 “Useremo queste macchine disarmate e senza equipaggio nella convinzione del loro forte effetto deterrente”, ha dichiarato Hervé Ladsous, responsabile ONU per le operazioni di peacekeeping. Quella in Repubblica Democratica del Congo è la prima missione militare in cui l’ONU utilizza dei droni. Un paio di anni fa il Consiglio di Sicurezza aveva richiesto l’autorizzazione a impiegare velivoli-spia senza pilota nella martoriata regione africana, ma Ruanda e Uganda,in particolare, si erano duramente opposti. “Abbiamo bisogno di avere un quadro più preciso di quanto sta succedendo nella Repubblica Democratica del Congo e se l’uso dei droni avrà successo, potrebbero essere utilizzati anche in altre missioni di pace dell’Onu”, ha aggiunto Hervé Ladsous. Secondo il sito d’informazione Analisi Difesa, il Mali e la Repubblica Centroafricana potrebbero essere i prossimi paesi destinati a ospitare i velivoli senza pilota ONU, “per sorvegliare ampi spazi con contingenti militari di dimensioni limitate”. In pole position per la fornitura di sistemi d’arma telecomandati c’è ancora Selex ES. Dopo aver venduto i “Falco” al Pakistan, nel settembre 2013 l’azienda del gruppo Finmeccanica ha annunciato di aver sottoscritto un contratto di 40 milioni di euro per la consegna di alcuni droni-spia a un paese mediorientale rimasto segreto. In passato, Selex ES aveva avviato trattative di vendita dei “Falco” con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, oltre che con le forze armate di Algeria e Malesia.
La missione MONUSCO in Congo è la più grande operazione ONU in atto. Vi partecipano oltre 20.000 uomini provenienti da diversi paesi africani, compresi i 3.000 militari della Force Intervention Brigade (FIB) creata il 28 marzo 2013 con la risoluzione n. 2098 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha prorogato il mandato dei caschi blu fino al 31 marzo 2014. Come dichiarato dal portavoce delle Nazioni Unite, sia i droni made in Italy che la nuova brigata di pronto intervento “rappresentano i nuovi strumenti messi a disposizione dall’ONU per sostenere il rinnovato sforzo politico” nel paese africano. La Force Intervention Brigade è composta da tre battaglioni di fanteria, una batteria di mezzi d’artiglieria e una compagnia di “forze speciali” forniti da Sudafrica, Tanzania e Malawi. “Scopo della brigata è quello di contribuire a ridurre la minaccia posta in essere dai gruppi armati contro le autorità statali e la sicurezza dei civili e rafforzare le attività di stabilizzazione nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo”, spiegano alle Nazioni Unite. Nelle dichiarazioni ufficiali del Palazzo di Vetro si manifesta altresì la necessità che la nuova task force non limiti il suo intervento alla mera interposizione tra le parti in 

lunedì 23 dicembre 2013

"Le parole possono cambiare il mondo". I migliori auguri per il 2014.

 

Cara/o amica/o di Candìde, 

hai visto che il Centro Culturale Candide, a 6 anni dalla sua fondazione, ha fatto già grandi cose per la cultura e la società civile: sempre sarà in prima linea per promuovere la corretta informazione, per sostenere i valori etici fondanti i diritti dell’uomo, tra i quali il diritto alla salute e alla libera espressione del pensiero. E ciò al di sopra di ogni schieramento politico. I salotti e i circoli letterari hanno sempre permesso al pensiero di progredire e di aiutare il difficile cammino della democrazia e della libertà, di radicare i princìpi liberali dentro le coscienze e dentro la laboriosità di chi ha fatto e fa impresa. 

Mi sono occupato già nello scorso anno della legge elettorale(http://www.lindipendenza.com/ricostruire-la-democrazia-la-tela-di-penelope-delle-riforme-elettorali), prima che di questo fondamentale strumento di democrazia si occupasse la Consulta, con la recentissima sentenza del 4 dicembre, dichiarandone l'illegittimità costituzionale! e così anche della riforma dei partiti e dei tagli dei costi della politica. Candìde si è anche fatto interprete di coloro che, coraggiosamente, combattono contro la corruzione (http://t.co/cZRNIq3Fyz) e il nepotismo (http://t.co/tiBL2pNs9S), mali antichi e vizi moderni della nostra Italia, che merita ora una politica e un governo migliori, in coerenza con la sua storia di nazione ricca di cultura e di arte, che la rendono invidiabile al resto del mondo. 

Un’altra fondamentale questione, che interessa l’intera economia mondiale, è stata affrontata  in una videointervista a proposito del libro del giornalista RAI Paolo Gila, di cui già presentai I Signori del Rating. Con il suo ultimo libro “Capitalesimo“ l'Autore ci spiega perché il Capitalismo sta diventando un nuovo Feudalesimo e chi domina veramente lo scenario economico e politico mondiale (http://t.co/hR8tlGwV5t).  

Per proseguire nel proprio impegno il C.C.C. ha bisogno anche del Tuo aiuto. Credo infatti che, al di là dei possibili finanziamenti da parte di banche e delle possibili sponsorizzazioni da parte di enti, siano i contributi di persone come Te e come me, cittadini che possono sentire come proprie le iniziative di Candide e le sue conquiste di libertà di pensiero, di corretta informazione e di tutela della salute, a contare di più. Hai visto come il mio Comitato Nazionale Amianto ‘Eppur si muore’ (www.amiantoeppursimuore.it), ha condotto in questi anni la sua battaglia, nel disinteresse delle istituzioni per far sapere di questa trascurata emergenza ambientale, riguardante Milano (www.lamilanochevogliamo.it) e l’Italia intera! Ma è allarmante la notizia del rinvenimento di M.C.A. Manufatti Contenenti Amianto perfino in pieno centro di Milano, come documentato in questo servizio di Striscia la Notizia: amianto al Policlinico di Milano (http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?17439). La nostra città, ora liberata in numerose zone dall'amianto, che campeggiava bellamente perfino in tettoie all'ospedale Policlinico oltre che nelle tubazioni e condutture dell'aria negli uffici comunali dell'anagrafe di via Larga, è solo una delle numerose città ancora invase dai manufatti contenenti amianto disseminati sul territorio nazionale. 

Ti ricordo che in Internet trovi la mia videointervista (http://www.canaleeuropa.tv/it/primo-piano/incontro-con-l-avv-giovanni-bonomo-amianto-eppur-si-muore.html) sull'amianto che puoi diffondere a tutti i tuoi contatti richiamando l’importanza dell’impegno attivo dei cittadini per sostenere Candìde nelle sue coraggiose battaglie in difesa anche, e soprattutto, della salute pubblica. 

 Anche quest'anno ho promosso scrittori, artisti, scienziati, poeti. 

Perché, come dice Roberto Saviano, autore di un coraggioso libro contro la camorra, “Le parole possono cambiare il mondo”, anche quelle di uno solo. Ed è stato sempre così, dalle parole pronunciate da un profeta ebreo sulle rive del Giordano duemila anni fa a quelle che nei secoli hanno promosso le rivoluzioni che hanno cambiato il corso della storia. Con modestia ma fermezza giuro che intendo proseguire in questa tradizione e preparare il programma per i prossimi mesi. 

Il Centro Culturale Candide fa della parola e della scrittura, la testimonianza più forte dell’impegno morale e della solidarietà sociale che impegna noi tutti cittadini di sana e forte Costituzione (art. 2). Ma occorrono parole giuste e chiare, che esprimano argomenti validi ed eticamente corretti, destinati a scavare nelle menti e nelle coscienze, a vincere le incomprensioni e le resistenze che sempre si oppongono alle buone cause. Con il coraggioso contributo di ciascuno di noi. Buone feste! 

Un sentito grazie per quanto puoi fare,
avv. Giovanni Bonomo, Centro Culturale Candide

 
 (IBAN n. IT06P0303201600010000062020 intestato a Giovanni Bonomo, specificando in causale  “Centro Culturale Candide – contributo per associazione meritevole impegnata nel sociale”)

 


lunedì 16 dicembre 2013

Ai teorici del "NULLA ESISTE"...

...ai grandi pensatori nichilisti, ai sottili filosofi esistenzialisti, ai mistici, ai matrix-adulatori, ai religiosi e ai credenti in generale e meno profondi dei teorici del "nulla esiste",  dico solo questo:

L'INESISTENTE per antonomasia: DIO. La prova della nostra esistenza sul pianeta Terra: il fatto di averlo inventato e di vivere nella sua sudditanza. L'ESISTENTE per antonomasia: BERLUSCONI. La riprova della nostra esistenza: l'invidia per lui dei sinistri e la conseguente rovina dell'Italia.

E con questo auguro a tutti, sia ai pensanti che ai credenti  (ma soprattutto ai secondi), un Buon Natale! (Comedy Jesus)

Milano, 21.12.2013                                                                                                  Candido Franco

Esiste una Conoscenza che accompagna l’Uomo dall’inizio dei tempi, di cui pare non esservi più memoria né individuale né collettiva. Una Conoscenza che univa materia e spirito, uomo e natura, e che l’attuale frammentazione dei saperi ha impoverito. Parlava attraverso simboli, analogie, numeri: era una sorta di codice universale che accomunava gli uomini al di là delle diverse culture e religioni. È infatti quella Conoscenza che troviamo negli scritti dell’antichità, a patto di saperla riconoscere: i miti e gli archetipi, nati per rispondere alle grandi domande sull’origine della vita, sul dolore e la morte; la narrazione della Creazione, contenuta nella Genesi, rappresentazione simbolica di quelle forze che concorrono a governare l’universo e la sua relazione con l’Uomo: uni-verso, verso l’Uno, macro-cosmo e micro-cosmo. L’alchimia, che non è la ‘fabbrica dell’oro’ ma quell’intima distillazione, quel percorso evolutivo che conduce dall’illusione al vero, dall’ignoranza alla consapevolezza; il sapere delle streghe, così avversato dalla Chiesa, indissolubilmente legato alla natura. Una Conoscenza nella quale la Donna era simbolo di sapienza, associata alla Terra, genitrice originaria, materia oscura da cui ogni cosa ha preso vita, ponte tra umano e divino.     
In questo saggio Anna Teresa Iaccheo va alla Cerca della Verità che abbiamo perduto, attingendo anche a fonti che la storia ufficiale ha censurato; un viaggio che si sposta nel tempo, in una visione caleidoscopica nella quale frammenti si uniscono, dialogano, si accostano...”

Anna Teresa Iaccheo nasce a Torino nel 1968. Conseguita la laurea, si dedica alla sua passione: la ricerca, proponendo un modello interdisciplinare e multidisciplinare. Studia le filosofie orientali e approfondisce l’interesse per le medicine non convenzionali conseguendo il Doctor of Science in Naturopathy emphasis Psychoanthropology (USA); in Italia completa la formazione in sociologia della salute e Medicine non Convenzionali. Ha pubblicato Donne armate (Mursia 1994), Donne che scrivono ti amo (Liber Internazionale 1995); è autrice di numerosi articoli e brevi saggi.
 Edizioni paginauno
192 pagine | 16,00 euro
In libreria o sul sito dell'editore




Niscemi, la mafia e il MUOS
di Antonio Mazzeo

L’Annesso al Memorandum d’intesa Italia - Stati Uniti del 2 febbraio 2005, relativo alle installazioni concesse in uso alle forze armate USA, al capitolo XI riporta che nel caso di acquisti di beni o servizi in Italia, i Comandi militari statunitensi esaminino la possibilità di adottare «procedure simili a quelle adottate dalle forze armate italiane, comprese quelle previste dalla normativa antimafia». La contorta formulazione non obbliga purtroppo il Dipartimento della Difesa a uniformarsi alla legislazione nazionale contro l’infiltrazione criminale negli appalti e nei subappalti. Il processo di militarizzazione e la proliferazione di basi USA e NATO in Sicilia hanno contribuito così a rafforzare il potere economico e politico delle organizzazioni criminali, propostesi sin dallo Sbarco Alleato del 1943 come un partner credibile di Washington per il controllo sociale dell’Isola. La costruzione della base missilistica nucleare a Comiso o i programmi “Mega” a Sigonella per consolidare il suo ruolo strategico nel Mediterraneo hanno assicurato affari milionari alle aziende contigue a Cosa Nostra. Processi analoghi si sono sviluppati anche a Niscemi con l’insediamento della stazione di radio-telecomunicazione della Marina USA tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ’90 e, con evidenza maggiore, nel corso dei lavori di sbancamento e realizzazione delle piattaforme del MUOS.
Continua in: http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2013/11/niscemi-la-mafia-e-il-muos.html
 L’Annesso al Memorandum d’intesa Italia - Stati Uniti del 2 febbraio 2005, relativo alle installazioni concesse in uso alle forze armate USA, al capitolo XI riporta che nel caso di acquisti di beni o servizi in Italia, i Comandi militari statunitensi esaminino la possibilità di adottare «procedure simili a quelle adottate dalle forze armate italiane, comprese quelle previste dalla normativa antimafia». La contorta formulazione non obbliga purtroppo il Dipartimento della Difesa a uniformarsi alla legislazione nazionale contro l’infiltrazione criminale negli appalti e nei subappalti. Il processo di militarizzazione e la proliferazione di basi USA e NATO in Sicilia hanno contribuito così a rafforzare il potere economico e politico delle organizzazioni criminali, propostesi sin dallo Sbarco Alleato del 1943 come un partner credibile di Washington per il controllo sociale dell’Isola. La costruzione della base missilistica nucleare a Comiso o i programmi “Mega” a Sigonella per consolidare il suo ruolo strategico nel Mediterraneo hanno assicurato affari milionari alle aziende contigue a Cosa Nostra. Processi analoghi si sono sviluppati anche a Niscemi con l’insediamento della stazione di radio-telecomunicazione della Marina USA tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ’90 e, con evidenza maggiore, nel corso dei lavori di sbancamento e realizzazione delle piattaforme del MUOS.
Continua in: http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2013/11/niscemi-la-mafia-e-il-muos.html


           


Test a Trapani Birgi dei nuovi droni squalo
di Antonio Mazzeo

La Sicilia poligono sperimentale dei velivoli senza pilota destinati ai futuri scacchieri di guerra. Le società Piaggio Aereo Industries e Selex Es riferiscono di aver utilizzato a novembre la base del 37° Stormo dell’Aeronautica militare di Trapani Birgi per i test di volo del dimostratore P.1HH DEMO, il nuovo aereo a pilotaggio remoto realizzato nell’ambito del programma denominato “HammerHead” (Squalo Martello). Il drone è decollato da Birgi per la prima volta il 14 novembre sorvolando sul Mediterraneo per circa 12 minuti alla quota di 2.000 piedi e a una velocità di 170 nodi. Le operazioni sperimentali sono state condotte da un team congiunto Piaggio - Selex con il supporto del personale militare dello scalo siciliano. Nella sua breve attività aerea, il dimostratore è stato scortato da due caccia-addestratori MB.339 dell’Aeronautica militare. Ai test sperimentali hanno contribuito pure la Marina militare e l’Esercito. Un mese prima, infatti, il drone era stato trasferito in Sicilia a bordo della nave da sbarco “San Marco” dopo un ciclo di prove effettuato sulle piste dell’aeroporto di Decimomannu (Sardegna). Il velivolo fu imbragato nel porto di Cagliari da un elicottero CH-47 dell’Esercito italiano e successivamente posizionato sul ponte di volo della “San Marco” diretta a Trapani.
“Questo genere di programmi ad elevato contenuto tecnologico determina significative ricadute sull’acquisizione di competenze dell’industria italiana”, ha spiegato l’ufficio stampa del ministero della Difesa. “L’adozione e l’integrazione di tecnologie all’avanguardia a livello mondiale consentiranno un sensibile sviluppo  della capacità di controllo d’area, rendendo possibile la monitorizzazione simultanea ed in tempo reale di un’area di centinaia di Km quadrati, ampliando notevolmente le capacità operative e lo spettro dei possibili servizi fornibili dai sistemi a pilotaggio remoto”. L’Aeronautica militare guarda con particolare interesse allo sviluppo del velivolo prodotto da Piaggio Aereo Industries. Nel giugno 2013, il generale Claudio Debertolis, segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, ha dichiarato che lo “squalo martello” potrebbe essere chiamato a sostituire i velivoli senza pilota Reapers, utilizzati dalle forze aeree in Afghanistan e Pakistan e da qualche mese pure nel Canale di Sicilia nell’ambito dell’operazione anti-migranti “Mare Nostrum”. Debertolis ha aggiunto che l’Italia potrebbe ordinare una decina di questi nuovi droni e che gli stessi potrebbero essere dotati di sistemi missilistici o bombe. “I P.1HH sono abbastanza grandi da poter ospitare armi al loro interno”, ha dichiarato il generale. Da drone-spia il velivolo diverrebbe così un drone-killer, consentendo così all’Aeronautica italiana di intervenire in Africa e Medio oriente con un micidiale sistema di morte. “Siamo intenzionati a inviare una lettera d’intenti ad altri paesi partner per promuovere il velivolo”, ha aggiunto il generale Claudio Debertolis. Secondo l’amministratore delegato di Piaggio Industries, Alberto Galassi, lo “squalo martello” è pure il migliore candidato per il programma dell’Unione europea di sviluppo di un prototipo MALE (medium-altitude and long-endurance), cioè in grado di volare a medie altitudine e per lungo tempo.
Il P.1HH “HammerHead” è la versione senza pilota del bimotore P.180 prodotto dalle officine Piaggio e utilizzato in ambito civile e militare da numerosi paesi al mondo. Con un’apertura alare di 15,5 metri, il drone può raggiungere la quota di 13.700 metri e permanere in volo per più di 16 ore. La missione è gestita da una stazione di terra, collegata attraverso un centro di comunicazione in linea di vista e via satellite che consente il controllo remoto dei sistemi di navigazione dell’aeromobile. Il velivolo è stato dotato da Selex ES (gruppo Finmeccanica) di torrette elettro-ottiche, visori a raggi infrarossi e radar “Seaspray 7300”. L’azienda italiana ha pure realizzato le apparecchiature di gestione e controllo del velivolo e del segmento di terra, sulla base del sistema SkyISTAR ideato - come specifica Selex - per “svolgere missioni di pattugliamento; intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR); individuare target puntuali e rispondere alle diverse minacce che spaziano dagli attacchi terroristici all’immigrazione illegale, alla protezione delle zone economiche esclusive, alle infrastrutture e siti critici”.
L’annuncio del primo volo sperimentale dello “squalo martello” da Trapani Birgi è stato fatto in occasione del Dubai Airshow 2013, la fiera internazionale del settore aereo, civile e militare, tenutasi recentemente negli Emirati Arabi Uniti. Dal 2006 Piaggio Industries è controllata in buona parte da Mubadala Aerospace, società aerospaziale della Mubadala Development Company, holding finanziaria del governo di Abu Dhabi e partner del colosso Lockheed Martin (il produttore dei controversi cacciabombardieri F-35 e del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS della Marina militare USA) e di Alenia Aermacchi (Finmeccanica) per realizzare i 48 velivoli d’addestramento M343 acquistati dagli Emirati. A fine novembre 2013, Mubadala Aerospace ha accresciuto la sua quota in Piaggio Aereo dal 33 al 41% a seguito di un aumento di capitale di 190 milioni di euro circa. Contestualmente anche Tata Ltd., società con sede a Londra ma dipendente dal gruppo indiano Tata, ha portato al 44,5% il proprio controllo azionario di Piaggio, mentre l’investitore italiano Piero Ferrari è cresciuto dall’1 al 2%. A vendere, il fondo d’investimento HDI, passato dal 33 al 12,5%.
Negli Emirati, Piaggio Aereo ha pure avviato una partnership strategica con Adasi (Abu Dhabi Autonomous System Investments), holding finanziaria con sede ad Abu Dhabi, per sviluppare un nuovo aereo pattugliatore multiruolo per missioni di sorveglianza (Mmppaa - Multirole Patrol Aircraft). L’accordo del valore di circa 100 milioni di euro prevede la progettazione e la realizzazione di due prototipi entro la fine del 2014. Nonostante l’industria aerea sia ormai in mano quasi esclusivamente a capitali arabi e indiani, il contratto è stato inserito nell’ambito dei programmi di cooperazione militare Italia-Emirati Arabi Uniti.
Il nuovo velivolo sarà destinato a missioni di sorveglianza aerea, pattugliamento terrestre, costiero e marittimo e persino a comunicazioni d’intelligence. L’Mmppaa avrà un’autonomia di volo di 10 ore, un raggio operativo di oltre 6.100 km, una velocità di crociera di 650 km all’ora e verrà equipaggiato con un radar di ricerca e sensori elettrottici ed infrarossi.
           


Guerra ai Migranti e alle Migrazioni
di Antonio Mazzeo

Un’azione di guerra dove nulla è stato lasciato al caso. Dal nome, Operazione Mare Nostrum, a indicare la piena sovranità su uno specchio d’acqua frontiera Nord-Sud, muro invalicabile per la moltitudine di diseredati in fuga da sanguinosi conflitti e inauditi ecocidi. Il Comando operativo, poi, assegnato al Capo di Stato Maggiore della Marina militare. E i mezzi aeronavali impiegati: cacciabombardieri, elicotteri da combattimento, navi da sbarco, fregate, sommergibili e, a bordo, i reparti d’élite delle forze armate. L’Italia torna a fare la guerra alle migrazioni e ai migranti nel Mediterraneo, sfruttando strumentalmente la tragedia accaduta a poche miglia da Lampedusa il 3 ottobre 2013. Allora morirono 364 tra donne, uomini e bambini senza che l’imponente dispositivo aeronavale nazionale, Ue, NATO e extra-NATO che presidia ogni specchio di mare, facesse alcunché per soccorrere i naufraghi.
Un’operazione militare e umanitaria, l’hanno ipocritamente definita il Governo e lo Stato Maggiore della Difesa, rispolverando l’espressione utilizzata per giustificare gli interventi di guerra in Bosnia, Kosovo, Iraq, Afghanistan, Libia e Corno d’Africa ed aggirare la Costituzione e il senso comune. “Si prevede il rafforzamento del dispositivo italiano di sorveglianza e soccorso in alto mare già presente, finalizzato ad incrementare il livello di sicurezza della vita umana ed il controllo dei flussi migratori”, recita il contorto comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio, mettendo insieme improbabili intenti solidaristici e le immancabili logiche sicuritarie e repressive.
Vaghi i compiti e le funzioni attribuiti alle forze armate; volutamente inesistenti le regole d’ingaggio, ma dettagliatissimo l’elenco dei dispositivi di morte impiegati per rendere off limits il Mediterraneo. All’operazione Mare Mostrum sono presenti quasi tutte le più sofisticate produzioni del complesso militare-industriale del sistema Italia. Sul fronte anti-migranti esordisce la nave d’assalto anfibio LPD di 133 metri di lunghezza “San Marco”, che, come ha spiegato il ministro della Difesa Mario Mauro, ha la “capacità di esercitare il comando e controllo in mare dell’intero dispositivo, con elicotteri a lungo raggio, capacità ospedaliera, spazi ampi di ricovero per i naufraghi e un bacino allargabile per operare con i gommoni di soccorso in alto mare”. Poi due fregate lanciamissili classe “Maestrale”, ciascuna con 225 uomini e un elicottero imbarcato; un’unità da trasporto costiero, classe “Gorgona” per il supporto logistico; due pattugliatori d’altura classe “Comandanti/Costellazioni”; due corvette della classe “Minerva”.
Più articolati i mezzi aerei: due elicotteri EH.101 della Marina militare dotati di strumenti ottici ad infrarossi e radar di ricerca di superficie, da imbarcare sulla “San Marco” o schierare negli scali di Lampedusa e Pantelleria; quattro elicotteri AB 212 AS, ancora della Marina, giunti a Lampedusa dopo essere stati oggetto di inutili operazioni di bonifica anti-amianto negli stabilimenti di Grottaglie (Ta) e Catania; un aereo Piaggio P-180 con visori notturni, impiegabile anch’esso dall’aeroporto di Lampedusa; un bimotore Breguet 1150 “Atlantic” del 41° Stormo dell’Aeronautica militare di Sigonella, con equipaggi misti Aeronautica-Marina, per il pattugliamento marittimo delle aree interessate; due elicotteri HH-3F e HH-139 SAR (Search and Rescue) del 15° Stormo dell’Aeronautica di Cervia (Ra), gli unici mezzi con evidenti funzioni di ricerca e soccorso in mare in caso d’incidenti. Tra personale imbarcato e di supporto a terra, la nuova crociata anti-migranti conta su 1.500 militari, tra cui spiccano in particolare quelli di pronto intervento della Brigata “San Marco”, indicata dai Comandi della Marina come “uno strumento efficacissimo, capace di rischierarsi rapidamente e di operare in qualsiasi parte del mondo con particolare riguardo alle attività d’interdizione marittima, all’antipirateria e alla difesa delle installazioni sensibili”.
Per l’Operazione Mare Nostrum sono utilizzate anche le Reti radar della Guardia Costiera e della Guardia di finanza, le Stazioni dell’Automatic Identification System della Marina militare e, per la prima volta nella storia per operazioni di vigilanza delle frontiere, finanche un velivolo senza pilota “Reaper MQ 9” del 32° Stormo dell’Aeronautica militare di Amendola (Fg). Quest’ultimo non è altro che uno dei droni-spia già utilizzati dall’Italia nelle guerre in Iraq, Libia e Afghanistan (solo in quest’ultimo conflitto il Reaper ha già totalizzato dal 2007 ad oggi 1.300 sortite a favore delle forze NATO, contro più di 6.000 obiettivi). Il velivolo teleguidato può volare fino ad 8.000 metri di quota per oltre 20 ore consecutive, consentendo di realizzare riprese elettro-ottiche, all’infrarosso e radar. Secondo il Ministero della Difesa, il drone impiegato in Mare Nostrum “svolge attività di sorveglianza aerea con il duplice fine di salvare vite umane in pericolo e identificare le navi madri, utilizzate dagli scafisti”.
“Anche se la missione annunciata è stata definita umanitaria e di soccorso, desta qualche sospetto la composizione dello strumento aeronavale navale messo in campo”, ha rilevato Il Sole 24 Ore. In particolare, il quotidiano di Confindustria pone l’accento sulle caratteristiche delle unità navali da sbarco e delle fregate lanciamissili, scarsamente utilizzabili in interventi di soccorso in caso di naufragi. “Si tratta di navi da oltre 3 mila tonnellate, pesantemente armate, con poco spazio a bordo per ospitare naufraghi e molto onerose”, aggiunge Il Sole 24 Ore, rilevando invece come queste unità consentano azioni militari più complesse, “da coordinare magari con il governo libico”. Anche lo schieramento dei droni e della “San Marco” risponderebbe all’intento strategico di contribuire al dispositivo di “contenimento” libico delle imbarcazioni di migranti. “Grazie alla loro autonomia di volo i droni possono sorvegliare costantemente i porti di partenza dei barconi consentendo alle navi militari di raggiungerli appena al di fuori delle acque libiche”, spiega ancora Il Sole 24 Ore. “La nave “San Marco” ospita anche mezzi da sbarco e fucilieri di Marina: mezzi e truppe idonei a riaccompagnare in sicurezza sulle coste libiche immigrati recuperati in mare sotto la scorta deterrente delle fregate lanciamissili”.
Ancora più esplicita l’analisi dell’ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica militare Leonardo Tricarico, neopresidente della Fondazione ICSA (ha sostituito il sen. Marco Minniti del Pd dopo la sua nomina a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e autorità delegata alla sicurezza della Repubblica). “Sul piano tecnico-operativo bisognerebbe puntare su un robusto passo diplomatico con i Paesi rivieraschi per far sì che i droni, anziché essere impiegati in una ricerca senza mèta in mare aperto (non sono mezzi di sorveglianza d’area), vengano utilizzati per il pattugliamento delle coste libiche, per individuare in maniera precoce le attività preparatorie all’imbarco e fermarle per tempo”, scrive il gen. Tricarico. “In fin dei conti con la Libia vi sono già attività di cooperazione avviate, è operante un contratto per il controllo della frontiera sud, è stato formalmente accettato un piano italiano di controllo delle frontiere terrestri e marittime, stiamo addestrando da molti mesi le loro forze di sicurezza”. La rivista specializzata Analisi Difesa, vicina agli ambienti più conservatori delle forze armate, ha fatto esplicito riferimento alla recentissima stipula di accordi tra le forze armate italiane e il premier Alì Zeidan per rafforzare la presenza di polizia nelle città costiere della Libia e “impedire nuove partenze” di migranti. “L’obiettivo di riportare in Libia i barconi, bloccandoli appena lasciano le coste nordafricane – scrive Analisi Difesa - giustificherebbe la presenza di navi da guerra come le “Maestrale” (utili a esprimere deterrenza contro le milizie libiche armate fino ai denti) e la “San Marco”.
Legittimo dunque il sospetto di alcuni giuristi e delle associazioni antirazziste e di difesa dei diritti umani secondo cui con “Mare Nostrum” si potrebbero ripetere ed ampliare le deportazioni di migranti e richiedenti asilo che furono eseguite qualche anno addietro dai Paesi NATO in accordo con le autorità governative libiche. In verità, dopo il varo del governo Letta dell’operazione militare-umanitaria, lo stesso ministro Angelino Alfano ha ammesso che i migranti fermati in mare dalle unità della Marina e dell’Aeronautica potrebbero essere “sbarcati” in alcuni porti sicuri della sponda sud del Mediterraneo. “Ci sono le regole del diritto internazionale della navigazione e non è detto che se interviene una nave italiana porti i migranti in un porto italiano”, ha precisato il ministro dell’Interno. Come sottolineato dal prof. Fulvio Vassallo Paleologo, componente del Consiglio direttivo dell’ASGI (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), con gli auspicati “sbarchi” di migranti in porti “sicuri” non italiani, “c’è il rischio fondato che si ripetano i respingimenti verso i paesi che non garantiscono la tutela dei diritti umani, come è accaduto nel 2009, quando la Guardia di Finanza italiana riportò in Libia decine di migranti”. Una pratica per la quale l’Italia è stata condannata, nel 2012, dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Ulteriori perplessità dal punto di vista giuridico sorgono poi dalla decisione del governo italiano di assegnare a bordo delle unità della Marina militare alcuni funzionare del Dipartimento di Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere per eseguire in alto mare le identificazioni e i foto segnalamenti dei migranti “soccorsi”. “L’attività di prima identificazione compiuta subito dopo il salvataggio non sembra che si tratti di formalità che si possa adempiere a bordo di una nave in acque internazionali, quando forse sarebbe auspicabile il più rapido sbarco a terra”, evidenzia il prof. Vassallo Paleologo. “Ancora più grave sarebbe se a bordo delle unità impegnate nell’operazione Mare Nostrum si svolgessero veri e propri interrogatori, senza alcuna garanzia procedurale, magari alla caccia di qualche nave madre, mentre potrebbero esserci altri barconi in procinto di affondare. Sui naufraghi reduci da un salvataggio traumatico non si possono esercitare quelle attività di polizia che si dovrebbero compiere negli uffici di frontiera con le garanzie procedurali previste dalla legge, con l’intervento di mediatori culturali e non solo di interpreti, con una corretta informazione sulle leggi applicate, in modo da salvaguardare il diritto di chiedere asilo ed i diritti di difesa”.
Le modalità d’impiego del personale di pubblica sicurezza a bordo delle unità navali da guerra è stato stigmatizzato dal sindacato di polizia COISP. “Tredici poliziotti sono stati impegnati dal Dipartimento della P.S. e si occupano di effettuare operazioni di foto-segnalamento di centinaia di migranti”, denuncia il COISP. “Sono stati imbarcati sulle navi della Marina Militare senza che venisse fornito loro alcun tipo d’informazione sul trattamento di missione, alloggiati in ambienti un tempo riservati al personale di leva, in condizioni inaccettabili e inimmaginabili”. Il sindacato ha poi rilevato un’“inammissibile disparità” del trattamento economico riservato al personale delle forze armate e a quello di PS. “Agli agenti della polizia di stato vengono erogati una manciata di euro per una missione ordinaria, mentre al personale della Marina viene riconosciuta una indennità giornaliera feriale di 60 euro e di 100 euro per i giorni festivi”. Tra emolumenti e indennità per il personale e costi operativi dei mezzi aeronavali, l’intervento militare-umanitario assorbirà una spesa tra i 10 e i 12 milioni di euro al mese. Il governo non ha previsto stanziamenti aggiuntivi sul capitolo “difesa” ed è presumibile che il denaro per alimentare la macchina da guerra anti-migranti sarà prelevato dal fondo straordinario di 190 milioni di euro messo a disposizione per far fronte alla nuova emergenza immigrazione. Come dire che da qui alla fine del 2013, gasolio e pattugliamenti aeronavali bruceranno il 20% di quanto è stato destinato per tutto l’anno a favore del soccorso e dell’accoglienza dei migranti. L’ennesima vergogna in un Paese sempre meno libero, democratico ed ospitale.
           


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