UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 17 febbraio 2015

INCREDIBIE, PARE CHE IL COLABRODO ITALIA IMPORTA AMIANTO 
E CHE MERCI CON AMIANTO TRANSITiNO DAI SUOI PORTI BENCHÉ QUESTO MINERALE SIA STATO VIETATO NEL 1992. SE FOSSE COSÌ 
CI TROVEREMMO  IN MANO AD UNA BANDA DI CRIMINALI SENZA SCRUPOLI.


Ecco l'interrogazione parlamentare sull'importazione d'amianto in Italia che alcuni senatori hanno fatto al governo su richiesta del Coordinamento Nazionale Amianto di cui fa parte il nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio. Ciao a tutti.
Per il Comitato Michele Michelino

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-03340
Pubblicato il 4 febbraio 2015, nella seduta n. 386

CASSON, PEGORER, D'ADDA, DIRINDIN, FASIOLO, FAVERO, FILIPPI, GRANAIOLA, RICCHIUTI- Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. -
Premesso che:
secondo il rapporto ufficiale "Indian Minerals yearbook 2012", pubblicato a febbraio 2014, il maggiore importatore mondiale di amianto dall'India è l'Italia, Paese dove l'amianto è fuori legge dal 1992. In aggiunta, secondo il rapporto governativo USA "2012 minerals yearbook" tra il 2011 e il 2012 l'Italia ha importato dagli USA 342 manufatti contenenti amianto;
dai dati della rivista "Exports of Asbestos Total (By Countries)" risulta che negli anni 2011-2012 l'Italia ha importato rispettivamente 1.296 tonnellate di amianto per un totale di 2.862 euro a fronte di quanto fatto da Nepal (124 tonnellate per 487.000 euro), Nigeria (38 tonnellate per 148.000 euro), Kenya (28 tonnellate per 144.000 euro), Ghana (15 tonnellate per 138.000 euro), Polinesia francese (quantità imprecisata per 59.000 euro), Camerun (51 tonnellate per 35.000 euro), altri Paesi (quantità imprecisata per 1.000 euro),
si chiede di sapere:
se ai Ministri in indirizzo risulti che ciò corrisponda al vero;
per quali ragioni non siano stati fatti i dovuti controlli e l'amianto non sia stato rinviato al mittente, considerando che la legge n. 257 del 1992 ne vieta l'importazione;
se siano a conoscenza dell'importazione di amianto o di manufatti che lo contengono e in quali quantità, per quali usi e per quali destinatari dall'India, dagli USA e da eventuali altri Paesi;
se siano a conoscenza dell'indagine aperta dal procuratore della Repubblica di Torino, Raffaele Guariniello, in merito;

se non intendano prendere le dovute misure finalizzate ad eliminare l'amianto importato a spese dei suoi importatori e a determinare se, soprattutto nei porti, transitino merci contenenti amianto (che possono contaminare chiunque a qualunque titolo venga a contatto con loro), vigilando affinché simili fatti delittuosi non avvengano più.

Noi saremmo già in carcere per una cosa così!
di Alex Wilks


Sono migliaia solo in Italia i mega-ricchi che la banca HSBC ha aiutato a evadere le tasse! Noi saremmo già in carcere per una cosa così, ma per loro i governi non faranno nulla se non lo esigiamo subito. 
La banca HSBC aiutava a evadere le tasse migliaia delle persone più ricche del mondo, tra cui tantissimi italiani! Al posto loro noi saremmo già in carcere, ma i governi trattano questi potenti come se fossero troppo importanti per finire in manette. Dimostriamo che non è così!
Ogni anno solo in Italia l’evasione fiscale ci ruba 180 miliardi di euro, siamo i peggiori in Europa. Nel mondo si arriva a 3mila miliardi di dollari: per sconfiggere la povertà estrema ne basterebbero molti meno! “SwissLeaks” è il più grande scandalo bancario di sempre: abbiamo un’occasione unica per fare giustizia, ma dobbiamo agire subito.
Due persone possono cambiare le cose: il ministro delle finanze inglese che si sta preparando alle elezioni e la candidata come prossimo Procuratore Generale USA che è in attesa della nomina. Entrambi sono al centro dell’opinione pubblica e la nostra campagna può spingerli ad aprire un’inchiesta e colpire l’élite dei grandi evasori, mandando un messaggio chiaro: nessuno è troppo importante per finire in manette!

https://secure.avaaz.org/it/hsbc_tax_dodge_loc/?bhvKTcb&v=53940

La HSBC è una banca inglese, inoltre migliaia di questi evasori rispondono alle leggi di USA e Gran Bretagna. Se spingiamo questi due paesi ad avviare azioni legali, possiamo innescare una reazione a catena globale. Questi mega-ricchi e le loro speculazioni incontrollate sono spesso la causa di gravi crisi finanziarie. Poi però vengono salvati con i soldi dei contribuenti, e hanno anche il coraggio di dire che bisogna tagliare i fondi alla scuola e alla sanità per coprire i debiti. Il tutto mentre molti di loro sono i primi a evadere le tasse! Questo circolo vizioso sta facendo aumentare rapidamente le diseguaglianze in tutto il mondo. Al giorno d’oggi, 85 miliardari possiedono più ricchezze della metà più povera della popolazione mondiale. Soldi che poi troppo spesso sono usati per comprare politici e manipolare le nostre democrazie a loro vantaggio.
È il momento di fermare questa deriva ed è fondamentale costringere i più ricchi a pagare le tasse dovute. Agiamo ora:

https://secure.avaaz.org/it/hsbc_tax_dodge_loc/?bhvKTcb&v=53940

Avaaz è proprio questo: unirsi per avere la forza di tenere testa ai potenti. La legge ci vincola tutti allo stesso modo, ma migliaia di mega-ricchi al mondo pensano di essere immuni. Difendiamo la democrazia e la nostra società, dimostriamo che non è così.

Con speranza e determinazione,
Alex, Bert, Laila, Ricken, Marie, Andrew, Nell
e tutto il team di Avaaz

FIRMA LA PETIZIONE
Al Cancelliere dello Scacchiere britannico George Osborne e alla candidata Procuratore Generale USA Loretta Lynch, ai ministri delle finanze e ai pubblici ministeri:
Le informazioni diffuse in tutto il mondo dimostrano che la HSBC ha aiutato criminali e miliardari a nascondere i loro soldi e a evadere le tasse, lasciando il resto della popolazione a pagare per mantenere i servizi pubblici. Vi chiediamo di indagare e di perseguire i banchieri che hanno facilitato l’evasione fiscale e i loro clienti che si sono arricchiti a nostre spese, e a fare leggi fiscali più severe per impedire che questo accada di nuovo.

ULTERIORI INFORMAZIONI

Swissleaks, svelati 100.000 nomi con conti segreti in Svizzera (Huffington Post)
http://www.huffingtonpost.it/2015/02/09/swissleaks_n_6642752.html

Fisco: Swissleaks, Usa valutano azione legale contro Hsbc (ADNkronos)
http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2015/02/10/fisco-swissleaks-usa-valutano-azione-legale-contro-hsbc_OPcoRJnAMDVL6kDKBNQmZK.html?refresh_ce

Scosse a Londra, in Israele e perfino in Svizzera (Il sole 24 ore)
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-02-13/scosse-londra-israele-e-perfino-svizzera-063842.shtml?uuid=ABU8Z9tC

HSBC sorvegliata speciale (RSI)
http://www.rsi.ch/news/mondo/HSBC-sorvegliata-speciale-3785143.html

Attesi da Torino gli sviluppi dell’inchiesta (Il sole 24 ore)
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-02-10/attesi-torino-sviluppi-dell-inchiesta-063935.shtml?uuid=ABlfADsC

L'evasione in Europa vale 1000 miliardi di euro l'anno. L'Italia in testa (Il Sole 24 ore)
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-22/levasione-europa-vale-1000-194243.shtml?uuid=Ab6dS...

e in inglese:

La banca multinazionale HSBC ha nascosto denaro collegato a dittatori e trafficanti di armi (ICIJ)
http://www.icij.org/project/swiss-leaks/banking-giant-hsbc-sheltered-murky-cash-linked-dictators-and-arms-dealers

Paradisi fiscali: miliardari ‘nascondono’ almeno 21bln $  (BBC)

http://www.bbc.co.uk/news/business-18944097
L’elemento comunitario
di Giovanni Bianchi

Una serata nell'hinterland
Mi accade ancora nelle serate della buona come della cattiva stagione di uscire la sera per incontri dove persone in genere non giovanissime -ma anche drappelli delle nuove generazioni, talvolta nutriti- si radunano con atteggiamento cenacolare intorno al relatore venuto da fuori per affrontare un tema di bruciante attualità oppure anche di consistente peso storico. Meglio se invece di un solo relatore è di scena una piccola tavola rotonda.
Il clima è assolutamente disteso, amicale, sicuramente non competitivo. Un classico dopocena, nella magna Brianza come nell'hinterland milanese. Senza escludere località lontane situate in regioni della nostra troppo lunga penisola.  Soltanto una deriva e un residuo del passato? Non credo.
Piuttosto un'attenzione legata al territorio, custodita attraverso legami persistentemente amicali, dove almeno nel dopocena non vige il mantra del turbocapitalismo: competition is competition, che ha invaso a partire dagli Stati Uniti il mondo intero e globalizzato, dimenticando per strada l'appellativo con il quale saggiamente proprio gli americani lo avevano battezzato agli inizi come "corsa del topo in carriera".
In effetti abbiamo dimenticato i topi e li abbiamo espulsi dal nostro inconscio, e abbiamo intronizzato -idolo indiscutibile- la carriera. Soddisfatti? Non dice nulla (lontana da me l'idea di arrivare all'ora dei corvi e dei lupi) la sequela di suicidi che ha colpito i manager apicali del sistema finanziario elvetico? Dopo una giornata di stressante lavoro uno o una hanno il sacrosanto diritto di godersi nella pace domestica (si diceva un tempo) lo spettacolo, sempre tesamente competitivo, del talkshow serale, dove al posto dei topi vengono esibiti i pittbull della politica, rispettando rigorosamente le quote rosa. Spenta la tv e finita la rissa, i topi più celebrati, smesse le fogge e i toni da pittbull, fanno a loro volta ritorno alla pace domestica -si fa per dire- forse sognando di restare pittbull forever, anche all'interno dei muri di casa…
State sicuri che i personaggi in questione non frequentano i cenacoli delle mescite e delle cooperative periferiche, ma soltanto eventi ricchi assai più di luci che di empatia, dove va in onda il tifo delle masse piccoloborghesi nei confronti di quelli che fingono di occuparsi dei problemi di tutti per promuovere comunque e sempre se stessi.
Senza dimenticare che anche il tifoso è lì convenuto attratto dalla medesima ragione: promuovere se stesso. È il narcisismo universale e globale, indotto da sopra e da fuori. Quello che sembra in grado di riprodurci nell'oggi senza fine in quanto fregati e contenti.
Bisogna dunque sostenere col pubblico denaro e le prediche dei parroci più facondi i cenacoli periferici? Non siamo con le analisi e le proposte a questo punto di disperata dissennatezza. Davvero quei vecchietti che prima della conferenza si precipitano al bar a chiedere un limoncello che adiuvi una difficile digestione, rappresentano una benefica e modesta resistenza: per dirla con l’Evangelo, si industriano (ma anche un poco si divertono) a non lasciar spegnere il lucignolo fumigante. Niente più che riserve e attempati riservisti. Coscienti di essere reduci di un mondo che non c'è più, e di custodire il vantaggio del reducismo, che non è soltanto memoria deamicisiana, ma anche custodia di un pensiero non intenzionato al successo e talvolta neppure all’azione. Ha senso una simile gratuità, questo allineare le sedie perché il pensiero possa ancora venire a noi, in termini di assoluta gratuità e assenza di violenza? Scriveva Simone Weil -il genio più vertiginoso del Novecento- in Venezia salva che appartiene ai violenti far sognare agli altri il proprio sogno. Che altro è il rapporto tra l'idolo mediatico e i suoi tifosi? Resistere a questa violenza diffusa e accattivante è l'inizio dell'odierna democrazia, ma anche di quell'amicizia senza la quale -l'osservazione è di Aristotele- non c'è fondamento alla politica.
Un caso allora che stiamo attraversando la stagione delle politiche senza fondamento?
Il marinettismo invadente del linguaggio ne è sintomo e vettore. Devi fidarti a seguire dei leaders che essendo senza progetto non devono perdere tempo a illustrarlo né a te né alle masse. Soltanto a risultato conseguito o non conseguito sarai in grado di emettere un giudizio.
Laddove le vecchie generazioni di militanti e i vecchi partiti servivano proprio a costruire progetti, a criticarli, applicarli, lavorare collettivamente perché risultassero alla fine vincenti.
Devi affidarti allo slogan come a una parola d'ordine indiscutibile e motivante.
A pensarci bene, il modello insuperato è quello che fascinò le masse della Grande Proletaria che aveva un gran bisogno e una gran voglia di muoversi: È l'aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende.

Le prediche inutili
Esiste secondo Maggiani il coraggio del pettirosso; gli metterei accanto la costanza del reduce. Una costanza che non consiste nel pateticamente riproporsi, ma è piuttosto l'arte di chi ha la pazienza di individuare con umiltà i pezzi di passato che possono contribuire alla creazione di un punto di vista da condividere con gli attori delle nuove generazioni.
Ciò contribuisce non già a un remake, ma alla costruzione di una profondità e di una prospettiva che, private di senso storico, non possono esistere e non possono soprattutto costituire materiali di un progetto di futuro. Un'operazione quindi essenzialmente programmatica. Ma non si tratta soltanto di una operazione di cultura politica e di organizzazione intellettuale, bensì di un contesto che va ricostruito ricollegando le vite dei partecipanti e le loro esperienze. Insomma resta pur sempre vero che le ideologie di partito e i partiti di massa sono finiti quando il rapporto "caldo" ed amicale tra i membri è venuto meno. Detto in una formula che mi è abituale: quando cioè uno che ha in tasca la tua stessa tessera di partito va in ospedale per un intervento chirurgico e tu non ti senti in dovere di andare a fargli visita... Un elemento cenacolare ed amicale non può essere assente da nessuna costruzione politica, sia che essa avvenga sul territorio, sia che segua i canali di Internet e dell'immagine in generale. Detto in soldoni, non si dà comunque società senza elementi di comunità. Va infatti rivisitata la classica dicotomia stabilita da Ferdinand Tönnies fin dal 1887 tra Gemeinschaft e Gesellschaft. Sono infatti gli elementi di comunità che tengono insieme e fanno praticamente da colla tra le parti di una società in evoluzione. Vi sono dimensioni destinate a scomparire, ma senza il riprodursi di un tenore comunitario e di rapporti empatetici ed amicali nessuna società è in grado di svilupparsi e di rimanere unita e quindi anche efficiente. Prima del merito e del bisogno viene la solidarietà comune. È da questo angolo di visuale che possono essere riguardate le nuove proposte politiche in campo, non soltanto nel Bel Paese ma anche nel continente europeo. Si pensi a Marine Le Pen in Francia, a Orbàn in Ungheria, a Matteo Salvini in Italia. In tutte queste proposte si confrontano come due poli del discorso e della propaganda politica la paura e la comunità. E il cortocircuito è spesso tale che la promessa di costruzione di una comunità cresce sulla paura, sulla sua incentivazione, sui confini che essa è destinata a gettare come palizzate davanti a chi viene da fuori. E questo approccio al fenomeno dell'immigrazione, sottovalutato nella sua forza e nel suo senso, è vissuto piuttosto con spirito d’assedio. Appaiono così lontane le utopie di un federalismo nostrano, che cresceva su una cultura da strapaese coltivata dai dialetti regionali e provinciali. I cartelloni stradali, all'ingresso dei paesotti brianzoli conquistati dalla Lega Nord, cui veniva sottratta una lettera e aggiunto un accento per mimare il vernacolo locale e per la disperazione autentica dei camionisti venuti da fuori. Un vicinato vissuto come trincea non ha retto la prova della politica, perché troppo demodé e troppo poco intelligente. Non è successo così agli autori e agli attori della compagnia dei Legnanesi che hanno invece avuto la genialità di interpretare e portare sulle scene il vissuto di antichi cortili, aggiornato con le forme della secolarizzazione che hanno invaso la pianura padana. Ma il vero tallone d'Achille del giovane e nuovo leader Matteo Salvini non è non aver studiato né creduto al federalismo di Cattaneo o alla scienza geopolitica di Gianfranco Miglio. Salvini ha abbandonato le sceneggiate dei giochi dei Celti (non si conoscono i Celti, e come sarà mai possibile stabilire le modalità del loro divertirsi?) e si è progressivamente spostato su posizioni ipernazionaliste sostituendo Obelix al dio Po. La vera abiura si è compiuta sostituendo all'ideologia del localismo l'ossessione dei sondaggi: non importa difendere una tradizione federale, neppure importa di stabilire i confini di una piccola patria, ma quel che conta è vincere le elezioni. La lotteria dei simboli e la lotteria delle urne: un'autentica sottomissione nei confronti di quei responsi dei quali Pareto diceva che avrebbe preferito giurare sul Decamerone, pur di arrivare al potere.
L'omologazione di tutte le posizioni in campo, da destra a sinistra passando per il centro, è ad un tempo totale e scoraggiante. Così la politica ha decretato il proprio totale assoggettamento ai poteri, rinunciando alla critica, all'interpretazione dei bisogni di quelle che un tempo chiamavamo masse popolari, ad ogni possibile progettualità pur di installarsi al potere.

È la vittoria dell'idolo, quotidiana e banale. La sottomissione al potere demoniaco del potere. E ha ragione a questo punto Severino, il grande filosofo che ama definirsi ateo: "Non siamo noi che prendiamo il potere; sono i poteri che prendono noi". 

venerdì 13 febbraio 2015

LIBERTÀ E FOTOGRAFIA
di Angelo Gaccione


                                Piazza Tien An Men: “A mani nude per la libertà”
                                Un manifestante solitario sfida i carri armati cinesi.

Numerosi sono i simboli della lotta per la libertà immortalati nel corso della storia, da quando per la prima volta è apparsa la fotografia. Negli anni a noi più vicini, la foto del ragazzo cinese che reggendo fra le mani due sacchetti di plastica (presumibilmente con la spesa da poco acquistata in uno dei negozi lì attorno), si para davanti ad una fila di minacciosi carri armati, sulla piazza Tien An Men il 5 giugno a mezzogiorno del 1989, inveendo risolutamente contro i soldati, ha dello straordinario. Ricordiamoci che il giorno prima quei tank, agli ordini del regime comunista, si erano resi già protagonisti della carneficina di studenti e operai su quella stessa piazza. Di quell’intrepido disarmato piccolo eroe, il mondo non sa nulla; con molta probabilità il regime comunista lo ha seppellito in qualche lager per farlo successivamente sparire, assassinandolo. Nel corso degli anni si è cercato di dare un volto e un’identità a questo giovane ribelle, ma senza successo. Impostori e speculatori hanno cercato di intorbidare le acque: chi spacciandosi per lui, chi inventandogli un nome poi risultato falso. Dunque il mondo non possiede di lui che l’incredibile fotografia che il fotografo Jeff Widener della Associated Press gli ha scattato dalla finestra di un albergo di Pechino che si affacciava sulla piazza, e che lo coglie di spalle. Non sappiamo nulla di lui, e tuttavia c’è in quella foto tutta la forza della libertà che promana da un piccolo uomo disarmato, ritto ai piedi di un gigante di acciaio munito di cannone, e si erge, sovrasta e spaventa quel mostruoso simbolo di oppressione, che infatti non spara. Tenta di schivarlo con goffe e pachidermiche virate a destra e a sinistra, finché è costretto a fermarsi. L’uomo della calotta non spara; vorrei tanto illudermi che se ha desistito, se ha contravvenuto ad un ordine criminale ed ingiusto dei superiori, lo ha fatto non solo perché era un ordine ingiusto, un crimine contro un ragazzo disarmato, ma perché è prevalso il lui la sua essenza umana. E perché, come nella poesia del poeta e drammaturgo tedesco Berltolt Brecht, l’uomo ha un difetto: può pensare



LA MUSICA CONTRO I TIRANNI


“Pianoforte per il Berkut”. Un manifestante di Euromaidan suona per gli uomini delle forze speciali (le squadre Berkut). La foto è stata scattata 7 dicembre 2013 da Oleg Mazech.

Invitato dalla mia amica ucraina, Marta Dyachyshyn, sono stato recentemente al Consolato Generale dell’Ucraina di Milano a vedere una dolorosa e tragica mostra sui martiri di piazza Maidan del dicembre 2013, ora ribattezzata “Euromaidan” per ricordare al mondo che i manifestanti avevano solo una colpa: chiedere di essere ritenuti parte integrante della nazione europea, perché tali si sentono per cultura, sentimenti e fede. Come siano andate le cose lo abbiamo visto, e la situazione è precipitata, purtroppo, rapidamente verso la guerra. Fra le foto di quella mostra ce n’è una che, come il giovane oppositore di piazza Tien An Men assurge, a mio avviso, a simbolo altrettanto perentorio di nonviolenza e di libertà. Come la foto che ritrae il giovane cinese, anche questa ha dell’incredibile e del miracoloso. In una piazza spettrale di un inverno gelido e livido, un musicista solitario, un pianista, sfida con le sue note, con la dolcezza della sua musica, un ventaglio di poliziotti (le famigerate squadre speciali Berkut) schierati minacciosi davanti a lui. Anche questo splendido simbolo di libertà è colto di spalle dal fotografo Oleg Mazech, e anche di lui non conosciamo il nome. Marta non è riuscita a scoprirne l’identità, ma a noi basta il suo gesto, la sua presenza nella piazza, il suo pianoforte e le note che volano in alto, verso il cielo.    





VOLTAGABBANA
Scelta Civica: un mare di opportunità da cogliere
di Paolo Maria Di Stefano

Scelta Civica: parlamentari in vendita
Il Presidente del Consiglio è un uomo fortunato, come lo sono tutti coloro ai quali si presentano delle opportunità. Ultima in ordine di tempo la possibilità di dimostrare la serietà e la coerenza più volte vantate: sarebbe bastato non accogliere quei “transfughi con poltrona” particolarmente efficienti nell’arte del mimetismo e dell’inerzia e dell’opportunismo, qualità delle quali qualcuno di loro ha dato più di una prova in quella “vita civile” che avrebbe dovuto prepararlo alla “salita in politica”. 
Il correre ad occupare un posto sul carro del vincitore è abitudine generalizzata quanto inveterata, soprattutto in politica, ma non solo. E sempre, senza eccezione alcuna, ha dimostrato e dimostra la prevalenza accordata agli interessi personali, proprio quelli che in Politica dovrebbero esser dimenticati. È possibile che nell’ultimo (per ora) episodio non si sia trattato di compravendita, ed anche è pensabile che il Presidente del Consiglio sia stato preso alla sprovvista, ma una cosa è certa: gli otto/nove “viaggiatori” se qualcosa di positivo hanno fatto lo hanno realizzato inconsciamente a favore di Scelta Civica, liberando il nebbioso partito da presenze inutili quanto ingombranti.
E dal momento che gli incarichi di Governo affidati ad alcuni di loro non lo sono stati per riconosciuta e dimostrata capacità politica e gestionale, bensì soltanto per assicurarsi un appoggio, io credo che il PD non avrebbe nulla da perdere se, in  nome della coerenza e della onestà politica e delle capacità, rifiutasse di far loro posto, magari a costo di un rimpasto di Governo, con ciò dimostrando di saper cogliere le occasioni nell’interesse dello Stato e della Politica, oltre che del partito. È ben vero che gli interessi personali sono e rimangono la vera “causa” che induce più di qualcuno a “fare Politica”, ma a me sembra anche vero che proprio per questo un qualsiasi professionista della Politica dovrebbe prestare la massima attenzione a chi imbarca nel carro che guida: dovrebbe sapere che si tratta di una semplice tappa nell’attesa dell’avvistamento di un prossimo vincitore. E se dovessi fare una previsione, credo che qualcuno degli emigrati da Scelta Civica non tarderà ad offrirsi a quella destra più o meno collegata al centro che, proprio per ragioni di bottega, sembra cercare di ricompattarsi. Non si è trattato, infatti, di un pensiero politico, sia pure ondivago e appena accennato: i transfughi sono stati animati soltanto dalla certezza che le ambizioni di cui sono portatori è possibile si realizzino se si sta dalla parte di chi detiene il potere, almeno quello sufficiente per chiedere di occupare qualche poltrona di prestigio, in Italia o in Europa.
È anche vero che “nihil sub sole novi”. La rottura del patto del Nazareno sembra dovuto alla volontà di proteggere interessi personali meglio di quanto non si sia riuscito a fare fino ad ora. E allora, dinanzi al rischio che un giovane Presidente del Consiglio faccia una questione di principio del non scendere a compromessi più che tanto, meglio mettersi in stand-by: gli eventi avranno una evoluzione e non è detto che ai transfughi non venga fatta un’offerta, più probabile se  non si tratta di gente dalla collocazione politica certa.
L’unica cosa certa, a me sembra essere la dimostrazione della inaffidabilità di soggetti che, in gran parte parvenus della Politica, ha contribuito al “non fare” o al “fare troppo poco pur parlando molto” di cui l’attuale Governo è  accusato.
Ecco, allora, anche un’occasione per Scelta Civica: chiedere che le poltrone a suo tempo assegnate siano ricoperte da personaggi che godano (almeno) la fiducia del Partito.
E dunque, operare per un rimpasto che avrebbe, tra l’altro, il vantaggio di rafforzare il Governo nella immagine degli elettori. E le dimissioni da tutti gli incarichi rimasti agli iscritti potrebbe essere la mossa giusta. Scelta Civica ha la possibilità, muovendosi intelligentemente e in fretta, di lanciare sul “mercato della Politica” tutta una serie di proposte che, se ben formulate e comunicate, potrebbero da un lato spiazzare i nostri “politici d’abitudine e mestiere e d’opportunismo”; dall’altro, richiamare l’attenzione anche operativa di quel “popolo sovrano” che continua a subire le chiacchiere dei politici vecchia maniera, da nessuno e in nessun modo sostituiti.
Salvo per un aspetto: la “vendita” di una asserita capacità di “fare in fretta”.
E forse è fin troppo facile. Scelta Civica potrebbe farsi paladina di un metodo di pianificazione di gestione della produzione e dello scambio dei prodotti della Politica; e del cambiamento “vero” della materia elettorale, sottoponendo pianificazioni di gestione e non parole al giudizio del popolo degli elettori; e della scelta corretta dei “responsabili di gestione” dello Stato e del modo “reale” di valutazione del loro operato; e di una pianificazione di gestione degli scambi relativi a quella forma di marketing finanziario che è il fisco; e di una pianificazione di gestione della “formazione e della cultura” in questo disgraziato Paese; e di un piano di gestione affidabile per il turismo; e un altro par l’agricoltura… Che significa anche: Scelta Civica ha un’occasione per richiamare l’attenzione del “popolo sovrano” sulla Economia, il cui reale problema non è il continuare a crescere così com’ era, bensì il “come rinnovarsi e cambiare” in vista di una migliore e più equa e più giusta soddisfazione dei bisogni di tutti. E tutto questo mentre il PD si dimostra tutto men che granitico; i 5Stelle continuano a non elaborare la benché minima proposta; la Lega propugna separatismi, egoismi, razzismi di tutti i tipi e nessuna vera alternativa in economia; Forza Italia, sia pure con qualche singulto, appare sempre di più inchinata agli interessi di un padre-padrone ormai in gran parte obsoleto. Gli altri…




giovedì 12 febbraio 2015


Il made in Italy eccelle in Perù ​con gli aerei e le navi da guerra
di Antonio Mazzeo

Cambiano i governi ma lo schifo è lo stesso: continuiamo ad esportare morte e guerra


Nuovi affari in America latina per il complesso militare industriale italiano. Il ministero della Difesa del Perù ha firmato con Alenia Aermacchi (gruppo Finmeccanica) un contratto del valore di 100 milioni di euro circa per la fornitura di due aerei da trasporto tattico C-27J “Spartan”. Con questo contratto sale a quattro il numero complessivo degli “Spartan” ordinati dall’Aeronautica militare peruviana: nel dicembre 2013 era già stata commissionata ad Alenia Aermacchi la produzione di due aerei C-27J, con relativo supporto logistico integrato, addestramento piloti, assistenza tecnica e non meglio specificati “equipaggiamenti speciali”. I primi due “Spartan” saranno consegnati entro qualche mese alla Fuerza Aerea del Perù, mentre quelli relativi al secondo ordine, tra il 2016 e il 2017. Il Perù sarebbe intenzionato però ad acquistare complessivamente 10-12 “Spartan” per sostituire progressivamente gli Antonov AN-32 di costruzione russa.
I velivoli  made in Italy saranno gestiti dal Grupo Aéreo nº 8 con base a Callao, sulla costa centrale del Perù e saranno utilizzati per il trasporto truppe e mezzi di guerra, il lancio di paracadutisti, il rifornimento logistico e secondariamente, per interventi di ricerca e soccorso, protezione civile ed evacuazione sanitaria. “Il C-27J Spartan è stato scelto grazie alla capacità di operare in modo sicuro ed efficiente e a costi competitivi in tutti gli scenari operativi del Paese dell’America Latina, incluse attività su piste non preparate delle Ande e dei numerosi aeroporti locali”, ha affermato l’amministratore delegato di Alenia Aeronautica, Giuseppe Giordo. “Il processo di selezione da parte del ministero della Difesa del Perù è durato circa tre anni. Alenia Aermacchi aprirà un ufficio di collegamento a Lima, con funzioni logistiche e di rappresentanza commerciale in considerazione della consistenza del programma peruviano, che apre interessanti scenari di mercato in tutta l’America Latina”.
Lo “Spartan” può imbarcare sino a 11 tonnellate di carico (compresi 60 militari o 46 paracadutisti), ha una velocità di crociera di 583 Km/h e un raggio d’azione compreso tra i 4.260 e i 5.926 Km, a secondo del carico trasportato. Oltre che dal Perù, il C-27J Spartan è già stato ordinato dalle forze aeree di Italia, Grecia, Bulgaria, Lituania, Romania, Marocco e Slovacchia, nonché dagli Stati Uniti, dal Messico, dall’Australia e dal Ciad, per un totale di 80 velivoli.
La vendita dei velivoli di Finmeccanica al Perù rientra nel quadro della collaborazione in campo militare avviata tra Italia e Perù nel 2002 e suggellata otto anni dopo dalla firma di un Memorandum di Cooperazione nel campo della Difesa e Sicurezza e dei Materiali per la Difesa. L’8 maggio 2014, la ministra della Difesa Roberta Pinotti, il Capo di Stato Maggiore, amm. Luigi Binelli Mantelli e il Segretario generale della Difesa, gen. Enzo Stefanini hanno incontrato a Roma il ministro della Difesa peruviano Pedro Cateriano Bellido. “Nel clima di grande cordialità che è alla base dei rapporti tra i due Paesi (i cui Ministri si sono incontrati per la terza volta nel giro di un anno) è stato confermato l’interesse a consolidare ogni iniziativa di formazione e addestramento del personale militare peruviano negli Enti e Istituti italiani”, riporta la nota emessa dal Ministero. “Il Ministro Pinotti, recependo l’intenzione del Perù di avvicinarsi all’Alleanza euro-atlantica, ha assicurato il pieno supporto italiano. In tale ottica, oltre ad attività addestrative e di formazione congiunta, è stato evidenziato come l’affiancamento di contingenti peruviani alle unità italiane favorirebbe la conoscenze delle modalità operative della Nato e dell’Unione europea”. A conclusione del vertice, il ministro peruviano si è recato in visita presso gli stabilimenti di Alenia Aermacchi di Caselle Sud, dove vengono assemblati gli “Spartan”.
Nel maggio 2013, lo stesso Cateriano Bellido era stato ospite dell’allora ministro della Difesa Mario Mauro, per approfondire le modalità di un ulteriore rafforzamento della cooperazione tra le forze armate dei due Paesi e verificare la possibile acquisizione da parte del Perù di sistemi di difesa aerea di produzione italiana. Ai colloqui partecipò pure una delegazione dell’Aeronautica militare peruviana, guidata dal Capo di Stato Maggiore, gen. Jaime Marin Figueroa Olivos, che successivamente di recò in visita presso il Centro Sperimentale di Volo di Pratica di Mare (Roma) e presso il 2° Stormo di Rivolto (Udine). Alla fine dell’ottobre 2013, fu il ministro Mauro a recarsi a Lima per incontrare il Presidente della Repubblica Ollanta Humala Tasso e le maggiori autorità politico-militari locali. “Il governo italiano ha sottolineato la disponibilità a consolidare le iniziative nel settore della formazione delle Forze Armate peruviane”, dichiarò Mauro a conclusione dei colloqui. “In particolare, sono già stare avviate diverse iniziative, come ad esempio l’addestramento dei piloti peruviani da parte dell’Aeronautica Militare mentre sarà incrementata la collaborazione tra le Marine dei due Paesi, attraverso soluzioni tecnologiche adeguate - incluso l’addestramento degli operatori - che possano consentire l’estensione della rete Trans Regionale Maritime Network (T-RMN) nell’area peruviana, a beneficio della sicurezza marittima”. Una ventina di giorni dopo, il personale del cacciatorpediniere “Francesco Mimbelli”, ormeggiato presso la Stazione navale di Taranto, accoglieva una delegazione della Marina da Guerra del Perù. “Durante la visita, i militari peruviani hanno avuto modo di manifestare notevole interesse nei confronti dell’unità navale per le spiccate capacità multiruolo emerse negli scenari caratterizzati da minaccia tridimensionale e per la versatilità d’impiego che ne consente un proficuo e prolungato utilizzo in differenti contesti caratterizzati da minacce asimmetriche”, riportò il Comando della Marina italiana. Le trattative tra il governo peruviano e Fincantieri per l’acquisizione del cacciatorpediniere sono ancora in corso.

Il Perù vanta consolidati rapporti con l’industria bellica italiana. Negli anni ‘80 furono acquistati diversi addestratori Aermacchi MB.339; negli anni ‘90 fu la volta di quattro fregate della classe “Lupo” prodotte da Fincantieri, a cui si sono aggiunte tra il 2005 e il 2006 altre quattro fregate della stessa classe già appartenute alla Marina militare italiana e ribattezzate come “Aguirre”. Nell’aprile 2010, l’azienda italiana Selex Sistemi Integrati, anch’essa del gruppo Finmeccanica, si è aggiudicata un contratto con la Marina del Perù per la fornitura di due radar di scoperta multifunzionali 3D KRONOS NV da installare a bordo delle fregate “Aguirre”. I nuovi radar navali sono stati progettati per essere impiegati sia per operazioni in alto mare, sia in scenari più complessi, come quello costiero, inclusi gli ambienti caratterizzati da forti contromisure elettroniche. “I sensori supportano ruoli operativi sempre più impegnativi grazie alla capacità di passare dalla funzione di rilevamento, a quella di monitoraggio e identificazione dei bersagli in tempi brevissimi”, affermano i progettisti di Selex-Finmeccanica. “L’elevata agilità di frequenza in banda larga de KRONS NV garantisce eccellenti contro-contro misure elettroniche e la bassa potenza di picco rende trascurabile la possibilità di essere intercettato”. E così, ancora una volta, il Sistema Italia va alla guerra…

mercoledì 11 febbraio 2015

Un libretto che ci causa tanti guai
Questa petizione sarà consegnata a:
Ministro della Salute Beatrice Lorenzin
Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi

Marco Gentili

Spreco di denaro pubblico. Disagi per chi avrebbe bisogno di un aiuto. Mortificazione della ricerca tecnologica. Crisi delle aziende. Questa lunga serie di costi sociali nasce da un volumetto piccolo piccolo: il “Nomenclatore tariffario per protesi e ausili”, un prontuario.

Tarquinia. Questo prontuario elenca quali strumenti -dalle carrozzine, alle stampelle, passando per ginocchi artificiali e protesi di ogni tipo- ciascun disabile può (e deve) ottenere gratuitamente dallo Stato. Parliamo degli ausili e delle prestazioni connesse che il Servizio sanitario nazionale eroga gratuitamente alle persone con invalidità accertata.
Il “Nomenclatore tariffario per le protesi” è stato varato nel 1999. Doveva essere un elenco provvisorio: è vigente da 14 anni. Non è mai stato aggiornato.
La legge prevede un aggiornamento ogni due anni. Il motivo è semplice: la tecnologia avanza, migliora la qualità di protesi e ausili, quindi è necessario che il “prontuario” sia adeguato ai tempi, per fornire ai disabili le migliori condizioni possibili. Non solo. Cambia la tecnologia, mutano anche i prezzi, che in alcuni casi diminuiscono e in altri aumentano: l’aggiornamento del prontuario -va da sé- è indispensabile anche per il mercato: sia per i fornitori che vendono, sia per il servizio pubblico che acquista, sia per gli imprenditori che producono. E invece niente: da 14 anni, i prezzi sono rimasti sostanzialmente gli stessi.
Mi chiamo Marco Gentili, sono il Co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, sono nato Tarquinia, in provincia di Viterbo, il 5 settembre 1989. La mia condizione di disabilità è dovuta alla Sclerosi Amiotrofica Laterale Familiare, una malattia progressiva e devastante, che mi costringe su una sedia a rotelle e mi impedisce di parlare e limita molto la mia capacità di autonomia.
Fin da adolescente ho coltivato l’interesse per la sfera politica e dal febbraio 2008 sono entrato a far parte, in prima linea, degli Studenti Luca Coscioni, battendomi così per la Libertà di Ricerca Scientifica e non solo. La costante volontà di essere attivo e propositivo mi ha ispirato a dar vita al progetto radiofonico Frazione Handicap dedicato a queste problematiche.
Mi sono laureato il 1 marzo 2012 in Scienze Politiche e alle elezioni amministrative nella cittadina natale di Tarquinia ho conquistato l’incarico di Consigliere comunale. La promozione di vie di legalità, trasparenza e maggiore chiarezza nell’amministrazione comunale rappresenta uno dei miei principali obbiettivi. L’analisi del rapporto tra costituzione e ricerca sul caso delle cellule staminali è stato l'oggetto della mia tesi di Laurea Magistrale prima del Master in Istituzioni Europee per Consulenti d’Assemblea. In questi anni il mancato aggiornamento del nomenclatore tariffario ha inciso sulla vita di molti come sulla mia, privandola di ausili utili sia in termini di postura fisica, sia a livello comunicativo. In particolare la mia scoliosi, che mi provoca non pochi problemi di postura, difficoltà nel riposo notturno e spesso dolori lancinanti, è in parte frutto di una scarsa disponibilità degli ausili necessari, dovuta proprio al mancato aggiornamento del nomenclatore, che ricordo è fermo dal 1999. Dopo i vari annunci che si sono succeduti in questi ultimi mesi, ho aspettato con ansia la comunicazione, trasmessa in streaming, del Ministro Beatrice Lorenzin e della Dott.ssa Silvia Arcà del 4 febbraio 2015 in Commissione Igiene e Salute ma mi sono accorto con grande delusione e preoccupazione che, invece di spiegare un nuovo sistema più trasparente, accessibile on line, comprensibile nella possibilità di conoscere i modelli di ausili ottenibili e le modalità con cui ottenerli, un nomenclatore al servizio di noi, persone con disabilità e quindi spesso con difficoltà a muoverci, la grande parte dei discorsi si è concentrata sulla difesa delle gare d’appalto per la fornitura degli ausili di serie. Il vero fine degli acquisti deve essere quello di procurare un prodotto adeguato ai singoli bisogni della persona che lo utilizzerà, in modo tale da migliorare per questa la qualità della vita.
Che siano messi a disposizione mezzi e strumenti di alta tecnologia e all’avanguardia è quindi importante ma occorre separare quelli standard, come i letti, i materassi, i sollevatori, i montascale, ecc. che NON devono essere scelti sulla base delle singole differenti situazioni delle persone a cui sono destinati e che, quindi, potrebbero anche essere acquistati in quantità con gare d’appalto, da quelli invece che devono essere scelti, nella gamma di ausili disponibili, per trovare quello più adatto alla persona. Mi sembra facile da capire che il mio bisogno di un letto o di una carrozzina standard per un breve spostamento, o di un ausilio per il bagno è ben diverso dal mio bisogno di una carrozzina su cui devo vivere tutta la giornata!
Chi deve ogni giorno usare concretamente gli ausili per poter vivere il più autonomamente possibile sa bene che è poco razionale acquistare un ausilio di base per poi fare delle lavorazioni.
Quali sono i veri motivi per cui, invece di adottare un sistema, vigente in tutta Europa, che permette di scegliere, nell’ambito degli ausili disponibili, quello più adatto magari fissando, per ogni categoria, un tetto massimo di spesa per ogni tipologia, si cerca di forzare il sistema dei grandi appalti pubblici per utilizzarlo in un ambito che non gli è proprio?
Il modo più efficace per fornire ausili adeguati esiste, permette il controllo della spesa ed il controllo dell’oggetto che viene fornito (per essere sicuri che venga dato proprio quello che lo Stato paga) ed è la registrazione, per ogni tipologia di ausilio, in un -REPERTORIO- di tutti i modelli fornibili con costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale, in modo tale che la scelta possa essere chiara e condivisa tra prescrittore ed assistito, anche e soprattutto nel pieno rispetto della dignità di chi, su quell’ausilio, deve passare la sua vita.
Il sistema che stanno prefigurando il Ministro Beatrice Lorenzin e la Dott.ssa Silvia Arcà, in realtà, non rispettando le giuste esigenze delle singole persone, costringerà chi ha esigenze particolari e per questo vuole un prodotto adeguato a comprarselo da solo. Così facendo si curano certamente gli interessi delle lobby che lucrano sugli appalti, non certo quelli delle persone con disabilità.
Mi rivolgo al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, quindi, chiedendole di approvare al più presto un decreto che contempli un sistema di fornitura aggiornato negli elenchi e giusto nelle procedure, e al Governo, nella persona di Matteo Renzi, chiedendo di far approvare questo decreto, giusto perché rispettoso dei bisogni e dei diritti delle persone con disabilità ed in tempi brevi affinché non si perda più tempo utile.

Marco Gentili

martedì 10 febbraio 2015

MATITE IRONICHE CONTRO I FANATICI
di Maria Dilucia

WOW Spazio Fumetto dedica una mostra e un incontro a Charlie Hebdo, alla satira e alla libertà d’espressione a partire dal 7 febbraio fino al 15 marzo 2015.
Vignetta di Sandro Dossi

Quando Luigi Bona, direttore di WOW Spazio Fumetto, viale Campania12 Milano, ha proposto, con una presentazione impeccabile e piena di contenuti incontestabili, la mostra in ricordo di Charlie Hebdo e gli altri giornalisti uccisi, nella redazione parigina il 7 gennaio, alla Commissione Cultura del Consiglio di Zona 4, come ricorda bene la Presidente Rossella Traversa, la proposta è stata accettata da tutte le parti politiche, solo qualche piccolo brontolio. Certo l’importanza di Luigi Bona come figura ha impedito ai presenti di metterci limiti e le remore sono state nascoste fino all’incontro decisivo in Consiglio di Zona in cui alcune parti politiche hanno chiesto di poter vedere le vignette per decidere quale esporre e quale no! Ovviamente non volevano correre il rischio di offendere qualcuno, magari il Papa o qualche altro papabile, la risposta a questa richiesta è stato un silenzio molto significativo. Una mostra sulla satira ove le vignette devono essere supervisionate è già di per sé un aborto della satira. Ma cosa è la satira?
Sicuramente la satira non può essere usata dai potenti verso i deboli! Sicuramente la satira deve essere usata dai deboli verso i potenti!
Ecco quello che sabato mi hanno insegnato le parole e le vignette degli autori: Giorgio Salati, Andrea Di Carpegna, Don Alemanno, Vincenzo Jannuzzi, che sono intervenuti sul palco dopo la presentazione del direttore Luigi Bona, che a sua volta mi ha insegnato che in Francia la satira è più libera che da noi, perbacco siamo o non siamo il paese del Papa? Sì, lo siamo! Ancora mi ha insegnato che in Italia più che la censura è l’autocensura a limitarci! Dunque volendo potremmo osare di più! E ancora mi ha insegnato che ciò che leggiamo non è quello che l’autore ha scritto ma quello che rimane dopo essere passato dal censore! Interessante, molto interessante. Ha anche accennato Luigi Bona a un libro a cui sta lavorando, con Ivano Fossati, che raccoglie le censure di tutto il mondo, in particolare le censure sulla religione! Vedrà mai la luce questo libro?
Luigi Bona ha ben chiarito che non è la religione a cui la satira mira ma bensì la pressione e il danno che crea all’uomo. È lo stravolgimento della visione della realtà che ne consegue, stravolgimento che rende l’uomo placida  vittima dei poteri religiosi ed economici. “È più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago piuttosto che un ricco entri in Paradiso” induce il povero ad accettare la sua situazione, lo convince a subire e in silenzio, praticamente lo obbliga a non ribellarsi! Chi glielo fa fare? Tanto dopo andrà in paradiso per l’eternità!” Questo è il pensiero da irridere, da sgretolare, questo è punto che la satira vuole colpire!
La censura quando è stupida uccide! Invece quando è più sottile, dunque ancora più dannosa, è ricattatoria: “Ti tolgo visibilità, sparisci da giornali, non ti faccio lavorare se non scrivi quello che vogliamo!” Principalmente è la dipendenza economica dai giornali, che vivono quasi in simbiosi con i poteri politici, a decidere cosa pubblicare e cosa togliere dalla circolazione! E così la verità affoga in nome degli interessi, brutale sistema che abbruttisce e deteriora tutto il paese.
Chiudo con un sentito ringraziamento a Luigi Bona, a tutti coloro che hanno contribuito all’allestimento della mostra, a tutti coloro che hanno precedentemente lavorato e che continueranno a lavorare per regalarci ancora tante vignette a dispetto dei ricatti a loro imposti e tentare il quasi impossibile cioè al nero velo della falsità di accecare l’uomo! Cioè cercare il bene dell’uomo! Cioè creare una azione quasi divina! Poi dicono che la satira non ha religione!
Allego i nomi delle dodici vittime dell’attacco alla redazione di Charlie Hebdo
- Stephane Charbonnier, alias Charb, vignettista e direttore;
- Georges Wolinski, vignettista;
- Jean Cabut, alias Cabu, vignettista;
- Bernard Verlhac, alias Tignous, vignettista;
- Philippe Honoré, vignettista;
- Bernard Maris, economista ed editorialista;
- Elsa Cayat, psicologa e giornalista;
- Michel Renaud, ex consigliere del sindaco di Clermont Ferrand;
- Mustapha Ourrad, correttore di bozze;
- Fréderic Boisseau, addetto alla portineria;
- Franck Brinsolaro, poliziotto;
- Ahmed Merabet, poliziotto.

 *Sandro Dossi nasce a Monza (Milano, Italia) nel 1944. Nel 1964 inizia la collaborazione con l'editore Renato Bianconi disegnando storie del gatto Felix. Tra il 1965 e il 1975 disegna storie di personaggi come Braccio di FerroGeppoChicoPinocchio e Tom e Jerry.
Nel 1980 approda alla Disney e inizia a disegnare serie di storie con TopolinoPaperino e Paperinik (più di 200 in circa 25 anni).
Tra il 1991 e il 1993 partecipa all'avventura del nuovo Tiramolla della Casa Editrice Vallardi, disegna per Rizzoli Corriere dei Piccoli storie di Wile E. CoyoteBugs BunnySilvestroSpeedy Gonzales e il Diavolo della Tazmania (personaggi Warner Bros) nonché storie di Topo GigioPrezzemolo per la FPM Editore.
Tra il 1992 e il 1993 si occupa della formazione di nuovi disegnatori Disney presso la Epierre. Tra il 1994 e il 1995 illustra favole classiche e disegna storie della Pantera Rosa.
Disegna serie di albi "attacca e stacca" di Calimero, la famiglia SmileyFrosty, le Power GirlsDaffy Duck e altri personaggi.
Tra il 1996 e il 2004 realizza pubblicazioni di giochi per ragazzi, inserti educationalpackaging, allineandosi alle moderne richieste del mercato editoriale.
Nel 2002, all'entrata in vigore dell'euro, realizza per la Panini l'opuscolo esplicativo con un personaggio da lui ideato, Eurillo, e per la Banca Popolare dell'Emilia Romagna una guida divertente con i Flintstones (gli Antenati) che entrano nell'era della nuova moneta.
Tra il 2004 e il 2008 disegna brevi storie a fumetti dei personaggi Warner Bros per la pubblicazione G-Baby dei Periodici San Paolo. Realizza direttamente per la Warner Bros statunitense una serie di sei libri activity book con Titti e Silvestro. Per la casa editrice Play Press produce l'Enigmistica di Tom e Jerry completa di giochi e disegni, collaborando inoltre con varie pubblicazioni di giochi enigmistici.




L’Italia rafforza il proprio ruolo nel conflitto Nato-Russia
di Antonio Mazzeo

“C’è stata la richiesta da parte della Nato di prolungare per altri quattro mesi la missione dell’Aeronautica italiana in Lituania e noi abbiamo dato la nostra disponibilità”. L’annuncio della ministra Roberta Pinotti è giunto al termine del vertice dei Ministri della Difesa della Nato, tenutosi a Bruxelles il 5 e 6 febbraio scorso. L’Italia continuerà dunque ad essere in prima linea perlomeno sino ad agosto nelle operazioni aeree anti-Russia con quattro caccia multiruolo Eurofighter “Typhoon”, nell’ambito della Baltic Air Patrol (BAP), la missione Nato di pattugliamento e sorveglianza dello spazio aereo delle Repubbliche baltiche. “Era prevista una rotazione con un altro paese che doveva sostituirci, ma la Lituania si sente rassicurata dalla continuazione della nostra presenza”, ha spiegato Pinotti.
La missione dei caccia italiani nel Baltico ha preso il via il 1° gennaio dall’aeroporto militare di Šiauliai, in Lituania. I caccia, gli equipaggi e il personale provengono dal 4° Stormo dell’Aeronautica di Grosseto, dal 36° Stormo di Gioia del Colle (Bari) e dal 37° Stormo di Trapani-Birgi. Le forze armate italiane hanno assunto il comando della BAP a cui sono assegnati anche quattro caccia Mig-29 delle forme armate polacche schierati a Šiauliai, quattro Eurofigheter spagnoli di base nell’aeroporto di Amari (Estonia), quattro cacciabombardieri belgi F-16 a Malbork (Polonia).
L’Eurofigter “Typhoon” in dotazione all’Aeronautica italiana è un caccia di ultima generazione con ruolo primario di “superiorità aerea” e intercettore. Con una lunghezza di 16 metri e un’apertura alare di 11, il guerriero europeo può raggiungere la velocità massima di 2 mach (2.456 Km/h) e un’autonomia di volo di 3.700 km. Il velivolo è armato di cannoni Mauser da 27 mm; bombe a caduta libera Paveway e Mk 82, 83 e 84 da 500 a 2.000 libbre e a guida GPS JDAM; missili aria-aria, aria-superficie e antinave a guida radar e infrarossa; missili da crociera MBDA “Storm Shadow”, con oltre 500 chilometri di raggio d’azione.
La Nato opera nei cieli delle Repubbliche baltiche dall’aprile 2004 sulla base di un accordo firmato con i governi di Estonia, Lettonia e Lituania. Nel 2010 Bruxelles aveva deciso di prorogare le missioni aeree sino alla fine del 2014, ma le Repubbliche baltiche hanno ottenuto un’ulteriore estensione della BAP sino al dicembre 2018. Originariamente l’Alleanza assegnava alla “vigilanza” del Baltico quattro caccia, forniti a rotazione dai Paesi membri; successivamente il contingente è stato prima triplicato e poi quadruplicato nel 2014 con lo scoppio del conflitto in Ucraina. Secondo il sito specializzato Analisi Difesa, ad oggi i caccia italiani hanno intercettato nei cieli dell’Est Europa due velivoli russi “sospetti”: il 30 gennaio un aereo cisterna e il 2 febbraio un cargo Ilyushin 76 Candid.
Al recente vertice dei ministri della Nato è stato approvato all’unanimità il piano che modifica le azioni d’intervento ai confini meridionali e orientali dell’Alleanza. Innanzitutto è stato deciso di triplicare il numero dei militari assegnati alla Response Force (NRF), la Forza congiunta di Rapido Intervento che così potrà contare sino a 30.000 unità. Sei i paesi che guideranno a rotazione la NRF: Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, Polonia e Spagna. Il prossimo mese di giugno il Comando di Bruxelles definirà i dettagli logistici per i rafforzamento della task force, mentre la piena operatività sarà raggiunta solo dopo il vertice Nato di Varsavia previsto nel giugno 2016. Punta di lancia della NRF sarà la Very High Readiness Joint Task Force (VJTF) che opererà principalmente in funzione anti-russa. “A Bruxelles abbiamo deciso di attivare questa forza di pronto intervento con la brigata di terra Spearhead di 5.000 militari circa”, ha annunciato il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. “La Spearhead Force sarà supportata da forze aeree e navali speciali e, in caso di crisi maggiori, da due altre brigate con capacità di dispiegamento rapido”. La nuova brigata Spearhead potrà contare su sei centri di comando “immediatamente operativi” in Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania. “Se esplode una crisi, questi centri assicureranno che le forze nazionali e Nato, ovunque si trovino, possano agire subito”, ha spiegato Stoltenberg. “Essi renderanno ancora più rapidi i dispiegamenti, supporteranno la difesa collettiva e aiuteranno a coordinare l’addestramento e le esercitazioni”.

“L’Italia assicura il proprio supporto al processo di implementazione del RAP Readiness Action Plan (RAP), il piano di risposta operativa della Nato, nella certezza che garantirà all’Alleanza un insieme di strumenti idonei a rafforzare la cornice di sicurezza globale, soprattutto in risposta alle minacce derivanti dalla crisi tra Russia e Ucraina ed a quelle provenienti dall’area mediorientale e del Nord Africa”, ha dichiarato la ministra Roberta Pinotti. “Riguardo l’implementazione del RAP, all’Italia è stato chiesto di ricoprire il ruolo di Framework Nation per la costituzione della VJTF, la forza congiunta di pronto intervento basata sulla brigata Spearhead”.

lunedì 9 febbraio 2015

PER RIMANERE UMANI
TEATRO
Locandina dello spettacolo (cliccare sopra per ingrandimento)

Ricordiamo ai lettori di “Odissea” che nelle date di venerdì 13 e sabato 14 Febbraio al “Teatro Filodrammatici” va in scena “Io Camille”, scritto dalla nostra collaboratrice Chiara Pasetti, per la regia di Angelo Donato Colombo, con Silvia Lorenzo in scena nel ruolo di Camille Claudel, Massimo Popolizio voce fuori scena nel ruolo di Auguste Rodin e voce fuori scena di Anna Bonaiuto. Ispirato alla vita tragica e dolorosa di Camille Claudel, questa piéce è un appuntamento da non mancare.
[Cliccare sulla locandina dello spettacolo qui riportata per l’ingrandimento,
troverete tutti i riferimenti necessari: orari, luogo e prezzi. Buona visione]

Silvia Lorenzo
INCONTRI
Camille Claudel: la donna, l’artista.

Chiara Pasetti e Angelo Colombo saranno all’Università Statale di Milano (Via Festa del Perdono) mercoledì 11 febbraio, in Aula Crociera Alta, dalle 10.30 alle 12.30, per raccontare la vita e l’arte di Camille Claudel e le scelte drammaturgiche e registiche compiute per il loro lavoro Io. Camille. Ingresso libero e gratuito. Si ringraziano il professor Piero Giordanetti e la dottoressa Chiara Ottolini per questo incontro.

La facciata dell'Università Statale di Milano

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