IL VANGELO
DENUCIA CIÒ CHE È DISUMANO
di Don Domenico
Battaglia*

"Disumano è non operare per la pace"
E voi che
sprofondate nelle poltrone rosse dei parlamenti, abbandonate dossier e grafici:
attraversate, anche solo per un’ora, i corridoi spenti di un ospedale
bombardato; odorate il gasolio dell’ultimo generatore; ascoltate il bip
solitario di un respiratore sospeso tra vita e silenzio, e poi sussurrate - se
ci riuscite - la locuzione «obiettivi strategici». Il Vangelo - per chi crede e
per chi non crede - è uno specchio impietoso: riflette ciò che è umano,
denuncia ciò che è disumano.
Se un progetto
schiaccia l’innocente, è disumano.
Se una legge
non protegge il debole, è disumana.
Se un
profitto cresce sul dolore di chi non ha voce, è disumano.
E se non
volete farlo per Dio, fatelo almeno per quel poco di umano che ancora ci tiene
in piedi.
Quando i
cieli si riempiono di missili, guardate i bambini che contano i buchi nel
soffitto invece delle stelle. Guardate il soldato ventenne spedito a morire per
uno slogan. Guardate i chirurghi che operano al buio in un ospedale sventrato.
Il Vangelo non accetta i vostri comunicati “tecnici”. Scrosta ogni vernice di
patria o interesse e ci lascia davanti all’unica realtà: carne ferita, vite
spezzate.
Non chiamate
«danni collaterali» le madri che scavano tra le macerie.
Non chiamate
«interferenze strategiche» i ragazzi cui avete rubato il futuro.
Non chiamate
«operazioni speciali» i crateri lasciati dai droni.
Togliete
pure il nome di Dio se vi spaventa; chiamatelo coscienza, onestà, vergogna. Ma
ascoltatelo: la guerra è l’unico affare in cui investiamo la nostra umanità per
ricavarne cenere. Ogni proiettile è già previsto nei fogli di calcolo di chi
guadagna sulle macerie. L’umano muore due volte: quando esplode la bomba e
quando il suo valore viene tradotto in utile.
Finché una
bomba varrà più di un abbraccio, saremo smarriti. Finché le armi detteranno
l’agenda, la pace sembrerà follia. Perciò, spegnete i cannoni. Fate tacere i
titoli di borsa che crescono sul dolore. Restituite al silenzio l’alba di un
giorno che non macchi di sangue le strade.
Tutto il
resto - confini, strategie, bandiere gonfiate dalla propaganda - è nebbia
destinata a svanire. Rimarrà solo una domanda: «Ho salvato o ho ucciso
l’umanità che mi era stata affidata?».
Che la
risposta non sia un’altra sirena nella notte.
Convertite i
piani di battaglia in piani di semina, i discorsi di potenza in discorsi di
cura. Sedete accanto alle madri che frugano tra le macerie per salvare un
peluche: scoprirete che la strategia suprema è impedire a un bambino di perdere
l’infanzia. Portate l’odore delle pietre bruciate nei vostri palazzi: impregni
i tappeti, ricordi a ogni passo che nessuno si salva da solo e che l’unica
rotta sicura è riportare ogni uomo a casa integro nel corpo e nel cuore. A noi,
popolo che legge, spetta il dovere di non arrenderci. La pace germoglia in
salotto: un divano che si allunga; in cucina: una pentola che raddoppia; in
strada: una mano che si tende. Gesti umili, ostinati: “tu vali” sussurrato a
chi il mondo scarta. Il seme di senape è minimo, ma diventa albero. Così il
Vangelo: duro come pietra, tenero come il primo vagito. Chiede scelta netta:
costruttori di vita o complici del male. Terze vie non esistono.
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