UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 7 giugno 2015

INGRID FLITER AL CONSERVATORIO

Ingrid Fliter

Martedì 9 Giugno alle 21:00, la grande pianista Ingrid Fliter sarà la solista d'eccezione del concerto che l'Orchestra UniMi, diretta da Alessandro Crudele, eseguirà nella Sala Verdi del Conservatorio.
In programma il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra op. 21 di Chopin.
A seguire, in "prima" milanese, Love's Geometries di Fabio Vacchi (che l'Orchestra UniMi ha eseguito in prima assoluta lo scorso Settembre al Teatro Olimpico di Vicenza) e Romeo e Giulietta di Caikovskij.
In occasione del concerto, nel foyer della Sala Verdi saranno eccezionalmente esposti alcuni dipinti di Ingrid Fliter.
Ingresso libero e gratuito sono ad esaurimento dei posti.

Ingrid Fliter al pianoforte

Orchestra UniMi
Ufficio Stampa
via Sant'Antonio 12 Milano
LEANDRO FOSSI

ALLA CASA MERINI

RENATO SEREGNI A MONZA

sabato 6 giugno 2015

GIARDINO DEI GIUSTI
Gabriele Nissim risponde alle nostre domande e ai dubbi sollevati da Comitati e cittadini.

“Odissea” ringrazia sentitamente Gabriele Nissim per avere accolto il nostro invito, e ne apprezza la disponibilità e la sensibilità. Conosciamo da anni il suo rigore di uomo e di intellettuale, e non abbiamo mai dubitato delle intenzioni morali che muovono il suo operato,
in questa vicenda. Aspettiamo ora anche le risposte del sindaco Pisapia. Naturalmente le pagine del giornale sono a disposizione di quanti vorranno intervenire in maniera propositiva. 



Caro Nissim,
questa lettera-intervista perché continuano ad arrivare alla Redazione di “Odissea”, giornale che dirigo da diversi anni, e sul quale scrivono prestigiose personalità italiane ed internazionali, lettere allarmate e lamentele sulla vicenda del Monte Stella. Comitati e cittadini (assolutamente non ostili alla  Amministrazione Comunale e alla sua Giunta) ritengono che la scelta di fare un intervento invasivo nel parco, seppure meritorio come quello di rendere più evidente il “Giardino dei Giusti”, ne snaturerebbe significati e simboli. Stanno anche approntando una lettera al Sindaco e alla città per una raccolta di firme che in seguito verranno consegnate a Palazzo Marino, perché venga bloccata la decisione. Sotto quelle zolle ci sono le macerie, il dolore e le memorie di tante vite dei milanesi e della loro città.
Il Monte Stella è: luogo di memorie sacro ai Milanesi, monumento storico-architettonico di altissimo valore simbolico, creato dall'architetto Piero Bottoni con le macerie della guerra.
Il Giardino dei Giusti è ospitato sul Monte Stella dal 2003 con un regolamento che ne raccomanda la cura e la conservazione della connotazione originaria. Chiediamo quindi di impedire la realizzazione dell'attuale progetto di trasformazione del Giardino dei Giusti in una “imponente opera a sé stante” in contrasto con il parco che la ospita, vi si sovrapporrebbe, sottraendone l'alta e sacra simbolicità che il Monte Stella rappresenta per tutti i Cittadini Milanesi. (dott. Francesco Saverio Lanza Comitato Bonola).

Il Giardino così come è non ha bisogno di nessuna aggiunta, né manomissione, né trasformazione. Deve essere lasciato allo stato attuale che è pieno di poesia e di incanto. Il progetto di ristrutturazione finanziato da Gabriele Nissim detto ipocritamente di "riqualificazione", distrugge il Giardino. Ecco la ragione della comprensibile protesta sollevata dagli abitanti delle zone affezionati ad un amato luogo che hanno visto fiorire e crescere ricco di verde e di alberi.”
(dott. Jacopo Gardella - architetto e urbanista).

Potrei continuare sottoponendo alla tua attenzione, una marea di lettere di questo tenore, ma sarebbe noioso e ripetitivo. In qualità di scrittore ho dedicato a questa città un certo numero di libri:
1. "Milano la città e la memoria"
2. "Poeti per Milano"
3. "Milano in versi"
4. "Milano città narrata" (ben 4 edizioni. Questo volume è stato presentato anche in Galleria, all'Urban Center del Comune di Milano, ed è tuttora fra i più venduti in città). Senza contare un romanzo, ben 5 libri di racconti (tutti ambientati a Milano e fra le sue vie e strade) e la tonnellata di articoli, in difesa di luoghi, palazzi storici, tradizioni, memorie e quant'altro. In età molto giovane il Comune di Milano mi diede un premio (cerimonia nella Sala dell'Orologio) per la mia sensibilità verso i problemi della città, e qualcuno voleva proporre il mio nome per l'Ambrogino d'Oro con la motivazione di aver scritto "la più bella poesia di un non milanese dedicata a Milano". Ma il più bel premio per me è prendersi cura della città e difenderla, il resto non conta. Si deve anche alle battaglie civili di "Odissea" che dirigo da circa 12 anni, se ci siamo liberati da un'amministrazione pessima come quella della Moratti; e si deve a "Odissea" se è stato rimosso l'amianto da alcune strutture pubbliche: Policlinico, Uffici comunali di via Larga, e così via. Ma sono tante le battaglie culturali e civili che ci vedono attivi da sempre. Personalmente ho partecipato alla manifestazione indetta dalla sua Giunta Comunale per ripulire il pezzo di città sfigurata dagli episodi del 1° Maggio, e ho sfilato da Cadorna fino alla Darsena, per unire la mia voce alla protesta: Nessuno tocchi Milano. Credo in questi oltre 40 anni di vita a Milano, di avere espresso il mio amore verso la nostra città, in maniera pubblica e continua; dunque in ragione di ciò ti chiedo di rispondere alle domande qui allegate, per tranquillizzare i numerosi cittadini che si sono rivolti a noi e sforzarsi di trovare un’alternativa. Queste domande e risposte saranno pubblicate sulle pagine di “Odissea”, in modo che il quartiere e i cittadini milanesi ne possano venire a conoscenza. Ecco le domande.


Gaccione: Tu sei un intellettuale intelligente e sensibile ed alla tua sensibilità e al tuo impegno si devono la nascita del “Giardino dei Giusti”. Non potrebbe il parco continuare ad accogliere come ora l’inserimento di piante, con le finalità per cui il “Giardino dei Giusti” è nato, senza ulteriori interventi? 

Nissim: abbiamo chiesto di “riqualificare” il giardino perché ora non ha un’ identità ben visibile e una funzionalità adatta a sostenere il messaggio che vuole trasmettere. Andando al Monte Stella non si individua dov’è il giardino neppure se si è lì a fianco, e anche quando si arriva nella zona dedicata agli alberi dei Giusti, si fa fatica a identificarlo, i cippi sono immersi nell’erba, non ci sono punti di riferimento, tutto è anonimo. I ragazzi che arrivano al giardino per le visite guidate con gli insegnanti, ad esempio nell’ambito del progetto “adotta un Giusto” proposto da Gariwo, non hanno un minimo di struttura a cui appoggiarsi per svolgere l’attività didattica che li ha spinti alla visita. Riqualificazione non è un termine ipocrita. È una necessità! E non è vero che distrugge il Giardino. Chi ha a cuore il suo significato desidera che abbia un’identità forte. L’identità che gli viene assegnata da questo progetto non è affatto in contrasto con la Montagnetta e con la “sacralità” della sua origine, anzi: se il suo valore simbolico è dalle macerie alla vita, il messaggio dei Giusti è il più adeguato ad essere ospitato in questo luogo: dal male al bene, dalla persecuzione al salvataggio. E questo è proprio l’esatto motivo per cui abbiamo scelto il Monte Stella per creare il Giardino. Approfitto per correggere un’altra notizia di cattiva informazione: l’estensione del Giardino è e rimarrà sempre quella porzione di terreno destinata fin dall’inizio. Finora se ne è sfruttata solo la parte adiacente l’ingresso Nord. Ma quest’anno abbiamo esaurito lo spazio di questa prima area e con l’anno prossimo dovremo in ogni caso proseguire con i nuovi alberi verso Sud, sempre nella stessa porzione destinata al Giardino. Quindi il progetto non prevede nessun ampliamento. Un’altra precisazione è doverosa: il regolamento dell’Associazione non parla di conservazione del Giardino nello stato attuale. Semmai è lo Statuto che recita: “L’Associazione… vigila affinché il Giardino dei Giusti conservi nel tempo la propria peculiare connotazione, segnalando al Comune di Milano (Ente proprietario tenuto alla manutenzione ordinaria e straordinaria) eventuali necessità di intervento”. Ora il Comune di Milano, che fa parte anche dell’Associazione, ha concesso all’Associazione per 10 anni l’uso gratuito dell’area, proprio in vista della riqualificazione. Siamo stati noi di Gariwo a segnalare la necessità dell’intervento di cui ho esposto sopra le finalità. Il risultato è il progetto dell’arch. Valabrega, che abbiamo proposto perché lo riteniamo all’altezza del compito richiesto.


Gaccione: Non ritieni che sarebbe utile un confronto franco con i cittadini della zona interessati e i rappresentanti dei vari comitati, per un incontro chiarificatore? Un confronto diretto con te avrebbe un peso molto più significativo.

Nissim: Sono andato insieme all’arch. Valabrega alla riunione convocata in Comune con il Presidente Rizzo per esporre le modifiche che abbiamo ritenuto di apportare al progetto recependo le istanze avanzate dai cittadini della zona 8 e per confrontarci ulteriormente con le loro richieste. A parte la sproporzione del numero (erano in quindici, ciascuno con richieste ad hoc, a volte anche in contrasto tra di loro), la riunione si è svolta in questo modo: hanno parlato tutti e 15 prima ancora di lasciarci esporre il senso del progetto e le modifiche apportate. Ci hanno insultato (in senso letterale, anche il sottoscritto) e hanno insinuato che avessimo motivazioni recondite, interessi inconfessabili per sostenere questo progetto. Alla fine se ne sono andati senza neppure visionare le tavole del progetto. In una successiva riunione in Consiglio di zona a cui abbiamo, nonostante tutto, accettato di partecipare come Gariwo (era presente la direttrice Ulianova Radice) per esporre finalmente le nostre ragioni e le modifiche citate, si è verificata esattamente la stessa situazione, gli stessi insulti e le stesse insinuazioni. La prima ora è passata per contestarci le procedure di autorizzazione del progetto, che non ci riguardano (riguardano gli uffici comunali) e che sono comunque lineari e non attaccabili. Ancora una volta nessun interesse a un confronto reale sul progetto. Questo si intende per “confronto franco”? Non siamo più disposti a credere nella buona fede di questa condotta. Su invito del presidente Zambelli abbiamo lasciato la riunione. Siamo persone serie e non tolleriamo simili aggressioni e motivazioni pretestuose. Siamo abituati ai confronti veri e non siamo stupidi.


Gaccione: la tua idea non potrebbe essere realizzata in uno spazio diverso? E non potrebbe essere anche utile sentire dagli abitanti del luogo qualche loro proposta diversa? So che alcuni hanno pensato di trasferire il tuo progetto dal posto dove adesso si trova il Giardino dei Giusti in un posto vicino abbandonato e squallido, occupato dai frammenti di asfalto di una strada non più usata. Molte sono le interessanti alternative proposte o proponibili per continuare l’esempio dato dal Giardino dei Giusti, per esempio si potrebbe suggerire di adottare uno dei tanti muri degradati della città, per recuperarlo mediante l’intervento gratuito di singoli artisti e sotto la direzione di un bravo architetto. Ciascun artista si impegnerebbe a creare una mattonella su cui verrebbe inciso il nome del Giusto, e che poi verrebbe murata su quella superficie con una cerimonia pubblica. Diventerebbe visivamente una soluzione molto affascinante, ed avrebbe il merito di recuperare dal degrado uno spazio cittadino. Ci sono stati di questi interventi in varie città: Berlino, per esempio; ma anche in Calabria dove un lungo splendido muro dedicato alla poesia, attira ogni anno migliaia di visitatori. Quello qui suggerito sarebbe esclusivamente dedicato ai Giusti, e organizzato secondo i modi ritenuti più idonei. Cittadini benemeriti potrebbero adottare il muro e anche prendersene cura. Come scrive Licurgo nella sua requisitoria “Contro Leocrate”, “L’amministrazione di una città consiste nella custodia che ciascuno ne fa per la sua parte”. Credi che questa soluzione potrebbe funzionare?

Nissim: Le proposte potrebbero essere infinite. Peccato che il Giardino dei Giusti c’è già e ha una sua collocazione, il cui senso accennavo sopra. Ha una storia, un passato di cerimonie, di identificazione delle persone, di proposta culturale. Non ha senso parlare né di spostarlo, né di snaturarlo con altre procedure. Anzi un senso c’è in queste proposte: toglierlo da dove è nato e cresciuto, dal posto migliore in cui può vivere. La cosa grave è che il Giardino è trattato come un elemento estraneo, da sradicare, che provoca fastidio “per l’equilibrio del Monte Stella”. Al massimo si può pensare di “trattenerlo” e “limitarlo” così com’è, poco visibile, “discreto”, che non dà troppo nell’occhio. Oppure relegarlo ai margini, nella strada abbandonata, a ridosso dell’arteria stradale di grande traffico. Tra l’altro lì potremmo fare i muri alti anche 5 metri, anzi meglio, così sarebbe attutito il rumore della strada sottostante, parola dell’arch. Gardella! Ma non siamo sempre sul Monte Stella? Qui non varrebbero più la poesia e l’incanto? Beh, questo è davvero inaccettabile, il Giardino aggiunge valore al Monte Stella e la sua riqualificazione darà al Monte Stella ancora più significato. Il problema è che bisogna crederci e bisogna amarlo davvero questo Giardino. Altrimenti darà solo fastidio. Ma noi ci rivolgiamo ai cittadini milanesi (e sono tantissimi) che hanno imparato a conoscerlo e ad amarlo, che sono orgogliosi di averlo e di averlo proprio lì. Che sono contenti di vederlo valorizzato e che hanno firmato il nostro appello a sostegno di questo progetto. Anche loro amano la Montagnetta, ma non ci vedono nessun contrasto, anzi. Ripeto, abbiamo ascoltato, abbiamo modificato, ma non accettiamo di snaturare un’opera destinata allo scopo di cui ho cercato modestamente di esprimere il senso nelle mie risposte.





giovedì 4 giugno 2015

CALCIO MARCIO
Il presidente della FIFA è costretto a dimettersi, “Odissea” aveva appoggiato l’iniziativa per le sue dimissioni promossa dai nostri amici americani di Avaaz. Ecco come Laura Margherita Volante sintetizza magnificamente l’addio di Blatter:
Blatter se ne va per FIFA… le Blatte invece fanno Fifa”.


mercoledì 3 giugno 2015

Califfi due
di Giovanni Bianchi


Soumission
Ad essere minimamente realisti e sinceri, il problema non riguarda tanto i califfi (ci sono già storicamente stati e continueranno ad esserci) ma la voglia di califfato che percorre i paesi non soltanto islamici. In questo senso Soumission, il libro di Houellebecq, non mi è parso particolarmente interessato al Profeta; il suo intento è analizzare attraverso il racconto romanzato una deriva tutta interna alla Francia, nazione prediletta del cristianesimo. Ad essere più precisi, non solo le religioni che interessano, ma il mutamento di un costume –  civico, culturale e politico – che si nasconde dietro le bandiere della religione.
Si sa che le religioni sono ricchissime di simboli, un vero serbatoio disponibile ad usi diversificati, che attraversano la quotidianità insieme allo spazio pubblico; ma non è neppure questo, mi è parso, quel che interessa a Houellebecq, e a dire il vero neanche a me che lo cito. Non è solo il problema di giovani maghrebini cresciuti nelle periferie: è qualcosa che alberga dentro il cuore della vecchia Europa come nei paesi islamici lungo la riva meridionale del Mediterraneo, dove non a caso, anche come reazione, si sono avute quelle “primavere” che il vecchio continente ha fatto di tutto tranne che capire.
Tradotta in italiano la questione diventa: non è il momento di interrogare gli oroscopi su quale sarà il destino del giovane Renzi, ma di chiederci che cosa il Premier interpreta di un paese comunque cambiato. Come lo interpreta e dove ci condurrà è un problema che viene dopo e che, a livello di analisi, è bene distinguere e tenere separato. Tanto grande è la confusione sotto il cielo che se non si affrontano i temi uno per volta c'è il rischio di darsi ragione con un grande minestrone interpretativo, che alla fine però ci lascia al punto da dove eravamo partiti. C'è un problema di organizzazione del politico e di democrazia davanti a Renzi. Non perché Renzi li metta a rischio, ma perché le fragilità di questa democrazia si sono rese palesi. Le fragilità sono originate dal turbocapitalismo globale, e Renzi è chiamato in causa perché la sua azione di governo non può non tenerne conto. Ossia Renzi non può occuparsi della sola governabilità (nella quale si sente più versato) senza occuparsi e preoccuparsi della democrazia. Ci hanno portato in clinica un paziente malato di polmoni. Ma si scopre alla Tac che anche il fegato è malmesso. Che fare? Se vuoi che viva devi occuparti anche della grana addominale imprevista.
Un recente articolo di Giuseppe Tognon sulla rivista "Appunti di cultura politica" (n. 1, 2015) affronta il problema con un titolo intrigante: "Sopravviverà il PD a Renzi"? È già un passo avanti, dal momento che l'occhio e l'accento vengono posti sull'organizzazione politica piuttosto che sul carisma del personaggio. Tognon, uno degli allievi prediletti di Pietro Scoppola, fotografa il renzismo con una macchina fotografica, splendida e tuttora efficiente, la cui marca è senz'altro il “cattolicesimo democratico”: una ditta gloriosa, alla quale mi pregio di appartenere, ma fuori uso. Il suo è anche il mio punto di vista. E devo dire che Tognon si muove in maniera analoga alla mia, dal momento che, pare a me, più analizza il cattolicesimo democratico di questa fase che l'inquilino di Palazzo Chigi.

Ci vuole la telecamera
In effetti per fare un ritratto di Renzi più che la macchina fotografica serve la telecamera; più dell'istantanea la sequenza. Con quelle del resto si esercita da tempo con grande acume e pari successo il comico Crozza, da annoverare non proprio tra i critici benevoli e tantomeno tra i
propagandisti. Crozza ha puntato Renzi fin dall'inizio, mettendo a nudo gli aspetti marinettiani del discorso, e direi che la sua analisi settimanale mi ha fatto pensare alle diagnosi del linguaggio moroteo tentate da Pier Paolo Pasolini.
La prima cosa che mi pare necessario mettere in chiaro è che Renzi, nonostante il suo scoutismo, nonostante l'origine partitica e fiorentina (è uno dei successori del sindaco La Pira) non mi pare interessato alla realizzazione di una cultura cattolico-democratica. Sia che la conosca e l'abbia vissuta, sia che generazionalmente la ignori.
Altro è il piglio, altri i riferimenti, altro l'atteggiamento. Esplicitamente il modo di proporsi può richiamare quello di un serial televisivo con la partecipazione di Fonzie, piuttosto che lo sguardo spiritualmente ispirato, il rapido gesticolare e il discorso tutto anacoluti di Giorgio La Pira. Ognuno, si sa, è figlio del suo tempo. E nel suo tempo può trovarcisi bene oppure criticarlo. È questo il tempo del mito Ferrari e di Marchionne. La Pira se ne sarebbe tenuto discosto. Renzi non nasconde il proprio entusiasmo automobilistico. Il vecchio sindaco cercava saggezza e attenzione agli ultimi; il suo penultimo successore sembra preferire il plauso e il successo. Mi pare più che legittimo. E tuttavia per uno cresciuto con il culto della critica costruttiva il giovane Premier sembra non tanto interessato a cambiare l'onda, ma a surfarla (con la tavoletta del surf, come quelli che praticano l'oceano e i suoi marosi). Diciamo dunque che neppure dal punto di vista balneare è un vir mediterraneus (come La Pira appunto, Fanfani, Moro, Bettino Craxi). Per lui il Mediterraneo è Med, come per gli americani e gli inglesi. Come credo lo sia anche per alcuni suoi ministri che, come già mi è capitato di osservare, hanno speso alcune mattinate a dichiarare guerra alla Libia.



Sopravviverà il PD a Renzi?
Sopravviverà il PD a Renzi? È questo l'interrogativo del denso saggio di Giuseppe Tognon. L’incipit è di tutto rispetto: "Al cuore del problema della sopravvivenza economica e finanziaria dell'Italia ve n’è uno, tutto politico, che è il futuro del PD. Il partito oggi guidato da Renzi è il possibile motore di una nuova scomposizione e riaggregazione della politica italiana che consenta al nostro paese di rimanere al centro di una prospettiva europea".
Sottoscrivo e faccio mia l'impostazione e la sintesi. Anche perché, pur conscio della dissoluzione del primato della politica, non mi sono ancora rassegnato al venir meno di un ruolo della politica nella stagione del turbocapitalismo, e credo che il partito, se non come luogo, almeno come miraggio, è l'obiettivo cui puntare; il partito come il luogo dal quale esercitare un punto di vista complessivo sulla fase e le sue crisi.
In tutto ciò la storia del nostro paese viene descritta da Tognon come dominata da un movimento pendolare, tra il ricorso alle svolte autoritarie, oppure il ricorso a un progressivo allargamento della base di consenso dei governi attraverso pratiche trasformistiche o consociative. Nell'un caso e nell'altro stiamo parlando non di una fisiologia, ma di due patologie simili, se non proprio uguali e contrarie. Quel che non troviamo sotto i nostri cieli e nella nostra storia è dunque una democrazia compiuta e tantomeno una democrazia dell'alternanza, che fu il miraggio non dimenticato dell'Ulivo prodiano. In tal modo le formule politiche degli ultimi cinquant'anni non sono riuscite a superare la crisi della forma partito o tantomeno la crisi finanziaria e morale dello Stato. Non saprei dire se rispetto alle vicende della società liquida e dello Stato minimo si tratti di un anticipo o piuttosto di un ritardo rispetto al resto dei paesi europei. Si aggiunga una cattiva circolazione delle élites come patologia influenzale di un ceto politico che, proprio per questo, non è mai riuscito a diventare sul serio classe dirigente.
Non ci è concesso di ripercorrere tutte le trasformazioni della partitocrazia nazionale. Tognon addita nel momento presente "l'identificazione della premiership con la leadership del partito di maggioranza relativa". L’osservazione non mi pare contestabile.
Qui incomincia il discorso sulle potenzialità e più ancora sulle responsabilità del PD. Non a caso Ilvo Diamanti lo definisce "partito presunto" ed anche PDR, ossia "partito di Renzi".  Quel che importa acquisire è che l'avvento di Renzi alla segreteria e poi a Palazzo Chigi costituisce comunque una discontinuità rispetto alla "ditta" di Bersani e compagni. Personalmente ho salutato con favore la discontinuità, e proprio per questo consento nel dire che si tratta di due partiti diversi e dissimili. Con novità sorprendenti anche se non sempre positive. Renzi ha conquistato il partito attraverso le primarie, e tuttavia siamo riusciti in Italia a destrutturare in soli i cinque anni e a rendere poco credibile uno strumento -le primarie appunto- che negli Stati Uniti ha spessore democratico e partecipativo secolare. Prima di prender parte e schierarmi mi pare allora intellettualmente serio riconoscere la discontinuità e quindi la differenza. Per questo mi infastidiscono le analisi partigiane dell'una e dell'altra parte che, in nome del tifo sportivo applicato alla politica, conducono pseudoanalisi fatte di continue rimozioni, dove la critica non si esercita e l'autocritica è ridotta a critica delle auto...

La morfologia
Salvatore Natoli ha il grande merito di avere riproposto come primario e imprescindibile il tema dell'antropologia degli italiani. Dopo Leopardi, dopo Prezzolini, dopo Guido Dorso.
La questione del partito infatti non può prescindere dall'antropologia del popolo italiano, e a sua volta l’antropologia del popolo italiano non può prescindere dalla morfologia dell'organizzazione politica, sociale ed amministrativa.
Ripeto che un popolo non è un bruto dato della biopolitica, ma una faticosa costruzione storica, culturale ed etica. Essendo i tentativi in questa direzione non andati storicamente a segno, ci siamo da gran tempo rassegnati a definire il meglio di noi stessi come "antitaliani". Ernesto Galli della Loggia muove tutto sommato in questa direzione quando parla di fine della patria. Tognon vede bene quando addita come compito quello di "ricostruire una morfologia democratica della nazione". Credo che questo non sia soltanto compito di un leader, ma di una intera classe dirigente e degli strumenti collettivi che questa è in grado di instaurare e dirigere. Qui giace il problema del partito, dei nuovi partiti, o di altri organismi con altro nome che ne sostituiscano i migliorino le funzioni. Per non fare confusione è da tempo che vado sostenendo che sarebbe opportuno definire l'operazione con il termine democratico e popolare di "motociclismo"... Tenendo conto delle antropologie (Nord e Sud uniti nella lotta), della finanziarizzazione globale della vita quotidiana, dell'impatto del Vaticano, dell'infiltrazione islamica e greco ortodossa, della robotizzazione in espansione, del dilagare delle comunicazioni di massa e della rete…
Mutando la nostra vita quotidiana muta anche lo spazio pubblico e soprattutto la sua percezione. I partiti sono in crisi perché la società si è fatta baumannianamente liquida e si va rapidamente trasformando in gassosa. Riecco il mio mantra marxiano: Tutto ciò che è solido si dissolve nell'aria. Il problema allora non è disboscare la vecchia amministrazione, i suoi impacci, i suoi corporativismi, gli ottomila Comuni, i suoi evidenti clientelismi, che fanno sì che la vera peste più che il vecchio governo sia costituita dal perpetuarsi del sottogoverno. Il problema è decidere o non decidere di dare forma democratica al nuovo civile e al modo col quale si è andato trasformando. Anche nella società postliquida i partiti sono destinati a restare e a comportarsi come i canali attraverso i quali la società civile si fa Stato. E il quadro non si semplifica se si pone mente all'evoluzione non tutta positiva – è un eufemismo – del mondo complesso del volontariato. Uno sguardo ai guasti di "Roma capitale" non deve soltanto sconcertare, ma spronare a trovare rimedi e soluzioni. In fondo i padri inglesi con il bicameralismo non fecero altro che geometrizzare le forze in campo ordinandole secondo un criterio democratico. È possibile e forse doveroso sbaraccare le vecchie geometrie, ma questa è solo la prima parte -distruttiva- di un'operazione di rinnovamento, di innovazione e, meglio ancora, di trasformazione. Ma chi incrociasse le braccia a questo punto per rimirare soddisfatto la propria opera sarebbe come un Padreterno fiero di avere realizzato un eden totalmente vuoto e corso da tutti i venti impetuosi ed esterni. Insomma un'operazione modernizzatrice, all'interno del binomio a mio giudizio indissolubile "governabilità e democrazia", non può prescindere da una parte costruttiva e ricostruttiva delle forme della democrazia in sintonia con un le trasformazioni della nuova società civile. Qui si pone ancora una volta il problema del partito o dei suoi succedanei. Si chiami pure "partito della nazione": non mi oppongo, ma faccio osservare che il termine "motociclismo" da me suggerito suscita minori memorie controverse e risulta più rispettoso dell'imperativo categorico della necessaria "velocità" dell'azione di governo. Resta aperto ancora, e spalancato, tutto il tema dei fondamenti. In nome di che cosa pensare, programmare, fare tutto ciò? E, per converso, è possibile continuare all'infinito a prescindere dalla ricerca di un qualche fondamento e ovviamente da una discussione intorno ad esso? Quale deriva aspetta una democrazia che antepone il fare al pensare, la velocità alla discussione ponderata? È possibile quella che è stata recentemente definita "la democrazia dell'istante"? Non credo di potermi indissolubilmente legare con quanti sono ansiosi di trovare una soluzione in quanto cattolici. Mi sento fortemente motivato a cercare la soluzione a partire dal mio cattolicesimo quotidiano, sulla cui pratica lascio all'Altissimo il giudizio conclusivo, ma non mi sento affatto sollecitato a ricercare una soluzione "cattolica" o all'interno del perimetro di quanti si definiscono cattolici.


Nuove insorgenze
Sta dilagando quella che giustamente è stata definita la lettura bipolare dei fatti: ottimisti contro "gufi". Continuo a proclamare la mia estraneità alla categoria dell'ottimismo, che considero categoria psicologica, che poco ha a che vedere con la storia e le sue contraddizioni. Mi dichiaro anzi una volta ancora discepolo di padre David-Maria Turoldo, che certamente non ha lesinato nella propria grande produzione poetica i toni apocalittici, ma che ha sempre additato un orizzonte e predicato la forza della speranza.  La speranza non ha nulla da condividere con l'ottimismo, e quando Mounier ha voluto recuperare il senso dell'ottimismo si è trovato costretto a coniare l'espressione inabituale di "ottimismo tragico". Insomma, ci vuole determinazione e speranza per affrontare una grave malattia. Ci vuole un medico capace e un abile chirurgo. A migliorare il tono del paziente e l'atmosfera della clinica può concorrere sia l'infermiere che raccoglie i desideri per il prossimo menù come l'estetista: tutto ciò aiuta, ma la cura ha bisogno di ben altre medicine. È in questo quadro che mi pare che la politica "cattolica" siano rimasti a farla don Ciotti con Libera e Alex Zanotelli con le sue battaglie nel napoletano sull'acqua da ri-pubblicizzare obbligando il Parlamento a discutere una legge di iniziativa popolare. Altrove si fanno convegni, tanto ricchi di intenzioni quanto sequestrati ad ogni risultato. E comunque neppure essi mi pare vadano scoraggiati.

Il voto
In conclusione e rebus sic stantibus, io continuo a votare e a far votare Renzi. Questo non mi tranquillizza sui suoi obiettivi e sulla sua statura; dice piuttosto il disastro del personale politico italiano corrente. Ne è banco di prova la scuola e la sua riforma. Non entro nei dettagli, neppure appoggiandomi su una lunga carriera di insegnante. Pongo semplicemente un paio di domande. A chi deve somigliare la scuola? All'azienda o alla democrazia?
Le aziende sono un modello affermato da secoli e quindi da considerare e al quale ispirarsi per talune pratiche, sia per le nostre nude vite nel privato, come anche nello spazio pubblico. Ma l'azienda non è il luogo della democrazia, dei sentimenti; raramente lo è degli affetti.
Penso per converso che la scuola non possa essere neppure il luogo degli incentivi. Che gli insegnanti meritino -finalmente anche in Italia- stipendi dignitosi è altra cosa rispetto a quella logica del merito, monetaristicamente valutato e promosso, che considera l'incentivo economico in grado di produrre innovazione e motivazione appropriata.

Rifletto di fronte al computer su una lontana scelta. Ero tornato a metà degli anni sessanta dall'aver svolto il mio servizio alla patria nel corpo degli Alpini. Il problema del lavoro era ineludibile e imminente essendo nel frattempo venuto a mancare mio padre. Mi venne offerto un posto interessante e ben remunerato nell'ufficio pubblicitario di una grande azienda alimentare italiana. Riflettei, ma alla fine decisi (mi ero laureato in Scienze Politiche) di presentarmi a un concorso di abilitazione per l'insegnamento di storia e filosofia. Tutto era entrato nella scelta tranne che l'incentivo economico, anche se il percepire uno stipendio era comunque condizione necessaria e attentamente valutata per campare l'esistenza e  metter su famiglia. Pensare che ogni professione abbia come asse centrale la remunerazione economica è uno dei guasti più profondi di questa inarrestabile finanziarizzazione della vita quotidiana. Altro è il diritto a una remunerazione dignitosa, altro è pensare che la scelta professionale di ogni esistenza sia determinata dal criterio dell'avidità. Infine la memoria deve essere rinfrescata, anche con il ricordo di quelli che furono i cosiddetti "decreti delegati" e le molteplici forme di partecipazione che hanno attraversato prima la scuola pubblica e poi quella privata, suscitando l’interesse e la partecipazione di studenti, genitori, insegnanti. Nessun continuismo. Ma guardare avanti con un piccolo ricordo del passato aiuta a capire, anche se non rende più pesante la busta paga. 
MONTE STELLA

La Sovrintendenza dice no

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IL PRESIDENTE SI APPELLA



Stimatissimo  Capogruppo  PD
Comune di Milano
Lamberto Bertolè


Sono il Presidente del Comitato Cittadini Bonola,  l'anno scorso, costretto dalla disperazione per l'indecoroso degrado e insicurezza che regnava nell'Area Bonola ho formato un Comitato, assieme ad altre 140 persone, che ha raccolto 6.000 firme in 40 giorni, consegnandole a Signor Questore di Milano con una dettagliata lettera di accompagnamento. Il mio Comitato è confederato al Coordinamento dei Comitati Milanesi Presieduto del Dottor Salvatore Crapanzano, persona molto competente, di profondo convincimento democratico e rispettoso delle Istituzioni, per questo molto stimato da tutti, come penso anche da Lei. Noi con l'enorme successo della raccolta delle firme, non solo abbiamo risolto o comunque arginato i problemi di cui sopra, grazie all'attenzione e la sensibilità delle Istituzioni: Forze dell'Ordine, Consiglio di Zona 8, Assessore alla Sicurezza Dott. Marco Granelli. Ma abbiamo  anche coinvolto i Cittadini aumentandone l'autostima, e  la stima e rispetto verso le Istituzioni, ingredienti fondamentali per una Democrazia  funzionante ed efficiente. Ora di fronte all'incombere della presentazione al Comune di una scelta tra le 3 ipotesi di riqualificazione del Portello da parte di Fondazione Fiera tra cui lo stadio del Milan, siamo rimasti molto contenti della presentazione di una mozione, dalla Consigliere Maria Rosaria Iardino, controfirmata anche dai consiglieri:Stanzani, Ghezzi e Calise; che nella ipotesi della presentazione del Progetto Stadio ne esprime la più completa contrarietà, prendendo di peso la delibera con le relative argomentazioni che il Consiglio di Zona 8 ha espresso alcuni mesi fa. Abbiamo letto della Sua valutazione sulla inopportunità della presentazione della mozione e della impossibilità della votazione in tempi brevi, bene, considerato che i tempi sono brevi anche per evitare la costruzione dello Stadio, noi non vediamo alternativa ad un pronunciamento del Consiglio Comunale a favore della intera città, e per una volta contro gli interessi di una sola famiglia, a meno di sperare che  Fondazione Fiera,  scelga di propria iniziativa uno degli altri 2 progetti e non lo Stadio, togliendo le castagne dal fuoco a tutti, salvando un'intero quartiere dal degrado, insicurezza e invivibilità, però come dire, dobbiamo sperare nella disposizione degli astri, benevole ai Cittadini??
Diciamo, di restare con i piedi per terra, molti di noi hanno votato questa Amministrazione, affinché realizzasse urgentemente la prima delle promesse dopo anni di abbandono, cioè la cura, la sicurezza e la vivibilità della Città, la votazione della mozione Iardino andrebbe proprio in questa direzione, se per ipotesi invece, dopo tanto pontificare, si avverasse la costruzione dello Stadio, getterebbe nello sconforto e nella rabbia un'intera Città, indebolendo ulteriormente la credibilità della politica, e la stima verso le Istituzioni.

Fiducioso in un Suo ripensamento
porgo, Cordiali Saluti
Francesco Saverio Lanza


PER RIMANERE UMANI
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lunedì 1 giugno 2015

SORELLE D’ITALIA
Il nuovo Inno Nazionale per un’Italia diversa e migliore
di Angelo Gaccione

Goffredo Mameli
Angelo Gaccione al corteo anti-Expo del 1° Maggio a Milano

Cari lettori, care lettrici,
per questo 2 Giugno, festa della Repubblica, ho deciso di regalarvi il rifacimento del nostro “Inno Nazionale”, sperando che vi piaccia o che almeno lo troviate di qualche interesse. Mi ero accinto nell’impresa di rifare il testo di Goffredo Mameli Dei Mannelli (questo era il suo nome intero), nel Dicembre del 2012, come potete vedere dalla data sotto il testo, dopo una serie di polemiche, a volte esagerate, a volte astiose, dimenticando che era stato scritto in una temperie di esaltazione patriottica (nell’Autunno del 1847) e da un giovane poeta genovese di appena vent’anni, e che morirà a 21, a Roma, l’anno successivo.
Sicuramente oggi l’Italia è cambiata, profondamente cambiata, ed il testo di quel lontano Inno appare ai nostri occhi e alla nostra sensibilità, oggettivamente retorico, ridondante, e forse inadatto alla situazione socio-politica che viviamo. Io ne ho riscritto il testo, quello che avete sotto gli occhi, e mi piacerebbe che a intonarlo pubblicamente, fossero i Modena City Ramblers alla loro maniera, oppure un coro di ragazze e ragazzi. Chissà, magari qualcuno viaggiando nello spazio liquido della Rete ci farà un pensierino. Ma se anche lo cantate voi (ora non potete trovare la scusa che il testo è difficile, retorico o guerrafondaio) senza dovervi sentire in imbarazzo, va bene lo stesso. Mi sono deciso a renderlo pubblico dopo la sortita del presidente del Consiglio Matteo Renzi alla inaugurazione dell’Expo. Tanto rumore per la sostituzione della parola morte con la parola vita. Io l’ho rifatto tutto: se vi scandalizzate peggio per voi.

Inno Nazionale
(Trascritto da Angelo Gaccione)

Sorelle d’Italia
vestitevi a festa
con fiori e ghirlande
cingete la testa
la nostra bandiera
in alto levate
il nostro Paese
la guerra
mai più farà.

Fratelli d’Italia,
alzate la testa,
per ladri e corrotti
nessuna pietà

Il vero nemico
è dentro i confini
briganti e assassini
futuro non c’è.

Coi popoli uniti
di tutta la terra
in pace e amicizia
l’Italia sarà
in pace e amicizia
l’Italia sarà
Sì!

Il nazionalismo
sarà cancellato
cannoni e confini
li si abolirà.

Mai più una madre
piagata e perduta
un figlio caduto
pianger dovrà.

Che l’unica gloria
sia la sua cultura
per la sua bellezza
amata sarà.

Restiam solidali
mai privi di onore
un popolo è grande
per la sua pietà.


Un popolo è degno
se nelle sventure
gentile e accogliente
si dimostrerà
se sa conservare
la propria pietà
Sì!

Milano, Natale 2012


PACIFISTI A BRÀ
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UNIONE SINDACALE ITALIANA
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