UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 6 gennaio 2017

VIRTUS…
di Laura Margherita Volante


Fame. Quando c’è da mangiare è Natale tutti i giorni.
Ogni giorno è un’opportunità per imparare a saper vivere…
Per Natale i generosi amano pensare ai regali.  
Gli avari, siccome basta il pensiero, diventano pensierosi…
L’ignoranza è la virtù degli imbecilli.
Chi pontifica non possiede i requisiti…
I criminali hanno un’unica dimora: il loro inferno.
Il selfie è pura idolatria dell’ego.
Paradosso sociale. Quando sono i poveri a mantenere i ricchi…
Un paese governato da incapaci, mantenuti dal popolo, è destinato al fallimento. 
Web. La rete è un’arma letale di controllo e di suggestione ad effetti speciali…
Quando la politica è mantenuta non smette mai di prostituirsi.
Mai prendere l’arma di chi ferisce…
Il piacere che si prova nel non piacere agli ipocriti è quello di rendersi ancora più diretti.
L’intelligenza genera armonia. La paura la distrugge.
Dire sì non è un dovere, ma può essere un gesto di libertà e mai un diritto per chi lo riceve.
Ingratitudine è mungere la mucca per poi dire che il latte era cattivo.
I mediocri avvertono i portatori di valori come una minaccia alla loro supremazia..
Il valore non viene dato perché è l’unica cosa che si possiede.
I tormenti sanno andare oltre alla ricerca dell’altrove.
Le barriere mentali devono cadere per poter guardare la paura e conoscerla…
Chi cerca complimenti di solito non li fa…

LUTTI
Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
di Sesto San Giovanni (Milano) annuncia la scomparsa di Daniela Cavallotti.

Daniela Cavallotti

La compagna Daniela Cavallotti ci ha lasciato.
Questa notte Daniela Cavallotti, ex lavoratrice del Comune di Milano e storica delegata RSU e della RdB, è morta a 67 anni stroncata da un mesotelioma pleurico causato dall’esposizione professionale all’amianto.
Daniela si è ammalata lavorando per 25 anni nel Palazzo Pirelli di via M.Gioia a Milano chiuso da circa tre anni per amianto, e fino all’ultimo ha lottato contro la malattia e contro le istituzioni - Comune di Milano, ASL di p.le Accursio e Magistratura - per ottenere una giustizia che le è stata negata. Lei è l’ennesima vittima del profitto e dell’indifferenza di chi del profitto è servo.
Daniela, da sempre in prima fila nelle lotte per la difesa dei lavoratori e per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro insieme a un piccolo gruppo di delegati, ha condotto tante battaglie, oltre a quelle sindacali, per la bonifica dei siti del comune contenente amianto a cominciare dalle scuole.
Fra queste sue tante battaglie vogliamo ricordarne alcune, quelle fatte assieme a pochi delegati RSU:  la bonifica dall’amianto del Museo di Storia Naturale (metà di tantissime persone, in maggioranza bambini), della sede di Via Larga (sottotetto e altre stanze), di Palazzo Marino (spogliatoi dei vigili e dei commessi), del Museo Egizio e di tante altre sedi, compreso il palazzo in cui lavorava, dove i dirigenti avevano sempre negato la presenza d’amianto.
Oggi siamo colmi di tristezza e di rabbia.
Con Daniela se ne va una parte di tutti noi che abbiamo condiviso vittorie, sconfitte, desideri e tante lotte.
La sua vita, fin da giovanissima, bella ragazza dai capelli rossi sempre impegnata, il suo esempio di combattente determinata e caparbia, di persona senza pregiudizi che ha fatto una scelta di campo senza compromessi, di partigiana perché sempre schierata dalla parte dei lavoratori, ne fanno un esempio di cosa significa la parola tanto abusata “umanità”. L’umanità che l’ha portata a lottare fino all’ultimo, non certo per se stessa ma perché anche gli altri suoi colleghi di tanti anni fossero consapevoli di cosa rischiavano. Agli altri ha pensato fino alla fine.
Ciao Daniela, per noi è un onore averti conosciuto e aver lottato al tuo fianco. Ci mancherai.
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio



L’eredità del democratico Barack Obama
di Manlio Dinucci

Barack Obama

Alla vigilia del passaggio di poteri alla Casa Bianca, il 2017 si apre con la strage terroristica in Turchia, due settimane dopo l’assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara, compiuto il giorno prima dell’incontro a Mosca tra Russia, Iran e Turchia per un accordo politico sulla Siria. Incontro da cui erano esclusi gli Stati uniti. Impegnati, negli ultimi giorni dell’amministrazione Obama, a creare la massima tensione possibile con la Russia, accusata addirittura di aver sovvertito, con i suoi «maligni» hacker e agenti segreti, l’esito delle elezioni presidenziali che avrebbe dovuto vincere Hillary Clinton. Ciò avrebbe assicurato la prosecuzione della strategia neocon, di cui la Clinton è stata artefice durante l’amministrazione Obama.
Questa termina all’insegna del fallimento dei principali obiettivi strategici: la Russia, messa alle corde dalla nuova guerra fredda scatenata col putsch in Ucraina e dalle conseguenti sanzioni, ha colto Washington di sorpresa intervenendo militarmente a sostegno di Damasco. Ciò ha impedito che lo Stato siriano fosse smantellato come quello libico e ha permesso alle forze governative di liberare vaste aree controllate per anni da Isis, Al Nusra e altri movimenti terroristici funzionali alla strategia Usa/Nato. Riforniti di armi, pagate con miliardi di dollari da Arabia Saudita e altre monarchie, attraverso una rete internazionale della Cia (documentata dal New York Times nel marzo 2013) che le faceva arrivare in Siria attraverso la Turchia, avamposto Nato nella regione.
Ora però, di fronte all’evidente fallimento dell’operazione, costata centinaia di migliaia di morti, Ankara se ne tira fuori aprendo un negoziato con l’intento di ricavarne il massimo vantaggio possibile. A tal fine ricuce i rapporti con Mosca, che erano giunti al punto di rottura, e prende le distanze da Washington. Uno smacco per il presidente Obama. Questi, però, prima di passare il bastone di comando al neoeletto Trump, spara le ultime cartucce. Nascosta nelle pieghe dell’autorizzazione della spesa militare 2017, firmata dal presidente, c’è la legge per «contrastare la disinformazione e propaganda straniere», attribuite in particolare a Russia e Cina, la quale conferisce ulteriori poteri alla tentacolare comunità di intelligence, formata da 17 agenzie federali. Grazie anche a uno stanziamento di 19 miliardi di dollari per la «cybersicurezza», esse possono mettere a tacere qualsiasi fonte di «false notizie», a insindacabile giudizio di un apposito «Centro»  coadiuvato da analisti, giornalisti e altri «esperti» reclutati all’estero. Diviene realtà l’orwelliano «Ministero della Verità» che, preannuncia il presidente del parlamento europeo Martin Schultz, dovrebbe essere istituito anche dalla Ue. Escono potenziate dall’amministrazione Obama anche le forze speciali, che hanno esteso le loro operazioni coperte da 75 paesi nel 2010 a 135 nel 2015.
Nei suoi atti conclusivi l’amministrazione Obama ha ribadito il 15 dicembre il proprio appoggio a Kiev, di cui arma e addestra le forze, compresi i battaglioni neonazisti, per combattere i russi di Ucraina.
E il 20 dicembre, in funzione anti-russa, il Pentagono ha deciso la fornitura alla Polonia di missili da crociera a lungo raggio, con capacità penetranti anti-bunker, armabili anche di testate nucleari.
Del democratico Barack Obama, Premio Nobel per la pace, resta ai posteri il suo ultimo messaggio sullo Stato dell’Unione: «L’America è la più forte nazione sulla Terra. Spendiamo per il militare più di quanto spendono le successive otto nazioni combinate. Le nostre truppe costituiscono la migliore forza combattente nella storia del mondo».


GIORNATA EUROPEA DEI GIUSTI.
CINQUE NUOVI ALBERI AL GIARDINO 
DI MILANO
Annunciati i Giusti che saranno onorati nel 2017


L’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano ha scelto le figure che saranno onorate nella cerimonia di dedica degli alberi e dei cippi nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo al Monte Stella di Milano in occasione della prossima Giornata europea dei Giusti (6 marzo).
Il tema che ha guidato la scelta delle candidature è “I Giusti del dialogo: l'incontro delle diversità per superare l’odio”. Dopo i tragici avvenimenti degli ultimi mesi, si è avvertita l’urgenza di richiamare l’attenzione sul senso del rispetto della pluralità umana come condizione del dialogo, attraverso le storie di cinque figure esemplari del passato e del nostro tempo.
I nuovi alberi saranno dedicati a Lassana Bathily e Mohamed Ben Abdesslem, due musulmani che hanno avuto il coraggio di salvare ebrei e cristiani dalla furia omicida dei terroristi, a Raif Badawi, il blogger saudita simbolo della lotta per una società libera dal fondamentalismo, a Pinar Selek, l’attivista turca che si batte per i diritti delle minoranze, ed Etty Hillesum, la giovane ebrea che non volle cedere all’odio neppure di fronte al male estremo. “Milano è all’avanguardia sul tema dei Giusti arabi e musulmani contro il terrorismo. Dopo l’inaugurazione del Giardino dei Giusti di Tunisi lo scorso luglio, proseguiamo in questo impegno anche a Milano. - sottolinea il presidente di Gariwo Gabriele Nissim - Abbiamo scelto di ricordare chi si batte contro il fanatismo, contro l’odio e per il dialogo. Questi Giusti ci indicano la strada da percorrere: il loro esempio conferma il valore della solidarietà umana e del rispetto dell’altro, che è intramontabile e tanto più necessario nei momenti di crisi come quello attuale.”
“I cinque nomi proposti quest’anno hanno un valore fondamentale non solo per la nobiltà dei loro gesti e della loro vita, ma anche per il profondo valore pedagogico che le loro scelte e le loro testimonianze esprimono. – dichiara il Presidente del Consiglio Comunale Lamberto Bertolé. - Il Giardino dei Giusti si arricchisce di nuovi esempi, nuovi modelli che speriamo ci aiutino ad aggiungere un tassello nella lotta contro il fondamentalismo e l’odio”.
Lassana Bathily, giovane musulmano originario del Mali, commesso nel supermercato ebraico Hyper Cacher di Parigi, che non soltanto ha protetto e salvato i clienti del negozio durante l’attacco dei terroristi islamici il 9 gennaio 2015, ma è diventato un testimone della lotta al fondamentalismo. Nelle sue conferenze Bathily spiega che non si può uccidere in nome di un Dio che appartiene a tutta l’Umanità.
Mohamed Naceur (Hamadi) ben Abdesslem, guida tunisina che durante l’attacco al museo del Bardo il 18 marzo 2015 ha messo in salvo una trentina di turisti italiani portandoli nella vicina questura. A lui è stato dedicato un albero nel Giardino dei Giusti presso l’ambasciata italiana di Tunisi, inaugurato il 15 luglio 2016.
Raif Badawi, blogger saudita, sostenitore della laicità dello Stato e dei diritti democratici, che è stato imprigionato nel suo Paese e condannato per apostasia, violazione dei valori islamici e propaganda del pensiero liberale, a dieci anni e mille frustate. Per la sua liberazione si sono inutilmente mobilitate le organizzazioni internazionali per i diritti umani, a sostegno della protesta della moglie Ensaf Haidar.
Pinar Selek, sociologa, coraggiosa attivista turca per i diritti umani, protagonista della difesa delle minoranze nel suo Paese, in particolare di curdi e armeni, che è stata perseguitata, torturata e imprigionata in patria, costretta all’esilio in Francia, dove lavora come ricercatrice all’École Normale Supérieure di Lione.
Etty Hillesum, ebrea olandese deportata dai nazisti nel campo di sterminio, che ha deciso di non abbandonare il suo popolo per cercare di mettersi in salvo, e ha creduto fino all’ultimo nella capacità umana di redimersi e di scegliere il bene, rifiutandosi di assimilare un intero popolo all’immagine del male.



È MORTO UN ARTISTA
di Francesco Piscitello

Oggi all’età di 93 anni Guido Antonelli ha voltato le spalle al mondo. 
Francesco Piscitello che è stato uno dei suoi amici più costanti,
ne traccia questo ricordo per i lettori di “Odissea”.

[Guido Antonelli in un autoritratto nelle vesti di Don Chisciotte]


Se fosse ancora in vita, Guido Antonelli, non mi farebbe mancare la sua protesta vibrata. Vibrata? È dir poco, vibrata: furiosa, piuttosto. La sua protesta, dicevo, qualora scrivessi: “Guido ci ha lasciati”, o “si è spento” o “è passato a miglior vita”. Una miglior vita peraltro alla quale, ateo com’era, non credeva. Non solo ateo ma, da focoso romagnolo ravennate, convinto mangiapreti. Alieno da qualsiasi enfasi e anzi compiaciuto cultore dell’antiretorica, l’unica formulazione che avrebbe accettato sarebbe: “Guido è morto”. Al massimo: “È deceduto Guido, il pittore”. Guido, comunque, non c’è più. Alcuni di noi che gravitiamo intorno a Odissea lo hanno conosciuto. E ne proveranno dispiacere.
Non sono in grado di esprimere giudizi sulla sua arte. Non ne possiedo gli strumenti culturali. A me piaceva. Lo ritengo un pittore di qualità. Che tuttavia aveva sempre rifiutato sdegnosamente di promuovere se stesso e il suo lavoro. Fare una mostra? Per carità! Quando accadeva, era più qualcosa che subiva, non senza resistenza comunque, che non qualcosa di cui essere lieto. Perché? Non c’è un perché. Perché era fatto così. E basta. Vendeva i suoi quadri per un quinto del loro valore. Agli amici per un decimo. Quando addirittura non li regalava, E così viveva modestamente. Modestissimamente. Però al bar, al ristorante, bisognava precederlo con uno scatto felino, per arrivare primi alla cassa. E tollerare poi, in ogni caso, la sua intemerata.
Guido Antonelli: nome d’arte. Che sostituiva quello vero: Antonio Guidazzi. Gli stava meglio questo, però. Aspra e tagliente, quella doppia zeta si adattava di più al suo caratteraccio che non la soave dolcezza di “Antonelli”.
Quando ancora era in carne non ha mai raggiunto, io credo, i cinquanta chili di peso. Paracadutista a El Alamein, toccava sempre, ovviamente, il suolo per ultimo. Era un’osservazione che lo divertiva. Prigioniero degli inglesi gli prendeva i camion e se ne andava per i fatti suoi. Riuscendo però sempre a salvarsi. Chissà come.
Gli debbo molta riconoscenza. È attraverso lui che ho conosciuto il mondo delle lettere milanesi: Angelo Gaccione, Vincenzo Guarracino, Luciano Erba, Gilberto Finzi e molti altri. Finzi, che non era critico letterario di facili approvazioni, apprezzava la sua poesia. Perché Guido era anche poeta. Senza fare alcunché, non sia mai!, per farlo sapere. Lo sapevano solo gli intimi, o pochi più. Saggista, anche. “Il caso Pound”, “Il dubbio mistico e l’oblio”, “Le Muse inquietanti”. Ultimamente aveva aderito a un movimento letterario, il “connettivismo”.

Questi sono versi suoi:

…Vedete le sue ceneri. Nemmeno il vento
le degna. Nemmeno una cascata
di stronzi più in là muove proclive
a un cenno. È la fine, la fine di tutto.
Poiché s’era preteso un inizio, il soffio,
per questa parabulìa ancora appesa
alla crisalide. Né fuoco, né cenere
ma stretti alla banchisa, ma esperti
gondolieri, della vita figli non degeneri.


Mi fermo qui. Non avrebbe gradito, Guido, troppe parole. Parole, in ogni caso, non facili da scegliere. Possibilmente, non fra quelle troppo encomiastiche. Dirò soltanto, allora, che è morto il più grande fottuto polemista, provocatore e bastiancontrario che io abbia mai conosciuto.  E che mi mancherà.
POETI          

GIULIO STOCCHI


Ma sia benedetta la bimba

bocca di pesca
occhi di stella

che si chiama Giulia

che si staccò dai compagni
con cui sedeva

e traversò col suo piatto
la sala

per donare un sorriso

alla signora
che al tavolo dell’albergo


mangiava sola.
A proposisto di politica


SOLIDALI O SODALI?

Più volte scrissi:”Candidato indegno”
una fiata ancora ho colpito il segno.
Aggiunsi:”Tornerem presto a votare”;
difficile non era ma palmare.

Dice GUZZETTI:”Garantisco per lui”
rimpianto per craxiani ovrare bui?
E PRODI:”Lo conosco, è galantuomo”.
Lui, dopo il SI, non azzecca un promo.

BOERI:”Di lui bisogno ha Milano”.
Al compleanno, insieme al quinto piano
del grattacielo lussuoso e acceso
(qualcun mi suggerisce quanto ha speso?),

ha festeggiato con i novecento.
E s’altra direzion prendesse il vento?
Che dice antimafioso DALLA CHIESA?
“Deve restare! E’ stata una sorpresa”.

La sua antimafia va ben per gli scolari
che del patrio operare sono ignari.
Con EXPO, MAFIA danaro ha fatto tanto
perché per chi non vide tanto pianto?

Vano contrasto è discorso alato
se il complice local non va cercato.
Braman rivederlo pure BASSETTI
e il beneficiato FARINETTI.

Secondo giudice, non scorse BEPPE sconto
o, more solito, fece il finto tonto?
Al Tribunal s’allesti una tonnara
        (ché tonno è finto tonto)
per far testimoniar gente preclara.

Lasciamo? Sono già tre ETTI
se non pesiamo gli otri dei protetti.
“Benedizione” infine aggiunge SCOLA:
“Se ha peccato, fu una volta sola”.

Ultimora dal MAJORINO putto:
“Aveva SALA già chiarito tutto”.
Mica assessor confuso nella mente?
Su appalti e conti ha chiarito niente

e, gallo, in Comun non ha cantato
per dire s’egli avea retrofirmato:
il trenta maggio firma auspicata
che il diciassette poi risulta data.

UN FALSO IN ATTO PUBBLICO IMPUNITO
VORREBBE DIR: ”PAESE SIAM FINITO”.
A raddrizzar (?) le cose un po’ distorte
ecco arrivare il bacio della morte:

Matteo (A e b): ”SALA torni al Comando”!
Dei carabinieri? Adesso o quando?
Chi insiste a dir: ”MORALE CAPITALE”
ha di sicur bisogno dell’occhiale.

Nomi non fo’ di chi tifa per ACERBO
che dei ladroni fu laudato nerbo.
Ricordi le stupende odi “sogliane”?
Con accompagnamento di campane?

Pagato con nostri soldi il tintinnio
per propagandare falso leggio.
Lasciatemelo dir, cari signori:
“RISPETTO AI DUE SIETE VOI PEGGIORI”.

Benevolenza concessa a quei che ruba
d’italica sventura è la pronuba.

Philosophus Sibyllinus
[29 dicembre 2016]
Sperando che la Befana sia fatata 
e non fatale, e tenga a bada i Tre Re Magi 
di Giuseppe Denti. 

Opera di Giuseppe Denti

martedì 3 gennaio 2017

OMAGGIO A STANISLAV EVGRAFOVIČ PETROV
L’uomo che ha disubbidito.
di Angelo Gaccione

Stanislav E. Petrov

Apriamo il nuovo anno dedicando la prima pagina di “Odissea” e il primo scritto del 2017, a Stanislav Evgrafovič Petrov. Il mondo deve la sua sopravvivenza a quest’uomo, anche se la più parte del mondo lo ignora. Il 26 settembre del 1983, in piena guerra fredda, Petrov aveva allora 44 anni ed era uno stimato tenente colonnello dell’Armata Rossa, si trovò, per una fatalità che ha del miracoloso, a sostituire un collega ammalato, al bunker Serpuchov con il compito di sovrintendere al sistema missilistico sovietico. A mezzanotte e 14 minuti il sistema satellitare sovietico registra un attacco nucleare americano: 5 missili si stanno dirigendo verso il territorio dell’Unione Sovietica. È un falso allarme ma nessuno può saperlo con certezza, ed il clima internazionale non è dei più distesi. Petrov ha l’obbligo di avvisare i suoi superiori, ma disobbedendo al rigore del codice militare non lo fa. Le conseguenze sarebbero catastrofiche, da fine del mondo, e la sua coscienza non glielo permette. Assumendosi una responsabilità immensa, Petrov impedisce un contrattacco sovietico che avrebbe dovuto essere immediato e su vasta scala. I versi di una celebre poesia di Bertolt Brecht dicono che “l’uomo ha un difetto: può pensare”; Petrov ha mantenuto vigile il pensiero e non ha abdicato al suo sentire di uomo, alla sua coscienza umana. Mi piace pensare che in quel terribile frangente, egli abbia dimenticato l’austerità della sua divisa e della sua freddezza militare, e per un momento gli siano affiorati nella mente proprio i versi del drammaturgo tedesco. 

Stanislav E. Petrov 

A Milano, come a Gerusalemme, come a Verona, come a Palermo, è stato creato un “Giardino dei Giusti”; si trova nel parco del Monte Stella, parco creato all’architetto Bottoni con le macerie della seconda guerra mondiale. Del “Giardino dei Giusti” ci siamo occupati più volte sulle pagine di questo giornale; è nato per l’impegno appassionato di un intellettuale e scrittore ebreo milanese, Gabriele Nissim. A lui chiediamo pubblicamente di mettere una pietra nel “Giardino dei Giusti” con inciso il nome di Stanislav Evgrafovič Petrov, perché nessuno più di quest’uomo merita il titolo di Giusto fra le nazioni. Rivolgiamo un invito anche agli amici di Amnesty International perché avviino una campagna per proporre il nome di quest’uomo, al premio Nobel per la Pace. Noi siamo disponibili a fare la nostra parte, e fin da ora mettiamo a disposizione le pagine di “Odissea”. Petrov ha oggi 77 anni, vive nel piccolo villaggio di Frjazino vicino Mosca e non se la passa troppo bene. Il suo gesto non è stato mai del tutto ben digerito dagli alti comandi militari, e gli è valso più biasimo che lode. Fargli sentire tutta la nostra riconoscenza in questo inizio di nuovo anno, sarebbe un ottimo modo di ben cominciarlo. Da parte mia ho deciso di inserire una dedica in suo onore in apertura di un libro di prossima pubblicazione: Cassola e il disarmo. La letteratura non basta. Raccoglie un nutrito carteggio e documenti inediti dello scrittore Carlo Cassola, un’altra luminosa figura che al disarmo ha dedicato parte della sua vita, e di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita.

                                                 ***

Alli Benigni Lettori
Segnaliamo ai nostri lettori nella rubrica “Officina”
gli scritti di Roberto Cicala su Vassalli e quello di
Angelo Gaccione su Veltri.





   




Riflessioni per un nuovo anno
LEGGETE PER VIVERE…
E RIFLETTETE SU VOI STESSI
di Chiara Pasetti


La crisi economica che da anni ha colpito il nostro paese, e che non solo non accenna a diminuire ma sembra destinata ad aumentare, non permette certamente di accostarci al nuovo anno con animo lieto e sereno. Siamo tutti sofferenti, poiché il benessere inteso come stabilità del lavoro, ritorno e misura materiale di tutta una serie di attività, è fortemente messo in discussione, e tutti gli aspetti legati a questo tipo di benessere sono attanagliati dalla drammatica situazione economica di un’Italia «che non cresce» (da Il Sole24ore). Il senso di assoluta precarietà che investe ogni ambito delle nostre vite rende tutti più insofferenti, depressi e chiusi nel proprio mondo, come se sulle nostre giornate incombesse una nube pesante che schiaccia, e scaccia, i pochi pensieri luminosi che ogni tanto timidamente fanno capolino nella mente di chi ancora crede che qualcosa possa cambiare e migliorare. In genere in questi momenti si sentono frasi retoriche, che più che servire a risollevare il morale lo deprimono ancora di più, non fornendo né spunti di riflessione propositivi né appigli di speranza. Forse, allora, più che rimuginare su un passato in cui “si stava meglio quando si stava peggio”, o fare previsioni nefaste su un futuro ancora più grigio, l’unica cosa che resta da fare è riflettere su un altro tipo di benessere, che non deve, o meglio non dovrebbe essere scalfito dalla situazione economica attuale: stiamo parlando del benessere spirituale, che poco ha a che fare con i beni materiali, e riguarda invece uno stato di quiete e salute della mente e del cuore. 


È pur vero che senza soldi né lavoro è molto difficile sentirsi in pace con se stessi e col mondo ma, come è sempre accaduto nei momenti di forte crisi economica e di conseguenza delle coscienze, se un lato, l’unico, positivo questa situazione ce l’ha, è quello di fare in modo che ognuno di noi rifletta su ciò che possiede a livello di affetti, amicizie, legami interpersonali e familiari, e possa valutare quali sono le modalità per conservare e rinsaldare questi rapporti, spesso messi in secondo piano o non valutati nella giusta prospettiva nei tempi in cui “va tutto bene”. Considerando inoltre che uno stato di maggior benessere porta inevitabilmente a sottrarre tempo a tutta una serie di legami e attività che invece richiedono cura, dedizione e pazienza, forse questa è l’occasione giusta per riconsiderare molti aspetti legati all’anima e non alla borsa… e per essere, ora più che mai, solidali, caritatevoli, e operosi, in un senso non finalizzato alla produzione di qualcosa, ma alla semina di frutti che ognuno raccoglierà per sé e dentro di sé, e che saranno magari molto più fecondi di quelli che sono stati piantati pensando necessariamente al raccolto.


Senza alcuna pretesa di fornire delle “soluzioni”, come il mio Maestro Gustave Flaubert ci insegna nelle righe che seguono, è ancora una volta alla sua lezione che voglio affidarmi (e affidarvi) per tentare di suggerire una possibile via di fuga dai «miasmi pestiferi» che in questo periodo ingombrano i nostri pensieri. Flaubert consigliava a un’amica in crisi con se stessa di leggere Montaigne, e poi i classici greci e romani, Omero, Petronio, Plauto, Apuleio, e Shakespeare, Goethe. E di leggerli con calma, lentamente, non per divertirsi, o per cercare una risposta alle mille domande che le anime «sofferenti» si pongono giornalmente, ma per calmarsi, e per vivere. Forse possiamo provare ad ascoltare la sua voce, che come tutte quelle dei classici ha anche questo, di grande: la capacità di essere sempre, e comunque, profondamente attuale. E di trasmettere anche un afflato religioso di cui tutti, specialmente ora, abbiamo ancora bisogno.




«Vi rivoltate contro l’ingiustizia del mondo, contro la sua bassezza, la sua tirannia, e tutte le turpitudini e il marciume dell’esistenza. Ma le conoscete bene? Avete studiato tutto? Siete Dio? Chi vi dice che il vostro giudizio umano sia infallibile? Come possiamo noi, con i nostri sensi limitati e la nostra intelligenza finita, arrivare alla conoscenza assoluta del vero e del bene? Potremo mai cogliere l’assoluto? Se si vuole vivere, bisogna rinunciare ad avere un’idea precisa su qualsiasi cosa. L’umanità è così, non si tratta di cambiarla, ma di conoscerla. Pensate meno a voi stessa. Abbandonate la speranza di una soluzione. È in seno al Padre: lui solo la conosce e non la comunica. Ma, nell’ardore dello studio, ci sono delle gioie ideali fatte per le anime nobili. Associatevi con il pensiero ai vostri fratelli di tremila anni fa; riprendete le loro sofferenze, i loro sogni, sentirete allargarsi il vostro cuore e la vostra intelligenza; una simpatia profonda e smisurata avvolgerà come un manto tutti i fantasmi e tutti gli esseri. Sforzatevi dunque di non vivere più in voi stessa. Fate grandi letture. Stilate un piano di studi che sia rigoroso, e seguitelo. Leggete la storia, quella antica soprattutto. Costringetevi a un lavoro regolare e faticoso. […] Leggete i grandi maestri sforzando di cogliere il loro pensiero, di avvicinarvi alle loro anime, e ne uscirete con degli abbagliamenti che vi renderanno gioiosa. Sarete come Mosè che scende dal Monte Sinai. Egli aveva dei raggi intorno al viso, per aver contemplato Dio. Perché parlate di rimorsi, di colpe, di vaghe apprensioni e di confessioni? Lasciate tutto questo, povera anima! […] Che timore può esserci quando non si è colpevoli? Manchevoli come siamo, per il male come per il bene! Tutti i vostri dolori vengono dall’eccesso di un pensiero ozioso. È vorace e, non avendo nutrimento esterno, si rigetta su se stesso, e si divora fino al midollo. […] L’umanità è ora esattamente come voi. Il sangue del medioevo palpita ancora nelle sue vene ed essa aspira il grande vento dei secoli futuri, che reca in sé solo tempeste. E tutto questo perché vuole una soluzione. Oh! Orgoglio umano… una soluzione! lo scopo, la causa! Ma saremmo Dio, se possedessimo la causa. […] L’infinito, del resto, sommerge ogni nostra concezione. E dal momento che esso è, perché dovrebbe esserci un fine a una cosa così relativa quale siamo noi? Immaginate un uomo che, con bilance di mille cubiti, volesse pesare la sabbia del mare. Quand’anche egli fosse riuscito a riempire i suoi due piatti, questi traboccherebbero e il suo lavoro sarebbe di nuovo all’inizio. Tutti i filosofi  sono a questo punto. […] Siate dunque più cristiana. E rassegnatevi all’ignoranza. Mi domandate che libri leggere.Leggete Montaigne, leggetelo lentamente, pacatamente! Egli vi calmerà. […] ma non leggete, come i bambini, per divertirvi, né come gli ambiziosi, per istruirvi. No. Leggete per vivere. Date alla vostra anima un’atmosfera intellettuale che sia composta dall’emanazione di tutti i grandi spiriti. Studiate a fondo Shakespeare e Goethe. […] Si tratta di lavorare, mi capite? Non amo vedere una bella natura come la vostra che sprofonda nel dolore e nell’inoperosità. Allargate i vostri orizzonti e respirerete più facilmente. […] Affaticate il vostro pensiero».[Lettere del 1857]

Dürer: Adamo ed Eva

Queste parole appartengono alla metà del 1800. L’incisione di  che riportiamo in foto è ancora più lontana dal nostro tempo, è del 1507 e raffigura Adamo ed Eva, e insieme a loro alcuni animali: l’alce, simbolo della depressione malinconica, il coniglio, simbolo della lussuria, il gatto, che rappresentava la crudeltà, e il bue, l’indolenza flemmatica. Secondo la teoria medievale dei quattro umori, questi all’inizio si trovavano nell’uomo in perfetto equilibrio, che è andato poi perduto dopo il peccato originale.
Che ne dite se, per il 2017, cominciassimo con il proposito di affrancarci da questi vizi, che sembrano oggi i veri dominatori dei rapporti umani, o di farli tornare in equilibrio, e ci costringessimo, come scriveva Flaubert, a un lavoro regolare e faticoso, magari prima di tutto su noi stessi e sui nostri valori? Ne riparliamo l’anno prossimo… Per il momento, Buon Anno a tutti!




Privacy Policy