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UNA NUOVA ODISSEA...
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
martedì 5 novembre 2024
lunedì 4 novembre 2024
ALLUVIONI: COM’È ATTREZZATA FIRENZE?
Dovesse
risuccedere, andrebbe meglio o peggio?
Gallerie e stazione
sotterranea Alta velocità senza piano di emergenza: rifugi, casse di espansione
o trappole per topi?
“Dalla fine del XII secolo
al 1966 si sono susseguite sicuramente, a Firenze, ben 42 piene e inondazioni”, ci informa il prof.
Leonardo Rombai, docente emerito di Geografia storica all’Università di
Firenze. “Di portata diversa dal punto di
vista dei danni arrecati. In primo luogo, eccezionali i veri e propri diluvi
del 1333, del 1557 e ultimo quello tragico del 1966, probabilmente superiore a
tutti. Rovinose furono tuttavia anche le piene del 1171, del 1289, de1 1547,
del 1589, del 1740, del 1758 e del 1844, che giunsero ad inondare buona parte
della città di Firenze”.
Non
più tardi di trentadue anni fa, poi, hanno tracimato al Romito e in piazza
Dalmazia anche il Mugnone e il Terzolle, nella cui area di esondazione sono
ubicati per l’appunto sezioni dei tunnel in corso di scavo per l’Alta velocità
ferroviaria e tutta la nuova stazione sotterranea Foster.
Cosa
direbbero ai familiari delle vittime di un’inondazione che dovesse colpire senza
adeguate difese i tunnel dell’Alta velocità e la stazione sotterranea coloro che
hanno ‘dimenticato’ - lo attesta un preciso documento ufficiale - di consegnare
il progetto al Comando dei Vigili del Fuoco, e di studiare e concordare con
loro le misure da adottare, incluso il piano di emergenza prescritto dal decreto
ministeriale ‘Sicurezza nelle gallerie ferroviarie’ in vigore ormai da 19 anni?
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| Emilia Romagna sett. 2024 |
Un decreto, il DM 28/10/2005 (Allegato 2, punto 2.3.1: “Le autorità locali competenti devono approntare congiuntamente un piano di emergenza sulla scorta degli scenari di incidente ipotizzati che tenga conto delle indicazioni generali e specifiche al fine di definire, per i vari scenari, compiti e responsabilità dei vari enti coinvolti nelle operazioni di soccorso. Il piano di emergenza deve essere proposto fin dalla fase di progettazione”), messo a punto dopo la temeraria scommessa del tunnel monotubo TAV fra Firenze e Bologna, tuttora privo per 60 km della galleria parallela di soccorso. Anche nella progettazione e nell’approvazione della tratta appenninica Alta velocità fra Vaglia e Bologna, infatti, il contributo dei Vigili del Fuoco venne elegantemente eluso…
Come
giustificherebbero la loro disattenzione istituzionale il prefetto e il sindaco
di Firenze, il presidente della giunta toscana, i consiglieri comunali e
regionali, i ministri competenti e persino l’Autorità Nazionale Anticorruzione,
tutti informati dei fatti, ma apparentemente silenti? Risale al 4 agosto 2023
la prima delle ripetute notifiche Pec alla Regione della nota formale del
Comando provinciale di Firenze, in cui si dà conto dell’inosservanza del
decreto sicurezza per i quasi 13 km di gallerie in costruzione. Ma ancora in
queste ore Eugenio Giani - leggiamo - vanta: “Abbiamo fatto molto, ma dobbiamo fare ancora di più, anche per la
prevenzione e la riduzione del rischio”. Sul progetto TAV, in ogni caso, il
‘fare’ porta almeno quindici mesi di ritardo. A danno, potenzialmente, e
rischiosissimamente, di una città patrimonio dell’umanità, dei suoi abitanti e dei
suoi visitatori da tutto il mondo. È diventato dunque possibile e legale costruire
a Firenze ignorando la legge?
Alla
cerimonia di avvio dei lavori della seconda galleria del passante AV, martedì 5
novembre, è stata invitata dalle Ferrovie anche Idra, che dallo scorso febbraio ha dovuto sospendere incontri e
interlocuzioni con la componente toscana di RFI. L’associazione fiorentina non
respinge tuttavia l’invito, che, come ha scritto ringraziando, “interpretiamo come desiderio - da parte di
Ferrovie - di ripristinare quel rapporto pluriennale, utile e costruttivo di
collaborazione che la nostra Associazione si è trovata costretta a
interrompere”.
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| Alluvione in Sicilia |
Al riguardo, Idra ricorda i contenuti della lettera Pec inviata il 7 ottobre scorso direttamente all’amministratore delegato e direttore generale di Rete Ferroviaria Italiana ing. Gianpiero Strisciuglio. E nel merito, aggiunge: “La questione delle modalità con cui si realizza il passante sotterraneo AV/AC di Firenze non è per noi materia indegna della massima attenzione sotto il profilo della qualità e dell’attendibilità del progetto, dell’accuratezza del piano di cantierizzazione, della salvaguardia della sicurezza di un territorio particolarmente fragile come la piana alluvionale fiorentina attraversata dal fiume Arno, ‘torrentaccio rovinosissimo’, e da un fitto reticolo di fossi e torrenti superficiali e tombati”.
In conclusione, 58 anni dopo quel 4 novembre 1966, “non è dunque un punto di mera accademia - sottolinea l’associazione - la premura che chiediamo di manifestare in rapporto alle criticità segnalate e acclarate, perché possa esercitarsi al riguardo e con urgenza il rigore necessario in termini di verifica, controllo e interventi correttivi. Non occorre scomodare il caso tragico di Valencia per considerare con forte preoccupazione l’impatto che eventi già occorsi frequentemente in passato in riva d’Arno, ma anche di Mugnone e di Terzolle, suscettibili di ripresentarsi in futuro con carica distruttiva maggiore, potrebbe determinare su un’opera non adeguatamente tutelata sotto il profilo della prevenzione in materia di sicurezza idraulica e della capacità di risposta all’emergenza in una città cara al mondo, patrimonio collettivo comune di storia, cultura e arte”.
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| Valencia (Spagna) |
Se davvero le Ferrovie intendono riaprire una finestra di rapporto concreto e trasparente con la cittadinanza, come l’invito alla cerimonia sembra voler attestare, si aggiungeranno a tutte le domande fin qui inevase tanti altri punti da chiarire e da capire. Per esempio:
a che punto è il procedimento ministeriale necessario a validare il cambio in corsa richiesto da RFI per l’aggiunta di calce alle terre di scavo destinate a Cavriglia?
CEMENTO SU CEMENTO
Parco Piazza d’Armi Come ti tutelo il territorio dal dissesto
idrogeologico.
Care amiche e amici di Piazza d'Armi, nel ringraziare
tutti e tutte coloro che ci hanno fornito la loro mail durante la Sagra di
Baggio vorremmo mettervi al corrente della situazione attuale della Piazza
d'Armi, luogo su cui, dal sorgere della nostra Associazione Parco piazza d'Armi
Le Giardiniere, indirizziamo i nostri sforzi per renderlo accessibile e
fruibile dalla cittadinanza e il più possibile sottratto alle logiche
speculative della rendita finanziaria e immobiliare. Come saprete la Piazza
d'Armi e i relativi magazzini (ora abbattuti, salvo 2 tutelati dalla
Sovrintendenza) sono in carico al fondo Invimit Sgr, di proprietà del Ministero
delle Finanze che ha recentemente predisposto un progetto di sviluppo,
denominato Virgilio, che comporta una massiccia edificazione sulla parte
ovest dell'area magazzini. In virtù della nostra azione e di
altre numerose associazioni della zona la Piazza d'Armi è stata tutelata dal
Mibact nell'ottobre 2019 con un vincolo che prescrive il divieto totale di
edificazione e impone l'obbligo di conservazione a verde dell'area di 31
ettari. (salvo una porzione di 1,6 ettari, il bosco dell'Averla), già inserita
nel PGT attuale come parco urbano, e la possibilità di riedificazione
sull'area ex magazzini con il limite delle altezze precedenti su 5 ettari,
lasciando invece altezze libere sui restanti 3 ettari.
Questo comporterebbe la distruzione del bosco dell'Averla e l 'innalzamento di 7 torri di 18 piani limitrofe alle attuali residenze militari (site tra la via Cardinal Tosi e la Via Olivieri) con un relativo indice di edificazione altissimo, circa il 2%, senza precedenti a Milano! Come potete ben immaginare una valanga di cemento che snaturerebbe completamente il contorno residenziale, nonché l'habitat naturale del parco della Piazza d'Armi. Sul fronte cittadino parteciperemo alla iniziativa "Milano attiva" lanciata dall'Assessora alla Partecipazione Gaia Romani e faremo pervenire al Comune, quando si apriranno le consultazioni, le nostre osservazioni al nuovo PGT. Vi ricordiamo che è in vendita su Amazon il fumetto La Piazza d'Armi, un'avventura meravigliosa, scritto in collaborazione con i fumettisti Alessandro Aroffu, Paola Loi e Nanni Mattei.
La nostra Associazione fa parte della Rete dei Comitati della città metropolitana milanese di cui potete seguire le iniziative su:
www.facebook.com/ReteComitatiMilanesi.
Periodicamente vi terremo
informati delle nostre attività e vi sollecitiamo a interagire con noi con i
vostri commenti, riflessioni, proposte.
Le Giardiniere
PALAZZO
MARINO IN MUSICA
Il talento rivelato
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Emmanuel Coppey
Domenica 10 Novembre 2024,
ore 11.00
Sala Alessi – Palazzo
Marino
Piazza della Scala 2,
Milano.
La XIII edizione di
Palazzo Marino in Musica, dal titolo Viaggio sonoro nell’invisibile,
indaga il potere trasformativo della musica in grado di connetterci con gli
archetipi umani più profondi, al di là del tempo e dello spazio. Il sesto e
ultimo appuntamento della rassegna è in collaborazione con la seconda edizione
del Premio Internazionale “Antonio Mormone“, organizzato
dalla Società dei Concerti, e porta uno dei suoi semifinalisti di grande
talento: il venticinquenne violinista francese Emmanuel Coppey che
esegue musiche di Kurtag (“Game signs and messages“ e “In nomine“), Bach (Sonata
n. 3 in do maggiore per violino BWV 1005), Bartòk (Sonata per violino BB124 e Tempo
di Ciaccona), Ysaÿe (Sonata n. 3 in re minore op. 27 “Ballade”).
.jpg)
Emmanuel Coppey è nato nel 1999, dal 2022 è artista della City Music Foundation, artista in
residenza alla Queen Elisabeth Music Chapel e membro dell'Ensemble Modern
Academy di Francoforte e dei Solisti Contemporanei di Londra. Come solista, ha
collaborato con Rachel Podger, Alexei Ogrintchouk, Guy van Waas e Christopher
Warren-Green, ed è apparso sulla televisione nazionale belga durante il
Concerto Reale di Natale, eseguendo "Le Quattro Stagioni" di Vivaldi.
Affermato musicista da camera, ha partecipato ai principali festival europei.
Il suo repertorio spazia dal barocco alla musica contemporanea e comprende
tutte le Sonate e Partite di Bach, con cui ha vinto il concorso Bach Barbash
2023. Si è diplomato alla Royal Academy of Music di Londra e al Conservatorio
di Parigi, studiando con Philippe Graffin e Svetlin Roussev.
Emmanuel è stato sostenuto dalla Royal Academy of Music, dall'Adami, dalla
Fondation de la Vocation e dalla Fondation Banque Populaire.
Suona un violino Andrea Guarneri, prestato dalla Collezione Guttman.
I biglietti d’ingresso per il concerto sono gratuiti con prenotazione: a
partire da giovedì 7 novembre alle ore 9.30 è possibile
prenotarli online sul sito www.palazzomarinoinmusica.it oppure ritirare quelli
cartacei disponibili presso la biglietteria delle Gallerie d’Italia -
Milano ingresso di via Manzoni 10.
La rassegna Palazzo Marino
in Musica è realizzata in collaborazione con la Presidenza del Consiglio
Comunale ed è organizzata da EquiVoci Musicali.
Le Istituzioni coinvolte nel 2024 come partner sono Comune di Milano, MM
spa, la Centrale dell’Acqua di Milano, Aquaflor e il Conservatorio G. Verdi di
Milano.
La rassegna è sostenuta
da Intesa Sanpaolo. Sponsor tecnico Fazioli.
Palazzo Marino in Musica
Stagione 2024, XIII
Edizione
Viaggio sonoro
nell’invisibile
Sala Alessi - Palazzo
Marino
Direzione Artistica:
Davide Santi e Rachel O’Brien
Organizzazione: EquiVoci
Musicali
Social Media Manager:
Gledis Gjuzi
Ufficio Stampa: Andrea
Zaniboni
Tel. 349 8523022 | ufficiostampa@palazzomarinoinmusica.it
www.palazzomarinoinmusica.it
Facebook, Instagram,
YouTube: Palazzo Marino in Musica
domenica 3 novembre 2024
MI AVETE VOTATA? E ORA TAGLIO TUTTO!
In verità tutto no, la spesa militare per la guerra e per la morte non la
taglio, spenderemo 13 miliardi ogni anno. Fra tre anni, quando sarà finito il
mio mandato, ne avremo speso in tutto quasi 40. Vi taglio soprattutto la Sanita
e gli ospedali, così continuerete ad aspettare un anno e più per una visita
medica, per un esame, per un intervento chirurgico: se vi va bene. Arricchiremo
la sanità privata e le loro strutture, così se avete soldi vi curate, altrimenti
si cureranno solo i ricchi. Come me, che da quando sono entrata in politica me
la spasso alla grande. E metto una elemosina per il dissesto idro-geologico e
la cura del territorio, appena 1 miliardo e 800 milioni, così quando sarete
alluvionati come è successo a Valencia, creperete come topi.
Firmato: il capo dei patrioti di Fratelli d’Italia
CAVALIERI DEL LAVORO
I nuovi cavalieri del lavoro sono stati
nominati anche quest’anno. Come per gli altri anni precedenti di operai non ce
n’è nemmeno uno. Nemmeno uno di quelli che rischiano la vita per guadagnarsi il
pane. Non è stato fatto cavaliere chi cadendo da una impalcatura si è
miracolosamente salvato. Si sperava almeno per un morto sul lavoro, Cavaliere
alla memoria. Niente. Niente neppure fra i Vigili del Fuoco, i minatori, gli
intossicati dell’Ilva, i licenziati, i cassintegrati; fra i dannati della terra
che raccolgono frutta e verdura sui campi del lavoro nero italiano, vessati dai
caporali e pagati pochi centesimi all’ora. Niente neppure fra quanti si sono
presi la silicosi in miniera e contratto malattie professionali. Niente per netturbini,
badanti, facchini degli ortomercati, infermieri dei Pronto Soccorso, turnisti e
per quanti svolgono lavori pericolosi. Nessun cavaliere del lavoro fra i
contadini, gli operai, gli insegnanti, i giornalisti minacciati di morte e via
enumerando. Nessuna cavaliera del lavoro fra le mamme che allevano figli e
tengono in piedi la baracca senza ricevere un centesimo dallo Stato, nessuno fra
i tanti volontari impegnati a portare aiuti a lire zero, nessuno fra gli uomini
di quella chiesa umile e povera che cerca di togliere dalle grinfie della
criminalità e dalla droga i ragazzini, fra gli operai dei cantieri, di quelli
che curano le fogne e svolgono i lavori più umili e faticosi. Niente per gli
autisti dei mezzi pubblici che si svegliano alle 4 del mattino, niente per i ferrovieri,
i garzoni di bottega, le giovani dei Call Center, i ricercatori malpagati, e
niente e niente e niente per i tanti, per i più, che tirano la carretta della
Nazione. Cavalieri del lavoro solo chi il lavoro non sa neppure cosa sia e che
troviamo spesso sulla cronaca nera dei giornali. Solo per loro che il lavoro lo
sfruttano, e per i figli dei potenti sistemati nei posti migliori senza troppa
fatica. Per loro che cavalcano al sicuro senza infortunio e senza rischio. Avanti
Presidente, avanti, falli salire in groppa questi nobili Cavalieri; gli altri
crepino pure di lavoro, se ne hanno uno.
TESTE D’UOVO
di Luigi Mazzella
Purtroppo, i
razionalisti devono ammettere che la cultura idealistica, platonica,
post platonica e tedesca di fine Ottocento, in venti secoli ha reso
bruciato il terreno intorno a sé. E ciò, dopo avere fatto piazza
pulita della vera filosofia, quella monistica, concentrata sull’unica realtà
esistente e conoscibile perché priva di aggiunte fantasiose. Essa ha
costretto gli abitanti dell’Occidente ad abbandonare il terreno della vera
speculazione dell’intelletto che prima di duemila anni fa
era meravigliosamente fertile. Oggi, a processo compiuto,
l’Occidente ritiene “maestri del pensiero” i transfughi di ideologie
totalitarie (maturate, quindi, lontane da ogni raziocinio) che farfugliano (a
ecatombi ideologiche, dette “rivoluzionarie”, finalmente finite) di “post
modenità”, di “società liquida e
solida” di “rifiuti umani” et similia. L’idealismo, nella sua ultima
versione teutonica, ha distrutto persino l’empirismo inglese, ultimo, timido
faro di luce di un’intelligenza che, però, nell’Occidente medio orientalizzato,
andava già progressivamente spegnendosi. La politica (come filosofia
della pratica) ne è stata la vittima più preclara. In un groviglio divenuto
inestricabile di astrazioni illogiche e di creduti assolutismi, pretesi come
gli unici veritieri, è divenuto difficile capire quanto vi sia di
religioso o di filosofico ora nella individuazione dei popoli eletti a dirigere
il mondo ora nell’azione diretta a rendere tutti uguali gli abitanti del
Pianeta. In realtà, il pout-pourrì di pretese “verità” (senza necessità di
riprova), che si è realizzato dopo anni di scontri feroci, consente solo agli
Statunitensi, sotto la guida cogente del potere finanziario (prevalentemente
ebraico ma anche cristiano e con sotterranea intesa con quello islamico dei
petrol dollari) di utilizzare i vari ingredienti in modo
diverso a seconda delle circostanze: essere di destra estrema (con il consenso
delle lobbies produttive ed economiche a tendenza fascista) per
assecondare la propria crescente voluptas imperialistica;
suggerire misure pauperistiche mutuate dalla politica di sinistra quando si
tratta di tenere a bada il popolo-bue (ovviamente, non solo il proprio ma
anche quello dei Paesi egemonizzati in modo para-coloniale). In questi ultimi,
poi, il cocktail di recente è stato così bene amalgamato che è
difficile capire ormai quanto vi sia di destra e quanto di sinistra in ogni
forza politica: le differenze nelle proposte sono solo nominali e minimali (il
bisogno, ormai radicatosi nell’animo degli Occidentali, di continuare a odiarsi
nonostante le sopite se non del tutto scomparse diversità
programmatiche fa resuscitare vecchi rancori e i comunisti e i
fascisti devono inevitabilmente ritenersi “vetero” e “post”). In realtà tutti
partiti politici dei Paesi colonizzati in maniera “postmoderna” (per dirla con
Zygmunt Bauman) vogliono acquisire meriti sul campo agli occhi dello zio Sam
che, in verità, si fida di essi solo fino a un certo punto e salvo
prova contraria: il vero partito filostatunitense per così dire “a prova di
bomba” è costituito dalla Massoneria legata al mondo giudaico e
dall’organizzazione della Chiesa cattolica dipendente dalla Curia Romana e
dallo IOR. Queste due potenti “strutture”, fortemente gerarchizzate,
sorreggono, di norma, i partiti sostenitori delle misure pauperistiche, elaborate
Oltreoceano dal Partito Democratico per evitare crescite economiche fuori dall’area
anglo americana, ma hanno in ogni “Colonia” un gruppo di teste d’uovo che
svolge il ruolo insostituibile dell’ “agente provocatore”, stimolando i “sinistrorsi”
a soddisfare la massa e aiutando a raccogliere gli eventuali scontenti in
una forza di riserva (preferenzialmente denominata Movimento) progressista (all’uopo ed a comando) e in modo falso (ma
sufficiente a ingannare) così fortemente camaleontica da mostrarsi persino anti-americana.
venerdì 1 novembre 2024
LA PULIZIA ETNICA DI ISRAELE
di Franco Continolo
Le Nazioni Unite
non contano, ma ci sono. Perché non contino è chiaro: non dispongono dei mezzi
di coercizione necessari per far valere le proprie decisioni.
Dovrebbero disporne? Meglio di no; il rischio di un governo mondiale
autoritario non può essere corso. Il mondo unipolare modello neocon è
un’approssimazione del governo mondiale – la NATO essendo il suo braccio armato
– e tutti possono constatarne l’intollerabilità. La democrazia, come non aveva previsto
John Dewey, non a caso cultore di una filosofia irrazionalistica, il
pragmatismo, può infatti essere una gran patacca. Oggi ne abbiamo l’esempio più
lampante: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) condanna praticamente
all’unanimità – uniche eccezioni Stati Uniti, Israele e la Moldavia dalla forte
vocazione europeistica – l’embargo di Cuba, che come un assedio da più di
sessant’anni costringe l’Isola all’isolamento economico, dunque alla miseria.
Che gli Stati Uniti non rispettino il voto delle Nazioni Unite non è il solo
indicatore di cosa a Washington si intenda per democrazia; più importanti
ancora sono le motivazioni riconducibili al 100% alla prepotenza, una
prepotenza che a voler essere gentili può essere definita di stampo
mussoliniano. In attesa che sulla spinta del BRICS che trae forza anche dalle
decine di paesi aspiranti a divenirne membri, il mondo multipolare dia più peso
alle decisioni delle Nazioni Unite, dobbiamo accontentarci delle prese di
posizione, importanti comunque, se non altro per il valore morale. Di grande
importanza è anche il Rapporto di Francesca Albanese,
relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Il
suo atto d’accusa mette a fuoco senza inutili giri di parole il disegno
criminale di Israele: ripulire la Palestina della ingombrante presenza fisica e
politica dei palestinesi. Il genocidio, condotto con le bombe e con la fame, è
un mezzo per raggiungere il fine. Le Nazioni Unite sono un ostacolo sulla via
della pulizia etnica, pertanto vanno tolte di mezzo: Guterres è persona
non grata; alla Albanese è vietato l’accesso; l’UNRWA viene espulsa.
La domanda a questo punto è la seguente: se Israele caccia le Nazioni Unite,
perché queste non espellono Israele? In altre parole, perché nessuna potenza,
dalla Russia alla Cina – inutile parlare di Stati Uniti ed Europa – presenta
una mozione all’UNGA per espellere lo stato fuorilegge di Israele?
GUSTAVO
GUTIERREZdi Giorgio
Riolo
La teologia della
liberazione e noi. Per un mondo dal volto umano. La recente
scomparsa, il 22 ottobre, all’età di 96 anni, del peruviano quechua Gustavo
Gutierrez ci induce a riprendere il discorso, per molti versi interrotto, sulla
teologia della liberazione, sul dialogo cristiani e socialisti e comunisti, sul
rapporto marxismo e cristianesimo, sul senso del proprio essere come soggetti
del cambiamento. Leonardo Boff giustamente ha definito Gutierrez “padre della
teologia della liberazione”. Dal momento che la prima opera sistematica è sua.
Nel 1970 nell’originale spagnolo, nel 1971 in Italia. Teologia della
liberazione. Prospettive è questo libro a cui noi cristiani di base in
Italia attingemmo subito. Naturalmente dopo la lezione di Marxismo e
cristianesimo di Giulio Girardi e dopo le varie lettere, in primo luogo Lettera
a una professoressa, di don Milani. Ma già nel 1968, con lo stesso
Gutierrez, si cominciò a parlare della necessità di una teologia diversa. Nel
1969 Ruben Alves, protestante brasiliano, definì questa teologia “teologia
della liberazione”. Ma la radicale biforcazione nel senso di essere cristiani
in quella fase storica era nell’aria da tempo. Così come, d’altra parte, era
nell’aria la biforcazione nel senso dell’essere socialisti e comunisti.
Dopo il
passaggio traumatico dei fatti d’Ungheria nel 1956 e comunque dopo l’avvio
della destalinizzazione. Il vento purificatore del Concilio Vaticano II aveva
soffiato e aveva liberato, aveva suscitato molte forze, molte coscienze, molto
attivismo. La Chiesa istituzione, molto collusa con il potere, potere essa
stessa, doveva fare i conti con la ripresa della tendenza mai sopita, mai
cancellata, dal cristianesimo delle origini in avanti, attraverso le eresie,
dello spirito autentico evangelico del Gesù storico, del Discorso della
Montagna, del “fuori i mercanti dal Tempio”. Insomma la tradizione
costantiniana della Chiesa doveva misurarsi con l’altra tradizione,
apocalittica, liberatrice, “dal rovescio della storia” (Enrique Dussel), la
Chiesa dei poveri, degli oppressi, degli esclusi. Tutto in quella epoca storica
sospingeva in avanti. Nel mondo e nelle coscienze. La decolonizzazione,
l’irruzione del terzo mondo, dei movimenti di liberazione nazionale, la guerra
in Vietnam, la critica del socialismo reale ecc. Contemporaneamente altri
esponenti cristiani, come il francescano Leonardo Boff in Brasile,
parallelamente, ognuno nei loro luoghi di attività e di testimonianza,
procedevano a elaborare questa teologia. Come “atto secondo”, essendo un
derivato del retroterra economico, sociale, culturale della realtà
latinoamericana. Del genocidio indio, della tratta degli schiavi neri e del
loro supersfruttamento, dell’oppressione e della evangelizzazione forzata a opera
dei colonizzatori cattolici spagnoli e portoghesi.
Subito
questa corrente si configurò come “teologia della periferia”, del mondo offeso
in America Latina in primo luogo, ma poi in altre periferie, in Africa e in
Asia. La teologia india, la teologia negra (anche negli Usa), la teologia
femminista ecc. sorsero proprio in relazione a questi settori oppressi “del
rovescio della storia”. Compresi l’ambiente e la natura.Il
Nord del mondo è stato comunque investito. Anche sulla scia della nascita del
movimento “cristiani per il socialismo”, avviato dapprima in Cile nel 1972. Nel
1973 si tenne in Italia il primo incontro del movimento a Bologna, con Giulio
Girardi quale moderatore dell’assemblea.
L’osmosi
tra queste dinamiche nel mondo cristiano, non solo cattolico, e le coeve
dinamiche nei movimenti sociali antisistemici e nel mondo delle sinistre
mondiali fu grande. La Chiesa istituzione con l’avvento al papato del
reazionario Karol Wojtyla non tardò a reagire. Nel 1984 la teologia della
liberazione fu messa sotto accusa. Accusata di essere il cavallo di troia del
comunismo e del marxismo dentro la Chiesa e nel cristianesimo. Leonardo Boff fu
convocato in Vaticano dall’allora capo del Sant’Uffizio (Congregazione per la
dottrina della fede) Joseph Ratzinger e subì un processo-reprimenda. Lo stesso
Gutierrez fu convocato, ma non subì la sorte di Boff poiché fu difeso
dall’episcopato peruviano. Lentamente, facendo riferimento al solo Brasile, le
quasi 100.000 comunità ecclesiali di base (Ceb), coinvolgenti milioni di
credenti cattolici, soprattutto poveri ed emarginati, in cui tanti sacerdoti,
tanti vescovi e i due cardinali Arns e Lorscheider agivano come ispiratori,
furono cancellate. Nel tempo, grazie a Reagan e ai dollari Usa, al loro posto
in Brasile si sono insediate le chiese evangeliche di marca statunitense. La
più consistente base di massa della recente avventura brasiliana del fascista
Bolsonaro.
Boff
a un certo punto ha dismesso il saio pur continuando la sua testimonianza
cristiana e il suo intenso e prezioso impegno pacifista, ambientalista, a
favore delle classi subalterne, altermondialista. Si dice che papa Francesco si
sia ispirato molto al Boff del Grido della terra grido dei poveri nella
sua enciclica Laudato si’. Nella quale, come espresso dall’origine dalla
teologia della liberazione, la giustizia sociale viene connessa strettamente,
organicamente alla giustizia ecologica-climatica.Gutierrez,
“uomo buono, semplice, umile, spiritoso”, come lo definisce Boff nell’articolo
di commiato, ha continuato fino all’ultimo il suo lavoro tra i poveri e gli
emarginati nelle comunità periferiche di Lima e ha continuato a scrivere
articoli e libri. La
teologia della liberazione continua ad agire nelle realtà periferiche e nel
mondo in generale, anche in movimenti cristiani con denominazioni diverse. È
stata ed è molto attiva nei Forum Sociali Mondiali. Si diceva dell’osmosi. Essa
ha preso molto, è stata influenzata dal contesto del pensiero e dell’azione dei
movimenti di emancipazione, anche del marxismo e del socialismo-comunismo. Il
rapporto biunivoco è sempre valido. All’inverso, molto si può imparare dal
versante del movimento operaio, dal movimento socialista e comunista, dai
movimenti antisistemici contemporanei.
Un
tempo, nel 1912, il giovane, non ancora marxista e comunista, György Lukács
scriveva nel saggio Cultura estetica “Sembra essenziale al socialismo
quella forza religiosa capace di riempire l’anima che distingueva il
cristianesimo delle origini”. Con un’ultima avvertenza importante per il credente,
in questo tempo di ferro e di fuoco, di massacri, di genocidio. Soprattutto
nella martoriata terra di Palestina. Il Dio dei Vangeli, e del Nuovo Testamento
in generale, è misericordioso e compassionevole, è nella figura del Gesù
storico, povero tra i poveri, annunciante “l’anno di misericordia del Signore”,
l’anno dell’estinzione dei debiti, della libertà per i carcerati, della
liberazione degli schiavi. Una rottura netta col Vecchio Testamento. Con il
vendicativo, incitatore allo sterminio, dio delle schiere e degli eserciti, la
divinità tribale YHWH, Jahvè.
ONORE AI GIORNALISTI LIBERI
Onore ai giornalisti liberi che tengono la schiena dritta, ai loro coraggiosi articoli e ai loro preziosi e necessari programmi. Sono pochissimi e dobbiamo proteggerli con la nostra vicinanza e solidarietà. Non dimentichiamo che in Italia abbiamo un solo quotidiano contrario alla guerra e alla indecente spesa militare: è “il Fatto Quotidiano”. “Odissea” vi invita a comprarlo e a sollecitare in tal senso tutti i vostri contatti. Potete anche, come facciamo noi da qualche tempo, lasciare le copie già lette sui mezzi pubblici, i treni, i luoghi da voi frequentati.
Guardiamo “Report” e invitiamo i nostri amici
seguire il programma; più saremo meno spazio avranno i censuratori a osare
colpi di mano per zittirli. [A. G.]




















