UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 5 novembre 2024

ALLA CASCINA L’INTERNO
Con le poesie di Antonio Ricci


Cliccare sulla locandina per ingrandire


lunedì 4 novembre 2024

ALLUVIONI: COM’È ATTREZZATA FIRENZE?


 
Dovesse risuccedere, andrebbe meglio o peggio?
 
Gallerie e stazione sotterranea Alta velocità senza piano di emergenza: rifugi, casse di espansione o trappole per topi?
 
“Dalla fine del XII secolo al 1966 si sono susseguite sicuramente, a Firenze, ben 42 piene e inondazioni”, ci informa il prof. Leonardo Rombai, docente emerito di Geografia storica all’Università di Firenze. “Di portata diversa dal punto di vista dei danni arrecati. In primo luogo, eccezionali i veri e propri diluvi del 1333, del 1557 e ultimo quello tragico del 1966, probabilmente superiore a tutti. Rovinose furono tuttavia anche le piene del 1171, del 1289, de1 1547, del 1589, del 1740, del 1758 e del 1844, che giunsero ad inondare buona parte della città di Firenze”.
Non più tardi di trentadue anni fa, poi, hanno tracimato al Romito e in piazza Dalmazia anche il Mugnone e il Terzolle, nella cui area di esondazione sono ubicati per l’appunto sezioni dei tunnel in corso di scavo per l’Alta velocità ferroviaria e tutta la nuova stazione sotterranea Foster.
Cosa direbbero ai familiari delle vittime di un’inondazione che dovesse colpire senza adeguate difese i tunnel dell’Alta velocità e la stazione sotterranea coloro che hanno ‘dimenticato’ - lo attesta un preciso documento ufficiale - di consegnare il progetto al Comando dei Vigili del Fuoco, e di studiare e concordare con loro le misure da adottare, incluso il piano di emergenza prescritto dal decreto ministeriale ‘Sicurezza nelle gallerie ferroviarie’ in vigore ormai da 19 anni? 


Emilia Romagna sett. 2024

Un decreto, il DM 28/10/2005 (Allegato 2, punto 2.3.1:Le autorità locali competenti devono approntare congiuntamente un piano di emergenza sulla scorta degli scenari di incidente ipotizzati che tenga conto delle indicazioni generali e specifiche al fine di definire, per i vari scenari, compiti e responsabilità dei vari enti coinvolti nelle operazioni di soccorso. Il piano di emergenza deve essere proposto fin dalla fase di progettazione”), messo a punto dopo la temeraria scommessa del tunnel monotubo TAV fra Firenze e Bologna, tuttora privo per 60 km della galleria parallela di soccorso. Anche nella progettazione e nell’approvazione della tratta appenninica Alta velocità fra Vaglia e Bologna, infatti, il contributo dei Vigili del Fuoco venne elegantemente eluso…



Come giustificherebbero la loro disattenzione istituzionale il prefetto e il sindaco di Firenze, il presidente della giunta toscana, i consiglieri comunali e regionali, i ministri competenti e persino l’Autorità Nazionale Anticorruzione, tutti informati dei fatti, ma apparentemente silenti? Risale al 4 agosto 2023 la prima delle ripetute notifiche Pec alla Regione della nota formale del Comando provinciale di Firenze, in cui si dà conto dell’inosservanza del decreto sicurezza per i quasi 13 km di gallerie in costruzione. Ma ancora in queste ore Eugenio Giani - leggiamo - vanta: “Abbiamo fatto molto, ma dobbiamo fare ancora di più, anche per la prevenzione e la riduzione del rischio”. Sul progetto TAV, in ogni caso, il ‘fare’ porta almeno quindici mesi di ritardo. A danno, potenzialmente, e rischiosissimamente, di una città patrimonio dell’umanità, dei suoi abitanti e dei suoi visitatori da tutto il mondo. È diventato dunque possibile e legale costruire a Firenze ignorando la legge?
Alla cerimonia di avvio dei lavori della seconda galleria del passante AV, martedì 5 novembre, è stata invitata dalle Ferrovie anche Idra, che dallo scorso febbraio ha dovuto sospendere incontri e interlocuzioni con la componente toscana di RFI. L’associazione fiorentina non respinge tuttavia l’invito, che, come ha scritto ringraziando, “interpretiamo come desiderio - da parte di Ferrovie - di ripristinare quel rapporto pluriennale, utile e costruttivo di collaborazione che la nostra Associazione si è trovata costretta a interrompere”


Alluvione in Sicilia

Al riguardo, Idra ricorda i contenuti della lettera Pec inviata il 7 ottobre scorso direttamente all’amministratore delegato e direttore generale di Rete Ferroviaria Italiana ing. Gianpiero Strisciuglio. E nel merito, aggiunge: “La questione delle modalità con cui si realizza il passante sotterraneo AV/AC di Firenze non è per noi materia indegna della massima attenzione sotto il profilo della qualità e dell’attendibilità del progetto, dell’accuratezza del piano di cantierizzazione, della salvaguardia della sicurezza di un territorio particolarmente fragile come la piana alluvionale fiorentina attraversata dal fiume Arno, ‘torrentaccio rovinosissimo’, e  da un fitto reticolo di fossi e torrenti superficiali e tombati”.



In conclusione, 58 anni dopo quel 4 novembre 1966, “non è dunque un punto di mera accademia - sottolinea l’associazione - la premura che chiediamo di manifestare in rapporto alle criticità segnalate e acclarate, perché possa esercitarsi al riguardo e con urgenza il rigore necessario in termini di verifica, controllo e interventi correttivi. Non occorre scomodare il caso tragico di Valencia per considerare con forte preoccupazione l’impatto che eventi già occorsi frequentemente in passato in riva d’Arno, ma anche di Mugnone e di Terzolle, suscettibili di ripresentarsi in futuro con carica distruttiva maggiore, potrebbe determinare su un’opera non adeguatamente tutelata sotto il profilo della prevenzione in materia di sicurezza idraulica e della capacità di risposta all’emergenza in una città cara al mondo, patrimonio collettivo comune di storia, cultura e arte”.


Valencia (Spagna)

Se davvero le Ferrovie intendono riaprire una finestra di rapporto concreto e trasparente con la cittadinanza, come l’invito alla cerimonia sembra voler attestare, si aggiungeranno a tutte le domande fin qui inevase tanti altri punti da chiarire e da capire. Per esempio:
a che punto è il procedimento ministeriale necessario a validare il cambio in corsa richiesto da RFI per l’aggiunta di calce alle terre di scavo destinate a Cavriglia?
come cambia il crono-programna dell’opera visto che - apprendiamo - la prima fresa si ferma, diversamente dal programma annunciato, alle soglie della Fortezza da Basso in attesa che la raggiunga la seconda talpa?
quanto si dovrà attendere prima di sapere come si intende ovviare al danno che la nuova stazione provocherà  niente meno che ai passeggeri con origine o destinazione a Firenze? impietosa e circostanziata è infatti la diagnosi ministeriale costi-benefici (pag. 56): “La posizione della nuova stazione ha le seguenti conseguenze: a) trovandosi a circa 1 km da SMN, comporta un corrispondente aggravio di tempi e costi di accesso per i destinati al centro, oltre che un prevedibile cambio di modo (da piedi a TPL); b) tutte le connessioni tra treni AV su Belfiore e altri treni non AV (quindi REG e IC) su SMN, sono perse o comportano un aggravio di tempo”?
che significato dobbiamo attribuire - in questa stagione nefasta di massacri, missili, bombe, droni, provocazioni e ritorsioni sanguinose fra Stati - all’alleanza ‘Military Mobility’ che RFI ha stretto con Leonardo Spa, il primo produttore di armi nell’Unione Europea, il secondo in Europa, il 13° nel mondo (SIPRI)?

CEMENTO SU CEMENTO



Parco Piazza d’Armi Come ti tutelo il territorio dal dissesto idrogeologico.
 
Care amiche e amici di Piazza d'Armi, nel ringraziare tutti e tutte coloro che ci hanno fornito la loro mail durante la Sagra di Baggio vorremmo mettervi al corrente della situazione attuale della Piazza d'Armi, luogo su cui, dal sorgere della nostra Associazione Parco piazza d'Armi Le Giardiniere, indirizziamo i nostri sforzi per renderlo accessibile e fruibile dalla cittadinanza e il più possibile sottratto alle logiche speculative della rendita finanziaria e immobiliare. Come saprete la Piazza d'Armi e i relativi magazzini (ora abbattuti, salvo 2 tutelati dalla Sovrintendenza) sono in carico al fondo Invimit Sgr, di proprietà del Ministero delle Finanze che ha recentemente predisposto un progetto di sviluppo, denominato Virgilio, che comporta una massiccia edificazione sulla parte ovest dell'area magazzini. In virtù della nostra azione e di altre numerose associazioni della zona la Piazza d'Armi è stata tutelata dal Mibact nell'ottobre 2019 con un vincolo che prescrive il divieto totale di edificazione e impone l'obbligo di conservazione a verde dell'area di 31 ettari. (salvo una porzione di 1,6 ettari, il bosco dell'Averla), già inserita nel PGT attuale come parco urbano, e la possibilità di riedificazione sull'area ex magazzini con il limite delle altezze precedenti su 5 ettari, lasciando invece altezze libere sui restanti 3 ettari. 



Questo comporterebbe la distruzione del bosco dell'Averla e l 'innalzamento di 7 torri di 18 piani limitrofe alle attuali residenze militari (site tra la via Cardinal Tosi e la Via Olivieri) con un relativo indice di edificazione altissimo, circa il 2%, senza precedenti a Milano! Come potete ben immaginare una valanga di cemento che snaturerebbe completamente il contorno residenziale, nonché l'habitat naturale del parco della Piazza d'Armi. Sul fronte cittadino parteciperemo alla iniziativa "Milano attiva" lanciata dall'Assessora alla Partecipazione Gaia Romani e faremo pervenire al Comune, quando si apriranno le consultazioni, le nostre osservazioni al nuovo PGT. Vi ricordiamo che è in vendita su Amazon il fumetto La Piazza d'Armi, un'avventura meravigliosa,  scritto in collaborazione con i fumettisti Alessandro Aroffu, Paola Loi e Nanni Mattei.  



La nostra Associazione fa parte della Rete dei Comitati della città metropolitana milanese di cui potete seguire le iniziative su:  

www.facebook.com/ReteComitatiMilanesi.
Periodicamente vi terremo informati delle nostre attività e vi sollecitiamo a interagire con noi con i vostri commenti, riflessioni, proposte.
Le Giardiniere

 

PALAZZO MARINO IN MUSICA  
Il talento rivelato


Emmanuel Coppey
 
Domenica 10 Novembre 2024, ore 11.00
 
Sala Alessi – Palazzo Marino
Piazza della Scala 2, Milano.
 
La XIII edizione di Palazzo Marino in Musica, dal titolo Viaggio sonoro nell’invisibile, indaga il potere trasformativo della musica in grado di connetterci con gli archetipi umani più profondi, al di là del tempo e dello spazio. Il sesto e ultimo appuntamento della rassegna è in collaborazione con la seconda edizione del Premio Internazionale “Antonio Mormone“, organizzato dalla Società dei Concerti, e porta uno dei suoi semifinalisti di grande talento: il venticinquenne violinista francese Emmanuel Coppey che esegue musiche di Kurtag (“Game signs and messages“ e “In nomine“), Bach (Sonata n. 3 in do maggiore per violino BWV 1005), Bartòk (Sonata per violino BB124 e Tempo di Ciaccona), Ysaÿe (Sonata n. 3 in re minore op. 27  “Ballade”).

Emmanuel Coppey è nato nel 1999, dal 2022 è artista della City Music Foundation, artista in residenza alla Queen Elisabeth Music Chapel e membro dell'Ensemble Modern Academy di Francoforte e dei Solisti Contemporanei di Londra. Come solista, ha collaborato con Rachel Podger, Alexei Ogrintchouk, Guy van Waas e Christopher Warren-Green, ed è apparso sulla televisione nazionale belga durante il Concerto Reale di Natale, eseguendo "Le Quattro Stagioni" di Vivaldi. Affermato musicista da camera, ha partecipato ai principali festival europei. Il suo repertorio spazia dal barocco alla musica contemporanea e comprende tutte le Sonate e Partite di Bach, con cui ha vinto il concorso Bach Barbash 2023. Si è diplomato alla Royal Academy of Music di Londra e al Conservatorio di Parigi, studiando con Philippe Graffin e Svetlin Roussev.
Emmanuel è stato sostenuto dalla Royal Academy of Music, dall'Adami, dalla Fondation de la Vocation e dalla Fondation Banque Populaire.
Suona un violino Andrea Guarneri, prestato dalla Collezione Guttman.
I biglietti d’ingresso per il concerto sono gratuiti con prenotazione: a partire da giovedì 7 novembre alle ore 9.30 è possibile prenotarli online sul sito www.palazzomarinoinmusica.it oppure ritirare quelli cartacei disponibili presso la biglietteria delle Gallerie d’Italia - Milano ingresso di via Manzoni 10.
 
La rassegna Palazzo Marino in Musica è realizzata in collaborazione con la Presidenza del Consiglio Comunale ed è organizzata da EquiVoci Musicali.
Le Istituzioni coinvolte nel 2024 come partner sono Comune di Milano, MM spa, la Centrale dell’Acqua di Milano, Aquaflor e il Conservatorio G. Verdi di Milano. 
La rassegna è sostenuta da Intesa Sanpaolo. Sponsor tecnico Fazioli.
 
Palazzo Marino in Musica
Stagione 2024, XIII Edizione 
Viaggio sonoro nell’invisibile 
Sala Alessi - Palazzo Marino
 
Direzione Artistica: Davide Santi e Rachel O’Brien
Organizzazione: EquiVoci Musicali
Social Media Manager: Gledis Gjuzi
Ufficio Stampa: Andrea Zaniboni
 
Tel. 349 8523022 | ufficiostampa@palazzomarinoinmusica.it 
www.palazzomarinoinmusica.it
Facebook, Instagram, YouTube: Palazzo Marino in Musica

 

domenica 3 novembre 2024

MI AVETE VOTATA? E ORA TAGLIO TUTTO!



In verità tutto no, la spesa militare per la guerra e per la morte non la taglio, spenderemo 13 miliardi ogni anno. Fra tre anni, quando sarà finito il mio mandato, ne avremo speso in tutto quasi 40. Vi taglio soprattutto la Sanita e gli ospedali, così continuerete ad aspettare un anno e più per una visita medica, per un esame, per un intervento chirurgico: se vi va bene. Arricchiremo la sanità privata e le loro strutture, così se avete soldi vi curate, altrimenti si cureranno solo i ricchi. Come me, che da quando sono entrata in politica me la spasso alla grande. E metto una elemosina per il dissesto idro-geologico e la cura del territorio, appena 1 miliardo e 800 milioni, così quando sarete alluvionati come è successo a Valencia, creperete come topi.
Firmato: il capo dei patrioti di Fratelli d’Italia

CAVALIERI DEL LAVORO



I nuovi cavalieri del lavoro sono stati nominati anche quest’anno. Come per gli altri anni precedenti di operai non ce n’è nemmeno uno. Nemmeno uno di quelli che rischiano la vita per guadagnarsi il pane. Non è stato fatto cavaliere chi cadendo da una impalcatura si è miracolosamente salvato. Si sperava almeno per un morto sul lavoro, Cavaliere alla memoria. Niente. Niente neppure fra i Vigili del Fuoco, i minatori, gli intossicati dell’Ilva, i licenziati, i cassintegrati; fra i dannati della terra che raccolgono frutta e verdura sui campi del lavoro nero italiano, vessati dai caporali e pagati pochi centesimi all’ora. Niente neppure fra quanti si sono presi la silicosi in miniera e contratto malattie professionali. Niente per netturbini, badanti, facchini degli ortomercati, infermieri dei Pronto Soccorso, turnisti e per quanti svolgono lavori pericolosi. Nessun cavaliere del lavoro fra i contadini, gli operai, gli insegnanti, i giornalisti minacciati di morte e via enumerando. Nessuna cavaliera del lavoro fra le mamme che allevano figli e tengono in piedi la baracca senza ricevere un centesimo dallo Stato, nessuno fra i tanti volontari impegnati a portare aiuti a lire zero, nessuno fra gli uomini di quella chiesa umile e povera che cerca di togliere dalle grinfie della criminalità e dalla droga i ragazzini, fra gli operai dei cantieri, di quelli che curano le fogne e svolgono i lavori più umili e faticosi. Niente per gli autisti dei mezzi pubblici che si svegliano alle 4 del mattino, niente per i ferrovieri, i garzoni di bottega, le giovani dei Call Center, i ricercatori malpagati, e niente e niente e niente per i tanti, per i più, che tirano la carretta della Nazione. Cavalieri del lavoro solo chi il lavoro non sa neppure cosa sia e che troviamo spesso sulla cronaca nera dei giornali. Solo per loro che il lavoro lo sfruttano, e per i figli dei potenti sistemati nei posti migliori senza troppa fatica. Per loro che cavalcano al sicuro senza infortunio e senza rischio. Avanti Presidente, avanti, falli salire in groppa questi nobili Cavalieri; gli altri crepino pure di lavoro, se ne hanno uno.

 

 

 TESTE D’UOVO
di Luigi Mazzella
 


Purtroppo, i razionalisti  devono ammettere che la cultura idealistica, platonica, post platonica e tedesca di fine Ottocento,  in venti secoli ha reso bruciato il  terreno intorno a sé. E ciò, dopo avere fatto piazza pulita della vera filosofia, quella monistica, concentrata sull’unica realtà esistente e conoscibile perché priva di aggiunte fantasiose. Essa ha costretto gli abitanti dell’Occidente ad abbandonare il terreno della vera speculazione dell’intelletto che prima di duemila anni fa era  meravigliosamente fertile. Oggi, a processo compiuto, l’Occidente ritiene “maestri del pensiero” i transfughi di ideologie totalitarie (maturate, quindi, lontane da ogni raziocinio) che farfugliano (a ecatombi ideologiche, dette “rivoluzionarie”, finalmente finite) di “post modenità”, di  “società liquida e solida” di “rifiuti umani” et similia. L’idealismo, nella sua ultima versione teutonica, ha distrutto persino l’empirismo inglese, ultimo, timido faro di luce di un’intelligenza che, però, nell’Occidente medio orientalizzato, andava già  progressivamente spegnendosi. La politica (come filosofia della pratica) ne è stata la vittima più preclara. In un groviglio divenuto inestricabile di astrazioni illogiche e di creduti assolutismi, pretesi come gli unici veritieri, è divenuto difficile capire quanto vi sia di religioso o di filosofico ora nella individuazione dei popoli eletti a dirigere il mondo ora nell’azione diretta a rendere tutti uguali gli abitanti del Pianeta. In realtà, il pout-pourrì di pretese “verità” (senza necessità di riprova), che si è realizzato dopo anni di scontri feroci, consente solo agli Statunitensi, sotto la guida cogente del potere finanziario (prevalentemente ebraico ma anche cristiano e con sotterranea intesa con quello islamico dei petrol dollari)  di utilizzare i vari ingredienti  in modo diverso a seconda delle circostanze: essere di destra estrema (con il consenso delle lobbies produttive ed economiche a tendenza fascista) per assecondare la propria crescente  voluptas imperialistica; suggerire misure pauperistiche mutuate dalla politica di sinistra quando si tratta di tenere a bada il popolo-bue (ovviamente, non solo il proprio ma anche quello dei Paesi egemonizzati in modo para-coloniale). In questi ultimi, poi, il cocktail di recente è stato così bene amalgamato che è difficile capire ormai quanto vi sia di destra e quanto di sinistra in ogni forza politica: le differenze nelle proposte sono solo nominali e minimali (il bisogno, ormai radicatosi nell’animo degli Occidentali, di continuare a odiarsi nonostante le sopite se non del tutto scomparse diversità programmatiche fa resuscitare vecchi rancori e i comunisti e i fascisti devono inevitabilmente ritenersi “vetero” e “post”). In realtà tutti partiti politici dei Paesi colonizzati in maniera “postmoderna” (per dirla con Zygmunt Bauman) vogliono acquisire meriti sul campo agli occhi dello zio Sam che, in verità, si fida  di essi solo fino a un certo punto e salvo prova contraria: il vero partito filostatunitense per così dire “a prova di bomba” è costituito  dalla Massoneria legata al mondo giudaico e dall’organizzazione della Chiesa cattolica dipendente dalla Curia Romana e dallo IOR. Queste due potenti “strutture”, fortemente gerarchizzate, sorreggono, di norma, i partiti sostenitori delle misure pauperistiche, elaborate Oltreoceano dal Partito Democratico per evitare crescite economiche fuori dall’area anglo americana, ma hanno in ogni “Colonia” un gruppo di teste d’uovo che svolge il ruolo insostituibile dell’ “agente provocatore”, stimolando i “sinistrorsi” a soddisfare la massa e aiutando a raccogliere gli eventuali scontenti in una forza di riserva (preferenzialmente denominata Movimento) progressista (all’uopo ed a comando) e in modo falso (ma sufficiente a ingannare) così fortemente camaleontica da mostrarsi persino anti-americana.

 

venerdì 1 novembre 2024

LA PULIZIA ETNICA DI ISRAELE
di Franco Continolo

 
L
e Nazioni Unite non contano, ma ci sono. Perché non contino è chiaro: non dispongono dei mezzi di coercizione necessari per far valere le proprie decisioni. Dovrebbero disporne? Meglio di no; il rischio di un governo mondiale autoritario non può essere corso. Il mondo unipolare modello neocon è un’approssimazione del governo mondiale – la NATO essendo il suo braccio armato – e tutti possono constatarne l’intollerabilità. La democrazia, come non aveva previsto John Dewey, non a caso cultore di una filosofia irrazionalistica, il pragmatismo, può infatti essere una gran patacca. Oggi ne abbiamo l’esempio più lampante: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) condanna praticamente all’unanimità – uniche eccezioni Stati Uniti, Israele e la Moldavia dalla forte vocazione europeistica – l’embargo di Cuba, che come un assedio da più di sessant’anni costringe l’Isola all’isolamento economico, dunque alla miseria. Che gli Stati Uniti non rispettino il voto delle Nazioni Unite non è il solo indicatore di cosa a Washington si intenda per democrazia; più importanti ancora sono le motivazioni riconducibili al 100% alla prepotenza, una prepotenza che a voler essere gentili può essere definita di stampo mussoliniano. In attesa che sulla spinta del BRICS che trae forza anche dalle decine di paesi aspiranti a divenirne membri, il mondo multipolare dia più peso alle decisioni delle Nazioni Unite, dobbiamo accontentarci delle prese di posizione, importanti comunque, se non altro per il valore morale. Di grande importanza è anche il Rapporto di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Il suo atto d’accusa mette a fuoco senza inutili giri di parole il disegno criminale di Israele: ripulire la Palestina della ingombrante presenza fisica e politica dei palestinesi. Il genocidio, condotto con le bombe e con la fame, è un mezzo per raggiungere il fine. Le Nazioni Unite sono un ostacolo sulla via della pulizia etnica, pertanto vanno tolte di mezzo: Guterres è persona non grata; alla Albanese è vietato l’accesso; l’UNRWA viene espulsa. La domanda a questo punto è la seguente: se Israele caccia le Nazioni Unite, perché queste non espellono Israele? In altre parole, perché nessuna potenza, dalla Russia alla Cina – inutile parlare di Stati Uniti ed Europa – presenta una mozione all’UNGA per espellere lo stato fuorilegge di Israele?

 

 

GUSTAVO GUTIERREZ
di Giorgio Riolo

Gustavo Gutierrez

La teologia della liberazione e noi. Per un mondo dal volto umano.
 
La recente scomparsa, il 22 ottobre, all’età di 96 anni, del peruviano quechua Gustavo Gutierrez ci induce a riprendere il discorso, per molti versi interrotto, sulla teologia della liberazione, sul dialogo cristiani e socialisti e comunisti, sul rapporto marxismo e cristianesimo, sul senso del proprio essere come soggetti del cambiamento. Leonardo Boff giustamente ha definito Gutierrez “padre della teologia della liberazione”. Dal momento che la prima opera sistematica è sua. Nel 1970 nell’originale spagnolo, nel 1971 in Italia. Teologia della liberazione. Prospettive è questo libro a cui noi cristiani di base in Italia attingemmo subito. Naturalmente dopo la lezione di Marxismo e cristianesimo di Giulio Girardi e dopo le varie lettere, in primo luogo Lettera a una professoressa, di don Milani. Ma già nel 1968, con lo stesso Gutierrez, si cominciò a parlare della necessità di una teologia diversa. Nel 1969 Ruben Alves, protestante brasiliano, definì questa teologia “teologia della liberazione”. Ma la radicale biforcazione nel senso di essere cristiani in quella fase storica era nell’aria da tempo. Così come, d’altra parte, era nell’aria la biforcazione nel senso dell’essere socialisti e comunisti. 


Dopo il passaggio traumatico dei fatti d’Ungheria nel 1956 e comunque dopo l’avvio della destalinizzazione. Il vento purificatore del Concilio Vaticano II aveva soffiato e aveva liberato, aveva suscitato molte forze, molte coscienze, molto attivismo. La Chiesa istituzione, molto collusa con il potere, potere essa stessa, doveva fare i conti con la ripresa della tendenza mai sopita, mai cancellata, dal cristianesimo delle origini in avanti, attraverso le eresie, dello spirito autentico evangelico del Gesù storico, del Discorso della Montagna, del “fuori i mercanti dal Tempio”. Insomma la tradizione costantiniana della Chiesa doveva misurarsi con l’altra tradizione, apocalittica, liberatrice, “dal rovescio della storia” (Enrique Dussel), la Chiesa dei poveri, degli oppressi, degli esclusi. Tutto in quella epoca storica sospingeva in avanti. Nel mondo e nelle coscienze. La decolonizzazione, l’irruzione del terzo mondo, dei movimenti di liberazione nazionale, la guerra in Vietnam, la critica del socialismo reale ecc. Contemporaneamente altri esponenti cristiani, come il francescano Leonardo Boff in Brasile, parallelamente, ognuno nei loro luoghi di attività e di testimonianza, procedevano a elaborare questa teologia. Come “atto secondo”, essendo un derivato del retroterra economico, sociale, culturale della realtà latinoamericana. Del genocidio indio, della tratta degli schiavi neri e del loro supersfruttamento, dell’oppressione e della evangelizzazione forzata a opera dei colonizzatori cattolici spagnoli e portoghesi.


Subito questa corrente si configurò come “teologia della periferia”, del mondo offeso in America Latina in primo luogo, ma poi in altre periferie, in Africa e in Asia. La teologia india, la teologia negra (anche negli Usa), la teologia femminista ecc. sorsero proprio in relazione a questi settori oppressi “del rovescio della storia”. Compresi l’ambiente e la natura.
Il Nord del mondo è stato comunque investito. Anche sulla scia della nascita del movimento “cristiani per il socialismo”, avviato dapprima in Cile nel 1972. Nel 1973 si tenne in Italia il primo incontro del movimento a Bologna, con Giulio Girardi quale moderatore dell’assemblea.



L’osmosi tra queste dinamiche nel mondo cristiano, non solo cattolico, e le coeve dinamiche nei movimenti sociali antisistemici e nel mondo delle sinistre mondiali fu grande. La Chiesa istituzione con l’avvento al papato del reazionario Karol Wojtyla non tardò a reagire. Nel 1984 la teologia della liberazione fu messa sotto accusa. Accusata di essere il cavallo di troia del comunismo e del marxismo dentro la Chiesa e nel cristianesimo. Leonardo Boff fu convocato in Vaticano dall’allora capo del Sant’Uffizio (Congregazione per la dottrina della fede) Joseph Ratzinger e subì un processo-reprimenda. Lo stesso Gutierrez fu convocato, ma non subì la sorte di Boff poiché fu difeso dall’episcopato peruviano. Lentamente, facendo riferimento al solo Brasile, le quasi 100.000 comunità ecclesiali di base (Ceb), coinvolgenti milioni di credenti cattolici, soprattutto poveri ed emarginati, in cui tanti sacerdoti, tanti vescovi e i due cardinali Arns e Lorscheider agivano come ispiratori, furono cancellate. Nel tempo, grazie a Reagan e ai dollari Usa, al loro posto in Brasile si sono insediate le chiese evangeliche di marca statunitense. La più consistente base di massa della recente avventura brasiliana del fascista Bolsonaro.


Boff a un certo punto ha dismesso il saio pur continuando la sua testimonianza cristiana e il suo intenso e prezioso impegno pacifista, ambientalista, a favore delle classi subalterne, altermondialista. Si dice che papa Francesco si sia ispirato molto al Boff del Grido della terra grido dei poveri nella sua enciclica Laudato si’. Nella quale, come espresso dall’origine dalla teologia della liberazione, la giustizia sociale viene connessa strettamente, organicamente alla giustizia ecologica-climatica.
Gutierrez, “uomo buono, semplice, umile, spiritoso”, come lo definisce Boff nell’articolo di commiato, ha continuato fino all’ultimo il suo lavoro tra i poveri e gli emarginati nelle comunità periferiche di Lima e ha continuato a scrivere articoli e libri.
La teologia della liberazione continua ad agire nelle realtà periferiche e nel mondo in generale, anche in movimenti cristiani con denominazioni diverse. È stata ed è molto attiva nei Forum Sociali Mondiali. Si diceva dell’osmosi. Essa ha preso molto, è stata influenzata dal contesto del pensiero e dell’azione dei movimenti di emancipazione, anche del marxismo e del socialismo-comunismo. Il rapporto biunivoco è sempre valido. All’inverso, molto si può imparare dal versante del movimento operaio, dal movimento socialista e comunista, dai movimenti antisistemici contemporanei.



Un tempo, nel 1912, il giovane, non ancora marxista e comunista, György Lukács scriveva nel saggio Cultura estetica “Sembra essenziale al socialismo quella forza religiosa capace di riempire l’anima che distingueva il cristianesimo delle origini”. Con un’ultima avvertenza importante per il credente, in questo tempo di ferro e di fuoco, di massacri, di genocidio. Soprattutto nella martoriata terra di Palestina. Il Dio dei Vangeli, e del Nuovo Testamento in generale, è misericordioso e compassionevole, è nella figura del Gesù storico, povero tra i poveri, annunciante “l’anno di misericordia del Signore”, l’anno dell’estinzione dei debiti, della libertà per i carcerati, della liberazione degli schiavi. Una rottura netta col Vecchio Testamento. Con il vendicativo, incitatore allo sterminio, dio delle schiere e degli eserciti, la divinità tribale YHWH, Jahvè.
 

 

 

 

ONORE AI GIORNALISTI LIBERI



Onore ai giornalisti liberi che tengono la schiena dritta, ai loro coraggiosi articoli e ai loro preziosi e necessari programmi. Sono pochissimi e dobbiamo proteggerli con la nostra vicinanza e solidarietà. Non dimentichiamo che in Italia abbiamo un solo quotidiano contrario alla guerra e alla indecente spesa militare: è “il Fatto Quotidiano”. “Odissea” vi invita a comprarlo e a sollecitare in tal senso tutti i vostri contatti. Potete anche, come facciamo noi da qualche tempo, lasciare le copie già lette sui mezzi pubblici, i treni, i luoghi da voi frequentati. 



Guardiamo “Report” e invitiamo i nostri amici seguire il programma; più saremo meno spazio avranno i censuratori a osare colpi di mano per zittirli. [A. G.]

Privacy Policy