UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 4 gennaio 2026

STATI ARMATI
di Angelo Gaccione


Costa Rica Stato senza esercito
 
“La somma aritmetica dei delitti commessi dagli Stati, è numericamente ineguagliabile dalla somma dei delitti compiuti dagli individui”. Avevo 30 anni quando annotai questa riflessione, confluita poi nella raccolta di pensieri e aforismi dal titolo Il calamaio di Richelieu, e pubblicata nel 1983. Ma avevo imparato prestissimo, sin dagli anni del Ginnasio, che gli Stati armati sono tutti criminali. Lo imparai dallo studio della storia e dal dominio dei grandi imperi, e sempre mi sono stupito che uomini di non comune intelligenza ne abbiano potuto tessere le lodi. Lo imparai da quella che è stata la più pervicace costanza della storia: la guerra. Per fare la guerra erano necessari gli eserciti, e per mantenere ed equipaggiare gli eserciti erano necessarie enormi risorse economiche e finanziarie che solo Stati e Imperi possedevano. Era la forza militare che garantiva il potere, e chi controllava gli eserciti, il potere se lo poteva garantire e mantenerlo. Poteva persino marciare contro l’istituto senatorio e sottometterlo al proprio volere. Non può esistere dittatura senza apparato militare; non può esistere tiranno senza esercito, non può esistere Stato guerrafondaio senza esercito, non può esistere Stato imperialista senza un solido apparato di morte.


Distruzioni di guerra

Non c’è nefandezza criminale che uno Stato non possa compiere: ne ebbi la prova a 18 anni di età con la strage di Stato di Piazza Fontana a Milano nel dicembre del 1969, e con quelle successive che si verificarono nel nostro Paese. Una lunga scia di sangue innocente con attentati e bombe a treni, stazioni, piazze piene di lavoratori, studenti, impiegati. A tramare ed uccidere apparati dello Stato, nazifascisti, uomini delle forze armate e delle istituzioni. Poi, persino in combutta con la mafia ai danni di magistrati, e con i servizi segreti di nazioni straniere, per il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.



Avendo imparato presto la lezione, il Novecento, secolo in cui sono nato e maturato, con tutto il suo sanguinoso corso di guerre, invasioni, colpi di Stato in ogni dove, non ha fatto che confermarmi nella convinzione che non esista criminale più grande e feroce dello Stato armato. Il secondo millennio, nel primo quarto di secolo, ci ha mostrato a dismisura cosa sono in grado di fare, in termini di distruzione e di sterminio i vari regimi armati: si tratti di fanatici clan tribali, teocrazie religiose, dittature militari, democrazie parlamentari, monarchie costituzionali, repubbliche presidenziali. Come stupirsi che abbiano potuto produrre autentici criminali in ogni parte del globo, persino nelle decantate democrazie liberali di quello che definiamo Occidente? 



Come stupirsi che i loro leader e le loro classi dirigenti facciano carta straccia delle Costituzioni e dei regolamenti internazionali che si sono dati? Netanyhau usa il suo Stato armato per compiere impunemente un genocidio, Trump usa il suo Stato armato per bombardare il Venezuela, Putin il suo Stato armato per massacrare in Ucraina, Zelensky il suo Stato armato per massacrare i russofoni. Una interminabile sequela di Stati armati e di massacri in ogni dove. L’Europa degli Stati armati della Nato si sta preparando alacremente per il prossimo prevedibile macello. E poiché l’essenza dello Stato armato è la guerra, esso non può che produrre criminali che prima o poi lo porteranno in guerra. 


Ex presidente Costa Rica

Noi pacifisti non possiamo neppure pronunciare la locuzione Stato disarmato senza essere derisi, e persino il Papa viene largamente censurato se osa parlare di pace disarmata e disarmante: questa è l’epoca e questa è la cultura dominante. Non c’è che uno Stato al mondo che ha rinunciato all’esercito, cioè alla guerra, la Costa Rica. Saggiamente, dopo la guerra civile del 1948, ha deciso di apportare una modifica alla sua Costituzione l’anno successivo, abolendo l’esercito. “Il bilancio militare fu convertito e confluì nel bilancio educativo per l’istruzione”, scrivono con orgoglio. Istruzione, sanità, sviluppo umano, benessere sociale, questo paese neutrale e pacifico è un vero esempio per il mondo. È diventato anche sede dell’Università per la Pace (UPEACE) istituita dalle Nazioni Unite nel 1980, ma nessuno dei Paesi ritenuti civili lo ha imitato.

   

 

 

 

 

      

VENEZUELA. IL GANGSTER DELLA CASA BIANCA
di Franco Astengo


 
Ricordato in premessa che qualsiasi valutazione riguardante la vicenda USA -Venezuela deve essere incentrata sulla capacità di produzione petrolifera dello stato venezuelano è necessario che le sinistre, italiane e europee, trovino il coraggio di superare la polemica del filo-questo e filo-quello proclamando con coraggio che l’attacco USA e la cattura di Maduro rappresentano atti di pirateria internazionale senza se e senza ma. È necessario l’intervento delle Nazioni Unite, va assicurata l’incolumità del presidente venezuelano, deve essere sollecitata l’Unione Europea ad assumere una posizione coerente con il diritto internazionale. 



Le forze politiche vanno fortemente sollecitate in questa direzione e deve essere sottolineato il pericolo crescente di una situazione internazionale nella quale i pericoli di guerra globale che si evidenziano con l’apertura di più fronti al riguardo dei quali gli USA stanno assumendo un atteggiamento sempre più aggressivo sul piano militare. L’Italia ha l’obbligo di condannare questo atto di guerra non dichiarata come in tutti gli altri casi analoghi senza distinzioni di sorta e di indirizzare la propria politica estera verso atti conseguenti al dettato costituzionale imposto dall’art.11.
 

 

sabato 3 gennaio 2026

PAPI E PRESIDENTI
di Angelo Gaccione


 
Non avevo alcun motivo per seguire il messaggio di Mattarella alla nazione: sono stufo di sentire di morti sul lavoro e poi non vedere muovere un dito concretamente. Non mi ricordo un solo presidente che sia andato a fare una visita su un cantiere dove si muore, o presso qualche struttura lavorativa dove la gente è tenuta schiava e riceve un trattamento da negriero, né che abbia nominato cavaliere del lavoro uno di questi lavoratori: sono loro che con il loro sangue e la loro fatica tengono in piedi la nazione. Cavalieri del lavoro diventano coloro che il lavoro non sanno nemmeno che cos’è; lo diventano molti di quegli evasori che poi ci ritroviamo nelle cronache giudiziarie, ma che la fanno sempre franca. E tanto meno volevo sentire parole sul riarmo europeo, come se non fosse stata questa idea idiota e criminale del riarmo a precipitare l’Europa in due devastanti guerre mondiali; come se non fossero state proprie le alleanze militari a far degenerare in conflitti generali, contrasti locali. Ma due evidentemente non sono bastate, vanno in cerca della terza e definitiva: quella atomica-nucleare che ci cancellerà tutti. E come se non fosse opera di chi siede ai vertici del potere della nazione la politica di morte che viene perseguita in tempo di pace armandosi fino ai denti, spendendo miliardi per armamenti, facendo prosperare l’industria delle fabbriche di morte che lucra grassamente sulla distruzione e sui massacri. Come se non fosse loro la responsabilità di coinvolgere il nostro Paese in politiche ed alleanze pericolose, invece di ribadire neutralità e ripudio della guerra come prescrive la nostra Costituzione.



Perché la presidenza della Repubblica, dato che sostiene di avere a cuore la pace, non ha intrapreso nessuna iniziativa diplomatica ai massimi livelli sulla guerra russo-ucraina? Perché non ha accolto l’appello di migliaia di persone di mettere a disposizione Assisi, città mondiale della pace, per un negoziato serio e fattivo? Perché non ha lavorato in questo senso con le alte gerarchie vaticane? Da un presidente credente e praticante ce lo saremmo aspettato. Ce lo saremmo aspettato dal docente che ha insegnato Diritto parlamentare e ricevuto un discreto numero di lauree honoris causa da prestigiose università. Ce lo saremmo aspettato dall’ammiratore di Don Milani, La Pira e di altre prestigiose visionarie figure del cattolicesimo sociale.
Perché ha perso l’occasione di far diventare il nostro Paese un faro di diplomazia “disarmata e disarmante” e un punto di riferimento mondiale per la pace? Chi glielo ha impedito? Chi ha fatto pressione su dui lui?   
Ho preferito leggermi per intero il Messaggio di Leone XIV per la LIX Giornata Mondiale per la Pace e in cui ho trovato molto più consapevolezza e buon senso. Ne voglio riportare qui alcuni brani, sperando che Mattarella, in quanto cattolico e credente, li abbia a sua volta letti e soprattutto meditati.



“[…] Ebbene, nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza. Tuttavia, «chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace». Così Sant’Agostino raccomandava di non distruggere i ponti e di non insistere col registro del rimprovero, preferendo la via dell’ascolto e, per quanto possibile, dell’incontro con le ragioni altrui. Sessant’anni fa, il Concilio Vaticano II si concludeva nella consapevolezza di un urgente dialogo fra Chiesa e mondo contemporaneo. In particolare, la Costituzione Gaudium et spes portava l’attenzione sull’evoluzione della pratica bellica: «Il rischio caratteristico della guerra moderna consiste nel fatto che essa offre quasi l’occasione a coloro che posseggono le più moderne armi scientifiche di compiere tali delitti e, per una certa inesorabile concatenazione, può sospingere le volontà degli uomini alle più atroci decisioni. Affinché dunque non debba mai più accadere questo in futuro, i vescovi di tutto il mondo, ora riuniti, scongiurano tutti, in modo particolare i governanti e i supremi comandanti militari, a voler continuamente considerare, davanti a Dio e davanti all’umanità intera, l’enorme peso della loro responsabilità». 


Nel ribadire l’appello dei Padri conciliari e stimando la via del dialogo come la più efficace ad ogni livello, constatiamo come l’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali abbiano radicalizzato la tragicità dei conflitti armati. Si va persino delineando un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione; ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico. L’Enciclica Fratelli tutti 
presenta San Francesco d’Assisi come esempio di un tale risveglio: «In quel mondo pieno di torri di guardia e di mura difensive, le città vivevano guerre sanguinose tra famiglie potenti, mentre crescevano le zone miserabili delle periferie escluse. Là Francesco ricevette dentro di sé la vera pace, si liberò da ogni desiderio di dominio sugli altri, si fece uno degli ultimi e cercò di vivere in armonia con tutti». È una storia che vuole continuare in noi, e che richiede di unire gli sforzi per contribuire a vicenda a una pace disarmante, una pace che nasce dall’apertura e dall’umiltà evangelica”.

 

MESSAGGIO ALLA NAZIONE



“Oggi una cara persona ha diffuso questo scritto per fare gli auguri di buon 2026. Lo copio perché è un dono prezioso, una riflessione importante. Consigli e visioni potenti, ma semplici, direi naturali, umane, piene di un umanesimo che deve risorgere in tutti noi. Sembra sia stato scritto a più mani, il che lo rende ancora più importante e prezioso, secondo me”. S. Genini


*
“Lo considero un testo collettivo perché concetti simili sono stati espressi da molti teorici e anche da noi su ‘Odissea’ da almeno vent’anni. Si trovano in Martin Luther King, Mandela, Tutu, Tolstoj, Gandhi, Cassola…”. A. Gaccione


*
“Vero, infatti per me è importante questo: un contenuto importante al di là di chi lo ha scritto e se è collettivo meglio”. Sergio Genini


 

Dalla parte dell’umano


“Non abbiate fretta.
Non credete
che solo correndo
si possa arrivare.
 
In questo tempo
che ci spinge al rumore,
alla velocità,
alla conquista,
io vi invito a sostare.
 
A coltivare il dubbio,
a praticare l’ascolto,
a custodire il fragile.
 
È tempo di essere piccoli,
non per rinunciare,
ma per scegliere.
Piccoli per non dominare,
ma per appartenere.
 
Non cercate la forza che impone,
ma quella che sostiene.
 
La dolcezza non è resa,
ma resistenza.
 
La lentezza non è pigrizia,
ma profondità.
E la profondità,
oggi più che mai,
è rivoluzionaria.
 
Cercate l’indefinito,
là dove le cose non
sono subito chiare, nette,
pronte a essere consumate.
È lì che abita la possibilità
di un mondo condiviso,
dove nessuno ha l’ultima parola
e tutti possono dire qualcosa.
 
Vi chiedo questo:
abbiate il coraggio dell’autolimitazione,
della sobrietà, della gratuità.
Non come sacrificio,
ma come atto di liberazione.
Come un fiore che sboccia
senza chiedere nulla in cambio.
 
E scegliete,
sempre,
la pace.
 
Non come assenza di lotta,
ma come tessitura quotidiana di legami.
Non come tregua,
ma come scelta di vita.
La nonviolenza
non è debolezza,
è la più alta forma di forza.
 
È dire no senza distruggere.
È resistere senza odiare.
È costruire ponti
dove altri alzano muri.
Rifiutate il riarmo,
le spese folli in armi,
le retoriche del nemico.
Non lasciate che la paura
vi spinga ad armare il futuro.
 
Nessuna vera sicurezza
nasce dall’intimidazione.
 
Nessun domani
si costruisce con le bombe.
 
E se vi chiedono
da che parte state,
non abbiate paura di dire:
dalla parte della vita
che cresce lenta,
fragile,
profonda.
Dalla parte dell’umano.
Dalla parte della pace. 
 
Non abbiate paura della lentezza,
né della solitudine che a volte accompagna
chi cerca sentieri nuovi.
Non tutto si concluderà oggi,
né domani.
 
Ma ogni gesto,
ogni parola nonviolenta,
ogni scelta sobria e giusta,
è un seme.
 
E i semi,
anche se non li vediamo
subito germogliare,
fanno il loro lavoro.
 
Abbiate cura.
Degli altri,
della terra,
del tempo.
Abbiate cura
di ciò che cresce piano.
 
E camminate.
Non da soli,
ma insieme.
Più lentamente,
più profondamente,
più dolcemente”.

 

PRODUZIONE INDUSTRIALE
di Franco Astengo



La crisi industriale e le balle del Governo - Parte ultima

Carta, credito, informatica, occhialeria, servizi, tessile.
È stato firmato il 29 novembre l’accordo sul ricambio generazionale tra sindacati e Banco Bpm. L’intesa prevede (nell’ambito del piano industriale 2023/2026) fino a 120 uscite volontarie di lavoratori che abbiano maturato l’accesso alla prestazione pensionistica (“anticipata” o di “vecchiaia”) entro il 1° gennaio 2027. Nel contempo, l’accordo stabilisce 90 nuove assunzioni nel 2026, garantendo un tasso di sostituzione del 75 per cento. Fisac Cgil: “Siamo riusciti a coniugare per la prima volta la gestione di pensionamenti incentivati volontari con un piano di ingressi proporzionato e tempestivo”. Un ulteriore anno di cassa integrazione straordinaria per i lavoratori della Giano di Fabriano (Ancona), azienda produttrice di carta per ufficio del gruppo Fedrigoni. La vertenza era iniziata nell’ottobre 2024 con l’annuncio della chiusura dell’impianto e conseguenti 173 licenziamenti. L’accordo, raggiunto l’11 dicembre, prevede anche un pacchetto formativo per complessive 416 ore. Riguardo gli esuberi, questi si sono ridotti a 31. L’azienda ha confermato investimenti per tre milioni di euro, concentrati sui settori della per banconote e di sicurezza e sul comparto del disegno artistico. Siglato a metà dicembre un accordo che prevede esodi, come atteso in conseguenza della fusione fra Bper e Banca Popolare di Sondrio, tramite il pensionamento incentivato o l’accesso al fondo esodi di 800 dipendenti che matureranno la pensione entro il 1° gennaio 2032. La cessazione del rapporto di lavoro è stabilita tra il 30 settembre e il 31 dicembre 2026. A fronte delle uscite sono previsti 666 nuovi ingressi (pari all’83,2 per cento delle uscite), tra assunzioni e stabilizzazioni di chi lavora (o ha lavorato) in somministrazione o a tempo determinato. Siglato il 27 ottobre l’accordo per il futuro dello stabilimento Innovatek di Longarone (Belluno), ex ramo d’azienda Safilo (rilevato a fine 2023) che attualmente impiega 75 lavoratori su 152. L’intesa prevede la proroga di un anno della cassa integrazione straordinaria, l’adozione di un’indennità aggiuntiva per i lavoratori sospesi (sulle ore eccedenti il 20 per cento del totale mensile), incentivi all’esodo per 35 lavoratori (che si aggiungono ai 17 pensionandi che hanno sottoscritto un precedente accordo) che lasceranno volontariamente l’azienda entro il 31 dicembre prossimo e percorsi di ricollocamento e formazione per chi sceglierà l’uscita volontaria. Revoca dei licenziamenti annunciati a metà ottobre e attivazione degli ammortizzatori sociali in deroga fino al 1° febbraio 2026 per i 12 lavoratori della Manifattura del Casentino, storica azienda di Bibbiena (Arezzo) produttrice del celebre “panno del Casentino”, tessuto simbolo della tradizione artigianale toscana. Questo l’esito del confronto che si è svolto il 14 novembre presso la Regione Toscana per valutare gli sviluppi della situazione a seguito della recente messa in liquidazione della società. Ora si apre una fase di interlocuzioni per verificare la concreta possibilità di interventi da parte di nuovi investitori. Dopo l’annuncio di cessare l’attività il 31 dicembre prossimo, l’azienda di informatica Softlab Tech ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per i 146 dipendenti rimasti tra le sedi di Caserta, Maddaloni (Caserta) e Roma, attualmente in cassa integrazione a zero ore. La maggior parte dei lavoratori interessati (127 addetti) sono i superstiti dei circa 250 ex dipendenti della multinazionale Jabil di Marcianise (Caserta) che qualche anno fa accettarono di transitare in Softlab Tech. Al ministero delle Imprese attualmente sono in corso colloqui per favorire la ricollocazione dei lavoratori in altre realtà produttive del territorio. Siglato il 2 dicembre l’accordo sulla gestione dei 70 esuberi (su 148 addetti complessivi) alla Swinger International di Bussolengo (Verona), azienda produttrice di jeans per grandi firme. L’intesa non è stata firmata dalla Filctem Ggil. Il 10 novembre la società aveva avviato la cassa integrazione straordinaria per otto mesi, il 25 novembre ha comunicato il licenziamento collettivo. Filctem: “Azienda e Confindustria non hanno recepito le nostre richieste che prevedevano l’inserimento di una clausola di salvaguardia rispetto alla decorrenza dei termini dei licenziamenti. L’incentivazione all’esodo, inoltre, è del tutto inadeguata”. 

 

 

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venerdì 2 gennaio 2026

PRODUZIONE INDUSTRIALE
di Franco Astengo



La crisi industriale e le balle del Governo - Parte Quarta
 
Alimentare, logistica, pulimento


Chiude la Deligusti di Melegnano (Milano), azienda produttrice e distributrice di marinati ittici e prodotti della terra, che a inizio ottobre aveva comunicato la decisione di trasferisce le proprie attività in Spagna. Nell’ultimo periodo si era presentata una cordata di imprenditori italiani, ma la trattativa è saltata. Per i 36 lavoratori saranno ora attivati i 24 mesi di indennità di disoccupazione (Naspi) e verrà loro assegnata una buonuscita economica. Accordo raggiunto per la gestione dei 21 esuberi dell’area produttiva dello storico Salumificio Franchi di Borgosesia (Vercelli). I lavoratori sono stati suddivisi in tre fasce: chi raggiungerà la pensione entro il 2027, chi la raggiungerà entro il 2030, infine tutti gli altri. Per ogni fascia è stato stabilito un incentivo all’esodo, comprensivo del pagamento per il preavviso. Per tutti i lavoratori, ovviamente, è scattato l’accesso alla Naspi. Raggiunto l’accordo sui 311 licenziamenti alla Fiege Logistics di Stradella (Pavia), società tedesca che si occupa della gestione del magazzino di Shein, noto marchio cinese dell’abbigliamento low cost, che il 31 dicembre chiuderà per trasferire l’attività in Polonia. Stabilite le buonuscite per i lavoratori (24 mila, 18 mila e 14 mila euro, secondo gli anni di anzianità di servizio), che si aggiungono alla Naspi. Previsti anche 170 ricollocamenti negli altri impianti Fiege di Stradella, Castel San Giovanni (Sephora), Novara e Bologna, con un incentivo di 6 mila euro per sostenere le spese di affitto di una nuova abitazione. Cassa integrazione straordinaria per cessazione d’attività per i dipendenti della Hc Log, azienda di logistica attiva nella movimentazione di auto all’autoparco Il Faldo di Collesalvetti (Livorno). L’ammortizzatore sociale, iniziato il 1° ottobre, si concluderà il 31 dicembre. La crisi è dovuta alla risoluzione del contratto di appalto con Autotrade Logistics (gruppo Koeller); attualmente sono in corso trattative per l’internalizzazione e il ricollocamento dei complessivi 66 lavoratori. Un anno di contratti di solidarietà per i 45 lavoratori della Nippon Express Italia di Bologna, multinazionale giapponese di logistica e spedizioni nel settore del fashion. L’ammortizzatore sociale, iniziato il 1° dicembre, si concluderà il 30 novembre 2026. A determinarne l’adozione è stata la disdetta, dopo oltre dieci anni, del contratto di fornitura di servizi con il cliente “La Sportiva”, noto marchio italiano che produce scarpe e abbigliamento tecnico, che assorbiva circa l’80 per cento del lavoro svolto nel magazzino. Ulteriori sei mesi di cassa integrazione per i 53 lavoratori della Fdm, azienda della logistica operante nell'indotto Stellantis di San Nicola di Melfi (Potenza). L’intesa, raggiunta il 13 dicembre, prevede il ritiro ufficiale delle lettere di licenziamento precedentemente inviate ai dipendenti. Attualmente in azienda è attiva una cassa integrazione per 12 mesi, iniziata il 9 febbraio. Per questi addetti, inoltre, sono previsti anche percorsi di formazione avanzata. Cassa integrazione straordinaria per cessazione d’attività per i circa 600 dipendenti della Postalcoop di Cirié (Torino), cooperativa di logistica con servizi di recapito per Opera Delivery e Nexive Network (entrambe società di Poste Italiane, travolta dall’operazione “Epicentro” della Guardia di finanza. L’ammortizzatore sociale, iniziato il 22 settembre, si concluderà il 31 dicembre. A essere coinvolti sono anche i lavoratori dei magazzini di Vimodrone (Milano), Villalba (Treviso), Reggio Emilia, Civitella in Val di Chiana (Arezzo), San Mauro Torinese, Mappano, Settimo Torinese, Nichelino e Grugliasco (tutti in provincia di Torino). Emanato il 24 ottobre dal ministero del Lavoro il decreto di proroga dei contratti di solidarietà per i lavoratori della Iscot Italia, azienda torinese dell’indotto Stellantis di Piedimonte San Germano (Frosinone), attiva nel settore della pulizia specializzata di impianti e macchinari industriali. Per i 40 addetti ai settori verniciatura e plastica l’ammortizzatore sociale, iniziato il 1° ottobre, si concluderà il 31 dicembre. Il contratto di solidarietà precedente, iniziato il 1° gennaio, si era concluso il 30 settembre.

 

 

ENERGIA
di Nicola Labanca


 
Alcuni aspetti chiave della sua costruzione sociale. Ultima Parte. 
 
Negoziati energetici a livello sociale
Esiste una dinamica fondamentale alla base delle interazioni che coinvolgono energia, tecnologie, esperti e società che ho già avuto modo di descrivere in maniera più approfondita in un mio studio [9]. Tale dinamica riguarda alcune metafore centrali sviluppate attorno al concetto di energia e il fatto che gli esperti contribuiscono alla loro letteralizzazione oscurando il fenomeno originario che, attraverso tali metafore, essi descrivono. Le metafore in questione non sono quindi solo delle figure retoriche. Esse rappresentano piuttosto dei piccoli miti che raccontano delle storie che le persone incorporano attraverso un rituale [10] e la loro letteralizzazione comporta una perdita di distinzione tra i due mondi che le metafore collegano. Affermando, ad esempio, che “Il signor Rossi è un leone” dobbiamo immaginare di riferirci a una situazione in cui tutte le azioni del signor Rossi e le interazioni che potremmo avere con lui siano le stesse azioni e interazioni che potremmo riscontrare nel caso di un leone, proprio come se fossimo trasportati all’interno di un antico rituale tribale. Il fenomeno di letteralizzazione in questione comporta che si debba vivere costantemente all’interno di questa situazione e che, non potendo uscirne, si perda la capacità di distinguere il leone dal signor Rossi come lo conosciamo nella sua vita quotidiana, vale a dire al di fuori del rituale. 



Il tipo di effetto prodotto dalla letteralizzazione di alcune metafore prodotte attorno al concetto di energia e il modo in cui queste metafore trasformano noi stessi e il nostro ambiente circostante avviene in modo del tutto analogo. Oggi, ad esempio, quasi tutti pensano al carbone o al gas come a energia, ma il carbone o il gas possono essere molto di più dei processi standardizzati del rituale scientifico attraverso cui viene prodotta energia; come il signor Rossi del nostro esempio può essere molto di più del leone che egli riproduce attraverso gli atti del rituale prima menzionato. Il lavoro che ognuno di noi svolge nel quotidiano è oggi principalmente assimilato a concetti sviluppati in laboratorio attraverso la letteralizzazione della metafora “il lavoro è energia”. Questa metafora organizzativa struttura le società di tutto il mondo e modella profondamente la vita quotidiana delle persone, dalla scuola dell’infanzia, pensata per sviluppare il “capitale umano”, alle tecnologie volte ad aumentare la “produttività del lavoro”. La metafora in questione è convalidata da azioni concrete che, a loro volta, organizzano dinamiche sociali. 



Il “fine settimana”, per esempio, è un’istituzione universale concepita per permettere ai lavoratori di conservare e ricaricare l’energia spesa durante la settimana. Analogamente, salari, stipendi e tempo libero vengono commisurati al tempo trascorso lavorando che, non per caso, viene considerato una risorsa equivalente all’energia consumata nello svolgimento del lavoro da quando il concetto di energia ha preso piede nelle società occidentali [11]. In tal modo, i modelli sociali si diffondono attraverso la letteralizzazione dei concetti teorici di conservazione e degradazione dell’energia, stabiliti da fisici e ingegneri nei laboratori. Vale la pena sottolineare ulteriormente che la metafora “il lavoro è energia” associa due termini distinti: da un lato il concetto di “energia”, che deriva da una definizione operativa scientifica, e dall’altro il “lavoro”, inteso come una serie di interazioni incarnate delle persone con il mondo fisico. Nel processo di letteralizzazione, il concetto scientifico di energia funziona come un buco nero che assorbe e annulla la molteplicità di modi alternativi di comprendere e di rapportarsi al mondo. Il concetto scientifico di energia, in sé, è tuttavia privo di significato esperienziale diretto e quando viene applicato alle attività quotidiane assume soltanto un valore simbolico. Pertanto, la metafora “il lavoro è energia” rappresenta più propriamente una catachresi, ossia il trasferimento di un termine (lavoro) a un contesto in cui questo termine perde la propria pertinenza originaria. Si potrebbe forse obiettare che l’energia non è una metafora ma una realtà tangibile, di cui le persone possono fare esperienza diretta - come nel caso di una scossa elettrica o del calore del sole sul corpo. Questa esperienza immediata di processi di trasformazione non consente ahimè, tuttavia, di inferire l’esistenza di un’entità universale conservata e degradabile chiamata “energia”, la cui natura è stata messa in discussione dagli stessi scienziati che l’hanno concettualizzata.


Ricardo
 
Negoziati energetici a livello culturale
L’ultima dinamica di cui vorrei discutere riguarda il modo in cui le costruzioni sociali che ruotano attorno all’energia agiscono sul piano culturale attraverso la circolazione di certe metafore che rivestono un ruolo centrale all’interno di ambiti sociali e scientifici differenti. Il concetto di energia e i principi della termodinamica si sono sviluppati e hanno fatto presa nelle società principalmente intorno a metafore legate a motori e macchine a vapore. Philip Mirowski ha mostrato tuttavia che la legittimazione sociale del concetto di energia deriva probabilmente da un processo di rinforzo reciproco tra diversi campi scientifici: metafore di moto nel campo della fisica, metafore legate al concetto di valore in economia e metafore legate alla nozione di corpo e specie in biologia [12]. Sembrerebbe quindi che il processo di letteralizzazione che avviene attorno alla metafora dell’energia debba essere visto come il risultato di costruzioni congiunte e reciprocamente rinforzanti di principi di invarianza e di conservazione che si realizzano in questi tre campi del sapere. Mirowski osserva che le strutture di spiegazione prodotte in queste discipline sono omomorfe, cioè formalmente simili, e tendono a legittimarsi a vicenda, anche di fronte a eventuali prove contrarie emerse in uno dei campi. Questo processo di mutua convalida avrebbe preso avvio nei primi decenni del XIX secolo quando il denaro ha cessato di essere collegato a una specifica sostanza materiale divenendo una rappresentazione del valore puro; quando, nella teoria dell’evoluzione di Darwin, sono stati introdotti i concetti di specie (come entità distinte dall’ambiente) e di selezione naturale; e quando, nella fisica e nell’ingegneria, sono stati elaborati i principi di conservazione e degradazione dell’energia. Emblematiche di questo processo di reciproco rinforzo sono per esempio le teorie del valore basate sul concetto di lavoro come sviluppatesi in seguito agli studi di Adam Smith, David Ricardo a Karl Marx. Esse hanno preso piede con le prime tecnologie a combustibile fossile e sono essenzialmente basate su idee di equivalenza tra lavoro umano, valore economico e lavoro prodotto da macchine termiche. 


Smith

A mio avviso, l’idea di un rinforzo reciproco tra strutture esplicative di discipline diverse spiega bene come e perché certe metafore riescano a radicarsi profondamente in una cultura. Questo rinforzo sembra infatti mantenersi anche quando queste strutture e queste metafore cambiano. I principi di conservazione e degradazione dell’energia furono inventati in concomitanza con l’uso dei combustibili fossili, e continuano a valere rigorosamente nei laboratori. Tuttavia, oggi siamo nel pieno di una transizione verso le fonti rinnovabili, caratterizzate da flussi di energia altamente variabili e intermittenti. L’economia basata sui combustibili fossili è fondata su materiali che possono essere immagazzinati e utilizzati a richiesta. Al contrario, la radiazione solare fluttua in modo imprevedibile. Ogni volta che la accumuliamo in batterie o altri materiali attraverso determinati processi di trasformazione energetica, perdiamo grandi quantità di energia utilizzabile. Di conseguenza, le società devono affidarsi sempre di più a reti di informazione per impiegare o ridistribuire l’energia rinnovabile dal punto di generazione ai punti di consumo, riducendo al minimo la necessità di stoccaggio. Questa tendenza, che va ben oltre la semplice questione della trasmissione dell’energia, riflette una trasformazione culturale più ampia: attraverso la teoria e le reti dell’informazione, stiamo imparando che l’accumulo locale di energia, materiali, competenze o abilità di qualsiasi tipo può risultare inefficiente e va dunque evitato.


 
Mentre la metafora della macchina a vapore viene oggi sostituita dalla metafora del processore di informazioni, la fisica classica dell’equilibrio viene inglobata dalla fisica dei sistemi lontani dall’equilibrio. Allo stesso modo, la biologia contemporanea non considera più le specie come entità isolate e isolabili dall’ambiente circostante, ma come olobionti definiti da interazioni simbiotiche con altre specie [13]; e l’economia tende a descrivere il valore non come risultato di un equilibrio tra domanda e offerta, ma come esito dinamico e non lineare delle azioni di agenti che modificano costantemente le proprie strategie in risposta alle condizioni che essi stessi creano [14] L’energia, i corpi e il valore economico sono così diventati entità relazionali, difficili da definire entro confini fissi e stabili come distinte dal proprio ambiente, e, come nel caso dell’ipotesi di Gaia di James Lovelock, si co-definiscono insieme con l’ambiente nel quale evolvono e con il quale sono in costante interazione. Nonostante i mutamenti in ciascuna di queste discipline, il rinforzo reciproco tra metafore e strutture esplicative di fisica, biologia ed economia sembra quindi ancora perdurare.



Conclusioni
Come già accennato, questo testo non intende mettere in discussione i principi di conservazione e degradazione dell’energia, né il ruolo fondamentale che i processi di conversione energetica svolgono all’interno delle società. Le società contemporanee utilizzano enormi quantità di risorse naturali per soddisfare i propri bisogni e gli impatti di questo consumo sul clima e sull’ambiente nel suo complesso sono enormi.  Affrontare queste questioni in termini energetici è dunque inevitabile e necessario. Ciò che ho voluto sottolineare è che gli approcci fondati esclusivamente su considerazioni tecnico-scientifiche non dovrebbero però pretendere l’esclusività quando si tratta di affrontare le questioni appena menzionate. Tali approcci diventano infatti controproducenti se non vengono accompagnati da approcci alternativi che riflettano la diversità delle pratiche sociali, dei processi e delle capacità delle persone di provvedere a se stesse.
Affrontare il problema della conservazione delle risorse unicamente in termini di energia significa stabilire una divisione artificiale tra input e output energetici e trasformare una questione politica - come vogliamo vivere e cosa vogliamo fare - in un problema tecnico che solo gli esperti possono per lo più affrontare. È quindi urgente affiancare agli approcci tecno-centrici che si preoccupano di sostituire input energetici e tecnologici con input più “sostenibili” approcci che partano dalla riorganizzazione degli output (vale a dire delle attività umane) e che, come tali, possano avvenire attraverso forme di partecipazione attiva dei cittadini. Invece di concentrarsi soltanto sulla sostituzione di automobili e di combustibili fossili con soluzioni tecniche alternative, dovremmo anche dare molto più valore e sostegno alle molteplici strategie con cui le persone possono riorganizzare le pratiche sociali legate alla mobilità nel contesto in cui vivono - ad esempio attraverso una ripianificazione urbana o un cambiamento delle pratiche di spostamento legate al lavoro, agli acquisti e al tempo libero. Analogamente, piuttosto che focalizzarsi esclusivamente su tecnologie di refrigerazione più efficienti, bisognerebbe considerare con molta più attenzione come le pratiche di produzione, distribuzione e consumo degli alimenti possano essere riorganizzate per migliorare la qualità di ciò che mangiamo, riducendo al contempo l’impatto energetico e la dipendenza dalla catena del freddo - per esempio mediante gruppi di acquisto solidale, filiera corta, prodotti a chilometro zero. In modo analogo, anziché puntare esclusivamente sulla costruzione di edifici a maggiore efficienza energetica, potremmo riflettere su come ottenere un comfort più elevato nelle abitazioni modificando le nostre abitudini- indossando maglioni o pantaloncini in casa durante le stagioni fredde o calde, o condividendo gli spazi abitativi. In tal modo, le dicotomie tecniche tra input e output possono essere ridotte e la domanda e l’offerta di energia possono essere ripensate e riorganizzate con il contributo attivo delle persone. L’idea stessa di energia che oggi sembra andare per la maggiore ci induce a pensare che, qualunque cosa facciamo, finiamo sempre per consumare quantità diverse della stessa risorsa naturale. Adottando su larga scala questo punto di vista, costruiamo socialmente un mondo in cui gli esseri umani si comportano ovunque nello stesso modo. Questo è uno dei motivi principali per cui la gente finisce per consumare sempre più risorse di un dato tipo e per cui le misure politiche concepite per ridurne il consumo risultano spesso restrittive e inique. Al contrario, modificando i nostri stili di vita, possiamo individuare una pluralità di modi di fare le cose aumentando il nostro benessere e riducendo la nostra dipendenza energetica e gli impatti negativi sull’ambiente che da questa derivano.


 
Note

[9] Si veda Labanca, N. (2017). Ontological Fallacies Linked to Energy, Information and Related Technologies. In: Labanca, N. (eds) Complex Systems and Social Practices in Energy Transitions. Green Energy and Technology. Springer, Cham. https://doi.org/10.1007/978-3-319-33753-1_8
 
[10] Questa interpretazione del concetto di metafora è mutuata da Vico (1744), La Scienza Nuova.
 
[11] L’idea di tempo come risorsa consegue dall’idea di un tempo che scorre in maniera uniforme e omogenea che rappresenta, a sua, volta una condizione necessaria per la validità del principio di conservazione dell’energia. Come nel caso di una risorsa che può essere stoccata e impiegata in qualsiasi momento per gli scopi che ci si è prefissati, il principio di conservazione dell’energia consegue dalla possibilità potenziale di generare in qualsiasi momento un dato lavoro. Sotto questo punto di vista, si può quindi dire che il principio di conservazione di energia consegue dal fatto che il tempo è omogeneo; consegue cioè dal fatto che, per ciò che concerne l’atto che si vuole riprodurre, un istante di tempo vale l’altro.
 
[12] Si veda Mirowski, P., (1989). More Heat than Light. Economics as Social Physics, Physics as Nature’s Economics. Cambridge University Press.
 
[13] Si veda ad esempio Simon, J.C., Marchesi, J.R., Mougel, C. et al. (2019).  Host-microbiota interactions: from holobiont theory to analysis. Microbiome 7, 5 (2019). https://doi.org/10.1186/s40168-019-0619-4
 
[14] Si veda ad esempio Arthur, W.B. (2021). Foundations of complexity economics. Nat Rev Phys 3, 136-145 (2021). https://doi.org/10.1038/s42254-020-00273-3

 
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