UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 22 maggio 2015

TERRA E VITA
Tornare alla sacralità degli elementi primigenei con il dovuto amore

(Le foto delle Terrazze Cortemilia sono di Bruno Murialdo)


Erano in otto fratelli a lavorare le terrazze dei “Granaret”. Al canto del gallo erano già tutti al lavoro; c’era de estirpare le erbacce per preparare la terra alla semina del grano che non bastava mai a fare il pane per tutti. La mamma ci preparava la polenta e la bagna e quando tornavamo dal lavoro, la fatica svaniva soltanto a sentire il profumo dei bule che cuocevano lenti sul putage. Nella nostra casa il cibo non mancava mai, con il duro lavoro si riusciva a tirare avanti tutto l’anno. Il pane, diceva la mamma, era benedetto da Dio; se il raccolto andava bene il signore ci aveva santificato, se andava male era per colpa dei nostri peccati  e allora bisognava aumentare le preghiere per santificare  la prossima semina. Nostro padre diceva che le terrazze di Cortemilia e quelle di Gorzegno erano le più belle del mondo, noi tutti ne andavamo fieri, ci raccontava anche che quelle terrazze una volta toccavano il cielo e arrivavano fin sulla luna, dove i bambini potevano giocare sempre senza mai mollare.


Zia Laurina ci narrava che quelle terrazze le aveva regalate Dio agli uomini. Su quei balconi anche la vigna faceva ottimo vino, era facile lavorare la terra e curare le piante perché le terrazze non stancavano, erano come una piccola pianura sospesa in cielo, una sopra l’altra come scale santificate ci si poteva riposare lavorando. Quelli che non avevano la fortuna di operare su quelle piane si spaccavano la schiena a zappare e spesso il raccolto non abbondava e il tempo perso non permetteva a quelle famiglie di avere sempre il pane sulla tavola o la bagna come quella che profumava la nostra fame. Quando Pierino andò a servitore a San Benedetto per otto soldi al mese, rimpiangeva quei poggioli  di casa e la scelta di essere andato servitore; di notte sognava una langa fatta di piramidi che si alzavano in volo verso la luna  e pane che cadeva come fosse pioggia dentro quella casa; sognava sua madre e i suoi fratelli così fortunati che, la nostalgia gli segnava il viso con una lacrima.
Bruno Murialdo


Milano. Ore 19.00. Politecnico di Milano. Tonnellate di cemento armato. Resistenze da calcolare. Tensioni da verificare. Parametri energetici da rispettare. Perplessità.

Ammetto di avere molta confusione in testa, sono di fronte alla proiezione del progetto del Padiglione Italia, non comprendo il nesso tra il cemento osmotico e l’obiettivo di nutrire il pianeta. Mi sono persa nella texture della foresta urbana bianco latte pura e cristallina, eterea che definisce la costruzione. Non ho un navigatore per uscirne. Sicuramente il Padiglione Italia è una struttura molto complessa, un labirinto di alta tecnologia.
Sempre alla ricerca di un nesso tra progetto e cibo, sempre più smarrita, percorro la foresta dei miei neuroni e giungo per puro caso all’architettura della terra in Piemonte, ma su e giù per l’Italia possiamo trovarne altri esempi in Liguria, in Valle d’Aosta, in Toscana e in altre regioni. Questa è una parte del mio lavoro che amo molto, conoscere la vita delle cose. Tornare ai tempi in cui il significato della parola nutrimento voleva dire prima di tutto non sprecare il cibo, quando la bulimia del sistema odierno non ci aveva ancora…, si costruiva insieme alla terra per sfamare.
Nel ricordo lontano mi sorge dentro gli occhi la visione, della povera terra faticosa che mi ha dato il respiro e l’ansia di quest’anima. La vita “bucolica” di campagna era legata alla sveglia con le ossa rotta, e se la vita è grama lo si vede anche in ciò che su un luogo si costruisce. Quando l’uomo disponeva di meno macchinari e tecnologie, il senso del proprio operato aveva un sapore diverso. Per spiegare questo andiamo da Milano a Cortemilia, un piccolo paese in direzione della Liguria.


I versanti delle colline esposti al sole sembrano quasi delle onde, queste fasce sono i terrazzamenti a secco realizzati in pietra di Langa. Non sappiamo bene la storia delle loro origini, ma probabilmente si diffusero dopo l’anno mille. Sono un modo silenzioso di scolpire il paesaggio, la loro costruzione richiede una buona combinazione di concentrazione, manualità, senso estetico, perché non si sta creando solamente una struttura, ma una scultura e lo si fa lentamente. Il terreno così modellato permetterà di far nascere il cibo o il vino. Senza cemento però, serve molta più abilità, il legante lo si crea solo quando si raggiunge un equilibrio tra le pietre e l’incastro perfetto. Non è un’architettura di texture. Forse non è nemmeno un’opera di architettura nel senso stretto del termine, ma è un’architettura della necessità, dell’abilità, della fame. Sei terra che dolora e che tace, scriveva Cesare Pavese, anche tu sei l’amore. Che sia umana fatta di carne o sia polvere, sabbia e rocce, parliamo della cultura profonda di un luogo. Questa memoria ha dato vita all’Ecomuseo dei Terrazzamenti e della Vite. Dopo aver condotto un po’ di analisi in materia sono giunta alla conclusione che bisogna armarsi di molta pazienza per costruire un muro a secco, stiamo di fatto addomesticando un territorio per renderlo coltivabile, servono per cui molte più accortezze e conoscenze di quelle che si potrebbero pensare. E non basta, occorre conoscere bene molti aspetti: le caratteristiche pedologiche di un terreno, l’assetto idrogeologico, considerare la spinta dell’acqua piovana, l’esposizione al sole, una vera alchimia di sapienza e fatica. Il tutto senza cemento, al massimo terra e pietre più piccole, e farlo senza escavatori, al massimo con un mulo, con un piccone e i propri muscoli. Un po’ troppo faticoso per braccia allenate solo ai pc. Non so cosa rimarrà di tutto questo tra qualche generazione. Sarebbe il caso di chiederselo, e porsi anche altre domande.
Sono le 20,10 sono ancora a Milano è la conferenza è quasi finita, gli ingegneri ci confermano che i problemi di carichi sono stati risolti nonostante gli imprevisti. Tutto può succedere in un cantiere complicato, quando si sta realizzando qualcosa di estremamente innovativo. I miei dubbi rimangono… siamo proprio sicuri di non esserci dimenticati qualcosa?.
Silvana Pellerino



PER RIMANERE UMANI

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giovedì 21 maggio 2015

Proteggiamo il Monte Stella
il messaggio che Donatella De Col  ha mandato al presidente del CdZ8 
Simone Zambelli.

Un' opera di Emilio Tadini
Gentile presidente Zambelli,
le scrivo per ribadire la viva disapprovazione che ha suscitato, non soltanto in me ma in tantissimi cittadini presenti ieri pomeriggio in Commissione Ambiente al CdZ8, la sua clamorosa uscita dalla sala, che ha impedito un sereno confronto sul progetto con i due rappresentanti di Gariwo.
Non devo certo essere io a ricordarle che un rappresentante pubblico quale lei è, per mostrarsi all'altezza del ruolo istituzionale che riveste, dovrebbe mantenersi sempre rigorosamente super partes, a prescindere dai giudizi (e dalle reazioni) di carattere personale che più o meno legittimamente può avere e/o dalle pressioni dall'alto a cui può essere sottoposto.
Come rappresentante dei cittadini lei avrebbe dovuto favorire e non bloccare sul nascere, come invece è stato, la possibilità di un sereno ed argomentato confronto tra i due rappresentanti di Gariwo, i consiglieri, i cittadini e soprattutto gli arch. Consonni e Gardella, sulla cui indiscussa autorevolezza penso che nessuno possa eccepire.
Purtroppo questa volta non è andata così. Spero comunque che quanto è accaduto possa servire a tutti per una riflessione più meditata, e non solo per quanto riguarda la cosiddetta 'partecipazione democratica' che è in gioco, ma soprattutto per quanto riguarda il Giardino, che anche noi cittadini amiamo, esattamente come lo ama lei e come lo amano i rappresentanti di Gariwo.
Mi dispiace davvero che il fraintendimento su quest'ultimo punto sia stato così grande. Fermiamoci dunque tutti un momento, prendiamoci ancora un po' di tempo per riflettere insieme con calma e senza preconcetti. Precipitare le cose e portare l'argomento del Giardino in discussione al Consiglio di Zona 8 prima che il confronto possa essere costruttivamente compiuto sarebbe un errore gravido di incognite, che nessuno di noi certo auspica.
Cordialmente
Donatella De Col
portavoce del Comitato ''Proteggiamo il Monte Stella''
PER RIMANERE UMANI
Maria Elisabetta Marelli

"Sgarbistan" di Maria Elisabetta Marelli allo Spazio Oberdan di Milano
Dal 27 al 30 maggio 2015 presso Spazio Oberdan di Milano, Fondazione Cineteca Italiana presenta in anteprima per Milano "Sgarbistan", un documentario realizzato dalla regista milanese Maria Elisabetta Marelli sul critico d’arte Vittorio Sgarbi. Quasi 3 mesi per documentare  passo passo le giornate di Sgarbi attraverso il suo frenetico attivismo per chiese, incontri, mostre, conferenze e quant’altro. Gli estimatori del critico ferrarese troveranno in questo docufilm una ricca quantità di materiali utili.   

SGARBISTAN sarà proiettato in 3 date dalla Cineteca Italiana allo SPAZIO OBERDAN di Milano
Mercoledì 27 maggio (h 21.15)
Giovedì 28 maggio h 18.30)
Sabato 30 maggio (h 16.45)
THE SHOWMAN MUST GO ON
dì Yvette Guìlbert (*)      
Fabrizio Sebastja Caleffi
Mìlano, maggìo. Lascìo per un week end Cannes, dove le sempre deferentì palme festìvalìere sono quest'anno n po' meno fìtzgeraldìane e dì conseguenza le nottì meno tenere, per fare un salto a Mìlano per l'Expo: parlo dì una expo teatrale ìntìtolata "Solo Show", ìdeata da Fabrìzìo Sebastjan Caleffì che vale ìl detour (dell'altra expo posso fare a meno o sarà per un'altra volta). Lo spettacolo, un recìtal, stand up comed pìtch table read, nello spìrìto mìlorkese dell'ìdeatore (Mìlork, cìoè Mìlano+New York è la maìn town dì un personaggìo che ha abìtato aì Tropìcì come a Venezìa, a Parìgì come nel Chìapas, ad Haìtì, dove cì sìamo conoscìutì, come a Balì) presenta al teatro della Memorìa, ìl pìù autentìcamente off ìn cìttà, una compìlatìon dì monologhì. Comìncìa lo stesso Caleffì, attore strelherìano, con un pezzo dì Larry Mìller nel quarantennale della fìne della guerra del Vìetnam, ìntìtolato "Mìssìng Saìgon". Recìta da par suo  avendo accanto l'ìnseparabìle maltese Cìro e prosegue con ìl brano che ha scrìtto per l'occasìone (rìcordìamo che è un autore due volte premìo Rìccìone dì vasta e raffìnata notorìetà), "Vamp of Fìre", sul vampìro che uccìse Murnau. Entra a questo punto ìn azìone la gìovane partner Roberta Barbìero, lìeta scoperta dì un'ìnterprete fuorì dal comune (e anche dalla provìncìa, se capìte cosa ìntendo). Fab Caleffì, talent scout che fece debuttare Paolo Rossì ìn teatro e Lella Costa ìn televìsone, l'ha ìndìvìduata ad un premìo dì cuì è senìor juror.

Roberta Barberio
Barbìero emozìona un pubblìco attentìssìmo con la sua ìntensa "demoìselle au peìgnor" dì Dyan Keeton, autore-rìvelazìone che contamìna Shakespeare con Arthur Mìller, così come con la donna delle pulìzìe arabo-ìsraelìana dì "Pulìzìa fascìsta" della commedìografa Zelda Steìn. C'è acuta ìntellìgenza e grande coraggìo ìntellettuale nelle scelte ìrrìtualì e suggestìve del teatrante Caleffì (esplosìva nell'ìnvettìva dì Pìccola Norìmberga, arguta rìtorsìone yìddìsh al luogocomunìsmo antìsemìta), che avvìnce e convìnce glì spettatotorì con lo charme pìratesco che glì conferìsce una benda alla John Ford sull'occhìo sìnìstro.  La serata sì conclude con un trascìnante trìbuto a Ennìo Flaìano e la presentazìone-premìazìone del romano Davìs Taglìaferro, vìncìtore, con ìl "monologo a due" dalla sua pìèce "ìl Gìoco" dì un premìo alla drammaturgìa ìtalìana contemporanea, che da format come questo, da rìpetere e moltìplìcare ìn tournèe, ha tutto da guadagnare. Bravo', Fabrìce.


(*Yvette Guìlbert  è autrìce dì "Tacco 13", factìon sulle nozze Carlà-Sarko' pubblìcato da Excelsìor1881 edìtore ìn Mìlano)                     

martedì 19 maggio 2015

NESSUNO TOCCHI IL MONTESTELLA
Comitati, Associazioni, singoli cittadini si ribellano per impedire la manomissione dello storico parco milanese, la “Montagnetta”, come tutti la chiamano. Nata con le macerie dei bombardamenti su Milano durante la seconda guerra mondiale, la “Montagnetta” prese il nome della moglie del suo creatore, l’architetto Bottoni. Bottoni volle darle il nome di sua moglie Stella. In questa lettera aperta di Francesco Saverio Lanza, Presidente del Comitato Cittadini Bonola, tutta l’indignazione e l’invito a reagire.

Il Monte Stella in costruzione

Vedo che si sta levando un solo grido "Nessuno Tocchi il Montestella".
Il progetto in questione è un atto di usurpazione anche della alta rappresentazione simbolica del Monte Stella. Il Giardino dei Giusti è ospite dentro un'opera di architettura- naturalistica che non è nella disponibilità di chicchessia, ma cade sotto il diritto dei cittadini i quali sono tutti esterrefatti che il loro parco più amato, dove la sacralità della memoria è intangibile, venga sottoposto a interventi di sovrapposizioni distruttive. Come se affidassimo interventi sull'Ultima Cena ad un imbianchino. Anche il Comune di Milano fa il finto tondo dicendo che l’ Ammistrazione in quanto eletta dai cittadini è legittimata a fare le cose che vuole; intanto nel programma non c'era questo scempio, e tanti altri programmati per la zona 8, altrimenti nessuno l’ avrebbe votata, poi non devono dimenticare che i parchi non sono di loro ma dei cittadini, quindi giù le mani!

Il Monte Stella oggi
La diffusione dei volantini sta avendo un riscontro a dir poco entusiasmante, e oggi la sala dovrebbe essere piena sino all'inverosimile. Tutti sono pronti a dire una cosa sola: "Cari signori prendete il vostro progetto e buttatale nel cestino". Non abbiamo bisogno di voi, noi da oggi ci appropriamo del nostro territorio e non permetteremo a nessuno, ma proprio a nessuno di deturparlo.
Cordiali Saluti a tutti,
Francesco Saverio Lanza
Presidente Comitato Cittadini Bonola
Elicotteri italiani in Turchia per giochi di guerra Nato
di Antonio Mazzeo

Il governo di Ankara ha scatenato una violenta offensiva contro la resistenza kurda, si appresta con l’Arabia Saudita a fornire assistenza ai ribelli siriani in lotta contro il regime di Bashar al-Assad e minaccia d’intervenire in Libia per punire i responsabili del bombardamento di un mercantile turco carico di armi destinate alle milizie islamico-radicali. Mentre la Turchia è al centro di un frenetico attivismo bellicista, alcuni paesi Nato (tra cui l’Italia), stanno fornendo pieno sostegno alle forze armate del pericoloso partner mediterraneo. Dal 4 al 15 maggio una trentina di velivoli dell’Alleanza atlantica sono stati rischiarati nella base aerea di Konya, Anatolia, per partecipare all’esercitazione “Tiger Meet 2015”: cacciabombardieri F-16 “Falcon Fighters” delle aeronautiche di Polonia e Turchia, i caccia F-18 Hornet” dell’aeronautica svizzera, i “Rafale” francesi, un velivolo radar “Awacs” della forza multinazionale Nato di Geilenkirchen (Germania), due elicotteri AB-212 del 9° Stormo di Grazzanise (Caserta). Le operazioni aeree sono seguite da un folto gruppo di “osservatori militari” appositamente giunti da Grecia, Austria, Germania, Olanda, Repubblica Ceca e dalla base dell’Aeronautica italiana di Gioia del Colle (Bari).
“Il Tiger Meet rappresenta l’opportunità di incrementare professionalità, solidarietà e interoperabilità tra le nazioni Nato e partner, all’interno di scenari realistici e missioni complesse COMAO (COMposite Air Operations)”, spiega il Comando del 9° Stormo. Gli elicotteri AB-212 sono utilizzati a supporto delle forze speciali, per il trasporto tattico e la ricerca e soccorso di personale in teatro ostile. Con una velocità massima di 240 km/h e un’autonomia di 750 km, i velivoli sono armati con due mitragliatrici brandeggiabili cal. 7,62 mm e operano anche di notte e in condizioni meteo critiche grazie all’utilizzo di speciali visori notturni NVG (Night Vision Goggles). “Per gli equipaggi del 9° Stormo – spiega il Comando di Grazzanise - l’esercitazione Tiger Meet costituisce una preziosa occasione per accrescere l’Air to Land Integration, ossia di ottimizzare la capacità degli assetti nel supporto alle operazioni speciali e rinsaldare lo spirito di appartenenza e di cooperazione fra gli appartenenti alla Nato Tiger Association, l’associazione che riunisce i Gruppi di volo dell’Alleanza Atlantica che hanno come emblema la tigre”.
Costituita nel lontano 1961 presso la base aerea di Woodbridge (Gran Bretagna), la Nato Tiger Assiciation ha lo scopo di scambiare informazioni, tattiche ed esperienze professionali tra i gruppi di volo aderenti. L’Italia è entrata a far parte del club aereo d’eccellenza nel 1968, dopo Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti; dalla primavera del 2006 ne è membro il 21° Gruppo di volo “Tigre” del 9° Stormo di Grazzanise. Questo reparto era stato posto in posizione quadro dal 1° marzo 2001, dopo essere stato impiegato per le operazioni di guerra Nato in Kosovo e in Serbia. Oltre a partecipare alle recenti edizioni del Tiger Meet il ricostruito 21° Gruppo è stato impiegato in Afghanistan a supporto delle attività del Comando ISAF-Nato.
Il 9° Stormo di Grazzanise svolge prioritariamente operazioni di ricerca e soccorso (SAR) di personale sia in Italia che nell’ambito delle missioni internazionali, fornendo il supporto aereo alle forze di superficie e alla conduzione di missioni complesse (ricognizioni speciali, aviolancio, combat control, trasporto tattico, ecc.). Oltre al 21° Gruppo di volo, a partire del 2009 il 9° Stormo dispone pure di un Gruppo Fucilieri dell’Aria per le attività di controllo del territorio e di “obiettivi sensibili”, la difesa CBRN, il riconoscimento e la disattivazione di ordigni esplosivi, la perlustrazione aree e la disposizione di check-point. Equipaggiati e armati con mezzi tattici Iveco VTLM Lince, mitragliatrici pesanti Browning cal. 12,7mm, fucili d’assalto Beretta ARX160 e fucili a pompa Benelli M4 e Franchi SPAS 12 e 15, questo reparto d’élite fornisce il proprio supporto ai reparti speciali italiani inquadrati nella Task Force 45, l’unità di pronto intervento interforze composta dal 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica, dal Gruppo Intervento Speciale dei Carabinieri, dal 9° Reggimento “Col Moschin” dell’Esercito e dal Gruppo Operativo Incursori della Marina militare. I “Fucilieri dell’Aria” di Grazzanise sono stati schierati in Afghanistan e hanno contribuito alle operazioni “Strade pulite” durante un’emergenza ambientale in Campania e “Strade sicure” nel contesto di una rivolta di migranti e richiedenti asilo a Lampedusa.
Nello scalo di Grazzanise è operativo pure il Gruppo Efficienza Aeromobili (GEA) dell’Aeronautica per la manutenzione degli elicotteri AB-212, degli impianti di bordo, degli equipaggiamenti di volo e delle attrezzature in dotazione al 9° Stormo. L’aeroporto è base alternata per i velivoli della difesa aerea, cui garantisce atterraggio e decollo assistito nonché supporto tecnico-logistico di ogni genere. Nel marzo 2012 a Grazzanise è stata inaugurata una pista in terra battuta, parallela alla pista in asfalto, per gli atterraggi dei velivoli da trasporto C-27J e C-130J della 46ª Brigata Aerea di Pisa. “L’uso diurno e notturno di questa nuova pista consente l’addestramento degli equipaggi dell’Aeronautica militare per il loro futuro impiego in zone fuori dei confini nazionali, non dotate di piste convenzionali e il consolidamento delle procedure operative standard alle quali si attengono i piloti della Nato”, spiega il ministero della Difesa. Oltre ai velivoli italiani, nello scalo casertano vengono periodicamente rischierati anche gli aerei da trasporto delle forze armate di Stati Uniti d’America, Gran Bretagna e di altri paesi dell’Alleanza Atlantica.
Da tre anni circa, a Grazzanise è infine ospitato il 2nd Nato Signal Battalion (dipendente dal Comando del Nato Communications and Information Systems Group), con funzioni di Centro mobile per le telecomunicazioni e il supporto alle esercitazioni e alle operazioni nei teatri operativi del personale alleato. Il battaglione di telecomunicazioni Nato, un tempo schierato a Verona e Bagnoli (Napoli), è un’unità di pronto interevento multinazionale composta da un Comando, una compagnia di supporto e manutenzione e quattro “moduli trasportabili CIS” di stanza a Grazzanise (due italiani e due statunitensi), più altri due “moduli CIS” a Bucarest (Romania) e Sofia (Bulgaria). Dopo aver operato in Afghanistan, il 2nd Nato Signal Battalion è impiegato attualmente nell’ambito della cosiddetta Operation Active Fence, l’operazione di “rafforzamento” della difesa aerea e missilistica della Turchia avviata dalla Nato nel gennaio 2013 dopo lo scoppio del conflitto in Siria. Prorogata sino alla fine del gennaio 2016, Active Fence include lo schieramento di batterie di missili “Patriot” di Germania, Olanda e Stati Uniti nelle basi turche di Kahramanmaras, Adanae e Gaziantep.

Dal 4 all’8 marzo 2015, il 2nd Nato Signal Battalion ha svolto l’esercitazione “Cobalt Cloud 15” allo scopo di “raggiungere la completa capacità operativa da parte del NATO Communications and Information Systems Group quale fornitore dei servizi CIS per tutti i Quartier Generali della Nato, ed addestrare e valutare la realizzazione e la fornitura dei servizi proiettabili CIS in supporto alla struttura di Comando della Nato Response Force (NRF) per il 2016”.

lunedì 18 maggio 2015

TRIVELLAZIONI NELL’ARTICO
di David Sievers   

Giorni fa gli Stati Uniti hanno dato a Shell il via libera per trivellazioni nell’Artico che metteranno a rischio la vita marina nell’oceano e aggraveranno il cambiamento climatico. Ma una persona può negare alla Shell l’ultimo permesso di cui ha bisogno: il sindaco ambientalista di Seattle Ed Murray. Firma ora per chiedergli di prendere la decisione giusta:

FIRMA LA PETIZIONE
Cari avaaziani,

Gli Stati Uniti hanno appena dato a Shell, il gigante del petrolio, il via libera a trivellazioni nell’Artico che mettono a rischio l’intero ecosistema dell’oceano. Ma c’è un modo per fermarli.
Prima di raggiungere l’Artico, le mega navi della Shell devono attraccare a Seattle. E lì c’è una persona che può negare alla Shell l’ultimo permesso di cui ha bisogno: il sindaco ambientalista di Seattle Ed Murray, che ha già vietato alle navi l’accesso al porto. Ma Shell ha praticamente dichiarato che a loro non interessa, e che le navi attraccheranno ugualmente, che la città sia d’accordo o meno. Ora tocca al Sindaco di Seattle scegliere se cedere alla prepotenza della multinazionale o opporsi con tutte le sue forze a queste trivellazioni nell’Artico. Sappiamo che è dalla nostra parte, ma non gli sarà facile mettersi di traverso a una delle più grandi multinazionali al mondo. Ma gli possiamo dimostrare che il mondo intero è dalla sua parte e dalla parte dei cittadini di Seattle, nel fare tutto quello che serve per dire “Fermiamo Shell!” e le trivellazioni nell’Artico, firma subito:

https://secure.avaaz.org/it/shell_drilling_loc/?bhvKTcb&v=58520

Gli esperti dicono chiaramente che trivellare nell’Artico è estremamente pericoloso e fin troppo rischioso per l’equilibrio già critico del nostro clima. La Guardia Costiera più vicina dista più di 1500 chilometri, due volte la distanza tra Venezia e Palermo. Se qualcosa andasse storto, cosa che la stessa Shell ha definito probabile, non ci sarebbe letteralmente nessuno in grado di intervenire.

Ma non è finita qui. La cosa ancora più incredibile è che stanno anche pensando di sperimentare un nuovo di tipo di trivellazioni, che secondo gli scienziati è assolutamente incompatibile con la lotta al cambiamento climatico. Che cos’è più importante, i guadagni della Shell o il clima globale? La scelta dovrebbe essere ovvia.
La tensione a Seattle è altissima. Pochi giorni fa, gli ambientalisti locali hanno convinto il sindaco Murray a dichiarare che i permessi già rilasciati alla Shell non bastano. Ma le navi della Shell sono comunque dirette a Seattle, violando apertamente la legge. Murray è sempre stato dalla parte dell’ambiente, ma ora ha la possibilità di agire per milioni di persone in tutto il mondo e impedire alle piattaforme della Shell di devastare l’Artico. Ora dipende da lui: diamogli il sostegno di cui ha bisogno per fare la cosa giusta. Firma ora:

https://secure.avaaz.org/it/shell_drilling_loc/?bhvKTcb&v=58520

Non si tratta solo di proteggere gli orsi polari e le specie dell’Artico. Qui si tratta di dire chiaramente no alle trivellazioni in uno degli ultimi luoghi incontaminati del pianeta, e di mostrare alla persona che può fermare la Shell che c’è un’intera comunità pronta a sostenerlo. A marzo siamo riusciti a convincere il governo italiano a rallentare con una consultazione pubblica il progetto di trivellazioni nell’Adriatico. Facciamo vedere anche stavolta che siamo pronti a lottare ovunque affinché in tutto il mondo si vada verso il 100% di energie pulite.

Con speranza,
David, Mais, Nataliya, Iain, Alice, Fatima
e tutto il Team di Avaaz

Ulteriori informazioni:
Shell potrà trivellare nell’oceano Artico (Il Post)
http://www.ilpost.it/2015/05/12/stati-uniti-shell-petrolio-alaska/

Le critiche al piano della Shell per riprendere le trivellazioni nell’Artico (Internazionale)
http://www.internazionale.it/notizie/2015/05/12/le-critiche-piano-shell-trivellazioni-artico

Alaska, OK di Obama, Shell riprende le perforazioni (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/ambiente/15_maggio_12/alaska-ok-obama-shell-perforazioni-articolo-petrolio-bfb8506e-f88a-11e4-ba21-895cc63d9dac.shtml

Cambiamenti climatici, sempre in prima pagina sul Guardian con una petizione (Lifegate)
http://www.lifegate.it/persone/news/keep-it-in-the-ground-guardian-petizione

E in inglese: Frozen Future: Shell's ongoing gamble in the US Arctic (Report, Oil Change International)
http://priceofoil.org/content/uploads/2014/02/Frozen-Future.pdf


Keep it in the ground (The Guardian) http://www.theguardian.com/environment/series/keep-it-in-the-ground
Califfi

C’è qualcosa di islamico nel califfato di Renzi, ed è il gusto della sottomissione. Non è fascista l'ex sindaco di Firenze che ha dimenticato La Pira, ma attira i consensi di non pochi italiani che sotto diverse bandiere sentono l'attrazione del culturame del ventennio.
La parola sottomissione esprime bene questo atteggiamento in chi sta sopra e in chi sta sotto. Semplificare aiuta, prima i concetti e poi la realtà. Il romanzo di Houellebecq è più utile di quanto si creda. La via al sultanato è incominciata in Italia più di vent'anni fa: prima Bossi (al posto dei marocchini e dei turchi ha esibito i Celti) e poi Berlusconi, ex cavaliere, ex gestore dell'harem di Arcore, ex presidente vincente del Milan europeo, ex tutto: tranne che esule dal proprio incontenibile narcisismo economico-culturale-politico. E le tombe di Cascella, sempre a Villa San Martino, saranno il suggello di una dinastia di plastica.
Dunque nel clash of civilizations è anche per l'Italia tempo di sultani. Uno, globalizzato a Detroit, lo trovate anche a Torino. Per lui l’autocritica, se va bene, è la critica delle auto. Non paga le tasse in Italia e forse il suo giovane amico di Palazzo Chigi dovrebbe inventarsi una sorta di decima mediterranea per incassare un po' di danaro di pubblica utilità.
Le forme del politico -e più ancora quelle del potere- hanno una plasticità incredibile. Si congedano dal Novecento, ma praticano l'eterno ritorno. Anche quello dei furbi. Conservano e trasfigurano: e la chiamano innovazione. Le masse applaudono sempre. Le masse sono destinate ad applaudire. Anche un califfo può risultare innovatore, veloce, al passo coi tempi, grande comunicatore, benefico. Soprattutto se viene confrontato con gli stanchi bizantini della democrazia che si crede di sinistra. Per questo la gente oggi vota un califfo, che è il modo più moderno per applaudirlo e sottomettersi. Vero a dirsi, un califfo può essere la cosa più dinamica ed utile a disposizione della governabilità. Delresto la politica non si separa mai nei leaders dal suo costitutivo relativismo, per il quale uno è più alto perché gli altri sono più bassi di lui. C'è un realismo e un minimalismo (anche mediatico) che non deve essere tralasciato; è quello che detta il voto utile.
Non ci sono le riforme dall'alto, neppure quelle comunicative. Ci vuole ogni volta il sacrificio, l'umiltà e la generosità di ripartire dal basso. Un nuovo Costantino (ma chi lo desidera più?) lo puoi immaginare in politica dopo decenni di catacombe. Ma devi disabituarti a certe comodità igieniche e alle vellicature del danaro e della fama finta.
Purtroppo e maledettamente un popolo ha ancora bisogno di punti di riferimento credibili (testimoni e non testimonials), vati, magari un po' sciamannati, in qualche caso perfino  apparentemente stronzi... Un popolo non è un elemento della biopolitica, ma una lenta e faticosa costruzione. Talvolta tragicamente dolorosa. Per quale futuro ideale si sono giocati la vita i ventenni che abbiamo ricordato dopo settant'anni di 25 Aprile? Invano? Ingenui o generosi? Certamente non narcisi. Domanda plebea: interessa ancora un popolo? Dicono le studiose americane che i capi postmoderni surfano (come sulle onde dell'oceano, con la tavoletta) problemi e difficoltà della stagione del capitalismo finanziario e consumistico.
Ma noi abbiamo ancora voglia di bagni e magari -i più robusti- di attraversare a nuoto lo Stretto, visto che è tramontato il sogno del megaponte concepito dal primo e oramai vecchio califfo. Insciallah.

Giovanni Bianchi           
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