UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

lunedì 24 giugno 2019

Teatro
IL MERAVIGLIOSO ITINERARIO VERSO LA GIOIA  
di Leonardo Filaseta

Pippo Delbono

Al teatro Strehler di Milano dal 4 al 12/6 Pippo Delbono ha chiuso la stagione teatrale in straordinaria bellezza con “La Gioia”. La trama non è di facile narrazione poiché è costituita da un percorso autobiografico degli ultimi vent’anni. Le musiche dello stesso Pippo e di Antoine Bataille e Nicola Toscano costituiscono l’ossatura palpitante e vigorosa e ci bombardano rinvigorenti specie all’inizio e nel finale, co-protagoniste al suo itinerario: confessione dell’incamminarsi alla gioia. Intrisa di tante brevi storie che il Nostro evoca con l’incantesimo dell’insinuarsi della voce sussurrata. Protagonista che gira con passo cadenzato sulla scena, si siede davanti al pubblico, scende in platea da stregone incantatore con silenzi gravidi di tensione.
Incomincia dall’infanzia: “c’era a Varazze un ragazzo abbandonato e venne accolto teneramente da mia madre…” ecco profilarsi la tenerezza, l’amicizia, la bontà: sentimenti che s’intensificheranno nella gioia, spesso sublimando il dolore. Digressioni con Budda - tre sono le cose che degradano l’uomo: la voracità, la collera, la stupidità - ci ammantano col mantello di religione e filosofia. Il file rouge che lega la pièce è la memoria del sodalizio con Bobò - morto pochi mesi fa - raccolto ventidue anni fa nel manicomio di Aversa e a cui dedica lo spettacolo, divenuto co-protagonista dei tour mondiali di Pippo. Il quale ci instrada sulla scia visionaria dei matti - siamo tutti matti - di cui Bobò era il più angelico. Gracile e minuto, “sempre accucciato accanto a me “, formava col robusto Pippo l’articolo “Il”. Lo ricordiamo tutti sorridente, felice e con piccoli gesti festosi. Chi non l’ha conosciuti ne ha un eco dai registrati squittii gioiosi.
Oggi quale deuteragonista s’incide Gianluca Ballarè con un passo felpato. Addobba la scena con la sua forte presenza silenziosa e compassata - quasi uno spirito - con tre rituali: inonda la scena tutta di stracci a renderla una foresta di vita, la pavimenta di decine e decine di barchette di carta: momento di sospesa contemplazione e di rapimento poetico. E, nel finale, allaga la scena con una miriade di mazzi di fiori, mentre dall’alto calano abbaglianti composizioni floreali a colonna di T. Boutemy. Nel mezzo un tocco altamente gioioso, travolgente con l’intervento di nove attori clown con colori sgargianti. Sono le varie maschere della commedia dell’arte che inscenano una poderosa danza sabbatica con innervature di fiamme rosseggianti in vulcanica esplosione di corpi tra terra e cielo. Riprende Pippo e s’abbandona all’ardente aspirazione al teatro come suo desiderio e gioia: “volevo fare il trapezista. La mia passione era il trapezio. M’immaginavo di lanciarmi dall’alto con la certezza che qualcuno mi avrebbe preso, che non mi avrebbe fatto cadere: era bellissimo, ma morivo di paura”.
Pellegrino della conoscenza con la bacchetta del rabdomante ci conduce amabilmente in ogni spazio, sussurrando a trovare il nostro personale cammino verso la gioia: “sentimento di piena e viva soddisfazione dell’animo; allegria, letizia, felicità”, come si legge nel dizionario. Con l’attraversamento e la trasformazione del dolore ci tornano a galla momenti rari di leggerezza del bambino lieto e spensierato e gaudente che fummo: ora avvolti in un manto di fervida serietà.
La gioia viene lambita in attimi fuggenti. Allora prorompe la preghiera, con il poetico inno cosmico alla gioia: “noi ti preghiamo, per il mare nostrum che sta sotto il cielo, per la sabbia che si abbraccia con le onde”.
Finale incandescente, parossistico, trascinante tutti i sensi con una musica esondante di crescenti altisonanti alla Stravinskij e scena in toto floreale, abbacinante. Visione paradisiaca che ci rapisce tutti. L’estro magnetico e sciamanico di Pippo ci ha instradato alla conquista della gioia attraverso triboli e angosce: al modo di Beethoven. Vertiginoso spettacolo, viandanza d’immersione nella cosmica unità di terra, mare e cielo. Si esce con domande esistenziali: raggiungo io la gioia? La diffondo? Come la preservo?
Ti diciamo sì, incamminati, legati nella tua mano di fratello maggiore, e viandanti alla conquista della vetta della gioia, con Bobò benedicente dal cielo. In tale zona d’incanto gioiosamente ti sussurriamo: grazie, grazie!

  

sabato 22 giugno 2019

MILANO: IL COMUNE DEDICA
IL GIARDINO DI LARGO CORSIA DEI SERVI
A PADRE DAVID MARIA TUROLDO


Cliccare sopra per ingrandire


Martedì 25 Giugno alle ore 12,15 la cerimonia pubblica.
Interventi dell'assessore Del Corno, dello scrittore Angelo Gaccione, del presidente dell'Ambrosianeum Marco Garzonio e letture di Alessandro Quasimodo.
Nel pomeriggio dalle 16 in poi i festeggiamenti continueranno a San Carlo al Corso (Corso Matteotti n. 14) con letture, testimonianze, musiche, video, alla presenza di personalità ed associazioni che arriveranno da Milano e altre città.

venerdì 21 giugno 2019

TRE AFORISMI
di Nicolino Longo

Opera di Max Hamlet Sauvage

“Rivalsa: qualcuno mieté il grano del mio futuro, prima che lo seminassi.
Ma io ne mangiai il pane, prima che lo mietesse”.

*
“Politica e Religione: son le uniche befane cui ancor credono
gli adulti. Ma solo quelli che han le ali ai piedi della fantasia,
e le stampelle ai piedi della mente”.

*
“In politica: basta aver la bocca sempre piena di bugie, per avere l’urna 
sempre piena di voti”.

REFERENDUM: 8 ANNI FA
di Emilio Molinari


Sono passati 8 anni e sembra un secolo per gente che ha perso la memoria. Eppure 8 anni fa, il 12/13 di giugno, 27 milioni di italiani si pronunciavano per l'acqua pubblica. Un popolo si recò alle urne... un popolo vero, non sospinto dai partiti che remavano tutti contro, non sollecitati dai talk show, quasi tutti altrettanto contro... solo popolo e comitati e autorganizzazione dal basso. 8 anni non sono il “decennale” ma forse vale la pena lo stesso di celebrarlo questo anniversario, dal momento che in sordina il parlamento sta cancellando la nostra legge di iniziativa popolare.
Celebrarlo mentre l'Unicef e L'Organizzazione Mondiale della Sanità ci dicono che: 1 persona su 3 nel mondo non ha accesso ad acqua sicura da bere. Circa 2,2 miliardi di persone nel mondo non hanno servizi di acqua potabile gestiti in sicurezza, 4,2 miliardi non hanno bagni gestiti in sicurezza e 3 miliardi non hanno servizi di base per lavarsi le mani.
Si muore per questo, si scappa dal proprio paese per questo.
Forse mi illudo, ma forse è possibile promuovere una iniziativa pubblica, grande, con tutti coloro che hanno continuato a lavorare per L'acqua diritto Umano e bene Comune. Con gli intellettuali e gli artisti che generosamente ci diedero una mano. Con i ragazzi che chiedono di fermare il riscaldamento della terra, con il movimento delle donne eco-femminista, con chi mette in piazza con il Gay Pride centinaia di migliaia di persone, con chi si batte per i diritti degli emigranti, con i sindacati e i pensionati, con chi si riconosce nella Laudato si’ di Papa Francesco. Con chi ha fede, con chi non ce l’ha e con chi per un verso o per l'altro vuole: restare umano.
Perché non si può restare indifferenti di fronte a un simile scempio
della vita e della democrazia.


Quelli dell'acqua hanno anticipato i grandi temi odierni dell'esaurirsi delle risorse idriche, del clima e delle emigrazioni ambientali. E detto da tempo:  salvare l'acqua è salvare il pianeta è salvare la democrazia.
Salvare il ciclo dell'acqua che dà la vita, salvarlo dagli inquinamenti, dagli abusi del consumismo, dalle predazioni, dalle mani criminali delle multinazionali, dal degrado della politica e dall'indifferenza che genera mostri. Senza retorica, credo che con il 12 Giugno del 2011 abbiamo fatto storia, cultura, linguaggio. Abbiamo parlato a tutti, eliminato divisioni e creato ponti tra tante diversità. Bisogna celebrarlo oggi, quel referendum, anche se c'è poco da celebrare visti i risultati, ma se non altro per ricordarlo a chi l'acqua l'ha messa tra le sue 5 stelle e oggi governa ed è quindi doppiamente tenuto al rispetto della volontà popolare. Celebrarlo, per dire a chi fa incrudelire il popolo per governare... che il popolo italiano sull'acqua “senza padroni e senza profitti”, si è già pronunciato unito: di destra, di sinistra, sovranista, europeista... uomo o donna e leghisti compresi. Solo popolo... solo umano.
Celebrarlo, per dire non solo ai dirigenti, ma al popolo del PD, che non serve scaricare in continuazione, dopo averli osannati, i propri segretari senza mai scaricare le devastanti politiche perseguite.
Interrogatevi una buona volta su quanto male avete fatto alla democrazia e a voi stessi, perseguendo la svendita di tutto ciò che è pubblico e boicottando il voto referendario. Cancellandolo avete perso l'unica occasione che vi veniva offerta di fermare la vostra deriva. Non avete capito che ciò che si manifestava con quel referendum così trasversale, così autonomo, era l'ultimo sussulto di umanità, di solidarietà, di comunità, che il nostro popolo esprimeva, prima di sprofondare nel livore, nell'egoismo, nel: prima gli italiani, prima casa mia.
Dite ai vostri dirigenti che si dicono pentiti di aver abbandonato le classi sociali meno abbienti, se non pensano debbano pentirsi per ciò che hanno determinato le privatizzazioni... e la devastazione dello stato sociale.
Smarcatevi da Salvini, sostenete la legge di iniziativa popolare sull'acqua pubblica. Ripartite dalle città, dall'acqua, dal suo essere bene comune pubblico, dalla sua sicurezza che è la salute. Fatevi promotori dell'unica grande opera di civiltà e di cultura del diritto umano: quella di riparare la rete idrica italiana che perde il 60% dell'acqua, proprio dove è gestita privatamente, creando con questo nuovi posti di lavoro.
Le nubi di destra sovrastano il paese? È vero e mi inquietano.
Ma aver distrutto nella gente ogni idea collettiva, ogni idea di cosa pubblica e svenduto ai privati beni e servizi fondamentali per poter vivere insieme, non c'entra forse qualcosa con ciò che di nero si addensa all'orizzonte?
Ripensare tutti dopo 8 anni al referendum sull'acqua, vuol dire ripensare alla politica, quella vera, ripensare al popolo a quello... della Costituzione.
Io non conto nulla, solo, penso di avere ancora fiato e diritto, di indignarmi per tanti errori e tanta indifferenza.

giovedì 20 giugno 2019

IL FINE DELLA POLITICA
di Fulvio Papi

La copertina del libro

 
Discutendo il nuovo libro di Salvatore Natoli, Papi mette in luce una serie di aspetti che riteniamo utili per un dibattito più articolato e a più voci. Queste pagine sono a disposizione.

Salvatore Natoli è un ottimo filosofo, se non sbaglio di ascendenza cristiana, frequentatore assiduo e intelligente dei nodi fondamentali della filosofia contemporanea che lo hanno condotto a uno stile intellettuale che ha affrontato le più importanti verità della vita contemporanea, senza cadere in manierismi che sembrano preziosi, ma sono artifici verbali non privi di una loro abilità. L’ultimo suo libro è Il fine della politica. Dalla teologia del regno” al “governo della contingenza” (Ed. Bollati Boringhieri, pagg. 128, € 15,00). La sua conoscenza delle tradizioni più antiche è invidiabile, ma ora le lascerò in ombra. La “teologia del regno” in sintesi, nella mia formazione teoretica, è consegnata al celebre libro di Loewit che a suo tempo mostrava come l’escatologia ebraico-cristiana rinascesse in un umanesimo dialettico proiettato all’avvenire come avveniva nello stesso Marx. Alla ripresa di questo tema farei notare che il pensatore di Treviri non ha mai disegnato la società dell’avvenire se non in quella ben nota paginetta della Ideologia tedesca che oggi la filologia attribuisce a Engels più aperto alle suggestioni dei temi fantasiosi di Fourier. 


Salvatore Natoli
Ora discuterò liberamente con l’amico Natoli. Il tema della contingenza, detta così, mi sembra troppo generico. Con la parola “contingenza” si cade ancora in una prigionia filosofica, dato che in concreto può essere adoperata per indicare processi storici molto differenti: le nazionalizzazioni del governo laburista inglese dopo il 1945, lo sterminio di Stalin dei “contadini ricchi” o la contestata riforma keynesiana del New Deal negli Stati Uniti. Il problema dell’intellezione è sempre dato dalle contingenze che costituiscono ogni volta una trama che apre, senza alcuna pregiudiziale certezza, verso le possibilità dell’avvenire. Ora tanto per non nascondermi sotto le generalizzazioni filosofiche (talora educative), dirò che la nostra contingenza globalizzata nell’intrico economico-finanziario, tecnologico, ecologico, demografico e politico, ha in sé la possibilità di una catastrofe antropologica senza precedenti.
Ed ora, nei miei limiti, discuterò alcune tesi di Natoli. “D’altra parte - egli scrive- cosa mai sarebbe il potere se non governare la vita?”. Direi che esso governa la vita nel modo utile per riprodurre se stesso, il che mostra la necessaria violenza della “ideologizzazione” come dice perfettamente Natoli. Quanto alla (metaforica) dimenticanza del peccato originale (Baudelaire) credo che la dimenticanza fosse del Papa come dell’Imperatore nel Medio Evo. È una brillante metafora per individuare a rovescio la famosa immensa torre parigina Eiffel (che Proust ignora) in concomitanza con la parallela euforica e borghese condizione di vita. Natoli ci dice: “l’uomo moderno ha sottovalutato la sua fallibilità e si è detto signore della storia”. Mi domando quale uomo e quale storia: per esempio la storia genocida degli USA, quella orrenda del nazismo, l’incremento del famoso PIL ecc. ecc.
Natoli: “il marxismo svela il segreto della storia, vede nel capitalismo il male assoluto”; questa è la visione del famoso libretto del ’47, poi Marx (Il Capitale voll. I, II, III) studia la struttura del capitale (addio Hegel) e Lenin instaura la “nuova politica economica”.
Natoli: “I media oggi sono epidermici e di qui una facile sollecitazione del desiderio e una altrettanto facile manipolazione delle rabbie sociali”. Perfetto: ma anche un compiacimento della propria identità nei ludi sociali. Ha ragione Foucault nel parlare di una “microfisica del potere”: è la caratteristica di una società complessa, il contadino della società idraulica e imperiale cinese incarna da solo il potere. La “biopolitica” è una metafora meno felice: pensate al contadino europeo della modernità, e la società castale indiana che cosa è? Natoli: “È ormai noto e studiato che la digitalizzazione, la Rete […] abbiano modificato gli schemi cognitivi”. Perfetto. Tuttavia aggiungo: hanno provocato un volgare individualismo che ha reso “formale” le regole di una democrazia compiuta, alla cui ombra è possibile qualsiasi demagogia.
Natoli: “state attenti ai robot”. Perfetto. Tuttavia il problema va visto nel rapporto tra capitale fisso e variabile. Tutto il lavoro diviene capitale fisso. A chi spetta il salario? E dal punto di vista demografico? E l’investimento della ricchezza? E l’occupazione?
Natoli: “La scienza non può prevedere”. Quale pratica scientifica? In quale contesto? Con quali poteri? La scienza “aristotelica” si occupa di Marte, quella sociale (con eccezioni) è inserita nell’apparato produttivo. “Il bene comune” diventa sempre più piccolo ed è, per lo più, la pubblicità del potere o, meglio, dei poteri.
Natoli: “l’antinomia tra pensiero ingenuo e complesso”. “Pensiero” nasce come “racconto”. Il modello classico della democrazia richiedeva, anche nella sua semplicità, un pensiero complesso. Oggi i poteri richiedono (!) un pensiero puerile che è la trama della politica.
Natoli: “La politica ha oggi, davanti a sé, un tempo senza fine”. Perfetto: poiché il tempo senza fine è l’assoluto presente. Avremo (se va bene) gli uomini dell’assoluto presente: bambini tecnologici. Direi anch’io molto volentieri: libera nos a malo. Ma non so a chi mi rivolgo. Nel nostro caso forse è così. Agli altri la risposta è il silenzio, magari noi un poco impauriti per le nuvole all’orizzonte.

UN GIARDINO PER TUROLDO
Turoldo visto da G. Denti

Nel darvi appuntamento alle ore 12 di martedì 25 giugno in Largo Corsia dei Servi davanti al giardino che sarà dedicato a David Maria Turoldo, alla presenza dell’assessore alla cultura Filippo Del Corno, dell’attore Alessandro Quasimodo, di Marco Garzonio presidente del Centro Culturale Ambrosianeum e dello scrittore Angelo Gaccione del “Comitato di Odissea per Turoldo”, vi ricordiamo che alle ore 16 i festeggiamenti continueranno nell’Auditorium del tempio di San Carlo al Corso, ingresso da Corso Matteotti n. 14 (Metropolitana Rossa MM1 fermata San Babila), con letture poetiche, testimonianze, video e intermezzi musicali. Intanto ringraziamo e pubblichiamo altre adesioni che continuano ad arrivare al Comitato.

Adesioni
Paola Surano, Ass. Culturale TraccePerLa Meta (Busto Arsizio)  
Elza Ferrario (Lecco)
Wilma Minotti Cerini
Anna Maria Folchini Stabile, cofondatrice dell’Ass. Culturale
TraccePerLa Meta (Pozzo D’Adda)
Gianfranco De Palos, pittore (Sesto San Giovanni)
Pierfranco Mastalli (Lecco)
Ezio Lanfranconi 
Mauro Manzoni
Valerio Righini, (Tirano - Sondrio)


LA POESIA
Ho dato alla poesia il meglio di me                  
di Gabriella Galzio


Ho dato alla poesia il meglio di me.
Chissà se si ricorderà di me anche nei giorni ardui.
Se sarà stanca posa dei miei sforzi o avrà riposo di sé.
Ho lungamente passeggiato con i versi,
con i versi di chicchessia, randagi, come brezza.
Restituiti li ho alla loro acqua e alle pozzanghere del prato.
Ho veleggiato - questo sì- come nessun marinaio d’acqua dolce
avrebbe osato il vero e la bellezza.
Ho celebrato gli ori di arcaiche civiltà, l’ho fatto obliando
sanando le ferite, non importa di chi. Fra i tuoi i miei e i suoi versi
la lancinante spada dell’aurora ha trafitto il cuore del mondo,
ci ha lasciato inespressi e fino in fondo accesi –
il grande segreto della luce o del fuoco o dell’acqua
e della terra che lentamente sgretola, addiviene
ad altra figura. Il tempo non segna distanze, ma arsure.
È quello che ci toglie o rende poesia col suo silenzio.
È l’anima randagia fatta a pezzi nei tanti volti bianchi e trasparenti
QUINTOCORTILE E LA MEMORIA
di Adam Vaccaro

L'immagine della locandina della Rassegna

Si è chiusa con riscontri ancora una volta molto positivi questa ulteriore Rassegna annuale di PoesiArte di Quintocortile. Riscontri sia a livello di partecipazione di pubblico, che di elaborazioni artistiche e di testi relativi alla tematica proposta. La memoria coinvolge tutti in svariatissimi modi, personali e collettivi, ma soprattutto - nell'epoca che stiamo vivendo - spinge a riflettere sulla sua funzione insostituibile rispetto alla tendenza a ridurla a scarto superfluo nel trionfo in atto dell'ideologia del mercato. 
Grazie perciò a tutti coloro che hanno offerto contributi contrari e resistenti, per dire che vogliamo essere ciò che siamo, nel nostro stare qui, innervato in un processo complesso che non si esaurisce certo nell'essere consumatori e attori di scambio di merci.
Il tema della memoria non poteva non dedicare particolari intensi pensieri alla presenza in noi di Donatella Airoldi, cara amica e compagna che è stata al nostro fianco in tutte le precedenti edizioni di Quintocortile, e che l'anno scorso ci ha purtroppo lasciati.
Invito ora tutti gli Autori che hanno partecipato a inviarmi un testo, scelto tra quelli che hanno letto, che verrà inserito in un post sul Sito di Milanocosa, quale memoria di questa ennesima occasione in cui abbiamo dato il nostro contributo di senso e di esperienza al bisogno di una comunità. Senso sicuramente reso più vivo e concreto, sia dai contributi musicali offerti da Marco Saya e Stefano Tampellini, che dalle conclusioni conviviali.
Nel post saranno ovviamente inserite anche immagini, non appena mi perverranno da chi ha avuto il merito di riprenderle nel corso delle due giornate. 



CHIARA PASETTI SEGNALA AI LETTORI DI ODISSEA
LE NOTTI DI CABIRIA A CASA BOSSI

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RASSEGNA TEATRALE A CURA DI CABIRIA TEATRO
II EDIZIONE 28 GIUGNO - 13 SETTEMBRE
Direzione artistica a cura di Mariano Arenella ed Elena Ferrari
in collaborazione con il Comitato d’amore Casa Bossi
Otto spettacoli in cartellone, di cui sei professionisti e due esiti di laboratori, da giugno a settembre, nella splendida cornice di Casa Bossi a Novara.  

Programma completo degli spettacoli e degli eventi: www.cabiriateatro.com
INFO e prenotazioni: Tel. 349-1008375 / cabiriateatro@gmail.com  
CASA BOSSI, Via Pier Lombardo 4, Novara

ALLA FONDAZIONE MUDIMA
Angela Passarello e Daniela Alfarano


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