UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

giovedì 30 gennaio 2025

L’AMORE: NASCE IN OCCIDENTE?
di Luigi Mazzella


 
I credenti religiosi dicono che la presenza di un Dio è una necessità per l’uomo che avverte un forte bisogno di protezione nel suo percorso di vita sulla Terra: ergo,  si deve desumere che pur non essendovi  alcuna prova concreta e tangibile della sua esistenza è giocoforza inventarsene uno perché l’umanità codarda  non si senta  sola e smarrita di fronte ai pericoli dell’ignoto. Naturalmente le divinità create dalla fantasia umana sono molteplici. Dall’esame dei miti di popoli antichi (come, per esempio, i Sumeri) c’è chi ha desunto che nelle società matriarcali - che hanno preceduto verosimilmente quella patriarcale e che sono ancora presenti in pochissime isole sperdute del Pacifico - la Divinità creatrice del Cielo e della Terra era (ed è) ritenuta di sesso femminile. Naturalmente, quei buontemponi della civiltà greco-romana di Dei ne avevano previsti più di uno; li avevano fatti scendere dal Cielo per collocarli più a portata di incontri (e di tanto in tanto nasceva qualche  Semideo) su un monte molto alto della Grecia (l’Olimpo). I tristi abitanti del primitivo e bellicoso Medio Oriente avevano, in netta antitesi,  unificato quella molteplicità di dei e dee e avevano immaginato un Dio unico, anch’esso creatore del Cielo e della Terra, ma per acuni di essi implacabile giustiziere e punitore dei peccati lascivi della carne,  per altri, invece,  buono e misericordioso come Dio dell’Amore.


 
Con l’espansione in Occidente, attraverso l’immigrazione clandestina di ebrei, cristiani e mussulmani, a quest’ultima immagine di Dio è toccata la palma della vittoria. L’Amore è divenuto, in conseguenza,  la parola d’ordine di tutti gli abitanti della parte ovest del Pianeta nonché la missione da compiere per realizzare il Bene nel mondo. Come tutte le missioni impegnative, la diffusione dell’Amore, in duemila anni, è passata attraverso molti contrasti e taluni di essi si sono trasformati in guerre che hanno visto gli apostoli dell’amore e del bene universale costretti a mutare il loro affettuoso sentimento in odio feroce per ammazzare gli infedeli,  nemici di Dio. È inutile ricordare tutte le guerre definite “sante”; chi non è del tutto analfabeta e ignorante le conosce, magari sommariamente,  tutte, comprese quelle contemporanee non più condotte da Crociati e Pulzelle devote con l’ascia di guerra ma da spie e generali americani, divenuti i Paladini del Bene sulla terra. All’Amore predicato dall’Occidente,  dobbiamo tra i tanti effetti dell’osservanza dei precetti divini  l’affollamento del Pianeta. Crescendo e moltiplicandosi i fedeli di ogni parte del mondo hanno ignorato gli esperimenti degli scienzati etologi che osservando le conseguenze della crescita del numero dei topi in uno spazio circoscritto avevano visto quegli animaletti massacrarsi a vicenda fino al raggiungimento di un numero accettabile di presenze viventi.



Tirandole file di quanto detto, poniamoci degli interrogativi.
Prima domanda: Quando durerà ancora la favola dell’Amore costretto a diventare Odio per la realizzazione del Bene universale?  In altre parole, fino a quando l’Umanità dovra assistere ancora alla farsa di un Occidente che in nome dell’Amore promuove guerre a go go, usa micidiali armi di distruzione (napalm, atomiche); inventa nuove forme di tortura; assiste e, parteggiando smodatamente, “benedice” scontri non solo tra partiti politici in nome di contrapposte idiozie utopiche, ma tra poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario) che oramai, senza alcun pur doveroso ritegno, si contrastano con ogni mezzo a disposizione, offrendo al mondo l’immagine di una parte cospicua del Pianeta in piena e progressiva dissoluzione di ogni regola di civiltà? Ciò che avviene in America del Nord  e nel resto del Nuovo e Vecchio Continente non è di certo rassicurante. Ormai i seguaci  del c.d. Partito Democratico Transnazionale, presente in tutti Paesi del vecchio e del nuovo Continente,  diretto da Spie (Statunitensi o di altri  servizi c.d, “deviati”), da Generali, da Finanzieri tradizionali dell’area del  Dollaro e dell’Euro (timorosi della concorrenza delle cripto-valute e delle ricchezze dei  magnati dell’Hi-Tech) si sono scatenati in una lotta senza quartiere contro Donald Trump e con chiunque lo segua fuori e dentro i confini americani. Ne vedremo, in conseguenza,  di tutti i colori,
Seconda domanda: Anche se sapremo chi e perché sono stati ammazzati i due Kennedy, Marthin Luther King, Mattei, Moro ed esiliato Craxi, ciò impedirà il compimento di altri misfatti? 
Domanda finale: Un Occidente  fautore sperticato dell’Amore Universale, religioso (cristiano) o politico (socialcomunista), composto da pretesi Paesi-guida (fascisti) che vogliono condurre gli altri popoli alla salvezza, permeato da cinque assolutismi ideologici (tre religiosi mediorientali e due politici post-hegeliani) che non danno spazio ad alcun pensiero libero sfuggirà alle previsioni di Oswald Spengler? Proviamo a rispondere…

 

PROVE LUCIDE DI DISASTRO?
di Associazione di volontariato Idra


 
Idra studia, propone e chiede udienza. Ma la Regione tace o rinvia. Urge osservatorio civico
 
Dove si sta scavando per la stazione Foster e per i tunnel TAV, i torrenti Mugnone e Terzolle sono esondati nel 1992: al Romito, in via Mariti, in piazza Dalmazia. Eppure manca ancora il tassello decisivo per la messa in sicurezza dell’infrastruttura e del quartiere: il quarto e delicatissimo sottopasso dell’ampio fascio ferroviario in uscita da Santa Maria Novella, e la sistemazione dell’intero torrente da monte a valle. Idra è andata a leggere le carte e a interpellare le autorità di controllo. Il progetto è datato, l’omologazione è scaduta: ma il Genio Civile della Regione Toscana sembra intenzionato a rinnovare l’omologazione utilizzando dati pluviometrici vecchi di oltre due lustri. Come se niente di preoccupante fosse successo in questi anni nell’area metropolitana fiorentina. Come se il territorio urbano e periurbano fosse stato accortamente manutenuto, risanato, spermeabilizzato. Come se gli eventi meteorologici estremi fossero argomento buono solo se e quando aiutano a giustificare una certa retorica energetica green palesemente speculativa.



E allora Idra ha preso carta e penna e ha scritto ai vertici degli uffici competenti della Regione Toscana, a partire dal direttore del settore Difesa del suolo, chiedendo un cortese tempestivo riscontro all’istanza di un colloquio sull’argomento. “La nostra Associazione desidera poter offrire un contributo costruttivo, sulla scorta delle esperienze maturate in trenta anni di monitoraggio della cantierizzazioni AV sotto l’Appennino, a Monte Morello e nella città di Firenze, al raggiungimento dell’obiettivo dichiarato dai proponenti il progetto di bypass del torrente Mugnone fra il ponte del Romito e il ponte all’Asse: la messa in sicurezza efficace e credibile di una ‘grande opera’ come la stazione sotterranea Alta Velocità di via Circondaria coi tunnel che vi afferiranno, ma anche di una porzione significativa di città, quella che gravita intorno ai torrenti Mugnone e Terzolle, tracimati nel ’92, e nella cui area di esondazione (ad elevato livello di rischio idraulico, pertanto, anche nelle mappe dell’Autorità di bacino) è stata ‘coraggiosamente’ progettata - ed è in corso di costruzione - la stazione Foster”.



Idra suggerisce due cautele fondamentali.
“1. Il dimensionamento dell’intervento di bypass del Mugnone è basato su un set di dati fissati un quarto di secolo fa, prima cioè che si rendessero palpabili i drammatici incrementi di rischio derivanti dall’accresciuta frequenza e intensità di fenomeni meteorici estremi. Da un quarto di secolo fa ad oggi sono emerse oggettivamente molte nuove indicazioni di rischiosità, Quel tipo di dimensionamento pertanto non risulta più rappresentativo. Il progetto necessiterebbe oggi quindi di un’adeguata rivisitazione alla luce dei nuovi fattori di rischio sopraggiunti: si tratta di ricalcolare idraulicamente il dimensionamento dell’intervento, in relazione ai parametri cui è tenuto ad attenersi (fra questi, i tempi di ritorno delle piene, i dati pluviometrici - possibilmente aggiornati -, gli altri coefficienti di sicurezza). A maggior ragione in un contesto prezioso e fragile come quello fiorentino, caratterizzato da una cospicua tradizione storica di piene ed esondazioni del fiume Arno e - come gli eventi più recenti nel comprensorio fiorentino-pratese-pistoiese confermano - dalle criticità emergenti presentate dal reticolo idrico minore.



2. Potrebbe risultare comunque non sufficiente l’incremento nominale della capacità di smaltimento delle acque provenienti da monte in corrispondenza del fascio ferroviario del Romito se non si fosse provveduto contestualmente alla messa in sicurezza dell’intera asta del torrente, in termini di cura, manutenzione e interventi di sistema miranti a restituire - anche attraverso attività strutturate - equilibrio al territorio collinare, periurbano e urbano, ponendo attenzione ad esempio alla cura del patrimonio boschivo, al restauro dei terrazzamenti agrari e delle opere idrauliche, alla corretta gestione dei rifiuti, alla riduzione delle golene impermeabilizzate, alla mitigazione preventiva dei tempi di corrivazione delle acque. A questo scopo parrebbe necessario un investimento economico e culturale assai più significativo della mera apertura di un quarto fornice sotto il fascio ferroviario, che potrebbe continuare a esser soggetto - come gli altri sin qui - a riempirsi di fango, rami secchi, sabbia e detriti di risulta provenienti da monte”.



Ad oggi, nessun riscontro. Al contrario, proprio mentre il Mugnone e i sottopassi di Rifredi tornano a manifestare tutta la fragilità del sistema dopo solo due ore di pioggia, arriva il rinvio dell’incontro urgente richiesto dieci giorni or sono al Genio Civile sul tema del bypass del torrente Mugnone “per la cui omologazione - scrive l’associazione - sarebbero utilizzati riferimenti apparentemente superati, che paventiamo essere potenzialmente inidonei”. Accordato dal Dirigente soltanto per il prossimo 14 febbraio, invece che anticipato l’incontro viene per l’appunto oggi ulteriormente rimandato. Il Dirigente, scrive al presidente di Idra il responsabile EQ procedure autorizzative, “per sopraggiunti impegni non potrà incontrarla il 14/ p.v. e pertanto la invito a contattarlo direttamente per fissare altra data”.


 
Idra lancia a questo punto un appello alla cittadinanza. Cercansi urgentemente ingegneri idraulici volontari a costituire con l’associazione un osservatorio civico indipendente sui progetti di adeguamento idraulico del Mugnone, per nessuno dei quali (come per la stazione Foster, del resto) è stata mai adottata una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. In gioco non c’è soltanto la sicurezza della stazione e del sotto attraversamento TAV, nel quale il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco individua l’assenza dei requisiti imposti dal DM 28/10/2005 ‘Sicurezza nelle gallerie ferroviarie’ (Allegato 2, punto 2.3.1: “
Le autorità locali competenti devono approntare congiuntamente un piano di emergenza sulla scorta degli scenari di incidente ipotizzati che tenga conto delle indicazioni generali e specifiche al fine di definire, per i vari scenari, compiti e responsabilità dei vari enti coinvolti nelle operazioni di soccorso. Il piano di emergenza deve essere proposto fin dalla fase di progettazione”). Non c’è soltanto la credibilità urbanistica e progettuale della Foster, su cui il segretario dell’Autorità di Bacino ironizza: “Attenzione, la cassa d’espansione del Mugnone mi diventa la stazione Foster”. In gioco c’è la salvaguardia di un intero pezzo di città, da Piazza Dalmazia a San Jacopino, dal Ponte all’Asse al Ponte alle Riffe, e su su risalendo lungo le sponde del Mugnone con Calandrino in cerca dell’elitropia.

PALAZZO MARINO IN MUSICA



Domenica 9 febbraio 2024 ore11.00 in Sala Alessi. I Maestri della Cappella musicale sforzesca nella Milano di Leonardo l’ensemble De labyrintho presenta una collezione di capolavori dal titolo Mirabilia! di Josquin Desprez, Gaspar van Weerbeke e Loyset Compère, opere mirabili che rendono testimonianza di una civiltà musicale di assoluto livello, sintesi di quello che fu il primo grande e ricco periodo della storia musicale milanese. I biglietti d’ingresso sono gratuiti: a partire dalle ore 09.30 del giovedì precedente ogni concerto è possibile prenotarli online sul sito della rassegna (www.palazzomarinoinmusica.it) oppure ritirarli (fino a un massimo di due biglietti a persona) presso la biglietteria delle Gallerie d’Italia - Milano in piazza Scala, 6.

La rassegna è realizzata in collaborazione con il Comune di Milano, Gallerie d’Italia – Milano ed è organizzata da EquiVoci Musicali, con il sostegno di Intesa Sanpaolo.

Sponsor tecnico Fazioli.

La direzione artistica è a cura di Davide Santi e Rachel O’Brien

Palazzo Marino in Musica: Dal Rinascimento ad oggi

Sala Alessi - Palazzo Marino

Contatti: Ufficio Stampa: Andrea Zaniboni

Social Media Manager: Gledis Gjuzi

Tel. 349 8523022

info@palazzomarinoinmusica.it

www.palazzomarinoinmusica.it

Facebook, Instagram, YouTube: Palazzo Marino in Musica

mercoledì 29 gennaio 2025

LUCCA
di Romano Zipolini


Romano Zipolini

 
 
Si va a Lucca per il garbo.
 
Io sono nato a Catagnana: dieci case tra i campi in collina, liberati dai castagni, che si affacciano su Barga. In quel paesetto, sessanta anni fa, i bambini delle elementari recitavano a memoria le rime più facili del ‘nostro’ poeta romagnolo: Giovanni Pascoli. Interpretarle, con la inevitabile cantilena, era un gioco. E quando, da adolescenti, cominciavamo a comprendere la sensualità del ‘Gelsomino Notturno’, la vivevano come la scoperta di un tradimento da parte di quel narratore della vita semplice. Era allora “l’ape tardiva” che segnava il passaggio dalla infanzia alla pubertà, e le “fragole rosse” ci creavano: “non so che felicità nuova”.
Mia zia era una sarta e, almeno due volte l’anno, assieme a mia madre, prendevamo il pullman per recarci a Lucca. Perché Lucca era la nostra capitale ed è a Lucca che si acquistava il ‘garbo’. Stoffe per la zia. Scarpe per grandi e piccini. Dolci con spezie di ogni tipo. Perché, quando si è commercianti come lo sono i lucchesi, e si gira il mondo, ci si mostra poveri, ma ci si esibisce ricchi.


Piazza delle Erbe

I lucchesi hanno un carattere chiuso: chiuso, ma con garbo. Per i lucchesi vale una sorta di ancestrale jus solis. Se non sei nato a Lucca, poco importa il colore della tua pelle. Puoi venire da oltre mare, o anche da Marte: non sei dei nostri e tanto basta. Ma se sai fare qualche cosa, se di te la collettività ha bisogno, allora cambia tutto. Anche a me è successo così. Quando, giovanissimo, ho aperto lo studio a Lucca, ho ricevuto i primi clienti, garbatamente sospettosi: Caro avvocato, mi hanno detto che lei si occupa di questo e quest’altro: è vero?”. Sì è vero. Allora mi risolva la questione, e così vediamo. Gli esperti lo chiamano ascensore sociale: maledetti quattrini! Se si trattasse, invece, di un ascensore della conoscenza, Lucca potrebbe sembrare la ‘Città del Sole’.


Veduta delle mura


I lucchesi sono chiusi, come lo è la città dalla cerchia delle mura di quattro chilometri e duecento metri. Attenzione però! Non dovete farvi confondere da quelle vostre belle città dove le case guardano dal basso in alto la cinta delle mura dei loro castelli, o delle loro abbazie, e gli abitanti ci vivono attorno, prima di andarsene per il mondo.
Lucca non la si guarda da fuori. Da fuori, Lucca non la vedete. Lucca è dentro le mura ed è dall’alto delle mura, sormontate dal viale corredato dai tigli, e percorso dalle biciclette, o dal di dentro delle strade senza autovetture, che potete conoscerla.
Dentro le mura, i supermercati sono banditi: che se ne restino fuori, quei commercianti senz’arte!
Mentre le banche, il tribunale, gli uffici pubblici, le botteghe degli artigiani, i forni del pane e della schiacciata, gli antiquari e gli alimentari, e i negozi di ogni sorta, per generazioni, debbono restare sempre dentro.
Perché Lucca deve essere viva e senza i commercianti si muore.
È con il commercio che Lucca si è sempre salvata da qualsiasi sventura. Persino gli imperatori, che si presentavano, con i loro eserciti, fuori dalle mura, capivano quale fatica sarebbe stata doverle prendere. Ed i lucchesi, che se ne intendevano di costi e di spese, trattavano il prezzo e pagavano, consigliandoli di andare a Pisa. Per forza che quelli, che non sono neppure toscani veri, non ci vogliono bene!

Palazzo Pretorio

I lucchesi hanno fatto così persino con gli Alleati. Quando si sparse la notizia che, prima di liberare la città, questi avrebbero bombardato a dovere quelle belle mura, quattro partigiani si affrettarono sul Serra – il monte pisano dove era acquartierato il colonnello J.R. Sherman – e, sfidando i tedeschi, portarono il messaggio del CLN: fermi fermi, che ci abbiamo pensato da soli a liberare Lucca. Felici di avercela fatta, quei ‘maledetti toscani’, poveri e affamati, ma giovani ed entusiasti, provarono, forse, anche a schernirli, con quel tipo di espressioni care agli scrittori ed ai registi di questa regione: se avevate tanta fretta, potevate arrivare anche prima!”.


don Aldo Mei

E dentro le mura ci sono le cento chiese. Sì, perché Lucca è un’isola bianca nella toscana rossa. Ma, se non è rossa, è perché i preti non sono mai stati del tutto neri. Ci si provasse chiunque a parlare male di Don Aldo Mei! Anche i comunisti lucchesi (parlo di quelli che una volta c’erano), hanno sempre amato quel martire della Resistenza, così come tutti quei preti che nascosero gli ebrei. E hanno amato quei santi che si immolarono nella strage di Farneta.
A Lucca c’è stato il più alto numero di prelati e frati trucidati dai nazi-fascisti, perché i partigiani li proteggevano, li ospitavano e ne condividevano la scelta di stare dalla parte giusta e dalla parte degli oppressi.
E Lucca è bella per le sue chiese e i suoi negozi, per gli scorci delle sue vie, per i tanti luoghi in cui si possono organizzare incontri.
Il nome delle banche e delle chiese è formato da un vero e proprio calendario di santi. E dove c’era un teatro romano, dove i cristiani venivano fatti sbranare, oggi c’è la più bella piazza ovale – quella troppe volte edulcorata dalla pubblicità – che, naturalmente, si è poi chiamata: ‘Piazza delle Erbe’, perché è lì che si è sempre fatto mercato.

San Frediano

Sono tutte belle le chiese di Lucca. San Frediano, con il campanile, la sua piazza ed i suoi locali pubblici; San Michele, con il campanile, la sua piazza e le sue banche, i suoi notai, e la loggia di Matteo Civitali. Tutte le chiese sono in stile romanico lucchese e, ahimè, pisano.
Ho sempre un po’ snobbato, invece, la Chiesa dei Santi Giovanni e Reparata, con il suo campanile e la sua piazza e i suoi uffici, anche se è stata la più antica sede vescovile. Tuttavia, nel sottosuolo, ci sono i reperti dell’insediamento romano, resuscitati non da un santo, ma da un archeologo.
Una volta, una cara amica scozzese, svoltando da via San Giovanni (sempre un santo, naturalmente), si trovò proprio davanti la sua facciata chiara e le sfuggì un: beautiful. Io me ne vergognai un poco, ed allora la invitai a scostarsi di lato, verso via del Duomo. Per migliorarne il prospetto”, le dissi vedi lì in fondo? Hanno voluto edificarci quella.


San Michele

E ‘quella’ era la Cattedrale di San Martino, un edificio realizzato, in origine, da un architetto maldestro, ma arricchito poi da sculture e bassorilievi incantevoli, attraverso la ‘campagna acquisti’ promossa nei confronti dei maestri di Santa Maria del Fiore.
Un tempo, il suo porticato era occupato dai banchi dei cambiavalute, che trafficavano con i pellegrini. Un’iscrizione monumentale li ammonisce di non frodare i clienti, così come invita i pellegrini a fidarsi di loro. Mica quel cinismo teutonico del: “pecca fortiter, sed crede fortius.
E c’è pure un labirinto simile a quello della Cattedrale di Chartres e ci sono degli affreschi dei Cavalieri del Tau.


San Martino

La splendida scultura di San Martino, che divide il mantello con il povero, ricorda a tutti ciò che non debbono giammai fare i banchieri.
E poi la Madonna del Ghirlandaio e l’Ultima cena del Tintoretto.
Ma, ai Lucchesi interessano soprattutto due cose: il Volto Santo, che ogni anno portano in processione, in una fantasmagorica celebrazione di autorità in ghingheri e di popolo, e il monumento di Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia.

Ilaria del Carretto

Volete emozionarvi per questa giovane sposa, prematuramente scomparsa, e per il suo cagnolino che sta rannicchiato ai suoi piedi? Fatelo liberamente, ne vale davvero la pena e non costerebbe quasi nulla se, questo fatto, non inorridisse tutti i lucchesi.

 

ITALIA E GUERRA



A chiacchiere l’Italia ripudia la guerra, nei fatti manda armi per massacrare popolazione inerme compreso vecchi, malati e bambini. Perché nessun Tribunale la mette sotto accusa per crimini di guerra?

LA VIA DELLA SETA O DELLA RAGIONE?   
di Luigi Mazzella


 
Dell’intelligenza artificiale cosiddetta “generativa” si parla comunemente con gli stessi termini di cui un tempo si diceva dell’Araba Fenice; “che vi sia ognun lo dice, cosa sia nessun lo sa”. In realtà, studi compiuti in settori specifici ci danno qualche informazione utile per non essere del tutto ignari del fenomeno. Ricerche effettuate nel settore dei chip elettronici (trainato dall’intelligenza artificiale) dimostrano che, anche in Occidente, sono in crescita considerevole le percentuali della capacità produttiva. Le industrie di high tech americane che beneficiano enormemente dell’apporto dell’IA, dovrebbero fare salti di gioia e invece sono entrate in crisi per avere appreso, di recente, che in Cina i risultati positivi, sempre grazie all’IA sono di gran lunga maggiori. E si teme che sotto tale aspetto il gap, lo scarto, il divario, il dislivello a danno della produzione occidentale potrebbe essere destinato anche a crescere. Perché? Forse per capire qualcosa di più bisognerebbe partire dall’esame dell’intelligenza naturale e dal tipo di cultura che essa produce, perché è da lì che provengono i dati immagazzinati nei computer e utilizzati dall’intelligenza artificiale per l’elaborazione dei suoi responsi.
Orbene, dai dati statistici risulta che la Cina è il Paese oggi più impregnato di cultura razionalistica con il suo alto numero di abitanti non credenti in alcuna religione. Facendo uso della ragione e comprimendo l’emotività passionale, i Cinesi sono riusciti a trarre il meglio persino da un’aberrazione mentale come il comunismo marxista di origine teutonica fatto proprio dai bolscevichi; lo hanno utilizzato per raggiungere condizioni di maggiore benessere per tutti (senza perseguire il mito di un’impossibile e mai realizzata, in alcun luogo, eguaglianza) e lo hanno vistosamente abbandonato quando hanno compreso i vantaggi della libera economia di mercato; hanno imposto il divieto di avere più di un figlio a famiglia quando era necessario e lo hanno abolito quando sono migliorate le condizioni di vita generali;  hanno reso possibile, con accortezza e prudenza, stabilità e pace, attendendo pazientemente che la ragione induca anche i cittadini di Formosa alla comprensione di quanto sia erroneo e dannoso seguire l’esempio del caos religioso e politico Occidentale (come dimostrano i casi della Corea del Sud e del Giappone). A fronte di un’azione così improntata sull’uso costante e diffuso del raziocinio e mai distante delle esigenze concrete dell’unica vita reale, quella terrena, l’Occidente da duemila anni contrappone utopie, fantasiose e irrealizzabili e la visione astratta una duplicità di mondi dove regnano separatamente il Bene o il Male.
Domanda: può l’intelligenza artificiale distaccarsi da tali presupposti culturali? Se lo chiedano Musk, Zuckerberg, Besoz e altri, considerando quanto e con quale danno la nostra cultura attuale si sia allontanata dalle sue origini empiristiche, sperimentali e razionali di sofisti e presocratici. 
Che ce lo chiediamo noi vale veramente poco! 
 

 

FORMULA ELETTORALE  
di Franco Astengo


Franceschini
 

Rappresentanza e governabilità
 
Partiamo dal basso della "macelleria politica": la proposta di Franceschini del "marciare divisi per colpire uniti" (Von Moltke) ha riavviato, sia pure flebilmente, il dibattito sulla formula elettorale in Italia, tema abbandonato da tempo in favore di soluzioni come quella del premierato (del resto ormai in declino). Bisognerebbe comunque affrontare l'intero tema elettorale non soltanto quello della formula che traduce voti in seggi: una scelta di riflessione di fondo andrebbe imposta tenendo conto dalla larghezza della disaffezione al voto che ormai mette in discussione la legittimità dell'esito delle urne. I primi due partiti usciti dalla tornata europea Fdi e PD rappresentano sommati circa il 24% dell'intero corpo elettorale e questo fatto rappresenta un problema democratico. Per di più la sciagurata riduzione del numero dei parlamentari ha agito - assieme - sia sulla rappresentanza politica sia su quella territoriale, funzionando da ulteriore punto di lacerazione tra l'elettorato e le forze politiche. Purtuttavia anche la cosiddetta "proposta Franceschini" si preoccupa soltanto del lato "governabilità" del problema trascurando totalmente come avviene da tanto tempo la parte "rappresentanza". In realtà il tema del governo andrebbe affrontato per scavare a fondo il significato vero del termine, chiamando in causa i “fondamentali” della filosofia politica.



Con l’avvento della concezione della divisione dei poteri per culminare, nell’età classica della dottrina, nella pratica dello Stato di diritto, il “governo” è stato progressivamente ricondotto al profilo del semplice potere esecutivo, quale esecutore della volontà popolare sovrana rappresentata dal potere legislativo. Nasce qui la distinzione tra legge e decreto (come fa notare Kant, nella “Metafisica dei Costumi”), tra norma generale e norma particolare, e sarà su questo punto che partirà un processo di delimitazione e ridefinizione dell’ambito dell’attività di governo rispetto alla funzione legislativa che, nella nostra Costituzione, assume la denominazione (non effimera) di “Repubblica Parlamentare” e si stabilisce la “Centralità del Parlamento” (Il “Parlamento come specchio del Paese” nella visione togliattiana). La Costituzione disegna con grande chiarezza lo scenario della centralità del Parlamento e della presenza nelle istituzioni di un largo spettro di rappresentatività, sia sotto l’aspetto delle idealità che delle capacità progettuali. In quale punto allora si è innestato il meccanismo di una vera e propria “inversione di tendenza” rispetto al dettato costituzionale?


 
Attorno agli anni’70-’80 del secolo scorso era partito il dibattito sul cosiddetto “eccesso di domanda”: dalla società saliva ormai verso la politica la richiesta di un consolidamento e di un allargamento dei meccanismi universalistici del welfare e salivano di tono le rivendicazioni operaie in tema di salario e garanzie del lavoro; richieste ormai non più riservate a determinate e precise aree dell’Occidente capitalistico. La risposta è stata duplice: da un lato la spinta a recuperare il ruolo prioritario degli “spiriti animali” del capitalismo attraverso il lancio di una forte controffensiva portata avanti su entrambe le rive dell’Atlantico attraverso le opzioni di un “liberismo selvaggio”; dall’altro lato la spinta a ridurre il rapporto tra politica e società attraverso il taglio del cosiddetto “eccesso di domanda”. Nasce da questo punto il dibattito sulla “governabilità” e la ricerca di nuove forme - autoritative - di governo e sorge anche una distinzione tra “governance”, espressione di un potere articolato sul territorio per rispondere, spezzettando le diverse problematiche, in maniera sostanzialmente neo-corporativa ai bisogni espressi dai ceti sociali più forti e “governament” utilizzato per normalizzare le dinamiche sociali più fortemente conflittuali, attraverso l’espressione di un potere centrale fortemente concentrato e posto, attraverso opportuni tecnicismi che dovrebbero includere anche la legge elettorale, al riparo da dibattiti giudicati inopportuni. Nessuna risposta, insomma, in termini di allargamento democratico, di ruolo delle istituzioni rappresentative, di presenza dei soggetti intermedi (partiti, sindacati), la cui funzione nel frattempo è stata ridotta al solo rango di selezionatori del personale di governo, provvisti di denaro ed elargitori di “incentivi selettivi” e non certo di soggetti propositori della rappresentanza politica e sociale.



Si sono così smarrite le coordinate di fondo dell’appartenenza sociale e del legame diretto tra questa e l’appartenenza politica, si è perso il ruolo di sede di confronto dialettico da parte del Parlamento e l’idea di “governo” come esecutivo è via, via evaporata fino a ricomparire il fantasma della stabilità: una sorta di “Pax romana” della politica e si sta insistendo su questa strada sulla quale non si potrà che incontrare ulteriori danni inflitti alla democrazia.
Diventa così decisivo affrontare il tema della rappresentanza, ponendosi una domanda: attorno a quale contraddizione si può collocare il confronto a questo livello, come si regola oggi la relazione tra struttura e sovrastruttura e la relativa ricaduta sulla presenza istituzionale e la forma di governo (quest’ultima appare, infatti, decisamente incamminata sul terreno dell’autocrazia tecnocratica)? Tutto questo in tempi di vero e proprio disfacimento dell’azione politica. Il salto nella capacità di delineare una prospettiva si gioca, almeno a mio giudizio, nel passaggio da un generico riferimento alla necessità di soggettività ad una proposta di modello di organizzazione della rappresentanza nelle condizioni economiche, culturali, sociali (di mutamento antropologico, come è stato fatto notare) date e futuribili, almeno nel medio periodo (constata anche la velocità assunta dal procedere dei cicli storici così come è imposta dal vorticare dell’innovazione).



Vanno in discussione i diversi livelli di organizzazione e aggregazione nel rapporto tra società, corpi intermedi, sedi di decisionalità politica: quel circuito che era stato garantito per un lungo periodo dal sistema dei partiti. Si tratta di reperire un modello di espressione del consenso sviluppato in sedi adeguate (forse non sarà più sufficiente la sola sede parlamentare e lo stesso corollario delle istituzioni locali) per arrivare ad affrontare in maniera sufficientemente equilibrata la normativa necessaria per regolare (e contenere) l'uso (e lo sviluppo) dell'intelligenza artificiale rispetto al modificarsi della molteplicità delle attività umane che dovranno relazionarsi in quella direzione. L'impressione su ciò che si sta verificando è quella di un'arretratezza "strutturale" della nostra discussione, qui alla periferia dell'Impero. Non basta discutere su di una governabilità appesa tra formula elettorale proporzionale o maggioritaria. Così restiamo destinati, alla fine, ad esprimere una rappresentanza mediocremente corporativa fondata su interessi immediati e non mediati da un'idea (necessaria da ricostruire) di una prospettiva futura.
 

 

CORRI BAMBINA CORRI
di Laura Margherita Volante

 
Corri bambina corri!
salta il filo spinato e
le ferite la salvezza.
Inferno! inferno!
ideato dal folle nel
paradiso terrestre.
Corri bambina corri!
Le vesti strappate,
la lacera pelle non fa
male
per il bruciore divino
della libertà.
Corri bambina corri!
e lavati nella pozza
d’acque sante.
Sii fiaccola nel buio e
staffetta.
Scappa e corri più forte
del turbinio del tempo.
Una rosa non ha
petali né profumo ma
le sue spine ti salveranno.
Corri bambina corri!
La ferita sanguinante ha
ha strappato il numero
sul filo delle rondini
migranti.
Corri bambina corri!
non ti fermare!
La vita aspetta e non ritorna.
 

martedì 28 gennaio 2025

GUERRE E PERSECUZIONI
di Romano Rinaldi


 
Ricordi e considerazioni


Caro direttore, grazie per il tuo articolo sulla Memoria, domenica 26/1 (*), di cui condivido il senso al 100%. A proposito di guerra, nei miei primi istanti di vita ci fu un pesante bombardamento (“alleato”!!) che fece fuggire tutti gli addetti dalla sala parto nel rifugio sotterraneo, tranne mia mamma e me che arrivavo in quel momento! L’ospedale era il Sant’Agostino di Modena e una grossa bomba cadde nell’omonima piazza danneggiando la facciata dell’Ospedale, della Chiesa e della Galleria Estense, prospicienti la piazza. Da piccolo passavo spesso da quelle parti e guardavo i danni lasciati su quei muri e colonne dalle schegge della bomba... Molte altre bombe distrussero due caserme a 2-300 metri da lì e si vedeva il cielo dalle finestre della facciata... Quando voleva scusarmi per qualche malefatta, mia madre soleva dire “che ci vuoi fare, è nato sotto le bombe”!




Un’altra considerazione che mi sento di dover aggiungere è il fatto che in Europa sono ormai pochi coloro che ricordano più o meno direttamente gli orrori della guerra, così come sono pochissimi coloro che possono testimoniare gli orrori della deportazione degli ebrei e la “soluzione finale” propugnata dal nazismo tedesco e assecondata dal fascismo italiano. Lo stesso problema di mancanza della memoria diretta riguarda, purtroppo, l’uso dell’arma nucleare. Nessuno dei leader mondiali che ne dispongono oggi, ha visto coi propri occhi gli effetti di quelle due prime esplosioni. Cosa che mio suocero, ora 96enne, mi racconta tutt’ora con immutato raccapriccio, dopo aver visto coi suoi occhi quello che rimaneva della città di Hiroshima un paio di mesi dopo l’esplosione. 



Anche in questo caso ahimè, senza una coscienza di quei fatti, l’umanità rischia di ricadere nella stessa situazione. Come dicevo nel mio articolo scritto a Capodanno (**), l’umanità non ha ancora acquisito una “intelligenza di gregge” e quindi non è immune dagli errori del passato. Qualche “cretinetti” potrebbe immaginare che ci penserà l’intelligenza artificiale ma io ho seri dubbi, finché non si evolverà anche la “coscienza di gregge”.


 

(*) https://libertariam.blogspot.com/2025/01/memoria-di-angelo-gaccione-mahmoud.html




(**) https://libertariam.blogspot.com/2025/01/tecnologia-e-futuro-di-romano-rinaldi-p.html?m=1

lunedì 27 gennaio 2025

GUERRE E PERSECUZIONI



Abbiamo deciso di pubblicare questo coro di voci in prima pagina e tutte assieme, perché ha, per noi, il valore di un vero e proprio editoriale.
 

*
Grazie mille, com’è fondamentale nella nostra società la funzione degli intellettuali come lei. Grazie di cuore”.
Giorgia Gambini - Lodi


*
Ciao Angelo. Nell’eccidio della scuola di Gorla ci morì la mamma di mio zio Enrico che lì si trovava proprio in quel momento… Vite spezzate… viltà e crudeltà senza alcuna giustificazione. Ciao e grazie del tuo lavoro instancabile di risveglio delle coscienze. Abbracci
.

Anna Conversano - Firenze


*
“I massacratori non hanno patria”.
Laura Margerita Volante - Ancona
 
*
“Buongiorno caro Angelo, dopo aver letto questa struggente riflessione, alzo lo sguardo verso il cielo e mi scappa una preghiera per le tante vittime innocenti. Siano questi volti, a noi sconosciuti, ad intercedere per la pace, ora che hanno trovato la pace eterna. Buona domenica di pace
”.

Lucia Zaupa - Vicenza


*
“Lo strazio ci toglie anima e parole per descriverlo”.
Carla Zanardi - Segrate


*
“Proprio come scrivono Asimov e Orwell, buona giornata”.
Patrizia Gioia - Milano


*
“Bellissimo. Lo mando nella chat”.
Elisabetta Violani - Genova


*
“Sì, semplicemente restare umani”.
Silvia Bianchi Barbanti - Sesto San Giovanni


*
“Caro Angelo, buongiorno, metterò tra i siti amici nel nostro portale. Grazie per avermi mandato. Sto scrivendo un libro sul genocidio del mio popolo*. 
Buona domenica”.

Shorse Surme - Padova

*Si tratta del popolo curdo


*
Tutto ciò che è disumano si somiglia. Ben detto”.
Franco Toscani - Piacenza


*
“Buon intervento per la Giornata della Memoria. Bisogna coltivare sempre più la vena civile della poesia”.
Ottavio Rossani - Milano


*
“Anch’io scrissi, in tempi non sospetti, che l’uso del biblico occhio per occhio non può essere un metodo attuale di ripianamento delle controversie tra Israele e ‘mondo arabo’ e scrissi anche, sempre su ‘Odissea’, che Netanyahu e il suo governo rappresentano una seria minaccia per Israele e sono da considerare tra i più accaniti antisemiti”.
Romano Rinaldi - Perugia
 
*
“Caro Angelo, grazie. Quando ‘il disumano che si somiglia’ va al potere allora la schiavitù torna ad essere sfacciatamente diffusa”.
Giuseppe O. Pozzi - Milano


*
“Diffondo come sempre”.
Antonio Lombardo - Orani, Sardegna


*
Tutto ciò che è disumano si somiglia. In un verso hai detto tutto”.
Luca Marchesini - Milano


*
“La Giornata della Memoria stabilita da una legge italiana del 2000 è dedicata agli 80-100 mila italiani non ritornati dai campi di concentramento e di lavoro nazisti dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Gli ebrei italiani che non fecero ritorno in patria erano circa 7.500. Ricordiamo tutti senza discriminazione religiosa come i Testimoni di Geova e gli Avventisti del 7° Giorno
”.

Filippo Senatore - Milano


*
“Mah, in cosa consiste e dov’è ‘l’eredità spirituale dell’ebraismo’ che secondo La Valle sarebbe portatrice di pace a livello mondiale? Quando si smetterà di credere in una Bibbia immaginaria? Da dove nascono i razzismi fatti in nome del Gott mit uns, non solo dai nazisti, benedetti dal dio di un popolo eletto, replicato e invocato dai credenti anche di religioni monoteiste diverse? Che per millenni non hanno fatto altro che scannarsi? Ma la bilancia non mente più: i ricchi e potenti sono sempre più colpevoli e spregevoli. Se poi si coprono col mantello di Dio e delle vittime degli orrori precedenti si moltiplica l’ignominia, priva di ogni giustificazione!
Adam Vaccaro - Trezzano Sul Naviglio  
 
*
“Grazie Angelo amico mio carissimo. Preziosi pensieri alla vigilia del Giorno della Memoria. Ti sono grato. Domani* incontrerò due classi di bambini di seconda e terza elementare e dovrò cercare di fare capire loro che sono la futura umanità e che hanno in mano la possibilità di fare il bene se riconoscono il male dovunque e da chiunque sia fatto per poterlo rifiutare. Spero che tu stia bene e lo stesso di M. Vi abbraccio entrambi
.

Zaccaria Gallo - Bisceglie

*Oggi 27 gennaio

Privacy Policy