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UNA NUOVA ODISSEA...
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
giovedì 30 gennaio 2025
PROVE LUCIDE DI DISASTRO?
di Associazione di
volontariato Idra
Idra studia, propone e chiede
udienza. Ma la Regione tace o rinvia. Urge osservatorio civico
Dove si sta scavando per la stazione Foster e per i
tunnel TAV, i torrenti Mugnone e Terzolle sono esondati nel 1992: al Romito, in
via Mariti, in piazza Dalmazia. Eppure manca ancora il tassello decisivo per la
messa in sicurezza dell’infrastruttura e del quartiere: il quarto e delicatissimo
sottopasso dell’ampio fascio ferroviario in uscita da Santa Maria Novella, e la
sistemazione dell’intero torrente da monte a valle. Idra è andata a leggere le
carte e a interpellare le autorità di controllo. Il progetto è datato, l’omologazione
è scaduta: ma il Genio Civile della Regione Toscana sembra intenzionato a
rinnovare l’omologazione utilizzando dati pluviometrici vecchi di oltre due
lustri. Come se niente di preoccupante fosse successo in questi anni nell’area
metropolitana fiorentina. Come se il territorio urbano e periurbano fosse stato
accortamente manutenuto, risanato, spermeabilizzato. Come se gli eventi meteorologici
estremi fossero argomento buono solo se e quando aiutano a giustificare una certa
retorica energetica green palesemente speculativa.
E allora
Idra ha preso carta e penna e ha scritto ai vertici degli uffici competenti
della Regione Toscana, a partire dal direttore del settore Difesa del suolo,
chiedendo un cortese tempestivo riscontro all’istanza di un colloquio
sull’argomento. “La nostra Associazione desidera
poter offrire un contributo costruttivo, sulla scorta delle esperienze maturate
in trenta anni di monitoraggio della cantierizzazioni AV sotto l’Appennino, a
Monte Morello e nella città di Firenze, al raggiungimento dell’obiettivo
dichiarato dai proponenti il progetto di bypass del torrente Mugnone fra il
ponte del Romito e il ponte all’Asse: la messa in sicurezza efficace e
credibile di una ‘grande opera’ come la stazione sotterranea Alta Velocità di
via Circondaria coi tunnel che vi afferiranno, ma anche di una porzione
significativa di città, quella che gravita intorno ai torrenti Mugnone e
Terzolle, tracimati nel ’92, e nella cui area di esondazione (ad elevato
livello di rischio idraulico, pertanto, anche nelle mappe dell’Autorità di
bacino) è stata ‘coraggiosamente’ progettata - ed è in corso di costruzione -
la stazione Foster”.
Idra suggerisce due cautele fondamentali.
“1. Il dimensionamento dell’intervento di bypass del Mugnone è
basato su un set di dati fissati un quarto di secolo fa, prima cioè che si
rendessero palpabili i drammatici incrementi di rischio derivanti dall’accresciuta
frequenza e intensità di fenomeni meteorici estremi. Da un quarto di secolo fa
ad oggi sono emerse oggettivamente molte nuove indicazioni di rischiosità, Quel
tipo di dimensionamento pertanto non risulta più rappresentativo. Il progetto
necessiterebbe oggi quindi di un’adeguata rivisitazione alla luce dei nuovi
fattori di rischio sopraggiunti: si tratta di ricalcolare idraulicamente il
dimensionamento dell’intervento, in relazione ai parametri cui è tenuto ad attenersi
(fra questi, i tempi di ritorno delle piene, i dati pluviometrici -
possibilmente aggiornati -, gli altri coefficienti di sicurezza). A maggior
ragione in un contesto prezioso e fragile come quello fiorentino,
caratterizzato da una cospicua tradizione storica di piene ed esondazioni del
fiume Arno e - come gli eventi più recenti nel comprensorio
fiorentino-pratese-pistoiese confermano - dalle criticità emergenti presentate
dal reticolo idrico minore.
2. Potrebbe risultare comunque non sufficiente l’incremento
nominale della capacità di smaltimento delle acque provenienti da monte in
corrispondenza del fascio ferroviario del Romito se non si fosse provveduto
contestualmente alla messa in sicurezza dell’intera asta del torrente, in
termini di cura, manutenzione e interventi di sistema miranti a restituire -
anche attraverso attività strutturate - equilibrio al territorio collinare,
periurbano e urbano, ponendo attenzione ad esempio alla cura del patrimonio
boschivo, al restauro dei terrazzamenti agrari e delle opere idrauliche, alla
corretta gestione dei rifiuti, alla riduzione delle golene impermeabilizzate,
alla mitigazione preventiva dei tempi di corrivazione delle acque. A questo
scopo parrebbe necessario un investimento economico e culturale assai più
significativo della mera apertura di un quarto fornice sotto il fascio
ferroviario, che potrebbe continuare a esser soggetto - come gli altri sin qui -
a riempirsi di fango, rami secchi, sabbia e detriti di risulta provenienti da
monte”.
Ad oggi, nessun riscontro. Al contrario, proprio mentre il Mugnone
e i sottopassi di Rifredi tornano a manifestare tutta la fragilità del sistema
dopo solo due ore di pioggia, arriva il rinvio dell’incontro urgente richiesto dieci
giorni or sono al Genio Civile sul tema del bypass del torrente Mugnone “per la
cui omologazione - scrive l’associazione - sarebbero utilizzati riferimenti
apparentemente superati, che paventiamo essere potenzialmente inidonei”.
Accordato dal Dirigente soltanto per il prossimo 14 febbraio, invece che anticipato
l’incontro viene per l’appunto oggi ulteriormente rimandato. Il Dirigente,
scrive al presidente di Idra il responsabile EQ procedure autorizzative, “per
sopraggiunti impegni non potrà incontrarla il 14/ p.v. e pertanto la invito a
contattarlo direttamente per fissare altra data”.
Idra lancia a questo punto un appello alla cittadinanza. Cercansi
urgentemente ingegneri idraulici volontari a costituire con l’associazione un
osservatorio civico indipendente sui progetti di adeguamento idraulico del
Mugnone, per nessuno dei quali (come per la stazione Foster, del resto) è stata
mai adottata una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. In gioco non
c’è soltanto la sicurezza della stazione e del sotto attraversamento TAV, nel quale
il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco individua l’assenza dei requisiti imposti
dal DM 28/10/2005 ‘Sicurezza nelle
gallerie ferroviarie’ (Allegato 2, punto
2.3.1: “Le
autorità locali competenti devono approntare congiuntamente un piano di
emergenza sulla scorta degli scenari di incidente ipotizzati che tenga conto
delle indicazioni generali e specifiche al fine di definire, per i vari
scenari, compiti e responsabilità dei vari enti coinvolti nelle operazioni di
soccorso. Il piano di emergenza deve essere proposto fin dalla fase di
progettazione”). Non c’è soltanto la credibilità
urbanistica e progettuale della Foster, su cui il segretario dell’Autorità di
Bacino ironizza: “Attenzione, la cassa d’espansione del Mugnone mi diventa la
stazione Foster”. In gioco c’è la salvaguardia di un intero pezzo di città, da
Piazza Dalmazia a San Jacopino, dal Ponte all’Asse al Ponte alle Riffe, e su su
risalendo lungo le sponde del Mugnone con Calandrino in cerca dell’elitropia.
PALAZZO MARINO IN MUSICA
Domenica 9 febbraio 2024 ore11.00 in Sala Alessi. I Maestri
della Cappella musicale sforzesca nella Milano di Leonardo l’ensemble De
labyrintho presenta una collezione di capolavori dal titolo Mirabilia! di
Josquin Desprez, Gaspar van Weerbeke e Loyset Compère, opere mirabili che
rendono testimonianza di una civiltà musicale di assoluto livello, sintesi di
quello che fu il primo grande e ricco periodo della storia musicale milanese. I
biglietti d’ingresso sono gratuiti: a partire dalle ore 09.30 del giovedì
precedente ogni concerto è possibile prenotarli online sul sito della rassegna
(www.palazzomarinoinmusica.it) oppure ritirarli (fino a un massimo di due
biglietti a persona) presso la biglietteria delle Gallerie d’Italia - Milano in
piazza Scala, 6.
La rassegna
è realizzata in collaborazione con il Comune di Milano, Gallerie d’Italia –
Milano ed è organizzata da EquiVoci Musicali, con il sostegno di Intesa
Sanpaolo.
Sponsor
tecnico Fazioli.
La direzione
artistica è a cura di Davide Santi e Rachel O’Brien
Palazzo
Marino in Musica: Dal Rinascimento ad oggi
Sala Alessi
- Palazzo Marino
Contatti:
Ufficio Stampa: Andrea Zaniboni
Social Media
Manager: Gledis Gjuzi
Tel. 349
8523022
info@palazzomarinoinmusica.it
Facebook,
Instagram, YouTube: Palazzo Marino in Musica
mercoledì 29 gennaio 2025
LUCCA
di
Romano Zipolini
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| Romano Zipolini |
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| Veduta delle mura |
I lucchesi sono chiusi, come lo è la città dalla cerchia delle mura di quattro chilometri e duecento metri. Attenzione però! Non dovete farvi confondere da quelle vostre belle città dove le case guardano dal basso in alto la cinta delle mura dei loro castelli, o delle loro abbazie, e gli abitanti ci vivono attorno, prima di andarsene per il mondo.
Lucca non la si guarda da fuori. Da fuori, Lucca non la vedete. Lucca è dentro le mura ed è dall’alto delle mura, sormontate dal viale corredato dai tigli, e percorso dalle biciclette, o dal di dentro delle strade senza autovetture, che potete conoscerla.
Dentro le mura, i supermercati sono banditi: che se ne restino fuori, quei commercianti senz’arte!
Mentre le banche, il tribunale, gli uffici pubblici, le botteghe degli artigiani, i forni del pane e della schiacciata, gli antiquari e gli alimentari, e i negozi di ogni sorta, per generazioni, debbono restare sempre dentro.
Perché Lucca deve essere viva e senza i commercianti si muore.
È con il commercio che Lucca si è sempre salvata da qualsiasi sventura. Persino gli imperatori, che si presentavano, con i loro eserciti, fuori dalle mura, capivano quale fatica sarebbe stata doverle prendere. Ed i lucchesi, che se ne intendevano di costi e di spese, trattavano il prezzo e pagavano, consigliandoli di andare a Pisa. Per forza che quelli, che non sono neppure toscani veri, non ci vogliono bene!
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| Palazzo Pretorio |
I lucchesi hanno fatto così persino con gli Alleati. Quando si sparse la notizia che, prima di liberare la città, questi avrebbero bombardato a dovere quelle belle mura, quattro partigiani si affrettarono sul Serra – il monte pisano dove era acquartierato il colonnello J.R. Sherman – e, sfidando i tedeschi, portarono il messaggio del CLN: “fermi fermi, che ci abbiamo pensato da soli a liberare Lucca”. Felici di avercela fatta, quei ‘maledetti toscani’, poveri e affamati, ma giovani ed entusiasti, provarono, forse, anche a schernirli, con quel tipo di espressioni care agli scrittori ed ai registi di questa regione: “se avevate tanta fretta, potevate arrivare anche prima!”.
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| don Aldo Mei |
E dentro le mura ci sono le cento chiese. Sì, perché Lucca è un’isola bianca nella toscana rossa. Ma, se non è rossa, è perché i preti non sono mai stati del tutto neri. Ci si provasse chiunque a parlare male di Don Aldo Mei! Anche i comunisti lucchesi (parlo di quelli che una volta c’erano), hanno sempre amato quel martire della Resistenza, così come tutti quei preti che nascosero gli ebrei. E hanno amato quei santi che si immolarono nella strage di Farneta.
A Lucca c’è stato il più alto numero di prelati e frati trucidati dai nazi-fascisti, perché i partigiani li proteggevano, li ospitavano e ne condividevano la scelta di stare dalla parte giusta e dalla parte degli oppressi.
E Lucca è bella per le sue chiese e i suoi negozi, per gli scorci delle sue vie, per i tanti luoghi in cui si possono organizzare incontri.
Il nome delle banche e delle chiese è formato da un vero e proprio calendario di santi. E dove c’era un teatro romano, dove i cristiani venivano fatti sbranare, oggi c’è la più bella piazza ovale – quella troppe volte edulcorata dalla pubblicità – che, naturalmente, si è poi chiamata: ‘Piazza delle Erbe’, perché è lì che si è sempre fatto mercato.
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| San Frediano |
Sono tutte belle le chiese di Lucca. San Frediano, con il campanile, la sua piazza ed i suoi locali pubblici; San Michele, con il campanile, la sua piazza e le sue banche, i suoi notai, e la loggia di Matteo Civitali. Tutte le chiese sono in stile romanico lucchese e, ahimè, pisano.
Ho sempre un po’ snobbato, invece, la Chiesa dei Santi Giovanni e Reparata, con il suo campanile e la sua piazza e i suoi uffici, anche se è stata la più antica sede vescovile. Tuttavia, nel sottosuolo, ci sono i reperti dell’insediamento romano, resuscitati non da un santo, ma da un archeologo.
Una volta, una cara amica scozzese, svoltando da via San Giovanni (sempre un santo, naturalmente), si trovò proprio davanti la sua facciata chiara e le sfuggì un: beautiful. Io me ne vergognai un poco, ed allora la invitai a scostarsi di lato, verso via del Duomo. “Per migliorarne il prospetto”, le dissi “vedi lì in fondo? Hanno voluto edificarci quella”.
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| San Michele |
E ‘quella’ era la Cattedrale di San Martino, un edificio realizzato, in origine, da un architetto maldestro, ma arricchito poi da sculture e bassorilievi incantevoli, attraverso la ‘campagna acquisti’ promossa nei confronti dei maestri di Santa Maria del Fiore.
Un tempo, il suo porticato era occupato dai banchi dei cambiavalute, che trafficavano con i pellegrini. Un’iscrizione monumentale li ammonisce di non frodare i clienti, così come invita i pellegrini a fidarsi di loro. Mica quel cinismo teutonico del: “pecca fortiter, sed crede fortius”.
E c’è pure un labirinto simile a quello della Cattedrale di Chartres e ci sono degli affreschi dei Cavalieri del Tau.
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| San Martino |
La splendida scultura di San Martino, che divide il mantello con il povero, ricorda a tutti ciò che non debbono giammai fare i banchieri.
E poi la Madonna del Ghirlandaio e l’Ultima cena del Tintoretto.
Ma, ai Lucchesi interessano soprattutto due cose: il Volto Santo, che ogni anno portano in processione, in una fantasmagorica celebrazione di autorità in ghingheri e di popolo, e il monumento di Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia.
LA VIA DELLA SETA
O DELLA RAGIONE?
di Luigi
Mazzella
Dell’intelligenza
artificiale cosiddetta “generativa” si parla comunemente con gli stessi termini
di cui un tempo si diceva dell’Araba Fenice; “che vi sia ognun lo dice,
cosa sia nessun lo sa”. In realtà, studi compiuti in settori
specifici ci danno qualche informazione utile per non essere del tutto ignari
del fenomeno. Ricerche effettuate nel settore dei chip
elettronici (trainato dall’intelligenza artificiale) dimostrano che, anche in
Occidente, sono in crescita considerevole le percentuali della capacità
produttiva. Le industrie di high tech americane che beneficiano
enormemente dell’apporto dell’IA, dovrebbero fare salti di gioia e invece sono
entrate in crisi per avere appreso, di recente, che in Cina i risultati
positivi, sempre grazie all’IA sono di gran lunga maggiori. E si teme che
sotto tale aspetto il gap, lo scarto, il divario, il dislivello a danno della
produzione occidentale potrebbe essere destinato anche a crescere. Perché? Forse per
capire qualcosa di più bisognerebbe partire dall’esame dell’intelligenza
naturale e dal tipo di cultura che essa produce, perché è da lì che
provengono i dati immagazzinati nei computer e utilizzati dall’intelligenza
artificiale per l’elaborazione dei suoi responsi.
Orbene, dai
dati statistici risulta che la Cina è il Paese oggi più impregnato di
cultura razionalistica con il suo alto numero di abitanti non credenti in
alcuna religione. Facendo uso della ragione e comprimendo l’emotività
passionale, i Cinesi sono riusciti a trarre il meglio persino da un’aberrazione
mentale come il comunismo marxista di origine teutonica fatto proprio dai
bolscevichi; lo hanno utilizzato per raggiungere condizioni di maggiore
benessere per tutti (senza perseguire il mito di un’impossibile e mai
realizzata, in alcun luogo, eguaglianza) e lo hanno vistosamente abbandonato
quando hanno compreso i vantaggi della libera economia di mercato; hanno
imposto il divieto di avere più di un figlio a famiglia quando era
necessario e lo hanno abolito quando sono migliorate le condizioni di vita
generali; hanno reso possibile, con accortezza e prudenza, stabilità
e pace, attendendo pazientemente che la ragione induca anche i
cittadini di Formosa alla comprensione di quanto sia erroneo e dannoso seguire
l’esempio del caos religioso e politico Occidentale (come dimostrano i casi
della Corea del Sud e del Giappone). A fronte di un’azione così improntata
sull’uso costante e diffuso del raziocinio e mai distante delle esigenze
concrete dell’unica vita reale, quella terrena, l’Occidente da duemila anni
contrappone utopie, fantasiose e irrealizzabili e la visione astratta una
duplicità di mondi dove regnano separatamente il Bene o il Male.
Domanda: può
l’intelligenza artificiale distaccarsi da tali presupposti culturali? Se lo
chiedano Musk, Zuckerberg, Besoz e altri, considerando quanto e con quale
danno la nostra cultura attuale si sia allontanata dalle sue origini
empiristiche, sperimentali e razionali di sofisti e presocratici.
Che ce lo chiediamo
noi vale veramente poco!
FORMULA ELETTORALE
di
Franco Astengo

Franceschini
Rappresentanza e
governabilità
Partiamo dal basso della "macelleria politica": la
proposta di Franceschini del "marciare divisi per colpire uniti" (Von
Moltke) ha riavviato, sia pure flebilmente, il dibattito sulla formula
elettorale in Italia, tema abbandonato da tempo in favore di soluzioni come
quella del premierato (del resto ormai in declino). Bisognerebbe comunque affrontare l'intero tema elettorale
non soltanto quello della formula che traduce voti in seggi: una scelta di
riflessione di fondo andrebbe imposta tenendo conto dalla larghezza della
disaffezione al voto che ormai mette in discussione la legittimità dell'esito
delle urne. I primi due partiti usciti dalla tornata europea Fdi e PD
rappresentano sommati circa il 24% dell'intero corpo elettorale e questo fatto
rappresenta un problema democratico. Per di
più la sciagurata riduzione del numero dei parlamentari ha agito - assieme -
sia sulla rappresentanza politica sia su quella territoriale, funzionando da
ulteriore punto di lacerazione tra l'elettorato e le forze politiche. Purtuttavia anche la cosiddetta "proposta
Franceschini" si preoccupa soltanto del lato "governabilità" del
problema trascurando totalmente come avviene da tanto tempo la parte
"rappresentanza". In realtà il tema
del governo andrebbe affrontato per scavare a fondo il significato vero del
termine, chiamando in causa i “fondamentali” della filosofia politica.
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| Franceschini |









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