UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

giovedì 6 agosto 2026

CONSUMO DI SUOLO
 


Il nostro Municipio a Sud-Sud Est è poco servito dalle metropolitane ma purtroppo anche il più interessato a nuovi insediamenti abitativi.  I nostri quartieri hanno visto numerosi cambiamenti, e ulteriori costruzioni di grattacieli sono già previste (per esempio in Via Lampedusa).
La circle line rosa avrà tempi di realizzazione molto lunghi. Quindi, indipendentemente dal percorso che sarà definito più avanti, il Municipio 5 chiede di prevedere un tracciato che includa il prolungamento della M2 da Piazza Abbiategrasso. Le ipotesi di tracciato parrebbero 7, il primo (indicato dal Piano Urbano Mobilità Sostenibile) passerebbe da zona Ripamonti- via Monti Sabini verso Noverasco Opera e, come altri ipotizzati, potrebbe implicare il passaggio della metropolitana nella parte nord del Parco. Le due ipotesi più caldeggiate dal Municipio 5 vedrebbero passare la Metro lungo Via Medeghino e Piazza Agrippa (con conseguente distruzione di piante pregiate, storiche e sane) oppure fuori terra attraverso le campagne, ai margini del Parco del Ticinello. Per molti nella nostra comunità, il parco non è solo uno spazio aperto; è un rifugio dove le famiglie si riuniscono, i bambini giocano e tutti trovano serenità camminando tra la natura ed i suoi suoni, circondati dal verde. La costruzione della metropolitana attigua al parco, nella campagna, comporterà consumo di suolo, distruggendo la bellezza naturale e ciò che questo spazio rappresenta per noi. Inoltre sarebbe inevitabilmente il viatico a nuove costruzioni. Gli ecosistemi locali verrebbero devastati, compromettendo l’habitat di numerose specie animali e vegetali. Esistono tuttavia alternative che possono essere adottate per salvaguardare la natura. Possiamo esaminare altri percorsi per la metropolitana che non compromettano spazi verdi vitali.
Occorre che tutti gli abitanti della zona veglino e partecipino agli incontri che il Comune ed il Municipio 5 hanno promesso per la condivisione, che, come annunciato, dovrebbero tenersi nel mese di Settembre 2026.
Confidiamo di essere interpellati come cittadini il prima possibile, e comunque prima che il progetto venga approvato in via definitiva. Vi invitiamo pertanto a consultare spesso la stampa di zona o la nostra pagina FB, dove, se li avremo, pubblicheremo i dettagli dell’incontro in Municipio appena ne verremo a conoscenza. In attesa degli incontri in Municipio riteniamo importante fare presente alla giunta comunale ed al Municipio quanto siano importanti per noi le aree verdi e gli alberi del nostro territorio.
Firmate questa petizione per dimostrare alle autorità che esiste un interesse collettivo nella preservazione dei nostri spazi verdi e nella ricerca di alternative più sostenibili.  Chiediamo con forza lo stop alla distruzione di aree verdi e al consumo di suolo. 
Insieme, possiamo fare la differenza e salvaguardare il cuore verde della nostra comunità.
 
Firma questo appello 
https://www.change.org/p/un-treno-nei-campi-no-alla-costruzione-della-metropolitana-attigua-al-parco-del-ticinello/psf/promote_or_share
  
Comitato Difesa Ambiente Zona 5 
comitato.difesa.ambiente.zona.5@gmail.com  

LE CRISTALLERIE DI CERRI



Giovanni Cerri: Le Cristallerie

A seguito della pubblicazione del mio scritto “Le Cristallerie della Bovisasca” (“Odissea” martedì 4 agosto 2026) https://libertariam.blogspot.com/2026/08/le-cristallerie-della-bovisasca-di.html
l’artista Giovanni Cerri ci ha fatto pervenire questo suo bellissimo quadro delle Cristallerie realizzato con tecnica mista su tela a maggio. Esattamente un mese prima dell’appello che il Comitato ha lanciato pubblicamente per impedirne la demolizione. Il lavoro è stato preceduto da due studi preparatori di dimensioni più piccole che riproduciamo.   
Cogliamo l’occasione per ripubblicare l’appello che si può ancora firmare.
 



Appello per lo stabilimento di via Bovisasca a Milano “Odissea”
https://libertariam.blogspot.com/2026/06/bovisa.html
 
 


Nota biografica di Giovanni Cerri 
Nato nel 1969 a Milano, dove vive e lavora, ha iniziato a esporre nel 1987 e da allora ha tenuto mostre in Italia e all’estero, esponendo in importanti città come Berlino, Francoforte, Colonia, Stoccarda, Copenaghen, Parigi, Rabat, San Francisco, Varsavia, Toronto. Sue opere figurano in collezioni pubbliche e private italiane ed estere, tra cui citiamo: Museo della Permanente (Milano), Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei, Museo di Villa Clerici (Milano), Museo Civico “Floriano Bodini”, Gemonio (VA), Museo Italo Americano di San Francisco (U.S.A.), Ningbo Art Museum (Cina), Vittoriale degli Italiani, Gardone Riviera (BS). Nel 2026 viene edita da Prearo Editore la sua monografia: Ante e post mundum a cura di Vera Agosti.
 

 

 

 

AVIANO RICORDA IL MASSACRO
In occasione dell’81° anniversario dei bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki.




 

CON MARGHERITA
E con l’Unione Sindacale Italiana (USI) del San Raffaele 



Cliccare sulla locandina per ingrandire

 
 

ARMONIE D’ARTE
Il grande jazz tra lirismo, swing e libertà improvvisata. 



Joey Calderazzo
 
Venerdì 7 agosto alle ore 22.00, nello scenario incantato dell’Orto Botanico di Soverato, Armonie d’Arte Festival accoglie uno dei pianisti più autorevoli della scena jazz contemporanea mondiale: Joey Calderazzo, in trio con Orlando Le Fleming al contrabbasso e David Hawkins alla batteria, per l’unico concerto 2026 nel meridione italiano.
 
Nato a New Rochelle, nello Stato di New York, nel 1965, ma con una famiglia originaria proprio della Calabria che con la grande emigrazione italo-americana ha portato moltissimi cognomi del nostro Meridione negli Stati Uniti e non solo, Calderazzo appartiene a quella generazione di musicisti cresciuti nel solco della grande tradizione del jazz afro - americano, ma capaci di rileggerla con una voce personale e assai più percussiva rispetto al poetico lirismo di un Bill Evans.
È piuttosto ravvisabile in un titano come McCoy Tyner il suo modello di riferimento. Pianista precocissimo, si avvicina al jazz grazie alla passione per giganti come Chick Corea, appunto Tyner, Herbie Hancock e Art Tatum, sviluppando presto una tecnica straordinaria e un forte senso melodico. La svolta della sua carriera arriva negli anni Ottanta grazie all’incontro con Michael Brecker, che lo coinvolge nel suo quintetto e lo introduce ai vertici della scena internazionale. Calderazzo debutta poi come leader per la prestigiosa Blue Note e negli anni Novanta diventa una figura centrale del quartetto di Branford Marsalis, raccogliendo l’eredità del pianista Kenny Kirkland e contribuendo alla definizione di uno dei gruppi più importanti del jazz moderno. Il suo stile unisce forza ritmica e raffinatezza armonica: un pianismo capace di passare dalla tensione del post-bop alla dimensione più intima della ballad, sempre sostenuto da un tocco profondamente personale. Nel trio trova probabilmente il terreno ideale per esprimere la sua idea di musica: il dialogo costante tra i musicisti, la sorpresa dell’istante e una concezione dell’improvvisazione come viaggio condiviso.
La lunga collaborazione con Orlando Le Fleming, bassista di grande sensibilità e solidità ritmica, ha dato vita negli anni a un sodalizio particolarmente intenso, arricchito in questa fase dal contributo del batterista David Hawkins. Il repertorio del trio alterna composizioni originali, standard e riletture capaci di mettere in evidenza la straordinaria capacità narrativa di Calderazzo. A Soverato arriverà dunque un artista che rappresenta una delle espressioni più mature della scena contemporanea: un musicista che guarda alla storia senza nostalgia, trasformando la lezione dei grandi maestri del passato in una voce ancora pienamente viva e attuale, e diventato lui stesso un maestro di riferimento per le nuove generazioni a livello globale.


 

Dopo aver vissuto straordinari spettacoli di danza, teatro e musica al Parco archeologico di Scolacium, con un pubblico folto ed entusiasta - dichiara il direttore artistico Chiara Giordano - torniamo a Soverato con il jazz di più elevato profilo e blasonata carriera. E c’è da dire che jazz per noi rappresenta uno spazio del cuore non solo perché abbiamo già ospitato il gotha di questo genere a livello internazionale e di ogni tempo ricevendone tanta gioia e soddisfazione, ma soprattutto perché il jazz rappresenta un sincretismo culturale totalmente in linea con l’idea di arte che desideriamo condividere: quella delle possibili armonie d’arte che arrivano da transiti, approdi e permanenze di creatività, contenuti, contesti e genti diverse che poi, nel segno della musica, come del teatro e della danza, danno vita a nuove vie, proprio come accaduto per il jazz nascente e a tutt’oggi”.
 
Tutte le informazioni e ticketing sul sito
www.armoniedarte.com e sui canali social dedicati.

mercoledì 5 agosto 2026

PRO-MEMORIA ANTIPRIMARIE
di Franco Astengo


 
1) È necessario stabilire la natura vera del contendere nelle prossime elezioni legislative generali: il tema del governo non è quello centrale. Il vero punto dirimente rimane quello della necessità assoluta del respingimento della destra reclamando la natura antifascista della consultazione (primo punto del programma: la Costituzione è antifascista). La priorità rimane quella del mantenimento dello stato di diritto e della repubblica parlamentare basata sulla Costituzione. Su questo elemento assolutamente decisivo va chiamato a raccolta l’elettorato che si è espresso nel referendum del Marzo 2026: senza distinzioni di partito, con una campagna univoca ricordando che proprio nell’occasione referendaria il risultato fu deciso da un ritorno alle urne, sia pure molto parziale, di elettrici ed elettori in parte giovani al primo voto e in parte “retour” dalla crescita dell’astensionismo causato dal clamoroso fallimento del M5S (elezioni 2022: il M5S perde 6 milioni di voti e l’astensionismo cresce di 4 milioni).
2) Inoltre va sottolineato come questione centrale e strategica della difesa dell’impianto della repubblica parlamentare è rappresentato da ruolo, compiti, funzioni del Presidente della Repubblica, da cui discendono tutti gli altri organismi di garanzia dalla Corte Costituzionale, alla Corte dei Conti, al CSM, al consiglio superiore di difesa. È quello della presidenza della Repubblica il vero bersaglio grosso su cui punta la destra. Ed è l’obiettivo presidenza della repubblica che rappresenta la ragione vera dell’inclusione nella formula elettorale dell’indicazione della leadership. La strategia è chiara: mettere in difficoltà il Presidente contrapponendogli un Primo Ministro che la propaganda indicherà come eletto direttamente dal popolo e quindi la successiva richiesta, neppure troppo implicita di Presidenza da eleggersi direttamente come programma per la legislatura successiva (vedi programma dell’MSI e del documento di Rinascita Nazionale della P2).



3) Per questo motivo la questione dell’indicazione della leadership va rifiutata e bypassata indicando alla testa della coalizione una figura di grande rilievo in campo culturale totalmente estranea al gioco dei partiti ma ben orientata dal punto di vista della qualità della democrazia, facendo intendere che da parte nostra la scelta sarà demandata come vuole la Costituzione al Presidente della Repubblica che potrà scegliere in base ai risultati elettorali e alle combinazioni parlamentari (che non sono il diavolo, così come le preferenze non sono l’origine di tutti i mali), come del resto  non è stata l’origine di tutti i mali la formula proporzionale e l’elezione  dei Sindaci e dei Presidenti di Regione da parte dei rispettivi consigli (ricordiamo il nesso: elezione diretta - cacicchi). Maggioritario, elezione diretta, ecc. tutti elementi che hanno concorso allo svuotamento del sistema dei partiti che pure si erano macchiati di colpe gravissime in una Italia bloccata dalla “conventio ad excludendum” in assenza di alternative.


Risposta: Nessun centesimo alla guerra

4) Sono ben consapevole che in questo modo le elezioni si trasformano in un referendum pro o contro il governo uscente. Su questo elemento usando una punta di ottimismo della volontà richiamo ancora una volta l’esito del referendum (nel ragionamento includo anche i 13 milioni di sì raccolti nel referendum CGIL 2025. Sulla base di questi dati si può azzardare che il nostro plafond sui temi di fondo, Costituzione e lavoro, senza intermediazione ma con ilo concorso dei partiti, può valere all’incirca tra i 13 e i 14 milioni di voti. Nel 2022 il centro-destra ha avuto 12.300.000 voti con il partito di maggioranza relativa fermo a 7.000.000, davvero pochi.



5) Al riguardo dei temi scabrosi dal punto di vista del programma (una stesura dettagliata non è consigliata come dovrebbero insegnarci i maestri di tutte le sconfitte dalle elezioni del 2006 in avanti) certamente servono alcuni punti distintivi comuni. Mancano però fantasia e visione: parliamo di proposte politiche e non di decreti-legge. Enuncio soltanto un caso, forse il più complicato: quello della guerra in Europa. Anche in questa occasione dovrebbe aiutarci la lettura della storia. Si tratta di combattere i nazionalismi e fornire garanzie alle popolazioni Una soluzione proponibile potrebbe essere quella coreana, Pam Mun Jon 38° parallelo. Tutto fermo con la baracca per le trattative costruita sulla linea di confine (quasi come la zattera sul Niemen). Prospettiva: garanzia internazionale per un referendum che salvaguardi anche le minoranze (come dovrebbe essere pure nelle repubbliche baltiche). Contemporaneamente apertura di una trattativa UE/Russia per aprire zone smilitarizzate e denuclearizzate in entrambe le aree (anche qui “nihil sub sole novum”: un piano del genere- più o meno – lo presentò il ministro degli esteri polacco Rapacki negli anni’50). Del resto una logica di questo tipo accompagnò le trattative sia per i missili di Cuba (con il ritiro dei missili USA dalla Turchia) e quelle successive degli accordi Salt e della risoluzione del confronto Pershing-Cruise. Ma questo è soltanto un esempio: si tratta di varare proposte politiche sostenibili ma non di scrivere decreti-legge: questa distinzione rappresenta il vero punto politico di una campagna elettorale senza ricorrere a pericolosi populismi.



5) Inutile aggiungere la rovinosità dell’effetto primarie sull’andamento successivo della campagna. Le primarie non saranno mai una festa democratica come può pensare qualcuno: per essere una festa democratica bisognerebbe che le primarie fossero destinate per suffragare con il voto una leadership già indicata (come nel caso di Prodi e di Veltroni: anche in quelle occasioni dobbiamo ricordare che l’esito elettorale non fu brillantissimo). L’Ulivo non svolse nessuna primaria, Prodi era stato indicato dalla coalizione, con Rifondazione Comunista si fece una intelligente desistenza (come del resto propone oggi la segretaria del PRC distinguendo piano di governo e piano della rappresentanza politica). L’unica occasione in cui si vinse con chiarezza quella del 2006 (anche grazie allo sfilamento della Lega dal centro-destra). Poi la legislatura andò come andò e prevale lo spirito scissionista (non solo nel PRC). Non aggiungo altro anche se qualcos’altro da ricordare ci sarebbe. Ci sarebbe poi da considerare l’effetto partecipazione: per chi chiede 15 milioni di voti, 300.000 partecipanti alle primarie non apparirebbero un granché come viatico. Nel 2021 Conte è stato eletto presidente del M5S alle primarie con 62.000 voti su 67.000 partecipanti scesi nel 2025 a 53.000 su meno di 60.000 votanti.

6) Aggiungo infine che, nel caso del programma di Futuro Nazionale fosse incluso il progetto di reimmigrazione per chi dispone della doppia cittadinanza si renderebbe necessario un passo ufficiale presso il Presidente della Repubblica per segnare una difficoltà a partecipare alle elezioni considerata la presenza di una candidatura posta al di fuori del perimetro costituzionale (è stato un errore in passato non aver compiuto analogo passo per Forza Nuova e Casa Pound).

A MIRABELLA IMBACCARI
A cura di Annitta Di Mineo: lingua madre e non solo.












martedì 4 agosto 2026

LE CRISTALLERIE DELLA BOVISASCA
di Angelo Gaccione


 
Il nome Bovisasca può suonarvi strano; in realtà deriva dal nome della via che a sua volta lo ha assunto dalla cascina Bovisa attorno a cui si formerà il borgo. Il toponimo è latino, deriva da boves (buoi), niente di più pertinente visto il carattere agricolo del luogo. I dati storici ci informano che “Il territorio che ora chiamiamo della Bovisasca era originariamente nel comune di Affori ed era una distesa di campi agricoli governati da alcune cascine la più grande delle quali era quella di San Mamete. La Cascina San Mamete per fortuna è ancora presente in via Bovisasca 125 e si trova di fronte all’antichissima chiesa risalente all’XI secolo”. 



Un territorio non piccolo, se teniamo conto che congiungeva un asse extraurbano di tutto rispetto: Quarto Oggiaro, Bovisa e Affori Comasina. Motivi per andare alla Bovisasca, per un non milanese come me, potrei dire che non ce ne fossero molti. Così lontana, così periferica. La prima volta che ci approdai per accompagnare una persona per una visita da una dottoressa che si mimetizzava nei luoghi più improbabili (alle tasse non sfuggono i pesci piccoli come noi), provai un senso di desolazione. 



All’epoca in cui c’era ancora la coltivazione del gelso, venirne a gustare i frutti non mi sarebbe dispiaciuto: quelli rossi, soprattutto, che da ragazzini nel luogo dove sono nato ci divertivamo a tirarceli addosso dopo esserci messi a torso nudo. Le dita diventavano di un rosso acceso – e così le labbra – e per sbiancare usavamo quelli acerbi strofinando sulle macchie. C’erano campi, fontanili e marcite alla Bovisasca, prima che vi si installasse la Montecatini negli anni Cinquanta trasformandone la fisionomia con le abitazioni per le maestranze e per il via vai di lavoratori che vi giungevano dai quartieri più diversi della città.



C’era qualche cascina, c’erano cave e laghetti che fornivano materiali per l’edilizia e soprattutto un famoso oleificio già attivo negli anni Venti. La ferrovia corre parallela alla via Bovisasca dove c’è il manufatto che sono venuto a vedere accompagnato dall’amico architetto Pierfrancesco Sacerdoti, che tanto si sta dando da fare per evitare che venga abbattuto. Un ponte, che la ferrovia scavalca, conduce nella parte opposta dove i capannoni danno il segno di una fervida attività. I tetti di amianto fanno ancora mostra di sé, mentre al di qua, dove il “cassero” dello stabilimento delle Cristallerie dei Fratelli Livellara svetta altero, si demolisce e si costruisce, perché terreni come questi fanno gola e la Bovisa, con i suoi campus universitari e tutto il nuovo che vi è nato dalle dismissioni industriali, dista una decina di minuti a passo svelto. 



Chissà dove sono finiti gli scarti industriali, le coperture di amianto e il resto, prodotto dagli abbattimenti. Avendo interesse per quella che con una brutta locuzione viene definita “archeologia industriale”, e avendo firmato l’appello per la sua tutela, non potevo non venire a vederlo da vicino questo edificio dalla forma curvilinea architettonicamente di grande fascino. La forma attuale può essere attribuita all’ingegnere Eugenio De Micheli, che fu direttore dei lavori; l’ha assunta tra il 1935 e il 1936 a seguito dell’ampliamento del primitivo oleificio creato dall’industriale Giovanni Balestrini. 



È stato nel 1964 che lo stabilimento è divenuto sede delle Cristallerie, e seppure seminascosta da una pianta rampicante, la scritta Fratelli Livellara, è ancora presente sulla fascia frontale dell’ingresso. La sua forma ingentilisce tutta l’aria su cui affaccia nonostante lo stato di abbandono, e almeno la struttura esterna andrebbe salvaguardata; sarebbe un peccato se venisse demolita. Se tutto deve somigliare al presente, allora tutto diventerà uniforme come una caserma militare, come un’uniforme, appunto. Tutto uguale in ogni dove, sembra essere l’imperativo; ed il passato non deve lasciare nessuna impronta di sé. Tutto globalizzato: ogni spazio, ogni luogo, ogni comportamento, ogni lingua. In questo modo anche le nostre anime finiranno per non distinguersi più. 



La via Bovisasca è una via di memoria del lavoro, ma è anche una via di memoria partigiana. Rispettivamente al numero civico 70 della via c’è la lapide in onore di Pietro Brambilla, operaio metallurgico e partigiano della 111ª Brigata Garibaldi morto a 46 anni nel campo di sterminio nazista di Mauthausen nel 1945. 


Pietro Brambilla - in memoria

Chi ha vergato la scritta ha commesso un vistoso errore: Matkausen vi si legge, e nessuno si è presa la briga di rimediare. 


Perraro - in memoria

Al numero civico 75 una lapide ricorda invece il sacrificio di Giuseppe Perraro, morto a Fondotoce nel Verbano nel 1944. Era nato nel 1927: lui di anni ne aveva appena 17.
   

ALBUM

Il degrado

Come si presenta ora

 


 


Rifugio antiaereo 1


Rifugio antiaereo 2


Rifugio antiaereo 3


Rifugio antiaereo 4


LA TRILOGIA DI GROSSMAN
di Gabriele Scaramuzza


V. Grossman

Con Il popolo è immortale si conclude l’edizione italiana della grandiosa trilogia dedicata da V. Grossman all’invasione nazista dell’Unione Sovietica, iniziatasi il 22 giugno 1941 e conclusa con la disfatta tedesca a Stalingrado. 
Cronologicamente, per anno di pubblicazione e per il periodo di cui tratta (i primi tempi dell’invasione tedesca), Il popolo è immortale è in realtà il primo dei tre romanzi (seguiranno StalingradoVita e destino): esce a dapprima puntate su Stella Rossa nel 1942, e rivisto e completato nel 1945. Percorre un’oasi di resistenza nei mesi dell’inesorabile avanzata dei tedeschi e nelle inarrestabili ritirate di sovietici, è scritto con puntualità, freschezza e grande fiducia nell’ umanità del popolo russo. Improvvisamente assalita da forze soverchianti, impreparata ad affrontarle, colta alla sprovvista, anche per il colposo comportamento di Stalin, l’Unione Sovietica si ritira continuamente, soccombe dapprima. La Postfazione di Chandler e Volochova è di estrema utilità per contestualizzare e meglio intendere il romanzo nella storia del suo farsi. Così come l’appendice completa in modo assai istruttivo il materiale antecedente.
Non sono tempi, quelli, in cui ancora si possa scegliere tra guerra e no; la guerra aggredisce senza scampo, certo per colpa di Hitler. La si ha addosso senza tregua nella propria carne, nel proprio sangue, nei propri campi, nei propri animali; il problema è come ci si debba difendere, come la si possa affrontare, come si possa sopravvivere. Emergono le qualità umane, le viltà, la dignità, in una ampia gamma di esistenze comunque ferite. Qui, e tanto più negli altri romanzi, la scrittura di Vasilij Grossman emerge in tutta la sua duttilità, la sua inarrivabile forza, la sua straordinaria “bellezza”. Non a caso è Guerra e pace che Grossman porta con sé a Stalingrado… 


 
 
Vasilij Grossman
Il popolo è immortale.
A cura di Robert Chandler e Julija Volochova.
Traduzione di Claudia Zonghetti
Adelphi, Milano 2024. 

FAUCI E VACCINI
Risponde Chicca Morone
 

Nel lontano 1986 ho avuto il piacere di conoscere personalmente il professor Alberto Sabin, un commensale simpatico e gioioso, pieno di curiosità per il mondo che lo circondava... e non ci trovavamo a New York! La ricerca era la sua anima: non aveva brevettato la sua invenzione, affinché il prezzo contenuto risultasse incentivo per una vasta diffusione della cura. Sono certa che se quest’uomo, caso mai si fosse trovato davanti a una commissione d’inchiesta del senato a Washington, non si sarebbe appellato al quinto emendamento, avvalendosi della facoltà di non rispondere per non autoincriminarsi. Ahimè, non ci sono più i ricercatori di una volta e dobbiamo accontentarci di Bassetti (nomen omen) che avvalla la terapia “Tachipirina e vigile attesa” giudicata “di alto livello scientifico, ineccepibile e applaudiamo ai Fauci il cui diario personale ha fatto inorridire Robert Kennedy jr.
E sui “molti salvati dalle precauzioni comportamentali e vaccinali promosse da Fauci e, ovviamente, da altri, inclusa l’Organizzazione mondiale della Sanità” consiglio una più approfondita indagine sugli effetti avversi, le morti improvvise, i tumori, gli aborti spontanei, la sterilità, miocarditi e quant’altro... statistiche alla mano!
P.S. Fa sorridere l’idea del povero e innocente Anthony scelto come capro espiatorio dell’operato di un’Amministrazione il cui presidente gioca a impersonare la ventiduesima lama dei tarocchi, il Matto!

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