UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

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domenica 26 giugno 2022

INCONTRI

Alessandro Capuzzo
 
Laura Tussi incontra Alessandro Capuzzo del movimento antinucleare triestino appena rientrato dal Nuclear Ban Week di ICAN e dalla Conferenza degli Stati Parti del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari. Da Trieste un forte NO ai porti nucleari.
   
Tussi. La denuclearizzazione del Golfo Internazionale di Trieste, sulla base del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari e del Trattato di Pace del 1947 con l’Italia, è sempre un argomento attuale?
 
Capuzzo. Il 20 giugno 2017 a New York le ONG WILPF Italia e Disarmisti Esigenti hanno depositato agli atti del Convegno ONU di fondazione del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN) il Documento di lavoro A/CONF.229/2017/ONG/WP.44 dal titolo DA TRIESTE (ITALIA) PROPOSTA DI CASI DI STUDIO SUI PORTI DA DENUCLEARIZZARE, firmato dal sottoscritto e dall'ex sindaco di Koper-Capodistria (Slovenia) Aurelio Juri.
 
Tussi. Che ruolo svolge nella denuclearizzazione del Golfo Internazionale di Trieste il TPAN?


Capuzzo. Il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, che la maggior parte dei paesi membri delle Nazioni Unite ha istituito in base alla pressione della Campagna Internazionale per l'Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN) di cui tutti gli eco-pacifisti si sentono parte, può cambiare gli equilibri di potere tra stati nucleari e non, grazie all'introduzione di una sostanziale trasparenza a vantaggio della società civile, e dell'insieme dell’Umanità. In quanto cittadini del territorio che il Trattato di Pace con l'Italia del 1947 definì demilitarizzato e neutrale ne siamo particolarmente coinvolti.

 
Laura Tussi

Tussi. Qual è il ruolo della Nato?


Capuzzo. Attualmente Italia e Slovenia condividono il Golfo di Trieste con la Croazia, fanno parte dell'Alleanza Atlantica e si oppongono a questo Trattato, poiché coinvolte nei programmi nucleari militari dell’Alleanza.
 
Tussi. Quali sono i pericoli che comporta il nucleare nel Golfo Internazionale di Trieste?


Capuzzo. Il Golfo di Trieste ospita, in contrasto con il Trattato di Pace, due porti nucleari militari di transito, Trieste in Italia e Koper-Capodistria in Slovenia. La presenza stessa dei due centri urbani rende impossibile prevenire seriamente i possibili incidenti, rispetto alla propulsione nucleare delle navi, alla presenza a bordo di armi di distruzione di massa, e alla possibilità di diventare bersaglio di guerra.
Inoltre, il segreto imposto "per motivi di sicurezza" sulle notizie necessarie a una puntuale informazione, impedisce la valutazione del rischio in relazione ai pericoli esistenti, costringe le istituzioni a omettere parti importanti di informazione e nasconde le situazioni di pericolo alla popolazione stessa.



 
Tussi. Quali istanze avete proposto alle Nazioni Unite?


Capuzzo. Col working paper presentato nel 2017 abbiamo proposto alla Conferenza ONU per un Trattato che metta al bando le armi nucleari, l'avvio di casi di studio sul rischio e la mancanza di trasparenza in materia da affidare, riguardo a Trieste alla Scuola di Prevenzione Nucleare dell'Agenzia Atomica (AIEA), presso il Centro Internazionale di Fisica Teorica di Miramare.
 
Tussi. Quali sono gli altri siti nucleari? E quali soluzioni proponete per la loro denuclearizzazione?


Capuzzo. I casi di studio proposti possono interessare i dodici porti nucleari militari italiani (oltre a Trieste, Venezia, Brindisi, Taranto, Augusta, Castellammare di Stabia, Napoli, Gaeta, Livorno, La Spezia, La Maddalena e Cagliari) e le basi aeree nucleari di Aviano e Ghedi. Chiediamo anche una ripresa dei colloqui per la denuclearizzazione del Mar Mediterraneo, ispirati al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, che coinvolge il nostro Golfo in quanto legalmente vincolato alla Demilitarizzazione e Neutralità, dal Trattato di Pace con l'Italia.

 
Tussi. Qual è la situazione di oggi, dopo la tua partecipazione alla Conferenza di revisione del TPAN a Vienna in delegazione coi Disarmisti esigenti?
 
Capuzzo. Oggi, a cinque anni dalla sua approvazione, il Trattato è finalmente entrato in vigore, e siamo stati a Vienna ad esaminarne contenuti e attuazione. Lì abbiamo invitato le delegazioni presenti a considerare la proposta avanzata, e la sua fattibilità, resa possibile dai due Trattati citati nel Working Paper 2017: il TPAN e il Trattato di Pace del 1947.
Benché le implicazioni del Nuclear Ban Treaty siano note, pochi sono a conoscenza delle disposizioni del Trattato di Pace, recepito dal Consiglio di Sicurezza con Risoluzione S/RES/16, che ha avocato alle Nazioni Unite la giurisdizione sul Territorio Libero di Trieste; esistito come stato indipendente dal 1947 al 1954 all'estremità meridionale della “cortina di ferro”.
Competenze giurisdizionali mantenute nel tempo, come confermato nel 2015 dall'ex segretario generale Ban Ki-Moon in una lettera al presidente palestinese Abbas, ove si elencano i territori sotto diretta competenza ONU.
Lo Statuto dell'ex Territorio Libero di Trieste, contenuto nel Trattato di Pace con l’Italia, è un unicum giuridico nel Diritto Internazionale, paragonabile alla scelta costituzionale di abolizione dell'Esercito operata dal Costa Rica; vi sono iscritti il Disarmo e la Neutralità della fascia costiera sul Golfo Adriatico, dove si uniscono Italia Slovenia e Croazia.
Queste norme, “dimenticate” per esigenze politiche degli Stati coinvolti, se associate al Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari consentono la denuclearizzazione del Golfo di Trieste. Invitiamo quindi ONG e Stati parte del TPAN a verificare insieme la fattibilità di questa proposta di implementazione del Nuclear Ban Treaty.
Un invito particolare è rivolto agli Stati iscritti nel Trattato di Pace con l’Italia, per il diritto di utilizzare il Porto Franco Internazionale di Trieste: Austria, Cechia, Francia, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Slovacchia, Stati Uniti, Svizzera, Ungheria, e tutti gli Stati emersi da Jugoslavia ed Unione Sovietica.
Inoltre, Australia, Belgio, Bielorussia, Brasile, Canada, Cina, Etiopia, Grecia, India, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Ucraina e Sud Africa, sono pure coinvolti nel Trattato di Pace con l'Italia.

lunedì 18 luglio 2022

INCONTRI


Paolo Ferrero
 
Laura Tussi conversa con Paolo Ferrero. Occorre un soggetto plurale che si batta contro la guerra e non solo.  
 
 
Laura Tussi. È necessario costruire un innovativo soggetto plurale e alternativo al modo di far politica attuale, assolutamente senza l’accordo con i poteri forti, tra cui banche, fondazioni, assicurazioni, fondi finanziari e altri. Come? 
 
Paolo Ferrero. Penso che sia assolutamente necessario. Perché noi abbiamo avuto un tempo in cui in Italia la sinistra e in particolare Rifondazione Comunista erano stati la speranza del cambiamento. Noi abbiamo fallito sulla vicenda del governo Prodi e in seguito è stato il Movimento 5 Stelle che in qualche modo ha impersonato l'idea del cambiamento, ma sono falliti anche loro in modo drammatico perché il Movimento 5 Stelle aveva un consenso elettorale enorme e quindi avrebbe effettivamente potuto cambiare le cose e la situazione attuale. Nessuno attualmente impersona la necessità del cambiamento che invece è più forte di prima perché la gente sta peggio di prima. E quindi penso che bisogna aver chiaro che serve un soggetto dell'alternativa in grado di parlare, non su una base ideologica, non sulla base delle appartenenze di quello che eravamo, ma a partire dalla soddisfazione dei bisogni sociali. Quindi il problema nostro è riuscire a entrare in relazione con le domande sociali, soprattutto con quelle persone che giustamente protestano e si ribellano in nome di cose di buon senso: ad esempio che vogliono smetterla di regalare i soldi delle loro tasse per le spese militari che non servono a niente, anzi fanno enormi danni. Quei fondi vengono letteralmente tolti, sottratti alla sanità pubblica, all'istruzione, all'assistenza agli anziani, alla spesa per gli asili nido. Quindi la nostra idea è costruire un'unione popolare. Il nome parla di questo desiderio, di questa idea. Non ci definiamo su una base ideologica, ma sulla base dell'utilità sociale affinché le persone invece che essere da sole e disperate possano trovare un luogo, una comunità, un movimento politico che faccia valere le loro ragioni per riuscire a vivere perché questo è il problema. Quindi questa è l'idea e anche la necessità.

 

Tussi. Occorre un importante radicamento nella società civile e nelle varie istanze pacifiste. Anche questa è la nuova entità parlamentare per poter cambiare?
 
Ferrero. Occorre costruire un importante radicamento nella società a partire dai bisogni sociali. Occorre organizzare le persone in un movimento politico, a partire dai comitati sui territori. L'esperienza degli ultimi anni dimostra che non è sufficiente essere presenti in parlamento per cambiare le cose. Non basta nemmeno essere presenti nel governo. Per cambiare le cose è necessario un radicamento sociale, quindi una forza nella società su cui far leva. Se pensiamo all'Italia, il Partito Comunista, dall'opposizione, ha cambiato molto di più l'Italia che non noi dal governo. Perché se tu sei forte nella società, sei in grado di egemonizzare, di spingerti verso la cultura dei rapporti di forza. E la società nel suo complesso, e quindi noi, dobbiamo costruire un movimento politico che si ponga l'obiettivo di organizzare le persone, di non lasciarle da sole ma di costruire quello che giustamente si chiama una "forza politica". Rompere la solitudine e il senso di impotenza è il punto fondamentale perché se ci pensate oggi il problema drammatico che le persone vivono è che tutte provano uno stato di malessere, di spoliazione, di deprivazione, ma questo non ha delle forme collettive di risposta e di soluzione. Ognuno è davanti al suo televisore o davanti al computer. Allora il problema della politica è proprio quello che diceva don Milani, ossia di fronte a un problema sortirne da soli è l'egoismo, sortirne insieme è la politica. Abbiamo il problema di rompere questo isolamento, di rompere queste solitudini, di costruire comunità sui territori e di costruire comunità politica nel paese dell'Italia: questa è l'idea quindi di radicamento sociale, ma proprio nel senso della capacità di costruzione di comunità e sui livelli del territorio per rompere le solitudini, per rompere gli isolamenti che le persone vivono, i lavoratori vivono, i pensionati vivono, le casalinghe vivono. È necessario costruire un legame sociale positivo. 

Al centro Paolo Ferrero
con Laura Tussi e Cracolici

Tussi. Con l’assemblea tenutasi a Roma verso l’unione popolare cosa si vuole ottenere? 
 
Ferrero. L'assemblea del 9 luglio a Roma è stata semplicemente un momento di lancio con molte persone che hanno sottoscritto un appello, promosso l'assemblea e in qualche modo hanno fatto partire il movimento. Adesso si continuano a raccogliere le firme sull'appello perché sono molte di più le persone che vogliono firmare e vogliono promuovere questo movimento e dobbiamo far partire completamente questa innovativa entità politica. Penso che la strada concreta saranno tante assemblee in giro per l'Italia e quindi quello che si è fatto a Roma va riprodotto su scala nazionale andando a discutere in tutte le città, in tutti i paesi del Paese e mettere insieme tutte quelle persone che sono da sole a lottare contro la guerra, a lottare contro le ingiustizie, a lottare per l'ambiente e a fare comunità. Tutto questo significa mettersi insieme in un percorso che parta dalle istanze sociali fondamentali. Invece di mettere al centro i profitti e le richieste di pochi, mettiamo al centro il benessere dei tanti, la redistribuzione della ricchezza, la difesa dell'ambiente. Quindi a Roma si è promossa la partenza di questo movimento e adesso occorrerà, città per città, territorio per territorio, costruire nei prossimi mesi questo movimento politico di massa.

 
Tussi. Con la rappresentanza del nuovo soggetto politico alternativo e con tutto il mondo pacifista affermiamo l’opposizione al pensiero unico e bellicista e guerrafondaio di Draghi. Come sarà possibile?
 
Ferrero. È necessario superare una cosa che oramai si è radicata nella testa della gente, ossia la mentalità da tifo calcistico. Tutto viene ridotto ad uno schieramento tra due squadre: una buona e l'altra cattiva. Adesso ti dicono: stai con Putin o con la Nato? No, io non sono per la Nato e non sono per Putin: sono contro tutti e due, fanno tutti e due parte del problema e non della soluzione. Noi dobbiamo sottrarci a questa divisione manichea e penso che gran parte dell'attività politica e culturale che dobbiamo fare è spiegare questo: le alternative che ci vengono proposte non sono le vere alternative, ma semplicemente ci chiedono se vogliamo stare nella padella o cadere nella brace e tra queste due vi è sempre un'alternativa in termini pacifisti tra uccidere ed essere ucciso. Esiste un'alternativa pacifista che è vivere e noi proprio questo dobbiamo affermare. Il problema non è se stai con Putin o con la Nato, perché bisogna essere contro tutti e due, contro la logica della guerra. Il problema non è se stai con un paese contro l'altro, perché il problema vero è di riuscire a prendere i soldi a quelli troppo ricchi e di utilizzarli per le persone più povere che sono italiane, francesi, tedeschi, spagnoli. Questa è la logica che dobbiamo attivare. È questa sorta di nazionalismo economico e bellicista in cui sembra che il mondo di nuovo sia diviso di qua o di là. No. Il mondo è diviso, ma non per nazioni o etnie, ma è diviso tra i ricchi e i poveri, se stai sopra o stai sotto e chi sta sopra, quel 10% troppo ricco, vive sulle spalle di chi sta sotto. Il nostro problema esattamente è quello. È distribuire le risorse, difendere l'ambiente, produrre dei diritti che valgano a partire dai più deboli perché la società e la civiltà di una società la si misura sempre solo sui diritti dei più deboli.

martedì 10 maggio 2022

VIRGINIO BETTINI
di Laura Tussi 


Virginio Bettini e Laura Tussi
 
Pamphlet ecologico: un progetto che vive per la pace e l’ecologia 
 
È appena uscito con i tipi della Mimesis Edizioni in tutte le librerie, a cura di Maurizio Acerbo, Fabrizio Cracolici, Paolo Ferrero, Laura Tussi, il libro di Virginio Bettini Pamphlet ecologico. È sempre difficile e doloroso parlare di progetti futuri per un grande amico che ci ha lasciati da due anni. Ma questo libro per Virginio Bettini era proprio un vero e sentito progetto che abbiamo costruito insieme tassello per tassello come un grande mosaico di pace e dell’ecologia.



Dapprima quando Virginio era ancora in vita abbiamo riscontrato il piacere e la solidarietà per questo libro da parte del grande amico e compagno di viaggio Maurizio Acerbo, segretario nazionale del partito della rifondazione comunista, sinistra europea e poi subito di conseguenza di Paolo Ferrero, il vicepresidente della sinistra in Europa.


Bettini, Cracolici, Tussi

Assieme a questi importanti compagni di viaggio nelle presentazioni in pubblico dei nostri libri, abbiamo visto crescere il saggio anche con la collaborazione dello storico ecopacifista Alfonso Navarra e con il giovane ricercatore universitario David Boldrin Weffort amico di famiglia di Bettini e formatosi su tutti i suoi libri. E Virginio Bettini, ovunque sia adesso, è contento e felice di questo grande impegno perché lui, oltre a essere un ecologista di fama mondiale era un noto attivista ecopacifista, che non si è mai rinchiuso nella torre d’avorio dell’Accademia universitaria, ma si schierava con le lotte ecologiste, degli attivisti su vari fronti.
È legittimo ricordare che Virginio Bettini ebbe un grande ruolo nelle commissioni per lo stoccaggio della diossina fuoriuscita dall’Icmesa dopo il disastro ambientale gravissimo di Seveso. Inoltre con Barry Commoner fu in Vietnam per far bonificare i territori dalla diossina sprigionata dal napalm.
In seguito riuscì a salvare ampie aree del parco di Monza, il più grande parco recintato d’Europa, dalla lottizzazione. E poi che dire ancora di Bettini… È stato nelle più grandi commissioni di inchiesta contro il nucleare a livello nazionale e internazionale insieme al suo grande maestro Giorgio Nebbia. 


Bettini ad un incontro per la pace

E poi dall’Accademia che lo vide tra i più celebri docenti di ecologia del paesaggio e della valutazione dell’impatto ambientale non solo a Firenze, ma anche a Venezia e all’estero fino a ricoprire ruoli politici come eurodeputato nei Verdi Arcobaleno. In questo suo Pamphlet ecologico è racchiuso tutto l’intero sapere di un’intensa esistenza all’insegna della lotta per le tutele ambientali e soprattutto contro il nucleare. Bettini non è mai stato nella torre d’avorio degli intellettuali, ma come uomo di cultura e di conoscenza e soprattutto di pace si mise sempre al fianco di coloro che lottano per un mondo migliore ed è per questo che lo sentiamo sempre vicino e presente. Perché l’Ecologia non può essere senza pace e la pace non esiste senza Ecologia: sono dimensioni scientifiche ed esistenziali strettamente collegate e correlate. Perché la vera Pace sarà solo quando l’umanità farà pace con la Grande Madre Terra; solo allora gli uomini smetteranno di ammazzarsi per un lembo del pianeta e si uniranno per salvarlo salvando così se stessi e le future generazioni. Dunque Pamphlet ecologico è un progetto che vive sempre e sarà per sempre come ultima testimonianza e come importante lascito di Bettini nelle moltissime lotte di tutti noi attivisti per la pace e la tutela ecologica degli ecosistemi a livello planetario in una congiuntura tragica come l’attuale che richiede moltissimo l’apporto di pensatori pacifisti schierati per il bene e la salvezza dell’umanità intera.

 

lunedì 11 luglio 2022

NATO E GUERRA


Giorgio Cremaschi

Conversazione di Laura Tussi con Giorgio Cremaschi.
  
Laura Tussi. Al vertice di Madrid, la Nato approva il più importante rafforzamento delle proprie capacità dalla fine della guerra fredda e porterà le forze militari a oltre 300 mila unità. Così afferma il segretario generale Nato Jens Stoltenberg nella conferenza stampa di presentazione del vertice di Madrid. Può argomentare queste affermazioni?
 
Giorgio Cremaschi. Penso che la questione sia che questa è addirittura la conclusione cioè l’aumento delle armi, dell’armamento, e l’argomento scottante compreso - è bene sottolinearlo - quello dell’armamentario nucleare. Il punto di partenza, in qualche modo è ancora più grave. Perché da un certo punto di vista salta un’ipocrisia cioè noi che siamo contro la Nato abbiamo detto che non è vero che la Nato e un’alleanza euroatlantica, ma in realtà la Nato è un’alleanza militare mondiale. L’Occidente contro il resto del mondo. E diciamo così: il documento strategico appunto 2022 definisce chiaramente questo, perché ovviamente dice che la Russia è il nemico principale con cui c’è uno scontro, con un’affermazione proprio di rottura totale. Ma a parte questo vi è la gravità di questo documento. Non mi risulta che altri documenti della Nato avessero affrontato questo tema. E hanno individuato come secondo nemico la Cina. La Cina non è in Europa. Eppure viene individuata come secondo nemico. Viene detto che la Cina, con la sua politica, minaccia - testuali parole - gli interessi, la sovranità e i valori della Nato: quindi la Cina è considerata il secondo nemico. Ovviamente vengono elencati poi gli stati nemici classici (Iran, Corea eccetera) e si definisce un impegno militare della Nato in vaste zone del mondo, come il Sahel e il Medio Oriente e l’Indocina. Ritorna in campo l’Indocina. Dall’epoca del Vietnam non sento più parlare dell’Indocina. Quindi il punto più grave, secondo me, è passato probabilmente sotto silenzio perché viviamo travolti da una propaganda guerrafondaia è che la Nato con questo documento non solo ha deciso di rafforzare il conflitto con la Russia, ma ha assunto una dimensione di conflitto mondiale cioè la Nato è in guerra con tre quarti del mondo, il mondo dei Brics, poi vi è un elenco vario, è un manifesto ideologico: i nostri valori e i loro. Noi siamo la democrazia, voi siete le dittature: è un documento di guerra al resto del mondo, dall’Occidente al resto del mondo ed è di una gravità inaudita perché, ripeto, saltano un po’ di attenuazioni, di ipocrisie che si erano tenute nel passato. La Nato non è più euroatlantica anche se i suoi aderenti si chiamano euroatlantici, ma è un’alleanza militare mondiale che sfida il mondo. Questa è la verità ed è questo l’aspetto gravissimo dal punto di vista militare - cioè il riarmo di massa che propone e la convinzione profonda che l’arma nucleare sia uno strumento di pace. Tra l’altro vi è una frase che fa venire i brividi. Perché a un certo punto nel documento, la Nato dice che per quanto riguarda l’uso dell’arma nucleare, per le sue previsioni, vi sia un uso remoto, e sottolineo remoto. Remoto e non escluso. Cioè remoto è già un termine che riguarda anche la vicinanza: vuol dire distanza. Non è tanto vicino, ma non è fuori dalle nostre distanze, dalle nostre dimensioni. Il vertice Nato: un vertice gravissimo e pericolosissimo nel quale si è scatenata tutta la belva guerrafondaia. Prendendo, a questo punto, voglio dirlo esplicitamente, a pretesto la guerra in Ucraina, perché io non credo che si costruisca così come è vero e giusto dire che Putin non ha sicuramente deciso negli ultimi giorni di fare la guerra all’Ucraina e quindi sussiste un progetto politico e militare che viene da lontano almeno dal 2014 da quando è scoppiata la guerra nel Donbass. Però è altrettanto vero che un progetto così profondo di riarmo mondiale contro il resto del mondo non si inventa in pochi minuti. Vuol dire che la Nato lo meditava da tempo e vuol dire che siamo appunto di fronte a un progetto di grande guerra e di confronto e dominio mondiale che noi dobbiamo contrastare. Questo è il mondo occidentale, capitalistico, “bianco”, che con un linguaggio da epoca coloniale ottocentesca, “noi siamo la civiltà e portiamo la civiltà nel mondo”, si arma contro il resto dell’umanità. Questo è di una gravità assoluta.


Giorgio Cremaschi
con Laura Tussi e Mimmo Laghezza
ad una iniziativa a Nova Milanese
 
T. A dare la linea di quella che sarà l’Alleanza atlantica del futuro, nel pieno della crisi in corso a causa della guerra in Ucraina, il segretario generale Stoltenberg ha posto l’entità del rafforzamento a est. A contare non sono solo l’aumento delle forze militari, ma la modifica dell’intera postura di difesa e deterrenza, ossia come la Nato intende usare uomini e mezzi per garantire l’espansione del patto Atlantico. Purtroppo per il popolo della pace e per l’intera umanità, alla Nato del futuro servono nuovi investimenti. Il bilancio dovrebbe quasi raddoppiare. Non cambia la mentalità della guerra fredda di creare nemici e impegnarsi in conflitti sul campo?
 
C. Alla Nato del futuro servono nuovi investimenti a bilancio. Dovrebbe quasi raddoppiare la spesa globale militare, dunque non cambia la mentalità della guerra fredda di creare nemici e impegnarsi in conflitti sul campo. Direi che siamo oltre la guerra fredda perché questo vertice si sta talmente ingrandendo, è una minaccia di guerra a tutto il mondo ed è un impegno di guerra diretta verso la Russia cioè noi siamo in guerra e in questo momento, combattono formalmente solo l’Ucraina contro la Russia, ma con una quantità enorme di armi e anche di consiglieri e di aiuti, non sono solo armi sono guerriglieri e consiglieri. La Nato è in guerra contro la Russia e d’altra parte il ministro della difesa di Stato maggiore delle Forze Armate della Gran Bretagna che si chiama Sanders esattamente come il senatore socialista americano che ha lo stesso nome ma non credo che abbia le stesse intenzioni e posizioni. Sanders ha dichiarato che bisogna prepararsi a mandare i soldati contro la Russia quindi noi siamo ancora dentro un meccanismo di escalation militare che va avanti e che viene alimentato e che si alimenta su sé stesso e di cui la prima vittima attualmente è l’Europa. In tutte le sue forme: Europa come Russia, Ucraina, come Unione Europea, Francia, Germania e così via. L’Europa è uscita dall’Europa come Unione Europea. Francia e Germania paesi dove vi è il dominio totale in questa situazione, sia quello dei paesi con governi di destra e di estrema destra è bene ricordarlo guerrafondai, hanno trascinato con sé tutti gli altri e quindi è una spinta propulsiva. E trovo un po’ ridicolo che si può dire però l’altra Europa più riflessiva di Macron e poi ci mettono sempre Draghi anche se non è vero perché in realtà è un paracarro degli Stati Uniti dentro l’Unione Europea. Ma la verità è che l’Europa che pensava di dialogare con la Russia non conta nulla e di fatto è dentro il campo militare. Già sussiste il vertice del G7 per altro che è una specie di sindacato di controllo della Nato. È bene ricordarsi che la Nato è fatta un po’ a scatole cinesi. È una matrioska fondamentale: ci sono gli Stati Uniti la matrioska al centro di tutto e sono loro che comandano. Poi un’altra matrioska un po’ più grande a turno che è il G7 e dopo la Nato che è diciamo così è il terzo livello e poi dopo ci sono altri paesi di confine, come l’Ucraina che sono aggregati alla Nato e sono un quarto livello anche se non sono formalmente della Nato, ma ormai ne fanno parte. Quindi al centro il nocciolo duro sono i potenti, gli Usa che comandano e che poi riuniscono il G7 che prende e impone decisioni alla Nato: tutto il resto non conta. In seguito, vi sono appunto i governi che vogliono fare di più, i polacchi e la Gran Bretagna. È il modello di governance della Nato e quindi dentro questo modello di governance è evidente che la decisione di fondo, che è stata presa, è quella di mandare avanti la guerra. La parola pace è stata abolita. La parola pace nel vocabolario della Nato e nel vocabolario dell’Unione Europea non esiste. La parola ultima, in questo momento, è vincere la guerra. Questa posizione ci sembrava la posizione di Johnson, del primo ministro polacco, ovviamente di Zelensky: vincere la guerra è diventata la posizione di tutti. Questa è la verità quindi poi ogni tanto Macron per ragioni interne elettorali dice che non bisogna umiliare Putin, ma la verità è che la pratica concreta in corso è quella di spingere ora la guerra, la guerra all’infinito e aumentare l’escalation e negare le trattative. Sottolineo che il G7 prima ci ha detto esplicitamente che non ci sono trattative e negoziati in questo momento da fare, ma solo la guerra, solo la guerra per cercare di sconfiggere la Russia. Quindi io credo che noi dobbiamo dire la cosa più semplice e più brutta: l’Italia è in guerra, siamo in guerra, siamo in guerra assieme alla Nato e chi si oppone alla guerra deve sapere che si oppone al fatto che il suo paese è in guerra.

 

T. Lei ritiene, alla luce delle tante manifestazioni e iniziative del popolo pacifista, che si possa finalmente affermare, anche a livello politico, il concetto di pace come presupposto della giustizia sociale?
 
C. Sì ma bisogna fare delle scelte nette, perché altrimenti ci giriamo troppo intorno e non si può diventare pacifisti quando si tratta di prendere i voti e poi stare con i governi guerrafondai. Non è questo. Non si può fare. È necessaria una coerenza pacifista. Dico questo perché oggi abbiamo una maggioranza politica guerrafondaia che va da Draghi a Letta fino a Giorgia Meloni passando per Leu, per Salvini e per Berlusconi. Penso che questa sia una grande discriminante: ossia considero ridicolo e dannoso che ci siano persone che si dicevano e dichiaravano pacifisti e che poi magari sul piano politico finiscono per allearsi con il partito della Nato e della Confindustria che oggi è il Partito Democratico o che comunque diano un sostegno diretto e indiretto dal governo Draghi. È una discriminante politica. Il partito della Pace esiste se appunto in politica non si fanno trasformismi perché altrimenti non è il partito della Pace è un partito trasformista che usa la parola pace perché ogni tanto serve perché la maggioranza degli italiani è contro la guerra. Però il partito della Pace oggi ancora non l’ho visto. Non esiste. Questa è la verità. Noi siamo di fronte a una crisi profondissima della nostra democrazia. Perché quando noi abbiamo il 55- 60% degli italiani che dicono di essere contro la guerra, contro il coinvolgimento dell’Italia in guerra, e sono contrari all’invio di armi, e abbiamo invece il 95% del Parlamento che vota per continuare la guerra - perché di questo si tratta - noi siamo di fronte a una crisi enorme di democrazia. O questo 55 per cento trova una sua rappresentanza contro il 95, oppure questo 55 non porterà a niente e sarà imbrogliato.

 
T. Nonostante la costante propaganda di guerra e la narrativa di paura a favore dell’ingresso nella Nato, domenica 26 giugno 2022, migliaia di attivisti pacifisti e persone di varia estrazione e appartenenza politica hanno manifestato per la pace attraversando la capitale spagnola Madrid. Oltre all’opposizione alla Nato, si protestava con cartelli su cui era scritto “Basta spese militari: soldi a scuole e ospedali”. “Non paghiamo le tasse per le guerre Nato”. Questa è una netta dimostrazione contro ogni tipo di violenza e una ferma risposta della popolazione al vertice Nato che si è tenuto a Madrid dal 28 al 30 giugno 2022?
 
C. Sì certo è stata una manifestazione importante e sottolineo che una settimana prima sempre a Madrid vi è stata un’enorme manifestazione contro la strage criminale di Melilla dove sono stati massacrati dalla polizia  marocchina e da quella spagnola, decine e decine di migranti e qui siamo a un punto centrale. Cioè non vi è dubbio che la lotta per la pace è una lotta per mettere in discussione proprio quei disvalori e principi su cui invece si sta facendo la guerra. Voglio sottolineare questo aspetto. Noi siamo in guerra e stiamo trasformando l’Europa in una fortezza guerrafondaia.

 
T. L’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato è una gravissima infamia ai danni del popolo curdo.
 
C. Noi siamo in guerra e stiamo trasformando l’Europa in una fortezza guerrafondaia che non solo fa la guerra verso l’esterno ai nemici come la Russia, ma fa la guerra ai migranti e fa la guerra agli altri popoli perché noi non possiamo dimenticare l’accordo infame tra Turchia, Finlandia, Svezia di cui sono tutti corresponsabili. Tutti. Ho visto la scena vergognosa di Draghi che di fronte a una giornalista che gli faceva la domanda e gli chiedeva “lei cosa penso dell’accordo” è scappato e non ha risposto. Ha fatto una cosa proprio, come si dice, da finanziere che non vuole parlare e qui c’è un accordo infame per cui un popolo, quello Curdo, è stato consegnato al suo aguzzino Erdogan in cambio del fatto che Svezia e Finlandia entrano e si riarmano e fanno la guerra e partecipano alla guerra in Russia. Cosa esiste di più infame di questo? anzi di altrettanto infame c’è l’accordo del socialista Sanchez del governo di sinistra che ha portato alla strage di Melilla. Perché è bene ricordare che Melilla è retaggio del colonialismo europeo in Africa. È bene ricordare che il Marocco con Erdogan, con i tagliagole libici e per conto nostro, fanno il lavoro sporco di assassinare i migranti. Il Marocco aveva un contenzioso aperto con la Spagna, in quanto la Spagna fino adesso aveva dato copertura e aiuto al popolo Sahrawi che è un popolo oppresso dal Marocco, sono i curdi del Marocco. Sono un popolo a cui è stata portata via la terra. Sono un po’ i palestinesi del Marocco, i curdi del Marocco. E allora il Marocco aveva fatto capire alla Spagna che se avesse continuato a sostenere il popolo saharawi non avrebbe più fatto il cane da guardia alle frontiere e quindi il governo spagnolo, l’infame governo spagnolo, ha sottoscritto un accordo come hanno fatto Finlandia e Svezia, in cui sostanzialmente ha abbandonato il popolo saharawi ai marocchini e in cambio i marocchini fanno quello che vediamo in televisione massacrano i migranti per conto degli Spagnoli. Voglio chiedere davvero se questa è una Europa da difendere o è un Europa da cancellare. Questa è una infamia. Questa è un’Europa che non ha stabilito dei valori di democrazia. Ma che ha ormai stabilito e imposto il fascismo alle sue frontiere. Perché sostanzialmente fascismo e razzismo comandano adesso alle frontiere in Polonia; si accolgono gli ucraini, ma tutti i popoli che hanno la pelle scura vengono abbandonati e ricacciati indietro. Vedi, siamo di fronte, ripeto, a un meccanismo generale di corruzione dei valori e della democrazia europea e tutte le manifestazioni che ci sono state come quella del 26 giugno 2022 non a caso sono manifestazioni che mettono assieme tutto: migranti, la difesa dei diritti dello Stato Sociale, no al riarmo, no alla guerra perché siamo senza una posizione di carattere complessivo a questo regime euroatlantico come si definisce. Questo regime euroatlantico è il nostro nemico e noi lo dobbiamo contrastare.
 


T. Cremaschi, quali sono i risultati del controvertice Nato a Madrid?
 
C. Ci sono stati due controvertice prima a Bruxelles mosso da alcune istanze di sinistra e poi un altro a Madrid: i risultati sono di mobilitazione. Ho già detto prima: bisogna costruire ancora un vero fronte e non bisogna dimenticare che ci sono anche divisioni di quello che una volta era il movimento attivista che nel 2003 e 2004 era in piazza contro le guerre in Iraq e Afghanistan. Attualmente non esiste un movimento di quella dimensione, non è paragonabile. Non bisogna dimenticare che esiste una parte della sinistra, almeno di quella che si chiama sinistra, che fa la guerra, sono governi socialdemocratici quelli che hanno venduto i saharawi. Sono governi di sinistra quelli che hanno venduto i curdi. C’è uno spostamento a destra reazionario dell’asse politico, diciamo così dell’Europa, che arriva a toccare anche parti di quelle che erano le retrovie dei movimenti. Quindi l’impegno oggi a costruire il movimento per la pace significa partire da una posizione che almeno nei palazzi del potere è di netta minoranza e bisogna averne concezione. 

 
T. Chi rappresenta gli italiani al vertice Nato? 
 
C. Il peggio dell’Italia è rappresentato dal peggiore che per me è Draghi. Quindi penso che dobbiamo costruire un autunno contro la guerra e contro Draghi.
 
T. Esistono controproposte unitarie a livello europeo?
 
C. Sono state fatte. Ci sono stati appelli, soprattutto all’inizio, quando sembrava che ci fosse una fase di trattativa verso marzo-aprile. Sono usciti appelli di Podemos e di una parte, non tutta, delle forze di sinistra Europea per il negoziato e per la pace. Devo dire onestamente che in questo momento, con questa recrudescenza della guerra, con questa intensificazione della guerra, queste proposte sono state travolte.

 
T. Il Disarmo nucleare, attraverso la ratifica del trattato TPNW di cui si è discusso ultimamente alla conferenza internazionale di Vienna, può essere un punto fondamentale per accelerare la fine della Nato?
 
C. La Nato con il documento di strategia 2022 dice esattamente che il nucleare è uno dei pilastri, uno dei pilastri portanti della Nato. Si dice che ci sono tre tipi di pilastri della guerra Nato che sono il riarmo convenzionale, l’armamento nucleare, e la guerra cibernetica e informatica. La Nato intende investire su tutti e tre i fronti: guerra nucleare, guerra convenzionale, e guerra informatico-cibernetica. Anche su questo però voglio sottolineare una cosa: il voto in Italia del Parlamento. Il Parlamento che, invitato a partecipare alla conferenza per la proibizione delle armi nucleari a Vienna, non si è presentato. Il governo italiano sta installando bombe nucleari, credo che noi dobbiamo sottolineare la gravità e la criminalità del governo Draghi. Un governo di guerra che sta portando l’Italia per la prima volta dal 1945 verso una guerra mondiale.

 
T. Ma come facciamo in Italia a raggiungere i risultati delle ultime elezioni francesi dove la sinistra quella vera, quella autentica ha ottenuto ottimi risultati? È prevista qualcosa del genere qui in Italia?
 
C. Presto faremo una prima assemblea con varie forze. È necessario investire sempre in forze alternative. Io credo che la guerra definisca un gigantesco spartiacque. Chi è per la guerra sta di là, chi è contro la guerra sta di qua. È necessario compattare le forze contro la guerra. Credo che questo sia un lavoro essenziale. La Francia ci lavora da circa una decina di anni e noi è chiaro che non possiamo certo pensare di recuperare i nostri disastrosi ritardi. Però bisogna mettere in moto un percorso. Credo che lo dobbiamo fare adesso. Se non ora quando? Come si dice.

sabato 24 settembre 2022

LE VOCI DELLA RAGIONE


La conversazione di Laura Tussi con Vittorio Agnoletto dal titolo “Le voci della ragione”: Intervista con Vittorio Agnoletto a cura di Laura Tussi pubblicata su “Odissea” lunedì 12 settembre 2022 è stata ripresa da numerosi altri organi di stampa, ne segnaliamo alcuni.
       
 
ODISSEA
https://libertariam.blogspot.com/2022/09/le-voci-della-ragione-vittorio.html
 
 
UNIMONDO
https://www.unimondo.org/Guide/Guerra-e-Pace/Pace/Le-voci-della-ragione-conversazione-con-Vittorio-Agnoletto-231818
 
 
PRESSENZA - International Press Agency
https://www.pressenza.com/it/2022/09/le-voci-della-ragione-conversazione-con-vittorio-agnoletto/
 
 
ARCOIRIS TV:
https://www.arcoiris.tv/lettere/author/Laura%20Tussi/
 
 
PER UN’ALTRA CITTÀ
https://www.perunaltracitta.org/homepage/2022/09/15/le-voci-della-ragione-conversazione-con-vittorio-agnoletto/
 
 
SOCIALE.NETWORK
https://sociale.network/@laura
 
https://sociale.network/web/accounts/2665
 
 
AGORAVOX
https://www.agoravox.it/Le-voci-della-ragione.html
 
 
CONTROPIANO
https://contropiano.org/news/politica-news/2022/09/18/152638-0152638
 
 
NUOVA RESISTENZA
https://www.nuovaresistenza.org/2022/09/le-voci-della-ragione-conversazione-con-vittorio-agnoletto-perunaltracitta-la-citta-invisibile-firenze/
 
 
GEOS NEWS
https://it.geosnews.com/news/toscana/le-voci-della-ragione-conversazione-con-vittorio-agnoletto-w35h
 
 
MEDICINA DEMOCRATICA - Ed. NAZIONALE
 
 
MEDICINA DEMOCRATICA - LIVORNO
http://www.medicinademocraticalivorno.it/
 
 
TEMPI DI FRATERNITÀ versione online
https://www.tempidifraternita.it/public/pace/PHPLaura244.htm
 
 
IL SOLE DI PARIGI
https://www.ilsolediparigi.it/2022/09/22/le-voci-della-ragione-conversazione-con-vittorio-agnoletto/
 
 
Notiziario Mission
THE SIXTH SUN di Ennio La Malfa ed. cartacea
 
 
TEMPI DI FRATERNITÀ ed. cartacea
 
 
GRAMSCI OGGI

lunedì 12 settembre 2022

LE VOCI DELLA RAGIONE

 


Vittorio Agnoletto
 

Laura Tussi conversa con Vittorio Agnoletto, medico, ex parlamentare europeo e soprattutto attivissimo in favore della tutela della salute, dei beni comuni, dell’impegno pacifista.


Tussi. Il tema della pace è ora più che mai urgente, sia per la guerra russo-ucraina, sia per le tensioni internazionali sempre più pericolose. Immagino che per un medico come lei, che si occupa di salute, cioè di vita, questa situazione deve costituire un grave allarme. Il pericolo riguarda anche il nostro ecosistema che le guerre e gli esperimenti nucleari aggravano. Un motivo in più perché gli ecopacifisti facciano sentire la loro voce di condanna.
 
Agnoletto. La guerra, oltre che morti, feriti e distruzione, porta anche inquinamento disastri ambientali e malattie. Si ragiona poco sul fatto che l’uso di armi esplosive, per esempio nelle aree urbane, crea grandi quantità di detriti e di macerie che possono causare un inquinamento dell’aria e del suolo. L’inquinamento provocato dalle guerre può provocare tanti e tanti problemi, per esempio, dal punto di vista ambientale, anche nelle falde acquifere: sono i cosiddetti danni collaterali della guerra, ma come impatto sono tutt’altro che collaterali. E poi non dimentichiamoci che le emissioni di CO2 di alcuni grandi eserciti possono addirittura essere maggiori di quelle emesse da intere nazioni. Esiste una ricerca della Lancaster University che dimostra quanto l’esercito degli Stati Uniti sia uno dei maggiori inquinatori. È l’istituzione che consuma più petrolio ed è uno dei principali emettitori di gas serra. L’esercito statunitense se fosse una nazione si collocherebbe tra il Perù e il Portogallo nella classifica globale degli acquisti di carburante. Si può fare anche un esempio purtroppo molto attuale: un F35 per percorrere 100 km consuma circa 400 litri di carburante che corrispondono all’emissione di 27.800 kg di Co2. L’aviazione tra le varie armi è quella che detiene la percentuale più alta di emissione all’interno del sistema di difesa USA. È necessario non dimenticare le malattie, le ricadute sull’ambiente e l’inquinamento ambientale che possono derivare da un conflitto. Rifacciamoci a un’esperienza storica che purtroppo conosciamo e della quale abbiamo parlato tante volte: le conseguenze della guerra in Iraq sono state, dal punto di vista sanitario, tremende. Pensiamo ai tumori, ai bambini nati deformi e a tante altre gravi condizioni di salute degli abitanti di quella regione, tutto questo non viene considerato. Va inoltre valutato anche un altro aspetto. I danni provocati dalla guerra sono anche collegati ad altri disastri sociali: pensiamo per esempio al fatto che intere popolazioni, migliaia, talvolta decine o centinaia di migliaia di persone sono obbligate ad abbandonare le loro case e finiscono nei campi per rifugiati, nei quali vivono una condizione molte volte ai limiti della dignità umana: mancano i servizi essenziali, sussiste una scarsità d’acqua e non ci sono, oppure sono assolutamente insufficienti, i servizi igienici. Senza contare la gestione dei rifiuti di simili aggregati umani e l’impatto ambientale che ne deriva. E quindi il risultato di una guerra - anche limitandosi ad osservare quello che accade nei territori coinvolti, senza analizzarne le conseguenze ad ampio raggio sull’economia globale - non si ferma “solo” ai morti e ai feriti ma è molto più ampio e devastante.

 
Tussi. Gli scienziati continuano a mettere in guardia i governi e gli Stati e parlano di baratro nucleare. Secondo molte autorevoli personalità ci stiamo incamminando su una via di non ritorno. Che cosa possiamo fare?
 
Agnoletto. Va precisato innanzitutto che non esiste un nucleare buono e un nucleare cattivo. È una tecnologia che prevede sempre un rischio. Un rischio che esiste, non eliminabile e che può avere delle conseguenze veramente pesantissime. Noto in questi giorni una contraddizione pazzesca da parte dell’establishment, sui giornali principali, sui grandi media, nelle parole dei portatori del pensiero unico in Italia come in tutta Europa. Viene lanciato un grande allarme per quello che può avvenire nella centrale nucleare di Zaporizhia - teniamo conto che 6 dei 15 reattori presenti in Ucraina sono collocati all’interno di questa centrale - ma contemporaneamente, per rispondere alla crisi energetica, quegli stessi paesi, quegli stessi protagonisti del pensiero unico spingono, attraverso i media mainstream, per un ritorno al nucleare. Questa è una contraddizione incredibile. Il ritornello di questi governi è: “Se il nucleare lo controlliamo noi, allora siamo sicuri. Incidenti non ci possono essere”. Proviamo, invece, a ipotizzare la possibilità che ci sia un incidente. Ci ritroveremmo in una situazione di stress collettivo ben superiore a quella che stiamo vivendo ora in relazione a quello che può accadere nelle centrali nucleari dell’Ucraina. Che cosa si può fare? Innanzitutto, dobbiamo valorizzare ulteriormente il grande impatto che ha avuto la campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari Ican che ha vinto anche il premio Nobel per la Pace nel 2017. Uno dei primi obiettivi è far sì che l’Italia firmi il Trattato voluto da Ican, il TPAN, Trattato Proibizione armi nucleari. Di questo il mondo politico non parla, ma è un obiettivo assolutamente fondamentale. Credo che i ragionamenti intorno alla guerra, in epoca nucleare, debbano modificarsi completamente. E non è un caso che la stessa chiesa cattolica abbia modificato totalmente la propria dottrina sulla guerra rispetto alla “guerra giusta”; ritengo che dovrebbe diventare senso comune la famosa affermazione di Einstein: “Non so con quali armi sarà combattuta la terza guerra mondiale. Ma la quarta sarà combattuta con pietre e bastoni”.

Agnoletto con Laura Tussi
 

Tussi. In questi giorni ho letto il pamphlet dello scrittore disarmista Angelo Gaccione Scritti contro la guerra. Un discorso molto radicale e che considera tutti gli Stati armati - per la loro ricerca bellica, per gli ordigni di sterminio sempre più terribili di cui si dotano, e per la gigantesca spesa militare - responsabili di un sistema criminale ai danni degli esseri umani e della natura. Sostiene che in era nucleare è divenuta obsoleta qualsiasi tipo di difesa armata e che bisogna rinunciarvi. Se per difesa intendiamo la salvaguardia della vita e dei beni di una Nazione. Lei che ne pensa? Gaccione sostiene che bisogna avviare il disarmo unilaterale senza contropartita, come ha fatto lo Stato del Costa Rica che nel libro è citato come esempio. Procedere allo scioglimento dell’esercito e riconvertire a scopi sociali la spesa militare. Per esempio, investendo nella sanità pubblica, nella strumentazione e nella ricerca. Suggerisce di spostare i militari delle tre armi nei settori della tutela del territorio, e molte altre idee preziose.


Agnoletto. La riflessione dello scrittore Angelo Gaccione mi sembra estremamente importante e profonda. Il punto è che in questo momento siamo molto lontani dalla situazione auspicata. Nel 2020 sono stati spesi oltre 2000 miliardi di dollari per investimenti militari e vi ricorderete che alla COP26 è stato molto complicato lavorare attorno a un accordo per assicurare solo 100 miliardi per una transizione ecologica dei paesi del Sud del mondo. Si è in tal modo, resa evidente un’assenza di consapevolezza totale attorno a questo tema. Consideriamo che nel pianeta, in questo momento, ci sono circa 13.000 armi nucleari e consideriamo che noi siamo tra quei paesi che ospitano alcune decine di testate nucleari degli Usa. Credo che la garanzia di non utilizzare le bombe nucleari sia una garanzia che non ci può lasciare tranquilli. Perché quando due paesi sono in guerra, iniziano il conflitto con le armi convenzionali, ma se uno dei contendenti rischia di soccombere e ha a disposizione l’arma nucleare, è possibile e probabile che decida di farvi ricorso. D’altra parte, abbiamo già visto come, nonostante tutte le convenzioni internazionali, le grandi potenze, a cominciare dagli Stati Uniti, non hanno mai avuto problemi a usare armi chimiche e gas tossici, che sono assolutamente vietati dalle convenzioni internazionali. Mi ha molto colpito in questi giorni come l’appello chiaro e durissimo di Papa Francesco sia stato totalmente ignorato dai grandi media. Le prime pagine sono andate tutte al discorso di Draghi al meeting di Comunione e Liberazione. Delle parole di Francesco non c’era praticamente traccia, al massimo qualche trafiletto nelle pagine interne. È una cosa inedita. Prima di Francesco, qualunque cosa diceva un papa diventava l’apertura dei telegiornali, addirittura esagerando, ignorando la laicità prevista dalla nostra Costituzione. Ora siamo invece di fronte a una cancellazione e a una vera e propria rimozione e censura. Sono rimasto anche colpito da come i giovani di CL, che in un’altra epoca e con altri Papi erano definiti i papaboys, hanno pressoché ignorato le parole di Francesco, anche se all’inizio della guerra, Comunione e Liberazione aveva fatto dichiarazioni orientate alla ricerca della pace. Ma questo è un papa scomodo perché non è disponibile a giustificare in nessun modo alcuna guerra e ha puntato il dito contro coloro che dalla guerra ricavano profitti. Francesco ha reso evidente come la guerra sia il risultato di grandi interessi economici interessati al controllo delle fonti energetiche e della logistica e non siano invece causate, come viene sostenuto, dalla difesa di grandi valori e ideali. Inoltre, ci dovrebbe preoccupare molto che lo schema della guerra, la logica amico/nemico, sia ormai applicata a qualunque settore della società. È quanto è avvenuto, ad esempio, in occasione della pandemia. In guerra si deve, tacere, obbedire e combattere. Non si può discutere, non si possono sollevare interrogativi. Questo rischia di essere il modello attorno al quale, oggi, viene costruita la nostra società. In questa condizione, credo che sia importante riprendere quelle tematiche che, per parlare della mia esperienza personale, stavano, ad esempio, alla base del movimento pacifista dei primi anni ’80. Penso alle grandi manifestazioni a Comiso alle quali ho partecipato nel 1983 contro l’installazione dei missili; un movimento pacifista in grado di praticare forme di disobbedienza civile. È necessario riprendere queste pratiche. In prospettiva, guardando ad un futuro purtroppo oggi lontano, dovremmo lavorare per una difesa civile nonviolenta – su questo mi sembra che ci sia un contributo interessante di Gaccione – che si fondi sull’attivismo e la difesa delle reti sociali presenti sul territorio. Alcune esperienze storiche possono esserci di riferimento, ma certamente è un percorso lungo, complesso che va attualizzato nella condizione odierna.  


Agnoletto a Palazzo Reale di Milano
tra Moni Ovadia e Mimmo Lucano

Tussi. Sarebbe favorevole allo scioglimento della Nato? Gaccione scrive che dopo la fine del Patto di Varsavia, della Cortina di Ferro e con la caduta del Muro di Berlino, la Nato non ha più senso ed è divenuta un grave pericolo per la pace. Va eliminata, secondo lui. L’Italia dovrebbe uscire unilateralmente dalla Nato e chiudere le basi dove sono ospitate testate nucleari. 
 
Agnoletto. Posso solo dire che sono totalmente d’accordo sullo scioglimento della Nato. L'azione che la Nato sta portando avanti in questi anni è addirittura in contrasto con il motivo stesso che ne giustificò la nascita. La Nato, infatti, era stata presentata come uno strumento di difesa dei territori europei all’epoca della guerra fredda. La situazione è totalmente cambiata: credo che si sia persa una grande opportunità, cioè la Nato andava sciolta contestualmente alla fine del Patto di Varsavia. Il non aver fatto questo, ne ha permesso la trasformazione in uno strumento militare in mano agli USA per intervenire in qualunque parte del mondo, tanto è vero che, proprio in questi ultimi mesi, sta potenziando la sua presenza nel Pacifico, seppure sotto una diversa sigla. Inoltre, il mancato scioglimento della Nato rende impossibile la formazione di un protagonismo autonomo sulla scena mondiale da parte dell’Unione Europea. Ha bloccato un'emancipazione dell’Unione Europea da una condizione di dipendenza dagli Stati Uniti, ad un soggetto capace di svolgere una propria azione autonoma e indipendente, che sappia pesare nel mondo a cominciare per esempio del Medioriente, dove l'Unione Europea, nonostante la vicinanza geografica, è totalmente priva di una propria strategia. Sono d’accordo che dobbiamo uscire dalla Nato - meglio sarebbe scioglierla - e che vanno chiuse tutte le sue basi militari presenti sul nostro territorio a cominciare da quelle che ospitano le testate nucleari.
 

Agnoletto tra F. Cracolici e L. Tussi
in una foto del 2013

Tussi. Perché secondo lei le forze politiche sono così refrattarie o ambigue verso il discorso del disarmo e della pace? Gaccione se la prende con gli uomini di cultura intruppatisi nel campo dei guerrafondai, ma non mi pare che i politici siano da meno.
 
Agnoletto. Noi abbiamo una classe politica - parlo non solo dell’Italia ma anche dell’Europa, anche se in Italia questo è più evidente - che è totalmente subalterna agli interessi di alcune lobby; in particolare per quanto riguarda l’Italia è subalterna alle lobby delle armi, di Big Pharma, cioè dell’industria farmaceutica e a coloro che controllano le fonti energetiche e la loro logistica. Ma non direi che la politica è ostaggio. La classe politica dirigente è strettamente intrecciata con i vertici di tali lobby e talvolta ha anche soggettivamente degli interessi economici diretti all’interno di queste aziende. In Italia stiamo andando verso i 38 miliardi all’anno di spesa militare; si sta passando nel giro di pochi anni da una spesa per le armi di 68 milioni al giorno a una di 104 milioni. La pressione del sistema è fortissima e qui si aggiungono altre considerazioni. Un’autonomia praticamente inesistente del 90% del mondo mediatico italiano che dipende per tutto dal sistema politico del quale ne è il megafono. Esistono certamente dei media critici, delle trasmissioni fuori dagli schemi e dei giornalisti d’inchiesta, ma sono delle eccezioni. Accade che leggendo i titoli possa essere difficile individuare quale quotidiano si sta sfogliando; a differenza di quanto accade anche negli USA, non abbiamo una tradizione di grandi media autonomi dal potere e interessati a svolgere un ruolo di controllo pubblico su chi governa. Nel mondo della cultura, anche qui con tutte le eccezioni del caso, vi è una forte tendenza a recitare il ruolo di menestrelli del potere.  Abbiamo fatto tante critiche agli Stati Uniti, ma pensiamo al ruolo importantissimo dei media indipendenti e degli scandali che sono stati capaci di individuare fino a far cadere il presidente degli Stati Uniti. I libri di Gaccione e l’impegno che state portando avanti voi, Laura e Fabrizio, così come tanti siti on-line è un lavoro importantissimo che sta contribuendo a costruire coscienza critica.


La copertina del libro
sulla pandemia

Tussi. A chi lo accusa di scarso realismo, Gaccione controbatte scrivendo nel libro citato che è proprio il realismo degli uomini di potere ad averci condotti a questa drammatica situazione da apocalisse, e dunque, richiede un radicale cambio di pensiero. O disarmare o morire. O abolire armi, eserciti e alleanze militari o saltare in aria. È proprio così?


Agnoletto. Direi che è assolutamente così, concordo con l’essenza del ragionamento che propone Gaccione. Oggi messaggi che sembrano radicali e che possono apparire un’utopia rappresentano invece l’unica via che l’umanità ha davanti a sé per la propria sopravvivenza.

 

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