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UNA NUOVA ODISSEA...
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
mercoledì 21 gennaio 2026
SOLIDARIETÀ CON LA RIVOLTA
IN IRAN
La
Rivolta, diffusa e radicale, della popolazione in Iran ha cause profonde:
1.- Un Paese dove la classe
lavoratrice e gli strati più disagiati della popolazione sono pesantemente
impoveriti dall’inflazione galoppante, mentre i poteri politici ed economici
continuano ad arricchirsi dalla vendita del petrolio.
2.- Un Paese in cui il potere
centralizzato, gerarchico, teocratico, in una società fortemente militarizzata
nega ogni forma di libertà e ne impedisce lo sviluppo sociale a tutti i
livelli.
3.- Un Paese in cui per le donne
che osano togliersi il velo significa la condanna a morte.
A scendere nelle piazze per
protestare nelle principali città e province sono tantissimi, una marea
crescente, coscienti di sfidare la morte. Sono costretti ad affrontare una
repressione poliziesca e dei guardiani del regime che cinicamente e
spietatamente sparano contro i manifestanti facendo migliaia di morti ed
entrano nelle case per arrestare e impiccare. Siamo contrari ad interventi
esterni che, in modo intermittente, vengono minacciati sia da Trump che da
Netanyahu, finalizzati ai propri interessi neo-colonialisti. La democrazia non
si esporta, magari con l’infausta prospettiva del ritorno alla monarchia. È invece
necessaria la solidarietà delle classi lavoratrici e di un ampio movimento
popolare a livello internazionale, affinché sia la stessa popolazione iraniana,
in piena autonomia, a decidere del proprio futuro.
Unione Sindacale Italiana –
Sezione Provinciale Milano
LA VOCE DEI LETTORI
Caro Direttore, il bullo della Casa Bianca oramai non si tiene più a freno e ne spara una più pesante e ridicola al giorno. Gli americani sono sempre più allibiti nel vedere in giro milizie armate zeppe di delinquenti di ogni sorta che girano armati, a volto coperto e operano rastrellamenti sempre più simili a quelle delle bande paramilitari dei narcos. Si stanno rendendo conto in quali mani abbiano consegnato il loro destino. Avevano creduto che Trump facesse finire le guerre e si occupasse di loro, e invece temono che faccia scoppiare la terza guerra mondiale. Non approvano assolutamente le sue pretese sulla Groenlandia come mi conferma mio cugino che in America ci vive da tempo. Complimenti a “Odissea” per l’impegno continuo per la pace. Cordialmente. Filiberto Anelli
CAFAGGIOLO E COSTA SAN GIORGIO
di Associazione
volontariato Idra
Incontro costruttivo con la sindaca del territorio
che ospita il castello di Michelozzo in Mugello.
“Noi abbiamo un turismo in Toscana che tiene, che
funziona, cresce, però abbiamo il problema di costruire un’offerta turistica
adeguata per i grandi ricchi del mondo, per coloro che hanno bisogno di
un’accoglienza di livelli straordinari come quella che qui può essere offerta”. Questo l’auspicio espresso ai massimi livelli dalla
Regione Toscana nove anni fa, ad aprile 2017, in occasione della presentazione in
grande spolvero del piano della tenuta medicea “Il sogno di Cafaggiolo”.
Oggi quel sogno sembra infranto in Mugello, e mostra
la corda anche a Firenze: a ridosso di altri gioielli medicei - Palazzo Pitti, Giardino
di Boboli, Forte Belvedere - un analogo investimento immobiliare del medesimo
imprenditore argentino nei due conventi che hanno ospitato per decenni la
Scuola di Sanità Militare è fermo al palo, a oltre quattro anni dal contestato via
libera rilasciato dalla giunta Nardella. Cosa mai è successo? Quali prospettive
si aprono in questi due luoghi-simbolo della storia, dell’architettura e della
cultura rinascimentale? Che ruolo gioca il patron Unesco in questa partita?
In
attesa dell’appuntamento fissato con l’assessora all’Urbanistica del Comune di
Firenze Caterina Biti il prossimo 4 febbraio, l’associazione fiorentina
promotrice del processo partecipativo ‘Laboratorio Belvedere’ attivamente
osteggiato quattro anni fa da Palazzo Vecchio ha chiesto e ottenuto la
settimana scorsa un incontro con Sara Di Maio, la sindaca del Comune di
Barberino di Mugello, che ospita il castello ridisegnato da Miclelozzo su
incarico di Cosimo il Vecchio, carissima poi anche al nipote Lorenzo e agli
umanisti Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano. Un fitto e
costruttivo colloquio di oltre un’ora, nel corso del quale Idra ha
consegnato e illustrato il dossier che raccoglie i tanti autorevoli interventi
dal mondo della cultura in difesa del riuso saggio e qualificato del complesso
di Costa San Giorgio, ed è stato possibile ricevere una prima porzione di
informazioni sullo stato dell’arte a Cafaggiolo, suggerendo al tempo stesso
strategie di comunicazione apparentemente apprezzate. Come ha osservato
Girolamo Dell’Olio, referente di Idra, sarebbe stato forse opportuno infatti
che a diffondere e circostanziare la clamorosa notizia della mancata firma
della convenzione attuativa coi Comuni e con la Regione da parte
dell’investitore argentino fossero le stesse amministrazioni che quella
convenzione, e le discusse varianti urbanistiche collegate, hanno
laboriosamente costruito e promosso in anni e anni di attività dei propri
uffici. Impegni ed energie che non hanno sortito i risultati attesi, e che converrebbe
probabilmente adesso dedicare a quella rivisitazione del progetto alla quale -
e questa è certamente l’incoraggiante notizia positiva ricevuta dalla sindaca - già si starebbe lavorando di concerto con la Soprintendenza Archeologia, Belle
Arti e Paesaggio.
Secondo quanto è stato possibile apprendere, il nuovo Piano Operativo le cui controdeduzioni sono state approvate lo scorso 15 ottobre dal Consiglio comunale di Barberino prevede infatti l’adozione di criteri di garanzia ispirati a norme per il governo del territorio maggiormente responsabili in materia di consumo di suolo e tutela del paesaggio. Sembra del resto anacronistico l’obiettivo difeso e promosso nove anni fa dalla Regione Toscana di costituire ‘riserve di lusso’ a beneficio dei ‘grandi ricchi del mondo’ proprio là dove vengono individuati a livello internazionale i beni ‘patrimonio dell’Umanità’ Unesco (qui c’è certo da interrogarsi sulla capacità di vigilanza che esprimono in proposito i relativi Uffici, centrali e locali, in Mugello e a Firenze). “Sarebbe bello - ha proposto Dell’Olio - raccogliendo la piena condivisione della dott.ssa Di Maio, “che il Mugello riacquisisse, secondo quella che è anche una nuova cultura museale, certe opere che sono state prodotte qui e pensate qui”. Ma non sembra una soluzione socialmente accettabile, aggiunge Idra, quella di chiudere questa fruizione in un recinto privatistico, come testimonia già solo la volontà espressa dalla proprietà di Cafaggiolo di escludere la popolazione dallo stesso godimento visivo del castello di Michelozzo attraverso il trasferimento altrove di una strada statale che corre su un suo lato, la SS 65 della Futa.
Che
fare, dunque, adesso? E soprattutto: come fronteggiare comunque il rischio - in
Mugello come a Firenze - di una ulteriore dilazione dei tempi di recupero e valorizzazione
- ma sociale - di un’eredità architettonica così importante? Idra ha
proposto al riguardo alcuni dettagli di una ricetta che si appresta a
sperimentare in un altro cantiere di impegno nell’area fiorentino-mugellana: le
iniziative di conoscenza, studio, riflessione e confronto in corso di
preparazione sul grande complesso sanitario abbandonato di Pratolino, l’ex
Ospedale Saverio Aloigi Luzzi e l’ex Sanatorio Guido Banti. Con soddisfazione
il presidente dell’associazione fiorentina ha registrato l’interesse e la disponibilità
a collaborarvi da parte della dott.ssa Di Maio, sindaca di Barberino ma anche
componente della giunta della Città Metropolitana di Firenze. Al termine
dell’incontro, l’impegno assunto da entrambi a scambiarsi documentazione utile:
gli atti amministrativi da un lato, la ricca relazione redatta sul caso
Cafaggiolo dal prof. Leonardo Rombai per Italia Nostra Firenze dall’altro.
RES INTER ALIOS ACTA
di Luigi Mazzella
Orazio dice che “Dulce est
desipere in loco” (È piacevole, al momento opportuno, essere stupidi).
È un motto ambiguo che si presta a essere male interpretato, circa il
significato di “momento opportuno”. I nostri Governanti in carica e i nostri
rappresentanti dell’opposizione in Parlamento, nonché molti uomini politici e
commentatori Italiani (ed ancor più per Europei) hanno inteso l’anelito
alla stupidità come un loro bisogno costante, permanente. Addirittura come un must valido
in ogni circostanza della vita privata e pubblica. In altre parole, per i
leader dell’“Occidente dei cinque irrazionalismi” si dev’essere stupidi sempre
se si vuole avere il consenso della maggioranza, che con il sovra affollamento del Pianeta, è diventata per legge di natura sempre più condannata
all’imbecillità e sempre più ostile alle “cime” di intelligenza. Orbene, da quando alcuni
rappresentanti di Stati Europei, asserviti, per il tramite dei servizi segreti deviati deviati al Deep State americano (sorretto dal
Partito Democratico di Obama e Clinton) hanno cominciato, dopo la sconfitta
elettorale subita ad opera di Trump, a diffondere odio e litigiosità nel
Pianeta, gli stupidi di tutto l’Occidente si sono sentiti chiamati a raccolta e
hanno iniziato a dire melensaggini sulla stampa, in televisione (e on
line, persino in blog che erano riusciti a
guadagnarsi un certo rispetto tra persone di un buon quoziente
intellettivo). È così che
il “caso Groenlandia” è diventato il test più significativo (e preoccupante per
i risultati) circa il cattivo uso del raziocinio di cui può essere capace un
essere umano. Vediamo di
analizzarlo. Il territorio
che vorrebbe essere acquistato da Trump per costituire come le isole Hawaii una
parte distante e al tempo stesso facente tutt’uno con gli altri Stati Uniti
d’America è attualmente annesso (in realtà “sottomesso”) alla Danimarca, dopo
essere stato sotto il dominio della Norvegia. Dall’uno e dall’altro Paese, i
suoi abitanti, mongoli Inuit, chiamati dispregiativamente Eschimesi (mangiatori
di carne cruda) sono stati a lungo dileggiati per i propri costumi sessuali
liberi e contrari alle mortificazioni religiose di luterani incalliti come
quelli scandinavi (vedi sul punto: Hedy Belfort, Romanzo di una
cortigiana anonima, Effigi editore, 2025)
È evidente, per chi ha l’animo
libero da odi, rancori, passionalità politiche che gli unici a dover trattare
per la compravendita sono i danesi e gli statunitensi.
Gli altri sono terzi e per il
brocardo latino che anche gli stupidi (se non totalmente incolti) dovrebbero
conoscere: Res inter alios acta, tertio neque nocet neque prodest ciò che è negoziato tra alcuni non nuoce e non giova ad altri. È il principio di relatività,
applicato in materia di contratto ma il suo valore ha assunto un significato
universale (Nessuno dev’essere in grado di interferire nella vita degli
altri né con atti vantaggiosi, né tantomeno con atti nocivi). Anche gli
“impiccioni” per natura dovrebbero tenerne conto: il rispetto della sfera
giuridica che non è quella “propria” deve ritenersi sacrosanto!
Nel caso in esame
(Groenlandia) i “terzi” devono solo mantenersi equidistanti dai due
Paesi che sono oggettivamente contraenti: il contesto non li riguarda.
Domanda: Ed invece che sta accadendo oggi
per odio malsano e malato contro Trump? I governanti Europei (i
“volenterosi” di tutte le guerre, in prima fila, seguiti a ruota dalla
scodinzolante pulzella italica) e i loro ancora più idioti seguaci ritengono di
doversi impicciare di affari di danesi e statunitensi fino all’iniziativa “super-beota”
di mandare addirittura propri militari nella zona controversa, senza avvedersi
neppure del “ridicolo”! Cosa li induce a tanta imbecillità? L’idea che la
Danimarca aderisce alla NATO? Ma l’alleanza atlantica non comporta affatto né
la perdita della sovranità territoriale della Danimarca né una loro acquisita
“co-sovranità”.
E ciò senza
dire che a quell’Alleanza aderisce, in primis, l’America
del Nord e che Trump si è solo posto, correttamente, come contraente
estraneo per l’acquisto e non come preteso “co-proprietario”, come pretendono,
invece, di comportarsi Macron, Starmer e Merz (per non dire di Meloni che
sinora, nonostante Crosetto e Tajani, si è limitata a flebili miagolii, privi
di senso).
Conclusione: Il caso Groenlandia costituisce
la prova del nove della irrazionalità Europea, perché dimostra che i suoi sciocchi leader continuano
a essere prostrati a dispetto del risultato elettorale, dinanzi
all’America di di Obama & co, guerrafondaia e servile nei confronti del Deep State, espressione
di spioni e generali al servizio dell’industria delle armi. Povero Vecchio
Continente!




















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