UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

lunedì 5 gennaio 2026

IL “CASO MADURO” 
di Luigi Mazzella


 
Il “caso Maduro” avrà l’effetto (o, almeno, così ci si augura, sul piano, ovviamente, solo intellettuale) di convincere gli Occidentali che la loro “cultura”, fondata su contrapposizioni, ritenute strategiche per asserite finalità salvifiche, e avvicinamenti, considerati tatticamente utili allo scopo, tra cinque forsennati irrazionalismi,  ritenuti ‘tutti’, senza ombra di dubbio da parte di credenti invasati e ideologi fanatici,  necessari per il benessere dell’umanità non consente ormai più, all’età di oltre venti secoli suonati, la nascita di “uomini di pace”. 
L’odio presente nell’infuso dei cinque “veleni”, bevuto, per oltre duemila anni, a grandi sorsi perché ritenuti (convintamente e rispettivamente tutti) “benefici” per l’umanità “non perdona”: Donald Trump, con la brigantesca impresa venezuelana ne ha dato l’ennesima prova. La follia è esplosa con grande frastuono: senza “silenziatori”.
Che fare? Si sarebbe chiesto un altro figlio dell’Occidente pieno di buona volontà di curarne i mali. Riesumare la razionalità sepolta?  C’è chi lo propone ma non sembra essere questa l’idea di un notista-filosofo dei nostri giorni, espressa sul blog di Franco Continolo. Egli ritiene che solo gli sciocchi ritengano fede e ragione di significato opposto: a lui sembra giusto parlare, a proposito di tale ritenuta contrapposizione, addirittura di “ignoranza” e di un deleterio effetto di “non credere più a niente”. Inoltre aggiunge: da ciò deriva dare fiducia esclusivamente al più inconsistente dei beni, il denaro.
C’è un “salto logico” contenuto nell’affermazione (che andrebbe, forse, almeno un po’ meglio chiarito) ma l’autore non se ne avvede.
Che poi l’assenza di fede favorisca leviti e sacerdoti di una nuova religione dell’umanità (quella del denaro) diversa da quelle tradizionali del monoteismo orientale è circostanza contraddetta dalla storia di venti secoli di predominio dell’ebraismo (egemone a Wall Street e nella City), del Cattolicesimo (nelle casse dello Ior e per i beni del Vaticano), dell’Islamismo (dei petroldollari).
In conclusione, a mio giudizio, la verità è ben altra.
Nel lessico italiano, “credere”, a parte la locuzione volgare di “dare a bere qualcosa a qualcuno”, anche nel suo significato più nobile ed aulico indica la certezza circa l’esistenza di qualcuno o di qualcosa (un Dio, come un Babbo Natale: la vita eterna, come i doni di fine anno).
Orbene, ritenere veritiero quanto detto da altri ( da  Platone di un solo gradino sotto Gesù Cristo e da altri della stessa provenienza geografica) circa la certezza di una vita eterna (meta ideale posta nel blu dipinto di blu) e circa la necessità degli esseri umani di essere comandati dai pochi che sanno, anche in mancanza di prove… altro non può voler dire altro che rinunciare all’uso integrale della ragione per lasciare spazio al mistero, all’occulto, al segreto, all’arcano, al dogma;  in buona sostanza all’inverificabile. È questa la ricetta prescritta? 
O forse, la verità è altrove?



Un “ripensamento” delle tante (troppe) “certezze” di cui l’Occidente si ritiene detentore assoluto e portatore privilegiato andrebbero “rivisitate” con la proposizione di domande sinora volutamente ignorate. Vediamo quali:
1) Avere libertà di parola nel manifestare il proprio pensiero su fatti rilevanti della vita (religione, politica, etica, estetica) è sufficiente per ritenere che si viva in vera democrazia o l’attribuzione al popolo e a sue rappresentanze liberamente elette di “decidere” le scelte esistenziali del proprio Paese è cosa ben diversa e certamente più pregnante, perché attiene a un differente ordine di fatti e si muove in un ordine logico di gran lunga diverso? 
2) Non è più esatto ritenere che abbiano timore del giudizio dei sottoposti solo i poteri gestiti in collettività dove il raziocinio non sia stato del tutto bandito da utopie religiose e ideologiche assolutistiche?
3) È così improbabile che un autoritarismo nella gestione del potere possa consentire ogni libertà di espressione e di giudizio quando sia consapevole che la razionalità nei comportamenti dei cittadini è stata progressivamente e radicalmente esclusa dall’incapacità di pensare, inevitabilmente “contratta” dopo oltre duemila anni di abitudine a “credere” senza riflettere?
Conclusione: È molto probabile che Donald Trump abbia ritenuto che la sua follia potesse essere condivisa da una collettività di invasati, quale ormai egli evidentemente considera quella Occidentale. Non è stato così se non per la nostra Presidente del Consiglio. Anche il fascismo è una fede: meglio di non credere più a niente? Ai filosofi d’oggi l’ardua risposta. 

REGALI
di Angelo Gaccione 

     
Eseguito da Ivana Greco
bimba di 6 anni della mia terra

Non sono bravo a fare regali. In casa nostra non usava. I pochi soldi che mio padre guadagnava per sostenere una famiglia numerosa, bastavano sì e no per il sostentamento. Dalla nonna materna ricevevo in regalo a volte una mela, a volte una noce, un fico secco o qualche altro frutto della campagna, che custodiva nelle sue ampie e lunghe vesti. Durante le feste qualche monetina, quando andavo a baciarle la mano. Il nonno paterno non lo conobbi perché morì prima che io nascessi, investito dalla moto di un teppista che non ha mai pagato. E all’epoca le moto in circolazione nella mia città si contavano sulle dita di una mano. Della nonna paterna ho un ricordo talmente vago, che non so più se l’abbia davvero vista o se sia una semplice reminiscenza della foto in bianco e nero della sua tomba rimasta nella mia mente di fanciullo. Non possedeva nulla e non avrebbe potuto fare un regalo a nessuno. Da adulto, lasciavo che le persone a me più vicine scegliessero loro, io mi limitavo a pagare. Sempre regali utili. Personalmente cercavo di non farmene fare, e mi andava bene così. Le poche volte che non ho potuto evitarlo, ho chiesto il solito maglione a collo alto. In genere, chi si ricordava del mio compleanno, o veniva a cena da me, portava libri o penne: articoli che avevo in abbondanza e avrei preferito che venissero a mani vuote perché a me è sempre bastata la loro presenza. Il Natale, che era l’unica ricorrenza a cui ero rimasto legato, ha perso da tempo ogni attrattiva: si è riconvertita in un’orgia di spreco e di consumo per me insopportabile. Ora regalo i dolci della tradizione che mia moglie continua a fare per i pochi amici, nient’altro. Di recente, l’arrivo di un pacco-dono privo di mittente e con la sola indicazione dell’agenzia che me lo ha recapitato, mi ha fatto scervellare fino a quando una email non ha chiarito il mistero. “
Caro Angelo, ti ho inviato un dolce-simbolo della mia città, che decisamente con me (noi) non è mai stata dolce...”. Si trattava di una cara amica, la poetessa Alida Airaghi. Ho pensato che nemmeno la mia è stata dolce con me. Sono sempre le cose più amate che ci fanno soffrire. 

 

 

CON IL VENEZUELA
Contro l’aggressione dei gangster della Casa Bianca 



Trieste. Martedì 6 gennaio saremo in Largo Barriera dalle 16.30 per affermare la nostra solidarietà al Venezuela bolivariano, aggredito dall’ imperialismo Usa, che ha sequestrato il presidente Maduro in un’operazione di terrorismo di Stato. Lo facciamo anche per i nostri interessi di lavoratori e lavoratrici, visto che la spirale di guerra globale sta provocando una destabilizzazione economica che paghiamo con le nostre tasche e visti i tagli alla spesa sociale in favore di quella militare voluti dal governo Meloni. Gli stessi guerrafondai che oggi attaccano il Venezuela puntano a trasformare il porto di Trieste - la cui neutralità e smilitarizzazione sono sancite dal Trattato di Parigi - in un bastione militare della NATO, inserendolo nei piani geostrategici del corridoio IMEC che lo collegherebbe direttamente al porto israeliano di Haifa, e al piano di militarizzazione antirussa della Three Seas Initiative. L’imperialismo yankee è il nemico di tutte le patrie e la causa del Venezuela è la causa di tutti i popoli liberi.

Solidarietà al Venezuela. Fuori la Nato dal Porto di Trieste!   


Coordinamento No Green Pass e Oltre
Insieme Liberi
Fronte della Primavera Triestina
Multipopolare
Partito Comunista
Partito Comunista Italiano
Tavola per la Pace FVG
Partito Carc
 

SCAFFALI
di Patrizia Varnier



Poeti e chansonniers contro la guerra.
 
È molto difficile parlare di qualcosa che si è fatto noi, soprattutto se il progetto è ancora fresco di stampa e rimane come in sospensione, ancora nello stupore per l’azione appena compiuta. Il tema trattato invece non permette time out, perché la protagonista di questa antologia, la Pace, è sotto assedio sempre più pressante e non possiamo permetterci nessuna perdita di tempo: dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze, per quello che possiamo fare, per ricostruirla. Questo il Gruppo Informale Respirando Poesia ha provato a fare negli anni, culminando con i due eventi poetici omonimi per Bookcity24 e il Festival internazionale della Poesia ’25, che hanno preceduto questa antologia e dei cui testi essa è contenitore e portavoce continuativo. Avrete riconosciuto nel titolo che lega questi due eventi e l’antologia la parafrasi dell’incipit de L’aquilone del Pascoli. Sostituendo “FOLLE” a “nuovo”, è ben espresso il mio giudizio sulla piaga della guerra, follia che ha seguito il percorso storico a partire dagli esordi umani, sempre meno comprensibile e accettabile: man mano che i tempi progrediscono, i rischi aumentano a dismisura, fino a diventare inaccettabili per la sopravvivenza umana globale. Questo libro è una raccolta corale delle voci che hanno partecipato al 23° e al 25° Respirando Poesia. E questa non è solo un’antologia. È un tassello di una immensa voce universale che chiede Pace, ovunque nel mondo.



Autori Vari
a cura di Patrizia Varnier
C’è qualcosa di FOLLE oggi, nel Sole (anzi, d’antico)
Poetica contro la follia della guerra
Moltimondi Ed. 2025
Pagg. 100 € 12,00



Autori:
Ambrosini Claudia, Auguadra Lorenza, Cangemi Claudia,Chirico Ornella, Colombo Paolo, Coppa Patrizia, Costantini Iolanda, Della Corna Elisa, D'Eredità Lucilla, D’Eva Vitia, Di Mineo Annitta, Elia Maresa, Falchi Eleonora, Folcia Carlo Luigi, Kickhoeffel Pardo, Milani Mauro, Musso Mariella, Paone Franco, Pikalova Julia, Ragaini Sergio, Raimondi Paola, Ricci Antonio, Sollazzo Simone, Sis Lav, Torre Stefano, Truglia Tito, Varnier Patrizia, Venezia Paola, Vercesi Anna, Zan Paola.


Cantautori:
Bassanese Luca, Giordano Michelangelo.

IMMAGINI

Maiali

 
Lo dicono loro

domenica 4 gennaio 2026

STATI ARMATI
di Angelo Gaccione


Costa Rica Stato senza esercito
 
La somma aritmetica dei delitti commessi dagli Stati, è numericamente ineguagliabile dalla somma dei delitti compiuti dagli individui”. Avevo 30 anni quando annotai questa riflessione, confluita poi nella raccolta di pensieri e aforismi dal titolo Il calamaio di Richelieu, e pubblicata nel 1983. Ma avevo imparato prestissimo, sin dagli anni del Ginnasio, che gli Stati armati sono tutti criminali. Lo imparai dallo studio della storia e dal dominio dei grandi imperi, e sempre mi sono stupito che uomini di non comune intelligenza ne abbiano potuto tessere le lodi. Lo imparai da quella che è stata la più pervicace costanza della storia: la guerra. Per fare la guerra erano necessari gli eserciti, e per mantenere ed equipaggiare gli eserciti erano necessarie enormi risorse economiche e finanziarie che solo Stati e Imperi possedevano. Era la forza militare che garantiva il potere, e chi controllava gli eserciti, il potere se lo poteva garantire e mantenerlo. Poteva persino marciare contro l’istituto senatorio e sottometterlo al proprio volere. Non può esistere dittatura senza apparato militare; non può esistere tiranno senza esercito, non può esistere Stato guerrafondaio senza esercito, non può esistere Stato imperialista senza un solido apparato di morte.


Distruzioni di guerra

Non c’è nefandezza criminale che uno Stato non possa compiere: ne ebbi la prova a 18 anni di età con la strage di Stato di Piazza Fontana a Milano nel dicembre del 1969, e con quelle successive che si verificarono nel nostro Paese. Una lunga scia di sangue innocente con attentati e bombe a treni, stazioni, piazze piene di lavoratori, studenti, impiegati. A tramare ed uccidere apparati dello Stato, nazifascisti, uomini delle forze armate e delle istituzioni. Poi, persino in combutta con la mafia ai danni di magistrati, e con i servizi segreti di nazioni straniere, per il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.



Avendo imparato presto la lezione, il Novecento, secolo in cui sono nato e maturato, con tutto il suo sanguinoso corso di guerre, invasioni, colpi di Stato in ogni dove, non ha fatto che confermarmi nella convinzione che non esista criminale più grande e feroce dello Stato armato. Il secondo millennio, nel primo quarto di secolo, ci ha mostrato a dismisura cosa sono in grado di fare, in termini di distruzione e di sterminio i vari regimi armati: si tratti di fanatici clan tribali, teocrazie religiose, dittature militari, democrazie parlamentari, monarchie costituzionali, repubbliche presidenziali. Come stupirsi che abbiano potuto produrre autentici criminali in ogni parte del globo, persino nelle decantate democrazie liberali di quello che definiamo Occidente? 



Come stupirsi che i loro leader e le loro classi dirigenti facciano carta straccia delle Costituzioni e dei regolamenti internazionali che si sono dati? Netanyhau usa il suo Stato armato per compiere impunemente un genocidio, Trump usa il suo Stato armato per bombardare il Venezuela, Putin il suo Stato armato per massacrare in Ucraina, Zelensky il suo Stato armato per massacrare i russofoni. Una interminabile sequela di Stati armati e di massacri in ogni dove. L’Europa degli Stati armati della Nato si sta preparando alacremente per il prossimo prevedibile macello. E poiché l’essenza dello Stato armato è la guerra, esso non può che produrre criminali che prima o poi lo porteranno in guerra. 


Ex presidente Costa Rica

Noi pacifisti non possiamo neppure pronunciare la locuzione Stato disarmato senza essere derisi, e persino il Papa viene largamente censurato se osa parlare di pace disarmata e disarmante: questa è l’epoca e questa è la cultura dominante. Non c’è che uno Stato al mondo che ha rinunciato all’esercito, cioè alla guerra, la Costa Rica. Saggiamente, dopo la guerra civile del 1948, ha deciso di apportare una modifica alla sua Costituzione l’anno successivo, abolendo l’esercito. “Il bilancio militare fu convertito e confluì nel bilancio educativo per l’istruzione”, scrivono con orgoglio. Istruzione, sanità, sviluppo umano, benessere sociale, questo paese neutrale e pacifico è un vero esempio per il mondo. È diventato anche sede dell’Università per la Pace (UPEACE) istituita dalle Nazioni Unite nel 1980, ma nessuno dei Paesi ritenuti civili lo ha imitato.

   

 

 

 

 

      

VENEZUELA. IL GANGSTER DELLA CASA BIANCA
di Franco Astengo


 
Ricordato in premessa che qualsiasi valutazione riguardante la vicenda USA -Venezuela deve essere incentrata sulla capacità di produzione petrolifera dello stato venezuelano è necessario che le sinistre, italiane e europee, trovino il coraggio di superare la polemica del filo-questo e filo-quello proclamando con coraggio che l’attacco USA e la cattura di Maduro rappresentano atti di pirateria internazionale senza se e senza ma. È necessario l’intervento delle Nazioni Unite, va assicurata l’incolumità del presidente venezuelano, deve essere sollecitata l’Unione Europea ad assumere una posizione coerente con il diritto internazionale. 



Le forze politiche vanno fortemente sollecitate in questa direzione e deve essere sottolineato il pericolo crescente di una situazione internazionale nella quale i pericoli di guerra globale che si evidenziano con l’apertura di più fronti al riguardo dei quali gli USA stanno assumendo un atteggiamento sempre più aggressivo sul piano militare. L’Italia ha l’obbligo di condannare questo atto di guerra non dichiarata come in tutti gli altri casi analoghi senza distinzioni di sorta e di indirizzare la propria politica estera verso atti conseguenti al dettato costituzionale imposto dall’art.11.
 

 

sabato 3 gennaio 2026

PAPI E PRESIDENTI
di Angelo Gaccione


 
Non avevo alcun motivo per seguire il messaggio di Mattarella alla nazione: sono stufo di sentire di morti sul lavoro e poi non vedere muovere un dito concretamente. Non mi ricordo un solo presidente che sia andato a fare una visita su un cantiere dove si muore, o presso qualche struttura lavorativa dove la gente è tenuta schiava e riceve un trattamento da negriero, né che abbia nominato cavaliere del lavoro uno di questi lavoratori: sono loro che con il loro sangue e la loro fatica tengono in piedi la nazione. Cavalieri del lavoro diventano coloro che il lavoro non sanno nemmeno che cos’è; lo diventano molti di quegli evasori che poi ci ritroviamo nelle cronache giudiziarie, ma che la fanno sempre franca. E tanto meno volevo sentire parole sul riarmo europeo, come se non fosse stata questa idea idiota e criminale del riarmo a precipitare l’Europa in due devastanti guerre mondiali; come se non fossero state proprie le alleanze militari a far degenerare in conflitti generali, contrasti locali. Ma due evidentemente non sono bastate, vanno in cerca della terza e definitiva: quella atomica-nucleare che ci cancellerà tutti. E come se non fosse opera di chi siede ai vertici del potere della nazione la politica di morte che viene perseguita in tempo di pace armandosi fino ai denti, spendendo miliardi per armamenti, facendo prosperare l’industria delle fabbriche di morte che lucra grassamente sulla distruzione e sui massacri. Come se non fosse loro la responsabilità di coinvolgere il nostro Paese in politiche ed alleanze pericolose, invece di ribadire neutralità e ripudio della guerra come prescrive la nostra Costituzione.



Perché la presidenza della Repubblica, dato che sostiene di avere a cuore la pace, non ha intrapreso nessuna iniziativa diplomatica ai massimi livelli sulla guerra russo-ucraina? Perché non ha accolto l’appello di migliaia di persone di mettere a disposizione Assisi, città mondiale della pace, per un negoziato serio e fattivo? Perché non ha lavorato in questo senso con le alte gerarchie vaticane? Da un presidente credente e praticante ce lo saremmo aspettato. Ce lo saremmo aspettato dal docente che ha insegnato Diritto parlamentare e ricevuto un discreto numero di lauree honoris causa da prestigiose università. Ce lo saremmo aspettato dall’ammiratore di Don Milani, La Pira e di altre prestigiose visionarie figure del cattolicesimo sociale.
Perché ha perso l’occasione di far diventare il nostro Paese un faro di diplomazia “disarmata e disarmante” e un punto di riferimento mondiale per la pace? Chi glielo ha impedito? Chi ha fatto pressione su dui lui?   
Ho preferito leggermi per intero il Messaggio di Leone XIV per la LIX Giornata Mondiale per la Pace e in cui ho trovato molto più consapevolezza e buon senso. Ne voglio riportare qui alcuni brani, sperando che Mattarella, in quanto cattolico e credente, li abbia a sua volta letti e soprattutto meditati.



“[…] Ebbene, nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza. Tuttavia, «chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace». Così Sant’Agostino raccomandava di non distruggere i ponti e di non insistere col registro del rimprovero, preferendo la via dell’ascolto e, per quanto possibile, dell’incontro con le ragioni altrui. Sessant’anni fa, il Concilio Vaticano II si concludeva nella consapevolezza di un urgente dialogo fra Chiesa e mondo contemporaneo. In particolare, la Costituzione Gaudium et spes portava l’attenzione sull’evoluzione della pratica bellica: «Il rischio caratteristico della guerra moderna consiste nel fatto che essa offre quasi l’occasione a coloro che posseggono le più moderne armi scientifiche di compiere tali delitti e, per una certa inesorabile concatenazione, può sospingere le volontà degli uomini alle più atroci decisioni. Affinché dunque non debba mai più accadere questo in futuro, i vescovi di tutto il mondo, ora riuniti, scongiurano tutti, in modo particolare i governanti e i supremi comandanti militari, a voler continuamente considerare, davanti a Dio e davanti all’umanità intera, l’enorme peso della loro responsabilità». 


Nel ribadire l’appello dei Padri conciliari e stimando la via del dialogo come la più efficace ad ogni livello, constatiamo come l’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali abbiano radicalizzato la tragicità dei conflitti armati. Si va persino delineando un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione; ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico. L’Enciclica Fratelli tutti 
presenta San Francesco d’Assisi come esempio di un tale risveglio: «In quel mondo pieno di torri di guardia e di mura difensive, le città vivevano guerre sanguinose tra famiglie potenti, mentre crescevano le zone miserabili delle periferie escluse. Là Francesco ricevette dentro di sé la vera pace, si liberò da ogni desiderio di dominio sugli altri, si fece uno degli ultimi e cercò di vivere in armonia con tutti». È una storia che vuole continuare in noi, e che richiede di unire gli sforzi per contribuire a vicenda a una pace disarmante, una pace che nasce dall’apertura e dall’umiltà evangelica”.

 

MESSAGGIO ALLA NAZIONE



Oggi una cara persona ha diffuso questo scritto per fare gli auguri di buon 2026. Lo copio perché è un dono prezioso, una riflessione importante. Consigli e visioni potenti, ma semplici, direi naturali, umane, piene di un umanesimo che deve risorgere in tutti noi. Sembra sia stato scritto a più mani, il che lo rende ancora più importante e prezioso, secondo me”. S. Genini


*
“Lo considero un testo collettivo perché concetti simili sono stati espressi da molti teorici e anche da noi su ‘Odissea’ da almeno vent’anni. Si trovano in Martin Luther King, Mandela, Tutu, Tolstoj, Gandhi, Cassola…”. A. Gaccione


*
“Vero, infatti per me è importante questo: un contenuto importante al di là di chi lo ha scritto e se è collettivo meglio”. Sergio Genini


 

Dalla parte dellumano


Non abbiate fretta.
Non credete
che solo correndo
si possa arrivare.
 
In questo tempo
che ci spinge al rumore,
alla velocità,
alla conquista,
io vi invito a sostare.
 
A coltivare il dubbio,
a praticare l’ascolto,
a custodire il fragile.
 
È tempo di essere piccoli,
non per rinunciare,
ma per scegliere.
Piccoli per non dominare,
ma per appartenere.
 
Non cercate la forza che impone,
ma quella che sostiene.
 
La dolcezza non è resa,
ma resistenza.
 
La lentezza non è pigrizia,
ma profondità.
E la profondità,
oggi più che mai,
è rivoluzionaria.
 
Cercate l’indefinito,
là dove le cose non
sono subito chiare, nette,
pronte a essere consumate.
È lì che abita la possibilità
di un mondo condiviso,
dove nessuno ha l’ultima parola
e tutti possono dire qualcosa.
 
Vi chiedo questo:
abbiate il coraggio dell’autolimitazione,
della sobrietà, della gratuità.
Non come sacrificio,
ma come atto di liberazione.
Come un fiore che sboccia
senza chiedere nulla in cambio.
 
E scegliete,
sempre,
la pace.
 
Non come assenza di lotta,
ma come tessitura quotidiana di legami.
Non come tregua,
ma come scelta di vita.
La nonviolenza
non è debolezza,
è la più alta forma di forza.
 
È dire no senza distruggere.
È resistere senza odiare.
È costruire ponti
dove altri alzano muri.
Rifiutate il riarmo,
le spese folli in armi,
le retoriche del nemico.
Non lasciate che la paura
vi spinga ad armare il futuro.
 
Nessuna vera sicurezza
nasce dall’intimidazione.
 
Nessun domani
si costruisce con le bombe.
 
E se vi chiedono
da che parte state,
non abbiate paura di dire:
dalla parte della vita
che cresce lenta,
fragile,
profonda.
Dalla parte dell’umano.
Dalla parte della pace. 
 
Non abbiate paura della lentezza,
né della solitudine che a volte accompagna
chi cerca sentieri nuovi.
Non tutto si concluderà oggi,
né domani.
 
Ma ogni gesto,
ogni parola nonviolenta,
ogni scelta sobria e giusta,
è un seme.
 
E i semi,
anche se non li vediamo
subito germogliare,
fanno il loro lavoro.
 
Abbiate cura.
Degli altri,
della terra,
del tempo.
Abbiate cura
di ciò che cresce piano.
 
E camminate.
Non da soli,
ma insieme.
Più lentamente,
più profondamente,
più dolcemente”.

 

PRODUZIONE INDUSTRIALE
di Franco Astengo



La crisi industriale e le balle del Governo - Parte ultima

Carta, credito, informatica, occhialeria, servizi, tessile.
È stato firmato il 29 novembre l’accordo sul ricambio generazionale tra sindacati e Banco Bpm. L’intesa prevede (nell’ambito del piano industriale 2023/2026) fino a 120 uscite volontarie di lavoratori che abbiano maturato l’accesso alla prestazione pensionistica (“anticipata” o di “vecchiaia”) entro il 1° gennaio 2027. Nel contempo, l’accordo stabilisce 90 nuove assunzioni nel 2026, garantendo un tasso di sostituzione del 75 per cento. Fisac Cgil: “Siamo riusciti a coniugare per la prima volta la gestione di pensionamenti incentivati volontari con un piano di ingressi proporzionato e tempestivo”. Un ulteriore anno di cassa integrazione straordinaria per i lavoratori della Giano di Fabriano (Ancona), azienda produttrice di carta per ufficio del gruppo Fedrigoni. La vertenza era iniziata nell’ottobre 2024 con l’annuncio della chiusura dell’impianto e conseguenti 173 licenziamenti. L’accordo, raggiunto l’11 dicembre, prevede anche un pacchetto formativo per complessive 416 ore. Riguardo gli esuberi, questi si sono ridotti a 31. L’azienda ha confermato investimenti per tre milioni di euro, concentrati sui settori della per banconote e di sicurezza e sul comparto del disegno artistico. Siglato a metà dicembre un accordo che prevede esodi, come atteso in conseguenza della fusione fra Bper e Banca Popolare di Sondrio, tramite il pensionamento incentivato o l’accesso al fondo esodi di 800 dipendenti che matureranno la pensione entro il 1° gennaio 2032. La cessazione del rapporto di lavoro è stabilita tra il 30 settembre e il 31 dicembre 2026. A fronte delle uscite sono previsti 666 nuovi ingressi (pari all’83,2 per cento delle uscite), tra assunzioni e stabilizzazioni di chi lavora (o ha lavorato) in somministrazione o a tempo determinato. Siglato il 27 ottobre l’accordo per il futuro dello stabilimento Innovatek di Longarone (Belluno), ex ramo d’azienda Safilo (rilevato a fine 2023) che attualmente impiega 75 lavoratori su 152. L’intesa prevede la proroga di un anno della cassa integrazione straordinaria, l’adozione di un’indennità aggiuntiva per i lavoratori sospesi (sulle ore eccedenti il 20 per cento del totale mensile), incentivi all’esodo per 35 lavoratori (che si aggiungono ai 17 pensionandi che hanno sottoscritto un precedente accordo) che lasceranno volontariamente l’azienda entro il 31 dicembre prossimo e percorsi di ricollocamento e formazione per chi sceglierà l’uscita volontaria. Revoca dei licenziamenti annunciati a metà ottobre e attivazione degli ammortizzatori sociali in deroga fino al 1° febbraio 2026 per i 12 lavoratori della Manifattura del Casentino, storica azienda di Bibbiena (Arezzo) produttrice del celebre “panno del Casentino”, tessuto simbolo della tradizione artigianale toscana. Questo l’esito del confronto che si è svolto il 14 novembre presso la Regione Toscana per valutare gli sviluppi della situazione a seguito della recente messa in liquidazione della società. Ora si apre una fase di interlocuzioni per verificare la concreta possibilità di interventi da parte di nuovi investitori. Dopo l’annuncio di cessare l’attività il 31 dicembre prossimo, l’azienda di informatica Softlab Tech ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per i 146 dipendenti rimasti tra le sedi di Caserta, Maddaloni (Caserta) e Roma, attualmente in cassa integrazione a zero ore. La maggior parte dei lavoratori interessati (127 addetti) sono i superstiti dei circa 250 ex dipendenti della multinazionale Jabil di Marcianise (Caserta) che qualche anno fa accettarono di transitare in Softlab Tech. Al ministero delle Imprese attualmente sono in corso colloqui per favorire la ricollocazione dei lavoratori in altre realtà produttive del territorio. Siglato il 2 dicembre l’accordo sulla gestione dei 70 esuberi (su 148 addetti complessivi) alla Swinger International di Bussolengo (Verona), azienda produttrice di jeans per grandi firme. L’intesa non è stata firmata dalla Filctem Ggil. Il 10 novembre la società aveva avviato la cassa integrazione straordinaria per otto mesi, il 25 novembre ha comunicato il licenziamento collettivo. Filctem: “Azienda e Confindustria non hanno recepito le nostre richieste che prevedevano l’inserimento di una clausola di salvaguardia rispetto alla decorrenza dei termini dei licenziamenti. L’incentivazione all’esodo, inoltre, è del tutto inadeguata”. 

 

 

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