UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 9 giugno 2026

SOLIDARIETÀ CON LA PALESTINA!


 
Intervento del Presidente di Anpi Crescenzago Giuseppe Natale Sabato 5 giugno 2026 alla manifestazione di piazza Duca d’Aosta (Stazione Centrale FS) a Milano.
 
L’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza e statunitense contro l’Iran ha rappresentato l’ennesimo sanguinoso e criminale capitolo della politica di massacro e pulizia etnica perpetrata dallo stato sionista contro il popolo palestinese. Per chi conosce la storia sa che nella zona i primi ad usare il terrorismo furono proprio gli israeliani quando combattevano per l’indipendenza dal mandato britannico e con i massacri di civili inermi operati a partire dal 1948 come nel villaggio palestinese di Deir Yassin (l’equivalente di Marzabotto), quando Hamas e i suoi razzi neppure esistevano e non rappresentavano alcun pretesto. Ricordando che il più grave crimine di guerra è il silenzio complice di chi sta alla finestra solo a pontificare ed a guardare, magari voltando poi la testa dalla parte opposta, questo video è dedicato alla memoria dei pacifisti Rachel Corrie, Tom Hurndall e Vittorio Arrigoni assassinati dai nemici della Pace.
https://www.youtube.com/watch?v=zh9YVdpI2dM
 

 

 

 

 

LA SCOMPARSA DELLO STUDIOSO PASQUALE GALLO
di Zaccaria Gallo
 

Pasquale Gallo

Con la scomparsa del Prof. Pasquale Gallo perdiamo, non solo un autorevole docente di lingua e letteratura tedesca, ma anche uno studioso appassionato, un intellettuale curioso e un uomo che ha dedicato la sua vita alla ricerca, alla cultura e alla memoria. Il suo percorso accademico è stato segnato, fin dagli anni della formazione, da un profondo interesse della lingua e della civiltà tedesca. La borsa di studio presso il Goethe Institut di Monaco di Baviera contribuì, nella sua vita a rafforzare quel legame culturale e scientifico che lo avrebbe accompagnato, per sempre, dopo gli studi universitari, la laurea e l’incarico di docenza presso l’Università di Bari. Questo gli permise di distinguersi negli studi e nelle pubblicazioni dedicate alla letteratura contemporanea tedesca, approfondendo l’opera di importanti scrittori, come il drammaturgo e poeta tedesco, saggista e direttore di teatro Heiner Muller, i cui “pezzi enigmatici e frammentari” sono un contributo significativo al teatro postmoderno. Pasquale Gallo ha avuto così.  uno sguardo sempre attento alla complessità della storia della cultura e della condizione umana. Il suo lavoro di ricerca non si è limitato all’ambito giornalistico ma ha assunto l’aspetto più vasto dell’approfondimento saggistico. Infatti, proprio la profondità dei suoi studi, gli hanno offerto la possibilità di perseguire la costante ricerca degli elementi di interculturalità che potevano legare la letteratura e la storia tedesca e austriaca (quanto amava parlare di Vienna) con la storia della nostra regione e della nostra cultura. Con passione civile e rigore documentario, ha dedicato anni di studio ad una pagina poco conosciuta della storia pugliese italiana: la presenza ad Alberobello e altre località della nostra regione di campi di raccolta e di prigionia per gli ebrei detenuti dal regime fascista e sopravvissuti nella Shoah. E non solo. Ha successivamente allargato lo sguardo alla Puglia e agli anni straordinari della Bari liberata dagli alleati. Attraverso libri, saggi e interventi, anche personali, in Convegni e nelle Scuole, ha contribuito a riportare alla luce vicende che rischiavano di essere dimenticate, restituendo voce a uomini e donne, la cui storia meritava di essere ricordata. Così, negli ultimi anni, su questo solco, è nata in lui anche una necessità narrativa, proprio attraverso la creazione di storie condensate in romanzi. Con questo impegno, ha pubblicato il romanzo Babelbar, nel quale ha offerto ai lettori una riflessione intensa sulla memoria degli esseri umani semplici che furono coinvolti nella storia tragica dell’ultimo conflitto mondiale e sull’incontro tra culture e il destino di chi ha attraversato le grandi fratture della storia. Chi ha avuto il privilegio di conoscerlo, conserva ilricordo di una persona colta e generosa, capace di unire il rigore dello studioso alla sensibilità dell’uomo e alla sua eccezionale dote dell’umiltà. La sua eredità vive nei libri, che ha scritto, negli studenti che ha formato, nelle ricerche che ha lasciato e nell’affetto di quanti gli hanno voluto bene. E vive nei suoi cari, la moglie Maria Teresa e nel figlio Leonardo e in tutti noi che oggi lo salutiamo con profonda tristezza, ma anche con gratitudine, perché la cultura che ha trasmesso, la memoria che ha custodito e l’esempio, che ci ha donato continueranno a parlare attraverso le sue opere. Grazie Pasquale.

 


Pasquale Gallo (1952 - 2026) è stato professore associato di Letteratura tedesca presso il Dipartimento LELIA dell'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Ha svolto ricerche e in seguito collaborato con varie Università tedesche tra le quali: Colonia, Monaco, Tubingen, Augsburg, Berlino, Potsdam e l’ITEM di Parigi (Istituto di ricerca sui testi manoscritti). Nel 1980 ha vinto una borsa di studio presso il Goethe Institute di Monaco inerente la didattica del tedesco per stranieri. Nel maggio 84 ha partecipato al Seminario di studi sugli aspetti dell’Illuminismo europeo presso la Herzog August Bibliotek di Wolfwnbuttelnsu invito dall’Istituto italiano di studi filosofici di Napoli L’interesse scientifico si è rivolto da principio alla letteratura della ex-RDT con la monografia: Il teatro dialettico di Heiner Muller (1987) e vari saggi su altri autori della ex Germania Est.



Successivamente si è dedicato allo studio della letteratura tedesca del 1700 con la pubblicazione dei volumi: L’orso danzante. Una immagine circense in P. Fleming, G. E. Lessing e H Heine (1992) e alla cura dei saggi dedicati alla favola tedesca dell’Illuminismo: Fabula Docet (2002). Ha poi rivolto l’attenzione alla Letteratura Tedesca dell’Interculturalità, curando dapprima la pubblicazione del volume: Die Fremde. Forme di interculturalità nella Letteratura tedesca contemporanea (1998) e Arcipelaghi Multiculturali. Appunti per una didattica della Letteratura tedesca dell'interculturarità (2009) pubblicando in seguito vari contributi su autori stranieri che hanno scelto il tedesco come lingua letteraria. Nel periodo 2000-2005 ha preso parte al progetto di ricerca nazionale: Edizioni critiche di testi tedeschi con supporto informatico. Ha collaborato alla realizzazione di convegni nazionali, internazionali e giornate di studio quali: La settimana de/la poesia Tedesca (Bari 2005; 2007; 2010) La comunicazione intercultura/e (Bari 2008, Macerata 2009, Bari 2010, Bari 2014, Bari 2017). Nel biennio 2002-2004 è stato componente del direttivo dell’A.I.G. (Associazione Italiana di Germanistica). In anni successivi si è dedicato attraverso conferenze alla ricostruzione di momenti della Shoah in Puglia, con particolare riguardo al passaggio di intellettuali e scrittori ebrei, pubblicando di recente i volumi: Profughi austriaci nella Bari del 1944. Franz Theodor Csokor, Alexander Sacher-Masoch, Hermann Hakel tra poesia e propaganda. Bari Edizioni dal Sud (2017) e Profughe e combattenti ebree nella Bari del 1944. Bari Edizioni dal Sud 2020 e infine il romanzo Babelbar (Edizioni dal sud 2023). 

ALLA BIBLIOTECA “LA CALDERA” DI MILANO



lunedì 8 giugno 2026

CONFLITTO RUSSIA UCRAINA ED EUROPA
 



Il capo dell’agenzia di stampa tedesca DPA (Germania), Martin Romanczyk ha intervistato il presidente russo, dalla traduzione inviataci da Franco Continolo abbiamo estrapolato domanda e risposta che riguardano l’Europa.   
 
Martin Romanczyk: Signor Presidente, due anni fa, quando le fu chiesto se la Russia stesse pianificando un attacco alla NATO, lei rispose che tali affermazioni erano prive di fondamento. Almeno, così furono riportate le sue dichiarazioni. Eppure oggi, in un contesto in cui gli Stati Uniti non intendono schierare missili a medio raggio in Germania e in cui emergono nuovi dettagli sul ridispiegamento delle truppe americane dall’Europa all’Asia, si continua a ipotizzare che la Russia possa attaccare il territorio della NATO in un futuro prossimo. Come valuta queste affermazioni?
 
Vladimir Putin: Sa, chiunque prenda seriamente in considerazione tali affermazioni dovrebbe porsi una semplice domanda: a che scopo? Perché la Russia ne avrebbe bisogno? È chiaro: il conflitto in Ucraina. Al centro del conflitto ci sono il colpo di stato e la successiva repressione di tutto ciò che è associato alla Russia, nonché di una parte significativa della popolazione del paese che si è rifiutata di accettare l’esito di quel colpo di stato. L’Ucraina è, dopotutto, un paese in gran parte russofono. Persino i cosiddetti nazionalisti parlano russo in casa. Ma non è questo il punto. Il punto è che al colpo di stato è seguita una serie di sviluppi all’interno della stessa Ucraina. Alla fine – e non entrerò nei dettagli di come si sono svolti i fatti, compresi gli accordi di Minsk e tutto ciò che ne è seguito – ci siamo trovati in una situazione in cui era necessario sostenere le persone che vivevano nei territori che non riconoscevano l’esito del colpo di stato. Allo stesso tempo, erano in corso sforzi per far entrare l’Ucraina nella NATO. Pensateci bene. Siamo stati semplicemente ingannati – apertamente ingannati. Lo sapete benissimo. Dal 1991 ci è stato ripetutamente detto che la NATO non si sarebbe spostata di un centimetro verso est. Lo affermò all’epoca il Segretario Generale della NATO, un cittadino della Repubblica Federale di Germania – devo ammettere che al momento non ricordo il suo cognome. Questa era la garanzia che ci era stata data. Ma cosa c’entra l’Europa in tutto questo? Perché la Russia dovrebbe attaccare l’Europa o entrare in guerra con la NATO? Quale sarebbe lo scopo? Come ho già detto, queste affermazioni non sono semplici sciocchezze. A mio avviso, si tratta di una provocazione deliberata, concepita per creare l’impressione di una minaccia inesistente. L’obiettivo è persuadere le popolazioni ad aumentare le spese per la difesa e, come primo passo, a finanziare il regime che ha preso il potere a Kiev. Questa, credo, sia la vera spiegazione. Non si tratta di semplici sciocchezze; è una provocazione. Ciò che mi sorprende, tuttavia, è che alcune persone nei paesi europei sembrino crederci. Lo trovo sconcertante. L’intera idea è semplicemente assurda. Sarebbe divertente se non fosse così triste. (…) Pertanto, per quanto riguarda l’idea che la Russia attacchi l’Europa, si tratta ovviamente di un’assurdità, ma non solo. È anche una provocazione e una disinformazione volta a ingannare la propria popolazione per assicurarsi i finanziamenti per la lotta contro la Russia e per la militarizzazione delle proprie economie.

 

UNIVERSITÀ DI TRIESTE
Trieste porto franco internazionale.



Un’opera per comprendere il ruolo attuale di Trieste nello scacchiere geopolitico e la sua unicità storica, culturale e giuridica. In un quadro storico su città, territorio, trattati di pace ed evoluzione del porto, questo testo a più contributi mette a fuoco nodi geopolitici e di criticità strutturali, lasciando spazio anche a testimonianze di impegno militante e memoria. Un lavoro intellettuale che si contrappone, per analisi e realismo, ai numerosi summit -organizzati senza alcun coinvolgimento della cittadinanza - che propagandano possibilità di arricchimento economico (IMEC - Via del Cotone), ma smascherano sia il pesante costo sociale che le prospettive di ulteriore riduzione di autonomia del porto, con il rischio che diventi un hub militare a tutti gli effetti.

9 giugno alle ore 18 presso l’Università di Trieste, sede centrale, Piazzale Europa 1, aula A, lato destro.

 


 

CSOA COX CONCHETTA
 


Archivio Primo Moroni - Calusca City Lights  

CSOA Cox 18 Centro di documentazione contro la guerra 

via Conchetta 18 - Milano 

(M2 Romolo, bus 90/91 e 47, tram 3)
  
MERCOLEDÌ 10 GIUGNO 2026 - ore 18.30

                                                       
Invitano a un incontro per ricordare
 
VISCONTE GRISI
2 aprile 1944 - 29 maggio 2026
 
dalle ore 20 buffet in compagnia

PALAZZO MARINO IN MUSICA



Controcanto

XV Edizione / Stagione 2026

Domenica 14 giugno 2026, ore 11.00
Racconti nel mezzo

Sala Alessi – Palazzo Marino
Piazza della Scala 2, Milano.

La XV edizione di Palazzo Marino in Musica, in programma da maggio a novembre 2026, è dedicata al tema Controcanto: un invito ad ascoltare la musica non come linea singola, ma come relazione tra più voci.
Il controcanto è il luogo in cui il monologo diventa dialogo, dove due linee generano un senso nuovo, più ricco della somma delle parti.

Il secondo appuntamento in programma, dal titolo Racconti nel mezzo, vede tre voci dal timbro scuro - mezzosoprano, viola e pianoforte - che diventano protagoniste di un concerto dedicato all’arte del dialogo musicale. Dai colori simbolisti di Loeffler alle atmosfere intime di Bridge, ogni brano esplora la forza del controcanto come spazio di relazione e risonanza emotiva.

Il cuore del programma è la straordinaria Viola Sonata di Rebecca Clarke, capolavoro del Novecento e testimonianza della determinazione di una compositrice che sfidò pregiudizi e silenzi. Accanto alla sonata, due brani rivelano la delicatezza e la profondità della sua scrittura. Brahms chiude un percorso in cui voce, viola e pianoforte si intrecciano in un equilibrio perfetto.

Dietro queste musiche si intravede la storia di molte compositrici che, da Fanny Mendelssohn a Clara Schumann, da Lili Boulanger alla stessa Clarke, hanno arricchito la storia della musica pur rimanendo spesso ai margini del riconoscimento. Come il controcanto, essenziale ma non sempre in primo piano, le loro voci hanno aggiunto profondità e bellezza al repertorio. Il concerto è anche un omaggio a loro.

Sul palco il trio Julia Samsonova‑Khayet, Sabina Bakholdina e Irina Kravchenko, musiciste di grande sensibilità ed eleganza che esplorano il repertorio cameristico cercando un equilibrio perfetto tra voce e strumenti.

I biglietti d’ingresso sono gratuiti con prenotazione: a partire dalle ore 9.30 del giovedì precedente ogni concerto è possibile prenotarli online sul sito www.palazzomarinoinmusica.it oppure ritirare quelli cartacei disponibili presso la biglietteria delle Gallerie d’Italia – Milano.

La rassegna Palazzo Marino in Musica è realizzata in collaborazione con il Comune di Milano ed è organizzata da EquiVoci Musicali.

Le Istituzioni coinvolte nel 2026 come partner sono Comune di Milano, MM Spa, la Centrale dell’Acqua di Milano, Aquaflor, Gallerie d’Italia - Milano, museo di Intesa Sanpaolo e il Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

La rassegna è sostenuta da Intesa Sanpaolo.
Sponsor tecnico Fazioli e Serazio pianoforti.

Direzione Artistica: Davide Santi e Rachel O’Brien
Organizzazione: EquiVoci Musicali
Social Media Manager: Gledis Gjuzi
Ufficio Stampa: Andrea Zaniboni

Tel. 349 8523022 | ufficiostampa@palazzomarinoinmusica.it

www.palazzomarinoinmusica.it

Facebook, Instagram, YouTube: Palazzo Marino in Musica

MILANON NON È VERDE, È GRIGIA
10 giugno in Piazza della Scala ore 17 - 19




BIBLIOTECA CRESCENZAGO
Il 10 giugno 2026 alle ore 18


Cliccare sulla locandina per ingrandire


domenica 7 giugno 2026

LA CASA NASCONDE MA NON RUBA
di Angelo Gaccione  


 
Si dice che la casa nasconde, ma non ruba. Sarà pure così, ma sta di fatto che al momento, pur con tutti gli sforzi e con il rovistare fra una marea di cartelle, scatoloni sommersi da fogli di giornali, riviste, fotografie, lettere, libri e quant’altro, compreso librerie, scansie, cassetti, armadietti e anfratti vari, in quella che è la mia incasinata e straripante “Carboneria”, non ho trovato traccia di quanto cercavo: un disegno che mi aveva regalato Guido Crepax, il disegnatore creatore di Valentina. Ho trovato, invece, il film in VHS che dal celebre fumetto di Crepax era stato realizzato nel 1989 interpretato dalla splendida e conturbante Demetra Hampton. Me lo aveva regalato Guido assieme al disegno di cui ora non ricordo nemmeno il soggetto. Ovviamente mi sono imbattuto in una spaventosa mole di materiale e non ho potuto fare a meno di constatare quanto se ne accumula nel corso di una vita. Un materiale fondamentalmente cartaceo legato al mio mestiere ed ai miei rapporti. Ho fatto così delle continue sorprendenti scoperte ritrovando lettere manoscritte e dattiloscritte di personaggi della cultura non solo italiana: del linguista americano Noam Chomsky come dello scrittore Vasco Pratolini, come di uno dei fondatori del PCI Alfonso Leonetti. Ma ci sono anche lettere che portano firme illeggibili, che fanno riferimento a materiali da pubblicare, a luoghi che ci hanno visti protagonisti, ad eventi di un tempo lontanissimo e che ci hanno segnati. Tantissime le foto (scrittori, poeti, attori… e persino quelle dello chansonnier francese Léo Ferré), fra cui una rarissima del critico cinematografico Morando Morandini assieme al regista e partigiano Granfranco De Bosio con la scritta per A. Gaccione, e non ho potuto fare a meno di commuovermi. Due cari amici, due collaboratori di “Odissea”.



Tanti anche gli scritti che avevo conservato come per lasciare presenti nella mia vita le tante vite che ho incrociato. Quello del grande critico Giancarlo Vigorelli mi era arrivato via fax spedito dal Centro Studi Manzoniani e porta la data dell’11 dicembre del 1997. Ha per titolo “Il rapporto lombardo tra Chiara e Sereni” e ha una bella firma a pennarello nero finale. Fortunatamente si è salvato, mentre tanti scritti accompagnati da lettere non hanno retto al tempo. La carta termica dei fax si è evaporata, e non si conserva che qualche rara consonante o vocale visibile in controluce. Un’ombra sbiadita o poco più. Ora mi trovo davanti ad un tragico bivio: ho accumulato troppo materiale per le possibilità del mio spazio a disposizione. Libri non posso accoglierne più perché non c’è un buco disponibile e sarò costretto a disfarmi di moltissime di queste creature. Gli articoli, e quanto sono andato pubblicando in una lunga vita di scrittura, debordano; devo ritagliarli e sacrificare giornali e riviste che li contengono. Mi ero già disfatto di riviste, cataloghi d’arte, collezioni di giornali, programmi di sala di spettacoli teatrali, schede di concerti di musica sacra, antica, sinfonica, ecc. Di guide di luoghi del mondo fra i più diversi, di depliant ricchi di immagini di chiese, di palazzi storici, di castelli. Ho dovuto scegliere fra la loro presenza e quella fisica mia e di mia moglie. Avrebbero potuto trovar posto in luoghi e spazi che ne sono privi, ma è sempre difficile trovare rispondenze positive in tal senso. Una ricca collezione di volantini, giornali e manifesti politici dalla fine degli anni Settanta del Novecento in poi (c’erano volantini di Comunione e Liberazione e ce n’era persino qualcuno dei gruppi armati di sinistra) era finita male. L’avevo donata ad una associazione milanese, ma andò distrutta durante il restauro del tetto del salone che l’avrebbe dovuta custodire.



Una vita intera per accumulare e un pezzo di vita per disfarsene. Altra vita sarà necessaria, e soprattutto tanta pazienza, a chi deciderà di prendersi cura di ciò che riuscirò a salvare. Ammesso che se ne abbia voglia, e soprattutto interesse. E il disegno di Guido Crepax? Continuerò la ricerca: da qualche parte si deve essere cacciato, magari ben mimetizzato in qualche anfratto e prima o poi lo scoverò. Tra l’altro mi sono intestardito di cercare anche il dattiloscritto di Lettere ad Azzurra che avevo battuto con la mia 32 lettere Olivetti; l’avevo comprata negli anni universitari questa preziosa macchina per scrivere portatile, ed era costata quanto il mio stipendio di allora. Se salterà fuori ne farò dono al Museo della Lettera d’Amore di Torrevecchia Teatina, comune di Chieti in Abruzzo, l’ho promesso al suo direttore, il poeta e critico Massimo Pamio, che tanto si è dato da fare per costruire questo originale e prezioso Museo. Appena mi capiterà di andarlo a visitare ne scriverò una nota perché lo merita. Sarebbe magnifico se il disegno di Crepax e il dattiloscritto di Lettere ad Azzura, mi comparissero davanti in tempi ragionevoli. Tuttavia, non devo disperare se voglio raggiungere il mio scopo: se la casa non ruba…




Tra le cose più curiose in assoluto, le capaci buste che l’amico filosofo Fulvio Papi mi inviava da Stresa dove andava a passare le vacanze in estate. Contenevano lunghi articoli da pubblicare nella sua rubrica “Agorà” su “Odissea”, allora in edizione cartacea. Li spediva per posta i suoi scritti e quando arrivavano, sempre con un ritardo scandalosamente esagerato, avevano perso gran parte della loro attualità. Qualcuno, per fortuna, lo si poteva comunque utilizzare dopo la fine delle vacanze e con la ripresa delle pubblicazioni. Erano, come sempre, vergati rigorosamente a mano; Papi non ha mai usato macchine per scrivere o computer: scriveva a mano o dettava. Io ero diventato un discreto interprete della sua grafia minuta e difficilissima e ribattevo al computer, ma spesso dovevo arrendermi. Quando gli telefonavo per leggergli il passo e provare a decifrare la parola misteriosa, riusciva a illuminarmi al primo colpo; se non accadeva mi dava mano libera per trovare la soluzione più idonea. Si fidava ciecamente di me, ma capitava anche di trovarci davanti ad ostacoli insormontabili. Allora mi fiondavo a casa sua in piazza Donegani al n. 6 con il manoscritto originale per sottoporglielo in visione, e pazientemente Papi ricostruiva quanto era diventato oscuro anche a lui per via di quella grafia così ostica. Oppure riscriveva a lato del foglio e se lo spazio non era sufficiente, inseriva una serie di frecce che ti guidavano dietro l’ultima facciata disponibile, o trovavano posto su altri fogli aggiunti al momento. 



Alla fine il dattiloscritto era composto di una bizzarra numerazione che dovevi seguire come una mappa orientativa. A lui dispiaceva che io facessi tutta questa fatica: “Mi dispiace che tu ci debba lavorare. Ma è un’antica sapienza che chi non lavora fa lavorare qualche altra persona…”, mi scrive su un foglietto che accompagna un suo lavoro. Ma io ho continuato a farlo volentieri fino all’ultimo giorno della sua vita, e me ne era grato perché la nostra era un’amicizia vera. Contenevano i suoi articoli quelle buste, ed immancabilmente un minuscolo fogliettino quadrato fermato con una graffetta, con una grafia ancora più minuta. Quante volte ho dovuto ricorrere alla lente di ingrandimento per venirne a capo! Foglietti di pochi righi, non una lettera di accompagnamento vera e propria, e tutti privi di data. Vendendoli riuniti mi hanno commosso e nello stesso tempo suscitato un sorriso. Almeno di uno vale la pena riportare le poche frasi che contiene, eccole: “Caro A. eccoti una riflessione. La salute è tormentata. Potessi, mi rimetterei a Dio. Le cose più care. F”. Quella F naturalmente sta per Fulvio. Non doveva essere un buon momento per la sua salute, quello; e nemmeno per l’umore.

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