UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

giovedì 1 gennaio 2026

LA GRANDE BONACCIA DELLE ANTILLE
di Franco Astengo


 
Questo 2025 di ferro e di fuoco (non ci inoltriamo in dettagli) sembra non aver sortito alcun effetto sulle dinamiche in corso nel sistema politico italiano.
Scrive l’IPSOS in conclusione di una articolata analisi pubblicata ieri dal Corriere della Sera: “Si consolidano dunque le buone performance dell’esecutivo e della premier (valutazione espressa pur dopo aver analizzato il tema dei dissidi interni alla coalizione di governo). Per di più quest’anno - e ancor di più dello scorso anno - sembra difficile la costruzione di una alternativa praticabile resa complessa dalle resistenze negli elettorati”.
Insomma: le grandi difficoltà della situazione internazionale, i temi di carattere economico e sociale, la crescita delle disuguaglianze e - di converso - le grandi mobilitazioni dell’autunno sia sul tema della pace sia sulle questioni sociali promosse dai sindacati (CGIL e organizzazioni di base) non hanno smosso quasi nulla, anzi si è prodotto un arretramento: anche i risultati delle “distillate” elezioni regionali hanno fatto venire in mente Italo Calvino e la sua “Grande Bonaccia delle Antille”.
Ciò nonostante l’opposizione e in particolare il PD non paiono aver aperto significativi canali di riflessione: anzi si insiste sullo schema dell’ostinazione unitaria sviluppata in chiave personalistica, apprestandosi a deleterie “primarie di coalizione” verso le quali si stanno formando “correntoni” utilizzati per segnare il posto nella fila delle candidature prossime a venire.
Poco risalto viene fornito al fatto che in mezzo a tutto questo (oltre ai già ricordati eventi internazionali) si colloca una pietra d’inciampo non da poco rappresentato dal referendum sulla magistratura che si sta esitando a trasformare (come sarebbe giusto) in un voto sulla democrazia costituzionale.
Soprattutto è assente una riflessione sulla carenza strutturale nell’offerta politica che sta alla base di quel fenomeno che ormai ha passato il livello di guardia dell’astensionismo elettorale: segnale evidente della disaffezione (non tanto e non solo verso le urne) e dell’esistenza di un vero e proprio “collo di bottiglia” tra la condizione economica e sociale di buona parte della popolazione e quello che un tempo si definiva “sbocco politico”.
Abbiamo accennato al deficit strutturale nell’offerta politica: un deficit riscontrabile soprattutto sul piano della progettualità (anche la stessa ricerca dell’IPSOS già citata fornisce un’idea di vacuità nella promozione delle scelte politiche affidate ormai, come del resto sta avvenendo da molto tempo, per la gran parte all’immaginario costruito tra TV e social): punti fondamentali di quello che dovrebbero rappresentare le emergenze di un programma della sinistra appaiono assolutamente dimenticati come la costruzione europea, il rifiuto al ritorno alla logica dei blocchi, la programmazione economica da parte del “pubblico”, la redistribuzione del reddito, il lavoro giovanile, lo stato sociale dalla sanità agli anziani.
Soltanto così si potranno affrontare le già citate “resistenze negli elettorati” e prospettare davvero una adeguata costruzione coalizionale. Si tratta soltanto di esempi buttati giù a caso, perché la questione vera (anche nel rapporto tra le diverse forze politiche che tra ambiguità e oscillazioni varie compongono l’opposizione) è rappresentata dall’assenza di una espressione di egemonia prima di tutto culturale. In realtà l’impressione è quella di una resa, di un cedimento alla “leggerezza dell’immaginario” dietro alla quale si cela la personalizzazione e l’ulteriore arretramento nella funzione storica dei soggetti politici. È il caso di ricordare, infine, molto banalmente la scadenza referendaria che si svolgerà nei primi mesi del 2026 e - ancora - l’assoluta deteriorità di primarie di coalizione nella denigrata ipotesi di una modifica della legge elettorale che imponga di nuovo l’indicazione del capo/a della coalizione (norma fra l’altro di dubbia costituzionalità).

ANNO NUOVO
di Giuseppe Natale - presidente Anpi Crescenzago


Disegno di A. Casiraghi
per Odissea
 
 
Nasca nuovo anno
come da bruco esausto
gaia farfalla.
 
Nasce anno nuovo:
sia albero di vita
con buoni frutti.
 
Appena spunta
l’alba dell’anno nuovo
diamo ali e forze
ai nostri cuori e menti
per il volo sicuro.
 
Fermare il genocidio del popolo palestinese. Affermare diritti uguali per tutti i popoli. Ripudiare la guerra. Disertare la guerra. Abrogare la guerra. Preparare la pace per fare la pace.

 

 

UN NATALE DI GUERRA
di Laura Margherita Volante 


 
Ogni anno da millenni
nasce
sulla via della cometa la 
speranza.
Oro incenso e mirra per 
il re dei re della Pace.
Ma oggi ricompare 
L’orrore già compiuto 
e il bambinello è già 
morto...
ancora prima di nascere
sulla strada di Gaza.
Ogni madre oggi è Maria
che si nasconde dietro 
il salice piangente.
Sono lacrime sciolte 
nella cenere e...
le bombe cadono dal
cielo oscuro
e i corpicini muoiono
senza un grido.
Ogni madre riversa 
cade 
su quel filo di vita 
spezzato.
Un Natale di guerra...
spenta ogni luce e la
capanna è vuota.
Tutto intorno risuona
di gelo.
Il silenzio si solleva sulla
nuvola bianca.
È la bandiera bianca 
per la resa...
non si può uccidere un 
sogno di Pace!
 

PRODUZIONE INDUSTRIALE
di Franco Astengo
 

La crisi industriale e le balle del Governo – Parte Terza
 
Ceramica, commercio, legno
 
Un anno di cassa integrazione straordinaria per i 94 dipendenti della sede centrale di Reggio Emilia della Realco, storica cooperativa della grande distribuzione con oltre 120 punti vendita in Emilia Romagna. La misura, iniziata il 1° novembre e della durata di 12 mesi, si è resa necessaria per fronteggiare una fase di pesante difficoltà economica, segnata dalla contrazione delle vendite e dall’aumento dell’indebitamento. L’ammortizzatore sociale sarà applicato a rotazione, ogni dipendente manterrà almeno il 25 per cento delle ore lavorate nel trimestre. Contratti di solidarietà per i 14 dipendenti della storica azienda Camurati Profumi di San Mauro Torinese (Torino). L’ammortizzatore sociale, iniziato il 3 novembre, si concluderà il 30 aprile 2026. La riduzione dell’orario sarà fino al 65 per cento, gestita con rotazione; previsti l’integrazione salariale per le ore non lavorate e un incontro di monitoraggio a 90 giorni dall’avvio della misura. I contratti di solidarietà scongiurano i licenziamenti che erano stati annunciati nei mesi scorsi. Cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione per i 324 dipendenti di Ceramica Dolomite di Borgo Valbelluna (Bellino). L’accordo, siglato il 9 dicembre, prevede l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale per 12 mesi, secondo criteri di rotazione. Nel frattempo, azienda e sindacati cercheranno i modi per gestire i 60 esuberi indicati nel piano di rilancio della società. L’intesa prevede incentivi all’esodo, programmi formativi per il ricollocamento dei lavoratori e investimenti nel 2026 per 4,3 milioni di euro. I prossimi incontri tra le parti sociali avverranno nelle giornate dell’8-9 gennaio. Emanato dal ministero del Lavoro il 17 novembre il decreto di concessione dei contratti di solidarietà per i 259 dipendenti di Luisa Via Roma, storico rivenditore di abbigliamento, arredamento e prodotti lifestyle di alta gamma di Firenze e Sesto Fiorentino. L’ammortizzatore sociale (con pagamento diretto Inps), iniziato il 13 ottobre, si concluderà l’11 novembre 2026. Prorogati per l’intero 2025 gli ammortizzatori sociali alla Natuzzi, player mondiale nella produzione e distribuzione di poltrone e divani. La cassa integrazione straordinaria per i 1.787 lavoratrici e lavoratori degli stabilimenti di Santeramo in Colle (Bari), Matera e Laterza (Taranto), iniziata il 1° novembre, si concluderà il 31 dicembre. Nei tre impianti era già in vigore un contratto di solidarietà, cominciato il 1° gennaio e scaduto il 31 ottobre. L’accordo, raggiunto al ministero delle Imprese il 5 novembre, prevede anche la possibilità di una nuova richiesta per il 2026 in caso di rifinanziamento. Accordo raggiunto all’inizio di dicembre per la gestione degli esuberi in Metro Italia e Metro Dolomiti, società di vendite all’ingrosso e servizi per la ristorazione. Le uscite, per un massimo di 110 lavoratori, saranno volontarie e avverranno mediante isopensione. La scadenza per le domande, che potranno presentare i dipendenti con almeno 62 anni compiuti al 31 maggio 2026, è fissata al 18 gennaio 2026. Gli aderenti riceveranno una prestazione economica mensile erogata dall’Inps e finanziata dalla società fino alla maturazione del trattamento pensionistico, per un periodo massimo di sette anni. Raggiunto il 4 dicembre l’accordo per la gestione degli esuberi alla Yoox, azienda di vendita online di articoli di moda e design, che il 2 settembre aveva aperto la procedura di licenziamento collettivo per 211 dipendenti di Milano e Bologna. L’accordo prevede la riduzione delle uscite a 145, che avverranno previa adesione volontaria e con incentivazione economica. Qualora non si raggiungesse la risoluzione dei 145 rapporti di lavoro, vi sarà la possibilità di accedere alla cassa integrazione straordinaria per sei mesi. Sindacati: “Centrato l’obiettivo di ridurre l’impatto sociale sui territori”. 

ENERGIA
di Nicola Labanca


Nicola Labanca
 
Alcuni aspetti chiave della sua costruzione sociale*. Parte Prima. 

Sono un fisico che si occupa di questioni energetiche da circa trent’anni. Durante la mia formazione, i miei insegnanti non si sono mai soffermati a spiegare come i principi fisici dell’energia e i costrutti teorici associati trovassero impiego in specifici contesti sociotecnici. La presenza di un ampio divario tra l’applicazione dei principi di conservazione e degradazione dell’energia nello studio delle macchine a vapore e l’applicazione degli stessi principi, per esempio, allo studio del metabolismo umano o all’organizzazione della domanda e dell’offerta di energia non è mai stata né discussa, né presentata come semplice possibilità. A distanza di trent’anni, ritengo che la presenza di questo divario e la nozione di costruzione sociale applicata al concetto di energia risulti ancora piuttosto esotica nella maggior parte delle università tecniche e delle organizzazioni di ricerca che si occupano di scienza e tecnologia. 
Ho iniziato a leggere di storia e filosofia della scienza e della tecnica principalmente spinto dalle mie difficoltà a capire come i principi della termodinamica fossero impiegati nel campo delle politiche energetiche e dalla mia delusione per il modo in cui questi concetti e principi mi fossero stati presentati come fatti incontrovertibili durante i miei studi. L’intuizione principale che ho tratto dalle mie indagini è che, come accade con la costruzione di un’abitazione, le costruzioni sociali che si realizzano con il contributo della scienza e della tecnica possono essere estremamente solide e concrete. Una costruzione sociale non implica che gli artefatti, le tecniche e gli assetti organizzativi che ne derivano siano fatti immaginari. Riconoscere che i sistemi energetici che alimentano le nostre attività sono una costruzione sociale significa semplicemente riconoscere che la loro costruzione non è inevitabile e può avvenire in un numero infinito di modi. Questo semplice fatto implica che esistono sempre alternative ai vincoli generati dal modo in cui i concetti di energia vengono resi operativi all’interno delle società. Per esempio, si dà per scontato che le risorse energetiche siano scarse, che le società dipendano da tali risorse e che le politiche energetiche debbano essere progettate per aiutare le società a ottimizzare questa inevitabile dipendenza. Questa logica, pur essendo evitabile, spinge gran parte della corsa a espandere la cosiddetta “green economy”.



Per quanto possa sembrare strano, esistono ancora società in cui le persone vivono senza fare uso di energia e senza i vincoli organizzativi che le applicazioni pratiche di questo concetto comportano. Riconoscere la costruzione sociale che avviene attorno a questo concetto significa comprendere che più ci atteniamo a esso, organizzando le nostre vite intorno ai principi di conservazione e degradazione dell’energia, più queste idee teoriche diventano reali e più diventa difficile sfuggire ai vincoli che esse generano. Per esprimere chiaramente la mia tesi: credo che i principi della termodinamica utilizzati per organizzare le società contemporanee non rappresentino un fatto della natura e credo, inoltre, che la loro applicazione trasformi di fatto persone e società in motori che devono necessariamente consumare risorse di disponibilità limitata. Cercherò di affrontare questa questione discutendo alcune dinamiche chiave che si sviluppano attorno al tema dell’energia a tre livelli distinti:



1). Al livello delle definizioni e procedure tecniche stabilite da esperti quali scienziati, ingegneri, analisti energetici, etc. che impiegano i principi della termodinamica per studiare i sistemi socioeconomici e sviluppare politiche di intervento in ambito energetico.
2). Al livello delle interazioni sociali che coinvolgono tecnologie per l’energia, esperti e società in genere.
3). A livello culturale per ciò che concerne alcune metafore che circolano tra diverse discipline scientifiche e nella società contribuendo a costituire le lenti attraverso cui osserviamo il mondo.
Prima di fare ciò, è però opportuno precisare ulteriormente che le dinamiche che intendo discutere non mettono in discussione le leggi della termodinamica come stabilite e verificate da tecnici e scienziati nei loro laboratori. Piuttosto, esse riguardano il modo in cui queste leggi vengono impiegate per organizzare le attività umane fuori dai laboratori e il modo in cui queste dinamiche vengono generate attraverso le interazioni tra laboratori e società nel suo complesso. Un’altra premessa che è necessario fare è che, a dispetto del suo ruolo fondamentale nel campo delle scienze e dell’organizzazione sociale, nessun sembra tuttavia in grado di poter stabilire cosa l’energia sia, vincitori di premi Nobel inclusi. Richard Feynman ha per esempio dichiarato che “non sappiamo cosa sia l’energia”, che il concetto di energia “non spiega i meccanismi o le ragioni che portano alle diverse formule”, che “non è possibile stabilire che l’energia arrivi a noi in quantità di ammontare definito”[1] In modo simile, Percy Williams Bridgman fa notare che “il concetto di energia non ha nessun significato al di là di uno specifico processo di trasformazione”[2]. Per quanto le leggi della termodinamica siano rigorosamente valide all’interno dei laboratori, l’energia non è qualcosa di cui possiamo avere esperienza diretta. Il concetto di energia si riferisce soltanto a specifici processi di trasformazione. Questo è un punto cruciale che bisogna tenere bene a mente quando questo concetto viene impiegato per pianificare politiche di intervento sulle società. Quando per esempio i policymakers ci dicono che abbiamo bisogno di più energia, dobbiamo tenere bene a mente che essi intendono in realtà che abbiamo bisogno di più materie prime (ad esempio petrolio greggio, gas naturale, carbone, minerali, etc.) per generare specifici processi standardizzati di trasformazione (ad esempio, attraverso motori a combustione, turbine a gas, pannelli solari, pale eoliche, etc.). L’energia non può essere considerata un’essenza o una sostanza che preesiste ai processi cui viene riferita.  Ad esempio, l’espressione “l’equivalente energetico di un barile di petrolio” è priva di significato se non si specifica in quale modo quel petrolio venga utilizzato. Mario Giampietro e i coautori di un interessante articolo[3] hanno bene illustrato questo aspetto. Uno stesso barile di petrolio può avere un equivalente energetico diverso a seconda che venga (a) bruciato come carburante in un trattore o, ad esempio, (b) scagliato contro una porta chiusa per abbatterla, oppure (c) usato come contrappeso per tenere ferma una tenda esposta al vento. L’energia non è una “cosa” in sé. Diversi processi possono essere attivati usando la stessa sostanza materiale, e quantità di energia differenti risultano da ciascuno di essi. Salvo rare eccezioni in cui si entra nel dettaglio della questione, le stime aggregate di consumo energetico di una nazione che vengono prodotte dagli analisti dicono generalmente assai poco dei processi di trasformazione che li determino e delle risorse che vengono realmente consumate. Queste stime risultano spesso dalla somma di consumi generati attraverso processi assai eterogenei (per esempio processi di trasformazione di gas naturale, di petrolio combustibile, di risorse rinnovabili), ma sommare i chilowattora o le tonnellate di petrolio equivalente consumati da questi processi è un poco come sommare pere e mele. Da queste stime si capisce generalmente assai poco di quanto accade realmente in un paese. Va inoltre rilevato che il tracciamento di tutti i processi di trasformazione che si presume siano alla base di una data attività o del funzionamento di una data tecnologia e la successiva stima di tutti i consumi associati risulta essere un compito assai complesso, spesso impossibile. Come vedremo nel prossimo paragrafo, questa questione viene generalmente risolta attraverso una serie di accordi e negoziazioni tra gli esperti coinvolti nelle valutazioni. Le procedure alla base di queste negoziazioni costituiscono parte della costruzione sociale che avviene attorno al concetto di energia quando applicato alla vita reale e che vorrei discutere in questo testo.



Negoziati energetici a livello tecnico
Come anticipato, la costruzione sociale che si realizza attorno al concetto di energia riguarda innanzi tutto una serie di accordi stabiliti al livello tecnico delle procedure definite da esperti quali scienziati, ingegneri e analisti coinvolti nelle stime di consumo.  
Un primo tipo di accordo che è necessario stabilire riguarda come uscire dal cosiddetto dilemma della produzione congiunta, nel caso in cui un dato input energetico generi simultaneamente più output. In tali casi non esiste infatti un criterio oggettivo per stabilire come ripartire un dato input tra i vari output. Per esempio, una pecora utilizza una certa quantità di energia per produrre contemporaneamente latte e lana. L’ammontare di energia che serve per produrre il manto della pecora può essere soltanto concordato convenzionalmente da esperti che definiscono la quota di energia assegnata alla produzione di latte piuttosto che a quella della lana. Questo tipo di situazione non è affatto raro. I modi in cui quantità e costi energetici vengono ripartiti tra diversi output sono infatti sempre, almeno in parte, arbitrari. Le società possono usare gli stessi input materiali ed energetici per molteplici scopi, così come esseri umani e animali impiegano l’energia che assumono attraverso il cibo per una miriade di funzioni fisiche. Ogni volta che scienziati, ricercatori o analisti energetici stimano come dati input energetici siano collegati a vari output - per esempio, nel caso di industrie che utilizzano determinati input energetici per produrre beni differenti, o di famiglie che impiegano lo stesso gas per cucinare e riscaldare l’acqua sanitaria e l’ambiente domestico - sono sempre costretti a stipulare criteri convenzionali di ripartizione. Un secondo tipo di costruzione sociale che si verifica a livello delle valutazioni tecniche dei quantitativi di energia deriva dal cosiddetto problema del troncamento.
Se il dilemma della produzione congiunta riguarda input che producono simultaneamente più output, il problema del troncamento riguarda il numero di input, e la quantità di energia consumata da questi input, da associare alla produzione di un medesimo output.



Nella letteratura sull’energetica del lavoro umano, l’articolo di Giampietro et al. precedentemente menzionato fornisce un esempio chiarificatore nel caso del calcolo dell’energia consumata da un uomo durante un’ora di lavoro dedicata a svolgere una qualsivoglia attività. Il flusso energetico “incorporato” in un’ora di lavoro può infatti includere (1) l’energia metabolica del lavoratore impiegata durante l’attività svolta, (2) l’energia metabolica complessiva nelle 24 ore (contrariamente a una macchina, gli input energetici da fornire a una persona perché lavori non sono infatti limitabili a quelli impiegati durante il lavoro), (3) l’energia metabolica del lavoratore e dei suoi familiari (anche i familiari contribuiscono infatti a sostenere il lavoratore e le sue all’attività lavorative), (4) tutta l’energia necessaria per produrre il cibo che alimenta il lavoratore (i  consumi energetici in questione riguardano infatti anche l’energia spesa per produrre quanto il lavoratore mangia), (5) una quota di tutta l’energia consumata durante le attività di svago (anche le attività di svago contribuiscono infatti a rendere il lavoratore abile alle sue attività lavorative) (6) persino  una quota dell’energia solare impiegata dalla biosfera per fornire i servizi ambientali indispensabili alla sopravvivenza umana, inclusi il cibo consumato dal lavoratore.
Giampietro et al. fanno notare che, a seconda delle ipotesi adottate, le valutazioni disponibili e “scientificamente rigorose” dell’equivalente energetico di un’ora di lavoro variano di un fattore 100,000 (da 0,2 MJ a oltre 20 GJ), una variazione enorme. La quantificazione degli input energetici necessari per produrre un dato output dipende infatti pesantemente da confini arbitrariamente stabiliti per definire i processi da considerare. In generale, tutte le valutazioni energetiche riguardanti funzioni e output prodotti e riprodotti, necessitano di standard e accordi convenzionali stabiliti da comunità di esperti per poter mantenere un qualche significato e una qualche utilità. La separazione fra input e output che tali valutazioni presuppongono è infatti completamente artificiale e introduce inevitabilmente elementi di arbitrarietà nei processi di attribuzione associati. È quindi assolutamente importante che tutti si attengano alle convenzioni stabilite perché le diverse valutazioni ottenute possano risultare confrontabili. Vale tuttavia la pena entrare nella questione in maggior dettaglio.



Quanti output sto producendo quando guido la mia auto da casa al lavoro? Questi output potrebbero essere rappresentati dai chilometri percorsi, dal rilassamento (o dallo stress) prodotto sul mio corpo durante la guida, dal numero di parole da me pronunciate mentre parlo al telefono durante la guida e da una infinità di altre attività che potrebbero essere imputate a me o alla mia auto durante il viaggio. In sintesi, abbiamo quindi a che fare non solo con un problema di attribuzione di singoli input energetici a diversi output (vd. dilemma della produzione congiunta) e con un problema di identificazione di tutti gli input da associare a singoli output (vd. problema del troncamento), ma anche con un più generale problema di arbitrarietà nella definizione degli output che riguarda tutte le attività umane e che viene generalmente risolto da analisti e scienziati mediante accordi, standard e convenzioni. Va poi rilevato che la separazione artificialmente creata tra input e output induce spesso ricercatori e scienziati a ritenere che particolari input energetici e tecnologici possano essere sostituiti da altri input senza cambiarne gli output. È sulla base di questo assunto che si presume, ad esempio, che tecnologie più inquinanti o con alto consumo energetico possano essere sostituite da tecnologie meno inquinanti e più efficienti senza modificare né limitare i nostri stili di vita. Per fare un esempio, la Commissione Europea ha condotto una serie di studi preliminari che hanno stimato in una prima fase gli impatti energetici della sostituzione sul mercato dell’UE di lampade a incandescenza con lampade compatte a fluorescenza (le cosiddette CFL) e successivamente la sostituzione di CFL con lampade a LED . Sulla base di questi studi, sono stati prodotti e approvati regolamenti e direttive 3 che hanno poi portato in due fasi successive alla progressiva eliminazione dal mercato europeo delle lampade a incandescenza e di una vasta gamma di CFL. Gli studi in questione calcolavano i risparmi energetici generati dalla sostituzione in massa delle vecchie tecnologie stimando il risparmio generato dalla sostituzione di ogni lampada a incandescenza installata nella EU con una CFL e dalla sostituzione su larga scala di CFL con lampade a LED. Queste stime di risparmio sono tutte state basate sull’assunto che le CFL prima, e le lampade a LED poi, sarebbero tutte state usate allo stesso modo che le lampade a incandescenza che avrebbero sostituito (vale a dire si è assunto che questi input tecnologici potessero essere sostituiti senza cambiarne gli output). Sfortunatamente la sostituzione di questi input tecnologici ha cambiato anche gli output determinando la moltiplicazione di nuovi e imprevisti usi delle nuove tecnologie 4 che hanno generato una vasta gamma di consumi aggiuntivi, facendo sì che l’applicazione dei regolamenti europei disattendesse in larga misura le stime di risparmio energetico che gli studi preliminari avevano previsto 5.
Input e output non sono infatti in genere indipendenti, ma co-evolvono in maniera inattesa producendo effetti che possono risultare sia positivi, sia negativi. La sostituzione tecnologica su larga scala attiva spesso cambiamenti imprevisti che possono disattendere ogni previsione di impatto energetico. Tali previsioni non possono infatti che basarsi su assunti che riducono le attività umane o un numero limitato di opzioni disponibili. Sebbene necessari per la gestione di risorse naturali su larga scala, questi assunti non possono che trascurare completamente opzioni e stili di vita non standard che non dipendono dai processi di trasformazione energetica oggi dominanti. Avrò modo di ritornare su questa importante questione nei prossimi paragrafi. 

   


Note

[i] Feynman, R. (1964). The Feynman Lectures on Physics. Volume I, 4-1

[ii] Bridgman, P.W. (1961). The Nature of Thermodynamics. Oxford University Press.

[iii] Si veda Giampietro, M., Mayumi, K. (2008). Complex Systems Thinking and Renewable Energy Systems. In: Pimentel, D. (eds) Biofuels, Solar and Wind as Renewable Energy Systems. Springer, Dordrecht. https://doi.org/10.1007/978-1-4020-8654-0_8 ma anche

Patterson, M. G. (1996). What is energy efficiency? Concepts, indicators and methodological issues, 24(5) 377-390 doi:10.1016/0301-4215(96)00017-1

[iv] Un esempio di questi studi è rappresentato da  VITO, “Preparatory Studies for Eco-design Requirements of EuPs: Project Report Lot 19: Domestic lighting,” 2009.

[v] Si veda  https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2009/244/2016-02-27/eng e https://www.eceee.org/all-news/news/eu-commission-adopts-regulation-to-ban-fluorescent-lighting-by-september-2023/?ref=metacheles.de

[vi] Lampade a LED hanno per esempio iniziato ad essere impiegate per far crescere piante, illuminare manifesti, purificare acque e aria, allestire luminarie durante i periodi natalizi, etc.   

[vii] Su questo punto si veda per esempio Schleich, J., Mills, B., Dütschke, E. (2014). A brighter future? Quantifying the rebound effect in energy efficient lighting. Energy Policy, Volume 72, Pages 35-42, ISSN 0301-4215 

mercoledì 31 dicembre 2025

PRODUZIONE INDUSTRIALE
di Franco Astengo


 
La crisi industriale e le balle del Governo – Parte Seconda


Industria


A giugno 2026 la produzione della Stäubli di Carate Brianza (Monza) cesserà definitivamente. È stato siglato a metà dicembre l’accordo sulla gestione degli esuberi dichiarati a fine settembre dalla multinazionale svizzera attiva nei settori tessile, robotica ed elettronica industriale. Per circa dieci dipendenti si prevede l’accompagnamento alla pensione, mentre per altri 25 lavoratori è stata stabilita un’incentivazione economica su base volontaria. Nel sito lombardo resteranno gli uffici commerciale, progettazione e quelli relativi a funzioni non produttive. produttive. Emanato il 27 ottobre dal ministero del Lavoro il decreto di concessione della cassa integrazione straordinaria per i circa 300 lavoratori degli stabilimenti di Assemini (Cagliari), Massa, Gattinara (Vicenza) e Vado Ligure (Savona) della Sanac, azienda produttrice di materiali refrattari attualmente in amministrazione straordinaria. L’ammortizzatore sociale, iniziato il 1° novembre, si concluderà il 31 ottobre 2026. La società è in vendita: in corso è il settimo bando (in dieci anni), le manifestazioni d’interesse dovranno essere inviate entro il 9 gennaio 2026. Emanato il 24 ottobre dal ministero del Lavoro il decreto di concessione della cassa integrazione straordinaria per cessazione d’attività per i 79 addetti degli stabilimenti di Ponte di Piave e Oderzo (entrambi in provincia di Treviso) della Likum, azienda progettista e produttrice di stampi per materie plastiche, recentemente venduta dal fondo tedesco Accursia Capital alla società rumena Fast Effectiv Solution 360. L’azienda, in un accordo raggiunto con i sindacati il 9 ottobre, ha previsto anche incentivi all’esodo volontario. Prorogati i contratti di solidarietà per i dipendenti dello stabilimento di Piedimonte San Germano (Frosinone) della Denso Thermal Systems, azienda torinese (che in Italia annovera 3.400 addetti distribuiti in sette sedi) produttrice sia di attrezzature di uso non domestico per la refrigerazione e la ventilazione per l’automotive sia di condizionatori domestici fissi. L’ammortizzatore sociale, iniziato il 1° giugno, si concluderà il 31 marzo 2026. Analoga misura è stata attivata per i dipendenti dell’impianto di Poirino (Torino): iniziato il 4 novembre, il contratto di solidarietà si concluderà il 31 marzo 2026.
Cassa integrazione straordinaria per i 107 dipendenti della Goldoni Keestrack di Migliarina di Carpi (Modena), azienda (di proprietà belga) produttrice di macchine agricole e movimento terra. L’ammortizzatore sociale, iniziato il 10 novembre, si concluderà il 31 dicembre, e molto probabilmente verrà prorogato anche nel 2026. L’azienda attraversa da tempo una fase di difficoltà (da più di un anno e mezzo si ricorre alla cassa integrazione) a causa della flessione del mercato di riferimento e sarebbe in procinto di essere acquisita dalla holding turca Asko. Nuova proroga di un anno dei contratti di solidarietà per i 1.600 lavoratori della Biesse di Pesaro, azienda produttrice di linee, componenti e macchine per la lavorazione di legno e industria in genere. Il nuovo ammortizzatore sociale, iniziato il 27 ottobre, si concluderà il 26 ottobre 2026. Considerato il perdurare della crisi del settore, nonché il calo di ordinativi e ricavi, in precedenza la società aveva attivato misure di sostegno al reddito dall’ottobre 2024 al giugno 2025 e poi dal il 1° luglio 2025 al 26 ottobre scorso. Contratti di solidarietà per i 238 dipendenti della Machining Centers Manufacturing di Borgo di Sotto di Vigolzone (Piacenza), storica azienda attiva nella progettazione e costruzione di centri di lavoro per la produzione automatizzata di componenti meccanici per i settori aerospace ed energia. L’ammortizzatore sociale, iniziato il 21 luglio, si concluderà il 20 gennaio 2026. La società, di proprietà cinese e alle prese dal giugno scorso con problemi di liquidità, è in procinto di essere venduta all’impresa italiana Vigel, produttrice di macchine utensili (in particolare per l’automotive). Emanato il 19 novembre dal ministero del Lavoro il decreto di concessione della cassa integrazione straordinaria in deroga in favore dei 51 dipendenti della Gsi Lucchini di Piombino (Livorno), azienda specializzata nella produzione e rigenerazione di assili ferroviari e componentistica per il trasporto su rotaia. L’ammortizzatore sociale, iniziato il 1° novembre, si conclude il 30 aprile 2026. Contestualmente alla firma dell’accordo, sono state anche definite politiche attive del lavoro per salvaguardare le professionalità presenti in azienda. La comunicazione ufficiale è arrivata il 3 novembre: la Marangoni Meccanica di Rovereto (Trento), storica azienda produttrice di macchinari per pneumatici di grandi dimensioni, ha chiuso definitivamente. Per i 40 lavoratori è stata avviata la procedura di licenziamento collettivo. Dall’ottobre 2024 l’azienda era in concordato preventivo e aspettava eventuali investitori, ma al tribunale non sono arrivate offerte. Agli ormai ex dipendenti la Provincia di Trento ha garantito percorsi di riqualificazione professionale e ricollocazione. Può considerarsi conclusa la ristrutturazione dello stabilimento Beko Europe di Melano di Fabriano (Ancona). Il bilancio al 17 dicembre era di 66 uscite, tra licenziamenti incentivati e risoluzioni consensuali, a fronte di un target di 64 operai previsto dall’accordo sottoscritto al ministero delle Imprese. A queste si aggiungono fino a un massimo di 207 esuberi nelle funzioni impiegatizie (tra uffici centrali e Centro ricerca e sviluppo): in questo caso le uscite volontarie incentivate sono arrivate a quota 73.

LA NUOVA ATLANTIDE
di Chicca Morone


 
Chi non conosce il mito di Atlantide? Platone nei dialoghi Timeo e Clizia, narra della conversazione tra Socrate, Timeo, Ermocrate e Crizia sulla città ideale, realizzata nella mitica isola di Atlante. Si narra di Poseidone che innamorato di Clito, creò tale isola alternando cerchi concentrici di terra e mare per proteggere il nucleo familiare, composto di cinque coppie di figli maschi. Al primogenito, Atlante, toccò il compito di regnare sulla regione dell’impero che ospitava la casa materna; a ognuno degli altri fu affidata una differente regione. Divenuti re, i giovani erano devoti al tempio di Poseidone e rispettosi delle leggi che il padre aveva imposto: in perfetta armonia avevano abbellito l’isola con canali, porti, monumenti, ma soprattutto sapevano governare saggiamente, impregnati della loro virtù divina. Poi, la discendenza, frutto della mescolanza con il sangue degli umani, aveva iniziato a corrompere la natura divina degli atlantidei e la smania di potere si era impossessata di loro. Così le grandi ricchezze di Atlantide e il suo immenso esercito furono usati per conquistare i popoli mediterranei e asiatici: le mire espansionistiche atlantidee finirono miseramente in un maremoto  provocato da Poseidone, disgustato dal capovolgimento dei valori originali della sua stirpe. Ricorda niente?



Certo, il decadimento non avviene in una notte, ma è un lento crescendo di situazioni sempre più lontane da un’etica vicina agli archetipi di cui la nostra realtà non è che una proiezione. L’abitudine alla sopraffazione fa sì che oggi i governanti degli Stati siano appartenenti a lobby ben definite, convinti di avere il diritto di impadronirsi delle terre altrui, pur essendo a capo di territori immensi: perché? Voler annettere la Groenlandia, liberare il Venezuela dai narcos, massacrare i Palestinesi a Gaza o in Cisgiordania, rovesciare governi come in Ucraina o in Siria, attivare guerriglieri islamici nel Brukina Faso e mille altre guerre portate in Iraq o Afghanistan o Libano, hanno tutti una stessa matrice: la ricchezza di un sottosuolo che produce petrolio, oro o terre rare, non ha importanza di chi sia, l’essenziale è impadronirsene. E perché questo accanimento nell’impossessarsi proprio di queste risorse? Semplicemente perché l’agenda 2030 prevederebbe una fantastica riduzione della libertà a 360°, gestita dal controllo capillare su tutta la popolazione, attraverso strumenti come telefonini, videocamere, rilevatori vari ovunque; l’intelligenza artificiale sarà in grado di renderci schiavi dipendenti dal suo continuo uso; saremo totalmente manipolati dalla televisione, video games e pubblicità varie; nonché compulsi a desiderare quello che continuano a proporci; a nutrirci di cibi scadenti quando non davvero nocivi. Senza considerare la diffusione a tappeto di ogni tipo di droga.



Per alimentare tutto questo sistema sono necessarie enormi risorse energetiche che si trovano appunto nei paesi in cui i soliti noti guerrafondai si avventano adducendo come scusa l’eliminazione del traffico di droga (è risaputo che i narcos colombiani sono mammole in confronto a quelli venezuelani…) o di eliminare i proprietari di una terra posseduta da più di duemila anni, ma con il più ricco giacimento di gas a 40 km da Gaza.  
“Presto sarà possibile esercitare una sorveglianza pressoché continua su ogni cittadino e mantenere archivi completi e aggiornati contenenti anche le informazioni più personali sul cittadino. Questi archivi saranno sottoposti a consultazione immediata da parte delle autorità”. (Zbigniew Brzezinski in “Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era, 1970).
Se qualcuno si chiede quale sia il limite e che cosa giuridicamente o eticamente sia lecito, si metta il cuore in pace perché la loro arroganza e protervia è sconfinata.



Le perle di saggezza del politico e politologo polacco, naturalizzato statunitense, non lasciano dubbi: “Abbiamo un vasto pubblico molto ignorante in materia di affari pubblici e molto suscettibile agli slogan semplicistici di candidati che spuntano dal nulla, senza precedenti, ma proferiscono slogan accattivanti”.
Le persone, i governi e le economie di tutte le nazioni devono soddisfare le esigenze delle banche e delle multinazionali”.
L’era tecnotronica comporta la graduale comparsa di una società più controllata. Una tale società sarebbe dominata da una élite, svincolata dai valori tradizionali”.
Tra breve, il pubblico non sarà più in grado di ragionare o pensare con la propria testa. Potrà solo ripetere a pappagallo le informazioni ricevute nel telegiornale della sera prima”.
È ovvio che tutta questa organizzazione è fatta per il nostro bene: l’élite economica e finanziaria che detta le regole è un’opera benefica... non è così che sono definiti Bill Gates e compagni di merenda? Che ognuno di noi abbia le proprie legittime aspirazioni, il desiderio di leggere, scrivere esprimere idee diverse dai loro diktat non è contemplato: dall’alto ci concedono parte di quello di cui avremmo pieno diritto e noi non reagiamo; anzi, ci sottomettiamo a un sistema che mostra continuamente tutta la sua ipocrisia e falsità.

COMUNICATO STAMPA


Franco Manzoni

Il critico e giornalista Franco Manzoni debutta sul Web con la rubrica “Nuper”.    

Dal 1° gennaio 2026, la storica firma della critica italiana inaugura un appuntamento settimanale in esclusiva sul canale “Stefano Donno Free Web Tivù”. Un ponte tra l’autorevolezza della carta stampata e la dinamicità dei nuovi media. Si annuncia una significativa novità nel panorama dell’informa zione culturale italiana. A partire da giovedì 1° gennaio 2026, la critica letteraria d’autore approda in formato digitale grazie alla nuova collaborazione tra Franco Manzoni e l’editore e operatore culturale Stefano Donno.

Il Progetto “Nuper”. Ogni giovedì, il canale YouTube “Stefano Donno Free Web TV” ospiterà “Nuper”, una rubrica curata e condotta da Franco Manzoni.  Noto al grande pubblico e agli addetti ai lavori per la sua decennale attività di poeta e critico letterario sulle pagine del Corriere della Sera, e su l’inserto domenicale del Corriere la Lettura, Manzoni porterà sul web il rigore analitico e la profondità di sguardo che da sempre contraddistinguono la sua firma, con lo stesso entusiasmo e il puntuale piglio ermeneutico della sua celeberrima rubrica 

Soglie. L'iniziativa nasce dalla volontà di rispondere a un’esigenza sempre più sentita nel mercato editoriale contemporaneo: quella di una bussola critica affidabile, capace di orientare i lettori nella vasta produzione libraria odierna, svincolata dalle logiche puramente commerciali e focalizzata sulla qualità del testo.

I Contenuti. Il titolo della rubrica, Nuper (avverbio latino che significa recentemente, da poco), indica la tempestività con cui verranno analizzate le nuove uscite. Non si tratterà di semplici presentazioni, ma di vere e proprie disamine critiche, che superano la soglia della ridondanza, divenendo sintesi ed essenzialità critica. Manzoni offrirà al pubblico di Youtube recensioni puntuali di volumi di poesia e altro e forse oltre, mantenendo intatta la serietà dell’approccio analitico e giornalistico, ma adattandolo alla fruibilità del mezzo video.


Dichiarazione d’intenti. Questa sinergia tra una voce storica della critica e una piattaforma indipendente come quella di Stefano Donno rappresenta un segnale importante: la dimostrazione che l’approfondimento culturale può trovare nuova linfa attraverso i canali digitali, raggiungendo un pubblico trasversale senza cedere alla superficialità.


Coordinate dell’appuntamento:
Titolo Rubrica: Nuper
Curatore: Franco Manzoni

Canale Ospite: Stefano Donno Free Web TV - https://www.youtube.com/@stefanodonnofreewebtv
Data di inizio: Giovedì 1° gennaio 2026
Cadenza: Settimanale (ogni giovedì)

Profili Biografici: Stefano Donno: Editore de I Quaderni del Bardo Edizioni, poeta, fotografo digitale e promotore culturale, fondatore di “Stefano Donno Free Web TV”, spazio digitale dedicato alla libera circolazione delle idee, all’arte e alla letteratura indipendente.


Contatti mail: forum.convergenzepossibili@gmail.com
 
Franco Manzoni: è nato a Milano il 3 maggio 1957. Dopo la laurea in Lettere classiche con una tesi in Storia greca, fondò nel 1984 e fu direttore responsabile della rivista di poesia e cultura Schema. Giornalista, è una firma da quarant’anni del Corriere della Sera in cronaca e in cultura. Sul domenicale la Lettura dal 2012 tiene la mini rubrica di segnalazioni critiche Soglie, confluite nel volume Soglie. Recensioni formato francobollo (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, 2025). Traduttore dal greco e dal latino, critico letterario, è stato autore di programmi Rai, consulente della Triennale di Milano e della Società Umanitaria. Ha pubblicato numerose sillogi poetiche, tra cui Esausto amoreTotòVerso la setaFaccinaFiglio del padrein fervida assenza. Sono uscite, inoltre, le raccolte En sombre de grito – In ombra di grido (Madrid, a cura di Emilio Coco), Înger de sânge Angelo di sangue (Eikon, Bucarest, versione di Eliza Macadan, 2018) e În inima nimicului - Nel cuore del nulla (Eikon - Cosmopoli Bucarest  Bacau, traduzione di Eliza Macadan, 2025).

martedì 30 dicembre 2025

SOLDI E GUERRA
di Angelo Gaccione



Premesso che stiamo ancora aspettando di sapere come sia potuto accadere che il famoso 7 ottobre 2023 i miliziani di Hamas abbiano potuto violare tutti i sistemi di difesa e di controllo di Israele, uno dei Paesi militarmente più vigilati e con i servizi segreti più efficienti al mondo. Davvero non sapevano nulla? Davvero non c’è stato un complotto interno? Se il Governo non ha nulla da temere perché si oppone così caparbiamente ad una inchiesta indipendente per conoscere tutti i risvolti di quel tragico massacro? Perché, vista l’abilità investigativa nell’individuare i rifugi e gli spostamenti dei dirigenti di Hamas - che l’esercito di Israele ha ammazzato con millimetrica precisione - gli artefici del massacro del 7 ottobre armati di tutto punto, abbiano potuto eludere i controlli? 



Ciò premesso veniamo agli arresti di questi giorni in Italia. Cittadini di origine palestinese hanno raccolto soldi per mandarli in Palestina. Qual era il governo legittimo in Palestina? Hamas, votato dalla maggioranza degli elettori di quel paese non fidandosi più di un partito corrotto come quello di Abu Mazen. Governo riconosciuto da una marea di Stati con cui il nostro da sempre è in buoni rapporti e fa ottimi affari. Quegli Stati davano soldi ad Hamas ma noi non dicevamo nulla perché erano nostri cari amici in affari. Hamas ha fatto comodo anche a Netanyhau che lo ha sostenuto per emarginare l’Olp (l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Questi sono fatti, non chiacchiere. Dall’Italia partivano regolarmente soldi raccolti dai palestinesi, ma nessuno li ha mai bloccati, segno che non avevano nulla di illegale. E sarebbero continuati ad essere legalmente raccolti e spediti se non fosse avvenuto quello che abbiamo visto in questi anni: l’attacco a 1.200 israeliani di cui 800 civili innocenti da parte di Hamas, lo sterminio di civili innocenti palestinesi. Su gli oltre 70 mila morti palestinesi, si calcola che circa il 90% di essi siano civili. Quando diciamo civili (da entrambe le parti) intendiamo: bambini, ragazzi, anziani, donne che non hanno nessuna colpa. E sono state quelle migliaia di civili innocenti che ci hanno spinto a riempire le piazze, per quel senso di umanità che non deve mai venire meno, e di disgusto che dobbiamo continuare a provare verso i massacratori. Veri mostri del genere umano.



La Magistratura dirà se parte di quei soldi sia stata usata per fini personali. Se così sarà, i responsabili dovranno essere puniti. Se invece sono stati mandati ad Hamas, governo legittimo di quei territori illegalmente occupati dal governo di Israele, dovranno essere rilasciati con le dovute scuse. Se invece verranno condannati al carcere, la Magistratura dovrà procedere con eguale severità contro i responsabili ad ogni livello istituzionale di quanti nel nostro Paese (ministri, presidenti, capi di partito, singoli parlamentari, produttori di armi e quant’altro), hanno mandato armi al governo di Israele perché hanno contribuito ad alimentare il massacro di civili innocenti e la devastazione di cose e beni indispensabili per la popolazione innocente: case, ospedali, scuole, asili nido, biblioteche, università, luoghi di culto, strade, esercizi pubblichi e quant’altro, che non erano obiettivi militari. Se il gruppo dirigente di Hamas è considerato dal governo di Israele una organizzazione terrorista, il governo di Israele lo è altrettanto per la popolazione civile palestinese massacrata senza colpa alcuna. E non solo dalla popolazione civile e innocente palestinese, ma dalla maggioranza di uomini e donne di ogni parte del mondo che ha conservato il senso di umanità e di compassione. La responsabilità del governo israeliano è immensamente più grave di quella di Hamas perché con la sua politica di sterminio indiscriminato, con l’azione disumana del suo esercito, ha fatto crescere un odio spaventoso verso il popolo ebraico. Persino in coloro che hanno sempre provato orrore verso quanto il nazismo ha prodotto di barbaro e di disumano nei loro confronti. Oggi i metodi e le politiche del governo israeliano verso una minuscola comunità umana come è quella palestinese, sono, agli occhi del mondo, molto simili a quelli che il nazismo ha perpetrato nei confronti degli ebrei sotto Hitler.

   

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