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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
lunedì 5 gennaio 2026
REGALI
di Angelo Gaccione

Eseguito da Ivana Greco
bimba di 6 anni della mia terra
Non
sono bravo a fare regali. In casa nostra non usava. I pochi soldi che mio padre
guadagnava per sostenere una famiglia numerosa, bastavano sì e no per il
sostentamento. Dalla nonna materna ricevevo in regalo a volte una mela, a volte
una noce, un fico secco o qualche altro frutto della campagna, che custodiva
nelle sue ampie e lunghe vesti. Durante le feste qualche monetina, quando
andavo a baciarle la mano. Il nonno paterno non lo conobbi perché morì prima
che io nascessi, investito dalla moto di un teppista che non ha mai pagato. E all’epoca
le moto in circolazione nella mia città si contavano sulle dita di una mano. Della
nonna paterna ho un ricordo talmente vago, che non so più se l’abbia davvero vista
o se sia una semplice reminiscenza della foto in bianco e nero della sua tomba rimasta
nella mia mente di fanciullo. Non possedeva nulla e non avrebbe potuto fare un
regalo a nessuno. Da adulto, lasciavo che le persone a me più vicine
scegliessero loro, io mi limitavo a pagare. Sempre regali utili. Personalmente cercavo
di non farmene fare, e mi andava bene così. Le poche volte che non ho potuto
evitarlo, ho chiesto il solito maglione a collo alto. In genere, chi si
ricordava del mio compleanno, o veniva a cena da me, portava libri o penne: articoli
che avevo in abbondanza e avrei preferito che venissero a mani vuote perché a
me è sempre bastata la loro presenza. Il Natale, che era l’unica ricorrenza a
cui ero rimasto legato, ha perso da tempo ogni attrattiva: si è riconvertita in
un’orgia di spreco e di consumo per me insopportabile. Ora regalo i dolci della
tradizione che mia moglie continua a fare per i pochi amici, nient’altro. Di
recente, l’arrivo di un pacco-dono privo di mittente e con la sola indicazione
dell’agenzia che me lo ha recapitato, mi ha fatto scervellare fino a quando una
email non ha chiarito il mistero. “Caro Angelo, ti ho inviato un
dolce-simbolo della mia città, che decisamente con me (noi) non è mai
stata dolce...”. Si trattava di una cara amica, la poetessa Alida Airaghi. Ho
pensato che nemmeno la mia è stata dolce con me. Sono sempre le cose più amate
che ci fanno soffrire.

bimba di 6 anni della mia terra
CON IL
VENEZUELA
Contro
l’aggressione dei gangster della Casa Bianca
Trieste. Martedì 6 gennaio saremo in Largo Barriera dalle 16.30 per affermare
la nostra solidarietà al
Venezuela bolivariano, aggredito dall’ imperialismo Usa, che ha sequestrato il
presidente Maduro in un’operazione di terrorismo
di Stato. Lo facciamo anche per i nostri
interessi di lavoratori e lavoratrici, visto
che la spirale di guerra globale sta provocando una destabilizzazione economica che paghiamo con le nostre
tasche e visti i tagli alla spesa sociale in favore di quella
militare voluti dal governo Meloni. Gli stessi guerrafondai che oggi
attaccano il Venezuela puntano a trasformare il porto di Trieste - la cui
neutralità e smilitarizzazione sono
sancite dal Trattato di Parigi - in un bastione militare della NATO, inserendolo nei piani geostrategici del corridoio
IMEC che lo collegherebbe direttamente al porto
israeliano di Haifa, e al piano di
militarizzazione antirussa della Three Seas Initiative. L’imperialismo yankee è il nemico di tutte le patrie e
la causa del Venezuela è la causa di
tutti i popoli liberi.
Solidarietà al Venezuela. Fuori la Nato dal
Porto di Trieste!
Coordinamento No Green Pass e Oltre
Insieme Liberi
Fronte della Primavera Triestina
Multipopolare
Partito Comunista
Partito Comunista Italiano
Tavola per la Pace FVG
Partito Carc
SCAFFALI
di Patrizia Varnier
Poeti e chansonniers contro la
guerra.
È molto difficile parlare di qualcosa che si è fatto
noi, soprattutto se il progetto è ancora fresco di stampa e rimane come in
sospensione, ancora nello stupore per l’azione appena compiuta. Il tema
trattato invece non permette time out, perché la protagonista di questa antologia,
la Pace, è sotto assedio sempre più pressante e non possiamo permetterci nessuna
perdita di tempo: dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze, per quello che
possiamo fare, per ricostruirla. Questo il Gruppo Informale Respirando Poesia ha
provato a fare negli anni, culminando con i due eventi poetici omonimi per
Bookcity24 e il Festival internazionale della Poesia ’25, che hanno preceduto
questa antologia e dei cui testi essa è contenitore e portavoce continuativo. Avrete
riconosciuto nel titolo che lega questi due eventi e l’antologia la parafrasi dell’incipit
de L’aquilone del Pascoli. Sostituendo
“FOLLE” a “nuovo”, è ben espresso il mio giudizio sulla piaga della guerra, follia
che ha seguito il percorso storico a partire dagli esordi umani, sempre meno comprensibile
e accettabile: man mano che i tempi progrediscono, i rischi aumentano a
dismisura, fino a diventare inaccettabili per la sopravvivenza umana globale. Questo
libro è una raccolta corale delle voci che hanno partecipato al 23° e al 25°
Respirando Poesia. E questa non è solo un’antologia. È un tassello di una
immensa voce universale che chiede Pace, ovunque nel mondo.
Autori Vari
a cura di Patrizia Varnier
C’è qualcosa di FOLLE oggi, nel
Sole (anzi, d’antico)
Poetica contro la follia della
guerra
Moltimondi Ed. 2025
Pagg. 100 € 12,00
Autori:
Ambrosini Claudia, Auguadra
Lorenza, Cangemi Claudia,Chirico Ornella, Colombo Paolo, Coppa Patrizia,
Costantini Iolanda, Della Corna Elisa, D'Eredità Lucilla, D’Eva Vitia, Di Mineo
Annitta, Elia Maresa, Falchi Eleonora, Folcia Carlo Luigi, Kickhoeffel Pardo,
Milani Mauro, Musso Mariella, Paone Franco, Pikalova Julia, Ragaini Sergio,
Raimondi Paola, Ricci Antonio, Sollazzo Simone, Sis Lav, Torre Stefano, Truglia
Tito, Varnier Patrizia, Venezia Paola, Vercesi Anna, Zan Paola.
Cantautori:
Bassanese Luca, Giordano
Michelangelo.
domenica 4 gennaio 2026
STATI ARMATI
di Angelo Gaccione

Costa Rica Stato senza esercito
“La somma aritmetica dei delitti commessi dagli Stati, è
numericamente ineguagliabile dalla somma dei delitti compiuti dagli individui”. Avevo 30 anni quando annotai questa
riflessione, confluita poi nella raccolta di pensieri e aforismi dal titolo Il
calamaio di Richelieu, e pubblicata nel 1983. Ma avevo imparato prestissimo,
sin dagli anni del Ginnasio, che gli Stati armati sono tutti criminali. Lo
imparai dallo studio della storia e dal dominio dei grandi imperi, e sempre mi
sono stupito che uomini di non comune intelligenza ne abbiano potuto tessere le
lodi. Lo imparai da quella che è stata la più pervicace costanza della storia:
la guerra. Per fare la guerra erano necessari gli eserciti, e per mantenere ed
equipaggiare gli eserciti erano necessarie enormi risorse economiche e
finanziarie che solo Stati e Imperi possedevano. Era la forza militare che garantiva
il potere, e chi controllava gli eserciti, il potere se lo poteva garantire e
mantenerlo. Poteva persino marciare contro l’istituto senatorio e sottometterlo
al proprio volere. Non può esistere dittatura senza apparato militare; non può
esistere tiranno senza esercito, non può esistere Stato guerrafondaio senza
esercito, non può esistere Stato imperialista senza un solido apparato di
morte.


Distruzioni di guerra
Non c’è nefandezza criminale che uno Stato non possa
compiere: ne ebbi la prova a 18 anni di età con la strage di Stato di Piazza
Fontana a Milano nel dicembre del 1969, e con quelle successive che si
verificarono nel nostro Paese. Una lunga scia di sangue innocente con attentati
e bombe a treni, stazioni, piazze piene di lavoratori, studenti, impiegati. A tramare ed uccidere apparati dello Stato, nazifascisti, uomini delle forze armate e delle
istituzioni. Poi, persino in combutta con la mafia ai danni di magistrati, e con
i servizi segreti di nazioni straniere, per il rapimento e l’uccisione di Aldo
Moro.

Avendo imparato presto la lezione, il Novecento, secolo in
cui sono nato e maturato, con tutto il suo sanguinoso corso di guerre,
invasioni, colpi di Stato in ogni dove, non ha fatto che confermarmi nella
convinzione che non esista criminale più grande e feroce dello Stato armato. Il
secondo millennio, nel primo quarto di secolo, ci ha mostrato a dismisura cosa
sono in grado di fare, in termini di distruzione e di sterminio i vari regimi
armati: si tratti di fanatici clan tribali, teocrazie religiose, dittature
militari, democrazie parlamentari, monarchie costituzionali, repubbliche
presidenziali. Come stupirsi che abbiano potuto produrre autentici criminali in
ogni parte del globo, persino nelle decantate democrazie liberali di quello che
definiamo Occidente?
Come stupirsi che i loro leader e le loro classi dirigenti facciano carta straccia delle Costituzioni e dei regolamenti internazionali che si sono dati? Netanyhau usa il suo Stato armato per compiere impunemente un genocidio, Trump usa il suo Stato armato per bombardare il Venezuela, Putin il suo Stato armato per massacrare in Ucraina, Zelensky il suo Stato armato per massacrare i russofoni. Una interminabile sequela di Stati armati e di massacri in ogni dove. L’Europa degli Stati armati della Nato si sta preparando alacremente per il prossimo prevedibile macello. E poiché l’essenza dello Stato armato è la guerra, esso non può che produrre criminali che prima o poi lo porteranno in guerra.

Ex presidente Costa Rica

Noi pacifisti non possiamo neppure pronunciare la locuzione Stato disarmato senza essere derisi, e persino il Papa viene largamente censurato se osa parlare di pace disarmata e disarmante: questa è l’epoca e questa è la cultura dominante. Non c’è che uno Stato al mondo che ha rinunciato all’esercito, cioè alla guerra, la Costa Rica. Saggiamente, dopo la guerra civile del 1948, ha deciso di apportare una modifica alla sua Costituzione l’anno successivo, abolendo l’esercito. “Il bilancio militare fu convertito e confluì nel bilancio educativo per l’istruzione”, scrivono con orgoglio. Istruzione, sanità, sviluppo umano, benessere sociale, questo paese neutrale e pacifico è un vero esempio per il mondo. È diventato anche sede dell’Università per la Pace (UPEACE) istituita dalle Nazioni Unite nel 1980, ma nessuno dei Paesi ritenuti civili lo ha imitato.
VENEZUELA. IL GANGSTER DELLA CASA BIANCA
di Franco Astengo
Ricordato
in premessa che qualsiasi valutazione riguardante la vicenda USA -Venezuela
deve essere incentrata sulla capacità di produzione petrolifera dello stato
venezuelano è necessario che le sinistre, italiane e europee, trovino il
coraggio di superare la polemica del filo-questo e filo-quello proclamando con
coraggio che l’attacco USA e la cattura di Maduro rappresentano atti di
pirateria internazionale senza se e senza ma. È necessario l’intervento delle
Nazioni Unite, va assicurata l’incolumità del presidente venezuelano, deve
essere sollecitata l’Unione Europea ad assumere una posizione coerente con il
diritto internazionale.
Le forze politiche vanno fortemente sollecitate in
questa direzione e deve essere sottolineato il pericolo crescente di una
situazione internazionale nella quale i pericoli di guerra globale che si
evidenziano con l’apertura di più fronti al riguardo dei quali gli USA stanno
assumendo un atteggiamento sempre più aggressivo sul piano militare. L’Italia
ha l’obbligo di condannare questo atto di guerra non dichiarata come in tutti
gli altri casi analoghi senza distinzioni di sorta e di indirizzare la propria
politica estera verso atti conseguenti al dettato costituzionale imposto dall’art.11.
sabato 3 gennaio 2026
PAPI E PRESIDENTI
di Angelo Gaccione
Non avevo alcun motivo per seguire il messaggio di Mattarella
alla nazione: sono stufo di sentire di morti sul lavoro e poi non vedere
muovere un dito concretamente. Non mi ricordo un solo presidente che sia andato
a fare una visita su un cantiere dove si muore, o presso qualche struttura
lavorativa dove la gente è tenuta schiava e riceve un trattamento da negriero,
né che abbia nominato cavaliere del lavoro uno di questi lavoratori: sono loro
che con il loro sangue e la loro fatica tengono in piedi la nazione. Cavalieri
del lavoro diventano coloro che il lavoro non sanno nemmeno che cos’è; lo
diventano molti di quegli evasori che poi ci ritroviamo nelle cronache
giudiziarie, ma che la fanno sempre franca. E tanto meno volevo sentire parole sul
riarmo europeo, come se non fosse stata questa idea idiota e criminale del
riarmo a precipitare l’Europa in due devastanti guerre mondiali; come se non
fossero state proprie le alleanze militari a far degenerare in conflitti generali, contrasti locali. Ma due evidentemente non sono bastate, vanno in cerca
della terza e definitiva: quella atomica-nucleare che ci cancellerà tutti. E
come se non fosse opera di chi siede ai vertici del potere della nazione la
politica di morte che viene perseguita in tempo di pace armandosi fino ai
denti, spendendo miliardi per armamenti, facendo prosperare l’industria delle
fabbriche di morte che lucra grassamente sulla distruzione e sui massacri. Come
se non fosse loro la responsabilità di coinvolgere il nostro Paese in politiche
ed alleanze pericolose, invece di ribadire neutralità e ripudio della guerra
come prescrive la nostra Costituzione.
Perché la presidenza della Repubblica, dato che sostiene di
avere a cuore la pace, non ha intrapreso nessuna iniziativa diplomatica ai
massimi livelli sulla guerra russo-ucraina? Perché non ha accolto l’appello di
migliaia di persone di mettere a disposizione Assisi, città mondiale della
pace, per un negoziato serio e fattivo? Perché non ha lavorato in questo senso
con le alte gerarchie vaticane? Da un presidente credente e praticante ce lo
saremmo aspettato. Ce lo saremmo aspettato dal docente che ha insegnato Diritto
parlamentare e ricevuto un
discreto numero di lauree honoris causa da prestigiose università. Ce lo
saremmo aspettato dall’ammiratore di Don Milani, La Pira e di altre prestigiose
visionarie figure del cattolicesimo sociale.
Perché ha perso l’occasione di far diventare il nostro Paese
un faro di diplomazia “disarmata e disarmante” e un punto di riferimento
mondiale per la pace? Chi glielo ha impedito? Chi ha fatto pressione su dui
lui?
Ho preferito leggermi per intero il Messaggio di Leone XIV
per la LIX Giornata Mondiale per la Pace e in cui ho trovato molto più
consapevolezza e buon senso. Ne voglio riportare qui alcuni brani, sperando che
Mattarella, in quanto cattolico e credente, li abbia a sua volta letti e soprattutto meditati.
“[…] Ebbene, nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza. Tuttavia, «chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace». Così Sant’Agostino raccomandava di non distruggere i ponti e di non insistere col registro del rimprovero, preferendo la via dell’ascolto e, per quanto possibile, dell’incontro con le ragioni altrui. Sessant’anni fa, il Concilio Vaticano II si concludeva nella consapevolezza di un urgente dialogo fra Chiesa e mondo contemporaneo. In particolare, la Costituzione Gaudium et spes portava l’attenzione sull’evoluzione della pratica bellica: «Il rischio caratteristico della guerra moderna consiste nel fatto che essa offre quasi l’occasione a coloro che posseggono le più moderne armi scientifiche di compiere tali delitti e, per una certa inesorabile concatenazione, può sospingere le volontà degli uomini alle più atroci decisioni. Affinché dunque non debba mai più accadere questo in futuro, i vescovi di tutto il mondo, ora riuniti, scongiurano tutti, in modo particolare i governanti e i supremi comandanti militari, a voler continuamente considerare, davanti a Dio e davanti all’umanità intera, l’enorme peso della loro responsabilità».
Nel ribadire l’appello dei Padri conciliari e stimando la via del dialogo come la più efficace ad ogni livello, constatiamo come l’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali abbiano radicalizzato la tragicità dei conflitti armati. Si va persino delineando un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione; ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico. L’Enciclica Fratelli tutti presenta San Francesco d’Assisi come esempio di un tale risveglio: «In quel mondo pieno di torri di guardia e di mura difensive, le città vivevano guerre sanguinose tra famiglie potenti, mentre crescevano le zone miserabili delle periferie escluse. Là Francesco ricevette dentro di sé la vera pace, si liberò da ogni desiderio di dominio sugli altri, si fece uno degli ultimi e cercò di vivere in armonia con tutti». È una storia che vuole continuare in noi, e che richiede di unire gli sforzi per contribuire a vicenda a una pace disarmante, una pace che nasce dall’apertura e dall’umiltà evangelica”.
MESSAGGIO ALLA NAZIONE
“Oggi una cara persona ha diffuso
questo scritto per fare gli auguri di buon 2026. Lo copio perché è un dono prezioso,
una riflessione importante. Consigli e visioni potenti, ma semplici, direi
naturali, umane, piene di un umanesimo che deve risorgere in tutti noi. Sembra
sia stato scritto a più mani, il che lo rende ancora più importante e prezioso,
secondo me”. S. Genini
*
“Lo considero un testo collettivo perché concetti simili sono
stati espressi da molti teorici e anche da noi su ‘Odissea’ da almeno
vent’anni. Si trovano in Martin Luther King, Mandela, Tutu, Tolstoj, Gandhi,
Cassola…”. A. Gaccione
*
“Vero, infatti per me è importante questo: un contenuto
importante al di là di chi lo ha scritto e se è collettivo meglio”. Sergio
Genini
Dalla parte dell ’umano
“Non
abbiate fretta.
Non
credete
che
solo correndo
si
possa arrivare.
In
questo tempo
che
ci spinge al rumore,
alla
velocità,
alla
conquista,
io
vi invito a sostare.
A
coltivare il dubbio,
a
praticare l’ascolto,
a
custodire il fragile.
È
tempo di essere piccoli,
non
per rinunciare,
ma
per scegliere.
Piccoli
per non dominare,
ma
per appartenere.
Non
cercate la forza che impone,
ma
quella che sostiene.
La
dolcezza non è resa,
ma
resistenza.
La
lentezza non è pigrizia,
ma
profondità.
E
la profondità,
oggi
più che mai,
è
rivoluzionaria.
Cercate
l’indefinito,
là
dove le cose non
sono
subito chiare, nette,
pronte a essere consumate.
È
lì che abita la possibilità
di
un mondo condiviso,
dove
nessuno ha l’ultima parola
e
tutti possono dire qualcosa.
Vi
chiedo questo:
abbiate
il coraggio dell’autolimitazione,
della
sobrietà, della gratuità.
Non
come sacrificio,
ma
come atto di liberazione.
Come
un fiore che sboccia
senza
chiedere nulla in cambio.
E
scegliete,
sempre,
la
pace.
Non
come assenza di lotta,
ma
come tessitura quotidiana di legami.
Non
come tregua,
ma
come scelta di vita.
La
nonviolenza
non
è debolezza,
è
la più alta forma di forza.
È
dire no senza distruggere.
È
resistere senza odiare.
È
costruire ponti
dove
altri alzano muri.
Rifiutate
il riarmo,
le
spese folli in armi,
le
retoriche del nemico.
Non
lasciate che la paura
vi
spinga ad armare il futuro.
Nessuna
vera sicurezza
nasce
dall’intimidazione.
Nessun
domani
si
costruisce con le bombe.
E
se vi chiedono
da
che parte state,
non
abbiate paura di dire:
dalla
parte della vita
che
cresce lenta,
fragile,
profonda.
Dalla
parte dell’umano.
Dalla
parte della pace.
Non
abbiate paura della lentezza,
né
della solitudine che a volte accompagna
chi
cerca sentieri nuovi.
Non
tutto si concluderà oggi,
né
domani.
Ma
ogni gesto,
ogni
parola nonviolenta,
ogni
scelta sobria e giusta,
è
un seme.
E
i semi,
anche
se non li vediamo
subito
germogliare,
fanno
il loro lavoro.
Abbiate
cura.
Degli
altri,
della
terra,
del
tempo.
Abbiate
cura
di
ciò che cresce piano.
E
camminate.
Non
da soli,
ma
insieme.
Più
lentamente,
più
profondamente,
più
dolcemente”.
PRODUZIONE INDUSTRIALE
di Franco Astengo
La crisi industriale e le balle
del Governo - Parte ultima
Carta,
credito, informatica, occhialeria, servizi, tessile.
È stato firmato il 29 novembre l’accordo sul ricambio generazionale
tra sindacati e Banco
Bpm. L’intesa prevede (nell’ambito del
piano industriale 2023/2026) fino a 120 uscite volontarie di lavoratori che abbiano maturato l’accesso alla
prestazione pensionistica (“anticipata” o di “vecchiaia”) entro il 1° gennaio
2027. Nel contempo, l’accordo stabilisce 90 nuove assunzioni nel 2026,
garantendo un tasso di sostituzione del 75 per cento. Fisac Cgil: “Siamo
riusciti a coniugare per la prima volta la gestione di pensionamenti
incentivati volontari con un piano di ingressi proporzionato e tempestivo”. Un ulteriore anno di cassa integrazione straordinaria per i
lavoratori della Giano di Fabriano (Ancona), azienda produttrice di carta
per ufficio del gruppo Fedrigoni. La vertenza era iniziata nell’ottobre 2024
con l’annuncio della chiusura dell’impianto e conseguenti 173 licenziamenti. L’accordo, raggiunto l’11 dicembre,
prevede anche un pacchetto formativo per complessive 416 ore. Riguardo gli
esuberi, questi si sono ridotti a 31. L’azienda ha confermato investimenti per
tre milioni di euro, concentrati sui settori della per banconote e di sicurezza
e sul comparto del disegno artistico. Siglato
a metà dicembre un accordo che prevede esodi, come atteso in conseguenza della
fusione fra Bper e Banca Popolare di Sondrio, tramite il
pensionamento incentivato o l’accesso al fondo esodi di 800 dipendenti che matureranno la pensione entro il 1° gennaio 2032. La
cessazione del rapporto di lavoro è stabilita tra il 30 settembre e il 31
dicembre 2026. A fronte delle uscite sono previsti 666 nuovi ingressi (pari
all’83,2 per cento delle uscite), tra assunzioni e stabilizzazioni di chi
lavora (o ha lavorato) in somministrazione o a tempo determinato. Siglato il 27 ottobre l’accordo per il futuro dello
stabilimento Innovatek di Longarone (Belluno), ex ramo d’azienda Safilo
(rilevato a fine 2023) che attualmente impiega 75 lavoratori su 152. L’intesa
prevede la proroga di un anno della cassa integrazione straordinaria,
l’adozione di un’indennità aggiuntiva per i lavoratori sospesi (sulle ore
eccedenti il 20 per cento del totale mensile), incentivi all’esodo per 35
lavoratori (che si aggiungono ai 17 pensionandi che hanno sottoscritto un precedente
accordo) che lasceranno volontariamente l’azienda entro il 31 dicembre prossimo
e percorsi di ricollocamento e formazione per chi sceglierà l’uscita
volontaria. Revoca dei licenziamenti
annunciati a metà ottobre e attivazione degli ammortizzatori sociali in deroga
fino al 1° febbraio 2026 per i 12 lavoratori della Manifattura
del Casentino, storica azienda di
Bibbiena (Arezzo) produttrice del celebre “panno del Casentino”, tessuto
simbolo della tradizione artigianale toscana. Questo l’esito del confronto che
si è svolto il 14 novembre presso la Regione Toscana per valutare gli sviluppi
della situazione a seguito della recente messa in liquidazione della società.
Ora si apre una fase di interlocuzioni per verificare la concreta possibilità
di interventi da parte di nuovi investitori. Dopo
l’annuncio di cessare l’attività il 31 dicembre prossimo, l’azienda di
informatica Softlab Tech ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per i
146 dipendenti rimasti tra le sedi di Caserta, Maddaloni (Caserta) e Roma,
attualmente in cassa integrazione a zero ore. La maggior parte dei lavoratori
interessati (127 addetti) sono i superstiti dei circa 250 ex dipendenti della
multinazionale Jabil di Marcianise (Caserta) che qualche anno fa accettarono di
transitare in Softlab Tech. Al ministero delle Imprese attualmente sono in
corso colloqui per favorire la ricollocazione dei lavoratori in altre realtà
produttive del territorio. Siglato il 2
dicembre l’accordo sulla gestione dei 70 esuberi (su 148 addetti complessivi)
alla Swinger International di Bussolengo (Verona), azienda produttrice di jeans per
grandi firme. L’intesa non è stata firmata dalla Filctem Ggil. Il 10 novembre la società aveva avviato la cassa integrazione
straordinaria per otto mesi, il 25 novembre ha comunicato il licenziamento
collettivo. Filctem: “Azienda e Confindustria non hanno recepito le nostre
richieste che prevedevano l’inserimento di una clausola di salvaguardia
rispetto alla decorrenza dei termini dei licenziamenti. L’incentivazione
all’esodo, inoltre, è del tutto inadeguata”.
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