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UNA NUOVA ODISSEA...
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
giovedì 1 gennaio 2026
ANNO
NUOVO
di Giuseppe Natale - presidente Anpi Crescenzago

Disegno di A. Casiraghi
per Odissea
Nasca nuovo anno
come da bruco esausto
gaia farfalla.
Nasce anno nuovo:
sia albero di vita
con buoni frutti.
Appena spunta
l’alba dell’anno nuovo
diamo ali e forze
ai nostri cuori e menti
per il volo sicuro.
Fermare il genocidio del popolo
palestinese. Affermare diritti uguali per tutti i popoli. Ripudiare la guerra.
Disertare la guerra. Abrogare la guerra. Preparare la pace per fare la pace.
![]() |
| Disegno di A. Casiraghi per Odissea |
UN NATALE DI GUERRA
di Laura Margherita Volante
Ogni anno da millenni
nasce
sulla via della cometa la
speranza.
Oro incenso e mirra per
il re dei re della Pace.
Ma oggi ricompare
L’orrore già compiuto
e il bambinello è già
morto...
ancora prima di nascere
sulla strada di Gaza.
Ogni madre oggi è Maria
che si nasconde dietro
il salice piangente.
Sono lacrime sciolte
nella cenere e...
le bombe cadono dal
cielo oscuro
e i corpicini muoiono
senza un grido.
Ogni madre riversa
cade
su quel filo di vita
spezzato.
Un Natale di guerra...
spenta ogni luce e la
capanna è vuota.
Tutto intorno risuona
di gelo.
Il silenzio si solleva sulla
nuvola bianca.
È la bandiera bianca
per la resa...
non si può uccidere un
sogno di Pace!
PRODUZIONE INDUSTRIALE
di Franco Astengo
La crisi industriale e le balle
del Governo – Parte Terza
Ceramica, commercio, legno
Un anno di cassa
integrazione straordinaria per i 94 dipendenti della sede centrale di Reggio
Emilia della Realco, storica cooperativa della grande distribuzione con oltre 120
punti vendita in Emilia Romagna. La misura, iniziata il 1° novembre e della
durata di 12 mesi, si è resa necessaria per fronteggiare una fase di pesante
difficoltà economica, segnata dalla contrazione delle vendite e dall’aumento
dell’indebitamento. L’ammortizzatore sociale sarà applicato a rotazione, ogni
dipendente manterrà almeno il 25 per cento delle ore lavorate nel trimestre. Contratti di solidarietà per i 14 dipendenti della storica azienda Camurati Profumi di San Mauro Torinese (Torino). L’ammortizzatore sociale,
iniziato il 3 novembre, si concluderà il 30 aprile 2026. La riduzione
dell’orario sarà fino al 65 per cento, gestita con rotazione; previsti
l’integrazione salariale per le ore non lavorate e un incontro di monitoraggio
a 90 giorni dall’avvio della misura. I contratti di solidarietà scongiurano i
licenziamenti che erano stati annunciati nei mesi scorsi. Cassa
integrazione straordinaria per riorganizzazione per i 324 dipendenti di Ceramica
Dolomite di Borgo Valbelluna
(Bellino). L’accordo, siglato il 9 dicembre, prevede l’utilizzo dell’ammortizzatore
sociale per 12 mesi, secondo criteri di rotazione. Nel frattempo, azienda e
sindacati cercheranno i modi per gestire i 60 esuberi indicati nel piano di
rilancio della società. L’intesa prevede incentivi all’esodo, programmi
formativi per il ricollocamento dei lavoratori e investimenti nel 2026 per 4,3
milioni di euro. I prossimi incontri tra le parti sociali avverranno nelle
giornate dell’8-9 gennaio. Emanato dal ministero del Lavoro il 17 novembre il
decreto di concessione dei contratti di solidarietà per i 259 dipendenti
di Luisa Via Roma, storico
rivenditore di abbigliamento, arredamento e prodotti lifestyle di alta gamma di
Firenze e Sesto Fiorentino. L’ammortizzatore sociale (con pagamento diretto
Inps), iniziato il 13 ottobre, si concluderà l’11 novembre 2026. Prorogati per l’intero 2025 gli ammortizzatori sociali
alla Natuzzi, player
mondiale nella produzione e distribuzione di poltrone e divani. La cassa
integrazione straordinaria per i 1.787
lavoratrici e lavoratori degli stabilimenti di Santeramo in Colle (Bari),
Matera e Laterza (Taranto), iniziata il 1° novembre, si concluderà il 31
dicembre. Nei tre impianti era già in vigore un contratto di solidarietà,
cominciato il 1° gennaio e scaduto il 31 ottobre. L’accordo, raggiunto al
ministero delle Imprese il 5 novembre, prevede anche la possibilità di una
nuova richiesta per il 2026 in caso di rifinanziamento. Accordo raggiunto all’inizio di dicembre per la gestione
degli esuberi in Metro Italia e Metro Dolomiti, società di vendite all’ingrosso e servizi per la
ristorazione. Le uscite, per un massimo di 110 lavoratori, saranno volontarie e
avverranno mediante isopensione. La scadenza per le domande, che potranno
presentare i dipendenti con almeno 62 anni compiuti al 31 maggio 2026, è
fissata al 18 gennaio 2026. Gli aderenti riceveranno una prestazione economica
mensile erogata dall’Inps e finanziata dalla società fino alla maturazione del
trattamento pensionistico, per un periodo massimo di sette anni. Raggiunto
il 4 dicembre l’accordo per la gestione degli esuberi alla Yoox,
azienda di vendita online di articoli di moda e design, che il 2 settembre
aveva aperto la procedura di licenziamento collettivo per 211 dipendenti di Milano e Bologna. L’accordo prevede
la riduzione delle uscite a 145, che avverranno previa adesione volontaria e
con incentivazione economica. Qualora non si raggiungesse la risoluzione dei
145 rapporti di lavoro, vi sarà la possibilità di accedere alla cassa
integrazione straordinaria per sei mesi. Sindacati: “Centrato l’obiettivo di
ridurre l’impatto sociale sui territori”.
ENERGIA
di Nicola
Labanca

Nicola Labanca
Alcuni aspetti chiave della sua costruzione sociale*. Parte Prima.

Sono un fisico che si occupa di questioni energetiche da
circa trent’anni. Durante la mia formazione, i miei insegnanti non si sono mai
soffermati a spiegare come i principi fisici dell’energia e i costrutti teorici
associati trovassero impiego in specifici contesti socio‑tecnici. La presenza di un ampio divario tra
l’applicazione dei principi di conservazione e degradazione dell’energia nello
studio delle macchine a vapore e l’applicazione degli stessi principi, per
esempio, allo studio del metabolismo umano o all’organizzazione della domanda e
dell’offerta di energia non è mai stata né discussa, né presentata come
semplice possibilità. A distanza di trent’anni, ritengo che la presenza di
questo divario e la nozione di costruzione sociale applicata al concetto di
energia risulti ancora piuttosto esotica nella maggior parte delle università
tecniche e delle organizzazioni di ricerca che si occupano di scienza e
tecnologia.
Ho iniziato a leggere di storia e filosofia della scienza e della tecnica principalmente spinto dalle mie difficoltà a capire come i principi della
termodinamica fossero impiegati nel campo delle politiche energetiche e dalla
mia delusione per il modo in cui questi concetti e principi mi fossero stati
presentati come fatti incontrovertibili durante i miei studi. L’intuizione
principale che ho tratto dalle mie indagini è che, come accade con la
costruzione di un’abitazione, le costruzioni sociali che si realizzano con il
contributo della scienza e della tecnica possono essere estremamente solide e
concrete. Una costruzione sociale non implica che gli artefatti, le tecniche e
gli assetti organizzativi che ne derivano siano fatti immaginari. Riconoscere
che i sistemi energetici che alimentano le nostre attività sono una costruzione
sociale significa semplicemente riconoscere che la loro costruzione non è
inevitabile e può avvenire in un numero infinito di modi. Questo semplice fatto
implica che esistono sempre alternative ai vincoli generati dal modo in cui i
concetti di energia vengono resi operativi all’interno delle società. Per
esempio, si dà per scontato che le risorse energetiche siano scarse, che le
società dipendano da tali risorse e che le politiche energetiche debbano essere
progettate per aiutare le società a ottimizzare questa inevitabile dipendenza.
Questa logica, pur essendo evitabile, spinge gran parte della corsa a espandere
la cosiddetta “green economy”.
Per quanto possa sembrare strano, esistono ancora società in cui le persone
vivono senza fare uso di energia e senza i vincoli organizzativi che le
applicazioni pratiche di questo concetto comportano. Riconoscere la costruzione
sociale che avviene attorno a questo concetto significa comprendere che più ci
atteniamo a esso, organizzando le nostre vite intorno ai principi di
conservazione e degradazione dell’energia, più queste idee teoriche diventano
reali e più diventa difficile sfuggire ai vincoli che esse generano. Per esprimere
chiaramente la mia tesi: credo che i principi della termodinamica utilizzati
per organizzare le società contemporanee non rappresentino un fatto della
natura e credo, inoltre, che la loro applicazione trasformi di fatto persone e
società in motori che devono necessariamente consumare risorse di disponibilità
limitata. Cercherò di affrontare questa questione discutendo alcune dinamiche
chiave che si sviluppano attorno al tema dell’energia a tre livelli distinti:
1). Al
livello delle definizioni e procedure tecniche stabilite da esperti
quali scienziati, ingegneri, analisti energetici, etc. che impiegano i principi
della termodinamica per studiare i sistemi socioeconomici e sviluppare
politiche di intervento in ambito energetico.
2). Al
livello delle interazioni sociali che coinvolgono tecnologie per
l’energia, esperti e società in genere.
3). A
livello culturale per ciò che concerne alcune metafore che circolano tra
diverse discipline scientifiche e nella società contribuendo a costituire le
lenti attraverso cui osserviamo il mondo.
Prima di
fare ciò, è però opportuno precisare ulteriormente che le dinamiche che intendo
discutere non mettono in discussione le leggi della termodinamica come
stabilite e verificate da tecnici e scienziati nei loro laboratori. Piuttosto,
esse riguardano il modo in cui queste leggi vengono impiegate per organizzare
le attività umane fuori dai laboratori e il modo in cui queste dinamiche
vengono generate attraverso le interazioni tra laboratori e società nel suo
complesso. Un’altra premessa che è necessario fare è che, a dispetto del suo
ruolo fondamentale nel campo delle scienze e dell’organizzazione sociale,
nessun sembra tuttavia in grado di poter stabilire cosa l’energia sia,
vincitori di premi Nobel inclusi. Richard Feynman ha per esempio dichiarato che
“non sappiamo cosa sia l’energia”, che il concetto di energia “non spiega i
meccanismi o le ragioni che portano alle diverse formule”, che “non è possibile
stabilire che l’energia arrivi a noi in quantità di ammontare definito”[1] In modo simile, Percy Williams
Bridgman fa notare che “il concetto di energia non ha nessun significato al di
là di uno specifico processo di trasformazione”[2].
Per quanto le leggi della termodinamica siano rigorosamente valide all’interno
dei laboratori, l’energia non è qualcosa di cui possiamo avere esperienza
diretta. Il concetto di energia si riferisce soltanto a specifici processi di
trasformazione. Questo è un punto cruciale che bisogna tenere bene a mente
quando questo concetto viene impiegato per pianificare politiche di intervento
sulle società. Quando per esempio i policymakers ci dicono che abbiamo
bisogno di più energia, dobbiamo tenere bene a mente che essi intendono in
realtà che abbiamo bisogno di più materie prime (ad esempio petrolio greggio,
gas naturale, carbone, minerali, etc.) per generare specifici processi
standardizzati di trasformazione (ad esempio, attraverso motori a combustione,
turbine a gas, pannelli solari, pale eoliche, etc.). L’energia non può essere
considerata un’essenza o una sostanza che preesiste ai processi cui viene
riferita. Ad esempio, l’espressione
“l’equivalente energetico di un barile di petrolio” è priva di significato se
non si specifica in quale modo quel petrolio venga utilizzato. Mario Giampietro
e i coautori di un interessante articolo[3] hanno
bene illustrato questo aspetto. Uno stesso barile di petrolio può avere un
equivalente energetico diverso a seconda che venga (a) bruciato come carburante
in un trattore o, ad esempio, (b) scagliato contro una porta chiusa per
abbatterla, oppure (c) usato come contrappeso per tenere ferma una tenda
esposta al vento. L’energia non è una “cosa” in sé. Diversi processi possono
essere attivati usando la stessa sostanza materiale, e quantità di energia
differenti risultano da ciascuno di essi. Salvo rare eccezioni in cui si entra
nel dettaglio della questione, le stime aggregate di consumo energetico di una
nazione che vengono prodotte dagli analisti dicono generalmente assai poco dei
processi di trasformazione che li determino e delle risorse che vengono realmente
consumate. Queste stime risultano spesso dalla somma di consumi generati
attraverso processi assai eterogenei (per esempio processi di trasformazione di
gas naturale, di petrolio combustibile, di risorse rinnovabili), ma sommare i
chilowattora o le tonnellate di petrolio equivalente consumati da questi
processi è un poco come sommare pere e mele. Da queste stime si capisce
generalmente assai poco di quanto accade realmente in un paese. Va inoltre
rilevato che il tracciamento di tutti i processi di trasformazione che si
presume siano alla base di una data attività o del funzionamento di una data
tecnologia e la successiva stima di tutti i consumi associati risulta essere un
compito assai complesso, spesso impossibile. Come vedremo nel prossimo paragrafo,
questa questione viene generalmente risolta attraverso una serie di accordi e
negoziazioni tra gli esperti coinvolti nelle valutazioni. Le procedure alla
base di queste negoziazioni costituiscono parte della costruzione sociale che
avviene attorno al concetto di energia quando applicato alla vita reale e che
vorrei discutere in questo testo.
Negoziati
energetici a livello tecnico
Come
anticipato, la costruzione sociale che si realizza attorno al concetto di
energia riguarda innanzi tutto una serie di accordi stabiliti al livello
tecnico delle procedure definite da esperti quali scienziati, ingegneri e
analisti coinvolti nelle stime di consumo.
Un primo
tipo di accordo che è necessario stabilire riguarda come uscire dal cosiddetto dilemma
della produzione congiunta, nel caso in cui un dato input energetico generi
simultaneamente più output. In tali casi non esiste infatti un criterio
oggettivo per stabilire come ripartire un dato input tra i vari output. Per
esempio, una pecora utilizza una certa quantità di energia per produrre
contemporaneamente latte e lana. L’ammontare di energia che serve per produrre
il manto della pecora può essere soltanto concordato convenzionalmente da
esperti che definiscono la quota di energia assegnata alla produzione di latte
piuttosto che a quella della lana. Questo tipo di situazione non è affatto
raro. I modi in cui quantità e costi energetici vengono ripartiti tra diversi
output sono infatti sempre, almeno in parte, arbitrari. Le società possono
usare gli stessi input materiali ed energetici per molteplici scopi, così come
esseri umani e animali impiegano l’energia che assumono attraverso il cibo per
una miriade di funzioni fisiche. Ogni volta che scienziati, ricercatori o
analisti energetici stimano come dati input energetici siano collegati a vari
output - per esempio, nel caso di industrie che utilizzano determinati input
energetici per produrre beni differenti, o di famiglie che impiegano lo stesso
gas per cucinare e riscaldare l’acqua sanitaria e l’ambiente domestico - sono
sempre costretti a stipulare criteri convenzionali di ripartizione. Un secondo
tipo di costruzione sociale che si verifica a livello delle valutazioni
tecniche dei quantitativi di energia deriva dal cosiddetto problema del
troncamento.
Se il dilemma della produzione congiunta riguarda input che producono
simultaneamente più output, il problema del troncamento riguarda il numero di
input, e la quantità di energia consumata da questi input, da associare alla
produzione di un medesimo output.
Nella letteratura sull’energetica del lavoro umano, l’articolo di Giampietro et
al. precedentemente menzionato fornisce un esempio chiarificatore nel caso del
calcolo dell’energia consumata da un uomo durante un’ora di lavoro dedicata a
svolgere una qualsivoglia attività. Il flusso energetico “incorporato” in
un’ora di lavoro può infatti includere (1) l’energia metabolica del lavoratore
impiegata durante l’attività svolta, (2) l’energia metabolica complessiva nelle
24 ore (contrariamente a una macchina, gli input energetici da fornire a una
persona perché lavori non sono infatti limitabili a quelli impiegati durante il
lavoro), (3) l’energia metabolica del lavoratore e dei suoi familiari (anche i
familiari contribuiscono infatti a sostenere il lavoratore e le sue all’attività
lavorative), (4) tutta l’energia necessaria per produrre il cibo che alimenta
il lavoratore (i consumi energetici in questione riguardano infatti anche
l’energia spesa per produrre quanto il lavoratore mangia), (5) una quota di
tutta l’energia consumata durante le attività di svago (anche le attività di
svago contribuiscono infatti a rendere il lavoratore abile alle sue attività
lavorative) (6) persino una quota
dell’energia solare impiegata dalla biosfera per fornire i servizi ambientali
indispensabili alla sopravvivenza umana, inclusi il cibo consumato dal
lavoratore.
Giampietro
et al. fanno notare che, a seconda delle ipotesi adottate, le valutazioni
disponibili e “scientificamente rigorose” dell’equivalente energetico di un’ora
di lavoro variano di un fattore 100,000 (da 0,2 MJ a oltre 20 GJ), una
variazione enorme. La quantificazione degli input energetici necessari per
produrre un dato output dipende infatti pesantemente da confini arbitrariamente
stabiliti per definire i processi da considerare. In generale, tutte le
valutazioni energetiche riguardanti funzioni e output prodotti e riprodotti,
necessitano di standard e accordi convenzionali stabiliti da comunità di
esperti per poter mantenere un qualche significato e una qualche utilità. La
separazione fra input e output che tali valutazioni presuppongono è infatti
completamente artificiale e introduce inevitabilmente elementi di arbitrarietà
nei processi di attribuzione associati. È quindi assolutamente importante che
tutti si attengano alle convenzioni stabilite perché le diverse valutazioni
ottenute possano risultare confrontabili. Vale tuttavia la pena entrare nella
questione in maggior dettaglio.
Quanti
output sto producendo quando guido la mia auto da casa al lavoro? Questi output
potrebbero essere rappresentati dai chilometri percorsi, dal rilassamento (o
dallo stress) prodotto sul mio corpo durante la guida, dal numero di parole da
me pronunciate mentre parlo al telefono durante la guida e da una infinità di
altre attività che potrebbero essere imputate a me o alla mia auto durante il
viaggio. In sintesi, abbiamo quindi a che fare non solo con un problema di
attribuzione di singoli input energetici a diversi output (vd. dilemma della
produzione congiunta) e con un problema di identificazione di tutti gli input
da associare a singoli output (vd. problema del troncamento), ma anche con un
più generale problema di arbitrarietà nella definizione degli output che
riguarda tutte le attività umane e che viene generalmente risolto da analisti e
scienziati mediante accordi, standard e convenzioni. Va poi rilevato che la
separazione artificialmente creata tra input e output induce spesso ricercatori
e scienziati a ritenere che particolari input energetici e tecnologici possano
essere sostituiti da altri input senza cambiarne gli output. È sulla base di
questo assunto che si presume, ad esempio, che tecnologie più inquinanti o con
alto consumo energetico possano essere sostituite da tecnologie meno inquinanti
e più efficienti senza modificare né limitare i nostri stili di vita. Per fare
un esempio, la Commissione Europea ha condotto una serie di studi preliminari
che hanno stimato in una prima fase gli impatti energetici della sostituzione
sul mercato dell’UE di lampade a incandescenza con lampade compatte a
fluorescenza (le cosiddette CFL) e successivamente la sostituzione di CFL con
lampade a LED . Sulla base di questi
studi, sono stati prodotti e approvati regolamenti e direttive 3 che hanno poi portato in due fasi
successive alla progressiva eliminazione dal mercato europeo delle lampade a
incandescenza e di una vasta gamma di CFL. Gli studi in questione calcolavano i
risparmi energetici generati dalla sostituzione in massa delle vecchie
tecnologie stimando il risparmio generato dalla sostituzione di ogni lampada a
incandescenza installata nella EU con una CFL e dalla sostituzione su larga
scala di CFL con lampade a LED. Queste stime di risparmio sono tutte state
basate sull’assunto che le CFL prima, e le lampade a LED poi, sarebbero tutte
state usate allo stesso modo che le lampade a incandescenza che avrebbero
sostituito (vale a dire si è assunto che questi input tecnologici potessero
essere sostituiti senza cambiarne gli output). Sfortunatamente la sostituzione
di questi input tecnologici ha cambiato anche gli output determinando la
moltiplicazione di nuovi e imprevisti usi delle nuove tecnologie 4 che hanno generato una vasta gamma di
consumi aggiuntivi, facendo sì che l’applicazione dei regolamenti europei
disattendesse in larga misura le stime di risparmio energetico che gli studi
preliminari avevano previsto 5.
Input e
output non sono infatti in genere indipendenti, ma co-evolvono in maniera
inattesa producendo effetti che possono risultare sia positivi, sia negativi.
La sostituzione tecnologica su larga scala attiva spesso cambiamenti imprevisti
che possono disattendere ogni previsione di impatto energetico. Tali previsioni
non possono infatti che basarsi su assunti che riducono le attività umane o un
numero limitato di opzioni disponibili. Sebbene necessari per la gestione di
risorse naturali su larga scala, questi assunti non possono che trascurare
completamente opzioni e stili di vita non standard che non dipendono dai
processi di trasformazione energetica oggi dominanti. Avrò modo di ritornare su
questa importante questione nei prossimi paragrafi.
Note
[i] Feynman, R. (1964). The
Feynman Lectures on Physics. Volume I, 4-1
[ii] Bridgman, P.W.
(1961). The Nature of Thermodynamics. Oxford University Press.
[iii] Si veda Giampietro,
M., Mayumi, K. (2008). Complex Systems Thinking and Renewable
Energy Systems. In: Pimentel, D. (eds) Biofuels, Solar and Wind as
Renewable Energy Systems. Springer, Dordrecht.
https://doi.org/10.1007/978-1-4020-8654-0_8 ma anche
Patterson, M. G. (1996). What is
energy efficiency? Concepts, indicators and methodological issues, 24(5)
377-390 doi:10.1016/0301-4215(96)00017-1
[iv] Un esempio di questi studi è
rappresentato da VITO, “Preparatory
Studies for Eco-design Requirements of EuPs: Project Report Lot
19: Domestic lighting,” 2009.
[v] Si veda https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2009/244/2016-02-27/eng e https://www.eceee.org/all-news/news/eu-commission-adopts-regulation-to-ban-fluorescent-lighting-by-september-2023/?ref=metacheles.de
[vi] Lampade a LED hanno
per esempio iniziato ad essere impiegate per far crescere piante, illuminare
manifesti, purificare acque e aria, allestire luminarie durante i periodi
natalizi, etc.
[vii] Su questo punto si veda per esempio Schleich, J., Mills, B., Dütschke, E. (2014). A brighter future? Quantifying the rebound effect in energy efficient lighting. Energy Policy, Volume 72, Pages 35-42, ISSN 0301-4215
mercoledì 31 dicembre 2025
PRODUZIONE INDUSTRIALE
di Franco Astengo
La crisi industriale e le balle
del Governo – Parte Seconda
Industria
A giugno 2026 la produzione della Stäubli di
Carate Brianza (Monza) cesserà definitivamente. È stato siglato a metà dicembre
l’accordo sulla gestione degli esuberi dichiarati a fine settembre dalla
multinazionale svizzera attiva nei settori tessile, robotica ed elettronica
industriale. Per circa dieci dipendenti si prevede l’accompagnamento alla
pensione, mentre per altri 25 lavoratori è stata stabilita un’incentivazione
economica su base volontaria. Nel sito lombardo resteranno gli uffici
commerciale, progettazione e quelli relativi a funzioni non produttive. produttive. Emanato
il 27 ottobre dal ministero del Lavoro il decreto di concessione della cassa
integrazione straordinaria per i circa 300 lavoratori degli stabilimenti di
Assemini (Cagliari), Massa, Gattinara (Vicenza) e Vado Ligure (Savona)
della Sanac, azienda produttrice di materiali refrattari
attualmente in amministrazione straordinaria. L’ammortizzatore sociale,
iniziato il 1° novembre, si concluderà il 31 ottobre 2026. La società è in
vendita: in corso è il settimo bando (in dieci anni), le manifestazioni
d’interesse dovranno essere inviate entro il 9 gennaio 2026. Emanato il 24 ottobre dal ministero del Lavoro il
decreto di concessione della cassa integrazione straordinaria per cessazione
d’attività per i 79 addetti degli stabilimenti di Ponte di Piave e Oderzo
(entrambi in provincia di Treviso) della Likum, azienda
progettista e produttrice di stampi per materie plastiche, recentemente venduta
dal fondo tedesco Accursia Capital alla società rumena Fast Effectiv Solution
360. L’azienda, in un accordo raggiunto con i sindacati il 9 ottobre, ha
previsto anche incentivi all’esodo volontario. Prorogati i contratti di solidarietà per i dipendenti dello stabilimento
di Piedimonte San Germano (Frosinone) della Denso Thermal
Systems, azienda torinese (che in Italia annovera 3.400 addetti
distribuiti in sette sedi) produttrice sia di attrezzature di uso non domestico
per la refrigerazione e la ventilazione per l’automotive sia di condizionatori
domestici fissi. L’ammortizzatore sociale, iniziato il 1° giugno, si concluderà
il 31 marzo 2026. Analoga misura è stata attivata per i dipendenti
dell’impianto di Poirino (Torino): iniziato il 4 novembre, il contratto di solidarietà
si concluderà il 31 marzo 2026.
Cassa integrazione
straordinaria per i 107 dipendenti della Goldoni Keestrack di
Migliarina di Carpi (Modena), azienda (di proprietà belga) produttrice di
macchine agricole e movimento terra. L’ammortizzatore sociale, iniziato il 10
novembre, si concluderà il 31 dicembre, e molto probabilmente verrà prorogato
anche nel 2026. L’azienda attraversa da tempo una fase di difficoltà (da più di
un anno e mezzo si ricorre alla cassa integrazione) a causa della flessione del
mercato di riferimento e sarebbe in procinto di essere acquisita dalla holding
turca Asko. Nuova proroga di un anno dei contratti di solidarietà per i
1.600 lavoratori della Biesse di Pesaro, azienda
produttrice di linee, componenti e macchine per la lavorazione di legno e
industria in genere. Il nuovo ammortizzatore sociale, iniziato il 27 ottobre,
si concluderà il 26 ottobre 2026. Considerato il perdurare della crisi del
settore, nonché il calo di ordinativi e ricavi, in precedenza la società aveva
attivato misure di sostegno al reddito dall’ottobre 2024 al giugno 2025 e poi
dal il 1° luglio 2025 al 26 ottobre scorso. Contratti di solidarietà per i 238
dipendenti della Machining Centers Manufacturing di
Borgo di Sotto di Vigolzone (Piacenza), storica azienda attiva nella
progettazione e costruzione di centri di lavoro per la produzione automatizzata
di componenti meccanici per i settori aerospace ed energia. L’ammortizzatore
sociale, iniziato il 21 luglio, si concluderà il 20 gennaio 2026. La società,
di proprietà cinese e alle prese dal giugno scorso con problemi di liquidità, è
in procinto di essere venduta all’impresa italiana Vigel, produttrice di
macchine utensili (in particolare per l’automotive). Emanato il 19 novembre dal ministero del Lavoro il decreto
di concessione della cassa integrazione straordinaria in deroga in favore dei
51 dipendenti della Gsi Lucchini di Piombino
(Livorno), azienda specializzata nella produzione e rigenerazione di assili
ferroviari e componentistica per il trasporto su rotaia. L’ammortizzatore
sociale, iniziato il 1° novembre, si conclude il 30 aprile 2026.
Contestualmente alla firma dell’accordo, sono state anche definite politiche
attive del lavoro per salvaguardare le professionalità presenti in azienda.
La comunicazione ufficiale è arrivata il 3 novembre:
la Marangoni Meccanica di Rovereto (Trento), storica
azienda produttrice di macchinari per pneumatici di grandi dimensioni, ha
chiuso definitivamente. Per i 40 lavoratori è stata avviata la procedura di
licenziamento collettivo. Dall’ottobre 2024 l’azienda era in concordato preventivo
e aspettava eventuali investitori, ma al tribunale non sono arrivate offerte.
Agli ormai ex dipendenti la Provincia di Trento ha garantito percorsi di
riqualificazione professionale e ricollocazione. Può considerarsi conclusa
la ristrutturazione dello stabilimento Beko Europe di
Melano di Fabriano (Ancona). Il bilancio al 17 dicembre era di 66 uscite, tra
licenziamenti incentivati e risoluzioni consensuali, a fronte di un target di
64 operai previsto dall’accordo sottoscritto al ministero delle Imprese. A
queste si aggiungono fino a un massimo di 207 esuberi nelle funzioni
impiegatizie (tra uffici centrali e Centro ricerca e sviluppo): in questo caso
le uscite volontarie incentivate sono arrivate a quota 73.
LA NUOVA ATLANTIDE
di Chicca
Morone
Chi non conosce il mito di Atlantide? Platone nei
dialoghi Timeo e Clizia, narra della conversazione tra Socrate, Timeo,
Ermocrate e Crizia sulla città ideale, realizzata nella mitica isola di Atlante.
Si narra di Poseidone che innamorato di Clito, creò tale isola alternando
cerchi concentrici di terra e mare per proteggere il nucleo familiare, composto
di cinque coppie di figli maschi. Al primogenito, Atlante, toccò il compito di
regnare sulla regione dell’impero che ospitava la casa materna; a ognuno degli
altri fu affidata una differente regione. Divenuti re, i giovani erano devoti
al tempio di Poseidone e rispettosi delle leggi che il padre aveva imposto: in
perfetta armonia avevano abbellito l’isola con canali, porti, monumenti, ma
soprattutto sapevano governare saggiamente, impregnati della loro virtù divina.
Poi, la discendenza, frutto della mescolanza con il sangue degli umani, aveva
iniziato a corrompere la natura divina degli atlantidei e la smania di potere si
era impossessata di loro. Così le grandi ricchezze di Atlantide e il suo
immenso esercito furono usati per conquistare i popoli mediterranei e asiatici:
le mire espansionistiche atlantidee finirono miseramente in un maremoto provocato da Poseidone, disgustato dal capovolgimento dei valori originali
della sua stirpe. Ricorda niente?
Certo, il
decadimento non avviene in una notte, ma è un lento crescendo di situazioni
sempre più lontane da un’etica vicina agli archetipi di cui la nostra realtà
non è che una proiezione. L’abitudine alla sopraffazione fa sì che oggi i governanti
degli Stati siano appartenenti a lobby ben definite, convinti di avere il
diritto di impadronirsi delle terre altrui, pur essendo a capo di territori
immensi: perché? Voler annettere la Groenlandia, liberare il Venezuela dai
narcos, massacrare i Palestinesi a Gaza o in Cisgiordania, rovesciare governi
come in Ucraina o in Siria, attivare guerriglieri islamici nel Brukina Faso e
mille altre guerre portate in Iraq o Afghanistan o Libano, hanno tutti una
stessa matrice: la ricchezza di un sottosuolo che produce petrolio, oro o terre
rare, non ha importanza di chi sia, l’essenziale è impadronirsene. E perché
questo accanimento nell’impossessarsi proprio di queste risorse? Semplicemente
perché l’agenda 2030 prevederebbe una fantastica riduzione della libertà a 360°,
gestita dal controllo capillare su tutta la popolazione, attraverso strumenti
come telefonini, videocamere, rilevatori vari ovunque; l’intelligenza
artificiale sarà in grado di renderci schiavi dipendenti dal suo continuo uso; saremo
totalmente manipolati dalla televisione, video games e pubblicità varie; nonché
compulsi a desiderare quello che continuano a proporci; a nutrirci di cibi
scadenti quando non davvero nocivi. Senza considerare la diffusione a tappeto
di ogni tipo di droga.
Per
alimentare tutto questo sistema sono necessarie enormi risorse energetiche che
si trovano appunto nei paesi in cui i soliti noti guerrafondai si avventano adducendo
come scusa l’eliminazione del traffico di droga (è risaputo che i narcos
colombiani sono mammole in confronto a quelli venezuelani…) o di eliminare i
proprietari di una terra posseduta da più di duemila anni, ma con il più ricco
giacimento di gas a 40 km da Gaza.
“Presto
sarà possibile esercitare una sorveglianza pressoché continua su ogni cittadino
e mantenere archivi completi e aggiornati contenenti anche le informazioni più
personali sul cittadino. Questi archivi saranno sottoposti a consultazione
immediata da parte delle autorità”. (Zbigniew Brzezinski in “Between
Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era, 1970).
Se
qualcuno si chiede quale sia il limite e che cosa giuridicamente o eticamente sia
lecito, si metta il cuore in pace perché la loro arroganza e protervia è
sconfinata.
Le perle
di saggezza del politico e politologo polacco, naturalizzato statunitense, non
lasciano dubbi: “Abbiamo un vasto pubblico molto ignorante in materia di
affari pubblici e molto suscettibile agli slogan semplicistici di candidati che
spuntano dal nulla, senza precedenti, ma proferiscono slogan accattivanti”.
“Le
persone, i governi e le economie di tutte le nazioni devono soddisfare le
esigenze delle banche e delle multinazionali”.
“L’era
tecnotronica comporta la graduale comparsa di una società più controllata. Una
tale società sarebbe dominata da una élite, svincolata dai valori tradizionali”.
“Tra
breve, il pubblico non sarà più in grado di ragionare o pensare con la propria
testa. Potrà solo ripetere a pappagallo le informazioni ricevute nel
telegiornale della sera prima”.
È ovvio
che tutta questa organizzazione è fatta per il nostro bene: l’élite economica e
finanziaria che detta le regole è un’opera benefica... non è così che sono
definiti Bill Gates e compagni di merenda? Che ognuno di noi abbia le proprie
legittime aspirazioni, il desiderio di leggere, scrivere esprimere idee diverse
dai loro diktat non è contemplato: dall’alto ci concedono parte di quello di
cui avremmo pieno diritto e noi non reagiamo; anzi, ci sottomettiamo a un
sistema che mostra continuamente tutta la sua ipocrisia e falsità.
COMUNICATO STAMPA

Franco Manzoni
Il critico
e giornalista Franco Manzoni debutta sul Web con la rubrica “Nuper”.

Dal
1° gennaio 2026, la storica firma della critica italiana inaugura un
appuntamento settimanale in esclusiva sul canale “Stefano Donno Free Web Tivù”.
Un ponte tra l’autorevolezza della carta stampata e la dinamicità dei nuovi
media. Si annuncia una significativa novità nel panorama dell’informa zione
culturale italiana. A partire da giovedì 1° gennaio 2026, la critica letteraria
d’autore approda in formato digitale grazie alla nuova collaborazione tra Franco
Manzoni e l’editore e operatore culturale Stefano Donno.
Il Progetto “Nuper”. Ogni giovedì, il canale YouTube “Stefano Donno Free Web TV” ospiterà “Nuper”, una rubrica curata e condotta da Franco Manzoni. Noto al grande pubblico e agli addetti ai lavori per la sua decennale attività di poeta e critico letterario sulle pagine del Corriere della Sera, e su l’inserto domenicale del Corriere la Lettura, Manzoni porterà sul web il rigore analitico e la profondità di sguardo che da sempre contraddistinguono la sua firma, con lo stesso entusiasmo e il puntuale piglio ermeneutico della sua celeberrima rubrica
Soglie.
L'iniziativa nasce dalla volontà di rispondere a un’esigenza sempre più sentita
nel mercato editoriale contemporaneo: quella di una bussola critica affidabile,
capace di orientare i lettori nella vasta produzione libraria odierna,
svincolata dalle logiche puramente commerciali e focalizzata sulla qualità del
testo.
I Contenuti. Il titolo della rubrica, Nuper (avverbio latino che significa recentemente, da poco), indica la tempestività con cui verranno analizzate le nuove uscite. Non si tratterà di semplici presentazioni, ma di vere e proprie disamine critiche, che superano la soglia della ridondanza, divenendo sintesi ed essenzialità critica. Manzoni offrirà al pubblico di Youtube recensioni puntuali di volumi di poesia e altro e forse oltre, mantenendo intatta la serietà dell’approccio analitico e giornalistico, ma adattandolo alla fruibilità del mezzo video.
Dichiarazione
d’intenti.
Questa sinergia tra una voce storica della critica e una piattaforma
indipendente come quella di Stefano Donno rappresenta un segnale importante: la
dimostrazione che l’approfondimento culturale può trovare nuova linfa attraverso
i canali digitali, raggiungendo un pubblico trasversale senza cedere alla
superficialità.
Coordinate
dell’appuntamento:
Titolo
Rubrica: Nuper
Curatore:
Franco Manzoni
Canale
Ospite: Stefano
Donno Free Web TV - https://www.youtube.com/@stefanodonnofreewebtv
Data
di inizio: Giovedì 1° gennaio 2026
Cadenza:
Settimanale (ogni giovedì)
Profili Biografici: Stefano Donno: Editore de I Quaderni del Bardo Edizioni, poeta, fotografo digitale e promotore culturale, fondatore di “Stefano Donno Free Web TV”, spazio digitale dedicato alla libera circolazione delle idee, all’arte e alla letteratura indipendente.
Contatti
mail: forum.convergenzepossibili@gmail.com
Franco
Manzoni: è
nato a Milano il 3 maggio 1957. Dopo la laurea in Lettere classiche con una
tesi in Storia greca, fondò nel 1984 e fu direttore responsabile della rivista
di poesia e cultura Schema. Giornalista, è una firma da quarant’anni
del Corriere della Sera in cronaca e in cultura. Sul domenicale la
Lettura dal 2012 tiene la mini rubrica di segnalazioni critiche Soglie,
confluite nel volume Soglie. Recensioni formato francobollo (I
Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, 2025). Traduttore dal greco e dal
latino, critico letterario, è stato autore di programmi Rai, consulente della
Triennale di Milano e della Società Umanitaria. Ha pubblicato numerose
sillogi poetiche, tra cui Esausto amore, Totò, Verso
la seta, Faccina, Figlio del padre, in
fervida assenza. Sono uscite, inoltre, le raccolte En sombre de
grito – In ombra di grido (Madrid, a cura di Emilio
Coco), Înger de sânge - Angelo di sangue (Eikon,
Bucarest, versione di Eliza Macadan, 2018) e În inima nimicului - Nel
cuore del nulla (Eikon - Cosmopoli Bucarest Bacau, traduzione di Eliza Macadan, 2025).
martedì 30 dicembre 2025
SOLDI E
GUERRA
di Angelo Gaccione
Premesso che stiamo ancora aspettando di sapere come sia potuto
accadere che il famoso 7 ottobre 2023 i miliziani di Hamas abbiano potuto
violare tutti i sistemi di difesa e di controllo di Israele, uno dei Paesi militarmente
più vigilati e con i servizi segreti più efficienti al mondo. Davvero non
sapevano nulla? Davvero non c’è stato un complotto interno? Se il Governo non
ha nulla da temere perché si oppone così caparbiamente ad una inchiesta
indipendente per conoscere tutti i risvolti di quel tragico massacro? Perché,
vista l’abilità investigativa nell’individuare i rifugi e gli spostamenti dei dirigenti
di Hamas - che l’esercito di Israele ha ammazzato con millimetrica precisione -
gli artefici del massacro del 7 ottobre armati di tutto punto, abbiano potuto
eludere i controlli?
Ciò premesso veniamo agli arresti di questi giorni in Italia. Cittadini di origine palestinese hanno raccolto soldi per mandarli in Palestina. Qual era il governo legittimo in Palestina? Hamas, votato dalla maggioranza degli elettori di quel paese non fidandosi più di un partito corrotto come quello di Abu Mazen. Governo riconosciuto da una marea di Stati con cui il nostro da sempre è in buoni rapporti e fa ottimi affari. Quegli Stati davano soldi ad Hamas ma noi non dicevamo nulla perché erano nostri cari amici in affari. Hamas ha fatto comodo anche a Netanyhau che lo ha sostenuto per emarginare l’Olp (l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Questi sono fatti, non chiacchiere. Dall’Italia partivano regolarmente soldi raccolti dai palestinesi, ma nessuno li ha mai bloccati, segno che non avevano nulla di illegale. E sarebbero continuati ad essere legalmente raccolti e spediti se non fosse avvenuto quello che abbiamo visto in questi anni: l’attacco a 1.200 israeliani di cui 800 civili innocenti da parte di Hamas, lo sterminio di civili innocenti palestinesi. Su gli oltre 70 mila morti palestinesi, si calcola che circa il 90% di essi siano civili. Quando diciamo civili (da entrambe le parti) intendiamo: bambini, ragazzi, anziani, donne che non hanno nessuna colpa. E sono state quelle migliaia di civili innocenti che ci hanno spinto a riempire le piazze, per quel senso di umanità che non deve mai venire meno, e di disgusto che dobbiamo continuare a provare verso i massacratori. Veri mostri del genere umano.
La Magistratura dirà se parte di quei soldi sia stata usata
per fini personali. Se così sarà, i responsabili dovranno essere puniti. Se
invece sono stati mandati ad Hamas, governo legittimo di quei territori
illegalmente occupati dal governo di Israele, dovranno essere rilasciati con le
dovute scuse. Se invece verranno condannati al carcere, la Magistratura dovrà
procedere con eguale severità contro i responsabili ad ogni livello
istituzionale di quanti nel nostro Paese (ministri, presidenti, capi di
partito, singoli parlamentari, produttori di armi e quant’altro), hanno mandato
armi al governo di Israele perché hanno contribuito ad alimentare il massacro
di civili innocenti e la devastazione di cose e beni indispensabili per la
popolazione innocente: case, ospedali, scuole, asili nido, biblioteche,
università, luoghi di culto, strade, esercizi pubblichi e quant’altro, che non
erano obiettivi militari. Se il gruppo dirigente di Hamas è considerato dal
governo di Israele una organizzazione terrorista, il governo di Israele lo è altrettanto
per la popolazione civile palestinese massacrata senza colpa alcuna. E non solo
dalla popolazione civile e innocente palestinese, ma dalla maggioranza di uomini
e donne di ogni parte del mondo che ha conservato il senso di umanità e di
compassione. La responsabilità del governo israeliano è immensamente più grave di
quella di Hamas perché con la sua politica di sterminio indiscriminato, con l’azione
disumana del suo esercito, ha fatto crescere un odio spaventoso verso il popolo
ebraico. Persino in coloro che hanno sempre provato orrore verso quanto il
nazismo ha prodotto di barbaro e di disumano nei loro confronti. Oggi i metodi
e le politiche del governo israeliano verso una minuscola comunità umana come è
quella palestinese, sono, agli occhi del mondo, molto simili a quelli che
il nazismo ha perpetrato nei confronti degli ebrei sotto Hitler.


















