UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 20 marzo 2026

SCRITTRICI PER UN PITTORE


Autoritratto del pittore

Testi ispirati alla mostra personale di Emilio Palaz presso il Gruppo Culturale Bagutta a Milano in Corso Garibaldi 17, tenutasi dal 14 febbraio a primo marzo 2026.
 
Giorgia



Accanto a ciò che rimane della storica struttura di quel che fu il Teatro Fossati, c’è un luogo adibito alle mostre d’artisti. In queste settimane i quadri alle pareti raccontano il talento di ritrattista di Emilio Palaz. Guardo il dipinto che più mi ha colpita, seppure ognuno ha una propria fascinazione. Il nome, Giorgia. Osservo la giovane donna seduta. Immediatamente il mio sguardo diventa pensiero. È Carmen, opera in quattro atti di Georges Bizet. E così il dipinto diventa Opera, l’arte si esplicita nelle due espressioni artistiche, il pittore e il compositore, e nella posa della modella: atteggiamento anticonformista, libertà assoluta, fissata in un momento non convenzionale. L’abito nero con la scollatura da cui emerge parte del seno, la spallina che scivola lungo il braccio destro, scalza e scarmigliata. Suggestivo il contrasto fra il tessuto d’un giallo luminoso che copre il pavimento sul quale sono posati piccoli oggetti di ceramica e il buio della parete di fondo. Emilio Palaz è come sempre il Maestro, talento creativo, artefice di bellezza! 
Giovanna Ferrante
  

Ilaria


 
“Bello il quadro. Bella tu”.
“Tutto qui?”
“Bravo il pittore. Brava la modella”.
“Tutto qui?”
Non aveva saputo aggiungere altro. Allora.
 
Entra in casa. La chiama, attende una risposta. Come sempre spera di sentire la sua voce. Invece come sempre il silenzio. Si abbandona sul divano. Chiude gli occhi e per un attimo pensa a lei bambina: arguta, caparbia, pronta a chiedere il perché di ogni cosa, e ancora il perché del perché. A stare sulle sue spalle per arruffargli i ricci e ridere con mani e sguardo al cielo azzurro. Che adorava. Apre gli occhi. Non vuole ricordare il dolore tremendo quando era andata via di casa. Progetti di lavoro l’avevano portata prima a San Francisco e poi a Sidney. Sempre più lontano. E lei forse troppo giovane per un padre forse troppo vecchio. E solo. Che si era aggrappato alla sorpresa che un giorno gli avrebbe fatto. Il suo ritorno? Chissà quando? Si alza. Vuole guardarla. E cosa vede di fronte a sé? Il drappo azzurro? No, il suo cielo, libertà sconfinata.
I lunghi capelli castani, lisci e luminosi? No, le strade che sta percorrendo per raggiungere la meta. Lo sguardo intenso con un accenno di sorriso? No, la tenacia. E quella posa elegante quasi carezzevole avvolta dall’abito nero?
Chi ha detto che la tenacia è fredda?
La poltroncina vecchia… macché vecchia, antica? La casa, la sicurezza, lui, proprio lui che voleva tenerla accanto a sé. Per proteggerla. E la rosa rossa? Amore, passione… rispetto. E una rosa è una rosa, si sa. E lei è quello che è diventata: una donna che con mano leggiadra scosta i capelli e con l’altra stringe forte la rosa. 
Sente la propria voce pronunciare un nome: Ilaria.
 
Elena Maria Sangalli
26/02/2026
 
Ilaria
[mora capelli lisci vestito nero con una rosa rossa in mano]


 
Mi perdonerà la modella in questione se dico questa cosa: ha proprio il volto da Ilaria. Ilaria è buona e affidabile, è timida ma anche intelligente e furba. Ilaria sa quello che vuole, perché a guardarla bene Ilaria è seduta sul palchetto di un grande teatro dell’Opera, e sta aspettando il suo grande amore. Ilaria guarda la folla dal suo palchetto dello splendido Gran Teatro dell’Opera. Ad affacciarsi di sotto, si vede un variegato viavai di persone che cercano rumorosamente i propri posti a sedere, commentano la maestosità del sipario chiuso, si salutano dopo anni. Ilaria si gode quel vociare scomposto, distorto dall’eco della galleria, prima del silenzio. L’Opera le ha sempre messo malinconia, ma la malinconia quella buona, che risveglia ricordi e ti fa assaporare la vita. Il suo sguardo si perde mentre gioca con la sua rosa rossa. È la prima volta che vede un’Opera dal vivo. È stata secoli davanti all’armadio a scegliere il vestito adatto. “Prét” dice un giovane uomo dietro di lei annunciandosi, “C’era una lunga fila al caffè”. Si siede trafelato, si sistema la sciarpa di seta bianca e le dà un bacio, “Ti stanno bene i capelli, amore. Ti piace il fiore che ti ho regalato?”
“Moltissimo” risponde Ilaria voltandosi verso di lui.
“Sono contento”
Le luci si abbassano.
“Oh, si comincia!” dice l’uomo, e le cinge le spalle.
 
Eleonora Di Vico

 

SECONDO COSCIENZA 
di Laura Margherita Volante 



A
uguro a tutti cittadini italiani di votare al referendum secondo coscienza, senza farsi sedurre dagli inganni. Sono una persona che ha dedicato fin da adolescente la propria esistenza a ideali di uguaglianza giustizia fratellanza secondo coscienza. Non mi sono risparmiata nel dedicarmi come docente formatrice a studenti di ogni ordine e scuole, all'orientamento e formazione a utenti di varia provenienza lavorativa e sociale, al volontariato dall'arteterapia al disagio familiare, accogliendo minori nel proprio nucleo familiare. Operatrice socioculturale come servizio “noi per voi, noi come voi, noi uguali a voi”, senza cercare successi personali con favori e privilegi. Tutti mi hanno arricchita con le loro esperienze, le loro diverse personalità, le loro fragilità, nella ricerca di essere e di sentirsi visti e amati. Tutti con un nome e un cognome, mi hanno restituita a me stessa e reso una persona migliore. “Dai primi si impara la teoria, dagli ultimi la vita” (Spilli, Piccola Biblioteca di Odissea Edizioni). Lo studio e la ricerca sono stati nel silenzio per riflettere ed introiettare il pensiero delle grandi personalità della Storia in ogni campo del Sapere. Sono contro la guerra e contro ogni forma di violenza di cui sono vittime donne anziani e bambini nei tragici scenari dii guerra, che violano i diritti umani dichiarati dalle Carte Internazionali. Il nostro è uno Stato di Diritto. Il 53% delle donne votò per la prima volta nella Storia per la Repubblica democratica, che ebbe ufficialità con la Costituzione italiana, elaborata dai Padri Costituenti, rappresentanti di tutti i partiti che combatterono il fascismo. Perciò che il voto sia il frutto di un pensiero secondo coscienza senza ledere principi irrinunciabili, della più bella Costituzione del mondo.

QUALCHE APPUNTO SULLA RIFORMA
di Marcello Campisani


 
Questa riforma non può passare. Neppure se tutti lo volessero. Per farlo dovrebbe venire interamente riscritta, cancellando completamente l'articolo 102, nonché la prima parte dell'art. 104 che testualmente recita: La Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Autonomo, significa che si governa da sé. Se fosse autonoma, come vuole la Costituzione, la Magistratura provvederebbe da sé ad acquistare il necessario e ad assumere magistrati e cancellieri sistematicamente mancanti.
Né sopperirebbe alle esigenze di giustizia, tenendo udienza mezza giornata al giorno. Autonomia e indipendenza, attribuite soltanto a questo dei tre poteri dello Stato, dovrebbe almeno comportare un maggior rispetto della Magistratura, in quanto composto, diversamente da tutti gli altri poteri, da soggetti dotati di un minimo di cultura e di etica, in quanto necessariamente laureati ed incensurati. Invece la si insulta, vietando che il suo vertice, e cioè il presidente dell'Alta Corte sia un togato e cioè un giudice o un pubblico ministero di mestiere. Dovrà invece, contro ogni criterio, essere un politico.
L'istituenda Alta Corte inoltre, è illecita e vietatissima in quanto anticostituzionale. Confligge infatti con l'articolo 102 che vieta l'istituzione di giudici straordinari o speciali. L'Alta Corte sarebbe invece un giudice specialissimo, e straordinarissimo, tanto che gli appelli contro le sue pronunce, le deciderebbe essa stessa! Squalificando così la Cassazione che è giudice ecumenico di legittimità. La Costituzione evidentemente puzza e si continua a cambiarla, pur di evitare di leggerla.

 

TRUMP E LA LEGGE DEL MARE     
di Alessandro Pascolini - Università di Padova




Lo scorso 9 marzo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) americana ha stabilito che la documentazione presentata da The Metals Company USA LLC per due licenze di esplorazione e per un'autorizzazione al recupero commerciale dei noduli polimetallici nella zona Clarion–Clipperton è sostanzialmente conforme ai requisiti della legge e ai regolamenti di attuazione anche ai sensi del Deep Seabed Hard Mineral Resources Act (DSHMRA) nella sua estensione del 21 gennaio 2026 a comprendere anche aree al di fuori della giurisdizione nazionale americana. La TMC USA LLC aveva presentato domanda alla NOAA in data 29 aprile 2025, quattro giorni dopo che l'Executive Order 14285 di Donald Trump "Unleashing America’s Offshore Critical Minerals And Resources" (24 aprile) aveva unilateralmente aperto alle compagnie americane lo sfruttamento dei fondali oceanici, al di fuori della legge internazionale del mare (UNCLOS), mettendo in moto un processo con potenziali gravi ripercussioni strategiche.



 
Fossilium sacra fames
I minerali critici e le terre rare sono essenziali per le tecnologie avanzate e diventeranno sempre più importanti man mano che intelligenza artificiale, robotica, batterie e dispositivi autonomi trasformeranno le economie e le industrie della difesa mondiali. La competizione per il loro controllo si sta intensificando e costituisce un aspetto fondamentale del confronto strategico fra le grandi potenze. La protezione delle catene di approvvigionamento di questi materiali è considerata un imperativo sia economico che di sicurezza nazionale. Così, la NATO ha recentemente pubblicato un elenco di 12 materie prime "essenziali per l'industria della difesa alleata": alluminio, berillio, cobalto, gallio, germanio, grafite, litio, manganese, platino, terre rare, titanio, tungsteno. Le terre rare comprendono i lantanoidi (elementi con numeri atomici dal 57 al 71), scandio e yttrio. Praticamente ogni sistema e apparecchiatura di difesa richiede un massiccio impiego di tali materiali in varie combinazioni.



 

Abbondanza relativa degli elementi sulla Terra
Oggi, la fonte primaria di questi minerali sono miniere terrestri in paesi come la Repubblica Democratica del Congo, l'Indonesia, il Mozambico, il Myanmar e la Cina. Gli analisti stimano che la Cina controlli fino all'80% della produzione mondiale mineraria di terre rare e fino al 90% della relativa capacità di raffinazione e trasformazione. La Cina, inoltre, raffina il 60% dell'offerta mondiale di litio, controlla l'80% della capacità globale di raffinazione del cobalto e detiene partecipazioni azionarie o finanziarie in un numero significativo delle miniere da cui questi elementi vengono estratti. Molti paesi produttori si trovano in regioni geopoliticamente instabili, contribuendo al rischio della catena di approvvigionamento globale. In risposta, l'attenzione si sta rivolgendo ai fondali marini profondi, ove si sono scoperti 'noduli polimetallici', concrezioni rocciose composte da silicati e ossidi insolubili ricchi di manganese, nichel, cobalto, ferro e rame. I noduli variano in dimensione da particelle microscopiche a 'sassi' di oltre 20 centimetri di diametro; tuttavia, la maggior parte dei noduli ha un diametro compreso tra 3 e 10 cm. Sono stati suggeriti diversi processi relativi alla formazione dei noduli e alla loro lenta crescita, stimata nell’ordine di un centimetro per diversi milioni di anni.  Questi noduli furono scoperti per la prima volta durante la spedizione della HMS Challenger alla fine del XIX secolo, ma i limiti tecnologici impedirono per decenni di prendere seriamente in considerazione l'estrazione commerciale. I progressi nella mappatura del fondale marino e nelle tecnologie per le grandi profondità oceaniche negli anni sessanta e settanta del secolo scorso hanno individuato vaste zone ricche di noduli, rinnovando l'interesse mondiale. Sebbene l'estrazione commerciale non sia ancora iniziata, diverse nazioni (oltre agli USA, la Cina, il Giappone, l'India, la Norvegia e le Isole Cook) e aziende si trovano in fasi avanzate di sperimentazione, e gli studi suggeriscono che l'estrazione dai fondali profondi potrebbe diventare presto competitiva in termini di costi.



 
La legge del mare
Il quadro giuridico fondamentale che disciplina le attività e le responsabilità degli stati nell'utilizzo dei mari e degli oceani è costituito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che definisce le zone marittime, i diritti di navigazione e la gestione delle risorse naturali negli oceani del mondo. L'UNCLOS è stata definita con un lungo processo negoziale dal 1973 al 1982, per entrare in vigore il 16 novembre 1994. Al momento la Convenzione ha 174 parti; altri 12 paesi, fra cui gli USA, l'hanno firmata, ma non ratificata. La Convenzione è largamente considerata una legge internazionale consuetudinaria, valida universalmente. Gli Stati Uniti sono l’unico grande paese non parte dell’UNCLOS; senatori conservatori hanno costantemente bloccato la ratifica dell’UNCLOS, sostenendo che la partecipazione richiederebbe agli Stati Uniti di cedere poteri sovrani a istituzioni internazionali. L'UNCLOS, fra l'altro, ha riconosciuto agli stati costieri una zona di mare ove possono esercitare il diritto di sfruttamento esclusivo delle risorse naturali (EEZ), che si estende per 200 miglia nautiche dalla linea di costa. Le acque internazionali e le loro risorse al di là delle zone economiche esclusive sovrane (ABNJ) sono dichiarate dall’UNCLOS “patrimonio comune dell’umanità”: questa "zona internazionale dei fondali marini" si estende sul 50% della superficie del pianeta e copre oltre due terzi degli oceani, un'area di circa 229 milioni di km2. Questo principio costituisce la base dell’approccio internazionale al governo dei fondali marini e colloca le risorse delle profondità marine al di fuori del controllo sovrano di qualsiasi singola nazione. Per amministrare l'ABNJ l'UNCLOS ha istituito l'Autorità internazionale dei fondali marini (ISA) con sede a Kingston in Giamaica, con il compito di organizzare, regolamentare e controllare le attività legate alle risorse minerarie nella zona ABNJ "a beneficio dell'intera umanità". Ciò include il rilascio di contratti per l'esplorazione e, in prospettiva, lo sfruttamento delle risorse minerarie dei fondali marini, nonché lo sviluppo e l'applicazione di norme volte a garantire la tutela ambientale e un'equa distribuzione dei benefici. Da quando ha avviato le operazioni nel 1996, l’ISA ha visto l’estrazione di minerali dai fondali marini evolversi da una vaga ipotesi a un’industria emergente tecnologicamente praticabile. Sebbene l’autorità abbia implementato una normativa per autorizzare l’esplorazione di minerali dai fondali marini, e ha rilasciato più di 30 contratti di esplorazione, non ha ancora definito il suo codice per lo sfruttamento dei minerali. La sessione dell’ISA del 2024 ha visto la prima lettura completa delle bozze di regolamentazione sullo sfruttamento da sottoporre all’approvazione per consenso da parte del Consiglio dell’ISA composto da 36 membri a rotazione e dai 170 membri dell’Assemblea plenaria. Ai sensi del testo dell’UNCLOS, il 'consenso' significa "l’assenza di qualsiasi obiezione formale", il che comporta che qualsiasi membro del Consiglio o dell’Assemblea può bloccare l'approvazione dei regolamenti dell’ISA. Con un numero crescente di paesi membri che chiedono una pausa precauzionale o una moratoria all’estrazione mineraria in acque profonde fino a quando l’ISA non formalizzerà normative solide - o fino a quando i ricercatori non potranno studiare più estesamente i potenziali impatti ambientali - questo processo di approvazione corre il rischio reale di non raggiungere il consenso nei prossimi anni.


 
La zona Clarion-Clipperton (CCZ)
La CCZ è una vasta regione dell'Oceano Pacifico fra il Messico e le Hawaii che si estende per circa 4,5 milioni di km2, pari a circa la metà dell'Europa. Si tratta di un piano abissale a una profondità fra 4000 m e 6000 m delimitato dalle zone di frattura di Clarion e di Clipperton, lunghe strutture geologiche sottomarine orientate est-ovest formatesi dall'attività tettonica sul fondale oceanico. Fra le varie zone oceaniche esplorate, la CCZ è la meglio studiata e risulta la più ricca di noduli polimetallici. Le stime attuali suggeriscono che la CCZ contenga circa 21,1 miliardi di tonnellate di noduli polimetallici semiaffondati nel fondale fangoso, ricchi anche di terre rare, in maggiore abbondanza e purezza rispetto ai giacimenti terrestri, con un valore in situ stimato di circa 16.800 miliardi di dollari.



 

La zona Clarion-Clipperton nell'Oceano Pacifico
L'interesse per la CCZ è oggi al suo massimo storico. Una ventina di contratti d'esplorazione della CCZ sono stati concessi dall'ISA a compagnie di vari paesi, inclusi Cina, Corea del Sud, Germania, Giappone, Francia, Regno Unito, Russia, e USA. I progressi nei veicoli sottomarini autonomi, nelle piattaforme di estrazione a controllo remoto e nella trasmissione di dati in tempo reale stanno rapidamente superando le barriere un tempo proibitive per l'estrazione e il trasporto di questi materiali da profondità estreme. Tuttavia, non sono ancora iniziate operazioni su scala completa. Sebbene le sfide ambientali e tecniche rimangano significative, il principale ostacolo è rappresentato dall'incertezza normativa. Infatti la CCZ si trova interamente all'interno della ABNJ, la zona "di là delle zone economiche esclusive sovrane" sottoposta alla giurisdizione dell'ISA, che, come abbiamo visto, non ha ancora adottato un regolamento per l'estrazione mineraria in acque profonde. L'estrazione mineraria sottomarina con veicoli autonomi e draghe avrebbe anche un profondo impatto ambientale e sconvolgerebbe l'ecosistema, meno inospitale di quanto potrebbe sembrare. La vita che prospera in queste acque gelide degli abissi è risultata sorprendentemente varia e comprende un'ampia gamma di vermi, spugne, stelle marine, crostacei e persino qualche pesce. È probabile che la straordinaria diversità di questa pianura abissale sia legata alla sua età eccezionale e al fatto che le condizioni sono rimaste in gran parte invariate per tutto questo tempo, offrendo alle specie letteralmente milioni di anni per diversificarsi. Proprio il rispetto dell'ambiente sottomarino ha portato il governo norvegese, lo scorso 3 dicembre, a sospendere i permessi minerari sottomarini nella propria EEZ per tutta la durata della corrente legislatura (4 anni). Anche lo Stato delle Hawaii si è recentemente unito a California, Oregon e Washington nell’emanare una moratoria sullo sfruttamento minerario nelle acque costiere statali. Queste moratorie hanno implicazioni minori per i minerali critici, poiché la grande maggioranza dei giacimenti minerali si trova più al largo. Tuttavia, queste politiche statali evidenziano l’interesse di coalizioni politiche liberali nel contrastare l’esplorazione mineraria oceanica.


 

Il colpo di mano di Trump
A fronte delle difficoltà ed esitazioni dell'ISA a definire le norme per lo sfruttamento minerario dei fondali marini "a beneficio dell'intera umanità", il presidente americano con appunto l'ordine esecutivo del 24 aprile 2025 ha deciso di aprire unilateralmente alle compagnie minerarie americane anche la zona oceanica internazionale, sulla base della sola legislazione americana. A distanza di un anno il processo si sta concretizzando appunto con il primo permesso di estrazione concesso alla TMC dalla NOAA. L'ordine esecutivo ha come obiettivo "garantire [agli USA] forniture affidabili di minerali critici, indipendentemente dal controllo di avversari stranieri." Ricordiamo che nella sua ultima lista dei 'minerali critici' l'US Geological Survey elenca 60 voci. Ebbene "Vaste aree del fondale marino offshore contengono minerali critici e risorse energetiche. Queste risorse sono fondamentali per rafforzare la nostra economia, garantire il nostro futuro energetico e ridurre la dipendenza da fornitori esteri per i minerali critici." Pertanto "La nostra Nazione deve agire immediatamente per accelerare lo sviluppo responsabile delle risorse minerarie dei fondali marini, ... rivitalizzare la leadership americana nelle tecnologie di estrazione e lavorazione associate, e garantire catene di approvvigionamento sicure per i nostri settori della difesa, delle infrastrutture e dell'energia." Tutte le strutture governative sono chiamate a collaborare alla realizzazione di tali obiettivi, incluso il Dipartimento della difesa. In particolare "il Segretario al Commercio, agendo tramite la NOAA ... deve accelerare il processo di revisione e rilascio delle licenze di esplorazione dei minerali del fondale marino e dei permessi di estrazione commerciale nelle aree al di là della giurisdizione nazionale, in conformità con la normativa applicabile. Il processo accelerato, in conformità con la normativa applicabile, dovrà garantire efficienza, prevedibilità e competitività per le aziende americane... al fine di sostenere la crescita economica, la reindustrializzazione e la prontezza militare " La risposta internazionale è stata rapida. L’ISA ha espresso preoccupazione per il fatto che l’ordine può indebolire la governance internazionale dei fondali marini, mentre la Cina, diversi stati del Pacifico, governi europei e organizzazioni ambientaliste hanno criticato la mossa definendola una violazione delle norme multilaterali. Sebbene non siano seguite azioni legali immediate, la reazione diplomatica ha inquadrato l’ordine esecutivo come una sfida diretta alla stessa UNCLOS, finora rispettata dalle precedenti amministrazioni americane. Ciò ha evidenziato una crescente frattura tra una governance internazionale basata sul consenso e approcci nazionali guidati dall’urgenza strategica, se non dal 'diritto del più forte'.


 
Un nuovo terreno di scontro
Con il suo ordine esecutivo Trump pretende il controllo economico di tutta la ABNJ, basando la legalità dell’estrazione mineraria in acque profonde sulla mera legislazione americana. La recente approvazione da parte della NOAA dei progetti della TMC USA LLC rende operativa tale volontà. Ciò è chiaramente inaccettabile per gli altri paesi interessati allo sfruttamento delle risorse minerarie oceaniche e, in assenza di un codice minerario ratificato dall’ISA, azioni unilaterali da parte di singoli paesi appaiono sempre più probabili. Il paese direttamente colpito è la Cina, che viene esplicitamente affrontata nello stesso ordine esecutivo: "rafforzare ... il settore industriale per contrastare la crescente influenza della Cina sulle risorse minerarie dei fondali marini". In effetti, gli operatori cinesi hanno ambiziosi programmi per sfruttare le risorse internazionali dei fondali marini, puntando a diventare i primi ad agire una volta che le normative ISA saranno in vigore. Senza ostacoli da parte di attivisti ambientalisti, la rete cinese di istituti di ricerca, imprese statali e partner del settore privato sta facendo sforzi significativi in rilievi delle risorse e nello sviluppo tecnologico per lo sfruttamento delle risorse minerali dei fondali marini ed è in grado di studiare, finanziare, costruire e gestire interamente tutti i componenti di un’industria mineraria marittima, inclusi robot, navi specializzate e impianti di lavorazione del minerale a terra. La Cina si sta mantenendo finora nel rispetto dell'UNCLOS e partecipa in modo attivo all'elaborazione delle politiche e decisioni dell'ISA, ma difficilmente può consentire agli Stati Uniti di stabilire una sovranità occulta sulle aree ricche di risorse. La crescente flotta cinese di sistemi senza equipaggio, le strutture di sorveglianza spaziale e sistemi di monitoraggio sottomarino potenziano la sua capacità di sorvegliare regioni distanti come la CCZ. Inoltre, il dispiegamento di piattaforme navali avanzate, come portadroni e moderne navi da guerra d'altura, permette alla Cina di affermare il controllo su queste zone. La Cina potrebbe mantenere una presenza persistente nelle acque contese, coordinando risposte militari e civili alle minacce percepite. Ci sono dunque le premesse per un confronto a tutto campo fra le due superpotenze per il possesso e controllo dei minerali critici, ritenuti da entrambe le parti di cruciale e irrinunciabile importanza, con conseguenze imprevedibili per la sicurezza mondiale. L'azione di Trump non è solo un nuovo attacco al diritto internazionale nell'articolazione della legge del mare, e una minaccia alla stabilità strategica, ma mina il concetto stesso di alto mare come bene comune di tutta l'umanità, un importante pilastro della civiltà umana.

CE.C.A.M. DI MARCONIA



Sabato 21 Marzo, alle ore 18:30, nella sede dell’Associazione Culturale in Piazza Elettra, a Marconia, sarà presentato il libro Custode di Meraviglie di Alessandro Milucci. Dopo i saluti di Antonio De Sensi (Assessore alla cultura del Comune di Pisticci) e Giovanni Di Lena (Presidente del Ce.C.A.M.), Martino Iannibelli (Archeologo) e don Franco Laviola (Parroco Chiesa San Gerardo di Marconia) dialogheranno con l’Autore.

POETI A LAINATE
Giornata Mondiale della Poesia







SOLIDARIETÀ



Odissea” esprime all’amico e collaboratore Girolamo Dell’Olio e all’Associazione Idra di Firenze il suo affetto e la sua vicinanza in un momento difficile per la salute dei suoi cari.  

   

giovedì 19 marzo 2026

GUERRA. IL CORAGGIO DI UN LEADER
di Gilbert Doctorow


Bart De Wever
 
Gilbert Doctorow si toglie ancora una volta il cappello di fronte a Bart De Wever, il primo ministro belga, che in un’intervista afferma: prendiamo atto che non possiamo più contare sugli Stati Uniti, e che il quadro internazionale non ci consente di rinunciare a priori al gas e al petrolio russi – dunque è nostro interesse riprendere le relazioni con Mosca. Ancora una volta è da un uomo di destra – non un nazionalista romantico, scrive Doctorow, ma un conservatore – che vengono parole di buon senso, mentre la sinistra, non si capisce come, resta impantanata nell’idiozia, grazie alla quale gruppi guerrafondai, neonazi o revanscisti, con l’appoggio NATO hanno concluso con successo la scalata dell’UE. Da un rappresentante di questi gruppi è subito venuta ieri la risposta, ed è una risposta che dimostra come l’idiozia collettiva sia la condizione del loro successo: infatti quando mai la Russia ha ricattato l’Europa? Non è stata forse l’Ucraina a farlo, come lo fa oggi con Ungheria e Slovacchia, e sempre con l’appoggio dei burocrati neonazi dell’UE e della NATO? Non è stato in seguito a questi ricatti continui che Merkel approvò il progetto Nord Stream? Oggi il successo delle liste unitarie alle municipali francesi induce alcuni all’ottimismo; per quel che vale, la mia opinione è che dal PS e da LFI non ci sia da aspettarsi niente di buono. La sinistra potrà richiamarsi tale solo quando si sarà riunita intorno a tre obiettivi: 1) scioglimento della NATO; 2) ripresa del progetto di unità politica dell’Europa (di chi ci sta); 3) politica estera fondata sul multilateralismo, e sul multipolarismo che ne è la condizione pratica (come l’unipolarismo americano, non solo con Trump, ha dimostrato), corollario della quale è un patto di sicurezza comune con la Russia. [Franco Continolo]
 
 

L
o scorso dicembre, il primo ministro belga si è scontrato con la presidente della Commissione europea e il cancelliere tedesco Friedrich Merz durante la riunione mensile del Consiglio europeo, l'organo esecutivo composto dai capi di governo di tutti gli Stati membri dell'UE, e ha respinto categoricamente il piano della Commissione di confiscare i beni della Federazione russa detenuti presso Euroclear (Belgio) al fine di garantire un prestito di 95 miliardi di euro a Kiev per prolungare la guerra di un paio d'anni. La reazione è stata veemente, gli altri leader dell'UE sono rimasti sbalorditi, ma De Wever ha fatto ciò che i nostri celebri eroi del buon senso, Viktor Orbán dell'Ungheria e Robert Fico della Slovacchia, non avevano mai osato fare: ha posto il veto su una misura anti-russa sottoposta al voto dei membri. De Wever ha ottenuto il sostegno di Malta e di un paio di altri Stati membri minori dell'UE, a cui si è poi unita Giorgia Meloni dell'Italia, ponendo così fine ai folli piani di von der Leyen. Alla fine, von der Leyen e Merz sono stati costretti a procedere con il loro Piano B, che prevedeva che l'UE destinasse delle riserve del proprio bilancio a scopo di garanzia, una soluzione che avrebbe chiarito fin da subito che il finanziamento dell'Ucraina avrebbe comportato un costo diretto e immediato per i contribuenti europei, dove tale concetto è fortemente impopolare. 



A dicembre mi ero tolto il cappello davanti a De Wever. Ora lo faccio di nuovo, basandomi su un articolo in prima pagina del Financial Times di oggi: "Il Primo Ministro belga chiede all'UE di normalizzare le relazioni con la Russia". Questo articolo si basa su un'intervista che De Wever ha rilasciato al quotidiano finanziario francofono Echo de la Bourse, in cui esorta i suoi colleghi europei a riconoscere che l'Europa non può sconfiggere la Russia economicamente o militarmente senza un massiccio sostegno da parte degli Stati Uniti, che non arriverà. Di conseguenza, dovrebbe rassegnarsi alla necessità di raggiungere un accordo con la Russia e riprendere l'accesso agli idrocarburi russi. Nel secondo paragrafo, il Financial Times identifica De Wever come "un nazionalista fiammingo di destra", un'espressione che potrebbe richiamare il populismo e l'estremismo che i suoi lettori presumibilmente detestano. In realtà, De Wever è un seguace dell'economia thatcheriana e un nazionalista "conservatore" piuttosto che un nazionalista romantico. La sua priorità è sempre stata la prosperità dei cittadini belgi, che può essere meglio garantita dal pragmatismo piuttosto che dalle posizioni ideologiche tanto care alla Commissione europea e alla maggior parte dei leader degli altri Stati membri dell'UE. 

  


A differenza di Fico e Orbán, De Wever si è premurato di mantenere la finzione di solidarietà con l'Ucraina nella sua causa contro la Russia. Dubito seriamente che le sue dichiarazioni pubbliche in tal senso riflettano le sue convinzioni interiori su chi abbia ragione e chi torto nella guerra tra Russia e Ucraina, ma d'altronde le dichiarazioni pubbliche di molti leader dell'UE a favore dell'Ucraina non rispecchiano i loro pensieri più intimi, come De Wever stesso afferma apertamente in questa intervista. L'articolo del Financial Times si premura di informarci che il partner di coalizione di De Wever, il suo ministro degli Esteri, Maxime Prévost, del partito francofono di centrosinistra Les Engagés, ha criticato il Primo Ministro per il suo sostegno alla normalizzazione delle relazioni con la Russia. Secondo Prévost, l'Europa deve prima essere invitata al tavolo delle trattative e deve essere preparato un trattato di pace prima che possa cedere sulle sanzioni anti-russe. Naturalmente, questo significa unire l'inconciliabile, perché la presenza dell'UE al tavolo delle trattative non farebbe altro che sabotare i colloqui. Vorrei sottolineare che non solo Prévost, ma tutti i partiti francofoni del Belgio sono profondamente anti-russi. Questi partiti hanno tradizionalmente guardato a Parigi per avere indicazioni su tutte le questioni politiche, e tutti sappiamo qual è la posizione ostinatamente ferma di Emmanuel Macron sulla pace con la Russia e sulla normalizzazione delle relazioni. Da residente in Belgio da 46 anni, che ha sempre ammirato le élite francofone di Bruxelles, che non si è mai preso la briga di imparare correttamente il fiammingo e che guardava con scetticismo ai politici fiamminghi del Nord, apparentemente provinciali, ammetto di essermi profondamente sbagliato su dove risieda la vera saggezza.

 

 

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