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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
venerdì 6 febbraio 2026
QUELLA VOGLIA DI BRIGATE ROSSE
All'interno di questo quadro può apparire banale (ma è necessario sostenerlo) come la creazione di un clima di emergenza potrebbe rappresentare una possibile via d'uscita per preparare le elezioni del 2027, all'insegna di due obiettivi: una sorta di "solidarietà nazionale" (vedi mozione unitaria sull'ordine pubblico) e la rivendicazione di una necessità assoluta di una stabilità di governo. La replica a questo complicato stato di cose non può che essere affidato, almeno dal nostro punto di vista, a una più precisadefinizione di profilo alternativo dell'opposizione: l'analisi delle contraddizioni sociali in atto nella situazione data ci indicano come appaia sempre più netta la contrapposizione politica che si sta sviluppando in un contesto crescente di disaffezione e distacco (non soltanto sul piano numerico del calo nelle espressioni di voto che pure rappresenta un indicatore non secondario).
GAZA VIENE SOSTITUITA NON RICOSTRUITA
di
Tayeed Debie
Il
Corridoio Commerciale India-Europa (IMEC) è stato lanciato ufficialmente nel
settembre 2023 con un memorandum d'intesa del G20. Questo imponente progetto
commerciale mira a collegare l'India con gli Stati del Golfo da un lato, e il
Golfo con Israele e poi con l'Europa dall'altro. Tuttavia, il progetto aveva
obiettivi non dichiarati, principalmente quello di contrastare la crescente
influenza cinese e ostacolare la Via della Seta, con l'IMEC come alternativa.
Questo piano mira inoltre a sviluppare risorse per migliaia di miliardi di
dollari nella Striscia di Gaza, in particolare i suoi giacimenti di gas
naturale di alta qualità, e a costruire il Canale Ben Gurion per collegare il
Mar Rosso e il Mediterraneo, creando un'alternativa israeliana al Canale di
Suez. Tale progetto, con la sua facciata commerciale che maschera un'agenda
imperialista e coloniale più brutale di qualsiasi altra conosciuta
dall'umanità, si è scontrato con un ostacolo significativo: la densa presenza
palestinese nella Striscia di Gaza. Gaza è diventata una spina nel fianco di
queste ambizioni coloniali e l'attacco del 7 ottobre 2023 è stato presentato
come una soluzione; è stata bersaglio delle principali potenze coloniali che
hanno una vasta esperienza in genocidio e manipolazione dell'identità. Gli
Stati occidentali in combutta con quello israeliano e alcuni fra quelli arabi
hanno sempre cercato di eliminare i palestinesi, la cui presenza sul loro
territorio rendeva impossibile la realizzazione del progetto.
Dalla mattina del 7 ottobre 2023, la Gaza che ricordiamo e amiamo ha cessato di
esistere e, purtroppo, non sarà mai più la stessa.
Tutti
i discorsi attuali sulla seconda fase dell'accordo di Gaza e sull'inizio della
ricostruzione non sono altro che l'imposizione dell'egemonia americana sotto le
mentite spoglie di un "consiglio di pace". È un processo di
sostituzione di Gaza con una nuova Gaza, secondo una visione coloniale
sionista, un modello che inizierà a Gaza ma non finirà lì. Tutti sono disposti
a pagare un miliardo di dollari per un posto in questo "consiglio di
pace", un piccolo prezzo da pagare per una modesta quota – Israele e
America avranno la parte del leone – della gallina dalle uova d'oro di Gaza, a
spese del popolo palestinese, che uscirà da questo annientamento con
nient'altro che dolore, shock e ulteriore delusione e perdita.
Ciò che viene spacciato per ricostruzione non è altro che una nuova ingegneria
demografica e geografica della Striscia di Gaza, che la trasformerà nella
"Riviera del Medio Oriente" come parte cruciale di un corridoio
commerciale. Questo processo si basa sull'appropriazione della maggior parte
del territorio della Striscia, sullo sfollamento della maggior parte dei sopravvissuti
al genocidio e sulla concessione ai palestinesi di un'area piccola, frammentata
e attentamente pianificata – nemmeno un terzo della superficie totale della
Striscia, nella migliore delle ipotesi – attraverso la costruzione di progetti
industriali, commerciali e turistici gestiti da aziende israeliane, americane,
francesi e britanniche. Inizialmente,
l'attività di insediamento sarà mascherata da imprenditori, ingegneri, operai
specializzati ed esperti in vari settori. Entro pochi mesi, vedremo riemergere
i primi insediamenti con gli stessi nomi che esistevano nella Striscia di Gaza
prima del 2005.
Il valico di Rafah, un tempo l'unico valico palestinese libero dal controllo
dell'occupazione, sarà aperto sotto il pieno controllo israeliano, consentendo
ai palestinesi di lasciare la Striscia di Gaza con il pretesto di
"emigrazione volontaria".
A
coloro che se ne andranno non sarà permesso di tornare. I pochi palestinesi
rimasti a Gaza saranno sottoposti a una ristrutturazione sociale attentamente
pianificata. Saranno alloggiati e distribuiti geograficamente in aree
specifiche sotto completa sorveglianza elettronica. L'ingresso e l'uscita
saranno limitati alle aree in cui saranno sottoposti a screening elettronico, i
cui termini saranno stabiliti da società di sicurezza gestite da Israele e
dagli Stati Uniti. Saranno utilizzati come manodopera a basso costo in progetti
da realizzare nella "nuova Riviera". L'occupazione non si fermerà
qui; estenderà il suo controllo a ogni aspetto della loro vita. Persino i
programmi di studio imposti loro mireranno a creare una nuova generazione
"amante della pace", ispirata al modello emiratino di promozione di
una cultura di pace e convivenza.
Tra pochi anni, Gaza diventerà una strana entità fondata su fondamenta coloniali
puramente commerciali, prive di qualsiasi relazione con la sua identità o
storia, dopo che due anni di genocidio hanno cancellato migliaia di anni di
civiltà, sviluppo urbano e la presenza palestinese che non si è mai interrotta
per un solo giorno su questa terra. Persino i nomi di città e villaggi saranno
cancellati e sostituiti da nomi coloniali ibridi che stabiliscono la nuova
realtà costruita sulle rovine di Gaza, mescolate ai resti di decine di migliaia
di persone innocenti.
Ciò a cui siamo arrivati ora, e la cui piena portata diventerà chiara nei
prossimi anni, avrebbe potuto essere evitato o notevolmente mitigato se coloro
che hanno lanciato l'attacco e ne hanno gestito le conseguenze non avessero
voltato le spalle alla realtà. Hanno invece scelto di utilizzare una retorica
basata su interpretazioni religiose mistiche che facevano appello alle emozioni
delle masse e ne intorpidivano la mente, silenziando deliberatamente la voce
della ragione. A ciò si è accompagnata una sistematica campagna di distorsione
per commercializzare ciò che stava accadendo come un'inevitabile
"battaglia decisiva per la vittoria". Ciò non sorprende né sconvolge
coloro che hanno potuto vedere con i propri occhi, ma ampi strati della
popolazione hanno preferito ascoltare questa retorica e vivere nella
beatitudine dell'illusione.
Il dolore di affrontare la verità fin dai primi giorni o mesi, almeno dopo
l'attacco del 7 ottobre, è stato incommensurabilmente inferiore al dolore di
affrontare la nuova realtà che non solo disegna i tratti di una liquidazione
della causa palestinese, ma disegna anche un nuovo Medio Oriente e un nuovo
Grande Israele sulle rovine degli stati arabi che si stanno disintegrando,
dalla Siria al Libano, dall'Iraq al Sudan, alla Libia, alla Somalia e ad altri
paesi che non saranno risparmiati da questa espansione coloniale di
insediamento, le cui ambizioni non si fermeranno a un certo limite.
TENNIS SPECCHIO DELLA VITA
di Chicca
Morone
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Novak Djocovic
Davvero incredibile la battaglia in semifinale
contro Sinner vinta da Novak Djocovic in Australia, un paese che aveva cercato
di porre fine alla sua carriera tennistica nel lontano 2022 quando lui aveva semplicemente
scelto di tutelare il proprio corpo! Rifiutando l’inoculazione della sostanza
priva di una qualsiasi sperimentazione attendibile, era stato estromesso dalla
competizione. Non l’unico a produrre l’esenzione, ma nella posizione di numero uno
al mondo doveva risultare come monito per chiunque non volesse obbedire: un
capo carismatico umiliato. Novak, cresciuto nella Serbia devastata dalla
guerra, è sopravvissuto ai bombardamenti, in una famiglia che ha sacrificato
tutto - finanziariamente, emotivamente, fisicamente - per dare al ragazzino la
possibilità di inseguire un sogno. Quello sfondo ha forgiato la resistenza che molte
persone ancora sottovalutano, perché è solo attraverso le difficoltà e il duro
lavoro su se stessi che il potenziale non solo fisico può emergere. In lui è
emerso a 360°, non c’è dubbio!
Difficile
accettare che un atleta abbia potuto dominare nel campo da tennis così tanti
anni, dall’epoca in cui Rafa Nadal e Roger Federer erano in cima alla
classifica a oggi con Carlos Alcaraz e Yannik Sinner che si alternano sui podi
internazionali. Eppure Novak lo sta facendo con una personalità al di fuori
degli schemi, un esempio per chiunque, anche non tennista, voglia scorgere in
lui il simbolo dell’uomo non appiattito nella banalità dell’apparenza, della
superficialità, della seduzione degli applausi (pur apprezzandoli giocosamente).
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| Novak Djocovic |
Ha raggiunto nuovamente la terza posizione nella classifica mondiale. È un uomo
generoso, divertente nelle sue esibizioni fuori concorso, pronto a dare
spettacolo nell’ottica di sensibilizzare il pubblico nei confronti della
disabilità, come insieme a Maria Sakkari, protagonisti dell’emozionante partita
di tennis in carrozzina durante un evento di beneficenza alla Rod Laver Arena
che ha fatto parte degli Australian Open 2024. Inoltre abbiamo saputo di quanto
sia stato di aiuto finanziariamente ad altri atleti non solo durante la
chiusura del Covid: sono stati anni difficili per tutti, ma lui non ha mai pensato
solo a se stesso. Già nel 2007 aveva fondato The Novak Djokovic Foundation
Onlus Mission che costruisce scuole e supporta ragazzi svantaggiati, cosa di
impatto reale lontano da pubbliche relazioni ed esibizioni di filantropia. Certo,
in un mondo che era governato dall’informazione globalista in cui tutti avremmo
dovuto eseguire gli ordini deliranti che arrivavano dall’alto (il caffè al
banco sì, seduti no perché era noto che il virus navigava solo a bassa quota) Novak
si è eretto in tutta la sua statura (di circa un metro e novanta) seguendo la
propria etica e i propri ideali, mostrando come l’esclusione non sia stata una
decisione del tennis, ma politica: oggi con le migliaia di documenti Epstein desecretati
possiamo immaginare da chi fossero arrivati gli ordini di dare un segnale forte
sull’obbligo vaccinale. Antony Fauci e compagni di merenda non perdonavano.
Novak
Djokovic è un personaggio unico: parla fluentemente diverse lingue oltre alla
sua madrelingua serbo, inglese, tedesco, francese, italiano e spagnolo, e ha
dimostrato di conoscere anche il cinese e l’arabo, oltre a un po’ di portoghese
e russo, arrivando a essere considerato poliglotta per le sue capacità di
comunicare in circa 10-11 lingue, ma riesce a rimanere centrato su se stesso,
senza perdere la calma nelle molte occasioni in cui giornalisti poco educati lo
incalzano.
Impossibile
far finta che non abbia tagliato traguardi impensabili: a quasi 40 anni ha
battuto in 5 set il nostro eroe nazionale, uno Jannik Sinner inspiegabilmente
in crisi di fronte all’avversario... forse ciò che emana dal serbo è quel
carisma che ha inibito la determinazione del pur fuoriclasse nostrano, segno
che in campo non sono scesi due robot! È stato difficile per i tifosi di Sinner
accettare la sconfitta del loro beniamino, mentre per il diretto interessato,
nonostante il boccone amaro da ingoiare, la vittoria del serbo (campione del
mondo per una manciata di anni) resta una tappa della sua carriera, una lezione
da apprendere come Rafael Nadal ha vaticinato. Lunga vita ai fuoriclasse che
sanno quanto vittoria e sconfitta siano due impostori, frase incisa nell’atrio
de Centre Court di Wimbledon tratta dalla lettera scritta da Rudyard Kipling al
figlio per distinguere fra il bene e il male.
LA BOLLA DELLE OLIMPIADI
di Giuseppe Natale
Mi chiedo
sconcertato:
In quale
direzione rovinosa va
La città
del cuore in mano
Asfissiata
da inquinamento e rendita fondiaria e finanziaria
Narcotizzata
da mafie e corruzione
Ondivaga
tra obbedienza e insorgenza?
*
Muoiono di
freddo e di stenti
In strada
e nel cuore gelido della città
Le persone
chiamate clochard e i poveri invisibili
Ancora e
fino a quando?
Non un
briciolo di pietà mentre Potere e Ricchezza celebrano
Olimpiadi
di affari e di carbonio.
*
Militanze
partigiane e resistenti
Informano
le vie e i viali e le piazze della città
Liberazione
dal nazifascismo, dall’oppressione e dallo sfruttamento
Ammoniscono
i Martiri segnati sulle lapidi:
Non
desistere, ma sempre resistere
Oggi e ancora
sempre per la Pace uguale fraterna e libera.
[Milano, 5 febbraio 2026]
UOMINI DI POTERE
di Luigi Mazzella
Antipatie e simpatie
Cristina di Svezia diceva che sulle
simpatie e sulle antipatie la ragione perde i suoi diritti. E non si riferiva soltanto a
quelle avvertite per gli uomini di potere. Anche Marc’Antonio nella celebre
orazione Shakespeariana, a proposito delle motivazioni di Bruto in odio Cesare immagina il senno fuggito
tra le bestie brute e uomini senza più il bene dell’intelletto! E non eravamo ancora
all’epoca nostra in cui l’odio o la complicità tra gli esseri umani hanno
trovato nuovo sostegno in cinque folli irrazionalismi, assolutisti e inconciliabili che
hanno reso gigantesca l’intolleranza di tutti contro tutti.
E ciò solo per dire che le idiosincrasie avvertite per gli uomini di potere raramente possono essere rappresentate con termini e discorsi condotti sul filo della ragione. Churchill era simpatico o antipatico ai più come sostenevano tanti (e gli scambi verbali con Lady Astor registrati costituiscono prove esilaranti ancora oggi)? E Trump è proprio così odioso a tutti, anche se è votato da masse considerevoli di americani? Ed è disgustoso lui come amico di Epstein o non è piuttosto aberrante la pratica del “me-too” vigente in una collettività organizzata che affida ai giudici il compito di “far fuori” uomini politici “scomodi” sulla base di rapporti sessuali avuti molti decenni prima con donne prevalentemente consenzienti? Forse non è sbagliato giudicare gli uomini politici per ciò che fanno per garantirci pace, tranquillità, sicurezza e possibilmente maggior benessere e non per le loro fornicazioni svelate in senescenza. A Churchill che ci ha liberati da Hitler si può consentire di avere avuto una certa dose di antipatia. A Trump che ci ha liberati dalla vista del baratro di una terza guerra mondiale (probabilmente nucleare) in cui Biden e i “volenterosi europei della guerra” ci stavano trascinando, si può anche consentire che, negli attuali frangenti, non sorrida senza per ciò attribuirgli la qualifica di “criminale”!
giovedì 5 febbraio 2026
IL CASO
VANNACCI
di Luigi
Mazzella

Divorzio...
Sono
profondamente convinto che un pensiero, in modo vero e totale libero da
condizionamenti di ogni tipo, aiuterebbe a capire che cosa
stia veramente accadendo nel nostro Occidente, dilaniato da odio e contrasti
insanabili. Sono anche consapevole, però, che il presupposto
indispensabile di una tale condizione mentale è il coraggio e che su di esso
ciò che ha scritto Alessandro Manzoni, a proposito di Don Abbondio, resta
insuperabile. Dopo quel che è trapelato da oltre Oceano
circa lo stretto connubio tra il partito Democratico di Obama e di Clinton con
il Deep State della CIA, dell’FBI, del Pentagono, della lobby
ebraica di Wall Street (e della City di Londra) e dell’industria
delle armi non è un contro-senso ritenere che un eventuale “Club degli Affari
Bellici” un tempo insediato alla Casa Bianca di Joe Biden, avvalendosi della
CIA negli States e dei Servizi d’intelligence cosiddetti “deviati”(ovviamente
dalla stessa CIA) in Europa, voglia dare tardivi e furibondi “colpi di coda”
alla Amministrazione Trump, vittoriosa alle elezioni americane ma
ferocemente contrastata oltre Oceano da una Sinistra pauperistica ed
elemosiniera (pur priva di guide veramente carismatiche da contrapporre al
tycoon statunitense ). In Italia, la situazione è
addirittura più grave per l’esponente Repubblicano: persino la Destra di
Giorgia Meloni, del “volenteroso” Guido Crosetto, del bellicoso Antonio Tajani
e di un sempre incerto Matteo Salvini è diventata parte di quello
schieramento prevalentemente “sinistrorso”. Non a caso Viktor Orban
si è tenuto, a suo tempo, ben lontano da “baciamani” (con inchini
o per tabulas) a Joe Biden. Le profferte servili successive
all’elezione di Trump della Presidente del Consiglio Italiana non hanno
convinto nessuno (neppure in Italia) e non è da escludere che, dopo aver perso
la fiducia anche nel titubante Salvini, il Presidente Statunitense stia dietro
“l’operazione Vannacci”, considerata in maniera positiva non tanto per
le “qualità” o le “idee” dell’uomo quanto per la crescita progressiva degli
astensionisti dal voto da parte di elettori contrari alle guerre e alle
guerriglie. Vedremo, come andrà a finire. Pesa su tale ipotesi di
“riscossa”, la presenza dei Cinque Stelle per così dire “in
agguato”. È vero che chiamandolo Giuseppi (al plurale) Trump aveva
mostrato, già tempo fa, di diffidare di Conte per una sua probabile “doppiezza”
e di temere la mediazione di potenti associazioni per i suoi rapporti con
i “Democratici”, ma in politica le cose possono cambiare.
Certo,
conoscendo, altresì, molto bene il ruolo di “agente provocatore” svolto
dal Movimento fin dagli anni di Beppe Grillo (un leader, come Volodymyr Zelensky, scelto dai Democratici nel “vivaio”
dell’avanspettacolo) i sonni del Presidente non saranno tranquilli; ma egli sa
bene che per lui è tempo di veglia. Come per noi, d’altronde!

FORTE COI DEBOLI
di
Angelo Gaccione
Sugli uomini di potere raramente mi faccio illusioni. Con questo non voglio dire che non ce ne siano stati, e non ce ne siano, che abbiano mostrato saggezza. Abbiamo evitato guerre rovinose, leggi liberticide, conflitti sociali pericolosi, perché in alcuni di loro è prevalso il buon senso, la moderazione, il confronto, il rispetto della legalità. Trump non mi è mai piaciuto, allo stesso modo di un fariseo guerrafondaio come Obama a cui oscenamente è stato dato il premio Nobel per la Pace. Faceva addirittura spiare presidenti e capi di governo dei paesi alleati trattati da sempre come vassalli dai governanti americani. Trump non mi è mai piaciuto non solo perché conosco bene le sue vicende, e quelle del padre, su come si sono arricchiti, ma perché è l’espressione delle componenti dell’America peggiore: culturalmente reazionarie, economicamente piratesche e saccheggiatrici, religiosamente fanatiche, razziste, suprematiste, maschiliste e, alla pari dei loro compari democratici, imperialisti in politica estera fino all’arbitrio, ossessionati dalla forza militare nell’esercizio del loro dominio in spregio a qualsiasi diritto internazionale. Non c’è nazione che negli ultimi due secoli abbia fatto più guerre e favorito più colpi di Stato della loro. Non sono mai stati aggrediti da nessuno, ma in compenso hanno aggredito nazioni su quattro continenti. Non hanno mai avuto una guerra in casa, ma ne hanno fatte di ogni tipo in casa d’altri. Per i loro sporchi interessi: costi quel che costi. C’è un’altra ragione per cui Trump non mi è mai piaciuto: non ride mai, ha lo sguardo torvo e digrigna i denti. Aggiornando un mio vecchio aforisma potrei dire di lui che “Dietro l’assenza di sorriso si cela un criminale”. Umanamente è privo di empatia e di pietà, riduce tutto agli affari e al denaro, e col denaro riafferma la sua essenza. È incostante nelle decisioni, tradisce con disinvoltura la parola data ed è un bugiardo seriale. Non avevo bisogno della marea di files di Epstein per farmi una opinione disgustosa del personaggio, e condivido quanto la saggista ed ex diplomatica Elena Basile scrive all’amico scrittore ed ex ministro Luigi Mazzella: “Trump è sottoposto alla lobby di Israele, ai sionisti evangelici, e a una mafia finanziaria diversa da quella di Larry Fink ma ugualmente nociva”. Sono sicuro che né io né Mazzella avremmo potuto reggere, da intellettuali dal pensiero libero e non conformista quali ci riteniamo, il clima di un’America di tal fatta. La creazione della milizia apertamente nazista creata da Trump - coperta dalla più assoluta impunità e usata come accolita di mercenari al proprio personale servizio - me lo ha reso ancora più odioso.
L’atto più spregevole ai miei occhi, assieme al genocidio
dei palestinesi di cui è a tutti gli effetti uno dei massimi responsabili, è di
avere permesso l’assedio di Kobane e l’annientamento delle comunità curde da
parte dei tagliagole degli eredi dell’Isis alleandosi con quest’ultimi. Alleandosi
con l’attuale governo siriano dei tagliagole, ha tradito il tributo di sangue
costato a giovani uomini e giovani donne del Rojava che all’Isis si erano
opposti. Ha impedito che l’esperimento di autogoverno, di democrazia diretta,
delle autonomie locali, dei consigli popolari, della parità di genere, del
rifiuto di ogni fanatismo religioso, dell’autodifesa comunitaria, della laicità
e della tolleranza del popolo curdo si consolidassero in Medio Oriente. Ha
definitivamente vanificato, per quanto mi riguarda, l’unica idea decente -
rispetto all’insipienza di un’Europa inerte, ottusa e subalterna - quella di
mediare per porre fine all’insensato e rovinoso conflitto russo-ucraino. Che lo facesse per opportunismo ed interesse non ci importava, che lo facesse perché con i
forti occorre trattare per evitare una guerra nucleare, ci andava
bene. Ed è soprattutto per quest’ultima ragione che abbiamo sperato che la sua
mediazione per porre fine alla guerra andasse in porto. Lo abbiamo scritto e ci
siamo attirati incomprensioni e insulti dagli ambienti nemici di ogni trattativa con la Russia. Ma siamo pronti a
riconoscere che anche lui si è rivelato inaffidabile e guerrafondaio quanto altri
presidenti del suo guerrafondaio Paese. Democratici o repubblicani non fa
differenza.
DISSENSO ED EVERSIONE
di Franco Astengo

Il ministro Piantedosi
Il
ministro dell'Interno, entrando nel merito dei fatti di Torino e interpretando
alla perfezione il ruolo del "poliziotto cattivo", sta lavorando ad
una equiparazione tra eversione e dissenso: appare evidente l'obiettivo di
tacciare le opposizioni di promuovere eversione ottenendo così alla fine il
risultato politico dell'appiattimento del dissenso in un'unica categoria da
condannare ed emarginare. Vale la pena allora di misurarsi con questa dinamica
proposta dal Ministero e che rappresenta sicuramente almeno una parte degli
intendimenti politici del governo di destra. Premessa: da qualche tempo si scrive di “svolta autoritaria” in atto. Una
valutazione che è stato formulato guardando anche oltre a quanto sta accadendo
sul terreno delle riforme costituzionali e istituzionali che puntano a
stravolgere l’impianto parlamentare della Repubblica così come disegnato dalla
Costituzione e che saranno sottoposte a referendum il prossimo 22/23 marzo.
Difendere la divisione dei poteri e la loro reciproca
autonomia sta diventando quindi un imperativo categorico da cui assolutamente
non deflettere. In questa “svolta autoritaria”
va però ravvisato qualcosa di più profondo nella- pur grave - progressiva
riduzione del rapporto tra politica e società realizzato al fine di “tagliare”
il più possibile dell’insieme dei bisogni sociali. La modernità viene affermata dalle classi dominanti
attraverso l’intreccio tra l’inasprimento delle condizioni nelle quali il
capitale afferma la propria egemonia e l’emergere di nuove contraddizioni
post-materialiste agite allo scopo di “sfarinare” l’identità sociale, dividere
e preparare un'altra fase di dominio di un capitalismo feroce, negatore dei
diritti basilari. Un capitalismo che punta alla sopraffazione dei singoli e del
collettivo, e non appena compare il dissenso, lo marginalizza e lo
criminalizza. È sempre accaduto, intendiamoci,
in una forma più o meno accentuata ma adesso in Italia questa “filosofia
politica” del capitale interpretata dalla destra al governo sta assumendo,
anche per via di questioni specifiche legate alla realtà del quadro politico e
dei soggetti intermedi, una vera e propria veste di autoritarismo populista.
A rischio di apparire inguaribilmente “retrò” è
invece proprio il punto dell’opposizione politica quello da sollevare ancora
una volta con grandissima urgenza.
Occorre sviluppare
un’analisi che parta da due punti che debbono essere sollevati senza
discussione: al meccanismo della repressione, in questo caso esercitata con
grande prontezza dalle preposte “forze del disordine” si affianca un processo
di marginalizzazione del dissenso. Una
marginalizzazione che deriva dall’assenza di prospettiva nel riuscire a fornire
al fortissimo disagio sociale un’effettiva capacità politica di espressione da
parte dell’opposizione.
Il conflitto sociale,
anche in forme tumultuose, è indispensabile ma eguale valenza possiede la
capacità di sintesi e di progettualità politica: è da questo intreccio, dalla
capacità del “pensare” e del “fare” di una soggettività nella quale ricercare
anche forme originali di aggregazione e di organizzazione, che possiamo trovare
alimento nel disegnare un futuro nel quale possa essere possibile
respingere questo tentativo in atto di repressione e marginalizzazione del
dissenso. Si tratta, infine, di far compiere
un salto di qualità proprio al dissenso trasformandolo in opposizione politica
senza concedere sconti o improvvisate nostalgie da "unità nazionale"
ammantate da "responsabilità istituzionale".
![]() |
| Il ministro Piantedosi |
COME STANNO LE
COSE
di Raniero La
Valle
Carissimi,
l’opinione pubblica è stata turbata
dai gravi incidenti che si sono avuti a Torino dopo la grande manifestazione
per Askatasuna: cento manifestanti feriti, un poliziotto preso a calci, una
specie di guerriglia urbana. La brutta lezione che se ne può trarre è che
quando il fascismo è al potere, la violenza si scatena, in quanto si chiudono
gli spazi vitali, da una parte e dall’altra. Succede a Minneapolis, e succede a
Torino. Ma che cos’è il fascismo? Il prof. Zagrebelsky ha ripreso una
distinzione tra il fascismo storico (quello delle camicie nere) e il fascismo
“eterno”, il primo proibito dalla Costituzione, mentre il secondo non lo
sarebbe, entrerebbe solo nel contrasto di opinioni. Non ne siamo tanto sicuri:
anche il fascismo eterno è incompatibile con la Costituzione, tutto sta a
vedere che cos’è il fascismo. Quello di Trump è dire che il diritto non c’è
più, non gli serve, lui basta a sé stesso. Per quello di qui. se ne può trovare
un’esemplare descrizione nei “principi generali” e nei primi articoli della
proposta di legge di Casa Pound e camerati sulla cosiddetta “remigrazione” e
riconquista. È infatti certamente fascismo storico ed eterno insieme stabilire
il principio della sicurezza pubblica e dei diritti “dei cittadini italiani”
(la persona umana come tale non esiste); l’affermazione “come principio
inderogabile, che non esiste un diritto intrinseco a migrare, inteso come
facoltà del singolo individuo di abbandonare la propria nazione di origine per
stabilirsi liberamente in un’altra” (niente diritti umani universali). È
fascismo puro introdurre la pena, (che non esiste in Costituzione anche se
ancora nel codice penale) della “confisca preventiva”, dei beni, patrimoni
immobiliari, aziende e conti correnti, anche prima della condanna definitiva,
per chi “agevoli l’ingresso irregolare di stranieri” (nell’irregolare
può entrare qualunque interdizione, anche un visto scaduto). Sono inoltre
previste per lo stesso reato pene detentive fino a 12 anni di reclusione, e una
sanzione fino a un milione di euro e, per gli immigrati, espulsioni,
deportazioni, revoca della cittadinanza già ottenuta, abolizione della
protezione speciale e quant’altro.
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