LIBERTÀ DI STAMPA
di Zaccaria Gallo
3 maggio 2026 “World Press
Freedom Day”
Caro amico
Direttore di giornale o di telegiornale, caro Redattore o semplice Giornalista,
caro Operatore televisivo o Reporter fotografo, so che la tua missione risponde
a queste parole: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di
espressione, incluso il diritto a non essere molestato per la propria opinione
e a quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee, attraverso
ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Ecco perché, oggi, io voglio essere
accanto a te, in questa Giornata che promuove la libertà di stampa e ricorda
coloro che hanno perduto la vita nel perseguire questo diritto fondamentale. Nella
storia moderna, una comprensione comune del principio di libertà di stampa è
nella dichiarazione Universale dei Diritti umani che contiene appunto anche il
diritto alla libertà di espressione: punto di svolta contro la manipolazione
delle informazioni e di tutte le forme di ostacoli che cercano di sopprimere
questa libertà. Tu, sei un mio preziosissimo amico, perché mi consenti, con il
tuo lavoro (e, ormai più spesso, con sacrifici grandissimi) di ottenere giuste
notizie sulla società in cui viviamo. Senza di te mi sarebbe difficile, o
talvolta impossibile, poter discutere liberamente e apertamente su come vanno
guardate le cose e su come dovrebbero cambiare: quando ti leggo o ti ascolto, o
guardo le tue foto, intesso quel dialogo che è alimento della democrazia. E
tutto questo è possibile se esiste la libertà di stampa. Quella libertà che mi
consente di ricevere informazioni che non siano manipolate o al servizio di una
particolare persona, organizzazione, interesse; perché, quando sei libero, io
so che puoi indagare sulle persone di potere, sui governi, che puoi sempre
porre domande difficili e cercare di scoprire cosa stia realmente accadendo,
indipendentemente dalle conseguenze politiche.
Con il tuo lavoro, consegni nelle mani del popolo la forza della democrazia: lo rendi consapevole su quali debbano essere le giuste decisioni da seguire nel momento in cui è chiamato ad esprimersi con il suo voto. E, anche dopo aver votato, mi dai la possibilità di poter controllare se le promesse elettorali di coloro che io ho ritenuto degni di portare avanti idee e progetti, siano diventate realtà vive e vere e non sono, invece, rimaste solo vuote parole. Io e te sappiamo bene che i governi autoritari vogliono mantenere il potere sopra ogni cosa. Avere conoscenza del fatto che siano spesso incredibilmente corrotti, quanto incompetenti, dovrebbe effettivamente mettere in pericolo la loro presa sul potere, a condizione che ai cittadini venga detta la verità. Ma, quando non c’è una stampa libera, quella che tu garantisci ogni giorno, quando il flusso delle informazioni è controllato dal governo o dagli oligarchi, io sono destinato a ricevere una immagine distorta di quello che accade. Però, questa è la mia grande fortuna (ed è per questo che oggi con te celebro questa giornata mondiale): è sapere che tu, nonostante innumerevoli difficoltà, non deroghi all’impegno che ti sei assunto nell’informarmi e nel fermarti dall’indagare per fare emergere la verità. Ho parlato di difficoltà? Scusami! Non ci sono solo le difficoltà, ma c’è sempre il pericolo di perdere la tua libertà personale e tanto spesso, ormai, la stessa tua vita.
Quanto è lungo l’elenco dei tuoi colleghi uccisi, fino a ieri, in ogni parte del mondo, e non solo per un incidente di guerra, ma anche per la proterva decisione di ridurti al silenzio. Le mafie, le oligarchie di ogni colore, hanno paura del giornalismo, hanno paura delle domande: loro quando possono scappano dalle domande, scappano dalle inchieste e, se proprio sono costretti, possono arrivare anche a toglierti la vita. Chi compie il male o compie misfatti ha bisogno di oscurità e silenzio. È quello che accade sotto i nostri occhi negli Stati Uniti di Trump, nella Striscia di Gaza, nei territori palestinesi della Cisgiordania ad opera dei coloni e dell’esercito israeliano, in Turchia, in Ucraina e in Russia, in Messico e in tantissime altre parti del pianeta. Tu sei considerato un pericolo, soprattutto quando operi negli scenari di guerra e diventi un obiettivo: sparano prima a te e poi al nemico. Perché sei un testimone scomodo, soprattutto se fai luce su crimini e genocidi.
Conosco le aggressioni e le violenze, non solo verbali, ma
fisiche e psichiche alle quali ti sottopongono, agli arresti e agli
interrogatori che sfociano spesso in vere torture, agli agguati che si
concludono con l’omicidio (non abbiamo dimenticato Ilaria Alpi). E non possiamo
non tacere la preoccupazione che ci assale se pensiamo al nostro paese, all’Italia,
che quest’anno è retrocessa dal 49° posto del 2025 al 56° posto della
graduatoria Reporters sans Frontieres (RsF, dati ANSA). Il comportamento
dell’attuale maggioranza di governo, la compresenza purtroppo anche di tuoi
colleghi, apertamente adusi a propagare notizie e opinioni false e
dichiaratamente prone verso finanziatori palesi o occulti, ci fa ogni giorno intravedere
quante volte si cerchi di evitare il confronto con opinioni divergenti, quante
volte si eviti il contradditorio con la stampa, e non si tratta solo di un
fastidio, quante volte si orienti l’opinione pubblica in direzioni diverse da
quelle sostenute dalla verità dei fatti. Per questo condivido la tua
preoccupazione (che da cittadino deve essere anche mia): questo approccio
riflette una volontà di controllare fin dove è possibile l’informazione e di
evitare il confronto delle opinioni. Allora, mi rivolgo a te, oggi, che è la
Giornata Mondiale per la Libertà di stampa, per dirti grazie. Senza la tua
libertà non c’è democrazia e senza democrazia non c’’è la mia libertà.
























