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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
venerdì 28 novembre 2025
INCONTRI
di Chicca
Morone
Moncalieri
e Antonella Parigi.
Moncalieri è una piccola cittadina sulla collina
torinese, impregnata di quella storia che affonda le sue radici nel territorio sede
della prima capitale d’Italia: i muri del suo Castello hanno ascoltato voci di nobili,
di politici e non solo nei lunghi anni, dalla sua costruzione nel 1600, proteggendo
la vita di personaggi famosi fino a oggi.
Affascinante
è conoscere il girotondo degli ospiti che vi hanno soggiornato, lasciando
appunto la loro impronta: al di là della successione nella famiglia Savoia che,
dopo Carlo Felice (1756-1831), vide il ramo Savoia Carignano farne la residenza
reale con Carlo Alberto (1798-1849), molti nobili francesi, familiari di Luigi
XVI fuggiti dalla Rivoluzione trovarono rifugio in questa splendida dimora: e,
qualche decennio dopo, persino Massimo D’Azeglio e Silvio Pellico figurarono
tra gli invitati al Castello.
Una
tradizione femminile di principesse, come Maria Clotilde di Savoia e la figlia
Maria Letizia Bonaparte, ha improntato il luogo con caratteristiche di impegno
verso i più deboli e persino Giulia di Barolo ne aveva subito il fascino
stabilendovisi in tarda età. Me ne parla Antonella Parigi, assessore - con
numerose deleghe - alla Cultura del Comune di Moncalieri che ha trovato qui un
luogo dove esprimere la sua competenza e soprattutto la sua determinazione nel
realizzare progetti. Dichiara infatti di aver avuto fin da piccola il desiderio
di sostenere attivamente i meno fortunati: “Vivevo nel mio mondo un po’ magico
dove sapevo che avrei potuto aiutare soprattutto le donne a realizzare i loro
sogni”. Nonostante un passato da imprenditrice è approdata già da tempo, come
personaggio di spicco nel PD, a lavorare nella direzione desiderata. Al suo
arrivo ha trovato la cittadina con possibilità di espansione in diversi settori,
prendendo spunto da caratteristiche ben definite: la riqualificazione del
centro in cui risultano quattordicimila metri quadrati non utilizzati, l’incremento
dell’uso di strutture come il Real Collegio Carlo Alberto in attesa di una
nuova destinazione dopo che l’omonima fondazione si è trasferita a Torino; un
occhio di riguardo per le visite guidate non solo al Castello ma anche nel borgo
denso di riferimenti storici; altrettanto interesse viene dedicato al centro
polivalente di elaborazione della cultura, la biblioteca Antonio Arduino, punto
di riferimento per tutti i moncalieresi, con servizi bibliotecari usufruibili
anche da persone in difficoltà.
Sotto la sua guida un notevole sostegno è stato dato a numerose manifestazioni, occasioni di incontro con il pubblico come il Fiorile-Orti & Fiori in Mostra in abbinamento al Premio della Rosa Principessa Maria Letizia di Savoia, a cura dell’associazione Kòres, quando un accurato allestimento anima di volta in volta il Giardino delle Rose, con vivaisti specializzati, produttori agricoli e del gusto, artigiani e designer. Solitamente anche un angolo didattico, curato dagli Impollinatori Metropolitani e da Beesù, è dedicato al meraviglioso e necessario mondo delle api, approfondendo la vita dei loro ecosistemi e l’operosità del loro mondo. Non è mancato durante la settimana del Salone del Libro Off, il programma della manifestazione moncalierese che si arricchisce di momenti letterari in collaborazione con la libreria L’Arco Nuovo di Moncalieri: assessore e sindaco hanno “duettato” in una reciproca intervista molto interessante. Anche la cerimonia di consegna del Premio Letterario per la Poesia “Rodolfo Valentino - Sogni ad occhi aperti” ha trovato l’accoglienza nel Giardino delle rose, attirando poeti e intellettuali da tutta Italia.
E con la riapertura del Teatro Matteotti dal 16 ottobre al 3 febbraio 2026 sono stati e saranno presenti artisti come Arturo Brachetti, Matthias Martelli e Arianna Porcelli Safonov - con la direzione artistica di Roberto Piana - per intrattenere il pubblico. Antonella Parigi è particolarmente fiera della “internazionalità” di Moncalieri: nel mese di luglio non sono pochi i pellegrini che giungono da tutta Europa per la rievocazione storica religiosa sulla vita del Beato Bernardo di Baden Baden, patrono della città: una processione con centinaia di figuranti in abiti storici sale da via Santa Croce fino al viale Porta Piacentina per continuare fino alla chiesa di borgo Aje a lui dedicata. Al Beato vengono anche attribuiti miracoli e perché non pensare che proprio tale luogo possa essere foriero di avvenimenti straordinari? Che sia un luogo foriero di creatività è testimoniato dalla presenza di Arturo Benedetti Michelangeli che aveva scelto una villa sulla collina per comporre alcune delle sue meravigliose opere...

Antonella Parigi
È un
personaggio di notevole rilievo, l’assessore Parigi: non teme le antitesi, anzi
trova che gusti policromi e anche antitetici possano aiutare a non porsi in
strutture fisse in cui essere soffocata: ama personaggi come la principessa
Sissi, ma i suoi film preferiti sono Apocalyps now e i western di Clint
Eastwood.
Ama
Socrate e Platone ma si riconosce nella cultura mitteleuropea di quegli autori
come Schönberg, Kafka, Musil e Svevo dalla vena lunare che ha il suo nucleo nell’area
della monarchia asburgica in fase di declino, di cui in effetti la principessa
Sissi è valida rappresentante.
Dei sette
peccati capitali aborre l’avarizia, limitante, meschina e gretta; trova
l’orgoglio una qualità, perché avere una buona opinione di sé favorisce la
possibilità di una crescita non solo esteriore nella pratica.
Solo
l’uso della “bacchetta magica” la vede determinata a porre fine alle guerre e a
spargere gentilezza, dolcezza sul mondo: un'unica direzione per l’uso negativo
e positivo dello strumento.
![]() |
| Antonella Parigi |
Un
pensiero viene spontaneo: con una professionista di questo calibro sicuramente
il Comune di Moncalieri non può che fiorire e portare avanti una tradizione che
non ha niente da invidiare a città limitrofe, non solo per le tracce lasciate
dai Templari, per il riconoscimento del Castello come Patrimonio dell’Umanità
dall’UNESCO o per i gemellaggi con due città particolari: la tedesca Baden
Baden e la greca Argiroupoli.
CONFRONTI
di Luigi Mazzella
La classe politica in America e in Europa.
Anche per gli europeisti
più sperticatamente convinti della “bontà” dell’attuale Unione (purché non accecati
dall’emotività “patriottico-continentale”) è difficile negare che ormai,
oggi, solo uomini politici di scarso livello intellettuale, sbandati e
deliranti, governino l’Europa. Ciò è stato
ulteriormente messo in luce dall’avvento alla Presidenza della Repubblica
Statunitense di un leader certamente dai modi non oxfordiani e
lontani dal “perbenismo borghese” ma capace di elaborare strategie complesse e
(mirabile dictu) persino razionali, volte al perseguimento della pace nel
mondo, apprezzate e considerate con attenzione anche fuori dai confini
Occidentali. Donald Trump ha intuito e “svelato”,
arrendendosi in piena guerra, il callido disegno del Partito Democratico di
Biden e di Obama di trascinare l’Occidente intero (con lo strumento della NATO)
in una guerra (dimostratasi: suicida) contro la Russia di Putin in favore di un
Paese non membro dell’alleanza atlantica e per di più in odore di neo-nazismo e
di massacri interni a danno di russofoni e filorussi. E ciò al fine evidente di
compiacere il Deep State, favorendone l’interesse allo smercio delle
armi. Tempo addietro non era così.
La leadership dell’Occidente
era europea anche se le conseguenze della sua litigiosità non erano meno
gravi. Lo si afferma chiaramente nella bella Miniserie Netflix che
racconta l’ascesa e la morte di James Garfield, ventesimo Presidente degli
Stati Uniti d’America.
All’inizio della storia narrata (in Death
by lightning, serial di Matt Ross in 4 episodi), gli eccellenti
sceneggiatori si soffermano su frasi e considerazioni su cui è utile
riflettere.
In un dialogo fitto e con scene
affollate di personaggi scelti con grande efficacia, a proposito
della rudimentale rozzezza e violenza della classe dirigente Statunitense, uno
degli interpreti fa rilevare che da un Paese popolato in grande prevalenza
dalla peggiore feccia europea e mondiale, da avanzi di galera e da mafiosi di
varia nazionalità, da predatori e furfanti alla ricerca di pepite di oro e di
nero petrolio, non ci si poteva aspettare di meglio in politica. Ciò mi
ha indotto a pensare e a riflettere sulle ragioni che abbiano potuto
produrre in poche centinaia di anni un ribaltamento di valori di tale entità e
natura da fare apparire le cosiddette élites europee di
governo peggiori non solo di quelle statunitensi ma di grande parte dei Paesi
del globo. Un giudizio benevolo “per amor di patria” mi induce a
ritenere che sia stata proprio il lungo, poliennale, servaggio degli uomini
politici Europei nei confronti dei Nord-Americani (successivo a due guerre
mondiali rivelatesi disastrose per il Vecchio Continente) a produrre
l’attuale status quo. Non è agevole
provarlo ma il rischio del tentativo vale la candela. L’obiettivo (evidente anche se nascosto) degli americani
doveva, verosimilmente, essere quello di tenere lontani dalla vita
politica i veri gentiluomini e i professionisti di valore, esistenti in
grande numero nel Vecchio Continente. E ciò per per eliminare il gap statunitense
derivante dall’immigrazione dei secoli scorsi. I falsi e
finti Alti Valori inventati, e corredati da reboanti espressioni
esaltative, dalla “Democrazia” nord-americana, hanno prodotto l’effetto
desiderato.
a) L’indipendenza e l’autonomia
esasperata e indiscussa dei magistrati giudicanti e soprattutto requirenti,
strombazzata e propagandata dai liberals d’oltreoceano è stata fatta
entrare a vele spiegate nelle Carte fondamentali degli Stati Europei, e con
particolare pregnanza nella Costituzione Italiana, non a caso definita dai
nostri alleati anglosassoni la “migliore del mondo”;
b) La forza (già straripante) del
cosiddetto “Quarto Potere”, magnificato nelle pellicole cinematografiche
hollywoodiane è stato lasciato in Europa a briglia sciolta e in
Italia addirittura reso intoccabile dalla Corte di Cassazione con licenza
concessa ai giornalisti di diffamare e calpestare l’onore e la reputazione dei
cittadini per finalità considerate superindividuali e come tali
encomiabili;
c) L’opera della CIA è stata
gigantesca nel “deviare” i servizi segreti nazionali, per farne la sede
privilegiata della costruzione e manipolazione delle accuse dirette
all’eliminazione di uomini politici scomodi.
La vita politica è rimasta nelle mani
di chi non aveva niente da perdere.
NUMERI DALLE REGIONI
di Franco Astengo
Seconda parte
Premessa
I commenti
ai risultati elettorali di Campania, Puglia e Veneto (elezioni del 23/24
novembre 2025)si sperticano a ricercare perdenti e vincenti mentre viene
completamente sottovalutato il tema dell’astensione, arrivata ormai a
coinvolgere la maggioranza assoluta di elettrici ed elettori, che rende il
sistema terreno ideale per scorrerie di concentrazione (anche personalistica)
del potere come dimostra la questione della modifica della formula elettorale
che il centro destra sta preparando dopo che per anni la sinistra ha
praticamente ignorato il problema (nonostante i tanti richiami del compianto
Felice Besostri). Si considerano le elezioni quasi come una mera prova
agonistica con i partiti ridotti a litigiosi comitati elettorali. In questi
casi poi la semplificazione che la destra utilizza nel messaggio politico
prevale.
Analisi dei voti di lista del
turno elettorale del 23/24 novembre 2025
(le percentuali sono tutte
riferite al totale degli iscritti nelle liste)
CAMPANIA
Elezioni regionali 2025
Aventi Diritto 4.975.253 Voti
Validi 2.009.713 - 40,39%
Elezioni politiche 2022
Aventi Diritto 4.510.722 Voti
Validi 2.301.727 51,02%
Elezioni regionali 2020
Aventi diritto 4.996.921 Voti
Validi 2.357.610 - 47,18%
Tra le regionali 2020 e le
regionali 2025 - 6,79%
Centro-Sinistra
PD 370.016 - 7,43%
(Regionali 2020: 398.522 - 7,97%
Politiche 2022: 277.763 - 6,15%)
M5S 183.333 - 3,68%
(Regionali 2020: 233.975 - 4,68%
Politiche 2022: 798.013 - 17,69%)
Riformisti (in precedenza Italia
Viva - Azione) 116.963 - 2,35%
(Regionali 2020: 173.884 - 3,47%
Politiche 2022: 121.165 - 2,68%)
AVS 93.596 - 1,88%
(Regionali 2020: (Europa Verde)
42.997 - 0,86% Politiche 2022: 62.060 -1,37%)
Noi di Centro 71.260 - 1,43%
Politiche 2022: 27.730 - 0,61%
Liste del presidente e civiche
394.754 - 7,93%
Regionali 2020: 1.001.210
(compreso Centro Democratico, PSI, PRI) 20,03%
Rappresentatività complessiva del
centro-sinistra compreso il M5S e i riformisti: 24,70%
Centro Destra
Fratelli d’Italia 239.733 4,81%
(Regionali 2020: 140.916 - 2,82%,
Politiche 2022: 416.191 - 9,22%)
Forza Italia 215.419 - 4,32%
(Regionali 2020: 121.694 - 2,43%
Politiche 2022: 244.777 - 5,42%)
Lega 110.735 - 2,22%
(Regionali 2020: 133.159 - 2,66%
Politiche 2022: 90.779 - 2,01%)
Noi Moderati 25.559 - 35,33. UDC
9.771 - 0,71%
(Regionali 2020: UDC 45.325 -
0,90% Politiche 2022: 13.028 - 0,28%)
Lista del Presidente e Liste d’appoggio
107.333 - 2,15%
(Regionali 2020: 9.763) 0,19%
Rappresentatività complessiva del
centro-destra: 14,21%
Rappresentatività complessiva del
“profilo bipolare”: 36.91%
Sinistra Campania Popolare 40.743
- 0,81%
(Regionali 2020: 30.955 - 0,61%
Politiche 2022: 45.063 - 0,99%)
Altre Liste: 30.858 - 0,62%
PUGLIA
Elezioni Regionali 2025
Aventi diritto 3.527.190 Voti
Validi 1.328.628 - 37,66%
Elezioni Politiche 2022
Aventi diritto 3.217.704 Voti
validi 1.737.554 - 53,99%
Elezioni Regionali 2020
Aventi Diritto 3.565.014 Voti
Validi 1.676.515 - 47,02%
Centro Sinistra
PD 344.228 9,75%
(Regionali 2020: 289.254 - 4,63%
Politiche: 277.763 - 8,63%)
M5S 95.963 2,72%
(Regionali 2020: 165.243 4,63%
Politiche: 2022 491.373 - 15,27%)
AVS 54.358 1,53%
(Regionali 2020: Puglia solidale
e verde 63.754 - 1,78% Politiche 2022: 48.102 - 1,49%). Popolari 54.306 - 1,53%
(Regionali 2020: 99.571 - 2,79%)
Liste Presidente e Civiche:
282.010 - 7,99%
(Regionali 2020 303.796 - 8,52%)
Rappresentatività complessiva del
centro-sinistra 23,56%
Centro Destra
Fratelli d’Italia 248.904 - 7,05%
(Regionali 2020: 211.693 - 5,93%
Politiche 2022: 425.160 - 13,21%)
Forza Italia 121.015 3,43%
(Regionali 2020: 149.399 - 4,19%
Politiche 2022: 190.643 - 5,92%)
Lega 106.853 3,02%
(Regionali 2020: 160.507 - 4,50%
Politiche 2022: 91.393 - 2,84%)
Noi Moderati 10.997 - 0,31%
(Regionali 2020: UDC 31736 -
0,89% Politiche 2022: 12.265 - 0.38%)
Civica 1.127
Rappresentatività complessiva del
centro destra 13,86
Rappresentatività complessiva del
“profilo bipolare” 37,42%
Puglia Popolare (PRC-PCI- PaP)
6.734 - 0.19%
(Regionali 2020: 5.878 - 0,16%
Politiche 2022: 17.271 - 0,53%)
Alleanza Civica 1.683 - 0,04
VENETO
Elezioni Regionali 2025
Aventi diritto 4.294.694 Voti
Validi 1.673.876 - 38,97%
Elezioni Politiche 2022
Aventi diritto 3.728.012 Voti
Validi 2.511.026 - 67,35%
Elezioni Regionali 2020
Aventi diritto 4.126.114 Voti
Validi 2.055.173 - 49,80%
Centro Sinistra
PD 277.495 - 6,46%
(Regionali 2020: 244.881 5,93%
Politiche 2022: 405.800 - 10,88%)
AVS 77.261 - 1,78%
(Regionali 2020: Europa Verde
34.647 - 0,83% Politiche 2022: 87.382 -2,34%) M5S 36.866 - 0,85%
(Regionali 2020: 55.281 - 1,33%
Politiche 2022: 145.559 - 3,90%)
Rifondazione Comunista 10.430 - 0,24%
(Regionali 2020: Veneto Ec. Sol.
9.061 - 0,21% Politiche 2022: 23.292 - 0,62%)
Riformisti e Civiche 35.669 - 0,83%
(Regionali 2020: 12.426 - 0,30% Politiche
2022: 210.020 - 5,63%)
Lista del Presidente e Civiche
24.296 - 0,56%
(Regionali 2020: 41.275 - 1,01) Volt.
5.339 - 0.12%
(Regionali 2020: 14.246 - 0,33%)
Rappresentatività del centro
sinistra 10,91%
Centro Destra
Lega 607.220 - 14,13%
(Regionali 2020: 347.832 - 8,43%
Politiche 366.425 - 9,82%)
Fratelli d’Italia 312.839 - 7,28%
(Regionali 2020: 196.310 - 4,75%
Politiche 2022: 818.520 - 21,95%)
Forza Italia 105.375 - 2,45%
(Regionali 2020: 73.244 - 1,77%
Politiche 2022: 173.609 - 4,65% )
Noi Moderati 18.768 - 0.43%
(Politiche 2022 51.931 - 1,39%)
UDC 28.109 - 0,65%
Liga Veneta 30.703 - 0,71%
(Regionali 2020: 48.392 - 1,17%)
Regionali 2020: Lista Zaia
Presidente 916.087 22,20%
Rappresentatività complessiva del
centro destra 25,68%
Rappresentatività complessiva del
profilo “bipolare” 36,59%
Il caso Veneto fa prestare grande
attenzione al fenomeno della volatilità interna alle coalizioni. In un quadro
di complessiva flessione di partecipazione al voto la posizione dell’ex-Presidente
della Regione Zaia ha mutato profondamente il quadro politico: sparita la lista
a lui intestata nelle regionali 2020 la Lega con lo stesso Zaia capolista ha
raccolto circa 240.000 voti in più rispetto alle politiche 2022 perdendo, nella
somma tra la Lista Zaia e la Lega nel 2020 circa 600.000 voti mentre Fratelli d’Italia
è calato tra il 2022 e il 2025 di oltre 500.000 voti con l’uscita verso l’astensione
più alta fra le regioni al voto il 23/24 novembre.
Resistere Veneto 83.054 - 1,93%
Democrazia Sovrana Popolare
12.941 - 0,30%
(Politiche 2022: 26.631 - 0,71%)
Popolari per il Veneto 6.071 -
0,14%
In conclusione non si può
ignorare che nel momento in cui si scrive di affinamento del profilo bipolare
del sistema si rileva che nelle tre importanti regioni andate al voto il 23/24
novembre 2025 la somma delle due coalizioni di centro sinistra e di centro
destra (presentatesi in tutti i casi in completo e nel Veneto comprendendo
anche Rifondazione Comunista) non arriva al 40% dell’intero elettorato. Un
grado di rappresentatività del tutto insufficiente nel momento in cui, tra l’altro,
si è tornati a parlare di premierato: il rischio concreto, in un Paese
politicamente articolato come l’Italia, è quello di andare ad eleggere un Primo
Ministro con una quota più o meno del 20% dell’intero elettorato. Tutto questo
scritto per avvertenza: probabilmente neppure l’adozione di un sistema
elettorale proporzionale e il ritorno a governi di natura parlamentare potranno
ovviare a questo stato di cose che ha profonde ragioni di carattere internazionale
e soprattutto di situazione sociale che genera profonda sfiducia. Di questo,
ribadiamo, non sembrano occuparsi le forze politiche ma l’analisi di questa
situazione non può essere certamente approfondita in una sede di semplice
esposizione di dati (si ricorda, infine, che tutte le percentuali sono riferite
al totale degli aventi diritto).
giovedì 27 novembre 2025
DI NUOVO IN PIAZZA
di Giuseppe Natale
Sabato 29 novembre 2025 Giornata
internazionale di solidarietà col Popolo Palestinese Cortei a Roma e Milano.
Nella
riunione di sabato 22 novembre scorso dei comitati provinciali di ANPI
Lombardia, svoltasi alla Camera del Lavoro di Milano, sono intervenuto, in
qualità di membro del comitato milanese, sulle questioni più scottanti che
angustiano l’umanità e il pianeta oggi. Ho cercato di valorizzare il documento
di ANPI nazionale che, secondo me, costituisce una buona base di analisi e
proposta, in sintonia col movimento mondiale per la fine immediata del
genocidio in corso a Gaza e in Palestina e per porre fine a tutte le guerre che
insanguinano tante zone del mondo, e nel cuore stesso dell’Europa; per il
disarmo e la pace, per la difesa dei diritti umani e del diritto
internazionale, per la riconversione dell’economia fossile e dell’economia di
guerra in economia di pace. Ho sostenuto che alle parole devono seguire gli
atti coerenti e le azioni conseguenti: nell’immediato è doveroso partecipare
alla Giornata internazionale di solidarietà con il Popolo Palestinese. Occorre riprendere l'unità
d'azione che portò allo sciopero generale del 3 e alla grandiosa manifestazione
del 4 ottobre scorso. Purtroppo non è un buon segno quello di trovarsi di
fronte all’indizione di due scioperi separati: quello di domani 28 novembre dei
sindacati di base e quello del 12 dicembre prossimo della CGIL.
Di seguito le motivazioni del mio
appello all’ANPI ad aderire e partecipare ufficialmente alle manifestazioni e
ai cortei del 29 novembre 2025.
1. Partecipare a tutti gli eventi in programma, in
particolare alle manifestazioni e ai cortei che si svolgeranno a Roma e Milano,
in contemporanea con quelli di decine di città di oltre 35 Paesi del mondo.
2. Il corteo di Milano partirà alle ore 14-14.30 da
Piazza XXIV Maggio e terminerà in Piazza Duomo. I principali promotori e
organizzatori sono le associazioni e le rappresentanze dei Palestinesi in
Italia, i soggetti della cittadinanza attiva nelle loro diverse e plurali
componenti di un movimento globale per la Palestina, per i diritti uguali e per
l’autodeterminazione dei popoli, per il disarmo e per la pace, contro la
barbarie e la disumanizzazione del neocolonialismo di “insediamento” e di un
capitalismo rapace e distruttivo.
3. Come si afferma nel documento del Comitato nazionale
di ANPI del 24 ottobre scorso, occorre contribuire a tenere vivo e a rafforzare
il grande movimento globale della società civile per la vita e la cura del
pianeta, nostra casa comune e per fermare le guerre che imperversano e portano
distruzione e morte, ecocidio e crisi economiche e sociali e disuguaglianze e
povertà.
4. Faccio appello a tutte le sezioni dell’ANPI perché si
mobilitino in modo permanente per:
a) la fine immediata del genocidio a Gaza e in Palestina;
b) la difesa dei diritti umani e il rispetto e
l’attuazione del diritto internazionale, con iniziative specifiche, compresa
l’adesione all’esposto-denuncia inoltrato alla Corte Penale Internazionale da 54
giuristi e avvocati nei confronti dei rappresentanti del Governo italiano e
dell'AD di Leonardo, per complicità nel genocidio del popolo palestinese;
c) l’espressione di solidarietà a Francesca Albanese
autrice per conto dell’ONU di ben 6 rapporti sul genocidio a Gaza e sul
colonialismo genocidario in Cisgiordania, sottoposta a sanzioni gravissime e
minacce; la stessa solidarietà deve darsi anche ai giudici delle Corti
internazionali sotto minacce e processi;
d) la fine dell'occupazione israeliana dei territori
palestinesi;
e) la fine del “colonialismo d’insediamento” e dell’espropriazione
continua delle terre e dei beni dei palestinesi da parte di bande armate e
violente, sioniste e razziste, chiamate impropriamente coloni, protette
dall’esercito e dal governo dello Stato d’Israele; e quindi la fine delle
aggressioni e delle violenze ai danni dei palestinesi, in particolare delle
donne e dei bambini, in Cisgiordania e a Gerusalemme est;
f) la liberazione dei prigionieri politici palestinesi,
tra i quali Marwan Barghouti, e dei detenuti nei campi di tortura (più di
10.000 persone!);
g) la cessazione immediata della cooperazione militare
tra Italia e Israele, e la rottura del “gemellaggio” tra Milano e Tel Aviv;
h) l’imposizione dell'embargo totale e delle sanzioni da
parte dell’Unione Europea nei confronti dello Stato di Israele, il cui governo
è responsabile di una politica di pianificazione genocidaria, colonialista e
razzista;
i) l’apertura immediata di canali ufficiali e permanenti,
sotto l’egida dell'ONU e dei 157 Paesi che hanno riconosciuto lo Stato di
Palestina, di aiuti urgenti alla popolazione di Gaza, finalizzati a salvare 2
milioni di persone, di cui il 40% bambini e bambine;
l) il contrasto convinto e deciso al processo devastante
di un’economia di guerra accompagnata da una sempre più diffusa ideologia
autoritaria e militarista, che nel documento ANPI viene efficacemente definita
“parossismo bellicista”, e all’involuzione autoritaria e neofascista in corso
in molti paesi del mondo e nella nostra Europa;
m) l’opposizione convinta e decisa contro gli atti del
Governo italiano che limitano le libertà e gli spazi di democrazia, comprese le
misure repressive sempre più frequenti e inquietanti nei confronti dei
rappresentanti delle comunità palestinesi e delle persone che solidarizzano e
manifestano per la Palestina; che riducono i servizi sociali e aumentano le
spese militari e che mettono in discussione i fondamenti stessi della
Costituzione della Repubblica democratica e antifascista.
Gli accordi di Sharm el Sheik (13 ottobre 2025), che
avrebbero portato al processo di pace, diventano parziale tregua. Continuano le
violazioni e gli atti di guerra da parte dell’esercito di Israele: il genocidio
si trasforma in stillicidio quotidiano di aggressioni e morti.
L’ultimo atto, che espropria i Palestinesi del loro
sacrosanto diritto all’autodeterminazione, che dà una picconata micidiale al
diritto internazionale e che mette profondamente in discussione il ruolo stesso
dell’ONU, di Garante mondiale della convivenza civile tra i popoli, l’ha
inventato e imposto il Presidente degli USA, Donald Trump, connivente e
corresponsabile (come i precedenti presidenti e governi statunitensi) del
genocidio palestinese. Si tratta della Risoluzione 2803/17 novembre 2025 del
Consiglio di Sicurezza dell’ONU, approvata con 13 voti favorevoli (3 membri
permanenti: Francia, Regno Unito, Stati Uniti; 10 membri non permanenti:
Algeria, Danimarca, Grecia, Guyana, Pakistan, Panama, Repubblica di Corea,
Sierra Leone, Slovenia, Somalia), 2 astensioni (Cina e Russia). È un atto che
non pone fine alla politica colonialista e genocidaria di Israele, perché
esclude il popolo palestinese e i suoi rappresentanti dalle decisioni
riguardanti il suo destino e i suoi diritti inalienabili. Mentre si affida al Board
of Peace - organo quasi privato - presieduto da Donald Trump, una
possibile soluzione del conflitto israelo-palestinese, si conferma il dominio
coloniale, la pulizia etnica e lo sradicamento e il conseguente annientamento
del popolo palestinese.
Solo la presa di coscienza e la mobilitazione locale,
nazionale e internazionale della cittadinanza attiva e di moltitudini sempre
più ampie e militanti di tutti i popoli del mondo possono mettere in moto un
processo di lotte e di iniziative concrete per salvare l’umanità e la terra
madre. Risorgano la Global Sumud Flotilla e i diversi multiformi movimenti per
il disarmo e la pace, per l’uscita da un sistema capitalistico rapace feroce e
distruttivo. Ripartiamo dal 29 n0vembre, Giornata Internazionale per la
Palestina dichiarata dall’ONU.
ARMI O
MANICOMI?
di Luigi
Mazzella
Mameli Barbara
è stato un disegnatore italiano, nato a Trapani nel primo decennio del
Novecento: era vignettista del “Marc’Aurelio” e de “Il Travaso” ed io lo
ricordo non solo per i celebri disegni di ragazze prosperose ed avvenenti ma
anche per le vignette sulle “guerre pacioccone”. Purtroppo non ho
conservato copie dei due giornali satirici del dopoguerra di cui ero
appassionato lettore ma il ricordo del titolo di “guerre pacioccone” mi ha stimolato
una riflessione che voglio rappresentarvi. Ritengo che un tempo anche i
conflitti armati tra i Paesi erano più semplici di quelli
attuali. Si cominciava con pubbliche e solenni “dichiarazioni di guerra”,
scritte e ripetute nelle piazze da gracchianti microfoni con le voci dei Capi. Non si voleva, in altre parole, che fosse necessario (confondendosi,
magari, le idee) interpretare norme di patti, protocolli, carteggi. Erano
chiari e ben palesi, cioè, i nemici e gli alleati. Ciò chiarito, si lanciavano bombe e si sparavano colpi di cannone e di
mitragliatrici, le case crollavano e i morti si contavano a molte migliaia, le
truppe avanzavano nei territori dei nemici e quando le rovine
raggiungevano un certo livello, il Paese (o i Paesi) che riteneva (o
ritenevano) di non potercela fare più a vincere si arrendeva (o siarrendevano).
Chi si
arrendeva, poteva chiedere qualche condizione o accettare una resa
incondizionata, ma, comunque, era ben chiaro chi era il vincitore (o erano i
vincitori) e chi il perdente (o erano i perdenti). Oggi è tutto più fluido e confuso. Nella guerra cosiddetta “ucraina”,
l’unico Paese che ha parlato di resa è stata l’America di Donald Trump
ed è sembrata una resa senza condizioni perché l’argomento di eventuali
condizioni non è stato neppure affrontato. I Paesi Europei che erano
entrati in guerra con la Russia (violando il disposto dell’articolo 5 del patto
Atlantico perché l’Ucraina non era un membro della NATO) non si sono arresi, ma
anzi hanno strombazzato ai quattro venti di volersi riarmare adeguatamente per
ottenere una più rapida e completa vittoria (c’è chi ritiene che fosse
implicito il grido di sapore garibaldino: o Mosca o Morte!). In un
chiassoso, reciproco, convergente tripudio di inni alla Vittoria che
richiamavano alla mente il canto Manzoniano in morte di Napoleone, altro amante
delle steppe nevose (S’ode a destra uno squillo di trombe, a sinistra
risponde uno squillo), Donald Trump, solitario amante della pace in un
Occidente pullulante di “volenterosi della guerra”, presentava un piano di
pace, per porre fine alla guerra.
Conclusioni: razionalità
vorrebbe che fosse chiara la posizione: chi dei due intende fermarsi, ponendo
fine alla guerra. È conseguente che chi si arrende debba sapere a quali
condizioni sia concessa “la resa”. Il resto del mondo è curioso, invece,
solo di sapere se non vi siano tra i suoi abitanti dei “perdenti” che
pretendano essi di dettare le condizioni di pace ai vincitori. Se così
fosse le spese per gli armamenti dovrebbero essere presto convertite
dall’Unione Europea in fondo per la costruzione di capaci manicomi.
RECENSIONI A
RECENSIONI
di Francesca
Mezzadri

Herbert Achterbusch
Ella. Viaggio
nella sofferenza
La recensione
del 1988 (ora nel volume A teatro con amore, Effigi 2024, pagine 288 €
19) dedicata a Ella di Herbert Achternbusch coglie con rara intensità la
natura lacerata e perturbante del monologo, trasformando la cronaca di uno
spettacolo in un vero percorso emotivo. L’autore della recensione, Angelo
Gaccione, non si limita a restituire la trama o a segnalare la qualità dell’interpretazione
di Lorenzo Alessandri: penetra invece nel nucleo tragico dell’opera, mostrando
come il dolore della protagonista – una vita segnata da rifiuto, violenza,
assenza d’amore – diventi specchio di una società incapace di accogliere i
propri esseri più fragili. La scrittura è partecipe, vibrante, sospesa tra
analisi critica e compassione. Da un lato esalta la regia e la prova attorale,
sottolineando la potenza mimico-espressiva che dà corpo alla follia di Ella;
dall’altro amplia il discorso, trasformando la vicenda individuale in paradigma
universale. È proprio questa capacità di allargare il raggio della riflessione
a rendere magistrale la recensione.
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| Herbert Achterbusch |
L’autore non si accontenta di osservare
l’opera: la interroga, la attraversa, ne amplifica i significati. La famiglia
come microcosmo oppressivo, la società come ambiente respingente, la follia e
il suicidio come protesta estrema contro la crudeltà – tutto si fonde in un
quadro compatto e lucidissimo. Il testo critico diventa esso stesso denuncia,
atto politico e umano. Che cosa insegna tutto questo a noi contemporanei? Che
la sofferenza non nasce nel vuoto, ma in sistemi sociali e affettivi che ancora
oggi, come allora, sanno essere giudicanti, violenti, incapaci di ascolto. Ella
ci ricorda che la fragilità non è un difetto, bensì un segnale; che chi implora
amore non merita stigma, ma sostegno; che le istituzioni – famiglia, scuola,
comunità – devono essere luoghi di cura e non di esclusione. In un tempo in cui
solitudini e malesseri psicologici crescono, l’opera (e la recensione) ci
ammoniscono: ignorare il dolore degli altri significa contribuire alla sua
crescita. Riconoscere, accogliere, ascoltare: forse è questa la lezione più
urgente che Ella lascia a noi oggi.
[“Medaperta”. Aprile 1988]
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