UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

mercoledì 7 gennaio 2026

TRUMP E I “VALORI” OCCIDENTALI
di Angelo Gaccione


 
Una sonora lezione è stata data non tanto al diritto internazionale (gli Stati ed i Governi ne hanno fatto sempre carta straccia quando gli è convenuto, e quando vogliono proteggere i loro crimini e le loro malefatte invocano, compresa la nostra “democratica e pacifica” Nazione, il segreto di Stato. Basta riflettere agli intrighi che avvolgono le numerose stragi di Stato e ai rapporti fra Stato e Istituzioni con la Mafia), quanto a tutti coloro che si sono illusi sostenendo in premierato. Vale a dire, consegnare nelle mani di un primo ministro o in quelle di un presidente della Repubblica, un potere illimitato vanificando ogni contrappeso. L’azione da gangster della Casa Bianca contro il Venezuela ne è la prova più evidente. Davvero volete dare un potere come quello del gangster della Casa Bianca ad un presidente del Consiglio qui in Italia?
Ora ci aspettiamo dalla Corte Internazionale di Giustizia un mandato di cattura contro il presidente Trump e i suoi accoliti, come quello emesso contro il presidente russo Putin. Ci aspettiamo il congelamento dei beni degli Stati Uniti in Europa da parte dell’Unione Europea, così com’è avvenuto per la Russia e gli oligarchi di quel Paese. Se non avverrà, così come non è avvenuto con i beni di Israele, di Natanyhau e dei suoi accoliti, per ricostruire la devastazione di Gaza, non veniteci a parlare di democrazia, di giustizia, di pace, di valori occidentali, perché ci fate solo vomitare.
A proposito della Nazione che vanta una statua della “libertà” ed esporta la democrazia a suon di bombe guerre e colpi di Stato, vi propongo le parole di un uomo di pace che ha riscattato con la sofferenza della sua vita, uno dei secoli più infami della storia contemporanea, il Novecento. Quest’uomo è Nelson Mandela.








HANNO GETTATO LE BASI PER LA GUERRA



Ogni volta che gli Stati hanno firmato accordi militari, le guerre sono diventate certe e mondiali. I criminali che ci governano non lo hanno ancora imparato.    [A. G.]

La super-idiozia guerrafondaia europea si misura con questo documento che nella migliore delle ipotesi prospetta una soluzione di tipo coreano, e nella peggiore, la più probabile, esprime la volontà di rivincita nei confronti della Russia, ossia prepara la guerra mondiale. Chi non è in grado di capirlo da solo si legga la lunga intervista di Stephen Bryen, un esperto militare e uomo dell’establishment americano. Se l’Europa volesse veramente la pace e una sicurezza che non può non essere comune, inviterebbe di nuovo la Russia ad Helsinki per riprendere il discorso iniziato 50 anni fa, poi interrotto per volontà americana, appoggiata da pataccari, revanscisti tedeschi e neofascisti. È anche la conclusione di Bryen: senza accordo strategico con la Russia non c’è futuro né per l’Europa, né per gli Stati Uniti. [Franco Continolo]

 


I membri della Coalizione dei Volenterosi, Ucraina e Stati Uniti, si sono riuniti oggi a Parigi. 

Abbiamo tutti sottolineato il nostro impegno per una pace giusta e duratura in Ucraina, in linea con i principi della Carta delle Nazioni Unite, e abbiamo accolto con favore i progressi compiuti, anche nelle discussioni tra americani, ucraini, partner europei e altri. In particolare, la Coalizione ha chiarito che la capacità dell'Ucraina di difendersi è di fondamentale importanza per garantire il futuro della sicurezza collettiva ucraina ed euro-atlantica. Abbiamo confermato che garantire la sovranità e la sicurezza duratura dell'Ucraina sarà parte integrante di un accordo di pace e che qualsiasi accordo dovrà essere supportato da solide garanzie di sicurezza per l'Ucraina. Siamo pronti a impegnarci in un sistema di garanzie politicamente e giuridicamente vincolanti che saranno attivate una volta entrato in vigore il cessate-il-fuoco, in aggiunta agli accordi bilaterali di sicurezza e in conformità con i nostri rispettivi ordinamenti giuridici e costituzionali. 

Esse includeranno i seguenti elementi:

1.- Partecipazione a un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco proposto dagli Stati Uniti. Sarà istituito un sistema di monitoraggio del cessate il fuoco continuo e affidabile, che includerà i contributi dei membri della Coalizione dei Volenterosi. La Coalizione dei Volenterosi sarà inoltre rappresentata nella Commissione Speciale che verrà istituita per affrontare eventuali violazioni, attribuire le responsabilità e determinare i rimedi.

2.- Sostegno alle Forze Armate dell'Ucraina: la Coalizione ha concordato di continuare a fornire assistenza militare e armamenti essenziali a lungo termine alle Forze Armate dell'Ucraina per garantirne la capacità sostenibile, poiché rimarranno la prima linea di difesa e deterrenza. Ciò includerà, a titolo esemplificativo ma non esaustivo: pacchetti di difesa a lungo termine; sostegno al finanziamento dell'acquisto di armi; continua cooperazione con l'Ucraina sul suo bilancio nazionale per il finanziamento delle forze armate; accesso a depositi di difesa in grado di fornire rapidamente supporto aggiuntivo in caso di un futuro attacco armato; fornitura di supporto pratico e tecnico all'Ucraina nella costruzione di fortificazioni difensive.

3.- Una Forza Multinazionale per l'Ucraina, composta da contributi di nazioni disponibili nell'ambito della Coalizione, per sostenere la ricostruzione delle forze armate ucraine e la deterrenza. È stata condotta una pianificazione militare coordinata per preparare misure di rassicurazione aerea, marittima e terrestre e per la rigenerazione delle forze armate ucraine. Abbiamo confermato che tali misure di rassicurazione dovranno essere rigorosamente attuate su richiesta dell'Ucraina, una volta ottenuta una cessazione credibile delle ostilità. Questi elementi saranno guidati dall'Europa, con il coinvolgimento anche di membri non europei della Coalizione, e con il supporto proposto degli Stati Uniti.

4.- Impegni vincolanti a sostegno dell'Ucraina in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia, al fine di ripristinare la pace. Abbiamo concordato di finalizzare impegni vincolanti che definiscano il nostro approccio a sostegno dell'Ucraina e a ripristino della pace e della sicurezza in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia. Tali impegni possono includere l'impiego di capacità militari, supporto logistico e di intelligence, iniziative diplomatiche e l'adozione di sanzioni aggiuntive.

5.- Impegno ad approfondire la cooperazione a lungo termine in materia di difesa con l'Ucraina. Abbiamo concordato di continuare a sviluppare e approfondire una cooperazione di difesa reciprocamente vantaggiosa con l'Ucraina, tra cui: addestramento, produzione congiunta di prodotti industriali per la difesa, anche con l'utilizzo di strumenti europei pertinenti, e cooperazione in materia di intelligence.

Abbiamo inoltre deciso di istituire una cellula di coordinamento USA/Ucraina/Coalizione presso il Quartier Generale Operativo della Coalizione a Parigi.

REGNANTI E TIRANNI
di Chicca Morone


 
La concomitanza di due episodi, entrambi alquanto deplorevoli, ha funestato questo inizio dell’anno, un 2026 che - astrologicamente - dovrebbe portare buone novità: il rapimento del presidente del Venezuela Nicolas Maduro e l’attentato al capitano Ibrahim Traorè, presidente ad interim del Burkina Faso.
Nel primo caso, l’uomo tradito da qualche sua fidata guardia del corpo in grado di far sapere in quale degli otto rifugi notturni avrebbe dormito quella notte; l’altro difeso con il proprio corpo dal popolo, schierato contro l’assalto dei militari, altrettanto prezzolati da qualche potenza straniera. Due stati ricchi di materie prime… che coincidenza!
Dice un vecchio detto “Le cose non sono mai come appaiono” e in effetti qualsiasi situazione in cui non siamo attori diretti, va sempre letta a più livelli; perché non c’è mai una sola causa in un avvenimento di contrasto.
Una questione è certa: tutto quel che sta succedendo nel mondo favorisce la divisione, la partigianeria, la presa di posizione verso l’uno o l’altro contendente. Ne abbiamo prova ogni giorno. “Divide et impera” è diventato il motto ricorrente per tenere lontano la Pace che sia duratura e che ci renda migliori, lontano dall’ingordigia e dalla sopraffazione… parole sante pronunciate da Leone XIV, un papa che pur venendo dall’Ovest, ha una visione globale volta al “risveglio delle coscienze e al pensiero critico”.
Un’utopia? Forse, ma pronunciata da chi, essendo il Capo della Chiesa, la impronta con altra connotazione e spessore. Sicuramente il Pontefice sa che chi costruisce armi, non investe denaro per abbellire il proprio giardino con tale prodotto: sa che ci sarà sempre qualcuno a fomentare la guerra e che quando a governare i nostri Stati sono i guerrafondai provenienti dagli stessi nuclei, è difficile pensare all’Eden sulla Terra. Leone XIV nella Giornata della Pace ha fatto sentire la sua voce e non è stato un sussurro.



Che Nicolas Maduro non avesse gran simpatia per Donald Trump lo si era capito sin dal primo mandato del presidente USA: come vicepresidente di Hugo Chavez aveva sposato profondamente la politica anti-americana e difeso le riserve petrolifere già tanto ambite per l’allora presidente neo-eletto. Bisogna considerare il fatto che problemi fondamentali del Venezuela sono state la crisi economica e umanitaria, l’instabilità politica, corruzione e violenza: inoltre da quando Chavez ha lasciato il corpo (martoriato da un cancro oltremodo aggressivo che ricordava l’avvelenamento da polonio di altri leader in contrasto con i diktat dei soliti noti) sono peggiorate in modo esponenziale, provocando una corposa emigrazione (più o meno 8 milioni di venezuelani han lasciato il paese negli ultimi dieci anni, contro i 28 milioni rimasti). Le sanzioni inferte dagli USA non sono state certamente d’aiuto.
Le ultime dichiarazione di Trump, inoltre, non lasciano dubbi “Riprenderemo il controllo dell’infrastruttura petrolifera, e rivenderemo noi al mondo il petrolio del Venezuela. Una lezione di diritto internazionale rassicurante…
C’è però un altro motivo, un po’ meno vistoso, ma sicuramente più credibile della presunta guerra al narco-traffico a cui nessuno crede: l’oro venezuelano depositato nella Banca d’Inghilterra, che dal 2019 Maduro chiede insistentemente.



Trentun tonnellate in lingotti d’oro (per un totale di più di 4 miliardi di dollari) non risolvono una crisi come quella venezuelana, ma impediscono l’acquisto di materie prime provenienti, guarda caso, da Stati come Russia, Cina o Iran. Così sul concetto di proprietà ultimamente c’è molto da discutere: la situazione nel Burkina Faso come paragone non è da sottovalutare. Cinquantasette tonnellate di oro estratte nel 2024 dalla terra dello stato africano non hanno preso il volo verso l’Europa e l’oculato capitano Traorè, laureato in geologia oltre che esperto in arte militare, sta conducendo una politica di tutto rispetto, volta a migliorare le condizioni del suo popolo: non stupisce quindi il tentativo di rimuoverlo dalla guida del suo paese e sostituirlo con un personaggio più compiacente con i soliti noti. Ma il popolo è insorto in sua difesa. Tentativo però riuscito nel gennaio 2019 a Caracas quando si è autoproclamato “presidente legittimo” Juan Guaidò, un burattino uscito dal nulla, riconosciuto da circa 50 paesi, fra cui - guarda caso - la Gran Bretagna. Grandi sorrisi e applausi, così la Banca d’Inghilterra si è sentita legittimata a non restituire l’oro. Anzi, dagli USA è stato emesso un editto che imponeva a banchieri, broker, operatori di borsa e finanza di non trattare “oro, petrolio o altri beni venezuelani rubati al popolo dalla mafia Maduro.
Ma con il de-riconoscimento di Guaidò (2023) è diventato probabile l’esito positivo della causa intentata da Maduro alla banca britannica per la restituzione dell’oro: quale miglior mezzo, quindi, per renderlo inoffensivo se non con un rapimento?
Certo, 30 tonnellate di oro sono niente, ma se la Banca d’Inghilterra che ne detiene circa 5.000 tonnellate di proprietà di circa 30 nazioni diverse si vedesse costretta a restituire i lingotti ai legittimi proprietari, la faccenda cambierebbe assai! Massimo Mazzucco ha sempre intuizioni illuminanti! Un’unica immagine mi viene alla memoria: un barbaro di nome Brenno, capo dei Galli Senoni, che getta la sua spada sulla bilancia mentre i Romani pesano l’oro come tributo di guerra e grida “Vae victis”. Che sia un messaggio lanciato a tutte le altre nazioni che detengono l’oro nel Regno Unito? Meglio non provare a chiederne la restituzione? Siamo davvero dei vinti?

 

RECUPERARE L’USO DELLA RAGIONE
di Luigi Mazzella


 
Il rumoroso suicidio dell’Occidente
 
Secondo Arnold Joseph Toynbee, storico appartenente alla corrente britannica dello storicismo diffusasi nella seconda metà dell’Ottocento e collegato con uno dei capostipiti della scuola, Oswald Spengler (da cui l’inglese prese, però, polemicamente le distanze) una civiltà può estinguersi in un solo modo: attraverso il suicidio che avviene quando nessuno crede più alle idee che l’avevano edificata. Sulla stessa linea di pensiero si è posto di recente lo storico francese Michele De Jaeghere che ha scritto sul bimestrale Figaro Histoire un breve saggio (“Gli ultimi giorni dell’impero romano”) che parla di un silenzioso suicidio di Roma. A parte il suo, non del tutto condivisibile, dissenso con Voltaire e con Edward Gibbon circa la responsabilità del declino Romano attribuibile al Cristianesimo (che per la verità era solo agli inizi e, quindi, solo potenzialmente nocivo e ben diverso quindi da quello che mostrerà il suo vero volto con le Crociate, con lo sterminio di popoli del Centro-America, con l’Inquisizione spagnola - ma non solo tale - con i patiboli del Papa-Re e con presunte simpatie naziste), lo scritto induce a riflettere su quello che potrebbe definirsi, oggi, “il rumoroso suicidio dell’intero Occidente”.
Rumoroso perché? come? Come una tragedia apocalittica o come una farsa recitata sopra le righe? I personaggi che occupano la scena ci inducono a pensare maggiormente (con ciò che sono, con ciò che fanno e dicono) alla seconda alternativa. E difatti: un comico dell’avanspettacolo ucraino, aduso a modesti successi al box-office del suo teatrino di periferia, è diventato un “gigante” della politica mondiale e vaneggia, da sconfitto in guerra, di imporre condizioni di resa al vincitore (!). Ciò che sorprende di più è che gli tengano bordone, un Presidente europeo in carica con la manìa di mostrare costantemente i bicipiti, per far dimenticare  certi schiaffi subiti in diretta dalla sua first lady e i problemi giudiziari relativi al “genere” della consorte medesima; una “pulzella” della periferia romana più propensa a diplomatiche svenevolezze che non a usare l’ascia di guerra, dissotterrata per incitamento di Joe Biden che parla (fortunatamente senza che nessuno veramente la prenda sul serio) secondo un copione rinvenuto, probabilmente, tra le carte degli anni Quaranta di un suo predecessore; un Presidente  neo eletto degli Stati Uniti che esibisce orgogliosamente come veri trofei di vittorie conseguite gli atti ufficiali da lui firmati (con il pantografo?) e tabelle di dazi di entità stratosferica imposti all’universo mondo: e ciò nell’attesa di iniziare, da “Presidente di pace” (come si faceva a non credergli, dopo Biden?), una guerra per annettersi la Groenlandia e di avviare l’ampliamento di Guantanamo per rinchiudervi tutti i Capi di Stato dell’America Latina a lui poco graditi e via dicendo.


Avvisate Trump!

La pantomima cui gli Occidentali stanno assistendo stimola qualche domanda sul tema. C’è da chiedersi, infatti: se Vladimir Putin, anziché correre, con automezzi armati e bombe, in soccorso di filorussi e russofoni perseguitati dall’esercito Ucraino (nonostante la sottoscrizione di ben due trattati a Minsk ), avesse fatto catturare, con un blitz di forze speciali, Volodymyr Zelensky nella sua stanza da letto a Kiev e lo avesse fatto mettere in prigione nelle carceri di Mosca, il mondo avrebbe parlato di una sua sacrosanta “azione difensiva”?
In altre parole, quel mondo avrebbe elogiato il Presidente Russo per la sua condotta contro le azioni ordinate ai battaglioni neo nazisti Azov dal “bieco” dittatore Ucraino, ricordando all’uopo anche i retroscena con cui l’ex comico d’avanspettacolo aveva raggiunto il potere nel suo Paese (già di per sé ex “collaborazionista” di Hitler, nella seconda guerra mondiale)? 
È difficile crederlo, se non si è soliti portare la sveglia al collo! Gli uomini Occidentali, sedicenti “di pensiero” (del vecchio come del nuovo Continente) sono stati “schiavizzati”, senza possibilità di riscatto, dalla distruttiva filosofia di Platone che ha esercitato per secoli il ruolo di “padre” del pensiero Occidentale, annullando in essi ogni capacità di raziocinio. 



E ciò in vario modo: sia “innervando” il canone dualistico delle religioni monoteistiche mediorientali sul punto di afflosciarsi, sia passando indenne attraverso i tempi del Rinascimento e del Romanticismo (e sfiorando persino una certa filosofia britannica) fino al momento di generare quel monstrum filosofico costituito dall’Idealismo hegeliano con le sue due pozioni distruttive e mortali del comunismo e del fascismo. Tali due utopie, del tutto irrealizzabili e irrealizzate hanno soltanto aggiunto, per gli abitanti della parte ovest del Pianeta (e non solo per essi) un ulteriore focolaio di guerra a quello, già di per sé poderoso, delle tre religioni mediorientali in permanente, reciproco conflitto.
La perfida e diffamatoria maldicenza degli “scholari” dell’Accademia Platonica a danno dei filosofi dell’ultima era della filosofia fondata sull’uso del raziocinio (temperato, per giunta, dall’empirismo sperimentale) e il sostegno indiretto a visioni metafisiche e fantasiose della vita umana hanno condotto l’Occidente nel cul de sac in cui inutilmente si dimena, senza possibilità di uscita. La gente straparla di diritto internazionale nel momento in cui esso è platealmente calpestato; afferma il tutto e il suo contrario in un delirio permanente e senza scampo. In Italia, responsabili di governo e alte autorità statali, con o senza titoli di studio acquisiti, si esprimono, in forza della libertà prevista dall’articolo 21 della Costituzione, come studenti universitari che un tempo sarebbero stati considerati da bocciare inesorabilmente per le panzane sostenute da insegnanti meno ignoranti.
In tutto questo frangente, anime pie e devoti timorati di Dio insieme a fanatici politici di altrettanta e altrettale indiscussa fede ideologica, difendono la loro appartenenza al novero dei folli e scriteriati aspiranti affossatori della nostra vita quotidiana, accusando di pistilliversatio (id est: pestare acqua nel mortaio) chi tenta di aggiungere ai tre malfattori dell’umanità: Mosè, Cristo e Maometto, (individuati da Baruch Spinosa) Platone ed Hegel ovviamente: con i loro seguaci seguaci).


 
Post scriptum (dovuto ad alcuni sensibili lettori di “Odissea”): 
Al motto latino “repetita iuvant” i Romani aggiungevano “sed stufant”. C’è da chiedersi: lo avrebbero fatto anche se la denuncia di pericolo ripetuta riguardava l’esistenza di follie suicide per scontri tra religioni o idee contrapposte? Oggi che l’incubo di una guerra mondiale nucleare è costantemente  all’ordine del giorno, oggi che l’ebreo  Netanyhau stermina senza porsi limiti Palestinesi Islamici, oggi che i Post-comunisti Russi cercano di eliminare i Neo-fascisti Ucraini che si comportano come tali per loro stessa, esplicita ammissione, oggi che Neo-comunisti per alleanze geopolitiche, contratte  in odio all’America, sono colpiti senza limiti da Americani che per costituzione psico-fisica riproducono metodi di lotta di gang sensibili al verbo fascista può veramente “stufare” che si ricordi agli occidentali di quali idee dei malfattori dell’umanità occorra liberarsi per recuperare l’uso della ragione?                       

 

 

 

 

 

 

 

CORTEO A MILANO




martedì 6 gennaio 2026

CONTRO IMPERIALISMO, GUERRA E RIARMO


 

Dalla Calabria. No all’aggressione di Trump al Venezuela, sì all’autodeterminazione dei popoli.  

Negli ultimi giorni assistiamo a una nuova e pericolosa escalation delle minacce e delle pressioni degli Stati Uniti contro il Venezuela. Ancora una volta, in nome di interessi economici e geopolitici, si tenta di legittimare l’ingerenza, le sanzioni e persino l’ipotesi di un intervento militare contro un paese sovrano. Le guerre e le aggressioni imperialiste non portano democrazia né diritti, ma solo distruzione, morte e instabilità, colpendo sempre le popolazioni civili. Lo abbiamo visto in Medio Oriente, in America Latina, ovunque la logica della forza abbia prevalso sul diritto internazionale e sull’autodeterminazione dei popoli. Questa escalation non riguarda solo Caracas o l’America Latina. Riguarda anche Cosenza, la Calabria, l’Italia. Le politiche di guerra, le sanzioni e il riarmo hanno conseguenze globali: aumentano il costo della vita, sottraggono risorse a sanità, scuola e servizi sociali, alimentano precarietà e disuguaglianze anche nei nostri territori. Per questo diciamo No all’aggressione di Trump e degli Stati Uniti contro il Venezuela, No alla guerra e No al riarmo. Rifiutiamo la retorica bellicista e le politiche che alimentano conflitti invece di costruire pace, cooperazione e giustizia sociale. Alzare la voce per il Venezuela oggi significa difendere il diritto di tutti i popoli a scegliere il proprio futuro senza ricatti, sanzioni e minacce militari. Mobilitarsi è necessario. Prendere parola è un dovere. Opporsi alla guerra è una responsabilità collettiva.


Adesioni (in aggiornamento)
- ACLI provinciali di Cosenza
- Amministrazione Comunale e Sindaco di Cosenza
- ANPI provinciale di Cosenza Paolo Cappello
- ANPI sezione città di Cosenza A. Antonante
- APS Lav Romanò
- APS mammachemamme
- APS Responsabitaly
- Arcigay Cosenza
- Associazione Culturale Verde Binario ETS
- Associazione Donne e Diritti S. Giovanni in Fiore
- Associazione G. Dossetti Cosenza
- Associazione I Giardini di Eva
- Associazione La Spiga
- Associazione San Pancrazio
- Associazione Solidarietà e Partecipazione,  Castrovillari
- AttivaRende
- Auser Cosenza
- Auser Rende
- AVS - Coordinamento regionale della Calabria
- Azione Cattolica Cosenza-Bisignano
- Buongiorno Cosenza
- Caritas diocesana Cosenza-Bisignano
- CDC Coordinamento per la Democrazia Costituzionale Cosenza
- Centro antiviolenza “Roberta Lanzino”
- Centro Rat / Teatro dell’Acquario
- Centro Studi Thema, Rende
- CGIL Cosenza
- ÇÎNÉRGÏE
- Circolo culturale Popilia
- Civica Amica APS Cosenza
- Comitato Riforma- Rivocati
- Comunità Suore Ausiliatrici
- Coordinamento M5S Provincia di Cosenza
- Costituente Terra Calabria
- Cylikon Ass. Cult. Celico
- Emergenti Visioni
- Federazione Provinciale di Cosenza Partito Democratico
- FIAB CoSenza Ciclabile
- Filorosso ’95
- Futura Calabria
- Gli altri siamo noi Odv
- Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle - Sinistra per Rende
- Gruppo Emergency Cosenza
- Gruppo politico Cosenza Cresce Insieme
- Gruppo Territoriale M5S Cosenza
- Hoplà Coop Sociale
- Il Paradiso dei poveri Odv di Padre Fedele Bisceglia
- Insieme di Sinistra Corigliano-Rossano
- L’arte in corso APS
- La Cooperativa delle donne
- La Kasbah
- LiberaMente-Odv-ETS
- Lotta senza quartiere
- Mag delle Calabrie
- MEDiterranea MEDIA
- MoCI Cosenza APS
- MorEqual
- Odissea - Milano 
- Pastorale Giovanile Cosenza-Bisignano
- Pastorale Sociale, Lavoro e Giustizia Cosenza-Bisignano
- Presidio Libera Cosenza “S. Cosmai”
- Radio Ciroma
- Rifondazione Comunista Cosenza
- Ri-ForMap
- SeminAria culture
- Servas Calabria
- Sinistra Italiana Cosenza
- Strade di Casa
- Terra di Piero
- Ufficio Migrantes Cosenza-Bisignano
- www lacalabriavistadalledonne 

DIRITTO INTERNAZIONALE 
di Franco Astengo


 
Due punti di discussione  
 
Torno a rivolgermi alle associazioni di cultura politica che, in tempi recenti, hanno risposto ad appelli rivolti ai temi più scottanti e complicati dell'agenda politica a livello nazionale e internazionale. Appare evidente la delicatezza di una situazione al riguardo della quale appare indispensabile l'avvio di una riflessione comune da parte delle forze politiche della sinistra: riflessione che porti ad una adeguatezza anche rispetto alle stesse forme della soggettività necessaria per fronteggiare la drammaticità di questo stato di cose. Mi permetto di proporre due temi di riflessione e di avanzare un invito per una vera e propria mobilitazione di dibattito e di ricerca.
Il testo che segue rappresenta soltanto un modesto spunto d'avvio al quale mi auguro seguiranno momenti molto più impegnati e approfonditi (anche la stessa campagna elettorale referendaria dovrebbe rappresentare un'occasione di crescita ponendo il tema della qualità della democrazia al primo posto quale "involucro globale" rispetto ai pur fondamentali punti specifici in discussione con il voto).


 
I fatti che stanno accadendo a livello mondiale, almeno a partire dal 2022 e fortemente accelerati proprio in queste ore nella loro incidenza globale, costringono a schematizzare l'analisi al fine avviare una traccia di ripresa di identità per le residue forze della sinistra (costrette dalla storia a richiamarsi necessariamente alla sinistra europea occidentale dei "30 gloriosi").
Identità da ricercarsi primo di tutto a livello sovranazionale.
Mi permetto allora di mettere in discussione due punti:
1) Il diritto internazionale come necessario elemento di discrimine rispetto alla destra ("l'intervento legittimo perché difensivo" richiamato dal governo italiano). Momento di partenza la Carta delle Nazioni Unite entrata in vigore il 24 ottobre 1945, quella, tanto per intenderci  del "Noi popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole, a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altri fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti.."
Potrà apparire riduttivo nel tempo di questi distruttivi frangenti e dell'imporsi di feroci autocrazie che sorgono anche laddove si credeva si trovassero le fonti delle libertà democratica (leggendo Alexis de Tocqueville) ma lo sviluppo di un movimento democratico e socialista e di una relativa rappresentanza politica fondato su questi principi basilari appare assolutamente necessario;
2) Lo spazio politico europeo sul quale intervenire sempre poggiando su una forza politica di dimensione internazionalista. Su tratta di un tema sul quale è già capitato di intervenire: la questione europea necessita di un ripensamento al riguardo di determinate posizioni assunte anche nel recente passato. Debbono essere elaborati elementi di progettualità alternativa posti sia sul terreno della strutturazione politica, sia al riguardo della prospettiva economica e sociale e soprattutto della pace. Non è sufficiente pensare alla green economy e ai possibili relativi modelli di vita: le fasi di transizione sono diverse e complesse, difficili da intrecciare. Abbiamo davanti grandi difficoltà: dobbiamo essere capaci di ripensare i temi dello sviluppo e della stessa convivenza civile, delle relazioni umane, degli interscambi economici, culturali, sociali, ambientali proponendo il superamento del legame esclusivo alla logica del profitto. Deve essere aperta una prospettiva della trasformazione sociale a livello sistemico corrispondente però ad una adeguata soggettività politica. il punto di ripartenza potrebbe essere costituito da un’opposizione alla logica della guerra il cui senso potrebbe essere riassunto nell’indicazione di una “Zimmerwald del XXI secolo”. Un incontro tra forze diverse nel corso del quale porre le questioni fondamentali affrontando anche il tema del deficit di democrazia che affligge la vita politica del Continente e del mondo intero.
In conclusione: così si potrebbe tentare, elaborando alcuni principi fondativi desunti da precise proposte politiche, di definire una identità di sinistra democratica e socialista (della quale si vedono forze ben presente nello stesso panorama politico USA) da strutturare in vista delle prossime decisive scadenze sia sul piano interno (che conta, eccome: se consideriamo che al governo in Italia ci sono gli alfieri di Trump) e soprattutto sul terreno internazionale.


 
Il confronto evocato in questo testo potrebbe essere avviato attraverso una sorta di "autoconvocazione" che potrebbe essere realizzata online: pertanto l'invito è rivolto a chi dispone di questa capacità tecnologica a farsene promotore.

PRESIDIO DAVANTI A SAN VITTORE




OCCHI PERSI
di Antonio Ricci


 
Nella luce dell’anima
i corpi tacciono, i volti                             
prendono forma si accarezzano
s’irradiano nell’ombra della notte,
nel cerchio delle fiamme,
hanno ingoiato lacrime di rabbia  
e si curvano, si accasciano, si bruciano.
 Si sentono solo i frastuoni delle parole
che invano non si ascoltano.
 A loro, smarriti, consumati alla sofferenza,
si affaccia la morte, straziante desolazione
che trasfigura la vita.
La cantilena delle labbra  
accompagna il silenzio della notte
e i suoi colori plasmano i cuori
in questo nuovo mondo.
 
[Gennaio 2026]
 

 

 

PREMIO FLORIDA




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