UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

giovedì 2 luglio 2026

COSTITUZIONE, FORMULA ELETTORALE
di Franco Astengo
 

Dalla legge Acerbo al plebiscito fino a luglio 1960.     
  
Sta ampliandosi il dibattito sulla proposta di modifica della formula elettorale attualmente in discussione in Parlamento e potrà essere utile provvedere nel merito ad alcuni punti di precisazione.
1) Occorre sfatare il mito che l’insieme delle leggi che regolano l’accesso alle istituzioni, parlamentari e locali, siano questione di competenza di pochi specialisti. È sbagliato affermare che è necessario occuparsi d’altro e che questo tema non interessa l’insieme dell’opinione pubblica e di conseguenza dell’elettorato. Le formule elettorali, invece, rappresentano l’architrave di un sistema democratico e la loro importanza va sottolineata con forza evitando semplificazioni e forzature.
2) Nella fattispecie in atto il tema sembra essere quello del rapporto tra la formula elettorale escogitata dalla destra e la Costituzione. Difatti si può ben sostenere che tutto l’impianto è fuori dalla Costituzione Repubblicana dal “come” la ministra Casellati ne ha presentato l’impianto complessivo al Parlamento. In quell’occasione, infatti, si è sostenuto che il “fil rouge” che reggeva tutta la baracca era rappresentato dalla ricerca della stabilità di governo. E’ l’antica questione tra rappresentanza e governabilità che ha assillato il mondo politico italiano fin dalla sciagurata stagione referendaria di inizio anni ’90 dopo che la bocciatura del tentativo maggioritario portato avanti dalla DC nel 1953 era stato respinto dal voto popolare e di conseguenza la formula proporzionale si era naturalmente affermata almeno fino a quando il combinato disposto di Tangentopoli, caduta del Muro di Berlino, trattato di Maastricht avevano determinato la rovina del sistema imperniato sui partiti di massa.
3) Il punto della proposta attualmente in discussione però, come molti hanno già segnalato, non risiede tanto nella questione della governabilità quanto nel mutamento (per via ingannevolmente surrettizia) della forma di governo parlamentare. L’indicazione del candidato/a alla presidenza del Consiglio preventivamente richiesta alle coalizioni e alle eventuali liste autonome in occasione delle elezioni legislative generali assumerebbe alcuni significati precisi:
a) il contrasto oggettivo con la Presidenza della Repubblica perderebbe la sua prerogativa essenziale di scelta del Presidente del Consiglio con il rischio di una frattura istituzionale difficilmente sanabile
b) In secondo luogo il collegamento diretto (e innegabile) tra il candidato presidente del consiglio e il listino di maggioranza (eletto in blocco dalla maggioranza) renderebbe gli eletti con questa formula (non sindacabili perché su lista bloccata) parte (decisiva) del Parlamento direttamente subordinata alla Presidenza del Consiglio (simil stabunt simil cadent).



4) Il tipo di situazione appena descritta renderebbe il ruolo del Presidente della Repubblica del tutto superfluo sulla scelta politica più importante spingendo così l’insieme del sistema verso il presidenzialismo di un “eletto del popolo” non intermediato da un voto di fiducia espresso dalle Camere, reso anch’esso superfluo dall’elezione diretta in blocco del listone di maggioranza. Inutile ricordare gli accenti contenuti in questo tipo di impostazione e risalenti alla legge Acerbo del 1924 e al plebiscito del 1929.
Non si può però non segnalare i progressivi cedimenti avvenuti nel centro-sinistra a partire dalla stagione referendaria anni 90 già ricordata, poi alla sciagurata modifica del titolo V della Costituzione nel 2001 fino all’inspiegabile allineamento alla riduzione del numero dei parlamentari del 2020.
Il cedimento del centro-sinistra si è verificato verso la logica della personalizzazione, la trasformazione dei partiti in comitati elettorali a tutti i livelli centrale e periferico, la concessione allo schema della “democrazia recitativa” ormai imperante in una società dominata dall’individualismo competitivo e dal frastagliamento imposto dalle corporazioni.
5) Questo quadro rende un’eventuale strategia emendataria di opposizione del tutto debole e inadeguata rispetto alla posta in palio che è quella, per intero, della democrazia repubblicana.
Servirebbe una soggettività politica fondata interamente sulla questione della qualità della democrazia e del ruolo delle istituzioni. Lo scivolamento verso un regime autocratico potrebbe rivelarsi più agevole del previsto e per questo deve essere lanciato un serio segnale d’allarme. Il contrasto a questo progetto non può essere limitato alle aule parlamentari: l’esempio che ci sentiamo di sostenere è quello della mobilitazione antifascista del Luglio 1960 di cui in questi giorni ricorrono i 66 anni (naturalmente non augurandoci i risvolti tragici che segnarono quel frangente).

INVETTIVA
di Antonio Ricci


 
Invisibilità
 
Si assapora nella vertigine
Planetaria - passo dopo passo -
dei confini di migranti, extracomunitari,
braccianti.
Lasciano i loro paesi,
con la povertà cucita sulla pelle, e
alle loro spalle si rintanano i
potenti malvagi accomunati
dall’ortodossia della ricchezza.
Sconfinando nella disumanizzazione
degli sconfinati paesi di questa
nostra terra ammutolita, seppellendosi
nella clandestinità che li rende lavoratori
ricattabili, invisibili, eliminabili, senza
scrupoli altro non sono che
una merce a buon pranzo.
Siete lavoratori, malcapitati nella
agricola terra italica dove si declamano
i contratti pirati del lavoro di
paraschiavitù e che non vede i
confini. Vi trovate fantasmi nei
rifugi, nei ghetti, nella vergognosa
sospensione temporale della vita.
Siete ricattati, derelitti
nella vessazione e bruciati vivi
per edificare la vostra nullità.
Si utilizzano la vostra fatica e i
vostri corpi nelle sobrie terre
dove il sole vi avvolge nel suo sudario
lasciandovi crepare, dissanguati
dalla disseminata virtù del caporalato,
parvenza di solitari padroni.

  

POESIA TERAPIA
di Patrizia Gioia
 


Non si nasce senza passare attraverso, non si cresce senza passare attraverso”. Queste parole di Dome Bulfaro le ho messe ad esergo della recente fatica delle Edizioni Millegru: Attraverso la poesia terapia. Nuovi ponti per il benessere di ogni età. Fatica del nutrito gruppo di Poetry Therapy, fatica dei due curatori Dome Bulfaro e Paolo Maria Manzalini. Il libro di cui sto parlando è un prezioso testo che riporta tutte le relazioni “curative” del secondo Festival Internazionale di Poesia Terapia, Festival che si è svolto a novembre 2025 nella grande sala dell’Ospedale di Vimercate e che ha visto un’alternanza di professioni e di argomenti, tutti legati insieme, come un bel mazzo di fiori, dal nastro della Poesia: Parola che cura.
In questo nostro oggi nominare la parola Poesia è cosa di cui vergognarsi, tanta è la sicumera di un potere che toglie dal quotidiano la Parola che cura, per dare fiato alla parola vana, quella che non fa il suo vero lavoro: essere energia che crea realtà. Ma per creare buona realtà dobbiamo prima conoscere le nostre potenzialità e i nostri limiti, ma soprattutto dobbiamo essere consapevoli che sono le forze dell'inconscio quelle che non ci fanno padroni in casa nostra, forze cruente, sapienti e ingannevoli che richiedono tutta la nostra onestà non solo intellettuale, quell’onestà che sa che senza la discesa agli inferi non ci potrà mai essere resurrezione. La parola poetica, quella che arriva dal fecondo utero del Silenzio è capace di “artigliarti”, compito della vera Cultura, perché capace di portarti attraverso un luogo da cui non puoi uscire indenne, cioè trasformato. Attraversare è esattamente il cammino della nostra vita, un continuo essere sulla soglia e rischiare l’abisso. È qui che nasciamo, è qui che ri-nasciamo.



Di pratiche, di laboratori, di esercizi, di pedagogia e anche di voce, di musica, di ritmo, di tono il libro parla, un manuale di maieutica, una pratica di cura: far nascere là dove la ferita non ha ancora la capacità di diventare feritoia.
Resurrezione implica anche sempre Rivelazione. Quale la Parola che risveglia, che tocca le viscere e il cuore, la parola che sbuca dall’utero cosmico per ficcarsi nel tuo e farlo diventare portatore di vita, di luce, consapevole dell’abbraccio dell’ombra. Cosa vive nell’Ombra? E se fosse proprio l’Io l’Ombra? Quali dèi dobbiamo far risalire all’Olimpo perché le malattie si sciolgano e il sintomo canti? Poesia è “obbedienza”: un ascolto e una responsabilità nuova e consapevole.
Ecco, la senti la sua Parola?
È lei che porta balsamo e unguento per quella ferita ancora incantata e incatenata, ma è ora di alzarti! E come Lazzaro tornare alla Vita, quella che ogni volta ci fa togliere la pietra tombale e nuovamente dire: eccomi! Faccio nuovo il giorno.



Questo libro/manuale/sussidiario è come un buon panino accuratamente farcito, gli ingredienti sono ottimi, il pane è fatto di quella sostanza che nutre e trasforma, perché è nella Relazione che avvengono sempre le magie, quelle che ci accompagnano nel quotidiano e che la Poesia aiuta a far lievitare in noi. Nel libro troverete le molte ricette. Attenzione, qui si impara a volare! Non l’incosciente volo di Icaro, ma un volo consapevole e responsabile, quel volo che arriva dopo molti tentativi e che mai aveva abbandonato la fiducia di ritrovare la via, che vista dall'alto rivela il suo disegno, il nostro personale disegno.
Parola e cura - scrive Paolo Maria Manzalini - sono questione etica e politica, ancor prima che estetica. Ecco permettetemi di dire che etica politica ed estetica non hanno gerarchia, sono una trinità dinamica in una creazione continua, tre dimensioni umane che possiamo distinguere ma non separare, così come cosmo, umano e divino sono nostre parti costitutive di cui fare esperienza non teoria. Poesia come esperienza di quel che in noi possiamo, creando e attraversando, curare e che da noi passerà nel corpo sottile dell’Invisibile, è qui che hanno casa Coraggio, Speranza e Libertà. Poesia come Nuova Innocenza, che non comporta arbitrio o anarchia, ma “idiosincrasia” nell’accezione originante del termine: peculiarità individuale.
E che cosa scopriremo, anche grazie a questo libro? Vedremo l’Invisibile comprendendo l’Incomprensibile. Parola della Poesia, che ne sa sempre una in più!
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DANZA SACRA




LIBRI
di Carlo Di Legge


 
Il primo libro della Bibbia ebraica, la Torah, libro che noi chiamiamo Genesi, prende anche nome dalla prima parola: bereshit. Essa, tradotta nel greco en arché, è origine/fondamento di ciò che esiste: in tal senso nel testo di Rita Pacilio si legge, “se ci sono leggi significa/che c’è un legislatore/antico/…/regola esatta/la prima parola semplice/essenziale/nel giorno generato da se stesso. E si ripete.”
Quasi un proemio. Per seguire in parola la prima parola occorre “mettersi sottosopra/avventurarsi nel fiato” e si avrà “la storia”, che verrà detta nel flatus vocis, appunto, in pulsazione e ritmo: “La mappatura del battito/il doppio tempo”, nella modalità visionaria:
 
Prova ad abitare con una foglia
sull’albero. Nella testa avrai
la convulsione del vento e imparerai
la pazienza della stessa poesia.
  
La lingua semanticamente dura che l’autrice aveva trovato, negli ultimi lavori appare in risoluzione, in avvicinamento ai moduli del parlare quotidiano, e quella ritorna solo a squarci:
  
… in futuro mi parlerai
sotto la magnolia, sulla sponda
del giardino ci legherà una foglia
mi spiegherai come ritornare
nel ricordo
lo scambio della voce
infilando le braccia in maniera
eloquente,
 
sempre con illuminazioni di canto:
 
Si mantiene punta di lancia
il filo di pioggia all’acqua del pozzo
posato
scosso nell’indivisibile momento
arreso e dolcemente unto
trapassato
 
sparito in un flusso senza coscienza
ferruginoso in un corpo a corpo
così acuto il taglio come a liberare
la doglia e la voglia a non dire.
 
L’indagine vede il male nel mondo, il silenzio, che sia “pieno e dolce”, il senso del tempo, “questo labirinto che non so sorvegliare”, il passato, il riemergere dei ricordi, i prossimi e l’umanità, e il non riuscire talvolta all’altezza dello “stare nella parola”, la difficoltà in esistenza, a volte sì “beatitudine” ma “innalzata sulle lame”, verità e paura, guerra e pace. Ma permane la necessità di amare, nonostante qualche inconveniente, e soprattutto la consapevolezza che “la certezza di Dio l’ho conosciuta” in una fede senza misteri, perché si dev’essere come bambini (Mt 18, 3-6) e la fede in Dio è anche la nostra speranza nello scorrere dell’adesso:
 
Dio ci dona sonni quieti,
questa è la pace
ogni volta che un’ora dura anni
l’eternità.  
  
Parola è anche, nel IV Vangelo, valore metafisico del Logos o Verbo, comunque lo si voglia tradurre: verbo incarnato perché tradurre: Il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi  (Gv 1,14). Incarnato come lo spirito e la poesia. E, nell’incipit di questo ininterrotto flusso di versi che costituisce il poema, è che “La prima parola possiede la vita”. Ma, siccome in questo caso si tratta di poesia, sia pure con forte cifra religiosa, è un modo diverso e (credo) altrettanto calzante di cercare la corrispondenza tra l’ordine delle parole e l’ordine delle cose.
 
 

Rita Pacilio
La prima parola
Di Felice Edizioni - 2025

martedì 30 giugno 2026

ONORE A CECCO
di Nino Di Paolo  
 
Francesco Bellosi

Lo schifo di questo Paese è che si permetta impunemente di mettere una teca in memoria dei massacratori fascisti, e di solerti “tutori dell’ordine” che invece di andare ad arrestare questo fecciume, denunci un cittadino che ne è disgustato.
 
Di Francesco (Cecco) Bellosi, autore lariano quasi ottantenne è fresca di questi giorni una notizia, non di natura letteraria, che lo riguarda (e tutti ci riguarda). Venerdì 19 giugno 2026 il Tribunale di Como lo ha assolto dall’accusa di aver danneggiato una teca commemorativa, collocata a Giulino di Mezzegra, contenente le foto del dittatore Benito Mussolini e di Clara Petacci, sua collaboratrice, giustiziati in nome del popolo italiano il 28 aprile 1945. In realtà Bellosi, nella piovosa sera del 28 aprile 2023, da quella teca aveva soltanto rimosso il mazzo di fiori posto, il giorno stesso, da un gruppo di fascisti nostalgici. Un passante lo aveva visto lì, aveva preso il suo numero di targa e l’aveva segnalato ai carabinieri. I carabinieri inviarono alla Procura una denuncia per il reato di danneggiamento. Dopo il rinvio a giudizio (per un’accusa surreale), il passante, divenuto testimone di giustizia, in udienza dichiarò di non aver visto Bellosi rompere la teca ma soltanto armeggiarci attorno. Bellosi rivendicò l’azione di aver tolto i fiori ma non di aver spaccato la teca. Il PM venerdì ha chiesto l’assoluzione per la lievità del fatto mentre l’avvocato difensore Davide Steccanella ha sottolineato, nel chiederne ugualmente l’assoluzione, il dovere civico di togliere dei fiori da una teca (che dovrebbe essere rimossa da parte del Comune dov’è collocata). Il giudice l’ha assolto per non aver commesso il fatto (delittuoso) affermando implicitamente così la correttezza dell’aver tolto i fiori dall’altarino commemorativo di un tiranno che condusse l’Italia al disonore della dittatura, delle leggi razziste, al crimine del colonialismo e alla rovina della guerra.



Perché ho voluto introdurre la figura e le opere di Bellosi con questa notizia? Perché Cecco, un diminutivo che ricorda figure importanti degli albori della letteratura italiana, Cecco Angiolieri e Cecco d’Ascoli, proprio ai fatti avvenuti a Giulino di Mezzegra ha dedicato la sua opera, a mio avviso, più importante: il romanzo narrativo-storico Sotto l’ombra di un bel fiore. Pubblicato nel 2018 e ripubblicato nel 2025, il libro ripercorre gli ultimi mesi della lotta di Liberazione nel territorio lariano che ebbe, al suo culmine l’arresto, da parte della 52° Brigata Garibaldi, di Mussolini e dei gerarchi in fuga e la susseguente esecuzione dell’uno e degli altri. La storia, però, è narrata attraverso il racconto delle vite dei partigiani che si trovarono nel mezzo della “Grande Storia” che li investì e di cui si trovarono protagonisti, racconto delle loro vite e della morte di alcuni di loro, in primo luogo di Luigi Canali, il capitano Neri e di Giuseppina Tuissi “Gianna”. Romanzi e ricostruzioni storiche sulla Resistenza e sulla morte di Mussolini ce ne sono a bizzeffe ma Bellosi, da bambino e da ragazzo, ha conosciuto personalmente alcuni di quei partigiani, in particolar modo Michele Moretti, che fu quello che eseguì la condanna a morte del tiranno, dopo che l’arma di colui che era stato designato ad effettuarla si inceppò, e ne ha raccolto le testimonianze più autentiche e dirette.



Ho potuto leggere altre due opere di Cecco: la ricerca storica, stesa in forma di narrazione epica ma non scevra di un linguaggio, in alcune parti, anche di riuscitissimo tono umoristico Con i piedi nell’acqua, dedicata alle storie di tre tribù di laghée: i cuochi della scuola alberghiera di Argegno, i contrabbandieri dei paesi che si affacciano sul Lago e i partigiani della 52°. Queste tre epopee, raccolte in un’unica opera, costituiscono uno spaccato, al tempo stesso storicamente preciso eppure “romantico” della realtà comasca e delle sue propaggini lacustri e montane. E, ultima, un’altra narrazione, questa più autobiografica: L’orlo del bosco che è la storia della Comunità di relazione e sostegno con le persone che ne abbiano necessità chiamata “Il Gabbiano”, di cui Bellosi è, da tre decenni, mente, cuore e pilastro.
Una storia narrata attraverso le storie delle persone che l’hanno vissuta.
Cecco è stato però colpevolmente “nascosto” al grande pubblico, escluso dalle grandi rassegne, dai grandi premi, dai programmi televisivi e dalle recensioni dei giornaloni non per ragioni di critica letteraria ma esclusivamente per ragioni di “stigma”.
Chi aveva abbracciato la “lotta armata” è condannato alla morte civile in un paese che innalza teche ai tiranni e ai suoi collaboratori: il valore delle opere non conta, contano soltanto i marchi (e le marchette).

SCIOGLIERE LA NATO




SOLSTIZI ED EQUINOZI 
di Chicca Morone
 

 
Sono trascorsi più di 66 mesi da quel fatidico 21 dicembre 2020, data che nessuno di noi dimenticherà mai e che anche per i nostri figli, nipoti e pronipoti resterà come simbolo della divisione di contrapposizione: invece di Gesù Bambino era nato il siero magico! La Stella Cometa di Betlemme era tornata a illuminare i cieli proprio in quei giorni natalizi: la luce si era materializzata nell’ultimo mese dell’anno portando frequenze potenti non anonime. Chi aveva scelto quella data sapeva quel che faceva ma non poteva immaginare ciò che sarebbe successo, perché anche il potere distruttivo ha i suoi limiti. Dal solstizio invernale a quello estivo, dalle tenebre alla luce, dalla notte più lunga a quella più breve, all’ormai trascorso sabato 20 giugno, anche questa volta il ciclo di solstizi estivi si è compiuto, portando cambiamenti profondi in tutti noi. La Luce si è manifestata portando chiarezza sulle dinamiche interpersonali, sui ruoli assunti da chi è stato coinvolto in narrazioni più o meno credibili, mettendo in chiaro chi si è venduto; e chi ha tenuto la schiena dritta e non ha ceduto a discriminazioni, ricatti e abusi.
Mi riferisco alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria SARS-COV-2, presieduta da Marco Lisei e circondata dal silenzio più tombale dei media. Quello che sta emergendo è davvero impressionante ma, anche se solo in minima parte, ha messo un freno alla deriva che rischiava di riprodurre lo stesso meccanismo di “allerta-epidemia” che ci ha ridotti schiavi da quella famosa data del 2020. 



Confido che, con buona pace di coloro che vedono nell’Intelligenza Artificiale la risoluzione dei nostri problemi, la realtà sarà molto diversa, perché le previsioni di uomini ancora raziocinanti danno il 2035 come anno conclusivo del potere di tanti falsi profeti. E non solo!  Anche studiosi indiani, astrologi dal carisma certificato, vedono in quell’anno la fine del ciclo iniziato con la congiunzione di Giove e Saturno… proprio in data 20 dicembre 2020, giorno della trionfante notizia della campagna vaccinale!
In termini scientifici si parla di allineamento: la “Grande Congiunzione” del 2020, così come è chiamata, è un fenomeno astronomico che non accadeva dal 1623, subito dopo che Galileo Galilei aveva osservato i due pianeti per la prima volta con il suo telescopio. 
Identificando in Giove il Dharma - la spiritualità, l’ordine universale, la legge religiosa e morale che ne deriva, nonché doveri/diritti a essa connessi - e in Saturno il Karma - il frutto delle azioni compiute da ogni vivente che ne determina la rinascita nelle diverse gerarchie e il diverso destino nella prossima vita - l’astrologo Rakesh Sharma ci propone una splendida disamina delle simbologie planetarie, metafora dell’assonanza tra le gesta narrate nel poema epico Mahabharata e ciò che sta avvenendo nei giorni d’oggi.
La sua interpretazione riflette perfettamente, attraverso i comportamenti dei Pandava e dei Kaurava, la divisione, le lotte degli appartenenti a un'unica stirpe in contrapposizione fra di loro per il predominio sul mondo materiale: una proiezione molto netta del “libro” che stiamo scrivendo oggi noi qui.



Emblematico il ruolo di Arjuna, il guerriero che deve compiere il suo Karma (e che rappresenta simbolicamente ognuno di noi) quando riceve da Krishna, la divinità a lui manifesta (l’Uno, la cui voce possiamo ascoltare attraverso la Coscienza), le indicazioni per comprendere ciò che è giusto per lui.
Arjuna ha voluto essere sostenuto nella grande battaglia finale unicamente dal suo mentore Khrishna, in veste di auriga; mentre il cugino Duryodhana ha scelto l’enorme esercito: la forza della voce interiore contrapposta alla forza dei combattenti, corpi comandati, semplice materia.
Una bella immagine della nostra condizione odierna dove milioni di persone hanno ubbidito a diktat imposti da una compagine di falsi scienziati che ha preteso di dettare demenziali regole di comportamento, contro ogni logica, provocando la divisione in due gruppi ben distinti.



Secondo la mitologia induista, ogni volta che c’è un’ingiustizia sulla terra Dio si allea con gli esseri umani lottando con loro: non siamo soli e i cosiddetti “guerrieri della luce” vanno moltiplicandosi a vista d’occhio, anche se l’informazione viene soffocata e deformata. D’altra parte stiamo assistendo al sorgere della Verità e allo smembramento di strutture che sembravano inattaccabili: tutto questo non può avvenire subito, ma anche se lentamente il potere delle virostar e compagni di merenda è in via di azzeramento. Ogni giorno compaiono statistiche impressionanti sulle cause di morti improvvise soprattutto fra i giovani, sull’aumento di casi di autismo nei bambini, su turbo-tumori inspiegabili, sistemi immunitari deficitari e malattie autoimmuni in crescita. Ci si domanda che cosa ancora dobbiamo scoprire per fare in modo che i colpevoli di questi crimini vengano puniti. Per fortuna stiamo assistendo al sorgere della Verità - avendo toccato il punto più basso del Kalijuga - che germoglierà e inizierà a esercitare la sua influenza in mille modi per noi misteriosi perché il tutto avverrà, senza che qualcuno possa porvi rimedio. Assisteremo allo smembramento di strutture che sembravano inattaccabili perché costruite nel tempo da menti raffinate e mirate al proprio interesse materiale: forse non domani perché il 2035 ci sembra lontano, ma anche il potere dei vari Jacques Attalì (il “mentore” di Macron), Barak Obama (il Richelieu di Biden), Bill Gates, Netanyahu, George Soros e molti altri, scomparirà liberandoci da un incubo durato anche troppo!



Contrariamente a quanto cercano di farci credere, sono molti i giovani consapevoli che vogliono un Mondo Nuovo - non l’Agenda 2030, costruita sul modello cinese - ma con quei valori insiti nell’animo umano, non tenuto in ostaggio da teorie deliranti mirate alla pura materialità, incuranti delle ragioni del Cuore, della Bellezza e dell’Armonia. Dobbiamo avere la certezza che “L’informazione mediatica non può considerarsi veritiera a nessun livello e perciò occorre discernimento, un discernimento che non è dei sensi ma è del cuore perché è nel cuore che la mente e le emozioni possono incontrarsi.
Per cui
Dobbiamo imparare a camminare nel buio, affidandoci alla fiamma del cuore che è creatrice, affidandoci a noi stessi come opera vivente e manifesta di un cambiamento che con gli occhi non può essere ancora visto ma che esiste e si sta propagando in molti e misteriosi modi (Sennar Karu - da “Il Tempo del Risveglio”).

LINGUE MADRI
di Micaela Baciocchi
 

Senza red
 
Lù cont on còrp armonios  
el par danzà sul trapezzi
che l’è la soa vita.
Di vòlt numm volom sul trapezzi
de la nòstra vita e cercom de restà
drizz sora on fil sospes che de spèss
contra de numm indree el torna.
Quèsta l’è la vita,
 sògn bòsard
che sògn l’è nò:
l’è assee
on boff de vent pussee fort
per fà borlà giò i dèbol illusion.
La nòstra ment però ne dà ’na man…
’me el sô ch’a la fin del dì in del mar va giò
e el fa parì on sògn tutt sò!

TRA LE PAGINE
di Sabrina Losso



Il nuovo libro di Maurizio Gregorini.


Non è facile recensire in poche righe una silloge così densa e ricca di sfumature Come uno stanco mito di Maurizio Gregorini (sua settima fatica editoriale); andiamo per gradi, dunque, perseguendo la schematicità nel tentativo di districarci nell’opera stratificata. Il tema della raccolta innanzitutto. L’amore, eterno travaglio di shakespeariano sapore, qui declinato lungo una storia che tratteggia, dal primo abbagliante incontro all’inevitabile conclusione, l’evolversi del rapporto fra un uomo e una donna. Lui a tratti focoso e terragnolo, in altri frangenti sorprendentemente assorto, quasi spirituale, più romantico e sognatore della controparte femminile. Lei che fa da contraltare, in apparenza defilata, in realtà onnipresente fra le righe, perno intorno cui gira l’universo maschile. Una donna caratterizzata da sensualità libera e spudorata, un carattere pratico e determinato, che non teme di rompere l’incantesimo quando la routine e il tempo spengono la passione. Due figure moderne, tipiche dei nostri travagliati anni. La coppia scoppia, vox populi. Le relazioni iniziano, si consumano e finiscono senza coinvolgimenti ulteriori, scorno del perdente a parte. Il registro a prima vista appare contraddittorio: si confrontano vocaboli ricercati e brillanti costrutti di sapore popolare, spesso tratti dal linguaggio parlato; che si contrappongono a rimandi colti alla mitologia, in un dialogo serrato con gli déi dell’Olimpo greco, sempre pronti, in caso di bisogno, a prestare i loro intrighi archetipici (Sei statua immemore – di Galatea marmorea). A stratificare ulteriormente la composizione intervengono brevi frasi emblematiche in lingua straniera o in latino (Erotisch wunderkammer - il candido tuo corpo). Echi baudelairiani si alternano a impennate alla Neruda, sonorità montaliane a smorfie passionali alla Ghiannis Ritsos. Una gran confusione direte voi: eppure, questo sembiante caotico riesce ad armonizzarsi in maniera equilibrata attorno a una ritmica di prim’ordine e alla coerenza tematica stringente.
Il ritmo della metrica per l’appunto e qui viene il bello: settenari, quaternari, ritmi da canzone che si trasformano in sincopate cadenze da musica elettronica (seno di neve – libro socchiuso - collana sul prato – pallide dita – bocca fiorita – scarpe spaiate), rime martellanti (portami lontano – portami per mano – sciogli nell’amore – il caldo mio dolore) in simbiosi con sapienti versi liberi, giochi verbali e scherzi in altalenante saliscendi; un’amalgama densa, comica e tragica al contempo.
Nell’insieme un’opera molto particolare, unica nel suo genere. Insomma, come afferma il poeta e critico Giuseppe Conte nel risvolto di copertina del libro: “Le ragioni del fascino assoluto di questo libro sono molteplici… Tutto contribuisce a fare di questo libro un’opera di splendente vitalità”. 
Una silloge scintillante, che farà forse storcere il naso ai cultori di certa poesia astratta ed eterea oggi in gran voga, ma che soddisferà il lettore in cerca di puro godimento: e lo divertirà, lo commuoverà, lo farà cantare sulla musica dell’amore, quello con la A maiuscola.
 


Maurizio Gregorini
Come uno stanco mito
Prevosto Editore - 2026
Pagg. 74, euro 10 

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