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UNA NUOVA ODISSEA...
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
martedì 11 agosto 2026
ALTRO CHE CHAT!
Un singolo mese non permette di ricalcolare la crescita annua, ma riduce il contributo che l’industria può offrire a un’economia già caratterizzata da incrementi contenuti. Tutto questo si verifica mentre il governo sta lavorando alla manovra e l’ambizione del Ministero sembra essere quella di aggredire la procedura di deficit. Operazione stretta tra vicenda SAFE e la necessità di restituzione della parte a prestito del PNRR (122 miliardi su 194). Certo che avviare una stretta da austerity nell’anno elettorale non appare consigliabile… con le conseguenze che ne deriveranno. Dovrebbe essere questo il vero tarlo del centrodestra altro che Vannacci e Delmastro.
ATTACCO ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE
di Alessandro Pascolini - Università di Padova
La crociata di Marco Rubio contro la Corte penale
internazionale
Il 13 luglio scorso, il Dipartimento di Stato ha lanciato
formalmente una campagna "radicale" per "smantellare le minacce
della Corte criminale internazionale alla sovranità americana". Lo stesso
giorno, il segretario di Stato Marco Rubio ha pubblicato su The Wall Street
Journal un articolo dal titolo "Perché stiamo smantellando la Corte
criminale internazionale", a inquadrare la nuova crociata in una
"dimensione civilizzatrice: gli stati sovrani contro il globalismo."
Per Rubio, la Corte penale internazionale (International Criminal Court - ICC)
rappresenta una minaccia intollerabile per la sovranità degli Stati Uniti:
rivendica l'autorità di perseguire e persino incarcerare militari e funzionari
americani che operano per conto degli interessi nazionali dell'America. In
particolare "si auto-investe come giudice finale della politica militare
degli Stati Uniti e dell’intero sistema giudiziario americano. (...) Nell’assalto
contro l’autogoverno americano. La Corte penale internazionale è sostenuta e
guidata da una potente rete di organizzazioni non governative di sinistra,
globalisti compiaciuti e governi ostili del Terzo Mondo, uniti dalla loro
inimicizia verso gli Stati Uniti." Il Segretario di Stato allarga la
visuale dall'interferenza della ICC nell'esame dei crimini di guerra a una
minaccia globale: "l'ingerenza della ICC nelle operazioni militari e di
polizia americane non è solo un grave abuso dell'autorità che si attribuisce.
Significherebbe la morte degli Stati Uniti come nazione sovrana e indipendente.
Le nostre decisioni e il nostro popolo sarebbero alla mercé della ICC e dei
suoi collaboratori nella 'comunità internazionale'. Accettare la ICC significa
cedere il controllo del nostro destino nazionale." Alla base della
contestazione della ICC emerge l'insofferenza dell'attuale governo americano
per ogni regola internazionale e per gli organi costituiti al loro sostegno.
Non sorprende che Rubio chiuda il suo articolo con l'affermazione:
"Ricorrendo a tutti gli strumenti di cui dispone il nostro governo e operando
al fianco di ogni alleato con cui possiamo fare fronte comune, smantelleremo la
Corte penale internazionale, mattone dopo mattone, se necessario."
La Corte penale internazionale
La Corte penale internazionale con sede a L'Aia è l’unica
giurisdizione internazionale permanente per crimini internazionali compiuti da
individui. La sua competenza è limitata ai crimini più seri che riguardano la
comunità mondiale nel suo insieme, cioè il genocidio, i crimini contro
l'umanità, i crimini di guerra (cosiddetti crimina iuris gentium) e di
aggressione. La Corte ha una competenza complementare a quella dei singoli
stati, ossia può intervenire se e solo se gli stati non possono (o non
vogliono) agire per punire crimini internazionali. La ICC non va confusa con la
Corte internazionale di giustizia, che è parte della struttura dell’ONU e che
si occupa di dirimere i conflitti tra gli stati. La Corte penale internazionale
venne creata a seguito della decisione dell'Assemblea generale dell'ONU, nella
sua sessione del 2001, di convocare una conferenza diplomatica di
plenipotenziari finalizzata appunto a definire un trattato istitutivo. La
conferenza si svolse a Roma dal 15 giugno al 17 luglio 1998 e produsse lo
statuto della ICC (Statuto di Roma) approvato con i voti favorevoli di 120
stati, contro sette voti contrari e ventuno astensioni.
Lo Statuto entrò in vigore nel 2002, a seguito della
sessantesima ratifica, dando così origine alla Corte stessa. Le parti della ICC
sono 126; altri 32 paesi hanno firmato ma non ratificato il trattato. Non ne
fanno parte, in particolare, Cina, Corea del Nord, India, Israele, Russia,
Stati Uniti e molti paesi arabi. Alcuni paesi si sono in seguito ritirati,
essenzialmente quando la corte prese in esame esponenti del regime al potere, come
Afghanistan, Burundi e Filippine; nel corso di quest'anno hanno iniziato le
procedure per lasciare la ICC Niger (18 giugno), Burkina Faso e Mali (24
giugno). I processi in corso riguardano i presunti colpevoli di crimini
commessi nella Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica
Centrafricana, in Uganda, nel Darfur (Sudan), in Kenya, in Libia, in Costa
d'Avorio, in Mali, in Georgia, in Burundi, in Ucraina e infine per l'attacco di
Hamas in Israele e di Israele nella striscia di Gaza. Il 26 gennaio 2026, la
Sezione preliminare I della ICC ha deferito l'Italia all’Assemblea degli stati
parti per il mancato rispetto dell’obbligo di cooperare con la Corte stessa, a
seguito del rilascio del cittadino libico Usāma al-Maṣrī Nağīm, oggetto di mandato di cattura con l'accusa di crimini contro
l'umanità e di crimini di guerra, e al suo rimpatrio in Libia con volo di
stato. La questione sarà trattata dalla 26ª sessione dell’Assemblea, prevista
il prossimo dicembre.
L'opposizione americana
La posizione di Washington fu di totale ostilità alla ICC,
sin dall'inizio. Come ricorda Rubio nel suo articolo, entrambi i maggiori
partiti americani si opposero "alla prospettiva di conferire a un
tribunale globale lontano il potere di perseguire penalmente e incarcerare i
nostri stessi cittadini. Il presidente Clinton si rifiutò di sottoporre lo
Statuto di Roma al Senato per la ratifica, a causa delle sue 'preoccupazioni
riguardo a significative lacune del Trattato'. Due anni dopo, una maggioranza
qualificata bipartisan del Senato approvò l’American Servicemembers’ Protection
Act, autorizzando il Presidente a 'utilizzare tutti i mezzi necessari' - compreso l’uso della forza militare - per impedire alla ICC di trattenere o
arrestare cittadini americani." La prima amministrazione Trump impose un
divieto di viaggio al procuratore dell'Aja, Fatou Bensouda, e ai membri del suo
staff, e vietò ai cittadini statunitensi di fornire consulenza come esperti
alla Corte. Il presidente Biden sospese le sanzioni, pur non mutando l'ostile atteggiamento
americano. Non appena insediatasi, la seconda amministrazione Trump ha ripreso
la sua precedente politica di decisa contrapposizione nei confronti della ICC.
Il 6 febbraio 2025 il Presidente ha emanato un ordine esecutivo che vieta
l'ingresso negli USA ad alti funzionari e dipendenti della Corte coinvolti
nelle indagini sui crimini commessi in Afghanistan e in Palestina, e li
sottopone a pesanti sanzioni economiche.
Il piano di Rubio
La campagna annunciata prevede una risposta a livello dell'intero
governo "per disabilitare sistematicamente la capacità della ICC di
operare, colpire militari o funzionari americani, o altrimenti minacciare la
sovranità americana". Il documento del Dipartimento di stato elenca
un'ampia gamma di azioni "in fase di valutazione:
• Contatti diplomatici da parte del Segretario di stato,
degli ambasciatori e di altri membri della leadership senior con le nazioni
straniere, per evidenziare gli abusi della ICC e i rischi che essa comporta per
gli americani e per altre nazioni, esortandole a ritirarsi dalla ICC.
• Le nazioni che collaborano con le forze dell'ordine
americane e con l'esercito statunitense, o che beneficiano dell'ombrello di
sicurezza statunitense, sono chiamate a respingere la presunta autorità della
ICC di perseguire funzionari e militari americani.
• Maggiore controllo nei confronti delle nazioni che si
rifiutano di respingere la falsa autorità della ICC pur continuando ad
affidarsi all'assistenza degli Stati Uniti.
• Contatti diplomatici volti a esortare altre nazioni che,
come l'America, non sono parte dello Statuto di Roma, a utilizzare le proprie
reti diplomatiche per intraprendere azioni simili insieme a noi.
• Revoca dei visti e divieti di viaggio per il personale
della ICC.
• Inasprimento delle sanzioni contro la ICC e le
organizzazioni ad essa affiliate." Si tratta evidentemente di una
mobilitazione generale, di altissima priorità per la diplomazia americana,
senza esclusione di colpi. Il 25 luglio scorso, il portavoce del Dipartimento di
stato ha annunciato il primo successo della campagna, con il ritiro dalla ICC
del Venezuela. "Gli Stati Uniti accolgono con favore la decisione della
Presidente ad interim Delcy Rodríguez e del Venezuela di ritirarsi dalla ICC,
nonché la collaborazione del nuovo governo venezuelano agli sforzi guidati
dagli Stati Uniti per smantellare la corrotta e inutile ICC."
Al Venezuela è seguito, il 27 luglio, l'annuncio di ritiro del Ciad, in quale, in un post del ministero degli esteri, aveva già esplicitamente riconosciuto nei giorni precedenti le pressioni americane per il recesso, in particolare nel colloquio telefonico della settimana scorsa tra il ministro degli esteri ciadiano, Abdoulaye Sabre Fadoul, e il sottosegretario di stato per gli Affari africani, Frank W. Garcia Jr. La decisione del governo di N’Djamena probabilmente è anche dovuta ai timori che si possa indagare sul ruolo di personalità del Ciad nel vicino conflitto in Sudan, una delle guerre più violente e delle crisi umanitarie più gravi del pianeta. Questi due successi di Rubio sono stati in fondo 'facili', ma la forza di pressione e ricatto americana è tale che gli stati e le organizzazioni che operano in difesa dei diritti umani devono impegnarsi immediatamente a sostegno della Corte e del suo operato, al fine di evitare che siano smantellati "mattone per mattone". Questo perché se non si puniscono i criminali che violano le leggi, le leggi stesse vengono a perdere valore e, in questo caso, tutta l'architettura del diritto umanitario, laboriosamente costruita, viene posta a rischio.
COSTITUZIONE E DESTINO
di Marcello Campisani
Ti direi,
caro Angelo, di girare questa canzonetta a qualche Solone di sinistra che, dopo
4 anni di infamie e pillole amare, non ha ancora un programma. Manco ci fosse
chissà quale varietà di scelta. “Chissà se pe la pecorella proletaria sia
meglio la tendenza riformista o la tendenza rivoluzionaria”, scriveva
già Trilussa sul più idiota degli argomenti. Evidentemente, si persegue l’anorchide
progetto di vincere le elezioni. Ma se si vince con chi vuole continuare con
gli armamenti e con la guerra termonucleare è mille volte meglio perdere. Se
invece il programma è la pace ed il miglioramento economico, basta contrattare,
all’insegna della massima diffidenza, pure col demonio e cominciare a
scongiurare sia la guerra che il vassallaggio a stelle e strisce. Allora può
andar bene pure Vannacci, oltre alla stragrande maggioranza di noi italiani,
stanchi di dissanguarci per una guerra, per conto terzi, che comunque vada a
finire, per noi risulta tanto più perduta quanto più perdura. E niente progetti
a lungo termine. Un accordo per una legislatura di emergenza, della durata di
un anno. Quanto basta per scongiurare la guerra e ripristinare la legalità,
reintroducendo la spazzacorrotti e abolendo tutte le criminofile porcherie
giuridiche, da Cartabia a Nordio, magari con incriminazione di questi ultimi e
loro complici, sulla base di quanto ancora sopravvive del codice Rocco. Un
affettuoso saluto. Marcello.
Costituzione e destino
Molti han letto la
Costituzione.
Pochissimi però l’hanno capita.
Attuarla è la gran rivoluzione
che vedrebbe l’Italia rinsavita.
I molti si sono
impoveriti,
dall’infamia cucinati e cotti,
i pochi ancor di più arricchiti
da privilegi e da salvacondotti.
Parliamo ancora di
democrazia,
ma la sua sostanza è già svanita.
Potrà restarne sol la parodia,
se non ridestata a nuova vita.
Bisogna sperare l’impossibile,
come Eraclito sempre proponeva.
Solo così diventerà probabile.
Del resto non basta che una leva
e si può sollevar l’intero
mondo,
così come Archimede già diceva,
facendo della terra un mappamondo.
Trovateci qualcuno che ci creda,
che abbia l’utopistica
ambizione,
facendone programma elettorale,
di attuare la Costituzione
e smetterla così di farci male;
che all’opposizione
balbettante,
fornisca tutto quanto l’occorrente,
e cioè il sogno più esaltante
condiviso dal cuore e dalla mente.
Farebbe rifiorire la
speranza,
restituendo alla smarrita gente
il senso dell’umana fratellanza,
cementando l’intero continente,
all’insegna dell’etico
sapere:
fuor dal vangelo costituzionale
si ragiona soltanto col sedere:
dell'uomo resta solo l’animale.
La civiltà richiede
la cultura.
L’ignoranza produce dei nazisti.
Ben poco vale la dolce natura
se confonde i Barabba con i Cristi.
DANZA
Catanzaro è stata per cinque giorni al centro della scena
internazionale della danza in occasione dello stage “Joffrey Italy”,
prestigioso corso intensivo multidisciplinare della celebre Joffrey Ballett
School di New York che ha scelto ArteDanza, Scuola di ballo del Teatro
Politeama, per l’unico stage intensivo estivo in Italia. Oltre cento giovani
ballerini e talenti provenienti da diverse parti del mondo hanno vissuto
un’esperienza formativa e artistica di altissimo livello, confrontandosi con la
danza classica, contemporanea e street jazz e con professionisti di fama
internazionale. I partecipanti hanno avuto l’opportunità di approfondire
tecniche, linguaggi e percorsi artistici differenti, in un ideale collegamento
tra la grande tradizione del balletto e le nuove frontiere della danza
contemporanea. Il grande spettacolo finale, che ha chiuso i cinque giorni di
studio, ha restituito al pubblico tutta la qualità del percorso compiuto dai
giovani partecipanti, trasformando il palcoscenico del Politeama nel punto di
arrivo di un’intensa esperienza artistica.
Un importante riconoscimento, dunque, per
ArteDanza, la Scuola di ballo del Teatro Politeama, e per il lavoro portato
avanti in questi anni dal suo direttore Giovanni Calabrò. Un percorso di
crescita che sta contribuendo a consolidare la reputazione della scuola e, allo
stesso tempo, a proiettare il nome di Catanzaro oltre i confini regionali e
nazionali. L’iniziativa ha consentito, infatti, di portare in città giovani
provenienti da Paesi diversi, facendo conoscere loro il Teatro Politeama e il
territorio e creando un significativo momento di promozione dell’immagine di
Catanzaro attraverso il linguaggio universale della danza. Un risultato reso
possibile grazie alla collaborazione e alla visione di Diego Salterini,
fondatore e direttore artistico di Dance NOW! Miami e direttore artistico dello
stage in Italia, protagonista di una lunga e prestigiosa carriera
internazionale.
“Aver ospitato Joffrey Italy come unica sede
italiana è motivo di grande orgoglio e conferma la qualità del percorso che
ArteDanza sta costruendo all’interno del Teatro Politeama - sottolinea Giovanni
Calabrò -. Portare a Catanzaro docenti, professionisti e giovani talenti
provenienti da tutto il mondo significa offrire ai nostri ragazzi
un’opportunità straordinaria di confronto e crescita e, contemporaneamente,
dimostrare che anche dal Sud possono nascere e svilupparsi esperienze formative
capaci di dialogare con le più importanti realtà internazionali della danza”.
Il presidente della Fondazione Politeama e sindaco di Catanzaro, Nicola
Fiorita, ha evidenziato il valore strategico di manifestazioni in grado di
coniugare cultura, formazione e promozione del territorio. “Iniziative di
questo prestigio rappresentano una straordinaria vetrina per Catanzaro -
afferma Fiorita -. Quando oltre cento giovani arrivano in città da diverse
parti del mondo per studiare, formarsi e vivere il Teatro Politeama, il
beneficio non riguarda soltanto l’ambito culturale. Si crea indotto per le
strutture ricettive e per le attività commerciali e si aprono importanti
occasioni di promozione turistica ed economica del territorio. È questa la
direzione nella quale vogliamo continuare a muoverci: fare della cultura e
della formazione strumenti concreti di crescita della città”. Sulla stessa
linea la Sovrintendente della Fondazione Politeama, Antonietta Santacroce, e il
Direttore generale Settimio Pisano, che sottolineano il valore della Scuola di
ballo all’interno della più ampia strategia di diversificazione dell’offerta
culturale del Teatro. “Questa attività costituisce un tassello rilevante di una
programmazione che, nell’ultimo anno, ha consentito alla Fondazione di
registrare risultati positivi sul fronte della produzione e dell’ampliamento
della proposta. Abbiamo scelto di puntare sempre di più sulla formazione e
sulla valorizzazione dei talenti locali. Il nostro obiettivo è fare del Politeama
sempre più un luogo aperto al confronto, alla formazione e alla produzione
culturale, un vero faro per la Calabria e per il Sud”.
Teatro Politeama “Mario
Foglietti” - Catanzaro
Tel. 0961501818
https://www.politeamacatanzaro.net
venerdì 7 agosto 2026
ETERNITÀ DI MARCINELLE
di Franco Astengo
L’eternità
di Marcinelle compare nel quotidiano svilupparsi del calendario dello
sfruttamento, nella realtà diuturna e tragica delle morti e degli infortuni sul
lavoro. L’eternità di Marcinelle è connaturata alla voracità del capitalismo a
tutte le latitudini: quel capitalismo che sta rilanciando la guerra come
fattore decisivo della sua sopravvivenza.
L’8 agosto
di 70 anni fa, 262 minatori, di cui molti italiani, morirono a causa
di un incendio nelle miniere di carbone a Charleroi, in Belgio, nella
miniera di Marcinelle. Ricordare oggi e sempre quei caduti
deve significare ritrovare nel quotidiano le ragioni della
nostra ostinata ricerca per “abolire lo stato di cose presenti”. Non
si può allora far altro che ritornare a quanto descritto da Marx
e Engels nel ‘Manifesto’: “il proletario è senza proprietà, il moderno lavoro industriale, il
moderno asservimento al capitale, identici in Francia, come in Inghilterra, in
America come in Germania lo hanno spogliato di ogni carattere internazionale”. Ebbene quella tragedia di Marcinelle, quell’ 8 Agosto 1956 dimostrò
per intero la veridicità dell’analisi marxiana: i morti, i sacrificati all’idea
dello sviluppo anche quella volta, anzi mai come quella volta non avevano
nazione, erano soltanto degli sfruttati portati all’estremo
sacrificio come accade oggi in tante occasioni, comprese quelle tragiche
dei morti in mare di umani alla ricerca di un poco di sollievo dalla guerra e
dalla miseria. Nella modernità di oggi tutto questo è ancora ben presente:
in poco più di trent’anni la forza lavoro globale è aumentata di un miliardo e
duecento milioni di donne e uomini. Quaranta milioni in un anno. Più di
centomila al giorno. Settantacinque al minuto. È il ritmo con il quale crescono
le fabbriche in Cina e si affollano le periferie: da Giakarta a Hanoi, da
Mumbai a Lagos, da Johannesburg al Cairo. Si ascolta qui il respiro del mondo,
si misura l’idea di uno sviluppo capitalistico globale che intensifica lo
sfruttamento, scuote le relazioni tra le potenze, modifica i rapporti di forza
tra le classi, spinge i padroni a schiacciare i proletari. Nell’Occidente
sviluppato e maturo emergono tratti di vero e proprio “ritorno all’indietro”
alle condizioni sociali della prima rivoluzione industriale, quelli descritti
dalle pagine di Dickens o di Zola. È sempre attuale e presente il “nostro
Germinale”.
Aumenta la pressione
sulla condizione operaia in Europa come in America, il Sud del mondo viene
usato per esasperare la concorrenza e costruire le condizioni dell’esercito di
riserva, si sviluppa la politica imperialista contro i salari, le grandi
potenze si contendono i territori nel cui sottosuolo si ritrovano i materiali
per far funzionare il crudele meccanismo del modello consumistico proposto dall’high
tech senza alcun rispetto verso chi è nato e chi vive quelle terre. Non si
possono coltivare illusioni localiste, nazionaliste, protezioniste: la
sola strategia per ricostruire, in Occidente come altrove, la forza di una
politica di contrasto allo sfruttamento e di nuova coesione sociale attraversa
i popoli, la grande massa degli sfruttati, quanti si muovono nell’incertezza
più assoluta alla ricerca di una vita appena appena più accettabile e, nella
gran parte dei casi, viene brutalmente respinta dal mondo dei ricchi. La
memoria di Marcinelle, momento storico esemplare nell’idea della ferocia dello
sfruttamento, deve servire prima di tutto a ricordarci questo.
HIROSHIMA E NAGASAKI
Il
crimine ma non il criminale

Finiremo così? Domanda lecita
Ieri, per il 6 agosto, ci siamo limitati a pubblicare la
locandina che chiamava alla mobilitazione davanti alla base nucleare della Nato
ad Aviano. Ci è sembrato il modo migliore per ricordare il bombardamento
atomico americano su Hiroshima. Ci aspettavamo di leggere parole chiare e nette
dalle Istituzioni internazionali, ed invece, come scrive Franco Continolo in
questa piccola rassegna, si è ricordato il crimine, ma non il criminale.
“La parola d’ordine
della ricorrenza potrebbe essere: si ricorda il crimine, ma non il
criminale. Infatti gli oratori ufficiali alla cerimonia, a cominciare dal
segretario generale delle Nazioni Unite, si sono ben guardati dal nominare gli
Stati Uniti. In realtà il sindaco della città giapponese li nomina, ma per
l’attacco all’Iran, a pari merito con la Russia per l’invasione dell’Ucraina - questo secondo The Mainichi; secondo la TASS invece, l’attacco alla
Russia è stato più pesante e davvero fuori luogo. Fuori luogo perché Putin si è
limitato ad affermare che la Russia farà ricorso all’arma nucleare solo qualora
fosse in pericolo la sua sopravvivenza. Ammesso che la versione della TASS sia
quella corretta, il sindaco ha dimostrato di essere indegno di presenziare alla
cerimonia, e in linea con l’avventurismo della nuova premier giapponese, le cui
dichiarazioni possono essere definite nel migliore dei casi omertose, almeno
secondo quanto riportato da The Mainichi. Se il sindaco fosse
una persona onesta e responsabile avrebbe denunciato piuttosto i provocatori
attacchi alla Russia, ossia a una superpotenza nucleare - punto mai raggiunto
nel corso della Guerra Fredda -, se non altro per dimostrare che la deterrenza
nucleare non funziona quando gli avversari siano dementi, superidioti, o
comunque inaffidabili, e che dunque occorre procedere sulla strada del disarmo.
Va riconosciuto che qualcosa del genere ha detto il segretario generale delle
Nazioni Unite, sebbene in una forma estrema: che le armi nucleari non siano
garanzia di sicurezza è un conto, ma che siano addirittura fonte
di insicurezza è un’affermazione che sfiora il paradosso. Convincente,
oserei dire coraggioso è poi lo stesso Guterres quando afferma che la pace non
è il frutto della forza, ma della fiducia - coraggioso, perché i
riferimenti incontrovertibili sono Trump e von der Leyen”.
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| Finiremo così? Domanda lecita |
Franco Continolo
MODICA AL SUO POETA
Una targa sulla casa di Salvatore
Puma nel quartiere Malvaxia della sua città.
Un bellissimo esempio di
democrazia diretta dal basso, questo avvenuto a Modica il 2 agosto scorso. Un Comitato
di Quartiere attivo nella città e il figlio del poeta Salvatore Puma, poeta
egli stesso, si sono fatti carico in prima persona, e senza nulla chiedere alla
burocrazia comunale ed alle istituzioni, di far realizzare una targa in memoria
del poeta e farla murare sulla facciata della casa dove era nato ed aveva
vissuto. Si sono dati da fare per la cerimonia in chiesa e si sono dati da fare
per far riuscire al meglio l’evento pubblico. Ritengo ammirevole tutto ciò, sia per l’aspetto
culturale e civile che vi sta alla base, sia per l’impegno personale che
ciascuno si è assunto. Potrebbe essere una bella lezione per tutti coloro che aspettano
la manna dal cielo e trovano mille scuse per non sporcarsi mai le mani
direttamente. Si lagnano sempre, ma non agiscono mai. [A. G.]
Chi vive a
Modica, o è un modicano fuori sede, conosce il Quartiere Malvaxia (noto come
Vignazza); infatti è la zona dove è nata la città di Modica, dove a valle scorreva
un fiume che partiva più a monte dalla “Fontana Grande”. Qui si trova il sito “Quartiericcio”,
un complesso di più di trenta grotte e altri ambienti che rappresenta la prova
del primo insediamento urbano stabile a Modica. Oggi il quartiere Malvaxia si
conferma come una realtà attiva e strutturata dell’intero territorio di Modica.
Costituitosi anni fa con un regolare statuto, il Comitato di Quartiere svolge
un ruolo cruciale per la comunità. L’organismo si pone come interlocutore
diretto e costante con l’Amministrazione Comunale, affrontando tempestivamente
le problematiche locali e gestendo qualsiasi tipo di emergenza legata alla zona.
Oltre all’impegno civico, il Comitato è un vero e proprio motore culturale.
Promuove regolarmente eventi e manifestazioni socio-culturali mirati a
valorizzare il territorio. Tra le iniziative di maggior successo spiccano le “passeggiate
poetiche”, un percorso guidato che unisce turisti e residenti in un viaggio
letterario tra i vicoli del Quartiere. Il legame profondo tra il quartiere e la
grande poesia prende vita proprio attraverso queste letture itineranti. L’itinerario
omaggia Salvatore Quasimodo, premio Nobel, nato a ridosso del Quartiere,
prosegue per le opere di Salvatore Puma nei pressi della via a lui dedicata e
include i componimenti del poeta Giorgio Candiano, che ha operato nel
Quartiere. Si deve al Comitato e all’impegno del suo rappresentante, Francesco
Galazzo, la realizzazione della cerimonia di commemorazione a 40 anni dalla morte
del poeta dialettale Salvatore Puma. L’evento è stato suggellato dalla posa di
una targa in pietra di Modica sulla parete dell’abitazione dove il poeta visse
e morì il 2 agosto del 1986.
Alla manifestazione erano presenti un’ottantina di persone fra letterati, appassionati di poesia, professori, amici e conoscenti del poeta, abitanti del quartiere, cittadini modicani. Da segnalare la presenza del sindaco Maria Monisteri, del rappresentante del Comitato di Quartieri Francesco Galazzo, il presidente della Fasi Mario Ridolfo, il vice presidente del Quartiere Orazio Puglisi, l’ex consigliere del Comune di Milano Fabrizio De Pasquale, l’attore Daniele Cannata, lo scrittore e saggista Domenico Pisana, tutti i nipoti che vivono a Modica ed il figlio Giuseppe Puma (Pippo) sceso a Modica da Milano.
La commemorazione in Chiesa
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| L'intervento del figlio del poeta |
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| Sindaco Maria Monisteri |
Lo scoprimento della targa
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| Targa coperta col Tricolore |
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| Lo scoprimento |
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| Un momento della cerimonia |
giovedì 6 agosto 2026
LO SCANDALOSO FONDO
Non è sorprendente - ma forse l’aggettivo più idoneo sarebbe
“scandaloso” - che il Fondo Monetario Internazionale (IMF) finanzi un paese in
guerra contro un altro membro dello stesso IMF? E che continui a farlo
nonostante che le fatidiche “structural reforms” non vengano attuate? E che
venga preso sul serio un bilancio drogato dagli aiuti militari e di altro
genere, il cui contributo alla corruzione è fondamentale? E che non si tenga
conto del fatto che il regime sta in piedi con la legge marziale? Si dirà:
ma tanto il Fondo è coperto dai donatori internazionali e dalle garanzie
offerte da alcuni azionisti. Il problema non è se il Fondo sia o no
coperto, ovvero non corra rischi impropri, ma se agisca nel rispetto della
lettera e dello spirito dello statuto. Qui sarebbe utile l’intervento di
personaggi come Cottarelli che ha passato una vita al IMF, a spulciare bilanci
nazionali. Il loro silenzio fa purtroppo parte di una lunga tradizione
italiana di presenze improvvisate o di assenza dalla scena internazionale:
siamo sempre alla Prima guerra mondiale, con il governo liberale che cambia
alleanze all’ultimo minuto, e i socialisti che si dividono tra
interventisti e non, nessuno avendo una visione internazionalista - il PCI
ha provato a rimediare a questa mancanza del socialismo, ma con la caduta
dell’Unione Sovietica il suo internazionalismo si è dissolto come neve al sole.
Dopo la Seconda guerra mondiale (europea) si era finalmente capito che
bisognava superare la logica delle alleanze, e procedere sulla via dell’unità
politica dell’Europa, sia per consolidare la pace, sia per avere voce in
capitolo nel mondo postbellico, quindi per avere una politica estera, per
contribuire al formarsi di un ordine internazionale. Invece
gli avvenimenti hanno preso tutt’altra piega, e siamo di nuovo alle
alleanze e alla guerra. [Franco
Continolo]
1.- Il Consiglio esecutivo del FMI ha
completato la prima revisione dell'accordo di finanziamento esteso (EFF) di 48
mesi concesso all'Ucraina, consentendo l'erogazione immediata di 503 milioni di
DSP (circa 690 milioni di dollari USA).
2.- La performance dell'Ucraina
nell'ambito del programma è stata complessivamente soddisfacente. Tutti i
criteri quantitativi di performance di fine marzo sono stati rispettati,
sebbene l'attuazione di alcune riforme strutturali abbia subito dei ritardi.
3.- Il Consiglio esecutivo ha inoltre
concluso la consultazione ai sensi dell'articolo IV del 2026, incentrata sulle
politiche volte a preservare la stabilità macroeconomica durante la guerra e a
sostenere la transizione dell'Ucraina verso un'economia di mercato dinamica e
in linea con gli obiettivi di adesione all'UE.
Il Consiglio esecutivo del Fondo
monetario internazionale (FMI) ha completato oggi la prima revisione
dell'accordo di finanziamento esteso (EFF) dell'Ucraina, della durata di 48
mesi. Il completamento della revisione consente un'erogazione immediata di 503
milioni di DSP (circa 690 milioni di dollari USA), portando l'ammontare totale
dei finanziamenti erogati dal FMI nell'ambito dell'accordo a circa 1,6 miliardi
di DSP (circa 2,2 miliardi di dollari USA). Il Consiglio esecutivo ha inoltre
completato la consultazione ai sensi dell'articolo IV del 2026.[1] Le autorità
hanno acconsentito alla pubblicazione del rapporto del personale preparato per
tale consultazione.
L'Ucraina ha mantenuto la stabilità
macroeconomica e finanziaria nonostante la guerra in corso con la Russia, un
contesto esterno più difficile e rischi che rimangono eccezionalmente elevati.
Una politica prudente, un forte impegno nell'ambito del programma sostenuto dal
Fondo e un sostanziale supporto da parte dei donatori hanno
contribuito a preservare la stabilità in circostanze eccezionalmente
difficili. Ciononostante, le prospettive economiche si sono indebolite,
principalmente a causa dell'intensificarsi degli attacchi alle infrastrutture
critiche e delle ricadute negative della guerra in Medio Oriente.
L'andamento del programma è stato
complessivamente soddisfacente. Tutti i criteri quantitativi di performance e
gli obiettivi indicativi di fine marzo sono stati raggiunti, ma l'obiettivo di
fine giugno sulle riserve internazionali nette non è stato raggiunto, in parte
a causa dell'impatto della guerra in Medio Oriente. L'attuazione delle riforme ha subito un rallentamento, con diversi traguardi
strutturali completati con ritardo o non raggiunti. Le autorità
hanno concordato azioni correttive e rivisto le tempistiche per le riforme
chiave, riaffermando al contempo il loro impegno verso gli obiettivi del
programma in materia fiscale, di governance, di lotta alla corruzione, di
settore energetico e finanziario.
La consultazione ai sensi dell'articolo
IV del 2026 ha evidenziato l'importanza di preservare la stabilità
macroeconomica, portando avanti al contempo le riforme cruciali per la ripresa
postbellica e la crescita a lungo termine. Le priorità
principali includono la riduzione dell'economia informale, il rafforzamento
della mobilitazione delle entrate interne, in particolare contrastando
l'evasione e l'elusione fiscale, il miglioramento del clima degli investimenti,
il potenziamento delle istituzioni di governance e anticorruzione,
l'avanzamento delle riforme delle imprese statali, il rafforzamento della
gestione degli investimenti pubblici e la promozione dell'inclusione
finanziaria.
Il programma
rimane interamente finanziato sia nello scenario di base che in quello
peggiore, grazie alle continue garanzie di finanziamento da parte dei partner
internazionali dell'Ucraina, tra cui il prestito di sostegno all'Ucraina da 90
miliardi di euro della Commissione europea e altri strumenti, il finanziamento
ERA del G7 e altri sostegni bilaterali. Il Gruppo dei creditori
dell'Ucraina, che detiene la maggioranza del debito bilaterale ufficiale
dell'Ucraina, ha prorogato l'attuale moratoria sul debito e si è impegnato a
completare un piano di ristrutturazione definitivo del debito dopo la
risoluzione dell'incertezza eccezionalmente elevata (EHU). Un sostegno esterno
tempestivo e prevedibile rimane essenziale per sostenere la stabilità
macroeconomica, ripristinare la sostenibilità del debito e la sostenibilità
esterna, nonché per supportare la ripresa e la ricostruzione dell'Ucraina.
Al termine della discussione del
Consiglio esecutivo, la Sig.ra Kristalina Georgieva, Direttrice Generale del
FMI, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Proteste contro la corruzione
“L'Ucraina continua a dimostrare una
notevole resilienza di fronte alla devastante guerra della Russia. Politiche solide, ancorate al
programma sostenuto dal Fondo, insieme a un forte sostegno internazionale,
hanno contribuito a preservare la stabilità macroeconomica e finanziaria in
circostanze eccezionalmente difficili. Preservare la stabilità macroeconomica
rimane la priorità immediata. Ciò richiede una politica fiscale prudente,
sforzi costanti per la mobilitazione delle entrate, una politica monetaria
vigile, flessibilità del tasso di cambio e misure per salvaguardare la
resilienza del settore finanziario. «Guardando oltre la guerra, il successo
economico dell'Ucraina dipenderà dall'accelerazione delle riforme che
promuovano un settore privato più dinamico, riducano l'economia informale,
rafforzino la governance e lo stato di diritto, migliorino il clima degli
investimenti, approfondiscano i mercati finanziari e sostengano l'adesione
all'UE. Il Fondo rimane impegnato a sostenere l'Ucraina. La continua attuazione
delle riforme, così come un forte sostegno da parte dei donatori, rimarranno
fondamentali per preservare la stabilità, mantenere i finanziamenti esterni e
gettare le basi per una ripresa e una ricostruzione di successo. La
disponibilità ad adottare ulteriori misure, se necessario, continuerà a
rappresentare un importante cuscinetto contro potenziali ulteriori shock.»
Valutazione del Consiglio esecutivo
I direttori hanno riconosciuto gli enormi
costi umani ed economici della guerra
della Russia e le circostanze eccezionalmente difficili in Ucraina. Hanno elogiato la
prudente politica adottata dalle autorità ucraine che, unitamente al
sostanziale sostegno esterno e al programma finanziato dal Fondo, ha
contribuito a preservare la stabilità macroeconomica e finanziaria.
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| Proteste contro la corruzione |


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