UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 30 ottobre 2026

OPPOSITORI DELLE INGIUSTIZIE

di Roberta De Monticelli


 
Come i lettori sanno, il fermo di Youssef  Siher si è concluso con il suo rilascio non avendo commesso alcun reato. Colpevole di dissenso verso una società sempre più ingiusta e criminale, questo sì. La filosofa Roberta De Monticelli, subito dopo il fermo di questo giovane oppositore, aveva scritto una ironica lettera indirizzata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano che ha fatto il giro dei social raggiungendo una marea di persone. La parte che qui pubblichiamo non ha perso nulla della sua validità e della sua necessità. Come lei, anche noi coltiviamo pensieri facinorosi nei confronti di tutto ciò che riteniamo ingiusto e disumano, e come lei continueremo a batterci per cambiare le cose, fino a quando ci rimarrà un alito di vita. [“Odissea”].  


Roberta De Monticelli

Io sottoscritta, circondata da migliaia di facinorosi pensieri in stato d’arresto, confesso che al pari di Youssef Siher “dichiaro guerra a questo presente infame”, e protesto “contro ‘caro vita’, ‘stipendi bassi’ ‘affitti alti’ ‘sanità scadente’ ‘sicurezza nelle strade assente’ ‘governo assente’”, come il Suo Fermo imputa a lui e ai suoi preguaci. Dichiaro inoltre che anche io ho “contatti con ambienti antagonisti”, in particolare “il movimento BDS”, di cui condivido in pieno il criminoso intento di boicottare, disinvestire e sanzionare le attività israeliane nei e contro i Territori Occupati, “a sostegno della causa palestinese”. E scrivo addirittura di tanto in tanto su un pericoloso “quotidiano comunista” che questa scritta porta sul frontespizio. Sono quotidianamente impegnata in pensieri tanto universali quanto “anti-Occidentali”, soprattutto “con l’obiettivo di contrastare l’islamofobia e il razzismo”: arrossisco a dirlo! Anche io considero “il nuovo decreto-legge approvato ‘come un pugno autoritario contro chi dissente, di una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo’”, e temo in questo di essere in sintonia con il noto pregiudicato Prof. Gustavo Zagrebelski. Confesso inoltre che innumerevoli volte ho anche io seguito (anticipatamente!) i consigli di Youssef per aiutare a organizzare le manifestazioni, “dalla riunione iniziale tra amici, conoscenti e compagni fino alla marcia verso un punto di ritrovo prestabilito”. E addirittura ho fatto proprio come lui “suggerisce: … di coinvolgere i passanti e gli abitanti, per ampliare la partecipazione”. Confesso anche il vergognoso reato di aver indossato “occhiali protettivi, kefiah e guanti”. E infine, mi trema la voce a dirlo, ascolto quasi quotidianamente sulle onde malfamate di Radio 3 un programma che si chiama Rivoluzione, condotto dal noto stratega rivoluzionario Stefano Feltri, il cui tentativo di camuffare la sua illecita sobillazione delle menti con il titolo tradotto in inglese non sarà certamente sfuggito, gentile Pubblico Ministero, alla sua panottica e poliglotta attenzione.
In attesa degli agenti che la mia denuncia la obbligherà, come spero, a mandarmi alla porta, conterrò agli arresti domiciliari i miei facinorosi pensieri.
In fede,
Roberta De Monticelli

LA MEMORIA DELLA “MARCIA SU ROMA”
di Franco Astengo


 
104 anni fa si svolse la “marcia su Roma”: una memoria da non smarrire oggi quando l’Italia si trova dentro alle contraddizioni di un sistema politico fragile, ormai ai minimi storici dal punto di vista della capacità d’espressione di una aggregazione collettiva con soggetti politici che sommati tutti assieme non arrivano al 40% dell’elettorato, non se ne rendono conto e lasciano spazio a possibili avventure. Un sistema all’interno del quale emergono seri tentativi di scalata per mutarne la natura costituzionale attraverso una torsione di stampo populistico, personalistico, autoritario: è questo l’orientamento della destra attraverso la nuova legge elettorale ed il tema che sarà al centro della prossima contesa politica in occasione delle future elezioni legislative generali. La “marcia su Roma” ha rappresentato un momento di snodo fondamentale nella storia d’Italia, una data nella quale si registrò il crollo definitivo della vecchia Italia liberale e l’avvento al potere del fascismo: un vero e proprio momento di “eversione delle classi dirigenti” come lo definì Antonio Gramsci. Su quel apparentemente lontano avvenimento è necessario alimentare una memoria storica su ciò che il fascismo è stato ed ha rappresentato nella storia d'Italia, al fine di evitare per quanto possibile quei fenomeni di pericoloso revisionismo che pure si stanno manifestando con intensità, in particolare negli ultimi tempi. Il mantenere la memoria intorno ai fatti e all’esito politico del 28 ottobre 1922 significa anche interrogarsi sul perché la nostra Costituzione non può essere modificata in punti nei quali perderebbe il suo carattere antifascista: ad esempio nell’affermazione della centralità del Parlamento. Uno de padri costituenti, Giuseppe Dossetti, metteva in luce la rilevanza dell'evento globale che l'aveva ispirata: " In realtà, la Costituzione Italiana è nata ed è stata ispirata da un grande fatto globale, cioè i sei anni della seconda guerra mondiale”. L’aver condotto l’Italia nella spirale mortale della guerra rimane la responsabilità più grande del regime fascista ma si tratta di una responsabilità che discende direttamente dal modo con il quale il fascismo assunse il potere, e di conseguenza dalla marcia su Roma e non come molti altri pretendono dall’emanazione delle “leggi fascistissime” promulgate nel gennaio 1925 in conclusione della crisi innestata dal delitto Matteotti o addirittura dall’emanazione delle leggi razziali nel 1938: il fascismo fin dall’inizio è stato feroce interprete della repressione della democrazia. Proprio la consapevolezza di questo fatto portò l’insieme dell’Assemblea Costituente a superare, almeno in misura considerevole, le concezioni di parte e le esplicitazioni delle ideologie contrapposte, ricercando tutti a cercare, di là da ogni interesse e strategia particolare un consenso comune. Il mantenere la memoria della “marcia su Roma” serve soprattutto a ricordarci come il presupposto politico della Costituzione Italiana sia rappresentato ancora e sempre dall'antifascismo.
Su questo punto occorre essere chiari.



La Costituzione italiana è una costituzione compiutamente antifascista, non perché è stata scritta da antifascisti desiderosi di vendicarsi dei lutti subiti; al contrario per voltare definitivamente pagina rispetto alla triste esperienza del fascismo e della guerra. I costituenti sentirono il bisogno e seppero farlo, di rovesciare completamente le categorie che avevano caratterizzato il fascismo.
Come il fascismo era alimentato da uno spirito di fazione e assumeva la discriminazione come propria categoria fondante (sino all'estrema abiezione delle leggi razziali), così i costituenti hanno assunto l'eguaglianza e l’universalità dei diritti dell'uomo come fondamento del loro ordinamento.
Come il fascismo aveva soppresso il pluralismo, perseguendo una concezione totalitaria (monistica) del potere, così i costituenti hanno concepito una struttura istituzionale fondata sulla massima distribuzione, articolazione e diffusione dei poteri. Come il fascismo aveva aggredito le autonomie individuali e sociali, così i Costituenti le hanno ripristinate, stabilendo un perimetro invalicabile di libertà individuali e di organizzazione sociale.
Come il fascismo aveva celebrato la politica di potenza, abbinata al disprezzo del diritto internazionale e alla convivenza con la guerra, così i costituenti hanno negato in radice la politica di potenza, riconoscendo la supremazia del diritto internazionale e ripudiando le nozze antichissime con l'istituzione della guerra. I principi fondamentali della Costituzione sono antitetici rispetto a quelli proclamati o praticati dal fascismo.
L’osservare fin qui spirito e lettera della Costituzione ha reso impossibile ogni forma di "dittatura della maggioranza": spirito e lettera della Costituzione fin qui difesi in occasioni cruciali dal voto popolare. Dobbiamo continuare a respingere questi attacchi e queste pericolose tentazioni e, proprio per queste ragioni, non smarrire mai il senso della memoria storica: anche ricordando un evento funesto e drammatico come quello della Marcia su Roma e cercando di far comprendere appieno la posta in gioco nelle elezioni del 2027 (situazione non ben compresa anche dagli stessi partiti d’opposizione fermi in sterili diatribe per posizioni di potere).

giovedì 29 ottobre 2026

CONTRO LA GUERRA CONTRO IL CAROVITA
Sciopero generale!












I POETI LAVORANO DI NOTTE


 
Il 31 ottobre, alle ore 21:00, il flash mob itinerante “I poeti lavorano di notte” è a cura di Gilberta Crispino, Donatella Massimilla, del collettivo Poetry is my Passion e dei residenti C.A.S.T. Per il collettivo Poetry is my Passion, coordinato da Antje Stehn, partecipano Zoe Aselli, Davide Ancona, Michela Bellin, Barbara Bonazzi, Milena Contini, Cindy Delfini, Annitta di Mineo, Angelo Gaccione, Antonio Laneve, Ana Maria Pedroso Guerrero, Maria Pia Quintavalle, Barbara Rabita, Teresa Scroccarello, Antje Stehn, Tito Truglia e Ana Vincent. Le iniziative del 30 e 31 ottobre e del 1° novembre si svolgono fra Spazio Alda Merini, Ex Fornace e Ponte Alda Merini; dal 2 novembre al 13 dicembre il programma prosegue allo Spazio Alda Merini.



“Se fossi un oggetto, sarei una casa. La mia casa. Mi chiedo sempre cosa provi, quando è vuota e leggera, o quando è pesante e abitata dai nostri respiri. Ascolterei le voci, le litigate, i rumori della vita che si depositano a strati sulle pareti. Le case non sono fatte solo di mattoni, ma dei frammenti delle nostre anime e del disordine che ci portiamo dentro. Le stanze ricordano le risate di quando eravamo piccoli e conservano le ombre di quello che non ci siamo mai detti. La casa sono io. E forse, in fondo, tutto quello che ho sempre cercato, era solo il coraggio di entrarci davvero”.

Joachim Trier

IN RICORDO DI GERMANA MARINI
di Corrado Colombo


 
“My Infinity”: a Somasca la poesia ricorda Germana Marini


Raffaella Lamberti vince la prima edizione della manifestazione: una serata fra versi, musica e arte a Casa San Girolamo Ca’ Miani.

A Somasca di Vercurago, in provincia di Lecco, accanto al santuario di San Girolamo, Casa San Girolamo Ca’ Miani ha ospitato giovedì 22 ottobre 2026 “My Infinity”, la manifestazione dedicata alla scrittrice e poetessa Germana Marini, scomparsa nel 2022. Un luogo di grande spiritualità, capace di accogliere momenti poetici e riflessivi, dove versi, musica e arte hanno dato voce al ricordo. In questa cornice, la poesia è diventata occasione di incontro e di ascolto, un modo per custodire una memoria e condividerla. 


Scognamiglio con i collaboratori

A ideare, organizzare e condurre la serata è stato Samuele Scognamiglio, affiancato dalla madrina Giovanna Rigato, modella e giornalista. Intorno al ricordo di Germana Marini hanno trovato spazio voci e sensibilità diverse, accomunate dal desiderio di condividere la scrittura e di riconoscere alla poesia un posto nella vita della comunità. Dopo un’ampia selezione, quattro autori sono approdati alla finale: Ada Crippa, Sergio Ragaini, Raffaella Lamberti ed Elisa Oneto. Quattro percorsi chiamati a confrontarsi attraverso i versi, offrendo all’incontro il valore della scoperta e dell’ascolto. A conquistare il riconoscimento conclusivo è stata Raffaella Lamberti, vincitrice di questa prima edizione. A valutare i finalisti una giuria composta da Irene Riva, Corrado Binda e Corrado Colombo, regista, scrittore e maestro, nel ruolo di presidente. Il momento del premio ha dato un esito al concorso, inserendosi però in una serata il cui significato andava oltre la proclamazione: offrire occasioni di espressione e far circolare la parola poetica. Le letture sono state accompagnate dagli intermezzi musicali di Angelo Lamanna, in un’alternanza fra voce e musica. 



Le opere dell’artista Fabrizio Martinelli, utilizzate come scenografia, hanno aggiunto una presenza visiva al dialogo fra le arti. Parole, suoni e immagini hanno così condiviso lo stesso spazio, contribuendo alla costruzione dell’omaggio. Ospite d’onore Aristide Milani, poeta e storico lecchese, la cui presenza ha richiamato il legame dell’iniziativa con la cultura del territorio. Un legame fatto di persone, esperienze e passioni che trovano occasioni come questa per incontrarsi e riconoscersi. Al centro è rimasta Germana Marini. 


Samuele con Giovanna Rigato

Dedicarle una manifestazione poetica significa dare continuità alla sua passione per la scrittura, affidando ad altre voci il compito di mantenere aperto quello spazio di espressione. Il ricordo prende così forma in un gesto concreto: leggere, ascoltare, condividere. È da qui che parte il cammino di “My Infinity”. Dalla possibilità che una poesia pronunciata davanti agli altri crei un legame, susciti una domanda, lasci qualcosa da portare con sé. A Somasca, l’omaggio a Germana Marini ha trovato questa forma: una serata in cui la memoria ha incontrato le parole di oggi.

 

  

mercoledì 28 ottobre 2026

LA GUERRA È LA SOMMA DI TUTTI I CRIMINI
di Angelo Gaccione



Nel lontano 2003 diressi, per un solo numero, quello di maggio-giugno, il bimestrale milanese “Qui Porta Romana” legato al Centro Umanista che si occupava fondamentalmente di progetti concreti in favore di alcune aree africane. Lo rivoluzionai completamente facendone un bimestrale nazionale. Firmai molti articoli come ‘Il direttore’, con la lettera ‘G’, qualche breve spigolatura senza firma e altri con i cognomi di alcuni celebri illuministi: Voltaire, Diderot, D’Alembert. Quel numero, ferocemente antiguerra, creò problemi con i proprietari della testata e con gli sponsor e così dopo l’estate fondai “Odissea”. Capitatomi in questi giorni tra le mani quel lontano esemplare, ho deciso di riprendere quei testi perché non hanno mai derogato dal rigoroso impegno contro guerra e guerrafondai. Ecco i primi, i più brevi, qui di seguito.

Riflessioni sulle guerre
Secondo il drammaturgo austriaco Arthur Schnitzler le guerre sono possibili a causa della furfanteria dei potenti, la stupidità della diplomazia, la mancanza di fantasia dei popoli. C’è una parte di verità in questa triade, ma è una verità incompleta. Le guerre persisteranno fin tanto che la civiltà tollererà due anacronismi storici come gli Stati sovrani e gli eserciti. Con il loro relativo apparato di morte fatto di generali, fabbriche d’armi e dunque bombe, missili sempre stupidi, armi di sterminio di ogni sorta, clan di scienziati dalla candida coscienza rispettosamente cristiana che lavorano alacremente per la morte e la distruzione, grassi mercanti (capitalisti, comunisti, ebrei o musulmani poco importa), che sulla morte lucrano. Senza rimuovere queste mortifere escrescenze dal corpo sociale, dobbiamo rassegnarci a criminali come Bush e Saddam, e a vedere molte altre Bosnie e molti altri Iraq: ci piaccia o meno.



Spigolature
Ci si è meravigliati del saccheggio e delle devastazioni seguiti alla caduta del criminale regime di Saddam Hussein. Un popolo ridotto alla fame pensate che possa aver rispetto delle opere d’arte e del galateo? Si ignora forse, da buoni farisei, che la guerra essendo la somma di tutti i crimini, violenze e brutture, riveli la parte più bestiale e feroce di quel mammifero chiamato uomo? 

LIBRI AL MACERO



Caro Professore,
Le scrivo per esprimerLe la mia totale vicinanza ed empatia di fronte alla toccante riflessione che ha condiviso nel Suo articolo. Il “nodo alla gola” di cui parla, nascendo dalle parole di Franco Toscani, è una sensazione che condivido profondamente. La Sua testimonianza - il ricordo delle colonne di libri a casa di Carlo Bo e la preziosa cartolina di Salvatore Quasimodo riemersa dalla Sua “Carboneria” - descrive con straordinaria poesia e verità cosa sia davvero una biblioteca personale: non un accumulo di oggetti, ma una vita intera, fatta di incontri, affetti e memoria. Il drammatico interrogativo “Tutto al macero?” tocca oggi un punto ancora più fragile e attuale. Viviamo in un’epoca dominata dalle nuove tecnologie, dove il digitale tende a smaterializzare tutto e a rendere, dal punto di vista pratico, il libro cartaceo quasi un retaggio del passato o un ingombro da smaltire. È vero che la tecnologia offre immediatezza, ma è altrettanto vero che non potrà mai sostituire per tutti la dimensione fisica della pagina, il profumo della carta e la storia tangibile che ogni volume custodisce. Il rischio reale di questa transizione è che si finisca per considerare “da macero” non solo i libri, ma l’Umanità e le memorie che essi rappresentano. Anche senza la pretesa di poter risolvere un problema così vasto e complesso, sentivo il bisogno di farLe sapere che il Suo pensiero è condiviso. Custodire la sensibilità per il libro cartaceo e continuare a porsi queste domande è già, di per sé, un modo per non cedere all’indifferenza di questo tempo.
La ringrazio di cuore per la bellezza e la sincerità dei Suoi scritti.
Con stima e profonda vicinanza,
Rosario Undiemi

LIBRI IN PERICOLO



La nota sul rischio di tanti libri al macero che ho pubblicato lunedì 26 ha rivelato un problema molto più ampio e drammatico. Come si può vedere da queste voci. (A. G)
 
È una riflessione che condivido, anche noi custodiamo un'infinità di libri preziosi. Ma che cosa succederà quando non ci saremo più?
Maria Cristina Pianta - Milano
 
Carissimo Angelo, l’avevo letta stamattina su “Odissea” con tanta malinconia. Coraggio. I libri sono attorno a te, a me, a noi e anche loro lottano per sopravvivere. Intanto donano a noi le parole che aiutano noi a sopravvivere. Come le stelle.
Zaccaria Gallo - Bisceglie
 
Ho lo stesso problema, molti libri al macero perché neppure la Nazionale (di Firenze) ne vuole di libri… problema di spazio, di personale che dovrebbe catalogare, di personale che dovrebbe ritirare i libri a domicilio. Per fortuna un professore di Storia dell’Unical si sta incaricando di trasferire nelle sue ampie stanze il frutto della raccolta di libri di una vita di mio marito, bibliofilo. Ho svuotato già molto, con mio grande dispiacere, ma non conosco la mia destinazione: 60 mq a Firenze, un bilocale, penso. Giusto una piccola libreria dove ricoverare i libri più cari. La parte che riguarda il cinema, comprese enciclopedia del cinema, dvd, testi vari verrà portata ad Acri dato che Paolo, il nipote di Mario, avrebbe intenzione di far riattivare il cinema di San Domenico e per questo vi sono stati incontri con il sindaco. Avevo offerto alla Nazionale la storia di Milano della Treccani, una ventina di volumi, e di Venezia, 14 volumi, ma quando ho chiesto quale fosse la modalità di consegna, tutto si è arenato.  
Tata Marchi - Castrolibero e Firenze
 
Bellissimo articolo caro Angelo. Io la settimana scorsa ho regalato due casse di libri alla Circoscrizione. Spero che gli anziani (come me) siano contenti di leggerli. Certo, regalare libri per me è sempre una sofferenza. Ma non ho altra scelta.
Maria Spinelli - Verona  
 
Caro Angelo, commovente quello che scrivi. L’ho copiato e messo in un luogo da utilizzare. Grazie per quello che hai scritto.
Maurizio Nocera - Lecce
 
Molta tristezza. Anch’io, da quando Anna se ne è andata, mi chiedo spesso, dove andranno i nostri libri? Un po’ ai miei figli ma la maggior parte?
Roberto Marelli - Milano
 

 

 

 

ACCOSTARE LA VISIONE ALL’IDEA
di Giorgio Bolla


Andrea Zanzotto
 
I (miei) zanzottiani Animi
 
Poeta della Trasfigurazione, in Lui laico simbolo evangelico. In questa penetrazione cosmica Goethe sembra il Suo referente, il Suo avvicinamento.
 
1.- “L’acqua di Dolle” da Dietro il Paesaggio: … l’acqua di Dolle/che portò dieci colline al paese/... ora viene quest’acqua ch'io sospiro/perché traspare dalle tue/membra gemelle; …
La carnalità dell’acqua, acqua tra fronde e verde, materia del sogno per arrivare alla Memoria.
 
2.- “Fuisse I” da Vocativo: Pace per voi per me/buona gente senza più dialetto/senza pallide grandini/di ieri, senza luce di vendemmie,/pace propone e supremo torpore/l’alone dei prati la cinta/originaria dei colli la rosa/dispersa il sole/che morde tra le tombe./Ah la cicuta e il poco/formicolio, non più, colà sepolto./Ah l’acqua troppo tenue che mi cola/oltre la gola e gli occhi e di là di là s'invischia/in tiepidi miseri specchi/su cui l’ortica insuperbisce…
 
Il Passato concluso, che non lascia nulla al Presente nemmeno attraverso la Nemesi di Mnemosine.
 
3.- “Oltranza Oltraggio” da La Beltà: Salti saltabecchi friggendo puro-pura/nel vuoto spinto outré/tutto sommato/tutto/sei più in là/ti vedo nel fondo della mia serachiusascura …
 
Disianza, Oltranza. E dunque Oltraggio è lo sforzo di immaginare, vedendo, un Dio.
 
4.- “Tavoli, giornali, alba pratalia II (ma poi alba pratalia)” da Fosfeni: Oh logos che ti fai ritrovare/ … - come al gettare amo e filo nella neve/ … Logos, Piccolo come questo Trattino e solo casualmente/qui sotto corpo di trattino//piccolo come tutte le dimenticanze che/sembrano grandi – e lo sono – e sono lo spazio/e lo spazio in cui tu   fai trattini e trattini/fai le aste/un’intera pagina di !!!! un sonno, un mondo/!!!!!!!! un !!! !!! forse virgolettato d’aste…
 
La risalita al Logos trasfigurando la Natura, delle cose e degli uomini. Identificare il Filo è il compito, forse nel sonno.

martedì 27 ottobre 2026

L’INDUSTRIA DELLA PAURA
di Angelo Gaccione


Illustrazione di Laura Lobetti-Bodoni

Hanno martellato per una settimana intera su giornali, radio e televisioni per creare un clima di paura; vi si sono impegnati personaggi di ogni tipo e persino uomini e donne delle istituzioni. Hanno dipinto Milano come in preda al cataclisma credendo di spaventarla, come se la città non avesse visto di peggio; non avesse subìto il terrore delle stragi e delle bombe. E invece la città non è caduta nel tranello. Sabato era una giornata luminosa con un cielo particolarmente azzurro: così bello quando è bello, così splendido, così in pace come scrive Manzoni nel diciassettesimo capitolo de I promessi sposi, ed io volevo vedere con i miei occhi se il tam tam della paura, dell’industria della paura, avesse avuto effetto. E invece no. La linea gialla della Metropolitana era attiva come le altre e Piazza del Duomo era, come sempre, gremita di turisti, famiglie, coppie, musicanti. I blindati della polizia e le tute dei militari non avevano scoraggiato nessuno e la vita ferveva. Ferveva in Galleria, e quasi per niente in via della Spiga come in via Monte Napoleone. Faceva un certo effetto vedere molte delle vetrine degli opulenti negozi della moda sigillati da tavole di compensato. Il cielo era in pace e non c’erano guastatori in giro, stonavano un paio di elicotteri che vigilavano dall’alto; ma vigilavano sul nulla. Ho approfittato per scattare delle foto alle targhe commemorative dei patrioti Francesco Restelli e Cesare Correnti, e a quella dei bambini ebrei cacciati dalla scuola di via della Spiga con l’introduzione delle leggi razziali in Italia. Come per un segno del destino ho scoperto una targa sulla parete interna di un palazzo (Proprietà Visconti Uno) che alla pace rende onore. È in versione latina con la traduzione italiana in basso: “Spiga, nome di pace. / Chiunque ama comporre il grato nome della pace / qui, dove la spiga verdeggia / trova gli auspici della pace”. Ed è stata davvero di buon auspicio. In via Monte Napoleone la lapide al patriota Emilio Morosini sulla facciata della casa dove aveva abitato, e quelle che ricordano i capi dell’insurrezione contro gli austriaci, quella dove visse Cattaneo con le lettere sempre più sbiadite e illeggibili, come quella di Tommaso Grossi, oramai divenuta una pietra bianca e vuota. È anche questa indifferenza colpevole, questa mancanza di cura, che alimenta la rabbia. Per non guastarmi il sangue decido di sbucare in Piazza San Babila: tutto tranquillo anche lì. Mando un messaggio rassicurante ad un amico a Pisa che voleva sapere notizie su questo inesistente pomeriggio di paura, e mi dirigo verso Piazza dei Mercanti. 


Atelier Teatro

Altra piacevole sorpresa: mi trovo davanti ad un rudimentale palco, ad una tela che funge da sipario e ad un pacifico pubblico seduto sui gradini della Loggia e su degli sgabelli di colore rosso. Aspettano la recita di Atelier Teatro che sta tenendo un festival di teatro popolare nelle piazze della città. Lo farà fino al 22 novembre: ecco un ottimo modo per creare rapporti, relazioni pacifiche, divertimento sano, contro coloro che pretendono di blindarla la città. Mi viene in mente una frase dello scrittore svedese Stig Dagerman: “Chi costruisce prigioni si esprime meno bene di chi costruisce la libertà”. Prendo posto anch’io: ci sono dei bambini ed io mi trovo sempre bene in loro compagnia; ci godiamo una esilarante Canovacci di commedia. Un purpurri, una mescolanza, un ibrido nato da un Seminario Internazionale di Commedia dell’Arte ed ora ci viene restituito. Gli attori provengono da città diverse, lo scopriremo alla fine quando si presenteranno al pubblico individualmente; il pretesto è L’opera da tre soldi di Brecht, ma la commedia dell’arte improvvisa e mescola. Tante le allusioni a Milano, ai suoi luoghi, ai suoi eventi. Non potevano, ovviamente, mancare quelle al sabato nero dei disordini e dei saccheggi. Con molta ironia verso il potere, come si conviene.

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