A TE CHE RESISTI
A Papa Leone
XIV
28 agosto 2026,
festa di Sant’Agostino
Caro Papa
Leone,
A te che
resisti vogliamo dire anzitutto la nostra ammirazione per l’umile coraggio con
cui osi chiedere ai potenti del mondo di rovesciare le loro condotte per
instaurare una pace disarmata e disarmante. Temiamo però che se Tu restassi
solo a proclamare la necessità di questa conversione per la salvezza del mondo,
saresti additato come un trasgressore e un pericoloso visionario, e forse anche
ingiuriato con l’intenzione di travolgerti. D’altra parte la situazione di
pericolo a cui è giunta la storia che stiamo vivendo è a uno stadio così
avanzato che Tu nella raccolta delle tue invocazioni alla pace giungi a porre
una questione radicale: la specie umana, cioè tutti noi, dobbiamo, e meglio
ancora, possiamo, “continuare ad abitare la Terra”? Questa domanda insorge
quando, come Tu osservi, “la combinazione del dominio cibernetico con il riarmo
globale induce a porre seriamente tale questione”, e quando “oggi ben 103 Stati
sono coinvolti in qualche maniera in una guerra sulla Terra, e le armi
rimbombano e uccidono” dall’Ucraina al Medio Oriente fino al Congo, “e in tante
altre situazioni”: Noi condividiamo il tuo dolore, perché una viva sofferenza
ci procura la distruzione anche di una sola casa nell’uno o nell’altro teatro
di guerra. A questa realtà si può aggiungere il pericolo che la fine violenta
del mondo possa intervenire quasi per caso, contro la stessa volontà degli
uomini, anche dei più potenti, perché, come è stato denunciato qualche
settimana fa dalla OpenAI, una delle maggiori industrie americane
di Intelligenza Artificiale, due dei suoi sistemi informatici sono sfuggiti al
controllo umano ed hanno deciso, sulla base di loro “ragionamenti” del tutto
autonomi e inintelligibili dai loro stessi creatori, delle azioni che in altre
circostanze potrebbero essere tali da giungere alle conseguenze più nefaste; e
in tal caso non ci sarebbe alcuno Stanislav Petrov, l’ufficiale sovietico da Te
ricordato, che potrebbe impedirlo. Così stando le cose, la nostra risposta non
può essere di routine, mentre non si intravvede un’assunzione di responsabilità
da parte di quegli artefici della politica odierna che credono solo alle armi e
prendono posizioni stantie o solo interessate alla competizione per il potere,
come si è visto anche in quest’ultima torrida e guerreggiante estate. Occorre
al contrario mettere in campo risorse non ancora esperite o nascoste, occorre
una reazione di straordinaria portata di cui sia protagonista l’umanità tutta
intera, quella “magnifica humanitas” che hai esaltato nella tua ineguagliabile
enciclica.
Né tranquillizza
l’idea che in futuro l’Intelligenza Artificiale sarà domesticata così da
diventare un puro strumento nelle mani dell’uomo; questa candida rassicurazione
non basta più quando sempre più si fa manifesto come la tecnica cessi di essere
strumento per farsi signora: ne fece una denuncia precoce, che non si può
ignorare, il filosofo Martin Heidegger già nel 1966: “la tecnica moderna nella
sua strapotenza planetaria non è uno strumento e non ha più a che fare con
strumenti: essa strappa e sradica l’uomo sempre più dalla terra”; una
strozzatura che lo portava a chiedersi se, giunti a questo punto, “solo un Dio
ci può salvare”. Avvertendo la gravità della crisi, alcune voci profetiche del
Novecento, uscite dal mondo laico, si posero questa stessa domanda, in
controtendenza rispetto al pensiero della modernità secolare, soprattutto
occidentale. Decodificata, questa domanda suggeriva che l’umanità in “una
rinnovata cooperazione, una rinnovata cooperazione con Dio”, secondo le
parole di Claudio Napoleoni, potesse salvarsi e uscire dalla chiusura a cui la
storia del mondo era pervenuta. I credenti sanno, che proprio questa è la
strada della salvezza. Ma per il senso comune e la cultura del tempo questo è
un pensiero alieno, perché si tratterebbe di richiamare Dio dall’esilio a cui
l’età moderna, affidandosi alle sole risorse dell’uomo, lo ha relegato,
confinandolo nel privato. Ma per preservare il mondo e perché la storia
continui è proprio a questa domanda che l’uomo di oggi dovrebbe dare riscontro
e così, nell’unità di credenti e non credenti, in forza del comune principio di
responsabilità a cui ha richiamato Hans Jonas, porre mano all’impresa del
rovesciamento del corso letale della storia. Questo comporta però che il Dio
richiamato dal suo esilio sia un Dio credibile. Ma purtroppo sono in
circolazione nel mondo di oggi immagini non lusinghiere di Dio, non solo per
sovrapposizioni e superstizioni che nei secoli si sono andate accumulando su di
Lui, ma anche per l’uso strumentale che viene fatto del suo nome per interessi
del tutto mondani e per vere e proprie corruzioni di cui negli ultimi tempi è
stata oggetto la sua figura.
Tu stesso ne sei stato colpito quando alla tua affermazione che Dio ripudia tutte le guerre, e “non è mai dalla parte di coloro che impugnano la spada”, il vicepresidente americano Vance ha replicato che Dio “era dalla parte degli americani che liberarono la Francia dai nazisti”, e ti ha invitato ad andare a lezioni di teologia. Altrettanto aberrante è stata la scena della imposizione delle mani alla Casa Bianca per consacrare il nuovo messia, e grottesco il coro dei pretesi attuali antagonisti dell’Anticristo. Ma dove la contraffazione dell’immagine di Dio è stata più dolorosa e tale da suscitare la ripulsa più motivata, è stato nel sovvertimento che soprattutto nelle vicende più recenti il nome e il mandato di Dio hanno subito ad opera dello Stato di Tel Aviv, col rischio di un travolgimento degli stessi valori universali della fede d’Israele e dell’intero popolo ebraico. La promessa della terra è stata interpretata come legittimante l’esclusione e perfino lo sterminio di ogni altro popolo, le operazioni militari anche più efferate sono state designate con nomi biblici, e l’operazione guidata dalla piattaforma di Palantir per il tracciamento e l’uccisione degli “obiettivi” da eliminare a Gaza, è stata chiamata “Gospel”, cioè Vangelo. Per contro una straordinaria purificazione dell’immagine e della figura di Dio è stata operata nella Chiesa cattolica negli ultimi decenni, come nelle altre Chiese cristiane, e incoativamente anche nell’Islam. Non che nella Chiesa sia stata minimamente cambiata la nozione della fede nel Dio Padre del Figlio crocefisso, né la corrispondente teologia tramandata dai Concili, ma ne è stata via via affinata l’interpretazione e straordinariamente arricchito l’annuncio. Ciò è stato necessario anche perché nell’attuale rapidità e sommarietà dell’informazione e della trasmissione del sapere, alcune tradizioni bibliche che giustamente vengono presentate come “parola di Dio”, se percepite in modo letterale e al di fuori di un’interpretazione o ermeneutica altrettanto ispirata (che era poi quella, secondo gli evangelisti, di Gesù), si prestano ad equivoci fino a risolversi in contromessaggi.
Basta pensare a che cosa arrivi a un orecchio
abituato all’informazione quotidiana quando sente lodare il Dio degli eserciti,
data l’ignominia degli eserciti moderni, o sente il racconto di popoli che per
comando divino sono votati allo sterminio, a cominciare da Gerico, o
l’invocazione dei Salmi al Dio che punisce tutte le genti. Veramente qui
echeggia la verità di un verso dolente del poeta e frate servita David Maria
Turoldo quando con struggente affetto cantava: “Oh quale per Te tenerezza mi
ispira il carico di errate preghiere onde si crede di renderti onore!”.
Perciò è stato
così importante che in questi anni il Dio annunciato dalla Chiesa, sia stato un
Dio esente da ogni ambiguità denigratoria, un Dio di cui, per significare la
bontà, la lettera a Tito esalta l’“humanitas” (un Dio umano!), di cui papa
Francesco diceva che è solo misericordia e, con uno dei suoi neologismi
spagnoli, che “primerea”, cioè arriva primo nell’amore, e di cui
Benedetto XVI, già non più papa, scriveva che l’idea che per essere risarcito
del peccato degli uomini avrebbe avuto bisogno del sacrificio del Figlio era
“del tutto errata”, fino alla tua affermazione che Dio non ascolta le preghiere
di chi fa la guerra e ha le mani che grondano sangue. Anche nell’Islam abbiamo
visto come si sia affinata la percezione di Dio, sia nel Documento di Abu Dhabi
sulla Fratellanza Umana, firmato insieme a Papa Francesco dal Grande Imam di
Al-Azhar, secondo il quale “le diversità di religione sono una sapiente volontà
divina”, sia con l’affermazione dei sapienti musulmani, contro lo Stato
islamico, secondo cui la nozione che il Profeta sia stato “inviato con la
spada” è parte di un Hadith che è “specifico rispetto a un determinato tempo e
luogo, tempo e luogo che si sono ormai esauriti”. È dunque questo Dio della
libertà e della misericordia che l’umanità intera può ritrovare, richiamandolo
dal suo esilio, per riprendere lena e riappropriarsi del futuro.
A noi pare che questo possa fare oggetto di una grande e straordinaria iniziativa della Chiesa, e se possibile delle Chiese e di altre confessioni religiose, che tutte insieme e in comunione tra loro si rivolgano all’umanità tutta intera perché si distolga dalla via sbagliata e intraprenda la strada della sua salvezza storica aperta sul futuro. In particolare, pensiamo che compito della Chiesa sia di “aggiornare” l’annunzio di questo Dio, e di farlo nel modo più solenne e a lei proprio che potrebbe essere la convocazione di un Concilio Vaticano III, portando così a compimento il ciclo cominciato col Concilio Vaticano II. Come Giovanni XXIII, contro “i profeti di sventura” ebbe il coraggio profetico di indire un Concilio per rinnovare la figura della Chiesa “nel mondo di questo tempo”, così oggi la Chiesa potrebbe rispondere alle angosce di oggi offrendo l’immagine di un Dio sempre uguale a se stesso, ma compreso secondo le domande e le sfide del mondo di questo tempo; e come il Concilio Vaticano II si concluse con la “Gaudium et Spes”, così il Vaticano III potrebbe concludersi mostrando il volto del “Dominus Deus in mundo huius temporis”. Ciò darebbe anche l’occasione di adempiere a un compito che può essere attuato solo collegialmente, di una nuova scelta delle letture bibliche proclamate nelle occasioni liturgiche per aiutare il popolo cristiano a una nuova corretta elaborazione della fede: impresa di carattere pastorale che valga a far meglio rilucere l’unità dei due Testamenti, contro ogni sospetto di indulgenze cosiddette “marcionite”. Così anche la Chiesa cattolica farebbe la sua parte nella restituzione al mondo della vera immagine di Dio mediante una disambiguazione di letture bibliche e preghiere che nelle liturgie quotidiane a fronte di una moltitudine di fedeli, se recepite in modo letterale o “fondamentalista”, possono prestarsi a fraintendimenti e offuscamenti dello splendore della fede.
Come tu stesso hai ricordato nel discorso al III World
Meeting «sulla Fraternità Umana», «nella Bibbia sono i testi più recenti e più
maturi a narrare una fraternità che supera i confini etnici del popolo di Dio e
che si fonda nella comune umanità», segno che non tutti i testi della Bibbia
hanno pari validità pastorale. Così rinnovato “il concetto di Dio” dopo le
sfide letali di oggi, così come fu rivisitato alla fine del III millennio “il
concetto di Dio dopo Auschwitz”, una grande comunione di popoli potrebbe dare
riscontro alla domanda se “solo un Dio ci può salvare”. Così, nel 1934,
Dietrich Bonhoeffer propose un “grande concilio ecumenico della santa chiesa di
Cristo” per il disarmo e la pace. Naturalmente questa è una suggestione, se non
un suggerimento di cui solo Tu, caro papa Leone, puoi giudicare l’opportunità e
decidere che fare.
Con tutta la
nostra solidarietà e il più sincero affetto,
Raniero La
Valle,
Luis Carlos
Orellana,
Giovanni
Spallanzani
Con:
Raffaele Luise,
Roberto Savio, Riccardo Petrella, Domenico Gallo, Mario Agostinelli, Agata
Cancelliere, Angelo Gaccione, Sergio Paronetto, Francesco Domenico Capizzi,
Tecla Mazzarese, Annika Colombi, Claudio Ciancio, Massimo Zucconi, Gian Giacomo
Migone, Enrico Peyretti, Franco Ferrari con i Viandanti PRS, Anna Sabatini
Scalmati, Fabio Filippi, Flavio Pajer, Centro Impastato di Palermo, Agnes
Duerrschnabel, Eugenio Castioni, Bianca de Matthaeis, Maria Cristina Giorcelli,
Centro Gandhi onlus, Carlo Fiocchi, Maria Luisa Arena, Fausta Ferraro, Angela
Mancuso, Carlo Maria Ferraris, Federico Palmonari, Giovanna Pitrone, Salvatore
Nocera, Pasquale De Sole, Gianfranco Maddoli, Angelo Mozzappi, Carla Porelli,
Paolo Bertagnolli, Oberhofer Rosa Maria, Antonino Nigito, Fabrizia Orsaria,
Rossana Mattiussi, Anna Maria Viviani, Agnese Rastelli, Monica Simenoni,
Fiorella Tagliaferri, Marina Rossi, Elisabetta Rossi, Mario Dal Negro, Carla
Portesine, Magda Gruarin, Fulvia Carrucoli, Danilo Solfaroli Camillocci,
Luciano Benini, Emanuela Ferrari, Aldo Preda, Giorgio Giunta, Maurizia Manini,
Anna Bardelli, Severino Piovanelli, Piergiorgio Bortolotti, Isabella Falletti,
Anna Maria Gon, Luisa Fattorusso, Giuseppe De Marco, Angela Silvestre, Pina
Garau, Eliana Princi, Cristina Stevanoni, Ivano Mariconti, Maurizio
Quattrocchi, Gianni Pastro, Giovanna Carrara, Maria Ragonese, Paola Mancinelli,
Ambretta Greco, Daniele Barbieri, Ester Prestini, Salvatoreantonio Aulizio,
Irene Ciravegna, Rolando D'Alonzo, Marco Lisandrelli, Grazia Zuriatti, Enrico
Virtuani, Enzo Robles, Alida Airaghi, Alfio Minetti, Nanda Regondi, Enzo
Carpentieri, Valeria Aimaretti, Rinaldo Geremia, Ado Grilli, Paola Saccani,
Angelo Bufalari, Elida Della Lucia, Mario Ghidoni, Silvia Rizzi, Maria Grazia
Papaleo, Santo Di Nuovo, Paola Lazzaro, Paola Bottoni, Valeria Dalla Bona,
Paola Redaelli, Anita Cappello, Mirella De Gregorio, Luisa Mucci, Lino Allegri,
Fabiola Dessi, Chiarastella Pesenti, Massimo Zamboni, Mario Marchiori,
Alessandra Manzoni, Franca Littarru, Rosalba Capitaneo, Giuseppe Turani, Piera
Gaia, Maria Rizzi, Ales Bello, Maria Adele Valperga, Giuliana Moda, Giuseppina
Timpani, Fabio Fabio, Raffaele Iavazzo, Angelo Persiani, Fabrizio Persico,
Roberto Serone, Margherita Masè, Mariella Smiroldo, Maria Gabriella Fornero,
Suor Annamaria Mulazzani, Leonelli Cristina, Mario Vatta, Roberta Amoroso,
Luigi Alfieri, Liliana Frascati, Vincenzo Pezzino, Caterina Siligardi, Carmela
Dortello, Giovanna Monina, Carmen Campesi, Sebastiana Ottaviani, Gabriella
Verucci, Romano Demicheli, Sandra Niccolai, Ilva Palchetti, Marialuisa
Virtuani, Chiara Benvenuti, Mariarosa Tinaburri, Stefano Poli, Barbara Daga,
Giuseppe Cago, Salvatore Maugeri, Vittorio Florioli, Isa Benatti, Romano
Madera, Doriana Laraia, Alessandra Basilio, Nicoletta Negri, Nicola Lo Bianco,
Grazia Napoletano, Pierpaolo Loi, Alessandro Bazzan, Claudio Freschi, Pietro
Pizzuti, Paolo Farinella prete, Luigi Elli, Angela Margaritelli, Danilo De
Regis, Antonia Bufano, Laura Donati, Maria Rita Vella, Rosangela Mura,
Mariateresa Chiesa, Cristina Marchionni, Valeria Caroli, Clara Benedini, Lucia
Tibaldo, Carmine Miccoli, Silvia Gonzato, Anna Maria Bionda, Pina Allegrini,
Renata Longo, Nevio Santini, Roberto Gelpi, Paolo Restuccia, Alfonso Pastore,
Maria Pia Tironi, Massimo Pesenti, Luciano Paradisi, Pietrina Rubanu, Patrizia
Guarise, Mariagrazia Medici, Patrizia Farronato, Rosaria Carbone, Andrea
Gusmini, Giuseppe Angelastro, Mauro Conte, Maria Manzotti, Aldo Bacchiocchi,
Rossana Papagni, Sandro Calvani, Carla Portesine, Francesco Maisto, Massimo
Laureano, Andrea Melodia, Giuliana Sarogni, Francesco A. Romito, Mirella De
Gregorio, Gabriela Lovato, Antonino Nigito, Giuseppe Staccia, Sergio Flotta,
Silvana Botassis, Maria Speranza Perna, Melania Sinibaldi, Libere Cittadine,
Giovanni Ambrosoni, Francesco Maisto, Stefano Poli, Paola Seri, Fabrizia
Baldissera, Nicola Ianni, Carlos Cerón, Rosario Grillo, Carmen Secchi, Nunzio
Marotti, Giorgia Delledonne, Sandra Speranzini, Cecilia Attiná, Roberto Bosi,
Eralda Caserio, Mario Casini, Ermelinda Lando, Elisabetta Alberton, Camilla
Briganti, Angela Vezzani, Raffaele Magrone, Monica Zanolla.

























