UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 30 agosto 2026

SIAMO TUTTI IN PERICOLO


Nella foto il fisico Carlo Rovelli

Quella che leggerete più sotto è una breve e sconfortata lettera privata. Zaccaria Gallo me l’ha mandata via WhatsApp la tarda mattinata di martedì 25 agosto dopo che avevo pubblicato su “Odissea” la notizia che la Russia aveva ritirato da Londra in suo ambasciatore. Una situazione pericolosa, un clima fosco per l’Europa e per tutti noi, perché si va facendo concreto il rischio di un conflitto nucleare. Ho deciso di pubblicarla dopo che diverse persone mi hanno scritto allarmate, e un ex senatore mi ha scritto parole poco sagge. I lettori di questo giornale conoscono da anni la nostra posizione radicale contro guerra, riarmo, alleanze militari, spreco di danaro pubblico per la distruzione e la morte di uomini e di beni. I miei amici lo sanno da sempre. Se fossi nato in Russia sarei in un lager o già passato a miglior vita da tempo per le mie posizioni antiguerra. Lo stesso se fossi nato in Ucraina perché mai avrei indossato una divisa per la sporca guerra di Zelensky. Come ho scritto più volte, visto che sono i governanti a causare le guerre con le loro criminali politiche, devono essere loro e i loro figli ad andare al fronte, risparmiando ai popoli innocenti morti, distruzioni, lutti, profughi, fame e rovine. Zaccaria Gallo è uno scrittore, ma è stato anche un medico, per lui difendere la vita è un obbligo morale. Quello stesso pomeriggio, sempre tramite WhatsApp, il saggista piacentino Franco Toscani mi ha scritto queste parole: “Maledetti Putin e Trump, maledetta follia di potenti, maledetti guerrafondai di tutte le risme che spingono il mondo verso una catastrofica terza guerra mondiale, con armi nucleari”. La lettera di Gallo e queste parole di Toscani mi esimono di aggiungerne altre.
[Angelo Gaccione]  


Zaccaria Gallo

Ohhhhh Angelo, Angelo caro, spero di non dover vivere un’altra volta quello che ho visto, sofferto e vissuto quando ero bambino. Che terribile cosa è amare la vita e temere di vederla finire. Il mio cuore è pieno di tristezza al pensiero di non avere più la possibilità di amare il mondo, una nuvola, un filo d’erba, un’onda che accarezza la riva del mare, un gatto, un amico, un altro essere umano. E di non poterlo fare perché gli esseri umani hanno scelto di non condividere questo amore, per essere sempre in guerra con gli altri e con sé stessi. Che cadano i miei capelli bianchi se non servono più a nulla.
Tuo, Zaccaria

LIBRI SENZA PADRINI
di Giò Talarico
 


Chi decide quali libri meritano di essere letti?
 
Mi sono chiesta più volte una cosa: chi decide, nel mondo della letteratura, quali libri debbano essere conosciuti e quali invece possano passare quasi inosservati? Da cittadina e lettrice, guardando da fuori, a volte ho l’impressione che non sia sufficiente scrivere un buon libro, bisogna anche riuscire a trovare qualcuno che ne parli, che lo presenti, che lo segnali, che gli dia quella visibilità necessaria per arrivare ai lettori. E qui cominciano le perplessità. Perché può capitare di vedere libri e autori continuamente presenti negli stessi ambienti, negli stessi incontri, nelle stesse occasioni, mentre altri sembrano non riuscire mai a trovare uno spazio. Non necessariamente perché siano meno bravi, forse più semplicemente, perché non fanno parte di quel determinato giro. Non voglio generalizzare e non penso che tutto il mondo letterario funzioni così, sarebbe ingiusto dirlo, ma credo che sia legittimo interrogarsi su un sistema nel quale le conoscenze e le relazioni sembrano avere un peso importante anche nel decidere chi meriti attenzione. E mi domando soprattutto che cosa possa provare un giovane che decide di scrivere; immagino che non sia facile dedicare tempo, energie e speranze a un libro e poi scoprire che il problema non è soltanto riuscire a pubblicarlo. Dopo la pubblicazione comincia un’altra partita; bisogna riuscire a farsi leggere. Ma come può essere letto un autore sconosciuto se nessuno gli offre la possibilità di essere conosciuto? Un giovane scrittore che non appartiene a determinati ambienti parte inevitabilmente svantaggiato; può avere talento, può avere qualcosa di importante da dire, può persino aver scritto un libro migliore di altri più visibili, ma se non ha relazioni, se non conosce le persone che contano, rischia di rimanere fuori dalla porta, ed è questo che trovo più ingiusto. Non credo che chi si occupa di letteratura abbia il compito di garantire il successo a ogni autore, sarebbe impossibile e nemmeno auspicabile, credo però che abbia una responsabilità nel permettere che le voci possano essere ascoltate prima di essere giudicate.
Perché se decidiamo in anticipo a chi dare spazio, rischiamo di non scoprire mai chi avrebbe meritato quello spazio. La cultura dovrebbe essere un luogo aperto, soprattutto per chi arriva dopo. I giovani scrittori hanno bisogno di confrontarsi, di essere criticati quando necessario, ma anche di avere una possibilità. Non dovrebbero essere costretti a chiedersi, prima ancora di aver cominciato, se appartengono oppure no al gruppo giusto. Forse noi cittadini dovremmo semplicemente osservare di più queste dinamiche. Non per accusare qualcuno, ma per porci una domanda molto semplice: quando scegliamo di dare visibilità a un libro o a un autore, stiamo premiando davvero il valore di ciò che ha scritto oppure, qualche volta, anche le relazioni che quell’autore ha saputo costruire?

 

APPUNTI SU UN’INTERVISTA
di Giovanni Bonomo*


Giovanni Bonomo

Ci sono interviste che informano e altre che, risposta dopo risposta, restituiscono il profilo morale di chi parla. Questa appartiene alla seconda categoria: https://www.ilgiornalaccio.net/le-intersviste/angelo-gaccione/
Di Angelo Gaccione apprezzo da tempo non soltanto la scrittura, ma soprattutto quella rara coerenza fra cultura, indipendenza intellettuale e coscienza civile che attraversa anche queste risposte. Mi ritrovo particolarmente nella sua diffidenza verso il conformismo, le cordate culturali, il successo come misura del valore e, più ancora, nella convinzione che scrivere possa essere un obbligo morale, non un esercizio di compiacimento. Splendida la sua formula: “Ho imparato come non devo scrivere”. E ancora più preziosa, in tempi di superficialità elevata a sistema, l’idea che le cose profonde richiedano profondità, studio, fatica. Ma è soprattutto nel rifiuto della guerra e nella difesa della vita che riconosco in Gaccione qualcosa di più di uno scrittore: un intellettuale nel significato ormai quasi dimenticato del termine, capace di scegliere la marginalità pur di non barattare la propria libertà con il consenso. E oggi, a ben vedere, questa è già una forma di letteratura civile.  

*avvocato, dir. “Centro Culturale Candide”

 


A seguito della pubblicazione di questa nota dell’avvocato Bonomo sui Social, sono arrivati tantissimi messaggi ed email da diverse parti d’Italia. La stima e l’affetto che viene riservata al lavoro che facciamo, ci gratificano e ci rendono più forti e sicuri. Ne abbiamo scelti alcuni, ma ringraziamo pubblicamente tutte e tutti.
 
“Ci fosse fisicamente J. P. Sarte, sono certa che ti avrebbe invitato a bere un caffè in uno dei bar della zona, per compiacersi di te e dei tuoi scritti”.
Maria Luisa Belfiore 

(Con invio di una foto da Parigi, Place Saint Germain des Prés)
 
“Magnifica l’intervista ed epocale ed eroica la tua testimonianza! L’ultimo testo ti rende veramente onore”.
Gabriella Cinti
 
“Concordo pienamente con questo ritratto”.
Marisa Brecciaroli
 
“Bella, condivido tutto”.
Maria Antonietta Montella
 
“Condivido pienamente”.
Gianna Caliari
 
“Bellissima manifestazione di stima!! Goditela tutta perché è vera. Buonasera”
Teresa Straface
 
“Le tue risposte all’intervista hanno valore indipendentemente dal suo riconoscimento”.
Lodovica San Guedoro
 
“Ciao Angelo, ho letto con ammirazione questa intervista, l’importanza dello studio continuo per chi scrive e fa cultura, il non essere troppo severi con sé stessi rispetto alle opere giovanili e alla loro naturale ingenuità, la coerenza di scegliere la marginalità rispetto a certi salotti pur di mantenere la libertà espressiva, e secondo me anche una certa dignità di persona. Insomma nelle tue risposte mi rispecchio tanto, ovviamente con la necessità da parte mia di approfondire ancora tanto, ma non ho fretta. Intanto incomincio a leggere chi come te mi fornisce sempre spunti interessanti. Grazie infinite e buona serata.
Tania Chimenti
 
“Caro Angelo, ecco una nota di qualche giorno fa mai inviata: con le fresche carezze delle tue narrazioni sai far vivere una Milano bucando la calura con la musica e la tua schietta cultura…”. Oggi invece leggo con attenzione la tua intervista e condivido questa posizione dove “la ragione vacilla”. La ragione del potere è mostruosa come gli effetti che produce. Lo studio appassionato e faticoso dello scrittore sa trovare come bucare questo potere e, anche se la forza brutale ne spazza via le aspirazioni ci sarà sempre chi ci riprova a bucare il male distruttivo della guerra anche di quella pantoclastica. La parola scritta ha un suo grande e resistente potere costruttivo”.
Giuseppe Pozzi 

LA VOCE DEI LETTORI



Illustre Professore,
tornando a leggere la Sua intervista*, dove traspare con solennità la sua encomiabile umiltà, desidero esprimerle il mio più vivo compiacimento per la straordinaria lucidità che la attraversa, in particolare per la profondità della sua riflessione conclusiva. L’aver individuato nel dogma della inevitabilità della guerra il luogo comune più pernicioso del nostro tempo costituisce un contributo di altissimo spessore critico. Rifiutare l’idea che il conflitto armato rappresenti un tratto ineliminabile della natura umana — una verità che la cronaca odierna rende purtroppo ancora più urgente — significa sottrarre il futuro alla retorica della fatalità, restituendo alla politica e alla cultura la responsabilità primaria della costruzione della pace.
La ringrazio per questo autorevole richiamo alla ragione e alla speranza, che nobilita l’intera intervista e offre una prospettiva di inestimabile valore etico per il lettore.
Con i sensi della mia più alta stima e considerazione,
Rosario Undiemi Biblioteca Pio Albergo Trivulzio, Milano 

*https://www.ilgiornalaccio.net/le-intersviste/angelo-gaccione/
 

BENI CULTURALI
Del prendersene cura




Caro Angelo, che verità in quel “prendersi cura” del tuo articolo.
C’era una volta l’angelo custode, una figura invisibile ma tanto presente e noi bambini lo ringraziavamo prima di addormentarci e lo immaginavamo intento a proteggerci, sotto le sue grandi ali. Ma non abbiamo imparato niente da lui. Lasciamo decadere ogni cosa reale e spirituale, senza prendercene cura, buttiamo via bambino e acqua sporca credendo che il nuovo sia il bello.
Ma la Bellezza arriva da altre vie, dove il cuore viene ascoltato e gli istinti accolti e curati. Solo così possiamo divenire più umani: obbedire = ascolto e responsabilità. Se domattina la nostra bella cattedrale sparisse, nessun dolore... anzi si farebbero in quattro gli immobiliaristi dell’oggi e, scannandosi, ricementificherebbero senza alcuna grazia, quello che di Grazia viveva e ci custodiva.
Patrizia Gioia

 

MEMORIA E RESPONSABILITÀ
In piazza Diaz a Milano contro tutte le mafie





sabato 29 agosto 2026

IGNORATA LA GIORNATA DEI LAGHI



Caro Angelo,
Sulla odierna “Giornata dei Laghi” in giro, sui social, alla tv, non ne hanno parlato per nulla. Lo trovo grave, i laghi costituiscono il 4% della superficie terrestre, ma raccolgono 90% delle acque dolci. L’acqua è preziosa, l’oro blu (detesto l’espressione, a tutto vogliono dare un valore economico bleak), ci sono guerre in atto per l’utilizzo di corsi d’acqua. Preso atto del tuo talento e passione per l’informazione e non solo, sarebbe utile che “Odissea”, toccasse il tema, non tanto è non solo dell’acqua, ma del silenzio generale.
 
Perdite d’acqua potabile solo in Italia
L’Italia perde circa il 42% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione, pari a 157 litri sprecati al giorno per ogni abitante. La causa principale sono le tubature vecchie e rotte, con punte massime al Sud, a fronte di consumi domestici ed economici ancora troppo alti.
Dispersione negli acquedotti: Si perde oltre il 40% dell’acqua potabile prima che arrivi nelle case.
Perdita pro capite: Circa 157 litri persi ogni giorno per ogni persona.
Uso dell'acqua: L’agricoltura usa il 54% dell’acqua, l’industria il 21% e il consumo civile il 20%.
Reti vecchie: Il 60% degli acquedotti ha più di trent’anni. 
 
Ora, senza voler sminuire o fare insinuazioni, ieri 26/8/26 i social, la radio, la tv, non hanno perso occasione per enfatizzare: 
La Giornata Mondiale del Cane, che si celebra ogni anno il 26 agosto.
La data fu scelta nel 2004 dall’attivista Colleen Paige per ricordare il giorno in cui la sua famiglia adottò il primo cane. 
Obiettivi della festa
Sensibilizzare contro l’abbandono degli animali.
Promuovere le adozioni nei rifugi.
Riconoscere l’aiuto dei cani nel soccorso e nella pet therapy.
 
Invece quali sono gli obiettivi della giornata dell’acqua?  
Eseguire globalmente la “danza della pioggia”? 
 
Grazie Angelo e un abbraccio
Santiago Santacroce

LEGGERE GIBELLI  
di Gabriele Scaramuzza


Antonio Gibelli

Una vasta produzione sul tema della guerra
 
Bisogna assolutamente esser grati ad Antonio Gibelli, storico genovese poco pubblicizzato ma di grande spessore, per le sue ricerche nell’ambito della nostra contemporaneità e di certe sue radici. Comincio da Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò (2005), ma sono da tener presenti anche altri suoi non meno rilevanti lavori. Il tema qui è quello della preparazione dell’adolescenza, persino dell’infanzia, alla guerra, e dunque alla violenza, alla sopraffazione, cui soprattutto le destre (ma non solo) destinano l’umanità. Un tema purtroppo attuale oggi, in cui la politica del puro potere (non di rado presente anche in passato, ma magari velato, all’orizzonte) esce allo scoperto in quanto tale, soffocando ogni aspirazione “umana”, e tanto più cristiana in senso autentico. Sono le radici stesse della nostra cultura classica ed ebraico-cristiane a venir messe in radicale discussione. Un intero popolo additato all’odio, ogni singolo distrutto, nessuna sensibilità per la complessità del reale, per le persone. Milioni di persone sono state condannate a una morte insensata o a uccisioni motivate dalla prepotenza di pochi, inibiti alla radice a chiedersi il perché di quanto succede, vittime inconsapevoli di una tragedia che certo non hanno scelto; condannati anzi per il semplice fatto di interrogarsi.



Altre sue opere sono: L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale (1991, 2007); Il corpo degli eroi. Medici e patrioti in un carteggio di Adelaide Cairoli, 1862-71 (2025). Tantissime testimonianze, tra le più coinvolgenti, sono presenti in La Guerra Grande. Storie di gente comune 1914-1919 (2014): lettere a familiari e a conoscenti stretti, diari o loro frammenti, appelli, dichiarazioni - con la presenza all’orizzonte della più che probabile morte. E soprattutto le motivazioni del senso della scrittura, di ciò che ha spinto tanti anche illetterati a scrivere, a lasciare una traccia di sé, una denuncia, della immotivata e terribile situazione in cui sono stati posti da irresponsabili detentori del potere. Questa non può essere che una prima segnalazione, un invito alla lettura, imprescindibile soprattutto, ma non solo, ai nostri giorni. 

 

  

IL GOVERNO HA PAURA E CANCELLA REPORT
Comunicato degli inviati di Report del 28 agosto.


A sinistra quella che era entrata in
politica dopo la morte di Borsellino
e ora tutela i suoi scagnozzi corrotti
e mette il veto sui messaggi dei suoi
parlamentari collusi con i mafiosi
 
La decisione assunta dalla Rai è per noi completamente irricevibile.
È inaccettabile per il metodo, dal momento che l’azienda ha rifiutato qualsiasi interlocuzione con la squadra in queste settimane facendoci apprendere la scelta dalle agenzie, e nel merito, dal momento che le figure scelte non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report. Dal momento che l’intenzione dell’azienda sembra quella di voler distruggere la storia e l’integrità della trasmissione, su un evidente mandato politico, annunciamo che: nel caso in cui la Rai non intenda tornare sui propri passi, abbandoneremo in blocco il programma.


È inaccettabile per il metodo, dal momento che l’azienda ha rifiutato qualsiasi interlocuzione con la squadra in queste settimane facendoci apprendere la scelta dalle agenzie, e nel merito, dal momento che le figure scelte non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report. Dal momento che l’intenzione dell’azienda sembra quella di voler distruggere la storia e l’integrità della trasmissione, su un evidente mandato politico, annunciamo che: nel caso in cui la Rai non intenda tornare sui propri passi, abbandoneremo in blocco il programma.


*

GOVERNO E POTENTI CONTRO REPORT 


Fratelli di Mafia
cancella Report
 
Da Instagram. Uno tra le migliaia di messaggi inviati da cittadini a Rainews.
 
L’uscita di Sigfrido Ranucci da Report non è una semplice scelta editoriale o un avvicendamento di palinsesto. È l’ennesimo segnale d’allarme per un Paese in cui il giornalismo d’inchiesta libero e indipendente dà troppo fastidio a chi gestisce il potere. L’Italia continua a scivolare indietro nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione, e questa vicenda ne è la conferma plastica. Quando un programma fondamentale per il servizio pubblico viene ridimensionato o privato della sua voce storica, non si punisce un singolo giornalista: si colpisce la cittadinanza, privandola del diritto fondamentale di sapere, verificare e criticare. Un paese che non tollera le domande scomode, che normalizza il controllo della TV pubblica e che mette a tacere le inchieste, sta perdendo i suoi pezzi di democrazia. Non è una questione di schieramenti, ma di libertà: senza un’informazione davvero libera, restano solo la propaganda e un conformismo che somiglia sempre di più a un regime.
edoardotusacciu

  

venerdì 28 agosto 2026

A TE CHE RESISTI


 
A Papa Leone XIV
28 agosto 2026, festa di Sant’Agostino
 
Caro Papa Leone,
 
A te che resisti vogliamo dire anzitutto la nostra ammirazione per l’umile coraggio con cui osi chiedere ai potenti del mondo di rovesciare le loro condotte per instaurare una pace disarmata e disarmante. Temiamo però che se Tu restassi solo a proclamare la necessità di questa conversione per la salvezza del mondo, saresti additato come un trasgressore e un pericoloso visionario, e forse anche ingiuriato con l’intenzione di travolgerti. D’altra parte la situazione di pericolo a cui è giunta la storia che stiamo vivendo è a uno stadio così avanzato che Tu nella raccolta delle tue invocazioni alla pace giungi a porre una questione radicale: la specie umana, cioè tutti noi, dobbiamo, e meglio ancora, possiamo, “continuare ad abitare la Terra”? Questa domanda insorge quando, come Tu osservi, “la combinazione del dominio cibernetico con il riarmo globale induce a porre seriamente tale questione”, e quando “oggi ben 103 Stati sono coinvolti in qualche maniera in una guerra sulla Terra, e le armi rimbombano e uccidono” dall’Ucraina al Medio Oriente fino al Congo, “e in tante altre situazioni”: Noi condividiamo il tuo dolore, perché una viva sofferenza ci procura la distruzione anche di una sola casa nell’uno o nell’altro teatro di guerra. A questa realtà si può aggiungere il pericolo che la fine violenta del mondo possa intervenire quasi per caso, contro la stessa volontà degli uomini, anche dei più potenti, perché, come è stato denunciato qualche settimana fa dalla OpenAI, una delle maggiori industrie americane di Intelligenza Artificiale, due dei suoi sistemi informatici sono sfuggiti al controllo umano ed hanno deciso, sulla base di loro “ragionamenti” del tutto autonomi e inintelligibili dai loro stessi creatori, delle azioni che in altre circostanze potrebbero essere tali da giungere alle conseguenze più nefaste; e in tal caso non ci sarebbe alcuno Stanislav Petrov, l’ufficiale sovietico da Te ricordato, che potrebbe impedirlo. 
Così stando le cose, la nostra risposta non può essere di routine, mentre non si intravvede un’assunzione di responsabilità da parte di quegli artefici della politica odierna che credono solo alle armi e prendono posizioni stantie o solo interessate alla competizione per il potere, come si è visto anche in quest’ultima torrida e guerreggiante estate. Occorre al contrario mettere in campo risorse non ancora esperite o nascoste, occorre una reazione di straordinaria portata di cui sia protagonista l’umanità tutta intera, quella “magnifica humanitas” che hai esaltato nella tua ineguagliabile enciclica.

 

Né tranquillizza l’idea che in futuro l’Intelligenza Artificiale sarà domesticata così da diventare un puro strumento nelle mani dell’uomo; questa candida rassicurazione non basta più quando sempre più si fa manifesto come la tecnica cessi di essere strumento per farsi signora: ne fece una denuncia precoce, che non si può ignorare, il filosofo Martin Heidegger già nel 1966: “la tecnica moderna nella sua strapotenza planetaria non è uno strumento e non ha più a che fare con strumenti: essa strappa e sradica l’uomo sempre più dalla terra”; una strozzatura che lo portava a chiedersi se, giunti a questo punto, “solo un Dio ci può salvare”. Avvertendo la gravità della crisi, alcune voci profetiche del Novecento, uscite dal mondo laico, si posero questa stessa domanda, in controtendenza rispetto al pensiero della modernità secolare, soprattutto occidentale. Decodificata, questa domanda suggeriva che l’umanità in “una rinnovata cooperazione, una rinnovata cooperazione con Dio”, secondo le parole di Claudio Napoleoni, potesse salvarsi e uscire dalla chiusura a cui la storia del mondo era pervenuta. I credenti sanno, che proprio questa è la strada della salvezza. Ma per il senso comune e la cultura del tempo questo è un pensiero alieno, perché si tratterebbe di richiamare Dio dall’esilio a cui l’età moderna, affidandosi alle sole risorse dell’uomo, lo ha relegato, confinandolo nel privato. Ma per preservare il mondo e perché la storia continui è proprio a questa domanda che l’uomo di oggi dovrebbe dare riscontro e così, nell’unità di credenti e non credenti, in forza del comune principio di responsabilità a cui ha richiamato Hans Jonas, porre mano all’impresa del rovesciamento del corso letale della storia. Questo comporta però che il Dio richiamato dal suo esilio sia un Dio credibile. Ma purtroppo sono in circolazione nel mondo di oggi immagini non lusinghiere di Dio, non solo per sovrapposizioni e superstizioni che nei secoli si sono andate accumulando su di Lui, ma anche per l’uso strumentale che viene fatto del suo nome per interessi del tutto mondani e per vere e proprie corruzioni di cui negli ultimi tempi è stata oggetto la sua figura. 



Tu stesso ne sei stato colpito quando alla tua affermazione che Dio ripudia tutte le guerre, e “non è mai dalla parte di coloro che impugnano la spada”, il vicepresidente americano Vance ha replicato che Dio “era dalla parte degli americani che liberarono la Francia dai nazisti”, e ti ha invitato ad andare a lezioni di teologia. Altrettanto aberrante è stata la scena della imposizione delle mani alla Casa Bianca per consacrare il nuovo messia, e grottesco il coro dei pretesi attuali antagonisti dell’Anticristo. Ma dove la contraffazione dell’immagine di Dio è stata più dolorosa e tale da suscitare la ripulsa più motivata, è stato nel sovvertimento che soprattutto nelle vicende più recenti il nome e il mandato di Dio hanno subito ad opera dello Stato di Tel Aviv, col rischio di un travolgimento degli stessi valori universali della fede d’Israele e dell’intero popolo ebraico. La promessa della terra è stata interpretata come legittimante l’esclusione e perfino lo sterminio di ogni altro popolo, le operazioni militari anche più efferate sono state designate con nomi biblici, e l’operazione guidata dalla piattaforma di Palantir per il tracciamento e l’uccisione degli “obiettivi” da eliminare a Gaza, è stata chiamata “Gospel”, cioè Vangelo. Per contro una straordinaria purificazione dell’immagine e della figura di Dio è stata operata nella Chiesa cattolica negli ultimi decenni, come nelle altre Chiese cristiane, e incoativamente anche nell’Islam. Non che nella Chiesa sia stata minimamente cambiata la nozione della fede nel Dio Padre del Figlio crocefisso, né la corrispondente teologia tramandata dai Concili, ma ne è stata via via affinata l’interpretazione e straordinariamente arricchito l’annuncio. Ciò è stato necessario anche perché nell’attuale rapidità e sommarietà dell’informazione e della trasmissione del sapere, alcune tradizioni bibliche che giustamente vengono presentate come “parola di Dio”, se percepite in modo letterale e al di fuori di un’interpretazione o ermeneutica altrettanto ispirata (che era poi quella, secondo gli evangelisti, di Gesù), si prestano ad equivoci fino a risolversi in contromessaggi. 



Basta pensare a che cosa arrivi a un orecchio abituato all’informazione quotidiana quando sente lodare il Dio degli eserciti, data l’ignominia degli eserciti moderni, o sente il racconto di popoli che per comando divino sono votati allo sterminio, a cominciare da Gerico, o l’invocazione dei Salmi al Dio che punisce tutte le genti. Veramente qui echeggia la verità di un verso dolente del poeta e frate servita David Maria Turoldo quando con struggente affetto cantava: “Oh quale per Te tenerezza mi ispira il carico di errate preghiere onde si crede di renderti onore!”.
Perciò è stato così importante che in questi anni il Dio annunciato dalla Chiesa, sia stato un Dio esente da ogni ambiguità denigratoria, un Dio di cui, per significare la bontà, la lettera a Tito esalta l’“humanitas” (un Dio umano!), di cui papa Francesco diceva che è solo misericordia e, con uno dei suoi neologismi spagnoli, che “primerea”, cioè arriva primo nell’amore, e di cui Benedetto XVI, già non più papa, scriveva che l’idea che per essere risarcito del peccato degli uomini avrebbe avuto bisogno del sacrificio del Figlio era “del tutto errata”, fino alla tua affermazione che Dio non ascolta le preghiere di chi fa la guerra e ha le mani che grondano sangue. Anche nell’Islam abbiamo visto come si sia affinata la percezione di Dio, sia nel Documento di Abu Dhabi sulla Fratellanza Umana, firmato insieme a Papa Francesco dal Grande Imam di Al-Azhar, secondo il quale “le diversità di religione sono una sapiente volontà divina”, sia con l’affermazione dei sapienti musulmani, contro lo Stato islamico, secondo cui la nozione che il Profeta sia stato “inviato con la spada” è parte di un Hadith che è “specifico rispetto a un determinato tempo e luogo, tempo e luogo che si sono ormai esauriti”. È dunque questo Dio della libertà e della misericordia che l’umanità intera può ritrovare, richiamandolo dal suo esilio, per riprendere lena e riappropriarsi del futuro. 



A noi pare che questo possa fare oggetto di una grande e straordinaria iniziativa della Chiesa, e se possibile delle Chiese e di altre confessioni religiose, che tutte insieme e in comunione tra loro si rivolgano all’umanità tutta intera perché si distolga dalla via sbagliata e intraprenda la strada della sua salvezza storica aperta sul futuro. In particolare, pensiamo che compito della Chiesa sia di “aggiornare” l’annunzio di questo Dio, e di farlo nel modo più solenne e a lei proprio che potrebbe essere la convocazione di un Concilio Vaticano III, portando così a compimento il ciclo cominciato col Concilio Vaticano II. Come Giovanni XXIII, contro “i profeti di sventura” ebbe il coraggio profetico di indire un Concilio per rinnovare la figura della Chiesa “nel mondo di questo tempo”, così oggi la Chiesa potrebbe rispondere alle angosce di oggi offrendo l’immagine di un Dio sempre uguale a se stesso, ma compreso secondo le domande e le sfide del mondo di questo tempo; e come il Concilio Vaticano II si concluse con la “Gaudium et Spes”, così il Vaticano III potrebbe concludersi mostrando il volto del “Dominus Deus in mundo huius temporis”. Ciò darebbe anche l’occasione di adempiere a un compito che può essere attuato solo collegialmente, di una nuova scelta delle letture bibliche proclamate nelle occasioni liturgiche per aiutare il popolo cristiano a una nuova corretta elaborazione della fede: impresa di carattere pastorale che valga a far meglio rilucere l’unità dei due Testamenti, contro ogni sospetto di indulgenze cosiddette “marcionite”. Così anche la Chiesa cattolica farebbe la sua parte nella restituzione al mondo della vera immagine di Dio mediante una disambiguazione di letture bibliche e preghiere che nelle liturgie quotidiane a fronte di una moltitudine di fedeli, se recepite in modo letterale o “fondamentalista”, possono prestarsi a fraintendimenti e offuscamenti dello splendore della fede. 



Come tu stesso hai ricordato nel discorso al III World Meeting «sulla Fraternità Umana», «nella Bibbia sono i testi più recenti e più maturi a narrare una fraternità che supera i confini etnici del popolo di Dio e che si fonda nella comune umanità», segno che non tutti i testi della Bibbia hanno pari validità pastorale. Così rinnovato “il concetto di Dio” dopo le sfide letali di oggi, così come fu rivisitato alla fine del III millennio “il concetto di Dio dopo Auschwitz”, una grande comunione di popoli potrebbe dare riscontro alla domanda se “solo un Dio ci può salvare”. Così, nel 1934, Dietrich Bonhoeffer propose un “grande concilio ecumenico della santa chiesa di Cristo” per il disarmo e la pace. Naturalmente questa è una suggestione, se non un suggerimento di cui solo Tu, caro papa Leone, puoi giudicare l’opportunità e decidere che fare.
 
Con tutta la nostra solidarietà e il più sincero affetto,
Raniero La Valle,
Luis Carlos Orellana, 
Giovanni Spallanzani



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