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UNA NUOVA ODISSEA...
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
mercoledì 18 febbraio 2026
martedì 17 febbraio 2026
REFERENDUM: PARTITA APERTA
di Alfonso Gianni
Il No nel referendum avanza anche nei sondaggi.
Gli ultimi sondaggi vedono il No in netta risalita:
la rilevazione di You Trend dell’11
febbraio stima il No in vantaggio del 2,2% sul Sì, dati confermati anche più
recentemente (vedi Giovanni Diamanti su repubblica.it,
del 16 febbraio). Diciamo la verità: il merito non è tutto delle ottime
argomentazioni contenute nel materiale di propaganda allestito dal Comitato
civico del No, presieduto da Giovanni Bachelet, che trovate cliccando su www.referendumgiustizia2026.it. L’insieme
dei sondaggi capovolgono quindi la narrazione iniziale che voleva attribuire al
Sì una facile vittoria. L’esito del referendum è in realtà contendibile. All’avanzata
del No ha certamente contribuito inconsapevolmente anche il ministro Nordio.
Ogni volta che apre bocca si capisce sempre meglio quale è la posta in gioco in
questa partita. La sua esternazione in una trasmissione televisiva su La7 non
lascia equivoci. Il ministro concede “generosamente” che il Pd un domani
potrebbe ritornare al governo e in questo caso si ritroverebbe “ancora una
volta con questa sovranità limitata dalle interferenze e dalle pressioni della
magistratura”. Non è la prima volta che lo dice, peraltro, segno che ne è
proprio convinto. L’obiettivo della maggioranza e del governo è infatti quello
di rendere la “politica” zona franca, libera da presunti lacci e lacciuoli che
le metterebbe una invasiva magistratura. In queste ultime ore il ministro ha
ulteriormente caricato la sua aggressività definendo addirittura “paramafioso”
il metodo con cui opera il Consiglio Superiore della Magistratura (vedi repubblica.it del 16 febbraio). Ciò che
è insopportabile per le destre è precisamente l’equilibrio dei
poteri – legislativo, esecutivo e giudiziario – che è
precisamente uno dei pilastri su cui si fonda non solo lo stato democratico ma
anche quello liberale. Solo che questa destra non conosce freni. Il suo è un
disegno che punta alla destrutturazione e quindi alla rottura
della Repubblica costituzionale. Un piano non originale – i
precedenti di Gelli come della Trilateral non vanno dimenticati – che si
articola in diversi passaggi. Il primo è stato quello dell’Autonomia
differenziata. La Corte Costituzionale ha sì messo dei paletti, ma ha impedito
il referendum interamente abrogativo, per quanto richiesto da un milione e
trecentomila firme di cittadine e cittadini. In questo modo il più che
spregiudicato Calderoli ha potuto agevolmente aggirare gli ostacoli posti e
arrivare alle pre-intese con quattro regioni del Nord, segnando un punto a
favore della secessione dei ricchi e della rottura dell’unità del Paese, anche
se non ancora definitivo.
Il
secondo passo è rappresentato dalla legge Meloni-Nordio contro l’autonomia e
l’indipendenza della magistratura. Il terzo, se dovesse vincere il Sì nel
referendum di fine marzo, si articola a sua volta in due progetti, il
premierato, il sogno non nascosto della Meloni, e una legge elettorale
fintamente proporzionale ma in realtà ultra-maggioritaria, dal momento che
consegnerebbe alla coalizione con il solo 40% dei voti un premio di maggioranza
che la porterebbe al 55%, dandole quindi una maggioranza assoluta nelle aule
parlamentari quanto fittizia nel Paese.
Questo
disegno, proprio perché si articola in passaggi tra loro legati, può essere
spezzato se il No prevarrà nel referendum, all’opposto diventerà praticamente
travolgente se dovesse vincere il Sì. Per questo è stata importante la raccolta
di firme, oltre 540mila in tre settimane, promossa da un gruppo di 15 cittadini
e la successiva ordinanza della Cassazione (non a caso sotto il tiro della
destra) che ha valorizzato la partecipazione popolare all’indizione del
referendum, che invece Nordio aveva dichiarato essere “inutile”, proprio perché
il referendum - sia quello abrogativo di leggi ordinarie che quello
costituzionale sulle modifiche della Carta -
è lo strumento di democrazia diretta previsto dalla nostra Costituzione,
con il quale i cittadini decidono direttamente la sopravvivenza o meno di leggi
o parti di esse.
Bisogna
insistere in queste settimane sia sul testo che sul contesto politico
istituzionale, se si vuole raggiungere e convincere quella maggioranza di
cittadine e cittadini che tutti i sondaggi ci descrivono ancora indecisi o
addirittura indifferenti, spesso perché privi della necessaria conoscenza della
materia. La quale è sicuramente rivestita di tecnicalità di non immediata
comprensione, ma neppure indecifrabile. Anzi.
Che il
cuore della legge non sia la separazione delle carriere diventa subito chiaro
quando si portano i dati che dimostrano che i passaggi da giudice a pubblico
ministero e viceversa sono inferiori all’1%, dal momento che su questo aspetto
era già intervenuta la legislazione precedente, come la cosiddetta riforma
Cartabia.
In realtà
il nocciolo sta nella divisione in due del Consiglio superiore della
magistratura e nella creazione di un organo come l’Alta Corte disciplinare
nonché nello scandaloso metodo di elezione tramite il sorteggio che per la parte
“laica” avviene tra chi viene indicato da parte di un Parlamento controllato
dalla destra. È proprio questo l’artificio con cui le forze fedeli al governo
possono garantirsi una sorta di controllo sugli atti che competono al Csm. Le
conseguenze possono essere che tra i magistrati vengono sorteggiate figure
inadatte a quel delicato compito, e tra i “laici” possono passare in tutto o in
maggioranza i fedeli al governo del momento. Qui sta il vulnus all’indipendenza
della magistratura che è la condizione perché essa svolga il necessario
bilanciamento nei confronti degli altri poteri.
Chi ci
perderebbe sarebbero i semplici cittadini. Ne abbiamo una prova in positivo con
la recente iniziativa della procura di Milano che ha posto sotto
amministrazione giudiziaria la società che gestisce il servizio a domicilio per
Glovo, denunciando lo sfruttamento
algoritmico e le forme di caporalato che cancellano diritti e condannano a
bassissime retribuzioni i riders,
cioè i ciclofattorini. È difficile pensare che una magistratura intimidita e
schiacciata dal potere politico avrebbe potuto muoversi contro poteri economici
così forti anche a livello internazionale. Lo può fare invece solo una
magistratura indipendente e libera da ogni forma di controllo del governo di
turno, venendo così incontro al bisogno di giustizia indispensabile soprattutto
per chi si trova negli scalini più bassi della condizione sociale.
VOTATE PER IL SÌ
(se siete molto
ricchi)
Se avete denaro che vi avanza
e tanta simpatia per la Meloni
votate pure, senza ripugnanza,
un Sì alle prossime elezioni.
Pensate solo che gli americani,
democratici quanto mai nessuno
tanto da sterminar tutti gl'indiani,
han per accusatore quel qualcuno
che ha un solo scopo cui mirare,
cioè far condannare l'imputato,
senza curarsi di sottilizzare
se sia o meno autore del reato.
Né gli si può chieder di indagare
su ciò che proverebbe il suo candore,
cosa ch'all'avvocato tocca fare,
valendosi d'un investigatore.
Se bravo, non sarà grand'oratore,
ma abile a scovar le carognate
quelle che l'odioso accusatore
ha contro l'innocente architettate.
Insomma in quel sistema vagheggiato
che vuole il Piemme accusatore
non può che costar caro l'avvocato,
che ruolo avrà di contro-inquisitore,
nel tempo per di più contingentato
consentito da quel “Vostro Onore“
tremendo più del nostro magistrato
ch'a dargli spago gli farà un favore.
Perciò la gente che non ha una casa,
da potersi giocar per la difesa,
bisogna che si faccia persuasa
c'ha la spada di Damocle sospesa.
Da noi, nell'attuale situazione,
invece non c'è nulla da temere,
se non si sfotte la Costituzione
perché il Piemme deve provvedere.
Marcello Campisani
lunedì 16 febbraio 2026
IL NUOVO MANTELLO DEL
GIUDICE
di Romano Rinaldi
In una
recente “facezia” pubblicata da Odissea lunedì 9 febbraio (1),
mi occupavo del metodo con cui ci viene proposta la riforma costituzionale sul
ruolo dei giudici che ci apprestiamo a votare col referendum di fine marzo.
Oggi vorrei dare qualche spunto di riflessione sul merito in relazione al
medesimo argomento, dal punto di vista della parte governativa in quanto, da
come viene presentato il provvedimento sembra di essere di fronte a una vera
rivoluzione ovvero una panacea di tutti i mali della Giustizia Italiana.
Volendo accennare anche solo per sommi capi quali e quante storture nell’amministrazione
della Giustizia verrebbero sanate con questa riforma, ci sarebbe veramente da
restare ottimisticamente meravigliati. Abbiamo sentito di tutto, a partire dai
casi più eclatanti di mala-giustizia verificatisi in tempi più o meno recenti,
guarda caso soprattutto quelli che hanno avuto più risonanza mediatica. Ad
esempio, il caso Tortora, i bimbi nel bosco, il blocco da parte della C.d.C.
del progetto del Ponte di Messina, gli assalti ai poliziotti da parte di
manifestanti criminali, ecc. ecc. Per inciso, nulla però si è sentito da una
madre, italiana, cristiana, bianca, sul caso di un’altra madre, di tre figli,
cristiana, bianca, americana, barbaramente uccisa a Minneapolis nell’impunità
del criminale agente di “ordine pubblico” che ha premuto il grilletto ben tre
volte contro la vittima inerme seduta al volante della sua auto; impunità
fornita da un potere politico che comanda anche i giudici…(!)
Dunque, la nuova classe di
giudici che uscirà da questa riforma, sarà presumibilmente dotata di un mantello
speciale, non importa se rosso o nero, che gli consentirà ogni sorta di
raddrizzamento della Giustizia. Queste futuribili prerogative hanno però e purtroppo
l’aria di una colossale millanteria. Si parla delle lungaggini processuali e
della responsabilità dei magistrati che dimenticano i fascicoli processuali
sulla scrivania arbitrariamente decidendo quali trattare, nonostante ci sia una
norma che punisce l'immobilità del PM. Poi c’è il problema delle correnti e le
ingiustizie che ne derivano. Finora, i magistrati allineati a sinistra (le
toghe rosse) hanno avuto una carriera veloce e ricoperto ruoli prestigiosi gli
altri hanno dovuto segnare il passo oppure, per ottenere ciò che ritenevano
giusto, hanno dovuto ricorrere ad esposti anonimi (falsi) nei confronti di chi li
aveva “usurpati”. Poi ci sono stati i “corvi” e gli “sciacalli”. Insomma, una
vera giungla. Senza parlare delle indagini pilotate e di quelle prive di ogni
riscontro oggettivo finite nel nulla con persone indagate per anni con tutte le
conseguenze economiche e professionali e nessun PM/Giudice che abbia pagato di
persona per la propria pervicacia dolosa.
Ecco tutto ciò sarà
definitivamente eliminato da questa riforma, con la semplice istituzione di due
carriere separate tra PM e Giudice, due diversi CSM, uno per ciascuna carriera
e una Alta Corte Disciplinare creata col sorteggio da un pool di nomi preselezionati
con destrezza dal governo in carica. Tutto al solo costo di poche centinaia di
milioni per l’istituzione di questi nuovi organismi. Ma senza procedere all’adeguamento
degli organici del personale della Giustizia a tutti i livelli e in tutti i
comparti, compresa la polizia giudiziaria, le strutture fisiche e organizzative,
per esempio l’informatizzazione, necessarie per rendere la macchina della Giustizia
più efficiente e rapida e fino al comparto carcerario e il relativo personale.
E senza nemmeno prendere in considerazione la modifica di quelle norme dei
Codici che consentono gran parte delle storture e lungaggini giustamente
lamentate dai cittadini, bensì modificando, in senso peggiorativo, norme che
sembrerebbero a favore del cittadino stesso (abrogazione del reato di abuso
d’ufficio, restrizioni sul traffico di influenze illecite e disposizioni
relative alla custodia cautelare).
Insomma, questo nuovo mantello
che si vuole mettere sulle spalle dei giudici assomiglia molto a quello
inventato da Hans Christian Andersen o a qualcosa che proviene dalla favola di
Alice nel paese delle Meraviglie e il proponente mi ricorda molto la figura del
Cappellaio Matto!
(1) https://libertariam.blogspot.com/2026/02/dura-lex-sed-lex-di-romano-rinaldi-n-on.html?m=1
FREUD, RONDINI E BALCONI
di Angelo Gaccione
Recentemente ho fatto un sogno molto strano. In genere tutti
sogni ci appaiono strani perché al risveglio non ricordiamo che dei frammenti,
quelli immediatamente prima di riaprire gli occhi, e i frammenti, si sa, decontestualizzati
e avulsi dal racconto intero, non ci si rivelano che incoerenti. C’è stata una
stagione in cui tenevo sul comodino una penna e un quaderno, e appuntavo quanto
riuscivo a ricordare dei sogni. Li trascrivevo in fretta e poi li sottoponevo
ad analisi ricorrendo al contenuto latente e manifesto e senza trascurare
argomenti, luoghi e pensieri dei giorni precedenti. Non partivo, dal nulla, si
intende, avevo presente il celebre libro di Freud L’interpretazione dei
sogni e tutto quello che negli anni avevo letto in proposito. Quelle
analisi mi aiutarono a capire e a rendere precise cose che in apparenza si
mostravano caotiche.
Ma veniamo al sogno recente. Ero in compagnia di un amico
critico e docente universitario e percorrevamo un tratto del viale Sabotino per
svoltare sulla via Crema. In pratica il mio quartiere milanese di Porta Romana.
Il tram non proveniva dal viale Montenero in direzione dei Navigli, come
avrebbe dovuto, ma dalla via Crema che non è una via tranviaria e non ha binari.
La cosa mi stupì molto, ma mi stupì di più il tono sconsolato dell’amico nell’indicarmi
i palazzi. Era avvenuto un fatto singolare: erano stati abbattuti tutti i
balconi e le facciate risultavano scorticate e tristi. Mi sono svegliato
abbastanza angosciato. Ho subito pensato ad un mio vecchio romanzo in cui a
proposito di balconi il protagonista diceva (cito a memoria) più o meno una
frase come questa: “Detestavo quella città soprattutto per i suoi balconi
eternamente chiusi”. Se ci pensate i balconi chiusi danno un senso di
tristezza, e se non ci fossero, come nel sogno, sarebbe davvero angosciante.
Per me i balconi sono come tanti palchetti teatrali affacciati sulla via dove
ferve la vita. Ma sono anche gli svolazzi delle rondini che sotto i balconi
venivano a fare il nido puntuali, e il loro garrire mi dava una grande gioia da
ragazzino. Quando torno in Calabria, gran parte del tempo lo passo affacciato
al balcone.
Le metropoli moderne, con i palazzi di vetro e cemento, hanno cancellato i balconi e “Non c’è posto / per i nidi delle rondini / e anche lo sguardo non sa / dove tenere i suoi piccoli”, dicono i versi di una poesia di Giancarlo Consonni, perché “la vita sta in teche di vetro” e delle rondini non ci importa niente. Ha ragione Montale: “Abbiamo fatto del nostro meglio, per peggiorare il mondo”.
OMAGGIO A CONSONNI
“Odissea”
ringrazia quanti da ogni parte d’Italia hanno voluto esprimere il loro commosso
ricordo per la scomparsa del poeta Giancarlo Consonni. Veramente tante le
testimonianze ed i messaggi. Ne pubblichiamo alcuni.
“Molto belle
le tue righe su Consonni, che purtroppo non conoscevo. Vi accomuna l’amore per
Milano, la dedizione alla città. E devo dirti che anch’io mi sento un po’
milanese (anche se ovviamente non conosco la città come te, anzi la conosco
molto poco, in fin dei conti), perché gli anni trascorsi alla Statale e la
lunga frequentazione di Milano (per ragioni culturali e affettive) nei decenni
della mia vita me la rendono cara per tanti aspetti… E tu, caro amico, sei una
delle ragioni culturali e affettive che mi rendono cara Milano. Le citazioni
delle poesie dialettali di Consonni contenute nell’articolo di Paolo Di Stefano
sul Corriere che mi hai inviato mi sembrano molto belle. Un uomo sensibile,
simpatico e intelligente, pure un bravo poeta, mi pare di capire”
Franco
Toscani
“Caro
Angelo, ho appena letto di Consonni. Mi dispiace molto. A Natale avevo regalato
a mio figlio fotografo il libro da lui curato Il verso di Milano. Fai le
mie condoglianze a Graziella Tonon. Io non ho il suo numero di telefono. Mille
grazie”
Antonella
Doria
“Mi dispiace
moltissimo per questa improvvisa scomparsa. Consonni era davvero una bella
persona, che aveva dato anche una grande mano a tutti noi ai tempi della
battaglia sul nuovo progetto del Giardino dei Giusti di Gariwo, che rischiava
di snaturare il Monte Stella del Bottoni. Riposa in pace, Giancarlo”
Donatella
Del Col
“Grazie caro
Angelo, bellissimo il tuo omaggio. Sono in lacrime, ho perso un padre”
Pierfrancesco
Sacerdoti
![]() |
| A Palazzo Reale per Pinelli |
“Era un carissimo
amico, ho un grande dispiacere!!!”
Adalberto
Borioli
“Addio a un
poeta che apprezzavo”
Renato
Pennisi
“Avevo
conosciuto e apprezzato Giancarlo Consonni come urbanista e saggista e non
sapevo che fosse anche poeta. Mi dispiace”
Maria Carla
Baroni
“Mi dispiace
molto, spero non abbia sofferto. Gli avevo dedicato due recensioni e mi aveva
ringraziato mandandomi due acquerelli”
Alida
Airaghi
“Bene
soprattutto il tuo scritto su Giancarlo Consonni. Mi aveva appena regalato l’immagine
di copertina del mio Suture, che uscirà a giorni e te lo farò avere.
Grazie. Materiali di Estetica gli dedicherà senz’altro un numero intero”
Gabriele
Scaramuzza
![]() |
| Poeti a Palazzo Reale per Pinelli |
“Ciao
Angelo, commovente il tuo bel pezzo su Consonni. Buona giornata”
Angela Passarello
“Caro
Gaccione, ahimè l’ho saputo anch’io stamattina. Sto scrivendo un breve ricordo
per il sito di Einaudi. Sì, Giancarlo era una persona speciale. Un caro saluto”
Mauro
Bersani
“Grande
perdita purtroppo”
Federico
Migliorati
“Sì ho
visto, che dispiacere…”
Lorenzo Degli
Esposti
“Mi dispiace
per la perdita di questo eccezionale poeta. Condoglianze alla famiglia. Un
abbraccio Angelo”
Tano Capuano
TEMPESTA IN UN BICCHIERE D’ACQUA
Gratteri così ha risposto alla domanda di un giornalista che
gli chiedeva delle cricche criminali in Calabria, ma i disonesti e chi fa finta
di non voler capire, hanno tentato di dare un senso diverso alle sue parole per
screditarlo. Pensano che siamo tutti cretini. Onesti sì, ma idioti no. Quanto
agli scarsi di comprendonio, ce ne sono sempre, ci mettiamo a disposizione per
una consulenza gratuita. Grazie a Dio, con questo giornale collaborano alcuni raffinatissimi
studiosi del buon uso della lingua italiana di padre Dante.












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