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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
sabato 17 gennaio 2026
BELLEZZA DEL LUOGO
L’osteria non la troviamo più, se non in
forme simulate. Siamo bravissimi a farci del male da soli, a cancellare quella
ospitalità dei luoghi, che è stato il codice genetico della città europea,
della città italiana. Pensiamo alle panchine, a quello che fa sì perché si crei
un piccolo fastidio alle persone nel sedersi, con l’obiettivo non dichiarato di
evitare che le persone vi dormano sopra o che siano abitate magari da persone non
gradite: scelta che ha una forte connotazione politica. Ci stiamo abituando all’idea
dell’ordine e del controllo. Ancora però, per fortuna, nelle piccole e medie
città, è ancora possibile vedere anziani e giovani, la sera, seduti sui gradini
delle chiese o dei palazzi pubblici: sono le gradinate della sosta e della
contemplazione, del piacere di guardare gli altri che passano, e questo non è
solo intrattenimento e compagnia, è confidenza e convivialità. E osservare il
volo folle delle rondini che vanno ad imbucarsi nelle “ferite” bellissime e non
restaurate dei tetti o delle facciate dei palazzi. O restare in un silenzio,
pieno di poesia e bellezza, in luoghi in cui il chiasso non riesce a coprire il
canto dei rami degli alberi baciati dal vento.
L’ESIGENZA DI UNA
RIFLESSIONE
di Franco Astengo
Siamo
ostinati tanto quanto chi si sente “ostinatamente unitario” e torniamo a
chiedere una riflessione comune delle forze di sinistra presenti in Italia: si
tratta di lavorare su di un punto fondamentale, quello relativo al deficit di
offerta politica ormai presente da tempo e che impedisce un assetto del sistema
nel quale si misurino forze in effettiva competizione tra schieramenti che non
possono limitarsi al compitino dell’alternanza e del “bipolarismo temperato”.
Ci troviamo in tempi di radicalità delle trasformazioni e questo la destra, fuori
e dentro l’Italia, lo ha compreso benissimo e sta conducendo il gioco.
Uno schema rivolto al
quadro internazionale
Ucraina, Gaza, Venezuela, Iran
fronti diversi attraversati da un unico segno: quello del passaggio d’epoca,
del “ridimensionamento” della caoslandia uscita dalla fase del post muro
di Berlino, dalla disillusione della caducità della “fine della storia”, dalla
contrapposizione di civiltà regolata da un solo “gendarme” del mondo, dalle
torri gemelle, dalla crisi verticale del neoliberismo che ha fatto gli
scatoloni con la Lehman & Brothers.
Le discutibili cadute o future
cadute di regimi per certi versi discutibili che sono avvenute e/o avverranno
in forme altrettanto discutibili si verificano in uno scenario che potrebbe
essere così riassunto: la ceduta di passo del contrasto tra autocrazie e regimi
liberali verso l’egemonia delle grandi autocrazie produttrici di politica
imperiale e - sostanzialmente - di spartizione dei grandi asset energetici e
geo politici. Rimane da capire come avverrà la spartizione: un conflitto
globale o un assestamento di modelli tra imperi a livello geopolitico? Conterà
ancora qualcosa chi possiede l’atomica e - forse - il passaggio decisivo è
quello riguardante la Groenlandia. In tutto questo ambaradan comunque manca un
soggetto: l’Europa. Ed è anche assente quello che dovrebbe essere un
protagonista politico: l’idea socialista di una difesa democratica capace di
partire dall’Occidente e di investire i soggetti politici delle aree più
sensibili del mondo in fiamme (forse l’area socialista democratica negli USA
appare la più avvertita in questo senso). Va
schematizzata un’adeguata analisi al fine avviare una traccia di ripresa di identità
per le residue forze della sinistra (costrette dalla storia a richiamarsi
necessariamente alla sinistra europea occidentale dei “30 gloriosi”).
Il quadro interno
Il combinato disposto
tra riforma della magistratura (compresa quella contabile: un tema
delicatissimo) e decreti sicurezza; le aspirazioni all’elezione diretta; il
trattamento riservato all’informazione ci dicono quale indirizzo ha assunto il
governo della destra: quello delle autocrazie illiberali.
Le opposizioni
italiane debbono ancora capire cosa faranno da grandi e l’alternativa deve
partire da un partito pivotale che viaggi sul 30% dei voti portando alcune idee
particolarmente chiare su politica estera, economia, riequilibrio sociale,
welfare. Si tratta di un tema sul quale è già capitato di intervenire: la
questione europea necessita di un ripensamento al riguardo di determinate
posizioni assunte anche nel recente passato. Debbono essere elaborati elementi
di progettualità alternativa posti sia sul terreno della strutturazione politica,
sia al riguardo della prospettiva economica e sociale e soprattutto della pace.
Non è sufficiente pensare alla green economy e ai possibili relativi modelli di
vita: le fasi di transizione sono diverse e complesse, difficili da intrecciare.
Abbiamo davanti grandi difficoltà: dobbiamo essere capaci di ripensare i temi
dello sviluppo e della stessa convivenza civile, delle relazioni umane, degli
interscambi economici, culturali, sociali, ambientali proponendo il superamento
del legame esclusivo alla logica del profitto. Deve essere aperta una
prospettiva della trasformazione sociale a livello sistemico corrispondente
però ad una adeguata soggettività politica.
Una proposta di
ripartenza
Il punto di
ripartenza potrebbe essere costituito da un’opposizione alla logica della
guerra il cui senso potrebbe essere riassunto nell’indicazione di una
“Zimmerwald del XXI secolo”. Un incontro tra forze diverse nel corso del quale
porre le questioni fondamentali affrontando anche il tema del deficit di
democrazia che affligge la vita politica del Continente e del mondo intero. In
conclusione: così si potrebbe tentare, elaborando alcuni principi fondativi
desunti da precise proposte politiche, di definire una identità di sinistra
democratica e socialista (della quale si vedono forze ben presente nello stesso
panorama politico USA) da strutturare in vista delle prossime decisive scadenze
sia sul piano interno (che conta, eccome: se consideriamo che al governo in
Italia ci sono gli alfieri di Trump) e soprattutto sul terreno internazionale.
POVERTÀ
di
Lorenzo G. F. Molinari
Un mondo
senza ricchi. Parte II
La prima parte di questo articolo concludeva con
due domande:
1.- I super-ricchi potrebbero da soli risolvere il problema
della povertà nel mondo?
2.- Chi fa parte della classe media ha il dovere di fare qualcosa,
pur sapendo di non poter risolvere il problema della povertà?
Alla
prima domanda si può rispondere con qualche numero; alla seconda, invece, la
risposta non può che essere personale, riguardando la propria coscienza.
La
ricchezza netta mondiale privata totale è stimata pari a circa 400mila mld
€ nel
2024 (le stime disponibili per il 2025 sono al momento incomplete). Per
ricchezza netta si intende: la somma della ricchezza di tutte le persone al
mondo in beni finanziari e patrimoniali a cui vengono sottratti debiti e
passività.
Nella
piramide della ricchezza, come visto inizialmente, il 10%
della popolazione mondiale detiene il 76% della ricchezza complessiva (77% nel
2025), e il 50% detiene solo un misero 2% (invariato nel 2025).
La tendenza
da anni è un progressivo allargamento della forbice tra ricchi e i poveri sia a
livello di patrimoni sia di redditi, nel mondo e in Italia.
Consideriamo
la sola popolazione mondiale adulta, dove adulti si considerano coloro che
hanno un’età pari o superiore a 15 anni, circa 6,1 mld nel 2024. Sarebbe
preferibile definire adulti coloro che hanno un’età pari o superiore a 16 anni oppure
a 18 anni, ma non sono reperibili dati affidabili. Il World Inequality Report
definisce adulti coloro che hanno un’età pari o superiore a 20 anni (circa 5,6 mld
nel 2024), ma ciò – a mio parere – distorce l’analisi, sovrastimando il reddito
e la ricchezza pro capite relativa ai membri delle famiglie più povere, in cui
giovani figli spesso lavorano in nero o in regola ben prima dei 20 anni e
contribuiscono in modo anche significativo all’economia familiare. Viceversa,
nelle famiglie ricche, dove i figli rimangono a carico per gli studi
universitario e oltre, l’eventuale sottostima del reddito pro capite non è
particolarmente rilevante, visto che scopo di questi studi è soprattutto quello
di far emergere la povertà.
Dividiamo
la popolazione mondiale adulta nelle seguenti 5 classi (dati al 2024):
Paperonissimi, i miliardari (in $), circa 3.000 nel mondo, con
un patrimonio minimo pro capite di 850 mln€, mediamente pari a 4,5 mld€, questa
classe detiene il 3,4% della ricchezza mondiale.
Paperoni, l’1% della popolazione, circa 62 mln, con un
patrimonio pro capite tra 849 mln€ e 1,3 mln€, mediamente pari a 2,9 mln€, questa
classe detiene 44,6% della ricchezza mondiale.
Benestanti, il 9% della popolazione, circa 500 mln, con un
patrimonio pro capite tra 1,2 mln€ e 96.000 €, mediamente pari a 227.000 €, questa
classe detiene il 28% della ricchezza mondiale.
Le rimanenti
due classi, sono formate dai poveri.
Fragili, il 40% della popolazione, circa 2,5 mld, con un
patrimonio pro capite tra 95.000 € e 17.000 €, mediamente pari a 36.000€, questa
classe detiene circa il 22% della ricchezza mondiale.
Indigenti, il 50% della popolazione, circa 3,1 mld, con un patrimonio pro capite tra
16.000€ e 0 €, mediamente pari a 2.600 €, questa classe detiene circa il 2%
della ricchezza mondiale. Si tratta di persone che vivono in povertà assoluta, con
meno di 2,5 € al giorno, la cui povertà limita, se non addirittura impedisce,
l’accesso all’istruzione, alla sanità, a una alimentazione varia e completa, ai
servizi igienici essenziali, all’acqua potabile. Condizioni di povertà estrema
che si riscontrano in gran parte della popolazione di alcune nazioni caratterizzate
da un esiguo PIL pro capite o sconvolte da guerre, oppure soggette a cambiamenti
climatici sempre più devastanti; ma anche in nazioni ricche tra persone senza
tetto, disoccupate, malate, anziane, lavoratori migranti, rifugiati politici, gente
fuggite da aree di guerra, persone con dipendenze, adulti con numerosi familiari
a carico o con disabilità, ecc.
La
ricchezza media pro capite per adulto nel mondo è di circa 65.500
€ (400mila mld€ / 6,1 mld di persone), 25 volte quella del 50% della
popolazione mondiale, gli Indigenti, la cui ricchezza media è pari a 2.600 €.
In
Italia, dove il costo della vita è senz’altro superiore alla media mondiale, la
ricchezza media è pari a circa 207.000 € nel 2024.
I Benestanti
nel mondo sono coloro che detengono un patrimonio di almeno 96.000 €, in Italia
di almeno 273.000 € nel 2024.
La
maggior parte di coloro che mi stanno leggendo sono certo che rientri tra i
Benestanti del mondo, e molti anche tra i Benestanti italiani con un patrimonio
superiore a 273.000 €. Chiunque sia proprietario anche di una casa in città, a
cui aggiungere il valore del conto in banca, eventuali BTP, fondi e altri
investimenti finanziari, automobile, motocicletta, gioielli, ecc. solitamente supera
questa cifra. Ebbene,
noi Benestanti facciamo parte di quel famoso 10% di ricchi nel mondo che
detiene il 76% della ricchezza complessiva mondiale e di cui ci scandalizziamo! Quale
italiano, come Mia, rinuncerebbe alla differenza tra il proprio patrimonio
personale e il patrimonio medio pro-capite italiano di 207.000 € (e non dico a
quello mondiale di 65.000 €, che lo farebbe scivolare tra i Fragili)? Sarebbe
chiedere troppo, a meno che si abbia un reddito elevato con cui bilanciare la
riduzione del proprio patrimonio per continuare a vivere decentemente. Si
stima che si cada in stato di indigenza (o povertà assoluta) relativamente alla
nazione in cui si vive, quando il reddito familiare scende sotto la soglia del
60% del reddito disponibile mediano per famiglia (ovvero il reddito che
divide il numero di famiglie in due parti uguali).
In
Italia, il reddito mediano è pari a circa 30.000 € lordi/annui (dati ISTAT 2023-2024)
il cui 60% è pari a 18.000 € lordi/annui, circa 1.200-1.350 € netti/mese; di
conseguenza si cade in stato di indigenza se si dispone di un reddito familiare
inferiore a 1.200€/mese, soprattutto se l’abitazione è in affitto, o si deve pagarne
un mutuo, e se si hanno familiari a carico (in Italia la composizione delle
famiglie è di 2,2 componenti, dati ISTAT 2023-2024). In Italia, nel 2005, il
3,3% della popolazione era in povertà assoluta; nell’arco di meno di 20 anni
questo dato è triplicato: nel 2024, la povertà assoluta è salita a circa il 10%
con quasi 6 milioni persone.
Alziamo
l’asticella. Chi dispone di un patrimonio superiore alla media mondiale della
classe dei Benestanti, pari a 227.000€, è disposto a donare l’eccedenza?
Potrebbe voler dire trasferirsi in un appartamento molto più piccolo o più
periferico, rinunciare alla seconda casa, a cambiare l’auto….
Dubito
che qualcuno lo farebbe, me compreso, nonostante il nostro patrono sia San
Francesco, da cui avremmo da imparare qualcosa.
Ci
sentiamo il cuore in pace perché, magari, conduciamo una vita parsimoniosa,
evitiamo sprechi e lussi, per quanto in ultima analisi si sia dei Benestanti in
un mondo di poveri. In un mondo in cui il 50% della popolazione dispone di un
patrimonio di soli 2.600 €, con cui non ci si fa nulla, neppure nei Paesi più
poveri, nonostante in quei Paesi il potere d’acquisto sia molto inferiore al
nostro. Insomma, tra i 2.600 € degli Indigenti e i 227.000 € dei Benestanti
c’è, indubbiamente, una scandalosa sproporzione.
Chi
ragiona come Mirko, pensa che solo i Paperonissimi e i Paperoni dovrebbero dar
fondo alle loro tasche, quell’1% della popolazione che detiene quasi la metà
della ricchezza mondiale.
Ipotizziamo
di ridistribuirebbe la loro ricchezza, impoverendoli fino a ritrovarsi con un
patrimonio pari al nostro di Benestanti, visto che noi Benestanti pensiamo che il
nostro patrimonio sia il necessario per vivere decentemente.
I Fragili
arriverebbero a un patrimonio medio di circa 68.000 €, rimanendo per lo più
ancora tra i Fragili; mentre gli Indigenti, oltre 3 mld, arriverebbero a circa
35.000 €, entrando a far parte della classe dei Fragili (e non dimentichiamo
che parliamo di adulti, spesso con famiglie a carico).
Se i Paperonissimi
e Paperoni riducessero i loro patrimoni a quello di un Benestante, si
estinguerebbe la classe degli Indigenti, ma la povertà non verrebbe risolta: la
stragrande maggioranza della popolazione occuperebbe la classe dei Fragili. Quindi, è
lecito criticare i Paperonissimi e i Paperoni, che sfrecciano con jet privati,
elicotteri, yacht e auto di lusso, ma anche ai Benestanti tocca “aprire il
portafoglio”, condividere, collaborare, impegnarsi per un mondo più equo.
Il
problema della povertà, volenti o nolenti, non riguarda solo chi vive
nell’agio, ma anche molti tra coloro che appartengono alla classe sociale media,
i Benestanti, nonostante possano lamentarsi del caro vita, facciano la spesa nella
grande distribuzione e puntino alle offerte. I Benestanti mantengono comunque uno
standard più che dignitoso, se non opulento, in confronto a quello del 90%
della popolazione mondiale più povero: possiedono - per esempio - un trilocale
di proprietà, una bella automobile, mandano i figli all’università, si permettono
un paio di settimane di vacanze all’anno, qualche gita fuori porta e acquisti
superflui, lussi impensabili per i Fragili e gli Indigenti.
Tuttavia,
poiché il range del patrimonio che individua la classe dei Benestanti è molto
ampio, chi si colloca sotto la media può facilmente scivolare tra i Fragili, e
ciò a maggior ragione considerando che il divario tra i Paperonissimi e i Paperoni
è in continuo aumento, non solo rispetto alle due classi di poveri, ma anche a
quella dei Benestanti.
In un mondo
utopico in cui la ricchezza fosse redistribuita con equità, probabilmente si
genererebbero ingiustizie di altro genere, dovute al fatto che si dovrebbe
tener conto del potere d’acquisto di ogni area territoriale, dell’impegno di
ciascuno per il bene comune, ecc. Si dovrebbe anche tendere a una equità nei
redditi, che garantisca pari possibilità economiche nel tempo, colpendo i
grandi evasori, coloro che sfruttano l’elusione fiscale o si approfittano di
paradisi fiscali con una politica fiscale internazionale coordinata, tassando
più di adesso chi possiede e chi guadagna sopra la media e favorendo chi possiede
e chi guadagna meno, senza dimenticare chi non possiede nulla o non può
guadagnare affatto.
Inoltre, cosa
fare con chi è compulsivo e non sa gestire la propria ricchezza, spendendo
malamente tutto ciò che guadagna o riceve, per ritrovarsi sempre al punto di
partenza, anche nel caso in cui sia un Indigente? O come aiutare chi vive
nell’apatia e si accontenta di vivere di assistenzialismo, perché anziano,
malato, depresso, alcolizzato, con problemi psichiatrici o con limitate
capacità intellettuali e manuali? Al di là che non si debba costringere nessuno
a cambiare stile di vita e si possa vivere serenamente anche con poco e per
scelta, e non solo in aree rurali. Perché la felicità non è sinonimo di
ricchezza e la povertà può essere dignitosa, quando non è estrema e non è il
risultato di umiliazione, prevaricazione o sfruttamento.
Tema conseguente alla distribuzione della ricchezza è la potenziale
conflittualità sociale.
I ricchi
e i potenti, hanno tutto l’interesse a:
a) mantenere l’equilibrio tra l’offerta e la domanda
di beni e servizi: un calo della domanda si tradurrebbe in diminuzione dei
prezzi, della capacità produttiva, ecc., mettendo in crisi il sistema
capitalistico; la progressiva riduzione del potere d’acquisto dei Benestanti, dopo
decenni di aumento del loro tenore di vita, e il calo della natalità di questa
classe, potrebbero creare le premesse di una crisi, per quanto la riduzione della
domanda possa essere bilanciata in parte dal credito al consumo (consuma ora e
paga a rate), dalla crescente domanda dei Paesi emergenti (alti volumi a basso
valore), e dagli eccessi di spesa in beni e servizi di lusso da parte dei
ricchi;
b) evitare rivoluzioni sociali che potrebbero condurre
alla forca i ricchi e i potenti: è interesse dei ricchi e dei potenti mantenere
la classe dei Benestanti a un livello tale da saturare l’offerta a loro
destinata, evitando di scontentarla troppo, e mantenere le classi povere a un
livello tale da non farle insorgere, rendendole servili al punto da farle
sentire riconoscenti del “pugno di riso” ricevuto come salario o in
beneficenza; inoltre, i ricchi e i potenti salvaguardano la loro incolumità
attrezzandosi con strumenti tecnologici di controllo sempre più invasivi con
cui ingabbiare l’umanità (gli ingegneri Benestanti progettano le loro stesse
gabbie e gli operai Fragili le producono) e con governi sempre più autoritari,
polizieschi e repressivi.
Attualmente,
nonostante tanti poveri premano ai confini, la situazione rimanere sotto
controllo. Ciò è favorito dal fatto che le persone tendono a raggrupparsi in
gruppi della stessa estrazione sociale: Paperonissimi e Paperoni con
Paperonissimi e Paperoni, Benestanti con Benestanti, Fragili con Fragili e
Indigenti con Indigenti. Le persone appartenenti alle varie classi vivono in
quartieri diversi, mandano i figli in scuole diverse, frequentano ristoranti,
locali, alberghi, negozi, luoghi di villeggiatura, ospedali diversi. Ciò fa sì
che vi sia una netta separazione tra classi sociali, al punto che chi sta
meglio nella propria classe appare come un ricco ai suoi simili. Un Benestante risulta
più ricco agli occhi di altri Benestanti perché possiede una casa con una sala
più grande o meno periferica, perché si permette viaggi esotici, va a sciare,
possiede una seconda casa, una bella automobile o una barchetta a motore al
mare. Pertanto, è più facile che si provi invidia per il vicino di casa,
piuttosto che per il miliardario fuori dalla propria vista. Questa divisione
tra classi aiuta a mantenere bassa la conflittualità sociale, nonostante le
grandi disuguaglianze e ingiustizie anche a livello di singolo Paese o area
geografica.
Nel
momento in cui i media puntano sempre più i riflettori sulla vita dei
Paperonissimi e dei Paperoni e il mondo tende sempre più a ruotare intorno a
questi, trasformando i Benestanti, i Fragili e gli Indigenti in spettatori dei loro
grandi sfarzi e riducendoli sempre più a servitori di vario livello (dal
direttore al lustrascarpe), il cui compito è soprattutto rivolto a far vivere i
Paperonissimi e i Paperoni nel lusso, nel confort, nell’esclusività, in
sicurezza, la differenza nella ricchezza tra classi diventa visibile, generando
insoddisfazione, invidia, malumore, premesse per un accesa conflittualità. Cosa
riserverà il futuro?
DIETRO FRONT
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è unito al Primo
Ministro italiano Giorgia Meloni e al Presidente francese Emmanuel Macron nell’invitare
l'Europa a riallacciare le relazioni con la Russia. Merz è stato un
fervente sostenitore dell’Ucraina, ma ora afferma di considerare la Russia “un
Paese europeo” e ha espresso la speranza di un ripristino delle relazioni tra
Berlino e Mosca, come riportato da Die Welt il 15 gennaio. “La Russia è
un Paese europeo”, ha affermato Merz, intervenendo a un ricevimento di
Capodanno presso la Camera di Commercio di Halle-Dessau. Ha poi espresso la
speranza di un riequilibrio delle relazioni con Mosca. Ha aggiunto che se l’equilibrio
con la Russia potrà essere ripristinato a lungo termine e la pace prevarrà, l’UE
e la Germania avranno superato un’altra prova.
*
L’ex Segretario Generale della NATO (in carica dal 2014 al 2024)
Jens Stoltenberg ha invitato i paesi occidentali a “parlare con la Russia come
un vicino. Dobbiamo discutere con la Russia della fine dei combattimenti in
Ucraina, proprio come stiamo facendo noi, gli Stati Uniti e altri paesi. (...)
Dobbiamo parlare con la Russia come un vicino”, ha affermato in un’intervista
alla rivista Der Spiegel. Un ritorno al dialogo con la Russia è
necessario, tra le altre cose, per la discussione sul controllo degli
armamenti, ha osservato Stoltenberg. “Anche durante la Guerra Fredda siamo
riusciti a limitare le armi nucleari, ma quell’architettura non esiste più”, ha
affermato.
*
La copresidente di Alternativa per la Germania (AfD), Alice
Weidel, ha messo in discussione l’ulteriore sostegno della Germania a Kiev alla
luce del suo presunto coinvolgimento nelle esplosioni del Nord Stream. “La
CorteSuprema Federale ha confermato i sospetti che il Nord Stream sia stato
fatto saltare in aria dall’Ucraina”, ha scritto su X. “Questo attacco diretto
al settore energetico tedesco deve avere delle conseguenze! Non possiamo
sostenere chi ci attacca”.
Der Spiegel ha riportato giovedì che
la Corte Suprema Federale tedesca ritiene “altamente probabile” che le
esplosioni siano state effettuate “su ordine di uno Stato straniero”. La
sentenza della Corte del 10 dicembre, citata dalla rivista, indica l’Ucraina
come potenziale orchestratore. Questa conclusione è emersa durante un appello presentato
dalla difesa del cittadino ucraino Sergey K., sospettato di coinvolgimento
nelle esplosioni e attualmente detenuto in Germania dopo essere stato arrestato
in Italia lo scorso anno.
venerdì 16 gennaio 2026
È MORTO IL POETA “CICLISTA”
di Angelo Gaccione

Rinaldo Caddeo
Addio a Rinaldo Caddeo.
È morto
improvvisamente mercoledì 14 gennaio a Milano il poeta e critico Rinaldo
Caddeo. Non se lo aspettava nessuno di quanti lo conoscevano, perché
Rinaldo lo conoscevano davvero tutti quelli che nei modi più diversi hanno a
che fare con la poesia. Soprattutto io che avevo pubblicato su “Odissea” lo scorso 28 dicembre, quello che è stato forse il suo ultimo scritto. Anzi, no, perché nei giorni
seguenti, e precisamente giovedì 8 gennaio alle ore 10,o4, mi aveva fatto una
piacevole gradita sorpresa. Mi aveva mandato una nota sulla raccolta poetica Una
gioiosa fatica accompagnata da questi due righi: “Caro Angelo, questa è la nota che mi è venuta.
Un abbraccio, Rinaldo”.
![]() |
| Rinaldo Caddeo |
Avevo deciso di mandarla ad una testata amica appena mi fossi
liberato di una serie di impegni ed incombenze varie, non escluse quelle
attinenti alla salute. Invece ho tardato e la sua morte mi ha colto di
sorpresa. Ma forse avrebbe voluto vederla su “Odissea”, anche se ora ho il
rimorso di non averla pubblicata immediatamente su queste pagine. Ma come
immaginare una morte così repentina? Quando lo vedevo, sempre spostandosi con
la sua inseparabile bicicletta, non potevo che ammirare il suo fisico asciutto ed
atletico da cui traspariva un’ottima salute. Rinaldo era un poeta ciclista, e
da persona coerente con la sua visione, preferiva non gravare la città di
emissioni tossiche; usava la sua energia umana, quella che possedeva nei suoi
muscoli, pedalando da un luogo all’altro di Milano. Condividevamo lo stesso
amore per il racconto breve e per l’aforisma: lui apprezzava i miei racconti,
io i suoi. Ma aveva scritto ammirato anche della mia raccoltina: Poeti.
Ventinove cavalieri e una dama che era stata pubblicata domenica 2 marzo
del 2025 in prima pagina su “Odissea”. Se n’è andata una persona intelligente e
mite e mancherà non solo ai suoi familiari a cui “Odissea” formula commosse
condoglianze. I funerali si terranno domenica 18 alle ore 15. La camera
mortuaria sarà allestita a San Siro, in via Amantea davanti al cimitero di
Baggio.
POVERTÀ
di Lorenzo
G. F. Molinari

Calcutta. Un povero rovista fra i rifiuti
foto: Idrajit Das
Un mondo
senza poveri. Siamo certi di volerlo? Parte I
Una diseguaglianza
mondiale
Ci scandalizziamo per le numerose ingiustizie sotto
gli occhi di tutti, molti vorrebbero fare qualcosa - almeno a parole -,
qualcuno già fa. La più palese delle ingiustizie è la distribuzione della
ricchezza nel mondo, se non altro perché coinvolge l’intera popolazione
mondiale ed è trasversale a ogni nazione (dati al 2024):
il 10%
della popolazione mondiale detiene il 76% della ricchezza,
il 50% detiene
solo un misero 2%.
Il 10%
della popolazione mondiale guadagna il 52% del reddito globale, il 53% guadagna
solo l’8%.
L’enorme
disuguaglianza tra i patrimoni detenuti da privati si riscontra anche tra i
redditi percepiti, seppure in misura inferiore. Scopo di questo articolo è
offrire un quadro di sintesi sulla disparità economica tra le persone nel mondo
e cosa comporterebbe un teorico livellamento. Per brevità, l’analisi sarà
concentrata sulle grandezze patrimoniali e non reddituali, se non altro perché
chi possiede grandi patrimoni tipicamente genera da essi redditi elevati,
mentre chi possiede modesti patrimoni, anche se mai beneficiasse di redditi
elevati, potrebbe impoverirsi più facilmente e in tempi più rapidi, se non,
addirittura, diventare povero. Inoltre, l’analisi reddituale conduce a
conclusioni sostanzialmente analoghe a quella patrimoniale. Come fanno i ricchi
sfondati a sedersi quotidianamente alle loro tavole imbandite con leccornie di
ogni tipo, mentre c’è chi non sa neppure come mettere insieme un pasto per la
propria famiglia? Senza andare lontano nei Paesi più poveri dell’Africa
Subsahariana o dell’Asia meridionale, rimanendo in Italia, quasi 6 milioni di
nostri concittadini soffrono di povertà alimentare, complessivamente il cibo è
un “lusso” per circa il 10% della popolazione italiana.
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| Calcutta. Un povero rovista fra i rifiuti foto: Idrajit Das |

San Paolo - Brasile. Senzatetto
foto: Wilfredor

foto: Wilfredor
Il ragionamento che segue
è puramente teorico e utopistico; tuttavia, offre qualche spunto di riflessione.
Teorico, perché non tiene conto che alcuni lavori sono retribuiti meglio di
altri (lavori usuranti e pericolosi, con ampie responsabilità, di grande professionalità,
ecc.), che il lavoro è retribuito in base al tempo lavorato (part time o tempo
pieno), che il potere d’acquisto è diverso nel mondo e nella stessa nazione (un
conto è comprare una casa in una zona rurale del Bangladesh, altro nella
periferia di Milano, altro ancora in centro a Milano), che il benessere non
dipende dalla sola ricchezza economica, che vivere da single è più oneroso che
vivere in coppia, che i figli costano finché non sono autonomi, che la
ricchezza non si accumula solo con il lavoro ma anche con operazioni
finanziarie, per eredità o per fortuna, che la ricchezza non dipende solo dal
patrimonio ma anche dal reddito, ecc.
Si può diventare
miliardari senza alcun merito: il 36% della ricchezza dei miliardari è
ereditata e tutti i miliardari sotto i 30 anni hanno ereditato la propria
ricchezza.
Molti
super-ricchi, soprattutto europei, devono parte della loro ricchezza al
colonialismo storico e allo sfruttamento anche odierno di Paesi poveri.
Ricchezze spropositate si possono accumulare in meno di una generazione.
Qualcuno ci è riuscito onestamente, realizzando un’idea geniale, avendo ottime
capacità imprenditoriali e trovandosi “al posto giusto nel momento giusto”. Non
necessariamente c’è del male a essere super-ricchi, soprattutto quando la
ricchezza è generata da aziende profittevoli che occupano molte persone e
offrono beni e servizi che migliorano la qualità della vita e il benessere
collettivo. Purtroppo non è quasi mai così: le grandi ricchezze sono spesso accumulate
sfruttando i lavoratori, costringendo i fornitori a condizioni inique,
commercializzando prodotti o servizi che si rivelano dannosi, sfruttando
favoritismi politici e paradisi fiscali, determinando un impatto disastroso nel
settore in cui operano, inquinando pesantemente l’ambientale, non condividendo
equamente i profitti con coloro che hanno partecipato attivamente alla loro
generazione, ecc.
Per poi
non dire dei danni causati dai super ricchi, soprattutto ambientali, dovuti a
uno stile di vita faraonico e consumistico, all’inquinamento prodotto dai loro
aerei, elicotteri, yacht e viaggi spaziali.
Alcuni
miliardari, tuttavia, hanno donato enormi ricchezze a iniziative filantropiche,
al di là della qualità dello scopo perseguito e dei benefici fiscali ottenuti:
1.- George Soros è il filantropo che ha donato la quota più
consistente della sua ricchezza: il 76%, di cui circa 36 mld$ alla Open Society
Foundations (OSF) da lui costituita, che si propone di promuovere democrazia,
diritti umani, istruzione e libertà di espressione. Tuttavia, è anche noto per
le sue operazioni speculative: nel 1992 speculò sia sulla sterlina britannica, guadagnando
1 mld$, sia sulla lira italiana, contribuendo alla svalutazione del 30% della
lira contro il dollaro (per difendere la lira, la Banca d'Italia spese circa 48
mld$ di riserve valutarie e l’allora governo Amato prelevò in modo forzoso e
straordinario lo 0,6% dai conti correnti bancari degli italiani, facendo
incassare allo Stato l’equivalente di 109.000 mld di lire, pari a 57 mld€
attuali);
2.- Bill Gates e Melinda French Gates hanno destinato alla
loro fondazione quasi il 50% del loro patrimonio (di oltre 100 mld$) per
progetti sulla salute e lo sviluppo globale, e hanno dichiarato che lasceranno
in eredità ai figli non più dell’1% dei loro patrimoni;
3.- Warren Buffett ha donato 62 mld$, ovvero il 30% della sua
fortuna, e ha dichiarato di voler devolvere oltre il 99% della sua ricchezza;
4.- Jef Bezos ha donato 4,1 mld$, appena l’1,6% del suo
patrimonio, pari a circa 251 mld$.
Secondo i
dati Forbes al 2024, i 25 principali filantropi degli Stati Uniti hanno donato
241 mld$ nel corso delle loro vite, corrispondenti, però, solo al 15% delle
loro ricchezze. Oltretutto si stima che le loro ricchezze crescano mediamente
più delle loro donazioni. Un’eccezione è lo statunitense alpinista e
imprenditore Yvon Chouinard, noto per aver sempre mantenuto uno stile di vita
sobrio e minimalista, anche quando Patagonia, l’azienda d’abbigliamento outdoor
da lui fondata, divenne un’azienda leader nel suo settore. Nel 2022, desiderando
che la Terra fosse l’unico azionista di Patagonia, trasferì la proprietà del
valore di circa 3 mld$, a due enti: Patagonia Purpose Trust, rivolto a protegge
la missione di Patagonia, e Holdfast Collective, che impiega interamente i
profitti di Patagonia in progetti di salvaguardia ambientale.
All’opposto,
vi sono miliardari che hanno donato cifre irrisorie rispetto al proprio
patrimonio. Per esempio, Elon Musk, la persona più ricca del mondo con un
patrimonio di circa 420 mld$, si stima avesse donato nel corso della sua vita, fino
al 2023, circa 0,6 mld$. La brama di possedere sempre di più, l’avidità, è un
male comune a tutti i livelli.

India. Lavaggio dei panni
foto: Antonio Milena
Come
risolvere questa grave ingiustizia sotto gli occhi di tutti?
Cinque
ragazzini si fermano davanti a una pasticceria, ma solo Mia e Mirko vi entrano
per comprarsi la merenda. In attesa di essere serviti, Mia si rivolge
all’amico: “Hai notato che i nostri amici fanno merenda quando li invitiamo a
casa, ma mai quando usciamo?”.
“Non
avranno fame”.
“Mah! Non
sarà che non hanno soldi per comprarla? Asia non è andata in vacanza questa
estate, Karim inventa sempre scuse per evitare le feste di compleanno e Zoe non
è neppure venuta alla gita scolastica”.
“Ripensandoci,
non ci vuole molto a capire che sono poveri… Hai visto il rottame di macchina
del papà di Karim!”, riprende Mirko mentre paga la pasta che ha scelto, “Che ci
possiamo fare?”.
“Vedi
tu…” risponde Mia con un’espressione un po’ stupita.
“Vedi tu?
Lo dici a me, che mio papà fa l’impiegato e mia mamma l’insegnante? Piuttosto
vedi tu, Mia, di fare qualcosa, se ti senti tanto ricca e altruista! Proprio
ieri mio papà ha commentato così la pubblicità di una ONLUS: “Chiedano soldi
a chi possiede ville, macchine di lusso e yacht! Noi non possiamo mica salvare
il mondo!”.
Mirko
guarda la pasta farcita di crema e l’addenta voracemente.
“Mirko,
non ti chiedo di salvare il mondo, ma se tu avessi due caramelle, io tre e i
nostri amici nessuna, non sarebbe bello che tu ne regalassi una e io due? Così
ne gusteremmo una a testa. Sai, io sono un po’ imbarazzata a mangiare la mia
pasta mentre i nostri amici ci aspettano fuori dalla pasticceria, osservandoci
attraverso la vetrata”.

Hanoi- Vietnam. Senzatetto
foto: G. Dennis Jarvis
Ha
ragione Mirko a credere che per risolvere la povertà nel mondo sono solo i super-ricchi
a dover fare qualcosa? O ha ragione Mia che, con fare samaritano, dividerebbe quello
che ha con gli amici poveri, pur sapendo di non risolvere i loro problemi?
La
questione è complessa e non è di poco conto. Tra l’altro, per chi non si è mai
occupato di povertà, aiuti economici, altrimenti detti elemosina, non
andrebbero dati in mano a chi ha bisogno, soprattutto a persone senza tetto,
che molto spesso se li bevono in birra o vino, e tanto meno a chi mendica di
mestiere. Per aiutare chi è in grave povertà è preferibile una donazione, anche
modesta, a una ONLUS di fiducia, nel caso segnalando la persona bisognosa che
si intende soccorrere; oppure l’aiuto si può tradurre nell’offrire il proprio
tempo come volontario. Sarà l’ONLUS a risolvere al meglio la situazione d’emergenza,
a prendersi in carico la persona in difficoltà e a sviluppare un progetto
mirato al suo recupero, nel caso riesca a instaurare un rapporto empatico,
mirato alla collaborazione della persona stessa.
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| India. Lavaggio dei panni foto: Antonio Milena |
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| Hanoi- Vietnam. Senzatetto foto: G. Dennis Jarvis |
GIUSTIZIA E RIFORMA NORDIO
di Marcello Campisani
Requirenti & Giudicanti
Aggiriamo tutte le minchiate
della separazione in tre battute:
I
La giustizia è l’etica sociale.
Il potente non sopporta che
renda l’uomo all’uomo uguale,
e chieda rendiconti pure al re.
Della giustizia il dramma è la durata.
Basta raddoppiare il personale
per averla ottima in giornata.
Ma gli si fa mancare l’essenziale.
Ciò perché non deve funzionare
se non quel tanto minimo affinché
il popolo non smetta di sperare
e quindi voglia farsela da sé.
II
Son complementari le esperienze:
i giudici mai vedon l’imputato
perché asettiche siano le sentenze.
il P.M. l’ha spesso interrogato.
Posso dire che, personalmente,
talvolta persuadei l’accusatore
che replicò per chiederlo innocente
pur non persuadendo il decisore.
III
Il giudice dev’essere sapiente.
Dovrebbe quindi esser obbligato
a fare dapprima il requirente
e quindi, soprattutto, l’avvocato.
Dove le cose sono funzionanti
nel ruolo non si resta imbalsamati,
ci si alterna con i requirenti
così da rimanere più aggiornati.
Nessun giudice è tanto snaturato
- come vuol il politico insolente -
tanto da condannare l’imputato
solo per far piacere al requirente.
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