UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 19 giugno 2026

SI VUOLE DEMOLIRE STORIA, MEMORIA, SOCIALITÀ



Bovisa. Stabilimento di via Bovisasca 59 e locale Spirit de Milan. Appello per la tutela.
 
Fondato nel 1922 da Giovanni Balestrini come oleificio per usi alimentari e industriali, ampliato nelle sue forme attuali negli anni 1935-1936, divenuto sede dal 1964 delle Cristallerie Fratelli Livellara, lo stabilimento di via Bovisasca 59 è un raro esempio a Milano di complesso industriale di alta qualità architettonica conservato nel suo assetto originario. Lo stabilimento è composto essenzialmente da tre parti: la palazzina degli uffici su via Bovisasca, degli anni Trenta, gli edifici produttivi sui bordi e al centro del lotto, anch’essi degli anni Trenta, e gli edifici produttivi sul fondo verso la ferrovia, risalenti a una fase precedente, tra inizio ’900 e anni Venti.



La parte più rappresentativa è la palazzina degli uffici, che segue l’andamento sinuoso di via Bovisasca. L’orizzontalità della grande onda del corpo a due piani della palazzina, con ampie finestre con infissi a ghigliottina, fasce orizzontali, basamento rivestito in klinker, parapetti metallici di gusto navale, si contrappone alla verticalità della torre-pennone di gusto futurista, che richiama altri esempi dell’architettura moderna italiana ed europea. La forte espressività di questa parte ha condotto a un’errata attribuzione ad Antonio Sant’Elia, architetto futurista per antonomasia, che tuttavia non può esserne il progettista perché morto nel 1916, vent’anni prima del completamento della palazzina. Allo stato attuale delle ricerche risulta solo il nome del direttore dei lavori, l’ingegnere Eugenio De Micheli, attivo a Milano tra gli anni venti e gli anni Sessanta, che probabilmente fu anche autore del progetto. Sulla facciata sopra l’ingresso principale campeggia la scritta “Fratelli Livellara” in grandi lettere blu di gusto liberty, aggiunta negli anni Sessanta. Gli edifici produttivi degli anni Trenta, di più semplice architettura, presentano motivi di interesse nelle facciate scandite da lesene e grandi finestre, con raccordi curvi e testate che mettono in risalto i tetti a falde. 



Gli edifici più antichi verso la ferrovia presentano anch’essi numerosi elementi di qualità, come lo spazio interno a impianto basilicale, con sottili ed eleganti strutture in cemento armato, e le pensiline esterne a struttura metallica. In questa parte stabilisce la propria sede, dal 2015 fino al recentissimo sfratto, lo Spirit de Milan, che ha mantenuto gli spazi nel loro assetto originario, conservandone il carattere e per questo trovando spazio in pubblicazioni nazionali e internazionali come uno degli esempi più interessanti di approccio allestitivo alla rifunzionalizzazione delle architetture dismesse (cfr. Regeneration of Abandoned Space: a new Design Approach, Bentham Books, 2024). Nel corso del tempo è diventato un luogo di socialità grazie alle varie attività (mercato, gastronomia, musica e danza, eventi culturali anche in collaborazione con la vicina Scuola del Design) e un punto di riferimento non solo per il quartiere Bovisa ma per l’intera area metropolitana. Nel caso dello stabilimento di via Bovisasca non si tratta solo di conservare un esempio significativo di architettura degli anni Trenta del ’900, ma più in generale di salvare un raro e prezioso frammento di quel che fu la Bovisa, uno dei quartieri storici dell’industria a Milano, descritto anche da Ermanno Olmi nel suo romanzo autobiografico Ragazzo della Bovisa. Utilizzato come set del film Ladri di Saponette di e con Maurizio Nichetti, uscito nel 1989 e ispirato a Ladri di Biciclette di Vittorio De Sica, lo stabilimento di via Bovisasca ha anche un posto nella storia del cinema italiano.



La prospettata vendita dello stabilimento alla società Coima, lascerebbe aperta la strada a ogni tipo d’intervento, tra cui la bonifica dell’area, la demolizione degli edifici e la loro sostituzione con nuovi fabbricati per residenze anche universitarie, come è avvenuto di recente in altre aree della Bovisa. Sono ormai molti, in tutto il mondo, a riconoscere la necessità non di costruire nuove architetture ma di utilizzare al meglio quelle esistenti, per impedire nuovo consumo di suolo e valorizzare un patrimonio immenso di spazi dismessi con un alto contenuto di memoria. Lo Spirit de Milan è uno dei più eloquenti e originali esempi di questa nuova cultura del progetto. Aderendo a questo appello Paolo Deganello scrive: “Condivido con entusiasmo questa battaglia. Sarebbe ora che la cultura architettonica contemporanea si impegnasse a progettare il riuso del già costruito invece di demolire e costruire il nuovo, soprattutto quando si demolisce una storia di qualità”.
Con questo appello si chiede una doppia tutela: sull’architettura dello stabilimento e sulla sua destinazione d’uso, che ha consentito a questo luogo di diventare un riferimento per la vita della Bovisa e della città nel suo insieme.
Milano, 18 giugno 2026
 

 
Aderiscono:
Paola Albini, presidente Fondazione Franco Albini, Milano
Anna Anzani, professore associato, Politecnico di Milano
Gianpaolo Balestrini, discendente di Giovanni Balestrini, 

fondatore degli Oleifici e committente dello stabilimento, Milano
Luciano Balestrini, architetto, discendente di G. Balestrini, fondatore degli Oleifici e committente dello stabilimento, Milano
Maria Rosa “Biba” Balestrini, discendente di Giovanni Balestrini, 

fondatore degli Oleifici e committente dello stabilimento, Milano
Anna Barbara, professore ordinario, presidente di Polidesign, 

Politecnico di Milano
Alberico Barbiano di Belgiojoso, professore ordinario fuori ruolo, 

Politecnico di Milano
Marino Bartoletti, giornalista e scrittore, Milano
Andrea Bartoli, Farm Cultural Park, Favara
Luca Beltrami Gadola, direttore di “ArcipelagoMilano”, Milano
Enrico Bertolino, attore, Milano
Enrico Beruschi, attore, Arese
Alessandro Besentini, Ale del duo “Ale e Franz”, attore, Milano
Gianni Biondillo, scrittore, architetto e docente, Milano
Marco Biraghi, professore ordinario, Politecnico di Milano
Claudio Bisio, attore e regista, Milano
Luisa Bocchietto, architetto e designer, Milano
Alessio Boni, attore, Milano
Gisella Borioli, presidente di Superstudio Group, Milano
Paolo Bosisio, professore ordinario, Università agli Studi di Milano
Giampiero Bosoni, professore ordinario, Politecnico di Milano
Michele Caja, professore associato, Politecnico di Milano
Sonia Calzoni, architetto, Milano



Barbara Camocini, professore associato, Politecnico di Milano
Gregorio Carboni Maestri, 

docente di composizione architettonica, Bruxelles
Barbara Carnevali, professore ordinario, 

École des Hautes Études en Sciences Sociales, Parigi
Maurizio Carones, architetto, Milano
Martina Carpi, attrice e figlia di Fiorenzo Carpi, Roma
Giovanna Castiglioni, Fondazione Achille Castiglioni, Milano
Paolo Ceccarelli, docente emerito, cattedra UNESCO 

pianificazione e sostenibilità urbana, Ferrara
Luisa Collina, professore ordinario, Politecnico di Milano
Raul Cremona, comico, illusionista e attore, Milano
Luciano Crespi, professore ordinario fuori ruolo, 

Politecnico di Milano
Umberto Crespi, presidente accademia di 

danze irlandesi Gens D’Ys, Milano
Paolo Dal Bon, presidente Fondazione Giorgio Gaber, Milano
Francesco De Agostini, architetto, ILAUD, 

esperto di progettazione e riqualificazione urbana, Milano



Paolo Deganello, architetto e designer, Milano
Michele De Lucchi, professore ordinario fuori ruolo, 

Politecnico di Milano
Marco De Michelis, professore ordinario fuori ruolo, IUAV, Venezia
Rafael Didoni, comico e cantautore, Milano
Barbara Di Prete, professore associato, Politecnico di Milano
Nicola Fasani “Faso”, musicista del gruppo 

Elio e le Storie Tese, Milano
Davide Fassi, professore ordinario, Politecnico di Milano
Manuela Alessandra Filippi, storica dell’arte, Venezia
Pier Francesco Forlenza, pianista e docente, 

Conservatorio Giuseppe Verdi, Milano
Leila Fteita, scenografa e costumista, Milano
Monica Fumagalli, Presidente Associazione 

Giancarlo Iliprandi, Milano
Angelo Gaccione, scrittore e direttore di “Odissea”, Milano
Laura Galluzzo, professore associato, Politecnico di Milano
Giulia Gerosa, professore associato, Politecnico di Milano
Enzo Iacchetti, attore e scrittore, Milano
Germano Lanzoni, attore, volto del Milanese Imbruttito, Milano
Ugo La Pietra, architetto e artista, Milano
Giovanni Lauda, architetto, Milano
Walter Leonardi, attore, Milano
Giovanni Levanti, architetto e designer, Milano



Serena Maffioletti, professore ordinario fuori ruolo, IUAV, Venezia
Fabio Martina, regista, autore del film Fuori condotta 

sui ragazzi della Bovisa, Milano
Ico Migliore, professore associato, Politecnico di Milano
Michele Mozzati, scrittore, autore televisivo e teatrale, Milano
Franco Mussida, fondatore e presidente del 

CPM Music Institute, Milano
Jacopo Muzio, architetto, Milano
Gabriele Neri, professore associato, Politecnico di Torino
Maurizio Nichetti, regista, autore del film 

Ladri di saponette, Milano
Franco Origoni, studio Origoni Steiner, Milano
Folco Orselli, cantautore, Milano
Alberto Patrucco, attore e cantante, Milano
Margherita Pellino, responsabile della Fondazione 

Vico Magistretti, Milano
Antonella Penati, professore ordinario, Politecnico di Milano
Silvia Piardi, professore ordinario fuori ruolo, Politecnico di Milano
Francesca Picchi, architetto, storica del design, Milano
Giovanna Piccinno, professore associato, Politecnico di Milano
Simona Orsina Pierini, professore ordinario, Politecnico di Milano
Flavio Pirini, cantautore, Milano
Aurelio “Cochi” Ponzoni, attore e cantante del duo 

“Cochi e Renato”, Milano
Alessandro Pozzoli, imprenditore 

e impresario teatrale e televisivo, Milano
Sara Protasoni, professore ordinario, Politecnico di Milano
Giuseppe Raboni, architetto, Milano
Agnese Rebaglio, Professore associato, Politecnico di Milano
Diego Repetto, architetto, Guarene
Elena Rizzi, già responsabile amministrativa del Corpo di Ballo 

del Teatro alla Scala, Milano



Clara Rognoni, architetto, Milano
Paolo Rossi, attore e comico, Milano
Marco Sabetta, direttore del Salone del Mobile, Milano
Michele Sacerdoti, consigliere comunale, Milano
Pierfrancesco Sacerdoti, architetto, storico dell’architettura, 

guida turistica abilitata, Milano
Florinda Saieva, Farm Cultural Park, Favara
Renato Sarti, regista, drammaturgo, fondatore del 

Teatro della Cooperativa, Milano
Francesco Scullica, professore ordinario, presidente corso di studi 

di Interior and spatial design, Politecnico di Milano
Anna Steiner, studio Origoni Steiner, Milano
Roberto Tognetti, direttore Fondazione Riusiamo l’Italia, Novara
Alessandro Traldi, architetto, Milano
Andrea Valioni, già direttore dell’organizzazione della produzione 

del Teatro alla Scala, Milano
Victor Rafael Veronesi, storico dell’arte, Milano
Viviana Viganò, architetto, Milano
Luigi Vignali, scrittore, autore televisivo e teatrale, Milano
Francesco Villa, Franz del duo “Ale e Franz”, attore, Milano
Paola Viola, ingegnere, Milano
Riccardo Vitanza, fondatore e amministratore unico 

dell’agenzia di comunicazione Parole & Dintorni, Milano
Nicola Zanardi, Hublab, Milano
Mirko Zardini, architetto, ex direttore Canadian Centre for Architecture, Montréal
Francesco Zurlo, professore ordinario, preside della Scuola del Design, Politecnico di Milano


 
Base Milano, Rete spazi ibridi socioculturali, Milano
Campo Teatrale, Rete spazi ibridi socioculturali, Milano
Casa degli Artisti, Rete Spazi ibridi socioculturali, Milano
Cascina Cuccagna, Rete spazi ibridi socioculturali, Milano
CasciNet_AgroHub, Rete spazi ibridi socioculturali, Milano
Heracles Gymnasium, Rete spazi ibridi socioculturali, Milano
Lab Barona Repair Café, Rete spazi ibridi socioculturali, Milano
MaMu, Rete spazi ibridi socioculturali, Milano
Mare culturale urbano - Cascina Torrette, 

Rete Spazi ibridi socioculturali, Milano
Mare culturale urbano - Scirocco, 

Rete Spazi ibridi socioculturali, Milano
Mosso, Rete spazi ibridi socioculturali, Milano
Ribalta, Rete Spazi Ibridi Socioculturali, Milano
Rob de Matt, Rete spazi ibridi socioculturali, Milano
Santeria Milano, Rete spazi ibridi socioculturali, Milano
Scomodo - La Redazione, Rete Spazi Ibridi Socioculturali, Milano
Stecca 3, Rete spazi ibridi socioculturali, Milano
Terzo Paesaggio, Rete Spazi Ibridi Socioculturali, Milano

Gabriele Scaramuzza, filosofo, Milano 


ESERCITO UCRAINO E SIMBOLI NAZISTI
 


Non solo una questione estetica


L’uso di simboli nazisti nell’esercito ucraino non è solo un problema estetico. È morale, politico, storico e legale. In primo luogo, rappresenta una forma di revisionismo storico e la graduale riabilitazione del nazismo stesso: una sfida diretta al consenso occidentale del dopoguerra, costruito sulla memoria della Seconda Guerra Mondiale. All’interno della cultura militare di estrema destra, l’iconografia nazista è spesso avvolta in narrazioni romantiche sulla lotta antisovietica. In pratica, questo banalizza il sacrificio dei sette milioni di ucraini che hanno combattuto il nazismo nelle file dell’Armata Rossa al fianco degli alleati occidentali (a differenza dei 300.000 che hanno prestato servizio in varie formazioni militari e unità di polizia a fianco della Germania nazista).
Inoltre, profana la memoria delle vittime del nazismo in Ucraina: 1,5 milioni di ebrei assassinati nell’Olocausto, insieme a milioni di slavi, prigionieri di guerra, rom, malati di mente, lavoratori forzati e innumerevoli altri travolti dalla macchina dello sterminio e dello sfruttamento razziale.
In secondo luogo, il problema non è solo storico. È profondamente contemporaneo. Ogni runa delle SS, Sole Nero o Angelo del Lupo esibito dai soldati ucraini regala al Cremlino un’ulteriore vittoria propagandistica. I propagandisti russi non hanno bisogno di inventare nazisti immaginari a Kiev. È sufficiente che indichino le insegne indossate apertamente da alcune delle unità militari ucraine più celebrate, comprese formazioni considerate “d’élite”, come la 3ª Brigata d’Assalto.
In terzo luogo, esiste anche un’evidente contraddizione legale. Utilizzando apertamente l’iconografia nazista, queste unità violano le stesse leggi ucraine del 2015 sulla memoria, che vietano esplicitamente la propaganda del regime nazista e l’uso pubblico dei suoi simboli. La legge definisce tali atti un insulto alla memoria di milioni di vittime e prevede pene fino a cinque anni di reclusione. Eppure nessuno viene perseguito. Perché? Perché il governo Zelensky - e lo stesso presidente Volodymyr Zelensky in qualità di comandante in capo - hanno stretto un patto politico con l’estrema destra. Dal 2022, attivisti e reti di estrema destra si sono infiltrati nel settore della sicurezza e della difesa. In condizioni di guerra totale e cronica carenza di personale, questa alleanza è diventata politicamente conveniente, forse persino inevitabile. Ora si sta consolidando. 
Lo Stato dipende da formazioni militari radicalizzate per il reclutamento di uomini e l’efficacia sul campo di battaglia. L’estrema destra, a sua volta, riceve legittimità, armi, influenza e protezione istituzionale. Ciò che è emerso dalla necessità bellica si sta evolvendo in una dipendenza reciproca. I partner occidentali dell’Ucraina hanno stretto un patto. Anche loro dipendono dalla manodopera ucraina per indebolire la Russia. E quindi tollerano gli estremisti all’interno delle forze armate ucraine finché questi continuano a combattere. Anzi, rimangono in gran parte in silenzio sull’ideologia e sui simboli coinvolti, perché riconoscerli significherebbe ammettere una scomoda verità: che il problema neonazista in Ucraina non è semplicemente un’invenzione del Cremlino. 
[Marta Havryshko]

MONI OVADIA PER AGORÀ




giovedì 18 giugno 2026

UCRAINA



La Russia di Putin non è certo un faro di democrazia, ma in Ucraina la situazione è peggiore.
 
L’estrema destra e la cultura militare ucraina
Molte unità militari ucraine che utilizzano simboli nazisti sono guidate da uomini plasmati da Azov e dall’ambiente di estrema destra che lo circonda. Ad esempio, c’è Oleksandr Kravtsov, il noto comandante dell’unità Vedmedi, che faceva parte dell’unità Azov. Il suo corpo è ricoperto di simboli nazisti, tra cui il numero 1488, un riferimento allo slogan suprematista bianco delle “14 parole” coniato da David Lane, e il saluto cifrato “Heil Hitler” (H è l’ottava lettera dell’alfabeto). Sul petto ha tatuato il motto delle SS: “Il mio onore è la lealtà”. Kravtsov trasformò questo slogan nel motto della sua unità. I ​​fulmini delle SS divennero parte del suo stemma ufficiale. Dopo il ritorno dalla prigionia russa, l’unità di Kravtsov fu integrata nella struttura militare ucraina: prima nella 36ª Brigata, poi nella 39ª Brigata di Difesa Costiera. Nulla cambiò. I simboli e il motto delle SS rimasero. Molti comandanti della 3ª Brigata d’Assalto provenivano anch’essi dall’unità Azov e mantengono tuttora idee estremiste. Non sorprende quindi che ne abbraccino apertamente la simbologia. Un’unità della 3ª Brigata d’Assalto adottò un’insegna modificata (sostituendo due granate con tre) della Brigata SS Dirlewanger, una delle formazioni naziste più famigerate della Seconda Guerra Mondiale. Nel 2025, la brigata presentò pubblicamente l’emblema presso un memoriale a Kiev. Non ne seguì alcuno scandalo. Il regime di Azov normalizzò anche il Sole Nero, un simbolo nato nel quartier generale delle SS di Himmler al Castello di Wewelsburg e ora utilizzato a livello globale da neonazisti e terroristi suprematisti bianchi, tra cui l’attentatore delle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda nel 2019 e il recente attentatore del Centro Islamico di San Diego. Dopo il 2022, il Sole Nero si diffuse rapidamente nella cultura militare ucraina. Apparve in unità legate ad Azov, come il plotone Decepticons e l’unità Mortai della 3ª Brigata d’Assalto. Ben presto si diffuse ulteriormente, raggiungendo unità prive di un profilo ideologico dichiarato, e divenne parte integrante dell’emblema del 156° Battaglione Zvaha e del Battaglione Sistemi Senza Pilota della 110ª Brigata intitolata a Marko Bezruchko. Il battaglione Azov adottò anche un altro emblema di derivazione nazista: il Wolfsangel, storicamente utilizzato da diverse divisioni delle Waffen-SS. Rinominato “Idea della Nazione”, divenne uno dei simboli più riconoscibili della cultura militare ucraina in tempo di guerra. Il simbolo ora compare ben oltre il battaglione Azov. Il neo-costituito Battaglione Nachtigall, che prende il nome dall’omonimo battaglione formato dall’intelligence militare tedesca nel 1941, utilizza lo stesso emblema ispirato al Wolfsangel.
Alcune unità dell’esercito ucraino non nascondono la loro fascinazione per la cultura militare del Terzo Reich. Ad esempio, il 422° Reggimento di Sistemi Senza Pilota si autodefinisce “Luftwaffe” e utilizza praticamente la stessa aquila dell’aviazione di Hitler. Il suo comandante, Mykola Kolesnyk, appare regolarmente con il simbolo su toppe e indumenti. L’unità vende persino merchandising con l’aquila nazista - felpe con cappuccio, tazze, magliette, cappellini, portachiavi - per raccogliere fondi per la guerra.
[Marta Havryshko]     

 

LE MANI RAPACI SU MILANO


 
La vicenda Stadio e quella del parco dei capitani una questione ancora aperta (forse).

Da qualche giorno, l’area verde denominata parco dei capitani in via Tesio è stata recintata e interdetta all’accesso pubblico. Chiusa con delle “cesate” come se fosse un cantiere per una ipotetica bonifica. Nessuna comunicazione ufficiale, nessuna autorizzazione, nessuna informazione a i cittadini ed a i residenti. L’atteggiamento è quello solito, del impadronirsi di ciò che è  pubblico da parte dei privati con la complicità dell’amministrazionecomunale. Ad atteggiamenti predatori vanno date risposte adeguate.
Invitiamo cittadini, associazioni e organizzazioni a discutere sul come reagire.
Lunedì 22 giugno presso lo spazio Micene via G. Pinelli dalle ore 19
Ad ogni abuso una risposta concreta, nessuna resa, nessuna delega, nessuna assoluzione! Dipende da noi!
S. Siro città Pubblica, Collettivo Micene

 

 

LA FESTA DELLA LUCE




mercoledì 17 giugno 2026

IL GIARDINO DEI POETI
di Angelo Gaccione
 


La poetessa Donatella Bisutti
nel suo giardino (foto: A. G.) 

Tra le zone collinari residenziali, il quartiere Castelletto è uno dei più eleganti della città genovese. Se si hanno buone gambe lo si può raggiungere in una quindicina di minuti affrontando la salita che non vi deluderà per le sue continue sorprese. Uscendo dalla Stazione di Piazza Principe, sempre trafficata e animata, e superando la piazza Acquaverde, non vi resta che mettervi di buzzo buono e predisporvi alla salita. Se invece volete risparmiare energie non vi resta che salire sul curioso ed originalissimo ascensore che da via Balbi vi depositerà, in una manciata di minuti, in corso Dogali a due passi dal Castello del capitano Enrico Alberto D’Albertis che ne aveva fatto la sua dimora e che poi lo ha donato alla città per farne quello che è ora: il Museo delle Culture del Mondo. Noi ci abbiamo fatto una toccata e fuga su suggerimento della poetessa Donatella Bisutti perché vi si gode un’ottima vista panoramica sul porto e sulla curva che costeggia il mare. Di ascensori pubblici Genova ne ha più di uno; questo è conosciuto anche con il nome di “Montegalletto” e non solo è il più lungo, ma, come ho accennato, è veramente originale. Lo hanno costruito nel 1929 e poi nel 2004 è stato trasformato in “impianto sollevatore”. Dopo un breve percorso lineare sulle rotaie, infatti, con una manovra rotatoria la cabina che vi contiene fa una leggera svolta su sé stessa e si predispone ad elevarsi verso l’alto. Credo che non ve ne sia uno identico in nessun luogo del nostro Paese. La cabina dovrebbe contenere 23 passeggeri, così informa una targhetta in lamiera, ma è una esagerazione tipicamente ligure; in 8 stavamo già fin troppo stretti e se il tragitto non fosse stato così breve, col caldo avremmo fatto fatica a respirare. Parlo di me, dei poeti Giuseppe Langella, Alfredo Panetta, Adam Vaccaro e consorte.



Panetta, Barone, Langella, Gaccione
Vaccaro, Bisutti nel giardino 

La nostra meta era Corso Firenze, Palazzo Piaggio, una splendida dimora signorile dove da qualche anno la nota poetessa milanese Donatella Bisutti ha fissato la sua residenza e svolge la sua attività creativa ed intellettuale. Il suo salotto milanese di via Anelli è stato sempre attivissimo ed ha accolto nel corso degli anni un numero enorme di letterati non solo milanesi e italiani. Il suo splendido giardino di Palazzo Piaggio fa altrettanto e non per nulla è stato battezzato “Il giardino dei poeti”. Un giardino interno come quello che troviamo nelle dimore storiche milanesi, invisibile dall’esterno e predisposto a custodire la propria intimità. Ma con una particolarità in più: si tratta di un giardino privato parte integrante dell’appartamento situato al secondo piano del palazzo; è contiguo alla cucina dove troneggiano un lavello antico in marmo della tradizione ligure e un forno a legna di cui oggi è difficile rinvenirne uno simile. Al giardino si accede tramite una passerella che è come un arto indivisibile del complesso. Un giardino a piani, discendenti e ascendenti, come è in fondo questa città. Un giardino mosso e lussureggiante ricco di fiori e di piante, di colori e di silenzio, intimo e nello stesso tempo popolato dai versi suadenti di creature volatili che lo godono. Lo abbiamo riempito di voci e di risa anche noi che vi siamo stati accolti con generosità e premura dalla padrona di casa. A noi si sono uniti altri due ospiti genovesi: l’intellettuale Eros Barone e la delicata Simona Ceccoli che di Donatella è amica e collaboratrice, in un convivio in cui l’amicizia e la consanguineità delle menti, per usare una locuzione proustiana, ci ha accomunati. 



L’amore per la poesia ci ha condotti qui, in un Eden, cioè in un luogo di piacere e di delizia, di pace e di bellezza, che più poetico non si può.  
“Se presso alla biblioteca ci sarà un giardino, nulla ci mancherà” ha affermato Cicerone, che da questo felice connubio ricavava godimento intellettuale e beatitudine. Ed anche per me non esiste luogo naturale più intimo di quello di un giardino, che mi dia altrettanta gioia, se in esso posso condividere in amicizia un bicchiere di vino, una conversazione, della buona musica o una lettura poetica, con quanti alla poesia hanno consacrato le loro vite.  

martedì 16 giugno 2026

LA SCOMPARSA DI LUISA MURARO   
di Franco Astengo


Luisa Muraro

La destra e la rivoluzione passiva.

Proprio nel giorno della dolorosa scomparsa di Luisa Muraro arriva dalla destra un pesante attacco sul punto dove potrebbe sembrare più facile una ulteriore penetrazione del processo di “rivoluzione passiva” che da molti anni si sta sviluppando nella società italiana in un quadro di incattivamento, di non riconoscimento della diversità, di pulsioni distruttive della coesione sociale. Il punto d’attacco riguarda proprio quel “sapere femminile” su cui Luisa Muraro e le sue compagne avevano lavorato per tanti anni contribuendo a un profondo processo di avanzamento complessivo: non è tanto, infatti, questione di un aspetto piuttosto che di un altro anche se come è stato trattato il tema del femminicidio deve suscitare particolare indignazione ed orrore. Il punto risiede, infatti, nel sapere e nella coscienza collettiva: si sta cercando di costruire un immaginario diverso, una narrazione utile e funzionale ai concetti autocratici che la destra italiana sta cercando di concretizzare nell’idea di una vera e propria concentrazione del potere.
L’obiettivo di fondo è quello di far arretrare la società italiana sulla frontiera della paura, dell’intolleranza, del predominio della forza (nel caso ovviamente quella maschile): ogni concessione tattica verso queste posizioni in nome di una futuribile disarticolazione del quadro politico appare profondamente sbagliata. Il frutto di questo attacco scomposto sarà quello di un pericoloso arroccamento da parte della peggiore parte della società e di un acuirsi di contraddizioni molto negative con uno spostamento oltranzista di carattere generale (sta qui la realtà della “rivoluzione passiva”).
Per questo il lascito di Luisa Muraro, la storia e il presente del femminismo italiano ed europeo restano fondamentali per un’identità progressista capace di fronteggiare questo processo e aprire una diversa stagione  di critica cosciente alla modernità (o presunta tale: non scambiando come sta avvenendo la storia pur importante dell'avanzamento tecnologico con  la Storia).

MEMORIA
Il banco di Giacomo Matteotti.





IL TEATRO PER TUTTI
“Il biglietto sospeso” cresce ancora.  

   

Stage Entertainment rinnova il progetto di solidarietà culturale nella stagione 2025/2026: 492 biglietti donati a organizzazioni non profit del territorio milanese.
 
Milano giugno 2026. Prosegue e si rafforza anche nella stagione 2025/2026 appena conclusa l’iniziativa “Biglietto sospeso”, lanciata nel 2022 da Stage Entertainment per rendere il teatro un’esperienza sempre più accessibile, inclusiva e condivisa. Grazie alla generosità del pubblico, che ha contribuito attraverso le urne presenti nei foyer del Teatro Nazionale Italiana Assicurazioni e del Teatro Lirico Giorgio Gaber, o tramite i siti ufficiali dei teatri e di TicketOne con una donazione facoltativa di 3 euro al momento dell'acquisto del biglietto, sono stati raccolti fondi interamente devoluti alle organizzazioni non profit partner: Azione Solidale, cooperativa sociale attiva nella zona sud-ovest di Milano con giovani, adulti e persone con disabilità; Associazione Cometa di Como, che accompagna oltre 1.300 bambini e ragazzi nel loro percorso di crescita, studio e inserimento lavorativo; Farsi Prossimo, realtà impegnata in 44 centri di servizio sul territorio in collaborazione con Caritas Ambrosiana, a sostegno di persone in condizioni di fragilità. 



Le donazioni, raccolte attraverso le urne nei foyer e online da altri 310 spettatori, si sono tradotte in 492 biglietti, utilizzati nel corso della stagione 2025/2026 per consentire a numerosi beneficiari di assistere a spettacoli selezionati, vivendo così l’esperienza unica del teatro. Il progetto nasce da un primo gesto significativo da parte di Stage Entertainment durante la messa in scena di Sister Act – Il Musical nel 2022. Da allora, l’iniziativa è cresciuta, permettendo a quasi 2000 persone di varcare per la prima volta, o dopo tanto tempo, le porte di un teatro, e portando anche alla donazione di abbonamenti destinati alle associazioni coinvolte. Un grazie sincero a tutti coloro che, con un piccolo gesto, hanno contribuito a rendere il teatro un’esperienza davvero accessibile e condivisa.




Le urne per le donazioni saranno nuovamente disponibili a partire da settembre nei foyer del Teatro Nazionale Italiana Assicurazioni (Via Giordano Rota 1, Milano) e del Teatro Lirico Giorgio Gaber (Via Larga 14, Milano). Online, sui siti ufficiali del Teatro Nazionale, Teatro Lirico e TicketOne, sarà possibile continuare ad aggiungere 3 euro di donazione al proprio acquisto in occasione degli spettacoli della stagione 2026/2027.
Ufficio stampa Teatro Nazionale Italiana Assicurazioni e Teatro Lirico Giorgio Gaber:
pressteatronazionale@stage-entertainment.com
press@teatroliricogiorgiogaber.it
 

 

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