UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 17 marzo 2026

REFERENDUM
di Giuseppe Melzi - avvocato


Giuseppe Melzi
 
Io, vittima di malagiustizia voto: No
 
Il legale anti Sindona in affari con i boss”: un devastante procedimento durato 12 anni; 9 mesi di perdita della libertà; 3 anni e mezzo di sospensione professionale. “Riciclaggio e agevolazione mafiosa le imputazioni, quale “regista” di una cosca mafiosa (Ferrazzo) inesistente, inventata: responsabili tre magistrati ambiziosi e chiacchierati (due P.M. di Varese e Milano e un G.I.P. di Milano). Senza alcuna mia difesa, archiviazione finale (neppure notificatami): responsabili quattro magistrati riservati e stimati (un G.U.P. di Milano, due P.M. e un G.I.P. di Cagliari). Una vita rovinata: il ruolo di avvocato identificato con quello di sette indagati, anch’essi innocenti. Come allora continuare a credere nella Magistratura e nella Giustizia, così come amministrata? Una riforma radicale dovrebbe essere adottata, ma voterò No a questo Referendum e alle modifiche costituzionali proposte. Non è masochismo, ma un argine obbligato ad una deriva autoritaria (“utile anche alle opposizioni!”, Ministro Carlo Nordio) un progress pericoloso, cheprelude a nuove leggi eversive della maggioranza parlamentare dominante (elettorale, premierato…). Un “colpo di mano” politico che stravolge i principi costituzionali della Repubblica e indebolisce l’Ordine giudiziario nel suo insieme e ne compromette l’autonomia e l’indipendenza. L’attuale Referendum è “come un cavallo di Troia… in pancia nasconde una furbata…” (Giorgio Lattanzi, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, coordinatore dei lavori per il nuovo Codice di procedura penale). La Costituzione prevede che i Magistrati (P.M. e Giudici) abbiano la identica cultura del diritto e della giurisdizione, siano tutori della dignità delle persone, non solo dei cittadini italiani (anche degli immigrati).
Compito dei P.M. non è accusare sempre e comunque, ma promuovere una giusta e corretta applicazione della legge, anche a tutela degli indagati (purtroppo succede raramente). È necessario, quindi, prevenire gli scandali quotidiani di “malagiustizia” (come quella che ho subìto io) e la vergognosa gestione correntizia del C.S.M., ma il rimedio proposto è peggiore del male.
La separazione delle carriere è un marginale problema che potrebbe essere disciplinato con una legge ordinaria, rispettando i principi costituzionali.
Nel metodo, è stata approvata con un blitz della maggioranza parlamentare, senza confronti con le minoranze e con le categorie interessate (magistrati e avvocati) e anche con esponenti della società civile.


Giorgio Vasari: La Giustizia

Nel merito, la duplicazione delle carriere e del C.S.M., con un nuovo organo superiore “monstre” l’Alta Corte Disciplinare e l’adozione per le nomine del sorteggio secco (per i Giudici), temperato (per i Politici) è un’invenzione obbrobriosa e subdola. I quesiti tecnici (incomprensibili per la maggioranza dei cittadini) istituzionalizzano una prassi diffusa e deteriore: i P.M., già strapotenti e quasi sempre impuniti, diventano “superpoliziotti”, asserviti alla politica. Il “giusto processo” si realizza con il riconoscimento della funzione costituzionale della difesa dei cittadini (ancora mancante), “ad armi pari” con l’accusa e non con il rafforzamento di P.M. sottomessi. Solo con difensori costituzionalmente riconosciuti e rispettati (non come è avvenuto a me) comunque privi dei servizi della Polizia Giudiziaria si ristabilisce l’equilibrio delle Parti processuali, davanti ad un Giudice indipendente e imparziale (terzietà professionale). Un giudice libero, anche nei processi civili, amministrativi e di volontaria giurisdizione (quantitativamente il doppio di quella penale) non sovrastato da “poteri forti” a tutela dei diritti di soggetti deboli, indifesi (il gratuito patrocinio è inadeguato).
La riforma della Magistratura dovrebbe coinvolgere, invece, P.M. e Giudici nella formazione (morale e culturale) con aggiornamenti continui, nella selezione e nei controlli sulla loro attitudine e produttività e, quindi, sulle carriere.
La riforma della Giustizia dovrebbe trattare i problemi reali dei cittadini: la durata dei procedimenti (“la separazione delle carriere non accelera i processi
”, Ministro Carlo Nordio), l’organico dei Tribunali, le strutture carcerarie, la tutela dei diritti alla salute e alla istruzione, alla sicurezza urbana e sul lavoro, ecc. I principi costituzionali non si stravolgono, ma si applicano, correggendo le prassi “castali” dei Magistrati e del C.S.M., senza triplicarne i costi: 2 sezioni disciplinari, approvate con legge ordinaria? Il voto No pesa traumaticamente sulla mia esperienza, ma è necessario per impedire che le interferenze della politica nella gestione della Giustizia divengano un “sistema” codificato e irresponsabile.

REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
 


Uno scambio di opinioni fra l’imprenditore Domenico Cristofaro e l’economista Marco Vitale.
 
Carissimo professore grazie per il suo interessante messaggio.
Molti miei amici avvocati, conoscendo passate e recenti mie esperienza personali con il sistema giustizia italiano sono sicuri di un mio voto a favore del Sì, cosa che oggettivamente sarebbe del tutto coerente ma solo dal punto di vista emotivo, aspetto che caratterizzerà a mio avviso tantissimi voti.
Tuttavia e nonostante questi potenziali “motivazioni” ho deciso fermamente di votare No perché da quello stesso sistema giustizia a cui si riferiscono i miei amici avvocati io poi, anche se tardivamente, ho avuto la giustizia che mi spettava e sto avendo in questo periodo anche qui tardivamente speranze di continuare ad averla. Mi piace dire che la “riforma” rappresenti una pezza peggiore del buco sia nel metodo che nel merito, ma questo significa anche che il buco c’è, che è stato creato nel tempo dalle parti, cioè magistrati e giudici da una parte e politica dall'altra. La politica per non avere fornito strumenti legislativi, organizzativi, operativi ed economici al sistema per farlo funzionare adeguatamente ed al passo con i tempi, erigendosi ancora di più a casta con il sorteggio per loro “temperato”.
Magistrati e giudici perché con il loro agire spesso e volentieri hanno fatto venire meno quel paradigma di credibilità che il Giudice Livatino, Martire di Giustizia; ha magistralmente descritto ed illustrato in un suo memorabile intervento, fornitomi da mio figlio Francesco, che coltiva la sana ambizione di diventare magistrato e che le allego. Purtroppo tra la gente checché si dica che l’Italia sia la culla del Diritto, manca una vera e propria cultura del processo diffusa tra la gente, espressione coniata sempre da mio figlio Francesco nella sua tesi di laurea intitolata “Il processo penale. Alla ricerca della verità, un binomio ancora irrisolto” che domanda giustizia pensando di avere sempre ragione e aspettandosi quindi o grandi pene se vittima o nessuna pena se colpevole e io credo che il governo abbia puntato su questo sentimento negativo degli italiani dato che la domanda di giustizia mentre prima era “regolata” dal timore della pena adesso è alimentata dalla mancanza di certezza della pena se non dell’impunità. 
Suo 
Domenico Cristofaro 
[Polistana, 12 marzo 2026] 
 

Caro Domenico,
grazie per la risposta. Votare per il No non vuol dire credere che non esistano problemi seri nel funzionamento della giustizia. I casi che ricordiamo sono tanti e dolorosi. Ma a me ne basta uno che è poco ricordato in questo dibattito ma che forse è il più ignobile utilizzo strumentale della magistratura per loschi obiettivi politici ed è la storia tristissima del Governatore Baffi. Contro questi “buchi” ingiustizie e violenze della magistratura mi sono sempre battuto e continuerò a farlo. Quindi, una riforma seria profonda e generale della magistratura è da tempo indispensabile ma non certo attraverso questa riforma che è ispirata e guidata solo da perverse ambizioni di potere e di liberazione della classe politica da ogni rischio per le sue malefatte.
Non ripeterò i motivi di merito di questa posizione che sono stati già illustrati molto seriamente da molti magistrati seri e coraggiosi come Gratteri che è onore e vanto della Calabria e dell’Italia. Per giustificare il No a me basta un solo motivo preliminare alle questioni di merito ed è questo: non si può manomettere sette articoli della Costituzione su base unilaterale e senza né dibattito parlamentare né ricerca di un consenso ed equilibrio tra le varie forze politiche. La nostra Costituzione più passa il tempo più appare come una roccia solida sulla quale si appoggia la nostra comunità ed è stata possibile per il fatto che il partito Comunista e il Partito Democristiano, entrambi guidati da grandi leader, e le forze politiche minori si sedettero intorno a un tavolo unico e cercarono e trovarono un compromesso alto che proprio grazie a questo diventa Costituzione. A colpi di maggioranza si possono fare le leggi ordinarie ma non certo le Costituzioni o le riforme delle Costituzioni. Che in passato forze politiche poco responsabili abbiano, a colpi di maggioranza, già in parte manomesso la nostra Costituzione (vedi riforma superficiale e affrettata del Titolo Quinto della Costituzione) non è un buon motivo per seguirli su quella strada.
Spero così di avere chiarito il Suo dubbio che rimane e che condivido. Bisognerà continuare a lottare per una giustizia ancora più giusta e rispettosa dei diritti individuali.  Mi auguro che suo figlio continui nella sua idea di impegnarsi su questa linea.
Cari saluti.
Marco Vitale
[Milano, 13 marzo 2026]

APPELLO AI POETI 


Nicolas Poussin
L'ispirazione del Poeta

Caro Angelo.
Mi rivolgo a te, a “Odissea”, ai poeti e alle poete per la Pace e il Diritto internazionale, contro le guerre e per il disarmo, alla vigilia della Giornata della Poesia e dell’inizio della Primavera invitandovi a partecipare alla Maratona
Poetica Musicale Canora Artistica che ANPI Crescenzago sta organizzando per Venerdì 20 Marzo 2026, dalle ore 15 alle ore 19, in Piazza Costantino (MM2, fermata Crescenzago, Bus 56 da Piazzale Loreto, fermata Giulietti).
Evento a chiusura della campagna referendaria per il No alla Legge costituzionale del Governo Meloni, che riduce l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura, rompe l’equilibrio dei poteri a vantaggio dell’esecutivo e peggiora il funzionamento della Giustizia uguale per tutti. Nella terribile temperie del genocidio palestinese, dell’aggressione all’Iran e dell’incendio del Medio Oriente che USA e Israele eseguono con criminale ferocia, opponiamo la nostra resistenza civile in difesa del Diritto internazionale e dei Diritti uguali per tutti i popoli, in difesa e per l’attuazione della nostra Costituzione democratica e antifascista nata dalla lotta partigiana e dal movimento di liberazione dal nazifascismo.
Grazie per l
attenzione. Conto sulla tua e vostra partecipazione.

Giuseppe Natale - presidente Anpi Crescenzago

 

LA CAPANNA RUSTICA DI FAENZA



La capanna rustica torna a far parte di Palazzo Milzetti - Museo Nazionale dell’età neoclassica in Romagna. Acquisita grazie a una collaborazione tra il Ministero della Cultura, il Demanio dello Stato e FS Sistemi Urbani e Ferservizi (società del Gruppo FS Italiane), entrerà nel percorso di visita del Museo Nazionale dell’età neoclassica in Romagna.

Faenza, marzo 2026. La capanna rustica, già parte del giardino romantico di Palazzo Milzetti da cui venne separata a seguito di una vendita di quasi ottant’anni fa, è tornata a far parte delle pertinenze dell’edificio. Il bene si prepara ora a essere integrato nel percorso del Museo Nazionale dell’età neoclassica in Romagna, a Faenza.

L’acquisto, fortemente promosso dalla direzione del museo, è stato reso possibile grazie a una proficua collaborazione e una costante interlocuzione tra il Ministero della Cultura, il Demanio dello StatoFS Sistemi Urbani e Ferservizi (società del Gruppo FS Italiane) e permette di realizzare un obiettivo perseguito da Palazzo Milzetti fin dall’acquisto della dimora neoclassica da parte dello Stato nel 1973. 

“L’acquisizione al patrimonio dello Stato della capanna rustica nel complesso di Palazzo Milzetti - commenta il Direttore generale Musei, Massimo Osanna - rappresenta un risultato di grande rilievo, perché consente di ricondurre alla piena disponibilità pubblica un elemento storico e paesaggistico del giardino romantico della dimora, restituendolo al percorso di fruizione del Museo nazionale dell’età neoclassica. Interventi come questo contribuiscono a rendere più leggibili i complessi monumentali e a rafforzarne l’accessibilità culturale, consentendo al pubblico di comprendere meglio la storia e la configurazione originaria degli spazi. Il buon esito dell’operazione dimostra come il dialogo tra enti e istituzioni possa produrre risultati concreti per la valorizzazione del patrimonio e per la sua piena fruizione da parte dei cittadini». 



Rossoni, Di Bari, D'Orazio


Grazie a un finanziamento del Ministero della Cultura, Direzione Generale Musei, la capanna con relative pertinenze di ponticelli e giardino adiacenti, è infatti stata venduta da FS Sistemi Urbani, con il supporto di Ferservizi, e acquisita al patrimonio dello Stato dal Demanio che ha provveduto il 26 febbraio 2026 alla consegna ai Musei Nazionali di Bologna - Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia-Romagna, sede di Palazzo Milzetti.

“Come sempre la premessa a importanti operazioni come questa, commenta Costantino D’Orazio - direttore ad interim dei Musei Nazionali di Bologna - Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia-Romagna, è la disponibilità dei vari enti a collaborare e a individuare insieme obiettivi che abbiano come fine il bene della comunità intera. Quello che è avvenuto con questa acquisizione è proprio un caso virtuoso di questo tipo. Non possiamo pertanto che essere grati alle Società del Gruppo FS, FS Sistemi Urbani e Ferservizi e agli altri enti coinvolti come il Demanio e in particolare la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura per aver accolto e portato a compimento questa operazione che farà ancora più grande uno dei musei neoclassici più importanti d’Italia”. 




La consegna permette di fare partire una fase di studio, di analisi e di progettazione finalizzati al restauro sia della capanna che del giardino, per poter pervenire in tempi brevi ad una sua integrazione nel percorso di visita del museo, rendendolo così fruibile a tutti i visitatori. Con tale finalità verrà anche attivato un Art Bonus, coinvolgendo la comunità nel recupero di un bene raro che permetterà di rendere ancora più eccezionale e piacevole la visita al museo. 

“Portare a compimento un desiderio che arriva così da lontano e che tanto appassiona sia la cittadinanza di Faenza che in generale tutti coloro che aspirano alla ricomposizione di realtà importanti del nostro patrimonio, dichiara Elena

Rossoni, direttrice di Palazzo Milzetti, è veramente una grande emozione. Ora ci aspetta il compito di restaurarlo e di ricongiungerlo al più presto al giardino originario, un’impresa delicata e impegnativa, vista la natura veramente unica del bene, ma che permetterà di arricchire notevolmente il percorso di visita del museo. L’intervento si somma ai tanti lavori realizzati in questi ultimi due anni, con le riaperture e la rifunzionalizzazione di spazi già chiusi, gli adeguamenti impiantistici e tutto quanto fatto per portare il museo entro standard internazionali che siano a livello della sua qualità artistica, con l’intenzione di aumentarne la visibilità e il rapporto con i pubblici”. In attesa della stesura dei progetti e del conseguente affidamento dei lavori, dalla primavera la capanna sarà resa fruibile al pubblico con visite guidate programmate di cui verrà presto diffuso il calendario.


Nota: La Decorazione interna della capanna rustica è stata realizzata da Romolo e Tancredi Liverani.


Disegno di Romolo Liverani
Giardino romantico Palazzo Milzetti

Info:

Palazzo Milzetti – Museo Nazionale dell’Età Neoclassica in Romagna

Via Tonducci 15, Faenza (RA)

Tel. 0546/26493

mn-bo.pamilzetti-ra@cultura.gov.it

 

Musei Nazionali di Bologna - Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia-Romagna

Via delle Belle Arti 56, Bologna

Tel. 051/4209411

cultura.drm-ero@cultura.gov.it

 

Ufficio stampa Musei Nazionali di Bologna - Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia-Romagna

Sara Zolla | Tel. 346/8457982 | press@sarazolla.com

ESPORTATORI DI DEMOCRAZIA O MACELLAI?




ANCORA UN NO
Non ci fidiamo del Governo della guerra.




lunedì 16 marzo 2026

UN RICORDO SU JURGEN HABERMAS   
di Franco Astengo
 


Habermas

È scomparso Jurgen Habermas, ultimo epigono della Scuola di Francoforte: forse l’intellettuale europeo di maggior spicco della nostra generazione. Non dispongo soggettivamente delle capacità intellettuali per cercare di entrare nel merito della complessità del suo lavoro filosofico e politico: basterà ricordare il suo impegno conclusivo nella promozione di un progetto federale europeo unico rimedio - a suo giudizio - dal risorgere dei nazionalismi.
Desidererei soltanto ricordare un suo saggio uscito nel 2014 dal titolo Nella spirale tecnocratica nel quale Habermas affrontava il tema tipicamente novecentesco del rapporto tra la solidarietà e i diritti intesi quale “pretesa giuridica” nell’ambito dello Stato Sociale. Habermas sosteneva come fosse questione di “solidarietà” e non di “diritti” il livello di disuguaglianza tra i cittadini e, ancora, come non fosse lo Stato di diritto capace di frenare il numero crescente di giovani senza lavoro, di disoccupati, di sotto-occupati, di anziani con una pensione da fame, di mamme che allevano da sole i propri bambini e dipendono dalla pubblica assistenza. Da questo quadro che appariva tratto dalla penna di Dickens eppure molto realistico rispetto all’attualità, Habermas traeva la conclusione che solo la politica di un legislatore che fosse sensibile alle pretese normative di una cittadinanza democratica potesse trasformare le richieste di solidarietà dei marginalizzati in veri e propri diritti sociali. In un commento a questo lavoro ci era capitato di sostenere una tesi che potrebbe essere riproposta ancora adessononostante quanto nel frattempo sia cambiato nel contesto complessivo. Un commento che partiva dal riconoscimento che nella conclusione di Habermas ci fosse del condivisibile a patto di mantenerci alla superficie della questione. Appariva però già necessario, anche allora, andare al cuore della questione delle disuguaglianze facendo in modo che, anche all’interno di una riprogettazione dello Stato Sociale universalistico emergesse la questione dell’eguaglianza.



Solidificando la solidarietà in un “corpus” di diritti stabiliti e codificati dalla legge si correva e si corre, infatti, il rischio del riproporsi del principio di sussidiarietà verticale: lasciando cioè che determinati livelli di affrontamento dei bisogni diventi “affare privato” purché si rimanga all’interno di quanto stabilito dal dettato legislativo. Se l’idea era quella di uscire dalla “spirale tecnocratica” il rischio era (e rimane) quello di rientrare dalla finestra della logica di privatizzazione nella capacità di affrontare il tema dei diritti lasciando così, di conseguenza, intatto proprio il livello codificato di disuguaglianza. Non si trattava (e non si tratta) di un discorso complicato, anzi: il tema è quello “storico” del rapporto tra eguaglianza e diritti che può essere risolto soltanto modificando nel profondo la struttura dello Stato in tutte le sue articolazioni centrali e periferiche. Non si poteva (e non si può) pensare ad una nuova dimensione della competitività quanto piuttosto da un’idea dell’eguaglianza sociale che rifiutasse quella semplicisticamente definibile dei “punti di partenza” affermando, invece, l’eguaglianza nei fatti e non nell’astratto con un’idea di redistribuzione delle risorse governata da strutture pubbliche inserite in un contesto concreto di “democrazia politica”.
Un tema che ci permettiamo di giudicare decisivo nella costruzione di una idea alternativa alla crisi profonda delle democrazie liberali e della crescita di tensioni belliciste e autocratiche che automaticamente confluirebbero nell’idea di costruire nuovi e profondi fossati sociali.
L’eguaglianza dovrebbe ricercarsi nella profondità del profilo etico dell’azione politica e dei fondamenti dell’identità dell’agire da parte del “pubblico”.  Nel suo essere legato ad un liberalismo pragmatico forse Habermas non era arrivato al punto: la condizione reale nella quale si trovavano (e si trovano) le grandi masse rispetto alla possibilità e capacità d’espressione delle proprie istanze di fondo, dell’apertura di un processo rivendicativo e di proposta politica.

IL BRUTTO PAESE DOVE IL “SÌ” GRACCHIA
di Vittorio Melandri


Circolo Caldara di Milano.
Un sindaco socialista a New York

Anche a detta degli estensori della “schiforma” costituzionale sottoposta a referendum i prossimi 22 e 23 marzo, non serve a migliorare il funzionamento della giurisdizione in Italia. Ma non serve nemmeno a separare le carriere, visto che la legge Cartabia in vigore ha già provveduto, e pure dimostrato che bastava allo scopo una legge ordinaria, non lo stravolgimento di sette articoli della Costituzione e soprattutto incrinare l’armonioso equilibrio costituzionale, mirabilmente eretto dalla cultura e dalla saggezza dei Costituenti. Ma non serve nemmeno a cancellare le correnti, componenti o fazioni, come le si voglia chiamare, che di ogni gruppo umano omogeneo sono elementi fisiologici, semplicemente insopprimibili. Ma non serve nemmeno a limitare delle correnti, gli effetti patologici, giacché a sorteggio effettuato, i “correntisti” si potranno riconoscere e aggregare patologicamente esattamente come prima. Ma non serve nemmeno a garantire un “giudice” terzo, perché per quanto a carriere separate non saranno sicuramente separate conoscenze e amicizie fra inquirenti, giudicanti e difensori, e la “terzietà” di ciascun attore continuerà ad essere affidata in primis a leggi scritte bene, ovvero con la testa e non con il culo, dalla “Politica”, con la P maiuscola, ed alla onestà di ciascun Giudice, PM e Avvocato. Ma allora a cosa serve questa oscena riforma? Serve proprio ad incrinare la Costituzione, serve a questa maggioranza post fascista, che questa riforma ha costruito senza nessun altro contributo che non fosse della sua “pancia”, a vendicarsi della ratio democratica e antifascista che il tutto regge. Il resto sono balle e insondabili misteri per cui più di un Pisapia (notizia dell’ultima ora) si apprestano a gracchiare un sì.

 

CONTRO OGNI GUERRA
Un’ottima pratica nonviolenta




FANATICI PERICOLOSI




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