UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 24 giugno 2018


IL PENSIERO DEL GIORNO
di Giuditta Comerci*



“L’arte è interpretazione del mondo.
Conoscerla e comprenderla
vuol dire conoscere se stessi,
e conoscere il mondo nei suoi molteplici aspetti.
È un magico specchio, fatto di verità e bellezza
indissolubilmente legate:
restituisce le brutture con pietà
e la bontà con feconda poesia”

*Direttore artistico di Noema
Associazione per lo studio e la promozione
della cultura musicale

sabato 23 giugno 2018


MILANO
Concerto Straordinario a San Calimero
Sabato 23 giugno 2018
Basilica di San Calimero ore 20,30

La locandina del concerto



MILANO. CONCERTO
PARROCCHIA DI SAN ANDREA
Via Crema n. 22 MM3 Porta Romana
Domenica 24 giugno 2018 ore 20

La locandina del concerto



MILANO ARTEMUSICA
Programma completo del
Festiva Internazionale di Musica Antica


Cliccare sulla locandina per ingrandire




MILANO
Proteggere Piazza d’Armi

La locandina della conferenza stampa
cliccare sull'immagine per ingrandire



SIRACUSA
Poesia e magia del sostizio d’estate
Poeti di ieri e di oggi a confronto

La locandina dell'evento


ALLI BENIGNI LETTORI
Segnaliamo ai nostri lettori l’apertura di una nuova Rubrica dedicata alla musica dal titolo: “Note”. La rubrica è curata dal maestro Giovanni Battista Columbro che, con il suo magnifico e interessante scritto pubblicato oggi, "Il genio italiano in Europa", inizia la sua collaborazione con “Odissea”.


Nella foto il maestro G. B. Columbro


Il link con lo scritto del maestro Columbro
https://libertariam.blogspot.com/p/note.html

MORALISTI E PAPPONI
di Angelo Gaccione

Che la prostituzione andrebbe tolta dalle strade, non c’è dubbio; che andrebbe tolta dalle grinfie dei suoi aguzzini: sfruttatori, delinquenti, papponi, mercanti di carne umana e mafiosi di ogni calibro e colore (pelle compresa), la cui unica religione e fare soldi sulle sventure di disperate e di povere disgraziate, è altrettanto indubbio. Ostinarsi a chiudere gli occhi davanti a tutto questo e al bottino che ne deriva per i papponi (alcuni miliardi all’anno esentasse da impiegare in armi, droga e altri maneggi illeciti), è da gnucchi.
Tuttavia, finora non s’è visto nulla: non c’è stato un dibattito pubblico serio; il Parlamento non ha battuto ciglio; i partiti non se ne curano. Qualche eco s’è avvertita quando la Lega di Matteo Salvini ha raccolto le firme per un possibile referendum, ma a parte qualche slogan, non si conoscono i dettagli della sua proposta, e soprattutto come andrebbe articolata nella sua concretezza.  
Premetto che non ho competenze in materia e tutto quello che qui esporrò, ha il solo scopo di avviare, si spera, un minimo di discussione necessaria. Altri, più attrezzati di me, e se al tema hanno a fondo riflettuto, potranno dare corpo e sostanza alla questione, anche con suggerimenti pratici e di immediata fattibilità. Prendete dunque,  le mie riflessioni, come spunti suscettibili di ulteriori approfondimenti e correzioni.


La questione andrebbe affrontata da tre punti di vista imprescindibili: quello medico-sanitario, quello del controllo e della sicurezza del territorio, quello fiscale-amministrativo. Va da sé che prima di arrivare al varo delle strutture fisiche (edifici attrezzati per ospitare quelle che dovrebbero essere vere e proprie comunità protette), è fondamentale dar vita ad un coordinamento dei gruppi umani e professionali chiamati in causa dalla tripartizione sopra esposta. Medici, infermieri, carabinieri, vigili di quartiere, guardia di finanza e così via, adeguatamente istruiti e preparati alla particolarità del compito, e dopo ver svolto un rigoroso tirocinio basato sulla capacità di relazione umana, risultano indispensabili. Non sono le strutture, ma chi le gestisce e le fa funzionare, a decretare il successo o il fallimento di una qualsiasi impresa. E qui ci troviamo davanti ad un’impresa estremamente delicata, perché si tratta di esseri umani e non di merci. Solo dopo aver preliminarmente risolto questo aspetto, il governo deve preoccuparsi delle strutture. Potrebbero essere utilizzate ex cittadelle militari debitamente predisposte, o vecchie strutture industriali dismesse rese confortevoli nei suoi vari aspetti. Nelle grandi città, ove queste strutture fossero assenti, si potrebbero edificare, com’è avvenuto per alcuni grandi poli ospedalieri, insediamenti gradevoli immersi nel verde e lontani dai contesti urbani. 
I vantaggi di una prostituzione regolata e sotto controllo, sarebbero enormemente superiori ai possibili svantaggi che potrebbero derivarne.
1. Intanto verrebbe tolta dalle strade, e non la vedremmo più  sotto le finestre e davanti ai portoni di casa nostra.
2. Verrebbe tolta dalle grinfie di malavitosi e sfruttatori, e cesserebbe quella che ora è una vera e propria tratta delle schiave: ragazze comprate, rapite, ingannate, bastonate, stuprate.
3. Si dimezzerebbero una serie di malattie gravi, compreso l’Aids.
4. Si eviterebbero aggressioni di maniaci che spesso si concludono in efferati delitti ai danni di queste sventurate, indifese ed in balìa di ogni possibile oltraggio.
5.La creazione di un albo professionale ad hoc, sarebbe inoltre garanzia per evitare casi di prostituzione minorile, mentre la registrazione dei clienti dietro esibizione del proprio documento di identità, come avviene per gli alberghi, ed un rigido controllo con il metaldetector, impedirebbe ai malintenzionati propositi violenti.
6. Ovviamente chi lo volesse, potrebbe smettere tale pratica in qualunque momento.
Poiché una severa regolamentazione abbisogna di una buona organizzazione gestionale, oltre che di strutture idonee, l’incarico dovrebbe essere demandato ai Comuni. A loro dovrebbe spettare la gestione di edifici, igiene, sanità. Il ministero degli Interni dovrebbe occuparsi della sicurezza, mentre l’aspetto fiscale dovrebbe essere di pertinenza della Guardia di Finanza.
Ad una direzione interna con un direttore da far ruotare ogni 5 anni, e un numero di addetti da definire in base alle reali necessità, spetterebbe il governo quotidiano: pulizia dei locali, decoro, lavanderia, stireria, cucina-mensa se questa fosse prevista, acquisti di vario genere (sotto il controllo della Guardia di Finanza), e via enumerando.
Saranno il tempo e l’esperienza ad ottimizzare i problemi gestionali, ma l’acquisizione di tutte le informazioni possibili per metterle a confronto e farne tesoro, ricavate da quei paesi e quelle città che hanno regolamentato il fenomeno da decenni, deve essere la prima indispensabile mossa. Città come Amsterdam, Amburgo, Londra, ecc., vantano una lunga tradizione in merito, e possono fornire preziosi esempi  per evitare passi falsi. 

È alquanto probabile, come spesso avviene per questioni che hanno un risvolto etico (ma tutte le questioni ne hanno uno), che moralisti di varia natura e in perfetta buona fede, si metteranno di traverso. Può darsi che ad ostacolare il progetto si mettano anche associazioni religiose e di tutela della famiglia, giudicando immorale la creazione di luoghi di tutela come questi e che alla fine partiti, governo e Parlamento lasceranno tutto così com’è. A costoro vorremmo umilmente far rilevare che senza una regolamentazione legale e organizzata, continueranno a vedere per le vie delle grandi città, dove il fenomeno ha assunto proporzioni preoccupanti, lo sconcio di uno spettacolo sempre più degradante, il cui sfruttamento continuerà ad arricchire loschi papponi e a tenere in schiavitù disperate di varia provenienza. Senza trascurare che bande criminali di papponi dalle diverse nazionalità, si sono spartite intere zone di città importanti dove spadroneggiano, imponendo un vero e proprio racket. Milano compresa. Se ritenete immorale l’esercizio della prostituzione in strutture protette e sotto controllo, dovrebbe maggiormente indignarvi che questo avvenga nelle pubbliche vie e sotto il diretto controllo della delinquenza.


Le cifre del fenomeno
I dati qui elencati sono stati forniti il 14 giugno scorso da Telelombardia nella trasmissione Isberg-Lombardia Prostituzione in Italia.
Ad oggi ad esercitare l’attività sarebbe un esercito di 90.000 operatrici
di cui il 20% opera in casa o in strutture non all’aperto e un altro 20% via Web.
3 milioni vengono stimati i clienti, mentre il fatturato è fissato nella ragguardevole cifra di 3, 9 miliardi all’anno. Una vera manna esentasse per criminali ed aguzzini.


IL SEGNALE DEL DISINCANTO
di Franco Astengo

L’ Italia sembra stretta nella morsa tra “antipolitica” e “populismo”, micidiale miscela che ha composto il propellente destinato alla formazione del governo in carica. Ne è sortito un clima pesante, quasi di odio individualistico, di rifiuto degli altri e non solo dei “diversi”, quasi una fotografia di una società esausta e sfrangiata pronta ad abbandonarsi nell’idea della forza, magari esercitata in forme di vera e propria limitazione della democrazia. Si è giunti a questo punto per via di varie e complesse ragioni che sono difficili da schematizzare in questa sede, a partire dalla conclusione del ciclo politico imperniato sul ruolo dei grandi partiti di massa avvenuta alla fine del XX secolo (caduta del muro di Berlino, trattato di Maastricht, “Tangentopoli”) e affrontata soltanto sul versante dell’autonomia del politico, modificando il sistema elettorale per forzare la formazione di un assetto bipolare, rivelatosi alla fine del tutto fallimentare.
Fondamentale importanza hanno avuto, naturalmente, i mutamenti epocali a livello d’innovazione tecnologica, globalizzazione economica, mutamento complessivo nel sistema delle comunicazioni con l’avvio del fenomeno strutturale della crisi dello “Stato-Nazione” e relativa cessione di sovranità, l’affermarsi di un concetto esasperato di personalizzazione della politica, l’affermarsi dell’idea di superamento delle ideologie in un quadro generale di accettazione del principio di “fine della storia”, di esportazione della democrazia “in armi”, di affermazione della “governabilità” quale fine ultimo ed esaustivo dell’agire politico. Tutto ciò ha provocato, a livello sociale, il dimostrarsi egemonico dell’individualismo competitivo, dell’allentarsi dei legami di solidarietà sociale e di non riconoscibilità delle ragioni della classe, del mutarsi dei ceti sociali in massa indistinta attraversata dal consumismo fino al manifestarsi di una vera e propria “folla” non più distinguibile nei comportamenti e della cultura nei diversi ceti sociali. Un appiattimento culturale verificatosi mentre crescevano esponenzialmente le disuguaglianze economiche. In questo quadro, per tornare all’interno del “caso italiano” abbiamo avuto il progressivo deteriorarsi del sistema dei partiti che via, via hanno mutato la loro complessiva connotazione in partito “pigliatutti”, partito “azienda” fino al partito “personale”.
Nel frattempo cresceva il disimpegno ben identificabile nel progressivo calo della partecipazione elettorale, ormai scesa a superare di poco il 70% degli aventi diritto nell’occasione delle elezioni legislative generali (tra il 1948 e il 1979 la partecipazione al voto, in Italia, si era mantenuta costantemente al di sopra del 90%, mantenendosi successivamente comunque oltre l’80%) calando ancora attorno al 50% se non al di sotto nelle altre occasioni sia di tipo amministrativo, sia europeo, sia referendario. Un fenomeno, quello della disaffezione al voto, colpevolmente sottovalutato nel corso del tempo anche da autorevoli politologi pronti ad analizzare il fenomeno come “semplice riallineamento al trend delle democrazie occidentali più mature”. In questa occasione però la nostra attenzione è rivolta al ricordo di un dato particolare.
Ricorrono, infatti, in questi giorni i quarant’anni dallo svolgimento di due referendum: il primo riguardante l’abrogazione delle cosiddette “Leggi Reale” sull’ordine pubblico, il secondo relativo alla richiesta di abrogazione del referendum sul finanziamento pubblico dei partiti.
Le consultazioni referendarie si svolsero l’11-12 giugno 1978, proprio all’indomani della tragedia dell’uccisione di Aldo Moro e alla vigilia dell’elezione di Sandro Pertini alla presidenza della Repubblica: era in carica un governo Andreotti, monocolore democristiano, sostenuto dalla cosiddetta maggioranza di “solidarietà nazionale” comprendente oltre alla DC, anche PCI, PSI, PRI, PSDI e PLI. All’opposizione a destra il MSI, sull’altro versante il gruppo di Democrazia Proletaria (comprendente i gruppi a sinistra del PCI: PdUP, AO, MLS, Lotta Continua in quel momento in fase di ristrutturazione interna) e il Partito Radicale (presente a quel punto con 4 deputati) e promotore dell’iniziativa referendaria.
In questa sede ci occuperemo soltanto del referendum riguardante la richiesta d’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti. L’esito di quella consultazione, infatti, rappresentò il primo forte segnale di disincanto collettivo: era l’avvio di una vera e propria svolta nel rapporto tra elettrici ed elettori e il sistema dei partiti (fino a quel momento assolutamente egemonico).
Un segnale non raccolto di una situazione che si sarebbe dimostrata irreversibile.
Andiamo, allora, per ordine:

Opera di Giuseppe Denti

Il finanziamento pubblico ai partiti è introdotto dalla legge del 2 maggio 1974 n. 195 (cosiddetta legge Piccoli)proposta da Flaminio Piccoli (DC).  La norma viene approvata in soli 16 giorni con il consenso di tutti i partiti, ad eccezione del PLI. (Radicali e Democrazia Proletaria non erano ancora presenti in Parlamento).
La legge imponeva l'obbligo di presentazione di un "bilancio" da pubblicare su un quotidiano e da comunicare al Presidente della Camera, che esercitava un controllo formale assistito da un ufficio di revisori, cioè il "Collegio di revisori ufficiali dei conti". Infatti, essa da un lato introdusse il finanziamento per i gruppi parlamentari "per l'esercizio delle loro funzioni" e per "l'attività propedeutica dei relativi partiti", obbligando il gruppo stesso a versare il 95% ai partiti, mentre dall'altro introdusse un finanziamento per l'attività "elettorale" dei partiti.
La legge disciplinava anche il finanziamento privato. La nuova normativa nasceva a seguito degli scandali Trabucchi del 1965 e Petroli del 1973: il Parlamento intendeva rassicurare l'opinione pubblica che, attraverso il sostentamento diretto dello Stato, i partiti non avrebbero avuto bisogno di collusione e corruzione da parte dei grandi potentati economici. A bilanciare tale previsione, si introdusse il divieto -per i partiti- di percepire finanziamenti da strutture pubbliche ed un obbligo (penalmente sanzionato) di pubblicità e d’iscrizione a bilancio dei finanziamenti provenienti da privati, se superiori ad un certo ammontare. I buoni propositi risultarono tuttavia smentiti dagli scandali affiorati successivamente (tra cui i casi Lockheed e Sindona). Nel settembre 1974 il PLI propose un referendum abrogativo sulla norma, ma non riuscì a raccogliere le firme necessarie.
Successivamente i radicali riuscirono, invece, nell’operazione e ottenuto il via libera dalla Corte di Cassazione si arrivò al referendum, fissato come si è già ricordato per l’11- 12 giugno 1978.
 A quel punto si ebbe un risultato “anomalo” rispetto al quadro di partenza .
Nonostante l'invito a votare "no" da parte dei partiti che rappresentano il 97% dell'elettorato, il "sì" raggiunge il 43,6%.
Attenzione va posta, in questo senso, nel ricordare le proposte di legge che in materia sia i radicali, sia l’estrema sinistra, avevano presentato per affrontare il problema della sopravvivenza materiale dei partiti.
Lo Stato, infatti, avrebbe dovuto favorire tutti i cittadini attraverso i servizi, le sedi, le tipografie, la carta a basso costo e quanto necessario per fare politica, non per garantire le strutture.
La stragrande maggioranza dei partiti, invece, voleva mantenere il sistema delle erogazioni in danaro, al fine precipuo di conservare gli apparati che, in quel momento, risultavano complessivamente di grandissima dimensione. La proposta di superamento del sistema di finanziamento pubblico era quindi da considerarsi assolutamente coerente con una crescita e un incentivo alla partecipazione politica e non certo di tipo qualunquista. Qualunquismo comunque sempre presente, in particolare nella storia della destra italiana e poi via via alimentatosi con le mancate risposte ai temi che pur attraverso il referendum si era cercato di sollevare. Analizziamo allora l’esito referendario ricordando un elemento di valutazione preventivo di grande importanza. Ci si trovava all’epoca al culmine dell’egemonia del sistema dei partiti nei confronti della società. L’esito delle elezioni del 20 giugno 1976 aveva rappresentato l’apice del rapporto tra partiti e società in Italia. I tre maggiori partiti, DC, PCI, PSI, organizzati nella struttura ad “integrazione di massa”, avevano raccolto, il 20 giugno 1976, complessivamente 30.364. 478 voti su 40.426.658 aventi diritto iscritti nelle liste per una percentuale del 75,11% (i voti validi furono 36.757.658: la percentuale dei tre partiti di massa, in questo caso, saliva all’82,60%. Si può scrivere davvero di una “organicità” del sistema di stampo gramsciano).
In breve tempo questo patrimonio fu disperso dall’impossibilità di imprimere al sistema una dinamica apprezzabile (imperante la duplice variante dell’arco costituzionale e della “conventio ad excludendum” quali fattori di vicendevole elisione).
Due anni dopo, trascorsi in gran parte all’interno della formula del “governo delle astensioni” e consumata come già ricordato la tragedia Moro, l’invito dei grandi partiti a respingere il progetto di abolizione del finanziamento pubblico che li riguardava direttamente fu raccolto da 17.663.301 elettrici ed elettori (da tener conto che l’arco della solidarietà nazionale comprendeva, raccolti attorno al “NO” nel referendum anche repubblicani e socialdemocratici che, complessiva con liste separate, avevano ottenuto al 20 giugno 76 2.375.038 suffragi). Quindi la base di partenza del “NO” teoricamente, rispetto ai dati del 20 giugno 1976, sarebbe stata di 32.739.518 ( sotto questo aspetto al blocco dei partiti che intendeva sostenere il mantenimento del finanziamento pubblico mancarono oltre 16 milioni di voti).
Il SI all’abrogazione ebbe 13.736. 577 consensi. Complessivamente i voti validi al referendum dell’11 giugno 1978 furono 31.399. 878 con un calo rispetto alle elezioni politiche di 5.357.780 unità.
Da notare ancora analizzando l’esito referendario dell’11 giugno 1978 la differenza nel voto tra il Nord e il Sud, un dato che poi si sarebbe ripetuto nel tempo fino a suffragare, il 4 marzo 2018, la vittoria dei rappresentanti autodefinitisi portatori della cosiddetta “antipolitica”.
Il voto dell’11 giugno 1978, suddiviso per aree geografiche, aveva infatti visto al Nord il prevalere del NO per il 60,12%, al Centro per il 59,05%. Al Sud e nelle Isole invece era risultato maggioritario il SI rispettivamente con il 51,65% e il 54,89%. Ricordando ancora come all’epoca la caratterizzazione partitica delle indicazioni elettorali fosse risultata, molto forte (anche se già il referendum sul divorzio aveva fornito indicazioni contrastanti, in specifico sul versante cattolico) emersero allora dati ben precisi nel delineare un quadro di tendenza che non fu analizzato a dovere, per un lungo periodo, e che pure oggi, a 40 anni di distanza, sta a dimostrare come lo sviluppo del sistema politico italiano procedesse in una determinata, precisa, direzione corrispondente in larga misura allo stato delle cose attualmente in atto.


Sigonella.
Maxi appalto ad Astaldi per la stazione dei droni NATO
di Antonio Mazzeo


La Sicilia non sarà solo la capitale mondiale dei droni USA. Nei prossimi mesi entrerà in funzione nella grande stazione aeronavale di Sigonella anche il nuovo sistema di “sorveglianza terreste” dell’Alleanza Atlantica, l’AGS (Alliance Ground Surveillance), basato su cinque droni-spia RQ-4B Global Hawk prodotti dalla holding statunitense Northrop Grumman.
A fine maggio, la NATO ha firmato un contratto per il valore di 60 milioni di euro con il colosso delle costruzioni Astaldi S.p.A. di Roma per la progettazione e l’esecuzione dei lavori di ampliamento nella base siciliana dell’area per le operazioni a terra (OPS Area) e di quella per le operazioni aeree (Flight Area) dei velivoli senza pilota impiegati con il sistema di sorveglianza AGS. Nello specifico, il progetto prevede la realizzazione di 14 edifici per una superficie complessiva di circa 26.700 metri quadrati, da adibire ad uffici per uso militare e di “rimessaggio-attrezzaggio degli aeromobili, con specifica impiantistica radio e dati per operazioni aeree specialistiche”.
I lavori sono stati affidati ad Astaldi dalla NSPA - NATO Support and Procurement Agency, l’agenzia specializzata della NATO per l’acquisizione di progetti e infrastrutture, con quartier generale in Lussemburgo. Il contratto, finanziato dai 29 paesi membri dell’Alleanza Atlantica, prevede una durata dei lavori di circa tre anni. Proprio alla vigilia della firma con l’NSPA, la società di costruzione Astaldi ha deliberato un aumento di capitale di 300 milioni di euro per coprire parte dell’esposizione debitoria, con l’ingresso di un potente socio giapponese, IHI Corporation. Contestualmente è stato varato un piano industriale con cessioni di rami aziendali e “ristrutturazioni del debito” che sarà finanziato da alcuni importanti gruppi bancari (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bnp Paribas e Banco Bpm) con la concessione di fidejussioni per 175 milioni.
Il sistema AGS della NATO vedrà operativi a Sigonella i Global Hawk Block-40 di ultima generazione, dotati di sofisticati sensori termici per il monitoraggio e il tracciamento di oggetti fissi ed in movimento. I droni potranno volare con un raggio d’azione di 16.000 km, sino a 18.000 metri di altezza e a una velocità di 575 km/h, in qualsiasi condizione atmosferica. La stazione aeronavale di Sigonella ospiterà pure le postazioni per il comando e il controllo dei droni e circa 800 addetti della NATO. I dati rilevati dai velivoli senza pilota saranno prima analizzati a Sigonella e successivamente trasmessi grazie ad una rete criptata al Comando JISR, Joint Intelligence, Surveillance and Reconnaisance della NATO, con sedi a Bruxelles, Mons e The Hague.
“La centralità della base italiana di Sigonella sarà nell’analisi e distribuzione delle informazioni ma anche nella formazione del personale”, spiega l’analista Alessandra Giada Dibenedetto del Centro Studi Internazionale (Ce.S.I.) di Roma. “Geograficamente l’asset siciliano è strategico per la sorveglianza del Sud Mediterraneo e da Sigonella inizierà un viatico per proiettare la stabilità proprio sul confine meridionale della NATO, in collaborazione con lo Strategic Direction South Hub, basato presso il comando militare dell’Alleanza Atlantica di Napoli e che dal 2017 ha la finalità di aumentare la capacità di identificare e monitorare le molteplici minacce dal confine sud della NATO, con un centro di coordinamento per le operazioni di anti terrorismo, raccolta ed analisi dati ed informazioni dettagliate sulle principali aree di crisi nell’Area del Vicino oriente e dell’Africa settentrionale (…) Come il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha più volte sottolineato, le sfide e le insicurezze che provengono dal fronte meridionale, tra cui attacchi terroristici nelle nostre città e la più grande crisi migratoria dalla seconda guerra mondiale, non possono essere ignorate…”.
 “Il sistema AGS contribuirà a popolare il sistema JISR dell’Alleanza, incrementando la consapevolezza situazionale, e a garantire prevenzione e rapidità di risposta”, aggiunge Alessandra Giada Dibenedetto. “I sensori radar, infatti, essendo in grado di sorvegliare in un solo giorno centomila km quadrati di terreno, forniranno un’immagine completa della situazione a terra contribuendo a un numero di missioni quali la protezione delle truppe in campo e dei civili, sicurezza di frontiera e marittima, lotta al terrorismo e assistenza umanitaria in caso di disastri naturali. Osservando l’attuale scenario nel Medio Oriente, Nord Africa e Asia è possibile individuare tre missioni principali a cui il sistema AGS potrà contribuire: Operazione Sea Guardian nel Mar Mediterraneo, Resolute Support in Afghanistan e il programma di assistenza alle forze di sicurezza irachene (…) Nel quadro di una profonda collaborazione italiana nella strategia NATO per il sud, c’è da domandarsi se vedremo dispiegate in Sicilia anche delle Unità NATO di Integrazione delle Forze (Force Integration Units) piccoli nodi di comando e controllo attualmente presenti solo al confine est dell’Alleanza che precedono un eventuale intervento della Forza di Risposta Rapida della NATO...”.
Il centro di comando e controllo del sistema di “sorveglianza” AGS opererà in stretto coordinamento con il distaccamento dell’US Air Force (USAF Detachment 2) di Sigonella, preposto al coordinamento dei droni-spia Global Hawk e dei droni-killer Predator di stanza nella base siciliana. Anche alcuni dei droni Triton in via di acquisizione da parte della Marina militare USA saranno dislocati a Sigonella e saranno integrati ai Global Hawk della NATO e di US Air Force. Resta ancora nebulosa la data in cui sarà pienamente operativo il sistema AGS. Dopo i test nelle piste dello scalo siciliano nel dicembre 2015 e un primo volo controllato a distanza a fine dicembre 2017, il Comando NATO aveva annunciato che il programma sarebbe stato completato entro la primavera del 2018. Nel sito ufficiale dell’Alleanza, si legge invece oggi che “il primo Global Hawk della NATO dovrebbe raggiungere in volo dagli Stati Uniti alla sua nuova sede di Sigonella nel 2019”. Intanto nell’ultimo bilancio di previsione, l’Alleanza ha riservato all’AGS un maxi-investimento di 1,7 miliardi di euro per le “comunicazioni satellitari a supporto dei cinque droni di sorveglianza”, la maggiore voce di spesa dei programmi di sviluppo e potenziamento dei sistemi alleati di guerra avanzata.

Privacy Policy