UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

giovedì 22 giugno 2017

INTERVISTA
La giornalista Carolina Cutolo conversa con lo scrittore Angelo Gaccione in occasione della pubblicazione del carteggio inedito di Carlo Cassola “Cassola e il disarmo. La letteratura non basta

Angelo Gaccione (foto: Max Luciani)

C. C.- Dalla sua intervista con Migliorati che apre il libro “Cassola e il disarmo. La letteratura non basta”, emerge un bellissimo ritratto di Carlo Cassola come persona, vuole raccontare anche a noi i tratti distintivi del carattere e dell’umanità di Cassola? (persona mite, pacata, estremamente educata, il massimo insulto che usava era “imbecille”, mai maligno o competitivo, oratore semplice per farsi capire da tutti e privo di qualunque tipo di snobismo nonostante la sua notorietà, profondamente generoso sempre).

Gaccione: Nel libro ho usato questi aggettivi perché caratterizzavano la sua indole e il suo modo di agire. Generoso e disponibile, coerente con le proprie convinzioni, ha testimoniato tutto questo non solo con una militanza attiva totale, ma con un concreto impegno economico personale. Qualità molto rare, come sappiamo.

C.C.- Lei dice “Nel momento in cui da narratore di successo si è trasformato in militante impegnato in favore del disarmo e della pace, ha dovuto subire ostracismi, ingiurie, rifiuti, rotture, censure”, e spiega anche molto bene quali furono secondo lei i motivi di questo ostracismo, ci può ricordare il momento storico in cui ufficialmente nasce la “Lega per il Disarmo Unilaterale” e ci può parlare dell’ostracismo di cui fu oggetto Carlo Cassola da questo momento in poi?

Gaccione: La Lega per il Disarmo Unilaterale nasce nell’aprile del 1978 con l’intento di costruire una Casa Comune per tutti i disarmisti italiani, indipendentemente dal loro credo politico e religioso. Uomini e donne di buona volontà accomunati dall’intento di porre un argine al disastro che la guerra fredda poteva produrre. Cassola si trovò a dover subire l’isolamento e l’avversione degli intellettuali e letterati comunisti allora tutti o quasi filosovietici, e l’insofferenza sempre più aperta dei due grandi quotidiani che ospitavano i suoi scritti: il Corriere della Sera prima e La Stampa poi. Fu messo in condizioni di lasciare quelle tribune e fu quasi ridotto al silenzio. Nella post-fazione del volume Disarmo o barbarie che raccoglie scritti miei e di Cassola, il giornalista del noto quotidiano milanese Cesare Medail racconta quel clima di ostilità e come gli scritti disarmisti dello scrittore fossero mal digeriti. Voglio ricordare inoltre che al suo funerale non era presente un solo letterato: lo avevano rimosso per pacificare la loro cattiva coscienza.

Angelo Gaccione con Allegra (foto: Elisa B.)


C.C. -Ma il disarmo unilaterale non solo non è stato mai ottenuto, ma oggi sembra che la spinta sia al contrario all’armamento (vedi Corea del Nord…). Eppure Cassola nonostante gli ostracismi ha lasciato tantissimo, qual è secondo lei l’eredità più preziosa delle battaglie di Cassola per il disarmo?

Gaccione: Lo scenario internazionale è divenuto ancora più fosco e pericoloso. La corsa al riarmo non si è mai interrotta ed è aumentato il numero degli Stati in possesso dell’arma nucleare. La spesa militare mondiale è cresciuta in modo spaventoso ed è la prima voce del bilancio. Il nostro Paese brucia 70 milioni di euro al giorno in spese militari nell’indifferenza generale e la crisi tra Corea e Stati Uniti, a cui lei ha accennato, potrebbe precipitare il mondo in un abisso. A 40 anni di distanza il mondo non è divenuto più sicuro, anzi. E la lezione che Cassola ci consegna, la sua eredità morale e civile è divenuta non solo più urgente, ma direi necessaria e inderogabile. Non abbiamo scelta: o il disarmo o il possibile sterminio e la certezza di un impoverimento più grave per tutti.

C.C. -Quali sono le opere di narrativa di Cassola in cui più è confluito l’impegno per il disarmo? (per esempio Cassola dice in una lettera a lei: “Il paradiso degli animali, a cui tengo molto perché, come Il superstite, è un romanzo di propaganda”).

Gaccione: A partire dalla sua radicale presa di coscienza, e cioè che l’olocausto nucleare poteva cancellare ogni forma di vita sulla terra, Cassola mise al centro della sua narrativa questa spaventosa eventualità perché il mondo ne fosse consapevole. Questa drammatica riflessione si concretizzò in una serie di romanzi (veri e propri apologhi morali) che già nei titoli suonavano come un perentorio mònito: Ferragosto di morte, il mondo senza nessuno, la morale del branco, La zampa d’oca, Il superstite, Il paradiso degli animali. Titoli che facevano da controcanto a quelli di saggi apertamente disarmisti: Il gigante cieco, L’ultima frontiera, La lezione della storia, La rivoluzione disarmista.

Angelo Gaccione (foto: Fabiano Braccini)

C.C. - In una sua lettera a lei Cassola fa riferimento al Nobel per la pace ma, nella genuina modestia che lo ha sempre contraddistinto, vi si riferisce esclusivamente come strumento di visibilità utile allo scopo superiore del disarmo unilaterale. Secondo lei quali sono i motivi per cui avrebbe meritato invece questo Nobel mancato?

Gaccione: Cassola era profondamente indifferente al suo destino individuale e lo ha ribadito in più occasioni. Per lui in quanto artista, in quanto cantore dell’esistenza, era inconcepibile la sola idea che la vicenda del genere umano potesse interrompersi definitivamente, che la fiaccola della vita potesse spegnersi per sempre. Da giovane era andato partigiano per opporsi a quanti gridavano “viva la morte!”, ed ora continuava a battersi contro la morte totale a cui l’arma atomica condanna il mondo. Rispondendo ad una mia allusione al premio Nobel per la pace, scrive che avrebbe usato l’autorità morale che gli sarebbe derivata, per spenderla per questo scopo supremo in difesa della vita. Almeno la candidatura l’avrebbe meritata: nessun altro si è impegnato sul terreno del disarmo come e quanto lui in quegli anni, lo ha fatto fino a quando ne ha avuto le forze. Ha impiegato studio e lavoro, soldi e tempo a questo scopo, girando in lungo e in largo l’Italia. Ha rimesso in discussione il suo ruolo di scrittore, ha spiazzato i suoi lettori, ha disorientato i suoi vecchi amici, è entrato in conflitto con giornali e editori, pagando un prezzo altissimo. Lo ha fatto perché fosse messo al primo posto la vita. La nostra e quella delle generazioni che verranno. 





mercoledì 21 giugno 2017

AI MATURANDI DI TUTTA ITALIA
di Chiara Pasetti

Nessun continente è sessualmente così corrotto come l’Europa
a causa del matrimonio monogamico contro natura.
Arthur Schopenhauer

A. Schopenhauer


In questi giorni migliaia di studenti affrontano gli esami di maturità. Ricordo ancora con emozione e anche un po’ di (giusta?) ansia il momento del tema, che ora si chiama “prima prova”, ed è per tutti i maturandi che scrivo queste righe, come un mio personale “in bocca al lupo” che permetta loro di conoscere meglio uno degli autori che da sempre, sugli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori che hanno studiato filosofia, esercita il fascino maggiore: Arthur Schopenhauer.
Il «saggio di Francoforte», detto anche «il solitario», è molto gettonato per le tesine interdisciplinari. Le tematiche che lo chiamano in causa sono molteplici: l’amore, la morte, il dolore, la sessualità, la noia, argomenti che intrigano molto i diciottenni (e non solo) che in quinta si sono trovati alle prese con il secolo dell’idealismo e del romanticismo, del positivismo, del naturalismo e del verismo, del simbolismo-decadentismo, e con le grandi avanguardie del ’900. Anticipatore delle teorie freudiane, malgrado il padre della psicoanalisi non abbia riconosciuto a sufficienza il debito contratto nei suoi confronti, Schopenhauer ha esercitato il suo influsso su molti artisti e filosofi, primi fra tutti Nietzsche, Wagner, Mann, ma anche Tolstoj, Kafka, Borges, Flaubert e Maupassant, Proust, e molti altri, tanto che il germanista Verrecchia, uno dei massimi studiosi italiani del filosofo, in un testo a lui dedicato lo chiama «il Musagete», e scrive: «come definire altrimenti un filosofo che ha fornito i canoni estetici a generazioni di artisti?».
Quando si parla di Schopenhauer tutti gli studenti ricordano la nota teoria del pendolo, secondo la quale la vita umana è appunto un «pendolo» che oscilla incessantemente fra il dolore e la noia, passando attraverso l’intervallo fugace (e comunque illusorio) del piacere e della gioia. Questa teoria è una conseguenza della scoperta principale del filosofo: l’essere è la manifestazione di una Volontà infinita, una volontà di vivere che pervade ogni essere della natura, sia pure in forme distinte e secondo vari gradi di consapevolezza, e costituisce pertanto la radice noumenica dell’universo. Come ha suggerito Magee, avrebbe fatto meglio a chiamarla «energia», per liberare questo concetto dall’idea di qualcosa di umano e consapevole e per rendere quindi più lampante come la sua scoperta anticipasse, anche se per via puramente speculativa, una visione del mondo cui ci avrebbe abituato solo la fisica del Novecento. Forse è proprio questa mancanza di incisività (solo nominale!) nel concetto base della sua filosofia che ha provocato l’insuccesso iniziale del suo Mondo come volontà e rappresentazione, testo fondamentale dell’Ottocento, che verrà apprezzato soltanto molti anni dopo la pubblicazione. Sostenendo che ogni essere ha in sé un forza, cieca, senza scopo, eterna, unica e inconscia, la Volontà appunto, Schopenhauer dice anche che vivere è desiderare, e desiderare significa trovarsi in uno stato continuo di mancanza, di assenza, di vuoto, di tensione… di dolore, dunque.

Il desiderio, la privazione, sono infatti condizioni preliminari di ogni gioia. Ma con la soddisfazione cessa il desiderio, e quindi anche la gioia. La soddisfazione, la felicità, si riducono in fondo alla liberazione da un dolore e da un bisogno. […] Di che s’ha una conferma nell’arte, fedele specchio dell’essenza del mondo e della vita: e specialmente nella poesia. Un poema epico o drammatico conduce alla meta gli eroi, e appena raggiuntala, fa calare il sipario. Non rimane più altro, infatti, che dimostrare come lo splendido fine in cui l’eroe sognava di ottenere la felicità, non fosse che un inganno; come il conseguimento non abbia reso l’eroe più felice di prima. La felicità vera e duratura, essendo irrealizzabile, non può nemmeno costituire l’oggetto dell’arte.

Con i buoni sentimenti si fa cattiva letteratura, diceva Gide. Nessun oggetto del volere, una volta conseguito, può dare un appagamento durevole, e assomiglia «all’elemosina, la quale gettata al mendico prolunga oggi la sua vita per continuare domani il suo tormento». Se il dolore si identifica con il desiderio, che è la struttura stessa della vita, ne consegue una visione estremamente tragica, che si esprime nell’ultrapessimismo della «nullità dell’esistenza». Per liberare l’uomo non dal dolore, ma dalla stessa volontà di vivere, Schopenhauer propone un iter salvifico che si articola in tre momenti essenziali: l’arte, la morale, e infine l’ascesi. I primi due sono in grado di spezzare solo temporaneamente le catene della volontà; il solo modo per estirpare totalmente il proprio desiderio di esistere, di godere e di volere consiste nell’ascesi, che fa capo al nirvana buddista. Ora, il primo passo dell’ascesi è la castità perfetta, che deve liberare l’uomo dalla prima e fondamentale manifestazione della volontà di vivere, ossia l’impulso alla generazione e alla propagazione della specie. In uno suo scritto, da lui stesso definito «una perla», La metafisica dell’amore sessuale, ci dimostra che l’amore, la più violenta e tirannica delle passioni, è un inganno della natura, alla quale sta a cuore la specie e non l’individuo, che essa tratta come uno strumento o un semplice «zimbello».
Non c’è amore senza sessualità, ogni innamoramento affonda le sue radici nell’istinto sessuale, e l’unico amore di cui il filosofo può tessere l’elogio non è quello generativo dell’eros, ma quello disinteressato della pietà, ma siamo sicuri che lui seguì davvero, in pratica, quello che andava elaborando in teoria? Assolutamente no! Questo gli studenti non lo sanno. Schopenhauer non è soltanto il filosofo del pessimismo, del pendolo e dell’ascesi, non è il «salice piangente della filosofia», e meno che mai un misogino, come i passi sulle donne possono far pensare (uno per tutti, «alle donne come ai preti non va fatta alcuna concessione»…). Ebbe moltissime amanti, moltissime passioni, fu un donnaiolo insomma, un «predone di alcove». Ebbe anche vari amori italiani, fra cui una veneziana di nome Teresa Fuga, per colpa della quale mancò un incontro con un’altra natura, al pari della sua, «demoniaca o dionisiaca a seconda delle circostanze», ossia il grande Byron. Lui stesso scrive che in Italia non godette «solo il bello, ma anche le belle», predicava bene e razzolava male, dunque? Certo è che quando afferma che «se la passione di Petrarca fosse stata appagata, il suo canto sarebbe ammutolito», lascia intendere che la cosa non valeva affatto per se stesso… «Ho insegnato che cosa sia un santo, ma non ho detto che lo sia io», appunto! La sua amante Teresa Fuga gli spedì una lettera in cui gli comunicava il suo desiderio di rivederlo e riabbracciarlo; questa lettera era indirizzata «all’Onoratissimo signor Arthur Scharrenhans» [sic!]. Il filosofo deve essere inizialmente inorridito per questa storpiatura, lui che si rifiutava di pagare le fatture se il suo cognome era scritto con due p! Ma a sbagliare la grafia era stata una bella donna, che gli piaceva, e molto, se per lei attraversò l’Italia ritornando da Roma a Venezia, e dunque fece buon viso a… cattivo cognome!
Ragazzi, futuri maturandi e non, almeno voi cercate di scrivere il cognome del grande filosofo, così come quello del suo allievo più celebre, Friedrich Nietzsche, fra i più storpiati della storia della filosofia, correttamente!
E ancora in bocca al lupo di cuore per gli esami di maturità, e per il proseguimento dei vostri studi.


La salute è un nostro diritto, non il vostro businnes


Convegno. Il convegno si svolgerà sabato 24 giugno dalle 9,00 alle 14,00 al CAM Garibaldi, corso Garibaldi 27, Milano. 
Lunghe liste di attesa, rette salatissime per le RSA, gestori al posto dei medici di base: ecco come si distrugge la sanità pubblica. L’obbligo di 12 vaccinazioni: scelta politica o evidenza scientifica ?
Il programma è disponibile al seguente link: 
Programma convegno: La salute è un nostro diritto, non il vostro business.
Se non riusciremo a fermare la controriforma di Maroni, il Servizio Sanitario pubblico in regione Lombardia sarà realmente distrutto. Nel corso dell'incontro verrà presentato il ricorso al TAR per incostituzionalità contro la delibera che sostituisce i medici di base con i "gestori".
Diffondete la notizia fra i vostri contatti.
Vittorio Agnoletto

Star Wars dalla fiction alla realtà
di Manlio Dinucci


Nell’immaginario collettivo le armi spaziali sono quelle dei film di fantascienza della serie «Star Wars». Non ci si accorge, perché sui media quasi nessuno ne parla, che sono divenute reali. La corsa agli armamenti, compresi quelli nucleari, si è da tempo estesa dalla Terra allo spazio. In testa sono gli Stati uniti, che puntano sempre più al controllo militare dello spazio.
La neosegretaria della U.S. Air Force, 
Heather Wilson, subito dopo aver assunto l’incarico, annuncia il 16 giugno la riorganizzazione del quartier generale per potenziare le operazioni spaziali integrandole ancor più in quelle dell’Aeronautica. Scopo dichiarato: «Organizzare e addestrare forze in grado di prevalere in qualsiasi futuro conflitto che possa estendersi allo spazio».
Responsabile dei sistemi spaziali militari è il Comando strategico (StratCom), che allo stesso tempo è responsabile delle armi nucleari e delle cyber-armi. «Abbiamo superiori forze spaziali e cyber-spaziali che sono fondamentali per lo stile di guerra americano in ogni teatro in tutto il globo», scrive lo scorso febbraio il generale John Hyten, comandante dello StratCom, sottolineando che «le nostre forze nucleari sono sicure e pronte in qualsiasi momento» e che «se la deterrenza dovesse fallire, siamo pronti a usarle».
Per gli strateghi del Pentagono, detenere la superiorità nello spazio significa avere la capacità di attaccare un avversario militarmente forte, paralizzare le sue difese, colpirlo anche con armi nucleari e, nel caso sia anch’esso dotato di tali armi, neutralizzare la sua risposta. A tal fine armi nucleari, sistemi spaziali e cyber-armi vengono integrate dal Pentagono nella «intera gamma delle capacità globali di attacco», sia sulla terra che nello spazio.
Il 7 maggio, dopo essere stato 718 giorni in orbita attorno alla Terra, è atterrato a Cape Canaveral lo shuttle robotico 
X-37B della U.S. Air Force, in grado di manovrare nello spazio e rientrare alla base autonomamente. Lo X-37B, alla sua quarta missione «top secret» nello spazio, serve probabilmente (secondo il parere dei maggiori esperti) a sperimentare armi per distruggere i satelliti avversari e «accecare» in tal modo il nemico al momento in cui esso viene attaccato.
Sono allo stesso tempo in fase di sviluppo armi laser, già testate dalla nave USS Ponce nel Golfo Persico. La Lockheed Martin ha comunicato il 16 marzo di aver messo a punto un potente laser, che tra qualche mese sarà installato su uno speciale autoveicolo dello U.S. Army per una serie di test. Sempre in marzo, il generale Brad Webb ha dichiarato che, entro l’anno, un aereo AC-130 sarà armato di laser per attacchi a obiettivi terrestri.
Il 3 aprile, scienziati della Macquarie University hanno annunciato di aver creato in laboratorio un superlaser, simile a quello della 
«Morte Nera» di Star Wars, per future applicazioni spaziali.
In questo settore gli Stati uniti sono in vantaggio, ma, come avviene per ogni altro sistema d’arma, altri paesi, soprattutto Russia e Cina, stanno sviluppando analoghe tecnologie militari.
Nel 2008 Mosca e Pechino hanno proposto un accordo internazionale per impedire lo spiegamento di armi nello spazio, ma prima l’amministrazione Bush, poi quella Obama si sono rifiutate di aprire una trattativa in tal senso.
Così, mentre alle Nazioni Unite si svolge il negoziato per la proibizione giuridica delle armi nucleari (al quale non partecipano le potenze nucleari né i paesi Nato, tra cui l’Italia), si accelera sotto spinta Usa la corsa alla militarizzazione dello spazio funzionale alla preparazione della guerra nucleare.

martedì 20 giugno 2017

VITERBO. GACCIONE IN PIAZZA DEL COMUNE
Sabato 24 giugno 2017 alle ore 19
in occasione della rassegna Caffeina


Cliccare sulla locandina per ingrandire







SERVITÙ MILITARI ED ALTRE QUESTIONI
di Salvatore Sanna


Cagliari. Questo contributo vuole rispondere al quesito quali procedure la normativa sulla nuova regolamentazione delle servitù militari prevede per l’esame dei programmi di esercitazione a fuoco. In particolare se anche per la “decisione in via definitiva del ministro della difesa”, a seguito del parere negativo del Co.Mi.Pa. su tali programmi, la Regione interessata può chiedere il “riesame da parte del Consiglio dei Ministri”. A tal proposito si utilizza il testo coordinato della legge n. 898 del 1976 “Nuova regolamentazione delle servitù militari “, con la legge n. 104 del 1990 di integrazioni e modifiche, e il D.P.R.  n. 780 del 1979 con cui è stato approvato il regolamento per l’esecuzione della L. 898/76.
In termini generali si può considerare che la normativa in questione è precipuamente e più direttamente rivolta a regolare i programmi di installazioni militari e delle conseguenti limitazioni di servitù militari, nonché ai loro rinnovi quinquennali. In tale contesto la regolamentazione della consultazione semestrale di tutti i programmi delle esercitazioni a fuoco di reparto o di unità appare un impegno quasi secondario, e quindi disciplinata in termini più approssimativi e non autonomi ma rinviati, soprattutto per quanto riguarda le procedure, ai termini previsti per le installazioni e le servitù. Appare evidente alla lettura del testo coordinato, ma anche del testo originario, che si tratta di una scrittura non ordinata, soprattutto per ciò che riguarda l’articolo 3 (che è il centro dell’interesse di questo contributo), che le modifiche e le integrazioni della L. 104/90 hanno ulteriormente appesantito. Una scrittura evidentemente “a salti”, che necessita della normale agilità utile in tutti i testi di legge, ancor più per quelli, per così dire, disordinati. Quelli in particolare con un numero eccessivo di commi e con argomenti che vanno a “balzi”.

Il nostro articolo 3, per esempio, si avvia con la previsione di costituzione in ciascuna regione dei Comitati Misti Paritetici, definisce la particolarità delle provincie autonome, regola il caso di segreto militare, e passa alla previsione della consultazione semestrale sui programmi esercitativi. Lo stesso articolo prosegue prevedendo gli accordi per la definizione delle zone di concentrazione dell’attività esercitativa e la stipula dei disciplinari d’uso per le aree addestrative e l’intervento ministeriale in caso di mancato accordo. Il testo prosegue con la definizione della composizione del Comitato sulla sua convocazione, sulla sua presidenza, sulla funzione di segretario e della redazione del verbale, e arriva a riprendere sulle decisioni a proposito delle installazioni e servitù, per poi regolare la possibilità di opposizione della regione alle decisioni ministeriali e l’attività del Consiglio dei Ministri sulla richiesta regionale di riesame. Alla fine, con il comma 7 dell’art. 1 della legge n. 104 - 1990, aggiuntivo ai commi dell’art. 3 sinora esaminato, si prevede di ritornare sulla concentrazione delle aree addestrative, di cui almeno sette commi prima, ipotizzando l’azione sostitutiva dell’amministrazione della Difesa in caso di inadempienza dei Comitati nell’individuazione delle aree poligonali. Altrettanto evidente è il “pasticcio” della determinazione del parere positivo o negativo del Co.Mi.Pa. sia sul programma di esercitazioni a fuoco che per i programmi di installazioni e servitù. La legge, nelle successive integrazioni, per le esercitazioni precisa che il parere è da considerarsi negativo nel caso in cui la maggioranza dei membri regionali si esprima in senso contrario, aprendo una questione interpretativa a proposito di maggioranza degli aventi diritto (7 membri) o maggioranza dei presenti alla riunione. Per i programmi di installazioni e di servitù la legge, anche nelle integrazioni successive, a proposito del parere non prevede alcunché, ma la soluzione ci viene dalla scrittura del decreto esecutivo in cui (art. 4 c. 2) si prevede che il parere sia da considerarsi negativo in caso non sia stata raggiunta l’unanimità in seno al Comitato, e stavolta ovviamente si tratta di unanimità dei presenti alla riunione. 


Il complesso della normativa, comunque, ha precisato esplicitamente la diversa determinazione del parere favorevole o contrario nelle due diverse situazioni. Il quesito oggetto di questo contributo si pone nel caso di parere contrario per le conseguenze che la normativa fa discendere in tale circostanza. Per le esercitazioni la legge prevede che in caso di parere sfavorevole (a maggioranza) “decide in via definitiva il Ministro della Difesa” (art. 3, c. 4 testo coordinato); per le installazioni e le servitù prevede che “le definitive decisioni sono riservate al Ministro della Difesa” (art. 3, c. 11). In quest’ultimo caso non si dice esplicitamente nella legge che la decisione definitiva del Ministro interviene in caso di parere non unanime e quindi contrario del Comitato, ma il buon senso giuridico deve legare la previsione del precedente comma circa la redazione del verbale con la evidenza di eventuali membri discordanti, alla situazione di non unanimità del parere del Comitato scritto nel decreto attuativo per farne conseguire l’intervento ministeriale.
Una lettura bigotta e strumentalmente ideologica non appare possibile per questa normativa, per cui deve essere utilizzata una lettura di buon senso giuridico, che espliciti correttamente ciò che non sempre è esplicitato linearmente, ma che è oggettivamente implicito, come il caso sopra esposto delle decisioni ministeriali sulle installazioni e servitù. Se infatti il testo coordinato viene letto senza questa “intelligenza” sembrerebbe che l’iter del parere sui programmi semestrali di esercitazioni si chiuda con la decisione definitiva del Ministro, negando alla Regione la possibilità di richiederne il riesame. Si pretenderebbe, cioè, che quanto disposto dal secondo periodo dell’art. 3, c. 11 del testo coordinato si applicasse esclusivamente per le decisioni definitive ministeriali relative alle sole installazioni  e servitù e non anche alle decisioni definitive ministeriali sulle esercitazioni. Tecnicamente tutte le determinazioni sulle procedure di convocazione del Comitato, la sua presidenza, la tempistica, la redazione dei verbali, le funzioni di segreteria etc. pur riferiti esplicitamente alle riunioni per i pareri sui programmi di istallazioni e servitù (vedi soprattutto il DPR del regolamento per l’esecuzione) è implicitamente utile anche per le riunioni del Comitato relative ai programmi semestrali di esercitazioni a fuoco. Tanto più che una stessa riunione può avere (e spesso ha avuto) all’OdG entrambi gli argomenti. Affermare che di tutto questo complesso di determinazioni solo la possibilità di richiesta di riesame da parte della Regione a seguito delle “definitive decisioni” ministeriali è esclusivamente prevista per le installazioni e servitù e non anche alle esercitazioni, appare palesemente strumentale.


Tale lettura, soprattutto, appare oggettivamente contraria alla precisa ratio della nuova regolamentazione che la legge ha voluto dare alla materia, sino ad allora regolata dalla legge fascista degli anni ‘30 del XX secolo. La grande novità voluta dal legislatore, e che permea tutta la legge in questione, consiste nella armonizzazione degli interessi della programmazione militare di installazioni e di esercitazioni con gli interessi di sviluppo socio-economico delle comunità nel cui territorio i programmi militari prevedono di implementarsi. La armonizzazione si sviluppa su due piani: il primo di confronto tra Regione e Difesa in sede di Co.Mi.Pa., il secondo più squisitamente politico (in caso di non accordo e su iniziativa della Regione) presso il Consiglio dei Ministri. Non si capirebbe che il legislatore abbia voluto per le esercitazioni limitare il processo di armonizzazione al solo primo livello di confronto, in sede di Co.Mi.Pa., tra Regione e Difesa, e non invece prevedere anche per i programmi esercitativi la stessa intensità di armonizzazione.
Agnello con due teste. Effetti dell'inquinamento militare

Si capisce, invece, che una simile limitazione la Difesa voglia praticare in  Sardegna, dove i programmi di esercitazioni e i poligoni demaniali sono una realtà pesantissima, che impegna immensi spazi terresti, marini e aerei, e dove viene soddisfatta la quasi totalità dei bisogni nazionali di tale attività militare. Ma a tal proposito si deve considerare che nel corso dei 40 anni di vigenza della nuova regolamentazione, e nei 38 anni di attività del Co.Mi.Pa. sardo, da parte della componente regionale sono stati espressi pareri contrari ai programmi esercitativi in moltissime occasioni, e spesso la Regione (a seconda della sensibilità politica) ha chiesto il riesame dei programmi presso il Consiglio dei Ministri, a seguito della decisione definitiva del Ministro. Non risulta che la richiesta di riesame sia mai stata dichiarata inammissibile perché non prevista dalla legge. Sarebbe inammissibile che ora si voglia instaurare una prassi tanto lesiva degli interessi della Sardegna su questa sensibilissima materia, senza una adeguata risposta a partire dalla Regione e dai suoi rappresentanti in seno al Co.Mi.Pa."
AFORISMI
di Laura Margherita Volante

Opera di Stefano Pachì

L’universalità è emanazione dell’infinito.
Identità terrestre. La grande famiglia umana ha diritto alla cittadinanza terrestre.
La coscienza è la profondità della superficie…
Una mente razionale ha più umanità di una mente emotiva.
Chi ha il pensiero fisso della morte se esce con l’ombrello di solito non piove…
Le lanterne della vita in un magico stupore di luci incantano
anche il buio di una notte senza stelle.
Parlamento italiano. La corte dei miracolati per restare in piedi non cammina…
Sindrome “ Stabat superior”. Di chi è talmente piccolo che vuole stare sopra a tutti i costi.
Chi è grande si mette un gradino sotto per dare visione a chi sta dietro…
Carisma. Di chi buca lo spazio al contrario di chi si mette in primo piano
per mancanza di personale…
Einstein. La rara ed esperita consapevolezza di sé per evoluzione mentale.
Griffe? La grande firma è per chi ha bisogno di autografo sull’habitus sociale.
Il senso della bellezza sta in quell’ottava musicale ormai perduta…
La vita è un setaccio…
Chi soffre di odio cosmico va alla ricerca dei talloni…d’Achille.
Altruismo. Chi sopporta e supporta gli altri di solito viene lasciato solo
anche al funerale…
Altruismo. Chi è attivo attira i passivi. Se telefona o scrive lettere
sta in attesa finché morte non lo coglie per pietas
Ogni stagione ha i suoi punti di forza. La migliore è quando non si hanno
più peli sulla lingua.
La protesta di chi non è fattivo lo fa protestato.
Quando la Repubblica disattende l’art. sul lavoro si macchia di un crimine
senza pagarne il fio.
I partiti politici pensano di risolvere i problemi del paese con una partita a scacchi…
L’offensore è un irresponsabile che cade in piedi.
Una educazione troppo rigida priva la capacità di riconoscimento
dell’orientamento sessuale.
I malintesi sono la causa di molti conflitti senza causa.
L’unione di anime senza vista sul male è meglio di presenze inutili.
Chi si circonda di presenze inutili si illude di non essere solo.
Per beata ignoranza molti fanno carriera senza capire…
Ormai l’ultimo Don Chisciotte lotta contro le pale a vento
dove il vuoto gira fra venti di guerra.
NOVARA. ANCORA PASETTI

La locandina dell'evento

In occasione dei 160 anni della pubblicazione di Madame Bovary di Gustave Flaubert Giovedì 6 luglio 2017
Madame Bovary (e sant’Antonio) c’est moi…
Ore 19 ca.: introduzione di Chiara Pasetti, letture di Giulia Marchina
Aperitivo offerto al pubblico a cura del Banco 29 CIBI diVERSI del Mercato Coperto di Novara
A seguire (ore 20.45 ca.):
Lettura teatrale La Tentazione di sant’Antonio
di Gustave Flaubert
Riduzione drammaturgica e traduzione di Chiara Pasetti
In scena Alberto Giusta
Alberto Giusta

Ingresso libero
Novara – Fondazione Castello
Piazza Martiri della Libertà
Per informazioni: www.comune.novara.it, www.lereveetlavie.it
L’Associazione culturale “Le Rêve et la vie” ringrazia sentitamente il Comune di Novara, la Fondazione Castello e Paolo Cortese
La formazione del sé
di Ferdinando Vidoni

Gabriele Scaramuzza


La scrittura autobiografica conosce nuovi sviluppi, determinati da ricordi e riflessioni in cui l’elemento psicologico interiore si intreccia con quello letterario e attrae anche quello storico-sociale (ci sono consonanze a questo proposito con recenti lavori di Duccio Demetrio come L’interiorità maschile. La solitudine degli uomini, Milano, Cortina, 2010).
Gabriele Scaramuzza (già noto docente di estetica nelle Università di Padova, Verona, Sassari, Milano) si era già cimentato su questo terreno in un lavoro recente che saggiava queste tematiche sullo sfondo degli anni della fanciullezza, vissuta a Inzago (in provincia di Milano) negli ultimi anni della guerra - vedi il suo In fondo al giardino. Ritagli di memorie, Milano, Mimesis, 2014; a questo ora fa seguito Un’insostenibile voglia di vivere. Frammenti di memorie e riflessioni (Milano, Mimesis, 2017).
Terminato questo periodo, che aveva avuto anche momenti di agreste felicità, il ritorno a Milano avvenne in una città ancora sconvolta dai bombardamenti. Molte difficoltà investivano i ragazzi che dovevano portare avanti gli studi. Nelle elementari e medie ciò si svolse in modo precario, senza molte concessioni alle personalità degli alunni. In compenso Gabriele sviluppò il gusto della lettura, che si intensificò al liceo. Gli si fanno chiare le sue preferenze: Dostoevskij innanzitutto, fino a Pavese, fino a Kafka (su cui successivamente pubblicò Kafka a Milano. Le città, la testimonianza, la legge, Milano, Mimesis, 2013), tra gli altri. In campo musicale Mozart, Beethoven, Verdi (del quale sarebbe diventato uno studioso: vedi Il brutto all’opera. L’emancipazione del negativo nel teatro di Giuseppe Verdi, Milano, Mimesis, 2013) e tanta musica contemporanea.
Non lo soddisfaceva il tipo di ricerche fondate prevalentemente su prestazioni, si potrebbe dire, quantitative, basate più che altro su aggiornamenti e cumuli di informazioni dimostrative della verità della scienza intesa come dogmatica: vi era insomma “un modo di essere nella cultura che vivevo come profondamente estraneo, forzosamente imposto […]. Nella mia ottica un’estensione” di una forma di “cattivo obiettivismo” fu “il prevalere dei risultati sul cammino compiuto per giungere a essi” (p. 59). Del resto il giovane docente doveva respirare il clima di crisi accademica, culturale e politica che specialmente a Padova si fece sentire con dibattiti, contestazione e talora anche violenza.
Nonostante i suoi ricordi amari il tono determinante dello scritto è espresso in quello che chiama una “voglia di vivere” che cerca di ricavare dal passato nuove speranze e stimoli per aprirsi al futuro.


ZERO IN CONDOTTA
TORNA IL CASO SACCO E VANZETTI
Un libro da non perdere

La copertina del libro

Privacy Policy