UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

lunedì 18 febbraio 2019

I DIPINTI DEL GRECHETTO
di Vittoria Orlandi Balzari

Vittoria Orlandi Balzari
fotografata nella Sala del Grechetto

Il 9 febbraio scorso “Odissea” ha pubblicato, su questa stessa prima pagina, un appello perché i dipinti che adornano da sempre la Sala del Grechetto di Palazzo Sormani (la Biblioteca Centrale), dopo la ristrutturazione della stessa, tornino a fine lavori, sulle pareti dove sono sempre stati. Lasciarli in un Museo, secondo molti studiosi, e noi fra questi, depauperebbe un luogo che ci è caro e che frequentiamo da decenni: come autori e come pubblico. Non sarebbe la stessa cosa vederli fuori dal loro contesto naturale, e la Sala del Grechetto soprattutto per noi frequentatori e letterati, non avrebbe il fascino che finora ha rivestito. La professoressa Vittoria Orlandi Balzari ha dedicato un intero studio a questi dipinti e l’11 ottobre 2018 di quel libro si è parlato proprio al Grechetto. È con vero piacere che ospitiamo la sua competente riflessione sulla vicenda.

Il frontale della Biblioteca Sormani

Merita un'attenta riflessione la notizia che, una volta restaurate, le tele del Grechetto non verranno restituite alla omonima sala di Palazzo Sormani, sede della Biblioteca centrale comunale. Che le tele necessitassero urgentemente di restauro era cosa evidente a chiunque entrasse nella sala tradizionalmente chiamata del Grechetto. Anche se le tele che decorano questa sala non furono realizzate per Palazzo Sormani ma per un palazzo non più esistente ubicato in via Monte Napoleone, che fu dei Visconti di Carbonara, ereditato dai Lunati e acquistato nel 1760 dai Verri, ormai appartengono a questa sala da 112 anni: sottrarle alla biblioteca significherebbe decontestualizzarle e depauperare un luogo fruibile a chiunque. Fu la precisa volontà di Carolina Verri che, vendendo il palazzo di famiglia nel 1877, volle staccare le tele per custodirle nella sua nuova dimora (avendo sposato Alessandro Sormani Andreani). Anni dopo le tele furono ritagliate ed assemblate in modo diverso dalla collocazione originaria per una serie di motivi: prima di tutto per le dimensioni più piccole dell'attuale sala rispetto a quella in Palazzo Verri; poi la diversa disposizione di porte e finestre; infine la distanza di alcuni decenni tra lo stacco e la ricollocazione delle tele avvenuta nel 1907 quando Carolina Verri era già morta tre anni prima, ultima testimone oculare della disposizione originaria. Gli eredi furono così costretti ad affidarsi ad una équipe che non solo mise a misura le tele ma le integrò cercando di "amalgamarle" con vari ritocchi per uniformarle meglio all'ambiente. Perciò le tele, nella loro collocazione attuale, sono ormai il frutto di modifiche irreversibili; in base alle ricerche da me condotte negli ultimi 10 anni, è possibile ipotizzare una ricostruzione quasi completa della collocazione originale, ma ripristinarla adesso significherebbe ritrovarsi con un puzzle lacunoso pur epurato dalle ridipinture del 1907. 

Una veduta delle pareti della Sala del Grechetto

Non avendo più a disposizione il salone originario di Palazzo Verri, è impossibile trovare un altro spazio identico per misure e per particolarità di aperture (vi erano cinque grandi finestre sormontate da sette più piccole): ricreare artificialmente uno spazio nel quale collocare le tele dopo il restauro significherebbe decontestualizzarle. Una soluzione alternativa ci potrebbe essere offerta dalla tecnologia odierna, come ad esempio la realtà virtuale immersiva oppure postazioni video che permettano ai visitatori di vedere la ricostruzione in 3D della sala di Palazzo Verri non solo con la disposizione esatta delle tele ma anche con il contesto originario: questa soluzione potrebbe permettere di vedere insieme le tele nel loro attuale contesto, che ormai è storico, e quello originale in 3D: il visitatore avrebbe modo di apprezzare l'evoluzione e la storia di queste tele anche in relazione alla storia cittadina. 

La copertina del libro
della Orlandi Balzari 
Infatti la sala del Grechetto, che dovrebbe chiamarsi Sala di Orfeo per il soggetto rappresentato, non è una semplice sala conferenze bensì un luogo frequentato dai tanti cittadini amanti della cultura che a partire dagli anni '60 del Novecento hanno potuto partecipare liberamente alle numerose iniziative ospitate e promosse dalla biblioteca Sormani, nel cuore di Milano, ad un passo dal Duomo. Potrebbe essere quindi opportuno che, dopo il tanto atteso restauro, sia rivalutata l'opportunità di restituite alla sala del Grechetto le tele che le appartengono da 112 anni, magari ripristinando una boiserie più simile a quella voluta dai Sormani nel 1907 e recuperando anche la pavimentazione originale che forse si è conservata sotto al parquet, e fornendoci in più un supporto tecnologico per ricreare il Salone perduto di Palazzo Verri.

La locandina dell'incontro


CASA DELLA CULTURA
ACQUA - TERRA – SALUTE
Sabato 23 Febbraio 2019 ore 9,30 – 13
Via Borgogna 3  Milano





CASTELLO SFORZESCO DI MILANO
Prorogata la mostra “Venezia 1450”
Intorno alla Madonna Tadini di Jacopo Bellini

La locandina della mostra



GILBERTO ISELLA ALL’OFFICINA COVIELLO
Venerdì 22 febbraio ore 18,30
Via Tadino n. 20 - Milano
Cliccare sulla locandina per ingrandire


ANCORA SULLE REGIONI
di Franco Astengo


Il sistema politico italiano attraversa una fase di vera e propria “crisi verticale”, caratterizzata dall’assenza di rappresentatività complessiva dei soggetti che lo compongono e dalla presenza di fortissime tensioni autoritarie collocate ben oltre il concetto di “democrazia esecutiva e/o illiberale” oggi in auge in diverse parti d’Europa. La testimonianza migliore di questa difficoltà è rappresentata dalla presenza italiana come quella della Lega nell’attrezzarsi di un’alleanza di estrema destra in vista delle elezioni di maggio per il Parlamento di Strasburgo.
Nel frattempo è scoppiato il caso della cosiddetta “autonomia differenziata” richiesta da alcune regioni italiane, governate sia dalla stessa Lega sia dal PD.
Un altro segnale di contraddizione stridente e di crisi.
La settimana appena trascorsa è stata caratterizzata da un forte dibattito su questo tema: al momento i tre disegni di legge che avrebbero dovuto recepire la bozza d’intesa nel merito sono stati bloccati, a causa di forti divisioni all’interno della compagine di governo.
Nel corso della discussione si è posto però il problema della natura costituzionale del provvedimento. Chi scrive ha cercato nei giorni scorsi di affrontare questo punto delicatissimo attraverso un minimo di ricostruzione storica partendo dall’esplicitazione del concetto di “decentramento amministrativo” così come elaborato nel corso dei lavori dell’Assemblea Costituente.
Adesso però è il caso di affrontare più direttamente il punto politico, partendo proprio da una valutazione della già richiamata gravissima crisi istituzionale che sta presentandosi all’interno del sistema politico italiano, sia sul fronte – appunto – dell’assetto interno, sia della politica estera. In questo secondo caso, quello relativo alla politica estera, ci troviamo addirittura in una situazione di “supplenza” esercitata dallo stesso Presidente della Repubblica (tema da affrontare anche perché ci troviamo di fronte all’ennesimo tornante di una trasformazione di ruolo del Presidente della Repubblica rispetto a quello previsto dai dettami della Carta Costituzionale).
All’interno di questo quadro di grandissima difficoltà si distingue un vero e proprio “buco nero” rappresentato dal fallimento dell’ipotesi di decentramento dello Stato imperniato sull’Ente Regione che oggi è affrontato esattamente alla rovescia rispetto a ciò che servirebbe proprio dalle Regioni economicamente e socialmente più forti.
E’ già stato ricordato come la nascita delle Regioni, prevista nella Costituzione e poi fortemente richiesta dalle sinistre, in particolare nella fase del primo centrosinistra negli anni’60, e fortemente ritardata dalla DC per timore che il Partito Comunista dimostrasse, in quel modo, la propria capacità di governo fu realizzata soltanto all’inizio degli anni’70 (diversa ovviamente la storia delle Regioni a Statuto Speciale): le prime elezioni per i Consigli Regionali si svolsero, infatti, il 7 Giugno del 1970.
Gli elementi portanti della crisi attuale sono sorti, principalmente, nel corso della legislatura 1996-2001 con il centrosinistra al governo del Paese, attraverso l’adozione di due provvedimenti rivelatisi del tutto esiziali: l’elezione diretta del Presidente (da allora denominato da una stampa di basso profilo come Governatore) e il cedimento alle istanze “storiche” della Lega Nord attraverso la modifica (tecnicamente sbagliata e approvata dalla sola maggioranza) del titolo V della Costituzione realizzando così una sorta di né carne, né pesce tra decentramento e devolution.
La forte spinta che la Lega Nord aveva portato fin dalla fine degli anni’80 prima sul terreno della “secessione” e dell’indipendenza e poi della “devolution” aveva così portato la sinistra, in particolare quella ex-PCI, a tradire la propria solida tradizione autonomistica che pure, negli anni’70 del XX secolo, alla guida delle più grandi città aveva dato prova di “buon governo”.
Una fase di vero e proprio cedimento e subalternità culturale chiusasi con l’affrettato cambiamento del titolo V della Costituzione (2001), preceduto appunto dalla modifica del sistema elettorale.
L’elezione diretta del Presidente della Regione e la modifica del titolo V della Costituzione hanno rappresentato gli elementi portanti di un fenomeno di tipo degenerativo che oggi si presenta in tutta la sua gravità: quello della trasformazione dell’Ente Regione dalla funzione legislativa e di coordinamento amministrativo a soggetto esclusivamente adibito a compiti di nomina e di spesa.
L’elezione diretta del Presidente di Regione ha, infatti, finalizzato per intero l’attività dell’Ente al progetto di rielezione dell’uscente oppure di un suo delfino favorendo l’elargizione a pioggia delle risorse, distribuendo le nomine per vie neppure partitiche ma di corrente o di “cerchio magico”, esaltando la logica di scambio all’interno stesso dell’Ente. Hanno poi fatto registrare un fallimento clamoroso quei comparti affidati per intero alla gestione regionale: in particolare la sanità e i trasporti e adesso si starebbe cercando di far passare la competenza esclusiva su di un altro pezzo fondamentale come quello dell’istruzione pubblica. Si è elevato alla massima potenza il deficit, i servizi sono paurosamente calati di qualità, il clientelismo (in particolare nella sanità) è stato elevato vieppiù a sistema. Fattori non esclusivamente legati alla conduzione delle Regioni hanno inoltre determinato un ulteriore allargamento delle disuguaglianze sociali in diverse parti del Paese ed è questo un punto d’intervento politico completamente trascurato e che si sta pensando di risolvere, per quanto riguarda la situazione del Sud, con un rilancio in grande stile dell’assistenzialismo. Le Regioni sono assolutamente da ripensare in quanto Enti. Un ripensamento che non può certo verificarsi sul piano semplicisticamente propagandistico della cosiddetta “autonomia differenziata”.
L’Ente Regione rappresenta un vero e proprio “buco nero” nella crisi del sistema politico italiano ricordando anche che è rimasto in piedi il valore costituzionale delle Province confermato da un largo voto popolare che ne ha bocciata la riforma nell’ambito del (fallito) progetto di revisione costituzionale del PD (R).

domenica 17 febbraio 2019

IL PASSAGGIO DI SPARTACO IN CALABRIA
di Nicolino Longo


Spartaco, lo schiavo che sfidò Roma

Ne sarebbero presenti tracce fra le montagne di Aieta e Vannefora


San Nicola Arcella. Tra il 73 e il 71 a. C. (anno in cui venne sconfitto ed ucciso, in battaglia, da Licinio Crasso), è ormai cosa indubitata e certa che il gladiatore trace, Spartaco, nel capeggiare una rivolta, di circa 120.000 schiavi, contro Roma (le cui legioni ne vennero per ben quattro volte respinte), passò, stando a un lacerto di Sallustio così tradotto dal Pareti: “Preso a guida uno dei prigionieri picentini, venne dai gioghi di Eboli -per i monti Eburum-, non visto, alle Nares Lucanae -tra Polla e Auletta- quindi al foro di Annio che faceva giorno e non avvertito dalla gente dei campi…”, passò, dicevamo, scendendo in Calabria, proprio per Vannifora (Annii forum- foro di Annio, contrada (oggi, Vannefora) di San Nicola Arcella (CS), a sud del villaggio “Il Bridge” (ove si estendeva un vasto pianoro, chiamato “Piano delle Pere”, su cui, oggi, insiste, e solo da pochi anni, il “Nelema Village Resort”). A sostenere questa tesi è lo scaleota Carmelo Giordanelli fu Raffaele, in “Spartaco in Calabria”, Grafiche F. Caselli, Scalea, 1962; ad avvalorarla, invece, è la presenza, ancora oggi, in detta zona, di taluni ruderi e, quel che più conta, di un’antichissima mulattiera che, attraversando le montagne di Aieta e puntando verso il fiume Lao, proviene proprio dalla Lucania.
Dell’anzidetto toponimo (Vannifora) si fa anche cenno nel “Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli” di Lorenzo Giustiniano che, scrivendo di Scalea (di cui San Nicola Arcella è rimasta Casale fino al 1912), riferiva: “(...) vi è caccia di lepri, volpi e lupi specialmente in un luogo chiamato Vannifora”. Spartaco, dunque, proveniente dalla Lucania, dove aveva sconfitto Varinio, avrebbe raggiunto Vannifora (territorio sempre lucano, avendo, all’epoca, quest’ultimo, a delimitazione del confine orientale -oltre il quale era il Bruzio: l’attuale Calabria- il fiume Lao), proprio percorrendo la mulattiera di cui detto e, da qui, avrebbe poi puntato, passando per il Lao, su Turi (colonia greca della Magna Grecia, nei pressi dell’antica Sibari).
E giacché ci siamo, riferiamo anche che fu proprio (sempre secondo il Giordanelli, ma anche secondo Carlo Dotti del Dauli, il Giustiniano di cui detto, Plutarco e Antonini) nella odierna Piana del Lao o di Scalea (l’antica Palude Lucana: da altri collocata, erroneamente, in territorio di Pesto) e, quindi, a una manciata di chilometri da Vannefora che, sul finire dell’inverno anno 71 a. C., avvenne poi il grande cozzo fra la seconda colonna dell’esercito di Spartaco (al comando di Giannico e Castro) e le forze di Crasso al comando di C. Pontinio e Q. Fabio Rufo: i fedeli di Spartaco furono da costoro, prima messi in fuga e poi fatti accerchiare e massacrare dalla cavalleria di Quinzio e dagli uomini dello stesso Crasso. Spartaco, che con l’altra parte dell’esercito, aveva varcato il Lao a nord, perì, poi, assieme ai suoi, nella battaglia del Sele, che culminò con la crocifissione ed esposizione, lungo la via Appia, da Capua a Roma, di tutti gli sconfitti, mentre i fuggitivi (altri 5.000 schiavi) vennero affrontati e massacrati, in Etruria, da Pompeo, reduce dalla Spagna. E fu così, dunque, tra il Lao e il Sele, che venne a consumarsi, oltre duemila anni fa, una delle più cruente ed atroci guerre che la storia ricordi.


AMERICA
di Ilaria, Vito, Adamo

VALENTINE'S DAY ❤️



Mi manca l'aria e tra un colpo di tosse e l'altro mi alzo. Quest'anno l'influenza mi ha giocato un brutto scherzo. Sono solo le sei di mattina e la pioggia non smette di battere insistentemente sulla mia finestra. Mi soffio il naso e mi provo la febbre: 38.3 ... ancora?! Non ci avrei sperato troppo, ma in un giorno come questo sarei proprio voluta andare a scuola. Mi riaddormento.
Riconosco la vibrazione del telefono. Me lo porto vicino agli occhi e sobbalzo: "Hey!" Dall'altra parte del telefono esce una voce super eccitata. Provo a rispondere ma la mia voce non collabora, tiro un colpo di tosse e finalmente emetto un suono grave. Terribile la mia voce quando sono malata. "Come mai tutto buio?"; "Mi sono appena alzata, aspetta che tiro su le tende". La mia faccia dice tutto, non riesco quasi a tenere gli occhi aperti, anche se sono troppo contenta di rivederlo. Mi chiede come sto, anche se non ci vuole troppo per capirlo. Gli rispondo tra uno starnuto e un colpo di tosse. Parliamo ancora per due minuti poi dice che richiamerà più tardi. 
Nulla da fare, ormai il sonno mi è completamente passato. Leggo i messaggi sul telefono e videochiamo, in fretta, la Rebba (in Italia):
"Hei, malata. Non ci posso credere. Riusciamo ad ammalarci insieme anche con un oceano di distanza".
"Sarà una giornata cadaverica, qui diluvia, sono sola in casa, con un paio di film e qualche compito da fare per stare sul pezzo con la scuola".
Dopo un'oretta che parliamo, salgo in cucina e trovo una busta rossa con dei cioccolatini e delle caramelle. Con foga mi lancio ad aprire la busta. Trovo un biglietto bianco sul retro: "I found that outside… have a good day! Dad" (ho trovato questo fuori … una buona giornata, dad). Continuo a scartarla e trovo un bellissimo bigliettino: "La vita è fatta di tante cose belle, e tu per me, sei una di queste". Nessuna firma. Giro il bigliettino e in un angolo trovo una lettera -R-. Sorrido e richiudo la busta. 
Riapro la chiamata con la Rebe mangiando una delle caramelline senza zucchero che Ry aveva scelto accuratamente. Apro anche la busta che mom ha lasciato sul tavolo della cucina; mi augura un buon e dolce San Valentino. Non avrei mai immaginato… questa giornata è iniziata con due bellissime sorprese.
Continuiamo a parlare e a raccontarci un sacco di cose per le tre ore successive... il tempo sembra volare e parlare regolarmente con gli amici, un po' mi manca. Spesso penso a tutto ciò che ho lasciato e messo in pausa per quest’anno. Non si lasciano soltanto mamma, papà e famiglia, ma anche gli amici, le persone a cui vogliamo bene, le abitudini, la scuola (anche se ammetto che questa non è proprio una cosa negativa), il divertimento, la cultura...Casa...
La nostalgia nel pronunciare questa parola un po' torna sempre… ma allo stesso tempo ci sono mille emozioni che combattono dentro di me. La voglia di riabbracciare le persone che ami ma anche di perdere tutto quello che hai costruito qui, le persone che ti hanno accolto e voluto bene sin dalla prima volta.
Questo viaggio fuori dalla mia “comfort zone” mi ha insegnato e fatto crescere tanto, non solo per la conoscenza della lingua, ma anche per essere riuscita a costruirmi, da sola, in un paese lontano miglia e miglia da casa mia, una seconda vita. Ho ancora tanto da imparare, e probabilmente non imparerò mai abbastanza, ma sicuramente questo grande passo sarà una delle basi del mio futuro. 
Un attimo di silenzio rimbomba nella mia testa… ora che non parlo con lei sembra tutto così vuoto. Non riesco a finire questo pensiero che subito Richard (dall’Olanda dove studia) mi salva dal buio dei miei pensieri. "Eccoti! Buon san Valentino a te che sei la mia Valentina tutti i giorni!". Non smetto più di ridere, ci raccontiamo un sacco di cose, non solo quelle più belle e stravaganti, ma anche le nostre paure e debolezze. Ci facciamo forza a vicenda, d'altronde non è così che funziona fra i migliori amici?!
Ci starei le ore a parlare e a ricordare le nostre avventure, anche lui mi manca tanto, è una delle persone che mi manca di più. La nostra forza più grande è l'intesa; ci capiamo al volo e parliamo anche solo con uno sguardo. 
Ah! Quanto è bello avere degli amici che ti supportano e sopportano, e che ci sono sempre. Si dice anche che "gli amici sono la famiglia che ti scegli" e io credo di essermeli scelti davvero bene! ❤️

***
VISTO PER USA
Disegno di Adamo Calabrese


Milano splende sotto il sole caldo. Il cielo è terso. L’immagine del palazzone grigio, è mossa dalla bandiera a stelle e strisce, che sventola al suo fianco: Consulate General of the United States of America.
Ilaria entra. Appoggiato al bancone della reception, un ragazzone nero, lucido nella sua divisa da marine, svetta in mezzo alla folla. Non ci sono emergenze ma il tipo è lì per dissuasione, eppure emana un alone di simpatia.
- Hallo baby, cosa stai cercando?
Sta parlando proprio a me. Incredibile, tra tutta questa gente, proprio me. Ehm, mi sono distratta: “oh, ah, really … I want …”
- Yes, baby?
Se continua a guardarmi così non sarò capace di dire una parola, ci provo con enorme sforzo: “oh, sì, mi serve ... un pass.”
- Un pass, sei sicura? Forse vorresti un visto?
Certo, sono qui per questo ma non mi veniva la parola. Che scema. “Sì, sì. Ho bisogno di un visto per studenti“
- Bene, stai pensando di andare negli Stati Uniti per …
- “Certo, andrò a studiare per un anno.” - Non l’ho lasciato finire e mi sono buttata d’impeto. Spero di non aver fatto errori nel mio inglese scolastico, comunque va bene così.
- Oh, buona idea. Sei già stata negli USA?
- “Ah, ah. Sono stata a New York il mese scorso.”
- Allora hai un visto.
-“No, no. Viaggiavo con la mia famiglia per turismo. Ora, ho bisogno di un visto per un anno.”
Lui ride scopertamente e mi fa segno che ha capito. Che simpaticone. Potrebbe anche darmi una mano e indicarmi dove andare per le formalità.
Infatti, allunga un braccio, indicando gli ascensori nel corridoio:
- Vai dritto, trovi l’ascensore sulla destra, fermati al secondo piano, la terza porta è l’ufficio Visti. Ok?
- “Ok, thank you.“ Mi giro frettolosamente e inciampo nel primo scalino. Lui sorride e mi fa segno “lift”. Io vado, abbacinata ma decisa, ripetendo: Visa application, student. Lui continua a sorridere.
Welcome to the USA!
Vito

giovedì 14 febbraio 2019

Taccuino

IL MUSEO TEATRALE ALLA SCALA

Matteo Sartorio ci parla della storia e dei tesori che il Museo custodisce.



Questa conversazione ha un po' di anni. Era rimasta inedita perché era troppo lunga per il giornale che doveva ospitarla. È voluta però riaffiorare da un cassetto in questi giorni, segno che voleva vedere la luce. Il dottor Sartorio rivestiva allora la carica di Direttore, oggi è, ad un tempo, Conservatore delle collezioni, Responsabile della Biblioteca e dell'Archivio. Era stato oltremodo gentile e disponibile allora, e lo è stato adesso, con i suoi suggerimenti e i suoi consigli. In questo lasso di tempo, il Museo ha ampliato l'utenza e intensificato l'offerta culturale. Le sue Sale meritano una visita. Siamo sicuri che i nostri lettori non resteranno indifferenti al suo fascino.





Gaccione: -Dottor Sartorio, vogliamo cominciare dalle origini?

Sartorio: "Il Museo Teatrale alla Scala è nato nel 1913, ed è il frutto di una paziente operazione di reperimento di fondi fatta qui a Milano, per potere acquistare la collezione dell'antiquario napoletano Jules Sambon, ch'era poi andato a vivere a Parigi. Tutta la sua vita aveva collezionato una serie di cimeli molto importanti tra cui anche una collezione archeologica."

Gaccione: -E chi era questo Sambon, un semplice antiquario o era anche musicista?

Sartorio: "Era un antiquario di professione, però aveva questa passione per il teatro e quindi s’era tenuto per sé una ricchissima collezione di cimeli teatrali."

Gaccione: -Che aveva acquistato qua e là?

Sartorio: "Certo, che aveva acquistato, che aveva scambiato insomma; era il frutto della sua attività professionale di almeno 30 anni. Questa raccolta era ricchissima, comprendeva anche reperti archeologici (molti si stupiscono di trovare in questo Museo anche una raccolta archeologica); la motivazione è che per il 90% sono oggetti di argomento teatrale. Ci sono i ludi circensi, i ludi classici, ci sono ovviamente la commedia greca e romana. Oltre ad una raccolta di strumenti musicali romani molto importanti: dei sistri, delle tube, insomma strumenti che non è molto facile trovare in giro."

Gaccione: -Di epoca classica addirittura.

Sartorio: "Sì. Questa raccolta comprendeva anche degli strumenti musicali de Seicento e del Settecento. Comprendeva soprattutto quadri, ritratti, porcellane, era molto eterogenea come raccolta, sempre comunque oggetti ispirati al mondo del teatro, del teatro in genere."

Gaccione: -Non necessariamente del teatro musicale, intende dire?

Sartorio: "Non necessariamente musicale. Questa raccolta messa all'asta a Parigi, venne acquistata da un Comitato di sottoscrittori milanesi, a cui si unirono il re, chiaramente, e tutte le autorità più importanti. Portata a Milano essa costituì il nucleo originario del Museo."

Gaccione: -In che anni avveniva tutto questo?

Sartorio: "La raccolta venne acquistata nel 1911, ma ci vollero due anni di tempo per adibire i locali di quello che allora si chiamava Casino Ricordi, cioè questi adiacenti al Teatro alla Scala, perché prima ospitavano lo stabilimento Ricordi. Passati poi al Comune, vennero dati in comodato gratuito alla Fondazione del Museo. Il Museo venne inaugurato l’8 marzo del 1913 come una Fondazione."


Una veduta del Teatro alla Scala
in un dipinto di Angelo Inganni

Gaccione: -Chi è che ne faceva parte?

Sartorio: "Praticamente le stesse persone che allora avevano la responsabilità di gestire il Teatro alla Scala. Questo è molto importante perché il Museo nasce sin da subito non dico come un'emanazione del Teatro, ma come un che di complementare al Teatro stesso. I nomi sono quelli dello scultore Lodovico Pogliaghi, di Ettore Modigliani che allora era direttore della Pinacoteca di Brera, di Arrigo Boito compositore e librettista molto importante, di Uberto Visconti di Modrone (allora succeduto al padre) che era praticamente il presidente del Teatro, di quella Società Anonima che gestiva il Teatro."

Gaccione: -Come si chiamava il padre?

Sartorio: "Si chiamava Guido Visconti di Modrone; Uberto fu il primo presidente del Museo. Nel corso dei decenni il Museo ha cambiato parecchie volte statuto, però l’impronta originaria si è mantenuta fino ad oggi."

Gaccione: -Voi ospitate o promuovete anche diverse mostre. Mi ricordo anni fa quella molto interessante su Lucio Fontana.

Sartorio: "A volte ospitiamo e a volte organizziamo. Quella dedicata a Lucio Fontana l'avevamo ospitata perché era stata organizzata dal Comitato per le celebrazioni in onore di Lucio Fontana."




Gaccione: -Di quante Sale si compone il Museo?

Sartorio: "Il Museo è distribuito su due piani. Le Sale sono 14, al secondo c'è anche la Biblioteca."

Gaccione: - Vediamolo in dettaglio attraverso le sue singole Sale.

Sartorio: "Tutte le volte che ho avuto occasioni di scriverne, ho sempre tenuto a sottolineare la sua eterogeneità. È nato eterogeneo per volontà stessa dei fondatori: si è sempre privilegiata la bellezza diciamo estetica dell'accostamento di diversi oggetti tra loro, piuttosto che una suddivisione sistematica, per cui non ci sono in una sala solo quadri e in un'altra solo porcellane; in una solo ritratti di cantanti e in un'altra solo ritratti di musicisti. Intanto perché lo spazio e piccolo e quindi si è cercato di armonizzare il più possibile gli oggetti esposti, tenendo come filo conduttore quello del teatro in generale che per sua natura è molto variegato e anche effimero."

Gaccione: -Avete diversi generi, non solo pitture.

Sartorio: "Sì, noi abbiamo moltissimi generi. Abbiamo tutta una parte di archivio che non si vede e che è la più preziosa di tutto. Abbiamo una grandissima raccolta di lettere autografe, di manoscritti musicali tra cui importanti manoscritti di Verdi, che verranno pubblicati in occasione di varie celebrazioni”.

Gaccione: -Quando dice manoscritti intende dire lettere e manoscritti di grandi musicisti?

Sartorio: "Certo. Abbiamo manoscritti musicali di Rossini, e anche lettere di gente di teatro. Gente che ha avuto modo di far parte del grande patrimonio teatrale italiano."


Autografo di Verdi
versione per il coro del Nabucco

Gaccione: -Ci sono molti lasciti in questo Museo?

Sartorio: "Sì, i materiali derivano in parte dalla collezione Sambon di cui ho parlato all'inizio, e che costituì il nucleo originario del Museo, in parte è il frutto di varie donazioni."

Gaccione: -Veniamo alla parte archeologica.

Sartorio: "La collezione archeologica* è molto ricca; comprende dei bronzi, delle lucerne, delle monete, dei contorniati, oggetti simili a monete di cui ancora oggi non si conosce l’utilizzazione che ne veniva fatta. Ci sono bassorilievi, strumenti musicali di cui parlavo prima, ed altri oggetti correlati al mondo del teatro. Giuridicamente non appartengono al Museo, ma sono il frutto di un deposito: è la Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Milano che ne detiene la proprietà. Poi c'è una raccolta di porcellane; queste porcellane si riferiscono in buona parte alla Commedia dell'Arte per cui c'è comunque un aggancio con il mondo del teatro. Dimenticavo di dirle che l'archivio oltre ai manoscritti, raccoglie una collezione molto ricca e molto importante di scenografia. Bozzetti scenografici che vanno praticamente dalla grande epoca del Melodramma, cioè il Settecento, fino al Melodramma ottocentesco, con una piccola appendice anche nel nostro secolo. Abbiamo bozzetti di Giacomo Balla dei primi anni Dieci che sono molto importanti, di Prampolini e altri autori. Comunque il grosso della collezione comprende Settecento e Ottocento. Abbiamo una raccolta di figurini che sono praticamente gli studi preparatori per i costumi delle opere, e una raccolta di stampe anche questa molto ricca e molto importante. Stampe di cantanti, di ballerine, di musicisti, insomma tutto ciò che ha attinenza con il mondo del teatro in musica; perché la denominazione stessa di Museo, Museo Teatrale alla Scala, è in rapporto col Teatro alla Scala. Pur non appartenendo giuridicamente ad esso, è chiaro che gli influssi culturali del Teatro sul Museo, sono molto forti. Il Museo del resto detiene buona parte dell’archivio iconografico del Teatro."

Gaccione: -Anche i materiali delle messe in scena della Scala passano al Museo?

Sartorio: "No, non passano al Museo perché dagli anni Cinquanta in poi, per una scelta gestionale, il Teatro raccoglie direttamente la testimonianza degli allestimenti."

Gaccione: -Quindi la Scala tiene per sé questi materiali.

Sartorio: "Sì, tiene per sé le fotografie di scena, i bozzetti e le realizzazioni vere e proprie delle opere vengono conservate per un certo numero di anni. Ovviamente poi devono essere smontate e in parte anche distrutte, o comunque riutilizzate per altri allestimenti."


Foto M. Brescia

Gaccione: -Torniamo alle Sale.

Sartorio: "C'è la Sala della Danza, della Commedia dell'Arte, della Scenografia, del Teatro d'Animazione... Come le dicevo sono 14 in tutto, la Sala dei Cantanti e dei Compositori, la Sala Rossini e le Sale Verdiane. Queste hanno una certa omogeneità perché custodiscono il deposito della Casa di Riposo per Musicisti Giuseppe Verdi, effettuato negli anni Trenta. In queste Sale ci sono quasi tutti cimeli verdiani."

Gaccione: -Quali sono i pezzi più preziosi del Museo?

Sartorio: "Ci sono molti pezzi importanti nel Museo, alcuni esposti, altri no. Tra quelli esposti uno dei pezzi pia preziosi è indubbiamente il pianoforte appartenuto a Franz Liszt nell'ultima fase della sua attività creativa. Alla sua morte passò alla nipote Daniela von Bülow che lo portò in Italia nella sua villa sul lago di Garda, la famosa Villa Cargnasco. Quella che in sostanza diventò poi il Vittoriale di D'Annunzio, in seguito alla requisizione della Villa da parte dello Stato italiano. Ritornato in possesso di Daniela von Bülow dopo varie vicissitudini legali, fu donato al Museo ed entrò a far parte delle nostre collezioni. È sistemato nella Sala dell'Esedra, detta così perché ci sono sei lati, ed è uno strumento perfettamente funzionante. Viene spesso accordato e fatto suonare, ha un suono bellissimo. Ci sono alcuni dipinti del Settecento che sono anche molto belli e si riferiscono alla Commedia dell'Arte. E poi gli altri pezzi più preziosi sono i manoscritti musicali di Verdi: la Messa da Requiem ed altre composizioni giovanili, che però non hanno una immediata fruibilità turistica. Noi non esponiamo mai gli originali in vetrina perché chiaramente la luce li danneggia, e poi non avrebbe senso. Esponiamo delle copie e gli originali sono a disposizione degli studiosi."


Foto F. M. Colombo

Gaccione: -Ho visto anche calchi di volti, di mani...

Sartorio: "Sì, quello è uno degli aspetti diciamo più curiosi del Museo, che io non amo particolarmente. È un aspetto legato alla vecchia idolatria nei confronti dei cantanti, dei direttori d'orchestra. Io ho cercato, in piccoli interventi di riallestimento, non dico di eliminarli, perché ci sono ancora molte persone che sono legate a questi cimeli, ma di togliere quell'importanza che prima veniva data loro. Per esempio la maschera mortuaria di Verdi prima era al centro delle Sale verdiane in una bacheca, era il pezzo più importante. Io invece l'ho messa in una vetrina cercando di darle il suo giusto peso, insomma. Perché non hanno un valore artistico, non hanno un valore culturale, non hanno neppure un valore documentario perché di iconografia verdiana ce n'è a bizzeffe."

Gaccione: -Beh, però conservano un valore sentimentale.

Sartorio: "Sì, diciamo così, hanno un valore sentimentale."

Gaccione: -Parliamo del palazzo che ospita il Museo

Sartorio: "Il palazzo non è coevo al Teatro alla Scala, pur essendo attaccato al Teatro, perché la Scala è stata costruita a partire dal 1776 e inaugurata due anni dopo. Invece il nostro edificio risale alla prima metà dell'Ottocento. Fu prima sede dello stabilimento Ricordi, poi ospitò degli uffici comunali e agli inizi del secolo venne dato al Museo."

Gaccione: -Chi l'aveva realizzato? si ricorda il nome dell'architetto?

Sartorio: "La struttura odierna fu realizzata su progetto dell’architetto Giacomo Tazzini nel 1831."

Gaccione: -Fu danneggiato dai bombardamenti dell'ultima guerra?

Sartorio: "Fu molto danneggiato dai bombardamenti insieme al Teatro, infatti il Museo rimase chiuso per un certo numero di anni e venne riaperto dopo i lavori di restauro intorno agli anni Cinquanta."

Gaccione: -Le perdite sono state considerevoli?

Sartorio: "Quasi tutti i beni erano stati portati fuori Milano, in alcune ville di coloro che gestivano il Museo."

Gaccione: -Quindi non avete perso molto...

Sartorio: "Non abbiamo perso molto ma alcune cose sono anche andate perdute."

Gaccione: -Nel senso che non si sono più potute recuperare?

Sartorio: "Assolutamente sì. In gran parte erano arredi del Museo molto preziosi, soprattutto mobili che purtroppo sono andati perduti."

Foto F. M. Colombo

Gaccione: -A proposito di mobili, ne avete di particolari?

Sartorio: "Non abbiamo una vera e propria collezione diciamo, sono mobili che ci sono giunti non si sa neanche bene attraverso quali canali, quali traversie. Comunque quello che abbiamo lo inventariamo e nei limiti del possibile lo facciamo restaurare. Vede quella poltrona? Io so per certo che è appartenuta a Ferdinando I"

Gaccione: -Parliamo della Biblioteca.

Sartorio: "È costituita da oltre 100 mila volumi; al momento dell'inaugurazione era piccolina, ma in seguito è stata incrementata dal lascito di Renato Simoni, critico teatrale del "Corriere della Sera", di Ruggero Ruggeri e di altri possessori di collezioni teatrali."


Foto: M. Brescia

Gaccione: -Da quello che ho potuto vedere io, non ci sono solo libri di teatro; ho visto anche testi di letteratura, di arte, di saggistica varia: mi è parsa una collezione abbastanza diversificata.

Sartorio: "È abbastanza eterogenea perché raramente noi rifiutiamo delle donazioni se hanno un certo valore, però il nucleo fondamentale è costituito dalla collezione di libretti d'opera e da libri di teatro."

Gaccione: -Teatro drammaturgico, commedie?

Sartorio: "Sì, sì, certo, abbiamo soprattutto teatro di prosa e molti libri di scenografia."

Gaccione: -Ho visto degli studenti in Biblioteca, possono accedere liberamente per fare ricerche?

Sartorio: "Gli studenti sono molto numerosi: ci sono quelli che vengono a visitare il Museo, magari con la guida o con i loro insegnanti, e che si fermano diciamo alla parte esposta del Museo; poi ci sono i frequentatori della Biblioteca e che possono consultare i volumi, alcuni dei quali sono rari e molto preziosi."

Gaccione: -Possono portarli a casa?

Sartorio: "No, possono consultarli solo qui perché non siamo in grado di gestire il prestito, e poi perché i volumi sono quasi tutti molto preziosi."

Gaccione: - Che genere di visitatori avete?

Sartorio: "Il nostro Museo, rispetto ad altri musei milanesi, ha una rilevanza soprattutto turistica. Fin dalla sua fondazione, grazie ad un accordo con la Scala, i nostri visitatori possono vedere la Sala del Teatro, che è un'attrattiva turistica molto importante. Il 70% dei nostri visitatori è costituito da comitive turistiche, il che non è molto frequente per gli altri musei milanesi, meno visitati del nostro. Diciamo che i musei che possono farci concorrenza a Milano sono il Cenacolo, che non è un museo in senso stretto, e il Castello Sforzesco. Un buon 30% è costituito da cittadini milanesi affezionati alla nostra istituzione, e che vengono anche a vedere le mostre che noi allestiamo. Il Museo cerca nei limiti del possibile di esporre del materiale che abbia stretta attinenza con il mondo teatrale, e soprattutto le collezioni che il pubblico non conosce. Spesso organizziamo mostre di scenografie collegandoci magari all'opera in cartellone in Teatro. In questo modo riusciamo a far vedere a rotazione i nostri archivi, che sono comunque consultabili, anche se con delle grandi restrizioni."



Gaccione: -Chi sono i più affezionati frequentatori del Museo?

Sartorio: "Soprattutto gli appassionati d'Opera, quindi i frequentatori del Teatro essenzialmente. Gli Amici della Scala, la Fondazione Milano per la Scala, i membri delle varie associazioni che sono collegate con la Scala, tutti fanno riferimento al Museo, dall'ultimo degli orchestrali al direttore d'orchestra, al sovrintendente. Diciamo che il Museo è molto legato al Teatro da questo punto di vista."

Gaccione: -Verranno anche personalità che non hanno una formazione strettamente musicale, immagino, e non solo maestri come Muti o Chailly.

Sartorio: "Sì, mi è capitato di incontrare attori, registi, soprattutto personalità legate al teatro; ma diciamo che vengono qui le persone più disparate."

Gaccione: -Posso chiederle se il suo ruolo di Direttore è legato ad un retroterra musicale o artistico?

Sartorio: "L'esperienza per accedere alle cariche del Museo e sempre stata quella musicale, anche se il Museo spazia in altri generi di espressioni teatrali. Io sono diplomato al Conservatorio in Musica Antica, ho una formazione di circa 15 anni di studi musicali, che però qui dentro servono solo in parte. Servono quando bisogna trattare la parte dei manoscritti, ecc. Qui dentro serve una competenza anche di carattere gestionale che io purtroppo non ho, e che cerco di farmi frequentando ogni anno i corsi della Bocconi. Questo è un discorso su cui si discute molto ultimamente, cioè se i manager della cultura debbano provenire dal mondo economico o dal mondo culturale. In genere mi sembra che il compromesso che si sia trovato e questo: una persona comunque competente."


Ulisse Sartini
Ritratto di Maria Callas

Gaccione: -Abbiamo dimenticato qualcosa?

Sartorio: "Beh, sì, il fatto che il Museo ha approntato uno straordinario lavoro di informatizzazione delle sue collezioni. Abbiamo realizzato la catalogazione del repertorio iconografico (scenografie, bozzetti,ecc.) in cooperazione con la Sovrintendenza dei Beni Artistici e Storici di Brera; dei libretti d'opera con il Ministero su programma SBN Musica, concepito appositamente per la catalogazione di questo genere di materiale librario. La catalogazione delle scenografie è molto importante, perché oltre ai dati, noi cataloghiamo anche l'immagine. Gli studiosi possono consultare tutte le nostre scenografie, senza restrizioni e senza bisogno di prendere appuntamento. Semplicemente cliccando col mouse comodamente da casa. Un bel vantaggio, no?"

Gaccione: -Mi pare proprio di sì.

*La collezione archeologica del Museo ora non è più esposta perché ritirata dalla Soprintendenza Archeologica competente.

                                                     ***

ALCUNI DATI UTILI DEL MUSEO
Luogo: Largo Antonio Ghiringelli 1 Milano

Orario di apertura: dalle 9 alle 17 da lunedì a domenica

Costo del biglietto d'ingresso
Intero: € 9
Ridotto: € 6 Gruppi min. 15 persone, Studenti sopra i 12 anni, Over 65, Touring Club, FAI,Possessori di un biglietto di Gallerie d’Italia
Scuole: € 3.50
Gratuito: Under 12, Disabili, Guide, Soci ICOM, Militari in divisa, Abbonati Teatro alla Scala, Abbonamento Musei Lombardia
Virtual Reality Experience *: € 3 supplemento sul prezzo del biglietto di ingresso

* Il Museo Teatrale alla Scala vi offre un’esperienza immersiva in realtà virtuale, pensata per farvi vivere il “dietro le quinte” della Scala. La Prima Ballerina Nicoletta Manni vi condurrà per mano nei luoghi più inaccessibili del Teatro, fino a farvi vivere l’incredibile emozione di ballare sul palcoscenico del Teatro alla Scala.
Il Museo è dotato di Sale climatizzate.

Tutto il patrimonio librario, i libretti, i quadri, ecc. è archiviato.
Il materiale non esposto è custodito presso un caveau di sicurezza, tra cui per ovvii  motivi il materiale documentario più prezioso.

I libretti non sono consultabili entrando nel sito,
ma scrivendo al dottor Matteo Sartorio è possibile prendere un appuntamento per la consultazione presso la Biblioteca. È previsto anche che vengano scansiti, compatibilmente con le loro condizioni di conservazione. Tutte le informazioni relative alla Biblioteca e all’Archivio sono in ogni caso disponibili a questo link: 

Custodendo il Museo decine e decine di migliaia di pezzi, c'è come ovvio, la necessità di affrontare problemi di restauro. Ogni qualvolta accade, i progetti di restauro vengono proposti alla Soprintendenza competente e avviate le pratiche per la selezione dello Studio più idoneo. È possibile effettuare donazioni utilissime per la tutela di questo patrimonio.

L’attuale Direttore Operativo del Museo è Donatella Brunazzi.
Il Conservatore delle collezioni e responsabile di Biblioteca ed Archivio è Matteo Sartorio. Una guida interna, un impiegato amministrativo e 6 custodi per un totale di 9 dipendenti, costituiscono lo staff.

Finanziamenti:
Il Museo Teatrale alla Scala fa parte a tutti gli effetti della Fondazione Teatro alla Scala - Fondazione di diritto privato - in seguito alla fusione per incorporazione del 14/12/2009. Il Museo in quanto tale non usufruisce di alcun finanziamento pubblico. Ha un suo budget autonomo ed è totalmente auto finanziato con ricavi propri provenienti per il 90% circa da incassi di biglietteria.
Per il 10 % si avvale di sponsorizzazioni private rivolte sia alla partnership istituzionale che a progetti puntuali di investimenti (innovazione digitale o nuova illuminotecnica impianti) e di manifestazioni e mostre.

Visitatori
Nel 2018 i visitatori paganti del Museo sono stati 260.000.
Già da un paio d’anni è stato intensificato - con lento ma discreto successo - l’impegno per incrementare i visitatori italiani e locali. In questa direzione è andata l'adesione alla Card della Regione, Abbonamento Musei Lombardia e Piemonte piuttosto che iniziative rivolte alle famiglie a cui sono dedicate i laboratori per bambini, Buongiorno Museo, Torneo al Museo e Brilla Museo (per i piccolissimi) e/o percorsi di visita speciali da selezionare nella App che si può scaricare gratuitamente. (Notizie fornite dal dottor Sartorio)

Per contatti: Ufficio Stampa   
stampa@fondazionelascala.it
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