UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

lunedì 21 maggio 2018


CONTRATTO DI GOVERNO
di Franco Astengo

Al riguardo di un possibile giudizio sul “contratto di governo” in discussione tra Lega e M5S e, al momento non ancora stipulato effettivamente e privo dell’indispensabile riferimento alla figura del presidente del Consiglio, un giudizio può essere espresso soltanto in maniera particolarmente articolata.
Prima di tutto è necessario un giudizio politico complessivo, riferito alla qualità d’opposizione che una sinistra alternativa dovrebbe essere in grado di esprimere.
L’OPPOSIZIONE
Sulle colonne del “Manifesto” (18 maggio) Marco Bascetta delinea in maniera sufficientemente convincente le linee di un’opposizione al quadro politico che si sta delineando (credo al di là della formazione o meno a questo punto del governo Lega – M5S) fornendo un giudizio di “mancato sbocco della crisi italiana” anzi ritenendo questo passaggio soltanto come una delle espressioni di questa crisi.
Evidenzio due punti del discorso contenuto nell’articolo che andranno sicuramente discussi a fondo:
1) Il fatto che le politiche che questa destra formata da Lega e M5S si accinge di mettere in atto non incontreranno probabilmente ostacoli nei mercati, le cui oscillazioni derivano sempre dalla ricerca di un tornaconto e quindi della loro sostanziale internità al processo capitalistico in corso definito (per comodità d’espressione) neoliberista;
2) L’identificazione di un punto comune di visione (ancor meglio di non visione) del conflitto, tra i due possibili stipulanti il “contratto di governo”. Ci si riduce, infatti, ad una schematica contrapposizione tra “onesti e corrotti”, tra “legalità e illegalità”. Aggiungo, senza alcuna visione della complessità delle contraddizioni sociali in atto e dell’estensione del rapporto di sfruttamento verso la classe. La dominanza della contrapposizione semplificatoria cui si è fatto cenno, rende possibile la strutturazione di uno stato di polizia sulla cui ipotesi Lega e M5S mostrano essenzialmente di convergere.
A questo punto, scontato che l’opposizione non potrà essere svolta da ciò che di residuale rimane della sinistra di questo primo ventennio di secolo e dovrà essere affidata a quelle soggettività e a quelle figure sociali che proprio “quella sinistra” ha sempre ignorato marginalizzandole. Figure e soggettività che rappresentano le parti più colpite dall’offensiva neo-liberista e neo-sovranista.
Si tratta del tema di cui si sta discutendo da diverso tempo riguardante la necessità di “rappresentazione immediata delle contraddizioni e dei bisogni sociali “ e del rapporto tra queste insorgenze e quella che è stata definita “complessità del pensiero comunista”.
Nel definire la necessità di un’opposizione (insieme sociale e politica, verrebbe quasi voglia di affermare “di civiltà”) sorgono, a questo punto, problemi di diversa natura e di grande portata: dal concetto di rappresentanza, all’uso dell’autonomia del politico, alla presenza istituzionale, alla forma che è necessario dare per fornire sintesi e azione proprio alle soggettività emergenti nella rappresentazione, appunto, delle contraddizioni e dei bisogni sociali. Questo punto non viene affrontato nell’articolo di Bascetta ed è il tema dell’ “involucro politico” all’interno proporsi di raccogliere tutte le forme di opposizione possibili lavorando non tanto per unificarle in una sintesi “politicista” ma per fornire loro il retroterra necessario per una continuità di iniziativa e la determinazione di obiettivi, anche intermedi.
Accertata la pericolosità della situazione e definita l’esigenza di un’autonomia  politica dell’opposizione da porre prioritariamente proprio sul terreno della rappresentazione dei bisogni reali è questa a mio giudizio, sulla realtà della strutturazione politica da definire oggi, la discussione più urgente da affrontare si faccia o no il governo Lega-M5S.


IL COMITATO DI CONCILIAZIONE
Il punto di maggior delicatezza da affrontare rimane quello del “Comitato di Conciliazione”, ancorché l’ultima versione compaia nel testo in questione in una dimensione piuttosto “edulcorata” rispetto a quella originaria. Non si può, però, nascondere una forte preoccupazione al proposito: preoccupazione posta esclusivamente sul terreno della qualità della democrazia.
Infatti siamo di fronte ad un esempio di cultura istituzionale autoritaria, quasi di stampo totalitario: com’era prevedibile analizzando il DNA delle due formazioni. Un organismo, questo del “Comitato di Conciliazione” che assomiglia molto al Gran Consiglio del Fascismo, parallelo e riservato ad alcuni gerarchi, sia rispetto al Consiglio dei Ministri sia rispetto al Parlamento (del quale si intendeva, almeno nelle intenzioni del M5S esaltare il ritorno alla centralità dopo gli anni dei decreti legge).
Una visione dell’agire politico che non solo discende dall’alto, attraverso elezioni interne,  la piattaforma Rosseau, impostate in maniera plebiscitaria, ma che si svolge in sede separata (molti oggi ricordano i tempi dello streaming) e in forma opaca. È questa la nuova “forma-partito”, che non solo affianca ma sovrasta gli organi costituzionali compiendo scelte di governo attraverso organismi non previsti dalla Costituzione?
Un tempo, sui grandissimi temi, intervenivano -è vero- le segreterie di Partito: con tutti i limiti che il caso presentava  ( quello delle cooptazioni, ad esempio)si trattava comunque di organismi sorti all’interno di partiti di massa e rappresentativi di una partecipazione politica diffusa attraverso aggregazioni di effettivo radicamento sociale e quegli incontri non sono mai stati istituzionalizzati.
Sull’onda del “decisionismo” e della “Grande Riforma” il Governo Craxi incluse come ministri i segretari dei partiti e si formò un “Consiglio di Gabinetto” formato dai titolari dei più importanti ministeri: il tutto però nell’ambito dello stesso consiglio dei ministri, di conseguenza un organismo non parallelo come quello del “Comitato di Conciliazione”.
Abbiamo già percorso nel recente passato passi da gigante sulla strada dell’autoritarismo della decisionalità: abbiamo avuto crisi di governo risolte con soluzioni border-line rispetto alla Costituzione, si sono svolti tentativi di spostare seccamente l’asse dal Parlamento al Governo (respinti dal voto popolare).
Oggi registriamo questo passaggio. Nelle prossime ore ne sapremo di più ma, come ci capita a volte di ricordare, sarà bene tenere alta la guardia della vigilanza democratica.
UNIONE EUROPEA
Il capitolo sull’Unione Europea è stato privato di ogni valenza non solo esplosiva ma anche di una qualche efficacia rispetto all’oggetto.
In sostanza si resta nel solco delle solite richieste, mai soddisfatte: più democrazia, più centralità del Parlamento di Strasburgo cessione di competenze.
Anche le proposte contenute nella voce “Debito pubblico e deficit”, tolta la richiesta di cancellazione dei 250 miliardi, sono già state avanzate da parecchi partiti e governi.
Anche la proposta contenuta nel capitolo sulle riforme istituzionali di stabilire la prevalenza della Costituzione Italiana sul diritto comunitario non è altro che la ripresa di una disposizione contenuta anche nella Costituzione Tedesca.
CONFLITTO D’INTERESSI
Il capitolo 5 del “Contratto” si occupa del “conflitto d’interessi”, tema sul quale il centrosinistra per oltre 20 anni non è stato in grado di intervenire seriamente. Anche in questo caso però siamo di fronte a formulazioni del tutto generiche, sostanzialmente in linea con quelle formulate nella stessa “Legge Frattini” e senza mettere mano con rigore alla legge del 1957, quella sollevata subito -nel 1994- dal compianto professor Sartori sui casi di ineleggibilità, nella quale dovrebbero rientrare tutti i proprietari televisivi.
MEZZOGIORNO
IL Sud, dove il M5S ha fatto il pieno di voti, è un punto dolente. Non esiste una specificità della “questione meridionale” e di progetti per la parte più povera del Paese.
Il contratto liquida in poche righe la lotta alle mafie, riduce di molto il discorso riguardante la contrazione delle spese militari ( per esempio mantiene i famigerati F35).
La formulazione sui destini dell’ILVA di Taranto (dove ieri si è verificato l’ennesimo “omicidio bianco” in circostanze particolarmente drammatiche) appare abbastanza incomprensibile, in una situazione dove il M5S si era pronunciato nettamente per la chiusura totale e la Lega in maniera molto diversa.


IMMIGRAZIONE
La richiesta centrale, sotto questo aspetto, è quella della revisione dei trattati di Dublino: questione del resto già sollevata senza seguito dal governo Renzi. Per il resto il capitolo si basa esclusivamente sulle proposte della Lega sul fermare gli sbarchi e intensificare i rimpatri. Il punto più pericoloso riguardala necessità di arrivare ad una verifica delle missioni europee nel mediterraneo, toccando le clausole che prevedono l’approdo nei porti italiani delle navi che hanno in tratot migranti.
In realtà queste norme non esistono più da mesi, cancellate da Frontex con l’avvio della missione Themis.
Di pura propaganda è il punto riguardante il rimpatrio di circa 500.000 migranti irregolari
PENSIONI
In questo caso si prevede l’investimento di 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro e reintrodurre “Quota 100” rilanciando anche l’opzione donna. La somma “100” rappresenta sicuramente un passo avanti rispetto ai 66 anni e 7 mesi attualmente necessari ma non sposta il centro del problema previdenziale in Italia: garantire a chi ha avuto contributo discontinui di poter andare in pensione
LAVORO
Non c’è traccia della riforma della legge Poletti che ha eliminato la casualità dei contratti a termine, attraverso la quale si sono poste le basi per l’attuale boom del precariato. Non si legge il ripristino, sbandierato in campagna elettorale, dell’articolo 18.
Si propone, senza precisare come, la riforma del pasticcio post-voucher con “libretto di famiglia” e “contratto di prestazione occasionale”.
L’unica indicazione precisa in materia riguarda il “salario minimo garantito”.
Il “reddito di cittadinanza”, così atteso, appare in realtà come un reddito condizionato dall’obbligo della scelta di un lavoro e rimane l’indicazione dei due anni di durata (costo 20 miliardi circa).
Nessuna indicazione al riguardo di un intervento pubblico in economia nei grandi settori strategici nei quali l’Italia ha carenza di un piano industriale; siderurgia, chimica, agro – alimentare, elettronica , energia.
Nessuna indicazione di voler affrontare il tema del lavoro producendo opportunità di lavoro “vero”.
FISCO
Non mancano riferimenti alla “ridiscussione dei Trattati UE e del quadro normativo principale” con riferimento alla “politica monetaria unica” e a un “appropriato ricorso del deficit”, alla “gestione del debito” e ai “tagli agli sprechi”.
Sulla “flat tax” si presenta una proposta con due aliquote. Rimane comunque l’effetto di redistribuzione verso l’alto.  Le aliquote sono al 15% e al 20%  in luogo della previsione iniziale di un’aliquota unica al 15%.
Quanto alla “pace Fiscale” leggasi alla voce “condono” che dovrebbe rendere 35 miliardi il primo anno, e 25 il secondo. Valutazioni del tutto illusorie stando alle esperienze precedenti. 

GRANDI OPERE
Mentre per quel che riguarda la NO TAV in Vado Susa (dove il M5S ha ricevuto un forte sostegno dal Movimento NO-Tav) ci si limita a invocare la ridiscussione dell’accordo Italia- Francia, nel documento non si trova traccia dal “Terzo Valico” tra Piemonte e Liguria, così come non si trova traccia di MOSE, Tap, Gronda e di altri cantieri.
Sotto questo aspetto il Contratto di Governo rimanda al dopo eventuale insediamento e al Comitato di Conciliazione del quale ci si è già occupati in questo testo, valutandolo ben oltre i limiti imposti dalla Costituzione Repubblicana.
 GIUSTIZIA
Al primo punto la separazione tra magistratura e parlamento, da sempre cavallo di battaglia del M5S si concretizza soltanto in una revisione del sistema di elezione dei membri laici e togati del CSM e nello stabilire l’impossibilità di rientro per i magistrati che decidessero di impegnarsi in ruoli istituzionali (e fossero eletti, una volta candidati).
La riduzione della prescrizione non viene citata mentre si scrive di “assunzioni nel comparto giustizia per ottenere un processo giusto e tempestivo”.
Pericolosa l’impronta leghista fornita alla cosiddetta “area penale” sul tema della “legittima difesa domiciliare” estesa attraverso l’eliminazione dal testo di legge di ogni riferimento alla “proporzionalità tra difesa e offesa” che costituisce secondo i contraenti “elemento di incertezza che pregiudica la piena tutela della persona che ha subito un’intrusione in casa o sul posto di lavoro.
Per rendere “certa la pena”, inoltre ci si prepara ad abrogare le riforme di depenalizzazione e l’estinzione del reato per condotte riparatorie anche in assenza del consenso della vittima. Da rivedere anche le norme che riguardano l’imputabilità, al determinazione e l’esecuzione della pena per il minore”.
Il sovraffollamento delle carceri dovrebbe essere risolto costruendone di nuove.
Il capitolo più in linea, questo della giustizia”, con quello “Stato di Polizia” cui si faceva cenno in apertura di questo intervento.
ISTRUZIONE E RICERCA SCIENTIFICA
Non si esplicita la necessità di investire risorse per raggiungere la media europea in investimenti per l’istruzione (campo nel quale l’Italia è terzultima in Europa) e per i beni culturali. Si mantiene l’impronta poliziesco-aziendalista nella scuola, limitandosi a pensare all’installazione di telecamere per affrontare il fenomeno del cosiddetto “bullismo”. No n c’è traccia neppure del tetto di 22 alunni per classe, promesso in campagna elettorale.



sabato 19 maggio 2018

Lettura/4
Aforismi per un giorno solo

Dedichiamo questa quarta Lettura domenicale degli aforismi ad Andrea G. Pinketts, che per noi resta il meno conformista e il più simpatico, vitale, e umanamente autentico degli scrittori italiani, nella stragrande maggioranza veri e propri stronzi. Lo facciamo per fargli gli auguri e sostenerlo nella dura battaglia che sta combattendo, e perché torni presto a scrivere e ad animare la scena culturale milanese. Pinketts è un osso duro e il male ha trovato pane per i suoi denti. Intanto non ha perso nulla dello spirito caustico e ironico che lo contraddistingue, della sua vena di battutiere, come dimostrano i suoi due aforismi con cui apriamo questa pagina. Tieni duro Pinketts, “Odissea” è al tuo fianco. [Angelo Gaccione]




*
“Anche a bocca chiusa, sono uno che ha voce in capitolo”.
Andrea G. Pinketts

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“Quando un ragazzaccio passa dalla malvasia agli infusi di malva,
non è saggezza, ma un tumore alla gola”.
Andrea G. Pinketts

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“Da quando ho letto che il vino fa male, ho smesso di... leggere”.
Giovanni Bonomo

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“Madre natura ci ha dato due orecchie per far sì che le parole degli idioti
entrino da una parte per uscire dall’altra...”
Laura Margherita Volante

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“Viviamo in un paese insidioso alla ricerca dei migliori da far fuori”
Laura Margherita Volante

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“Le persone piccole hanno ambizioni alte”
Laura Margherita Volante

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Buona fortuna
“A chi manda sorrisi e non sorride mai,
a chi non saluta,
a chi non ringrazia,
a chi ignora la fonte dove si è dissetato”
Laura Margherita Volante

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“I libri, che siano chiusi o aperti,
sono inutili per gli analfabeti”
Laura Margherita Volante

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“L’anima è come una farfalla colorata che si posa sulle mani di un bambino. Non dice da dove viene, anche se glielo chiediamo ogni volta.  Forse un giorno ci ha anche risposto, in una di quelle giornate di vento e stupore, ma non ha usato parole per comunicare. E dentro di noi è rimasta l'abbagliante certezza di aver ascoltato qualcosa di più grande della vita”.
Fabrizio Caramagna

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“La tragedia di essere libero è che poi vai a sbattere continuamente contro le sbarre degli altri”.
Fabrizio Caramagna

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“Quando finisci un libro e lo chiudi, dentro c'è una pagina in più. La tua”.
Fabrizio Caramagna

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“Sovente ci si avvede che, raggiunta la meta, essa non era che il negletto percorso”.
Claudio Zanini

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“I suoi cocci taglienti rivelano il vaso, ora che è rotto”.
Claudio Zanini

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“La vita è una marcia notturna, illuminata da luci artificiali e lusinghe bancarie”.
Renato Seregni

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“La vita: un’attesa, amarci o morire. Il resto è vento”.
Renato Seregni

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“La noncuranza civile avvelena i pozzi”.
Renato Seregni

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“Il Meglio è nemico del Bene”.
Gabriele Scaramuzza

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La carta
“La carta è un nobile mezzo di comunicazione tra gli uomini che l’adoperano
spesso per pulirsi il sedere…”
Mario Rondi

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“Il viaggio di un libro: da una copertina all’altra”.
Nicolino Longo

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“L’anima non è spirito ma corpo.
Dell’uomo, infatti, ciò che resta per sempre:
è lo scheletro”.
Nicolino Longo

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“Il pugno chiuso: una mano che non dà”.
Nicolino Longo

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“I ricchi son coloro che hanno e non dànno.
A danno dei poveri,  che non hanno, e pur dànno”.
Nicolino Longo

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“A volte, non occorre salire sulla propria testa
per spiare cosa fanno gli altri nella loro: ma
scendere sotto i propri piedi”.
Nicolino Longo

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“L’amore è un sogno? Ma allora perché mi trasformo in lupo, in iena, in esercito aggressivo e le lascio sul corpo segni e ferite?”
Dante Maffìa

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“Il poeta è un omicida così incallito che non viene accettato neppure
dal peggiore degli Inferni”.
Dante Maffìa

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“Una condanna agli arresti domiciliari l’estrema vecchiezza”.
Lidia Sella

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Aforisma
“Il massimo del significato nel minor spazio-tempo possibile:
un messaggio partito dai misteriosi territori dell’intelligenza”.
Lidia Sella

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La ricetta
“Elimina i migliori, azzera l’identità etnica, soffoca il pensiero critico:
governare ti sarà più facile”.
Lidia Sella

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“Complice il progresso, per decenni si protrae l’agonia della vecchiaia
in questo limbo fra vita e morte un’umanità tremebonda si affolla”.
Lidia Sella

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“Se non esiste alcun presente, il passato è morto per sempre”.
Lidia Sella

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“Mille futili parole d'amore non valgono una buonanotte d’amicizia”.
Marzia Borzi

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“Gli artisti più grandi sono quelli che propongono il nulla, fregandosene se qualcuno lo faccia diventare qualcosa”.
Giuseppe Denti

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“L’artista produce solo opere che piacciono a lui, e che per farle piacere agli altri, ha bisogno di un intermediario e di uno spazio”.
Giuseppe Denti

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“La musica è la sublimazione della tranquillità o dell'irrequietezza?
Di tutte e due”.
Giuseppe Denti

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“Se i ricchi chiedono l’elemosina, gliela devi dare subito”.
Rinaldo Caddeo

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“Cerca i tuoi amici tra le persone di scarsa memoria: se t’ingannano, lo scoprirai subito”.
Francesco Piscitello

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“La fretta di sdebitarsi viene dalla paura della gratitudine”.
Francesco Piscitello

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“Non amarmi, ti prego. Voglimi bene, piuttosto”.
Francesco Piscitello

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“Il tuo cuore e una capanna? Eh, no!”
Francesco Piscitello

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“I matrimoni hanno smesso di essere felici da quando hanno smesso di essere combinati”.
Francesco Piscitello

*
“Nella corsa rischiosa dei giorni versi l’ignoto, le parole urgenti dei compagni di viaggio offrono la cifra per svelare l’Odissea dei momenti più duri.”
Vito Calabrese

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“Scrivere è il continuo dare alla luce
della coscienza”.
Ornella Ferrerio

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“Leggere con gli altri e per gli altri
assomiglia a un nutrirsi insieme”.
Ornella Ferrerio

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“I primi gradini di una passatoia sono sempre i più sporchi”.
Piero Lotito

venerdì 18 maggio 2018

MILANO. PausaMi
Salotto Culturale Odissea
Omaggio a Milano attraverso i suoi poeti
Via Villoresi n. 11 Sala
Sabato 19 Maggio 2018 ore 18
Ingresso libero

La locandina dell'incontro
cliccare sopra per ingrandire


UN GRIDO DISPERATO DALLO YEMEM
Lettera di un giovane yemenita

Barbarie nello Yemen

"Il tuo aiuto, così come quello delle persone buone in tutto il mondo, è disperatamente necessario per il popolo yemenita. Come probabilmente saprai, i media mainstream coprono le notizie sullo Yemen; in effetti crediamo che l’MSM sia parte della copertura. Noi in Yemen sentiamo che la comunità internazionale ci ha deluso e che abbiano chiuso  gli occhi sulle orribili atrocità commesse dai sauditi e dai loro alleati, compresi gli Stati Uniti e il Regno Unito in Yemen.
Puoi aiutarci pubblicando e condividendo la terribile crisi umanitaria che si sta verificando nello Yemen. Puoi aiutarci scrivendo ai parlamenti in Europa e altrove chiedendo di fermare l'aggressione saudita allo Yemen. Puoi aiutarci scrivendo alle organizzazioni per i diritti umani per sfidarli a non fare abbastanza per il popolo yemenita. Puoi aiutarci scrivendo a riviste e giornali ovunque per spiegare cosa sta succedendo in Yemen. So che non è un compito facile, ma insieme possiamo farlo".
TUTTA LA MIA LOTTA E CORAGGIO
[Traduzione italiana di Cristina Mirra]


MILANO. SOCIETÀ UMANITARIA
Festival dell’Espressività 2018
A cura di Artelier
Via San Barnaba n. 48 Sala Bauer
Lunedì 21 Maggio 2018 ore 18,30
Geppe Redondi racconta la sua esperienza
di lettore sul libro di fiabe di Angelo Gaccione
L’orologio di mastro Hanus
Ingresso libero

La locandina dell'incontro
cliccare sopra per ingrandire



OMAGGIO A STANISLAV PETROV

Stanislav Petrov

Sabato, 19 maggio al Polo scolastico “A: Manzoni” di via Deledda,11 a Milano (dalle ore 10.30 alle 13.00) si terrà un incontro per ricordare, nel primo anniversario della sua morte, il colonello Stanislav Petrov,“l’uomo che salvò il mondo dalla guerra nucleare”. Si parlerà dell'eroismo di un uomo la cui capacità di pensare e decidere liberamente risultò provvidenziale (“al posto giusto momento giusto”), di guerra nucleare non intenzionale, di “inverno nucleare” e dei passi compiuti per arrivare all’eliminazione di tutte le armi nucleari. Sono previste relazioni di: Fabrizio Dragosei  giornalista del “Corriere della Sera” che ha conosciuto personalmente Stanislav Petrov. Dopo aver guidato per 10 anni la redazione economica del Corriere a Roma, è stato inviato speciale per l'estero e per l'economia. Dal 1995 è corrispondente da Mosca e articolista del Corriere della Sera. Michele Di Paolantonio medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva e Presidente  della Sezione Italiana dell’ International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW) Premio Nobel per la pace 1985.
As the International Physicians for the Prevention of Nuclear War, the first ever anti-nuclear weapons organisation to win the NOBEL PRIZE, said in 1985: "We physicians protest the outrage of holding the entire world hostage. We protest the moral obscenity that each of us is being continuously targeted for extinction." Alfonso Navarra , portavoce dei Disarmisti esigenti, appartenenti ad ICAN (Campagna Internazionale per l'abolizione delle armi nucleari), in stretta partnership con WILPF Italia, IPPNW ed altri. ICAN è la rete internazionale insignita nel 2017 del Premio Nobel per la pace, in virtù del ruolo svolto nell'adozione all'ONU, del Trattato di proibizione delle armi nucleari. Navarra si definisce "antigiornalista" perché si occupa delle "non notizie", vale a dire della ricerca della verità strutturale oltre i fatti  atomizzati e contingenti.
Saranno proiettati spezzoni di film e di documentari.
È auspicata la partecipazione, con possibilità di brevi interventi, da parte di esponenti ecopacifisti impegnati per il disarmo nucleare.
L'incontro, ad ingresso libero, è organizzato dal Liceo Linguistico Manzoni, progetto MUN Milano.
SIETE TUTTI INVITATI!
Per info: Luigi Cadelli (cell. 347/2308125) – Giuseppe Bruzzone (cell. 347/7386719)
www.disarmistiesigenti.org

giovedì 17 maggio 2018


CINEMA
Figlia mia per Made in Sardegna
Un’isola di film - La Compagnia (Firenze)
di Mila Fiorentini


Approda per il secondo anno a Firenze la rassegna sul nuovo cinema sardo organizzata da ACSIT (Associazione Culturale Sardi in Toscana) in collaborazione con la Fondazione Sardegna Film Commission. La manifestazione si è aperta venerdì 11 maggio con il nuovo film di Laura Bispuri, Figlia Mia, che vede protagoniste Valeria Golino e Alba Rohrwacher, insieme alla giovanissima protagonista, Sara Casu, in anteprima italiana prima dell’uscita nelle sale. Nell’estate in cui compie 10 anni, Vittoria scopre di avere due madri: Tina, madre amorevole che vive in rapporto simbiotico con la piccola, e Angelica, una donna fragile e istintiva, dalla vita scombinata. Rotto il patto segreto che le lega sin dalla sua nascita, le due donne si contendono drammaticamente l’amore di una figlia, come fosse un uomo del quale sono innamorate entrambe. Opera seconda di Laura Bispuri, dopo Vergine giurata, il film è stato presentato in anteprima alla Berlinale 68. Crudo, autentico, con un’interpretazione davvero convincente, è un film che non fa sconti neppure all’amore che forse non è mai totalmente gratuito. Una storia che lascia speranza affidata all’impegno quotidiano e alla lotta di ognuno con se stessi e a volte contro se stessi. Girato in una terra dura, inospitale quanto seduttiva, denuncia nella sua asprezza la radicalità del sentimento materno e della ricerca dell’identità di ognuno di noi.


Il cinema sardo sempre più ricco di proposte, apprezzato dalla critica, alla ribalta dei festival internazionali, complice anche il sostegno alle produzioni da parte di una sempre più attenta e attiva Sardegna Film Commission. Dopo una tradizione che testimonia la vocazione cinematografica, che ha visto la Sardegna essere terra di film entrati a far parte della storia del cinema, come Proibito, di Mario Monicelli (1954), Banditi a Orgosolo, di Vittorio De Seta (1961), Padre Padrone (1977) di Paolo e Vittorio Taviani e Deserto Rosso, di Michelangelo Antonioni (1964), solo per citarne alcuni, in anni recenti l'isola è sempre più spesso meta di set, non solo ambientati in Sardegna, ma firmati da registi isolani, talenti riconosciuti dal pubblico e dalla critica, esponenti di una cinematografia che si contraddistingue con un preciso tratto distintivo. Come Gianfranco Cabiddu, che nel 2016, con il suo La stoffa dei sogni, film scritto con il fiorentino Ugo Chiti insieme a Salvatore De Mola, ha trionfato ai Globi d'Oro e ha vinto il David di Donatello per la sceneggiatura non originale, o Laura Bispuri, che con il suo Figlia mia (2018), interamente girato e ambientato in Sardegna, ha partecipato al Festival di Berlino, al Tribeca Film Festival e all’Hong Kong Festival; o ancora Bonifacio Angius, che nel 2015 ha presentato al Festival di Locarno il film Perfidia e Salvatore Mereu, che a Venezia 69, nel 2012, ha presentato Bellas Mariposas. Una rappresentanza del cinema sardo è sbarcata a Firenze, al cinema la Compagnia, dall'11 al 13 maggio, alla rassegna Made in Sardegna. Un'isola di film che si è aperta appunto con il nuovo film di Laura Bispuri, Figlia Mia, in anteprima prima dell’uscita nelle sale.


La regista ha scelto un tema universale che infatti è già stato comprato in molti paesi tra i quali la Cina, eppure ha una connotazione territoriale molto forte che la Bispuri ritiene importante per il cinema. Come nel suo precedente film c’è un lavoro di scavo e di penetrazione di un luogo e di un mondo: allora era l’Albania, qui è la Sardegna, quella di Cabras nella zona di Oristano che l’ha affascinata per la luce, frutto del dialogo tra mare, laguna e saline che caratterizzano il paesaggio di questa zona. La regista conosceva l’isola per esserci stata in vacanza e soprattutto, guarda caso, per un viaggio fatto da sola con sua figlia che l’ha segnata molto. La scelta dell’ambientazione in terra sarda, ha raccontato presentando la proiezione, è stata istintiva ed è maturata in viaggi successivi grazie ai quali ha scritto e riscritto di volta in volta la scenografia. In particolare si sente la fascinazione per una Sardegna aspra, quasi prepotente, come lei stessa l’ha definita, rude eppure malinconia, sospesa, a tratti magica per alcune atmosfere che a suo parere riflettevano bene il carattere dei personaggi del film. Nulla di oleografico, di costruito, ma una grande armonia, seppur travagliata, dolorosa, fatta in gran parte di miseria ma anche di decoro, tra persone e luoghi. Belle e senza vezzi di caratterizzazione macchiettistica, le scene della lavorazione del pesce, la casa umile e accogliente, con lo sforzo di renderla gradevole della madre adottiva e quella degradata della madre naturale. Campeggiano la madre terra che la Sardegna incarna senza nessun elemento edulcorato e l’identità, forte e abbarbicata al terreno; ad un tempo in continuo divenire, che l’isola rappresenta. La bambina che è la vera protagonista sembra proprio lo specchio di questo sentire, interrogandosi su chi è, sul non rispecchiarsi fisicamente nella madre adottiva e quindi anche in quel territorio bruno e mediterraneo, lei così esile, dai riccioli rossi. Si respira molto amore e molto dolore, quello della disperazione, del conflitto che non è meschinità, egoismo ma che non riesce a essere generosità pura. La regista si mantiene equidistante tra le due madri, proprio come la bambina, che alla fine trova a suo modo una conciliazione, una soluzione: tenersi entrambe le madri, “approfittando” della ricchezza della differenza tra le due donne. 


Nessuna delle due d’altronde è totalmente buona o cattiva e i bambini si lasciano sedurre meno degli adulti, spietati come sono nella loro ricerca di verità: incarnando piuttosto due aspetti della maternità, quella negata per paura, inadeguatezza, incapacità e riscoperta con tutta l’istintività della quale è capace una donna; e quella voluta a tutti i costi, solo apparentemente forte, altrettanto pericolosa della madre adottiva, premurosa fino alla morbosità, protettiva fino alla nevrosi. Emerge la delicatezza e la fragilità dell’infanzia troppo spesso messa in pericolo che però ha il coraggio proprio dell’ottimismo della volontà che in età tenera porta a credere che ci sia sempre un lieto fine. Un film di grande equilibrio anche se presenta eccessi e un mondo che sembra fermo nel tempo e sfiora la post modernità allo stesso tempo, come solo in un luogo di confine qual è un’isola può rivelare. Interpretazioni intense, senza esasperazioni. La Golino risulta matura in questo film, dosata, in grado di modulare le sfumature dei sentimenti. Sorprendente la bambina. Le riprese si avvalgono soprattutto di un disegno luci di grande suggestione mai invasivo. Il film crudo ma non violento, specie all’inizio è a tratti disturbante, senza sconti rispetto alla miseria che diventa, oltre che fisica, miseria dell’anima. La madre naturale che si prostituisce, la madre adottiva che permette anzi induce la visione del degrado, sperando di conquistare l’affetto della figlia. Ma i bambini, senza sovrastrutture, colgono l’essenziale, oltre le apparenze.


mercoledì 16 maggio 2018


ANCORA CONSIDERAZIONI SUL GOVERNO IN ITINERE
di Franco Astengo
Di Maio e Salvini

È difficile in questo momento fare previsioni sullo svolgimento della trattativa tra M5S e Lega per la formazione del governo. In questo momento tutto può accadere, anche di fare un processo alle intenzioni. Quanto trapelato però dalla “bozza” arrivata (chissà da quale manina o manona?) all’Huffington Post la dice lunga sulle reali intenzioni dei contraenti, sul loro retroterra culturale soprattutto sul versante istituzionale.
Riprendiamo proprio dall’Huffington Post questo passaggio: “La parte più sorprendente, e per certi versi più esplosiva, del documento cui stanno lavorando come base di un accordo di governo Lega e M5s, è contenuta a pagina 4 delle 39 di cui il documento è, al momento, composto: la creazione di una struttura parallela al Consiglio dei ministri, il Comitato di Riconciliazione, sede in cui regolare i dissensi nella cooperazione fra le due forze politiche o prendere nuove decisioni. Un organo consultivo e decisionale (che infatti decide con maggioranza a due terzi) non previsto oggi dall'architettura costituzionale del governo e la cui formazione per quanto "informale" rischia di innescare un conflitto istituzionale fortissimo, o, chissà, magari il sorgere di un nuovo avvenire.”
Condividiamo il giudizio riguardante “la parte più sorprendete ed esplosiva”.
Infatti siamo di fronte ad un esempio di cultura istituzionale autoritaria, quasi di stampo totalitario: com’era prevedibile analizzando il DNA delle due formazioni.
Un organismo, questo del “Comitato di Conciliazione” che assomiglia molto al Gran Consiglio del Fascismo, parallelo e riservato ad alcuni gerarchi, sia rispetto al Consiglio dei Ministri sia rispetto al Parlamento (del quale si intendeva, almeno nelle intenzioni del M5S esaltare il ritorno alla centralità dopo gli anni dei decreti legge).
Una visione dell’agire politico che non solo discende dall’alto, attraverso elezioni interne,  la piattaforma Rosseau, impostate in maniera plebiscitaria, ma che si svolge in sede separata (molti oggi ricordano i tempi dello streaming) e in forma opaca.
È questa la nuova “forma-partito”, che non solo affianca ma sovrasta gli organi costituzionali compiendo scelte di governo attraverso organismi non previsti dalla Costituzione? Un tempo, sui grandissimi temi, intervenivano, è vero, le segreterie di Partito: con tutti i limiti che il caso presentava  ( quello delle cooptazioni, ad esempio)si trattava comunque di organismi sorti all’interno di partiti di massa e rappresentativi di una partecipazione politica diffusa attraverso aggregazioni di effettivo radicamento sociale e quegli incontri non sono mai stati istituzionalizzati.
Sull’onda del “decisionismo” e della “Grande Riforma” il Governo Craxi incluse come ministri i segretari dei partiti e si formò un “Consiglio di Gabinetto” formato dai titolari dei più importanti ministeri: il tutto però nell’ambito dello stesso consiglio dei ministri, di conseguenza un organismo non parallelo come quello del “Comitato di Conciliazione”.
Abbiamo già percorso nel recente passato passi da gigante sulla strada dell’autoritarismo della decisionalità: abbiamo avuto crisi di governo risolte con soluzioni border-line rispetto alla Costituzione, si sono svolti tentativi di spostare seccamente l’asse dal Parlamento al Governo (respinti dal voto popolare). Oggi registriamo questo passaggio, per adesso fermo alle intenzioni. Nelle prossime ore ne sapremo di più ma, come ci capita a volte di ricordare, sarà bene tenere alta la guardia della vigilanza democratica.

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