UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

lunedì 22 maggio 2017

LETTERA AL MINISTRO POLETTI
di Domenico Gatti

Il patriota e rivoluzionario milanese
Carlo Cattaneo artefice delle
Cinque Giornate di Milano

La lettera-sfogo al ministro Poletti che qui pubblichiamo, è stata scritta da un giovane barese, uno dei tanti, troppi giovani laureati italiani, che hanno dovuto lasciare la loro terra e portare la loro conoscenza, la loro capacità, il loro sapere, altrove. Costretti perché delle classi dirigenti criminali (destra e sinistra sono diventate la stessa merda), hanno pensato a se stesse e ai loro clienti; si sono alleate con settori criminali e del malaffare, hanno dissestato le economie (sperperi, opere mai finite, ruberie, concussioni, assurde spese militari: 70 milioni di euro al giorno, indifferenza al bene collettivo e alla buona amministrazione: 150 miliardi all’anno di evasione fiscale, 100 miliardi all’anno di corruzione, 200 miliardi all’anno di economia criminale e mafiosa, 50 miliardi all’anno di evasione fiscale, e non sappiamo a quanto ammonti il riciclaggio di danaro sporco). Una cifra spaventosa che non scuote nessuna istituzione, non provoca nessun sussulto popolare, mentre dovremmo, come la Milano del 1848 al tempo dell’occupazione austriaca, creare comitati insurrezionali in ogni zona del Paese, preparare moti popolari di liberazione e comitati di salute pubblica. Dobbiamo smetterla con le lamentele e la fuga all’estero. Le giovani generazioni sono chiamate al compito doloroso ma necessario di questa liberazione da attuare al più presto. Devono ribellarsi con noi non più giovani al loro fianco. Sono nostri figli e nostri nipoti. Occorre un atto di orgoglio e di consapevolezza per salvare quel che resta della nostra umiliata Patria, del nostro colto bellissimo Paese, ogni giorno di più mortificato e vilipeso. Sono milioni i cittadini italiani indignati. Milioni che se si ribellano, se insorgono, non potranno più essere tacciati di teppismo e violenza, milioni di uomini e donne che insorgono diventano immediatamente agli occhi di tutti veri patrioti, nuovi resistenti di un Paese che ha una storia di cultura e di sapere millenaria, che vuole impedirne la completa rovina, che vuole cambiare l’infame destino a cui le generazioni future sono state condannate. (A.G.)

Il pingue ministro del Lavoro Poletti
esponente del Partito Democratico

 “Sig. perito agrario Poletti (eh sì, in un Paese che richiede la laurea anche per servire caffè in un bar, lei è l’ennesimo caso di non laureato che raggiunge vertici di rappresentanza delle istituzioni e stipendi pazzeschi), ho dato un’occhiata al suo curriculum e le garantisco che lei non verrebbe assunto neanche all’Arlington Hotel della mia Dublino a servire colazioni come io, giovane avvocato laureatomi in Italia, ho fatto per pagare le spese di sopravvivenza in un Paese straniero che mi ha dato una possibilità che il Suo Paese mi ha negato. Lei, ministro del lavoro, il lavoro non sa neanche cosa sia, lei che non ha lavorato neanche un giorno della sua vita (il suo curriculum parla chiaro). Lei, che si rallegra di non avere tra i piedi gente come me, non ha la più pallida idea di quanto lei sia un miracolato. Lei non sa, perito agrario Poletti, che dietro ogni ragazzo che si trasferisce all’estero, ci sono una madre e un padre che piangono quotidianamente  la mancanza del figlio, c’è una sorella da vedere solo un paio di volte all’anno, degli amici da vedere solo su “faccettine” e i cui figli probabilmente non ti riconosceranno mai come “zio”, c’è una sofferenza lancinante con la quale ci si abitua a convivere e che diventa poi quasi naturale e parte del tuo benessere-malessere quotidiano.
Il suo, perito agrario Poletti, è un paese morto, finito, senza presente né tanto meno futuro e lo è anche per colpa sua e di chi l’ha preceduto. Chi è lei per parlare a noi, figli e fratelli d’Italia residenti all’estero, con arroganza, con spocchia, con offese e mancando del più basilare rispetto che il suo status di persona, oltre al suo status di ministro, richiederebbe?! O forse pensa che le sue pensioni d’oro, i suoi stipendi da favola possano consentirle tutto questo nei confronti di ragazzi, in molti casi più titolati, preparati e competenti di lei? Ha mai provato a sostenere un colloquio in inglese? Ha mai scoperto quanto bello, duro e difficile sia conoscere tre lingue e lavorare in realtà multiculturali? Ha mai avuto la sensazione di sentirsi impotente quando le parlano in una lingua che non è sua e ha difficoltà a comprenderla al 100%? Questo lei, perito agrario Poletti, non lo sa e non lo saprà mai. È per questo che il suo ego le permette di offendere 100.000 ragazze e ragazzi che l’unica cosa che condividono con lei è la cittadinanza italiana.
Lei è l’emblema di una classe politica e partitica totalmente sconnessa con la realtà, totalmente avulsa dal tessuto sociale che le porcate sue e dei suoi amici “compagni” hanno contribuito a generare. Io, e gli altri 99.999 ragazzi che siamo scappati all’estero dovremmo essere un problema che dovrebbe toglierle il sonno, lei dovrebbe fare in modo che questa gente possa tornare a casa, creare condizioni di lavoro e di stabilità economica che possano permettere a 100.000 mamme di non piangere più per la lontananza dei figli.
Lei, perito agrario Poletti, padre dei voucher e del precariato, è il colpevole di questo esodo epocale e quasi senza precedenti di questa gente che lei vorrebbe fuori dalle palle.
Si sciacqui la bocca, perito agrario Poletti, prima di parlare di gente che parla più lingue di lei, che ha avuto il coraggio di non accontentarsi, e di cercare altrove ciò che uno stato che fa davvero lo stato avrebbe dovuto garantire al proprio interno. E si tolga rapidamente dai coglioni per favore, prima lo farà e prima questo paese, visto dalla fredda e super accogliente Irlanda, sembrerà più bello e gentile.
Firmato da uno di quelli che lei vorrebbe fuori dalle palle”.
[Dedicato ai Paraculi, figli di Papà e porta borse della Politica italiana.] 
LA CONFESSIONE
Le barzellette non sono solo la forma più popolare e diffusa dell’ironia aperta e dell’irriverenza, spesso si rivelano come fonte di verità profonde e di aperto sberleffo al potere. Questa dedicata a Renzi ne è un esempio paradigmatico. Alla manifestazione dei 100 mila tenutasi sabato 20 Maggio qui a Milano contro il razzismo, sono comparsi striscioni in cui le iniziali del Partito Democratico di Renzi [PD], è stato cambiato in quello che da tempo è la sua vera natura: Peggiore Destra. Nessuna sorpresa per me che da anni vado sostenendo in scritti e dibattiti, che questo partito altro non sia che una variante del peggiore berlusconismo. (A.G.)


Matteo Renzi 

“Signor parroco, mi vorrei confessare”
“Certo figliolo, qual è il tuo nome?
“Renzi, padre”
“Ah! L’ex presidente del Consiglio... Ascolta figliolo, mi pare proprio che il tuo caso richieda una competenza superiore. Credo sia meglio che tu ti rechi dal Vescovo”.
Così Renzi si presenta dal Vescovo chiedendogli di essere confessato.
“Certo figliolo, come ti chiami?”
“Renzi”
“Ex presidente del Consiglio? No caro mio, non ti posso confessare perché il tuo è un caso difficile, è meglio che tu vada in Vaticano”.
Renzi va dal papa.
“Sua Santità, voglio confessarmi”
“Caro figlio mio, come ti chiami?”
“Renzi”
“Ahi, ahi, ahi, figliolo, il tuo caso è molto difficile anche per me. Guarda, qui, sul lato del Vaticano, c’è una piccola cappella. Al suo interno troverai una croce... Il Signore ti potrà ascoltare.
Renzi giunto nella cappella si rivolge alla croce:
“Signore, voglio confessarmi”
“Certo figlio mio, come ti chiami?”
“Renzi”
“Ma chi, l’ex presidente del Consiglio? L’ex Sindaco di Firenze che ha preso i voti e poi se n’è andato? Quello che ha tolto l’articolo 18 ai lavoratori ed ha aumentato il lavoro precario? Quello che ha cancellato il Corpo Forestale dello Stato e militarizzato 7000 uomini e donne con una legge incostituzionale? Quello che ha salvato le banche che hanno rovinato migliaia di ignari cittadini? Quello che ha chinato la testa ad ogni cosa ordinasse la Germania? Quello che ha nominato la Boschi ministro e poi gli ha salvato la banca di famiglia? Quello che ha fatto aumentare il debito pubblico? Quello che si è fatto la legge elettorale su misura e adesso che ha perso consensi non gli va più bene? Quello che voleva abolire il Cnel e ora a presiederlo c’è un ministro del tuo lurido partito (Tiziano Treu) anch’egli strenuo fautore dell’abolizione, ma ora non gli fa schifo di presiederlo e di portarsi a casa centinaia di migliaia di euro all’anno? Quello che ha aumentato le spese militari della nostra pacifica democratica Repubblica giunti a 70 milioni di euro al giorno mentre i giovani laureati sono costretti a lasciare famiglie ed affetti per emigrare all’estero per trovare lavoro? Quello che assieme al suo partito non ha mosso un dito contro economia criminale, evasione fiscale e corruzione che ogni anno assommano a 500 miliardi di euro e che potrebbero risolvere tutti i problemi della nazione? Quello che ha venduto fumo per 3 anni e non ha voluto approvare una legge anticorruzione? Quello che non ha messo mano ad una leggere seria sul conflitto d’interesse? Quello che non ha mosso un dito sulla bonifica di amianto che ci assedia da ogni parte? Vuoi che continui nell’elenco?”
Renzi rimane muto, ha perso tutta la sua baldanza di fighetto spocchioso e dalla lingua sciolta.
Il Nazareno gli dà l’ultima stoccata:
“Figlio mio non hai bisogno di confessarti, tu devi solo ringraziare...”
“Ringraziare? E chi Signore?”
“I Romani che mi hanno inchiodato a questo legno, altrimenti scendevo e ti facevo un mazzo così”

domenica 21 maggio 2017

Comunicato Stampa   

La Stagione Delle Mutande:
un e-book rivoluzionario
 
La cover dell'e-book

Spietata. In carriera. Quasi fidanzata (non troppo, un pochino). Amo giocare con le debolezze maschili. Sono anche una penna cialtrona catturata dalla voglia di raccontarsi. Tra i miei pruriti annovero gli uomini, la libertà, la rivolta. Approfitto d’un treno o d’un volo aereo per scrivere a vanvera post clandestini. Lo faccio vigliaccamente dietro un profilo virtuale… ma un anno come quello che sta per arrivare chi se lo sarebbe mai fatto scappare!
Mercoledì, 15 dicembre 1847. Club Freccia. Stazione di Milano. Regno Lombardo-Veneto.”

È così che Florenza Carsi introduce se stessa ed il suo romanzo “La Stagione Delle Mutande”, il primo e-book curato da Odissea: un originale omaggio alle libertà personali, alle radici politiche della Repubblica italiana, alla “democrazia attillata”.

Un divertente intreccio tra l’indole libertaria e le idealità illuministe che animano una brillante e bella ragazza in carriera. Una logica lucidissima, solo apparentemente disorganica e leggera, vissuta sui social durante un anno davvero particolare: il 1848.
È il lavoro di una giovane autrice capace di declinare se stessa (con autoironia) in un fantastico contesto risorgimentale in cui tutto è contemporaneo a noi, tranne la politica. Quella rimane avvolta in un momento senza tempo. Parliamo del momento topico che ricorre in ogni esperienza storica. Quello in cui si vive e si concentra (con normalità quotidiana) la grande lotta contro il vecchio per la libertà e il progresso. Un lungo istante dominato da inevitabili speranze, inevitabili incertezze, inevitabili ritardi. Quel pendolo pericolosamente in bilico tra giacobinismo e reazione che può essere gestito e ben indirizzato solo dalla migliore gioventù e dalla loro lucida (incosciente) determinazione.
Con questo spirito contemporaneo compaiono i ragazzi di allora. Figure che solo un buon conoscitore del Risorgimento potrebbe individuare con immediatezza. Come ad esempio il garibaldino Ippolito Nievo oppure Rose Montmasson, la prima coraggiosa moglie di Francesco Crispi, fino alla repubblicana Cristina Belgioioso o al grande “Camillo” (“l’Onorevole da riporto” nel suo ufficio “puzzolente di fumo”). Tutti quei ragazzi (di allora) a cui dobbiamo la vittoria contro il vecchio: quell’Italia dei piccoli stati divisa tra la reazione e la guerra civile permanente, metafora dell’oggi.
Una lezione che offre la migliore storia nazionale e che Florenza Carsi ripropone insieme a tutta la sua giovanile (irriverente, provocante) vivacità intellettuale. 




Nota al libro di Florenza Carsi
di Angelo Gaccione

Solo in apparenza questo è un libro frivolo, “leggero”: basta prestare attenzione con quale consapevolezza è raccontata la rivoluzione del 1848, con quale precisione i moti risorgimentali e i suoi protagonisti. Vi aleggia uno spirito libertario e libertino, polemico e dissacrante. Lo pseudonimo dietro cui si cela lo scrittore (un uomo? Una donna?, in realtà non lo sappiamo con certezza, e l’esibita sensualità potrebbe nascondere un plateale e perfido depistaggio) gli permette una confessione senza censure. Favorita, tale confessione, dal mezzo su cui viaggia, il Web, la Rete, dove mille occhi “spiano”, leggono, gustano, assaporano, condividono, quanto gli viene proposto. A Florenza (Firenze) Carsi, questo strumento di espressione permette di “chattare” tenendo separate vita reale e pulsioni immaginarie, ruolo sociale e travestimenti privati, schermata dal fondo liquido dentro cui si muove. Il lettore sa di lei solo quello che gli racconta e fisicamente può solo immaginarla. È una strafiga? Le foto che scandiscono le storie del libro (foto un po’ feticiste, un po’ esibizioniste e ammiccanti), sono raffinatamente erotiche, attente a mostrare quanto basta ad accendere il desiderio. Nient’altro. In fondo come ho scritto in un aforisma de Il lato estremo, “L’immaginazione è più erotica dei corpi”. Le velature impressioniste del bianco e nero delle foto, i dettagli, il contesto, le pose e le situazioni allusive, ci mostrano il corpo di una giovane donna piacente e disinibita, forse un alter ego di Florenza, con cui chi scrive si diverte a sedurre, a condurre il gioco, ad organizzare le sue esibizioni. Un corpo troppo giovane per una coscienza storica così profonda, così scafata e matura nel saper cogliere le dinamiche sociali e le relazioni interpersonali. Ma tant’è, la storia scorre, regge, arpiona il lettore, ed è quel che importa.

Florenza Carsi
La stagione delle mutande
Odissea, 2017
Ebook € 4,99


  
Realizzatore dell'ebook, è stato il nostro blogger Dario Pericolosi, milanese, caro amico e anche valente autore di versi, oltre che animatore del blog: Calcio alla poesia. Siamo davvero molto curiosi di verificare l'interesse dei lettori del Web intorno a questo progetto che invitiamo a scaricare il libro, darne notizie a tutti i loro contatti e a lasciare dei commenti, che di sicuro faranno piacere all'autore o all'autrice. Già, autore o autrice? Il mistero per ora resta tale, poi si vedrà... 

                                                               ***
L'e-book è disponibile nei migliori store online: AmazonKindle Store; Amazon Create Space; Apple ibook Store; bookrepublic.it; Google Play Store; ibs.it; ilgiardinodeilibri.it; libreriauniversitaria.it; hoepli.it; macrolibrarsi.it e altri cinquanta negozi.






giovedì 18 maggio 2017

AFORISMI-IMPRESSIONI-SENSAZIONI
di Fabrizio Caramagna

Fabrizio Caramagna

1.L’aforista è come il coltivatore di gelso: dalla leggerezza del filo di seta misura il peso del suo patrimonio.
2.Ci sono così tante impronte qui in terra - sulle banconote, le tastiere, i vestiti - e quasi nessuna, lassù, nel cielo. Del resto, si sa, solo pochi riescono a toccarlo con un dito.
3.Nell'abbraccio - ciò che è stato spigolo, linea interrotta, groviglio - diventa di nuovo, come per miracolo, cerchio perfetto.
4.Il sorriso permette all'anima di respirare.
5.Leggere un libro non è uscire dal mondo, ma entrare nel mondo attraverso un altro ingresso.
6.Come fiori schiacciati in una pagina del libro dell'universo... e se Dio ci avesse dimenticato così?
7.Abbiamo tutti nel petto un violino e abbiamo perduto l'archetto per suonarlo. Alcuni lo ritrovano nei libri, altri nell'incendio di un tramonto, altri negli occhi di una persona, ma ogni volta l'archetto cade dalle mani e si perde come un filo d'erba o un sogno. La vita è la ricerca infinita di questo archetto per non sentire il silenzio che ci circonda.
8.C'è stato un momento in cui siamo stati davvero felici e la vibrazione è stata così forte che deve essere arrivata fin lassù, a spostare gli assi e la geometria delle stelle, a modificare l'algebra infinita dell'universo.
9.Una cosa bella è bella anche con le luci spente e se non c'è nessuno a guardarla, e questo è tutto quello che ho capito della bellezza.
10.Come un fiore maltrattato dalla pioggia, ci sono occhi che rispondono alla violenza con un sovrappiù di luce.
11.La bianca fioritura delle margherite nei primi giorni di aprile è ciò che più somiglia al cuore dei bambini.
12.Da bambini siamo stati spinti nel buio, e poi siamo tornati - ridendo o tremando - nella luce. Morire è essere spinti nel buio e non tornare più.
13.La luce sbatte contro i muri di gennaio, si allunga sui rami nudi di febbraio, guizza nei fiori di marzo, si allarga sulle foglie di aprile, esplode nei prati di maggio, riempie tutto il cielo di giugno, risplende ancora a luglio e agosto, poi a settembre vibra e si ritrae, a ottobre vaga sperduta, a novembre si si assottiglia come un vetro e a dicembre si frantuma in tante piccole schegge che feriscono gravemente il giorno.
14.Inutile salire su un piedistallo: la nostra ombra in basso ci prende in giro ancora di più.
15.La malinconia e la felicità sono come due persone che fingono di non conoscersi e si incontrano di continuo ad appuntamenti segreti.
INSIEME SENZA MURI
NESSUNA PERSONA È ILLEGALE


MANIFESTAZIONE / FESTA A MILANO IL 20 MAGGIO 2017
H. 14.30 PORTA VENEZIA

Per i diritti umani,per l’accoglienza dei profughi e dei migranti che lasciano i paesi di origine costretti dalle guerre, dalle povertà e disuguaglianze, dagli sconvolgimenti economici globali e dai cambiamenti climatici, associazioni - tra cui l’ANPI - , comitati, centri culturali e sociali, comunità religiose e tanti soggetti  di cittadinanza attiva, i sindacati e alcuni sindaci tra cui quelli di Milano e di Bergamo, e tantissime adesioni personali del mondo della cultura e dell’arte
promuovono, e vi partecipano, la manifestazione che vuole essere un grande momento di solidarietà e di riflessione , di informazione e di festa interculturale.
> GIOVEDI’ 18 MAGGIO 2017 H. 17/19 – 21/23 L’ANPI di Crescenzago apre la sede di Piazza Costantino e invita la cittadinanza a venire per informarsi e riflettere assieme sui fenomeni migratori e fare proposte sulle modalità più adeguate per una vera politica di accoglienza e solidarietà, a cominciare da una legislazione coerente con i principi costituzionali, dai corridoi umanitari e dagli interventi diplomatici e pacifici ponendo fine alle guerre e ai terrorismi in atto.
Egoismi e razzismi…

Giuseppe Natale

Egoismi e razzismi
Ideologismi e integralismi
Ignoranze e intolleranze…

Corazze dei nostri cuori
Maschere dei nostri volti
Droghe delle nostre menti.

Chiusi dietro le sbarre
delle nostre gabbie

Chiusi dentro gli steccati
dei nostri recinti

Al riparo dei muri
delle nostre fortezze

Alimentiamo gli alibi
alle nostre insicurezze

Consumiamo i giorni
delle nostre incertezze.

Sia nostra regola quotidiana:

Deporre le corazze
dai nostri cuori

Togliere le maschere
ai nostri volti

Aprire  purificare
le nostre menti.

Cuori nudi al ritmo
della vera vita del mondo

Volti e sguardi nello specchio
della vera vita del mondo

Menti libere per la rigenerazione
della vera vita del mondo.

Sia nostra regola quotidiana:

Smontare  sbarre e  gabbie
Staccare  steccati

Spalancare  recinti
Abbattere  muri e  fortezze
Costruire luoghi di tenerezze.

Sia nostra regola quotidiana:

Ripudiare abrogare guerre e terrorismi
Insorgere contro scemenze e violenze
Risorgere alla vera vita del mondo.

[Giuseppe Natale]
2016



martedì 16 maggio 2017

PER UGO FABIETTI
di Fulvio Papi

Un ricordo toccante ed emozionante di Fulvio Papi per l’amico antropologo Ugo Fabietti, recentemente scomparso.

Ugo Fabietti


E così Ugo Fabietti sen’è andato sotto un tumulo nel cimitero di Cetona, in Toscana, dove sono sepolti i suoi genitori e i suoi più tardi parenti. L’identificazione affettiva della famiglia per tutta la vita è sempre stata vissuta come fedeltà a una splendida terra prossima al monte Amiata. Il ritorno definitivo di Ugo era atteso ma in un tempo molto più lontano, quando avrebbe potuto portare avanti all’Università e altrove le opere che derivavano dalla figura magistrale di antropologo in Italia e ben al di là del nostro limite. Ugo dal giorno in cui fu chiamato alla cattedra all’Università di Milano proseguì la sua opera di ricerca personale ma, com’era quasi obbligo e costume della sua provenienza universitaria, formò molti giovani capaci agli studi antropologici ed ebbe come colleghi prossimi figure culturalmente di primo piano intellettuale e di affinità affettiva. L’antropologia ha perduto un maestro che assieme al collega e amico Remotti ha dato un contenuto e uno stile internazionale alla ricerca rinnovando completamente l’epoca dell’etnologia locale che aveva avuto i suoi meriti, ma ormai mostrava un inevitabile declino intellettuale. Ho cominciato il mio scritto con notizie affettive che, probabilmente, si trovano ovunque, ma è stata una difesa, forse inconscia, dallo scoramento, il dolore, la ribellione silenziosa a una perdita che s’è portata con sé un tratto che fu felice della mia lunga vita con Ugo. Non verrà più a trovarmi ogni tanto alla domenica mattina, quando lui, ormai maestro riconosciuto ovunque di un prezioso sapere, ed io vecchio filosofo, forse ancora impegnato nel gioco di concetti viventi, discorrevamo come nei tempi più antichi, Ugo sempre con un lieve sorriso e un parlare limpido, ma quasi sottovoce, che io poi, secondo un antico costume, gli restituivo con qualche parola in più alla comune ricerca di un ordine più trasparente. È quello che accadeva trenta o quaranta anni fa intorno ai temi che costituivano la sua identità culturale in pieno sviluppo e la mia, appena sufficiente, nozione antropologica che avevo imparato dal prezioso vagabondaggio culturale di Remo Cantoni. A Milano non c’era interesse per gli studi antropologici, e così Ugo venne a Pavia dove insegnavo teoretica, ma ero del tutto interessato a un allargamento degli spazi di riflessione. Conoscevo Ugo da ragazzo poiché suo padre Renato, professore anch’egli ma al tempo valoroso partigiano, era un amico caro che frequentavo con una viva amicizia. Ricordo il momento della tesi e del diploma di perfezionamento quando per trovare un argomento di tesi, che poi fu su una popolazione amazzonica, fummo aiutati da un antropologo francese, il prof. Meillassoux con il quale Ugo proseguì poi gli studi a Parigi. Meillassoux era marxista, e anche qui a Milano, forse più liberamente, l’aria era simile e il problema era quello del rapporto tra produzione economica e assetto sociale. Ora sono ovvietà, ma allora erano problemi. Ugo non fu un antropologo da spazio privilegiato delle letture universitarie. Fu un antropologo che conobbe ampiamente la formazione antropologica “sul campo”. In un primo momento nel Nord Africa, nelle zone desertiche a contatto con la popolazioni nomadi. Qui i problemi teorici prendevano la fatale proposizione nella realtà. E poi nel Belucistan di cui con ben scarsa eloquenza raccontava qualche episodio, segno che ne aveva derivato una memoria affettiva. Poi con il passare degli anni il suo lavoro prese due linee di ricerca. 

Ugo Fabietti
Per un verso una approfondita ricerca sulla storia del pensiero antropologica, le sue, latenti e no, ideologie più generali, la contrapposizione dei vari metodi di ricerca, influenzati o meno dalla cultura filosofica (che, per la verità Ugo non abbandonò mai). Libri colti, ordinati, e soprattutto pensati che è il solo modo per fare veramente scuola. E per altro verso Ugo rinnovò le forme e gli oggetti, dell’antropologia nella rapida trasformazione del mondo, quando i sistemi economici, comunicativi, di costume tendeva a globalizzarsi in modo da ibridare ogni forma culturale. L’antropologia diventava così un sapere che rinnovava le nostre immagini del mondo. Capisco che tutto questo lavoro abbia dato a Ugo una figura innovativa ed eminente nella cultura contemporanea e, all’Università, un’ampia scuola di allievi. Tutto questo resterà perché come diceva Hegel, è “spirito oggettivo”. A me, e immagino a molti altri, resterà soprattutto la perdita della sua vita, attiva, generosa, intelligente. Uno di quegli abbandoni che non “si elaborano” ma restano una qualità dell’esistenza.    
IL PARADISO DEI PENNUTI
3/3/2017


Nel paradiso dei volatili una stragrande variopintezza di colori e strabiliante di brillantezza è il cielo e l’erba rigogliosa e lussureggiante. Tutti i colori dell’arcobaleno un pennello di artista li ha distribuiti sulle piume dell’avifauna.
Pappagalli che parlano, uccelli delle più varie specie che intonano canti angelici e dovunque nell’aria si ode la musica celestiale dei viventi. Si percepiscono anche le celebri note delle opere di Verdi, l’Aida, il Va’ Pensiero e la Nona di Beethoven. E’ tutto una pioggia dal cielo di coriandoli, piumini e fiori multicolori è l’aria primaverile fa sbocciare amori impensabili. Nel bel mezzo di questo Eden vi è il DJ che ha scelto e si è sottoposto al suicidio assistito in Svizzera, è felice e tiene sulle mani e sul capo passerotti che col loro canto melodioso allietano la sua permanenza. Non lontano intravedo un prelato circondato da un’orda di lupi famelici e latranti, tiene in bocca stretto fra i denti, come il conte Ugolino, di dantesca memoria, un feto e gli fuoriescono dal naso brandelli di placenta che i lupi attendono come pasto; è il feto di un aborto procurato da un obbiettore.

P.S. 7/5/17
Sono innamorato della natura che nell’età infantile mi ha accolto nel suo grembo. Amo i prati e i boschi della cara Alta Italia dove sono nato, le verdi colline prealpine ove la frescura delle alture mitiga il caldo dell’estate. La glicine, il tiglio, il sambuco in primavera donano ai viandanti il loro profumo e tutti gli animali quali fiori di naturale bellezza.
Nella mia cara dimora uno psittacus erittacus, un pappagallo cenerino detto del Gabon ci fa dono di tanto in tanto di sprazzi di sorprendente intelligenza. La natura non è solo bellezza che pur trova il suo culmine nelle celebrate fattezze della femmina dell’uomo.
Tiziano Rovelli 

lunedì 15 maggio 2017

TORINO. SALONE DEL LIBRO
“Cassola e il disarmo.
La letteratura non basta”.
Ne discuteranno venerdì 19 maggio alle ore 13
Angelo Gaccione
e Federico Migliorati
con Andrea Giannasi editore di Tralerighe Libri
che ha pubblicato il volume.
L’appuntamento è al Lingotto Fiere di Corso Nizza
Padiglione 1 Sala Romania. Lettori e lettrici sono invitati.

La locandina dell'incontro

EVENTI
Milano. Sabato 20 Maggio 2017 ore 14,30
Manifestazione antirazzista. Il corteo è partirà da Porta Venezia.


Privacy Policy