AUTORI
di Claudio Ceriani

Annamaria De Pietro
La poetica di Annamaria De Pietro
In una intervista rilasciata
qualche anno fa, Annamaria De Pietro rispondeva in questo modo a chi le
chiedeva di descrivere la propria poetica: “La mia poetica, a dispetto
dell’apodittico e del classicistico e del manieristico, io cerco sinceramente
di non prendermi sul serio; a un certo punto mi sono messa a scrivere, e l’ho
fatto, sul mio onore di gentiluomo, secondo una mia indefettibile spontaneità.
Si chiama “poetica”, va bene, e chiamiamola così, ma io forse preferisco
chiamarla pratica, laboratorio, officina: unici attrezzi un quaderno e una bic.
Ti giuro che in quello che sto dicendo non c’è neppure un briciolo di
civetteria al finto ribasso.”
Del resto, secondo Annamaria la scrittura era un
fatto anche artigianale: “Nella tecnica della fusione a cera
persa – della scultura in bronzo, dell’oreficeria – il modello in cera
dell’oggetto da conformare viene rivestito di un materiale refrattario; alla
cottura, la cera fonde, lasciando la sua impronta nell’involucro indurito, la
cui concavità sarà lo stampo di quel modello. La colata di metallo fuso,
immessa nello stampo, riempie la cavità e ne prende la forma. Spaccato ed
eliminato lo stampo, è dunque il metallo, da ora, e per sempre, la forma – la
scultura, il gioiello - lo sarà, per eliminazione e sostituzione da, e contro,
la sua origine prima, il suo seme, il modello accertato da uno stampo. Così fa
scrittura.”
Una poetica che trae la propria linfa da un linguaggio raffinatissimo
e che – secondo la stessa Annamaria – è un linguaggio “aristocraticamente
familiare” perché intervallato e screziato di segmenti colloquiali e
realistici.
In questo senso, si distingue nella variegata opera di
Annamaria il vasto corpus delle quartine, una forma che la poetessa considerava
quasi un aforisma e che nella propria brevità, si
pone come riflesso e interazione del microcosmo nel macrocosmo (e viceversa),
riproducendo la personale reazione di Annamaria agli eventi e ai fenomeni della
vita. Peraltro. le quartine di Annamaria non si limitano al discorso poetico e
smarginano in glosse che, lungi dal chiarire o interpretare i relativi testi, stimolano
il lettore a prodursi in una propria riflessione interiore sulle composizioni.
Ed è in questo ambito che è maturato nella
poetessa un modo nuovo di esprimere la propria Weltanschauung in una forma rivelatasi
assai congeniale: “Allora
pensai che la quartina potrebbe essere vista come una prova tecnica e puntuale
di afasia, non proprio ancora la morte ma l’officiatura ben replicata e ligia
dei suoi riti preparatori – come dire un
rito a ripetizione potenzialmente senza fine.”
Il processo creativo di Annamaria si esalta in un gioco fitto
di rimandi poetici e letterari e, soprattutto, nella tensione di giungere a
quella tanto agognata “epitome del cosmo” che è parte integrante della sua vena
creatrice. Un procedimento da laboratorio alchemico nel quale si fondono
armonicamente spezzoni di vita, squarci onirici, riflessioni sulla natura
ambigua delle cose e concessioni alla memoria, un vortice contraddistinto da
una lucidità mai consolatoria, a volte perfino spietata, che si riverbera in un ritmo veloce, non di rado secco e tagliente. Non per
questo mancano un’ironia di fondo né, tanto meno, il gusto del
gioco verbale che, nelle glosse, ricerca la complicità del lettore.
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| Annamaria De Pietro |



