SAN SATIRO
di Angelo Gaccione
Non sono un esperto di agiografia e di santi me ne intendo
poco. Ho qualche vaga conoscenza sul beato della mia città di cui porto due dei
suoi nomi: i veri, perché in effetti era stato battezzato Luca Antonio. Il nome
Angelo se lo era attribuito quando divenne frate cappuccino, e mia madre me lo
appioppò come primo dei tre, perché con questo nome era universalmente noto urbi
et orbi. Non mi è mai dispiaciuto questo nome, mia madre era devota a
questo cappuccino perché incarnava uno status di povertà, anche se in casa
nostra non c’era tutto questo fervore religioso, anzi. Tuttavia, è a lui che
chiese la grazia quando mia sorella, oramai “licenziata” dai medici, era stata
data per spacciata. Mi portò con sé, scalza, senza ombrelli sotto un temporale
micidiale, ad impetrare la grazia bussando a decine e decine di porte per
chiedere l’elemosina per il Beato, ed è un miracolo, vista la mia fragile
costituzione, se ad andarmene da questo mondo prematuramente, non fossi stato
anch’io assieme a mia sorella. Sopravvivemmo entrambi ed il Beato mi diventò
simpatico. Molto tempo dopo fu canonizzato e lo fecero santo, ed io in più
occasioni dissi che lo preferivo beato attirandomi sguardi torvi e qualche
improperio. Non avendo dimestichezza con i santi, ignoravo che ce ne fosse uno
dal nome Satiro. Sapevo di satiri dalla mitologia greca e latina, e di tutto
quello che di sconcio e di esagerato gli attribuivano: persino la zooerastia.
Nonostante il modo negativo e bestiale in cui il satiro veniva rappresentato,
nonostante la nudità, la lascivia, la fama di violentatore e di fornicatore,
restava pur sempre un suonatore di flauto, e la musica per me ha il potere di
lenire ogni dolore. Tuttavia, con tutto quello che avevo letto su di loro, mai
avrei immaginato che qualcuno potesse dare il nome di Satiro ad un figlio. “Sei
un satiro!” apostrofiamo i lussuriosi e le persone dedite maniacalmente al
piacere.
Un bel giorno, però, superai il cancello di una strana chiesa seminascosta lungo la pullulante via Torino, e mi infilai in quella che scoprii essere Santa Maria presso San Satiro. Esisteva un San Satiro, e ne rimasi sorpreso. Seppi che era stata dedicata al fratello maggiore del patrono di Milano, Ambrogio, che portava questo singolarissimo nome. Magari c’è anche seppellito, pensai, e chiesi lumi in merito. Invece appresi che è sepolto nella Basilica di Sant’Ambrogio, proprio accanto al celebre fratello e a un altro santo, San Vittore.
Così, pare, avesse disposto Ambrogio, perché in vita era
stato tanto aiutato da Satiro, nell’amministrazione della diocesi milanese.




