ANCORA SUL REFERENDUM
di Luigi
Mazzella
Voterò Sì anche se la riforma Nordio non
rappresenta per me l’optimum sotto il profilo della
riconduzione della responsabilità politica dei pubblici Ministeri sotto la
sovranità popolare del Parlamento. E ciò perché ritengo “concettualmente” molto
importante che chi giudica sia considerato l’unica figura istituzionale
appartenente alla giurisdizione e si elimini l’innaturale avvicinamento,
disposto dall’autoritarismo fascista, di funzioni che sono abissalmente
distanti (l’una è volta a decidere la controversia, l’altra a chiedere
che la vertenza sia decisa in un modo o nel suo contrario). Chi decide è
l’unico e vero giudice: l’altro è un semplice avvocato dell’accusa, un
istante, come l’avvocato del privato cittadino. In altri termini, è un avvocato
dello Stato che esercita il suo ruolo nel campo penale e non in quello civile e
amministrativo proprio degli avvocati dello Stato inquadrati nell’Avvocatura
dello Stato, organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Avere distinto concettualmente i
due ruoli è certamente un merito della riforma Nordio.
Non lo è, con altrettale certezza,
quello di avere mantenuto in piedi un CSM per i pubblici Ministeri che invece
andavano semplicemente ricondotti nell’alveo previsto in tutte le democrazie,
il Ministero della Giustizia.
E ciò perché
democraticamente l’autorità politica dell’Esecutivo rispondesse davanti al
Parlamento, organo rappresentativo eletto dal demos, dei comportamenti
politicamente aberranti dei suoi impiegati.
Paolo Cirino Pomicino ha ragione
di temere che un CSM per i pubblici Ministeri ne rafforzerà la tracotanza
e aberranza politica, ma non sono d’accordo con la sua idea di gettare con
l’acqua sporca (CSM) anche il bambino (separazione delle carriere). Certamente
il neo fascismo presente nel DNA di alcuni dei nostri governanti ha
condotto a riesumare un altro residuo del Regime: quello della Corporazione. E
con altrettanta sicurezza può dirsi che un CSM per i P.M., quale che sia la sua
composizione rafforza l’idea e la forza corporativa della categoria. Per
liberarci, però, di ogni forma, palese o nascosta di “autocrazia” dovremmo
augurarci un Paese privo di condizionamenti religiosi o ideologici improntati
all’assolutismo e ciò non è neppure immaginabile. Lo stesso
democristiano Cirino Pomicino ha nel suo DNA politico l’assolutismo
cattolico che gli ha impedito di vedere, per ottanta anni, l’autocrazia
dei pubblici Ministeri dal processo Montesi a quello di Tangentopoli e
Mani Pulite.


