Pagine
- HOME
- IL LATO ESTREMO
- FUORI LUOGO
- AGORA'
- LA LAMPADA DI ALADINO
- ALTA TENSIONE
- FINESTRA ERETICA
- ARTE
- SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO
- I DOSSIER
- I LIBRI DI GACCIONE
- BIBLIOTECA ODISSEA
- SEGNALI DI FUMO
- I TACCUINI DI GACCIONE
- NEVSKIJ PROSPEKT
- LA GAIA SCIENZA
- LIBER
- GUTENBERG
- GROUND ZERO
- LA CARBONERIA
- CAMPI ELISI
- LA COMUNE
- OFFICINA
- QUARTIERE LATINO
- IL PANE E LE ROSE
- MARE MOSSO
- LITTERAE
- DALLA PARTE DEL TORTO
- NO
- NOTE
- FORO
- KAOS
- LUMI
- ARCA
- CIAK
- IL GIURAMENTO DI IPPOCRATE
UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
mercoledì 2 aprile 2025
IL FUTURO DEL CAPITALISMO
Il capitalismo deve ora risolvere questa minaccia
esistenziale. L'idea che le economie di mercato possano continuare a funzionare
senza assicurazione, finanza e protezione patrimoniale è una fantasia. Non
esiste capitalismo senza servizi finanziari funzionanti. E non esistono servizi
finanziari senza la capacità di stabilire un prezzo e gestire il rischio
climatico. Esiste una sola strada da seguire: impedire qualsiasi ulteriore
aumento dei livelli di energia atmosferica. Ciò significa tenere le emissioni
fuori dall'atmosfera. Ciò significa bruciare meno carbonio o catturarlo nel
punto di combustione. Queste sono le uniche due leve. Tutto il resto è ritardo
o distrazione. La buona notizia: abbiamo già le tecnologie per passare dalla
combustione fossile all'energia a zero emissioni. Solare, eolico, accumulo di
batterie, idrogeno verde, elettrificazione, modernizzazione della rete,
efficienza dal lato della domanda: queste sono soluzioni mature e scalabili.
(Vedi: IRENA Global Renewables Outlook 2023; McKinsey: "Net-Zero
Transition" 2022; ONU: "Raising Ambition on Renewable Energy").
L’unica cosa che manca è velocità e scala. E la consapevolezza che non si
tratta di salvare il pianeta. Si tratta di salvare le condizioni in cui i
mercati, la finanza e la civiltà stessa possono continuare a funzionare. Mi
piacerebbe conoscere le vostre prospettive su come migliorare la velocità e la
scala della transizione verso l'energia verde. Condividete i vostri pensieri
nei commenti.
APRILE 2025
Ottantesimo
dalla Liberazione, democrazia, referendum.
In
questo mese di aprile 2025 si apre la campagna referendaria posta in
coincidenza con le celebrazioni dell'ottantesimo anniversario della Liberazione
dal nazi-fascismo. L'anniversario del 25 aprile capita in un momento oscuro
dove la realtà della guerra minaccia di deflagrare nella dimensione di un
conflitto globale, la democrazia appare a rischio in molte parti del mondo
mentre si allargano le disuguaglianze e si accentuano vessazioni e ingiustizie.
Lo stesso rapporto tra scienza, tecnica e politica non sembra più muoversi nel
senso della liberazione dell’umanità ma piuttosto evocando pericoli oscuri di
espropriazione delle coscienze. Limitiamo il nostro raggio di riferimento all’Europa
e all’Italia: tante cose, in questi giorni, sono state dette e scritte a
proposito e a sproposito della realtà storica che rimane comunque il solo
parametro utile per stabilire criteri effettivi di verità e di giustizia. È necessario
ricordare che per l’Europa la liberazione dal nazifascismo (che avvenne in
tempi diversi e con esiti diversi senza dimenticare che gli eserciti di tutto
il mondo marciavano sul suolo del continente) rappresentò comunque un momento
fondamentale di svolta della storia della quale non vanno assunti i retaggi in
maniera unilaterale: occorre continuare a studiarne le sfaccettature e le
contraddizioni se si intende cercare di capire cosa accadde allora e
interrogarsi su quanto ciò che si verificò ottant'anni fa pesi ancora sulla
complessa realtà dell’oggi.

Ma anche un po' di rivolta
non guasta
Per
l’Italia la valutazione di ciò che accadde deve mantenersi chiara: dalla
Liberazione, dalla lotta al nazifascismo, dalla capacità dei partigiani di
liberare in autonomie le grandi città industriali del Nord, nasce
la Costituzione e - di conseguenza - la democrazia con tutte le sue difficoltà
passate e presenti. Una democrazia repubblicana da intendersi sempre come bene
prezioso non semplicemente da conservare ma da arricchire giorno per giorno con
il pensiero e l’azione della parte migliore del nostro popolo. Alla qualità
della democrazia repubblicana va agganciato il momento politico: un momento
politico così difficile contrassegnato da un governo della destra che intende
rovesciare i criteri di fondo del nostro agire democratico muovendosi nel solco
di quelle che paradossalmente sono definite “democrazie illiberali” oggi ben
presenti in tutti gli scacchieri geo politici, ad Est come ad Ovest.
Il
tema dei referendum sui temi del lavoro e della cittadinanza che si svolgeranno
l’8 e il 9 giugno prossimi non risultano alieni rispetto a questa necessità di
esaltare la democrazia repubblicana: anzi vanno considerati parte integrante di
un disegno che è necessario porre all’ordine del giorno allo scopo di invertire
una tendenza retrograda e oscurantista che sembra prevalere nel nostro
dibattito politico avanzando addirittura pretese di egemonia. Non si tratta
semplicemente di contrastare il disegno della destra ma di esprimere la
capacità di un progetto alternativo di dimensione sistemica riferito sia all’interno
delle dinamiche nazionali sia a un quadro sovranazionale. Appaiono
indispensabili riferimenti unitari tra le forze che intendono richiamarsi alla
democrazia pluralista e al progresso dell’uguaglianza e della solidarietà. L’avvio
di questo mese di aprile così intenso nelle scadenze riguardanti l’oggi e il
passato ci richiama ad un impegno straordinario su diversi fronti: appuntamenti
da non mancare pena il compimento di quell’arretramento storico di cui già
stiamo individuando i segni pesanti e pericolosi.
Associazione
“Il rosso non è il nero” Savona

non guasta
SU PRODI E L’EUROPA
di Stefano Vannucci

Romano Prodi
Ho letto l’articolo di Giacomo Costa su Prodi e l’Europa su Odissea del 19
Marzo. Concordo con le sue osservazioni, ne ho tratto allo stesso tempo un
senso di desolazione nel leggervi il resoconto dell’intervista di Prodi
rilasciata al Fatto del 15 Marzo, che non avevo letto. Quel senso di
desolazione mi è suscitato non tanto da quello che Prodi dice - che è almeno in
buona parte corretto - ma da quello che omette, e dalla conseguente debolezza
ed inconsistenza del messaggio politico che trasmette. Come fa osservare
Giacomo Costa alla conclusione del suo articolo, la cornice di riferimento
condivisa per raggiungere e consolidare una situazione di pace e sicurezza
condivise non può che essere qualcosa che assomigli ad una ‘legge
internazionale’: che non può che essere allo stato attuale la carta
dell’ONU.
Ma la rilevanza - per non dire l’efficacia - della carta dell’ONU
presuppone che gli stati aderenti - a cominciare innanzitutto e soprattutto dai
membri dotati di armi di deterrenza termonucleare - riconoscano la piena
legittimità e la rilevanza dei reciproci interessi, e la necessità di
concorrere a negoziare soluzioni reciprocamente accettabili in caso di
controversie suscettibili di generare conflitti. Dunque, in sostanza, il
comune riconoscimento della realtà di un mondo multipolare. Ed il comune
riconoscimento della legittimità degli interessi di sicurezza di ciascuno dei
‘poli’, come minimo. Espressi nel concreto dalle rispettive politiche
estere.
Per dimensioni di economia e popolazione complessiva, l’Europa (intesa nel
senso usuale, come entità che esclude la Russia) ha tutti i numeri per essere
uno di questi ‘poli’. Ma esercitare tale ruolo richiede la capacità di
articolare una propria politica estera, che a sua volta richiede una
istituzione di governo unitaria rappresentativa (dunque in pratica legittimata
dal voto): che l’UE tuttora non ha, o almeno non ha ancora. Ed è solo
sulla base di una comune politica estera, che ha senso parlare seriamente di
una difesa comune. Ed è inoltre proprio dalla natura della politica estera
prescelta che dipendono necessariamente caratteristiche e dimensioni
appropriate della difesa comune. Ora, una UE che rinuncia ad articolare
una propria politica estera accettando al contrario di esercitare un ruolo
vassallo di un altro ‘polo’, e per di più di un ‘polo’ non disposto a
riconoscere la realtà multipolare perché determinato ad affermarsi come unico
‘polo’ dominante sugli altri, è una UE che scommette tutte le sue carte sulla
realizzazione della aspirazione del suo polo-guida alla ‘uni-polarità’.
E accetta di farlo sebbene sia chiaro che quella aspirazione ‘unipolare’ del polo-guida
di cui la UE ha scelto di farsi entità vassalla si è sempre più concretizzata
in un accantonamento di fatto della carta ONU e nel conseguente discredito
della ‘legge internazionale’.
![]() |
| Romano Prodi |
E nel concomitante tentativo di rimpiazzarla con un ‘ordine basato su regole’ o ‘ordine liberale’ ossia con un ‘ordine unipolare’.
Questo tipo di entità-vassalla a cui la UE ha di fatto accettato di ridursi
non può ora aspettarsi di avere un ruolo significativo sulla scena
internazionale senza neanche cominciare a liberarsi dalla condizione di
‘vassallaggio’ (e dal suo polo-guida come tale, non dall’uno o
dall’altro dei leaders politici di quel ‘polo’). Tanto più quando il suo polo-guida
si trova a sua volta costretto a riconoscere suo malgrado la realtà multipolare
delle relazioni internazionali.
Sono tutte connessioni abbastanza ovvie che ci si aspetterebbe emergessero
almeno implicitamente nel ragionamento di un politico esperto e di ‘lungo
corso’ come Prodi. E che naturalmente suggeriscono che, una volta riconosciuto
infine anche dagli USA che il conflitto ucraino è di fatto essenzialmente un
caso di guerra per procura degli USA contro la FR (ed un caso estremo del
genere, oltretutto, per la significativa partecipazione diretta di personale
tecnico-militare USA), una entità non dotata di una politica estera
autonoma dagli USA non può sensatamente essere coinvolta nella trattativa di
pace. Niente politica estera propria (cioè autonoma), niente ruolo possibile
nella trattativa. E, allo stesso tempo, nessun possibile ritorno di
credibilità per la legge internazionale senza un pieno riconoscimento della
realtà multipolare da parte di tutti. Eppure, queste connessioni
piuttostoovvie sono evidentemente assenti nel ragionamento di Prodi. Che, in
particolare, insiste a rivendicare un ruolo negoziale per la UE senza sollevare
il problema della costruzione di istituzioni europee in grado finalmente di
identificare un interesse comune europeo, e di articolare sulla base di tale
interesse una politica estera europea autonoma. Come minimo, molto ma molto
deludente. La via da fare per un ritorno alla ragionevolezza dei paesi europei
sembra ancora lunga. E spero di sbagliarmi, ma i destini della UE mi sembrano
al momento ancora più grami.
[Siena 31 Marzo 2025]
martedì 1 aprile 2025
I CINQUE MALFATTORI DELL’UMANITÀ
di Luigi Mazzella
L’idillio -inimmaginabile - tra la
“pulzella della Garbatella” e il più violento e aggressivo
“guerrafondaio” tra gli uomini politici italiani; la standing ovation dopo
il discorso del segretario di Azione da parte del Ministro della Difesa in
carica; la frase ingiuriosa del Vice Presidente del Consiglio e
Ministro degli Esteri, anch’egli nel pieno esercizio delle sue funzioni, che
apostrofa come “sfasciacarrozze” il suo collega di coalizione e di pari livello
istituzionale nel governo del Paese per il suo tentativo di “sfasciare”
l’armata Brancaleone che tentano di mettere in piedi francesi,
tedeschi e inglesi, protagonisti
indiscussi di tutte le guerre europee; l’anelito costante e
penoso dell’Italia a ricoprire il ruolo di “aiutante” ogni qualvolta
si parli di guerra (Mussolini e alleanza con Hitler docent); il
dietro-front della “pulzella rossa” a causa del suo riscontrato isolamento tra i socialisti Europei e i Democratici nostrani;
il drone (che si assume essere “russo”) inviato in Italia per registrare
manovre e, verosimilmente raccogliere in un dossier le parolacce
indirizzate contro Putin a vari livelli di responsabilità politica (anche dopo
la versione dei fatti di Ucraina sul pericolo neo-nazista, con molta
autorevolezza illustrate da Trump, Vance e Kennedy jr) sono i fatti del giorno
che lasciano poco spazio alla speranza di un rinsavimento Occidentale e rendono
riproponibile e vieppiù attuale la mia teoria sul danno fatto agli abitanti della
nostra parte del Pianeta dai cinque malfattori dell’umanità.
L’irrazionalità acefala, diffusa e
pervasiva, l’odio, il rancore, il cupio dissolvi dominante per
la prevalenza dell’idea della Morte (per la gloria di Dio, per l’affermazione
della Causa e dell’Ideologia e altre consimili amenità) rispetto a quella della
Vita hanno condannato l’Occidente a un inarrestabile declino e le guerre danno
l’accelerazione necessaria per ridurre i tempi.
La mia teoria, per la verità,
rappresenta soltanto un’integrazione, un completamento di quella dei tre
malfattori indicati come tali da Baruch Spinoza. Essa è nota ai lettori dei
miei libri e delle note da me pubblicate su Odissea e su Facebook ma
va ricordata per i miei neo-lettori. La riassumo in breve in queste righe
che possono essere considerate un’appendice dello scritto odierno.
L’Occidente, accogliendo nel suo
seno e imperniando su di esse la propria cultura tre rissose (litigiose con
altre credenze ma anche tra di loro) religioni mediorientali (ebraismo,
cristianesimo e islamismo) e optando, in luogo del suo sano monismo materiale
iniziale (c’è un mondo solo e, per quello che rappresenta, basta per
consentire agli esseri umani, privilegiati tra quelli viventi perché
hanno la possibilità di usare la ragione, di ritrovare in esso motivi
edonistici di vita), per la scelta emotiva fatta anche di un fantasioso
idealismo dualistico, inutilmente complicato e arzigogolato in utopie di
preteso benessere che, realizzate hanno portato, invece, solo a distruzioni e
catastrofi umane, ha aggiunto altri due malfattori, i filosofi Platone ed
Hegel.
Per colpa dei “cinque” pessimi
“Maestri” gli abitanti della parte ovest del Pianeta hanno vissuto, nella
storia dei miliardi di anni della Terra, più di venti secoli di “guerre sante”,
di odi religiosi incontenibili, di genocidi e di massacri ideologicamente
motivati, sempre, astutamente e dialetticamente, giustificati e presentati come
necessari. Da ultimo, gli ingenui Occidentali,
dopo due disastrose “guerre mondiali” di cui la seconda conclusasi con
l’impiego di bombe atomiche (la seconda era stata sganciata su Nagasaki, quando
già Hiroshima era stata totalmente rasa al suolo) ritenevano di avere raggiunto
un’oasi di una pace duratura. In particolare gli Europei avevano visto nella loro “Unità” regolata da
Trattati il porto sicuro in cui ancorarsi. È bastato, però, che un comico
d’avanspettacolo coltivasse l’ambizione di essere il fuhrer del suo popolo, di
raggiungere il potere con brogli e artifizi vari, compresi l’appoggio di
battaglioni neonazisti (Azov) e il sostegno del Partito Democratico
statunitense, vera fucina di guerre a ripetizione (come dimostra la storia dei
Presidenti appartenenti a quella forza politica) per fare svanire la
loro illusione, pronubi Macron, Starmer, Von der Leyen, Calenda, Meloni,
Tajani e Crosetto.
I NUOVI IMPERI E
L’EUROPA
di Romano Rinaldi
Dopo le
varie esibizioni di forza e di presunta capacità di entrare da protagonista
pacificatore nei due conflitti che stanno preoccupando tutto il mondo
occidentale, sulla strada di una presunta rinascita del Paese sotto lo slogan
“facciamo l’America di nuovo grande”, la nuova e inedita linea
dell’amministrazione americana non è ancora arrivata a capo di nulla. Anzi,
volendo leggere gli ultimi segnali, sembra proprio che la compagine governativa
stia dando chiare dimostrazioni di incompetenza e improvvisazione
nell’affrontare problemi e situazioni che sembrano molto al di sopra delle sue
capacità. È infatti decisamente improbabile che chi si lancia in guerre
commerciali soprattutto dirette verso gli alleati storici, abbia le capacità e
il carisma diplomatico per portare i contendenti nei conflitti al tavolo delle
trattative per una pacificazione definitiva, quando persino il semplice cessate
il fuoco risulta già un passo troppo lungo per quelle gambe.
Se il buon giorno si vede dal
mattino, stiamo purtroppo assistendo a un conflitto armato in Ucraina che viene
rinfocolato dalle decisioni prese a Washington in quanto lette dall’aggressore
come segnali di disinteresse alla difesa dell’aggredito. Sull’altro fronte, la
posizione a tutto spiano pro Netanyahu, senza alcuna considerazione per il
genocidio perpetrato su Gaza dall’attuale amministrazione israeliana, è un
altro evidente segno di incompetenza pacificatrice, per non dire di peggio.
In effetti possiamo leggere
questi scomposti tentativi di ritrovare un peso determinante
dell’amministrazione americana nel mondo, non più attraverso una lenta e
costante azione diplomatica, politica e soprattutto economica; ovvero
quell’azione capillare che ha costituito il cuore dell’imperialismo soft
degli USA, perlomeno sugli alleati, bensì attraverso ricatti, minacce e
proposte che non possono essere rifiutate, nello stile della Chicago di cento
anni fa. Insomma questa amministrazione pare aver abbandonato ogni freno
inibitorio e ha deciso, a fronte della perdurante accusa di imperialismo, di
meritarsela per davvero. È un po’ come avesse buttato giù la maschera. Peccato
che a fronte di questa apparente “sincerità” si scoprono anche ingenuità
catastrofiche per non dire una fondamentale stupidità.
Solo qualche esempio tra i più
recenti: 1) lo scandalo denominato “Signal Gate” (https://libertariam.blogspot.com/2025/03/dilettanti-allo-sbaraglio-di-romano.html?m=1); 2) il
fallimentare viaggio in Groenlandia del vice presidente e consorte per
assicurarsi il favore della popolazione per una eventuale annessione di quel
vastissimo territorio, di fatto appartenente a un paese Europeo, la Danimarca;
3) la rottura politica, commerciale ed economica con l’unico fedele alleato di
sempre, il Canada, col quale gli USA condividono un confine lungo quanto tutta
l’ampiezza del continente, più i confini orientali dell’Alaska; 4) l’incauta
definizione dell’Europa nel suo complesso come sanguisuga, parassita e senza libertà
di espressione ventilata in più di un’occasione dal presidente e dal suo vice;
5) l’altrettanto inconcepibile posizionamento politico del più ricco
imprenditore del mondo, assurto agli onori della guida del Paese, esibito con
un saluto a braccio teso di inequivocabile matrice nazifascista. Cosa che gli
sta costando una enorme perdita economica che colpisce le sue famose vetture
elettriche. Tanto che persino lo stesso padrone di casa (la Casa Bianca) si è voluto
esibire in un quanto mai improbabile show da autosalone per cercare di arginare
l’emorragia. E qui mi fermo per non tediare il lettore e avendo promesso di
citare solo alcuni esempi.
Volendo giungere a conclusioni un
po’ più generali, il tentativo degli autocrati più potenti al mondo sembrerebbe
quello di dividere il mondo in tre zone di influenza imperiale (USA, RU, Cina).
Ammesso che questo ultimo arrivato (in tutti i sensi) che ho messo come primo
della lista, riesca nel suo intento, per l’Europa resta un’unica alternativa.
In virtù della sua enorme potenza economica, oltre che l’effettiva numerosità
della sua popolazione, rispettivamente il doppio e oltre tre volte quella dei
primi due della lista, all’Europa, dicevo, tocca trovare la strada per
sviluppare in pieno e dispiegare, a mo’ di argine, tutta la sua potenza
democratica, pacifica ed economica, conquistata nel periodo di pace più lungo
della sua storia, unita alla capacità di difendersi da eventuali aggressioni, ed
assumere un ruolo simile a quello che gli USA non sono riusciti ad incarnare efficacemente
nello stesso periodo storico. L’alternativa è la nostra schiavitù all’uno o
all’altro dei nuovi imperi.
PREMIO MONTALE ALLA CARRIERA A OLDANI

Guido Oldani
(foto di Dino Ignani)
Il
poeta Guido Oldani (Melegnano- Mi, 1947) è l’ideatore del Realismo Terminale,
poetica che esprime, attraverso la similitudine rovesciata e le altre figure
retoriche, la progressiva artificializzazione della natura ed il definitivo
sopravvento degli artefatti su di essa. L’accatastamento nelle metropoli e la
sovrabbondanza degli oggetti ne sono gli aspetti più evidenti. Oldani ha
coltivato sistematicamente, sull’onda dantesca e pasoliniana, la poesia civile
e dimostrato che il Realismo Terminale è modalità efficace per ridire anche il
sacro. Tradotto in numerose lingue, il suo lavoro volge a realizzare un ponte
tra la poesia occidentale e quella orientale (USA/Cina, dove gli è stato
assegnato, primo poeta italiano, il premio alla carriera).
![]() |
| Guido Oldani (foto di Dino Ignani) |
.jpg)
Guido Oldani con Jidi Majia
Il
2 aprile, alle h. 17, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano,
Largo Agostino Gemelli 1, nella sala Negri da Oleggio, gli verrà conferito il
premio Montale alla carriera.
.jpg)
Iscriviti a:
Post (Atom)













