LE
POESIE DI GACCIONE IN “UNA GIOIOSA FATICA”
di Filippo Ravizza
Questa nota del poeta e critico Filippo Ravizza è apparsa giovedì 20 novembre sul quotidiano “Libertà” di Piacenza. Ringraziamo la redazione per averne autorizzato la riproduzione.
Angelo Gaccione è intellettuale noto, di multiforme
ingegno: narratore (ricordiamo almeno due
raccolte intense
e dense di racconti come L’incendio di Roccabruna,
2019, Sonata in due movimenti 2022);
drammaturgo (Tradimenti, La Porta del Sangue,
Stupro, Ostaggi a
teatro), saggista: Contrappunti,
e
autore di epistolari come Lettere ad Azzurra e del carteggio con lo scrittore Carlo Cassola. Vive e lavora a Milano, e - altro lato
centrale della sua poliedrica presenza - dirige da ventidue anni il giornale di
cultura “Odissea”.
Ma la fonte originaria, ciò da cui tutto è nato e da cui si è sviluppata la sua
presenza culturale è la poesia. “La
poesia mi è appartenuta, io sono appartenuto alla poesia.
Ho scritto le prime poesie ch’ero
poco più che un ragazzo” ha avuto
modo di chiarire il nostro autore. Non meraviglierà quindi che proprio con la
poesia, con la parola in versi, in questi giorni avvenga il suo ritorno nelle
librerie. Si tratta di: Una
gioiosa fatica. 1964-2022, un florilegio di quasi sessant’anni
di dedizione alla scrittura poetica. Il libro pubblicato da La scuola di Pitagora, nella
collana Fendinebbia, a cura del docente della
Cattolica e critico Giuseppe Langella, con importanti
contributi dei poeti Franco Loi e Tiziano Rossi, nonché del filosofo Fulvio
Papi. Una gioiosa fatica è dunque espressione di un lungo cammino -
espressione del rapporto tra l’autore e
il mondo - che il libro organizza in dodici stazioni: Le straniere, Le milanesi, Le sacre, Le ultime… dodici tappe che disegnano un affresco generale, una ben precisa “visione del mondo” in un continuo cambio di stile e di materia poetica.
Un cammino - ha scritto Tiziano Rossi nell’
introduzione - in cui “l’io lirico non si nasconde, anzi si espone con
nettezza, confrontandosi con i tanti volti del mondo”, mentre Franco Loi nota “la tensione verso qualcosa di trascendente;
si chiami natura o società”; dal
canto suo, il filosofo Fulvio Papi sottolinea: “Gaccione
mi sembra sempre lo stesso: la poesia viene a lui come un’onda d’urto
della realtà e la composizione l’accoglie
con le parole che dal profondo vengono a galla come da tempo attese”.



