UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

sabato 21 febbraio 2026

VOTERÒ NO
di Franco Continolo


 
Approfitto delle riflessioni di Luigi Mazzella che da una vita approfondisce la questione, per prendere posizione sul referendum per la Giustizia. Dico subito che sono arrivato a una conclusione opposta alla sua, ossia voterò No. Il primo motivo è che sono contrario a riforme costituzionali portate a colpi di maggioranza, in particolare quando la maggioranza è frutto di leggi elettorali maggioritarie. Il secondo motivo è che credo che lo status di magistrato aiuti il pubblico ministero ad essere qualcosa di più di un poliziotto. Il terzo motivo è che lo “spoil system” conseguente alla piena integrazione dell’accusa nella amministrazione statale renderà il pubblico ministero più soggetto ad eccessi tipo Di Pietro. Infine il quarto motivo, quello al centro dell’analisi di Mazzella, è che non vedo dove sia il Parlamento virtuoso di cui lui parla. Non è solo la condizione di paese non sovrano, che si riflette nell’irresponsabilità parlamentare, ma anche la crisi della politica di cui parla brillantemente Aurelien, uno scrittore anglo-francese. Egli racconta i cambiamenti avvenuti nella società negli ultimi 45 anni per effetto delle riforme economiche e degli sviluppi tecnologici. Grazie a questi due processi paralleli le società sono diventate caotiche, ingovernabili. Il racconto – perché di racconto si tratta – di Aurelien è assai più interessante ed efficace – a tratti è anche divertente – di qualsiasi analisi sociologica o socio-politica. Il filo conduttore è la stupidità dell’economics, la disciplina che ha sostituito l'economia politica – lontani sono tempi di quando l’economia politica, che allora si chiamava economia pubblica, si proponeva l
incivilimento.

TEMPO DI SCELTE 

 


Il Coordinamento Capitanata per la pace chiama a raccolta il territorio. Prima Assemblea generale. Dopo quattro anni di impegno costante sul territorio, che hanno visto la realizzazione di circa 50 iniziative tra manifestazioni, dibattiti e momenti di sensibilizzazione, il movimento pacifista della Capitanata sente il bisogno di un più attivo coinvolgimento di ciascuno e ciascuna e di costruire un’agenda politica sempre più condivisa. Domenica 22 febbraio, dalle ore 9, 45 presso la Comunità Emmaus (Via Manfredonia, km. 8 - località Torre Guiducci) si terrà la prima Assemblea del Coordinamento provinciale Capitanata per la pace, che è nato e cresciuto come insieme di donne e di uomini “desiderosi di pace” e come realtà laica e apartitica che ha sempre fatto del confronto aperto la sua peculiarità ed anche, crediamo, la sua forza. Una giornata per trasformare l’energia virtuale della chat, nata con 40 iscritti e cresciuta fino a raggiungere stabilmente circa 180 partecipanti, in un luogo di condivisione di valori, progettazione e azione politica. L’evento vuole essere molto più di un semplice ritrovo. Sarà un’occasione preziosa per “conoscerci o conoscerci meglio - nelle nostre identità plurime, come sottolineano gli organizzatori - per confrontarci su nodi cruciali del nostro agire in un momento storico particolarmente drammatico. Vogliamo trasformare un elenco di contatti sempre più in una comunità capace di incidere sul territorio”. 



Il programma della giornata, denso e articolato, alternerà momenti di approfondimento culturale a laboratori e spazi di confronto diretto. La mattina (9,45 - 13,15) si aprirà con la presentazione della giornata e l’attività. Abbracci di pace a cura di Pia Marcolivio (insegnante di biodanza), per introdurre i lavori all’insegna dell’accoglienza reciproca. Seguiranno il saluto di padre Franco Moscone, vescovo della Diocesi di Manfredonia, e un intervento video di F. Vignarca con spunti di riflessione sul Rapporto tra pacifisti e politica in Italia. Previsti dibattiti e gli interventi di Giuseppe La Porta sul tema Il pacifismo ed il suo agire e dei rappresentanti del “Monastero tibetano per la pace” di San Marco La Catola (FG). Nel pomeriggio (14,30 - 18:00), dopo la riflessione di Michele Paglia su Pacifismo e nonviolenza, l’assemblea proseguirà con la presentazione dei gruppi organizzati della provincia ed un momento di lavoro collettivo. I partecipanti si divideranno in gruppi per rispondere a una domanda chiave: Come rendere più efficace il nostro agire pacifista? La restituzione in plenaria e il dibattito finale serviranno a delineare proposte concrete e linee di programmazione future per il Coordinamento. L’invito è rivolto a tutte le pacifiste e i pacifisti della provincia. La partecipazione è aperta a chiunque voglia contribuire, nel rispetto dell’autonomia e della laicità che contraddistinguono il Coordinamento Capitanata per la Pace. Non sarà solo un evento, ma ci si augura l’inizio di un nuovo e più efficace cammino.

DI POCE SU CASIRAGHY



Un omaggio al fondatore del Pulcinoelefante, tra tipografia artigianale e il sodalizio con Alda Merini.
 
I Quaderni del Bardo Edizioni annuncia l’uscita del libro Alberto Casiraghy. I sogni di un Pulcinoelefante tra Arte e Poesia, l’opera definitiva firmata dal critico e poeta Donato Di Poce dedicata a uno dei personaggi più eccentrici e amati del panorama culturale italiano. Il libro esplora l’officina creativa di Alberto Casiraghy a Osnago, definita un “luogo magico di produzione di felicità”. Casiraghy, pittore, editore, liutaio e aforista, è il creatore delle celebri edizioni Pulcinoelefante: libretti rari prodotti giornalmente con caratteri mobili su carta pregiata, diventati oggetto di culto per collezionisti di tutto il mondo. Il volume approfondisce il legame artistico e umano tra Casiraghy e Alda Merini, un sodalizio durato diciotto anni che ha dato vita a ben 1.189 titoli, rendendo Casiraghy il “vero editore” della poetessa dei Navigli. Attraverso un ricco album fotografico e analisi critiche originali, Di Poce svela un artista che vive “nel segno della polisemia e dell’empatia con il mondo”.
“Alberto è un Principe innamorato della poesia e dell’Immaginazione”, commenta l’autore Donato Di Poce nel volume. “Ai suoi libri devo eterna gratitudine: sono stati per me dei dispositivi salvavita all'inizio del mio percorso”. Il testo arriva in un momento di grande rilancio per l’opera di Casiraghy, dopo che il Comune di Milano ha acquisito il suo prezioso archivio di quasi undicimila titoli, ora conservato a Casa Boschi Di Stefano.
 

CASIRAGHI POETA E AFORISTA     
di Donato Di Poce


Alberto Casiraghi
 
Premesso che Casiraghi è poeta sempre e in ogni cosa che fa, pensate che a volte scrive persino poesie. I segreti del fuoco, è il suo libro di poesie che raccoglie testi scritti tra il 1978 e 1996, Book Editore, 2019 con una prefazione di Giuseppe Leone. Le sue poesie sono brevi illuminazioni piene di metafore e ossimori in cui riesce ad incastonare dei bellissimi aforismi poetici di cui è maestro. I versi risultano di una dolcezza ed empatia animistica e naturale unica, da vero combattente della dissonanza affettiva e con una forte impronta filosofica, ma sempre fluttuanti in una leggerezza ironica e fatale con dei bellissimi e divergenti finali a sorpresa. Nella prefazione al libro, Giuseppe Leone scrive tra l’altro: “(…) Un parlar breve ma intenso, queste sue poesie frutto di schegge, trasparenze metaforiche, allusioni simboliche, evocazioni, che illuminano dintorni e -immediate lontananze- del suo io…”.
Personalmente la poesia di Casiraghi è di una leggerezza disarmante ma di una complessità radiosa, mi ricorda un certo Palazzeschi lirico e giocoso, le Immagini surreali di A. Jodoroski, l’ironia sottile di Bruno Munari, l’impronta Meriniana e le vibrazioni radiose Flaianesche di un fauno che ride. Si vedano ad esempio a pag. 27 i versi della poesia Sette formiche camminano sul bordo, e l’incipit di pag. 32 “Aspetta un attimo/Vado a casa mi impicco e torno. Ma una delle più pertinenti definizioni del suo lavoro poetico lo ha dato Sebastiano Vassalli parlando di un altro libro: “Da ventotto anni è l’editore delle edizioni Pulcinoelefante, e da prima ancora geniale tipografo, un buon artista figurativo e un autore infaticabile di quei frammenti di poesia filosofica, o di filosofia poetica, che sono i suoi aforismi” …“I suoi aforismi si muovono in un territorio intermedio tra quello della poesia e quello della filosofia…” (da: Gli occhi non sanno tacere, Edizioni Interlinea, 2010.)



Ma un altro bellissimo ritratto di Alberto poeta, lo ha fatto il caro amico comune Arturo Schwarz in un libretto a lui dedicato Alberto Casiraghy, Poeta”, con disegni di Igor Ravel (uno degli pseudonimi di Alberto stesso), tra le altre cose scrive: “Devo confessare che ho un debole per i poeti e gli anarchici…Temo quindi che quanto vorrei scrivere di Alberto Casiraghy possa essere inteso come una testimonianza dell’affetto che ho per lui. Nulla di più sbagliato, niente può alterare il mio giudizio critico, nulla può influenzarlo o deviarlo… Ho una profonda stima per lui sia come uomo che come poeta. Ma vorrei ridare a quest’ultimo termine il suo significato etimologico, e prenderlo pure nell’accezione surrealista. Nel suo primo manifesto del Surrealismo, André Breton sosteneva che, tra gli altri, La Desordes-Valmore era surrealista in amore, Poe nell’avventura, Baudelaire nella morale, Rimbaud nella pratica della vita, Mallarmé nella confidenza, Jarry nell’assenzio, Nouveau nel bacio, ecc. A questi nomi vorrei aggiungerne uno nuovo, quello di Alberto Casiraghy dato che penso che sia, senza saperlo, surrealista nella poesia, nella musica, nella pittura, nell’amore, come pastore (con le sue due caprette siberiane) e come editore. La ragione che giustifica questa mia asserzione è che Alberto, questo-sognatore definitivo-(Breton), ha saputo realizzare quanto esigeva il teorico del Surrealismo: “ci si dia soltanto la pena di praticare la poesia” (il corsivo è di Breton). In altre parole, di viverla, come si dovrebbe vivere l’amore”.
A quanto sopra detto, mi sentirei solo di aggiungere alcuni aspetti che la poesia aforistica surreale, e gli aforismi poetici di Alberto evidenziano:
- una forte impronta visionaria sia per la sua impronta pittorica che per la sua cultura verbo-visiva (Topor, Baj, Pignotti, Kolar etc…), ma anche grazie ai rapporti di amicizia e di lavoro insieme ad altri artisti contemporanei (Ragozzino, Mariani, Orazio, Matticchio su tutti), con i quali non solo ha realizzato decine di Libri d’arte Pulcinoelefante, ma anche libri insieme a quattro mani.
- Empatia musicale
- Matrice fonica dialettale
- Impronta ironica gentile e straniante
- Positività e leggerezza
- Visione animistica e olistica della vita.

DAL SUFISMO A FAGGIN   
di Chicca Morone


 
Perché rivolgersi a un testo Sufi quando la letteratura cristiana pullula di racconti sapienziali più vicini alla nostra cultura? Semplicemente perché, nonostante le apparenti differenze, la matrice del nostro rapporto con il Divino è la stessa: le divisioni sono avvenute per volontà molto umana... Così questa fiaba lo testimonia.
Si racconta che un Re generoso e giusto governasse in un reame perfetto, molto distante da qui. Egli aveva un figlio e una figlia che vivevano felicemente nel suo regno. Un giorno il Re li convocò e disse loro: “È arrivato il tempo di affidarvi un compito: vi recherete in un lontano e sperduto paese che vi indicherò e lì cercherete un prezioso gioiello che vi è nascosto. Una volta trovato lo prenderete e lo porterete qui da me. Non attardatevi, perché il vostro posto è qui al mio fianco”. I figli ubbidirono e partirono per quel lontano paese. Quando vi giunsero notarono che era davvero uno strano paese, e una oscurità opprimeva la gente che vi viveva. Dopo un poco di tempo, mentre ancora cercavano il gioiello, il clima di quel paese ebbe un profondo effetto su di loro, tanto che dimenticarono la loro origine, il compito che era stato a loro affidato e perfino di conoscersi. Il tempo passava e loro si erano adeguati ai costumi e ai pensieri di quella strana gente, e vivevano come addormentati, sebbene a volte, come in un sogno, fantasmi sorgevano nella loro mente di qualche cosa che sembrava ricordare loro una esistenza diversa, ma tale era l’influsso di quel luogo, che queste stesse impressioni, invece di spingerli a risvegliarsi, aumentava unicamente le loro fantasticherie”.
La condizione originaria è il paese di origine, il luogo da dove proveniamo. Il Re, nostro Padre, è l’immagine dell’Uno da cui derivano nello stesso tempo la Luce e la Legge e per chiunque abbia anche solo un’infarinatura del Buddismo non può non intravedere ai lati dell’Illuminato i due avatar, Prajina (saggezza infinita) e Karuna (compassione infinita) sue emanazioni, attraverso le quali possiamo tornare l’Unità.  Per chi si è addentrato nella filosofia di Federico Faggin il postulato è che l’Uno sia dinamico (sempre in movimento e mai uguale a sé stesso), olistico (non è fatto di parti separabili, tutto è interconnesso, assioma della fisica quantistica) e voglia conoscere sé stesso. Così da una situazione di perfezione l’Uno-Re decide, esercita il libero arbitrio, e attraverso due parti di sé si sperimenta, vive la ricerca del gioiello, il semplice scopo di conoscenza: la ricerca non serve a loro, ma basilare è compito che devono eseguire per ritornare nella situazione originaria dopo la sperimentazione, per riconoscere una parte di sé.



Nella fiaba sufi, ahimè, la “dimenticanza” è il tema fondamentale di questo passaggio: lontano dalla sorgente di Luce, ciò che interviene è una “assenza di ricordo”, in primo luogo una mancanza di “ricordo di sé”, un oscuramento della consapevolezza di cui è inevitabile corollario la dimenticanza del proprio compito. Non è cosa lontano dal sentire di molti, un chiedersi la ragione della propria esistenza, un chiedersi chi essi stessi siano di cui “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” il dipinto del pittore francese Paul Gauguin, realizzato nel 1897 e conservato al Museum of Fine Arts di Boston è più che esemplificativo...
La caratteristica del Sonno o di situazione di asservimento del proprio modo di essere molto umano, indicato come alterazione, malattia del pensiero, sono riaffermate a più riprese nelle varie tradizioni: dal “mito della caverna” di Platone nel De Repubblica, a racconti tradizionali in cui viene suggerito che questa condizione, la dolorosa presa di coscienza non è solo il risultato di una situazione passiva di estraniamento da ciò che è presente nel momento (nel qui ed ora) ma anche di forze attive operanti in tal senso. Come non vedere nell’attuale svelamento degli orrori perpetrati dall’élite globalista una volontà distruttiva contrapposta a quella creativa della ricerca del gioiello. Luce e Tenebre contrapposte, in cui ognuno di noi vive la sua condizione umana più o meno irta di difficoltà, scegliendo la via attraverso cui tornare al Padre... nello stato di profonda serenità non contaminata. Il “Non attardatevi, perché il vostro posto è qui al mio fianco è il sigillo della nostra vita: per ritornare alla Matrice anche Ulisse tuona “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” e Federico Faggin suggerirebbe di addentrarci nella percezione della Coscienza, evitando di credere nell’Intelligenza Artificiale e in tutti i fuochi fatui, sirene intellettuali costruite per tenerci lontano dal nostro vero Essere! Non sarebbe ora di svegliarci?

 

TERMINOLOGIA E POLITICA
di Luigi Mazzella
 
 
Assolutismo-pensiero libero e autocrazia-democrazia: sono espressioni di una terminologia che ha palesi risvolti filosofico-politici. L’assolutismo conduce a una fiducia piena in una verità ritenuta incontrovertibile o perché rivelata (niente di meno) da un preteso esistente Dio (attraverso i suoi sacerdoti sulla Terra) o perché considerata da moltissimi fan frutto del pensiero di un indiscutibile e “divinizzato” Maestro. Le tre religioni monoteiste mediorientali e le dottrine idealistiche platonico-hegeliane all’origine del fascismo e del comunismo sono assolutismi di natura astratta, ritenuti dagli “osservanti” di carattere cogente. Il pensiero libero si muove fuori dell’orbita dell’assolutismo e addirittura contro l’asserita e creduta esistenza di verità non verificabili dalla Ragione a lume di logica. Esso è, conseguentemente, areligioso e aideologico: si muove sul piano della concretezza e dell’unica realtà conoscibile e controllabile, quella fisica. Su un diverso piano, l’autocrazia riconosce l’unico potere idoneo a dirigere la condotta umana a sé stessi (dal greco: autos) o a una propaggine di sé stessi (come ad esempio la corporazione di cui si fa parte); la democrazia individua la fonte del potere nel popolo (dal greco: demos) e lo riconosce solo all’organo rappresentativo dal popolo medesimo eletto (Parlamento). In Italia, la religione più diffusa è il cristianesimo cattolico, presente fin dai tempi apostolici e maggioritaria già a partire dal IV secolo. La Costituzione della Repubblica garantisce, però, nell’articolo 3, l’uguaglianza degli individui a prescindere dalla religione. Ciò, in soldoni, significa che la stragrande maggioranza degli Italiani ha propensione per l’assolutismo religioso ma anche che i padri Costituenti hanno imposto il rispetto della libertà di aderenti ad altri culti religiosi e degli atei o agnostici.
Per quanto riguarda il binomio autocrazia-democrazia, l’articolo 1 della Costituzione afferma che l’Italia è una repubblica democratica e che la sovranità appartiene al popolo. Ed allora, come la mettiamo con la condizione dei pubblici Ministeri che costituiscono da molti decenni una sacca di autocrazia corporativa che rischia di non essere eliminata neppure dalla riforma Nordio? Per coerenza al dettato costituzionale nessuna categoria di Italiani dovrebbe essere sottratta al giudizio del Parlamento per un giudizio “democratico” sul proprio operato. La presenza di impiegati e organi corporativi che si sostituiscono e si sottraggono al giudizio del Parlamento rappresenta una chiara violazione del dettato costituzionale. 

AD “APRITI CIELO” CON ARIANO E DE FALCO
Via Snt’ Uguzzone n. 26 - Milano 





LEONOR FINI ALLA GALLERIA TOMMASO CALABRO
Corso Italia n. 47 - Milano 





FILOSOFI AL COLLEGIO VOLTA
Via Ferrata n. 17 - Pavia





CARNEVALE PACIFISTA A CRESCENZAGO
di Giuseppe Natale



Oggi è Carnevale e a Crescenzago, quartiere della periferia nord-est di Milano, lo si festeggia in modo particolare anche perché qui furono inventati i coriandoli. Sono nati a Crescenzago i Coriandoli di Carnevale nel 1875. L’idea bella e geniale l’ebbe l’ingegner Enrico Mangili, industriale e proprietario di una stamperia di tessuti con sede nella Villa Lecchi, sul ponte del Naviglio Martesana di fronte al Palazzo del Comune, nel cuore antico di Crescenzago: a fin di bene e d’allegria, per il divertimento di bambini e adulti riciclare e riutilizzare gli scarti di carta traforata, la miriade di dischetti colorati, come coriandoli da lanciare dai carri di carnevale. 



Ai minuscoli confetti, che si chiamano coriandoli per i semi della pianta omonima incorporati, si aggiungono e poi si sostituiscono i nuovi coriandoli, fiocchi rotondi di carta multicolore, nuovi protagonisti del carnevale di Crescenzago e meneghino poi italiano e universale. Un busto statuario in bronzo ricorda Enrico Mangili benefattore nell’atrio del primo Asilo Infantile di Crescenzago di cui fu tra i principali fondatori e finanziatori. 



I potenti grandi medi e piccoli del pianeta si armano e fanno le guerre, seminano odio, sfruttano e distruggono terra aria acqua energia, opprimono e umiliano e offendono, commettono crimini e genocidi... Noi resistiamo radicati nel nostro locale, che è dentro nel globale. Coltiviamo nei cuori e nelle menti, nell’impegno e nell’azione un sogno: ripudiare, disertare, abrogare la guerra per sotterrarla nella tomba dei tabù; vivere la pace uguale fraterna e libera praticando la vera democrazia di base e dal basso, che si autorganizza e si autogoverna. È il rovesciamento di Carnevale che dovrebbe durare giorno dopo giorno e tutto l’anno.
 





venerdì 20 febbraio 2026

EGO
di James Hansen



Secondo quanto riferito dall’ Agenzia Reuters e da numerose testate della stampa americana, il Presidente Donald Trump avrebbe esplicitamente posto come ‘prezzo’ del suo assenso ad un grosso finanziamento federale finalizzata alla costruzione di una nuova galleria sotto il fiume Hudson per raggiungere la città di New York, una sola, bizzarra, condizione. Pretende che i nomi di due dei più importanti nodi dei trasporti americani - la Penn Station di New York e il Dulles Airport di Washington D.C. - vengano cambiati per onorare lui, che diventino dunque ‘Trump Station’ e ‘Trump International Airport’…
Il Presidente, alla richiesta di confermare o negare la sua insolita pretesa, ha risposto invece che “Sono due questioni diverse” - presumibilmente perché New York e Washington sono due città diverse - e poi ha cambiato argomento. Ad ogni modo, i due nodi in questione hanno proprietari diversi. L’aeroporto di Washington Dulles è controllato direttamente dal governo federale, mentre Penn Station - un’importante centrale ferroviaria - è dell’ente semi-pubblica Amtrak. Non è detto però che le due amministrazioni vedano la questione alla stessa maniera. La reazione pubblica alla proposta del Presidente è stata marcatamente sotto tono, del tipo “Boh, è una delle sue…”. Donald Trump non è mai stato un ‘modesto’. Era stato eletto alla Presidenza con un certo entusiasmo, forse nella speranza che, nella sua eccentricità, avrebbe portato un po’ di ‘aria fresca’ a Washington. L’aria è effettivamente cambiata, ma in peggio, e lui è ormai decisamente impopolare. Sondaggi recenti riferiscono che il 36% della popolazione USA approva il suo operato, mentre il 62% “disapprova”. A seguire la tendenza, il dato pare destinato a peggiorare. Intanto, cresce la preoccupazione per cos’altro Trump possa combinare nei circa tre anni che rimangono alla sua Presidenza. Al momento, e solo per fare un esempio, il Presidente americano esprime grande entusiasmo per il progetto di fare del Canada - ad ora una nazione indipendente, seppure vagamente legato alla Corona britannica - il cinquantunesimo degli attuali cinquanta stati degli Stati Uniti; questo che lo voglia o meno gli abitanti. Il  Governo canadese non è tanto convinto che scherzi, e dalla capitale, Ottawa, fanno sapere di star facendo i preparativi per la difesa militare del confine da un’eventuale invasione americana. Il perché di queste iniziative del Presidente - di cui non si sente il bisogno - non è perfettamente chiaro. Si direbbe che Donald Trump, che non potrà più - per legge - fare un’altra volta il Presidente degli Stati Uniti, starebbe invece facendo di tutto per entrare nel libri di storia. Chissà cos’avranno da dire.  

ALLA BIBLIOTECA “VIGENTINA”
Corso di Porta Vigentina n. 15 (Milano) ore 18 fermata Crocetta MM3 







Incontri con gli Autori

La forma e l’aspetto anno XVI

Incontri a parola. A cura di Cesare Vergati



L’autore dà forma a quel che vediamo e percepiamo, mostrando il mondo in modo che sembri vicino alle nostre esperienze e pensieri. È così che larte diventa un modo singolare di esprimersi e comunicare. 

ALLA BIBLIOTECA “G. GIUSTI”
Monsummano Terme (Pistoia)





giovedì 19 febbraio 2026

COMANDO, POTERE, GOVERNO
di Franco Astengo



Una campagna referendaria ancora sottodimensionata.   
 
Mi scuso per la ripetitività degli interventi ma l'evidente sottovalutazione del valore dell'esito referendario del 22/23 marzo anche da parte dei sostenitori del "NO" induce e quasi obbliga a cercare di contribuire a sviluppare un'analisi adeguata alla qualità dello scontro. Non è stata fin qui colta l'acutezza della contraddizione tra comando, potere e governo che va ben oltre la stessa affermazione dell'essenza della nostra Costituzione Repubblicana pur messa in pericolo da una eventuale affermazione del "Sì".
Lo stesso intervento svolto ieri dal Presidente della Repubblica in sede CSM è apparso "fuori dalla storia" appartenente a un'epoca diversa da quella attuale.
Un'epoca nella quale si sta sviluppando da parte della destra legata a teorie di origine messianico- esoterica come quella MAGA una vera e propria"torsione" nell'insieme degli equilibri sociali e politici: una torsione alimentata prima di tutto da un forte spinta al ritorno al nazionalismo che porta con sé tutte le sue storiche pulsioni negative (razzismo incluso). Pulsioni che trovano ancora più spazio in un quadro internazionale contrassegnato da una logica dei "blocchi" neppure segnata da una diversità tra sistemi politici ma in lotta fra loro partendo da una comune visione autocratica di negazione della divisione dei poteri di classica derivazione liberale. La campagna referendaria deve necessariamente oltrepassare la tecnicalità del contendere (pur di alto valore etico/giuridico) e porsi di fronte agli interrogativi di fondo: prima fra tutti quello riguardante una società fondata sulla competizione individualistica e quindi segnata da un egoismo che diventa localista, nazionalista, sovranista, facilmente populista. Si tratta di principiare da una domanda: "È questa espressa dalla destra MAGA cui fa riferimento la destra italiana l'idea del potere che sorge da una società che ha l'individualismo competitivo come forma dominante?" e ancora com'è cambiata l'ideologia che riferiva a un vivere come quello del '900 fondato sulla "fatica dell'appartenenza"?
Una risposta efficace a queste domande è del tutto interna alla prospettiva aperta dallo stesso confronto referendario (pur trattandosi di un singolo episodio che avviene in un Paese della "periferia dell'Impero"). In gioco non c'è soltanto un fatto episodico.


Per rispondere efficacemente occorre ritornare alla sostanza delle cose che riguardano l’umana coesistenza, quando questa assume l’aspetto consapevole di un’identità collettiva. Una identità collettiva che deve essere considerata tanto dal punto di vista del Potere, quando dal punto di vista del Conflitto.
In questo suo duplice aspetto di Potere e di Conflitto la politica è pensabile come un’Essenza, rintracciabile attraverso la risoluzione di alcune questioni:
1) Qual è l’origine della collettività e quali i suoi fondamenti di legittimità?
2) Quale rapporto c’è tra l’energia originaria delle forme politiche e le loro realtà istituzionali?
3) Quali sono i soggetti dell’azione del potere politico, cioè chi agisce, chi comanda che cosa a chi?
4) E questo comando come avviene, con quali limiti, a quali fini?
5) Quali sono i confini dell’ordine politico, come e da chi sono individuati, chi includono e chi escludono?
Le concrete risposte a queste domande possono arrivare soltanto attraverso una riflessione sulle forme storiche della politica e sono determinate dalle modalità con cui le categorie che abbiamo fin qui indicato, conflitto, ordine, potere, forma, legittimità, sono di volta, in volta organizzate praticamente e pensate teoricamente.
La difesa dell'ordine costituzionale stabilito dall'Assemblea Costituente tra il 1946 e il 1948 rimane ancora il punto di saldatura più efficace, almeno per quello che riguarda l'Italia, di questo contesto: ed è proprio il punto che si intende travolgere. Per questo fondamentale motivo vale davvero la pena di sviluppare un'adeguata campagna referendaria a favore del ‘No’, che mi permetto di insistere finora si è svolta su contenuti e toni non adeguati alla qualità dello scontro (come invece sta dimostrando l'avversario anche quando attacca in maniera sconsiderata sentenze penali giudicate sfavorevoli).

ANCORA SUL REFERENDUM
di Luigi Mazzella
 


Voterò Sì anche se la riforma Nordio non rappresenta per me l’optimum sotto il profilo della riconduzione della responsabilità politica dei pubblici Ministeri sotto la sovranità popolare del Parlamento. E ciò perché ritengo “concettualmente” molto importante che chi giudica sia considerato l’unica figura istituzionale appartenente alla giurisdizione e si elimini l’innaturale avvicinamento, disposto dall’autoritarismo fascista, di funzioni che sono abissalmente distanti (l’una è volta a decidere la controversia, l’altra a chiedere che la vertenza sia decisa in un modo o nel suo contrario). Chi decide è l’unico e vero giudice: l’altro è un semplice avvocato dell’accusa, un istante, come l’avvocato del privato cittadino. In altri termini, è un avvocato dello Stato che esercita il suo ruolo nel campo penale e non in quello civile e amministrativo proprio degli avvocati dello Stato inquadrati nell’Avvocatura dello Stato, organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Avere distinto concettualmente i due ruoli è certamente un merito della riforma Nordio. 
Non lo è, con altrettale certezza, quello di avere mantenuto in piedi un CSM per i pubblici Ministeri che invece andavano semplicemente ricondotti nell’alveo previsto in tutte le democrazie, il Ministero della Giustizia. 
E ciò perché democraticamente l’autorità politica dell’Esecutivo rispondesse davanti al Parlamento, organo rappresentativo eletto dal demos, dei comportamenti politicamente aberranti dei suoi impiegati.
Paolo Cirino Pomicino ha ragione di temere che un CSM per i pubblici Ministeri ne rafforzerà la tracotanza e aberranza politica, ma non sono d’accordo con la sua idea di gettare con l’acqua sporca (CSM) anche il bambino (separazione delle carriere). Certamente il neo fascismo presente nel DNA di alcuni dei nostri governanti ha condotto a riesumare un altro residuo del Regime: quello della Corporazione. E con altrettanta sicurezza può dirsi che un CSM per i P.M., quale che sia la sua composizione rafforza l’idea e la forza corporativa della categoria. Per liberarci, però, di ogni forma, palese o nascosta di “autocrazia” dovremmo augurarci un Paese privo di condizionamenti religiosi o ideologici improntati all’assolutismo e ciò non è neppure immaginabile. Lo stesso democristiano Cirino Pomicino ha nel suo DNA politico l’assolutismo cattolico che gli ha impedito di vedere, per ottanta anni, l’autocrazia dei pubblici Ministeri dal processo Montesi a quello di Tangentopoli e Mani Pulite.

    

CARRIERE SEPARATE



 
Intanto separare le carriere
o, più esattamente, le funzioni
vieta di aggiungere un sapere
a quello delle altre cognizioni.
 
Giudica meglio chi ha più sapienza,
sia per avere fatto l'avvocato
o aver di Piemme l'esperienza
o per esser stato processato.
 
Questa riforma costituzionale
non è che l'ennesima indecenza
d'una legislazione puntuale,
tesa a favorir la delinquenza,
 
come il safari al magistrato
quale mai se n'ebbero confronti,
sotto ogni aspetto perpetrato
e senza più i giudici dei conti,
 
avendoli svuotati d'un volere,
subordinati ad un Procuratore
soggetto al politico potere,
fatti fuori così senza clamore.
 
Avverando il sogno d'Al Capone
che nessuno sia mai più arrestato,
ciò dall'assassino al mascalzone,
se non di cinque giorni preavvisato.
 
La perquisizione poi è vietata,
senza una previa informativa,
per dar alla persona sospettata
tempo di far sparir la refurtiva.
 
Se invece l'intenzione fosse sana
si triplicherebbe il personale
per avere giustizia in settimana.
Li si priva però dell'essenziale.
 
È il dicastero meno finanziato.
Ma allorché si fan quet'intraprese,
per far del controllor il controllato.
certamente non si bada a spese.

AL CECAM DI MARCONIA



Sabato 21 Febbraio 2026, alle ore 18:30, nella sede dell’Associazione Culturale Ce.C.A.M., in Piazza Elettra, a Marconia, sarà presentato il libro Un conflitto infinito di Cosimo Rodia. Dopo i saluti di Antonio De Sensi (Assessore alla cultura del Comune di Pisticci) Giovanni Di Lena (Presidente del Ce.C.A.M.) dialogherà con l’Autore.

Conflitto infinito racconta la storia della Palestina dalla dominazione turca ai nostri giorni, attraversando la nascita del nazionalismo arabo, l’insediamento sionista, la nascita della Stato di Israele, il mancato riconoscimento degli arabi palestinesi, le varie guerre, i tentativi di pace, le Risoluzioni delle Nazioni Unite, il terrorismo, il militarismo degli ortodossi israeliani, per giungere all’impasse odierna in cui la distruzione è diventata feroce e umanamente intollerabile. La narrazione cristallizza fatti, recuperati da studiosi di diversa estrazione, senza esprimere giudizi, demandati eventualmente ai lettori. L’unico parere personale espresso dall’autore è quello che la pace rimarrà una chimera se non si risolvono: i problemi dei campi profughi e di un popolo apolide; dei villaggi distrutti; della segregazione degli ebrei palestinesi; del mancato riconoscimento reciproco del diritto ad avere una Patria.

mercoledì 18 febbraio 2026

CAMERA DEI DEPUTATI   
di Franco Astengo


 
Modifica al Regolamento
 
Riprendo la notizia da un articolo di Kaspar Hauser pubblicato dal 'il Manifesto': "Oggi la Camera dei Deputati approverà un'ampia e profonda modifica al proprio Regolamento che, dalla prossima legislatura dovrebbe ridare a questo ramo del Parlamento un ruolo più incisivo rispetto alla funzione di controllo del Governo".
Non entriamo nel merito delle diverse tecnicalità presenti nel testo di riforma limitandoci ad osservare che, assieme a norme sul "cambio di casacca" che comunque lasciano integro l'articolo 67 della Costituzione sull'assenza del vincolo di mandato, contiene norme riguardanti la decretazione d'urgenza cercando di regolare, a questo proposito, il complesso di relazione tra proposta del Governo e capacità d'intervento dell'Aula fornendo anche, come fa opportunamente notare l'articolista una carta in più al Presidente della Repubblica nella sua opera di "moral suasion" quando vuole convincere l'esecutivo a non procedere a suon di decreto. Sullo sfondo di tutto questo rimane però il tema della legge elettorale (nel suo insieme, come vedremo, non soltanto della formula che tradurrà i voti in seggi: elemento che nell'attuale formula ha prodotto fenomeni di rilevantissima distorsione: ad esempio il centro destra con il 42,3% dei voti si è aggiudicato l'83,5% dei collegi uninominali nell'occasione delle elezioni 2022). Sono due i temi in discussione:
a) la rappresentatività politica nella formazione dell'Aula;
b) il rapporto tra dominio della maggioranza e concorso plurale alla governance.
A proposito della formula elettorale sarebbe importante anche valutare l'insieme della legislazione in materia: ad esempio nel merito del numero e della dislocazione delle sezioni elettorali, della composizione dei seggi, degli orari di votazione (senza pensare alle formule elettorali per Comuni e Regioni e al voto popolare per le province: temi che meriterebbero comunque particolare attenzione). Non dovrebbe sfuggire all'attenzione di tutti il punto riguardante l'astensionismo: ormai siamo a livelli tali che non consentono la sottovalutazione del tema come avvenne negli anni'90 anche da parte di importanti politologi che semplificarono parlando di "fenomeno fisiologico di allineamento delle democrazie occidentali mature". Deve essere ancora fatto notare come il fenomeno dell'astensionismo sia ben collegato a quello della volatilità elettorale (fenomeno che ci porta direttamente al tema della natura e del ruolo dei partiti): gli episodi di volatilità elettorale che si sono registrati nel sistema politico italiano da oltre quindici anni a questa parte hanno - ad esempio - costantemente fatto registrare una perdita di voti in cifra assoluta verso il partito, via via di maggioranza relativa e di parallelo incremento della quota astensionista (un solo esempio: nelle elezioni del 2018 il M5S ebbe la maggioranza relativa con circa 10 milioni di voti; nel 2022 la maggioranza relativa è toccata a FdI con 7 milioni di voti circa mentre il M5S ha perso 6 milioni di voti e la non partecipazione è salita di 4 milioni di unità).



La presenza delle forze politiche appare ovviamente fondamentale dal punto di vista dell'impianto complessivo dell'operazione di ostacolo al tentativo della destra di fuoriuscire dal quadro costituzionale (cui l'attuale destra di governo non ha mai appartenuto in nessuna delle sue componenti): sarebbe difficile proclamare una riaffermazione della tanto bistrattata centralità del Parlamento senza i partiti e non avanzando una proposta di formula elettorale di tipo sostanzialmente proporzionale con il mantenimento dell'espressione del voto di fiducia al governo da parte delle due Camere. La modifica del Regolamento dovrebbe quindi essere accompagnata da una legge elettorale comprendente tutti gli elementi organizzativi e non soltanto quello della formula elettorale che sia coerente in modo da consentire effettivamente una funzione di controllo non limitata alla semplice ratifica. Ricordiamo allora, per puro esercizio di memoria, i principali canoni interpretativi sulla funzione di controllo che affianca quella legislativa. Oltre alla funzione legislativa, altre importanti funzioni del Parlamento sono quelle di indirizzo politico e di controllo sull'attività del Governo. Per lo svolgimento di tutti i loro compiti, le Camere dispongono inoltre di strumenti diretti ad acquisire (dal Governo, ma anche da altri) le informazioni necessarie.  La partecipazione alla definizione dell'indirizzo politico avviene in primo luogo in occasione del dibattito e della votazione sulla fiducia al Governo, che deve presentarsi alle Camere entro dieci giorni dalla sua formazione (art. 94 Cost.).



La fiducia al Governo espressa da entrambi i rami del Parlamento rimane, assieme alla designazione del Presidente del Consiglio da parte del Presidente della Repubblica, l'architrave della nostra democrazia repubblicana che va difesa da qualsiasi tentativo di forzatura personalistica come nel caso del sedicente "Premierato".
Infine occorre ricordare con forza che: Il Parlamento è l’unico tra gli organi costituzionali a porsi come immediata emanazione della sovranità nazionale. Nelle forme di governo parlamentare, infatti, è il solo a essere formato in virtù di una scelta compiuta direttamente dal corpo elettorale espressione dell’intero Paese. Gode dunque di una legittimazione popolare diretta, a differenza di ogni altro organo costituzionale. In considerazione di ciò, e in rapporto a quanto disposto dall’art. 1 della nostra Costituzione circa la sovranità popolare, ne consegue la centralità del Parlamento, intesa però non come preminenza di questo sugli altri organi sovrani (questi sono tutti tra loro indipendenti, autonomi, equi-ordinati), bensì come centralità politico-costituzionale che deve essere mantenuta pena il sovvertimento di fatto dell'ordinamento costituzionale.

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