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UNA NUOVA ODISSEA...
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
sabato 21 febbraio 2026
TEMPO DI SCELTE
Il Coordinamento Capitanata per la pace chiama a raccolta il territorio. Prima Assemblea generale. Dopo quattro anni di impegno costante sul territorio, che hanno visto la realizzazione di circa 50 iniziative tra manifestazioni, dibattiti e momenti di sensibilizzazione, il movimento pacifista della Capitanata sente il bisogno di un più attivo coinvolgimento di ciascuno e ciascuna e di costruire un’agenda politica sempre più condivisa. Domenica 22 febbraio, dalle ore 9, 45 presso la Comunità Emmaus (Via Manfredonia, km. 8 - località Torre Guiducci) si terrà la prima Assemblea del Coordinamento provinciale Capitanata per la pace, che è nato e cresciuto come insieme di donne e di uomini “desiderosi di pace” e come realtà laica e apartitica che ha sempre fatto del confronto aperto la sua peculiarità ed anche, crediamo, la sua forza. Una giornata per trasformare l’energia virtuale della chat, nata con 40 iscritti e cresciuta fino a raggiungere stabilmente circa 180 partecipanti, in un luogo di condivisione di valori, progettazione e azione politica. L’evento vuole essere molto più di un semplice ritrovo. Sarà un’occasione preziosa per “conoscerci o conoscerci meglio - nelle nostre identità plurime, come sottolineano gli organizzatori - per confrontarci su nodi cruciali del nostro agire in un momento storico particolarmente drammatico. Vogliamo trasformare un elenco di contatti sempre più in una comunità capace di incidere sul territorio”.
Il
programma della giornata, denso e articolato, alternerà momenti di
approfondimento culturale a laboratori e spazi di confronto diretto. La mattina
(9,45 - 13,15) si aprirà con la presentazione della giornata e l’attività. Abbracci
di pace a cura di Pia Marcolivio (insegnante di biodanza), per introdurre i
lavori all’insegna dell’accoglienza reciproca. Seguiranno il saluto di padre
Franco Moscone, vescovo della Diocesi di Manfredonia, e un intervento video di
F. Vignarca con spunti di riflessione sul Rapporto tra pacifisti e politica
in Italia. Previsti dibattiti e gli interventi di Giuseppe La Porta sul
tema Il pacifismo ed il suo agire e dei rappresentanti del “Monastero
tibetano per la pace” di San Marco La Catola (FG). Nel pomeriggio (14,30 -
18:00), dopo la riflessione di Michele Paglia su Pacifismo e nonviolenza,
l’assemblea proseguirà con la presentazione dei gruppi organizzati della
provincia ed un momento di lavoro collettivo. I partecipanti si divideranno in
gruppi per rispondere a una domanda chiave: Come rendere più efficace il nostro
agire pacifista? La restituzione in plenaria e il dibattito finale serviranno a
delineare proposte concrete e linee di programmazione future per il
Coordinamento. L’invito è rivolto a tutte le pacifiste e i pacifisti della
provincia. La partecipazione è aperta a chiunque voglia contribuire, nel
rispetto dell’autonomia e della laicità che contraddistinguono il Coordinamento
Capitanata per la Pace. Non sarà solo un evento, ma ci si augura l’inizio di un
nuovo e più efficace cammino.
DI POCE SU CASIRAGHY
Un
omaggio al fondatore del Pulcinoelefante, tra tipografia artigianale e il
sodalizio con Alda Merini.
I
Quaderni del Bardo Edizioni annuncia l’uscita del libro Alberto Casiraghy.
I sogni di un Pulcinoelefante tra Arte e Poesia, l’opera definitiva
firmata dal critico e poeta Donato Di Poce dedicata a uno dei personaggi più
eccentrici e amati del panorama culturale italiano. Il libro esplora l’officina
creativa di Alberto Casiraghy a Osnago, definita un “luogo magico di produzione
di felicità”. Casiraghy, pittore, editore, liutaio e aforista, è il creatore
delle celebri edizioni Pulcinoelefante: libretti rari prodotti giornalmente con
caratteri mobili su carta pregiata, diventati oggetto di culto per
collezionisti di tutto il mondo. Il volume approfondisce il legame artistico e
umano tra Casiraghy e Alda Merini, un sodalizio durato diciotto anni che ha
dato vita a ben 1.189 titoli, rendendo Casiraghy il “vero editore” della
poetessa dei Navigli. Attraverso un ricco album fotografico e analisi critiche
originali, Di Poce svela un artista che vive “nel segno della polisemia e dell’empatia
con il mondo”.
“Alberto
è un Principe innamorato della poesia e dell’Immaginazione”, commenta l’autore
Donato Di Poce nel volume. “Ai suoi libri devo eterna gratitudine: sono stati
per me dei dispositivi salvavita all'inizio del mio percorso”. Il testo arriva
in un momento di grande rilancio per l’opera di Casiraghy, dopo che il Comune
di Milano ha acquisito il suo prezioso archivio di quasi undicimila titoli, ora
conservato a Casa Boschi Di Stefano.
CASIRAGHI POETA E AFORISTA
di
Donato Di Poce

Alberto Casiraghi
Premesso
che Casiraghi è poeta sempre e in ogni cosa che fa, pensate che a volte scrive persino
poesie. I segreti del fuoco, è
il suo libro di poesie che raccoglie testi scritti tra il 1978 e 1996, Book
Editore, 2019 con una prefazione di Giuseppe Leone. Le sue poesie sono brevi illuminazioni piene
di metafore e ossimori in cui riesce ad incastonare dei bellissimi aforismi
poetici di cui è maestro. I versi risultano di una dolcezza ed empatia
animistica e naturale unica, da vero combattente della dissonanza affettiva e
con una forte impronta filosofica, ma sempre fluttuanti in una leggerezza
ironica e fatale con dei bellissimi e divergenti finali a sorpresa. Nella prefazione al libro, Giuseppe Leone
scrive tra l’altro: “(…) Un parlar breve ma intenso, queste sue poesie
frutto di schegge, trasparenze metaforiche, allusioni simboliche, evocazioni,
che illuminano dintorni e -immediate lontananze- del suo io…”.
Personalmente la poesia di Casiraghi è di una
leggerezza disarmante ma di una complessità radiosa, mi ricorda un certo
Palazzeschi lirico e giocoso, le Immagini surreali di A. Jodoroski, l’ironia
sottile di Bruno Munari, l’impronta Meriniana e le vibrazioni radiose
Flaianesche di un fauno che ride. Si vedano ad esempio a pag. 27 i versi della
poesia Sette formiche camminano sul bordo, e l’incipit di pag. 32 “Aspetta
un attimo/Vado a casa mi impicco e torno”. Ma una delle più
pertinenti definizioni del suo lavoro poetico lo ha dato Sebastiano Vassalli
parlando di un altro libro: “Da ventotto anni è l’editore delle edizioni
Pulcinoelefante, e da prima ancora geniale tipografo, un buon artista figurativo
e un autore infaticabile di quei frammenti di poesia filosofica, o di filosofia
poetica, che sono i suoi aforismi” …“I suoi aforismi si muovono in un
territorio intermedio tra quello della poesia e quello della filosofia…” (da:
Gli occhi
non sanno tacere, Edizioni Interlinea, 2010.)
![]() |
| Alberto Casiraghi |
Ma un altro bellissimo ritratto di Alberto poeta, lo
ha fatto il caro amico comune Arturo Schwarz in un
libretto a lui dedicato “Alberto Casiraghy, Poeta”, con disegni di Igor Ravel (uno degli
pseudonimi di Alberto stesso), tra le altre cose scrive: “Devo confessare che
ho un debole per i poeti e gli anarchici…Temo quindi che quanto vorrei scrivere
di Alberto Casiraghy possa essere inteso come una testimonianza dell’affetto
che ho per lui. Nulla di più sbagliato, niente può alterare il mio giudizio
critico, nulla può influenzarlo o deviarlo… Ho una profonda stima per lui sia
come uomo che come poeta. Ma vorrei ridare a quest’ultimo termine il suo
significato etimologico, e prenderlo pure nell’accezione surrealista. Nel suo
primo manifesto del Surrealismo, André Breton sosteneva che, tra gli altri, La
Desordes-Valmore era surrealista in amore, Poe nell’avventura, Baudelaire nella
morale, Rimbaud nella pratica della vita, Mallarmé nella confidenza, Jarry
nell’assenzio, Nouveau nel bacio, ecc. A questi nomi vorrei aggiungerne uno
nuovo, quello di Alberto Casiraghy dato che penso che sia, senza saperlo,
surrealista nella poesia, nella musica, nella pittura, nell’amore, come pastore
(con le sue due caprette siberiane) e come editore. La ragione che giustifica
questa mia asserzione è che Alberto, questo-sognatore definitivo-(Breton), ha
saputo realizzare quanto esigeva il teorico del Surrealismo: “ci si dia
soltanto la pena di praticare la poesia” (il corsivo è di Breton). In
altre parole, di viverla, come si dovrebbe vivere l’amore”.
A quanto sopra detto, mi sentirei solo di aggiungere
alcuni aspetti che la poesia
aforistica surreale, e gli aforismi poetici di Alberto evidenziano:
- una forte impronta visionaria sia per la sua impronta pittorica che per la sua cultura verbo-visiva (Topor,
Baj, Pignotti, Kolar etc…), ma anche grazie ai rapporti di amicizia
e di lavoro insieme ad altri artisti contemporanei (Ragozzino, Mariani,
Orazio, Matticchio su tutti), con i quali non solo ha realizzato decine di
Libri d’arte Pulcinoelefante, ma anche libri insieme a quattro mani.
-
Empatia musicale
-
Matrice fonica dialettale
-
Impronta ironica gentile e straniante
-
Positività e leggerezza
-
Visione animistica e olistica della vita.
DAL SUFISMO A
FAGGIN
di Chicca Morone
Perché rivolgersi a un
testo Sufi quando la letteratura cristiana pullula di racconti sapienziali più
vicini alla nostra cultura? Semplicemente perché, nonostante le apparenti
differenze, la matrice del nostro rapporto con il Divino è la stessa: le
divisioni sono avvenute per volontà molto umana... Così questa fiaba lo
testimonia.
“Si racconta che un Re
generoso e giusto governasse in un reame perfetto, molto distante da qui. Egli
aveva un figlio e una figlia che vivevano felicemente nel suo regno. Un giorno
il Re li convocò e disse loro: “È arrivato il tempo di affidarvi un
compito: vi recherete in un lontano e sperduto paese che vi indicherò e lì
cercherete un prezioso gioiello che vi è nascosto. Una volta trovato lo
prenderete e lo porterete qui da me. Non attardatevi, perché il vostro posto è
qui al mio fianco”. I figli ubbidirono e partirono per quel lontano
paese. Quando vi giunsero notarono che era davvero uno strano paese, e una
oscurità opprimeva la gente che vi viveva. Dopo un poco di tempo, mentre ancora
cercavano il gioiello, il clima di quel paese ebbe un profondo effetto su di
loro, tanto che dimenticarono la loro origine, il compito che era stato a loro
affidato e perfino di conoscersi. Il tempo passava e loro si erano adeguati ai
costumi e ai pensieri di quella strana gente, e vivevano come addormentati,
sebbene a volte, come in un sogno, fantasmi sorgevano nella loro mente di
qualche cosa che sembrava ricordare loro una esistenza diversa, ma tale era
l’influsso di quel luogo, che queste stesse impressioni, invece di spingerli a
risvegliarsi, aumentava unicamente le loro fantasticherie”.
La condizione originaria è
il paese di origine, il luogo da dove proveniamo. Il Re, nostro Padre, è
l’immagine dell’Uno da cui derivano nello stesso tempo la Luce e la Legge e per
chiunque abbia anche solo un’infarinatura del Buddismo non può non intravedere
ai lati dell’Illuminato i due avatar, Prajina (saggezza infinita) e Karuna
(compassione infinita) sue emanazioni, attraverso le quali possiamo tornare
l’Unità. Per chi si è addentrato nella
filosofia di Federico Faggin il postulato è che l’Uno sia dinamico
(sempre in movimento e mai uguale a sé stesso), olistico (non è fatto di
parti separabili, tutto è interconnesso, assioma della fisica quantistica) e voglia
conoscere sé stesso. Così da una situazione di perfezione l’Uno-Re decide,
esercita il libero arbitrio, e attraverso due parti di sé si sperimenta, vive
la ricerca del gioiello, il semplice scopo di conoscenza: la ricerca non serve
a loro, ma basilare è compito che devono eseguire per ritornare nella
situazione originaria dopo la sperimentazione, per riconoscere una parte di sé.
Nella fiaba sufi, ahimè,
la “dimenticanza” è il tema fondamentale di questo passaggio: lontano dalla sorgente
di Luce, ciò che interviene è una “assenza di ricordo”, in primo luogo una
mancanza di “ricordo di sé”, un oscuramento della consapevolezza di cui è
inevitabile corollario la dimenticanza del proprio compito. Non è cosa lontano
dal sentire di molti, un chiedersi la ragione della propria esistenza, un
chiedersi chi essi stessi siano di cui “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove
andiamo?” il dipinto del pittore francese Paul Gauguin, realizzato nel 1897 e
conservato al Museum of Fine Arts di Boston è più che esemplificativo...
La caratteristica del Sonno
o di situazione di asservimento del proprio modo di essere molto umano, indicato
come alterazione, malattia del pensiero, sono riaffermate a più riprese nelle
varie tradizioni: dal “mito della caverna” di Platone nel De Repubblica,
a racconti tradizionali in cui viene suggerito che questa condizione, la dolorosa
presa di coscienza non è solo il risultato di una situazione passiva di
estraniamento da ciò che è presente nel momento (nel qui ed ora) ma anche di
forze attive operanti in tal senso. Come non vedere nell’attuale svelamento
degli orrori perpetrati dall’élite globalista una volontà distruttiva
contrapposta a quella creativa della ricerca del gioiello. Luce e Tenebre
contrapposte, in cui ognuno di noi vive la sua condizione umana più o meno irta
di difficoltà, scegliendo la via attraverso cui tornare al Padre... nello stato
di profonda serenità non contaminata. Il “Non attardatevi, perché il vostro posto
è qui al mio fianco” è il sigillo della nostra vita: per ritornare
alla Matrice anche Ulisse tuona “Fatti non foste a viver come bruti, ma per
seguir virtute e canoscenza” e Federico Faggin suggerirebbe di addentrarci
nella percezione della Coscienza, evitando di credere nell’Intelligenza
Artificiale e in tutti i fuochi fatui, sirene intellettuali costruite per
tenerci lontano dal nostro vero Essere! Non sarebbe ora di svegliarci?
TERMINOLOGIA E POLITICA
di Luigi Mazzella
Assolutismo-pensiero libero e
autocrazia-democrazia: sono espressioni di una terminologia che ha palesi
risvolti filosofico-politici. L’assolutismo conduce a una fiducia piena in
una verità ritenuta incontrovertibile o perché rivelata (niente di meno) da un
preteso esistente Dio (attraverso i suoi sacerdoti sulla Terra) o perché
considerata da moltissimi fan frutto del pensiero di un
indiscutibile e “divinizzato” Maestro. Le tre religioni monoteiste
mediorientali e le dottrine idealistiche platonico-hegeliane all’origine del
fascismo e del comunismo sono assolutismi di natura astratta, ritenuti dagli
“osservanti” di carattere cogente. Il pensiero libero si muove fuori
dell’orbita dell’assolutismo e addirittura contro l’asserita e creduta
esistenza di verità non verificabili dalla Ragione a lume di logica. Esso
è, conseguentemente, areligioso e aideologico: si muove sul piano della
concretezza e dell’unica realtà conoscibile e controllabile, quella fisica. Su un diverso piano, l’autocrazia
riconosce l’unico potere idoneo a dirigere la condotta umana a sé stessi (dal
greco: autos) o a una propaggine di sé stessi (come ad esempio la
corporazione di cui si fa parte); la democrazia individua la fonte del potere
nel popolo (dal greco: demos) e lo riconosce solo
all’organo rappresentativo dal popolo medesimo eletto (Parlamento). In Italia, la religione più
diffusa è il cristianesimo cattolico, presente fin dai tempi apostolici e
maggioritaria già a partire dal IV secolo. La Costituzione della Repubblica garantisce,
però, nell’articolo 3, l’uguaglianza degli individui a prescindere dalla
religione. Ciò, in soldoni, significa che
la stragrande maggioranza degli Italiani ha propensione per l’assolutismo
religioso ma anche che i padri Costituenti hanno imposto il rispetto della
libertà di aderenti ad altri culti religiosi e degli atei o agnostici.
Per quanto riguarda il binomio
autocrazia-democrazia, l’articolo 1 della Costituzione afferma che l’Italia è
una repubblica democratica e che la sovranità appartiene al popolo. Ed
allora, come la mettiamo con la condizione dei pubblici Ministeri che
costituiscono da molti decenni una sacca di autocrazia corporativa che
rischia di non essere eliminata neppure dalla riforma Nordio? Per coerenza al dettato
costituzionale nessuna categoria di Italiani dovrebbe essere sottratta al
giudizio del Parlamento per un giudizio “democratico” sul proprio operato. La
presenza di impiegati e organi corporativi che si sostituiscono e si
sottraggono al giudizio del Parlamento rappresenta una chiara violazione del
dettato costituzionale.
CARNEVALE PACIFISTA A
CRESCENZAGO
di Giuseppe Natale
Oggi è Carnevale e a Crescenzago, quartiere della
periferia nord-est di Milano, lo si festeggia in modo particolare anche perché
qui furono inventati i coriandoli. Sono
nati a Crescenzago i Coriandoli di Carnevale nel 1875. L’idea bella e geniale
l’ebbe l’ingegner Enrico Mangili, industriale e proprietario di una stamperia
di tessuti con sede nella Villa Lecchi, sul ponte del Naviglio Martesana di fronte al
Palazzo del Comune, nel cuore antico di
Crescenzago: a fin di bene e d’allegria, per il divertimento di bambini e adulti riciclare e
riutilizzare gli scarti di carta traforata, la miriade di
dischetti colorati, come coriandoli da
lanciare dai carri di carnevale.
Ai minuscoli confetti, che si chiamano coriandoli per i semi della pianta omonima incorporati, si aggiungono e poi si sostituiscono i nuovi coriandoli, fiocchi rotondi di carta multicolore, nuovi protagonisti del carnevale di Crescenzago e meneghino poi italiano e universale. Un busto statuario in bronzo ricorda Enrico Mangili benefattore nell’atrio del primo Asilo Infantile di Crescenzago di cui fu tra i principali fondatori e finanziatori.
I potenti grandi medi e piccoli
del pianeta si armano e fanno le guerre, seminano odio, sfruttano e distruggono
terra aria acqua energia, opprimono e umiliano e offendono,
commettono crimini e genocidi... Noi
resistiamo radicati nel nostro locale,
che è dentro nel globale. Coltiviamo
nei cuori e nelle menti, nell’impegno e nell’azione un sogno:
ripudiare, disertare, abrogare la guerra per sotterrarla nella tomba dei tabù;
vivere la pace uguale fraterna e libera praticando la vera democrazia di base e dal basso, che si
autorganizza e si autogoverna. È il rovesciamento
di Carnevale che dovrebbe durare giorno dopo giorno e tutto l’anno.
venerdì 20 febbraio 2026
EGO
di James Hansen
Secondo
quanto riferito dall’ Agenzia Reuters e da numerose testate della stampa
americana, il Presidente Donald Trump avrebbe esplicitamente posto come
‘prezzo’ del suo assenso ad un grosso finanziamento federale finalizzata alla
costruzione di una nuova galleria sotto il fiume Hudson per raggiungere la
città di New York, una sola, bizzarra, condizione. Pretende che i nomi di due
dei più importanti nodi dei trasporti americani - la Penn Station di New York e
il Dulles Airport di Washington D.C. - vengano cambiati per onorare lui, che
diventino dunque ‘Trump Station’ e ‘Trump International Airport’…
Il Presidente, alla richiesta di
confermare o negare la sua insolita pretesa, ha risposto invece che “Sono due
questioni diverse” - presumibilmente perché New York e Washington sono due
città diverse - e poi ha cambiato argomento. Ad ogni modo, i due nodi in
questione hanno proprietari diversi. L’aeroporto di Washington Dulles è
controllato direttamente dal governo federale, mentre Penn Station -
un’importante centrale ferroviaria - è dell’ente semi-pubblica Amtrak. Non
è detto però che le due amministrazioni vedano la questione alla stessa
maniera. La reazione pubblica alla proposta del Presidente è stata marcatamente
sotto tono, del tipo “Boh, è una delle sue…”. Donald Trump non è mai stato un
‘modesto’. Era stato eletto alla Presidenza con un certo entusiasmo, forse
nella speranza che, nella sua eccentricità, avrebbe portato un po’ di ‘aria
fresca’ a Washington. L’aria è effettivamente cambiata, ma in peggio, e lui è
ormai decisamente impopolare. Sondaggi recenti riferiscono che il 36% della
popolazione USA approva il suo operato, mentre il 62% “disapprova”. A seguire
la tendenza, il dato pare destinato a peggiorare. Intanto, cresce la preoccupazione
per cos’altro Trump possa combinare nei circa tre anni che rimangono alla sua
Presidenza. Al momento, e solo per fare un esempio, il Presidente americano
esprime grande entusiasmo per il progetto di fare del Canada - ad ora una
nazione indipendente, seppure vagamente legato alla Corona britannica - il
cinquantunesimo degli attuali cinquanta stati degli Stati Uniti; questo che lo
voglia o meno gli abitanti. Il Governo
canadese non è tanto convinto che scherzi, e dalla capitale, Ottawa, fanno
sapere di star facendo i preparativi per la difesa militare del confine da un’eventuale invasione americana. Il perché di queste iniziative del
Presidente - di cui non si sente il bisogno - non è perfettamente chiaro. Si
direbbe che Donald Trump, che non potrà più - per legge - fare un’altra volta
il Presidente degli Stati Uniti, starebbe invece facendo di tutto per entrare
nel libri di storia. Chissà cos’avranno da dire.
ALLA BIBLIOTECA “VIGENTINA”
Corso di Porta Vigentina n. 15 (Milano) ore 18 fermata Crocetta MM3
Incontri con gli Autori
La forma e l’aspetto anno XVI
Incontri a parola. A cura di Cesare Vergati
L’autore dà forma a quel che vediamo e percepiamo, mostrando il mondo in modo che sembri vicino alle nostre esperienze e pensieri. È così che l’arte diventa un modo singolare di esprimersi e comunicare.
giovedì 19 febbraio 2026
COMANDO, POTERE,
GOVERNO
di Franco Astengo
Una campagna referendaria ancora
sottodimensionata.
Mi scuso
per la ripetitività degli interventi ma l'evidente sottovalutazione del valore
dell'esito referendario del 22/23 marzo anche da parte dei sostenitori del
"NO" induce e quasi obbliga a cercare di contribuire a sviluppare
un'analisi adeguata alla qualità dello scontro. Non è stata fin qui colta l'acutezza
della contraddizione tra comando, potere e governo che va ben oltre la stessa
affermazione dell'essenza della nostra Costituzione Repubblicana pur messa in
pericolo da una eventuale affermazione del "Sì".
Lo stesso intervento svolto ieri
dal Presidente della Repubblica in sede CSM è apparso "fuori dalla
storia" appartenente a un'epoca diversa da quella attuale.
Un'epoca nella quale si sta
sviluppando da parte della destra legata a teorie di origine messianico-
esoterica come quella MAGA una vera e propria"torsione" nell'insieme
degli equilibri sociali e politici: una torsione alimentata prima di tutto da
un forte spinta al ritorno al nazionalismo che porta con sé tutte le sue
storiche pulsioni negative (razzismo incluso). Pulsioni che trovano ancora più
spazio in un quadro internazionale contrassegnato da una logica dei
"blocchi" neppure segnata da una diversità tra sistemi politici ma in
lotta fra loro partendo da una comune visione autocratica di negazione della
divisione dei poteri di classica derivazione liberale. La campagna referendaria
deve necessariamente oltrepassare la tecnicalità del contendere (pur di alto
valore etico/giuridico) e porsi di fronte agli interrogativi di fondo: prima
fra tutti quello riguardante una società fondata sulla competizione
individualistica e quindi segnata da un egoismo che diventa localista,
nazionalista, sovranista, facilmente populista. Si tratta di principiare da una
domanda: "È questa espressa dalla destra MAGA cui fa riferimento la destra
italiana l'idea del potere che sorge da una società che ha l'individualismo
competitivo come forma dominante?" e ancora com'è cambiata l'ideologia che
riferiva a un vivere come quello del '900 fondato sulla "fatica
dell'appartenenza"?
Una risposta efficace a queste
domande è del tutto interna alla prospettiva aperta dallo stesso confronto
referendario (pur trattandosi di un singolo episodio che avviene in un Paese
della "periferia dell'Impero"). In gioco non c'è soltanto un fatto
episodico.
Per rispondere efficacemente occorre ritornare alla
sostanza delle cose che riguardano l’umana coesistenza, quando questa assume
l’aspetto consapevole di un’identità collettiva. Una identità collettiva che deve essere considerata tanto dal punto di
vista del Potere, quando dal punto di vista del Conflitto.
In questo suo duplice aspetto di Potere e di
Conflitto la politica è pensabile come un’Essenza, rintracciabile attraverso la
risoluzione di alcune questioni:
1) Qual è l’origine
della collettività e quali i suoi fondamenti di legittimità?
2) Quale rapporto c’è
tra l’energia originaria delle forme politiche e le loro realtà istituzionali?
3) Quali sono i
soggetti dell’azione del potere politico, cioè chi agisce, chi comanda che cosa
a chi?
4) E questo comando
come avviene, con quali limiti, a quali fini?
5) Quali sono i
confini dell’ordine politico, come e da chi sono individuati, chi includono e
chi escludono?
Le concrete risposte
a queste domande possono arrivare soltanto attraverso una riflessione sulle
forme storiche della politica e sono determinate dalle modalità con cui le
categorie che abbiamo fin qui indicato, conflitto, ordine, potere, forma,
legittimità, sono di volta, in volta organizzate praticamente e pensate
teoricamente. La difesa dell'ordine costituzionale stabilito dall'Assemblea
Costituente tra il 1946 e il 1948 rimane ancora il punto di saldatura più
efficace, almeno per quello che riguarda l'Italia, di questo contesto: ed è
proprio il punto che si intende travolgere. Per questo fondamentale motivo vale
davvero la pena di sviluppare un'adeguata campagna referendaria a favore del ‘No’,
che mi permetto di insistere finora si è svolta su contenuti e toni non
adeguati alla qualità dello scontro (come invece sta dimostrando l'avversario
anche quando attacca in maniera sconsiderata sentenze penali giudicate
sfavorevoli).
ANCORA SUL REFERENDUM
di Luigi
Mazzella
Voterò Sì anche se la riforma Nordio non
rappresenta per me l’optimum sotto il profilo della
riconduzione della responsabilità politica dei pubblici Ministeri sotto la
sovranità popolare del Parlamento. E ciò perché ritengo “concettualmente” molto
importante che chi giudica sia considerato l’unica figura istituzionale
appartenente alla giurisdizione e si elimini l’innaturale avvicinamento,
disposto dall’autoritarismo fascista, di funzioni che sono abissalmente
distanti (l’una è volta a decidere la controversia, l’altra a chiedere
che la vertenza sia decisa in un modo o nel suo contrario). Chi decide è
l’unico e vero giudice: l’altro è un semplice avvocato dell’accusa, un
istante, come l’avvocato del privato cittadino. In altri termini, è un avvocato
dello Stato che esercita il suo ruolo nel campo penale e non in quello civile e
amministrativo proprio degli avvocati dello Stato inquadrati nell’Avvocatura
dello Stato, organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Avere distinto concettualmente i
due ruoli è certamente un merito della riforma Nordio.
Non lo è, con altrettale certezza,
quello di avere mantenuto in piedi un CSM per i pubblici Ministeri che invece
andavano semplicemente ricondotti nell’alveo previsto in tutte le democrazie,
il Ministero della Giustizia.
E ciò perché
democraticamente l’autorità politica dell’Esecutivo rispondesse davanti al
Parlamento, organo rappresentativo eletto dal demos, dei comportamenti
politicamente aberranti dei suoi impiegati.
Paolo Cirino Pomicino ha ragione
di temere che un CSM per i pubblici Ministeri ne rafforzerà la tracotanza
e aberranza politica, ma non sono d’accordo con la sua idea di gettare con
l’acqua sporca (CSM) anche il bambino (separazione delle carriere). Certamente
il neo fascismo presente nel DNA di alcuni dei nostri governanti ha
condotto a riesumare un altro residuo del Regime: quello della Corporazione. E
con altrettanta sicurezza può dirsi che un CSM per i P.M., quale che sia la sua
composizione rafforza l’idea e la forza corporativa della categoria. Per
liberarci, però, di ogni forma, palese o nascosta di “autocrazia” dovremmo
augurarci un Paese privo di condizionamenti religiosi o ideologici improntati
all’assolutismo e ciò non è neppure immaginabile. Lo stesso
democristiano Cirino Pomicino ha nel suo DNA politico l’assolutismo
cattolico che gli ha impedito di vedere, per ottanta anni, l’autocrazia
dei pubblici Ministeri dal processo Montesi a quello di Tangentopoli e
Mani Pulite.
CARRIERE SEPARATE
Intanto separare le carriere
o, più esattamente, le funzioni
vieta di aggiungere un sapere
a quello delle altre cognizioni.
Giudica meglio chi ha più sapienza,
sia per avere fatto l'avvocato
o aver di Piemme l'esperienza
o per esser stato processato.
Questa riforma costituzionale
non è che l'ennesima indecenza
d'una legislazione puntuale,
tesa a favorir la delinquenza,
come il safari al magistrato
quale mai se n'ebbero confronti,
sotto ogni aspetto perpetrato
e senza più i giudici dei conti,
avendoli svuotati d'un volere,
subordinati ad un Procuratore
soggetto al politico potere,
fatti fuori così senza clamore.
Avverando il sogno d'Al Capone
che nessuno sia mai più arrestato,
ciò dall'assassino al mascalzone,
se non di cinque giorni preavvisato.
La perquisizione poi è vietata,
senza una previa informativa,
per dar alla persona sospettata
tempo di far sparir la refurtiva.
Se invece l'intenzione fosse sana
si triplicherebbe il personale
per avere giustizia in settimana.
Li si priva però dell'essenziale.
È il dicastero meno finanziato.
Ma allorché si fan quet'intraprese,
per far del controllor il controllato.
certamente non si bada a spese.
AL CECAM DI MARCONIA
Sabato
21 Febbraio 2026, alle ore 18:30, nella sede dell’Associazione Culturale
Ce.C.A.M., in Piazza Elettra, a Marconia, sarà presentato il libro Un conflitto
infinito di Cosimo Rodia. Dopo i
saluti di Antonio De Sensi (Assessore
alla cultura del Comune di Pisticci) Giovanni
Di Lena (Presidente del Ce.C.A.M.) dialogherà con l’Autore.
Conflitto infinito racconta la storia della
Palestina dalla dominazione turca ai nostri giorni, attraversando la nascita
del nazionalismo arabo, l’insediamento sionista, la nascita della Stato di
Israele, il mancato riconoscimento degli arabi palestinesi, le varie guerre, i tentativi
di pace, le Risoluzioni delle Nazioni Unite, il terrorismo, il militarismo
degli ortodossi israeliani, per giungere all’impasse odierna in cui la
distruzione è diventata feroce e umanamente intollerabile. La narrazione
cristallizza fatti, recuperati da studiosi di diversa estrazione, senza
esprimere giudizi, demandati eventualmente ai lettori. L’unico parere personale
espresso dall’autore è quello che la pace rimarrà una chimera se non si
risolvono: i problemi dei campi profughi e di un popolo apolide; dei villaggi
distrutti; della segregazione degli ebrei palestinesi; del mancato
riconoscimento reciproco del diritto ad avere una Patria.









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